Strumenti Forme e Generi
Strumenti Forme e Generi
FORME E GENERI
Il testo letterario narrativo
▪ La struttura
▪ Il tempo
▪ Lo spazio
▪ I personaggi
▪ Il narratore e il punto di vista
▪ La lingua e lo stile
▪ ll riassunto
Il testo poetico
▪ Il verso
▪ La rima
▪ La strofa
▪ I suoni
▪ Il ritmo
▪ Il lessico
▪ Parafrasi
I testi d’uso
▪ Il testo espositivo
▪ Il testo argomentativo
Il testo letterario
narrativo
Il testo letterario narrativo è un testo che racconta una
storia, la quale può essere realistica oppure fantastica:
nel primo caso gli elementi che la costituiscono sono tratti
dalla realtà; nel secondo, invece, sono presenti elementi
irreali, straordinari. In entrambi i casi, tuttavia, la storia
narrata è sempre frutto dell’invenzione o della
rielaborazione di chi la racconta.
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IL TESTO LETTERARIO NARRATIVO
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STRUMENTI
FIABA
testo narrativo di origine popolare,
caratterizzato dalla presenza di esseri
fantastici
FAVOLA
testo narrativo con fine pedagogico
Narrazione breve con animali dai tratti umani come
protagonisti
NOVELLA O RACCONTO
TESTI testo narrativo breve su fatti reali
NARRATIVI o verosimili
IN PROSA
ROMANZO
Narrazione lunga testo narrativo lungo che narra vicende
reali o immaginarie
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Ripasso interattivo: La struttura
Nel creare la storia che intende raccontare, l’autore può seguire l’ordine naturale, cioè
l’ordine logico-cronologico dei fatti – la fabula –, ma può anche alterarlo, lavorando
sull’intreccio.
La fabula è dunque l’insieme degli eventi secondo la loro successione logico-tempo-
rale-causale (il “prima” e il “dopo”; prima le cause, poi le conseguenze).
L’intreccio è la costruzione, il montaggio degli eventi secondo un ordine voluto dall’au-
tore, che li organizza sulla base delle sue personali esigenze espressive. Grandi poemi del
passato sono stati costruiti alterando il corso naturale degli eventi. Nell’Odissea di Omero,
per esempio, gran parte delle peripezie di Ulisse viene narrata dallo stesso protagonista
al re dei Feaci, Alcinoo, presso il quale l’eroe è giunto dopo aver perso la propria imbarca-
zione e i compagni di viaggio.
Il breve testo che segue è narrato secondo un ordine logico e cronologico, cioè secon-
do la fabula:
1 Un pomeriggio Luigi ha preso la bicicletta per fare un giro in paese.
2 In piazza ha incontrato casualmente il suo amico Luca.
3 Non si vedevano da tempo e si sono quindi raccontati le loro ultime vicende di vita.
4 Prima di lasciarsi si sono dati appuntamento per la sera in pizzeria.
5 I due amici trascorrono in pizzeria una piacevole serata.
La successione degli avvenimenti narrati sopra può essere alterata, creando uno o più in-
trecci, come negli esempi seguenti:
INTRECCIO 1 INTRECCIO 2
2 Un pomeriggio Luigi ha incontrato 5 Luigi e Luca trascorrono una piacevole serata in
casualmente in piazza il suo amico Luca pizzeria.
1 dopo aver preso la bicicletta per fare un 2 Si erano incontrati casualmente nel pomeriggio
giro in paese. nella piazza del paese, dove Luigi era giunto
3 Non si vedevano da tempo e si sono quindi 1 dopo aver deciso di prendere la bicicletta per fare
raccontati le loro ultime vicende di vita. un giro in paese.
4 Prima di lasciarsi si sono dati 3 I due amici non si vedevano da tempo e si sono
appuntamento per la sera in pizzeria. quindi raccontati le loro ultime vicende di vita.
5 I due amici trascorrono in pizzeria una 4 Prima di lasciarsi si sono dati appuntamento per
piacevole serata. la sera in pizzeria.
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STRUMENTI • IL TESTO LETTERARIO NARRATIVO
Koskoosh collocò un altro legnetto sul fuoco e tornò ancora più indietro nel passato. C’era
stato il tempo della grande carestia, quando i vecchi si accovacciavano, lo stomaco vuo-
to, accanto al fuoco e lasciavano cadere dalle loro labbra pallide le leggende del tempo an-
tico, di quando lo Yukon defluì sgombro dai ghiacci per tre inverni, e poi restò ghiacciato
per tre estati. Aveva perso la madre in quella carestia. Durante l’estate il passaggio dei sal-
moni era venuto a mancare e la tribù attese ansiosamente l’inverno e l’arrivo dei caribù.
J. London, La legge della vita, in Racconti dello Yukon e dei mari del Sud, Mondadori, Milano 2015
Poi la mano gli corse verso la legna. Era tutto quello che rimaneva tra lui e l’eternità che
apriva le fauci su di lui: la misura della sua vita era una manciata di rami secchi. Ad uno
ad uno sarebbero andati ad alimentare il fuoco, e proprio così, passo passo, la morte sa-
rebbe avanzata lentamente verso di lui. Quando l’ultimo ramo avesse ceduto il suo calo-
re il gelo avrebbe cominciato a guadagnar forza. Dapprima si sarebbero arresi i piedi, poi
le mani, e l’intorpidimento avrebbe progredito, adagio, dalle estremità al corpo. La testa
gli sarebbe caduta in avanti sulle ginocchia e lui avrebbe riposato. Era facile. Tutti gli uo-
mini debbono morire.
J. London, cit.
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LA STRUTTURA
Fabula Intreccio
I tempi verbali Dall’uso appropriato dei tempi verbali si possono stabilire i rap-
porti di contemporaneità, anteriorità o posteriorità dei diversi
avvenimenti. Ogni racconto utilizza un tempo-base per narrare gli eventi, che entra in re-
lazione con la narrazione degli eventi passati e futuri, in questo modo:
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STRUMENTI • IL TESTO LETTERARIO NARRATIVO
Dopo aver distinto tra fabula e intreccio, la successiva operazione nell’analisi del testo
narrativo consiste nell’individuare le sequenze che lo compongono. Ogni racconto, in-
fatti, procede attraverso il susseguirsi di parti, brevi o ampie, dotate di una loro autono-
mia logico-sintattica, che sviluppano per esteso un evento e offrono in maniera compiu-
ta un’informazione, pur mantenendo la loro pienezza di significato solo in collegamento
con l’intero racconto.
Suddividere un testo in sequenze è un’operazione piuttosto soggettiva. Spesso una
nuova sequenza inizia quando nel testo c’è un cambiamento: di tempo verbale, di luogo,
di azione, di personaggi, di modalità narrative (per esempio, prima una descrizione e poi
un dialogo).
Possiamo avere vari tipi di sequenze, a seconda della funzione che esse svolgono:
• sequenze narrative: le parti di testo che presentano le azioni, gli avvenimenti che costi-
tuiscono la storia.
• sequenze descrittive: le parti del racconto che hanno il compito di delineare un perso-
naggio, di descrivere un ambiente, di introdurre il luogo nel quale si svolge la vicenda;
• sequenze riflessive: le parti del racconto che riportano ragionamenti, giudizi, opinioni,
stati d’animo dei vari personaggi o dell’autore del racconto;
• sequenze dialogiche: le parti del racconto che propongono dialoghi tra i personaggi.
A volte, una stessa sequenza può avere un carattere misto perché svolge varie funzioni:
per esempio, può introdurre contemporaneamente descrizioni e riflessioni (sequenza de-
scrittivo-riflessiva), oppure presentare dialoghi alternati alla narrazione di fatti (sequen-
za dialogico-narrativa). Nella fiaba che segue di Italo Calvino, vengono indicate le diverse
sequenze, sia omogenee sia miste.
C’era una volta un vecchio Turco, che aveva un solo figliolo e gli voleva
Sequenza più bene che alla luce degli occhi. Si sa che per i Turchi, il più gran ca-
descrittivo-riflessiva stigo che Dio abbia messo al mondo è il lavoro; perciò quando suo fi-
glio compì i quattordici anni, pensò di metterlo a scuola, perché impa-
rasse il miglior sistema per battere la fiacca.
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LA STRUTTURA
«Questo qui è proprio il professore che ci vuole per mio figlio», si dis-
se il Turco e, uscito dal nascondiglio, lo salutò e gli domandò se era di-
sposto a insegnare a suo figlio la scienza della fiacca.
Sequenza dialogica – Omo – gli disse il professore con un fil di voce, – non stare a par-
lar tanto, che io mi stanco ad ascoltarti. Se vuoi educare tuo figlio e far-
lo diventare un vero Turco, mandalo qua, e basta.
Il vecchio Turco tornò a casa, prese per mano il figlio, gli ficcò sotto-
Sequenza braccio un cuscino di piume e lo portò in quel giardino. – Ti racco-
narrativo-dialogica mando, – gli disse, – devi fare tutto quel che vedi fare al professore di
dolce-far-niente.
Il ragazzo, che per quella scienza aveva già inclinazione, si sdraiò an-
che lui sotto il fico, e vide che il professore ogni volta che cascava un
fico allungava un braccio per raccoglierlo e mangiarlo. «Perché quella
Sequenza
fatica dell’allungare il braccio?», si disse, e se ne stette sdraiato a boc-
narrativo-riflessiva
ca aperta. Un fico gli cascò in bocca e lui, lentamente, lo mandò giù, e
poi riaprì la bocca. Un altro fico cascò un po’ più in là; lui non si mosse,
ma disse, pian pianino: – Perché così lontano? Fico, cascami in bocca!
E il figlio tornò dal padre, che ringraziò il cielo d’avergli dato un figlio
Sequenza narrativa
così d’ingegno.
Le sequenze che maggiormente contribuiscono alla costruzione del racconto e allo svilup-
po degli eventi sono le sequenze narrative e, spesso, anche quelle dialogiche. Esse han-
no un carattere dinamico poiché fanno procedere la storia. Gli altri tipi di sequenze han-
no un carattere più statico, in quanto vi si descrivono ambienti e personaggi o si riflette
su una determinata azione.
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STRUMENTI • IL TESTO LETTERARIO NARRATIVO
■ Lo schema logico
A livello generale, è possibile individuare un modello, o schema logico, al quale è ri-
conducibile la maggior parte dei testi narrativi. In esso sono riconoscibili diverse “parti”,
dette fasi narrative:
• la situazione iniziale: ha la funzione di fornire il quadro generale della narrazione, de-
scrivendone i luoghi, presentando i personaggi e fornendo le coordinate temporali. A vol-
te è preceduta da un prologo che contiene l’antefatto della narrazione, cioè quello che è
accaduto prima che la storia avesse inizio;
• la rottura dell’equilibrio iniziale: l’evento inaspettato che rompe l’equilibrio iniziale, sca-
tenando la catena delle peripezie di cui si compone la narrazione;
• l’evoluzione della vicenda: l’argomento centrale della narrazione, che costituisce solita-
mente la maggior parte del testo, in cui si situano le vicende dei personaggi;
• la Spannung: il punto di massima tensione drammatica della narrazione, in cui si trova
in genere un conflitto o un punto di svolta decisivo, superato il quale le vicende si avvia-
no verso una ricomposizione dell’equilibrio;
• la ricomposizione dell’equilibrio: la situazione che emerge superato il picco drammatico,
quando la tensione va gradualmente sciogliendosi e la storia si avvia verso la conclusione;
• la situazione finale: è il punto di conclusione della narrazione, può dare origine a un nuo-
vo ordine.
Un simile modello, che non esaurisce la gamma di possibilità disponibili per organizzare
un testo narrativo, è rintracciabile in fiabe, racconti, romanzi popolari o d’avventura, ma
anche in generi letterari più complessi. Nel brano seguente, ispirato alla favola di Esopo,
trovi applicato lo schema logico descritto:
LA ZANZARA E IL LEONE
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LA STRUTTURA
La zanzara quindi rispose: «Signore, sono venuta qui, davanti a te, per
Rottura dell’equilibrio lanciarti una sfida!». Il leone, un po’ più interessato, si risvegliò com-
iniziale pletamente degnandola di tutta la sua attenzione.
«Tu» continuò la zanzara «ritieni di essere il più forte di tutti gli ani-
mali eppure io dico che se facessimo un duello riuscirei a batterti!».
Il leone, alquanto divertito, disse: «Perché indugiare? Se sei tanto si-
cura, combattiamo!». A quell’invito del re subito la radura si riempì di
animali di ogni specie, tutti ansiosi di assistere alla sfida. E lo scontro
Evoluzione
ebbe inizio. La zanzara andò senza indugio a posarsi sul grosso naso
della vicenda
del leone e cominciò a pungerlo violentemente. Il povero leone, colto
alla sprovvista, provò con le sue grandi zampe a mandar via l’insetto
ma, invece, egli non fece altro che ferirsi il naso con i suoi stessi arti-
gli. Stremato, il re cadde a terra sconfitto. E fu così che la piccola zan-
zara venne proclamata vincitrice.
Alzandosi in volo felice, non si accorse però che tra i rami a lei più vi-
cini un ragno aveva tessuto la sua tela; e finì per rimanervi imprigio-
Spannung
nata. Ormai in trappola, la zanzara scoppiò a piangere, conscia del pe-
ricolo mortale.
La zanzara fece tesoro delle parole del leone, e da quel giorno divenne
Situazione finale
assai meno presuntuosa.
Applichiamo ora tutto quanto abbiamo appreso finora a un testo esemplificativo (testo
guida). A esso seguirà un secondo testo in cui potrai verificare in autonomia quello che
hai imparato.
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TESTO GUIDA
ROMANZO
STORICO-
Isabel Allende Audio
SENTIMENTALE
Da La casa degli
spiriti, 1982
La prima pena d’amore
Per trascorrere l’estate, ogni anno la famiglia Trueba abbandona la capitale
per trasferirsi nei possedimenti terrieri in campagna. Blanca, la figlia dei
Trueba, ha sempre vissuto questi mesi in assoluta libertà in compagnia
del coetaneo Pedro Terzo, figlio del fattore. Questa volta, però, non c’è la
spensieratezza di sempre. Blanca ha compiuto quattordici anni e vive con
sorpresa i cambiamenti del suo aspetto fisico.
Quell’anno l’estate si annunciò presto con un caldo secco e afoso che calò
sulla città con un riflesso di brutto sogno, sicché anticiparono di un paio
di settimane il viaggio alle Tre Marie1. Come tutti gli anni Blanca aveva Sequenza
Sequenza aspettato ansiosamente il momento di vedere Pedro Terzo e, come tutti descrittivo-
iniziale gli anni, scendendo dall’automobile, la prima cosa che fece fu di cercar- narrativa
lo con lo sguardo nel posto di sempre. Scoprì la sua ombra nascosta sulla
soglia della casa e saltò fuori dal veicolo precipitandosi incontro a lui con
l’ansia di tanti mesi trascorsi a sognarlo, ma vide che il ragazzo si volta-
va e scappava via.
12
LA STRUTTURA
Quella notte Blanca dormì male e si svegliò all’alba, circondata dalle om-
bre della sua grande stanza. Rimase a guardare i cassettoni del soffitto Sequenza
finché non udì il canto del gallo e allora si alzò, aprì le tende e lasciò che narrativo-
Evoluzione
entrassero la dolce luce dell’alba e i primi rumori del mondo. Si avvicinò riflessiva
della vicenda
allo specchio dell’armadio e si guardò attentamente. Si tolse la camicia e
osservò il proprio corpo per la prima volta nei dettagli, comprendendo
che tutti quei cambiamenti erano la causa per cui il suo amico era fuggito.
Si mise gli indumenti vecchi dell’estate precedente, che quasi non le en-
travano più, e si avvolse in uno scialle e uscì in punta di piedi per non sve- Sequenza
gliare i familiari. Fuori, la campagna si scrollava la pigrizia della notte e descrittivo-
i primi raggi del sole attraversavano come sciabolate le cime della cordi- narrativa
gliera5, riscaldando la terra e facendo evaporare la rugiada in una sottile
Federico
Zandomeneghi,
Nel letto,
XIX secolo.
(Firenze,
Palazzo Pitti)
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STRUMENTI • IL TESTO LETTERARIO NARRATIVO
Blanca arrivò al fiume e vide l’amico della sua infanzia seduto nel posto
dove tante volte si erano dati appuntamento. In quell’anno Pedro Terzo
non era cresciuto come lei, perché era sempre lo stesso bambino magro,
panciuto e bruno, con una saggia espressione da vecchio negli occhi neri.
Vedendola si alzò e lei calcolò che era più alta di lui di mezza testa. Si
guardarono sconcertati, sentendo per la prima volta che erano quasi due
estranei. Per un tempo che sembrò infinito, rimasero immobili, abituan- Sequenza
dosi ai mutamenti e alle nuove distanze, ma in quel momento trillò8 un descrittivo-
passero e tutto fu di nuovo come l’estate precedente. Tornarono a essere narrativa
due bambini che corrono, si abbracciano e ridono, cascano in terra, si ro-
tolano, vanno a sbattere contro i sassi mormorando i loro nomi instan-
cabilmente, felici di stare insieme ancora una volta. Infine si calmarono.
Lei aveva i capelli pieni di foglie secche, che lui le toglieva a una a una.
14
LA STRUTTURA
– Quando sarò grande mi sposerò con te e vivremo qui, alle Tre Marie –
disse in un sussurro.
Pedro se ne rimase a guardarla con espressione da vecchio triste e fece Sequenza
Spannung segno di no con la testa. Era ancora molto più bambino di lei, ma sape- dialogico-
va già qual era il suo posto nel mondo. Sapeva anche che avrebbe ama- riflessiva
to quella ragazza per tutta la vita, che quell’alba sarebbe rimasta nel suo
ricordo e che sarebbe stata l’ultima che avrebbe visto in punto di morte.
12 spartivano: condividevano.
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Video interattivo: Tempo Ripasso interattivo: Il tempo
Nell’ombra della casa, sulle rive soleggiate del fiume presso le barche, nell’ombra del bo-
sco di Sal, all’ombra del fico crebbe Siddharta, il bel figlio del Brahmino, il giovane falco,
insieme all’amico suo, Govinda, anch’egli figlio di Brahmino.
Hermann Hesse, Siddharta, Adelphi, Milano 1975
L’autore di un testo può scegliere se dilatare o sintetizzare il tempo della narrazione, ri-
correndo alle seguenti modalità: la scena, la pausa, il sommario e l’ellissi.
• Nella scena il tempo della storia e il tempo del racconto coincidono. Si tratta in preva-
lenza di sequenze dialogiche.
– Sentite, amici, sono venuta a trovarvi perché vorrei... il vostro più piccolo.
I contadini, sorpresi, e senza sapere che pensare, non risposero.
Lei riprese fiato e continuò:
– Non abbiamo figli; mio marito ed io siamo soli. Lo terremo con noi... volete?
La contadina cominciava a capire. Chiese:
– Volete prendervi Charlot? Ah, no, di certo!
Intervenne allora il signor d’Hubières:
– Mia moglie si è spiegata male. Noi vogliamo adottarlo, ma tornerà a trovarvi.
Guy de Maupassant, In campagna, in Racconti, Newton Compton, Roma 1994
• Nella pausa il tempo del racconto è maggiore di quello della storia, perché l’autore si
sofferma a descrivere dettagli, a fare riflessioni oppure introduce delle digressioni, ral-
lentando la velocità del racconto. Si tratta in prevalenza di sequenze descrittive.
Le due casupole erano fianco a fianco, ai piedi d’una collina, nei pressi di una cittadina
balneare. I due contadini lavoravano duramente la terra infeconda per mantenere tutti i
loro figli.
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IL TEMPO
Ogni famiglia ne aveva quattro. Davanti alle loro porte quella marmaglia di ragazzini bru-
licava da mattina a sera.
I due più grandi avevano sei anni e i due più piccoli circa quindici mesi: i matrimoni e le
nascite erano capitati quasi simultaneamente, nelle due case.
Guy de Maupassant, In campagna, in Racconti, Newton Compton, Roma 1994
• Nel sommario il tempo del racconto è inferiore a quello della storia. L’autore presenta
in modo sintetico alcune situazioni, dando spazio solo agli elementi essenziali e neces-
sari perché la vicenda risulti chiara; la velocità della narrazione ne risulta aumentata.
Il loro figlio maggiore andò a fare il soldato; il secondo morì; e Charlot restò solo a fatica-
re col vecchio padre, per dare da mangiare alla madre e alle sorelle minori.
Guy de Maupassant, In campagna, in Racconti, Newton Compton, Roma 1994
• Nell’ellissi il tempo del racconto è nullo, viene eliminato con poche parole o con salti
cronologici; l’autore sottintende o sceglie di non trattare vicende che si svolgono an-
che in lunghi periodi di tempo, accelerando la narrazione.
La Martin aspettò il marito per dieci anni, tirando su faticosamente i suoi due figli.
Guy de Maupassant, Il ritorno, in Racconti e novelle, vol. 2, Einaudi, Torino 1968
■ Il ritmo narrativo
L’autore può dunque agire sul rapporto fra tempo della storia e tempo del racconto, otte-
nendo un certo effetto sul ritmo narrativo. Questo può essere:
• veloce, quando prevalgono sommari ed ellissi;
• moderato, quando prevalgono le scene;
• lento, quando prevalgono le pause.
In un testo narrativo l’autore può “dosare” scene, pause, sommari ed ellissi, creando un
ritmo alternato e variato, che coinvolge il lettore e tiene desta la sua attenzione.
■ La distanza
L’autore può inoltre scegliere quale distanza intercorre tra il momento della narrazione
dei fatti e il tempo in cui essi accadono, secondo le seguenti modalità: la coincidenza, la
massima distanza, la distanza precisa, la distanza alternata.
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STRUMENTI • IL TESTO LETTERARIO NARRATIVO
La scala mobile sale al terzo piano tra scale che discendono, gradini che spariscono in
alto tra le luci, pavimenti che si allontanano ai due lati, la folla che circola lentamente nel
brusio.
«Ti piace?» gli chiedo in un orecchio, alle spalle.
«Sì» risponde senza voltarsi.
Giuseppe Pontiggia, Nati due volte, Oscar Mondadori, Milano 2000
C’era una volta un pescatore che abitava con la moglie in una vecchia stamberga in riva al
mare e tutti i giorni andava a pesca, e pescava, pescava.
Jacob e Wilhelm Grimm, Il pescatore e sua moglie, in Le fiabe dei fratelli Grimm, Taschen, Colonia 2012
Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla sua passeggiata verso casa, sulla sera
del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio, curato d’una delle terre accenna-
te di sopra.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi, a cura di A. Marchese, Mondadori, Milano 1985
• Si ha distanza alternata, soprattutto nei romanzi del Novecento, quando l’autore varia
la distanza, passando repentinamente da fatti posti a notevole distanza a fatti coinci-
denti con il momento della narrazione:
Mio zio Fred è l’unica persona che mi renda tollerabile la memoria degli anni successivi al
1945. Rientrò dalla guerra in un pomeriggio d’estate, vestito di stracci, con un barattolo di
latta legato al collo con uno spago come sua unica proprietà.
Heinrich Böll, Mio zio Fred, trad. di A. Zaninello
■ I tempi verbali
Nella maggior parte dei casi, le narrazioni utilizzano i tempi verbali del passato, ricorren-
do in particolare al passato remoto e all’imperfetto, con sfumature di significato diverse.
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IL TEMPO
• Il passato remoto si riferisce a un evento compiuto. Si usa per indicare azioni che si
sono svolte in modo puntuale e che segnano gli snodi del racconto.
• L’imperfetto indica un’azione “incompiuta”, cioè si usa per descrivere situazioni pas-
sate che non sono concluse, che sono in corso di svolgimento (durative, come nell’e-
sempio qui sotto), oppure che si sono ripetute nel tempo (iterative).
Rigida, camminò fino al centro del salone; altezzosa, gli posò la mano sul braccio. Ma dopo
un attimo solo, dopo un solo giro i suoi piedi scivolavano veloci. Le luci, le azalee, gli abiti,
le facce rosee, le sedie di velluto, tutto divenne una splendida ruota volante.
Katherine Mansfield, Il suo primo ballo, in Tutti i racconti. Garden-Party, Adelphi, Milano 1984
Anche se decisamente più rare, non mancano narrazioni basate sull’utilizzo quasi esclu-
sivo del presente:
Altrettanto non si può dire del futuro, che da solo non può reggere strutturalmente una
narrazione, dal momento che si riferisce a fatti non ancora accaduti. Tuttavia può essere
utilizzato all’interno di una narrazione con diverse funzioni, come per esempio quella di
esprimere una convinzione nei confronti di qualcosa che potrebbe accadere:
La signorina Neville leccò la busta e vi premette un francobollo col palmo della mano.
«Sono convinta che un giorno suonerai per il governatore, forse anche per il presidente
degli Stati Uniti.»
Ann Patchett, da Americana anni ’80, Guanda, Milano 1987
In generale, la scelta dei tempi verbali all’interno di un testo narrativo può dare informa-
zioni sull’atteggiamento del narratore rispetto a quanto racconta:
– il presente storico o narrativo (cioè il presente usato per raccontare con maggior vivi-
dezza fatti passati), il passato remoto, l’imperfetto, il trapassato prossimo, il trapassato
remoto, il condizionale presente e il condizionale passato sono considerati tempi della
narrazione, che raccontano cioè oggettivamente i fatti nel loro svolgersi;
– il presente atemporale (cioè il presente usato per collocare un fatto fuori dal tempo,
qualificandolo come sempre valido), il passato prossimo e il futuro sono generalmen-
te tempi del commento, che possono segnalare l’intrusione del narratore nella storia,
per commentare soggettivamente i fatti narrati, come nell’esempio qui sotto.
Detto ciò, potrà sembrare ancor più strano, e quasi incredibile, che, sotto questo medesimo
tetto, colei che scrive abbia vissuto, dal giorno che vi fu accolta bambina fino ad oggi, un’e-
sistenza altrettanto ritirata e casta che se fosse stata in un convento di clausura.
Elsa Morante, Menzogna e sortilegio, Einaudi, Torino 2013
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TESTO GUIDA
RACCONTO
REALISTICO
Mario Rigoni Stern Audio
Da Il libro
degli animali,
2008
Segni sulla neve Analisi visuale
In apertura Una domenica sul finire dell’inverno, come d’abitudine, ero sceso in
viene subito piazza1 a far due chiacchere con i paesani. La mattina era buona e la
indicato il neve, ancora ben alta, appena accennava a mollare nelle ore più calde
tempo della
del giorno. Me ne tornavo verso casa per il pranzo godendomi il sole
storia.
La distanza
5 quando, all’altezza della vecchia segheria, vidi sulla strada due chiaz-
è massima. ze vermiglie2: proprio sulla carreggiata. Era sangue recente; ma attor- La sequenza
no non v’erano segni di violenza: vetri rotti o tracce convulse3 di scarpe, riflessiva
niente; pareva che nessuno si fosse soffermato su quel sangue, d’altra introduce una
pausa nello
parte in paese non avevo sentito voci in proposito.
sviluppo del
Una sequenza 10 Mi chinai ad osservare e, dalla neve rossa, raccolsi un ciuffo di pelo: racconto.
narrativa che era stato un lepre4 l’investito. In questo
avvia la storia Guardando lontano vedevo la traccia che veniva dal margine del bo- passaggio,
con l’uso sco, attraversava diritta per campi e prati tutti bianchi, saliva il cumu- il tempo del
del passato racconto è
lo5 fatto dallo spazzaneve. Da qui era saltato in strada nel momento che
remoto, maggiore o
assunto come
15 una macchina giungeva veloce. Povera bestia, pensavo, anche loro pa- minore rispetto
tempo base del gano la loro parte alla motorizzazione6; certo che una volta una slitta al tempo della
racconto. tirata da un cavallo non l’avrebbe investito. storia?
20
IL TEMPO
Lowell Birge
Harrison,
Passeggiata
invernale,
XIX secolo.
(Collezione
privata)
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STRUMENTI • IL TESTO LETTERARIO NARRATIVO
Quando giunsi vicino alle villette stagionali ripresi fiato e mi guardai at-
torno per non essere preso per un malintenzionato. Io già mi figuravo
il lepre irrigidito in qualche angolo nascosto dove si era rifugiato a mo-
50 rire in pace. Povera bestia, ne aveva fatta di strada in quelle condizioni!
Girai attorno alle abitazioni chiuse, guardai dentro i recinti, sotto i pog-
gioli10, nelle entrate delle rimesse: niente. Il lepre non c’era.
Sul pascolo lontano vidi dei corvi in fila; camminavano lentamente e
ogni tanto affondavano il becco nella neve: «Ci siamo, – mi dissi, – è lì».
55 Difatti, dopo mezzo chilometro che aveva camminato sulla strada
delle villette aveva ripreso per la neve vergine11. I corvi l’avevano segui-
to; forse l’avevano scorto nel loro primo volo del mattino, o sentito il suo
sangue. Già, i corvi se vedono un leprotto ci dànno addosso fino a dila-
L’autore niarlo: gridano l’allarme e si radunano in tanti, e a volte uccidono. Un
introduce 60 giorno raccolsi due starne12 e un giovane gufo lacerati dai loro becchi,
una doppia e l’autunno scorso vidi un’aquila assalita da una nuvola di corvi dover
digressione fuggire oltre la cresta di un monte.
narrativa.
Accelerai il passo e davanti a me i corvi si levavano indispettiti, grac-
Quale effetto
ha sul ritmo chiando. Camminai per altri due chilometri alzando corvi; il lepre ave-
del racconto? 65 va a gran fatica valicato una collina e attraversato la statale per Trento;
era poi sceso nello stagno dei beccaccini13 dove ora solamente i fala-
schi14 ghiacciati uscivano dalla neve, era poi risalito ancora verso il ci-
mitero di un villaggio.
Anch’io ero ormai spossato, e pure i suoi segni diventavano sempre In questo
70 più faticati: in certi tratti camminava con tre gambe, in cert’altri si tra- lungo passo
scinava: si vedeva bene; dove si era fermato a riprendere fiato il sangue evidenziato
individua
lasciato sulla neve non era più vermiglio ma rosa e schiumoso. E allora
la modalità
supposi che avesse preso una botta interna e che questo sangue gli ve- prevalente a
nisse dai polmoni. Sulle strade lontane sentivo il continuo brusio delle cui è ricorso
75 macchine degli sciatori domenicali, vedevo anche la gente formicolan- l’autore per
te sulle piste e attorno agli impianti di risalita; ma era un altro mondo, dilatare oppure
sintetizzare
assolutamente estraneo, la mia attenzione era solamente sui segni la-
il tempo del
sciati dal lepre che voleva vivere, e quando vidi sette corvi attorno a una racconto.
macchia scura rimpiansi la carabina che era a casa nella rastrelliera.
80 No! Non era il lepre quella macchia scura, erano solamente escre-
menti, sangue e pelo. I corvi non erano riusciti a prenderlo: – Forza! –
gli dicevo, – che più avanti vi è una valle boscosa e profonda e lì sei in
salvo.
Aveva ancora proseguito, quel demonio, anzi: si era trascinato. Si ve-
85 deva bene. Dietro a delle lastre di pietra si era ancora riposato, ma sotto
un fienile non aveva cercato rifugio: forse avrà intuito che lì poteva es-
sere facilmente preso dalla volpe che la notte precedente aveva lascia-
to le sue impronte.
10 poggioli: balconi. 13 beccaccini: altri uccelli.
11 vergine: non calpestata. 14 falaschi: si tratta di un tipo di vegetazio-
12 starne: tipo d’uccello. ne palustre.
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IL TEMPO
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Video interattivo: Spazio Ripasso interattivo: Lo spazio
Inoltre, gli ambienti in cui si svolge la vicenda possono essere classificati in due gruppi:
• esterni, cioè ambienti aperti, come città, campagne, spiagge o monti;
• interni, cioè ambienti chiusi, come case, scuole e uffici.
Dopo un pezzo scosceso tra due colline, il torrente si allargava formando uno stagno che
d’estate si asciugava fino a diventare una pozzanghera nera. Il lago, lo chiamavamo. Dentro
non c’erano pesci né girini, solo larve di zanzara e insetti pattinatori. Se ci infilavi i piedi,
li tiravi fuori coperti di un fango scuro e puzzolente.
Niccolò Ammaniti, Io non ho paura, Einaudi, Torino 2001
• specchio dei sentimenti, degli stati d’animo dei personaggi. Lo spazio suggerisce l’at-
mosfera di una vicenda e si carica delle emozioni o del carattere dei personaggi, come
succede spesso nei romanzi epistolari o psicologici:
Ho visitato le mie montagne, ho visitato il lago de’ cinque fonti, ho salutato per sempre le
selve, i campi, il cielo. O mie solitudini! o rivo, che mi hai la prima volta insegnato la casa
di quella fanciulla celeste! quante volte ho sparpagliato i fiori su le tue acque che passava-
no sotto le sue finestre! quante volte ho passeggiato con Teresa per le tue sponde.
Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, Einaudi, Torino 2004
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LO SPAZIO
• simbolo di un concetto, di un’idea, di un ideale. Per esempio, lo spazio chiuso può rap-
presentare la costrizione, ma anche la sicurezza; lo spazio aperto può simboleggiare
la libertà, ma anche l’incertezza; i paesaggi assolati possono essere associati alla gioia
di vivere. Nel seguente esempio la sciara, roccia di colore nero, simboleggia l’esistenza
oscura e arida del protagonista della novella, che non conosce la gioia degli affetti fa-
miliari, ma solo fatiche e difficoltà:
La sciara si stendeva malinconica e deserta fin dove giungeva la vista, e saliva e scendeva in
picchi e burroni, nera e rugosa, senza un grillo che vi trillasse, o un uccello che vi volasse su.
Giovanni Verga, Rosso Malpelo, in Tutte le novelle, Mondadori, Milano 1990
può LO può
essere SPAZIO fungere da
si suddivide in
verosimile specchio dei sentimenti
ambienti ambienti
esterni interni
Il legno di ginepro ardeva nel caminetto e la piccola tavola del tè era pronta, con tazze e
sottocoppe di maiolica di Castel Durante ornate di istoriette mitologiche da Luzio Dolci,
antiche forme di inimitabile grazia, ove sotto le figure erano scritti in carattere corsivo a
zaffara nera esametri di Ovidio. La luce entrava temperata dalle tende di broccatello rosso
a melagrane d’argento, a foglie e a motti. Come il sole pomeridiano feriva i vetri, la trama
fiorita delle tendine di pizzo si disegnava sul tappeto.
Gabriele D’Annunzio, Il piacere, Mondadori, Milano 1989
• una descrizione sommaria, sbrigativa, che costituisce solo lo sfondo delle azioni dei
personaggi:
Trovò una pensione con vista sul porto: moli ingombri di cataste di nasse da aragosta e un
paese fatto di qualche bottega e quattro case sparse. Una donna che poteva avere la sua età
faceva da mangiare per la cena.
Alice Munro, Dulse, in Le lune di Giove, Einaudi, Torino 2008
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STRUMENTI • IL TESTO LETTERARIO NARRATIVO
In entrambi i casi l’autore può procedere con un ordine preciso, sviluppando la descrizio-
ne in diverse modalità:
• dal particolare al generale. L’attenzione è focalizzata dapprima su un elemento e si am-
plia poi all’ambiente circostante:
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di
monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, qua-
si a un tratto, a restringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a de-
stra, e un’ampia costiera dall’altra parte […]. La costiera formata dal deposito di tre gros-
si torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto San Martino, l’altro, con
voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somiglia-
re a una sega. […]
Per un buon pezzo la costa sale con un pendio lento e continuo; poi si rompe in poggi e
valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti e il lavoro dell’acque.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi, a cura di A. Marchese, Mondadori, Milano 1985
Parigi, più vasta dell’oceano, brillava dunque agli occhi di Emma in una atmosfera vermi-
glia. La sua fitta e tumultuante esistenza si suddivideva però in diverse parti, si classifica-
va secondo quadri distinti. Emma ne percepiva solo due o tre, tali da nasconderle tutti gli
altri e sufficienti a rappresentare ai suoi occhi l’intiera umanità. Il mondo delle ambascia-
te incedeva su pavimenti lucenti, in saloni tappezzati di specchi, intorno a tavoli ovali ri-
coperti d’un tappeto di velluto a frange d’oro. Lì, c’erano abiti a strascico, grandi misteri,
angosce dissimulate da un sorriso.
Gustave Flaubert, Madame Bovary, in Opere, Mondadori, Milano 1997
• in senso circolare. Dato uno dei due modi in precedenza presentati, la descrizione si chiu-
de tornando all’elemento iniziale:
La pensione, nota come casa Vaquer, accetta sia uomini che donne, giovani e vecchi, sen-
za che i costumi di questa rispettabile istituzione abbiano mai prestato fianco alla maldi-
cenza. […]
La casa dove viene gestita la pensione […] si trova nella parte bassa di rue Neuve-Sainte-
Geneviève, nel punto in cui il suolo declina verso rue de l’Arbalète con una pendenza tal-
mente brusca e ripida che i cavalli la risalgono o la discendono raramente. La qual cosa è
propizia al silenzio che regna in quelle strade strette tra la cupola del Val-de Grâce e la cu-
pola del Panthéon, due monumenti che mutano le condizioni dell’atmosfera conferendo-
le delle tonalità gialle, tutto incupendo con le tinte severe proiettate dalle due cupole […].
Nessun quartiere di Parigi è più orribile, né, diciamolo pure, più sconosciuto […]. La fac-
ciata della pensione dà su un giardinetto, di modo che la casa forma un angolo retto con
la rue Neuve-Sainte-Geneviève, dove appare stagliata in profondità. Lungo la facciata, tra
la casa e il giardinetto, c’è un acciottolato a conca, largo una tesa, davanti al quale corre un
vialetto sabbioso, bordato di gerani, oleandri e melagrani in grandi vasi di ceramica blu e
bianca. Si entra nel vialetto da una porta secondaria, sormontata da un cartello su cui c’è
scritto CASA VAUQUER […].
Honoré de Balzac, Papà Goriot, Rizzoli, Milano 2013
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LO SPAZIO
In un campo di grano avvallato tra due colline, stava, una mattina di giugno del 1574, il po-
eta Filippo Desportes, lettore e cortigiano di Enrico di Valois, ora Enrico III re di Francia.
Vicino non c’erano castelli né fattorie, luoghi di convegno per cavalieri in partite di cac-
cia; c’era solo questa grande campagna sommossa e collinosa, cosparsa di ciuffi d’albe-
ri che diventavano foreste all’orizzonte dove le colline s’innalzavano a montagne. Ascoltò
il vento, distinse il correre di una vena d’acqua, e al rumore, via via trabalzante, si ricor-
dò del cavallo.
Maria Bellonci, Addio alla Polonia, in [Link]., Romanzi e racconti, Sadea Editore, Firenze 1996
È notte ormai e la luce fluisce più rossa attraverso i vetri color di sangue e terribile è il bru-
no delle funebri tappezzerie, e a chi mette piede sul lugubre tappeto, più solenne e largo
arriva il rumore dei rintocchi.
Edgar Allan Poe, La maschera della Morte Rossa, in Racconti del terrore, Mondadori, Milano 2013
LA DESCRIZIONE
DELLO SPAZIO
può essere
in senso
circolare
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TESTO GUIDA
RACCONTO
REALISTICO
Paolo Cognetti Audio
Da Il ragazzo
selvatico,
2013
Capre
La salita in montagna è faticosa, ma sempre appagante. Lungo i sentieri,
tra i boschi, sulle creste si respira un senso di libertà e di pulizia interiore
sconosciuto altrove. Ne è convinto l’autore che si spinge al punto di vivere
all’aria aperta, da una valle all’altra, lontano dagli uomini, come un essere
selvatico tra animali selvatici.
I selvatici1 erano spariti. Colpa di tutta la gente che cominciava a batte- Siamo in uno
re i sentieri, spingendoli in zone sempre più impervie. Di turisti ne in- spazio reale
contravo ogni giorno, quasi sempre in gruppi numerosi, e mi parevano e aperto, la
sordi e ciechi al paesaggio che attraversavano, facevano tanto di quel montagna: da
quali elementi
5 rumore che li sentivo ancora prima di vederli. Perfino i loro profumi chi-
lo possiamo
Lo spazio mici mi colpivano a distanza. Sarò io, mi chiedevo, ad avere problemi col intuire?
aperto della resto dell’umanità? O saranno loro a non saper passare sulla terra sen-
montagna
za colonizzarla2? Facevano irruzione nel bosco con un’allegra violenza
fa da sfondo
alla vicenda. di odori e suoni. E gli abitanti del bosco si proteggevano dileguandosi.
Lo spazio
10 Mi mancavano i miei vicini: la lepre, la volpe, i caprioli. Così un gior-
interno, cioè no di fine luglio mi alzai alle sei, buttai giù una tazza di caffè e uscii di
l’abitazione casa. Niente zaino né borraccia né scarponi, solo il mio bastone e scar-
del narratore, pe leggere come il vento. Dopo quasi tre mesi lassù mi sentivo in gran
è puramente
accennato.
1 I selvatici: intende gli animali selvatici che 2 senza colonizzarla: senza lasciare traccia
popolano la montagna. del passaggio.
28
LO SPAZIO
3 nevaio: luogo dove si è depositata la neve e posta, la valle dove ora si è ritirato.
il sole non l’ha ancora sciolta. 5 sbuffi: soffi d’aria.
4 tra le due…mia vita: l’autore guarda dall’al- 6 cengia: sporgenza pianeggiante nella roc-
to la valle dove è cresciuto e, dalla parte op- cia.
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STRUMENTI • IL TESTO LETTERARIO NARRATIVO
7 nodi: le corna sono nodose; ad ogni nodo 9 alieno: perché così diverso dall’alta mon-
corrisponde un anno di vita. tagna.
8 aria tersa: aria pulita, limpida. 10 spaccone: spavaldo.
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