Un’idea che ritroviamo anche in Platone, Empedocle di
Agrigento e Porfirio (ben 8 secoli dopo Pitagora) è che la
trasmigrazione dell’anima è motivata dall’espiazione di
una colpa (in quanto non ci può essere vita senz’anima ed
quindi una colpa necessaria) ed è solo quando sarà completa,
l’anima non avrà più bisogno di un corpo e ritornerà agli dei.
La matematica
I pitagorici pare che attribuissero così tanto valore alla
matematica tanto da richiedere un giuramento per la setta
brandendo in mano il tetrakys (quaterna) o tetrattide in cui
il punto, la linea, il triangolo e il solido (e quindi la realtà)
sarebbe compressa in questa figura geometrica ed inoltre la
somma dei punti darebbe 10 (ovvero il sistema decimale). I pitagorici consideravano talmente
importante il 10, tanto da inventarsi un decimo pianeta, ovvero l’anti-terra.
Alcuni considerano la matematica pitagorica come una psefizoria (“un‘aritmetica dei sassolini”)
ovvero la realtà è riconducibile a delle unità (dei sassi appunto).
Parmenide di Elea (515 a.C./510 a.C., 544 a.C.-541 a.C. – 450 a.C.)
Figura attiva nel Cilento, dirompente perché segna un punto di svolta sull’indagine sulla
natura e sulla realtà; ma i suoi versi sono avvolti nel mistero (sono molto difficili e solo 19
frammenti); scrisse non un trattato, ma un poema di 154 esametri omerici (scelta stilistica
arcaicizzante), Sulla natura nella forma una una teofania, una dea che ammaestra il poeta filosofo
sulla realtà, in maniera così radicale che dopo Parmenide le idee sull’indagine sulla natura non
possono più essere tali: dobbiamo parlare di una fisica pre-parmenidea e post-parmenidea.
Il testo di Parmenide è diviso in due parti: il primo è il “sentiero della verità” e il secondo è la
“via della opinione” (hodos ovvero “via”):
• Il 1º è un grande proemio in cui la dea si rivolge al poeta;
• Nel 2º vengono indicate le due vie;
• Dal 3º all’8º viene esposta la “via della verità”;
• Dal 9º all’19º viene esposta la “via dell’opinione”;
Negli ultimi decenni si è imposta (non in maniera unanime) l’idea che la comprensione del poema di
Parmenide è possibile solo se inserita tra le prospettive degli altri presocratici e pertanto, se la figura
di Parmenide la sia annovera a quella di scienziato.
—>Se esteriormente il poema si presenta come una rivelazione divina, in realtà può essere visto
come la rivelazione della ragione.
Lezione 4
Frammento 1
“Bisogna che tu impari tutte le cose sia il solido cuore della ben rotonda Verità sia le opinioni dei mortali, nelle quali
non c’è vera certezza. Ma peraltro anche queste cose apprenderai, come bisognava che fossero veramente le apparenze
che passano tutte continuamente.”