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FILOSOFIA

La Scuola di Francoforte, fondata negli anni '20 da Felix Weil, ha sviluppato una teoria critica della società, integrando le teorie di Marx, Weber e Freud, e analizzando le contraddizioni della modernità. Nonostante le difficoltà storiche, tra cui l'emigrazione durante il nazismo, ha continuato a influenzare il pensiero contemporaneo attraverso opere significative di pensatori come Horkheimer, Adorno e Marcuse. Oggi, l'Istituto è diretto da Axel Honneth e affronta temi come disuguaglianza sociale e biopolitica, mantenendo un approccio cosmopolita e critico.

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FILOSOFIA

La Scuola di Francoforte, fondata negli anni '20 da Felix Weil, ha sviluppato una teoria critica della società, integrando le teorie di Marx, Weber e Freud, e analizzando le contraddizioni della modernità. Nonostante le difficoltà storiche, tra cui l'emigrazione durante il nazismo, ha continuato a influenzare il pensiero contemporaneo attraverso opere significative di pensatori come Horkheimer, Adorno e Marcuse. Oggi, l'Istituto è diretto da Axel Honneth e affronta temi come disuguaglianza sociale e biopolitica, mantenendo un approccio cosmopolita e critico.

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FILOSOFIA

la scuola di francoforte
**La Scuola di Francoforte**

L'origine della Scuola di Francoforte risale al periodo tra il 1922 e il 1923, quando F. Weil, figlio di un
ricco commerciante, finanziò degli incontri che portarono alla fondazione dell'Istituto per la ricerca
sociale. Questo istituto, sostenuto da privati e dal ministero dell'istruzione, divenne un centro di
attrazione per sociologi, economisti, storici e filosofi. Tra i protagonisti di questo movimento
intellettuale si annoverano Max Horkheimer, Theodor Adorno, L. Lowenthal, F. Neumann, E. Fromm, H.
Marcuse e W. Benjamin. È stato Max Horkheimer, a partire dal 1930, a dirigere l'Istituto, contribuendo
alla creazione della "Rivista per la ricerca sociale" nel 1932.

Tuttavia, l'avvento del nazismo nel 1933 ha portato alla chiusura dell'Istituto, costringendo i suoi
membri all'emigrazione. Dopo vari trasferimenti a Ginevra, Parigi, New York e California, la Scuola di
Francoforte ha continuato a esistere, seppur in forme diverse. Tuttavia, il tragico suicidio di W.
Benjamin nel 1940 ha segnato una perdita irreparabile per il movimento. È solo negli anni '50 che si
assiste al ritorno di Horkheimer e Adorno, insieme alla seconda generazione della scuola.

Dal punto di vista intellettuale, la Scuola di Francoforte ha sviluppato una "teoria critica della società"
negli anni '30 e '40, che ha integrato le teorie di Marx, Weber e Freud. Questo approccio
multidisciplinare ha permesso loro di analizzare criticamente le contraddizioni della società moderna,
con particolare attenzione alla dimensione oscura e irrazionale dell'esistenza, influenzata dalle opere
di Schopenhauer, Nietzsche e Freud. L'obiettivo dichiarato della Scuola di Francoforte era quello di
contribuire alla creazione di una futura umanità libera e disalienata, ispirando anche la "nuova sinistra"
e il movimento del '68.

Inoltre, la Scuola di Francoforte ha svolto un ruolo critico nei confronti della situazione storico-sociale
del suo tempo. Essi hanno analizzato l'avvento del fascismo e del nazismo, insieme alla critica del
comunismo sovietico e della società tecnologica emergente. In particolare, hanno considerato la
società americana come un emblema di una nuova forma di dittatura, basata sul controllo attraverso il
benessere materiale.

Le opere principali della Scuola di Francoforte includono "Eclisse della ragione" e "Critica della ragione
strumentale" di M. Horkheimer, insieme alla "Dialettica dell'Illuminismo" di Horkheimer e Adorno.
Queste opere criticano la razionalizzazione del mondo e il dominio sull'uomo, evidenziando la
complicità della scienza moderna e dell'industria culturale nel mantenere il sistema di dominio.

Infine, la Scuola di Francoforte ha assistito a un declino del marxismo e un'apertura al discorso


teologico. Horkheimer e altri hanno riconosciuto il fallimento del progetto politico marxista, aprendo
così la porta a una riflessione più ampia sulla ricerca di giustizia e un mondo migliore, pur senza
certezze sull'esistenza di Dio.

Maurizio Ferraris, La scuola di Francoforte, «la Repubblica», 8/6/2012

**Articolo: "La Scuola di Francoforte" di Maurizio Ferraris, La Repubblica, 8/6/2012**

*Introduzione*

Francoforte, oltre ad essere conosciuta per la sede della Banca Centrale Europea e la fiera del libro, è
anche la città in cui ha sede una delle più celebri scuole filosofiche del Novecento: l'Istituto per la
ricerca sociale. Fondato nel 1923 da Felix Weil e diretto successivamente da Max Horkheimer, questo
istituto ha avuto una significativa evoluzione nel corso degli anni.

*Il Direttore e la Terza Generazione*

Attualmente, l'Istituto è diretto da Axel Honneth, esponente della terza generazione della scuola.
Honneth ha sviluppato una teoria del riconoscimento che integra la dialettica di Hegel, la psicologia di
Winnicott e di Mead e la biopolitica di Foucault. La sua ricerca si focalizza sui paradossi del capitalismo
e le progressive forme di esclusione che esso genera.

*Continuità e Evoluzione*

Nonostante le trasformazioni nel corso degli anni, l'Istituto mantiene un filo conduttore nella sua
ricerca, che spazia dalla disuguaglianza sociale alla sociologia e psicologia della famiglia, dalla teoria
della società alla sociologia del diritto, dalla teoria del lavoro a quella dei media e dell'estetica.

*Storia e Emigrazione*

L'Istituto ha subito l'emigrazione a causa dell'ascesa al potere di Hitler, trasferendosi prima a Ginevra,
poi a Parigi e infine negli Stati Uniti. Questo periodo ha segnato la perdita di alcuni membri illustri,
come Marcuse e Benjamin, mentre altri, come Horkheimer e Adorno, sono tornati dopo la guerra,
lasciando un'impronta indelebile con opere epocali come la Dialettica dell'illuminismo.

*Provincialismo e Cosmopolitismo*

La Scuola di Francoforte si distingue per il suo cosmopolitismo, alimentato dall'emigrazione e dalla sua
apertura al giornalismo e al saggismo. Questa caratteristica si contrappone al "provincialismo" di altre
scuole filosofiche, come quella di Heidegger.

*Incontri e Incomprensioni*
La scuola di Francoforte ha avuto incontri e incomprensioni con altri filosofi, come Derrida e Foucault.
Nonostante le divergenze, si è sviluppato un dialogo profondo, testimoniato anche da collaborazioni e
pubblicazioni congiunte.

*Conclusioni*

Oggi, mentre Francoforte è principalmente associata alla finanza, l'Europa potrebbe trarre ispirazione
filosofica dalla ricca storia e dalle idee della Scuola di Francoforte, che ha influenzato profondamente il
pensiero contemporaneo.

**Theodor Wiesengrund Adorno:**

- Adorno, nella sua opera "Dialettica Negativa" (1966), sviluppa una critica radicale alla dialettica
hegeliana, proponendo una "dialettica negativa" che mette in discussione l'identità di realtà e ragione,
evidenziando le contraddizioni non conciliate della modernità.

- Attraverso uno stile nervoso, frammentario ed enigmatico, Adorno esprime la sua visione critica della
società contemporanea, influenzata dall'estetica della musica moderna e dalla tensione tra universale
e particolare. La sua critica si estende all'industria culturale, che considera responsabile
dell'alienazione del consumatore e della riduzione dell'arte a merce.

**Herbert Marcuse:**

- Marcuse, nel suo libro "Ragione e Rivoluzione" (1941), cerca di riconciliare la dialettica hegeliana con
la prassi marxiana, proponendo una sintesi tra pensiero razionale e desiderio di felicità. Attraverso
opere come "Eros e Civiltà" (1955) esplora la repressione degli istinti nella società borghese e la
possibilità di una risessualizzazione della persona attraverso il progresso tecnologico.

- In "L'Uomo a una Dimensione" (1964), Marcuse critica il sistema capitalistico che riduce l'individuo a
un soggetto alienato e propone una "Nuova Sinistra" che si oppone totalmente al sistema,
identificando nei gruppi esclusi e marginalizzati i potenziali soggetti rivoluzionari.

**Walter Benjamin:**

- Nel suo famoso saggio "Sul Concetto di Storia", Benjamin propone una visione della storia come
tensione tra passato e futuro, evidenziando la possibilità di un gesto rivoluzionario capace di
riaccendere la speranza anche nelle epoche più buie.

- Analizzando "L'Opera d'Arte nell'Epoca della sua Riproducibilità Tecnica" (1936), Benjamin critica
l'impatto dell'industria culturale sull'arte, ma riconosce anche la possibilità di una politizzazione
dell'arte nel contesto del comunismo, come strumento per cambiare la storia dell'umanità.
Questi pensatori della Scuola di Francoforte hanno contribuito in modo significativo alla critica della
modernità e alla ricerca di alternative radicali al sistema capitalistico e all'alienazione sociale. Il loro
lavoro ha influenzato ampiamente il pensiero sociale e politico del XX secolo, ispirando movimenti di
contestazione e critica sociale.

GRAMSCI

**La Scuola di Francoforte e il Pensiero dei suoi Membri Principali con un Focus su Antonio Gramsci**

**Contesto Storico e Intellettuale:**

La Scuola di Francoforte è un movimento intellettuale emerso negli anni '20 e '30 del XX secolo, con
sede a Francoforte, in Germania. Questa scuola critica si concentra sull'analisi della società
contemporanea, specialmente sulle dinamiche del capitalismo avanzato e della cultura di massa.

**Dialettica Negativa di Theodor Wiesengrund Adorno:**

- Adorno sviluppa la teoria della dialettica negativa, mettendo in discussione l'identità di realtà e
ragione e svelando le contraddizioni non conciliate.

- Il suo stile è caratterizzato da una scrittura nervosa e frammentaria, vicina a quella di Nietzsche. Si
ispira alla musica, dove vede esemplificata la tensione irresolubile tra universale e particolare.

**Critica dell'Industria Culturale:**

- Adorno critica l'industria culturale, che riduce il consumatore a un oggetto passivo e etero-diretto,
annullando la sua individualità.

- L'arte diventa un mezzo per denunciare le negatività del mondo e anticipare una possibile
riconciliazione.

**Herbert Marcuse e l'Eros nella Civiltà:**

- Marcuse esplora la repressione degli istinti nella civiltà occidentale borghese, distinguendo tra
repressione di base e surplus di repressione.

- Propone il concetto di "ritorno del represso", dove l'arte esprime il desiderio umano di libertà e
creatività non alienata.

**L'Uomo a una Dimensione:**


- Marcuse critica il sistema industriale-tecnologico che stordisce gli individui in un universo
consumistico, dove ragione e realtà diventano identici.

- Propone il concetto del "Grande Rifiuto", che è un'opposizione totale al sistema e una ricerca di
alternative più umane.

**Antonio Gramsci e il Marxismo Italiano:**

- Gramsci, pur essendo un membro della sinistra comunista, sviluppa un'interpretazione unica del
marxismo.

- Il concetto di egemonia di Gramsci enfatizza l'importanza della cultura e dell'ideologia nella lotta per il
cambiamento sociale.

**Analisi Gramsciana della Società:**

- Gramsci analizza gli strumenti del dominio, compresi gli apparati coercitivi e gli apparati
dell'egemonia nella società civile.

- Propone una strategia rivoluzionaria di guerra di posizione anziché uno scontro frontale, e identifica
la questione meridionale come una questione nazionale.

**Ruolo degli Intellettuali secondo Gramsci:**

- Gramsci distingue tra intellettuali organici, che esprimono gli interessi delle classi lavoratrici, e
intellettuali persuasori della classe dominante.

- Il partito, per Gramsci, è l'"intellettuale collettivo" che guida il processo di trasformazione sociale.

**Accusa al Partito Socialista:**

- Gramsci critica il Partito Socialista per aver giustificato la distanza tra operai e contadini, impedendo
la formazione di un fronte unito delle masse sfruttate.

- Sottolinea la necessità di unire le rivendicazioni di tutte le classi subalterne per creare un potenziale
rivoluzionario più ampio.

Articolo

**Gramscimania: Un Fenomeno Globale**

**1. Icona Pop e Pensatore Politico:**


- Antonio Gramsci, seppur piccolo e stortignaccolo, diventa una icona popolare diffusa sui social media,
nelle vetrine dei libri e nelle magliette.

- Il suo pensiero permea diverse discipline accademiche in tutto il mondo, dalla politica
all'antropologia, dalla linguistica alla pedagogia.

**2. Rinascita della Filologia Gramsciana:**

- Negli ultimi anni, c'è stato un rinnovato interesse filologico per gli scritti di Gramsci, con edizioni
critiche e dizionari che ne analizzano il lessico politico.

- Questo lavoro filologico ha contribuito a una comprensione più approfondita del pensiero di Gramsci
al di là dell'interpretazione politica propagandistica.

**3. Significato Attuale del Pensiero di Gramsci:**

- Nonostante siano passati oltre settant'anni dalla sua morte, Gramsci resta uno dei pensatori italiani
più citati e tradotti al mondo.

- Il suo concetto di egemonia politica e culturale è particolarmente rilevante nell'analisi dei meccanismi
di potere e delle disuguaglianze nella società contemporanea.

**4. Rischi e Opportunità nell'Interpretazione dei Quaderni:**

- Esiste il rischio che i Quaderni di Gramsci vengano utilizzati in modo selettivo e strumentale, ma la
consultazione della bibliografia può aiutare a verificare l'autenticità delle citazioni.

- La filologia rigorosa serve a contenere il vizio di "sollecitare i testi" e a garantire una comprensione
accurata del pensiero di Gramsci.

**5. Gramsci come Comunicatore Popolare:**

- Gramsci era un comunicatore nato, capace di scrivere in modo chiaro e accessibile anche su giornali.

- La sua rubrica "Sotto la mole" sull'Avanti mostra il suo giornalismo spregiudicato, spesso trascurato
rispetto al suo ruolo di martire antifascista e teorico comunista.

**6. Riflessioni sull'Eredità di Gramsci:**

- Il brand gramsciano rappresenta il bisogno di una riflessione rigorosa e responsabile in un'epoca


dominata dall'emozione e dal personalismo.

- Il richiamo alla figura di Gramsci funziona da monito e rimpianto per il recupero di un pensiero
politico perso nel tempo.
IL PROBLEMA DEI DIRITTI

Il concetto di diritto si distingue da quello di diritti: mentre il diritto rappresenta l'insieme delle norme
che regolano una società, i diritti sono gli interessi individuali di ciascun individuo, tutelati legalmente
ma spesso basati su principi etici più ampi che trascendono il mero contesto normativo.

La tensione tra universalismo e particolarismo emerge nel dibattito sui diritti umani: se da un lato vi è
l'idea di diritti universali, dall'altro si osserva come le interpretazioni dei diritti siano spesso influenzate
dalle specificità culturali e storiche, portando talvolta a una visione più limitata dei diritti stessi.

Una delle sfide principali è garantire che i diritti siano effettivamente tutelati per tutti: nonostante le
dichiarazioni di principio, molte persone continuano a subire violazioni dei propri diritti
quotidianamente, evidenziando la necessità di passare dalle parole ai fatti e garantire una piena tutela
dei diritti per tutti i membri della società.

Il pluralismo culturale e religioso rende ancora più complesso il fondare i diritti su una base universale:
l'idea stessa di diritti umani potrebbe essere interpretata come espressione di superiorità culturale da
parte di alcune civiltà, evidenziando la necessità di un dialogo interculturale e di un impegno comune
per garantire il rispetto dei diritti per tutti, indipendentemente dalle differenze culturali.

L'evoluzione storica dei diritti ha attraversato diverse fasi, dalla loro affermazione nei contesti civili e
politici fino allo sviluppo dei diritti sociali legati al benessere e alla sicurezza sociale. Autori come
Norberto Bobbio hanno contribuito a una migliore comprensione dei diritti umani e delle sfide ad essi
legate, fornendo una chiave di lettura per affrontare le questioni legate alla giustizia e all'uguaglianza
nella società contemporanea.

HANS JONAS

Hans Jonas, filosofo tedesco nato nel 1903 e morto nel 1993, fu uno dei pensatori più influenti nel
campo dell'etica e della filosofia ambientale del XX secolo. La sua formazione avvenne nell'ambito
dell'esistenzialismo tedesco, e fu influenzato in particolare da Martin Heidegger, con cui studiò a
Marburgo insieme ad altri studenti noti come Hannah Arendt.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, a causa delle leggi razziali antisemite in Germania, emigrò in
Inghilterra dove partecipò come volontario nell'esercito britannico. Dopo la guerra, Jonas insegnò in
diverse parti del mondo, tra cui Israele, il Canada e gli Stati Uniti. Nel 1955 divenne professore alla New
School for Social Research di New York.
Le opere di Jonas spaziano su vari ambiti, dall'etica alla filosofia della tecnologia e della scienza. Tra i
suoi lavori più importanti vi è il "Principio responsabilità" (1979), nel quale affronta la crescente
preoccupazione per gli impatti della tecnologia sull'ambiente e sulla società. Jonas sostiene che l'uomo
si trova di fronte a una "catastrofe universale" a causa degli squilibri provocati dalla tecnologia
nell'ecosistema naturale.

Una delle principali innovazioni di Jonas è il concetto di "imperativo ecologico", una riformulazione
dell'imperativo categorico kantiano che sottolinea la responsabilità per le conseguenze delle nostre
azioni sull'ambiente e sul futuro dell'umanità. Secondo Jonas, l'etica deve andare oltre l'intenzione
individuale e considerare le implicazioni a lungo termine delle nostre azioni.

Jonas propone anche il principio di precauzione, che implica una maggiore attenzione alle previsioni
pessimistiche e un comportamento prudente nell'intervenire sull'ambiente. Questo principio è stato
incorporato in vari trattati internazionali e documenti legislativi, come il Trattato di Maastricht e la
Costituzione europea.

La filosofia di Jonas ha avuto un impatto significativo sul dibattito contemporaneo sull'etica ambientale
e sulla politica pubblica. Le sue idee continuano ad essere discusse e approfondite da studiosi di tutto
il mondo, contribuendo a plasmare il modo in cui affrontiamo le sfide ambientali e sociali del nostro
tempo.

Gustavo Zagrebelsky, I diritti negati alla Terra e a chi verrà dopo di

noi, «La Repubblica», 20 marzo 2017.

**Contesto attuale:**

- Le capacità distruttive dell'uomo sono superiori alle capacità rigenerative delle risorse, mettendo a
rischio la sopravvivenza dell'ecosistema terrestre.

- L'idea tradizionale che "la terra appartiene ai viventi" è messa in discussione dall'imperativo di
proteggere il futuro delle generazioni.

**Diritti delle generazioni future:**

- Le generazioni future richiedono moderazione nell'uso delle risorse e sottolineano il conflitto tra ciò
che esiste e ciò che potrebbe non esistere.

- Questo solleva importanti questioni etiche e costituzionali sul rispetto per il futuro e la responsabilità
delle generazioni presenti.
**Imperativo ecologico di Hans Jonas:**

- "Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di
un'autentica vita umana sulla terra."

- Questo principio etico implica una responsabilità verso le generazioni future e l'ecosistema nel suo
complesso.

**Fondamento teorico:**

- Jonas suggerisce che la fondazione teorica di questo imperativo potrebbe richiedere una forma di
fede o religiosità, intesa come attenzione, ponderazione e coscienziosità.

- Nonostante le sfide nel fornire una base teorica solida, è difficile sostenere il diritto di distruggere il
mondo o di compromettere il futuro delle generazioni successive per il bene egoistico della
generazione attuale.

In sintesi, il dibattito sui diritti delle generazioni future solleva questioni fondamentali sull'etica, la
responsabilità e il ruolo dell'uomo nell'ecosistema terrestre, richiedendo un approccio prudente e
sollecito alla gestione delle risorse e dell'ambiente.

schemi articoli

ZAGREBELSKY

**Contesto e trasformazione dei concetti:**

- Nella Costituzione, ciò che era un semplice interesse diventa un diritto, con possibilità di essere fatto
valere davanti al giudice per risarcimenti o imposizioni di comportamenti virtuosi.

- Il caso dell'Ilva di Taranto è significativo ma limitato rispetto alle esigenze sottolineate dal professor
Vineis, che richiedono azioni preventive per evitare o almeno non causare epidemie.

**Approccio alla salute pubblica:**

- L'inquinamento, l'accesso a risorse essenziali come l'acqua pulita e la riduzione dei rischi di nuovi
spillover sono ora considerati problemi di salute pubblica.

- Vineis sottolinea l'importanza della ricerca sulla diffusione delle zoonosi e propone modelli
matematici per comprendere i percorsi causali, al fine di tradurli in pratiche preventive.
**Riflessioni filosofiche e legali:**

- Zagrebelsky propone un cambiamento nell'approccio legale, considerando la Terra e il cosmo come


esseri viventi con proprie leggi e salute.

- Si interroga se le pandemie siano dovute al virus stesso o a fattori come deforestazioni,


inquinamento, cambiamento climatico e concentrazione urbana.

**Implicazioni della pandemia:**

- Zagrebelsky suggerisce che la "guerra contro il virus" dovrebbe essere anche una lotta contro le
esasperazioni della "civiltà dello sviluppo", che potrebbero essere alla radice delle pandemie.

In sintesi, l'articolo affronta la trasformazione dei concetti legali e filosofici riguardanti i diritti
ambientali e la salute pubblica, evidenziando la necessità di azioni preventive e una revisione dei
modelli di sviluppo attuali.

La dignità non è il rango

**Introduzione**

Il concetto di dignità, sebbene radicato in una lunga storia, ha acquisito una rilevanza emotiva
significativa solo dopo la seconda guerra mondiale, come se la società volesse proteggere il futuro
dalle atrocità dei campi di sterminio nazisti. Essa viene considerata non solo come un'estensione della
sfera del sacro dalla divinità all'umanità, ma anche come una corazza protettiva, sia etica che giuridica,
volta a garantire l'integrità, l'autonomia e la libertà degli individui e dei popoli, preservandoli dalla
violenza, dall'oppressione e dall'umiliazione. Il legame tra dignità e diritti è stato solennemente sancito
nel Preambolo della Carta delle Nazioni Unite del 1945, nella Dichiarazione generale dei diritti umani
delle Nazioni Unite del 1948 e nella costituzione della Repubblica Federale Tedesca.

**Sviluppo**

1. Origini concettuali della dignità

Il concetto di dignità affonda le sue radici nell'espansione della sfera del sacro, trasformandosi da un
principio divino a uno umano attraverso la tradizione ebraico-cristiana, che sostiene che l'uomo sia
stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Inoltre, viene concepita come una corazza protettiva, sia
etica che giuridica, mirata a preservare l'autonomia e la libertà degli individui e dei popoli dalla
brutalità della violenza e dell'oppressione.
2. Intensificazione del riferimento alla dignità

La rilevanza della dignità si è ulteriormente intensificata a causa della crescente esposizione di episodi
di disumanità e della necessità di promuovere una maggiore eguaglianza e consolidare i diritti umani.
Le memorie dei condannati nei gulag sovietici e le feroci guerre interetniche del Rwanda hanno
evidenziato l'importanza di proteggere la dignità umana dalla brutalità e dall'oppressione.

3. Critiche alla dignità nella filosofia

Nonostante l'importanza crescente attribuita alla dignità, la filosofia ha spesso trascurato il suo ruolo,
preferendo invece concentrarsi sul concetto di "rispetto per le persone e per la loro autonomia",
considerando la dignità come un fattore di confusione. Schopenhauer, in particolare, criticava la
dignità come un mero artificio privo di sostanza, un inganno che lusingava l'autostima senza offrire
alcun fondamento reale.

4. Evoluzione del concetto di dignità

L'analisi dello sviluppo storico del concetto di dignità rivela un cambiamento significativo nella sua
interpretazione, specialmente da parte della Chiesa cattolica. Se in passato la dignità era spesso
associata al rango sociale o alla gerarchia, il concetto è stato progressivamente ridefinito come un
valore intrinseco degli uomini, influenzato anche dalla filosofia di Kant e dal suo principio di trattare gli
individui come fini in sé stessi anziché come mezzi.

5. Filosofia di Kant e la dignità

La filosofia di Kant ha giocato un ruolo fondamentale nel ridefinire il concetto di dignità, estendendolo
a tutti gli uomini e assegnando loro un valore intrinseco e assoluto. Secondo Kant, gli individui devono
essere trattati sempre come fini in sé stessi, mai esclusivamente come mezzi. Tuttavia, la questione di
chi decida quale sia il fine e quale sia il mezzo rimane aperta, come illustrato nel caso legale di Manuel
Wackenheim, che rivendicava il diritto di essere lanciato tra gli avventori di una discoteca nonostante le
autorità francesi lo considerassero contrario alla sua dignità.

**Conclusioni**

In conclusione, sebbene il concetto di dignità abbia acquisito una rilevanza sempre maggiore nel
contesto contemporaneo, rimangono domande aperte sulla sua definizione e applicazione,
specialmente riguardo al suo valore nei confronti di feti e cadaveri e al modo in cui viene interpretato e
difeso dalle diverse discipline e istituzioni.

I DIRITTI DEGLI ANIMALI


**Introduzione**

L'estensione della nozione di soggetto giuridico e i diritti degli animali rappresenta un tema cruciale
nell'ambito della riflessione etica e giuridica contemporanea.

**Nuovi soggetti morali e giuridici**

Nuovi soggetti morali e giuridici sono stati identificati, tra cui le generazioni umane future e altri esseri,
sia animati che non, dando così vita a una discussione profonda e articolata.

**L'approccio utilitarista di Peter Singer**

Peter Singer, nel suo lavoro "Animal Liberation" del 1979, si inserisce nella tradizione utilitarista di
Bentham, il quale aveva precedentemente indicato nella capacità di provare dolore il criterio per
l'inclusione nell'universo etico.

**Critica all'adozione di criteri specisti**

Si evidenzia la critica all'adozione di criteri come il possesso della ragione e del linguaggio per
determinare l'assegnazione dei diritti, poiché ciò porterebbe all'esclusione di individui umani come
neonati, persone in coma o con gravi patologie psichiche, ritenendo tale approccio una forma di
specismo, una sorta di discriminazione equiparabile al razzismo.

**Proposta di superamento dello specismo**

Di conseguenza, emerge la necessità di superare lo specismo e di adottare come criterio fondamentale


la capacità di provare piacere e dolore, inclusiva di tutti gli esseri capaci di sofferenza, poiché è
considerato moralmente indegno causare sofferenze inutili agli animali.

**L'approccio giusnaturalistico di Thomas Regan**

Thomas Regan, nel suo lavoro "The Case for Animal Rights" del 1984, propone un approccio
giusnaturalistico fondato su diritti oggettivi e naturali per gli animali, che si distingue dall'approccio
utilitaristico per la sua dipendenza da valutazioni soggettive.

**La visione della giustizia di Martha Nussbaum**

Martha Nussbaum, affronta la questione dell'estensione dei diritti agli animali attraverso il concetto di
"dignità", che diventa il fulcro di una visione della giustizia che rinnova le teorie del contratto sociale e
dell'utilitarismo.

**Dichiarazioni dell'Alta Corte del Kerala**


Si evidenziano le dichiarazioni dell'Alta Corte del Kerala del 2000 riguardo ai diritti degli animali da
circo, sottolineando la necessità di riconoscere e proteggere i loro diritti, al di là della loro
appartenenza alla specie umana.

**Critiche alle teorie kantiane del contratto sociale**

Infine, si analizzano le critiche alle teorie kantiane del contratto sociale, che escludono gli animali non
umani dai doveri di giustizia, evidenziando l'importanza dell'approccio utilitaristico nel riconoscere la
sofferenza degli animali come un male e nel promuovere uno "spirito di alleanza" nella lotta per i loro
diritti.

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BIOETICA

**Introduzione alla Bioetica:**

La bioetica è un neologismo introdotto per la prima volta da Van R. Potter nel 1971 nel suo libro
"Bioethics: A Bridge to the Future". Questo campo rappresenta un'intersezione tra l'etica, le scienze
della vita (medicina, biologia, genetica) e la politica dell'assistenza sanitaria. Si occupa delle questioni
morali e etiche sollevate dall'avanzamento delle tecnologie mediche e genetiche, con particolare
attenzione alle implicazioni sociali e ambientali legate alla salute.

**Principi Fondamentali:**

I principi fondamentali della bioetica includono il consenso libero e informato, che sottolinea
l'autonomia decisionale del paziente, la beneficenza, che implica l'obbligo di agire per il bene del
paziente bilanciando benefici e rischi, la non malevolenza, che richiede di evitare di causare danni o
dolore, e la giustizia, che si riferisce alla distribuzione equa delle risorse e dei benefici nel contesto
della salute.

**Prospettive Etiche:**

Le prospettive etiche in bioetica variano notevolmente. Da un lato, le etiche deontologiche


sottolineano la sacralità e l'indisponibilità della vita, enfatizzando il dovere di vivere (pro-life) e
l'immodificabilità della natura umana. Dall'altro lato, le etiche consequenzialiste mirano alla
massimizzazione del benessere e considerano la qualità della vita come criterio primario, consentendo
il diritto di scegliere di morire (pro-choice) in determinate circostanze.
**Bioetica Laica Procedurale:**

La bioetica laica procedurale si propone di promuovere l'adattamento intellettuale reciproco tra le


possibilità offerte dalle biotecnologie e i diversi valori presenti nelle società multiculturali. Si basa
sull'idea di rispettare il pluralismo etico, riconoscendo che esistono molteplici posizioni irriducibili
derivate da presupposti diversi. Cerca di raggiungere un accordo sui dilemmi etici attraverso
l'argomentazione razionale e il dialogo, al fine di arrivare a soluzioni giuridiche condivise.

**Dibattito Bioetico:**

Il dibattito bioetico rimane complesso e controverso a causa delle diverse impostazioni e


interpretazioni sulla vita e sulla verità. Le opinioni variano da visioni che considerano l'aborto ed
l'eutanasia moralmente sbagliati e illegittimi, a posizioni che li considerano legittimi, consentendo la
scelta individuale senza necessariamente giudicarli come sbagliati o no. Questa diversità di opinioni
riflette una varietà di convinzioni culturali, religiose e filosofiche che influenzano il modo in cui le
persone considerano le questioni etiche legate alla vita e alla salute.

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**Il diritto di avere diritti:**

S. Rodotà nel suo libro "Il diritto di avere diritti" del 2013 sostiene la necessità di ampliare l'elenco dei
diritti umani inalienabili per includere quelli che consentono condizioni di vita adeguate. Egli difende il
diritto generale e universale di avere diritti come unico modo per connotare la dignità dell'esistenza
umana in un'epoca caratterizzata da crescenti disuguaglianze.

**Realizzazione concreta dei diritti:**

Rodotà sottolinea che la realizzazione concreta dei diritti dipende dai diversi contesti storico-sociali in
cui vengono rivendicati. Egli evidenzia che i diritti sono uno strumento per combattere le ingiustizie e
che è fondamentale riconoscere il diritto di accesso alle risorse tecnologiche e informatiche, nonché il
libero accesso a Internet, come componenti essenziali della cittadinanza e della democrazia.

**Evoluzione dei diritti umani:**

L'autore analizza l'evoluzione dei diritti umani nel contesto delle nuove scienze, facendo riferimento al
Codice di Norimberga e al concetto di consenso informato. Questo segna una rivoluzione mettendo al
centro il potere della persona di decidere per sé stessa, contrastando il potere medico che tradisce il
giuramento di Ippocrate.

**Salute come diritto fondamentale:**


Rodotà sottolinea l'importanza della dignità umana e il suo legame con il concetto di salute come
diritto fondamentale. Egli esplora la definizione di salute dell'OMS come stato di benessere fisico,
psichico e sociale, e la necessità di garantire l'autodeterminazione delle persone nel prendere decisioni
riguardanti la propria salute.

**Libertà di modificare il proprio corpo:**

L'autore affronta il tema della dignità umana e la libertà di modificare il proprio corpo, analizzando casi
come quello di Pistorius e le implicazioni della tecnologia nel concetto di umanità. Egli si interroga su
come il trans-umanismo possa influenzare i diritti umani e sottolinea l'importanza di garantire la
sicurezza delle tecnologie e il rispetto del diritto di ciascuno di governare liberamente il proprio corpo.

**Umanità e diritti nel futuro:**

Rodotà sottolinea che l'umanità e i suoi diritti non devono essere determinati da un'essenza prefissata,
ma devono seguire ciascuno lungo sentieri nuovi e non sempre prevedibili, proteggendo così l'umanità
da un "inumano" che ha prodotto ferite ancora non rimarginate nella storia.

STEFANO RODOTÀ, TESTAMENTO BIOLOGICO Si può scegliere come

morire?, «la Repubblica», 26/6/2007.

**Introduzione:**

- Rodotà cerca di chiarire le confusioni riguardanti il testamento biologico, distinguendolo


dall'accanimento terapeutico e dall'eutanasia attiva.

- Contesta l'argomento ideologico che associa il testamento biologico all'eutanasia.

**Riconoscimento del testamento biologico:**

- Molte nazioni hanno riconosciuto il testamento biologico senza scivolare verso leggi sull'eutanasia
attiva.

- Il testamento biologico è un modo per garantire l'autodeterminazione delle persone nelle fasi
terminali della vita.

**Normative mediche e consenso informato:**

- L'accanimento terapeutico è considerato inammissibile secondo il codice di deontologia medica.

- Il consenso informato è fondamentale per l'autodeterminazione del paziente riguardo alle cure
mediche.
**Legittimità del rifiuto delle cure:**

- Si sostiene che, in presenza di una chiara volontà della persona, i trattamenti medici dovrebbero
essere interrotti per consentire una morte dignitosa.

- Si discute anche la figura del "fiduciario" nel codice civile, che può rispettare la volontà del paziente in
caso di incapacità.

**Analisi del caso Welby:**

- Si sottolinea l'importanza della competenza della coscienza individuale nelle decisioni relative ai casi-
limite.

- Si critica la decisione di un magistrato romano riguardante l'archiviazione della procedura contro


l'anestesista che ha accettato la richiesta di Piergiorgio Welby.

**Principio costituzionale:**

- Si evidenzia l'articolo 32 della Costituzione italiana, che sottolinea il rispetto della persona umana
come limite invalicabile del legislatore.

- Si paragona questo principio a una nuova dichiarazione di habeas corpus, dove il corpo intoccabile
diviene presidio della persona umana.

**Conclusione:**

- Si afferma che discutendo del testamento biologico, non si attribuiscono ai cittadini nuovi diritti, ma si
disciplinano le condizioni del suo esercizio con massimo rispetto.

[Link], Solidarietà, la più fragile e necessaria delle utopie, «la Repubblica», 24 novembre 2014

**Introduzione:**

- Rodotà analizza il concetto di solidarietà nel suo saggio "Solidarietà. Un’utopia necessaria",
sottolineandone l'attualità nella contemporanea era della disuguaglianza.

**Origini e evoluzione della solidarietà:**

- La solidarietà ha radici antiche, ma è stata teorizzata nella stagione moderna come risposta
all'individualismo.

- Nel corso della storia, la solidarietà ha subito slanci e ripiegamenti, manifestandosi sia come principio
morale che politico.

**Ruolo della solidarietà nell'era moderna:**

- Dopo la seconda guerra mondiale, la solidarietà è stata istituzionalizzata con la creazione del Welfare.

- Nella costituzione italiana, la solidarietà è legata al lavoro e alla dignità del lavoratore.

**Adattamento della solidarietà alla globalizzazione:**

- La globalizzazione ha posto sfide alla solidarietà, portando alla necessità di trasferirla dall'ambito
nazionale a quello globale.

- Rodotà affronta le difficoltà di una solidarietà di tipo cosmopolitico e i processi di allargamento della
cittadinanza.

**Battaglie attuali per la solidarietà:**

- La solidarietà è al centro di una battaglia tra coloro che vogliono ridurre lo scarto tra privilegi e
sacrifici e le grandi centrali finanziarie che cercano di limitarne gli effetti.

- Rodotà vede nella categoria di "persona" un punto di resistenza alla riduzione della solidarietà, poiché
si applica a chiunque al di là della sua specifica condizione.

**Conclusioni:**

- La solidarietà, paradossalmente, si manifesta nell'anonimato e nell'impersonalità, come dimostrano


le donazioni di organi.

- Rodotà richiama la parabola del samaritano per illustrare che la vera solidarietà sta nell'amore dello
straniero e dello sconosciuto.

SIMONETTA FIORI, Solo la battaglia per la dignità può salvare la

democrazia, «la Repubblica», 23 settembre 2016.

**Introduzione:**

- La dignità è una parola centrale, ma spesso calpestata e abusata nel nuovo millennio.

- Stefano Rodotà ha fatto della dignità la bussola della sua ricerca intellettuale e politica.
**Importanza della dignità:**

- La dignità evoca direttamente il rispetto della persona nella sua integrità ed è più immediata di
concetti come eguaglianza e libertà.

- Tuttavia, la realtà contraddice spesso l'idealismo associato alla dignità, come dimostrato dalle
politiche dell'UE verso i migranti.

**Dignità nella storia e nella costituzione:**

- La dignità è stata un concetto chiave dopo la seconda guerra mondiale, evidenziato nella costituzione
tedesca e italiana.

- In Italia, si affianca alla dignità personale anche quella sociale, legata al rapporto con gli altri e al
lavoro.

**Dignità nell'era della tecnologia:**

- La tecnologia ha cambiato la costruzione dell'identità e della dignità, consentendo la manipolazione


delle informazioni personali.

- La divulgazione di informazioni personali online può danneggiare gravemente la dignità e portare al


suicidio.

**Tutela della dignità online:**

- È necessario porre paletti all'uso delle informazioni personali online e garantire il consenso delle
persone coinvolte.

- La dignità online riguarda anche la privacy dei sentimenti e il rispetto della sfera privata degli
individui.

**Dignità nel contesto della bioetica e della legislazione:**

- In Italia manca ancora una legge sul testamento biologico, ma esiste una sentenza della Corte
Costituzionale che riconosce il diritto all'autonomia del corpo.

- La legislazione italiana tende a limitare le decisioni autonome e non vede la libertà come un bene da
salvaguardare.

**Conclusione:**

- La dignità è un modo antropologico di vivere e comportarsi, e riconoscerla nelle persone implica il


rispetto della loro autonomia e integrità.
LA RIBALTAZIONE DELLA FILOSOFIA PRATICA

**Introduzione:**

L'argomento trattato riguarda la riabilitazione della filosofia pratica, intesa come l'etica aristotelica
capace di guidare l'azione umana, e il dibattito che si è sviluppato in Germania negli anni '60 riguardo a
questo tema.

**Concetto di filosofia pratica:**

La riabilitazione della filosofia pratica si pone in netto contrasto con la concezione moderna del sapere,
che tende a ridurre la ragione alla sola dimensione scientifica. Essa sostiene che la sfera etica e politica
non debba essere separata da quella scientifica, e che gli scopi dell'agire e i valori non debbano essere
ridotti a mere preferenze soggettive, ma possano essere razionalmente argomentati.

**Necessità di un'indagine razionale sulla prassi:**

Si sottolinea la necessità di condurre un'indagine razionale sulla prassi, al fine di garantire al sapere
pratico una specificità metodologica. Questo contrasta con l'approccio alla morale astratta e
individualistica.

**Correnti di pensiero:**

Il dibattito si articola principalmente in due correnti di pensiero: i neoaristotelici e i postkantiani. I


neoaristotelici, o contestualisti, come Gadamer, Arendt e Jonas, sottolineano l'importanza della
nozione aristotelica di phronesis, la saggezza morale, nel suo contesto storico-sociale.

**Contrapposizione con i postkantiani:**

Dall'altra parte, i postkantiani, o universalisti, come Riedel, sostengono un'etica del dovere basata
sull'imperativo categorico kantiano, che pretende di valere per tutti, indipendentemente dal contesto.

**Svolta etica della filosofia:**

La svolta etica della filosofia diviene necessaria di fronte ai problemi posti dallo sviluppo scientifico e
tecnologico. Essa si manifesta nell'assunzione di responsabilità individuale e collettiva, come
evidenziato da Hans Jonas nel suo lavoro "Il principio responsabilità".

**Prospettiva pluralistica per l'etica:**


Si propone una prospettiva pluralistica per l'etica, che sia pubblica, consensuale e in grado di
argomentare le proprie ragioni senza imporle. Questo approccio riconosce la diversità delle tradizioni
etiche senza rinunciare alle proprie, promuovendo il dialogo e il confronto costruttivo.

**Distinzione tra etiche:**

Viene poi delineata la distinzione tra etiche deontologiche, che pongono l'accento sull'agire per dovere
o per giustizia, e etiche finalistiche, che considerano l'agire in vista di un fine, come l'utilità o il bene,
con esempi tratti dalle opere di Kant, Bentham e Mill.

**Multiculturalismo e compatibilità delle etiche:**

Infine, si affronta il problema del multiculturalismo e la compatibilità delle diverse etiche all'interno di
una società pluralistica, evidenziando la complessità del confronto tra tradizioni culturali e il necessario
rispetto per la diversità di prospettive etiche.

HANNAH ARENDT

**Introduzione:**

Il riassunto esplora il lavoro di Adriana Cavarero sulla figura di Hannah Arendt, riconosciuta come una
delle pensatrici politiche più influenti del XX secolo.

**Vita e formazione:**

Si forniscono dettagli sulla vita di Arendt, nata in Germania nel 1906 e poi trasferitasi negli Stati Uniti
durante la Seconda Guerra Mondiale. Si menzionano le sue influenze accademiche, tra cui i suoi studi a
Marburgo con Heidegger e la laurea a Heidelberg con una tesi su Sant'Agostino.

**Contributi principali:**

Vengono evidenziati i contributi fondamentali di Arendt alla filosofia politica, come il suo lavoro del
1951 "Le origini del totalitarismo", che ha introdotto il concetto di totalitarismo nel dibattito politico.
Inoltre, si menzionano altre opere significative come "Vita activa. La condizione umana" del 1958 e "La
banalità del male" del 1963.

**Filosofia pratica:**

Il riassunto approfondisce la distinzione aristotelica tra praxis e poiesis, evidenziando come Arendt
abbia ripreso e sviluppato questa distinzione nel suo pensiero politico. Si analizzano le tre modalità
della praxis - labor, work, action - e si sottolinea l'importanza dell'azione politica come espressione
autentica della libertà individuale e della creazione di uno spazio comune.
**Natalità e politica:**

Si discute il concetto di natalità come categoria fondante della politica nel pensiero di Arendt, che
contrappone questa visione all'approccio heideggeriano basato sull'essere per la morte. Si evidenzia
come Arendt abbia concepito la politica come una "seconda nascita", un luogo di interazione umana
dove gli individui possono esprimere la propria unicità e agire insieme.

**Narrativa e memoria:**

Il ruolo della narrazione nella costruzione dell'identità personale e nella trasmissione della memoria
collettiva viene esplorato in relazione al pensiero di Arendt. Si mette in luce come Arendt abbia
sottolineato l'importanza della narrazione nelle storie quotidiane e come le donne abbiano spesso
giocato un ruolo fondamentale nel trasmettere il senso del sé agli altri attraverso la narrazione.

SIMONE WEIL

**Simone Weil (1909-1943): Tra impegno politico e ascetismo**

**Vita e formazione:**

Nata a Parigi nel 1906 da una famiglia di origine ebraica, Simone Weil si diplomò all'Ecole Normale
Supérieure nel 1930. Durante gli anni successivi, sperimentò l'esperienza operaia presso la Renault nel
1931 e successivamente si convertì al cristianesimo nel 1935. Coinvolta nella guerra civile spagnola nel
1936, si trasferì a Londra nel 1939, dove collaborò alla formazione di un corpo di infermiere da inviare
nella Francia occupata.

**Critica del marxismo:**

Nel 1934, Weil iniziò a riflettere sulle cause dell'oppressione sociale, criticando soprattutto il lavoro
meccanizzato come fonte di alienazione. Contestò la concezione marxista secondo cui oppressione e
struttura sociale sono inscindibili, sottolineando che la libertà dipende dalla consapevolezza dei
rapporti di forza.

**Riflessioni sul totalitarismo:**

Le sue analisi sulle origini dell'hitlerismo nel 1939 portarono Weil a considerare lo stato totalitario
come il prodotto dell'idea del dominio e della crudeltà. Invertendo il rapporto causale, sostenne che è
la scomparsa del pensiero a rendere possibile il totalitarismo. Identificò anche il ruolo dello Stato-
nazione nel favorire il totalitarismo e suggerì che potesse essere contrastato attraverso la politica della
polis.
**Cristianesimo eterodosso:**

Le opere di Weil come "L'ombra e la grazia" e "Attesa di Dio" riflettono il suo approccio eterodosso al
cristianesimo. Per lei, sposare la causa degli oppressi significava aderire autenticamente alla fede
cristiana, rifiutando il dogma cattolico in favore della sofferenza di Cristo come significato ultimo.
Credeva che l'accettazione esistenziale della sventura e il depotenziamento dell'io fossero
fondamentali per il ricongiungimento con il divino.

[Link] (1933), [Link] (1947): la giustizia per tutti

**La fragilità del bene (1986)**

Nel trattato "La fragilità del bene", si evidenzia la contrapposizione tra l'akrasia aristotelica, intesa
come mancanza di autocontrollo, e l'idea platonica dell'autosufficienza della ragione.

**L’approccio delle capacità: Nussbaum, Sen, La qualità della vita (1993)**

Attraverso l'opera di Nussbaum e Sen in "La qualità della vita", emerge una critica all'approccio
economicista che valuta una società unicamente in base alla ricchezza creata, sottolineando
l'importanza di valorizzare le virtù dei suoi membri per una valutazione più completa.

**[Link], Le nuove frontiere della giustizia (2006)**

Nel suo lavoro, Nussbaum critica la teoria della giustizia di Rawls, argomentando che i suoi principi non
tengono conto delle capacità differenziate degli individui. Propone invece una teoria della giustizia
globale che integra la redistribuzione delle ricchezze tra le nazioni e il focus sui diritti degli individui con
maggiore difficoltà.

**Amartya Sen L’idea di giustizia (2010)**

Sen critica anch'egli Rawls per il suo primato assoluto della libertà individuale e il principio di differenza
che giustifica le disuguaglianze. Propone invece una teoria della giustizia basata sulla storicità dei
comportamenti anziché su ideali astratti.

**M. Nussbaum: contro le discriminazioni la “politica dell’umanità”**


Attraverso l'analisi delle forme di discriminazione, Nussbaum propone una "politica dell’umanità" che
rispetti la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani, indipendentemente dalle differenze somatiche,
culturali o sessuali.

**Martha Nussbaum, La mia sciarpa così simile a un chador, «La Repubblica», 30/1/2015**

1. **Intelligenza e Fatti**

- Nussbaum sottolinea l'importanza di basare i giudizi su fatti concreti anziché stereotipi superficiali,
invitando a comprendere la complessità delle varie espressioni dell'Islam per contrastare l'ignoranza e
trattare i concittadini musulmani con rispetto. Inoltre, sottolinea l'importanza di studiare le nazioni
musulmane che hanno subito trasformazioni liberali, come l'India e l'Indonesia, per acquisire una
visione più completa e sfaccettata.

2. **Coerenza di Principi**

- Un altro punto chiave evidenziato da Nussbaum riguarda la necessità di applicare gli stessi standard
a tutti, senza discriminazioni di alcun tipo. Utilizza l'esempio della National Football League (NFL) per
illustrare l'importanza di una uniformità nei trattamenti, evidenziando la recente decisione della lega di
ritirare una multa inflitta a un giocatore musulmano per aver pregato dopo una partita.

3. **Immaginazione**

- La filosofa argomenta che per diventare cittadini consapevoli e inclusivi del mondo complesso in cui
viviamo, è essenziale coltivare la capacità di vedere il mondo da molteplici prospettive. Propone che i
programmi educativi sulla storia, la letteratura e la filosofia siano fondamentali per sviluppare questa
capacità, sottolineando l'importanza di un'istruzione ampia e diversificata.

4. **Lavoro di Squadra**

- Nussbaum enfatizza l'importanza della collaborazione e della solidarietà nel confrontare le sfide
umane, sottolineando che per far fronte ai problemi globali è necessario unire le persone in modo non
gerarchico, rispettoso e reciproco. Questo approccio richiede la condivisione di idee e sforzi verso
obiettivi comuni, piuttosto che competizione e divisione.

5. **Speranza**

- Infine, Nussbaum parla del ruolo della speranza in tempi difficili, citando Kant e affermando che
anche quando sembra che non ci sia speranza, è nostro dovere morale coltivarla. Questo perché la
speranza ci spinge a massimizzare i nostri sforzi per il bene dell'umanità e a cogliere ogni opportunità
per progredire e promuovere valori positivi nel mondo.

I COMUNITARI

**I "Communitarians" e la Prospettiva Contestualista**

1. **Contrasto con l'Idea di Rawls e il Liberalismo Individualistico**

- I communitaristi sfidano l'approccio astratto di Rawls alla giustizia, che si basa su una "posizione
originaria" universale, sostenendo che l'essere umano è un membro di una comunità con valori
condivisi, non un individuo isolato. Questo contrasta con l'idea di Rawls di una giustizia distaccata dalle
particolarità delle comunità.

2. **Alasdair McIntyre: Il Ruolo delle Virtù**

- McIntyre, un esponente chiave del communitarismo, sostiene che la libertà individuale sia basata
sull'adesione ai valori e alle leggi della comunità. Egli promuove un ritorno all'areté aristotelica, in cui le
virtù morali sono radicate nelle tradizioni comunitarie. La sua critica al liberalismo individualistico
riguarda la sostituzione del concetto di libertà astratta con quello di "animale politico", evidenziando la
centralità dei valori comunitari nella formazione del carattere morale.

3. **Charles Taylor: La Politica del Riconoscimento**

- Taylor evidenzia la necessità di riconoscere i diritti collettivi delle minoranze culturali e sociali, come i
gruppi omosessuali, neri, ispanici e musulmani, sottolineando la priorità dell'"uguaglianza di rispetto"
rispetto all'autonomia individuale. La sua critica al liberalismo riguarda l'insufficienza del concetto di
neutralità dello Stato rispetto ai valori culturali, favorendo un'approccio che tenga conto delle identità
culturali e sociali nella politica pubblica.

4. **Universalismo vs Multiculturalismo**

- Il dibattito tra universalismo e multiculturalismo si concentra su come trattare le differenze culturali


e i diritti individuali all'interno di una società complessa e multietnica. Mentre alcuni difendono il
multiculturalismo senza compromessi, altri, come Nussbaum e Eco, cercano di bilanciare il
multiculturalismo con valori universali. Questo evidenzia la sfida di conciliare la diversità culturale con i
principi universali di giustizia e diritti umani.

5. **Reazioni alla Modernità**

- Huntington e altri critici contestano l'egemonia culturale occidentale e sottolineano le diverse


reazioni delle culture non occidentali alla modernità. Alcune accettano entrambi, altre solo la
modernità ma non i valori occidentali, mentre altre ancora rifiutano entrambi. Questa diversità di
reazioni evidenzia le complessità della modernizzazione e le sfide nel gestire la diversità culturale nel
contesto globale.

6. **Direzioni del Dibattito**

- Il dibattito si concentra sulla difesa delle culture senza discriminazione, il rispetto dei diritti umani e la
ricerca di un equilibrio tra multiculturalismo e valori universali, evidenziando le sfide e le potenzialità
della convivenza tra culture diverse. Questo richiede un approccio inclusivo che tenga conto delle
identità culturali e sociali nella formulazione delle politiche pubbliche, promuovendo il rispetto
reciproco e la comprensione interculturale.

[Link], Il paradosso dell’identità, «la Repubblica», 22/6/2011.

**Il Paradosso dell’Identità**

1. **Definizione e Origini dell'Identità**

- L'identità, da termine matematico, si trasforma in un concetto di appartenenza collettiva legato a


fattori naturali o simbolici. Si evidenzia come l'identità sia un fenomeno complesso, non da
sottovalutare, legato a narrazioni e miti che diventano parte integrante della vita e dei sentimenti delle
persone.

2. **Esigenze e Declinazioni dell'Identità**

- L'articolo indaga sulle radici del bisogno di identità, che si manifesta in forme più o meno accettabili.
Si sottolinea che la formazione del "noi" richiede meccanismi di esclusione e attribuzione di primati,
spesso manifestandosi attraverso la xenofobia come espressione di un forte bisogno di identità.

3. **Tipologie di Identità**

- Si distinguono tre tipi di identità:

- Il primo, basato sull'auto-riferimento immutabile (A = A), è viscerale e ottuso, incapace di confrontarsi


con altre comunità.

- Il secondo, santifica l'esistente, ignorando le ferite e le umiliazioni storiche.

- Il terzo, preferibile, è un'identità fluida e inclusiva, simile a una corda da intrecciare, che esalta la
diversità e promuove l'inclusione sociale.

4. **Apertura e Chiusura all'Alterità**


- Si evidenzia la necessità di aperture verso l'alterità, rappresentata dagli stranieri, come ponte e sfida
alla compattezza delle comunità. Tuttavia, si sottolinea che l'interazione non implica assimilazione né
isolamento, ma una riduzione dello strabismo tra globalizzazione e preservazione delle differenze.

5. **Il Paradosso della Globalizzazione**

- Infine, si esplora il paradosso della globalizzazione, in cui l'apertura del mondo sembra generare
reazioni di chiusura e la rinascita di piccole patrie dettate dalla paura e dall'egoismo. Si riflette sulle
sfide di un mondo sempre più integrato, ma anche diviso dalle identità e dalle paure nazionali.

U. Eco, Le guerre sante, passione e ragione, «la Repubblica»,5/10/2009.

**Le Guerre Sante: Passione e Ragione**

1. **Origini delle Guerre di Religione**

- Le guerre di religione nascono da adesioni passionali a contrapposizioni semplicistiche, come Noi e


gli Altri, buoni e cattivi, bianchi e neri. La cultura occidentale ha tentato di sciogliere queste
semplificazioni dannose attraverso l'indagine e lo spirito critico.

2. **Identità e Giudizio**

- La confusione spesso deriva dall'incapacità di distinguere tra l'identificazione con le proprie radici, il
comprendere chi ha altre radici e il giudicare ciò che è bene o male. Le radici possono essere più ampie
di quelle regionali o nazionali, e ciascuno si identifica con la cultura in cui è cresciuto.

3. **Confronto di Civiltà**

- L'Occidente ha mostrato curiosità verso altre civiltà, ma anche un passato di sfruttamento e


evangelizzazione. L'antropologia culturale ha cercato di sanare i peccati del colonialismo mostrando
che le culture "altre" erano organiche e ragionevoli nel loro contesto.

4. **Parametri di Giudizio**

- Per definire se una cultura è superiore a un'altra, è necessario fissare dei parametri, che dipendono
dalle nostre radici, preferenze, passioni e sistema di valori. La cultura occidentale si è accorta che la
stessa persona può utilizzare parametri diversi su questioni differenti.

5. **Contraddizioni e Negoziazione**
- La cultura occidentale ha elaborato la capacità di mettere in discussione le proprie contraddizioni.
Tuttavia, sorgono domande su come trattare membri di culture diverse che vivono in Occidente, come
gestire richieste che entrano in conflitto con leggi e usanze locali.

6. **Tolleranza e Intolleranza**

- Riflettere sui propri parametri implica decidere cosa si è disposti a tollerare e cosa è intollerabile. La
negoziazione può essere una via per risolvere tali questioni, ma alcune cose possono essere
considerate intollerabili.

GUSTAVO ZAGREBELSKY, La sfida multiculturale alla società

occidentale, «la Repubblica», 25/11/2006.

**La Sfida Multiculturale alla Società Occidentale**

1. **Origini del Multiculturalismo**

- Il termine "multiculturalismo" appare per la prima volta nella Carta dei diritti e delle libertà del
Canada nel 1982. Il dibattito sul multiculturalismo coinvolge l'intero mondo occidentale, spinto
dall'emigrazione da Paesi lontani.

2. **Globalizzazione e Migrazione**

- Le culture estranee, precedentemente confinate entro confini stabiliti dall'Europa, sono ora in
movimento a causa della miseria e dell'istinto di sopravvivenza, causati da guerre, sfruttamento,
povertà, fame e malattie.

3. **Sfida all'Universalismo e all'Individualismo**

- Il multiculturalismo sfida l'universalismo, principio morale dell'Occidente, e l'individualismo, che


considera i diritti degli individui prioritari rispetto a quelli delle comunità. Il multiculturalismo sostiene
che le concezioni morali dipendano da visioni del mondo particolari.

4. **Approcci alle Comunità di Altra Cultura**

- Gli atteggiamenti nei confronti delle comunità di altra cultura possono essere riassunti in tre idee:
separazione, integrazione, interazione.

- La separazione promuove una coesistenza senza convivenza, mentre l'integrazione mira a una
società omogenea. Entrambi possono portare a discriminazione e violenza.
- L'interazione, invece, implica il reciproco riconoscimento del diritto di esistere e operare
autonomamente, senza posizioni dominanti.

5. **Ethos dell'Interazione**

- L'interazione implica il confronto e il mutamento reciproco delle culture senza rinunciare ai propri
ideali e valori. È la risposta al multiculturalismo che si conforma all'universalismo e all'individualismo
occidentali.

6. **Universalismo e Individualismo**

- L'universalismo è inteso come apertura al dialogo in libertà e giustizia, mentre l'individualismo si


basa sulla priorità della coscienza degli esseri umani sulle appartenenze culturali.

7. **Conclusioni**

- L'interazione rappresenta un modo per restare fedeli ai principi occidentali, sfidando l'aggressività
spesso attribuita all'Occidente.

G. ZAGREBELSKY: IMPARARE DEMOCRAZIA

**IMPARARE DEMOCRAZIA: G. Zagrebelsky**

Nell'articolo, Gustavo Zagrebelsky esplora il concetto idolatrico della democrazia nel XX secolo,
evidenziando la sua diffusione universale come l'ideale di tutti i sistemi politici e sociali. Tuttavia, nota
un'assenza significativa: la mancanza di un'adeguata comprensione dell'essenza della democrazia e
della sua pratica. Questa lacuna riflette una concezione prevalentemente positiva della democrazia,
mentre l'antichità preferiva un "governo misto", basato sull'equilibrio di principi diversi.

Zagrebelsky critica l'assunzione che la virtù democratica possa prosperare autonomamente,


sottolineando invece la denuncia di Bobbio riguardo all'indifferenza politica e la necessità di una
"pedagogia democratica" che insegni l'ethos della democrazia. Questa pedagogia non si limita a regole
formali, ma richiede la coltivazione di "uomini buoni" capaci di partecipare attivamente alla vita
democratica.

Nei suoi dieci punti sull'ethos democratico, Zagrebelsky sottolinea la necessità di una fede nell'assenza
di fedi assolute, la cura delle personalità individuali e lo spirito del dialogo come fondamenti della
democrazia. Inoltre, enfatizza l'importanza dell'uguaglianza davanti alla legge, dell'apertura verso
identità diverse e della diffidenza verso decisioni irrimediabili.
Infine, Zagrebelsky riflette sulle sfide e le delusioni della democrazia, ma sottolinea l'importanza
dell'insegnamento della democrazia nonostante queste difficoltà. Questo richiede un impegno
costante nel promuovere una comprensione più profonda dei principi democratici e nel coltivare un
ethos democratico tra i cittadini.

SIMONETTA FIORI, Vittorio Foa, Se nessuno è responsabile la politica

si ammala, «la Repubblica»,15/1/2008.

**Articolo: "Se nessuno è responsabile la politica si ammala"**

**Autore:** Simonetta Fiori

**Fonte:** La Repubblica, 15/1/2008

1. **Introduzione a Vittorio Foa**

- Foa, prossimo ai cent'anni, una figura emblematica con un sorriso risoluto e curioso.

- Una vita segnata da passioni civili, dall'esperienza sotto il fascismo, fino alla costruzione della
Repubblica.

- Nonostante la sua storia, Foa riflette su un sentimento di stanchezza e estraneità dalla politica.

2. **Critica alla Politica Contemporanea**

- Foa lamenta la mancanza di interesse e significato nella politica attuale, denunciando un vuoto nel
dibattito pubblico.

- Espone la sua amarezza verso il deterioramento del linguaggio politico e delle pratiche istituzionali.

3. **Ruolo dell'Esempio e Responsabilità**

- Il concetto di "esempio" come fondamentale ma trascurato nella politica contemporanea.

- La necessità di rieducazione civile e di praticare i valori anziché solo predicarli.

4. **La Mancanza di Interlocutori Responsabili**

- Foa identifica "la scomparsa dell'interlocutore" come una malattia delle istituzioni, evidenziando la
mancanza di responsabilità.

- La parola politica perde significato quando non c'è un vero interlocutore.

5. **La Importanza delle Regole**

- La centralità delle regole condivise, come emerso durante l'Assemblea Costituente, nella creazione di
una testa collettiva.

- La necessità di discussione politica e la trasformazione della testa degli individui attraverso la


definizione di regole.

6. **La Crescente Indifferenza verso la Guerra**

- Foa esprime preoccupazione per l'indifferenza collettiva verso la guerra e la morte, sottolineando un
cambiamento nei valori sociali.

- Riflette sull'evoluzione del concetto di guerra e la perdita di empatia nei confronti delle vittime.

7. **Riflessioni Finali di Vittorio Foa**

- Foa aspira a essere ricordato per il concetto di "partecipazione", incarnando l'autonomia come
volontà di trasformazione sociale e personale.

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