I 10 presupposti tecnico organizzativi per sviluppare e condurre ogni allenamento età 5-12 anni
1. GIOCATORE COME PROTAGONISTA: il progetto tecnico di ogni società deve avere
come principale protagonista il giocatore e la sua crescita. Tutte le azioni didattiche
devono essere sviluppate con l’intenzione di permettere ai giocatori di rendere al
massimo delle proprie potenzialità, rispettandone tempi di crescita e potenzialità.
2. ORGANIZZAZIONE DELL’ALLENAMENTO: la seduta di allenamento deve essere
organizzata in modo professionale e curata nel minimo dettaglio. Scelta degli spazi di
gioco, dimensione dei campi, successione delle attività, tempistiche di ogni attività, sono
solo alcune delle molteplici competenze organizzative che un allenatore deve avere per
gestire al meglio una seduta di allenamento efficace.
3. CLIMA SERENO: un’atmosfera socio-affettiva serena (in cui le relazioni tra
compagni, tra giocatori e allenatore nonché quelle del singolo giocatore con sé stesso)
può aiutare il giovane giocatore a concentrarsi sull’apprendimento evitando di
disperdere energie nei conflitti e nella gestione dei rapporti interpersonali. Il clima
dipende in gran parte dall’allenatore, ed è dato in particolare da come questo gestisce
gli aspetti disciplinari e da come vengono trasmesse le indicazioni tecniche.
4. ELEVATO TEMPO DI IMPEGNO MOTORIO: la quantità di pratica motoria sostenuta
da ogni atleta nel suo percorso di formazione rappresenta una delle variabili più
importanti per determinarne il percorso sportivo. L’allenatore può fare molto per
permettere ai propri giocatori di sperimentare allenamenti ad alta densità di esperienze
tecniche e motorie: scegliere attività che prevedano elevato numero di prove, ridurre i
tempi di attesa, utilizzare spiegazioni brevi ed efficaci, sono alcune di queste.
5. + GIOCO, - ESERCIZI: Scegliere una prevalenza di attività a carattere
ludico/competitivo (meglio ancora se con caratteristiche situazionali proprie del calcio),
in cui la presa di decisione risulta importate per essere efficaci, permette di avvicinare il
modello di allenamento a quello della gara e preparare così il giocatore ad uno sport ad
abilità aperta come il calcio.
6. EDUCARE ATTRAVERSO IL MOVIMENTO: lo sport non è di per sé una pratica
educativa a prescindere, può diventarlo solo qualora venga condotto e programmato
attraverso modalità che prevedano di educare attraverso il movimento tutte le aree
della personalità: motoria, affettiva, sociale ed emotiva. L’efficacia prestativa spesso va
di pari passo all’aspetto educativo e da questo trae beneficio. Investire del tempo nello
sviluppo di funzioni cognitive e life skills ha delle ricadute positive anche sulle possibilità
di espressione tecnica dei giovani giocatori.
7. APPASSIONARSI ALLO SPORT: la letteratura scientifica evidenzia un’involuzione
delle capacità coordinative e condizionali nei giovani dovuta in modo particolare a: un
aumento della sedentarietà; minore quantità di gioco libero; differenziazione degli
interessi degli adolescenti. Trasmettere ai giovani il piacere di muoversi e fare sport
anche al di fuori del contesto calcistico permette di intendere l’attività motoria come un
momento positivo e stimolante. Lo sport va inteso come un modo di essere e di
comportarsi in ogni momento della propria quotidianità.
8. ORIENTARSI AL COMPITO: orientare il clima motivazionale sul compito piuttosto
che sul risultato spostare l’attenzione da condizioni “esterne”, non sempre dipendente
dal singolo giocatore (ad esempio il risultato di una gara), ad aspetti interni al soggetto
quali impegno, sacrificio, resilienza e attenzione, elementi “interni” che permettono di
rendere un percorso sportivo più solido e diminuire la possibilità di abbandono precoce.
9. INCLUDERE: una scuola calcio ad indirizzo inclusivo non è solo una realtà che
accoglie tutti i giocatori che desiderano iscriversi ma che sa anche attendere i tempi di
crescita di ognuno e concedere ad ogni giocatore il diritto di esprimersi in allenamento e
in gara anche se non manifesta particolari attitudini alla pratica sportiva. Un approccio
inclusivo permette, a lungo termine, di avere un maggior numero di giocatori.
10. VARIABILITÀ DELLA PRATICA: una pratica sportiva di tipo variato (in diverse
discipline sportive ma anche un maggior numero di attività legate allo sport praticato)
permette di ampliare il bagaglio personale di esperienze motorie e costruire le basi per
una prestazione più solida da adulto. La variabilità della pratica e la su distribuzione (con
particolare riferimento alla modalità di organizzazione randomizzata delle attività) sono
strumenti importanti che contribuisce a migliorare l’esperienza di apprendimento e
renderla più solida.