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Programma Ita - Abi

Il documento analizza le opere e la vita di Ugo Foscolo e Alessandro Manzoni, evidenziando le loro influenze letterarie e tematiche. Foscolo, con una visione materialista e neoclassica, esplora temi di patria, amore, morte e delusione, mentre Manzoni, dopo una conversione religiosa, si concentra su fatti storici reali nei suoi romanzi, come in 'I Promessi Sposi'. Entrambi gli autori riflettono le tensioni tra romanticismo e classicismo, con Foscolo che incarna l'eroe romantico e Manzoni che cerca una rappresentazione veritiera della realtà.

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Programma Ita - Abi

Il documento analizza le opere e la vita di Ugo Foscolo e Alessandro Manzoni, evidenziando le loro influenze letterarie e tematiche. Foscolo, con una visione materialista e neoclassica, esplora temi di patria, amore, morte e delusione, mentre Manzoni, dopo una conversione religiosa, si concentra su fatti storici reali nei suoi romanzi, come in 'I Promessi Sposi'. Entrambi gli autori riflettono le tensioni tra romanticismo e classicismo, con Foscolo che incarna l'eroe romantico e Manzoni che cerca una rappresentazione veritiera della realtà.

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Autori Italiani

Ugo Foscolo
• Nato nel 1778 a Zante, Grecia
• Madre greca, padre medico italiano
• Terra greca: simbolo di serenità, bellezza, gioia
• Foscolo illuminista: ha una visione materialista della realtà e della vita. Secondo lui l’uomo,
essendo di materia, è destinato a scomparire completamente dopo la sua morte
• Foscolo neoclassicista: usa linguaggio elevato e aulico, ricco di richiami alla mitologia
classica, con figure retoriche e forme letterarie come l’Ode ed il Sonetto, ha culto della
bellezza
• Foscolo preromantico: inquietudine, infelicità, patria ed esilio, la morte e quindi
l’aspirazione all’immortalità
• Temi: Patriaà “A Zacinto” (Zante, Grecia), lode alla terra natale
- Affetti familiarià “In morte del fratello Giovanni” e madre che non può vedere, vuole
piangere sulla tomba del fratello morto, vorrebbe essere pianto “illacrimata sepoltura” e
essere sepolto nella isola natale
- Inquietudineà “A Zacinto”, non è tranquillo, sa che neanche da morto potrà fare ritorno a
Zante
- Amoreà “Jacopo Ortis” non può avere l’amore di Teresa, la quale sposa Odoardo
- Eroismoà “Jacopo Ortis” eroe romantico aspira all’assoluto, agli ideali, all’infinito ma
muore perché è scoraggiato dalla società e dall’amore, non raggiunge ideali, suicidio unico
modo per salvarsi da mondo di sofferenze
- Titanismoà “Jacopo Ortis” atteggiamento di ribellione dell’uomo che lotta contro natura
- Morteà “Jacopo Ortis” suicidio, unica via di fuga da un mondo pieno di delusioni
sofferenze
- Tema politicoà Italia oppressa dal dominio straniero, Venezia ceduta all’Austria
- Delusione amorosa e per le condizioni dell’Italia
- Riferimenti ai classici (Teresa donna angelo)
- Esilio come condizione esistenziale dall’amata patria
- Infelicità perché non ha una patria, una vita lontano dai suoi affetti e famigliari
• “Il proprio ritratto”: Autoritratto del poeta, delinea le sue caratteristiche fisiche e quelle
psicologiche, offrendo così l’immagine del tipico eroe romantico
- Aspetto fisico: capelli rossi, fronte rugosa, occhi infossati, guance incavate, labbra carnose,
petto villoso, proporzionato, veste semplice ed elegante, si muove e parla velocemente
- Aspetto psicologico: solo, pensieroso, malinconico, generoso, sensibile, sincero, scontroso,
sentimentale, desidera la fama, desidera il riposo, avverso al mondo
• “A Zacinto”: Narra dell’esilio dalla terra-madre, desiderio di poter tornare “a casa”, dolore
dell’esilio, dedicato al suo luogo di nascita
• “In morte del fratello Giovanni”: Esprime il desiderio di poter far visita alla tomba del
fratello morto a Zante e piangerlo, in quanto in esilio, riabbracciare madre, impossibilità di
ricongiungimento. Foscolo saluta la sua patria da lontano.
• “Alla Sera”: Le quartine descrivono la sera, mentre le terzine riflettono sul tema della
morte. La sera è l’immaginazione della morte, io lirico vede la pace nella sera, quest’ultima
induce il poeta a meditare sulla vita e sulla morte pacificatrice. C’è un positivo
annullamento della coscienza e percezione del nulla eterno e quindi la visione
materialistica del’io lirico.
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• “Le ultime Lettere di Jacopo Ortis”: Forte componente autobiografica. Infatti, le lettere
che l’autore realmente scrive per sua amata, Antonietta Fagnani Arese, diventeranno con
qualche ritocco e correzione le lettere che il personaggio Jacopo Ortis scrive al suo amico
Lorenzo Alderani, riguardanti Teresa
• Più che un racconto appare come lunga serie di meditazion i filosofiche e politiche
• Stile: Prosa aulica, sublime, sintassi complessa, presenti antitesi, distacco ironico
• Eroe romantico: È individuato in Jacopo Ortis, un giovane che soffre perché conduce una
vita in esilio sui Colli Euganei e quindi si rintana nella solitudine ed è disperato per via della
delusione politica ed amorosa. Non riesce ad avere rapporti stabili, si distacca dalla realtà e
da tutti. Non riuscendo ad arrivare ai suoi obbiettivi (Teresa), sente che la sua vita non ha
più senso, l’unico rimedio alla sua infelicità è il suicidio. È un eroe titanico (eroe pronto ad
andare fino in fondo, anche fino alla morte)
• Suicidio: tema principale, unica forma di consolazione per l’essere umano, radicalizza
visione negativa di Jacopo, infatti l’unico rimedio da un mondo dominato dalla violenza è il
suicidio. Suicidio viene visto in due modi:
1. Protesta: ribellione, suicidio visto come ultima diritto/ libertà che nessuno può togliergli
2. Rinuncia: Jacopo ha ceduto volontariamente, incapace di sostenere la delusione politica e
amorosa, rinuncia a combattere per i suoi valori e quello in cui crede
• Natura: è costantemente presente e partecipe delle vicende intime del protagonista, essa
viene vista come un personaggio e stato d’animo, poiché equivale ai sentimenti di Jacopo,
è partecipe dell’amore di J+T
• Delusione: politica, venuta a concretizzarsi in seguito alla mancata indipendenza e libertà
dell’Italia; Napoleone cede Repubblica di Venezia all’Austria, lo vede coma un tradimento,
ed il tema amoroso, in quanto la donna da lui amata, Teresa sposerà Odoardo
• Ambito privato: eroe (Jacopo), oggetto di desiderio (Teresa), antagonista (Odoardo, Signor
T padre Teresa)
• Ambito pubblico: eroe (Jacopo), oggetto di desiderio (patria), antagonista (Napoleone—>
impedisce creazione della patria)
• “I Sepolcri”: Carme, scritto da Foscolo il 5 settembre 1806. Composti dopo una
conversazione che ebbe con Pindemonte riguardo il problema della sepoltura dei morti.
Editto di Saint-Cloud pretendeva che sepolture avvenissero fuori dal centro abitato e che
lapidi fossero tutte uguali, fosse comuni
• Per Foscolo i sepolcri sono un simbolo per tutti gli italiani e per le nazioni che onorano la
memoria dei grandi uomini. Il culto dei Sepolcri è utile, poiché stimola a grandi imprese, la
poesia invece ha una funzione eternatrice e civilizzatrice, infatti eterna la memoria dei
grandi uomini ed allo stesso tempo incita i vivi a compiere grandi imprese
• L’estinto (il morto) sopravvive perché ricordato dai vivi grazie alla sepoltura, in quanto
coloro che sono in vita potranno andare a compiangere a ricordare i defunti. Per il poeta il
culto dei morti è il primo segno della civiltà umana, infatti considera le tombe dei grandi
uomini del passato proprio partendo da una visita a Santa Croce a Firenze. (Machiavelli,
Michelangelo, Alfieri, Galileo)
• Caratteristiche stilistiche del Carme: Linguaggio aulico, lessico simile a Parini e Alfieri,
inversione, figure retoriche, riferimenti mitologici, latinismi, riferimenti ad Alfieri,
Machiavelli e Galileo

Romanticismo
• È un movimento culturale letterario sviluppatosi in Germania verso la fine del ‘700 ed in
tutta Europa all’inizio dell’800
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• Termine “romanticismo” deriva dalla parola inglese “romantic”, con cui si indicavano i
romanzi di genere cavalleresco che raccontavano vicende fantastiche in contesti storici
reali
• Contrario di Illuminismo: Illu. esaltava razionalità e ordine, romanticismo mette al centro
l’immaginazione, lato istintivo dell’uomo ed il suo rapporto tormentato con la natura
• Romanticismo esalta lato passionale dell’uomo e la sua capacità di sentire la natura che lo
circonda e lo affascina
• L’uomo romantico: in cerca dell’assoluto, impresa titanica che causa un caso di tensione ed
inquietudine
• Classicismoà imitazione dei classici, ha lo scopo di raggiungere un bello ideale ed armonia,
stile nobile, complicato
• Romanticismoà caratterizzato da visione passionale della vita in cui sentimento prevale
sulla ragione. Rifiuta regole classiche, ricerca di spiritualità, emotività, contro razionalità e
bellezza astratta. Stile semplice e descrive realtà così com’è

Alessandro Manzoni
• Nato nel 1785 a Milano e muore nel 1873
• Vita di M. “poco romantica” perché: ha vissuto una vita statica
• Ha ideali illuministi che però poi dopo vengono a modificarsi dopo la sua conversione,
diventando così un illuminista con caratteri romantici
• La conversione di Manzoni fu importante, poiché da lì in poi, la sua fede entra in maniera
evidente anche nei suoi scritti (“I Promessi Sposi”). Dopo conversione abbandona
perfezione stilistica neoclassica
• Per Manzoni le opere devono contenere dei fatti “veri storici", realmente accaduti, come la
peste (Lettera a Monsieur de Chauvet). Analizza rapporto tra storia e poesia. Critica poesia
fondata sull’invenzione, che non rappresenta realtà storica
• M. sceglie romanzo perché consente di rappresentare realtà così com’è ed attira un
numero di lettori più vasto per via della semplicità del linguaggio e per l’interesse dei temi
trattati
• “Vero storico”: avere a cuore la realtà dei fatti narrati ed evitare di far combaciare questi
ultimi con le sue teorie (raccontare solo cose accadute, fatti veri, senza romanzare: peste)
• “Vero poetico”: vero-simile (es. Monaca di Monza), qualcosa che può essere accaduto nel
passato ma non necessariamente, singolarità romanzate o inventate
• L’utile: rappresentare ciò che è utile, letteratura deve avere un valore utile ed educativo,
deve rivolgersi alla maggioranza delle persone
• Il vero: deve esprimere un bisogno, rifiuto della letteratura del passato, aderenza al vero
storico
• L’interessante: la realtà storica deve essere esposta in modo interessante, non deve
addottorare argomenti e forme classiche e tradizionali ma argomenti attuali e aderenti agli
interessi del pubblico, deve essere accessibile a tutti, quindi lingua comune
• Stile: gusto classico, linguaggio aulico ma accessibile a tutti
• “I Promessi Sposi”: (La vicenda è ambientata in Lombardia fra il 1628 e 30.)
Renzo e Lucia vogliono sposarsi, ma Don Rodrigo fa scommessa con cugino affinché i due
non si sposino e manda i Bravi a minacciare Don Abbondio facendogli capire che è meglio
se non li sposa. R+L vanno da Fra Cristoforo per un consiglio e lui consiglia di scappare dal
paese, quindi di notte scappano ed infine arrivano a Milano. Lucia verrà affidata alle cure
della Monica di Monza, mentre Renzo si perde nei motti del pane (durante peste non c’era
pane e persone facevano rivolte, assalendo panifici per pane) e scappa verso Monza, dove
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lì ha un cugino e lavora in una vigna. Intanto L. conosce meglio la Monaca di Monza e


stabiliscono un rapporto, però Don Rodrigo chiede aiuto all’Innominato per far rapire L. dal
convento. L’Innominato porta Lucia al suo castello e questa smuove in lui sentimenti di
pietà, chiedendo di liberarla. L’Innominato, dopo una notte di pentimento per tutte le
malefatte commesse nella sua vita, si pente e va dal Cardinale Borromeo chiedendo il
perdono per tutto quello che ha fatto, il suo pentimento sarà ben visto ed accolto con
gioia, la sua anima è salva. Torno al castello e libera Lucia, questa poi si ricongiunge con la
madre (Agnese). Renzo si ammala di peste, ma riesce poi a guarire. Intanto Don Rodrigo è
morto, quindi R+L tornano a Como e Don Abbondio finalmente riesce a sposarli, vanno a
vivere in un paesino vicino a Bergamo.
- Renzo: Giovane, orfano, umile, furbo, indole buona ma incline a scatti e a ribellioni
improvvise, religioso, personaggio dinamico, segue percorso di formazione. Crescita morale
di Renzo grazie a Cristianesimo, impara dai suoi errori (all’inizio fiducioso, alla fine
diffidente)
- Lucia: Giovane, in carne, umile, rappresenta la purezza, fedele, religiosa. Riporta luce, fede
e pace, allontana l’odio specialmente da Renzo. Non si abbandona mai alla disperazione.
Personaggio statico, non ha un’evoluzione.
- Monaca di Monza: Gertrude, monaca non convenzionale obbligata dal padre, 25 anni,
molto bella, infelice della sua vita. Commette due peccati, ha una relazione con Egidio e le
consorelle lo notano e uccide suora conversa che scopre la sua relazione, mente dicendo
che è fuggita
- Innominato: Personaggio storicamente realmente esistito, anziano, malvagio, tutti lo
rispettano. Svolge evoluzione, passa notte di terrore e ripensamenti, poiché turbato da
rapimento di Lucia, quando la vede è mosso da una grande compassione, parla con
Cardinale Federigo e si converte, inizia ad aiutare i poveri; personaggio dinamico
- Fra Cristoforo: Coraggioso, generoso, spirito guida di Lucia, si schiera dalla parte dei deboli.
Aiuta Renzo e Lucia a scappare. Prima di diventare frate cappuccino si chiamava Lodovico
era abituato al lusso. Dopo duello, dove muore il suo servitore al suo posto (Cristoforo)
entra nel convento dei frati cappuccini, prende i voti col nome di servitore morto.
Evoluzione non si svolge nel romanzo, ma racconti del passato. Nel romanzo personaggio
statico
- Don Rodrigo: Invaghito di Lucia, vuole averla per sé. Riflette passivamente ingiustizie
sociali. Responsabile di tutta la vicenda, non abbiamo caratterizzazione né fisica né morale.
Conosce solo una legge, quella del più forte, cattivo, malvagio, ma non ha coraggio delle
sue azioni, preoccupato delle conseguenze. Muore a causa di Peste
- Don Abbondio: umile, parroco, impaurito, attaccato al denaro, si fa sottomettere dai
potenti. Doveva unire in matrimonio R+L, ma minacciato da Don Rodrigo cerca di evitare
matrimonio. Solo alla fine del romanzo, quando Don Rodrigo muore è disponibile. Non
cattivo e non buono
• Temi: Provvidenza: mano di Dio che aiuta i poveri/chi ha bisogno, che fa convertire
Innominato, speranza sempre e comunque nella religione
- Peste: del ‘500 a Milano, situazione d’emergenza
- Condizionamento famigliare e sociale: ruolo della donna, famiglia ha autorità, padre ruolo
decisivo (Monaca di Monza), differenze sociali, ricchi al potere (Don Rodrigo)
- Umili e potenti: prepotenza perpetuata dai potenti nei confronti degli umili,
rappresentazione di ceto basso, M. ha interesse per vinti, umili, per le masse
- Cultura: 1600 epoca dominata da ignoranza, divisione tra ricchi e poveri
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- Responsabilità personale: ognuno deve prendersi le proprie responsabilità per le malefatte


commesse (Don Rodrigo: muore di peste, Innominato: affronta pentimento ed infine
conversione)
• Narratore: M. non racconta direttamente storia, ma finge di aver trovato il manoscritto del
Seicento e affida il racconto ad un “io-narrante”, il quale si limita a raccontare i fatti ed è
onnisciente, ossia conosce tutto ciò che è successo e che succederà, i sentimenti e gli stati
d’animo dei personaggi, descrive tutto oggettivamente. Alcuni interventi soggettivo del
narratore (quando critica Renzo)

Giacomo Leopardi
• Nato nel 1798 a Recanati, Marche da una famiglia nobile
• Nel 1816 “Zibaldone”
• Nel 1819 “Piccoli Idilli” contenenti “L’Infinito”, “Alla Luna”
• Nel 1823 “Le operette morali”
• Nel 1828-1830 “Grandi Idilli” contenenti “A Silvia”, “Il sabato del villaggio” e “Canto
notturno di un pastore errante dell’Asia”
• Nel 1836 “Ginestra”
• “Dall’eruzione al bello”—> “Dal bello al vero”: Due fasi poetiche di L, chiama così la sua
conversione letteraria
- Dall’eruzione al bello: Bellezza dei temi classici, autori e poeti greci e romantici
- Atmosfera chiusa e stagnante di Recanati diventa insostenibile, la vede come carcere
- Tenta la fuga, ma viene scoperto dal padre, cambia visione, cade in depressione, sconforto
- Dal bello al vero: Dalla considerazione del bello al vero, riflessioni sull’essere umano, fine di
vivere, senso della vita
• La teoria del piacere: L’uomo desidera un piacere infinito ed eterno, non deve quindi avere
limiti nella sua grandezza. Tuttavia, i nostri piaceri sono limitati dai troppi limiti che ci
poniamo, ma immaginazione e fantasia possono compensare i nostri limiti e darci una
forma di felicità momentanea
• Pensiero di Leopardi: Questione fondamentaleà Felicità/Infelicità
1. Primo periodo (fino al 1824): La felicità è un piacere sensibile e materiale. L’uomo aspira
ad un piacere infinito, ma tutti i nostri piaceri sono limitati.
Soluzione: Immaginazione/Illusione, possono compensare i nostri limiti e darci una forma
di felicità
2. Secondo periodo (dal “bello” al “vero”): L. abbandona cogliere del bello e vede solo il vero,
diventa fondamento del suo pensiero.
Nascono 3 forme di pessimismo:
Pessimismo storico: Si pone la domanda “Perché uomo è effettivamente infelice?”
Gli uomini erano più felici in età primitiva, quando vivevano a stretto contatto come
natura, quest’ultima era vista come una “madre benigna”, perché aiuta a distrarre l’uomo,
lo aiuta a nascondere illusioni che gli offriva 1il mondo. La causa dell’infelicità è il progresso
scientifico e umanistico. (“L’Infinito”)
Pessimismo cosmico: La causa dell’infelicità dell’uomo è il desiderio di felicità stesso, il
quale però è impossibile da soddisfare. L’infelicità è legata alla stessa vita dell’uomo,
destinato a soffrire per tutta la durata della sua esistenza. La natura è la sola colpevole dei
mali dell’uomo, non si cura delle sofferenze umane, indifferente, crudele. (“Dialogo di una
Natura e di un islandese”)
Pessimismo agonistico: Leopardi sostiene che la natura è matrigna e perciò tutti gli umani
debbano farsi forza ed unirsi per combatterla. Inoltre, secondo lui la natura è sempre vista
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come ostile, indifferente e malvagia e gli uomini devono riuscire a combatterla, ma senza
crearsi illusioni (essere immortali ed invincibili)
• La poetica del vago e dell’indefinito: Nasce dal fatto che l’immaginazione dell’uomo sia
stimolata da dal “vago e l’indefinito”, quindi lontano o ignoto. L’immaginazione viene
stimolata da situazioni non definite (“L’infinito”) come una siepe che impedisce di vedere
oltre, stimola l’immaginazione dell’uomo, in quanto può immaginare il paesaggio che
preferisce. La realtà immaginata costituisce un’alternativa ad una realtà vissuta.
• La poetica della rimembranza: Leopardi compara la rimembranza ad un ricordo vissuto, il
quale è capace di proiettare l’animo in un passato ancora vivo ed operante. Il passato
racchiude tutta la positività e le speranze nutrite durante la giovinezza. Il presente invece
secondo lui è impoetico, perché i contorni netti e definiti della realtà tolgono l’illusione e
necessaria per la poesia.
• Noia: Durante la noia non si è né felici né tristi. Si prova dispiacere perché la felicità è
impossibile da raggiungere, quindi il tempo viene colmato dalla noia
• “L’Infinito”: Tema dell’indefinito, L. ammira paesaggio, ma c’è una siepe che impedisce di
poter vedere oltre, immagina paesaggio. L. si abbandona alla dolcezza del nulla, e silenzi
infiniti, ma il vento lo riporta alla realtà. L’uomo davanti all’immensità del tutto non è nulla,
e si sente inferiore.
• “A Silvia”: Tratta tema del ricordo e della morte, della giovinezza e delle aspettative per
una vita futura felice, che in realtà non vengono rispettate, perché la natura è crudele e
l’unica certezza è la morte. Natura distrugge tutti i sogni e i desideri dei giovani.
• “Alla Luna”: Il tema è la dolcezza, che si prova rievocando il passato, anche se è doloroso,
perché se ne evocano tutte le illusioni. È piacevole il ricordo del passato, anche se è triste
ed il presente doloroso.
• “La Ginestra”: Fiore che sta sul Vesuvio, non ha paura di venire distrutta. È fragile come la
condizione umana, accetta il suo destino ed è piegata al volere della natura malvagia.
Ginestra nonostante la natura distruttiva è viva e affronta l’indifferenza della natura
Esprime il concetto leopardiano di vita destinata all’infelicità senza porre resistenza.
• “La quiete dopo la tempesta”: All’inizio viene descritta la vita del borgo, che dopo un forte
temporale torna alle semplici attività quotidiane. La vita secondo il poeta è bella proprio
dopo che è passata la tempesta ed ogni uomo si rallegra perché “al dolore segue il
piacere”. Il piacere equivale alla quiete. Alla fine, poeta augura una felicità assoluta,
recuperabile solo con la morte.
• “Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia”: Il pastore afferma che sia gli uomini
che gli animali sono infelici, arriva alla conclusione che qualsiasi specie non possa essere
felice. Per chi nasce, la nascita è un giorno di lutto “la vita umana è un affaticarsi invano per
arrivare alla morte”. L’uomo è quindi condannato all’infelicità.
• “Sabato del villaggio”: Nella prima parte descrive il sabato in un villaggio. Sabato è
metafora di giovinezza e questa è l’età delle illusioni. Nella seconda parte avviene una
descrizione interiore, la descrizione della domenica, domenica è metafora di età adulta e
delle disillusioni. Poeta vuole far capire che si vive il sabato con gioia e felicità mentre
domenica con tristezza, il giorno dopo ci aspetta il lavoro.
• “Operette morali”: Sono una raccolta di ventiquattro componimenti in prosa, composte
da dialoghi e novelle dallo stile ironico, scritte tra 1824 e 1832
Temi centrali: Rapporto dell'uomo con la storia e natura (matrigna e crudele, “Dialogo della
natura e di un islandese”), confronto tra i valori del passato e la situazione degenerata del
presente, le illusioni, la gloria e la noia
- “Dialogo di una Natura e di un Islandese”: Fa parte della raccolta “Operette morali”
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- L’uomo si rivolge alla natura, domandandole perche essa sia così crudele, del perché
facesse morire la gente. Natura risponde che non le importa dei sentimenti dell’uomo,
indifferente
• Temi: L’infelicità dell'esistenza umana (fonte del suo pessimismo), la ricerca del piacere
(che però è irraggiungibile), la polemica contro chi si accontenta di false speranze e aspetta
un avvenire che deluderà, il ricordo, noia (assenza di passioni e emozioni positive/negative)
• “Piccoli Idilli”: sono stati scritti tra il 1819 e il 1821, sono brevi componimenti poetici
(endecasillabi sciolti) che contengono la meditazione del poeta su vicende personali
(“L'infinito”, “Alla Luna”)
• “Grandi Idilli”: 1928, contengono le riflessioni sulla condizione umana di miseria e dolore.
La natura passa da essere vista come positiva (che opera per il bene dell’uomo) ad una
concessione negativa (vista madre matrigna che infligge sofferenze all’uomo tramite le
illusioni (A Silvia, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio)
à Idilli leopardiani: Sono una raccolta di poesia lirico-filosofiche e descrivono situazioni ed
avventure storiche, in essi prevale un aspetto soggettivo ed interiore dell’autore (prevale
l’”io” del poeta), scopo è rappresentare momenti essenziali della sua vita interiore
• “Zibaldone”: 1816, sorta di diario che raccoglie pensieri annotati per giorno, riflessioni su
temi filosofici, letterari e politici
• “Operette Morali”: Scopo è far riflettere il lettore sulle faccende quotidiani, caratteristiche
personaggi immaginari, mitici o storici
• Leopardi – Romanticismo: L. ha formazione classicista, ripropone i classici come modelli
con spirito romantico
- Vicino a Romanticismo per motivi che ricorrono nelle sue opere: tensione verso l’infinito,
esaltazione dell’io, conflitto illusione-realtà, amore per il vago e l’indefinito

Scapigliatura
• Movimento artistico- letterario nato a Milano nella seconda metà dell’800, dopo Unità
d’Italia. Gli artisti fanno della loro vita una ribellione, rifiutano quindi tutti gli ideali
borghesi (lavoro, ordine, risparmio, famiglia, religione), di conseguenza conducevano una
vita disordinata ed eccentrica senza regolarità e stabilità
• Motivi che ispirarono scapigliati: esperienze quotidiane, ribellione contro società borghese,
l’orrido ed il macabro, ed il dualismo tra bene e male
• Gli artisti avevano circa 20-30 anni. Gruppi composti da individui di ogni ceto, di ogni
condizione, di ogni grado possibile della scala sociale. Disprezzano la ricchezza, fieri,
indipendenti, non religiosi e la speranza è la loro religione.
• Dualismo: utopia e realtà macabra
• Linguaggio: macabro, eccessivo, stile tradizionale
• Rapporto con Manzoni: contro Manzoni e la sua poetica, perché indirizzata al patriottismo,
moralismo, mentre loro vogliono una poesia che si attenga al vero. Ribellione contro valori
della cultura risorgimentale, rifiuto della condizione letteraria italiana, influenza di
romanticismo europeo

Positivismo e Naturalismo
• Positivismoà Naturalismo franceseà Verismo italianoà Giovanni Verga
• P: Nasce in Francia a metà del XIX secolo. Si basa sulla fiducia nel progresso dovuto alla
scienza ed alla tecnica, nutre di una grande fiducia nella ragione in maniera positiva. Crede
che la conoscenza scientifica sia l’unica veramente affidabile.
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• N: Nasce in Francia nella seconda metà dell’800, hanno il culto dei fatti e la loro analisi
oggettiva, narratore impersonale, caratterizzato da pensiero positivo, raccontano
condizioni in maniera scientifica (non romanzata). Interessato alla realtà, vuole esserle
vicino e raffigurarla, uso di linguaggio scientifico e vero, non metaforico, è infatti
contrapposto al Decadentismo. Lettura aiuta a migliorare realtà ì, ottimismo

Verismo
• È una corrente di pensiero nato in Italia fra 1875 e 1895 da Verga e Capuana. Caratterizzato
da scritture di racconti della vita quotidiana, realtà così com’è senza alternarla, devono
descriverla in maniera oggettiva
• Tratti peculiari del verismo italiano: volontà di aderire alla realtà, quindi seguono un
realismo oggettivo,
- Sfiducia nel progresso, pessimismo
- L'impersonalità del narratore (eclissi dell’autore)
- Letteratura non può modificare la realtà
- Esigenza di narratore popolare e di utilizzare un determinato linguaggio adatto al luogo
ed alle varie classi sociali trattate

Giovanni Verga
• Nato nel 1840 a Vizzini, Catania (da famiglia per bene)
• A Milano si forma con la letteratura francese dell’epoca, frequenta circoli scapigliati e
scrive in stile drammatico, romantico
• Muore nel 1922 a Catania
• Fondò Verismo (1875-1895) con Capuana. Verismo movimento caratterizzato da scritture
di racconti della vita quotidiana, realtà così com’è senza alternarla, devono descriverla in
maniera oggettiva.
• Verga (nelle Novelle) rappresenta effetti negativi e devastanti del progresso
• Temi: Conflitto tra le varie classi sociali, dove il più forte trionfa, schiacciando i più deboli
- Il possedere la roba (“La Roba”, “La Lupa”)
- I Vinti (i deboli, ultimi nella classe sociale)
- L’ascesa sociale, riuscire ad arrivare più in alto rispetto a quello dove si è partiti
(staccamento da scoglio ideale dell’ostrica; “I Malavoglia”)
- Emarginazione dalle varie classi sociali (“Rosso Malpelo”)
- Vita quotidiana di semplici paesani siciliani
• Ideologia verghiana: visione del mondo pessimista, perché afferma che i rapporti umani
sono governati dal predominio dei forti sui più deboli, egoismo, interessi economici,
potere. Secondo lui la società è retta da leggi immutabili e non è migliorabile, sfiducia nel
progresso
• L’Ideale dell’ostrica: L’ideologia dell’ostrica si basa sulla convinzione che per coloro che
appartengono alla fascia dei più deboli sia necessario rimanere legati al luogo di origine, ai
valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni, per evitare che il mondo li divori. Si è convinti
del fatto che se ci si stacca dallo “scoglio” si va alla rovina
• Eclisse dell’autore: L’autore deve “eclissarsi”, non entrare nel narrato, con reazioni
soggettive, spiegazioni, riflessioni, autore non appare mai in prima persona. L’opera dovrà
sembrare essersi fatta da sé
• Tecniche narrative:
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Narratore popolare/regreditoà deve mimetizzarsi nei personaggi (vedere cose dal loro
punto di vista, usare i loro modi di esprimersi), narratore deve scomparire, “regressione”,
perché regredisce culturalmente al livello dei suoi paesani e personaggi (linguaggio povero)
- “I Malavoglia” narratore descrive casa del nespolo, compaesani, Aci Trezza, Provvidenza,
dando per scontato che lettore capisca cosa intenda. Linguaggio semplice, accessibile a tutti
Discorso indiretto liberoà Si tratta di esprimere opinioni dei personaggi facendole passare
per le opinioni del narratore
- “Rosso Malpelo” “Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva capelli
rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo”, sembra che il narratore sostenga che
Malpelo era malizioso e cattivo perché aveva i capelli rossi; in realtà quella è l’opinione
della gente del paese che, ignorante e superstiziosa, crede che il colore dei capelli possa
influire sulla personalità
Effetto di straniamentoà narratore crea un’immagina inaspettata ed insolita, mette a
contrasto la mentalità comune con il comportamento di alcuni personaggi (considerati
“strani” per il loro anticonformismo o per i loro valori morali)
- “Rosso Malpelo” disprezzato solo per il colore die suoi capelli
- “La Roba” narratore non giudica mai in modo negativo il comportamento che ha Mazzarò
ed i metodi che ha utilizzato per arricchirsi. Anzi, il suo comportamento di non solo appare
normale, ma viene elogiato ed apprezzato. Questo tipo di straniamento genera un forte
contrasto con un modo giusto e normale di vedere le cose, che è assente nella narrazione
• “Rosso Malpelo”: Prima novella verista
Un ragazzo dai capelli rossi, cattivo e malizioso che vive in Sicilia. Tutti si aggiravano dallo
stargli accanto, in quanto considerato un brutto ceffo, selvatico e monello. Il padre era
morto in una cava e Malpelo ereditò il suo lavoro. Fa amicizia con Ranocchio, un ragazzo
molto fragile e debole, però poi muore. Alla fine, RM muore in una cava.
- Rosso Malpelo: Segue opinione popolare, povero, sporco, emarginato, pensa che l’unica
salvezza sia la morte, accetta cattiveria delle persone, vita è una sofferenza
- Madre: lo disprezza, menefreghista, preferenza per la sorella più grande
- Padre: morto, l’unico che lo compativa e che provava amore per lui
- Sorella: lo picchia, lo disprezza, non si fida dei soldi che porta a casa
Temi centrali: Etica del lavoro, rassegnazione, emarginazione, solitudine, attaccamento alla
roba (il padre e anche Rosso Malpelo muoiono per la robaà cose materialistiche, valore
economico), lotta per la vita (nessuno rinuncia ai loro beni per le persone che lottano per la
vita)
• “Fantasticheria”: Nobile donna si innamora del paesaggio di Aci Trezza di poveri pescatori
e decide di trattenersi per un mese. Ben presto capirà di essersene stancata e si inizia a
domandare come la gente ci possa vivere tutta la vita. Abitanti seguono ideale dell’ostrica,
vogliono morire proprio lì dove sono nati. Persone che vivono nelle classi sociali più basse
rimarranno sempre legate a tradizione, a famiglia e al lavoro, in questo modo, non
verranno divorati dal mondo esterno.
Temi centrali: ideale dell’ostrica, non si può migliorare la condizione in cui si nasce,
superiorità da parte di ceti alti, differenza tra ceti sociali, non novella verista
• “La Lupa”: Chiamata “La Lupa” da compaesani perché non era mai sazia delle relazioni che
aveva con gli uomini, le donne erano gelose della sua bellezza. Figlia Maricchia emarginata
per via del comportamento della madre, nessuno la voleva sposare. Lupa si innamora di
Nanni, ma lui risponde dicendo che in realtà voleva sposare la figlia. Si sposano Nanni e
Maricchia e fanno figli. La Lupa però continuava a tormentare Nanni, seguendolo e la figlia
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la accusava di volerle rubare il marito. Nanni minacciò di ucciderla se non avesse smesso di
tormentarlo, lei non smise, quindi Nanni la uccide.
Temi centrali: vive nella diversità, viene emarginata, vista come una poco di buono, non
vista come una vittima, tema della roba ( “mi hai rubato il marito, la mia roba”)
• “La Roba”: Mazzarò ricco proprietario terriero, egoista, non vuole condividere i suoi beni
con gli altri, tirchio e avido. Pensa che la ricchezza sia la cosa più importante della vita. È
ricco ma vive da povero (vestendosi male e nutrendosi a sufficienza). Ha un’ossessione per
la roba, è tutto quello che possiede, ne va molto fiero.
Temi centrali: attaccamento alla roba, lavora per tutta la vita occupandosi della roba,
morte significherebbe separazione dai suoi beni materiali, Mazzarò visto come patetico
• “Il Ciclo dei Vinti”: Un ciclo di romanzi (1878)
- Si basa sul principio della lotta della sopravvivenza si ispira alla selezione di Darwin
- Tutte classi sociali hanno conflitto d’interesseà il più forte trionfa, schiacciando i deboli
- Verga sceglie come oggetto della sua narrazione i “Vinti”, questi non reggono il progresso
- Primo romanzo “I Malavoglia”à lotta per i bisogni materiali
- Nei romanzi successivi analizza “ricerca del meglio” ed elevarsi di classi sociali
- Ricchezza nella borghesia di provincia “Mastro Don Gesualdo”
- Aristocrazia “La Duchessa di Leyra” (solo abbozzato)
- Ambizione politica “L’onorevole Scipioni” e artistica “L’uomo di lusso” (mai realizzati)
- Hanno in comune il gruppo famigliare e la bramosia del meglio, ovvero il desiderio di
migliorare la propria condizione (da poveri a ricchi)
• “I Malavoglia”: Famiglia di Aci Trezza, Sicilia. Famiglia dei Malavoglia, il padre Bastianazzo,
la madre Maruzza, i figli ‘Ntoni, Luca, Alessi, Mena e Lia
- Padron ‘Ntoni: è il nonno, figura patriarcale e simbolo di saggezza, usa proverbi per
dimostrare la sua saggezza: “Fa' il mestiere che sai, che se non arricchisci camperai” (Fai ciò
che sai fare meglio, perché anche se non ti arricchirai, di sicuro ti porterà da vivere)
- Appartengono ad un ceto sociale basso, pescatori e vivono nella casa del “nespolo”
- ‘Ntoni parte per la leva e Padron ‘Ntoni cercare di mantenere famiglia attraverso vendita di
lupini
- “Provvidenza” affonda in un naufragio e muore Bastianazzo, non riescono a riscattare
debito e sono costretti a vendere la casa, reputazione della famiglia va peggiorando
- Padron ‘Ntoni, Luca e Maruzza muoiono, ‘Ntoni cerca di far fortuna col contrabbando, ma
viene arrestato
- Rimangono solo Mena che cresce figli di Alessi, il quale continuando a fare il pescatore, è
riuscito a ricomprare la casa, ristabilire reputazione
- ‘Ntoni fa ritorno ad Aci Trezza dopo essere uscito di galera, rimane a cena da fratelli e gli
chiedono di rimanere, lui non rimane, sapendo che lì è conosciuto da tutti
Temi crentrali: lotta per l’esistenza, ideale dell’ostrica, miglioramento delle condizioni di
vita al livello più baso della scala sociale, rottura di equilibrio in un mondo tradizionale,
insoddisfazione personale

Decadentismo
• Nato in Francia nel 1880 e poi si sviluppò in tutt’Europa
• “Languore”: Termine appare per la prima volta nel sonetto di Paul Verlaine, in cui afferma
di identificarsi con l’atmosfera di stanchezza, incapace di provare forti passioni e azioni
energiche, immerso nel vuoto e nella noia, comportamento autodistruttivo
• Si contrappone alla razionalità del positivismo scientifico e naturalismo
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• Scienza fredda e distaccataà decadentisti avevano il bisogno di trovare corrispondenze


che collegassero in modo misterioso tutte le cose
• Unica via per conoscere la realtà è l’abbandono totale all’irrazionalità, attratti dal mistero
dietro alla realtà visibile
• Strumento attraverso cui arrivare a irrazionalità erano malattia, follia, nevrosi, sogno,
delirio, allucinazione oppure attraverso alcool e droghe
• Malattia: Stato di debolezza, il quale però permette di fare esperienze di “qualcosa di
diverso”, poiché permette di vedere la realtà da un altro punto di vista
• Inettitudine: inetto a vivere è escluso dalla vita perché non ha energia e si rifugia nelle sue
fantasie, vorrebbe provare forti emozioni, ma è impotente. Incapacità di agire nella società
in maniera efficace, non sapersi adattare o vivere come gli altri.
• Eroe decadente: è superiore o incapace, quindi visto come un “diverso”, il quale non si
adatta alla società e la critica, rimarrà sempre un escluso, debole, a disagio. A differenza di
eroe romantico, il decadente non è pronto ad andare fino in fondo. Di fianco a questi
uomini deboli è affiancata la figura di una donna fatale, crudele, torturatrice.
• Compito dell’artista decadente: è esprimere sé stesso. L’artista è infatti un uomo
eccezionale, che deve spiegare agli altri ciò che lui è in grado di vedere, poiché egli è in
riesce ad interpretare la realtà in modi diversi. È anche un veggente, perché fa connessioni
mentali che altri non sono in grado di fare (“Il fanciullino”).
• Musicalismo: ricerca di suoni e onomatopee (rima interna, consonanza, alliterazioni), le
quali acquistano un significato proprio all’interno della poesia, sono figure di suono
• Fonosimbolismo: suoni che assumono significati autonomi, evocativi ed allusivi
(“Lavandare”, “Lampo”, “chiù chiù”)
• Simbolismo: realtà è simbolica, dunque si nascondono due idee dietro ad ogni parola. I
simboli sono difficili da decifrare, infatti chi riesce a decifrare questi simboli è l’artista,
ovvero una persona eccezionale. Usato molto da Pascoli (casa, orto, cane, pane nero,
strada…)
• Analogia: relazione che viene istituita dalla fantasia o dal sentimento tra
due oggetti logicamente o semanticamente lontani in modo intuitivo o immediato.
Comporta l’abolizione di comuni legami logico-sintattici
• Panismo: sentimento di fusione tra uomo e natura
• Irrazionalismo: è una reazione alla visione, è il predominio della sfera non razionale
rispetto a quella razionale (Il fanciullino), la realtà non è solo quella visibile, ma anche
quella dei sogni, simboli, epifanie, è anche sfuggente e misteriosa
• Ribellismo: persone contrapposte alle regole della società, piatte e borghesi (lavoro,
guadagno, famiglia), si ribellano in modi diversi. I ribelli sono: Superuomo, esteta ed artista
• Linguaggio: oscuro, parola poetica diventa simbolo di qualcosa
• Decadentismo – Romanticismo: Deca può essere definito la seconda fase del
Romanticismo. Quest’ultimo rappresentava già alcuni elementi decadenti
In entrambi: conflitto tra artista e la società, da qui nasce un rifiuto della morale borghese
- Eccezionalità dell’artista,
- Predominio e valore dell’irrazionalità
Punti non comuni: Eroe romantico: ha slancio titanico (eroe pronto ad andare fino in
fondo, anche fino alla morte)
- Eroe decadente: Andrea Sperelli; ha problema nella società e si richiude in sé stesso, si
protegga dalla società, si isola, caratterizzato da una forte debolezza, è a disagio, passivo
• Decadentismo – Naturalismo:
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- Naturalismo: interessato alla realtà, vuole esserle vicino e raffigurarla, uso di linguaggio
scientifico e vero, non metaforicoà contrapposto a Deca
- Decadentismo: non nasce sulla base del Naturalismo

Estetismo
• Nato in Inghilterra nella seconda metà dell’800
• L’Estetismo è un atteggiamento culturale che si fonda sul culto del bello e su una
contaminazione tra arte e vita. Il principio base dell’estetismo è l’arte per l’arte, ovvero
l’esaltazione della bellezza, fa della bellezza il metro di ogni cosa.
• Implica quindi una vita che seleziona tutto ciò che è bello e scarta tutto quello che è brutto,
si conduce dunque una vita raffinata nel mangiare, nelle letture, nell’arte, nell’abitazione,
nella scrittura, questa raffinatezza può tuttavia diventare estenuante.
• Stabilisce che lo scopo della vita è fare della propria vita un’opera d’arte
• Casa: sorta di tempio per l’artista, piena di decorazioni, deve sembrare un’opera d’arte,
museo
• Principio regolatore della vita non più è la morale, ma il bello. Arte e vita si fondono e
confondono
• Linguaggio: diventa importante, ma allo stesso tempo incomprensibile, raffinato
• Poeta comunica in modo misterioso e difficile da comprendere, attraverso questo nasce un
indiretto rifiuto della borghesia. Secondo D’Annunzio borghesia volgare e mediocre, quindi
poesia solo per quelli più raffinati ed aristocratici, contro la cultura di massa
• Il Dandy è un aristocratico elegante e superiore alla massa con la sua eccentricità e
stravaganza vuole fare colpo e stupire l’opinione pubblica anche con atteggiamenti
trasgressivi. È un dissipatore di patrimonio, cosa ritenuta allora sacra per la borghesia.
Disprezza tutto ciò che è banale e mediocre.
La figura del Dandy nasce in Inghilterra con il romanticismo e si sviluppa poi in tutta
Europa.
• L’esteta ha un atteggiamento raffinato ed elegante, con il quale cerca di distinguersi dalla
massa; per fare ciò crea a seconda del proprio gusto delle mode, dei comportamenti,
trasformando così la propria vita in un’opera d’arte

Gabriele D’Annunzio
• Nato nel 1863 a Pescara, Abruzzo da una famiglia borghese
• 1897: deputato dell’estrema destra; Prima guerra mondiale torna in Italia e si arruola
volontario
• Dopo guerra: si propone come duce, vittoria di Mussolini
• Fascino: lo esalta come padre della patria
• Muore nel 1938 a Gardone
• Opere che suscitavano uno scandalo: contenuti erotici tipo il piacere
• Il “vivere inimitabile”: fare della priora vita un’opera, impegnarsi a farla bella, esclusiva,
unica, gloriosa e da ammirare e fuori dal vivere comune
• Uomo e Natura: natura di D’Annunzio viene umanizzata e vitale, personificata e le viene
donata vitalità
• Panismo: fusione tra uomo e natura, nel quale l’uomo ha quasi rapporto sensuale con essa
• Musicalità: D’annunzio usa prosa musicale, multisensoriale, ritmata (“Pioggia nel Pineto”,
“Alcyone”)
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• Superuomo: aggressivo, energico, antiborghese, uomo eccezionale, si pone al di sopra di


ogni legge, capace di guidare gli altri, ma violento
• “Il Piacere”: Romanzo, 1889. Ambientato nella Roma per bene, Andrea Sperelli,
protagonista, ha una relazione tormentata con la bella Elena Muti. Elena si trasferisce,
quindi Andrea si isola e poi si tuffa in nuove avventure erotiche, nella villa di Schifanoia e
poi da una ricca cugina conosce Maria Ferres (sposata). Si illude di vivere un amore
spirituale ma in realtà Maria è solo un’illusione di Elena. Prova a riprodurre le sensazioni
provate con Elena. Durante un rapporto Andrea si lascia sfuggire il nome di Elena, così
Maria fugge inorridita.
- Andrea Sprerelli: Protagonista, rappresenta superuomo, di nobili origini, raffinato ed
elegante. Ha libero accesso ai luoghi mondani, dunque anche libertà e ricchezza. La sua
debolezza morale viene sottolineata molte volte, così come la sua perversione e cinismo
- Elena Muti: amante di Sperelli (insieme a Maria). Non ha figli, a differenza di Maria. Femme
fatale, infatti è l’ideale dell’amore erotico e sensuale. Donna di grande fascino, crudele e
dominatrice
• Temi: Estetismo
- Erotismo
- Delusioni
- Amore
- Femme Fatale (forte, dominatrice del maschio fragile e sottomesso, lussuriosa, crudele
torturatrice, porta l’uomo alla follia, alla distruzione)
- Lusso/ vita lussuriosa delle classi sociali alte (romana)
- Esperienze di raffinatezza
- Critica all’estetismo (esteta non riesce ad incidere sulla società)
• Caratteristiche stilistiche: Uso e fusione dei sensi (sinestesie)
- Musicalismo, metafore
- Multisensorialità (5 sensi: “profumo delle rose”, “rumore della piazza”)
- Lessico prezioso e raro, similitudini raffinate con elementi preziosi
- Scarsità della trama, narrazione centrata su un unico protagonista e tutte sue emozioni,
sentimenti, sensazioni
- Ambiente: aiuta a descrivere protagonista
- Lessico prezioso in accordo con la visione estetizzante
• Narratore: Onnisciente, esterno (prende prospettica dei personaggi)
• Poeta vate: le sue poesie con versi ricchi di musicalità, deve guidare i sentimenti delle
masse di ogni epoca, spiegare strada da prendere, ha qualcosa da trasmettere
• “Laudi del cielo del male e della terra e degli eroi”: Ciclo dannunziano, 1903
• Rimangono incompiuti
• Libri: Maia, Elettra, Alcyone
• “Alcyone”: 1899-1903, sono 88 componimenti, raccolta più significativa
- Diario ideale di una vacanza estiva e di una passione amorosa: estate ovvero stagione della
passione
- Linguaggio musicale
- Attraverso un concerto di suoni, riproduce delle immagini e il suo pensiero
- Evoca un discorso che si basa sull’uso di analogie e attraverso l’uso dei suoni
• “Pioggia nel Pineto”: Tratto da “Alcyone”
- Versilia, estate, “io lirico” assieme a donna amata si trovano in un pineto sotto la pioggia
- Fusione panica tra uomo e natura
- Natura: umanizzata, personificata, le viene donata vitalità, panismo
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Temi centrali: Natura, amore per Ermione, pioggia estiva in campagna, superuomo
• “La sera fiesolana”: 1899, Tratto da “Alcyone”
- L’arrivo della sera è piacevole, amanti si sussurrano parole dolci
- Senso di appagamento: pace si appaga con l’arrivo della sera
- Natura ha sembianza antropomorfe (affinità/somiglianze con uomo), sacralità della natura
- Legame profondo tra io lirico e natura

Giovanni Pascoli
• Nato nel 1855 a San Mauro, Emilia-Romagna (famiglia della piccola borghesia rurale)
• Muore nel 1912 a Bologna
• Famiglia numerosa, 4º di 10 fratelli
• 10 Agosto 1867: uccisione del padre a fucilate, i colpevoli non vennero mai trovati, questo
diede al giovane Pascoli un senso di enorme ingiustizia
• Traumatizzato da precedenti lutti famigliari e periodo di prigionia, cerca le pareti del “nido”
famigliare, ovvero la protezione da un mondo esterno e ostile, vivendo con le due sorelle,
alle quali è morbosamente attaccato
• Sente il matrimonio della sorella Ida come un tradimento, una profanazione della sacralità
del “nido”, vivrà quindi momenti di depressione
• A causa della sua del suo attaccamento al “nido”, non vive alcuna relazione sentimentale,
conduce una vita casta. La vita amorosa ai suoi occhi rappresenta qualcosa di proibito e
misterioso da osservare da lontano
• Visione: Contro positivismo, poiché ha sfiducia nella scienza come strumento di
interpretazione della realtà. Mondo gli appare frantumato
• Poeta veggente: Vede cose che altri non sono in grado di cogliere. Porge lo sguardo oltre le
apparenze ed esplora misteri
• Poesia: per P. deve essere pura, quindi non deve avere obbiettivi morali, civili, pedagogici,
propagandistici, ma “poeta canta solo per cantare”, deve essere spontanea
• Poesie piene di valenze allusive e simboliche, rimandano a qualcosa di ignoto che è al di là
di essi. Oggetti materiali hanno ruolo fondamentane per P.
• Il male: per P. rappresenta l’allontanamento dalla famiglia, a lui cara. Questo male che gli
viene imposto da altri e dal mondo, gli fa abbandonare il “nido” e le sicurezze dell’infanzia
e lo trasporta invece nel mondo reale degli adulti
• Natura: riflette i suoi sentimenti e inquietudini personali. Strettamente collegata al “nido”
• Pascoli decadente: per via delle complessità, le rime, vede cose che altri non vedono
(uomo eccezionale)
• Pascoli simbolista: perché vede nella realtà dei simboli diversi
• Sinestesia: fusione di sensazione, fa capire che realtà è particolare, la spiega in maniera
analogica (5 sensi: suoni, sapori, vista, tatto) “Lavandare” donna e aratro abbandonati
• Analogia: relazione tra due cose lontane “X Agosto” padre e rondine morti
• Onomatopea: figura retorica che riproduce il rumore o suono associato ad un
oggetto/soggetto (BANG, SMASH, AHAHA, ZZZ)
• “Il Fanciullino”: Pubblicato nel 1891, sul “Marzocco” (giornale)
- Breve saggio in cui P. esprime la sua poetica
- Il poeta coincide col fanciullo, che vede tutte le cose “come se fosse la prima volta”,
ingenuamente, con stupore e meraviglia, piange e ride senza un perché
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- L’idea fondamentale del poeta sta nel fatto che il fanciullino sopravviva al fondo di ogni
uomo, rappresenta la sfera irrazionale, dominata dalla fantasia e dalle emozioni. Viene
visto come via di fuga dalla realtà contemporanea
- Fanciullino/poeta è un veggente perché vede cose oltre la realtà sensibile che gli altri non
colgono
- Linguaggio è simbolico, ma non comune, imperfetto, come di chi ha due pensieri per una
parola
• Temi: Fanciullino
- “Nido” famigliare (lo ritroviamo in quasi tutte le poesie), affetti famigliari
- Ritorno dei morti (“Il lampo”, “X Agosto”)
- Dolore, sofferenza, problema del male e miseria che si diffondono tra gli uomini
- Natura: ostile, misteriosa, terminologia botanica ed ornitologica (“La nebbia”, “L’Assiuolo”)
- Vita contadina (“Lavandare”)
• Stile: Nelle opere troviamo termini preziosi, aulici, ma anche termini del gergo e dialetto
- Termini preziosi: ricavati da modelli antichi
- Termini del gergo: Linguaggio dei contadini (“Lavandare”), termini quotidiani
- Riproduzioni onomatopeiche: versi di uccelli, suoni di campane (“L’Assiuolo”)
• “Myricae”: [Mirice] Raccolta di poesia, pubblicata nel 1891
- La narrazione non avviene attraverso nessi logici causa/effetto, passato/presente ma
procede per accostamenti paratattici (Il lampo), analogie (Lavandare), ripetizioni (Nebbia)
- Prevale musicalità con allitterazioni e onomatopee
- “X Agosto”, “L’Assiuolo”, “Temporale”, “Il Lampo”
- Temi centrali: Problema della morte, ritorno dei morti famigliari
- Stile: linguaggio analogico, valore simbolico dei suoni, uso di onomatopee, sintassi
frantumata
• “X Agosto”: Da “Myricae”, rievoca uccisione del padre avvenuta il 10 agosto, il giorno di
San Lorenzo
- Ricorda padre con due bambole in braccio per le figlie, analogia per rondine uccisa mentre
tornava al suo nido con la cena nel becco per i suoi rondinini
- “Cielo sfavilla”, pianto di stelle collegato alla caduta delle stelle a San Lorenzo, le stelle
piangono la morte del padre di Pascoli
Temi centrali: Nido, affetti famigliari, ritorno dei morti, poesia analogica, dolore
• “Il lampo”: Da “Myricae”, poesia si riferisce alla morte del padre ed al suo ultimo sguardo
prima di morire, il quale viene collegato al lampo
- Il fulmine irrompe nella notte ed illumina una casa bianca
- La casa invece simboleggia il “nido” familiare, che nonostante il temporale, rimane per
Pascoli un rifugio ed un luogo sicuro
- Padre dopo essere stato sparato è ansimante (come la terra), è tragico (cupo) e disfatto
(sconvolto) ed il tuono che scoppia nel silenzio rappresenta l’occhio del padre si apre per
un’ultima volta e si chiude nel buio della notte.
Temi centrali: ritorno alla morte, nido famigliare
• “Lavandare”: Da “Myricae”, poesia descrive paesaggio di campagna con campi arati, in un
canale vicino, le donne si raggruppano per lavare i panni sporchi
- Paesaggio simbolico (aratro nel campo), senso di abbandono, solitudine, malinconia
- Analogia tra donna e aratroà entrambi abbandonati e dimenticati
- Sinestesia
• “L’Assiuolo”: Da “Myricae”, assiuolo è un piccolo uccello notturno, simile a gufo, il quale
emette un verso monotono e malinconico “chiù”, simbolo di angoscia, morte
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- Attraverso paesaggio notturno e natura il poeta esprime la sua realtà interiore, ovvero
visione della vita che procede verso la morte
- La prima quartina propone immagini quiete, serene e di pace
- Nella seconda quartina immagini inquietanti, atmosfera di angoscia, dolore, morte
- Tema della natura che comunica a suo modo
• “Nebbia”: Da “Myricae”, descrive paesaggio secondo un suo ideale di pace
• Chiede alla nebbia di nascondere le cose lontane, come l’infanzia, la giovinezza ed i loro
ricordi dolorosi
Temi centrali: affetti famigliari, nido, condizione esistenziale del poeta, ritorno dei morti
• Simboli di Pascoli: Nebbia: nasconde le cose lontane, sofferenze causate dalle perdite dei
suoi cari, protegge il poeta
- Orto, siepe: muro che separa il mondo esterno e nido famigliare, ripara da mondo crudele
- Cane: rappresenta l’attaccamento ai valori famigliari anche da morto, fedeltà, pace
- Meli e peri: danno conforto e speranza alla sua vita difficile
- Strada: La strada che va dalla casa al cimitero è il legame indissolubile fra vivi e morti
- Cipresso: luogo di morte, prospettiva indolore, sonno eterno
- Pane nero: dolore di Pascoli causato dal male, segno di “povertà”
- Piante: hanno ruolo protettivo, tengono lontane visioni del male e mondo crudele, ostile
- Lavandaia e aratro: abbandonati, dimenticati e solitudine
- Casa Bianca: “nido”, che nonostante temporale, rimane rifugio e luogo sicuro

Punti in comune fra D’Annunzio e Pascoli:


• Rifiutano positivismo, hanno sfiducia nella scienza
• Fuggono dalla realtà contemporanea (P: Fanciullino, D’A: Superuomo)
• Utilizzano lessico ricercato (soprattutto Alcyone)

Differenze:
• Vita: Pascoli conduce una vita intima, raccolta; D’Annunzio fa della sua vita un’opera d’arte,
esagerata, raffinata
• Pascoli è riservato e schivo; D’A estroverso, vuole attirare attenzione del pubblico
• Poetica: P riferimenti alla vita personale, affetti famigliari, fuga dalla realtà attraverso nido;
D’A ha poetica del superuomo, elevata, ricca e preziosa
• Natura: In P natura è ostile e misteriosa; D’A panismo, quindi fusione col paesaggio, donata
vitalità
• Eros e donna: P vita casta, unica figura femminile sono sorelle, infantile; da D’A la donna è
sempre al centro, Femme Fatale sensuale, seducente e misteriosa, nemica del superuomo,
poiché gli impedisce di elevarsi

Futurismo
• Movimento artistico, letterario, musicale
• 1909 – 1a guerra mondiale
• Nacque esattamente a febbraio 1909 sul giornale “Le Figaro” pubblicato da Filippo
Tommaso Marinetti, parlando a nome di tutti i “futuristi”
• L’avanguardia storica è il desiderio di staccarsi nettamente dal passato e di proporre invece
un nuovo tipo d’arte.
• Futurismo vedeva futuro in modo positivo. Il futurismo era quindi un movimento
all’avanguardia fondato su una visione del mondo futurista, basato sulla velocità e
dinamicità.
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Il futurismo proclamava una rottura completa con il passato: volevano distruzione delle
biblioteche e dei musei, contrapponevano al passato la moderna civiltà della macchina,
esaltavano l’aggressività, violenza ed il militarismo.
• Estetica futurista: La bellezza per i futuristi si contrappone a tutto ciò che è statico e
passato sta nella modernità, nella velocità, nella violenza e nella lotta
• Temi: guerra, militarismo, lotta, velocità, amore per tecnologia, modernità vs. passatismo
• Soluzioni stilistiche: Paroliberismoà abolizione della grammatica, aggettivo, avverbio,
punteggiatura; rifiuto delle regole sintattiche e grammaticali
- Uso di spazi bianchi vuoti (anche tra parole)
- Verbi all’infinito
- Uso di caratteri tipografici diversi
- Analogie, onomatopee, alliterazioni
• Parole in libertà: Stile teorizzato nel Manifesto Tecnico della letteratura futurista che
prevede abolizione della sintassi, della punteggiatura, dell’aggettivo, dell’avverbio, l’uso di
spazi bianchi, uso di caratteri diversi per segnalare l’intensità delle parole, uso del verbo
all’infinito, uso di accostamenti analogici tra due nomi al posto dell’aggettivo, uso di
onomatopee
• Immaginazione senza fili: Modo per esprimersi attraverso analogie sempre più distanti, con
parole slegate e senza fili conduttori sintattici (es. in Bombardamento la battaglia viene
avvicinata ad un’orchestra)
• Analogia permette ragionamento di tipo intuitivo, rapporto tra cose distanti (es: “Lune
elettriche” sono i lampioni della luce e simboleggiano la modernità, l’innovazione,
tecnologia)
• Manifesti futuristi scritti da Filippo Tommaso Marinetti
• “Manifesto del futurismo”: Comprende i pensieri, idee ed intenzioni dei futuristi. La
modernità ha un ruolo molto importante all’interno del futurismo, in quanto i futuristi
rinnegavano il “passatismo” e aspiravano invece ad un rinnovamento delle arti.
• “Manifesto tecnico”: Incita le persone ed i futuristi a parlare liberamente e cambiare la
sintassi delle frasi. Dovevano evitare di usare la punteggiatura, la grammatica, gli avverbi.
Le analogie erano fondamentali per sollecitare il ragionamento di tipo intuitivo.
• “Bombardamento”: Onomatopee e alliterazioni
- Verbi all’infinito
- Niente punteggiatura e ortografia non rispettata (“schiafffi”)
- Rifiuto delle regole sintattiche e grammaticali
- Uso di spazi bianchi (vuoti), evidenziano pausa di silenzio
- Uso di caratteri tipografici diversi
- Guerra assimilata ad un’orchestra (analogia)
• Futurismo – Decadentismo:
Entrambi: hanno il culto del bello; frattura tra individuo e società borghese; usano
entrambi giornali, libri e riviste come mezzo di comunicazione; uso di analogie, alliterazioni
e onomatopee; sintassi frammentata
Decadentismo: poeta veggente, uomo eccezionale, in grado di percepire la realtà in
maniera diversa da altri, uso di analogie e onomatopee
Futurismo: i versi diventano musicali, non ci sono regole di punteggiatura e grammaticali

Giuseppe Ungaretti
• Nato nel 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi contadini emigrati
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• Padre lavora come operaio, madre religiosa ed apre un forno (panetteria); cresce attorno
alla lingua araba, francese ed italiana
• 1913 si trasferisce a Parigi dove ha scoperto che avrebbe voluto essere un poeta
• 1915 giunge in Italia, e scoppiata la guerra, si arruola come volontario
• 1916 pubblica “Porto sepolto”
• 1919 pubblica la raccolta “Allegria”, composta nei momenti liberi
• Le poesie ungarettiane anche se brevi non sono superficiali, poeta ha ruolo di scoprire la
verità delle cose, di far vedere la verità; usa parole isolate (versicoli), versi brevi e liberi (no
punteggiatura)
• Poesia pura: indica essenzialità della parola, non deve avere fini politici o materiali, riduce
parola all’essenzialità espressiva.
• Gli spazi bianchi adottati da Ungaretti intensificano le parole che tagliavano il silenzio,
conferisce alla parola un’intensità particolare
• Lirica: Vuole arrivare all’essenzialità e alla pregnanza del significato, lo scopo è di dare
un’intensità particolare alla parola isolata nel verso, circondata da spazio bianco
• La poesia procede per immagini isolate, folgorazioni improvvise, legate tra loro
analogicamente
• Temi: Orrore per la guerra (“S. Martino del Carso”, “Soldati”, “Veglia”)
- Temi esistenziali dell’essere umano: solitudine, sofferenza, morte, l’ansia di assoluto
- Unisce esperienza politica alle esperienze autobiografiche ed esistenziali (“I fiumi”)
- Precarietà dell’esistenza e attaccamento alla vita (“Veglia”, “Soldati”)
- Solidarietà e fratellanza (“S. Martino del Carso”, “Soldati”)
- Autobiografia (“I fiumi”, “In memoria”)
• Stile: sintassi frammentata, metrica tradizionale (con versicoli), abolizione della
punteggiatura, eliminate rime e lessico scarno
• “L’Allegria”: Raccolta di poesie (Porto sepolto, In memoria, Veglia, San Martino del Carso, I
Fiumi, Soldati)
Temi centrali: esperienze, stati d’animo e sensazioni vissute da Ungaretti
- esprime dolore e ansie di ogni uomo di fronte al male della guerra
Stile: sintassi frammentata, metrica tradizionale (con versicoli), abolizione della
punteggiatura, eliminate rime e lessico scarno
• “Il Porto Sepolto”: Breve componimento; Poeta scende nel porto sepolto e poi risale alla
luce progettando le sue poesie e le diffonde. Di questa poesia rimane solamente
quell’inesauribile segreto. Il porto è simbolo di un viaggio introspettivo dentro sé stesso,
ricerca del senso dell’essere umano
- Rappresenta la leggenda di un porto ad Alessandria che si è inabissataà analogia: per
poeta abissarsi significa entrare nella profondità dell’animo umano e capirne il senso
Stile: versi liberi, irregolari, senza rime, no punteggiatura
• “Veglia”: Io lirico passa una notte intera accanto al suo compagno ucciso, massacrato.
Veglia il compagno e teme che la morte sia vicina, piange il morto. Proprio in quel
momento scrive lettere piene d’amore, non è mai stato così tanto attaccato alla vita.
Trasmette violenza e angoscia che ha vissuto io lirico. Attaccamento alla vita da parte del
poeta, voglia di vivere. Poesia vista come strumento di conforto e sollievo dagli orrori della
guerra, testimonianza
• “In memoria”: Moammed non ha patria, si è suicidato. Ha amato la Francia, tanto da
cambiarsi il nome, si fece infatti chiamare Marcel. Adesso è morto ed è sepolto al cimitero
di Ivry. Solo io lirico probabilmente ricorda della sua esistenza
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• “San Martino del Carso”: Delle case è rimasto solo qualche brandello di muro, dei suoi
compagni non è rimasto molto, ma nel suo cuore resteranno sempre le croci dei defunti. Il
suo cuore è un paese straziante. La guerra porta dolore, è distruzione, tortura e terribile
Riferimenti foscoliani: Rimembranza dei morti, morte, sepolcri. Funzione eternante della
poesia e dei valori che essa trasmette
• “I Fiumi”: Seduto durante la notte, si riposa e riflette sulla sua vita. È l’unico superstite alla
guerra, si immerge nel fiume Isonzo che rappresenta la sua vita in guerra
- Serchio rappresenta le sue origini, dove abitavano i suoi genitori
- Nilo infanzia, spensieratezza, giovinezza, ingenuità
- Senna rappresenta Parigi, dove ha studiato e capito che sarebbe diventato un poeta
- Isonzo lo riporta al presente, che pur essendo in guerra riesce a vivere un attimo di
felicità. Torna al presente nostalgico e triste, paragona vita a corolla di un fiore, ovvero che
la morte è sempre vicina, soprattutto in guerra.
Rievoca i ricordi personali. È come un ricordo, nel quale ripercorre la sua intera vita:
nascita, infanzia, adolescenza, e guerra, quattro fiumi, sono le quattro fasi della sua vita
Temi centrali: infanzia, guerra, autobiografia, conoscenza di sé, sviluppo interiore, armonia
con l’universo, contrasto il paesaggio desolato e distrutto
Stile: Versi liberi
• “Soldati”: Esperienza del poeta soldato in guerra; solamente grazie al titolo si riesce a
cogliere la situazione a pieno
- Similitudine: i soldati in trincea e le foglie degli alberi d’autunno, possono entrambi
cadere da un momento all’altro; soldati e foglie vivono la stessa situazione, sono fragili
- Colpiti entrambi dall’incertezza e minaccia, sensazione di rassegnazione
- L’autunno viene paragonato alla guerra e la morte
- Poesia rappresenta la morte dei soldati
- Elementi sono isolati e resi assoluti dalla brevità essenziale del contenuto poetico
• Ungaretti – Futuristi:
Cosa mantiene Ungaretti: no punteggiatura, no rime, versi liberi, analogie (amore per le
cose lontane); spezza la voce sul singolo verso
Che cosa rifiuta: paroliberismo (sintassi semplice, nominale), tema della guerra (vista in
maniera diversa), l’accumulo rumoroso di parole dei Futuristi

Crepuscolarismo
• Movimento letterario che nacque ai primi ‘900- 1916
• Nasce perché lirica del primo Novecento aveva l’esigenza di rinnovamento
• Autori di una poesia nuova dai toni prosaici e dimessi di ambito provinciale e domestico
• Crepuscolari scrivono di atmosfere grigie, amore per le piccole cose della vita quotidiana
• Linguaggio dismesso e prosaico, tendenzialmente vicino al parlato
• Toni languidi e malinconici, stati d’animo di abbandono e rifiuto
• Voci singole (non gruppo come Futuristi)
• Stile: Versi liberi, linguaggio prosaico
• Temi: prevalentemente tristi, vita quotidiana, malinconica, rimpianti, amori non ricambiati,
temi della religione, miserie, inquietudine, amore per le piccole cose
• “Crepuscolari” perché: “Lirici che s’annoiano e non hanno un’emozione da cantare”
(Giuseppe Antonio Borgese): melanconia del non avere nulla da dire e da fare.”. L’aggettivo
“crepuscolare” allude ad una presunta insufficienza della loro poesia, perché chiudono in
tono sbiadito la grande stagione dell’Ottocento, quella dannunziana e pascoliana. (La
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metafora del crepuscolo indica una situazione di tramonto in spegnimento, incertezza,


dove predominano toni smorzati e la malinconia dei poeti di quei tempi)
• Sergio Corazzini (6 febbraio 1886, morto a 21 anni)
- Adotta il verso libero e si mostra sensibile al simbolismo, alla poetica del fanciullino
- “Desolazione del povero poeta sentimentale”: Poesia autobiografica, fa riferimento alla
condizione stessa del poeta. Rinuncia a definirsi come poeta, malato, stanco di vivere,
vorrebbe morire
- Linguaggio: tono colloquiale, prosaico
Temi centrali: debolezza, tristezza, desiderio di morte, rimpianto, senso di incomprensione,
religiosità, semplicità, sofferenza, incapacità di dare delle riposte, preghiera, critica alla
figura del poeta (debole, incapace di dare messaggi)
• Guido Gozzano (19 dicembre 1883, morto 1916)
- “Signorina Felicita”: Poesia autoironica, parodia di sé stesso. Tratta di una storia d’amore
estiva, lei ama lui, lui non ricambia. A io lirico piace l’idea di lei, il fatto che lei sia
innamorata di lui. Il protagonista è un avvocato di città, acculturato; gli piace la semplicità e
la purezza della donna. Felicita è una donna dolce, semplice, campagnola poco attraente,
ignorante, ingenua, pura. Passa le giornate in occupazioni casalinghe (tosta caffè, cuce,
innamorata dell’io lirico). Contrario di aristocratica e femme fatale, capelli biondi e occhi
azzurri.
- Stile: poeta riesce a mescolare aulico e prosaico, alto e basso, dà idea di semplicità,
contrasto, rottura (camicie, Nietzsche) tono colloquiale e simile al parlato
- L’ambiente della poesia è un paesaggio di campagna, Villa Amarena, villa trascurata,
decaduta, rustica, non curata esteticamente. Padre l’ha comprata
- Ironia: Amore autoironico e anticonvenzionale, villa rustica, critica all’amore romantico,
critica alla femme fatale
- “Totò Merùmeni”: Totò ha 25 e vive con sua madre inferma, una zia dai capelli grigi ed
uno zio malato di demenza. Ha un carattere schivo, freddo e distaccato. È un uomo
acculturato ed ha gusto letterario, non è molto intelligente, è un eroe decadente del primo
‘900. Non è ricco, vive isolato, non è cattivo, infatti aiuta economicamente i poveri. I suoi
unici amici sono degli animali. Sognò per anni l’amore, un amore per cui soffrire, che non
arrivò mai, ha come amante una cuoca 18enne, ma per lei non prova nulla. Rimane chiuso
in sé stesso, si informa, medita, esplora.
- Villa: grande trascurata, solitaria e triste, decaduta, giardino abbandonato. Un tempo si
facevano feste, banchetti e balli.
Temi: il ritratto di un letterato sterile e inutile, la sua vita solitaria, la rinunzia ad agire,
l’attesa della morte, critica a Totò
- Confronto con “Desolazione”: Totò è destinato ad una vita di sconfitta, cresciuto in una
famiglia “particolare”. Solo poesia lo conforta, Desolazione: “io non sono un poeta, non
sono all’altezza di esserlo”. Entrambi deboli, rimpiangono vita, incapaci, vita inutile, piena
di delusioni. Ad entrambi non resta altro che aspettare la fine della loro vita.
• Decadentismo – Crepuscolari: - I crepuscolari prendono dal Decadentismo l’amore per
oggetti desueti, piccole cose
- Debolezza, manifestano disagi verso la società che li circonda, inadeguatezza
- Rinuncia (a rischiare), isolamento, si escludono (in villa)
- Stanchezza (del vivere), noia
- Tendenza alla morte, stanchezza interiore
- Sensazione di vuoto interiore
- Atmosfere grigie della vita quotidiana
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- Ironia
- Nostalgia per il passato, malinconia
- Amore per oggetti desueti, quotidiani, amore irrealizzato (Sperelli, Totò, Felicita)
- Poeta manifesta una sua incapacità di non aver nulla da comunicare (non si ritiene poeta)
Differenze: Crepuscolari non hanno poetica simbolista,
- Crepu. poeta è vate (non veggente)
- Uso di parole semplici, tono colloquiale e parlato, parole mescolate aulico con prosaico
(alto e basso), rime interne e anafore
- Femme Fatale ≠ Felicita (contadina)
• Da Pascoli: prendono verso franto, l’amore per le piccole cose
• Da D’Annunzio: Poema Paradisiaco, il modello del verso che spezza e dissolve le chiuse
strutture classiche per attuare un’atmosfera musicale

Eugenio Montale
• Nato nel 1896 a Genova, Liguria (famiglia benestante di commercianti)
• Muore nel 1981 a Milano
• Ha frequentato scuole tecniche e ha ottenuto diploma in ragioneria, forte passione per la
musica
• Esprime netto dissenso civile e politico nei confronti della dittatura fascista
• Prima raccolta: 1925, “Ossi di seppia”
• Seconda raccolta: 1939, “Le occasioni”
• Terza raccolta: 1956, “La bufera e altro”
• Ha poesia metafisica poiché nasce dal contrasto tra razionale e irrazionale: per quanto
l’uomo tenti di trovare un varco, che unisca mondo fisico al metafisico, è impossibile
oltrepassarlo e quindi vi è un’impossibilità di raggiungere qualcosa
• Non trasmette messaggi educativi quindi è poeta veggente, non poeta vate, poesia
comunque propone testimonianza della condizione esistenziale dell’uomo
• M. rifiuta il lirismo e linguaggio analogico (con analogie). Utilizza ritmi spezzati,
volutamente antimusicali ed un lessico “impoetico”, con alcuni termini aulici che assumono
una funzione ironica (“Ossi di Seppia”)
• Stile: Usa versi liberi, endecasillabi, lunghi, andamenti colloquiali
• Musicalità: suoni aspri, duri, consonanti dure, vuole rappresentare aridità del paesaggio
• “Ossi di Seppia”: 1925, raccolta di componimenti lirici
- Diviso in 4 sezioni: “Movimenti”, “Ossi di Seppia, “Mediterraneo”, “Meriggi e ombre”
- Titolo: “Ossi di Seppia” sono i resti dei molluschi che il mare porta a riva. Allude a
condizione di vita impoverita, non potrà mai essere sublime, ma invece rappresenta realtà
marginale e minima. Correlativo oggettivo per “il male di vivere”. Il poeta ha la sola
consapevolezza del “male di vivere”, che avvolge l’uomo e la natura. In questa negatività il
poeta non è in grado di proporre messaggi positivi e certezze, ma può solo trasmettere
negatività e la sua angoscia esistenziale
- Temi: aridità, ansia conoscitiva, male di vivere, stacco esistenziale (sconfitta, insuccesso,
umiliazione), detrito, paesaggio ligure (“Il limoni”), varco
- Stile: poesia oggettuale, tante allegorie, musicalità arida e secca, uso frequente della
quartina, rima imperfetta, endecasillabi
- Paesaggio: ligure, arido, brullo, diseccato dal sole forza crudele che prosciuga e inaridisce
tutto riducendolo a insignificante ≠ panismo di D’Annunzio
- Lessico: Uso di parole rare, espressive, aspre non letterarie (botaniche, filosofiche)
Concetti chiave: (Ossi di Seppia)
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- Allegoria del muro: condizione esistenziale impoverita che imprigiona le creature umane
senza possibilità di scampo nel “muro”, impossibile da varcare
- Un “varco” che consenta di uscire dalla prigionia esistenziale non è quindi possibile; il
“miracolo” atteso si risolve in un’esperienza negativa
- Il male di vivere: sofferenza, angoscia dell’individuo, il quale non è in armonia col mondo in
cui vive
- Soluzione al male di vivere: nell’indifferenza vi si può trovare una forma di salvezza dal
vivere male che affligge tutti gli esseri umani
- Prigionia nei limiti: è l’eterno ritornare del tempo su sé stesso, ripetersi monotono di gesti
e azioni senza mutamento, l’uomo si illude di muoversi
- “Immoto andare”: Apparentemente la vita è uno scorrere verso qualche fine, ma in realtà è
un “immoto andare”. Si prova il desiderio che venga qualcosa a rompere quella ripetizione
frustrante
- La memoria: È distante, dolorosa, crudele poiché vi è un’impossibilità di ridare vita al
ricordo di cose e persone care
- Non vi può essere salvezza nel ricordo, nemmeno riportando in vita il passato
- Adesione panica era possibile solo nell’infanzia, crescendo è sparita. Infanzia viene vista
come lucido e amaro rimpianto
- “Poetica degli oggetti”: nella quale gli oggetti assumono un valore metafisico, evocando
sentimenti, stati d’animo, hanno il compito di esprimere stati interiori o concetti astratti.
Montale sceglie oggetti umili, dismetti, prosaici (correlativo oggettivo)
- Correlativo oggettivo: è un oggetto, situazione o evento che usato in un certo modo
all’interno del discorso poetico evoca immediatamente, senza bisogno di un commento del
poeta, un’emozione, un pensiero, uno stato d’animo. Il pensiero è perciò “correlato”,
legato, ad un oggetto sensibile
• “I Limoni”: Fa parte di “Ossi di Seppia”
- Montale afferma di non essere un poeta laureato. Per spiegare la sua diversità, confronta
paesaggio a lui piacimento con poeti laureati. Ai laureati piacciono piante rare, a M. alberi
comuni (limoni). Poeta si sente a suo agio in paesaggio silenzioso e deserto. Nasce illusione
di vedere una figura che scompare, divinità misteriosa. Tristezza dell’animo contrastante
con visione di limoni che simboleggiano la speranza.
- Limoni visti come simbolo di speranza e rinascita
- Unica poesia di M. a cui attribuisce un significato e un messaggio positivo, in quanto lascia
una prospettiva di speranza (vista dei limoni)
- Correlativi oggettivi: Limoni (speranza), inverno (male di vivere), azzurro
L’anello che non tiene (punto di inizio per trovare soluzione), il punto morto del mondo
risposte al male di vivere, il filo da disbrogliare (all’enigma dell’esistenza)
• “Non chiederci la parola”: Appartiene alla raccolta “Ossi di Seppia”
- Poesia ha il compito di esplorare il male di vivere dell’uomo e di cercare di spiegare la
sofferenza provata, ma la mancanza di certezze e ordine portano ad un’unica certezza in
negativo: “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”
- Incapacità di esprimere il male vivere, contrapposizione contro chi vive senza porsi
problemi, dichiarazione di poetica che ribadisce l’incapacità di esprimersi a pieno,
definizione di sé e di ciò che si vuole in negativo
- Poeta non ha parole chiare da dire, può esprimersi solo in negativo
- Paesaggio: ligure, arido, polveroso, secco, caldo, asolato
- Lessico: aulico e prosaico
• “Spesso il male di vivere ho incontrato”: Appartiene alla raccolta “Ossi di Seppia”
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- Il male di vivere si manifesta negli aspetti comuni della natura (fiume, foglia accartocciata,
cavallo stramazzato)
- Indifferenza salva dal male di vivere (statua, nuvola, falco)
- Prima strofa in contrapposizione alla seconda
- Correlativi oggettivi: “Statua nella sonnolenza”, “Schiude la divina Indifferenza” per il male
di vivere
• “Cigola la carrucola del pozzo”: Appartiene alla raccolta “Ossi di Seppia”
- Memoria è crudele per l’impossibilità di ridare vita al ricordo di cose e persone care
- La speranza di recuperare il passato risulta inutile
- Movimento di “risalita” allude alla gioia e liberazione
- L’impossibile riaffiorare del ricordo suggerisce la possibilità di una soddisfazione
- Ma il tentativo è destinato al fallimento
- Lo svanire del ricordo corrisponde al deformarsi e all’allontanarsi del passato
- Rassegnazione ad un destino che separa l’uomo dalle sue memorie più care
- Memoria: Inafferrabile, dolorosa perché il ricordo è irrimediabilmente distante
Ungaretti-Foscolo: Memoria permette di ricordare qualcuno, lo “riporta” in vita
Leopardi: Ricordo “inganna” in quanto lontano, lo si ricorda male e meglio
• “Forse un mattino andando in un’aria di vento”: Appartiene alla raccolta “Ossi di Seppia”
- Poeta immagina di scoprire un mattino, che il mondo non c’è e l’assurdo dell’esistere
- Esperienza di un breve istante
- Percezione improvvisa e traumatica del “vuoto”, del “nulla” che si cela dietro l’apparenza
ingannevole delle cose
- Indifferenza degli uomini “che non si voltano”, io lirico non vuole essere colui a dire che
abbiamo un vuoto, persone devono scoprirlo da sole

Modelli per Montale:


• D’Annunzioà anti dannunziano: rifiuta il sensuale, positivismo, stile aulico e sublime,
prende invece sua musicalità; natura di M. umile, in disarmonia e non fusione panica di D’A
• Pascolià prende scelta di oggetti “poveri” e scelte stilistiche
• Gozzanoà rifiuto dell’aulico, oggetti umili (Limoni-Villa trascurata), tono prosaico e
colloquiale e ironia (Felicita-autoironia di io lirico), come Gozzano anche Montale mischia
aulico e prosaico, così che poesia assuma una funzione ironica e straniante
• Futuristià no polemica verso tradizione, no sperimentalismo gridato
• Ungarettià no poesia rivelatrice senso delle cose, no analogia
• Eliotà prende correlativo oggettivo
• Leopardià “male di vivere”, ansia conoscitiva

Differenze tra Ungaretti e Montale:


• Concezione della poesia: Unga. “Illuminazione” che permette di svelare il senso nascosto
delle cose, colte nella loro essenza; Montale: poesia non è in grado di proporre messaggi
positivi o certezze, si limita ad esprimere l’arida condizione esistenziale dell’uomo
• Temi: U. parla di esperienza autobiografiche e condizione umana; M. temi relativi alla
condizione umana, elementi della realtà quotidiana
• Stile: U. “poetica della parola” linguaggio è essenziale, incentrato sulla singola parola, pieno
di analogie, sintassi nominale; M. “poetica degli oggetti” antilirica, lessico prosaico con
alcuni termini aulici in funzione straniante (preso da Crepuscolari)
• Metrica: U. distruzione del verso e adotta versi liberi, brevi composti da parole isolate; M.
componimenti ampi, forme tradizionali, endecasillabi
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Luigi Pirandello
• Nato nel 1867 ad Agrigento, Sicilia (famiglia borghese benestante)
• Prima commedia “Il nibbio” (1896), cambio nome in “Se non così”
• Nel 1903 crisi famigliare e dissesto economico nella miniera di zolfo dove lavorava il
padre ed irreversibile follia della moglie di Pirandello
• Convivenza con la donna costituì per P. un tormento, visto come “trappola” (imprigiona
e soffoca l’uomo)
• Anche società vista come trappola
• 1904: Pubblica “Il fu Mattia Pascal”
• Iscritto al partito fascista, seguentemente si allontana disprezzandolo per via del suo
rapporto critico e contraddittorio col regime
• Alla base delle opere pirandelliane si scorge un rifiuto delle forme della vita sociale, dei
suoi istituti, dei ruoli che essa impone ed il bisogno di originalità, immediatezza e
spontaneità della vita
• La maschera: costruzione fittizia che l’individuo si impone da sé o imposta dalla società,
soprattutto famiglia e lavoro, collegata a vita/forma (“Il treno ha fischiato”; “Lo strappo
nel cielo di carta”)
• Vita/Forma: L’uomo tende a cristallizzarsi in forme individuali, a fissarsi in una realtà
che l’uomo stesso si proietta, in una personalità coerente ed unitaria, la quale però è
un’illusione. (“Il fu Mattia Pascal”; “Il treno ha fischiato”; “Ciàula scopre la luna”)
• Relativismo conoscitivo: Il fatto che non vi è una verità oggettiva fissata, ma ognuno ha
la sua verità che nasce dal suo modo soggettivo di vedere le cose. Nasce però
un’inevitabile incomunicabilità fra gli uomini, in quanto ognuno fa riferimenti alla realtà
a lui presente e non è in grado di proiettarsi le realtà altrui (“Ciàula scopre la luna”,
“Così è se vi pare”)
• Pazzia: fuga nell’irrazionale e nell’immaginazione, attraverso questa evasione l’uomo
può sopportare l’oppressione, evadere dalla vita quotidiana e dalla trappola (“Il treno
ha fischiato”)
• Trappola: imposta dalle abitudini soffocanti della famiglia o del lavoro, imprigiona
l’uomo, separandolo dall’immediatezza della vita, opprime
• Lanterninosofia: Tutti gli uomini hanno un lanternino che fa vedere solo un cerchio
ristretto della nostra realtà, sguardo dell'uomo è estremamente limitato. Ognuno ha la
propria lanterna che illumina il proprio cerchi ristrettoà relativismo conoscitivo
• Morale: noi vediamo un mondo soggettivo, perché ogni lanterna fa vedere un piccolo
cerchio di luce della realtà, non riusciamo nemmeno a vedere l'insieme, quindi la
conoscenza dell'uomo è soggettiva
• “Forestiere” della vita: nell’opera pirandelliana è colui che si isola, si esclude,
osservando gli altri dall’esterno, si rifiuta di assumere la sua “parte”, osserva gli altri
imprigionati nella “trappola” (“Il fu Mattia Pascal”
• Perdita d’identità: l’individuo scopre che se si toglie una maschera ne assume un’altra
(Il fu MP), poi scopre che la maschera cela un vuoto, un’assenza d’identità (Uno,
Nessuno Centomila) e che la libertà non esiste
• “L’umorismo”: 1908, testo chiave per comprender l’universo pirandelliano
- Tratta di: Storia dell’umorismo in generale, concetto teorico di umorismo
- Nell’opera umoristica la riflessione si nasconde, nasce quindi il “sentimento del
contrario”
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- “Avvertimento al contrario” è comico, ma se interviene la riflessione si passa al


“sentimento al contrario”
- La riflessione nell’arte umoristica coglie il carattere molteplice e contraddittorio della
realtà, permette di vederla da diverse prospettive
- Donna vecchia vestita e truccata da giovane: fa ridere, ma anche riflettere, lo fa per
attirare l’attenzione del marito; ha un suo motivo
• Soluzioni: Accettare di non essere nessuno (Uno, nessuno, centomila), fingersi pazzo
• Parole chiave: Inautenticità, incomunicabilità, perdita d’identità, perdita di certezze,
perdita di valori, realtà è caleidoscopica (= sfuggente/soggettiva)
• “Novelle per un anno”: Progettate nel 1922, raccolta di testi pirandelliani
- Non hanno un ordine determinato
- Collocate principalmente in una Sicilia contadina e piccola borghesia
- Riflettono visione del mondo disorganico, popolato da figure avvilite e dolenti,
intrappolate in ruoli sociali mortificanti
- Società impone all’uomo maschere fittizie e ruoli fissi
- “Trappola” costituita da famiglia oppressiva e soffocante o da lavoro monotono
- Sofferenza conservata a lungo può esplodere in gesti inaspettati e folli (Belluca in “Il
treno ha fischiato”)
• “Il treno ha fischiato”: Fa parte delle “Novelle per un anno”
- Belluca, un contabile, ha un carattere molto mite, puntuale, dedito al suo lavoro
- Si fa sottomettere da tutti, non si ribella mai, accetta ingiustizie senza dire una parola
- Un giorno arriva in ritardo, non rispetta gli ordini
- Si scaglia contro il suo capo, ripetendo più volte che un treno ha fischiato nella notte,
portandolo in luoghi lontani come Congo e Siberia
- Lo credono pazzo e viene ricoverato in ospedale psichiatrico, in ospedale parla ancora
del treno
- Il suo vicino di casa in ospedale dice che non è impazzito e non bisogna criticarlo: in
quanto vive una situazione famigliare disastrosa, sono in 12 e non riesce a sfamare
tutti, ha due lavori che svolge tardi fino alla sera
- Fischio del treno lo riporta indietro nel tempo, lo fa evadere dalla vita misera e faticosa
che conduce
Temi centrali: Trappola del lavoro e della famiglia seguita da follia, scomposizione
umoristica della realtà
• “Ciàula scopre la luna”: Fa parte delle “Novelle per un anno”
- Vicenda prende parte nella Sicilia rurale (riferimenti a verismo verghiano)
- Sorvegliante Cacciagallina ordina, con una pistola in mano, ai suoi lavoratori di
continuare a lavorare tutta la notte per finire il carico della giornata
- Se la prende particolarmente con un vecchio minatore, Zi’ Scarda
- Tutti minatori tornano in paese e rimangono solo Ciàula e Zi’ Scarda
- Ciàula abituato a lavorare con la scarsa luce della miniera, non ha paura del buio, si
sente anzi a suo agio
- Ha invece terrore dell’oscurità all’uscita della cava, all’aria aperta, traumatizzato
- Si avvicina all’ingresso e vede per la prima volta la luna che illumina tutto il paesaggio,
si commuove e scoppia a piangere
Temi centrali: Simbolo di rinascita, l’uscita dalla miniera è una liberazione,
rappresentazione del duro lavoro nelle miniere (“Rosso Malpelo”)
• “Strappo nel cielo di carta”: Rappresenta un evento sconcertante, che sconvolge
completamente la comprensione del mondo del personaggio, momento epifanico
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• Oreste non sa più chi è e diventa Amleto


• Differenza tra eroe classico e eroe moderno
• Palenari annuncia ad Adriano che ci sarà uno spettacolo di marionette --> riflessione
sull'eroe classico
Lo strappo nel cielo di carta rappresenta ad Oreste un disorientamento della realtà
Condizione dell'uomo moderno
• “Uno, nessuno, centomila”: Vitangelo Moscarda rinuncia alla sua identità
si identifica con ciò che lo circonda, raggiunge una sorta di estasi, infatti abbandona
tutte le maschere. Aderisce il flusso della vita: muore e rinasce continuamente—> non
è più un individuo sociale
—> viene a capire che non é nessuno e che l’identità non esiste
- Pazzia permette all'uomo di vivere la condizione di libertà assoluta
- Riesce a sfruttare questa condizione di ciò che lo circonda
—> si immerge in un fluire vitale
Vitangelo Moscarda ha cercato di liberarsi dalle forme, fa sì che lui venga considerato
pazzo Centomila maschere diverse indossiamo

Perché la metafora del “mondo come teatro” assume un rilievo particolare?


Tutti recitiamo una parte, viviamo in un mondo di apparenze, ma la realtà vera non esiste, siamo delle
forme. A Pirandello piace il teatro perché si scorge differenza tra fantasia e realtà

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