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Schede

Il documento analizza l'opera di Jacques-Louis David dedicata a Jean-Paul Marat, rappresentando il suo cadavere in una vasca da bagno, in un omaggio che evita di mostrare l'omicidio. La composizione è caratterizzata da un forte contrasto tra il nobile gesto politico di Marat e la violenza dell'assassina, con un'ambientazione sobria che eleva l'evento a un significato storico. La scelta di non includere dettagli distrattivi serve a immortalare la figura di Marat in un contesto atemporale.

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Il documento analizza l'opera di Jacques-Louis David dedicata a Jean-Paul Marat, rappresentando il suo cadavere in una vasca da bagno, in un omaggio che evita di mostrare l'omicidio. La composizione è caratterizzata da un forte contrasto tra il nobile gesto politico di Marat e la violenza dell'assassina, con un'ambientazione sobria che eleva l'evento a un significato storico. La scelta di non includere dettagli distrattivi serve a immortalare la figura di Marat in un contesto atemporale.

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la morte di Marat

Johann Heinrich Füssli - La disperazione dell'artista davanti alla grandezza delle rovine
antiche

Nell'arte europea le proporzioni e le forme dell'antica Grecia e dell'epoca romana sono state
fin dal Medioevo e ancor più nel Rinascimento oggetto di studio e in molti casi modello
ideale per scultori e pittori. Nel Settecento, con
il Neoclassicismo, l'imitazione dell'arte antica
raggiunse il suo apice. Il confronto con l'arte
del passato fornì uno stimolo alla creatività
degli artisti del XVIII secolo, ma al contempo
fece nascere la consapevolezza della sua
irraggiungibile perfezione.
Tale sentimento fu efficacemente raffigurato
da Johann Heinrich Füssli in un disegno
eseguito tra il 1778 e il 1780 dopo un viaggio
compiuto in Italia: i frammenti di una colossale
statua dell'imperatore Costantino si stagliano
davanti a un muro di pietre, del quale non si
distinguono i limiti, parte anch'esso di un
grande complesso monumentale ormai
irrimediabilmente perduto. L'amarezza di
trovarsi di fronte a un universo non ricostruibile
nella sua interezza acuisce il sentimento di
angoscia e impotenza dell'artista.
la morte di Marat

David fu molto colpito dalla morte di Marat, di cui


era amico. Per rendergli omaggio, scelse di rappresentarlo non mostrando il momento più
cruento dell’episodio, ossia la scena dell’omicidio, ma presentando semplicemente il suo
cadavere. Tale scelta, peraltro, era perfettamente coerente con i princìpi della tragedia
classica, che David tanto amava, secondo la quale non si doveva rappresentare l’evento
tragico ma solo evocarlo. L’artista impiegò pochissimo tempo a completare l’opera, che non
fece precedere da lunghi studi preparatori ma solo da un ritratto postumo di Marat ricavato
dalla sua maschera funeraria in gesso, ottenuta dal [Link] grande tela di David, che
sviluppa la scena in verticale, Marat è ancora immerso nell’acqua calda della vasca, coperta
da un grande lenzuolo bianco rattoppato (all’epoca non si usava il contatto diretto con il
marmo o il bronzo delle vasche da bagno). Sotto la sua clavicola destra, si apre la netta
ferita della pugnalata, il cui sangue ha tinto l’acqua di [Link] mano sinistra, Marat tiene
ancora la lettera dell’assassina, atto di accusa della sua infamia; vi si legge, in francese: «13
luglio 1793. Marie Anne Charlotte Corday al cittadino Marat. Basta che io sia tanto infelice
per aver diritto alla vostra benevolenza».La mano destra di Marat, abbandonata verso il
pavimento, regge debolmente la penna con cui l’uomo stava scrivendo. Il suo volto,
appoggiato sul bordo della vasca, incorniciato da un asciugamano avvolto come un turbante,
è sereno e disteso, come di chi è morto nel consapevole svolgimento del proprio dovere.A
terra, si scorge, abbandonata, anche l’arma del delitto, insanguinata. Ecco, quindi, il
confronto diretto fra le due armi: quella nobilissima del politico, un letterato che faceva uso
della parola, e quella infame dell’assassina, la cui pochezza la spinge a fare uso della
[Link] primo piano, si trova una semplice cassetta d’imballaggio di legno grezzo, usata
come piano di appoggio, giacché Marat, un “puro”, un “giusto”, aveva scelto di vivere in
povertà. Su questa cassetta, il pittore incise, idealmente, a stampatello la sua dedica: «À
MARAT, DAVID. L’AN DEUX» (“A Marat, David. L’anno secondo”). L’effetto ottenuto è
insieme intimo e [Link] tuttavia gli altri elementi di arredo: lo sfondo,
verdastro e monocromo, mosso appena da una leggera vibrazione luminosa, è privato della
carta da parati, dei quadri e delle librerie, per eliminare ogni possibile elemento di
distrazione e per proiettare la figura di Marat in un contesto molto più generico, quasi
atemporale, ed eternarne la memoria, elevando il suo omicidio dal semplice fatto di cronaca
la morte di Marat

alla pagina della grande [Link] composizione è rigorosissima: prevale l’asse visivo
orizzontale della vasca, che taglia la scena in due, equilibrato dagli assi visivi verticali
suggeriti dalle pieghe del lenzuolo e dalla cassetta in primo piano. Solo il corpo di Marat è
posto lungo una direttrice obliqua, per conferire un minimo di dinamismo e di naturalezza
all’immagine.

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