FILOSOFIA
FILOSOFIA
la scuola di francoforte
**La Scuola di Francoforte**
L'origine della Scuola di Francoforte risale al periodo tra il 1922 e il 1923, quando F. Weil, figlio di un
ricco commerciante, finanziò degli incontri che portarono alla fondazione dell'Istituto per la ricerca
sociale. Questo istituto, sostenuto da privati e dal ministero dell'istruzione, divenne un centro di
attrazione per sociologi, economisti, storici e filosofi. Tra i protagonisti di questo movimento
intellettuale si annoverano Max Horkheimer, Theodor Adorno, L. Lowenthal, F. Neumann, E. Fromm, H.
Marcuse e W. Benjamin. È stato Max Horkheimer, a partire dal 1930, a dirigere l'Istituto, contribuendo
alla creazione della "Rivista per la ricerca sociale" nel 1932.
Tuttavia, l'avvento del nazismo nel 1933 ha portato alla chiusura dell'Istituto, costringendo i suoi
membri all'emigrazione. Dopo vari trasferimenti a Ginevra, Parigi, New York e California, la Scuola di
Francoforte ha continuato a esistere, seppur in forme diverse. Tuttavia, il tragico suicidio di W.
Benjamin nel 1940 ha segnato una perdita irreparabile per il movimento. È solo negli anni '50 che si
assiste al ritorno di Horkheimer e Adorno, insieme alla seconda generazione della scuola.
Dal punto di vista intellettuale, la Scuola di Francoforte ha sviluppato una "teoria critica della società"
negli anni '30 e '40, che ha integrato le teorie di Marx, Weber e Freud. Questo approccio
multidisciplinare ha permesso loro di analizzare criticamente le contraddizioni della società moderna,
con particolare attenzione alla dimensione oscura e irrazionale dell'esistenza, influenzata dalle opere
di Schopenhauer, Nietzsche e Freud. L'obiettivo dichiarato della Scuola di Francoforte era quello di
contribuire alla creazione di una futura umanità libera e disalienata, ispirando anche la "nuova sinistra"
e il movimento del '68.
Inoltre, la Scuola di Francoforte ha svolto un ruolo critico nei confronti della situazione storico-sociale
del suo tempo. Essi hanno analizzato l'avvento del fascismo e del nazismo, insieme alla critica del
comunismo sovietico e della società tecnologica emergente. In particolare, hanno considerato la
società americana come un emblema di una nuova forma di dittatura, basata sul controllo attraverso il
benessere materiale.
Le opere principali della Scuola di Francoforte includono "Eclisse della ragione" e "Critica della ragione
strumentale" di M. Horkheimer, insieme alla "Dialettica dell'Illuminismo" di Horkheimer e Adorno.
Queste opere criticano la razionalizzazione del mondo e il dominio sull'uomo, evidenziando la
complicità della scienza moderna e dell'industria culturale nel mantenere il sistema di dominio.
*Introduzione*
Francoforte, oltre ad essere conosciuta per la sede della Banca Centrale Europea e la fiera del libro, è
anche la città in cui ha sede una delle più celebri scuole filosofiche del Novecento: l'Istituto per la
ricerca sociale. Fondato nel 1923 da Felix Weil e diretto successivamente da Max Horkheimer, questo
istituto ha avuto una significativa evoluzione nel corso degli anni.
Attualmente, l'Istituto è diretto da Axel Honneth, esponente della terza generazione della scuola.
Honneth ha sviluppato una teoria del riconoscimento che integra la dialettica di Hegel, la psicologia di
Winnicott e di Mead e la biopolitica di Foucault. La sua ricerca si focalizza sui paradossi del capitalismo
e le progressive forme di esclusione che esso genera.
*Continuità e Evoluzione*
Nonostante le trasformazioni nel corso degli anni, l'Istituto mantiene un filo conduttore nella sua
ricerca, che spazia dalla disuguaglianza sociale alla sociologia e psicologia della famiglia, dalla teoria
della società alla sociologia del diritto, dalla teoria del lavoro a quella dei media e dell'estetica.
*Storia e Emigrazione*
L'Istituto ha subito l'emigrazione a causa dell'ascesa al potere di Hitler, trasferendosi prima a Ginevra,
poi a Parigi e infine negli Stati Uniti. Questo periodo ha segnato la perdita di alcuni membri illustri,
come Marcuse e Benjamin, mentre altri, come Horkheimer e Adorno, sono tornati dopo la guerra,
lasciando un'impronta indelebile con opere epocali come la Dialettica dell'illuminismo.
*Provincialismo e Cosmopolitismo*
La Scuola di Francoforte si distingue per il suo cosmopolitismo, alimentato dall'emigrazione e dalla sua
apertura al giornalismo e al saggismo. Questa caratteristica si contrappone al "provincialismo" di altre
scuole filosofiche, come quella di Heidegger.
*Incontri e Incomprensioni*
La scuola di Francoforte ha avuto incontri e incomprensioni con altri filosofi, come Derrida e Foucault.
Nonostante le divergenze, si è sviluppato un dialogo profondo, testimoniato anche da collaborazioni e
pubblicazioni congiunte.
*Conclusioni*
Oggi, mentre Francoforte è principalmente associata alla finanza, l'Europa potrebbe trarre ispirazione
filosofica dalla ricca storia e dalle idee della Scuola di Francoforte, che ha influenzato profondamente il
pensiero contemporaneo.
- Adorno, nella sua opera "Dialettica Negativa" (1966), sviluppa una critica radicale alla dialettica
hegeliana, proponendo una "dialettica negativa" che mette in discussione l'identità di realtà e ragione,
evidenziando le contraddizioni non conciliate della modernità.
- Attraverso uno stile nervoso, frammentario ed enigmatico, Adorno esprime la sua visione critica della
società contemporanea, influenzata dall'estetica della musica moderna e dalla tensione tra universale
e particolare. La sua critica si estende all'industria culturale, che considera responsabile
dell'alienazione del consumatore e della riduzione dell'arte a merce.
**Herbert Marcuse:**
- Marcuse, nel suo libro "Ragione e Rivoluzione" (1941), cerca di riconciliare la dialettica hegeliana con
la prassi marxiana, proponendo una sintesi tra pensiero razionale e desiderio di felicità. Attraverso
opere come "Eros e Civiltà" (1955) esplora la repressione degli istinti nella società borghese e la
possibilità di una risessualizzazione della persona attraverso il progresso tecnologico.
- In "L'Uomo a una Dimensione" (1964), Marcuse critica il sistema capitalistico che riduce l'individuo a
un soggetto alienato e propone una "Nuova Sinistra" che si oppone totalmente al sistema,
identificando nei gruppi esclusi e marginalizzati i potenziali soggetti rivoluzionari.
**Walter Benjamin:**
- Nel suo famoso saggio "Sul Concetto di Storia", Benjamin propone una visione della storia come
tensione tra passato e futuro, evidenziando la possibilità di un gesto rivoluzionario capace di
riaccendere la speranza anche nelle epoche più buie.
- Analizzando "L'Opera d'Arte nell'Epoca della sua Riproducibilità Tecnica" (1936), Benjamin critica
l'impatto dell'industria culturale sull'arte, ma riconosce anche la possibilità di una politizzazione
dell'arte nel contesto del comunismo, come strumento per cambiare la storia dell'umanità.
Questi pensatori della Scuola di Francoforte hanno contribuito in modo significativo alla critica della
modernità e alla ricerca di alternative radicali al sistema capitalistico e all'alienazione sociale. Il loro
lavoro ha influenzato ampiamente il pensiero sociale e politico del XX secolo, ispirando movimenti di
contestazione e critica sociale.
GRAMSCI
**La Scuola di Francoforte e il Pensiero dei suoi Membri Principali con un Focus su Antonio Gramsci**
La Scuola di Francoforte è un movimento intellettuale emerso negli anni '20 e '30 del XX secolo, con
sede a Francoforte, in Germania. Questa scuola critica si concentra sull'analisi della società
contemporanea, specialmente sulle dinamiche del capitalismo avanzato e della cultura di massa.
- Adorno sviluppa la teoria della dialettica negativa, mettendo in discussione l'identità di realtà e
ragione e svelando le contraddizioni non conciliate.
- Il suo stile è caratterizzato da una scrittura nervosa e frammentaria, vicina a quella di Nietzsche. Si
ispira alla musica, dove vede esemplificata la tensione irresolubile tra universale e particolare.
- Adorno critica l'industria culturale, che riduce il consumatore a un oggetto passivo e etero-diretto,
annullando la sua individualità.
- L'arte diventa un mezzo per denunciare le negatività del mondo e anticipare una possibile
riconciliazione.
- Marcuse esplora la repressione degli istinti nella civiltà occidentale borghese, distinguendo tra
repressione di base e surplus di repressione.
- Propone il concetto di "ritorno del represso", dove l'arte esprime il desiderio umano di libertà e
creatività non alienata.
- Propone il concetto del "Grande Rifiuto", che è un'opposizione totale al sistema e una ricerca di
alternative più umane.
- Gramsci, pur essendo un membro della sinistra comunista, sviluppa un'interpretazione unica del
marxismo.
- Il concetto di egemonia di Gramsci enfatizza l'importanza della cultura e dell'ideologia nella lotta per il
cambiamento sociale.
- Gramsci analizza gli strumenti del dominio, compresi gli apparati coercitivi e gli apparati
dell'egemonia nella società civile.
- Propone una strategia rivoluzionaria di guerra di posizione anziché uno scontro frontale, e identifica
la questione meridionale come una questione nazionale.
- Gramsci distingue tra intellettuali organici, che esprimono gli interessi delle classi lavoratrici, e
intellettuali persuasori della classe dominante.
- Il partito, per Gramsci, è l'"intellettuale collettivo" che guida il processo di trasformazione sociale.
- Gramsci critica il Partito Socialista per aver giustificato la distanza tra operai e contadini, impedendo
la formazione di un fronte unito delle masse sfruttate.
- Sottolinea la necessità di unire le rivendicazioni di tutte le classi subalterne per creare un potenziale
rivoluzionario più ampio.
Articolo
- Il suo pensiero permea diverse discipline accademiche in tutto il mondo, dalla politica
all'antropologia, dalla linguistica alla pedagogia.
- Negli ultimi anni, c'è stato un rinnovato interesse filologico per gli scritti di Gramsci, con edizioni
critiche e dizionari che ne analizzano il lessico politico.
- Questo lavoro filologico ha contribuito a una comprensione più approfondita del pensiero di Gramsci
al di là dell'interpretazione politica propagandistica.
- Nonostante siano passati oltre settant'anni dalla sua morte, Gramsci resta uno dei pensatori italiani
più citati e tradotti al mondo.
- Il suo concetto di egemonia politica e culturale è particolarmente rilevante nell'analisi dei meccanismi
di potere e delle disuguaglianze nella società contemporanea.
- Esiste il rischio che i Quaderni di Gramsci vengano utilizzati in modo selettivo e strumentale, ma la
consultazione della bibliografia può aiutare a verificare l'autenticità delle citazioni.
- La filologia rigorosa serve a contenere il vizio di "sollecitare i testi" e a garantire una comprensione
accurata del pensiero di Gramsci.
- Gramsci era un comunicatore nato, capace di scrivere in modo chiaro e accessibile anche su giornali.
- La sua rubrica "Sotto la mole" sull'Avanti mostra il suo giornalismo spregiudicato, spesso trascurato
rispetto al suo ruolo di martire antifascista e teorico comunista.
- Il richiamo alla figura di Gramsci funziona da monito e rimpianto per il recupero di un pensiero
politico perso nel tempo.
IL PROBLEMA DEI DIRITTI
Il concetto di diritto si distingue da quello di diritti: mentre il diritto rappresenta l'insieme delle norme
che regolano una società, i diritti sono gli interessi individuali di ciascun individuo, tutelati legalmente
ma spesso basati su principi etici più ampi che trascendono il mero contesto normativo.
La tensione tra universalismo e particolarismo emerge nel dibattito sui diritti umani: se da un lato vi è
l'idea di diritti universali, dall'altro si osserva come le interpretazioni dei diritti siano spesso influenzate
dalle specificità culturali e storiche, portando talvolta a una visione più limitata dei diritti stessi.
Una delle sfide principali è garantire che i diritti siano effettivamente tutelati per tutti: nonostante le
dichiarazioni di principio, molte persone continuano a subire violazioni dei propri diritti
quotidianamente, evidenziando la necessità di passare dalle parole ai fatti e garantire una piena tutela
dei diritti per tutti i membri della società.
Il pluralismo culturale e religioso rende ancora più complesso il fondare i diritti su una base universale:
l'idea stessa di diritti umani potrebbe essere interpretata come espressione di superiorità culturale da
parte di alcune civiltà, evidenziando la necessità di un dialogo interculturale e di un impegno comune
per garantire il rispetto dei diritti per tutti, indipendentemente dalle differenze culturali.
L'evoluzione storica dei diritti ha attraversato diverse fasi, dalla loro affermazione nei contesti civili e
politici fino allo sviluppo dei diritti sociali legati al benessere e alla sicurezza sociale. Autori come
Norberto Bobbio hanno contribuito a una migliore comprensione dei diritti umani e delle sfide ad essi
legate, fornendo una chiave di lettura per affrontare le questioni legate alla giustizia e all'uguaglianza
nella società contemporanea.
HANS JONAS
Hans Jonas, filosofo tedesco nato nel 1903 e morto nel 1993, fu uno dei pensatori più influenti nel
campo dell'etica e della filosofia ambientale del XX secolo. La sua formazione avvenne nell'ambito
dell'esistenzialismo tedesco, e fu influenzato in particolare da Martin Heidegger, con cui studiò a
Marburgo insieme ad altri studenti noti come Hannah Arendt.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, a causa delle leggi razziali antisemite in Germania, emigrò in
Inghilterra dove partecipò come volontario nell'esercito britannico. Dopo la guerra, Jonas insegnò in
diverse parti del mondo, tra cui Israele, il Canada e gli Stati Uniti. Nel 1955 divenne professore alla New
School for Social Research di New York.
Le opere di Jonas spaziano su vari ambiti, dall'etica alla filosofia della tecnologia e della scienza. Tra i
suoi lavori più importanti vi è il "Principio responsabilità" (1979), nel quale affronta la crescente
preoccupazione per gli impatti della tecnologia sull'ambiente e sulla società. Jonas sostiene che l'uomo
si trova di fronte a una "catastrofe universale" a causa degli squilibri provocati dalla tecnologia
nell'ecosistema naturale.
Una delle principali innovazioni di Jonas è il concetto di "imperativo ecologico", una riformulazione
dell'imperativo categorico kantiano che sottolinea la responsabilità per le conseguenze delle nostre
azioni sull'ambiente e sul futuro dell'umanità. Secondo Jonas, l'etica deve andare oltre l'intenzione
individuale e considerare le implicazioni a lungo termine delle nostre azioni.
Jonas propone anche il principio di precauzione, che implica una maggiore attenzione alle previsioni
pessimistiche e un comportamento prudente nell'intervenire sull'ambiente. Questo principio è stato
incorporato in vari trattati internazionali e documenti legislativi, come il Trattato di Maastricht e la
Costituzione europea.
La filosofia di Jonas ha avuto un impatto significativo sul dibattito contemporaneo sull'etica ambientale
e sulla politica pubblica. Le sue idee continuano ad essere discusse e approfondite da studiosi di tutto
il mondo, contribuendo a plasmare il modo in cui affrontiamo le sfide ambientali e sociali del nostro
tempo.
**Contesto attuale:**
- Le capacità distruttive dell'uomo sono superiori alle capacità rigenerative delle risorse, mettendo a
rischio la sopravvivenza dell'ecosistema terrestre.
- L'idea tradizionale che "la terra appartiene ai viventi" è messa in discussione dall'imperativo di
proteggere il futuro delle generazioni.
- Le generazioni future richiedono moderazione nell'uso delle risorse e sottolineano il conflitto tra ciò
che esiste e ciò che potrebbe non esistere.
- Questo solleva importanti questioni etiche e costituzionali sul rispetto per il futuro e la responsabilità
delle generazioni presenti.
**Imperativo ecologico di Hans Jonas:**
- "Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di
un'autentica vita umana sulla terra."
- Questo principio etico implica una responsabilità verso le generazioni future e l'ecosistema nel suo
complesso.
**Fondamento teorico:**
- Jonas suggerisce che la fondazione teorica di questo imperativo potrebbe richiedere una forma di
fede o religiosità, intesa come attenzione, ponderazione e coscienziosità.
- Nonostante le sfide nel fornire una base teorica solida, è difficile sostenere il diritto di distruggere il
mondo o di compromettere il futuro delle generazioni successive per il bene egoistico della
generazione attuale.
In sintesi, il dibattito sui diritti delle generazioni future solleva questioni fondamentali sull'etica, la
responsabilità e il ruolo dell'uomo nell'ecosistema terrestre, richiedendo un approccio prudente e
sollecito alla gestione delle risorse e dell'ambiente.
schemi articoli
ZAGREBELSKY
- Nella Costituzione, ciò che era un semplice interesse diventa un diritto, con possibilità di essere fatto
valere davanti al giudice per risarcimenti o imposizioni di comportamenti virtuosi.
- Il caso dell'Ilva di Taranto è significativo ma limitato rispetto alle esigenze sottolineate dal professor
Vineis, che richiedono azioni preventive per evitare o almeno non causare epidemie.
- L'inquinamento, l'accesso a risorse essenziali come l'acqua pulita e la riduzione dei rischi di nuovi
spillover sono ora considerati problemi di salute pubblica.
- Vineis sottolinea l'importanza della ricerca sulla diffusione delle zoonosi e propone modelli
matematici per comprendere i percorsi causali, al fine di tradurli in pratiche preventive.
**Riflessioni filosofiche e legali:**
- Zagrebelsky suggerisce che la "guerra contro il virus" dovrebbe essere anche una lotta contro le
esasperazioni della "civiltà dello sviluppo", che potrebbero essere alla radice delle pandemie.
In sintesi, l'articolo affronta la trasformazione dei concetti legali e filosofici riguardanti i diritti
ambientali e la salute pubblica, evidenziando la necessità di azioni preventive e una revisione dei
modelli di sviluppo attuali.
**Introduzione**
Il concetto di dignità, sebbene radicato in una lunga storia, ha acquisito una rilevanza emotiva
significativa solo dopo la seconda guerra mondiale, come se la società volesse proteggere il futuro
dalle atrocità dei campi di sterminio nazisti. Essa viene considerata non solo come un'estensione della
sfera del sacro dalla divinità all'umanità, ma anche come una corazza protettiva, sia etica che giuridica,
volta a garantire l'integrità, l'autonomia e la libertà degli individui e dei popoli, preservandoli dalla
violenza, dall'oppressione e dall'umiliazione. Il legame tra dignità e diritti è stato solennemente sancito
nel Preambolo della Carta delle Nazioni Unite del 1945, nella Dichiarazione generale dei diritti umani
delle Nazioni Unite del 1948 e nella costituzione della Repubblica Federale Tedesca.
**Sviluppo**
Il concetto di dignità affonda le sue radici nell'espansione della sfera del sacro, trasformandosi da un
principio divino a uno umano attraverso la tradizione ebraico-cristiana, che sostiene che l'uomo sia
stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Inoltre, viene concepita come una corazza protettiva, sia
etica che giuridica, mirata a preservare l'autonomia e la libertà degli individui e dei popoli dalla
brutalità della violenza e dell'oppressione.
2. Intensificazione del riferimento alla dignità
La rilevanza della dignità si è ulteriormente intensificata a causa della crescente esposizione di episodi
di disumanità e della necessità di promuovere una maggiore eguaglianza e consolidare i diritti umani.
Le memorie dei condannati nei gulag sovietici e le feroci guerre interetniche del Rwanda hanno
evidenziato l'importanza di proteggere la dignità umana dalla brutalità e dall'oppressione.
Nonostante l'importanza crescente attribuita alla dignità, la filosofia ha spesso trascurato il suo ruolo,
preferendo invece concentrarsi sul concetto di "rispetto per le persone e per la loro autonomia",
considerando la dignità come un fattore di confusione. Schopenhauer, in particolare, criticava la
dignità come un mero artificio privo di sostanza, un inganno che lusingava l'autostima senza offrire
alcun fondamento reale.
L'analisi dello sviluppo storico del concetto di dignità rivela un cambiamento significativo nella sua
interpretazione, specialmente da parte della Chiesa cattolica. Se in passato la dignità era spesso
associata al rango sociale o alla gerarchia, il concetto è stato progressivamente ridefinito come un
valore intrinseco degli uomini, influenzato anche dalla filosofia di Kant e dal suo principio di trattare gli
individui come fini in sé stessi anziché come mezzi.
La filosofia di Kant ha giocato un ruolo fondamentale nel ridefinire il concetto di dignità, estendendolo
a tutti gli uomini e assegnando loro un valore intrinseco e assoluto. Secondo Kant, gli individui devono
essere trattati sempre come fini in sé stessi, mai esclusivamente come mezzi. Tuttavia, la questione di
chi decida quale sia il fine e quale sia il mezzo rimane aperta, come illustrato nel caso legale di Manuel
Wackenheim, che rivendicava il diritto di essere lanciato tra gli avventori di una discoteca nonostante le
autorità francesi lo considerassero contrario alla sua dignità.
**Conclusioni**
In conclusione, sebbene il concetto di dignità abbia acquisito una rilevanza sempre maggiore nel
contesto contemporaneo, rimangono domande aperte sulla sua definizione e applicazione,
specialmente riguardo al suo valore nei confronti di feti e cadaveri e al modo in cui viene interpretato e
difeso dalle diverse discipline e istituzioni.
L'estensione della nozione di soggetto giuridico e i diritti degli animali rappresenta un tema cruciale
nell'ambito della riflessione etica e giuridica contemporanea.
Nuovi soggetti morali e giuridici sono stati identificati, tra cui le generazioni umane future e altri esseri,
sia animati che non, dando così vita a una discussione profonda e articolata.
Peter Singer, nel suo lavoro "Animal Liberation" del 1979, si inserisce nella tradizione utilitarista di
Bentham, il quale aveva precedentemente indicato nella capacità di provare dolore il criterio per
l'inclusione nell'universo etico.
Si evidenzia la critica all'adozione di criteri come il possesso della ragione e del linguaggio per
determinare l'assegnazione dei diritti, poiché ciò porterebbe all'esclusione di individui umani come
neonati, persone in coma o con gravi patologie psichiche, ritenendo tale approccio una forma di
specismo, una sorta di discriminazione equiparabile al razzismo.
Thomas Regan, nel suo lavoro "The Case for Animal Rights" del 1984, propone un approccio
giusnaturalistico fondato su diritti oggettivi e naturali per gli animali, che si distingue dall'approccio
utilitaristico per la sua dipendenza da valutazioni soggettive.
Martha Nussbaum, affronta la questione dell'estensione dei diritti agli animali attraverso il concetto di
"dignità", che diventa il fulcro di una visione della giustizia che rinnova le teorie del contratto sociale e
dell'utilitarismo.
Infine, si analizzano le critiche alle teorie kantiane del contratto sociale, che escludono gli animali non
umani dai doveri di giustizia, evidenziando l'importanza dell'approccio utilitaristico nel riconoscere la
sofferenza degli animali come un male e nel promuovere uno "spirito di alleanza" nella lotta per i loro
diritti.
BIOETICA
La bioetica è un neologismo introdotto per la prima volta da Van R. Potter nel 1971 nel suo libro
"Bioethics: A Bridge to the Future". Questo campo rappresenta un'intersezione tra l'etica, le scienze
della vita (medicina, biologia, genetica) e la politica dell'assistenza sanitaria. Si occupa delle questioni
morali e etiche sollevate dall'avanzamento delle tecnologie mediche e genetiche, con particolare
attenzione alle implicazioni sociali e ambientali legate alla salute.
**Principi Fondamentali:**
I principi fondamentali della bioetica includono il consenso libero e informato, che sottolinea
l'autonomia decisionale del paziente, la beneficenza, che implica l'obbligo di agire per il bene del
paziente bilanciando benefici e rischi, la non malevolenza, che richiede di evitare di causare danni o
dolore, e la giustizia, che si riferisce alla distribuzione equa delle risorse e dei benefici nel contesto
della salute.
**Prospettive Etiche:**
**Dibattito Bioetico:**
[Link]Á
S. Rodotà nel suo libro "Il diritto di avere diritti" del 2013 sostiene la necessità di ampliare l'elenco dei
diritti umani inalienabili per includere quelli che consentono condizioni di vita adeguate. Egli difende il
diritto generale e universale di avere diritti come unico modo per connotare la dignità dell'esistenza
umana in un'epoca caratterizzata da crescenti disuguaglianze.
Rodotà sottolinea che la realizzazione concreta dei diritti dipende dai diversi contesti storico-sociali in
cui vengono rivendicati. Egli evidenzia che i diritti sono uno strumento per combattere le ingiustizie e
che è fondamentale riconoscere il diritto di accesso alle risorse tecnologiche e informatiche, nonché il
libero accesso a Internet, come componenti essenziali della cittadinanza e della democrazia.
L'autore analizza l'evoluzione dei diritti umani nel contesto delle nuove scienze, facendo riferimento al
Codice di Norimberga e al concetto di consenso informato. Questo segna una rivoluzione mettendo al
centro il potere della persona di decidere per sé stessa, contrastando il potere medico che tradisce il
giuramento di Ippocrate.
L'autore affronta il tema della dignità umana e la libertà di modificare il proprio corpo, analizzando casi
come quello di Pistorius e le implicazioni della tecnologia nel concetto di umanità. Egli si interroga su
come il trans-umanismo possa influenzare i diritti umani e sottolinea l'importanza di garantire la
sicurezza delle tecnologie e il rispetto del diritto di ciascuno di governare liberamente il proprio corpo.
Rodotà sottolinea che l'umanità e i suoi diritti non devono essere determinati da un'essenza prefissata,
ma devono seguire ciascuno lungo sentieri nuovi e non sempre prevedibili, proteggendo così l'umanità
da un "inumano" che ha prodotto ferite ancora non rimarginate nella storia.
**Introduzione:**
- Molte nazioni hanno riconosciuto il testamento biologico senza scivolare verso leggi sull'eutanasia
attiva.
- Il testamento biologico è un modo per garantire l'autodeterminazione delle persone nelle fasi
terminali della vita.
- Il consenso informato è fondamentale per l'autodeterminazione del paziente riguardo alle cure
mediche.
**Legittimità del rifiuto delle cure:**
- Si sostiene che, in presenza di una chiara volontà della persona, i trattamenti medici dovrebbero
essere interrotti per consentire una morte dignitosa.
- Si discute anche la figura del "fiduciario" nel codice civile, che può rispettare la volontà del paziente in
caso di incapacità.
- Si sottolinea l'importanza della competenza della coscienza individuale nelle decisioni relative ai casi-
limite.
**Principio costituzionale:**
- Si evidenzia l'articolo 32 della Costituzione italiana, che sottolinea il rispetto della persona umana
come limite invalicabile del legislatore.
- Si paragona questo principio a una nuova dichiarazione di habeas corpus, dove il corpo intoccabile
diviene presidio della persona umana.
**Conclusione:**
- Si afferma che discutendo del testamento biologico, non si attribuiscono ai cittadini nuovi diritti, ma si
disciplinano le condizioni del suo esercizio con massimo rispetto.
[Link], Solidarietà, la più fragile e necessaria delle utopie, «la Repubblica», 24 novembre 2014
**Introduzione:**
- Rodotà analizza il concetto di solidarietà nel suo saggio "Solidarietà. Un’utopia necessaria",
sottolineandone l'attualità nella contemporanea era della disuguaglianza.
- La solidarietà ha radici antiche, ma è stata teorizzata nella stagione moderna come risposta
all'individualismo.
- Nel corso della storia, la solidarietà ha subito slanci e ripiegamenti, manifestandosi sia come principio
morale che politico.
- Dopo la seconda guerra mondiale, la solidarietà è stata istituzionalizzata con la creazione del Welfare.
- Nella costituzione italiana, la solidarietà è legata al lavoro e alla dignità del lavoratore.
- La globalizzazione ha posto sfide alla solidarietà, portando alla necessità di trasferirla dall'ambito
nazionale a quello globale.
- Rodotà affronta le difficoltà di una solidarietà di tipo cosmopolitico e i processi di allargamento della
cittadinanza.
- La solidarietà è al centro di una battaglia tra coloro che vogliono ridurre lo scarto tra privilegi e
sacrifici e le grandi centrali finanziarie che cercano di limitarne gli effetti.
- Rodotà vede nella categoria di "persona" un punto di resistenza alla riduzione della solidarietà, poiché
si applica a chiunque al di là della sua specifica condizione.
**Conclusioni:**
- Rodotà richiama la parabola del samaritano per illustrare che la vera solidarietà sta nell'amore dello
straniero e dello sconosciuto.
**Introduzione:**
- La dignità è una parola centrale, ma spesso calpestata e abusata nel nuovo millennio.
- Stefano Rodotà ha fatto della dignità la bussola della sua ricerca intellettuale e politica.
**Importanza della dignità:**
- La dignità evoca direttamente il rispetto della persona nella sua integrità ed è più immediata di
concetti come eguaglianza e libertà.
- Tuttavia, la realtà contraddice spesso l'idealismo associato alla dignità, come dimostrato dalle
politiche dell'UE verso i migranti.
- La dignità è stata un concetto chiave dopo la seconda guerra mondiale, evidenziato nella costituzione
tedesca e italiana.
- In Italia, si affianca alla dignità personale anche quella sociale, legata al rapporto con gli altri e al
lavoro.
- È necessario porre paletti all'uso delle informazioni personali online e garantire il consenso delle
persone coinvolte.
- La dignità online riguarda anche la privacy dei sentimenti e il rispetto della sfera privata degli
individui.
- In Italia manca ancora una legge sul testamento biologico, ma esiste una sentenza della Corte
Costituzionale che riconosce il diritto all'autonomia del corpo.
- La legislazione italiana tende a limitare le decisioni autonome e non vede la libertà come un bene da
salvaguardare.
**Conclusione:**
**Introduzione:**
L'argomento trattato riguarda la riabilitazione della filosofia pratica, intesa come l'etica aristotelica
capace di guidare l'azione umana, e il dibattito che si è sviluppato in Germania negli anni '60 riguardo a
questo tema.
La riabilitazione della filosofia pratica si pone in netto contrasto con la concezione moderna del sapere,
che tende a ridurre la ragione alla sola dimensione scientifica. Essa sostiene che la sfera etica e politica
non debba essere separata da quella scientifica, e che gli scopi dell'agire e i valori non debbano essere
ridotti a mere preferenze soggettive, ma possano essere razionalmente argomentati.
Si sottolinea la necessità di condurre un'indagine razionale sulla prassi, al fine di garantire al sapere
pratico una specificità metodologica. Questo contrasta con l'approccio alla morale astratta e
individualistica.
**Correnti di pensiero:**
Dall'altra parte, i postkantiani, o universalisti, come Riedel, sostengono un'etica del dovere basata
sull'imperativo categorico kantiano, che pretende di valere per tutti, indipendentemente dal contesto.
La svolta etica della filosofia diviene necessaria di fronte ai problemi posti dallo sviluppo scientifico e
tecnologico. Essa si manifesta nell'assunzione di responsabilità individuale e collettiva, come
evidenziato da Hans Jonas nel suo lavoro "Il principio responsabilità".
Viene poi delineata la distinzione tra etiche deontologiche, che pongono l'accento sull'agire per dovere
o per giustizia, e etiche finalistiche, che considerano l'agire in vista di un fine, come l'utilità o il bene,
con esempi tratti dalle opere di Kant, Bentham e Mill.
Infine, si affronta il problema del multiculturalismo e la compatibilità delle diverse etiche all'interno di
una società pluralistica, evidenziando la complessità del confronto tra tradizioni culturali e il necessario
rispetto per la diversità di prospettive etiche.
HANNAH ARENDT
**Introduzione:**
Il riassunto esplora il lavoro di Adriana Cavarero sulla figura di Hannah Arendt, riconosciuta come una
delle pensatrici politiche più influenti del XX secolo.
**Vita e formazione:**
Si forniscono dettagli sulla vita di Arendt, nata in Germania nel 1906 e poi trasferitasi negli Stati Uniti
durante la Seconda Guerra Mondiale. Si menzionano le sue influenze accademiche, tra cui i suoi studi a
Marburgo con Heidegger e la laurea a Heidelberg con una tesi su Sant'Agostino.
**Contributi principali:**
Vengono evidenziati i contributi fondamentali di Arendt alla filosofia politica, come il suo lavoro del
1951 "Le origini del totalitarismo", che ha introdotto il concetto di totalitarismo nel dibattito politico.
Inoltre, si menzionano altre opere significative come "Vita activa. La condizione umana" del 1958 e "La
banalità del male" del 1963.
**Filosofia pratica:**
Il riassunto approfondisce la distinzione aristotelica tra praxis e poiesis, evidenziando come Arendt
abbia ripreso e sviluppato questa distinzione nel suo pensiero politico. Si analizzano le tre modalità
della praxis - labor, work, action - e si sottolinea l'importanza dell'azione politica come espressione
autentica della libertà individuale e della creazione di uno spazio comune.
**Natalità e politica:**
Si discute il concetto di natalità come categoria fondante della politica nel pensiero di Arendt, che
contrappone questa visione all'approccio heideggeriano basato sull'essere per la morte. Si evidenzia
come Arendt abbia concepito la politica come una "seconda nascita", un luogo di interazione umana
dove gli individui possono esprimere la propria unicità e agire insieme.
**Narrativa e memoria:**
Il ruolo della narrazione nella costruzione dell'identità personale e nella trasmissione della memoria
collettiva viene esplorato in relazione al pensiero di Arendt. Si mette in luce come Arendt abbia
sottolineato l'importanza della narrazione nelle storie quotidiane e come le donne abbiano spesso
giocato un ruolo fondamentale nel trasmettere il senso del sé agli altri attraverso la narrazione.
SIMONE WEIL
**Vita e formazione:**
Nata a Parigi nel 1906 da una famiglia di origine ebraica, Simone Weil si diplomò all'Ecole Normale
Supérieure nel 1930. Durante gli anni successivi, sperimentò l'esperienza operaia presso la Renault nel
1931 e successivamente si convertì al cristianesimo nel 1935. Coinvolta nella guerra civile spagnola nel
1936, si trasferì a Londra nel 1939, dove collaborò alla formazione di un corpo di infermiere da inviare
nella Francia occupata.
Nel 1934, Weil iniziò a riflettere sulle cause dell'oppressione sociale, criticando soprattutto il lavoro
meccanizzato come fonte di alienazione. Contestò la concezione marxista secondo cui oppressione e
struttura sociale sono inscindibili, sottolineando che la libertà dipende dalla consapevolezza dei
rapporti di forza.
Le sue analisi sulle origini dell'hitlerismo nel 1939 portarono Weil a considerare lo stato totalitario
come il prodotto dell'idea del dominio e della crudeltà. Invertendo il rapporto causale, sostenne che è
la scomparsa del pensiero a rendere possibile il totalitarismo. Identificò anche il ruolo dello Stato-
nazione nel favorire il totalitarismo e suggerì che potesse essere contrastato attraverso la politica della
polis.
**Cristianesimo eterodosso:**
Le opere di Weil come "L'ombra e la grazia" e "Attesa di Dio" riflettono il suo approccio eterodosso al
cristianesimo. Per lei, sposare la causa degli oppressi significava aderire autenticamente alla fede
cristiana, rifiutando il dogma cattolico in favore della sofferenza di Cristo come significato ultimo.
Credeva che l'accettazione esistenziale della sventura e il depotenziamento dell'io fossero
fondamentali per il ricongiungimento con il divino.
Nel trattato "La fragilità del bene", si evidenzia la contrapposizione tra l'akrasia aristotelica, intesa
come mancanza di autocontrollo, e l'idea platonica dell'autosufficienza della ragione.
Attraverso l'opera di Nussbaum e Sen in "La qualità della vita", emerge una critica all'approccio
economicista che valuta una società unicamente in base alla ricchezza creata, sottolineando
l'importanza di valorizzare le virtù dei suoi membri per una valutazione più completa.
Nel suo lavoro, Nussbaum critica la teoria della giustizia di Rawls, argomentando che i suoi principi non
tengono conto delle capacità differenziate degli individui. Propone invece una teoria della giustizia
globale che integra la redistribuzione delle ricchezze tra le nazioni e il focus sui diritti degli individui con
maggiore difficoltà.
Sen critica anch'egli Rawls per il suo primato assoluto della libertà individuale e il principio di differenza
che giustifica le disuguaglianze. Propone invece una teoria della giustizia basata sulla storicità dei
comportamenti anziché su ideali astratti.
**Martha Nussbaum, La mia sciarpa così simile a un chador, «La Repubblica», 30/1/2015**
1. **Intelligenza e Fatti**
- Nussbaum sottolinea l'importanza di basare i giudizi su fatti concreti anziché stereotipi superficiali,
invitando a comprendere la complessità delle varie espressioni dell'Islam per contrastare l'ignoranza e
trattare i concittadini musulmani con rispetto. Inoltre, sottolinea l'importanza di studiare le nazioni
musulmane che hanno subito trasformazioni liberali, come l'India e l'Indonesia, per acquisire una
visione più completa e sfaccettata.
2. **Coerenza di Principi**
- Un altro punto chiave evidenziato da Nussbaum riguarda la necessità di applicare gli stessi standard
a tutti, senza discriminazioni di alcun tipo. Utilizza l'esempio della National Football League (NFL) per
illustrare l'importanza di una uniformità nei trattamenti, evidenziando la recente decisione della lega di
ritirare una multa inflitta a un giocatore musulmano per aver pregato dopo una partita.
3. **Immaginazione**
- La filosofa argomenta che per diventare cittadini consapevoli e inclusivi del mondo complesso in cui
viviamo, è essenziale coltivare la capacità di vedere il mondo da molteplici prospettive. Propone che i
programmi educativi sulla storia, la letteratura e la filosofia siano fondamentali per sviluppare questa
capacità, sottolineando l'importanza di un'istruzione ampia e diversificata.
4. **Lavoro di Squadra**
- Nussbaum enfatizza l'importanza della collaborazione e della solidarietà nel confrontare le sfide
umane, sottolineando che per far fronte ai problemi globali è necessario unire le persone in modo non
gerarchico, rispettoso e reciproco. Questo approccio richiede la condivisione di idee e sforzi verso
obiettivi comuni, piuttosto che competizione e divisione.
5. **Speranza**
- Infine, Nussbaum parla del ruolo della speranza in tempi difficili, citando Kant e affermando che
anche quando sembra che non ci sia speranza, è nostro dovere morale coltivarla. Questo perché la
speranza ci spinge a massimizzare i nostri sforzi per il bene dell'umanità e a cogliere ogni opportunità
per progredire e promuovere valori positivi nel mondo.
I COMUNITARI
- I communitaristi sfidano l'approccio astratto di Rawls alla giustizia, che si basa su una "posizione
originaria" universale, sostenendo che l'essere umano è un membro di una comunità con valori
condivisi, non un individuo isolato. Questo contrasta con l'idea di Rawls di una giustizia distaccata dalle
particolarità delle comunità.
- McIntyre, un esponente chiave del communitarismo, sostiene che la libertà individuale sia basata
sull'adesione ai valori e alle leggi della comunità. Egli promuove un ritorno all'areté aristotelica, in cui le
virtù morali sono radicate nelle tradizioni comunitarie. La sua critica al liberalismo individualistico
riguarda la sostituzione del concetto di libertà astratta con quello di "animale politico", evidenziando la
centralità dei valori comunitari nella formazione del carattere morale.
- Taylor evidenzia la necessità di riconoscere i diritti collettivi delle minoranze culturali e sociali, come i
gruppi omosessuali, neri, ispanici e musulmani, sottolineando la priorità dell'"uguaglianza di rispetto"
rispetto all'autonomia individuale. La sua critica al liberalismo riguarda l'insufficienza del concetto di
neutralità dello Stato rispetto ai valori culturali, favorendo un'approccio che tenga conto delle identità
culturali e sociali nella politica pubblica.
4. **Universalismo vs Multiculturalismo**
- Il dibattito si concentra sulla difesa delle culture senza discriminazione, il rispetto dei diritti umani e la
ricerca di un equilibrio tra multiculturalismo e valori universali, evidenziando le sfide e le potenzialità
della convivenza tra culture diverse. Questo richiede un approccio inclusivo che tenga conto delle
identità culturali e sociali nella formulazione delle politiche pubbliche, promuovendo il rispetto
reciproco e la comprensione interculturale.
- L'articolo indaga sulle radici del bisogno di identità, che si manifesta in forme più o meno accettabili.
Si sottolinea che la formazione del "noi" richiede meccanismi di esclusione e attribuzione di primati,
spesso manifestandosi attraverso la xenofobia come espressione di un forte bisogno di identità.
3. **Tipologie di Identità**
- Il terzo, preferibile, è un'identità fluida e inclusiva, simile a una corda da intrecciare, che esalta la
diversità e promuove l'inclusione sociale.
- Infine, si esplora il paradosso della globalizzazione, in cui l'apertura del mondo sembra generare
reazioni di chiusura e la rinascita di piccole patrie dettate dalla paura e dall'egoismo. Si riflette sulle
sfide di un mondo sempre più integrato, ma anche diviso dalle identità e dalle paure nazionali.
2. **Identità e Giudizio**
- La confusione spesso deriva dall'incapacità di distinguere tra l'identificazione con le proprie radici, il
comprendere chi ha altre radici e il giudicare ciò che è bene o male. Le radici possono essere più ampie
di quelle regionali o nazionali, e ciascuno si identifica con la cultura in cui è cresciuto.
3. **Confronto di Civiltà**
4. **Parametri di Giudizio**
- Per definire se una cultura è superiore a un'altra, è necessario fissare dei parametri, che dipendono
dalle nostre radici, preferenze, passioni e sistema di valori. La cultura occidentale si è accorta che la
stessa persona può utilizzare parametri diversi su questioni differenti.
5. **Contraddizioni e Negoziazione**
- La cultura occidentale ha elaborato la capacità di mettere in discussione le proprie contraddizioni.
Tuttavia, sorgono domande su come trattare membri di culture diverse che vivono in Occidente, come
gestire richieste che entrano in conflitto con leggi e usanze locali.
6. **Tolleranza e Intolleranza**
- Riflettere sui propri parametri implica decidere cosa si è disposti a tollerare e cosa è intollerabile. La
negoziazione può essere una via per risolvere tali questioni, ma alcune cose possono essere
considerate intollerabili.
- Il termine "multiculturalismo" appare per la prima volta nella Carta dei diritti e delle libertà del
Canada nel 1982. Il dibattito sul multiculturalismo coinvolge l'intero mondo occidentale, spinto
dall'emigrazione da Paesi lontani.
2. **Globalizzazione e Migrazione**
- Le culture estranee, precedentemente confinate entro confini stabiliti dall'Europa, sono ora in
movimento a causa della miseria e dell'istinto di sopravvivenza, causati da guerre, sfruttamento,
povertà, fame e malattie.
- Gli atteggiamenti nei confronti delle comunità di altra cultura possono essere riassunti in tre idee:
separazione, integrazione, interazione.
- La separazione promuove una coesistenza senza convivenza, mentre l'integrazione mira a una
società omogenea. Entrambi possono portare a discriminazione e violenza.
- L'interazione, invece, implica il reciproco riconoscimento del diritto di esistere e operare
autonomamente, senza posizioni dominanti.
5. **Ethos dell'Interazione**
- L'interazione implica il confronto e il mutamento reciproco delle culture senza rinunciare ai propri
ideali e valori. È la risposta al multiculturalismo che si conforma all'universalismo e all'individualismo
occidentali.
6. **Universalismo e Individualismo**
7. **Conclusioni**
- L'interazione rappresenta un modo per restare fedeli ai principi occidentali, sfidando l'aggressività
spesso attribuita all'Occidente.
Nell'articolo, Gustavo Zagrebelsky esplora il concetto idolatrico della democrazia nel XX secolo,
evidenziando la sua diffusione universale come l'ideale di tutti i sistemi politici e sociali. Tuttavia, nota
un'assenza significativa: la mancanza di un'adeguata comprensione dell'essenza della democrazia e
della sua pratica. Questa lacuna riflette una concezione prevalentemente positiva della democrazia,
mentre l'antichità preferiva un "governo misto", basato sull'equilibrio di principi diversi.
Nei suoi dieci punti sull'ethos democratico, Zagrebelsky sottolinea la necessità di una fede nell'assenza
di fedi assolute, la cura delle personalità individuali e lo spirito del dialogo come fondamenti della
democrazia. Inoltre, enfatizza l'importanza dell'uguaglianza davanti alla legge, dell'apertura verso
identità diverse e della diffidenza verso decisioni irrimediabili.
Infine, Zagrebelsky riflette sulle sfide e le delusioni della democrazia, ma sottolinea l'importanza
dell'insegnamento della democrazia nonostante queste difficoltà. Questo richiede un impegno
costante nel promuovere una comprensione più profonda dei principi democratici e nel coltivare un
ethos democratico tra i cittadini.
- Foa, prossimo ai cent'anni, una figura emblematica con un sorriso risoluto e curioso.
- Una vita segnata da passioni civili, dall'esperienza sotto il fascismo, fino alla costruzione della
Repubblica.
- Nonostante la sua storia, Foa riflette su un sentimento di stanchezza e estraneità dalla politica.
- Foa lamenta la mancanza di interesse e significato nella politica attuale, denunciando un vuoto nel
dibattito pubblico.
- Espone la sua amarezza verso il deterioramento del linguaggio politico e delle pratiche istituzionali.
- Foa identifica "la scomparsa dell'interlocutore" come una malattia delle istituzioni, evidenziando la
mancanza di responsabilità.
- La centralità delle regole condivise, come emerso durante l'Assemblea Costituente, nella creazione di
una testa collettiva.
- Foa esprime preoccupazione per l'indifferenza collettiva verso la guerra e la morte, sottolineando un
cambiamento nei valori sociali.
- Riflette sull'evoluzione del concetto di guerra e la perdita di empatia nei confronti delle vittime.
- Foa aspira a essere ricordato per il concetto di "partecipazione", incarnando l'autonomia come
volontà di trasformazione sociale e personale.