Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
8 visualizzazioni141 pagine

Eap Comp

Il documento analizza la definizione e le caratteristiche delle amministrazioni pubbliche (AP) e delle aziende pubbliche territoriali, evidenziando le loro funzioni, difficoltà e la necessità di un sistema di classificazione univoco a livello europeo. Viene discusso il concetto di azienda, le sue funzioni economiche, e i criteri di economicità, efficacia ed efficienza che devono essere rispettati per garantire il buon funzionamento delle AP. Infine, si sottolinea l'importanza del coordinamento tra politici e manager nella gestione delle AP per soddisfare i bisogni della collettività.

Caricato da

Giusi Barretta
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
8 visualizzazioni141 pagine

Eap Comp

Il documento analizza la definizione e le caratteristiche delle amministrazioni pubbliche (AP) e delle aziende pubbliche territoriali, evidenziando le loro funzioni, difficoltà e la necessità di un sistema di classificazione univoco a livello europeo. Viene discusso il concetto di azienda, le sue funzioni economiche, e i criteri di economicità, efficacia ed efficienza che devono essere rispettati per garantire il buon funzionamento delle AP. Infine, si sottolinea l'importanza del coordinamento tra politici e manager nella gestione delle AP per soddisfare i bisogni della collettività.

Caricato da

Giusi Barretta
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd

EAAP

La definizione di AP

Lo Stato, le regioni e gli enti locali fanno parte delle aziende pubbliche territoriali e
spesso sono anche chiamate amministrazioni pubbliche perché vengono amministrate
da organi politici, i quali vengono scelti tramite il processo elettorale dai cittadini.

Da chi sono gestite le scuole, le università, le aziende sanitarie locali, gli ospedali e le
aziende di trasporto pubblico. Ad esempio nel caso degli ospedali troviamo i direttori
sanitari, ci sarà sempre un direttore amministrativo e quindi troveremo sempre un
manager. Nel caso dell’università troveremo il rettore che rappresenta l’organo
volitivo per eccellenza e ci sarà anche un direttore amministrativo che si occuperà
della gestione delle risorse e della correttezza dei processi gestionali.

Le difficoltà

In ogni stato ci sono:

 Diverse tradizioni storiche, giuridiche e amministrative tra Paesi (In Italia abbiamo paesi a
tradizione napoleonica, perché Napoleone aveva formato riformato la struttura
amministrativa di una serie di paesi. Questa struttura ce la siamo portati dietro
e caratterizza non solo la Francia, ma anche Italia,Spagna e in parte il
Portogallo. La Germania ad esempio ha una tradizione federale.)
 Diverse scelte effettuate periodicamente dagli organi di governo con riferimento a funzioni e
dimensioni delle AP
 L’instabilità dei criteri utili a demarcarne i confini

La nozione giuridica di AP

Ci poniamo il problema di definire le aziende pubbliche perché questi ultimi nascono in


maniera diversa nei diversi Stati.

Nel nostro ordinamento non c’è una definizione specifica, ma piuttosto troviamo un
elenco di aziende che vengono considerate come aziende pubbliche.

D. lgs. 165/2001

“Per Amministrazioni Pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende e amministrazioni dello Stato a
ordinamento autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunità montane, e loro consorzi e
associazioni, le istituzioni universitarie, gli istituti autonomi case popolari, le camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali,
regionali e locali e le amministrazioni, le aziende e gli enti del servizio sanitario nazionale”

Per effetto della creazione dell’UE, ma già da quando l’UE ha mosso i primi passi negli
anni 60 e 70 ci si è posti un problema. Se deve esserci una politica comunitaria unica,
bisogna anche essere in grado di confrontare come operano le amministrazioni
pubbliche nei vari paesi e quindi c’è bisogno di una classificazione univoca che ci
faccia capire che nei vari paesi dell’Unione Europea quali aziende amministrative
possono essere definite AP. È stato creato un sistema di conti europeo chiamato SEC,
quello a cui facciamo riferimento è quello riformato nel 2010. In particolare distingue
le amministrazioni centrali cioè quelle che fanno riferimento allo Stato e individua le
amministrazioni di Stati federali (esempio Germania), le amministrazioni locali e poi
enti di previdenza e assistenza sociale.

Oltre 10.000 aziende sono pubbliche, se a queste aggiungiamo le partecipate


pubbliche cioè quelle aziende che svolgono tendenzialmente servizi per la collettività
per i cittadini che sono parzialmente o totalmente posseduti da un’amministrazione
territoriale i numeri salgono. Ci sono circa 8000 aziende partecipate pubbliche.

Le amministrazioni pubbliche gestiscono risorse che appartengono alla collettività,


perché basano fondamentalmente le proprie risorse sul sistema di imposizione fiscale.
Tutti i cittadini in proporzione al loro reddito sono chiamati a pagare delle imposte . A
queste si aggiungono le imposte indirette cioè quelle imposte che colpiscono le
manifestazioni di ricchezza che hanno il ruolo fondamentale di arricchire le risorse a
disposizione dell’amministrazioni pubbliche. Inoltre queste ultime possono procurarsi
risorse svolgendo direttamente delle attività gestendo proprio patrimonio.
IL CONCETTO DI AZIENDA

L’azienda è un organismo socioeconomico vivente il quale si sostanzia in una comunità di individui che si
organizzano per generare valore da destinare al soddisfacimento dei bisogni umani. Ogni azienda,
organismo che deriva esistenza e continuità nell’operare dalla volontà e dall’azione umane, esercita, a
servizio dell’uomo, in modo coordinato e ininterrotto tutte le funzioni economiche: produzione, consumo,
risparmio, investimento e innovazione.

Le funzioni economiche tipiche

1. La produzione • Per lo scambio mercato: processi produttivi di impresa e patrimoniali che


terminano con la vendita dietro corrispettivo di un prezzo
• Per il consumo: nucleo di gestione caratteristica dell’APT. Assenza di una misura monetaria
oggettiva del valore creato.
2. Il consumo: si consuma per produrre ed ogni produzione è finalizzata al consumo
3. Il risparmio: generato da risorse non consumate e destinato all’investimento
4. L’investimento: processo produttivo patrimoniale – conduzione investimenti e contrazione e
rimborso prestiti.
5. Innovazione: di prodotto e di processo
L’azienda è un organismo socio-economico unitario in quanto tutta l’attività svolta,
deve essere svolta in maniera coordinata. L’azienda al suo interno svolge una serie di
processi di produzione di beni/ servizi, di consumo e di risparmio e innovazione in
maniera coordinata. Inoltre è un sistema socio economico aperto alle interazioni con
l’ambiente e che contemporaneamente mantiene la propria autonomia e cioè la
capacità di assumere decisioni. Economicità —> capacità di produrre risorse che siano
in grado di rigenerare quelle che ha consumato nei processi produttivi. Serve per
capire se l’azienda nel suo operare è in grado di generare valore.

i caratteri distintivi dell’Azienda

Una unità economica può considerarsi AZIENDA, se possiede i seguenti caratteri:

 ECONOMICITÀ ➢ il valore dei beni e servizi creati deve essere almeno pari, o meglio superiore, al
valore dei beni e servizi consumati per l’attività di produzione.
 AUTONOMIA ( vincolata rispetto alle direttive dello stato in cui è inserita )➢ l’autonomia si viene
qui a configurare come la capacità di instaurare rapporti con l’ambiente circostante idonei a
promuovere la crescita e lo sviluppo aziendali.
 COORDINAZIONE SISTEMICA ( tra i diversi elementi dell’azienda )➢ Tiene conto delle
caratteristiche del patrimonio di cui queste aziende si avvalgono.

Solo in presenza di questi caratteri l’unità economica riesce a garantire la continuità del suo funzionamento
in prospettiva nel tempo.
Un’azienda è efficiente nel momento in cui utilizza al meglio le risorse a disposizione. Il
concetto di efficacia è legata alla capacità di ottenere gli obiettivi che si siano proposti
in questo caso si parla di efficacia operativa.

Efficacia operativa —>rapporto tra risultati e obiettivi.

Efficacia strategica—>out come cioè l’effetto della realizzazione di alcuni servizi


pubblici che ha prodotto sulla collettività.

L’efficienza misurata dal punto di vista produttivo come un equilibrato rapporto tra
output e input in realtà si potrebbe andare a parlare anche da un punto di vista
dell’impatto sociale stimando le conseguenze.

Esempio asilo nido


Sono efficiente nel momento in cui con un certo numero di unità riesco ad avere cura
di un certo numero di bambini. Per esempio per ogni tre operatori si può avere cura di
sette bambini. Sono efficiente se il mio asilo nido rispetta questo rapporto.

Per essere efficace dovrei capire se sono riuscito a dare accoglienza al numero di
bambini coerenti con quello che era stato programmato a inizio anno.

Supponiamo che nella programmazione sia stato previsto di avere posti nell’asilo nido
per 400 bambini in un comune e in più asili nido. Sono efficace se effettivamente
durante l’anno sono riuscita ad assicurare il servizio 400.

Se voglio parlare di efficacia a livello sociale, di efficacia strategica il problema che


dovrò per me è un altro. Quei 400 posti sono sufficienti a soddisfare il bisogno delle
mamme lavoratrici che hanno fatto domanda?

Valutazione dell’out come —>valutazione dell’efficacia sociale. Le amministrazioni


pubbliche dovranno strutturare al proprio interno un sistema informativo, non solo
contabile.

Condizioni di economicità:

o efficacia strategica
o equilibrio economico (autosufficienza); rapporto tra proventi e oneri in un’ottica di medio/lungo
termine
o efficienza operativa (rendimento dei fattori e controllo costi di produzione)
o equilibrio patrimoniale-finanziario (copertura fabbisogno finanziario mediante fonti adeguate agli
investimenti per natura e dimensioni del fabbisogno) va a guardare se l’azienda pubblica
è in grado di coprire il fabbisogno finanziario con risorse appropriate
o equilibrio monetario (dinamica flussi di entrate e uscite).

Abbiamo anche parlato di equità interagenerazionale  quando la pubb amm si


indebita non deve lasciare debiti alle nuove generazioni

Come determinare e analizzare le condizioni di equilibrio economico?

❖ adeguatezza dei sistemi di rilevazione contabile

❖ importanza del sistema dei controlli (interni ed esterni

Azienda pubblica vs. azienda privata

Soggettività giuridica  Il soggetto giuridico di un’azienda o titolare o ente aziendale è la persona fisica o
giuridica che, riconosciuta dalla legge soggetto di diritto, assume diritti e obblighi derivanti dall’attività
aziendale. Ci si può valere di tale criterio per procedere alla distinzione fra aziende pubbliche e private per
concludere nel modo seguente: “Se il soggetto giuridico è persona fisica o persona giuridica privata,
l’azienda relativa è privata se il soggetto giuridico è persona giuridica pubblica, l’azienda relativa è
pubblica”.

Criticità 1. È la veste formale/il regime giuridico a qualificare la natura di un’azienda

2. Presuppone la mancanza di contaminazione tra i due regimi giuridici

Soggettività economica  Il soggetto economico di un’azienda:

 esercita, in modo diretto o indiretto, il supremo potere volitivo;


 è sempre costituito da persone fisiche;
 subisce i risultati negativi della gestione aziendale nell’interesse del quale viene svolta e si
avvantaggia di quelli positivi;
 è unico, pur potendo essere costituito da una molteplicità di persone anche portatrici di interessi
differenti se non contrastanti.

Per la AP: «Si riconosce che il soggetto economico è innanzitutto costituito da tutti i membri della
popolazione riunita in comunità territoriale per gli interessi di soddisfacimento dei bisogni pubblici; quindi,
indirettamente ma con rilievo primario, questa parte del soggetto economico si presenta con istanze
personali e di istituti vari dei quali sono membri le singole persone (le famiglie, le imprese, le associazioni
culturali, politiche, economiche, di ricerca, di istruzione ecc). Fanno parte del soggetto economico per le
complesse attese ormai note quando sono proporzionatamente rilevanti anche tutti coloro che prestano
lavoro di ogni specie e grado, come collaboratori diretti, nell’istituto territoriale»

Es Eni  società per azioni


Il soggetto giuridico è privato, ma è un’azienda partecipata
La soggettività economica è pubblica  è colui che assume decisioni ed esercita il
potere volitivo

Azienda pubblica territorio il soggetto economico sono tutti i cittadini che non
esprimono direttamente la loro volontà , ma tramite il sistema elettorale . Il politico
prende la decisione strategica , disegna la strategia per il manager che si preoccupa di
attuarla.

C’è bisogno di coordinamento , ma anche autonomia e rispetto tra politici e manager.

Il finanziamento e la produzione del valore pubblico


❑La teoria dei flussi e degli stocks

In passato non si pensava che le AP svolgessero funzioni di produzioni


esclusivamente.

Producono beni e servizi che li mettono a disposizioni dei cittadini.

Agli inizi degli anni 90, si è incominciato a dire se sono aziende , svolgono attività di
produzione che deve essere svolta seconda logiche di economicità.

Le APT sono un «fatto di produzione»

Nell’economia delle APT si svolgono processi di produzione che, didatticamente, possiamo ricondurre a tre
distinti nuclei produttivi:

1. Nucleo produttivo per il consumo


2. Nucleo produttivo patrimoniale
3. Nucleo produttivo d’impresa.

Solo negli ultimi due nuclei si svolgono processi produttivi finalizzati allo scambio di mercato.

Il valore pubblico ( carattere distintivo delle AP, si tratta di un concetto che deve essere
contestualizzato , questo valore deve effettivamente soddisfare i bisogni della
collettività e quindi il soggetto economico )

➢Disarticolare la gestione delle APT in tre nuclei produttivi permette di ricondurvi le singole operazioni di
gestione esterna, ossia di rendere chiari i percorsi di generazione del valore pubblico

➢Il carattere essenziale e al contempo la principale complessità del concetto di valore pubblico risiede nel
dover cogliere contemporaneamente la prospettiva della soddisfazione dei bisogni particolari (quelli
dell’individuo singolo) e dei bisogni generali o collettivi (quelli della comunità amministrata – il soggetto
economico) avendo ben chiaro che i secondi non si ottengono semplicemente quale sommatoria dei primi.

Le aziende operano per raggiungere un profitto che sia durevole nel tempo tale da assicurarsi la
sopravvivenza sul mercato.

Le aziende pubbliche vivono per realizzare beni e servizi che sono necessari alla collettività. Dobbiamo
andare a stimare( non avendo la possibilità di confrontarci con il mercato, di conoscere dei prezzi di vendita)
se l’attività svolta ha effettivamente accresciuto il valore dei fattori produttivi che sono stati impiegati.

La gestione aziendale

➢Sebbene possa essere disarticolata nei 3 livelli presentati, il governo delle APT deve cogliere in sintesi
unitaria i risultati generali della gestione aziendale, definibile come:

La teoria dei flussi e degli stocks «Il complesso delle operazioni che vertono sulle risorse disponibili o resesi
comunque disponibili a livello di singola unità economica e che risultano compiute dagli organi che ne
costituiscono la struttura, ognuno dei quali attende a specifici compiti od attività, onde permettere a
quell’organismo di assolvere nel tempo, con razionalità ed efficacia, alla funzione assunta e raggiungere,
per conseguenza, nella misura più elevata possibile, il fine che a esso è stato assegnato, nell’ambito di
programmi operativi a breve, medio e lungo andare» (G. Catturi, Lezioni di economia aziendale, Vol. II,
1984, p.3)

Per le AP , come per qualunque altra azienda, la gestione aziendale è unitaria cioè un insieme di operazioni
coordinate.

Ospedali—> direttore generale nominato dalle regioni, un direttore sanitario e un direttore amministrativo.

Le scelte strategiche nel caso degli ospedali sono prese dai manager, ma comunque vi è un’influenza
politica, in quanto i politici eletti dei cittadini devono rispecchiare la volontà di questi ultimi. Affinché sia
garantito che le amministrazioni pubbliche agiscono a vantaggio della collettività secondo bisogni che sono
stati individuati dai politici eletti dai cittadini.

➢La gestione si concretizza in operazioni attraverso le quali si acquisisce, si combina e si cede valore

➢È d’uso distinguere fra operazioni di gestione:

1. Esterna: interaziendali, relative all’acquisizione dei fattori produttivi (input) e alla cessione dei beni
e/o servizi prodotti (output) .
2. Interna: intra-aziendali, relative alla trasformazione economica (fisica o meno) degli input in
output .
3. Ordinaria: ripetitive o routinarie .
4. Straordinaria: non ripetitive, una tantum
5. Caratteristica: relative all’esercizio dell’attività principale o tipica dell’azienda
6. 6. Extra-caratteristica: relative a attività secondarie. (Vanno oltre i limiti istituzionali,
trovano motivo di esistere nel momento in cui consentono l’azienda pubblica di
acquisire risorse da poter poi investire nell’attività caratteristica. Dovrebbe
essere sempre un’attività “profittevole“ che dia risorse da investire nella
gestione caratteristica.)

Flussi e stock: richiami definitori

Per rappresentare e analizzare le operazioni di gestione esterna delle APT facciamo ricorso alla teoria dei
flussi e degli stocks, di cui si richiamano i concetti chiave:

 Stock aziendale: accumulazione di beni o denaro definita dalla quantità degli oggetti di cui è
composto, eventualmente espressa in termini monetari, e per il momento in cui avviene
l’accertamento di tale quantità (valore)
 Stocks economici: relativi ai beni materiali, diritti (o crediti) economici e obblighi (o debiti)
economici
 Stocks finanziari: relativi a mezzi liquidi disponibili, diritti (o crediti) finanziari, obblighi (o debiti)
finanziari”
 Stocks effettivi : relativi ai beni materiali e ai mezzi finanziari ( tutto ciò che è tracciabile e
quantificabile )
 Stocks convenzionali o riflessi: relativi a diritti (o crediti) e obblighi (o debiti) economici e ai diritti
(o crediti) e obblighi (o debiti) finanziari

• Flussi aziendali: generati da ogni operazione di gestione esterna e possono essere

o reali o economici: attinenti beni e servizi che dal venditore passano al compratore” ( quando lo
scambio riguarda beni e servizi)
o finanziari o monetari (o numerari): relativi al denaro e ai suoi sostituti ceduti dal compratore al
venditore come corrispettivo dei beni e dei servizi acquistati ( lo scambio riguarda il
passaggio di denaro )

• Ogni flusso risulta definito in funzione:

o alla natura degli oggetti che si spostano da un polo all’altro (beni e servizi oppure denaro o suoi
sostituti)
o agli organismi aziendali interessati al movimento
o alla direzione di scorrimento degli oggetti
o all’ intensità: quantità di oggetti omogenei relativi ai flussi generati da una singola operazione di
gestione esterna, che tenga conto dell’unità di tempo presa come base di riferimento per l’indagine

Se partiamo da un patrimonio assegnato all’azienda vediamo come i flussi economici e finanziari


influenzano il patrimonio.

Patrimonio aziendale: il patrimonio aziendale, in qualunque momento di osservazione, è accertato come


un insieme coordinato di elementi ovvero come un aggregato di stocks.

Relazione fra flussi e stocks: le operazioni di gestione generano flussi in entrata e in uscita che modificano,
più o meno sensibilmente, in relazione alla loro intensità, l’elemento patrimoniale che ne costituisce punto
di partenza o di arrivo, provocando la continua variazione quali-quantitativa della compagine patrimoniale.
❑Il nucleo produttivo per il consumo

Le fasi del NPC

La produzione per il consumo costituisce l’attività tipica e irrinunciabile di ogni APT e consta di due distinte
fasi:

 la raccolta delle risorse, che possono essere attinte da :


o fonte esterna (economia di altre aziende)
o fonte interna (propria economia)
 l’impiego di quei mezzi al fine di soddisfare i bisogni della comunità territoriale di riferimento.

L’acquisizione delle risorse da fonte esterna

➢Le risorse provenienti da fonte esterna consistono in mezzi monetari che persone, famiglie e altre
aziende trasferiscono all’APT in modo involontario( più precisamente direi in maniera coettiva )
sotto forma di tributi o volontariamente (i lasciti, donazioni e altre forme di liberalità)

➢I tributi dovuti a un’APT possono essere utilizzati direttamente dalla medesima oppure, in parte, essere
trasferiti a altre APT in modo diretto (ad es., dallo Stato ai Comuni) o indiretto (ad es., dallo Stato alla
Regione e dalla Regione ai Comuni), tale per cui si parlerà di trasferimenti

➢L’imposizione dei tributi è la più importante modalità di acquisizione di mezzi monetari da destinare al
finanziamento della produzione.

A questo punto bisogna chiedersi che tipo di servizio ,la collettività riceve a fronte di quell’imposizione
tributaria ? avevamo fatto l’esempio della Danimarca in cui i tributi sono alti, ma cosi anche i servizi di cui
gode la collettività. E abbiamo citato gli Stati Uniti in cui i tributi bassi, ma anche i servizi.

L’ acquisizione di risorse monetarie

➢Le forme di acquisizione di mezzi monetari riconducibili al NPC sono:

 imposte e tasse ( le tasse sono sostenute solo da chi gode di quel servizio ): entrate tributarie in
senso stretto
 contributi previdenziali e assistenziali : contributi sociali ( ES QUELLI CHE PAGANO I DATORI DI
LAVORO E IN PARTE I LAVORATORI )
 sanzioni pecuniarie
 Espropriazioni

➢Tributi + contributi sociali = entrate tributarie

La distinzione fra entrate tributarie in senso stretto e entrate tributarie è utile perché consente di
distinguere fra:

 pressione tributaria (rapporto fra entrate tributarie in senso stretto e PIL)


 pressione fiscale (rapporto fra entrate tributarie e PIL)

Le imposte sono somme di denaro che i cittadini sono chiamati a pagare , indipendentemente dai
flussi utilizzati ( possono essere dirette nel caso in cui colpiscono direttamente il reddito, oppure indirette
nel caso in cui colpiscono le manifestazioni di reddito )

➢L’acquisizione dei tributi propri sotto forma di imposta si configura come un’operazione di provvista che
genera un flusso unilaterale di natura finanziaria, la cui intensità è misurata dalla quantità di mezzi
monetari che un contribuente trasferisce all’APT .

➢Tale flusso, nel momento in cui effettivamente si manifesta, alimenta le disponibilità liquide dell’APT
onde lo stock patrimoniale attivo corrispondente aumenta. Fino a quando il diritto che l’APT vanta a
riscuotere il tributo non si trasforma in effettiva riscossione, si viene a costituire uno stock patrimoniale
attivo che individua un diritto finanziario, vale a dire un credito o, in altri termini, un’attesa di flussi
finanziari in entrata.

Meccanismo del terzo pagante —> proprio le persone più ricche sono quelle che per assurdo usufruiscono
meno di servizi pubblici.

Nel momento in cui le imposte vengono riscosse avremo un flusso monetario in entrata per le
amministrazioni pubbliche che servirà poi ad alimentare i flussi di acquisizione dei fattori economici.
Ovviamente c’è un momento fra quando nasce il diritto dell’amministrazione pubblica a riscuotere le
imposte e il momento in cui le imposte vengono riscosse.

Se vediamo lo stock patrimoniale ci sarà un momento in cui lo stock patrimoniale aumenta perché l’APT ha
diritto a riscuotere le imposte e di conseguenza aumentano i suoi crediti. Quando arriva il termine di
scadenza entro il quale il contribuente deve versare le imposte si ridurranno i crediti e aumenterà la liquidità
a disposizione. Sia il momento in cui nasce il diritto a ricevere l’imposta sia il momento della riscossione delle
imposte generano variazioni al nostro stock patrimoniale.

➢Nell’ipotesi in cui il contribuente, ovvero un’altra azienda, versi direttamente all’APT le somme dovute a
titolo di imposta, il fatto di gestione può essere schematizzato come segue:
➢ Il fatto amministrativo non attiva un rapporto di scambio, ossia un atto mediante il quale si ricevono
moneta o suoi sostituti da un lato e si cedono in contropartita beni e servizi dall’altro

➢ Dalle aziende interessate dal fatto di gestione parte e giunge un unico flusso di natura finanziaria, senza
che se ne origini uno di natura economica in contropartita nell’immediato

➢L’insieme dei contribuenti cede parte dei suoi redditi all’APT non solo per obbligo di legge (le imposte
sono prestazioni pecuniarie coattive), ma anche per vedere soddisfatta, attraverso le produzioni pubbliche,
una vasta gamma di bisogni presenti e futuri, individuali e collettivi

➢È proprio nella seconda fase del processo economico che stiamo analizzando che si concretizza la
controprestazione, ossia quando le risorse finanziarie trasferite precedentemente sotto forma di imposta
sono impiegate dall’APT per la produzione di servizi e politiche pubbliche idonee a soddisfare bisogni
individuali e collettivi

➢In questa seconda fase il flusso di contropartita dell’acquisizione delle imposte, stante le considerazioni
appena accennate, si tratterà nuovamente di un flusso unilaterale, ma, questa volta, economico e in uscita
e, quindi, di natura e direzione opposte rispetto al precedente.

Le tasse ( non si tratta più di un flusso unilaterale)

➢Diversamente dal caso delle imposte, in questo si viene a configurare un’operazione di gestione esterna
apparentemente simile a un’operazione di scambio, in quanto esiste una chiara relazione economica tra il
pagamento del tributo e l’erogazione diretta del servizio a favore del contribuente-utente (la
compensazione finanziaria dell’outflow reale non è rinviata a un momento successivo )

➢L’APT è, al contempo, interessata da un flusso economico in uscita (servizio) e un flusso finanziario in


entrata (tassa). I due flussi sono logicamente correlati: il singolo contribuente-utente paga la tassa per
poter usufruire direttamente di un ben individuato servizio

➢Tale fatto di gestione può essere rappresentato come segue:


➢Sebbene più simile ad un’operazione di scambio di mercato, la tassa non copre l’intero costo di
produzione del servizio: si ritiene che l’apprestamento di un servizio pubblico, per il quale si richiede il
pagamento della tassa, pur generando benefici evidenti per coloro i quali richiedono una data prestazione,
ne godono e pagano la relativa tassa, produca anche un vantaggio (esternalità positiva) per l’intera
collettività alla quale, pertanto, è richiesto di sopportare una parte del costo della produzione mediante
altre forme di prelievo tributario

➢L’intensità espressa in termini monetari dell’outflow reale è maggiore di quella dell’inflow finanziario la
quale è pari alla somma di denaro che, sotto forma di tassa, il contribuenteutente paga. In altre parole, il
valore proposto del servizio ricevuto dal singolo contribuente-utente è maggiore della somma pagata a
titolo di tassa.

➢Se ci trovassimo di fronte a un’operazione di scambio, la traduzione in termini monetari dell’intensità del
flusso reale in uscita si otterrebbe come segue:

Ior = Qv x pv

Dove:

 Ior = intensità espressa in termini monetari di un outflow reale


 Qv = quantità di bene o servizio venduto
 pv = prezzo unitario di vendita

➢Nel caso del pagamento di una tassa a fronte di un servizio pubblico, il parametro pv manca per
definizione, in quanto i servizi di cui trattiamo non sono prodotti per lo scambio, ma per il consumo. La
valorizzazione del flusso reale in uscita può ottenersi attraverso un’opportuna configurazione di costo
unitario di produzione (ad es. il costo complessivo unitario Cpu, che approssimativamente rappresenta il
valore proposto):

Ior = Qa x Cpu

➢Il costo di produzione può essere collegato a una delle quattro configurazioni di costo tradizionali:

 Costo primo o diretto: include solo i costi diretti, ovvero i costi dei fattori produttivi direttamente
impiegati per produrre un definito output
 Costo di produzione: include oltre al costo primo anche quote di costi indiretti strettamente
connessi al processo produttivo
 Costo complessivo: al costo di produzione si sommano le quote di costi di carattere generale
(amministrati finanziari, distributivi, ecc.)
 Costo economico-tecnico: al costo complessivo si sommano i cosiddetti oneri figurativi
(remunerazione del capitale, remunerazione del rischio)

In classe abbiamo parlato della contabilità analitica e abbiamo fatto l’esempio della struttura a più
piani, si trattava di una sede comunale e bisognava fare la contabilità analitica relativa all’energia
elettrica. Questa contabilità analitica poteva essere fatta in base al numero di ore di apertura per
ogni piano o ad esempio in base al numero di persone che lavorano.

Si deve fare una scelta che serve per definire la base di imputazione di quelli che sono costi comuni
a più servizi o attività.

La contabilità analitica è obbligatoria solo per un’azienda pubblica ovvero le aziende sanitarie.

Tributi e proventi

➢La riscossione dei tributi, o anche il semplice sorgere del diritto dell’APT a riscuoterli, genera una
variazione patrimoniale attiva (aumento di uno stock attivo) che, non accompagnandosi a altra variazione
negli elementi attivi o passivi del patrimonio aziendale, comporta un incremento dello stock netto
(variazione attiva netta)

➢Tale aumento individua un componente economico positivo che prende il nome di provento e si distingue
dal ricavo in quanto:

▪ I ricavi si realizzano in un’operazione di vendita, dunque sono misurati da prezzi di vendita che
rappresentano la traduzione in termini monetari delle utilità incorporate nel prodotto (bene o servizio)
ceduto, cioè sono una misura accettabile del valore riconosciuto dall’acquirente all’azienda venditrice

▪ I proventi sono il quantum dei mezzi finanziari trasferiti dal singolo contribuente, dunque non correlabili
alla quantità e alla qualità dei servizi pubblici utilizzati dallo stesso, ma determinati sulla scorta di base
imponibile e aliquote, pertanto non rappresentando le utilità godute per effetto delle produzioni pubbliche

I trasferimenti

➢L’acquisizione dei trasferimenti genera un flusso unilaterale di natura finanziaria in entrata che provoca
un aumento dello stock attivo di cui alle disponibilità liquide e, non accompagnandosi a altra variazione
patrimoniale, comporta un aumento dello stock netto (variazione attiva netta). L’operazione può essere
rappresentata come segue:

➢I trasferimenti possono essere:

 Correnti: destinati a finanziare le spese per il normale funzionamento dell’APT che li riceve
 In conto capitale: destinati al finanziamento di investimenti durevoli dell’APT che li riceve, tale per
cui si distinguerà la quota di provento di competenza economica del periodo e (inscritta fra i
proventi del conto economico) e l’ammontare del provento anticipato pluriennale (da collocare fra
gli elementi passivi del conto del patrimonio e che andrà diminuito di anno in anno in funzione
della quota di competenza economica di ciascun esercizio)
 Vincolati e non vincolati
I trasferimenti in conto capitale solitamente sono vincolati e si tratta di trasferimenti concessi
affinché le amministrazioni pubbliche possono fare degli investimenti, utilizzati per accrescere il
patrimonio di lungo periodo. La regione ad esempio finanzia i comuni per una campagna di
sensibilizzazione per i rifiuti in questo caso si tratta di un trasferimento vincolato.

Lasciti e donazioni

(Lasciti e donazioni non fanno parte dell’attività caratteristica. Possono essere


in denaro o beni. Bisogna verificare se c’è un vincolo posto da chi ha donato.)

➢Nella concreta operatività, rappresentano operazioni marginali, che non danno origine a uno scambio di
mercato propriamente detto, bensì generano un flusso unilaterale

➢Nel caso in cui siano donati beni in natura, l’assenza di un prezzo di scambio implica la necessità di
prendere come parametro di riferimento il valore che gli oggetti donati hanno sul mercato per definire in
termini di variazione monetaria l’aumento di valore dello stock patrimoniale attivo che risulta interessato
dall’operazione. Poiché tale variazione patrimoniale in aumento non si accompagna a altre variazioni
patrimoniali, lo stock netto aziendale aumenta e si genera un componente economico positivo (variazione
attiva netta) che, dato il carattere eccezionale del fatto di gestione, può qualificarsi come straordinario.

LEZIONE 27/09

In questo momento c’è la nota di aggiornamento del documento di economia e finanza. Quindi se apriamo i
giornali vediamo come lo stato sta programmando di spendere le risorse pubbliche nel prossimo triennio e
quindi la politica fiscale , le politiche di investimento. Questo un momento particolarmente vivace sotto il
profilo della spesa pubblica , per tutte quelle che sono le risorse che sono state messe a disposizione per il
piano di rinascita post covid.

L’acquisizione delle risorse da fonte interna

(nell’ambito delle AP come per ogni azienda c’è un nucleo produttivo , un nucleo di consumo, di risparmio e
di investimento. Per quanto riguarda il nucleo produttivo, vuol dire che l’azienda mette in piedi dei processi
produttivi che gli consentono di operare attraverso lo scambio sul mercato, ad esempio quando si realizzano
servizi a domanda individuale. Molto spesso le aziende pubbliche però quando avviano processi produttivi
lo fanno perché vogliono non solo assicurare la disponibilità di un certo servizio pubblico, ma spesso
vogliono combinare questa disponibilità con l’accessibilità anche ai cittadini meno ambienti es trasporto
urbano)

➢ Si fa riferimento ad eventuali utili derivanti da processi produttivi per lo scambio (patrimoniale e/o
d’impresa) che si svolgono nell’ambito dell’economia dell’APT
➢ Costituiscono fonte aggiuntiva di mezzi finanziari rispetto a quelli provenienti, in via diretta o indiretta
(trasferimenti), sotto forma di tributi. Pertanto, rappresentano una condizione necessaria (ma non
sufficienti) alla realizzazione in grado più elevato di soddisfacimento dei bisogni collettivi e/o al
contenimento della pressione fiscale.

➢ Tuttavia, non è raro riscontrare che tali produzioni assorbano più risorse di quante ne generino. Infatti, è
palese che l’interesse pubblico è, in alcune circostanze, diventato un paravento per giustificare iniziative
irrazionalmente antieconomiche e per ampliare il debito pubblico.

Verso il federalismo fiscale

È una delle tante forme di relazioni di carattere finanziario tra i diversi livelli di governo , è un modo di
regolamentare le relazioni di carattere finanziario , nel nostro stato noi abbiamo tipicamente tre livelli di
governo : stato, regioni ed enti locali. Ci sono altri stati anche in Europa che hanno anche un quarto
livello;esiste il governo centrale che è quello nazionale , poi il governo statale dello stato federale
nell’ambito del quale c’è un’autonomia anche legislativa , organizzativa, finanziaria ( es Germania in cui ci
sono le lend ) poi ci sono unità territoriali più piccole e infine i comuni.

➢ Il federalismo fiscale rappresenta una delle possibili forme di sistema di relazioni finanziarie
intergovernative, che si può profilare in un sistema organizzativo delle AP in cui coesistono più livelli di
governo, tale per cui ad ognuno di essi è affidato una più o meno ampia e precisa responsabilità di spesa e
potere impositivo

➢ Le numerose riforme che hanno investito il settore pubblico italiano a partire dagli anni ‘90 dello scorso
secolo non avrebbero potuto realizzarsi senza quelle in ambito finanziario: ad una maggiore autonomia
organizzativa delle APT – come stabilito dalla riforma delle autonomie locali 142/1990- non potrebbe non
corrispondere anche una maggiore autonomia in termini finanziari e fiscali

➢ Il previgente sistema finanziario era tipicamente fondato su un meccanismo di finanza derivata: le APT,
meno autonome, ricevevano risorse esterne prevalentemente in termini di trasferimenti intergovernativi
da livelli superiori di governo, spesso dietro precisi vincoli di spesa, basati sulla spesa storica. (  chi più
aveva speso in passato , più risorse riceveva, questo meccanismo incentivava in molti casi le ATP a fare
anche politiche di reclutamento del personale poco accorte. In particolare nel mezzogiorno dove il lavoro
pubblico è sempre stato considerato una grande ispirazione; le pubbliche amministrazioni si sono trovate ad
assorbire più personale di quanto effettivamente gli servisse tanto poi lo stato rifinanziava la spesa storica.
In molte ATP nelle regioni non solo del nord, ma anche de centro Italia c’è stata più una tensione a sfruttare
questi finanziamenti senza grande controllo per effettuare investimenti in strutture, Sappiamo che se
facciamo un investimento strutturale in immobilizzazioni, macchinari ecc aumenta la capacità produttiva.
Se tu mi fai un investimento in personale, aumenti la tua spesa in maniera continuativa , ma non è detto che
avendo più personale , ti consente di creare più servizi e quindi si è creata una situazione ulteriormente di
differenziazione tra nord e sud. Quando parliamo di federalismo fiscale vediamo che c’è una
contrapposizione col principio costituzionale secondo il quale tutti i cittadini devono ricevere la stessa
quantità e qualità di risorse )
➢Il previgente sistema implicava che quanto più un’APT è prossima al territorio – e quindi lontana dal
livello centrale - tanto più essa si ritroverà ad erogare servizi a soggetti sostanzialmente diversi da quelli che
ne hanno provveduto al finanziamento, in tal modo disancorando la raccolta delle risorse finanziarie
rispetto al loro impiego per il soddisfacimento dei bisogni delle comunità territoriali

➢Inoltre, disparità nell’erogazione dei servizi sia a livello verticale – tra diversi livelli di governo - che
orizzontale – tra APT dello stesso livello (dovute a diverse conformazioni geografiche e capacità
contributive) venivano risolte ricorrendo al principio della spesa storica, secondo il quale le risorse
venivano distribuite alle varie APT sulla base dei livelli di spesa storicamente effettuati. Chiaramente, ciò
incentivava livelli crescenti di spesa ed utilizzi di risorse poco efficienti.

➢In una situazione di sempre più preoccupante stress finanziario, il decentramento fiscale è stato
concepito come una soluzione alle precedenti problematiche, in quanto capace di:

 responsabilizzare le amministrazioni per l’uso effettivo delle risorse


 favorire il rispetto dei principi di solidarietà e di coesione sociale
 rafforzare la trasparenza ed il controllo democratico sulle amministrazioni
 promuovere lo sviluppo delle aree sottoutilizzate nella prospettiva del superamento del dualismo
economico del Paese

➢La riforma del Titolo V della Costituzione avvenuta nel 2001( si inizia a parlare di controllo
strategico , ma ad oggi sono ancora poche le AP che hanno controllo
strategico ), ed in particolare nell’art. 119, sancisce formalmente il passaggio ad un sistema di finanza
federale:

 riconoscendo autonomia di entrata e di spesa alle APT


 dando la possibilità di stabilire tributi ed entrate proprie, oltre a compartecipare al gettito di
tributi erariali ma sopprimendo i trasferimenti statali e regionali diretti a finanziare le spese legate
alle funzioni fondamentali
 introducendo un nuovo meccanismo di redistribuzione delle risorse, prevedendo l’istituzione di un
fondo di perequazione per i territori con minore capacità fiscale.

Nell’arco dei primi 10 anni in cui si è incominciato a mettere in moto il sistema del federalismo fiscale, molto
lentamente si è cercato prima di tutto di creare dei meccanismi per rendere più responsabili le
amministrazioni pubbliche rispetto a come utilizzavano le risorse. Quindi si è capito che bisognava creare
dei meccanismi di controllo . Nel privato lo stesso proprietario dell’azienda attiva dei meccanismi di
controllo per cercare di migliorare il suo utile , il suo guadagno. Nell’ azienda Pubblica tutto questo non
esisteva o in maniera molto generica . l’organo di controllo contabile per eccellenza previsto dalla nostra
carta costituzionale e quindi da quando è stata creata la Repubblica italiana è la CORTE DEI CONTI 
Organismo dedicato sia a livello statale che regionale e locale, a controllare la legittimità della spesa
pubblica. L’imposizione di fondo era controllare la legittimità della spesa pubblica, non l’opportunità dal
punto di vista economico.

(Sono state fatte delle verifiche per capire come stesse andando l’applicazione di questo meccanismo e
purtroppo le verifiche hanno evidenziato che a fronte della maggiore autonomia organizzativa molto spesso
le aziende pubb. Territoriali stavano sostenendo maggiori costi proprio per la propria struttura
organizzativa , inoltre a causa di un mancato sistema sanzionatorio molte cose non vengono fatte ecc) 
sta scritto sotto in altre parole
➢Nonostante l’obiettivo principale del processo di decentramento fiscale fosse stato quello di favorire una
maggiore responsabilizzazione delle APT circa l’utilizzo delle risorse disponibili, l’implementazione
dell’insieme dei provvedimenti normativi in cui esso consisteva ha piuttosto generato degli effetti opposti a
quelli attesi, per le seguenti motivazioni:

 la maggiore autonomia organizzativa delle APT si è conseguenzialmente tradotta in maggiori costi


da sostenere
 mancanza di un sistema sanzionatorio per condotte finanziarie indisciplinate
 i vincoli di stabilità interna imposti dalla membership europea hanno indotto il governo centrale a
stabilire regole molto rigide, al fine di allineare il comportamento fiscale dei governi locali con gli
impegni nazionali, così finendo per restringere, piuttosto che incrementare, l’autonomia finanziaria
e manageriale delle APT
 ritardo in ulteriori specifiche legislazioni successive all’art. 19 Cost., che avrebbero dovuto
consentire un’effettiva realizzazione del progetto di federalismo fiscale

➢Il primo passo decisivo si è finalmente realizzato con l’approvazione della legge n.42 del 5 maggio 2009 (e
successivi decreti), attraverso cui il Parlamento ha conferito al governo la delega in materia di federalismo
fiscale, proprio in attuazione dell’art. 119 della Costituzione

➢Nella legge 42/2009 le disposizioni che regolano la perequazione per le Regioni sono più articolate
rispetto a quelle relative agli Enti Locali. Tuttavia, il principio di base per la quantificazione dei trasferimenti
e la determinazione delle modalità di allocazione risulta identico per entrambe le tipologie di AP: associare
all’esercizio di distinte funzioni specifiche entrate tributarie e previsione di sistemi di trasferimenti
perequativi distinti, fondati su criteri diversi di equalizzazione (legame tra fabbisogno standard e costo
standard)

Uno standard è un qualcosa che non è ne eccessivamente positivo, né eccessivamente negativo. Ma è un


qualcosa che si trova in una situazione standard.

Come è stato calcolato questo costo standard? Facendo una contabilità analitica, ho i costi per ogni
prodotto che realizzo, ma a differenza di quella generale non è standardizzata.

In mancanza di dati questi costi standard sono stati calcolati sulla base di enti eccellenti, creando un
ulteriore elemento di difficoltà

I meccanismi di perequazione previsti per gli Enti Locali.

Il legislatore detta criteri diversi a seconda che si tratti di definire il contributo al finanziamento delle spese
relative a:

 funzioni fondamentali: il loro finanziamento deve essere integrale e quantificato in base al


fabbisogno standard. La copertura di tale fabbisogno è assicurata da: tributi propri,
compartecipazioni al gettito dei tributi erariali e regionali, addizionali a tali tributi (la cui
manovrabilità è stabilita tenendo conto della dimensione geografica) e fondo perequativo
→perequazione del fabbisogno
 altre funzioni: finanziate da tributi propri, compartecipazioni al gettito dei tributi e fondo
perequativo basato, però, sulla capacità fiscale per abitante (cioè ad aliquota e base imponibile
comparabili fra amministrazioni) → perequazione della capacità fiscale
 A tutto ciò si aggiunge il progetto dell’autonomia differenziata.

L’impiego delle risorse acquisite

➢Le possibilità di impiego delle risorse acquisite da fonte interna ed esterna sono:

• Trasferimenti passivi (ad altre aziende): generano un outflow unilaterale di natura finanziaria, con effetti
economici, finanziari e patrimoniali dell’operazione di trasferimento di mezzi monetari in conto capitale da
considerarsi in via speculare a quanto già osservato per i trasferimenti attivi

• Acquisto di beni e servizi: fatti di gestione esterna che individuano veri e propri scambi di mercato e
generano due flussi di direzione opposta e di natura diversa e cioè un inflow di natura economica e un
outflow di natura finanziaria, l’intensità dei quali si compensa al termine dell’operazione. Schematicamente
si avrà:

L’acquisto di beni

➢È fondamentale operare una distinzione a seconda che si tratti di:

 beni a fecondità ripetuta (durevoli, a lento rigiro o a utilizzo pluriennale): costituiscono la struttura
dell’APT (immobilizzazioni materiali), cedono gradatamente le utilità o potenzialità di servizio che
incorporano e sono, quindi, destinati a permanere durevolmente per garantire la continuità nel
tempo della produzione dei servizi pubblici che l’APT intende erogare
 beni a fecondità semplice (a veloce rigiro o a utilizzo annuale): consentono l’attivazione della
struttura già preordinata e, cedendo la loro utilità in un singolo atto produttivo, devono essere
continuamente rinnovati

➢La distinzione tra le due categorie di beni è rilevante ai fini delle determinazioni contabili consuntive:

 costituiranno elementi del patrimonio aziendale i beni a fecondità ripetuta per il valore delle
utilità che ancora incorporano e cederanno nei successivi periodi e i beni a fecondità semplice che
sono rimasti da utilizzare
 il valore delle utilità cedute dai beni durevoli (quote di ammortamento) e il valore dei beni a veloce
a rigiro interamente impiegati nei processi produttivi diventano componenti negativi del risultato
economico di periodo, confluiscono fra i costi annuali o di esercizio e rappresentano una quota
della ricchezza consumata dall’APT, nell’arco temporale assunto a base del calcolo, per assolvere
alla funzione della produzione per il consumo.

Costo sostenuto ≠ costo di competenza economica


L’acquisto di servizi ( non sono immagazzinabili )

➢Poiché il consumo dei servizi è contemporaneo al loro apprestamento, il costo sostenuto per acquistarli
diventa interamente componente dei costi annuali

➢Tuttavia, può accadere che il flusso reale attinente l’acquisizione del servizio si protragga e si esaurisca nel
periodo amministrativo successivo a quello in cui il costo è stato sostenuto. In tal caso, al termine del
periodo amministrativo in cui l’acquisto è stato portato a termine, si origina un elemento patrimoniale
denominato risconto attivo per la quota di valore del servizio che deve essere ancora goduta, mentre
costituisce costo annuale soltanto la quota di valore del servizio già utilizzata.

Ho un risconto attivo nel caso in cui ho già acquistato un servizio che andrò in realtà ad utilizzare
nell’esercizio successivo. I risconti ci consentono di separare un costo come in questo caso , ma anche un
ricavo in maniera strettamente proporzionale al tempo. SE AD ESEMPIO L’azienda ospedaliera ha
acquistato le polizze assicurative per tutte le ambulanze e le ha pagate ad ottobre ma danno la copertura
fino al 31 marzo dell’anno successivo quindi tre mesi sono di competenza dell’esercizio e qui altri tre sono di
competenza dell’esercizio successivo. La parte che non ho ancora utilizzato della copertura assicurativa
deve essere rinviata all’esercizio successivo e questo rinvio lo si fa scrivendo un elemento patrimoniale che
è appunto il risconto attivo e lo faccio in proporzione al tempo.

L’output del processo produttivo

➢Una volta acquisiti, i fattori produttivi vengono combinati in opportuni processi di lavorazione dando
origine ai fatti di gestione interna che sono rilevati mediante contabilità analitica

➢L’output del processo produttivo finalizzato al consumo, nel nostro caso un servizio, è erogato dall’APT
che, per tal via, entra nuovamente in relazione economica con le altre aziende che operano nel medesimo
scenario, tuttavia non essendo concettualmente riconducibile a processi produttivi per lo scambio

DIFFERENZA TRA EROGAZIONE E VENDITA DEL SERVIZIO : il beneficiario


finale di quel servizio non dovrà pagare un corrispettivo per godere di quel
servizio.

➢Le due ipotesi principali sono:

 Cessione di servizi senza alcuna diretta prestazione monetaria


 Cessione di servizi contro il pagamento di un corrispettivo (tassa) già analizzata

➢I servizi che vengono ceduti senza alcun corrispettivo diretto da parte di chi li utilizza sono i [Link]. beni
collettivi o beni pubblici puri che, in quanto tali, sono:

 Non rivali: il costo marginale di fornitura di un bene a un individuo in più è pari a zero o almeno
trascurabile
 non escludibili: nessuno può essere escluso dai benefici derivanti dal consumo di dati beni una
volta prodotti e ciò in quanto o l’esclusione è tecnicamente e tecnologicamente impossibile o
mettere in atto un meccanismo di esclusione è troppo costoso

➢La produzione dei beni collettivi può, di fatto, essere finanziata solo con il prelievo fiscale
➢Di norma, le APT, ovvero le aziende che introitano le imposte, producono direttamente i beni collettivi
(che poi, di fatto, sono servizi). Tuttavia, le APT possono, in linea di principio, acquistare tali beni anche da
produttori privati compensandoli con le risorse finanziarie acquisite con il prelievo fiscale

➢Si producono anche beni meritori (merit goods) es l’istruzione, il beneficio di istruire una persona non da
solo un beneficio individuale ma anche collettivo, altro esempio è la sanità soprattutto in questo periodo

❑Il nucleo produttivo patrimoniale


Le attività del NPP

➢Diversamente dalla produzione per il consumo, la produzione patrimoniale è informata alle logiche dello
scambio di mercato. Ad ogni modo, i processi che si svolgono nel NPP si trovano in posizione subordinata e
strumentale rispetto a quelli svolti nel NPC

➢La formazione del NPP ha origine, per solito, dal risparmio generatosi nell’ambito del NPC e
opportunamente investito nell’acquisizione dei beni fruttiferi più idonei a procurare ricavi, che data la loro
origine si denominano propriamente rendite.

➢La dottrina italiana più autorevole suole ricondurre al NPP le seguenti classi di operazioni:

 investimenti redditizi, inclusa la concessione di prestiti onerosi ( possiamo parlare di quello che
sicuramente è l’acquisizione di fattori a fecondità ripetuta che siano destinati non all’utilizzo diretto
da parte di una determinata amministrazione per le proprie attività ma siano invece destinate a
produrre reddito, oltre all’investimento di fattori a fecondità ripetuta si possono anche concedere
prestiti a terzi, prestiti onerosi a fronte del quale l’amministrazione pubblica riceverà in cambio degli
interessi. Perché un’amministrazione pubblica si deve mettere a prestare risorse a terzi e correre il
rischio che poi quel terzo non sia in grado di restituire ? in genere le pubb. Amm. Effettuano dei
prestiti a quelle che sono le aziende da loro partecipate per esempio un comune potrebbe concedere
un prestito a titolo oneroso all’azienda municipale che si occupa di trasporti pubblici per assicurare
la disponibilità di quei mezzi finanziari da investire nei propri processi produttivi a condizioni più
vantaggiose rispetto a quelle che troverebbe sul mercato. Nel momento in cui si concede un prestito
l’azienda pubblica che concede il finanziamento deve far attenzione a valutare quelle che saranno le
condizioni del prestito, a quale scadenza il prestito deve essere restituito, o come devono essere
effettuati i pagamenti e cosi via, e quindi tutti i processi della gestione dell’investimento realizzato.)
 conduzione degli investimenti realizzati
 disinvestimenti, inclusi i rimborsi dei prestiti onerosi concessi (quando l’amministrazione pubb. O
perché il prestito è vento a scadenza oppure quell’immobile che avevo acquistato con l’intenzione di
far generare dei flussi reddituali positivi, mi rendo conto che in realtà non mi genera dei flussi
reddituali positivi anzi ci sono dei problemi di gestione relativi alla manutenzioni o ad esempio alla
zona in cui è collocato il bene )

e per estensione:

 contrazione e rimborso di debiti di finanziamento

➢Ciascuna delle classi di fatti amministrativi considerati implica il generarsi di fatti di gestione esterna lo
svolgersi dei quali genera flussi, economici e finanziari, e conseguenti variazioni di stock aziendali

➢Quanto alla permanenza dei beni fruttiferi nell’ambito dell’economia dell’APT, osserviamo che gli
investimenti si sogliono distinguere in immobilizzati e disponibili, a seconda della loro maggiore o minore
disponibilità (non in relazione alla tipologia di bene)

La gestione patrimoniale ordinaria

➢La conduzione del patrimonio redditizio comporta il conseguimento di rendite e il sostenimento di costi,
propriamente detti patrimoniali che, nel loro insieme, individuano la cosiddetta gestione patrimoniale
ordinaria. Di seguito, alcuni esempi di rendite e costi patrimoniali ordinari:

o rendite patrimoniali ordinarie: interessi su titoli obbligazionari, dividendi azionari, fitti attivi,
interessi su mutui attivi, canoni per enfiteusi ecc.
o costi patrimoniali ordinari: premi assicurativi, manutenzione e riparazione ordinaria, pulizia,
retribuzione del personale addetto alla sorveglianza o all’amministrazione, oneri bancari relativi
alla custodia e gestione dei titoli, interessi su mutui passivi, consumi di beni a fecondità semplice,
quote di ammortamento di beni durevoli ecc.

➢ Le rendite e i costi ricordati hanno, generalmente, valenza annuale onde, salva l’ipotesi della formazione
di risconti passivi e/o attivi, esse sono interamente di competenza economica dell’esercizio in cui si è avuta
la manifestazione finanziaria correlativa (diritto a riscuotere/riscossione di una rendita oppure obbligo a
pagare/pagamento di una spesa)

➢ Qualora l’APT abbia assunto l’obbligo di far godere per un arco di tempo pluriennale dell’uso di un bene
immobile di sua proprietà, a fronte dell’inflow finanziario (riscossione della rendita) si genera un elemento
patrimoniale passivo (rendita anticipata pluriennale) che individua un obbligo economico di durata
pluriennale

➢ Ai fini della determinazione della situazione quali-quantitativa del patrimonio aziendale e del correlativo
risultato economico di esercizio, occorre quantificare in termini monetari la quota di servizio goduta dal
conduttore del bene immobile; il valore determinato rappresenta la rendita di competenza economica di
quel dato esercizio, mentre le quote di servizio ancora da cedere individuano il valore di un elemento
passivo del patrimonio aziendale (un obbligo a rendere un servizio per un arco di tempo futuro), cioè la
rendita pluriennale da affitti
La gestione patrimoniale straordinaria

➢Nell’ambito del NPP vi sono delle attività che, dato il loro carattere di non ricorrenza, vengono
denominati straordinari e che danno luogo al sorgere di rendite e costi straordinari

➢Vi rientrano:

1. operazioni di investimento in beni fruttiferi (es i titoli di stato che sono privi di rischio, le pubb.
Amm . non possono investire le proprie risorse finanziarie con rischio)
2. operazioni di disinvestimento dei medesimi cespiti e di accensione (es compro titoli a 100 e li
rivendo a 105)
3. rimborso di debiti e crediti di finanziamento, in particolare mutui attivi e passivi

Disinvestimento di cespiti patrimoniali

➢Si possono verificare tre ipotetiche situazioni:

1. il valore contabile del bene (costo storico – quote di ammortamento accantonate) è superiore al
valore di vendita. In tal caso, la permutazione degli elementi del patrimonio si accompagna a una
riduzione dello stock netto o differenziale (variazione passiva netta) e genera una minusvalenza da
realizzo che rappresenta una sopravvenienza passiva
2. il valore contabile del cespite risulta pari al valore di vendita. In tale ipotesi, certo non frequente,
le variazioni intervenute negli elementi del patrimonio aziendale si compensano completamente e
lo stock netto risulta invariato
3. 3. il valore contabile del bene è inferiore al valore di vendita. Il patrimonio aziendale subisce una
variazione attiva per un valore superiore a quella passiva corrispondente e, pertanto, lo stock netto
aumenta (variazione attiva netta). L’APT consegue una plusvalenza da realizzo che configura una
sopravvenienza attiva.

➢ Le sopravvenienze attive e passive costituiscono, rispettivamente, esempi di rendite e costi patrimoniali


di natura straordinaria

Contrazione ed estinzione di debiti e crediti di finanziamento

➢Consideriamo, a titolo di esempio, le vicende gestionali relative ad un mutuo passivo. Il ricevimento del
prestito e la sua successiva restituzione, considerati nel loro insieme, consentono di distinguere:

1. un rapporto di cambio
o l’APT riceve mezzi monetari in prestito e, successivamente, li restituisce nel medesimo
ammontare. In contropartita, si danno oggetti della medesima natura di quelli ricevuti,
ossia mezzi monetari onde si generano, in tempi successivi, un flusso finanziario in entrata
(al momento della concessione del prestito) e uno o più flussi finanziari in uscita (al
momento del rimborso in una o più soluzioni).
o Da un punto di vista patrimoniale, ciò genera un aumento un aumento dello stock attivo
di cui alle disponibilità liquide e un correlato incremento di uno stock passivo relativo al
debito contratto. Al momento del rimborso, l’effetto patrimoniale sarà esattamente
opposto con una con-temporanea e uguale diminuzione di uno stock attivo e di uno stock
passivo
2. un rapporto di scambio
o l’APT riceve dal soggetto finanziatore il servizio d’uso delle risorse finanziarie e lo
remunera attraverso il pagamento degli interessi. Si genera un flusso reale in entrata, la
cui intensità, espressa in termini monetari, misura il costo del servizio goduto dall’APT e un
corrispondente outflow finanziario, l’intensità del quale individua l’uscita monetaria
o Da un punto di vista patrimoniale, ciò implica una diminuzione dello stock finanziario di cui
alle disponibilità liquide che, non accompagnandosi a altra variazione patrimoniale,
comporta una diminuzione dello stock netto aziendale (variazione passiva netta), pari al
costo per interessi passivi, remunerazione dovuta al soggetto finanziatore per il servizio
goduto

❑Il nucleo produttivo d’impresa


I processi del NPI

➢Sono relativi a beni e servizi destinati alla vendita svolti nell’APT (produzione in economia): si tratta di
prodotti che presentano il carattere della completa divisibilità dei benefici e per i quali, se la produzione
non è esercitata in regime di monopolio, esiste la possibilità per il consumatore di rivolgersi anche a
aziende private, con o senza scopo di lucro

➢Una parte rilevante di questi servizi è resa dalle APT locali, essendo prevalentemente riservata allo Stato
la produzione dei beni collettivi (ad es., trasporto urbano, somministrazione di elettricità, acqua e gas,
vendita di medicinali, servizi sportivi e ricreativi, servizi socio-assistenziali, mense, musei, parcheggi, teatri
ecc.)

➢Lo svolgimento dei processi produttivi in questione può essere realizzato:

1. in modo diretto
2. in modo indiretto con controllo finanziario
3. in modo indiretto senza controllo finanziario

➢I fatti di gestione esterna che interessano l’economia dell’APT, nelle ipotesi ricordate, sono tutti
riconducibili allo scambio di mercato

➢Se l’azienda che produce o distribuisce il servizio pubblico è finanziariamente controllata o partecipata
dall’APT, i fatti amministrativi rilevanti per l’economia dell’APT (sottoscrizione e cessione di azioni o quote,
riscossione di dividendi, copertura delle perdite, concessioni di prestiti ecc.) rientrano certamente
nell’ambito del NPP e non del NPI

➢Alcuni importanti servizi possono essere prodotti per lo scambio di mercato, ma non in situazione di
concorrenza: condizioni tecniche e naturali rendono più efficiente la presenza di unico produttore
(monopolio naturale). In precedenza, prevaleva la produzione pubblica diretta o il ricorso alla concessione a
terzi della produzione del servizio, mentre di recente sono prevalse attività di regolazione che hanno
consentito forme di competizione. Spesso, la proprietà e la gestione della rete sono affidate a un’azienda
pubblica, mentre l’erogazione del servizio può essere svolta da più aziende in competizione regolata fra
loro che pagano una tariffa per accedere alla rete.

Produzione in modo diretto – in economia

➢Avviene assegnando una porzione delle risorse già disponibili nell’ambito dell’APT alla produzione di
specifici beni e servizi da destinare alla vendita svolti nell’APT

➢È una soluzione idonea allo svolgimento di processi produttivi molto semplificati, privi di rilevanza
industriale, che non richiedono particolari professionalità e/o ingenti investimenti, non necessitano di
significative autonomie (piccoli musei e teatri, farmacia comunale, impianti sportivi)

➢I risultati patrimoniali, finanziari e economici della produzione per lo scambio si confondono con quelli
della gestione complessiva e rientrano nell’NPI. Si tratta, oramai, di un’ipotesi che possiamo definire
residuale, posto che si privilegiano le altre modalità di gestione (esternalizzazione)

Produzione indiretta con controllo finanziario

➢Avviene tramite la costituzione, ex novo, di un’azienda giuridicamente distinta dall’APT, ma


finanziariamente controllata o almeno partecipata dalla stessa APT, alla quale è assegnata, con apposito
contratto, specificamente la produzione di determinati beni e servizi per lo scambio di mercato;

➢In effetti, si viene a costituire una diversa unità economica (retta in forma giuridica pubblica o privata) con
soggetto economico pubblico, dotata di autonomia dagli organi dell’APT, con proprio personale, conti
annuali distinti da quelli dell’APT e, quindi, separate risultanze patrimoniali, finanziarie ed economiche
(affidare, per esempio, il servizio di trasporto pubblico urbano di più Comuni a una società per azioni il cui
capitale sociale è conferito dai Comuni medesimi; affidare la gestione delle attività di assistenza sociale e
socio-sanitaria di un territorio provinciale a un consorzio pubblico fra Comuni e Azienda Unità Sanitaria
Locale).

Produzione indiretta senza controllo finanziario

➢Avviene attribuendo, con apposito contratto, a un’azienda, giuridicamente distinta dall’APT, la


produzione di determinati beni e servizi per lo scambio di mercato. Tali terze aziende sono normalmente
private, già operanti nei settori produttivi di riferimento (affidare, per esempio, la gestione delle residenze
sanitarie assistite comunali a una cooperativa sociale)

➢Le disposizioni normative regionali, nazionali e europee regolano le modalità e le condizioni da rispettare
per potere svolgere in economia o affidare all’esterno, a aziende pubbliche e private, le produzioni dei
servizi pubblici, così come sono regolate le modalità attraverso le quali selezionare l’eventuale socio privato
di minoranza di una società di capitali a maggioranza pubblica cui affidare la gestione di un servizio,
dovendosi tutelare i principi della concorrenza per il mercato e nel mercato

➢Inoltre, alcuni specifici servizi pubblici locali sono regolati da normative di settore

❑Il valore pubblico nella prospettiva economico-aziendale


Il concetto di valore pubblico è emerso soprattutto negli ultimi 10 anni, che per la pubb. Amministrazione è
un tempo brevissimo perché i processi di cambiamento nella pubb amm sono estremamente lenti . Ogni
processo di cambiamento richiede un cambiamento prima culturale e poi di conoscenze e di strumenti.
Questo concetto è legato al concetto di economicità che è stato sbandierato a partire dal 1990; cioè l’idea
che un amministrazione pubblica deve utilizzare le risorse pubbliche non solo in maniera efficiente, non solo
in maniera efficace, ma deve assicurarsi di creare valore per la collettività.

Valore proposto e valore riconosciuto


➢Le considerazioni finora proposte consentono di approfondire il concetto di valore pubblico nella
prospettiva economico-aziendale, per cui occorre:

o distinguere fra valore proposto e valore riconosciuto tanto in termini concettuali che di
misurazione
o tenere presente che la misura del valore, proposto e riconosciuto, va sempre riferita a un periodo
di tempo e può riguardare tutta la produzione svolta o solo una parte

Il valore proposto

➢Il valore proposto è la somma delle utilità incorporate nei beni e nei servizi realizzati da un’azienda in un
dato periodo e è quindi sintesi della quantità e della qualità degli output prodotti per essere ceduti

➢La misura del valore proposto si determina computando i costi di produzione di competenza di un dato
periodo. I costi dei quali si tratta possono essere riferiti a una o più produzioni svolte da un’azienda. La
determinazione del valore proposto discende in sostanza, dalla contabilizzazione dei fatti di gestione
interna, onde il suo ammontare dipende dal grado di efficienza raggiunto nei processi di acquisto e di
utilizzo dei fattori produttivi. Ciò vale per ogni azienda, anche per le APT

➢Le APT possono avere difficoltà nel determinare il valore proposto essendo, in molti casi, ancora
sprovviste del sistema di contabilità idoneo a rilevare in modo corretto i costi della produzione (contabilità
economica analitica)

Il valore riconosciuto

➢Il valore riconosciuto è legato alla soddisfazione dei bisogni (domanda): un bene o un servizio vale non
solo in quanto è stato prodotto e quindi incorpora delle utilità, ma perché qualcuno lo richiede e
utilizzandolo soddisfa un proprio bisogno

➢Quando l’azienda vende i suoi output in situazioni di concorrenza, il consenso dei consumatori è
facilmente rilevabile: le somme che i clienti di un’azienda sono stati disposti a pagare per acquistare i suoi
prodotti sono una misura attendibile del valore riconosciuto alla sua produzione

➢Tuttavia, la gestione caratteristica delle APT si sostanzia nella produzione per il consumo, laddove la
possibilità o la volontà di vendere mancano per definizione: i valori economici positivi riconducibili alla
produzione per il consumo non sono ricavi, ma proventi di natura tributaria (imposte, trasferimenti attivi e
in misura minore tasse). Inoltre, molti servizi pubblici sono prodotti in regime di monopolio (per necessità o
per scelta politica) e utilizzarli può essere obbligatorio onde l’uso del servizio, spesso, non deriva da una
scelta individuale
➢La specificità delle APT risiede nel fatto che esse, entro vincoli di compatibilità economica, devono
soddisfare contestualmente bisogni sia individuali sia collettivi (i bisogni di ciascuno e di tutti, la domanda
individuale e la domanda sociale) senza peraltro potere selezionare i segmenti di mercato più redditizi

• Dimensione individuale: il consenso non può essere espresso per mezzo dei ricavi da vendita perché
questi mancano; tuttavia, coinvolgendo gli utenti nei processi di definizione dei contenuti dei servizi, di
determinazione e di misurazione delle performance, è certamente possibile misurare il loro gradimento,
l’efficienza, la qualità e l’efficacia dei servizi pubblici resi.

• Dimensione collettiva: le APT sono chiamate a definire, attuare e valutare politiche pubbliche finalizzate
al conseguimento di obiettivi sociali, volte a rispondere a bisogni collettivi. Un’accettabile approssimazione
della misura della dimensione collettiva del valore pubblico riconosciuto è l’impatto delle politiche
pubbliche, ovvero la stima della misura in cui si sono generati gli effetti voluti sul problema collettivo da
aggredire per effetto delle attività programmate e poste in essere.

Il management
Genesi ed evoluzione del management pubblico
• Il modello burocratico e il Management Scientifico

• Il welfare state

• Il New Public Managemen

• Il Post -New Public Management

I prodromi

Europa  prevalente tradizione giuridica e socio-politica

USA  orientamento manageriale già dalla fine del XIX secolo

 riforma del pubblico impiego


 W. Wilson: The Study of Administration (1887)

 netta separazione tra politica e amministrazione dichiarato


 ripensamento dell’organizzazione amministrativa riferimento al modello burocratico dei sistemi
[Link] europei

Esercizio dell’autorità “legale e razionale”, basata su un insieme di regole/principi (specializzazione


funzionale, gerarchia, impersonalità, efficienza, …)

Taylorismo  nel governare le aziende bisogna analizzare i processi produttivi, individuare tutte le fasi
singole nell’ambito dei processi produttivi e utilizzare la manodopera in maniera strettamente funzionale al
processo .negli Stati Uniti si inizia a far avanti l’idea che questi meccanismi di management scientifici
possono essere applicati anche nelle pubb amm. .

Il modello che in genere ha caratterizzato gli stati europei a partire dalla fine dell’800 , quando i primi stati
sono stati formati e poi fino a dopo la 2 guerra mondiale, sono stati che intervengono nell’economia e che
cercano di sopportare l’economia assicurando non solo la produzione di beni e servizi pubblici , ma anche
sostenendo quei settori economici che sono in difficoltà e sostenendo quei settori economici che invece si
devono sviluppare per garantire lo sviluppo economico adeguato a quello che succede nel panorama
internazionale. Cioè si era creato il cosidetto meccanismo del welfar state. Quando è cominciato questo
processo di cambiamento dal modello burocratico al modello di management scientifico, il movimento è
partito in particolare dagli stati uniti, dallo scritto di Wilson che dedica uno studio specifico alle pubbliche
amministrazioni. Per la prima volta Wilson pone in evidenza che se si vuole migliorare la gestione delle amm
pubbliche bisognava cercare di assicurare una più netta distinzione tra gli organi politici e gli organi
gestionali, cosa che non aveva caratterizzato il modello burocratico.
In qualche modo i politici nel fare le norme che poi guidavano strettamente l’azione finivano anche per dare
le linee secondo le quali operare. Si cerca insomma di cominciare a cambiare quelle che sono le logiche.
Tuttavia resta ancora molto forte l’idea che il seguire le regole, il seguire dei principi possa assicurare di per
sé il buon funzionamento della pubb. Amministrazione : quindi il dirigente cerca nella norma la soluzione, il
funzionario applica quella norma , l’operatore segue dei principi che vengono codificati. L’aspetto più
importante nella gestione delle amministrazioni pubbliche è la legalità e quindi il rispetto di regole e principi.

Nelle industrie si comincia ad affermare quello che è il taylorismo. Nel 1911 Taylor scrive il suo primo scritto
importante, intitolato ‘’ i principi del management scientifico ‘’ , sostenendo che i processi produttivi devono
essere analizzati guardando :

 il processo generico che è uguale per tutte le aziende ( acquisizione di fattori produttivi,
trasformazione, collocamento sul mercato o consumo)
 poi devo scomporre nelle singole operazioni semplici che lo compongono ( processo di accesso
all’istruzione scolastica in cui la prima fase è l’iscrizione , la seconda è la consegna dei documenti ,
la terza fase è la formazione delle classi , la quarta fase avvio dell’attività didattica ) che devono
essere studiate tramite un metodo scientifico

e di conseguenza individuare soluzioni univoche basate sui principiscientifici di management

Dal Management Scientifico al management scientifico pubblico

• Gulick-Urwick: Papers on the Science of Administration (1937)


Applicazione di logiche, metodi e tecniche del management scientifico nelle APT

Questi principi alla fine degli anni 30 vengono applicati, sempre a partire dagli stati uniti, anche alle
pubbliche amministrazioni. Uno dei punti che emerge è la necessità di distinguere politica ( che deve
occuparsi di fare le leggi, di individuare quelle che sono le esigenze della collettività) dall’amministrazione
( che si deve occupare dello svolgimento dei processi ) .

Bisogna rispondere ai bisogni dei cittadini ( efficienza ), non importa quante risorse ci metto , ma
l’importante è dare risposta a quelli che sono i bisogni dei cittadini. Questo modello aveva tutti una serie di
limiti; prima di tutto il fatto di pensare che tutti i processi potessero essere standardizzati necessariamente
nello stesso modo dappertutto, ma non è così perché ogni amministrazione pubblica ha delle proprie
caratteristiche dimensionali, organizzative che comunque creano delle differenze. Soprattutto non vengono
considerate quelle che sono le difficoltà in qualche modo nel sistema di valori delle aziende pubbliche
territoriali. Altro limite è che tutta l’attenzione è spostata su quella che è l’efficienza di tipo tecnica e
soprattutto non si assegna nessuna responsabilità ai collaboratori. Ai dirigenti viene assegnata la
responsabilità di applicare bene la norma. Il passaggio fondamentale che poi fa parlare di management
pubblico è quello di capire che gli stessi principi applicati nell’industria di management scientifico non erano
adatti a gestire correttamente le pubb amm. Questo avviene più tardi, in seguito alla seconda guerra
mondiale con gli studi di Simon che parla del comportamento dlle amministrazioni pubbliche , è il primo
scritto nel quale si pone attenzione all’importanza del fattore umano.

Ci si interessa come si comportano le persone all’interno della pubb. Amm., quindi si inizia a valutare se e in
che misura i soggetti presentano agiscono secondo corretti principi di riferimento. Si capisce che non tutti i
processi sono razionali perché no tutto può essere preordinato a priori. Tra i bisogni presentate dagli
individui nei confronti delle PA ci possono essere delle particolarità, delle differenze che i principi scritti non
sono riusciti a catturare e quindi si comincia a fare avanti l’idea che occorre in qualche modo dare un grado
di flessibilità ai processi decisionali, non possono essere tutti vincolati dalle norme

Il welfare state
Contemporaneamente nelle AP esisteva già l’idea di un intervento forte dello stato nell’economia , per
esempio dopo la crisi del ’29 ci si è resi conto che lo stato non doveva soltanto sostenere gli aspetti
economici ma anche i servizi sociali.

Con la 2 guerra mondiale noi abbiamo uno sconvolgimento di quelli che sono gli scenari dal punto di vista
sociale ed economico, ma anche dal punto di vista tecnico. Pensiamo all’introduzione a tutta una serie di
novità dal punto di vista della produzione industriale che prima non esistevano, tutte una serie di scoperte
che erano state fatte anche durante il periodo bellico e che potevano essere poi applicati alle industrie ,
come la necessità di un investimento diverso nell’ economia. Siamo nel periodo del cosidetto New Deal.

Si comincia a capire durante questo periodo che le PA devono rispondere a dei bisogni diversi e che quindi
anche i processi amministrativi devono operare una differenziazione dei bisogni della collettività. Si ripensa
al ruolo dello stato, non solo più in termini di interventi nell’economia , ma anche interventi a favore dei
singoli. Es tra 1 e 2 guerra mondiale abbiamo avuto
l’introduzione dell’istruzione obbligatoria

Con il sistema del welfare state , lo stato diventa produttore di tutti una serie di servizi pubblici ( es energia
elettrica, acquedotti, trasporti, ferrovie ). Si parte dall’idea che lo stato è chiamato a spendere per poter
creare benessere nella collettività, in questo periodo la politica diventa sovrana.

Mentre in Italia agli inizi degli anni ‘70/80 si cominciarono a vivere gli effetti della crisi petrolifera e
quindi la mancanza di risorse che potessero alimentare le industrie. In Inghilterra e in America
inizia ad affacciarsi il New Public Management , cioè si inizia a pensare che le pubb. Amm.
Debbano essere gestite secondo gli stessi criteri che vengono utilizzati per gestire le az. Private.

La pubb. Amm. Deve essere condotta esattamente come si conduce l’azienda privata.

Il New Public Management


I manager hanno un ruolo fondamentale nei processi decisionali di tipo operativo. Quel concetto di
separazione tra politica e gestione che si era cominciato ad affacciare già prima della 2 guerra mondiale
diventa molto più forte e molto più netto. La politica raccoglie le istanze della collettività, e individua le
scelte strategiche , i manager che sono esperti nella specifica area operativa trovano le soluzioni
organizzative e operative più adeguate a raggiungere quei obiettivi strategici fino al punto di ottenere quasi
un primato del management rispetto alla politica nei processi operativi. Il new public management pubblico
non coinvolge solo le aziende pubbliche, ma va anche a modificare anche il rapporto tra le aziende
pubbliche e il mercato. L’azienda pubblica deve cominciare ad interrogarsi sull’opportunità di gestire alcuni
processi produttivi direttamente oppure se può essere opportuno chiedere la gestione dei processi operativi
all’esterno. Si comincia a far strada l’idea di quello che oggi noi chiamiamo contratti in e out dare in
gestione a terzi parte dei propri processi produttivi o anche sezioni del processo produttivo.

Ricapitolando:

abbiamo visto che questo new public management consiste nell’idea di far funzionare le pubbliche
amministrazioni così come funzionano le imprese , quindi creando dei meccanismi di concorrenza , cercando
di spingere sull’acceleratore dell’economicità, responsabilizzazione dei ambage pubblici. Il dirigente non è
più soltanto il burocrate che conosce bene le norme e le applica, ma diventa un manager a tutti gli effetti ,
che si assume la responsabilità di prendere delle decisioni sempre coerenti con un quadro normativo e
regolamentare di riferimento.

Il New Public Management e le leve d’azione


Le principali leve d’azione del new public management:

 introduzione di meccanismi simili a quelli di mercato, ad esempio il contratto in e out  le pubb.


Amministrazioni possono tanto stipulare contratti per svolgere al proprio interno una serie attività
produttive non solo per la propria collettività , ma anche per svolgerlo per conto di terzi. Es.
consideriamo di avere più comuni della stessa area e un comune prende l ‘iniziativa di gestire un
determinato servizio ( es smaltimento di rifiuti )anche per gli altri comuni. Il comune che gestisce il
servizio lo farà come si vuol dire in house, cioè con le proprie risorse umane, con le proprie risorse
umani, la propria organizzazione. Ci sarà un manager che coordina il servizio e lo farà con le risorse
finanziarie che sono state destinate a quest’attività. Gli altri comuni che hanno affidato a questo
comune gestore il servizio dello smaltimento rifiuti faranno un’attività di contratti out  stipolare
un contratto con il quale si esternalizza una determinata attività.
Le attività di contracting out si possono fare sia con altre pubb. Amm. , sia con aziende non profit o
anche con aziende private.
Quando un’azienda pubblica cede a terzi il compito di svolgere un servizio pubblico, e che questi
contratti non devono soltanto prevedere quali devono essere le caratteristiche del servizio che
devono essere fornite, ma devono prevedere anche la possibilità per l’ente che ha esternalizzato il
servizio , di esercitare una funzione di controllo. Un controllo sia di carattere quantitativo ( cioè
verificare che la quantità di servizi resi alla collettività sia effettivamente coerente a quella prevista )
, ma anche dal punto di vista qualitativo.

 Altra leva importante è la tendenza ( ma anche la conseguenza dei contratti in e out ) di ridurre le
dimensioni delle amministrazioni pubbliche. Se io una serie di attività le faccio fare all’esterno ho
meno bisogno di personale mio, di strutture che fanno capo all’amministrazione.

 È dal 1993 che si discute di Riforma della regolamentazione e della semplificazione, eppure ci
troviamo sempre di fronte difficoltà di accesso nei confronti della PA, che fa risultare la parola
semplificazione dei processi amministrativi quasi una presa in giro nei confronti dei cittadini, si deve
ancora lavorare molto, sicuramente la digitalizzazione che ha trovato una grossa spinta durante la
pandemia. Abbiamo visto anche l’esempio dello spid.
Con lo sviluppo della digitalizzazione bisogna anche pensare anche come organizzare il lavoro
pubblico. Se le persone lavorano in smart working e quindi non sono presenti nelle strutture, devono
avere un’assegnazione di compiti di responsabilità di lavoro ben chiaro.

 Altra leva è quella dei vincoli di cassa . L’Europa ha posto dei limiti, ovvero i vincoli di Maastricht.
Inizialmente questo aspetto sembrava riguardasse lo stato, ma non riversarsi sulle altre aziende
pubbliche territoriali , a partire dagli anni 90 si è parlato di patto di stabilità interno. Quello che
succedeva a livello europeo, si andava a riflettere anche internamente su quelle che le singole amm.
Pubb. Territoriali di livello gerarchico inferiore, quindi regioni, province, enti locali dovevano fare.
Vincoli di cassa imposti senza un’adeguata razionalità, cioè si sono trasformati in vincoli alla spesa
senza ragionare in maniera attenta sull’equilibrio tra le risorse disponibili e le spese.
Fondamentali sono anche le innovazioni finanziarie. Negli anni 90 si da la possibilità alle
amministrazioni locali, province e comuni di emanare dei propri titoli, i cosidetti BOC ( buoni ordinari
comunali ) o BOP ( buoni ordinari provinciali ) che sono delle modalità di utilizzo delle risorse
pubbliche

 Il new public management in generale si caratterizza per l’apertura al mercato, e di conseguenza


apre anche le porte alla competizione alle diverse amm. Pubb. ; ciò ha inciso fortemente sulla
sanità. Noi abbiamo avuto dei percorsi , una sorte di flussi migratori dal sud verso il nord di pazienti
che si sentivano meglio curati in determinate strutture.
La competizione cosa dovrebbe portare ? nel privato se io mi accorgo che il mio competitors sta
attuando un’innovazione, sta migliorando la qualità del servizio ; di conseguenza cerca di innovarmi.

 Vi è bisogno del supporto di sistemi informativi e di controllo, anche contabili: contabilità analitica,
controllo di gestione, sistemi della misurazione della performance, premialità connesse alla capacità
del personale ai diversi livelli di raggiungere gli obiettivi che gli sono stati assegnati. Sono tutti
meccanismi tipici del mondo profit, chee si è cercato di traslare nelle az. Pubbliche e non è semplice.

 Bisogna realizzare una misurazione della performance e una valutazione dei risultati; si tratta di due
strumenti utili a valutare progressivamente se il processo di programmazione condotto all’inizio, sta
portando ai risultati sperati e quindi la valutazione della performance servirà sia a incentivare il
personale ad operare meglio, sia come base per la programmazione futura in funzione degli
obiettivi raggiunti e non andrò a stipulare la nuova programmazione.

 Il decentramento delle responsabilità. Abbiamo già parlato della separazione netta tra politica e
gestione. La politica , va a definire gli obiettivi strategici di medio/ lungo termine. L’amministrazione
ha competenze tecniche specifiche e si deve occupare degli aspetti di tipo gestionale utilizzando
quelle che sono le loro competenze.
Quindi il manager a sua volta ha un’autonomia nell’organizzare i processi operativi, nell’ambito di
questa autonomia, può anche selezionare dei soggetti a cui delegare alcune funzioni. Questi
soggetti che ricevono la delega saranno responsabili delle funzioni che gli sono state delegate. La
logica è che la responsabilità deve essere connessa a chi è chiamato a svolgere le attività.

Il New Public Management in Italia


Il sistema informativo contabile in base all’uso , ha una data utilità.

In Italia tradizionalmente le amm pubb hanno utilizzato un sistema, o meglio una base contabile
sostanzialmente diversa da quella delle imprese.

Le imprese pubb non sono interessate al profitto e ci si è accontentati di un sistema di contabilità giuridico
patrimoniale, la cosidetta contabilità a base finanziaria; cioè un sistema contabile che poi andremo ad
esaminare nel dettaglio perché esiste ancora in parallelo con la contabilità economica. Oggi la maggior
parte delle amm pubbliche fa entrambe e si fa un casino.

La contabilità a base finanziaria è un sistema contabile che serve fondamentalmente a tenere conto di
quelli che sono i diritti e gli obblighi in carico alla specifica amministrazione, e seguire come si muovono i
flussi di cassa perché l’esigenza di monitorare le risorse pubbliche e assicurare la legalità ha sempre fatto
porre l’attenzione più sui flussi di cassa e su come si muovevano i diritti e gli obblighi piuttosto che
sull’aspetto economico della gestione.

La contabilità di tipo finanziario è quella che ha dominato fino all’ultima riforma significativa cioè il dec leg
218 del 2011 che poi ha avuto applicazione estesa nel 2015.

Uno dei primi aspetti è stato quello di introdurre progressivamente la contabilità economica, che nelle AP
viene chiamata economica-patrimoniale, per dire che deve cogliere sia l’aspetto dei proventi/oneri,
costi/ricavi sia l’aspetto di come si modifica il patrimonio della singola az pubb.

Se abbiamo detto che si vuole decentrare la responsabilità a livello di unità organizzativa,di settore vuol dire
che all’interno delle pubb amministrazioni si devono riconoscere dei centri di responsabilità.
Il controllo di gestione  se andiamo verso meccanismi di razionalità economica , di programmazione ( non
esiste senza il controllo )

Nel 1995 il legislatore ha introdotto il controllo di gestione per gli enti locali con 2 decreti. Fine 1992, inizio
1993 si introduce la contabilità analitica per centri di costo, quindi anche dettagliato come nell’unico caso
nelle aziende sanitarie pubbliche. Ancora oggi in tanti enti locali il controllo di gestione in sostanza non è
fatto, perché non è mai stata applicata la contabilità analitica.

Cambia anche il rapporto di lavoro, non più soltanto dipendenti selezionati attraverso concorsi pubblici per
contratti a tempo indeterminato, ma anche l’impiego di contratti a tempo determinato e quindi l’utilizzo di
quelli che sono strumenti tipici del lavoro privato.

Sistemi di incentivazione e valutazione, altro aspetto critico. Parliamo sempre di tecniche che dal privato
sono traslate nel pubblico.

Le cosidetta RIFORMA BRUNETTA in realtà non hanno portato grandi innovazioni, hanno soltanto spinto il
piede sull’acceleratore su una serie di principi e concetti che in realtà erano stati introdotti all’inizio degli
anni 90 dal ministro Bassanini.

Secondo la riforma Brunetta bisognava creare dei sistemi obbligatori di valutazione della performance e che
la distribuzione degli elementi aggiuntivi di retribuzione dovesse essere fatta in maniera proporzionale agli
sforzi compiuti stabilendo addirittura che non ci può essere oltre un certo numero di persone che sono in
grado di raggiungere gli obbiettivi .

Si è cercato sostanzialmente di dare una scossa a quella che era l’abitudine assolutamente radicata della
distribuzione, delle premialità a pioggia uguali a tutti e ciò demotiva chi si è impegnato di più. Quindi
bisogna fare una valutazione dei comportamenti sia da un punto di vista organizzativo che da un punto di
vista tecnico del raggiungimento degli obiettivi, per fare questo vi è bisogno di un controllo di gestione , ho
bisogno dei dati per capire chi ha fatto che cosa. Il controllo di gestione si poggia sulla contabilità analitica,
e quest’ultima sulla competenza economica. La contabilità finanziaria non è capace di sopportare questo
tipo di cambiamento. Tutto ciò è accompagnato da quello che viene definito performance management,
poiché siamo nell’ambito pubblico è chiamato public performance management  una gestione orientata
al raggiungimento della performance e ha bisogno della contabilità economica patrimoniale , di un sistema
dei controlli dei costi e si basa su un modello di pianificazione tramite la quantificazione dei dati attraverso
la relazione di budget , non solo più il bilancio preventivo per l’ente ma un budget per ogni centro di
responsabilità.

Vi è anche bisogno anche di un controllo basato sull’efficienza della spesa, un sistema quindi di controllo
prima di tutto interno e poi esterno.

DECENTRAMENTO ORGANIZZATIVO  bisogna cercare di dare una nuova struttura alle amm pubb
territoriali cercando di portare all’esterno alcune attività , settori e cercare di gestire delle unità più snelle.
Anche la gestione di conseguenza è più semplice.

Bisogna innescare dei meccanismi di concorrenza tra amm pubb e aziende private ( es sanità ).

Si parla di mobilità passiva e attiva , nel caso in cui perdo o attiro il cliente.

Ciò ha delle conseguenze dal punto di vista finanziario perché le risorse si spostano con l’individuo stesso ;
ma anche in termini di risorse umane; ha delle conseguenze dal punto di vista gestionale
Dal New Public Management al Post – New Public Management

Ci si è resi conto il new public management presentava tutta una serie di criticità.

Es ipotizziamo che un determinato ospedale sia eccellente in un determinato reparto, tutte le risorse
vengono utilizzate e spostate verso questo settore. Cosa succede al resto della struttura ? bisogna fare una
riequilibrazione o il fattore di specializzazione comporta il fatto di utilizzare meno risorse per gli altri reparti
e potrebbe causare l’incapacità di svolgere le funzioni ordinarie.

Altri aspetti si sono amplificati con la crisi finanziaria del 2008; il fatto di delegare le funzioni e quindi di
lasciare i dirigenti liberi di operare sempre nella cornice normativa di riferimento da un lato aveva fatto
recuperare un minimo di elasticità ai processi decisionali delle amministrazioni pubbliche , dall’altro aveva
creato una frammentazione del potere decisionale che rischiava di far venire meno le capacità di
coordinamento e ciò determina inefficienza. Altro aspetto che si è evidenziato durante la crisi è che il new
public management portando ad accentuare le competenze dei dirigenti e quindi rendendo più netta la
separazione tra politica e amministrazione ha portato come effetto collaterale negativo di andare ad
aumentare in qualche modo la distanza tra governanti e governati. Bisognava reinserire alcuni meccanismi
correttivi quindi si parla di POST NEW PUBLIC MANAGEMENT che è un’evoluzione del new public
management che però cerca di calare meglio alcuni principi rispetto alle caratteristiche delle aziende
pubbliche e ciò ha cercato anche di modificare tutti una serie di aspetti tra cui il fatto di mettersi addosso il
vestito delle az. Private, di considerare meglio le peculiarità delle amministrazioni pubbliche

Si è parlato troppo spesso di una visione troppo concentrata sui risultati di breve periodo e la mancanza di
una programmazione che fosse di più ampio respiro
Il processo manageriale

Quando parliamo di management pubblico guardiamo in sostanza a quello che è un processo unitario, dove
non dobbiamo pensare al singolo manager , ma a più manager che operano nella struttura e che sonotra di
loro coordinati. Si parla in quest’ambito di processi di coordinamento (che coinvolge tutte le attività spese
nelle attività pubbliche )non soltanto di dirigenti, ma anche di organi politici. Se da una parte i dirigenti
devono essere autonomi nella gestione, devono comunque riferire i risultati agli organi di governo. Questi
ultimi li richiedono lì dove non sono presentati.

Gli organi politici riconoscono la professionalità e l’autonomia dei managers, ma chiedono anche conto ai
manager di quello che stanno facendo. Ne devono chiedere conto in quanto rappresentanti dei cittadini,
devono agire per conto dei cittadini. C’è bisogno di un coordinamento istituzionale tra le diverse
amministrazioni pubbliche che contemporaneamente servono lo stesso territorio. Queste operazioni devono
essere in qualche modo favorite da un’interazione tra i manager che operano nelle varie amministrazioni.

Affinché il valore proposto sia effettivamente quello riconosciuto era necessario dare continuità. Il politico
tende a fare una programmazione di breve periodo e di non andare oltre il proprio mandato poiché spera di
raccogliere risultati da utilizzare anche per ottenere una riconferma; tuttavia se non si lancia lo sguardo
oltre il medio termine perché cinque anni in politica sono medio termine non si riesce a modificare elementi
strutturali di un territorio; per fare questo è necessario che ci sia una certa continuità delle scelte strategiche
che vengono prese.

L’idea di dare continuità significa anche individuare quelli che sono degli obiettivi di performance non
soltanto a carattere individuale, ma anche relativi all’intera organizzazione e quindi si parla di performance
dell’intera azienda pubblica territoriale con un intreccio con quella che è la valutazione della responsabilità
del singolo dirigente e gli obiettivi che gli sono stati assegnati e quella che è la performance complessiva
dell’amministrazione che si sta andando a guardare.
Public performance management

Siamo passati progressivamente dal new public management a un sistema centrato molto sulla
performance e per questo parliamo di public performance management.

Gli obiettivi che ispirano l’azione quotidiana devono essere chiari a tutti quelli che operano nella struttura,
devono essere condivisi. L’unico modo di garantire la condivisione degli obiettivi è che tutti partecipano
attivamente alla definizione di quegli obiettivi.

Gli obiettivi oltre a essere espliciti devono essere legati agli indicatori che consentono di capire il grado di
raggiungimento dell’obiettivo programmato. Devono andare a capire le cause sul perché magari è stato e
allentato il programma per il raggiungimento degli obiettivi. Il controllo deve essere fatto dai manager in
relazione alle risorse e agli obiettivi effettivamente raggiunti. Ma il controllo deve essere anche svolto dei
politici: infatti, gli assessori richiedono periodicamente come sta andando.

Indicatori di performance
• Misure relative capaci di fornire informazioni sintetiche e segnaletiche su singoli aspetti dei fenomeni
gestionali

• Strumenti di misurazione, con molteplici finalità:

 guidare i comportamenti [Link] (  responsabilizzazione )


 catturare le variabili critiche
 effettuare l’analisi degli scostamenti
 permettere i confronti spazio-temporali (benchmarking, …)
 esprimere i risultati economici complessivi e non solo contabili
 svolgere, in modo consapevole ed efficace, attività di comunicazione, esterna ed interna

NB: la valutazione della situazione descritta dagli indicatori e la scelta delle azioni da intraprendere è
sempre della persona e/o dell’organo competente
Gli indicatori mi permettono di fare dei confronti nel tempo, e anche a livello spaziale con altre
amministrazioni che hanno le mie stesse caratteristiche quali-quantitativa. Mi permettono di esprimere in
maniera sintetica anche quegli aspetti che non sono naturalmente espressi in maniera sintetica.

Quando costruisco degli indicatori è sempre bene avere presente che gli indicatori non vanno guardati in
maniera isolata, ma ne devo guardare più di uno. Devo costruire un sistema di indicatori. C’è bisogno di uno
sforzo interpretativo da parte dell’organo competente per prendere le decisioni successive. La performance
incide sulla responsabilità del dirigente.

Performance e responsabilità dirigenziale


• La performance si articola in tre diverse ma complementari dimensioni di risultato: economy , efficiency,
effectiveness + quality

monitorare e responsabilizzare la dirigenza con riferimento a queste dimensioni, elaborando un sistema


informativo ad hoc quality.

Le dimensioni di performance vanno misurate e valutate in relazione a distinti momenti del processo di
produzione / apprestamento del servizio pubblico.

Le 3E + qualità
La performance per essere efficiente e deve essere di qualità. I processi di monitoraggio non saranno identici
nell’ambito della stessa organizzazione per tutti i settori.

L’economicità è la mia capacità di raggiungere l’efficienza ed efficacia e quindi sfruttare al meglio le risorse
per raggiungere i bisogni del cittadino.

Il primo momento è il momento del controllo momento in cui acquisisco i fattori di produzione e quindi il
momento dell’input. L’economicità va controllata dal momento in cui acquisisco i fattori produttivi.
Il secondo momento è il processo di trasformazione che richiede la verifica dell’efficienza nell’uso delle
risorse impiegate anche nell’ambito delle risorse umane.

Il terzo momento è quello degli output —> comporta che il bene o servizio realizzato venga ceduto. Per
valutare se quell’ output che ho ottenuto è coerente con quello che ho programmato devo fare un confronto
tra l’output ottenuto e quello programmato__> così riuscirò a stimare l’efficacia operativa.

Ma se io voglio andare oltre e se voglio valutare quello che ho fatto è coerente ai bisogni della collettività
devo fare ancora un passo ulteriore devo valutare quindi —> l’efficacia strategica misurando l’outcome cioè
come l’output ha impattato sulla mia collettività.

Performance e responsabilità dell’organo di governo politico

Processo di gestione —> affidato ai manager, va a valutare efficacia e efficienza. Si nutre della verifica degli
obiettivi intermedi non solo di quelli finali, perché valutando quelli intermedi posso mettere in atto degli
interventi correttivi.

Processo politico —> si pone sul piano dell’effetto di tutta l’attività posta in essere ha sulla collettività quindi
l’efficacia strategica o globale. È responsabile la struttura politica nei confronti dei cittadini dell’outcome
prodotto.

Public Governance
Ci si è resi conto che era necessario allargare nuovamente i confini decisionali, creare degli spazi di
interazione tra la politica e la collettività in modo che la collettività avesse nuovamente modo di
esprimersi e si parla quindi di Public Governance.

Gli organi di governo continuano ad avere il ruolo di regolamentare e di definire le politiche


pubbliche e anche il compito di assegnare le risorse per ognuna di queste politiche
LA PROGRAMMAZIONE E LA PIANIFICAZIONE
Per raggiungere un determinato obiettivo devo costruire un piano preciso che va a delineare gli step da
percorrere in maniera tale da pervenire al raggiungimento di quel [Link] vuole qualcuno che definisce
gli obiettivi strategici. Nell’ATP sono definiti dai [Link] parliamo dello Stato il parlamento; nel caso della
regione, il consigliere regionale; nel caso della provincia, il consiglio provinciale e nel caso del Comune e ci
riferiamo al consiglio comunale. In ognuno degli enti in realtà delle aziende pubbliche territoriali c’è un
organo politico che specificamente è addetto ad entrare anche in relazione con i manager . Nelle aziende
pubbliche territoriali a carattere sociale locali ovvero regioni province e comuni si parla di giunta; Nello
Stato si parla di governo. Gli obiettivi vengono tradotti dai manager, cioè i dirigenti che sono competenti dal
punto di vista tecnico.l’approvazione definitiva di questi obiettivi anche di carattere operativo compete
sostanzialmente ai politici: infatti, il bilancio di previsione (principale documento della programmazione)
viene approvato dagli organi politici.

Dobbiamo distinguere la programmazione di carattere strategico e di carattere operativo ( chiamata anche


pianificazione ) .

Nella programmazione strategica si cerca di definire gli obiettivi strategici nel medio/ lungo termine;
l’azienda deve declinare qual è la sua MISSIONE di fondo ( nelle [Link]. Tett. Le funzioni fondamentali
sono definite dalla nostra carta costituzionale e quindi già c’è una definizione di compiti; dati questi vincolo
dati dalla carta costituzionale il ruolo degli organi di governo sarà di quello di calare quelle funzioni, quei
compiti fondamentale nel proprio territorio di riferimento. ) È fondamentale avere un’idea di come si vede in
futuro quel territorio —> VISIONE . Es. Il progetto entro il 2050 di Genova, la città del futuro.

È importante che vengono declinati i valori che ispirano l’azione. Questo concetto dei valori ci ricollega al
discorso degli SDGs.

Quanto più è turbolento l’ambiente, maggiore è la responsabilità delle APT nell’assumere scelte che
riducano l’incertezza.
Bisogna dare concretezza agli obiettivi, questo tipo di passaggio dall’obiettivo strategico a quello operativo
compete ai manager che devono trovare le soluzioni tecniche. Sebbene abbiamo degli ambiti di autonomia,
politici e manager devono comunque interfacciarsi e parlarsi, ma poi il compito dei politici è quello di
controllare che i manager stiano prendendo la direzione giusta e soprattutto che l’azione dei diversi
manager che operano nell’ambito dei vari servizi sia opportunamente coordinata, perché anche questo è un
grosso rischio.

Le decisioni di carattere operativo ovviamente sono più orientate al breve termine. Una pianificazione ben
articolata potrebbe addirittura scindere l’esercizio amministrativo in periodi più brevi, individuando tappe di
attività fondamentali entro le quali svolgere queste determinate attività.

Quindi ai politici compete il ruolo di definire quelle che sono le politiche da attuare e i programmi.

Le politiche possono anche portare ad utilizzare strumenti di carattere normativo più o meno rilevanti.

La giunta regionale potrebbe deliberare delle leggi regionali per governare il suo territorio e stabilire quelli
che sono dei principi. A livello comunale ci possono essere delle ordinanze, si tratta di strumenti di carattere
politico che servono a supportare il processo di programmazione, ad attuare le politiche.

Dal punto di vista programmatico sono:

 Il DEF ovvero il documento di economia e finanza;


 Poi abbiamo il documento di economia e finanza regionale;
 Nelle province e nei comuni abbiamo i cosiddetti DUP, ovvero il documento unico di
programmazione ( cerca di mettere insieme gli aspetti strategici con quelli operativi e a differenza
degli altri due documenti ha già un orientamento spostato verso gli aspetti operativi, il periodo di
riferimento è di 3 anni ).

Dal 2017 in Italia è stata emanata una norma per cui il DEF sia a livello nazionale che regionale deve
contenere dei riferimenti agli SDGs.
I SISTEMI INFORMATIVI NEI PROCESSI DI PROGRAMMAZIONE
È riassunto sulla linea temporale quanto già detto nella slide precedente.

È possibile vedere come si vanno ad intersecare gli aspetti di programmazione con la gestione che prosegue
continuamente con le attività di rendicontazione, e quindi di chiusura di contabilità alla fine dell’esercizio e
di predisposizione di quello che è il rendiconto.

Sì è il sistema di programmazione, pianificazione e controllo funziona in maniera corretta; sia coloro che si
occupano della programmazione sia quelli che si occupano della pianificazione dovrebbero avere a
disposizione le informazioni utili per capire se si sta andando nella direzione programmata o se bisogna
apportare delle modifiche.
I processi decisionali pubblici

Decisione  atto di scelta che rappresenta l’ultimo stadio di un processo (decision-making process)

Come si decide?

Il concetto di programmazione è cambiato nel tempo. Siamo partiti da modelli prescrittivi e cioè che
fondamentalmente andavano a considerare come il processo di programmazione dovesse essere basato
esclusivamente su una razionalità assoluta nelle scelte.

La razionalità assoluta non è sempre perseguibile soprattutto nella pubblica amministrazione perché spesso
quelle sono delle visioni diverse, degli obiettivi diversi possono andare a intersecarsi per cui non sempre la
scelta che la pubblica amministrazione fa è la più conveniente dal punto di vista economico.

A volte la razionalità economica deve cedere il passo a quella che invece l’esigenza di soddisfare degli
obiettivi strategici più alti della razionalità economica.

Nel 1946 Simon,uno studioso di pubblica amministrazione, introdusse il modello razionale limitato. Io cerco
di operare nelle scelte che vengono fatte privilegiando la modalità operativa più conveniente dal punto di
vista economico; tuttavia quando prevalgono delle logiche sociali o relative a delle politiche pubbliche che
come pubblica amministrazione voglio portare avanti, la razionalità economica è limitata dalla
considerazione di questi altri aspetti. Questi modelli di carattere normativo sono anche stati criticati.
Esempio di questo modello è il cosiddetto planning programming budgetting system che prevedeva che si
partisse dalla programmazione, susseguita dalla pianificazione di carattere operativo e sulla base di
quest’ultima vado a quantificare i miei programmi futuri.

Secondo questa logica svolgo tutta la mia attività.

il modello razionale non è attuabile perché ci sono problemi legati ad altri fattori; però questo modello pur
tenendo conto delle politiche, siccome dichiara già in partenza tutto quello che deve essere fatto per uno
scenario futuro di cinque anni in qualche modo limita le alternative possibili da parte di politici e quindi si
creano delle difficoltà con quelli che sono i meccanismi di consenso elettorale.
Sono state proposte anche altri modelli decisionali —> i modelli descrittivi.

Tra i modelli descrittivi o esplicativi è noto il modello per successivi confronti limitati; di base cerco di
mandare avanti la programmazione partendo da quello che è stato fatto in passato e mi pongo il problema
di fare dei cambiamenti soltanto limitatamente ad alcuni aspetti che mi sembrano che siano andati a
modificare. I cambiamenti quindi sono limitati. In Italia e in altri paesi questo modello si è tradotto in quello
che era il meccanismo dell’ incrementalismo che consiste nel prendere delle somme assegnate da una certa
pubblica amministrazione per svolgere l’attività nell’anno precedente, di aggiungerci un determinato quid
in termini percentuali. In questo modo non ci si poneva il problema se quelle scelte fatte in passato
continuassero ad essere valide o meno e se in qualche modo i meccanismi di controllo avevano rilevato delle
inefficienze.

Sono stati introdotti successivamente i cosiddetti meccanismi misti che distinguono le decisioni in due macro
gruppi:

 quelle fondamentali che riguardano gli elementi cardine delle attività assegnate alla pubblica
amministrazione rispetto alle quali bisogna applicare un modello razionale
 Quelle non fondamentali che assorbono uno quantitativo inferiore di risorse.

Nei processi di programmazione due sono i momenti fondamentali dal punto di vista di predisposizione di
documenti di sintesi:

 in fase di programmazione si parla di bilanci preventivi


 in fase di controllo al termine dell’esercizio e anche di comunicazione a terzi dei risultati ottenuti si
parla di bilanci consuntivi o anche definiti rendiconti.
I bilanci di previsione

I bilanci di previsione contengono due serie di valori, fra loro collegati, e di diversa natura, a seconda che si
tratti di indagare la gestione aziendale nell’aspetto:

 finanziario  entrate e uscite previste (BPF)


 economico costi e ricavi/proventi di competenza previsti (BPE)
 patrimoniale  attività e passività previste (BPPa)

I bilanci di previsione contengono due serie di valori:

o valori calcolati secondo le logiche della contabilità finanziaria


o poi due documenti predisposti secondo le logiche della contabilità economica.

La contabilità finanziaria è sostanzialmente una contabilità che cerca di cogliere quali sono i diritti e gli
obblighi in carico alla singola amministrazione territoriale, cerca quindi di esprimere da questi diritti e da
questi obblighi quali saranno presumibilmente le entrate e le uscite che ne potranno scaturito.

La contabilità finanziaria si sofferma soprattutto partendo da quello che è un diritto, un obbligo che
l’amministrazione ha acquisito; ma si sofferma soprattutto su quello che sono i movimenti finanziari di cassa
che si presume potranno accadere nell’anno avvenire.

La contabilità finanziaria di suo non si sofferma a guardare come cambierà la consistenza del patrimonio.

Per poter misurare in maniera più significativa l’efficienza tecnica, cioè la capacità di utilizzare al meglio le
risorse disponibili per raggiungere gli obiettivi programmati, è necessario utilizzare la contabilità economica
o contabilità economico patrimoniale. Si Cerca di prevedere quali saranno i proventi e ricavi del prossimo
esercizio, secondo una logica di competenza economica; quali saranno i costi (sempre secondo una logica di
competenza economica)prevedibili per l’anno a venire.

Anche se sto facendo un bilancio preventivo, non solo ci metterò i costi che si potranno manifestare durante
l’anno, i ricavi e i proventi; ma anche quelle stime relative agli ammortamenti,accantonamenti che possono
essere previsti per gli anni avvenire alla valutazione di quelle che sono eventuali rimanenze.

Nelle aziende pubbliche territoriali non si parla di capitale sociale, ma di fondo di dotazione. Si andrà a
vedere come le risorse inizialmente attribuite a questa amministrazione sono andate a aumentarsi
nell’anno, ma anche negli esercizi precedenti.
L’evoluzione del bilancio di previsione dello Stato (1)

• Prima fase (fine ’800, inizio ’900):

 finanza neutrale;
 concezione contabile di ispirazione patrimonialistica;
 bilancio come strumento della ragioneria pubblica;
 entrate e spese classificate in:
o effettive;
o per movimento di capitali;

• Legge 18/11/1923 n. 2440:

 parte I: disciplina del patrimonio


 parte II: disciplina dei contratti;
 parte III: disciplina della contabilità e del bilancio.

La prima fase si ha con l’unità d’Italia fino agli inizi del 900 ed è la fase in cui la finanza pubblica è
abbastanza neutrale rispetto all’economia.

Quando si parlava di bilancio dello Stato (adottando una visione di tipo patrimoniale: cioè, partendo dalla
considerazione della consistenza del patrimonio dello Stato e da lì si analizzano le variazioni che c’erano
estate) ci si concentrava soprattutto sulle grandezze che servivano a stabilire le politiche fiscali. Il bilancio
era soprattutto uno strumento di ragioneria pubblica, e non uno strumento decisionale di carattere
economico perché la finanza pubblica era abbastanza neutrale rispetto a quello che succedeva nel paese. In
questa fase il bilancio era classificato sia per le entrate che per le spese in:

1. entrate e spese effettive ovvero quelle che oggi vengono chiamate correnti
2. entrate e spese per movimento di capitali cioè quelle che riguardano movimenti relativi a
investimenti fatti o recupero di investimento fatto.

La legge del 18 novembre 1923 numero 2440 è ancora oggi un punto di riferimento per la contabilità di
Stato ed è costituita in tre parti:

o La prima parte contiene la disciplina del patrimonio, su come dovrà essere gestito per esempio la
possibilità di affidare i beni demaniali a terzi in concessione.
o La seconda parte riguarda la disciplina dei contratti; i contratti sono stati più rinnovati rispetto al
resto.
o La terza parte contiene la disciplina della contabilità del bilancio.
L’evoluzione del bilancio di previsione dello Stato (2)

• Seconda fase:

 finanza funzionale;
 concezione macroeconomica;
 bilancio come strumento della finanza pubblica;
 contabilità nazionale e determinazione di aggregati di natura statistica;
 introduzione (dal 1950) della Relazione generale sulla situazione economica del paese.

• Legge 1/3/1964, n. 62 (cd. legge Curti):

o Relazione previsionale e programmatica


o Note preliminari agli stati di previsione
o classificazione delle entrate e delle spese in base a due criteri:
 funzionale (destinazione della spesa);
 economica (entrate e uscite correnti e in c/capitale).

Evento fondamentale nella seconda fase è la crisi del 1929. Nel 1929 a livello mondiale c’è stata una
pesantissima crisi finanziaria, alla quale vari paesi hanno reagito secondo le stesse modalità. In Italia lo
strumento che è stato attuato da parte dello Stato per fronteggiare tale crisi è stato quello di attuare un
processo di intervento dello Stato nell’economia con la costituzione di grandi gruppi di aziende pubbliche. La
1 az. pubblica fondamentale per il rilancio dell’economia italiana fu L’IRI ( Istituto di ricostruzione
industriale), poco dopo nacquero Eni, Enel. In questa concezione macroeconomica così modificata la finanza
pubblica diventa funzionale allo sviluppo dell’economia e quindi cambia anche il bilancio dello Stato. Il
bilancio diventa lo strumento che serve a regolamentare la finanza pubblica, a capire quante risorse lo Stato
può dedicare allo sviluppo dell’economia. Si cominciano a introdurre di meccanismi di contabilità nazionale
pubblica e anche a fare degli studi statistici. Infatti l’Istat inizia ad avere un ruolo fondamentale; si capisce
che la raccolta, lo sviluppo e la riorganizzazione dei dati per trarne studi di tipo statistico può essere la base
per decisioni politiche più consapevoli.

Nel secondo dopo guerra, dal 1950 viene introdotto a fianco ai prospetti contabili del bilancio dello Stato la
relazione generale sulla situazione economica del paese che viene redatta dal ragioniere capo dello Stato.
(L’attuale ministro dell’economia Franco fino a due anni fa era ragioniere capo dello Stato. )
Questa relazione che traccia il quadro della evoluzione del paese, anche in una visione prospettica serviva
ad illustrare quelle che sarebbero state le linee d’azione future dello Stato. Nel 1964 con la legge Curtis si ha
un nuovo cambiamento:infatti, tale legge introduce i primi segni del processo di programmazione perché
chiede che venga introdotta nel bilancio dello Stato una relazione previsionale e programmatica che poi si
trasformerà in quello che oggi viene chiamato Def.
Viene chiesto di fare delle note ai cosiddetti stati di previsione (una sorta di budget molto abbozzato
caratterizzato soltanto da dati finanziari che ogni ministero doveva presentare). Le entrate e le spese
devono essere classificate secondo le due logiche diverse:

1. una logica economica andando a guardare alle entrate e alle spese di carattere corrente che
riguardano la normale gestione e quelli in conto capitale (cioè quelle che riguardano gli
investimenti durevoli da una parte e la contrazione di debiti di lunga durata o l’ottenimento di
trasferimenti per coprire investimenti di lunga durata).
2. La classificazione funzionale invece che riguarda soltanto le spese.
L’evoluzione del bilancio di previsione dello Stato (3)

• Terza fase:

 deficit spending;
 rafforzamento della concezione macroeconomica;
 inadeguatezza del bilancio per la sua rigidità.

• Legge 5/8/1978, n. 468:

 bilancio pluriennale
 bilancio di cassa e relazione di stima sul fabbisogno del settore statale
 legge finanziaria
 consolidamento dei conti dell’amministrazione statale con i conti del cd. settore pubblico allargato

Un momento critico nella vita delle amministrazioni pubbliche è stato caratterizzato dalla crisi petrolifera
del 1974. Dopo circa trent’anni di spesa pubblica sempre più accelerata con contrazione di debito pubblico
per finanziare investimenti e le attività pubbliche; a un certo punto ci si rende conto che il deficit che si è
andato a cumulare.

L’ammontare di debito che sovrasta quello che viene prodotto dal paese è diventato talmente grande che lo
Stato è arrivato ad emettere nuovi debiti solo per pagare interessi in scadenza( è come se un padre di
famiglia andasse a contrarre un prestito solo per pagare la quota di interessi del mutuo che deve pagare il
mese dopo. ) Comincia la fase cosiddetta “deficit spending” —> l’idea è che bisogna fare delle analisi più
approfondite di quelli che sono gli interventi dello Stato.

La struttura del bilancio dello Stato era troppo rigida, non consentiva di leggere cosa succedeva durante
l’anno e quindi quali dovessero essere gli aggiustamenti da fare e per cui si arriva nel 1978 a cambiare gli
schemi di bilancio.

Bisogna fare il bilancio di previsione annuale dettagliato per quanto riguarda l’anno avvenire e un bilancio
di previsione triennale con un livello di dettaglio minore, ma che comunque specifichi in maniera chiara
come si vogliono distribuire le risorse tra le diverse politiche.

Al bilancio finanziario, si accompagna un bilancio di cassa che deve che serve a stimare il fabbisogno netto
del settore statale; cioè, faccio una stima delle entrate delle spese, faccio la differenza e vedo quale è la
parte da finanziare e quindi il fabbisogno da coprire.

Si introduce la logica della legge finanziaria che ci siamo portati fino ai nostri giorni; cioè, entro la fine
dell’anno precedentemente a quello di programmazione, il governo deve presentare al parlamento una
legge condivisa da tutto il parlamento che contenga il bilancio dello Stato e tutti gli elementi da
regolamentare per dare attuazione a quel bilancio. Quando si fa una programmazione bisogna assicurarsi di
avere gli strumenti normativi e legislativi che ti consentano di attuare quella programmazione: infatti, per
questo motivo la legge finanziaria contiene le indicazioni per l’emanazione di successivi decreti applicativi,
affinché ci siano gli strumenti che consentono effettivamente di avere una legislazione per attuare quei
programmi. Nel 1978 si introduce per la prima volta l’idea che il bilancio dello Stato deve essere consolidato
con il cosiddetto settore pubblico allargato; ovvero bisogna anche considerare la gestione di tutte le aziende
pubbliche nazionali che in qualche modo fanno parte del settore pubblico per avere il quadro complessivo
delle risorse che vengono utilizzato in ambito pubblico.
L’evoluzione del bilancio di previsione dello Stato (4)

• Quarta fase:

 Legge 23/8/1988, n. 362:


 Documento di programmazione economica e finanziaria
 revisione della funzione della legge finanziaria
 introduzione dei provvedimenti collegati

L’evoluzione del bilancio di previsione dello Stato (5)

• Quinta fase:

 spending review e NPM

• L. 94/1997; [Link]. 279/1997; L. 208/1999

 nuovi criteri di formazione del bilancio


 introduzione delle Unità previsionali di base
 bilancio politico (o decisionale) e bilancio amministrativo (o gestionale)
 introduzione di un sistema di contabilità analitica e formazione del budget
 revisione del rendiconto generale dello Stato

Dall’inizio degli anni 2000 sì è avuto quella fase che ha accompagnato le logiche del new public
management, logiche di spending ReView cioè revisione della spesa.

Ci sono stati una serie di decreti alla fine degli anni 90 e all’inizio degli anni 2000 che hanno introdotto i
nuovi criteri per la formazione del bilancio; stabilendo che per tale formazione devono essere coinvolti
ovviamente tutti i ministeri coordinati dalla Ragioneria generale dello Stato, ma che questi bilanci devono
essere formati obbedendo a dei principi contabili. Si inizia poi a stabilire una differenza tra quello che è il
cosidetto bilancio politico che è quello che deve essere deliberato in parlamento ( o bilancio decisionale) e il
bilancio amministrativo ( o gestionale ) .

I politici votano il bilancio politico e si fermano fino a un certo livello di dettaglio che è dato dal bilancio
politico e dalle cosiddette unità previsionale di base, cioè l’unità minima decisionale a livello politico.

Queste unità decisionali di base devono essere poi declinate in voci più specifiche per dare indicazioni di
carattere operativo ai dirigenti nell’ambito dei vari ministeri.

Viene inoltre introdotta nel 99 anche la contabilità analitica e viene chiesta la formazione di budget. Avendo
rivisitato il bilancio previsionale dello Stato, viene rivisitato anche il rendiconto generale dello Stato.

La corte dei conti è l’organo amministrativo contabile di controllo per eccellenza a livello nazionale.

la corte dei conti nel suo ruolo di vigilare sulla legittimità della spesa pubblica predispone una relazione che
accompagna il rendiconto generale dello Stato e quindi in qualche modo certifica se l’andamento dello Stato
è stato condotto secondo logiche corrette di buona amministrazione a vantaggio dei cittadini.

L’evoluzione del bilancio di previsione dello Stato (6)


• Sesta fase:

 spending review
 armonizzazione

• L. 31/12/2009, n. 196; [Link]. 118/2011; [Link]. 126/2014

 Principi contabili

L’ultima fase prosegue sempre nella logica della spending Review; nella fase precedente si parlava di
spending review caratterizzata da tetti di spesa. In questa fase si parla di spending review razionale, si cerca
di tagliare spese e lì dove non portino a realizzazione il valore pubblico.

Con la legge 196 del 2009 vengono emanati una serie di indicazioni da parte del parlamento per cominciare
a introdurre dei criteri che portino ad armonizzare cioè a redigere i bilanci delle ATP, di quelle sanitarie e in
parte anche dell’università secondo logiche comuni.

Nel 2011 è stato introdotto il decreto legislativo n118; nel primo titolo si parla delle regioni, nel secondo
delle aziende sanitarie e nel terzo dell’amministrazioni territoriali locali. Con tale decreto legislativo
abbiamo per la prima volta una serie di principi contabili definiti che sono stati estesi a tutte le
amministrazioni pubbliche.
La contabilità su base finanziaria in Italia non è pura ovvero non tiene conto soltanto di entrate del fisiche di
denaro, ma è piuttosto una contabilità giuridico finanziaria. Tiene conto delle obbligazioni assunte dalla
pubblica amministrazione e degli obiettivi assunti da parte dell’amministrazione stessa e quindi parte della
considerazione di quelli che sono i diritti di acquisizione di acquisire risorse e obblighi a pagare risorse che
potranno essere fatte.

La stima di questi diritti e di questi obblighi avviene nel momento in cui si va a predisporre il bilancio di
previsione.

Il bilancio di previsione in particolare per l’anno riferimento, ormai data la riforma del 2011 per tutti gli anni
di programmazione vengono previsti i diritti ad acquisire risorse che l’amministrazione pensa di poter
esercitare nel corso del periodo considerato e gli obblighi che quell’ amministrazione e pensa di sottoscrivere
nel corso di tale periodo. Il primo momento è quello in cui si fa la previsione che viene attuato con la
predisposizione del bilancio di previsione. Si tratta di un bilancio prettamente politico e strategico.

I politici decidono quali politiche attuare, sia per prevedere le entrate sia per definire quali sono gli obblighi
che si presume poter compiere durante un anno. La contabilità prosegue secondo delle fasi che sono
predefinite dall’ordinamento contabile.
Nel caso delle entrate le fasi sono le seguenti:

La previsione è attuata con il bilancio. Dopo di che inizia il ciclo delle entrate.

1. Accertamento —> consiste nell’accertare il diritto a riscuotere. L’amministrazione predispone


documenti in base ai quali va ad accertare il suo diritto a riscuotere nei confronti di un soggetto
determinato, entro un tempo delimitato un quantitativo di denaro definito. Queste caratteristiche
rendono la fase dell’accertamento dal punto di vista economico, quella fase che genera la nascita di
un credito. Il credito per essere tale deve essere liquido, certo ed esigibile. Il credito dal punto di
vista economico è il misuratore di un evento economico; quindi ho ricavo se l’amministrazione si sta
ponendo sul mercato in regime di concorrenza, invece ho un provento lì dove ci sono altri
motivazioni che portano ad avere l’entrata (trasferimenti, operazioni di finanziamento). La fase
dell’accertamento è una fase giuridica. Gli atti di accertamento dipendono dalla tipologia di entrata.

2. Riscossione —> compiuta direttamente dall’istituto tesoriere ( e in quel caso la fase di riscossione e
di versamento finiscono sostanzialmente per coincidere: infatti, il tesoriere riscuote per conto
dell’ente le somme e le versa sui conti intestati all’ente) , ma anche tramite gli agenti contabili ( raro
per evitare rischi di furto)

3. Versamento , su conto intestato all’ente


Nel caso delle uscite si parte dalla previsione, ma le fasi successive aumentano.

1. La fase di diritto —> viene caratterizzata dalla contrazione di un impegno a pagare. Normalmente
per perfezionare l’ impegno a pagare si deve identificare chi è il soggetto che ha il diritto a
riscuotere e quindi chi è il creditore, il motivo per il quale l’ente si impegna a pagare una certa
somma e quale è la scadenza . Tuttavia queste caratteristiche non vengono definite in questa fase,
ma nella fase successiva, ovvero la fase di liquidazione, perché ci sono ipotesi in cui l’impegno
giuridico a destinare determinate somme a una certa spesa precede la fase di individuazione del
soggetto che fornirà il bene/ servizio. L’ atto di impegno viene fatto dal dirigente del servizio con
atto che si chiama determina dirigenziale e che per essere valida deve essere validata dal
responsabile del servizio di tesoreria. Ipotizziamo che il dirigente dei Lavori Pubblici impegni delle
somme per mettere in gara la realizzazione di un’opera pubblica. La gara si perfezionerà solo
quando saranno esaminate tutte le offerte dei potenziali concorrenti e verrà assegnato chi è che
deve svolgere il lavoro pubblico. Anche le somme sono impegnate, ma non esiste ancora un
soggetto identificato e quindi di conseguenza definita la scadenza, il debito non può essere liquido,
certo ed esigibile.

2. La fase di liquidazione—> è la fase in cui il bene è stato recapitato all’ente o nel caso del servizio
l’ente ne ha usufruito e quindi va effettivamente ad identificare chi è il soggetto creditore, entro
quanto deve pagare, qual è l’ammontare preciso. Nel caso delle uscite, l’identificazione del debito si
è spostato dalla fase di diritto all fase di ADEMPIMENTO DELL’ATTO.

3. Dall’atto di liquidazione scaturisce quello che è il mandato tipico che accompagna la fase dell’
ordinazione—> fase ad opera del dirigente che ordina al tesoriere di pagare il soggetto che ha
maturato il debito a ricevere quella somma

4. La fase successiva è quella di fatto in cui avviene effettivamente il trasferimento di denaro , in cui il
pagamento verrà completato.

Tutte le fasi sono accompagnate da documenti che sono strettamente oggetto di controllo interno, ovvero
un controllo di legittimità o di regolarità amministrativo contabile che viene fatto ad opera del segretario
generale .

Fino a quando non è stata approvata l’ultima riforma accadeva nelle pubb amm che si andassero a fare
degli accertamenti anche quando si sapeva che difficilmente le somme sarebbero state riscosse e si
andavano a fare degli impegni anche quando si sapeva che non si era in grado di pagarli. Questo generava
residui attivi e passivi , detti anche quasi debiti e quasi crediti che vengono presi in considerazione quando si
faceva il risultato d’amministrazione cioè bisogna vedere se la gestione finanziaria dell'ente è stata in
equilibrio o meno e si calcola sommando a quello che c'è in cassa i residui attivi (entrate accertate, ma che
Non sono ancora arrivate alla fase di versamento) meno i residui passivi (spese impegnate ma non arrivate
al pagamento).
-Se al termine dell'esercizio ho avuto un avanzo esso diventerà la prima voce delle entrate del bilancio
successivo altrimenti se ho avuto un disavanzo esso diventerà la prima voce delle uscite del bilancio
successivo-

Tutto ciò solo per avere un buon risultato amministrativo (cartelle pazze, le cartelle esattoriali erano un
documento tramite il quale veniva chiesto al contribuente di pagare delle imposte e vennero definite pazze
perché vennero inviate a persone che non avevano l’obbligo di pagare quelle somme).

La competenza finanziaria potenziata


A partire dall’1/1/2015, il principio contabile generale n. 16 della competenza finanziaria POTENZIATA
prevede che le obbligazioni giuridicamente perfezionate attive e passive, che danno luogo a entrate e spese
per l’ente, siano registrate quando sorgono, con imputazione alle scritture contabili degli esercizi in cui
scadono. Crediti e debiti devono essere: CERTI – LIQUIDI – ESIGIBILI

Per evitare ciò ( CARTELLE PAZZE ) nel 2009 è stata fatta una legge sull’armonizzazione contabile da cui poi
è venuto il decreto legislativo118.

Il nostro legislatore ha definito che tutti i principi del nuovo sistema contabile finanziario dovessero essere
ispirati alla sana gestione finanziaria. Il legislatore nel redigere il dec. Leg. 118 che è entrato in vigore nel
2015, ha attivato il principio di competenza finanziaria potenziata cioè che non si può completare un
accertamento se a fronte di esso non c'è la caratteristica della nascita di un credito.

Il credito deve essere: certo-liquido-esigibile

 certo: l'obbligazione giuridica è perfezionata (accertare che il debitore paghi)


 liquido: determinazione dell'importo esatto
 esigibile: non ci sono condizioni sospensive

Nel momento in cui l'impegno non è liquido e quindi non esigibile si parla di impegni provvisori.
Il ciclo finanziario delle entrate ( già dette prima ) questa pagina insieme alle prossime due contiene
contenuti prettamente delle slide che io ho solo letto, credo basti ciò che è detto nelle due
pagine precedenti

 Previsione (misura prevista delle entrate)


 Accertamento (atto formale che individua il credito dell’amministrazione, il soggetto debitore, la
causa, l’importo e la scadenza del credito);
 Riscossione da parte di agenti contabili o del tesoriere
 Versamento

Accertamento

• La fase di accertamento si concretizza con l’emissione di ordinativi d’incasso da consegnare all’ufficio di


tesoreria comunale.

• Gli ordinativi d’incasso sono diversi in relazione alla natura dell’entrata:

o liste di carico ed elenchi per le entrate: di natura patrimoniale; provenienti da servizi di carattere
produttivo; connessi a tariffe o contribuzioni dell’utenza; ( ci sono gli elenchi per i buoni libro da
distribuire alle famiglie )
o ruoli per le entrate tributarie;
o reversali di incasso per le entrate ad acquisizione diretta.( per le entrate che l’ente acquisisce
tramite l'agente contabile)

• Per talune entrate, l’accertamento si può concretizzare mediante contratti, provvedimenti giudiziali o atti
amministrativi specifici.

In alcuni casi l'accertamento è diretta conseguenza di un contratto che è già stato stipulato oppure di
provvedimenti giudiziari o di atti amministrativi che sono stati già compiuti. Non c'è bisogno che ci sia un
documento emesso dall'ente come ad esempio quando c’è il trasferimento dalle risorse delle stato alle
regioni, ai comuni vi è un atto specifico ovvero la delibera.

• Per poter operare un accertamento occorre che vi siano i seguenti elementi:

o La ragione del credito,


o Il titolo giuridico
o Il soggetto debitore,
o L’ammontare del credito,
o La relativa scadenza.
Il ciclo finanziario delle uscite

Previsione (misura prevista delle uscite)  Il bilancio di previsione costituisce anche atto di impegno per
tutte quelle che sono le spese ripetitive o derivanti da contratti che si sono già perfezionati.

 Impegno (atto mediante cui si formalizza la volontà, già manifestata in quanto derivante da una
obbligazione giuridica già perfezionata, di acquistare un bene o un servizio, individuandosi, quindi,
il creditore, l’importo e la causa del debito);
 Liquidazione (fase in cui si determina l’importo definitivo dell’uscita e la scadenza)
 Ordinazione (emissione del mandato al tesoriere di pagare la somma liquidata)
 Pagamento (effettivo esborso delle somme dovute al creditore ed estinzione del debito)
 Prenotazione di impegno: blocco di utilizzo (e non vincolo di destinazione conseguente
all’impegno) della somma di cui l’ente risulterà debitore, in attesa del perfezionamento
dell’obbligazione ( in altre parole Una particolare rilevanza ha assunto la prenotazione di impegno
cioè quando l'impegno non si può andare a perfezionare, ma si bloccano le somme che devono
essere utilizzate in attesa che si perfezioni l’obbligazione )

L’impegno di spesa

L’impegno può derivare da:

 leggi, che stabiliscono determinate spese;


 contratti;
 atti amministrativi diversi dal contratto;
 sentenze (impegni giudiziali) a carico dell’ente.

Nell’Ente locale: il regolamento di contabilità disciplina le modalità con le quali i responsabili dei servizi
assumono atti di impegno denominati determinazioni, che devono essere trasmessi al responsabile del
servizio finanziario e sono esecutivi con l’apposizione del visto di regolarità contabile attestante la
copertura finanziaria.

Come si fa l’atto di impegno ?

Ogni ente deve avere un proprio regolamento che stabilisce chi sono i responsabili dei sevizi che possono
assumere la cosidetta delibera di impegno e in ogni caso le delibere di impegno , per evitare che i terzi
pensano di vantare un credito nei confronti ma in realtà quelle somme non sono disponibili, quella
determina di impegno deve essere controfirmata dal responsabile del servizio finanziario che appone un
visto di regolarità contabile. Bisogna vedere se questo impegno di spesa è coerente con le previsioni fatte e
con le somme ancora disponibili.

Casi particolari di impegno:

 Impegni pre-autorizzati con il bilancio (es. spese di personale; rate di ammortamento di mutui)
 Impegni pre-autorizzati con il bilancio pluriennale (spese di carattere continuativo o pluriennale)
 Impegni correlati a entrate a specifica destinazione
 Prenotazioni di impegno relative a procedure di gara bandite ma non espletate durante
l’esercizio (la prenotazione non decade e si “trasforma” in impegno definitivo)

Per poter operare un impegno occorre che vi siano i seguenti elementi:

1. La ragione del debito;


2. Il titolo giuridico;
3. La determinazione della somma da pagare;
4. Il soggetto creditore; 5. La relativa scadenza.

Questo grafico rappresenta che cosa succede e quale è la relazione tra la contabilità giuridico-finanziaria e
quella economica.

L’atto di accertamento o di impegno una volta era considerato competenza finanziaria, in realtà adesso per
effetto del decreto legislativo 118 bisogna aspettare la certezza del credito e del debito e il motivo per il
quale questo avviene per la fase delle uscite con la liquidazione.

In funzione della scadenza si andrà a vedere se poi questo credito o debito deve utilizzare semplicemente la
scadenza o deve utilizzare il fondo pluriennale vincolato previsto dalla contabilità potenziata.

Quando arriva il momento del pagamento/ riscossione interviene la gestione di cassa.


Gli “scostamenti”

 Economie in c/competenza  potrei anche avere che una spesa che avevo previsto in realtà non si
è andata ad impegnare
 Diseconomie in c/competenza  nel caso in cui ho meno entrate che sono state accertate rispetto
a quelle previste e di conseguenza dovrei ridurre le spese
 Residui attivi
 Residui passivi

La gestione in c/competenza e in c/residui

Gestione in c/competenza:

 accertamenti e riscossioni di entrate;


 impegni e pagamenti di spese.

Gestione in c/residui:

 riscossioni di residui attivi iniziali;


 pagamenti di residui passivi iniziali.
 Formazione di residui a fine periodo.
 Riaccertamento e cancellazione di residui, con formazione di economie e diseconomie in c/residui:
 economie in conto residui attivi: accertamenti non rilevati in tutto o in parte in esercizi
precedenti;
 diseconomie in conto residui attivi: sono originate da residui attivi svalutati (insussistenti;
prescritti; inesigibili);
 economie in conto residui passivi: sono originate da residui passivi cancellati, prescritti o
perenti.

Tutte le amministrazioni devono predisporre sia il bilancio di competenza che


di cassa.
Il nostro bilancio è di competenza mista e non di competenza pura poiché gestisce ogni anno sia le
entrate dell'anno corrente sia i residui attivi e passivi degli anni precedenti.

Il vantaggio del bilancio di competenza mista è prima di tutto di rispettare la realtà economica di
qualunque azienda ed è anche necessario per garantire agli organi di governo la possibilità di
esercitare un controllo corretto su tutta la gestione.

Quando l’esercizio comincia il risultato d’amministrazione non è ancora noto perché l’esercizio
finanziario inizia il 1 gennaio, invece il rendiconto si approva il 30 aprile.

Bisognerà probabilmente inserire il risultato atteso, e quindi inserire un risultato che non è ancora
certo e fare una variazione di bilancio nel momento in cui il risultato d’amministrazione sarà noto
APTS : Il bilancio dello stato è regolamentato in parte da quelli che sono i suoi principi fondanti
ovvero gli art 81, 100, 103 della Costituzione; mentre per quanto riguarda la struttura la legge 196
del 2009 fornisce gli schemi e le logiche di riferimento e poi esiste un regolamento di contabilità
per monitorare i processi contabili delle entrate ed elle spese.

Per quanto riguarda le regioni e gli enti locali

APTR e APTL: Per quanto riguarda le regioni e gli enti locali il punto di riferimento è il decreto
legislativo 118. Nel caso delle regioni troviamo un titolo diverso rispetto a quello che riguarda gli
enti locali, mentre ogni amministrazione ha il suo regolamento di contabilità, in quanto tagliato
sulle caratteristiche della specifica organizzazione.

Lo stato deve fare un bilancio finanziario di competenza di carattere triennale, un bilancio


finanziario di cassa annuale perché le previsioni delle movimentazioni non si possono fare a raggio
più lungo, il BPFP e il budget dei costi.
-Politica: poiché attraverso esso i politici verificano che le risorse vengono assegnate alle attività di una certa
rilevanza strategica, inoltre si dimostra in che modo si è cercato di far corrispondere gli obiettivi delle
aziende pubbliche agli interessi della collettività di riferimento.

-Guida: in quanto è uno strumento che guida all'azione perché orienta i corrispondenti aziendali

-autorizzazione preventiva e limite alla spesa: non si può spendere più di quanto inserito nel bilancio di
previsione che costituisce anche un vincolo di specie per le uscite, Perché in esso vengono individuate delle
priorità da rispettare.

Se però durante l'anno si deve far fronte a dei mutamenti di gestione rispetto a quanto previsto in sede di
approvazione si deve ricorrere agli istituti di flessibilità del bilancio che sono:

- fonti di riserva: rappresentano una certa quantità di risorse accumulate per far fronte a spese
eccedenti in maniera minima a quelle previste.

- storni: : trasferimento di risorse finanziarie da unità elementari esuberanti, rispetto al fabbisogno


dell’intero esercizio, ad altre unità con dotazione insufficiente , cioè vengono ridotti gli stanziamenti di
spesa di alcune voci per incrementare di pari importo gli stanziamenti di altre voci.

- variazioni di bilancio: nuove o più entrate sono destinate a finanziare nuove o più spese.
Previsioni iniziali ±  di bilancio = Previsioni definitive
Il bilancio finanziario continua ad essere mantenuto accanto al bilancio economico che oggi lo affianca
perché svolge un’altra funzione particolare che ne ha generato la nascita nell’ottocento, quando è nato il
bilancio finanziario nelle amministrazioni pubbliche .

La funzione di autorizzazione preventiva è di conseguenza di limite alla spesa. Non si può spendere più di
quanto è stato inserito nel bilancio di previsione. Questo è un caposaldo della contabilità finanziaria perché
quando i politici hanno deliberato il bilancio di previsione hanno definito delle priorità di spesa. Queste
priorità potrebbero essere variate, ma ci vuole un altro atto deliberativo dello stesso organo politico,
altrimenti quel bilancio rappresenta il limite alle risorse che io posso spendere per ogni servizio, per ogni
funzione. Dunque non solo complessivamente, ma anche in maniera specifica.

Se durante l’anno si dovessero verificare degli eventi che non erano stati previsti bisogna usare in maniera
opportuna strumenti di elasticità di bilancio.

Esistono i fondi di riserva che sono una sorta di cuscinetto di protezione, si tratta di un ammontare di risorse
per accantonare in maniera fissa a seconda della tipologia degli enti in modo da poter fronteggiare l’ipotesi
in cui una spesa sia in maniera percentuale minima eccedente rispetto quello che si era previsto.

Si possono utilizzare gli storni e le variazioni di bilancio. Si parla di storni quando si spostano delle somme
da una voce all’altra, affidata sotto la responsabilità dello stesso soggetto. Si parla di variazioni quando si
spostano da un soggetto all’altro le disponibilità di risorse.

Se io voglio che mi venga approvata una variazione di incremento della spesa ( visto che esiste il principio
fondamentale dell’ equilibrio di bilancio) devo trovare delle nuove fonti di finanziamento. Devo vedere se
posso movimentare delle leve di entrata; ciò è più semplice se devo fare delle spese di investimento perché
posso anche finanziarmi all’esterno, diventa più complesso per le spese correnti perché non posso andarmi
ad indebitare e dovrei trovare delle fonti di entrata di carattere corrente. Poiché nel nostro caso siamo già al
massimo di imposte da anni, si cerca di muovere altre leve come ad esempio le multe, l’attività
imprenditoriali o altre attività per cui potrebbero essere ottenuti finanziamenti all’esterno e che
indirettamente portano nuove entrate per altre attività e quindi ad esempio cerco di movimentare la
realizzazione di convegni, fiere, eventi culturali eccetera.

- stanziamenti superiori alla necessità—> non capita quasi mai. C’è il timore che non spendendo tutte le
risorse, la volta successiva se ne ricevano di quantità inferiore. E ciò che succede con i fondi europei. Ciò
comporta la tendenza a fare spesa anche quando non è necessario.
Di regola, la competenza a deliberare su variazioni e storni è dell’organo politico che ha approvato il
bilancio. Tuttavia, in caso di urgenza, le variazioni possono essere deliberate dall’organo esecutivo, salvo
successiva ratifica da parte dello stesso organo politico.

Inoltre, tenendo conto dell’articolazione del bilancio di previsione in decisionale e gestionale, di regola la
normativa prevede che l’organo politico sia competente a deliberare sugli istituti di flessibilità che
coinvolgono i livelli su cui a suo tempo era stato espresso il voto, attribuendo tale competenza all’organo
esecutivo o ai singoli dirigenti negli altri casi.

Infine, potrebbero anche essere previste delle soglie quantitative, superate le quali la competenza è
dell’organo politico.

Nel caso dell’ente locale:

 gli storni possono essere deliberati entro il 30 novembre (assestamento di bilancio);


 l’utilizzo di fondi di riserva è possibile sino al termine dell’esercizio. Inoltre, l’art. 166 TUEL prevede
che il fondo di riserva sia compreso tra lo 0,30% e il 2% del totale delle spese correnti inizialmente
previste in bilancio.

• Determinazione di economie e diseconomie di bilancio: confronto tra dati consuntivi


(accertamenti/impegni) e previsioni definitive.

Abbiamo economie se abbiamo una riduzione delle spese, parliamo di diseconomie se durante l’anno è stato
necessario effettuare nuove spese per le quali dobbiamo prima procurarci nuove entrate o nel caso in cui
abbiamo meno entrate rispetto a quelle previste
La struttura del bilancio nelle amministrazioni pubbliche con riferimento agli enti locali.

Essa è definita per norma, infatti il decreto-legislativo n 118 emanato nel 2011 e a cui sono state
assoggettate numerose modifiche, contiene gli schemi di bilancio.

Il bilancio è costruito in due sezioni contrapposte: entrate ed uscite.

Dalla parte delle entrate abbiamo i titoli che sono la voce più generale e devono separate
principalmente le entrate correnti dall’entrate in conto capitale.

Ogni titolo è suddiviso in tipologie, le quali vengono suddivise in categorie e poi in capitoli e articoli.

Nel bilancio politico, i politici si fermano alle tipologie.

Quando ci spostiamo nel bilancio gestionale vuol dire che siamo in un ambito nel quale i dirigenti
hanno un minimo di potere di gestione autonomo.
Dal punto di vista delle spese quando è stato riformulato il bilancio, si è adottato per la parte della
spesa la stessa terminologia che esiste nel bilancio dello Stato. Vengono definite quelle che sono le
missioni cioè gli obiettivi strategici di carattere generale che l’ente vuole raggiungere. L’elenco
delle missioni è ben definito.

Nell’ambito di ogni missione, ci sono un certo numero di programmi cioè di attività operative che
possono essere attuate.

I politici si fermano qui.

La parte di bilancio gestionale, che deve essere articolata in funzione delle proposte fatte da
dirigenti, va a guardare l’articolazione in macro aggregati che sarebbero i titoli che devono essere
poi suddivisi in funzione degli specifici servizi e attività svolte e quindi in capitoli e articoli. Tutto ciò
viene fatto utilizzando una codifica voci di bilancio unica. Uno strumento che ha facilitato questo
processo di standardizzazione è stato questo piano dei conti unico.
Elementi di contabilità finanziaria

Introduzione alla classificazione delle entrate e delle spese

Le fonti di entrata vanno distinte prima di tutto in 2 macrogruppi:

le prime tre voci delle entrate sono entrate di parte corrente perché ricorrono sistematicamente di anno in
anno e che in qualche modo o derivano direttamente dall’attività svolta dall’ente o derivano dal fatto che
lo stato o altre istituzioni sovraordinate concedano delle risorse all’ente locale per svolgere determinate
attività.

1. Entrate tributarie  che derivano direttamente dall’esercizio del potere in positivo

2. Trasferimenti correnti attivi cioè tutte le somme che vengono trasferite all’ amministrazione
locale per lo svolgimento delle loro funzioni, principalmente dallo stato ma anche dalla regione e
dalla provincia. Quando sono fonti che arrivano dalla regione bisogna distinguere se arrivano
direttamente dalla regione o se si tratta fondi europei assegnati alla regione.
3. Entrate extra tributarie  riguarda i servizi a domanda individuale e la produzione di beni e servizi
in un contesto di mercato che l’amm locale decide di attivare

4. Entrate in c/capitale (disinvestimenti) derivano da disinvestimenti ( l’amministrazione ha


alienato alcuni beni a lungo ciclo di utilizzo )

5. Trasferimenti in c/capitale attivi  provenire dagli stessi soggetti che ci danno i trasferimenti
corrente ( stato, regioni , province ), ma con un vincolo di investimento che può essere di carattere
generico, ma molto spesso sono specifici.

6. Riduzione di attività finanziarie voce che non si trova frequentemente , perché non è frequente
che le amm. Locali prestano risorse a terzi. Questa voce indica che l‘ente ha recuperato risorse che
aveva prestato.

7. Entrate da indebitamento anche queste hanno un vincolo, una amministrazione pubblica si può
indebitare soltanto se vuole fare spese di investimento.
RICORDA I 2 VINCOLI :

 Se io disinvesto vendendo delle immobilizzazioni, quello che ricavo lo devo investire in altre
immobilizzazioni.
 Se io mi indebito per un lungo periodo di tempo,lo posso fare solo per finanziare degli investimenti
di lungo periodo.

USCITE

Bisogna distinguere le spese correnti dalle spese in c/capitale

1. Spese correnti  spese che servono per il normale funzionamento dell’amministrazione pubblica
2. Trasferimenti correnti passivi trasferimenti che l’ente fa a vantaggi di terzi in funzione di
politiche che ha deliberato

Spese di lungo termine

3. Spese in c/capitalespese relative ad investimenti


4. Trasferimenti in c/capitale passivi  l’ipotesi in cui il comune faccio un bando a favore di terzi per
effettuare la realizzazione di una serie di progetti che portano alla realizzazione di opere di lunga
durata
5. Incremento di attività finanziarie ipotesi in cui l’ente aumenta quelle che sono le proprie
partecipazioni in altre aziende
6. Spese per rimborso prestiti uscite che vengono provocate dal fatto che l’ente va a rimborsare
parte dei debiti di finanziamento in passato

Il bilancio deve essere deliberato in pareggio, ovvero il totale delle entrate deve essere in grado di
finanziare il tot delle spese. In fase di previsione io devo riuscire a coprire tutte le spese dell’anno futuro
attraverso quelle che sono le mie entrate. Se c’è un avanzo , rappresenterà la 1 voce delle entrate e
viceversa. Questa equivalenza va sotto il nome di equilibrio di bilancio.

L’equilibrio tra le entrate e le spese di carattere corrente a cui vanno sommate le quote di rimborso dei
prestiti in scadenza è definito dal legislatore equilibrio economico , ma non è proprio così perché stiamo
parlando di contabilità finanziaria. Monitora i flussi in entrata e in uscita non secondo la competenza
economica , ma tenendo conto solo di come si muovono le risorse finanziarie .

Questi due bilanci non devono essere controllati solo quando si delibera il bilancio finanziario, ma anche
durante l’anno. Il legislatore ha fissato almeno una volta l’anno entro il 31 luglio.
NELLO SPECIFICO…

Le entrate tributarie

 Regimi di scambio convenzionali (“scambio atipico”)


 Individuazione della prospettiva d’indagine:
o macroeconomica;
o aziendale.

Le entrate tributarie fanno parte dell’attività istituzionale dell’ente, rappresentano uno scambio atipico
perché sostanzialmente il contribuente versa le imposte in proporzione al suo reddito, non in proporzione ai
servizi che andrà ad utilizzare in futuro.

Posso parlare di entrate tributarie facendo riferimento a 2 prospettive differenti: prospettiva


macroeconomica e quindi il problema dell’imposizione tributaria che grava sui contribuenti in un
determinato stato a livello nazionale e a livello locale oppure in riferimento alla singola unità aziendale in
questo caso facendo riferimento al singolo ente locale. In una prospettiva macroeconomica le
amministrazioni pubbliche dovrebbero deliberare una politica in positiva che sia coerente anche con i livelli
di sviluppo economico delle diverse aree territoriali, cercando di ridurre le pressione tributaria nelle aree
dove lo sviluppo economico è più carente.

Le pubb amm devono concertare la loro politica tributaria anche a livello europeo, perché una politica
difforme tra i diversi stati portano le aziende a muoversi verso quei paesi a più bassa imposizione fiscale
impoverendo la realtà territoriali da cui sono state generate.

La politica in positiva deve anche coordinarsi con la politica contributiva. In Italia i contributi pagati dalle
aziende per i dipendenti dalle aziende sono estremamente elevati.

A livello del singolo ente, la politica tributaria deve essere particolarmente disegnata in funzione del
contesto di riferimento. Se in un comune la popolazione tende ad invecchiare, la politica tributaria da
applicare è quella di dare sgravi fiscali alle imprese che investono nel territorio di quel comune, si possono
semplificare anche i processi amministrativi, si possono fare bandi per l’imprenditoria giovanile e femminile
e creare delle unità di progetto che aiutano anche i giovani a progettare le proprie aziende.

 Imposta
 Tassa
 Prezzi  quando l’ente locale svolge attività di scambio tipico sul mercato ( es parcheggio
comunale ,la tariffa sarà uguale alla tariffa di qualsiasi altro parcheggio ; ma si potrebbe applicare
una politica di differenziazione es abbonamenti mensili )
 Tariffe  corrispettivo pagato dall’utente a fronte dell’utilizzo di uno specifico servizio e a
differenza delle tasse hanno la caratteristica di dover coprire in tutto o in parte i costi che
quell’amministrazione ha dovuto sopportare per poter attivare quel servizio ( es tassa sullo
smaltimento dei rifiuti ). Per poter individuare in maniera corretta le tariffe è necessario che
nell’amministrazione locale sia ben articolata la contabilità analitica.)
I trasferimenti

• Modelli di finanza:

 finanza autonoma (o decentrata);


 finanza derivata (o accentrata);
 finanza mista.  è il nostro modello ad oggi perché in parte la finanza è autonoma ovvero le
amministrazioni locali hanno un potere in positivo sebbene contenuto entro certo range, non
possono essere applicate delle imposte oltre i limiti fissati a livello nazionale per garantire
un’equità di trattamento sul territorio nazionale. Però non abbiamo soltanto il potere in positivo
perché sappiamo che lo stato ancora svolge una funzione soprattutto di perequazione tra le
capacità reddituali dei territori .

• Federalismo fiscale  prima del covid si era iniziato ad alimentare un processo di richiesta da parte di
una serie di regioni di autonomia totale (es Lombardia, Veneto, Piemonte ) in questo modo non sarebbero
rispettati i principi della carta costituzionali cioè che tutti i cittadini nell’ambito del territorio dello stato
devono godere delle stesse opportunità.

• Trasferimenti: flussi di risorse finanziarie erogati da un’azienda pubblica a favore di un’altra, non derivanti
né dalla contrazione di un prestito, né dal consumo di beni/servizi.

• Sono determinati sulla base di definiti parametri e hanno, di regola, la finalità di stimolare l’azienda
destinataria a perseguire obiettivi di efficienza.

• Relazioni di interdipendenza e autonomia.

Primo criterio di classificazione: esistenza di vincoli o limitazioni all’uso delle risorse oggetto di
trasferimento;

 trasferimenti generici (o a destinazione indistinta)


 trasferimenti specifici (o a destinazione vincolata);

Secondo criterio di classificazione: metodologie impiegate per determinare l’ammontare dei trasferimenti:

 compartecipazione al gettito di tributi statali, riscossi a livello locale;


 cofinanziamenti (importi erogati in misura proporzionale ai fondi destinati alla realizzazione di una
definita iniziativa);
 finanziamenti per progetti;
 prezzi di trasferimento (in base al volume di beni e/o servizi erogato agli utenti);
 trasferimenti su base parametrica (parametri impiegabili: spesa storica, spesa attesa o altri
parametri esprimenti l’entità del fabbisogno di finanziamento).
Le entrate extra-tributarie

Contributo del patrimonio alla copertura del fabbisogno originato dalla produzione pubblica:

 cessione di uso esterno (ricavi da redditi patrimoniali); riferite ai ricavi che derivano da redditi
patimoniali ( es comune di Ercolano che è proprietario di un certo numero delle ville vesuviane
costruite tra la fine del 700 e l’inizio dell’800 che sono state in molti casi date in utilizzo a terzi o per
svolgere attività legate alle finalità previste dall’amministrazione locale oppure sono state date
semplicemente per farne un uso diverso. L’amministrazione locale è interessata al fatto che gli
venga corrisposto un fitto che va tra le entrate extra tributarie e si configura come entrata da
reddito patrimoniale e magari anche che l’immobile venga tenuto in buone condizioni in modo da
risparmiare le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria )

 trasformazione tecnico-economica interna (evitando il sostenimento di costi per


approvvigionamento esterno).

Altre entrate  possono derivare dall’esercizio della capacità imprenditoriale dell’amministrazione locale
( creare un marchio per i prodotti realizzati su un determinato territorio noto ai turisti, cercare entrate da
sponsorizzazioni da privati per la ristrutturazione di alcune aree ecc )

Le entrate in c/capitale
Entrate da disinvestimenti

 alienazione di beni
 privatizzazioni

Entrate da trasferimenti in c/capitale

 contributi agli investimenti

Le entrate da riduzione di attività finanziarie

 Alienazione di attività finanziarie  partecipazioni minoritarie , investimenti eventualmente in titoli


di stato se dovessero esserci
 Riscossione di crediti ( non frequente )
Le spese correnti
Gestione corrente  provoca una serie di spese di carattere corrente ( spese per il personale, per
l’acquisizione di fattori produttivi,per l’acquisizione di servizi, per il funzionamento della macchina
amministrativa e quindi tutte le spese che riguardano i servizi istituzionali) inoltre vengono considerati parte
della gestione corrente i trasferimenti correnti passivi.

 Spese correnti
 Trasferimenti correnti (passivi)

Le spese in c/capitale
Operazioni di investimento  che possono essere fatte da parte dell’ente investendo risorse di lungo
periodo o utilizzando trasferimenti da parte di terzi

 Spese in c/capitale
 Trasferimenti in c/capitale (passivi)

L’indebitamento

 Entrate per contrazione di prestiti  possono essere giustificati solo se l’ente fa un investimento.

 Uscite per rimborso di prestiti (quota capitale e quota interessi).  Esiste anche un altro vincolo
che è dato dal testo unico degli enti locali che stabilisce che l’ammontare totale degli interessi
passivi pagati dall’ente in un determinato periodo di tempo non devono superare il 4% delle spese
correnti. L’indebitamento ovviamente se io lo contraggo comporterà che alle scadenze preordinate
dovrò pagare una quota di interessi e una quota di capitali che devo andare a restituire e quindi
anche qui la gestione dell’indebitamento è una gestione che dovrebbe essere fatta secondo logiche
manageriali.

 Anticipazioni del tesoriere  ricorro a questa forma di finanziamento a breve soltanto per poco
tempo per elasticità di cassa. Le pubb amministrazioni chiedono le anticipazioni di tesoreria e la
continuano a tenere sempre attiva. L’anticipazione di tesoreria va estinta entro il 31 dicembre di
ogni anno. L’istituto del tesoriere non può negare entro i limiti fissati dalla legge l’anticipazione di
tesoreria all’ente locale. Si tratta di una forma di finanziamento il cui accesso è agevolato, ma i
costi gravano sulla collettività

 Mutui passivi
 Prestiti obbligazionari  che le amministrazioni locali possono emettere. Le banche per fare questi
finanziamenti devono fare una valutazione della capacità finanziaria di quell’amministrazione

 L’importanza del rating  le agenzie di rating danno delle classificazioni che sono fatte con la
lettera maiuscola e la migliore classificazione che si può fare è tripla A+ e indica che l’ente è
particolarmente affidabile non solo sul piano della solvibilità,ma anche sul piano economico.

Quanto più è affidabile l’amministrazioni più è basso il tasso di interesse per i prestiti di breve,
medio e lungo periodo che viene chiesto.

o contesto operativo;
o quadro istituzionale;
o situazione finanziaria e performance;
o profilo dell’indebitamento;
o governance e management;
o fondamenti economici

Le aree gestionali

• Necessità di analizzare le caratteristiche del fabbisogno di finanziamento

• Separata individuazione della gestione caratteristica rispetto alla gestione non caratteristica (o accessoria)
e alla gestione finanziaria.

• Gestione caratteristica: operazioni legate al conseguimento degli obiettivi dell’azienda pubblica ossia
produzione ed erogazione dei beni/servizi destinati al soddisfacimento dei bisogni della collettività
amministrata, come definiti dalla classe politica (in prima approssimazione: tributi; trasferimenti correnti;
spese produzione pubblica).

• Gestione non caratteristica: operazioni di gestione patrimoniale (entrate da redditi patrimoniali e da


disinvestimenti), che dovrebbero contribuire a generare risorse da destinare alla gestione caratteristica.

• Gestione finanziaria: operazioni connesse alla dinamica dell’indebitamento (contrazione e rimborso di


prestiti).

• Gestione corrente: operazioni ordinarie di provvista (prevalentemente mediante tributi e trasferimenti


correnti) e di impiego (spese correnti) che hanno un’immediata incidenza sulle combinazioni produttive
dell’azienda pubblica.

• Operazioni di investimento e di finanziamento: operazioni di provvista straordinaria e d’investimento in


fattori produttivi la cui utilità si estende a più esercizi.
I risultati finanziari
• Risultato finanziario: differenza tra le entrate e le uscite di un periodo.

o Avanzo finanziario (se E > U)


o Pareggio finanziario (se E = U)
o Disavanzo finanziario (se E. < U)

• Risultato finanziario di liquidità/cassa (RFL) = riscossioni – pagamenti


(mi dice la differenza tra le entrate riscosse e le spese pagate nel corso dell’esercizio)

• Risultato finanziario di competenza (RFC) = Accertamenti – impegni


(differenza tra quanto è stato accertato e quanto è stato impegnato)

Bisogna tenere sotto controllo sia l’equilibrio finanziario complessivo sia gli equilibri finanziari parziali, in
particolare il cosìdetto equilibrio economico ovvero se le entrate di carattere correnti sono riusciti a coprire
le spese di carattere corrente + le quote di prestiti in scadenza.

I fondi finanziari
Fondo di cassa finale:

 fondo di cassa iniziale + riscossioni – pagamenti


oppure:
 fondo di cassa iniziale ± Risultato di cassa

Fondo (risultato) di amministrazione finale:

 Cassa finale + residui attivi finali – residui passivi finali

 Risultato di amministrazione iniziale ( cioè vado a vedere se ho un avanzo o un disavanzo dall’anno


precedente ) + accertamenti – impegni (così riesco a capire cosa è successo dal livello della
competenza)+ Economie in c/residui ( cioè residui passivi che sono stati cancellatie che vanno ad
erodere in parte quel risultato di amministrazione iniziale )– Diseconomie in c/residui ( nel caso in
cui non ho incassato residui attivi )

 Risultato di amministrazione iniziale ± Risultato finanziario di competenza + Economie in c/residui


– Diseconomie in c/residui

E ciò ci darà (Avanzo/disavanzo di amministrazione finale)


La consistenza finale della cassa e dei residui
• Cassa finale = cassa iniziale + riscossioni (in c/competenza e in c/residui) – pagamenti (in c/competenza e
in c/residui).

• Residui attivi finali = residui iniziali – riscossioni in c/residui – diseconomie in c/residui attivi ( cioè residui
attivi che mi sono reso conto che non potevo più incassare )+ economie in c/residui attivi + residui
d’esercizio .

• Residui passivi finali = residui iniziali – pagamenti in c/residui + economie in c/residui passivi + residui
d’esercizio.

L’applicazione dell’avanzo

Applicazione al bilancio dell’avanzo di amministrazione.

• La quota applicata dell’avanzo, non determinando nuovi accertamenti, implica la formazione di una
Diseconomia da quota applicata ( poiché non porterà flussi di cassa ).

• RFC = Economie – Diseconomie (anche da quota applicata avanzo)

L’avanzo di amministrazione rappresenta la 1 voce del bilancio successivo. Poiché non ci troviamo in una
società per azioni, questo avanzo non può essere distribuito , ma abbiamo detto che in generale serve a
finanziare le attività future. In realtà la normativa contiene delle indicazioni ben precise, il nostro
ordinamento afferma che l’avanzo d’amministrazione deve essere utilizzato prima di tutto per coprire quelli
che sono i cosidetti debiti fuori bilancio.

Sappiamo che uno dei principi fondamentali del bilancio è che la gestione deve essere svolta in maniera
coerente con le previsioni che sono state fatte. Se si verificano degli accadimenti di gestione che ci chiedono
di cambiare il bilancio l’ordinamento da delle possibilità di fare delle variazioni, degli storni e anche di
utilizzare i fondi di riserva.

C’è un principio secondo cui sono vietate le gestioni fuori bilancio. Un dirigente non può assumere un
impegno se non ha risorse disponibili, d’altra parte questa è la motivazione per la quale le determine di
impegno sono controfirmate dal responsabile del servizio finanziario proprio perché ci deve essere una
duplice responsabilità.

1. Ci possono essere somme di somma urgenza che vengono spese perché il mancato intervento anche
in carenza di risorse potrebbe causare maggiore danno all’ente ( es a causa di pioggia e vento
bisogna tagliare gli alberi nonostante siano finite le risorse per il giardinaggio ).

Quando si verificano eventi di somma urgenza , anche se le risorse non ci sono il dirigente è tento ad
intervenire.

Quando alla fine dell’anno si va a guardare che è nato un debito senza che ce ne fossero le risorse segnate
in bilancio, significa che c’è un debito fuori bilancio e si deve fare il riconoscimento del debito fuori bilancio.
L’organo politico riconoscerà che effettivamente c’erano le motivazioni di somma urgenza e una parte
dell’avanzo verrà destinata a coprire questi debiti.

2. Un secondo esempio altrettanto frequente è l’ipotesi in cui una autorità sovraordinata obblighi
l’ente ad effettuare una spesa.

Es il mese di dicembre il tribunale di minori affida a una casa famiglia gestita dal comune 3 minori, anche se
il comune ha finito le risorse per l’assistenza ai minori deve comunque prendersi cura dei bambini.

Quel debito che si verrà a formare sarà un debito fuori bilancio da riconoscere, che si dovrà coprire con
l’avanzo d’amministrazione.

3. Un terzo caso è quello in cui un dirigente abbia preso un impegno di spesa in rituale ovvero che non
è stato perfezionato, ad esempio non c’è il visto di regolarità contabile da parte del responsabile del
servizio finanziario.

Tuttavia nel caso in cui all’ente sia derivato un arricchimento da quell’attività , l’ente deve riconoscere quel
debito fuori bilancio e lo deve pagare, salvo poi fare una valutazione del comportamento del dirigente.

L’avanzo oltre a coprire i debiti fuori bilancio viene utilizzato per coprire le quote di ammortamento.
L’ammortamento è il classico esempio di costo che non ha una manifestazione numeraria.

Il problema per una pubblica amministrazione è che mentre da una parte deve acquistare i beni quando ne
ha bisogno, dovrebbe poi ricreare progressivamente le risorse applicando una parte dell’avanzo per creare
una sorta di tesoretto che possa essere poi destinato al riacquisto delle immobilizzazioni.

Cos’è il disavanzo tecnico ? Deriva dal fatto che quando nel 2015 la riforma è entrata in vigore è stato
chiesto a tutte le pubbliche amministrazioni di andare ad aggiornare in maniera corretta l’ammontare dei
loro residui. Mentre molti residui attivi dovevano essere cancellati, i residui passivi prevalentemente stavano
li. Se si fossero lasciate le cose così, la maggior parte dei comuni sarebbe andato in disavanzo finanziario. È
stato consentito una sorte di dilazione nel tempo della copertura di questi residui. Dunque quasi tutte le
pubb amministrazioni devono utilizzare una parte del loro avanzo per coprire questa sorta di rateizzazione
di questa massa enorme di residui passivi che risultava confermata quando è stato implementato il sistema
di contabilità finanziaria potenziata
Considerazioni critiche

• Funzione della contabilità finanziaria

• È sufficiente? No, perché dalla contabilità finanziaria non stimiamo i rischi futuri,non mi permette di
stimare correttamente le immobilizzazioni,non mi consente di fare degli accantonamenti per le
manutenzioni future. Inoltre non ha la prospettiva di dividere ciò che succede da un anno all’altro, questa è
la caratteristica della contabilità economica e della competenza economica e di conseguenza non mi
consente di stimare correttamente quello che è il costo dei servizi che ho posto in essere.

o Organi di governo
o Stakeholder  non da informazioni sufficienti agli stakeholders, perché se un cittadino volesse
capire nella sua città quale è il costo di un servizio per capire se la pubb amm sta operando in
maniera efficiente ha bisogno della contabilità economica integrata con quella economica. Non da
manco informazioni sufficienti per i manager

• Spinte a superare la contabilità finanziaria( ne parleremo successivamente )


Armonizzazione e bilanci degli enti degli locali
Le motivazioni della riforma  il problema sostanziale è che le az sanitarie, le regioni, lo stato, gli
enti locali, le università avevano schemi di bilancio differenti.

Il previgente sistema di contabilità pubblica non svolgeva correttamente la sua funzione conoscitiva in
quanto consentiva l’adozione di

 sistemi contabili diversi,


 schemi di bilancio differenti,
 principi contabili non uniformi.

NON CONSENTIVA DI MISURARE I DEBITI DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI A DISCAPITO DELL’


AFFIDABILITA’ DEI CONTI PUBBLICI E DEGLI EQUILIBRI DI BILANCIO.
Molto forte è stata la pressione dell’unione europea nei confronti degli stati membri di arrivare a un
individuazione corretta del debito pubblico in modo da verificare quel famoso rapporto tra debito pubblico e
pil che faceva parte degli accordi di Maastrict. In particolare la richiesta da parte dell’UE di cercare di
realizzare un sistema contabile che consentisse di misurare correttamente il debito pubblico.

Riferimenti normativi per l’armonizzazione contabile degli enti locali


1. LEGGE N. 42 del 2009, art. 2  nel 2009 viene pubblicata questa legge delega che all’art 2 contiene
una delega al governo a emanare un dec legislativo che in qualche modo facesse chiarezza in
questo campo e desse il via a l processo di armonizzazione contabile per tutte le pubb
amministrazioni

2. TITOLO I D. Lgs. n. 118 del 2011  nel 2011 viene emanato il dec legislativo 118. Tale decreto è
articolato in 3 titoli: uno riguarda gli enti locali, un altro le az sanitarie e un altro ancora le regioni.
Nel 2010 contemporaneamente era stata riorganizzato tutto il sistema informativo contabile delle
università, stabilendo che anche le università dovessero spostarsi su una contabilità economico-
patrimoniale con un processo di avvio che è andato in vigore nel 2014/15 a seconda delle università.

3. DPCM 28 dicembre 2011 – sperimentazione  nel dicembre dello stesso anno viene emanato un
decreto del presidente del consiglio dei ministri che definisce le modalità per avviare un processo di
sperimentazione. Mentre normalmente in Italia viene emanata una norma e le amministrazioni
devono procedere direttamente ad applicarla e spesso la mancata applicazione è sanzionata; nel
2011 abbiamo un cambiamento di approccio, è stato stabilito che una serie di enti appartenenti alle
diverse categorie si potessero spontaneamente offrire per sperimentare il nuovo sistema di
contabilità armonizzata. Questa sperimentazione inizialmente doveva durare tre anni e quindi
completarsi nel 2014 per entrare in vigore nel 2015, poi è slittata di un anno.
La sperimentazione è stata una forte innovazione perché ha responsabilizzato le AP che hanno
partecipato considerando tutte quelle problematiche applicative delle nuove norme del nuovo
sistema contabile in modo da procedere periodicamente a quelle che potevano essere delle forme
di aggiustamento del decreto originariamente emanato( vedi punto 4)

4. D. Lgs n. 126 del 2014 correttivo e integrativo del DLgs n. 118/2011


Le novità del [Link] 126 DEL 2014
Dopo tre anni di sperimentazione il dec legislativo 126 ha introdotto una serie di norme di dettaglio,
chiarifica quali devono essere gli schemi di bilancio, come deve essere formulato il piano dei conti e quali
sono i principi contabili. Andare a definire un sistema contabile implica definire i principi secondo i quali le
rilevazioni verranno fatte. Nel caso del nostro decreto il principio contabile che viene individuato è quello
della cosidetta competenza finanziaria potenziata.

Siccome nel 2000 è stato introdotto il testo unico degli enti locali che definiva una serie di principi e
competenze per gli enti locali anche in materia di contabilità, a seguito dell’ emanazione del decreto 118
viene anche aggiornato il testo unico degli enti locali in modo da adeguarlo ai principi della riforma e viene
anche adeguata la definizione di indebitamento.
Gli strumenti del nuovo modello previsto dal D. Lgs. 118/2011 e s.m.i.
SISTEMI E PRINCIPI CONTABILI UNIFORMI  Sono stati definiti i principi contabili a cui devono attenersi
tutti gli Enti interessati dal provvedimento al fine di garantire il consolidamento e la trasparenza dei conti
pubblici secondo le direttive dell'Unione europea e l'adozione di sistemi informativi omogenei e
interoperabili.

 Nuovo principio di competenza finanziaria generale ed applicato


 Nuovo principio della contabilità economico-patrimoniale

PIANO DEI CONTI INTEGRATORappresenta la struttura di riferimento per la predisposizione dei


documenti contabili e di finanza pubblica delle amministrazioni pubbliche ed è finalizzato a consentire il
consolidamento ed il monitoraggio dei conti pubblici, il miglioramento della raccordabilità dei conti delle
P.A. con il sistema europeo dei conti nazionali.

Strumento operativo che serve per assicurare che tutte le AP possano utilizzare la stessa nomenclatura, per
favorire il collegamento tra i bilanci delle varie amministrazioni pubbliche e il relativo consolidamento dei
conti della pubb. Amministrazione ; con la possibilità di riportare all’UE dei dati che siano più attendibili.

ARTICOLAZIONE DEL BILANCIO L’articolazione del bilancio in missioni (gli obiettivi strategici perseguiti
dalle amministrazioni) e programmi (attività omogenee volte a perseguire il risultato della missione) è
definita secondo quanto già previsto per il bilancio dello Stato. I programmi costituiscono unità di voto per
l’approvazione dei bilanci di previsione. La parte politica si ferma a definire le missioni e i programmi,
mentre tutta la declinazione dei programmi in obiettivi operativi è nelle mani dei tecnici.

PROGRAMMAZIONE TRIENNALERedazione del bilancio di previsione finanziario pluriennale con carattere


autorizzatorio, almeno triennale e da aggiornare annualmente in sede di approvazione del bilancio di
previsione.

L’aggiornamento presuppone un’attività di monitoraggio durante l’anno sugli obiettivi che vengono
raggiunti, ma anche una riconsiderazione dell’opportunità di continuare a perseguire le missioni e i
programmi già delineati o eventualmente di modificarli.

BILANCIO CONSOLIDATOLa predisposizione del bilancio consolidato con enti ed organismi strumentali,
aziende, società controllate e partecipate (cd. Gruppo dell’amministrazione pubblica) avviene nel rispetto di
quanto previsto dallo specifico principio contabile.

Nel 1995 gli enti locali erano già stati stimolati dal legislatore a pubblicare volontariamente un bilancio
consolidato con gli enti e gli organismi strutturali, le aziende, le società controllate e partecipate nel caso in
cui esistesse un cosidetto gruppo pubblico locale. Poche amministrazioni locali si erano effettivamente
spinte a utilizzare questo strumento. Quando le amministrazioni locali sono particolarmente ampie, e
soprattutto quando delegano tanta attività alle aziende controllate, alle az partecipate l’utilizzo del bilancio
consolidato è l’unico strumento che ci consente di capire come opera il gruppo.

INDICATORI DI RISULTATO Il Piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio è definito al fine di
illustrare gli obiettivi della gestione, misurarne i risultati e monitorarne l’effettivo andamento in termini di
servizi forniti e di interventi realizzati (entro 30 giorni dall’approvazione del bilancio di previsione o del
budget di esercizio e del bilancio consuntivo o del bilancio di esercizio). Il Piano è parte integrante dei
documenti di programmazione di bilancio.
LETTURA DI QUESTO SCHEMA ( per la prof importante )

La situazione che si verifica a livello di cambiamenti del sistema informativo contabile nell’ambito delle pubb
amministrazioni è quella di avere un bilancio di previsione almeno triennale per la competenza finanziaria e
per la cassa limitatamente a quello che è il 1 anno di svolgimento dell’attività .

Il bilancio di previsione si deve collegare con la contabilità a basa finanziaria, ciò significa che ogni ente
parte comunque dalle rilevazioni di carattere finanziario e ciò si va ad innestare nell’ambito della contabilità
finanziaria potenziata anche se comunque vengono fatte le rilevazioni di cassa.

Dalla contabilità a base finanziaria scaturirà alla fine dell’anno il conto del bilancio secondo la logica della
competenza finanziaria, tuttavia in via continuativa le AP devono tenere anche la contabilità economica a
base patrimoniale tramite il supporto del piano dei conti integrato che appunto integra i dati di contabilità
finanziaria ed economica.

Dalla tenuta della contabilità economico-patrimoniale discenderà secondo la logica di competenza


economica, lo stato patrimoniale e il conto economico.

Per le amministrazioni che hanno un gruppo di aziende a se collegate ci sarà l’obbligo di fare anche il
bilancio consolidato. Il rendiconto va approvato entro il 30/04, il bilancio consolidato deve essere fatto entro
il 30/06.

Dalla tabella possiamo vedere che il bilancio di previsione è collegato alla casella “ C Std” e ciò significa che
le previsioni devono essere fatte in funzione del cosidetto costo standard. Gli enti locali devono sviluppare
dei dati idonei che sono necessariamente alimentati dal sistema di contabilità analitica che servono a capire
quanto costa ogni singolo servizio / attività che deve essere svolta dall’ente locale. L’obiettivo è fare
previsioni sulla base di dati concreti riferiti alla mia azienda.

Sulla base della comunicazione dei costi standard a livello nazionale bisogna andare ad identificare il
cosidetto fabbisogno finanziario standard . Il fabbisogno standard è una grandezza che serve a
rappresentare la quota complessiva per ogni amministrazione locale che serve a finanziare la totalità dei
servizi e dovrebbe essere definita in funzione dell’individuazione del cosidetto costo standard.

Dai dati della contabilità analitica ogni amministrazione dovrebbe trarre le informazioni necessarie per
determinare il costo standard.

Es smaltimento rifiuti

Per monitorare che tutto si svolge secondo quanto programmato, il sistema di controllo di gestione servirà
sempre secondo i dati della cont analitica a monitorare che l’ente nello svolgimento effettivo dei suoi servizi
non vada a superare i costi standard che aveva programmato.

L’avere un buon sistema di contabilità analitica potrebbe permettere all’ente eventualmente di sviluppare, e
se vuole anche di rendere noto all’esterno, dei conti economici di dettaglio per dei servizi a domanda
individuale , o per dei servizi che vengono sottoposti alla tariffa che va ad attivare a vantaggio della propria
utenza.

Il principio della competenza finanziaria potenziata  Le obbligazioni attive e passive


giuridicamente perfezionate, sono registrate nelle scritture contabili nel momento in cui l’obbligazione
sorge ma con l’imputazione all’esercizio nel quale esse vengono a scadenza.

In pratica io vado a rilevare la mia obbligazione attiva e passiva, quindi sia per quanto riguarda le entrate
sia per quanto riguarda le spese quando l’obbligazione sorge.

Es un trasferimento da parte dello stato lo andrò a registrare nel momento in cui è stata fatta
l’assegnazione magari tramite un decreto, un atto che obbliga lo stato a darmi un certo trasferimento.

Ma l’imputazione dal punto di vista finanziario va fatta direttamente nell’esercizio nel quale
quell’obbligazione va a scadenza. Il tutto avviene tramite uno strumento definito fondo pluriennale
vincolato ( di cui parleremo successivamente ).

Ipotizziamo che lo stato mi fa un finanziamento di ristrutturazioni, che non è vincolato ad un’opera specifica
e mi da l’assegnazione di un milione di euro nel 2021, ma le somme verranno erogate a presentazione di
progetti che dovranno essere sviluppati entro maggio 2022.

L’obbligazione va iscritta nel bilancio preventivo del 2021, ma l’imputazione va fatta direttamente al 2022.

In passato si faceva invece l’accertamento di entrate e di spese e poi al massimo al fine dell’anno andavo a
fare il residuo.
Obiettivi

 Conoscere puntualmente i debiti effettivi delle pubbliche amministrazioni;


 Evitare l’accertamento di entrate future e di impegni inesistenti;
 Rafforzare la programmazione di bilancio;
 Favorire la modulazione dei debiti secondo gli effettivi fabbisogni;
 Avvicinare la competenza finanziaria a quella economica.

Il principio della competenza finanziaria potenziata


Ci sono una serie di particolarità

 le spese di investimento pluriennali sono impegnate negli esercizi in cui scadono le singole
obbligazioni passive derivanti dal contratto o della convenzione, sulla base del relativo
cronoprogramma.

Le spese di investimento sono quelle in cui tipicamente posso avere una differenza tra quanto sorge
un’obbligazione da un punto vista giuridico a sostenere una spesa e il momento in cui
effettivamente andrò a pagare le somme. È stato stabilito che per queste spese di investimento
pluriennale deve essere predisposto uno strumento che si chiama crono programma.
L’impegno deve essere fatto in funzione del contratto, della convenzione e sostanzialmente in
funzione del crono programma.

 La copertura finanziaria delle spese di investimento che comportano impegni di spesa pluriennali
deve essere predisposta - fin dal momento dell’attivazione del primo impegno - con:
o riferimento all’importo complessivo della spesa dell’investimento; ( altrimenti si rischia di
iniziare un lavoro e di non portarlo a termine per mancanza di risorse e ciò comporta che le
risorse di cui ho già usufruito non porteranno a nulla. Es. della costruzione del palazzetto
dello sport il quale non è stato portato a termine )

o sulla base di un’obbligazione giuridica perfezionata o di una legge di autorizzazione


all’indebitamento. Il principio della competenza finanziaria potenziata
 Al momento dell’ assunzione di un impegno di spesa pluriennale è necessario valutare
attentamente la tipologia di entrata a copertura finanziaria della spesa.

Non tutte le entrate possono costituire idonea copertura di una spesa di investimento

Se ci sono spese di tipo pluriennale sin dall’inizio ne deve essere garantita la copertura.
Come faccio a collegare le rilevazioni di tipo economico a quelle finanziarie ?

La competenza economica
Le rilevazioni della contabilità finanziaria costituiscono la misura finanziaria dei fatti gestionali rilevati dalla
contabilità economicopatrimoniale:

 I ricavi sono rilevati unitamente all’accertamento delle entrate dei primi tre titoli di bilancio e dei
contributi agli investimenti e dei trasferimenti in c/capitale;
 I costi sono rilevati al momento della liquidazione delle spese del primo titolo di bilancio, salvo che
per i trasferimenti correnti, in c/capitale e i contributi agli investimenti, per i quali si fa riferimento
all’impegno.

Altri principi di bilancio


Oltre al principio di competenza economica e finanziaria ,il legislatore ha dettato una serie di principi.
Questi principi già esistevano, non sono stati totalmente una novità.

• Annualità I documenti del sistema di bilancio devono essere predisposti a cadenza annuale e si
riferiscono ad un periodo di gestione, che coincide con l’anno solare.

• Unità Il complesso delle entrate finanzia indistintamente quello delle uscite, salvo diversa disposizione
normativa

• Universalità Il sistema di bilancio deve ricomprendere tutte le operazioni ed i relativi valori finanziari,
economici e patrimoniali, riconducibili all’ente locale, al fine di presentare una rappresentazione veritiera e
corretta dell’andamento dell’ente.

• Integrità Nel bilancio di previsione e nel rendiconto non vi devono essere compensazioni di partite. È
quindi vietato iscrivere le entrate al netto delle spese sostenute per la loro riscossione e, parimenti, di
registrare le spese ridotte delle correlate entrate.

• Veridicità, attendibilità, correttezza e comprensibilità E’ necessario rappresentare in modo veritiero e


corretto la situazione patrimoniale e finanziaria dell’ente ed il risultato economico dell'esercizio. Sono
vietate, quindi, sopravvalutazioni e sottovalutazioni di entrate e di spese. Il sistema di bilancio deve
presentare una chiara classificazione delle voci finanziarie, economiche e patrimoniali.

• Significatività e rilevanza Per essere utile, un’informazione deve essere significativa per le esigenze
informative connesse al processo decisionale degli utilizzatori. L’informazione è qualitativamente
significativa quando è in grado di aiutare gli utilizzatori a valutare gli eventi passati, presenti o futuri; è
rilevante se la sua omissione o errata presentazione può influenzare le decisioni assunte sulla base del
sistema di bilancio.

• Flessibilità All’interno del sistema del bilancio di previsione è prevista la possibilità di modificare i
documenti contabili di programmazione e previsione per fronteggiare circostanze imprevedibili e
straordinarie che si possono manifestare durante la gestione. (gli istituti di flessibilità sono variazioni e
storni di bilancio di cui abbiamo già parlato)

La flessibilità va applicata esclusivamente al bilancio di previsione.


• Congruità Consiste nella verifica dell’adeguatezza dei mezzi disponibili rispetto ai fini stabiliti, valutata
in relazione agli obiettivi programmati e agli andamenti storici, e con riguardo anche al riflesso sugli impegni
pluriennali.

Serve a capire se gli obiettivi programmati sono coerenti nel tempo, questo principio ha una particolare
valenza quando effettuo impegni a carattere pluriennale. La congruità non significa soltanto stabilire la
coerenza tra le spese di carattere pluriennale che voglio fare nel tempo, ma anche rispetto alle risorse che si
hanno a disposizione.

• Prudenza Nei documenti preventivi, comporta l’iscrizione delle sole componenti positive che
ragionevolmente saranno disponibili nel periodo amministrativo considerato, mentre le componenti
negative sono limitate alle sole voci degli impegni sostenibili e direttamente collegate alle risorse previste.
In sede di rendicontazione, le componenti positive non realizzate non devono essere contabilizzate mentre
tutte le componenti negative devono essere contabilizzate, anche se non sono definitivamente realizzate.

Ha un significato diverso rispetto a quello che noi normalmente gli attribuiamo nell’ambito della contabilità
delle imprese. Nella contabilità delle imprese il concetto di prudenza ci interessa come prudenza valutativa
nel bilancio di esercizio che è un documento consultivo.

In questo caso dobbiamo scindere due aspetti: dobbiamo vedere che significa la prudenza per il bilancio
preventivo e che significa la prudenza rispetto alla fase di rendicontazione.

La prudenza rispetto al bilancio preventivo vuol dire che io quando vado a fare le stime, in particolare quelle
di entrata, devo cercare di essere prudente ( meglio fare una sottostima delle entrate piuttosto che il
contrario ) . Nel caso delle stime delle spese devo limitarmi a inscrivere quelle spese che penso di poter
effettivamente sostenere in funzione delle risorse che ho previsto.

In sede di rendicontazione , le componenti positive non realizzate non devono essere contabilizzate mentre
tutte le componenti negative devono essere contabilizzate, anche se non sono definitivamente realizzate.

• Coerenza Occorre assicurare un nesso logico e conseguente tra la programmazione, la previsione, gli
atti di gestione e la rendicontazione: tutte queste funzioni e documenti devono essere strumentale al
perseguimento degli stessi obiettivi.

• Continuità e costanza Si applica al fine di salvaguardare gli equilibri economico-finanziari, di


permettere il perdurare nel tempo dell’attività istituzionale dell’ente e, unitamente alla continuità
nell’applicazione dei principi contabili e di valutazione, di consentire la comparabilità delle valutazioni tra i
documenti contabili.

Ricorda:

 eq di bilancio tutte le entrate devono coprire le spese


 Eq definito impropriamente economico  i primi tre titoli delle entrate devono essere in grado di
coprire tutte le spese di carattere corrente + le quote in scadenza di rimborsi e prestiti
Comparabilità e verificabilità Gli utilizzatori delle informazioni di bilancio devono essere in grado di
comparare nel tempo le informazioni di poste economiche, finanziarie e patrimoniali del sistema di
bilancio, per poterne valutare gli andamenti. L’eventuale cambiamento di criteri di valutazione deve
rappresentare un’eccezione nel tempo, opportunamente descritta e documentata in apposite relazioni.
Inoltre, tutte le informazioni fornite dal sistema di bilancio devono essere verificabili attraverso la
ricostruzione del procedimento valutativo seguito.

Anche il principio della verificabilità ha un significato diverso se ci riferiamo al bilancio preventivo o quello
consultivo.

Nel caso del bilancio consultivo verificabilità significa che ci siano dei documenti contabili a supporto

Nel caso del bilancio preventivo verificabilità significa che le previsioni entrata e di spesa sono state
basate sull’analisi di trend e chi è chiamato a valutare la verificabilità ovvero gli organi di controllo possano
ricostruire il processo valutativo che è stato seguito da parte di coloro che hanno redatto il bilancio
preventivo.

Neutralità o imparzialità La redazione dei documenti contabili si fonda su principi contabili indipendenti
ed imparziali verso tutti i destinatari, senza favorire gli interessi o le esigenze di gruppi particolari.
L’imparzialità contabile va intesa come l’applicazione competente e tecnicamente corretta del processo di
formazione dei documenti che compongono il sistema di bilancio.

• Pubblicità Il sistema di bilancio assolve una funzione informativa nei confronti degli utilizzatori dei
documenti contabili. È compito dell’ente rendere effettiva tale funzione assicurando ai cittadini ed agli
organismi di partecipazione la conoscenza dei contenuti significativi e caratteristici del bilancio di
previsione, del rendiconto, dei rispettivi allegati, anche integrando le pubblicazioni obbligatorie.

Da ciò nasce l’obbligo di redigere un bilancio semplificato che consente ai cittadini di interpretare
correttamente la situazione dell’ente.

• Equilibrio di bilancio L’equilibrio di bilancio è inteso come pareggio finanziario (= pareggio complessivo
tra entrate e spese, di competenza e di cassa), economico e patrimoniale.

• Prevalenza della sostanza sulla forma Le operazioni ed i fatti accaduti durante l’esercizio devono
essere rilevati contabilmente secondo la loro natura finanziaria, economica e patrimoniale, in conformità
alla loro sostanza e non solo secondo le regole e le norme vigenti che ne disciplinano la contabilizzazione
formale. La sostanza economica, finanziaria e patrimoniale delle operazioni pubbliche della gestione di ogni
amministrazione rappresenta l’elemento prevalente per la contabilizzazione, la valutazione e l’esposizione
dei fatti amministrativi nei documenti del sistema di bilancio. ( es contratti di leasing e noleggio )
I nuovi Bilanci
Si prescrive agli enti territoriali e ai loro enti strumentali in contabilità finanziaria, l’adozione di un comune
schema di:

 bilancio finanziario (preventivo e consuntivo),


 bilancio di esercizio (conto economico e stato patrimoniale),
 bilancio consolidato (conto economico e stato patrimoniale) quando la stessa amm pubb ha anche
una serie di partecipazioni in enti, società controllate ecc.

Nel 2015 il nuovo schema di bilancio svolge solo una funzione conoscitiva affiancando il vecchio schema di
bilancio che conserva natura autorizzatoria.

Nel 2016 lo schema di bilancio per missioni e programmi assume valore autorizzatorio e il vecchio schema
di bilancio è definitivamente abbandonato.

LA FONTE PRIMA DI INFORMAZIONE

La sperimentazione ha previsto che tutte le amministrazioni locali che erano interessate a partecipare, si
dovevano incontrare periodicamente. È stato creato un sito apposito, ovvero ARCONET ( armonizzazione
contabile degli enti locali ) creato nell’ambito del sito più ampio del mef e in particolare della ragioneria
generale dello stato; il cui obiettivo è riportare una serie di documenti e tutte quelle che sono state le
osservazioni fatte progressivamente dalle amministrazioni via via che hanno sperimentato il nuovo sistema
contabile.

IL PRINCIPIO DELLA PROGRAMMAZIONE


È il principio al quale gli enti locali ispirano la propria gestione: è il processo di analisi e valutazione che,
comparando e ordinando coerentemente tra loro le politiche e i piani per il governo del territorio, consente
di organizzare, in una dimensione temporale predefinita, le attività e le risorse necessarie per la
realizzazione di fini sociali e la promozione dello sviluppo economico e civile delle comunità di riferimento.
Ha carattere pluriennale (di norma triennale), e natura non solo contabile.

Il processo di programmazione:

 si svolge nel rispetto delle compatibilità economico-finanziarie e tenendo conto della possibile
evoluzione della gestione dell’ente,
 richiede il coinvolgimento dei portatori di interesse nelle forme e secondo le modalità definite da
ogni ente,
 si conclude con la formalizzazione delle decisioni politiche e gestionali che danno contenuto a
programmi e piani futuri riferibili alle missioni dell’ente.

La programmazione è strettamente e necessariamente connessa al controllo (concomitante e successivo) e


alla rendicontazione.

Il processo di programmazione si svolge tenendo conto di quelle che sono le risorse a disposizione dell’ente
(sia economico finanziario, sia risorse umane)

La logica è quella di cercare di individuare quali erano i debiti della pubblica amministrazione in maniera
chiara, ma anche cercare di rendere concreto il principio della programmazione cioè fare in modo che le
Amm territoriali cominciassero ad applicare quelle che erano logiche di programmazione spesso limitate
nella loro applicazione alla considerazione di quelli che erano gli aspetti autorizzatori.

Parlare di programmazione significa analizzare e valutare quelli che sono le possibili politiche e i piani di
governo sul territorio in funzione delle esigenze della collettività.

Il principio di organizzazione, partendo da quelli che sono i piani e i programmi più idonei ad un determinato
territorio, consente di organizzare sia le attività da svolgere, sia le risorse umane, materiali e finanziarie e
consente di organizzare in modo tale da realizzare i fini che sono stati prescelti da parte della compagnia
politica, contemporaneamente cercando di gestire la produzione dello sviluppo economico e civile delle
comunità di riferimento.

Una logica più vicina a quella che è la logica di programmazione delle imprese, cioè valutare quello che è il
mio mercato di riferimento (territorio per APT), individuare quali sono le strategie più corrette per
massimizzare la mia produzione di valore (non parlo solo di valore economico , ma bensì di valore pubblico )
e cercare di delineare una serie di programmi e attività il cui svolgimento mi possa garantire
raggiungimento di quei fini.

Di conseguenza è stato deciso che il processo di programmazione deve avere carattere triennale, non è solo
di natura contabile, ma anche di matura descrittiva, di scelta di quelle che sono state le strategie.

Soprattutto il processo di programmazione deve essere legato alla funzione del controllo, il quale deve
essere sia contaminante, sia a consuntivo in termini di valutazione complessiva dei risultati che sono stati
ottenuti e che quindi è basato sui documenti della rendicontazione.
Mentre le logiche del new public management tendevano soprattutto a garantire l’efficienza, si è capito poi
progressivamente che nelle pubb amministrazioni questo non era un focus sufficiente, ma bisognava
garantire una più attenta considerazione delle esigenze della collettività e quindi ci si è spostati verso
modelli di public governance, che significa letteralmente il governo pubblico; dove gli attori delle scelte di
governo non devono essere pìu i politici, ma bisogna includere nei processi decisionali tutti gli stakeholders
ovvero i principali portatori di interesse che sono i cittadini. Ogni ente è chiamato a definire le modalità per
attrarre prima di tutto l’attenzione dei cittadini sui processi di programmazione, ma anche di fare in modo di
raccogliere le opinioni.

Ogni ente tramite gli strumenti di regolamentazioni autonomi può definire delle modalità differenti, una
delle quali è quella del bilancio partecipativo.

GLI STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE

- Documento Unico di Programmazione (DUP): presentato al Consiglio, entro il 31 luglio di ciascun anno,
per le conseguenti deliberazioni. È il PRESUPPOSTO del bilancio.

Si compone di:

- Sezione strategica (SeS) – quinquennale

 Sviluppa le linee programmatiche di mandato in coerenza con la programmazione regionale e nel


rispetto degli obiettivi di finanza pubblica
 Individua:
o le scelte dell’amministrazione da realizzare nel corso del mandato amministrativo (impatto
medio lungo)
o le politiche di mandato dell’ente nel raggiungimento delle proprie finalità / funzioni
fondamentali
o gli indirizzi generali di programmazione riferiti al periodo di mandato.
 Indica gli strumenti con cui l'ente locale intende rendicontare il proprio operato nel corso del
mandato in maniera sistematica e trasparente, per informare i cittadini del livello di realizzazione
dei programmi, di raggiungimento degli obiettivi e delle collegate aree di responsabilità politica o
amministrativa.
 Nel primo anno del mandato amministrativo, individuati gli indirizzi strategici, sono definiti, per
ogni missione di bilancio, gli obiettivi strategici da perseguire entro la fine del mandato.

DUP: documento unico di programmazione. La predisposizione del DUP parte il 31 luglio di ogni anno. È un
documento che contiene due sezioni, una parte strategica e una parte operativa.

La sezione strategica ha una durata più lunga (cinque anni) e deve sviluppare le linee programmatiche di
mandato presentate dal sindaco nel momento in cui si insedia anche in coordinamento con quella che è la
programmazione della regione di appartenenza e anche con gli obiettivi fissati a livello nazionale di finanza
pubblica. Nell’ambito di queste linee strategiche, bisogna andare ad individuare quello che
l’amministrazione vuole fare nel corso del mandato, quindi in un arco di tempo medio-lungo, quali sono le
politiche che si vogliono realizzare rispetto alle funzioni fondamentali. A seguito della riforma costituzionale
del 2001, l’art 117 della nostra costituzione individua chiaramente quali sono le funzioni riservate in
maniera esclusiva allo stato, quali sono le funzioni concorrenti tra stato e regioni , quali sono le funzioni che
spettano alle regioni e di conseguenza assegna ai comuni lo svolgimento delle attività amministrative con
l’obbligo di organizzare le attività relative a una serie di servizi a vantaggio della specifica comunità
territoriale di riferimento e poi abbiamo gli indirizzi generali per il periodo di mandato.

Sebbene questa sezione sia di carattere descrittivo, si può avvantaggiare con l’utilizzo di dati riportati
tramite grafici, statistiche, tabelle che in qualche modo cercano di far capire come l’ente, nel periodo del
mandato che viene considerato, possa interpretare i bisogni della collettività e quindi possa andare a stilare
una serie di programmi e individuare le aree di responsabilità politica e amministrativa interessata da quei
programmi. In particolare, il momento più delicato è il momento in cui il sindaco si insedia
nell’amministrazione, il quale deve definire i componenti della giunta e bisogna andare a capire nei prossimi
100 giorni dalle elezioni questo programma di mandato che verrà stilato e quali sono gli indirizzi strategici e
anno per anno quei programmi possono essere rivisti. Il DUP ha una valenza strategica, ma è sempre
sottoposto a questa rivisitazione annuale secondo la tecnica dello scorrimento.

- Sezione operativa (SeO) triennale

 Ha carattere generale, contenuto programmatico e costituisce lo strumento a supporto del


processo di previsione definito sulla base degli indirizzi generali e degli obiettivi strategici fissati
nella SeS del DUP. In particolare, la SeO contiene la programmazione operativa dell’ente avendo a
riferimento un arco temporale sia annuale che pluriennale.
 Il contenuto della SeO, predisposto in base alle previsioni ed agli obiettivi fissati nella SeS,
costituisce giuda e vincolo ai processi di redazione dei documenti contabili di previsione dell’ente.
 La SeO è redatta, per il suo contenuto finanziario, per competenza con riferimento all’intero
periodo considerato, e per cassa con riferimento al primo esercizio, si fonda su valutazioni di
natura economico-patrimoniale e copre un arco temporale pari a quello del bilancio di previsione.
 La SeO supporta il processo di previsione per la predisposizione della manovra di bilancio.
 La SeO individua, per ogni singola missione, i programmi che l’ente intende realizzare per
conseguire gli obiettivi strategici definiti nella SeS. Per ogni programma, e per tutto il periodo di
riferimento del DUP, sono individuati gli obiettivi operativi annuali da raggiungere.
 Per ogni programma sono individuati gli aspetti finanziari, sia in termini di competenza con
riferimento all’intero periodo considerato, che di cassa con riferimento al primo esercizio, della
manovra di bilancio.

La seconda parte, cioè la sezione operativa del DUP, è una parte che accompagna soprattutto il bilancio e
quindi va a declinare gli obiettivi strategici in obiettivi gestionali operativi per il triennio di riferimento.
Spiega i dati che poi saranno contenuti nell’ambito del bilancio pluriennale.

- Nota di aggiornamento al DUP: da presentare al Consiglio entro il 15 novembre di ogni anno, per le
conseguenti deliberazioni
- Bilancio di previsione: da presentare al Consiglio entro il 15 novembre di ogni anno. A seguito di variazioni
del quadro normativo di riferimento la Giunta aggiorna lo schema di bilancio di previsione in corso di
approvazione unitamente al DUP. In occasione del riaccertamento ordinario o straordinario dei residui la
Giunta aggiorna lo schema di bilancio di previsione in corso di approvazione unitamente al DUP e al bilancio
provvisorio in gestione

- Piano degli indicatori di bilancio: presentato al Consiglio unitamente al bilancio di previsione e al


rendiconto

- Piano Esecutivo di Gestione (PEG) e Piano performances: approvato dalla Giunta entro 20 giorni
dall’approvazione del bilancio

- Variazioni e Assestamento: il secondo comprende lo stato di attuazione dei programmi e il controllo della
salvaguardia degli equilibri di bilancio; è da presentare al Consiglio entro il 31 luglio di ogni anno

- Rendiconto sulla gestione: da approvare entro il 30 aprile dell’anno successivo all’esercizio di riferimento

- Bilancio consolidato: da approvare entro il 30 settembre dell’anno successivo all’esercizio di riferimento

LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DELLE ENTRATE


Segue un’articolazione che parte dei titoli (macroaggregato più ampio che raccoglie le fonti di provenienza)
e poi man mano le va a dettagliare fino ad Arrivare ai capitoli che sono le unità elementari delle entrate sia
ai fini della gestione, sia ai fini della rendicontazione. I capitoli nelle amministrazioni più grandi per
assicurare il principio di trasparenza dell’andamento della pubb amministrazione possono essere
ulteriormente dettagliati in articoli.

TITOLI: rappresentano diversi fonti di provenienza delle entrate. I primi tre titoli (entrate correnti,
trasferimenti correnti ed entrate extratributarie) rappresentano quelli che sono le entrate proprie dell’ente
che riguardano la gestione corrente dell’amministrazione. In buona parte rappresentano anche la gestione
operativa di quell’ente poiché:

 le entrate correnti tributarie rappresentano il risultato di quelle che sono delle scelte di imposizione
di un determinato territorio, fanno parte delle attività caratteristica dell’ente.
 I trasferimenti correnti da parte degli enti sovraordinati servono ad assicurare lo svolgimento delle
funzioni essenziali.
 le entrate extratributarie potrebbero anche contenere, oltre a voci di entrata della gestione
caratteristica, alcune entrate che invece riguardano la gestione accessoria.

Dopo le entrate correnti abbiamo

 le entrate in conto capitale cioè quelle entrate che derivano dall’alienazione di beni che facevano
parte del patrimonio della pubblica amministrazione:
 entrate che derivano dall’ accensione di debiti: queste entrate devono servire per scopo di
investimento
 riduzione di attività finanziarie: l’ente vende alcune sue partecipazioni
 entrate per conto terzi, una volta definite partite di giro: l’ente fa da tramite tra due categorie di
soggetti. Es spese elettorali che l’ente anticipa e lo stato rimborsa
ogni titolo è articolato in TIPOLOGIE: le tipologie ci dicono quale è la natura della fonte specifica. Per
quanto riguarda le entrate tributarie, verranno articolate nelle varie tipologie di tributi. I trasferimenti
correnti verranno articolati in funzione del soggetto che eroga il trasferimento. Nelle entrate extra tributarie
potrebbero esserci eventualmente anche degli interessi attivi nel caso in cui l’ente abbia delle somme
depositate che producono interessi. Per quanto riguarda le entrate in conto capitale si possono dettagliare
le entrate che derivano dalla vendita delle immobilizzazioni

le tipologie a loro volta sono articolate in CATEGORIE: guardano all’oggetto. Nelle entrate di carattere
tributario abbiamo detto che vengono individuate tutte le categorie di tributi i. Man mano si va ad allargare
il mio livello di approfondimento ed infine si arriva a quelli che sono i:

CAPITOLI: cioè la voce più analitica che viene utilizzata in base a quello che è l’oggetto dell’entrata.

I TITOLI DELL’ENTRATA

Primi tre titoli rappresentano le entrate correnti e che in genere rappresentano la gestione caratteristica.

Gli altri titoli riguardano gli aspetti di durata più lunga, oltre a quelle che sono le anticipazioni dell’istituto
tesoriere che nello schema attuale di bilancio costituiscono un titolo a parte per tenere sotto controllo i
processi di indebitamento di breve periodo.

Le anticipazioni da parte dell’istituto tesoriere devono essere estinte alla fine di ogni anno perché
dovrebbero rispondere semplicemente all’esigenza di soddisfare l’elasticità di cassa.

L’accertamento delle entrate dei primi tre titoli genera dei proventi di carattere tributario, da
trasferimento, da gestioni del patrimonio oppure veri e propri ricavi nel caso in cui l’ente sta andando a
vendere beni e servizi sul mercato.

Le entrate in conto capitale rappresentano una diminuzione di elementi del patrimonio, mentre i titoli dal
5º al 9º vanno a determinare nella contabilità economico patrimoniale solo la nascita di quelli che sono dei
valori di carattere finanziario.
LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DELLE SPESE

Innanzitutto, le spese vengono articolate in:

-missioni che dovrebbero essere rappresentativi degli obiettivi strategici che quell’amministrazione intende
conseguire delineando sostanzialmente l’ammontare di risorse che vengono destinate alle varie missioni.
rappresentano in sostanza gli obiettivi strategici che possono essere raggiunti dati un certo quantitativo di
risorse (bisogna sapere tutto l’elenco delle missioni)

Le missioni sono articolate in:

-PROGRAMMI: Che rappresentano l’insieme di attività che potrà garantire il raggiungimento degli obiettivi
strategici descritti nelle missioni. Ci saranno le voci relative ai programmi. I programmi rappresentano le
spese che vengono fatte da parte dell’ente per poter articolare quelle che sono le proprie missioni.

-MACROAGGREGATI: rappresentano la natura delle spese, torniamo a quella che è l’articolazione una volta
definita “per titoli, funzioni e servizi “ che viene articolata non più nel bilancio politico, ma vanno ad
articolare quella che è la natura della spesa (spesa corrente, in conto capitale, spese per conto di terzi).

In generale la realizzazione del programma deve essere affidata ad un unico centro di responsabilità, cioè
ad un dirigente che si assume la realizzazione di tutte le attività relative a quel programma. I macro-
aggregati vengono raggruppati nei titoli i quali possono essere ulteriormente articolati in capitoli e articoli.
LE MISSIONI DI SPESA (lista da imparare)

 001 Servizi istituzionali, generali e di gestione


 002 Giustizia
 003 Ordine pubblico e sicurezza
 004 Istruzione e diritto allo studio
 005 Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali
 006 Politiche giovanili, sport e tempo libero
 007 Turismo
 008 Assetto del territorio ed edilizia abitativa
 009 Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente
 010 Trasporti e diritto alla mobilità
 011 Soccorso civile
 012 Diritti sociali, politiche sociali e famiglia
 013 Tutela della salute
 014 Sviluppo economico e competitività
 015 Politiche per il lavoro e la formazione professionale
 016 Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca
 017 Energia e diversificazione delle fonti energetiche
 018 Relazioni con le altre autonomie territoriali e locali
 019 Relazioni internazionali
 020 Fondi e accantonamenti
 050 Debito pubblico
 060 Anticipazioni finanziarie
Missione 99 Servizi per conto terzi

Esempio: se sono il sindaco appena eletto di una città da cui stanno fuggendo tutte le imprese, tutte le
industrie e quindi si sta creando disoccupazione e di conseguenza si sta generando un invecchiamento della
popolazione perché i giovani se ne vanno, per me un obiettivo strategico importante potranno essere
rappresentati dalle missioni 14,15, magari anche 16 cioè tutte quelle politiche che riguardano lo sviluppo
economico del territorio.

Se sono in un ente invece dove le attività economiche prosperano tranquillamente, sarà più importante
dedicare attenzione ad altro e quindi una mia missione prevalente potrebbe essere quella dell’energia e
della diversificazione delle fonti energetiche e quindi come comune potrò attuare una serie di politiche per
incentivare per esempio le imprese presenti sul territorio all’adozione di forme alternative di utilizzo di
energia ecc.

In funzione della strategia che l’ente vuole supportare dedicherà maggiori o minori risorse non solo
finanziarie, ma anche umane e materiali al raggiungimento di una determinata missione.

Le prime 20 missioni sono consecutive, poi c’è un salto infatti il debito pubblico sta separato così come le
anticipazioni finanziarie.

I programmi
 Ogni Missione (23: 1-20, 50, 60, 99) si realizza concretamente attraverso più Programmi.
 I Programmi, che nello schema di bilancio armonizzato sono 99, rappresentano aggregati omogenei
di attività svolte all'interno di ciascun ente, per perseguire gli obiettivi definiti nell'ambito delle
Missioni, ossia le finalità istituzionali, riconosciute all’ente stesso.
 La denominazione del Programma riflette le principali aree di intervento della Missione di
riferimento, assicurando una rappresentazione di bilancio che individua cosa viene realizzato da
ciascuna amministrazione con le risorse pubbliche.

Fondamentale è capire la relazione tra la missione e il programma.

Le spese nel bilancio

La 1 missione, riguarda il funzionamento generale dell’ente quindi servizi istituzionali, generali e di gestione
è organizzata in vari programmi (sopra elencati). Ogni programma poi sarà articolato in titoli.

Non è detto che per ogni programma siano coinvolti tutti i titoli.

Gli organi istituzionali, ad esempio, portano soltanto spese correnti, mentre nella gestione dei beni
demaniali e patrimoniali troviamo sia spese correnti che in conto capitale e magari anche rimborsi di prestiti
contratti in passato, per acquisire nuovi elementi del patrimonio.

RACCORDO CON LE CLASSIFICAZIONI EUROPEE


Articolo 14, comma 1, lettera b) d. Lgs 118/2011: Ciascun Programma si raccorda alla relativa codificazione
COFOG di secondo livello (Gruppi). Nel caso di corrispondenza non univoca tra Programma e classificazione
COFOG di secondo livello (Gruppi), vanno individuate le corrispondenti funzioni COFOG. La classificazione
COFOG, utilizzata quale benchmark di riferimento per i programmi del bilancio, rappresenta una delle
nomenclature usate dalla contabilità nazionale e costituisce una parte integrante del SEC95 per classificare
per funzione la spesa dei settori istituzionali. Anche con la prossima introduzione del SEC201 (nuovo
riferimento per i conti nazionali) la COFOG rimane il riferimento per la classificazione della spesa pubblica.
La COFOG è relativa alla spesa delle amministrazioni pubbliche, e permette di fornire una chiave di lettura
dell’attività dell’operatore pubblico, secondo le funzioni che tale spesa concorre complessivamente a
soddisfare.

Il decreto-legge 118 ha avuto anche lo scopo di facilitare il raccordo tra la classificazione del bilancio in
ambito italiano, con le classificazioni europee secondo la classificazione della spesa pubblica per funzioni
COFOG. Quando non c’è un’immediata corrispondenza tra i programmi che noi abbiamo nella spesa e la
classificazione cofog di secondo livello, bisogna individuare delle funzioni corrispondenti.

La classificazione COFOG era già stata individuata nel 1995, successivamente nel 2001 è stata rivisitata per
agevolare i processi di consolidamento a livello europeo, ma anche di confronto tra le situazioni finanziarie
patrimoniali dei diversi stati membri e anche per delineare delle politiche economiche a livello europeo.

Il piano dei conti integrato (all.6)


IL PIANO DEI CONTI INTEGRATO È COSTITUITO DALL'ELENCO DELLE ARTICOLAZIONI DELLE UNITÀ
ELEMENTARI

 DEL BILANCIO FINANZIARIO GESTIONALE


 DEI CONTI ECONOMICO-PATRIMONIALI

DEFINITO IN MODO DA EVIDENZIARE LE MODALITÀ DI RACCORDO, ANCHE IN UNA SEQUENZA TEMPORALE,


DEI DATI FINANZIARI ED ECONOMICO-PATRIMONIALI, NONCHÉ CONSENTIRE LA RILEVAZIONE UNITARIA DEI
FATTI GESTIONALI.

L'ELENCO DEI CONTI ECONOMICO-PATRIMONIALI COMPRENDE I CONTI NECESSARI PER LE OPERAZIONI DI


INTEGRAZIONE, RETTIFICA E AMMORTAMENTO, EFFETTUATE SECONDO LE MODALITÀ E I TEMPI NECESSARI
ALLE ESIGENZE CONOSCITIVE DELLA FINANZA PUBBLICA.

Il piano dei conti integrato va ad assicurare una declinazione di quelle che sono le diverse voci, dle bilancio
finanziario in unità elementari consentendo il collegamento tra i dati del bilancio finanziario e gestionale
con i dati del bilancio che segue le logiche di contabilità economico patrimoniale.

Evidenzia proprio come si raccordano i due aspetti in modo tale da consentire un’unica rilevazione.

ES pago delle spese telefoniche.

Le spese telefoniche dell’ente a che missione apparterranno? missione 1, si tratta di spese correnti.

Una spesa di carattere corrente, nel bilancio redatto secondo la logica della competenza economico
finanziaria andrà nel conto economico.

Il piano dei conti prenderà la codifica di quella voce di spese telefoniche e mi andrà a dire che devo andare a
mettere alla fine dell’anno nel conto economico.

Il piano dei conti

LA STRUTTURA DEL PIANO DEI CONTI FINANZIARIO È COSÌ COMPOSTA:

 MACRO
 LIVELLI
 VOCE
 CODICE FINALE

LA MACRO DISTINGUE A SECONDO CHE SI TRATTI DI ENTRATA (E) O SPESA (U) I LIVELLI PER PIANO DEI
CONTI FINANZIARIO SONO CINQUE LA VOCE È LA DESCRIZIONE DEL CONTO IL CODICE FINALE È UNA
SEQUENZA ALFANUMERICA FORMATA DA 11 CARATTERI
RICORDA: 1 macro-classe del conto economico delle imprese è il valore della produzione indicato con la
lettera A.
Il IV livello collega le voci di spesa ai costi, oppure le voci di entrata a quelli che sono ricavi o proventi.

Il 5 livello potrebbe anche servire per fare dei collegamenti con la contabilità analitica, in quanto anche
dall’esempio possiamo vedere che il 5 livello è quello più dettagliato. Nessuno vieta che se un ente vuole
fare la contabilità analitica per centri di costo, e quindi non limitarsi a dire quale è la spesa complessiva di
telefonia fissa, ma vuole vedere la spesa di telefonia fissa suddivisa per i vari servizi; si potrebbe articolare
un sesto livello in modo da collegare la contabilità analitica e mettere in connessione le singole voci di
spesa(o di entrata ) con la struttura organizzativa. Ciò, se viene fatto, facilita il processo di controllo di
gestione.

Dopo i primi 3 anni di sperimentazione, ci si aspettava che nel 2015 immediatamente sarebbe andata in
vigore per tutte le amministrazioni il nuovo sistema.

In realtà si è dovuto lasciare il 2015 come una possibilità, per il 2015 i dati della contabilità economico
patrimoniale avrebbero accompagnato a fini conoscitivi i dati di contabilità finanziaria. Dal 2016 è
obbligatorio per tutte le pubb amministrazioni.
Parleremo più avanti del fondo pluriennale vincolato che è una voce contabile istituita per rafforzare il
principio della contabilità finanziaria potenziata; essendo un istituto nuovo nella contabilità degli enti,
c’erano grandi incertezze sulla applicazione ovvero sul come e quando andava usato e ciò cosa comportava
in termini di vincoli alle spese e alle entrate. Sono state proposte, in questi tre anni una serie di modifiche.

Il legislatore, accogliendo tutte le richieste, ha introdotto una serie di modifiche.

Questo primo dm stabilisce che il documento unico di programmazione è stato semplificato per gli enti con
popolazione inferiore a 5mila abitanti. In questi enti, la struttura dell’ente locale è veramente ridotta al
minimo.

Viene stabilita la scadenza dei rendiconti per tutte le pubb amministrazioni al 30/04 ( in passato era il 30 /06
) e viene stabilito che il PEG (ovvero il piano esecutivo di gestione che è quello che dettaglia le voci in capitoli
e che articola operativamente le voci di entrata e di spesa ) deve essere approvato entro i 20 giorni
successivi.

Se pensiamo al ciclo della programmazione, negli enti locali (i tempi non sono anticipati come nello stato
che addirittura ad aprile comincia a programmare il bilancio dell’anno successivo) entro il 30 luglio si deve
approvare il dup che già contiene una quantificazione finanziaria, quindi i dirigenti avrebbero dovuto aver
già avanzato delle proposte in termini di risorse umani, materiali e finanziarie che gli servono. Compito
dell’ufficio di ragioneria o dei servizi finanziari è quello di andare a verificare che la distribuzione delle risorse
finanziarie sia equilibrata e devono ovviamente ricevere il placet da parte della politica.
Quando si arriva ad approvare il bilancio preventivo entro il 31 dicembre, questo bilancio è già il risultato di
un processo di contrattazione tra la parte politica e l’anima tecnica dell’ente e di conseguenza quando si
arriva all’approvazione, il peg è già fatto e si tratta di fare solo degli aggiusti.

Dal punto di vista della contabilità finanziaria:

 viene stabilita la contabilizzazione dell’iva è stato istituito un sistema che si chiama split p. e
reverse per iva relativa a tutte le contrattazioni fatte con gli enti locali.
 Sono stati dati criteri per la contabilizzazione delle utenze a cavallo di due anni, perché nella
contabilità finanziaria ratei e risconti non esistono
 Sono state date indicazioni sul fondo crediti di dubbia esigibilità  l’ente deve fare delle stime a
secondo dei soggetti nei confronti dei quali vanta dei crediti e bisognava stabilire anche questo
come andarlo a contabilizzare facendo una differenza tra gli enti che vengono considerati buoni
riscuotitori (più precisamente sono enti che fanno una buona analisi e stima delle previsioni di
entrata) e enti che al contrario non lo sono.
 Sono poi stati dati dei criteri su quelle che sono state le entrate e le spese vincolate
 Sono stati dati una serie di indicazioni minori sulla modulistica da utilizzare

IL D.M. 07/07/2015 (II RETTIFICA)

IL D.M. 07/07/2015 AGGIORNA E RIPRODUCE IL PRINCIPIO DELLA PROGRAMMAZIONE (ALLEGATO 4/1) CON
LE MODIFICAZIONI DI CUI AL D.M. 20/05/2015

Nel luglio 2015 si ha un ulteriore cambiamento che in sostanza va a declinare meglio il concetto di
programmazione, cioè la sequenza dei documenti e la partecipazione delle diverse compagini ( manageriale
e politica ) al processo di programmazione.

A dicembre c’è stata un’altra rettifica

IL D.M. 01/12/2015 (III RETTIFICA)

 ACCERTAMENTO DEI TRIBUTI LOCALI SULLA BASE DEGLI INCASSI ANTE RENDICONTO (PROBLEMI
PER ACIRPEF: IN CORSO IV RETTIFICA PER RIPRISTINO ACCERTAMENTO CONVENZIONALE)
 Deve essere definito il limite di COPERTURA degli INVESTIMENTI CON MARGINE CORRENTE
(AVANZO ECONOMICO)
 È stato chiesto che lo STATO di ATTUAZIONE dei PROGRAMMI durante l’anno deve essere rivisto
almeno una volta nella stessa data in cui si vanno a stilare le linee generali della programmazione
dell’ anno successivo, cioè al 31 luglio quando si va anche a redigere anche il dup.
IL D.M. 22/12/2015

 APPROVA IL CD “IL PIANO DEGLI INDICATORI DI BILANCIO” EX ART.18-BIS DEL [Link]. 118/2011 
Non sono tutti gli indicatori che un ente può adottare, ma soltanto quelli connessi ai dati economico
finanziari.

 SI COMPONE DI 4 ALLEGATI

 DECORRE DAL BILANCIO 2017/2019 (31/12/2016) E DAL RENDICONTO 2016 (30/04/2017)  È stato
stabilito che tutto il piano degli indicatori doveva essere applicato a partire dal bilancio del 2017 e
dal rendiconto del 2016

 iL PIANO DEGLI INDICATORI SOSTITUISCE GLI INDICI/PARAMETRI (CHE SI ALLEGAVANO AL


RENDICONTO) E VIENE ALLEGATO NON PIU’ SOLO AL RENDICONTO MA ANCHE AL BILANCIO 
questi indicatori devono essere fatti anche a preventivo. A preventivo stabilisco il target a cui punto
e a consultivo ricalcolo gli indicatori in base ai dati che si sono effettivamente verificati e vedo di
quanto mi sono discostato
 NULLA DI DIFFICILE ANCHE SE GLI INDICI SONO MOLTO PIU’ NUMEROSI ED ANALITICI DEL PASSATO
Il bilancio consolidato

ART. 9 [Link] 118/2011  Le amministrazioni pubbliche adottano comuni schemi di bilancio consolidato con i
propri enti ed organismi strumentali, aziende, società controllate e partecipate e altri organismi

ART. 19 DPCM 28/12/10 Gli enti in sperimentazione redigono il bilancio consolidato con i propri enti ed
organismi strumentali, aziende, società controllate e partecipate (Gruppo dell’amministrazione pubblica),
secondo le modalità e i criteri contenuti nell’allegato 4 allo schema di DPCM.

L’esigenza di avere un bilancio consolidato veniva già da un decreto del presidente del consiglio dei ministri
del 2010 data dall’esigenza di avere una visione complessiva di quello che viene chiamato il gruppo pubblico
locale, cioè di capire in maniera ampia che cosa fanno gli enti.

Gli enti che hanno aderito alla sperimentazione se si trovavano nella condizione di avere una serie di
partecipate, hanno sperimentato anche il bilancio consolidato.

Il bilancio consolidato per gli enti locali territoriali non è una novità assoluta, perché già dal 1995 il
legislatore aveva dato l’opportunità di fare il bilancio consolidato.

OBIETTIVI:

 sopperire alle carenze informative e valutative dei bilanci degli enti che perseguono le proprie
funzioni anche attraverso enti strumentali e detengono rilevanti partecipazioni in società;
 attribuire alla amministrazione capogruppo un nuovo strumento per programmare, gestire e
controllare con maggiore efficacia il proprio gruppo comprensivo di enti e società;
 ottenere una visione completa delle consistenze patrimoniali e finanziarie di un gruppo di enti e
società che fa capo ad un’amministrazione pubblica, incluso il risultato economico.

Gli enti locali devono predisporre il bilancio consolidato con gli enti della c.d “Gruppo dell’amministrazione
pubblica”

Il termine “gruppo amministrazione pubblica” comprende gli enti e gli organismi strumentali, le società
controllate e partecipate da un’amministrazione pubblica La definizione del gruppo amministrazione
pubblica fa riferimento ad una nozione di controllo di «diritto», di «fatto» e «contrattuale», anche nei casi
in cui non è presente un legame di partecipazione, diretta o indiretta, al capitale delle controllate ed a una
nozione di partecipazione.

Individuare gli enti oggetto di consolidamento già richiede uno sforzo abbastanza forte. C’è un problema nel
definire gli enti strumentali, le società controllate partecipate che rientrano in questa logica del bilancio
consolidato. Il legislatore ha adottato una nozione di controllo, di diritto, di fatto e contrattale.

Di diritto Se ho un tot della quota di capitale, o addirittura il 100 per 100 si tratta di un ente da consolidare

Di fatto  potrei considerare un ente che fa parte del gruppo amministrazione pubblica locale anche una
società che lavora esclusivamente con il comune anche se non è partecipata dal comune.

Contrattuale  nel caso in cui c’è un contratto che sistematicamente lega quell’azienda all’ente controllante

Per cercare di definire meglio come individuare quest’area di consolidamento, ovvero quali enti includere o
meno nell’ambito del bilancio consolidato, è stato fatto un elenco degli elementi strumentali
ENTI STRUMENTALI
I soggetti, pubblico o privato, nei quali l'ente locale:

 ha il possesso, diretto o indiretto, della maggioranza dei voti esercitabili nell'ente o nell'azienda;
 ha il potere assegnato da legge, statuto o convenzione di nominare o rimuovere la maggioranza dei
componenti degli organi decisionali;
 esercita, direttamente o indirettamente, la maggioranza dei diritti di voto nelle sedute degli organi
decisionali;
 ha l'obbligo di ripianare i disavanzi per percentuali superiori alla propria quota di partecipazione;
 esercita un'influenza dominante in virtù di contratti o clausole statutarie;

Consorzi e aziende speciali sono enti strumentali degli enti locali

Sono escluse dal consolidamento le società quotate sui mercati finanziari.

Il piano degli indicatori

Per ciascun programma

 una descrizione sintetica degli obiettivi sottostanti (e per ogni obiettivo ci vogliono gli indicatori, per
ogni indicatore deve essere indicato il target di riferimento per il triennio di riferimento) che
consente di individuare i potenziali destinatari o beneficiari del servizio/intervento e la sua
significatività;
 il triennio di riferimento o l’eventuale arco temporale previsto per la sua realizzazione;
 uno o più indicatori che consentono di misurare l’obiettivo e monitorare la sua realizzazione

Per ciascun indicatore

 una definizione tecnica che consenta di specificare ciò che l’indicatore misura e l’unità di misura di
riferimento;
 la fonte del dato, ossia il sistema informativo interno, la rilevazione esterna o l’istituzione dalla
quale si ricavano le informazioni necessarie al calcolo dell’indicatore e che consente di verificarne
la misurazione;
 il metodo o la formula applicata per il calcolo dell’indicatore;
 il valore “obiettivo” ossia il risultato atteso dell’indicatore con riferimento alla tempistica di
realizzazione
 l’ultimo valore effettivamente osservato dell’indicatore

Il Fondo Pluriennale Vincolato


• Il fondo pluriennale vincolato è un accantonamento di risorse già accertate destinate al finanziamento di
obbligazioni passive dell’ente già impegnate, ma esigibili in esercizi successivi a quello in cui è accertata
l’entrata, effettuato al fine di garantire la copertura delle spese stesse.

• Sui capitoli di spesa intestati ai singoli fondi pluriennali vincolati non è possibile assumere impegni ed
effettuare pagamenti.

• Il fondo pluriennale risulta immediatamente utilizzabile, a seguito dell’accertamento delle entrate che lo
finanziano, ed è possibile procedere all’impegno delle spese esigibili nell’esercizio in corso (la cui copertura
è costituita dalle entrate accertate nel medesimo esercizio finanziario) e all’impegno delle spese esigibili
negli esercizi successivi (la cui copertura è effettuata dal fondo).

• Il fondo riguarda prevalentemente le spese in conto capitale, ma può costituirsi anche per garantire la
copertura di spese correnti, ad esempio per quelle impegnate a fronte di entrate derivanti da trasferimenti
correnti vincolati, esigibili in esercizi precedenti a quelli in cui è esigibile la corrispondente spesa.

• Nel corso dell’esercizio, la cancellazione di un impegno finanziato dal fondo pluriennale vincolato
comporta la necessità di procedere alla contestuale riduzione del fondo pluriennale vincolato iscritto in
entrata. Al termine dell’esercizio l’economia confluisce nel risultato di amministrazione, utilizzabile
nell’esercizio successivo secondo le modalità previste nel principio applicato della contabilità finanziaria.

• È possibile evitare la contestuale riduzione del fondo pluriennale iscritto in entrata solo nel caso in cui il
vincolo di destinazione delle risorse che hanno finanziato il fondo pluriennale preveda termini e scadenze il
cui mancato rispetto determinerebbe il venir meno delle entrate vincolate o altra fattispecie di danno per
l’ente.

Il fondo pluriennale vincolato è una sorta di riserva, nella quale io vado ad imputare le entrate che mi
serviranno a coprire spese che si possono verificare non solo nell’anno, ma anche in quelli successivi;
secondo una ripartizione che deve essere fatta in maniera precisa tramite l’utilizzo del bilancio pluriennale.
Prima di tutto si va a iscrivere questo conto, e quindi si mettono da parte le risorse. Su quelle che sono le voci
di spesa relative, non si possono assumere impegni ed effettuare pagamenti diversi rispetto a quelli che sono
stati inseriti nel fondo plur. Vincolato. Nel momento in cui questo fondo viene costituito, diventa
immediatamente utilizzabile. Il fondo pluriennale vincolato è uno strumento che serve a governare il
processo di spesa degli investimenti.

Nel corso dell’esercizio potrebbero esserci delle variazioni, ci potrebbero esserci delle riduzioni delle spese
che io avevo previsto o degli aumenti.

Nel caso in cui mi rendo conto che ho bisogno di maggiori risorse, devo prima di tutto trovare la nuova fonte
di risorsa.

LEGGERE PER CAPRIRE MEGLIO IL CONCETTO


Esempio: In sede di programmazione per l’esercizio 2013, il Comune decide di realizzare una scuola del
costo complessivo di 400 € e di finanziarla con un mutuo tradizionale, che comporta l’erogazione
immediata del finanziamento (accertato perciò sulla competenza dell’esercizio 2013).

La costruzione della scuola richiederà 3 anni di lavori (2014-2016). Quindi:

 l’anno 2013 sarà dedicato alla progettazione definitiva e alla definizione della gara di appalto: spesa
complessiva 100 €;
 la spesa per la costruzione della scuola sarà distribuita nel triennio 2014/2016, in ragione del
cronoprogramma: 100 € per esercizio.

Nello schema successivo sono riportati gli stanziamenti di bilancio in entrata e in spesa per il triennio.

Nelle entrate ho l’accertamento del mutuo per la scuola, e quindi va nelle entrate che riguardano
l’ottenimento di finanziamenti per l’intero importo. Nella logica finanziaria, la contrazione di un mutuo è un
afflusso di risorse finanziarie. Quando vado a guardare la parte della spesa io mi trovo ad avere un duplice
impegno: uno per i 100 che effettivamente mi serviranno nell’anno per le spese di progettazione, gli altri 300
non li posso ancora impegnare perché devo aver definito l’importo, il soggetto nei confronti del quale ho
assunto l’impegno e devo aver definito la scadenza. Non li posso ancora impegnare perché ancora non ho
svolto la gara per l’esecuzione dei lavori e quindi li metto nel fondo pluriennale vincolato.

All’apertura dell’anno 2014, quel fondo pluriennale vincolato diventa una fonte di entrata. 100 dei quali me
li vado ad iscrivere come spese che vado ad impegnare per quelle spese che penso di impegnare e liquidare
nell’anno 2014 e con gli altri 200 ricreo il fondo pluriennale vincolato. E cosi via … nel 2016 si esaurisce il
fondo, ma anche il lavoro.
Nel corso della gestione dell’esercizio 2013, l’ente:

– a seguito della firma del contratto di mutuo tradizionale:

 accerta e incassa l’entrata di 400 € nell’apposito stanziamento di entrata riguardante il mutuo;

– a seguito della firma del contratto riguardante la progettazione della scuola:

 impegna le relative spese di 100 €;

– a seguito della firma della gara di appalto per la realizzazione della scuola:

 impegna 100 in ciascuno degli esercizi 2014, 2015, 2016*, sulla base del cronoprogramma dei lavori
(che si ipotizza confermi quanto previsto in sede di progettazione preliminare).

RICORDA

E se servono variazioni?

È necessario:

 aggiornare il cronoprogramma (non si tratta di una novità)


 effettuare le variazioni di bilancio su spese e fondo pluriennale vincolato
 Re-imputare gli impegni assunti in misura differente rispetto alle indicazioni
del cronoprogramma aggiornato

Tali variazioni devono riguardare gli stanziamenti del bilancio di previsione


riguardanti tutti gli esercizi considerati nel bilancio. Le re-imputazioni devono
riguardare tutti gli esercizi considerati nel cronoprogramma.
Ad esempio, nell’esercizio 2014 l’andamento dei lavori è più rapido:

 il cronoprogramma aggiornato prevedrà che:


 le spese del 2014 siano pari a 120 €,
 le spese del 2015 siano pari a 90 €,
 le spese del 2016 siano pari a 90 €, sempre per un totale di 300 €;

• Nel 2014 l’ente effettua le seguenti variazioni e re imputazioni:

 sul 2014 si riduce di 20 lo stanziamento di spesa di cui “Fondo pluriennale vincolato”, il cui importo
passa da 200 a 180; si aumenta inoltre di 20 lo stanziamento di spesa (da 100 a 120)
 sul 2015, il Fondo pluriennale vincolato in conto capitale di entrata è ridotto di 20 (passa da 200 a
180). Tra le spese è ridotto di 20 lo stanziamento del programma “Scuola dell'infanzia”, che passa
da 200 a 180, ed è ridotto di 10 il relativo stanziamento “di cui Fondo pluriennale vincolato” (passa
da 100 a 90); si riduce inoltre di 10 lo stanziamento di spesa (da 100 a 90).
 nel terzo esercizio del bilancio di previsione, relativo all’anno 2016, il Fondo pluriennale vincolato in
conto capitale di entrata è ridotto di 10 (passa da 100 a 90), e tra le spese è ridotto di 10 l’importo
del programma “Scuola dell'infanzia”, che passa da 100 a 90; si riduce inoltre di 10 lo stanziamento
di spesa. Il Fondo Pluriennale di spesa resta = 0 perché non si prevedono nel futuro ulteriori spese.
Se, invece, l’andamento dei lavori è più lento:

 il crono programma aggiornato prevedrà che:


 le spese del 2014 siano pari a 80 €,
 le spese del 2015 siano pari a 80 €,
 le spese del 2016 siano pari a 80 €,
 le spese del 2017 siano pari a 60 €, sempre per un totale di 300 €;
 nel 2014 l’ente effettua le seguenti variazioni e reimputazioni:
 sul 2014 è necessario aumentare di 20 lo stanziamento di spesa del FPV (passa da 200 a
220); si riduce inoltre di 20 lo stanziamento di spesa (da 100 a 80)
 sul 2015, il FPV c/capitale di entrata è aumentato di 20 (passa da 200 a 220). In spesa sale
di 20 lo stanziamento del programma “Scuola dell'infanzia”, che passa da 200 a 220, ed
aumenta di 40 il relativo stanziamento FPV (passa da 100 a 140); si riduce inoltre di 20 lo
stanziamento di spesa (da 100 a 80)
 sul 2016, il FPV c/capitale di entrata è aumentato di 40 (passa da 100 a 140). In spesa sale
di 40 l’importo del programma “Scuola dell'infanzia” (passa da 100 a 140). Tra le spese d
aumenta di 60 il relativo stanziamento “di cui Fondo pluriennale vincolato” (passa da 0 a
60); si riduce inoltre di 20 lo stanziamento di spesa (da 100 a 80)
 sul 2017, il FPV c/capitale di entrata è aumentato di 60 (passa da 0 a 60); si stanziano 60
nei capitoli di spesa riguardanti la realizzazione della scuola.
Il Fondo Crediti dubbia esigibilità

Tradizionalmente le pubb amministrazioni, legate ad una logica di una contabilità giuridico finanziaria,
quando avevano accertato un diritto a riscuotere difficilmente si prendevano la responsabilità di ridurre un
credito, preferivano lasciarlo li fino a che non era palese l’impossibilità di riscossione. Questa era una delle
eventualità che creava un’individuazione dell’avanzo di amministrazione (o anche del disavanzo) gonfiato.
Si avevano dei residui attivi più alti di quelli che erano le somme che ragionevolmente potevo riscuotere. Il
legislatore nel 2018 ha introdotto il fondo crediti di dubbia esigibilità.

L’accertamento costituisce la fase dell’entrata attraverso la quale sono verificati e attestati dal
soggetto cui è affidata la gestione i seguenti elementi:

 la ragione del credito;


 il titolo giuridico che supporta il credito;
 l’individuazione del soggetto debitore;
 l’ammontare del credito;
 la relativa scadenza.

L’accertamento presuppone idonea documentazione. Si perfeziona mediante l’atto gestionale con


il quale vengono verificati ed attestati i requisiti e con il quale si dà atto della scadenza del credito
per ciascun esercizio finanziario del bilancio di previsione.

Funzione:

Di norma l’accertamento dei crediti avviene per competenza, per l’intero importo, anche nei casi in cui non
è certa la riscossione integrale:

 le sanzioni amministrative al codice della strada,


 gli oneri di urbanizzazione,
 i proventi derivanti dalla lotta all’evasione,
 ecc..

Per questi crediti, detti “di dubbia e difficile esazione”, va effettuato un accantonamento al fondo crediti di
dubbia esigibilità, vincolando una quota dell’avanzo di amministrazione.

A tal fine nel bilancio di previsione è stanziata un’apposita voce contabile, il cui ammontare è determinato
in considerazione della dimensione degli stanziamenti relativi ai crediti che si prevede si formeranno
nell’esercizio, della loro natura e dell’andamento del fenomeno negli ultimi cinque esercizi precedenti (la
media del rapporto tra incassi e accertamenti per ciascuna tipologia di entrata).

L’accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità non è oggetto di impegno; genera un’economia di
bilancio che confluisce nel risultato di amministrazione come quota accantonata.
Gradualità e integrità:

Gli enti devono calcolare la loro specifica media di riscossione per tutti quelli che sono normalmente dei
crediti di difficile sanzione (oneri di urbanizzazione, crediti derivanti da violazioni del codice della strada,
tutte le azioni relative alla lotta all’evasione es crediti tributari di difficile riscossione)

Nel 2015 gli enti hanno dovuto applicare il dec 118, gli enti nonostante fossero consapevoli si sono trovati a
dover prendere atto che nei propri bilanci ci fosse una massa di crediti che erano inesigibili.

Se vado a ridurre nel mio bilancio tutta una serie di entrate, cosa succede? Non riesco a coprire le spese e
quindi dovrei ridurle. Poiché molto spesso le spese già sono ridotte all’osso, il legislatore ha previsto
un’entrata in vigore di questo istituto di fondo di credi di dubbia esigibilità in maniera graduale

 Nel primo esercizio di applicazione del presente principio è possibile stanziare in bilancio una
quota almeno pari al 50% dell'importo dell'accantonamento quantificato nel prospetto riguardante
il fondo crediti di dubbia esigibilità allegato al bilancio di previsione.
 Nel secondo esercizio lo stanziamento di bilancio riguardante il fondo crediti di dubbia esigibilità è
pari almeno al 75%.
 Dal terzo esercizio l'accantonamento al fondo è effettuato per l'intero importo.

Con riferimento agli enti locali, nel 2015 è stanziata in bilancio una quota dell'importo dell’accantonamento
quantificato nel prospetto riguardante il fondo crediti di dubbia esigibilità allegato al bilancio di previsione
pari almeno al 36 per cento, se l'ente non ha aderito alla sperimentazione di cui all'articolo 36, e al 55 per
cento, se l'ente ha aderito alla predetta sperimentazione. Nel 2016 per tutti gli enti locali lo stanziamento di
bilancio riguardante il fondo crediti di dubbia esigibilità è pari almeno al 55 per cento, nel 2017 è pari
almeno al 70 per cento, nel 2018 è pari almeno all'85 per cento e dal 2019 l'accantonamento al fondo è
effettuato per l'intero importo

 In sede di rendiconto, fin dal primo esercizio di applicazione del presente principio, l'ente
accantona nell'avanzo di amministrazione l'intero importo del fondo crediti di dubbia esigibilità
quantificato nel prospetto riguardante il fondo allegato al rendiconto di esercizio salva la facoltà
prevista per gli esercizi dal 2015 al 2018, disciplinata nel presente principio.
 Con riferimento alle entrate che l’ente non considera di dubbia e difficile esazione, per le quali non
si provvede all’accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità, è necessario dare adeguata
illustrazione nella Nota integrativa al bilancio.

Calcolo in previsione:

Il FCDDE ha portato gli enti a prestare attenzione alle dinamiche finanziarie delle riscossioni di certe voci di
entrate correnti che normalmente venivano accertate e poi si andava tranquillamente a impegnare le spese
senza andare troppo a vedere se il livello di riscossione era adeguato a coprire le spese previste.

Per le entrate che negli esercizi precedenti all’adozione di nuovi principi sono state accertate per cassa, il
FCDDE è determinato sulla base di dati extra-contabili, ad esempio confrontando il totale dei ruoli ordinari
emessi negli ultimi cinque anni con gli incassi complessivi (senza distinguere gli incassi relativi ai ruoli
ordinari da quelli relativi ai ruoli coattivi) registrati nei medesimi esercizi.
Per ciascuna entrata di dubbia esigibilità si calcola la media tra incassi in c/competenza e accertamenti degli
ultimi 5 esercizi. La media può essere calcolata secondo le seguenti modalità:

 media semplice;
 rapporto tra la sommatoria degli incassi di ciascun anno ponderati con i seguenti pesi: 0,35 in
ciascuno degli anni nel biennio precedente e il 0,10 in ciascuno degli anni del primo triennio -
rispetto alla sommatoria degli accertamenti di ciascuna anno ponderati con i medesimi pesi indicati
per gli incassi;
 media ponderata del rapporto tra incassi e accertamenti registrato in ciascun anno del
quinquennio con i seguenti pesi: 0,35 in ciascuno degli anni nel biennio precedente e il 0,10 in
ciascuno degli anni del primo triennio;

Per ciascuna formula è possibile determinare il rapporto tra incassi di competenza e i relativi accertamenti,
considerando tra gli incassi anche le riscossioni effettuate nell’anno successivo in conto residui dell’anno
precedente: incassi di competenza
es. X + incassi esercizio X+1 in c/residui X / Accertamenti esercizio X
In tale fattispecie è necessario slittare il quinquennio di riferimento per il calcolo della media, indietro di un
anno.

Calcolo in assestamento:

Alla fine dell’anno prima di calcolare il nuovo accantonamento io devo andare a vedere il fondo, in che
misure effettivamente è stato utilizzato.

Il fondo io lo utilizzerò quando i crediti che io ho considerato di dubbia esigibilità, arriveranno a scadenza,
ma non vengono incassati e per cancellare il credito utilizzo il fondo.

Si confronta la percentuale relativa all’incidenza degli incassi utilizzata per il calcolo del fondo con
l’incidenza, rilevata alla data in cui si effettua la verifica di:

 incassi in c/competenza rispetto agli accertamenti,


 incassi in c/competenza rispetto agli stanziamenti.

Si individua la minore delle due percentuali rilevate, e la si confronta con l’incidenza degli incassi utilizzata
per il calcolo del fondo.

Se è INFERIORE: è necessario incrementare il fondo, applicando la percentuale utilizzata in occasione della


predisposizione del bilancio al maggiore tra lo stanziamento e l’accertamento rilevato alla data in cui si
procede all’adeguamento.
Se è SUPERIORE: è possibile ridurre la percentuale da utilizzare per il calcolo del fondo.

Calcolo a rendiconto:

Si provvede a determinare l’importo considerato “congruo” del fondo:

 per ciascuna delle categorie di entrate individuate, si determina l’importo complessivo dei residui,
come risultano alla fine dell’esercizio appena concluso, a seguito dell’operazione di riaccertamento
ordinario di cui all’articolo 7, comma 3, del decreto;
 in corrispondenza di ciascun’entrata di cui al punto precedente, si calcola la media del rapporto tra
gli incassi (in c/residui) e l’importo dei residui attivi all’inizio di ogni anno degli ultimi 5 esercizi.
 all’importo complessivo dei residui classificati secondo le modalità di cui al primo punto, si applica
una percentuale pari al complemento a 100 delle medie di cui al secondo punto.

Si confronta tale dato con l’importo accantonato nel risultato di amministrazione, costituito dalle quote del
risultato di amministrazioni vincolato nei precedenti esercizi e dall’accantonamento effettuato nell’esercizio
cui si riferisce il rendiconto.

Se il fondo accantonato è INFERIORE all’importo “congruo”: -

 è necessario incrementare la quota del risultato di amministrazione dedicata al fondo crediti di


dubbia esigibilità.

Se il fondo accantonato è SUPERIORE all’importo “congruo”:

 è possibile svincolare la quota del risultato di amministrazione dedicata al fondo.

In caso di incapienza del risultato di amministrazione, la quota del fondo crediti di dubbia esigibilità non
compresa nel risultato di amministrazione è iscritta come posta a se stante della spesa nel bilancio di
previsione.

Riaccertamento straordinario (eseguito a inizio 2015):

 E’ stato effettuato dopo il riaccertamento ordinario, con riferimento all’1.1.2015, con un unico atto
deliberativo e sulla base di un allegato obbligatorio. Non sono possibili rettifiche successive.
 E’ servito ad adeguare il complesso dei residui attivi e passivi mantenuti ai nuovi principi contabili:
ha radiato i residui in quanto tali e li ha reiscritti negli anni di competenza in relazione alla loro
esigibilità.
 Ha costituito di fatto una variazione di bilancio (sia provvisorio che di previsione).
 Ha comportato (di norma) l’istituzione del fondo in entrata, con modifiche anche sul bilancio
tradizionale.
 Il decreto ha indicato le modalità per la gestione nel caso di disavanzo
 E’ stato necessario fare attenzione alle situazioni di residui passivi correlati a residui attivi: quando
possibile è opportuno re imputare entrata e spesa nello stesso anno

La rendicontazione
• La progressiva aziendalizzazione della gestione degli enti pubblici, ha determinato l’esigenza di analizzare
sempre più dettagliatamente le fasi ed i risultati delle attività svolte, al fine di valutare il contributo al
raggiungimento di un equilibrio economico durevole e di misurarne l’efficacia e l’efficienza.

• La nuova visione dell’ente pubblico, da istituto politico ad azienda e l’esigenza di giungere ad una
razionalizzazione dell’attività della pubblica amministrazione, ha richiesto modelli contabili di tipo aziendale
attenti non più solo all’aspetto finanziario ma anche alla dimensione economica e patrimoniale delle
operazioni di gestione richiedendo l’attivazione di un adeguato sistema di rilevazione economico-
patrimoniale.

La rendicontazione è un processo relativamente nuovo negli enti locali, perché in passato tutta l’attenzione
era spostata sul bilancio di previsione in considerazione di quella che è la sua funzione di autorizzazione
preventiva alla spesa. Se non c’è l’autorizzazione alla spesa, le spese non si possono impegnare.

In seguito alle innovazioni, anche legislative intervenute con la logica del New Public Management, le
amministrazioni pubbliche hanno cominciato ad entrare in una logica di programmazione e controllo e la
rendicontazione ha assunto un maggior significato. Il cambiamento reale si ha quando nel 1990 quando è
stata fatta la 1 riforma dell’ordinamento finanziario e contabile degli enti locali ed è stato introdotto un
vincolo se gli enti non avessero presentato il rendiconto non avrebbero potuto partecipare ai trasferimenti
dell’anno successivo.

Necessità di un completo sistema contabile in grado di rilevare lo svolgersi della gestione sotto l’aspetto:

 finanziario dando conto di quelle che sono le entrate e le uscite che effettivamente si sono
verificate in un anno (conto del bilancio ovvero il primo documento che compone il rendiconto )
 patrimoniale  stato patrimoniale
 economico  conto economico

Inoltre vi è una nota al rendiconto predisposta formalmente dalla giunta che illustra i criteri che sono
seguiti e dà anche qualche commento sull’andamento della situazione dell’ente

Il rendiconto: finalità
①Fornire informazioni in merito al grado di attuazione dei programmi, alla situazione patrimoniale-
finanziaria, all’andamento economico ed ai cambiamenti della situazione patrimoniale-finanziaria di un
ente locale a beneficio di un’ampia serie di utilizzatori del rendiconto nel loro processo di decisione politica,
sociale ed economica.

②Soddisfare le esigenze comuni della gran parte degli utilizzatori. (non fornisce tutte le informazioni di
cui gli utilizzatori potrebbero aver bisogno per prendere le loro decisioni poiché riflette per lo più gli effetti
economici e finanziari di eventi passati.)

③Evidenziare anche i risultati socialmente rilevanti prodotti dall’amministrazione. --> Assume un ruolo
essenziale la relazione al rendiconto della gestione che deve fornire le informazioni quali-quantitative
necessarie ad una comprensione non solo del grado di raggiungimento degli obiettivi economico-finanziari
ma anche del complessivo grado di benessere sociale raggiunto.

Funzioni

FUNZIONE POLITICA: presentazione di documenti contabili all'organo preposto per la sua approvazione 
costituisce un obbligo legislativo a cui fin dall’origine della contabilità pubblica non era possibile sottrarsi e
che garantisce un sistema basato su rapporti di indirizzo e di controllo dell’organo deliberativo.

FUNZIONE DI CONTROLLO economico finanziaria: verifica del rispetto del principio autorizzatorio alla base
del bilancio di previsione.

La funzione di controllo che viene già esercitata in maniera continuativa. Gli organi che si occupano del
controllo in maniera continuativa sono Ragioniere capo e poi il segretario generale dell’ente che deve
garantire la regolarità delle operazioni. Un buon segretario di un ente locale periodicamente va a fare dei
controlli traendo degli ordinativi di spesa per vedere se le spese sono state fatte in maniera regolare,
coerenti con la programmazione. Altro organo fondamentale è il collegio dei revisori, i quali devono operare
in maniera sincronizzata. La funzione di controllo- finanziario si va a sostanziare in un documento conclusivo
che i revisori dei conti fanno, in accompagnamento ai documenti di rendiconto con il quale attestano che il
bilancio è coerente rispetto alle scritture contabili dell’ente e che rispetta tutti i parametri della contabilità.

FUNZIONE INFORMATIVA  verso gli stakeholders

Il rendiconto: adempimenti

Consiglio: è l’organo che si occupa dell’approvazione del rendiconto

Giunta: prepara (con il supporto tecnico dei servizi dell’ente) e delibera la proposta di rendiconto e la
relazione illustrativa entro il periodo di FEBBRAIO-MARZO e trasmette all’organo di revisione la proposta di
deliberazione del rendiconto approvata dalla Giunta, affinché l’organo prepari la relazione sulla proposta di
deliberazione e sullo schema di rendiconto. La giunta è l’organo operativo-esecutivo che predispone la
rendicontazione. I revisori man mano già fanno delle verifiche, ma il bilancio entro marzo deve essere
presentato perché poi l’organo di revisione deve avere almeno 20 giorni per poterlo esaminarlo.
Responsabile del servizio finanziario: Predispone una dichiarazione di concordanza delle partite di conto
del tesoriere con le scritture dell’ente e verifica il conto del tesoriere e degli agenti contabili ed elabora il
rendiconto.

Il responsabile del servizio finanziario dovrà svolgere un’azione di coordinamento con i responsabili dei vari
servizi. I responsabili dei vari servizi devono attestare, alla fine dell’anno per dare certezza a ciò che è
accaduto, sull’attendibilità dei residui e quest’attestazione va mandata al servizio ragioneria. Quest’atto ha
una funzione di responsabilità da parte del dirigente dei singoli servizi sull’attendibilità di quei debiti e di
quei crediti che si andranno a riflettere sulla composizione del bilancio e quindi il responsabile del servizio
finanziario deve coinvolgere i responsabili dei vari servizi. Inoltre dovrà mettersi a contatto con il servizio di
tesoreria e deve andare anche a fare verifiche con gli agenti contabili (che sono i soggetti che riscuotono per
conto dell’ente direttamente e poi versano all’ente le somme riscosse, le somme riscosse in questo modo
sono poche).

Una volta che il rendiconto è stato presentato dalla giunta al consiglio e il consiglio l’ha approvato
congiuntamente anche alla relazione dei revisori, quel rendiconto deve essere trasmesso alla Corte dei conti.

Il rendiconto: adempimenti

Il termine per la deliberazione del rendiconto è fissato al 30 aprile dell’anno successivo a quello di
riferimento. La competenza è dell’organo consiliare. La legge stabilisce un termine minimo di venti giorni,
da fissare nel regolamento di ciascun ente, per rendere in grado i componenti dell’organo consiliare di
esaminare la proposta della giunta.

Successivamente:

 Gli enti sono tenuti a trasmettere il rendiconto alla Corte dei conti, Sezione enti locali, ai fini del
referto annuale al Parlamento.
 L’Organo di revisione è tenuto a trasmettere, dopo la deliberazione del rendiconto, una relazione
alla Corte dei conti sulla base dei questionari e linee guida definiti dalla Corte dando conto: della
corretta rilevazione dei risultati gestionali, del rispetto degli equilibri di bilancio, dell’osservanza del
divieto di indebitamento per spese diverse da quelle di investimento, di ogni grave irregolarità
contabile e finanziaria non sanata.
STRUTTURA DEL CONTO DI BILANCIO

Dai dati iscritti durante l’anno secondo le logiche della contabilità finanziaria deriva il conto del bilancio, il
quale conterrà la sintesi delle entrate e delle spese partendo dalle previsioni iniziali a cui si aggiungono le
eventuali variazioni al fine di avere le previsioni definitive e poi da ciò si vedono gli accertamenti che sono
stati fatti. (La differenza tra previsioni e accertamenti ci dà le minori entrate eventualmente accertate.) poi
si vanno a vedere le riscossioni che ci sono state. La differenza tra accertamenti e riscossioni ci deve dare la
colonna dei residui sorti in conto competenza. Poi troviamo i residui iniziali all’inizio dell’anno, le riscossioni
dei residui che avevamo all’inizio dell’anno e quindi i residui sopravvissuti. Sommando i residui in conto
competenza a quelli che già ci portavamo dietro dal passato, che non sono arrivati a riscossione manco
quest’anno, avremo in totale dei residui.

Da parte della spesa avremo lo stesso: previsioni iniziali, variazioni, previsioni definitive, impegni se ci sono
stati (se ci sono state delle discrepanze tra quello previsto e gli impegni ci saranno le economie di bilancio),
che cosa è stato effettivamente pagato, residui di conto competenza. Lo stesso discorso vale poi anche per i
residui passivi che provengono dal passato, vedere quali vengono dall’inizio dell’anno, quali eventualmente
pagati e quindi i residui che ancora sopravvivono che ci portiamo dal passato e quindi il tot dei residui dato
dai residui in conto competenza e residui da residui.

A questo punto scatta il ruolo del piano dei conti. Da qui andremo a predisporre il conto economico per
quanto riguarda i costi dei proventi dell’esercizio, andremo a compilare lo stato patrimoniale chiamato
anche conto del patrimonio.
IL CONTO DEL BILANCIO E IL RISULTATO FINANZIARIO

Alla fine del conto di bilancio dovrò anche avere un prospetto riassuntivo del risultato di amministrazione
che mi deve dire come è composto il risultato d’amministrazione durante l’anno. Prima di tutto vediamo il
risultato d’amministrazione dell’esercizio precedente si spera un avanzo. Poi vado a vedere le riscossioni
avute, i pagamenti e vado ad individuare l’avanzo d’esercizio. L’avanzo poi dovrà essere ripartito nel tempo.

IL RISULTATO DI AMMINISTRAZIONE ALLA FINE DELL’ESERCIZIO È COSTITUITO:

 DAL FONDO DI CASSA ESISTENTE AL 31 DICEMBRE DELL’ANNO


 MAGGIORATO DEI RESIDUI ATTIVI E DIMINUITO DEI RESIDUI PASSIVI, COME DEFINITO DAL
RENDICONTO, CHE RECEPISCE GLI ESITI DELLA RICOGNIZIONE E DELL’EVENTUALE
RIACCERTAMENTO
 AL NETTO DEL FONDO PLURIENNALE VINCOLATO RISULTANTE ALLA MEDESIMA DATA

AVANZO DI AMMINISTRAZIONE SI DISTINGUE IN: LIBERI ( dove si deve esprimere la parte politica) ,
ACCANTONATI(es fondo crediti di dubbia esigibilità, fundo pluriennale vincolato, fondo di riserva per spese
impreviste ), VINCOLATI (perché all’origine hanno ricevuto un vincolo di destinazione ) E DESTINATI dalle
scelte dell’ente .

N.B. : Diverso dal Risultato di gestione che è dato dalla differenza tra le entrate accertate e le spese
impegnate nel corso dell’esercizio ed esprime l’esito della gestione di competenza

Risultato di gestione

Il risultato di gestione è dato dalla somma algebrica delle differenze tra riscossioni ed i pagamenti e residui
attivi e passivi da riportare.
Risultato di amministrazione

Il conto del bilancio definisce il risultato finanziario di amministrazione (avanzo, disavanzo o pareggio).

La definizione e la disciplina del risultato di amministrazione non è cambiata, salvo la necessità di


considerare che non comprende le risorse accertate già utilizzate per finanziare spese impegnate con
imputazione agli esercizi successivi, rappresentate dal fondo pluriennale vincolato determinato in spesa del
conto del bilancio.

Avanzo di amministrazione

L’avanzo di amministrazione anche se positivo potrebbe non essere sufficiente a garantire e coprire quei
vincoli che sono già nati nell’ente. Quindi avrò un avanzo di amministrazione, ma un disavanzo tecnico.

 Il risultato di amministrazione è accertato con l’approvazione del rendiconto della gestione


dell’ultimo esercizio chiuso.
 Nel caso in cui il risultato di amministrazione non presenti un importo sufficiente a comprendere le
quote vincolate, destinate ed accantonate, la differenza è iscritta nel primo esercizio considerato
nel bilancio di previsione, prima di tutte le spese, come disavanzo da recuperare.
 In occasione dell’approvazione del bilancio di previsione, è determinato l’importo del risultato di
amministrazione presunto dell’esercizio precedente cui il bilancio si riferisce. Se negativo, il bilancio
di previsione deve considerare la quota di disavanzo da ripianare.
IL CONTO DEL BILANCIO E IL RISULTATO FINANZIARIO

COSTITUISCONO QUOTA VINCOLATA DEL RISULTATO DI AMMINISTRAZIONE LE ENTRATE ACCERTATE E LE


CORRISPONDENTI ECONOMIE DI BILANCIO:

 NEI CASI IN CUI LA LEGGE O I PRINCIPI CONTABILI GENERALI E APPLICATI DELLA CONTABILITÀ
FINANZIARIA INDIVIDUANO UN VINCOLO DI SPECIFICA DESTINAZIONE DELL’ENTRATA ALLA SPESA
 DERIVANTI DA MUTUI E FINANZIAMENTI CONTRATTI PER IL FINANZIAMENTO DI INVESTIMENTI
DETERMINATI
 DERIVANTI DA TRASFERIMENTI EROGATI A FAVORE DELL’ENTE PER UNA SPECIFICA DESTINAZIONE
 DERIVANTI DA ENTRATE STRAORDINARIE, NON AVENTI NATURA RICORRENTE, ACCERTATE E
RISCOSSE CUI L’AMMINISTRAZIONE HA FORMALMENTE ATTRIBUITO UNA SPECIFICA
DESTINAZIONE

E’ POSSIBILE ATTRIBUIRE UN VINCOLO DI DESTINAZIONE ALLE ENTRATE STRAORDINARIE NON AVENTI


NATURA RICORRENTE SOLO SE L’ENTE:

 NON HA RINVIATO LA COPERTURA DEL DISAVANZO DI AMMINISTRAZIONE NEGLI ESERCIZI


SUCCESSIVI
 HA PROVVEDUTO NEL CORSO DELL’ESERCIZIO ALLA COPERTURA DI TUTTI GLI EVENTUALI DEBITI
FUORI BILANCIO (PER GLI ENTI LOCALI COMPRESI QUELLI AI SENSI DELL’ARTICOLO 1 93 DEL TUEL,
NEL CASO IN CUI SIA STATA ACCERTATA, NELL’ANNO IN CORSO E NEI DUE ANNI PRECEDENTI
L’ASSENZA DELL’ EQUILIBRIO GENERALE DI BILANCIO)

Il risultato di amministrazione: composizione

Fondi accantonati  Comprendono: il fondo crediti di dubbia esigibilità, l’accantonamento per i residui
perenti, e gli accantonamenti per passività potenziali

Fondi destinati agli investimenti Sono costituiti dalle entrate in conto capitale senza vincoli di specifica
destinazione, non spese e sono utilizzabili con provvedimento di variazione di bilancio solo a seguito
dell’approvazione del rendiconto

Fondi liberi La quota libera dell’avanzo di amministrazione dell’esercizio precedente, può essere
utilizzata, dopo l’approvazione del rendiconto, con provvedimento di variazione di bilancio, per le finalità di
seguito indicate in ordine di priorità (fatto salvo il FCDE):

 per la copertura dei debiti fuori bilancio;


 per i provvedimenti necessari per la salvaguardia degli equilibri di bilancio previsti dalla legislazione
vigente, ove non possa provvedersi con mezzi ordinari;
 per il finanziamento di spese di investimento;
 per il finanziamento delle spese correnti a carattere non permanente; per l’estinzione anticipata
dei prestiti.

Fondi vincolati Costituiscono quota vincolata del risultato di [Link] le entrate accertate e le
corrispondenti economie di bilancio:

 se la legge o i principi generali ed applicati individuano un vincolo di specifica destinazione


dell’entrata alla spesa
 derivanti da mutui e finanziamenti contratti per il finanziamento di investimenti determinanti
 derivanti da entrate accertate straordinarie, non aventi natura ricorrente, cui l’ente ha attribuito
formalmente una specifica destinazione

Avanzo di amministrazione

Il risultato di amministrazione presunto vincolato e quello accantonato risultante dall’ultimo consuntivo


può essere immediatamente utilizzato, nel primo esercizio del bilancio o con provvedimento di variazione
al bilancio.

Se il bilancio utilizza il risultato presunto, entro il 31 gennaio, la Giunta verifica l’importo delle quote
vincolate sulla base di un preconsuntivo e aggiorna l’allegato concernente il risultato di amministrazione
presunto. Sono possibili due ipotesi: risorse vincolate inferiori a quelle utilizzate, disavanzo (a bilancio
approvato e in esercizio provvisorio).

Se la quota vincolata del risultato di amministrazione presunto è inferiore rispetto all’importo applicato al
bilancio di previsione, l’ente provvede immediatamente alle necessarie variazioni di bilancio che adeguano
l’impiego del risultato di amministrazione vincolato.
Disavanzo di amministrazione

• L’eventuale disavanzo di amministrazione che può discendere sia dalla negativa gestione dell’esercizio di
competenza che da quella dei residui, o da tutte e due, accertato a seguito dell’approvazione del
rendiconto, al netto del debito autorizzato e non contratto, è applicato al primo esercizio del bilancio di
previsione dell’esercizio in corso di gestione o ripianato negli esercizi considerati nel bilancio di previsione.
• Ai fini del rientro possono essere utilizzate le economie di spesa e tutte le entrate (ad eccezione di quelle
provenienti dall’assunzione di prestiti, di quelle con specifico vincolo di destinazione), i proventi derivanti
da alienazione di beni patrimoniali disponibili ed entrate in c/capitale con riferimento a squilibri di parte
capitale.

Se il risultato di amministrazione è negativo bisogna capire prima di tutto se questo disavanzo deriva dalla
gestione di competenza o se è un effetto della gestione dei residui. Una volta individuate le motivazioni che
hanno determinato il disavanzo bisogna provvedere alla sua copertura tramite quello che tecnicamente
viene definito ripiano del disavanzo.

IL CONTO DEL BILANCIO E IL RISULTATO FINANZIARIO

La quota del risultato di amministrazione destinata agli investimenti è costituita dalle entrate in conto
capitale senza vincoli di specifica destinazione non spese, e sono utilizzabili con provvedimento di
variazione di bilancio solo a seguito dell’approvazione del rendiconto

La quota libera del risultato di amministrazione può essere utilizzata con provvedimento di variazione di
bilancio, solo a seguito dell’approvazione del rendiconto, per le finalità di seguito indicate in ordine di
priorità:

 per la copertura dei debiti fuori bilancio


 per i provvedimenti necessari per la salvaguardia degli equilibri di bilancio (art.193 del tuel) ove
non possa provvedersi con mezzi ordinari
 per il finanziamento di spese di investimento
 per il finanziamento delle spese delle spese correnti a carattere non permanente
 per l’estinzione anticipata dei prestiti

L’utilizzo dell’avanzo di amministrazione è prioritariamente destinato alla salvaguardia degli equilibri di


bilancio e della corretta gestione.
CONTO DEL PATRIMONIO

 rappresenta “quello che si trova in azienda” in termini di beni, crediti e debiti;


 la differenza tra il valore delle attività e delle passività costituisce il patrimonio netto dell’ente;
 la differenza del valore del patrimonio netto all’1/1 ed al 31/12 misura il reddito in via sintetica...
 è un prospetto fonti/impieghi fa vedere da una parte da dove viene il denaro (PASSIVITA’),
dall’altra come è stato investito (ATTIVITA’);
 in esso figura ciò che abbiamo a disposizione per svolgere la nostra attività futura (gestione). È, in
chiave prospettica, il punto di partenza per l’anno prossimo.

Il conto del patrimonio non fa altro che una fotografia del patrimonio presente all'interno dell'ente locale al
31 dicembre,tenendo conto delle attività e delle passività del patrimonio netto.

La differenza tra il patrimonio netto che esisteva all'inizio del periodo e quello alla fine del periodo, misura
quello che è stato un incremento di valore assicurato allaconsistenza del patrimonio.

È un prospetto composto da due sezioni contrapposte: da una parte abbiamo tutte le attività e dall'altra
parte abbiamo tutte le passività del patrimonio netto

E’ anche il punto di partenza per la programmazione dell'anno successivo perchésapere come si compone il
patrimonio aziendale al 31 dicembre ci serve per capire quali saranno gli elementi patrimoniali che
potremmo investire nello svolgere l'attività.

Sinteticamente lo schema è composto da

attivo Passivo
A – Crediti [Link] lo Stato e A - PATRIMONIO NETTO
altre PA per la B – FONDI PER RISCHI E
partecipazione al fondo di ONERI
dotazione C – TFR
B- IMMOBILIZZAZIONI D - DEBITI
C - ATTIVO CIRCOLANTE E - RATEI E RISCONTI
D - RATEI E RISCONTI
TOTALE DELL’ATTIVO

ATTIVO :

 eventuali credi diverse lo stato verso altre pubbliche amministrazioni per la partecipazione al fondo
di dotazione come prima voce (come nelle imprese troviamo come prima voce i credi diversosoci
per versamenti ancora dovuti)
 le immobilizzazioni saranno articolate in immobilizzazioni immateriali in materiali e finanziarie
 l’attivo circolante sarà articolato in quelle che saranno le scorte di credito e le liquidità
 ultima macro classei ratei e i risconti attivi

PASSIVO:

in maniera parallela come fonti di finanziamento troviamo innanzitutto


 il patrimonio netto dell'ente che sarà dato da quello che è il fondo di dotazione di cui inizialmente
l’ente è stato dotato (quasi sempre corrispondeva a una serie di beni che sono stati dati in
dotazione più che liquidità)

Poi troviamo le macroclassi tipiche del bilancio delle imprese

 fondi per rischi e oneri


 trattamenti di fine rapporto
 debiti
 rate risconti passivi

Questo tipo di schema richiama il bilancio classico delle imprese

CONTO ECONOMICO

Oltre al conto del patrimonio, l'altro documento che viene composto e che è di matrice economico-
patrimoniale è il conto economico.

Anche qui troviamo una forma scalare che riprende un po’ quello che è lo schema di base del bilancio delle
imprese.

La forma scalare del Conto economico

A. Proventi della gestione


B. Costi della gestione

Risultato della gestione

C. Proventi ed Oneri delle Aziende partecipate

Risultato della gestione operativa

D. Proventi ed oneri finanziari


E. Proventi ed oneri straordinari

Risultato economico dell’esercizio

A) PROVENTI DELLA GESTIONE: come prima voce troviamo i ricavi e i proventi provenienti dalle
attività dell'ente.
Qui troveremo quelli che sono i proventi relativi all'esercizio del potere impositivo (cioè le entrate
tributarie), i proventi che derivano dall'esercizio delle attivitàproduttive, i proventi derivanodalla
gestione del patrimonio (+ eventuali contributi che l'ente può aver ricevuto per svolgere la sua
attività, contributi provenienti da enti gerarchicamente sovraordinati)
Ci sono i contributi sia a destinazione libera, sia quelli a destinazione vincolata che l'ente deve in
maniera specifica utilizzare per realizzare determinati servizi.
B) COSTI DELLA GESTIONE
La seconda macroclasse del conto economico, in contrapposizione ai proventi, rappresenta tutti
quelli che sono i costi della gestione. T
Troveremo i costi per materiali, i costi per i servizi, i costi relativi all'utilizzo di beni di terzi (come ad
esempio fitti passivi, canoni di leasing, canoni di noleggio), troveremo anche quelle voci che sono
tipicamente il frutto delle scritture di assestamento (quindi le quote di ammortamento calcolate
sulle immobilizzazioni materiali e immateriali che sono stati dati in dotazione all'ente, gli
accantonamenti ai fondi rischi relativi alle attività della gestione caratteristica, eventuali
svalutazioni di credito che sono state fatte, le rimanenze)
Come nel bilancio delle imprese, anche nel bilancio dell'ente locale troveremo la variazione delle
rimanenze nel conto economico tra quelli che sono le rimanenze esistenti all'inizio dell'esercizio e
le rimanenze invece esistente alla fine dell'esercizio.

RISULTATO DELLA GESTIONE

C) PROVENTI ED ONERI DELLE AZIENDE PARTECIPATE


La terza macro classe invece va a raccogliere le informazioni relative ai proventi o agli oneri che si
sono verificati nel corso dell'esercizio a seguito della gestione della partecipazione quindi delle
aziende partecipate. i proventi e gli oneri delle aziende partecipate possono ovviamente derivare
come risultato di quello che è la gestione dell'azienda partecipata per cui avremo dei proventi nel
caso in cui l'andamento dell'azienda partecipata sia stato positivo, ha prodotto un'utile e quindi
l'azienda partecipata ha distribuito degli utili. Avremo degli oneri quando l'azienda partecipata ha
registrato delle perdite di esercizio e l'ente è stato chiamato a ripianare quelle perdite. questo ci fa
capire che è particolarmente importantesvolgere l'attività detta di ‘’controllo analogo’’ Cioè bisogna
esercitare un controllo per verificare le modalità in cui vengono gestite le risorse pubbliche che
sono state attribuite alle aziende partecipate, ma soprattutto bisogna verificare che le risorse
vengano utilizzate per creare benessere nella comunità e che non vengano sprecati a seguito di
inefficienze.

RISULTATO DELLA GESTIONE OPERATIVA


Sommando algebricamente il risultato della gestione a quello che è il risultato della gestione delle
partecipate arriviamo al risultato della gestione operativa quindi a questo punto abbiamo ottenuto
tutto quello che è il quadro completo del risultato derivante dalle attività tipiche più la gestione
delle partecipate.

D) PROVENTI ED ONERI FINANZIARI

E) PROVENTI ED ONERI STRAORDINARI


A differenza del bilancio delle imprese, dove l'area straordinaria è stata eliminata, qui troviamo
ancora all'area straordinaria (eventuali minusvalenze, plusvalenze cioè fatti non previst)i.

RISULTATO ECONOMICO DELL’ESERCIZIO

Le scritture di assestamento

Sarà necessario fare le classiche scritture di ammortamento:

• Ammortamento

• Accantonamento a fondi

• Perdite maturate su crediti ed accantonamento a fondo svalutazione

• Rimanenze iniziali e finali


• Ratei e risconti attivi e passivi

• Rischi e perdite dell’esercizio anche se conosciuti dopo la chiusura e fino all’approvazione del rendiconto

• Sopravvenienze e insussistenze

AMMORTAMENTO

La differenza maggiore l'abbiamo nell’ammortamento perché, mentre l'ammortamento viene normalmente


individuato in funzione di quello che è il costo storico che è inizialmente supportato dall'ente e poi deve
essere ammortizzato durante tutta la vita utile dell'immobilizzazione, nel caso degli enti pubblici bisogna
applicare delle percentuali specifiche di ammortamento. Mentre il codice civile lascia il valutatore la scelta
di quanto calcolare come quota di ammortamento, qui L'articolo 229 del testo unico per gli enti locali, il
legislatore ha dato delle percentuali precise. La finalità è quella di agevolare una comparazione tra i bilanci
dei vari enti fermo restando che le amministrazioni, lì dove si dovessero rendere conto che utilizzarono
immobilizzazione i misura superiore o inferiore in maniera sensibile rispetto a quanto deriva da queste
percentuali, possono superare o al contrario ridurre queste percentuali ma ne dovranno dare apposita
spiegazione nella relazione che accompagna il rendiconto

Art. 229, comma 4:

a) edifici, anche demaniali, ivi compresa la manutenzione straordinaria al 3%;


b) strade, ponti ed altri beni demaniali al 2%;
c) macchinari, apparecchi, attrezzature, impianti ed altri beni mobili al 15%;
d) attrezzature e sistemi informatici, compresi i programmi applicativi, al 20%;
e) automezzi in genere, mezzi di movimentazione e motoveicoli al 20%;
f) altri beni al 20%.

Gli schemi che sintetizzano come sono state calcolate le quote di ammortamento dovranno trovare
collocazione nella relazione diaccompagnamento al rendiconto.
Servono per chiarire quali sono i criteri di valutazione che sono stati adottati e quindi come sono state
calcolate le quote di ammortamento.

La quota di ammortamento che calcolo ogni anno va nel conto economico. nel conto del patrimonio
confluirà quello che è il valore residuo.

Rimanenze

Il codice civile stabilisce che le rimanenze devono essere scritte al costo di acquisto (se acquistiamo
all’esterno), o al costo di produzione (se acquistiamo all’interno).

Questi valori vanno poi confrontati col costo di mercato il quale diventa il riferimento soltanto nel caso in
cui è inferiore al costo storico e al costo di produzione.

Ratei e risconti

• Voci contabili di natura diversa – la prima finanziaria, la seconda economica, ma entrambe derivanti dallo
sfasamento temporale tra manifestazione finanziaria e manifestazione economica

Art. 2424 bis c.c.

RATEI

 quote di proventi (attivi) o di costi (passivi) di competenza dell’esercizio ma esigibili in esercizi


successivi
 comuni a 2 o più esercizi
 la cui entità varia nel tempo

RISCONTI

 quote di proventi (passivi) o di costi (attivi) sostenuti ma di competenza dell’esercizio successivo


 comuni a 2 o più esercizi
 la cui entità varia nel tempo
Il legislatore si rifà ai criteri dettati dal codice civile.

ratei: individuare quote di valore finalizzate che servono a misurare costi o proventi virgola che sono di
competenza dell'esercizio ma che avranno la loro manifestazione finanziaria spostata nel futuro.

Risconti: opposto di ratei. manifestazione finanziaria oggi ma che sono di competenza dell'esercizio in parte
competente all'esercizio successivo.

La caratteristica del secolo viene fatto in funzione del tempo dell'esercizio che in chiusura in
contrapposizione al tempo che invece di competenza degli esercizi futuri.

Fondi rischi e oneri

• Il c. 3 dell'art. 167 stabilisce che "E' data facolta' agli enti locali di stanziare nella missione "Fondi e
accantonamenti", all'interno del programma "Altri fondi", ulteriori accantonamenti riguardanti passivita'
potenziali, sui quali non e' possibile impegnare e pagare. A fine esercizio, le relative economie di bilancio
confluiscono nella quota accantonata del risultato di amministrazione, utilizzabili ai sensi di quanto previsto
dall'art. 187, comma 3. Quando si accerta che la spesa potenziale non puo' piu' verificarsi, la corrispondente
quota del risultato di amministrazione e' liberata dal vincolo"

Possono riguardarepassività potenziali, cioè quando ci si rende conto che si stanno formando delle passività
a seguito di atti gestionali che sono stati compiuti nel corso dell'esercizio, ma sanno anche che quella
relativa uscita finanziaria potrà verificarsi in futuro in un momento che non siamo in grado di determinare e
per un importo che possiamo stimare solo in maniera probabilistica.

Queste quote, nella contabilità finanziaria, vengono viste come somme che rappresentano delle economie e
quindi devono essere inserite nel risultato di amministrazione.

Siccome non generano delle effettive uscite, dal punto di vista della contabilità finanziaria, devono rientrare
poi nelle poi nelle somme che devono essere utilizzabili soltanto quando quella spesa potenziale si va a
verificare.

Se invece si dovesse accertare che quella spesa non si è verificata e non si verificherà più, allora a quel punto
quella quota del risultato di amministrazione verrà liberata dal vicnolo e potrà essere eventualmente
utilizzata per fare altri tipi di spesa.

Slide 108

Esempio di fondi rischi


Costi capitalizzati

I costi capitalizzati sono dati da tutti i costi che possono essere economicamente sostenuti durante
l’esercizio che però non esauriscono il loro beneficio nell’ambito dell’anno stesso ma si concretizzano nella
produzione di beni (materiali o immateriali) o nell’aumento di valore di beni mobili o immobili che fanno
parte del patrimonio dell’ente. Tutti i costi sostenuti bisogna spenderli e rinviarli al futuro.

Tipologie negli Enti Pubblici:

• oneri per emissione prestiti obbligazionari

• licenze d’uso

• software

• spese di ricerca

• spese di pubblicità

• spese straordinarie su beni di terzi

Il valore economico di queste tipologie di costi, che vanno evidenziate, a rettifica, tra i ricavi alla voce
Proventi della Gestione, costituirà motivo di aumento del valore dl patrimonio e sarà suddiviso a carico dei
futuri esercizi tramite lo strumento dell’ammortamento.
Calcolo quello che è il valore del servizio e lo scrivo nel valore della produzione in modo tale che mi rinviano
al futuro i costi che starebbero nei costi di produzione, contemporaneamente me li riporto nel conto del
patrimonio.

Ricavi di carattere pluriennali

Rappresentano le quote di trasferimenti in conto capitale introitati in un determinato esercizio e utilizzati


per investimenti nel patrimonio dell’ente che si considerano da suddividere in più esercizi, quali ricavi, in
relazione all’ammortamento che, sul versante dei costi, avviene per il bene acquisito con i trasferimenti
stessi.

Quota ideale di Netto  non rappresentano un ricavo di esercizio in quanto il costo non si è ancora
manifestato (l’opera è in corso di realizzazione). A fine esercizio è un impegno latente (residuo improprio)
che con la contabilità potenziata va nel F.P.V

Plusvalenze e minusvalenze

Le plusvalenze da alienazione sono proventi straordinari della gestione dati dalla differenza positiva tra il
prezzo di cessione di un bene strumentale ed il suo residuo valore contabile, al netto degli oneri accessori e
del valore non ammortizzato. In contabilità finanziaria, l’intero importo di cessione del bene (comprensivo
di plusvalenza) è, contabilizzato tra le entrate del titolo IV, fra le alienazioni dei beni patrimoniali ( non tra le
entrate correnti)  richiede le opportune integrazioni.

Le minusvalenze da alienazione sono oneri straordinari della gestione derivanti dalla differenza negativa fra
il prezzo di cessione di un bene ed il suo valore residuo contabile. S’iscrivono fra i componenti economici
negativi. In contabilità finanziaria prezzo di cessione viene contabilizzato, per il suo importo totale, fra le
entrate in conto capitale senza tener conto dell’eventuale minusvalenza.

Sopravvenienze e insussistenze

Sopravvenienze: sopravvengono dagli eventi che modificano la composizione del mio reddito

Insussistenze: quando vengono meno gli elementi, andando a modificare quello che è il mio reddito
Costi e ricavi futuri

COSTI FUTURI

Prima della riforma erano considerati impegnilatenti legati a fondi a destinazione vincolata. Tali impegni
nonconfluivano nel conto economico fintanto che non avessero generato,nell’esercizio economicamente
competente, un evento negativorilevabile attraverso il costo effettivamente sostenuto. Nello
statopatrimoniale andavano allocati tra i conti d’ordine e non tra i debiti.

Adesso generano l’iscrizione del costo nel Conto economico e dellapassività nello Stato Patrimoniale.

RICAVI FUTURI

Ricavi derivanti da entrate vincolate a specificiscopi (costi) che non sono ancora state in tutto o in parte
utilizzatenell’esercizio. Non hanno inerenza economica con la gestione dicompetenza poiché i costi ad essi
correlati non si sono ancoraprodotti ed i relativi impegni costituiscono “costi futuri”. La parte diricavo
corrispondente va sottratta dagli accertamenti (e quindi dairicavi) per essere riversata nei ricavi
dell’esercizio successivo tramitelo strumento del risconto.

Allegati al rendiconto

Oltre ai documenti contabili, ci sono una serie di documenti che vengono allegati al rendiconto (da non
ricordare, ma capire la logica).

La logica è che i documenti allegati servono ad interpretare correttamente tutte le voci contabili espresse
nei 3 prospetti (conti del patrimonio, conto economico, conto del bilancio)
Al rendiconto della gestione sono allegati oltre a quelli previsti dai relativi ordinamenti contabili:

a) il prospetto dimostrativo del risultato di amministrazione;


b) il prospetto concernente la composizione, per missioni e programmi, del fondo pluriennale vincolato;
c) il prospetto concernente la composizione del fondo crediti di dubbia esigibilità;
d) il prospetto degli accertamenti per titoli, tipologie e categorie;
e) il prospetto degli impegni per missioni, programmi e macroaggregati;
f) la tabella dimostrativa degli accertamenti assunti nell’esercizio in corso e negli esercizi precedenti
imputati agli esercizi successivi;
g) la tabella dimostrativa degli impegni assunti nell’esercizio in corso e negli esercizi precedenti imputati
agli esercizi successivi;
h) il prospetto rappresentativo dei costi sostenuti per missione;
i) per le sole regioni, il prospetto dimostrativo della ripartizione per missioni e programmi della politica
regionale unitaria e cooperazione territoriale, a partire dal periodo di programmazione 2014 - 2020;
j) per i soli enti locali, il prospetto delle spese sostenute per l’utilizzo di contributi e trasferimenti da parte di
organismi comunitari e internazionali;
k) per i soli enti locali, il prospetto delle spese sostenute per lo svolgimento delle funzioni delegate dalle
regioni;
l) il prospetto dei dati SIOPE;
m) l’elenco dei residui attivi e passivi provenienti dagli esercizi anteriori a quello di competenza,
distintamente per esercizio di provenienza e per capitolo;
n) l’elenco dei crediti inesigibili, stralciati dal conto del bilancio, sino al compimento dei termini di
prescrizione;
o) la relazione sulla gestione dell’organo esecutivo redatta secondo le modalità previste dal comma 6;
p) la relazione del collegio dei revisori dei conti.

Relazione sulla gestione

• Al rendiconto deve essere allegata una relazione illustrativa dei dati consuntivi, da cui risulti il significato
amministrativo ed economico dei dati stessi e che ponga in evidenza i costi sostenuti e i risultati conseguiti
per ciascuna missione, programma e progetto.

La relazione sulla gestione è un documento illustrativo della gestione dell'ente, nonché dei fatti di rilievo
verificatisi dopo la chiusura dell'esercizio, contiene ogni eventuale informazione utile ad una migliore
comprensione dei dati contabili, ed è predisposto secondo le modalità previste dall'art. 11, comma 6, del
decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e successive modificazioni.

Nota integrativa

La nota integrativa deve riuscire a dare contesa di quelle che sono le attività che sono state svolte da parte
dell’ente, in particolare rispetto a determinate garanzie prestate ad aziende partecipate, impegni finanziari
e deve anche contenere un elenco di quelli che sono gli enti strutturali collegati all’ente.
Il bilancio sociale

È il rendiconto annuale che l’ente locale elabora per fornire ai suoi stakeholder (i cittadini come tali,
innanzitutto) un quadro unitario della sua attività e dei risultati raggiunti, per misurarne congiuntamente la
dimensione economica, sociale e ambientale e la coerenza con gli obiettivi dichiarati.
Esso s’inserisce nel processo di rinnovamento dell’amministrazione pubblica ed indirizza la politica verso il
concetto di democrazia partecipativa, in cui i referenti principali sono gli elettori. Tramite il Bilancio Sociale
si tenta di costruire una nuova visione dell’amministrazione pubblica e di portare il processo di
rinnovamento e ricostruzione del settore nelle mani della cittadinanza, riconsegnandole la proprietà della
res publica.

Non ha una norma di riferimento, che rende obbligatorio il suo inserimento nelle pratiche amministrative
pubbliche formalizzate.

Il bilancio ambientale È lo strumento di rendicontazione che fornisce dati e informazioni sullo stato
dell’ambiente, sull’impatto ambientale delle politiche di settore e non, sulla spesa ambientale e sulle
priorità e le strategie adottate dall’ente locale per raggiungere gli obiettivi dichiarati.

Il bilancio di genere

È un modello di rendicontazione che illustra e valuta le azioni degli enti locali dal punto di vista del rapporto
tra i sessi e dell’obiettivo del raggiungimento di una maggiore parità. Può essere applicato per qualsiasi
gruppo a rischio di discriminazione e in favore del quale siano perciò necessarie azioni di “empowerment”.
Fa parte della famiglia del Gender Auditing, metodologia elaborata a metà degli anni novanta
dall’economista femminista Rhonda Sharp e raccomandata dalle Nazioni Unite nel 2000.

Misurazione della performance e fasi del processo decisionale di spesa

Altro aspetto importante per chiudere il quadro della rendicontazione è quello delle minusvalenze della
performance.

Le amministrazioni devono anche redigere una relazione sulla performance (si approva prima del bilancio
consuntivo) dove su va a guardare come l’ente ha interpretato i bisogni della comunità di riferimento, ha
definito gli obiettivi strategici a cui vuole mirare le proprie azioni, ha definito gli obiettivi strategici a cui
vuole mirare le proprie azioni, ha trasformato gli obiettivi strategici in obiettivi operativi (che poi sono quelli
che si riflettono nel bilancio previsto e su cui verte la rendicontazione di fine anno).

Nella relazione sono riportati gli addetti che si sono dedicati alle diverse attività, quando sono i risultati
raggiunti in termini di indicatori i qui vengo identificati nella fase di programmazione di progettazione
all’inizio dell’esercizio.

Le valutazioni che ne derivano serviranno sua a livello organizzativo per poi andare a distinguere la quota
importante di quella che è la retribuzione dei dirigenti e di quelli che sono i soggetti deputati a svolgere
attività dirigenziali (posizioni organizzative)

Potrebbero piacerti anche