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SOCIOLOGIA

La sociologia, fondata da Auguste Comte nell'800, studia l'agire umano nella società e si è sviluppata attraverso tre rivoluzioni: scientifica, francese e industriale. I sociologi di metà '800, come Marx e Durkheim, hanno utilizzato metodi scientifici per analizzare le dinamiche sociali e il conflitto tra classi. La disciplina è caratterizzata da approcci multiparadigmatici, con diversi autori che hanno contribuito a teorie e paradigmi distinti per comprendere la società.

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SOCIOLOGIA

La sociologia, fondata da Auguste Comte nell'800, studia l'agire umano nella società e si è sviluppata attraverso tre rivoluzioni: scientifica, francese e industriale. I sociologi di metà '800, come Marx e Durkheim, hanno utilizzato metodi scientifici per analizzare le dinamiche sociali e il conflitto tra classi. La disciplina è caratterizzata da approcci multiparadigmatici, con diversi autori che hanno contribuito a teorie e paradigmi distinti per comprendere la società.

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23-09

SOCIOLOGIA è una parola e disciplina creata nell’800 da Auguste Comte, mix di latino (“socius, societas”) e
greco (λόγος). Fa parte delle scienze sociali: studia “l’agire e il pensare degli uomini all’interno della società”
Ha radici molto più antiche es. La Repubblica di Platone, etica di Aristotele

Excursus che porta alla nascita delle scienze sociali


nell’antichità, il sapere posseduto dagli uomini è pratico (gli Egizi non inventano la geometria, ma creano soluzioni a
problemi concreti) e orale (Omero è un rapsodo, trascrive un patrimonio di conoscenze comuni, “cucitore di canti”)
l'AUCTORITAS è data dalla longevità: nel Medioevo, le affermazioni si basano sulla combinazione di citazioni di
auctores antichi. Progressivamente, ci si scontra, in campi come l’astronomia, con un problema: ciò che i libri dicono
non rispecchia la realtà. Si sviluppa la tendenza a basarsi piuttosto su osservazioni sistematiche (es. Galileo con il
cannocchiale)
1500-1600: rivoluzione scientifica “per capire la realtà, bisogna seguire un metodo” (Bacone). Il metodo giusto
produce un sapere affidabile. La distinzione tra “fisica” e “metafisica” inizia, ma ciò che per noi oggi è superstizione
allora era considerata come scienza, es. in ogni libro di chimica, c’era il capitolo sull’alchimia.
DISTINZIONE PROGRESSIVA TRA SCIENZE DURE (fisica, chimica, scienze della terra) E SCIENZE
APPLICATE (agronomia, architettura)
Per le scienze sociali, ciò avviene ben dopo, nella prima metà dell’800

La sociologia nasce da 3 rivoluzioni:


[Link]: esiste un metodo per produrre un sapere affidabile
[Link]: mette in discussione il potere teologico, dà la possibilità di studiare liberi dal controllo clericale. è una
rivoluzione borghese (la classe che ha ricchezza ma la usa per mantenere i nobili e non ha potere politico) figlia
dell’illuminismo, che “libera il sapere”
3. INDUSTRIALE: convenzionalmente dagli anni 60-70 del ‘700, si ha
a. scissione del produttore della materia prima dal produttore del prodotto finito, per il costo delle macchine
b. per sfruttare il potenziale delle macchine, turnazioni ⇒ migrazioni in città ⇒ disordine e PROBLEMI
SOCIALI
a questo punto non ci si può più affidare alle riflessioni teoriche di un pensatore di 200 anni prima: nascita delle inchieste
sociali a Londra ⇒ chi sono, dove sono i criminali, i drogati, gli alcolisti, ecc? = APPROCCIO SCIENTIFICO alla sociologia

Il focus della sociologia è il “mondo occidentale”, con metodo ispirato a quello delle scienze naturali (considerato un
“metodo affidabile” vd. Bacone). Si vuole avere lo stesso tipo di “salto” che esse hanno
tale approccio prende il nome di POSITIVISMO (esiste un metodo unico per studiare tutti i campi della conoscenza)

I SOCIOLOGI DI META’ 800: Marx, Durkheim, Simmel, Weber


In modo ancora asistematico, fondano il loro pensiero su dati osservativi, e combinano la sociologia con studi di altro tipo,
rispettivamente economici, filosofici, storici, economici.
Il nucleo minimo, l’”atomo”, è il dato osservato, su cui si costruisce il sapere. Il dato si può osservare con:
● Osservazione pura
● Esperimenti (replicare qualcosa che avviene nella realtà tenendo sotto controllo un certo numero di fattori variabili,
per vedere come interagiscono tra di loro)
dato<asserto<teoria<paradigma
24-09
Perché non si può semplicemente dire “la sociologia studia la società”? Perché da un punto di vista ontologico, di tipo
materialista, la società non esiste, ma non si può dire che gli individui non esistano. Gli individui sono corpi fisici la cui
esistenza non dipende da un’attribuzione di significato. In altre parole, gli individui esistono al di fuori della società, la
società dipende nella sua esistenza dagli individui.
Distinzione di approccio:
● Parto dagli individui? L’aggregarsi degli individui genera la società (processo induttivo)
● O dalla società? Il funzionamento della società permette di capire il comportamento degli individui (processo
deduttivo)
Nell’osservare si può venire colpiti:
● dal coordinamento/equilibrio: il funzionamento della società non intralcia l’agire del singolo
● dal conflitto/dialettica tra attori politici o individui
Si può infine considerare il conflitto come monstrum (Durkheim e Simmel) o come normalità (Marx e Weber)

Excursus sul paradigma


KUHN sostiene che la scienza operi all’interno di un PARADIGMA: stratificazione del sapere, periodo di accumulo in cui
ognuno lavora nel suo campo. Ma quando qualcuno non riesce a spiegare qualcosa al suo interno, si slega con le sue ipotesi
dagli “strati” precedenti, attua una RIVOLUZIONE ponendosi fuori dal paradigma. (es. Copernico non aggiunge al sistema
tolemaico, ma lo ribalta)
Se il paradigma “ribelle” convince, altri aggiungono “sassi”, ossia teorie che si basano sul nuovo paradigma: con un
meccanismo da “bilancia a bracci”, questo paradigma scalza il precedente e diventa dominante.
Il nuovo paradigma deve spiegare ciò che il vecchio paradigma sapeva spiegare + quello che il vecchio non sapeva spiegare
CASO PARTICOLARE: GEOMETRIA EUCLIDEA E NON EUCLIDEA.
La geometria euclidea (piana) non funziona sulle grandi distanze (perché la terra è sferica): due aerei che compiono lo stesso
tragitto al contrario si scontrerebbero, ma funziona sulle brevi distanze: non uso la geometria non euclidea per misurare i
mobili in camera mia.
QUINDI non è sempre vero che un paradigma scalza l’altro, in alcuni casi due paradigmi coesistono, ciascuno operando
in un ambito diverso.

così funziona in sociologia: è una SCIENZA MULTIPARADIGMATICA

Un paradigma è un modo di approcciarsi


alla realtà, fatto da teorie che si applicano
a pezzetti di realtà
I 4 autori menzionati hanno abbozzato
paradigmi che saranno poi adottati da altri
studiosi.
MARX
Si occupa delle dinamiche di potere tra le classi e di come queste impattano sugli individui
Potenziale umano: capacità fisiche e cognitive che ciascun individuo potrebbe sviluppare.
Ma la maggior parte del loro tempo viene impiegato a produrre cibo e riparo, non c’è tempo per coltivare il proprio
potenziale: l’uomo deve modificare ciò che la natura gli mette a disposizione per poter sopravvivere.
Nel corso della storia sono cambiati i modi di produzione, ma non il fatto che i pochi sfruttino i molti
(schiavitù-feudalesimo-capitalismo).
Nel sistema capitalistico gli individui sono alienati: “staccati, esterni, estranei” perché il loro lavoro non permette di
sviluppare il potenziale umano.
CONTESTO: rivoluzione industriale avanzata, con turni lunghi, lavori ripetitivi, senza pause: “non capisco più cosa faccio
ma ci sto dedicando tutta la vita” + il prodotto finale è “alieno” perché
1. Io ne produco solo un pezzo
2. Non me lo posso permettere

Nel sistema capitalistico, esistono 2 classi per nascita:


● BORGHESI: proprietari del capitale, che vogliono far incrementare *, e delle macchine
● PROLETARI: proprietari solo del loro corpo
Il sistema capitalistico è inserito in una società di mercato: per soddisfare i propri bisogni ci vuole denaro. I proletari
possono solo vendere il loro corpo ai capitalisti, sotto forma di FORZA LAVORO, per ottenere denaro
*ciò è peculiare alla società capitalistica: non più M-D-M (si producono merci per venderle per acquistare altre merci) ma
D-M-D (si investe il denaro per comprare merci da vendere per guadagnare altro denaro (profitto))
es. il capitalista investe aprendo un’industria: gli servono materiale, macchine e forza lavoro. Si rivolge ad altri capitalisti per
il materiale e le macchine: loro a loro volta vogliono fare profitto. Con loro devo trovare un accordo. Il proletariato invece
non ha potere contrattuale, ma solo fame: lo posso pagare quel tanto che basta a mantenerlo in vita.
PARADOSSO: il proletariato produce il prodotto mediante la sua forza lavoro, ma ci ricava il capitalista che ha messo solo il
denaro.
Plusvalore: differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo del “pacchetto” materia prima + macchine + forza lavoro, ossia ciò
che il capitalista guadagna
Il capitalista converte il potere economico in potere politico (repressione del dissenso) e culturale (diffonde un apparato di
credenze per instillare la mentalità del “è l’unico sistema possibile” es. il cattolicesimo dice che è la vita ultraterrena che
conta, e questo è molto facilmente usato come “oppio dei popoli”)

COSA CAUSA IL DECLINO DEL CAPITALISMO?


● fattore economico: caduta tendenziale del saggio di profitto
saggio di profitto: plusvalore (guadagno)/investimenti
macchine sempre più sofisticate comportano costi di produzione sempre più alti: per mantenere invariato il suo
guadagno, il capitalista taglia sui salari, scendendo sotto il minimo indispensabile per vivere
● fattore politico: autocoscienza del proletariato
si rende conto che i capitalisti hanno innestato in loro una “falsa coscienza”
PUNTO DI ROTTURA: RIVOLUZIONE COMUNISTA perché è una rivoluzione? perché toglie la possibilità al singolo di
accumulare capitale, ma il capitale diventa proprietà collettiva.
cosa si intende per alienazione? cos’è lo sfruttamento?

DURKHEIM
Scrive in Francia dopo l’esperienza della Comune, in un contesto di diffusione del modello industriale con tensione sociale
tra i diversi componenti
Sottolinea i processi che producono equilibrio in modo neutrale o positivo
Come è possibile che una società così tesa riesca a mantenersi in piedi? risposta: 2 tipi di solidarietà (intesa come collante
sociale)
1.
solidarietà meccanica: si fonda su un principio di riconoscimento reciproco di similarità; si ha nelle società piccole
e semplici
2. solidarietà organica: si fonda su un principio di riconoscimento di dipendenza reciproca; si ha nelle società grandi e
complesse
MUTAMENTO DELLA DENSITA’ DINAMICA: la d.d. aumenta all’aumentare del numero di componenti e del numero di
legami (densità dinamica = complessità) ⇒ intacca la s. meccanica perché si va a perdere l’elemento di riconoscimento (es.
quando la religione non è più unica, la religione come principio generale non è più un punto di coesione, ma di conflitto. la
religione può essere un punto di coesione in comunità ristrette es. comunità musulmane in Italia)
DIFFERENZIAZIONE SOCIALE come esempio di solidarietà organica: in Italia esistono 450 professioni, tutte collegate tra
loro (addosso non abbiamo nulla che siamo in grado di produrre da soli)

la coesione sociale dipende dalla coscienza collettiva: cultura condivisa, che nessuno possiede nel suo complesso, ma che è
formata dalla sovrapposizione dei “pezzi” di ognuno. Tra solidarietà meccanica e solidarietà organica si ha un fattore di
coesione decrescente.

Il tipo di solidarietà determina il tipo di leggi giuridiche vigenti:


1. Solidarietà meccanica: REPRESSIVE ⇒ chi viola una regola attacca il fondamento della comunità ⇒ la punizione
deve essere molto dura ⇒ regola dell’”occhio per occhio”, il criminale deve essere eliminato come riaffermazione
dell’identità collettiva rischio del soffocamento della libertà
2. Solidarietà organica: RESTITUTIVE ⇒ la coscienza collettiva è debole ⇒ bisogna evitare che si ripeta e risarcire i
danni ⇒ il rischio è che gli individui perdano coesione, quindi perdano principi: condizione di ANOMIA rischio del
pluralismo estremo : l’individuo non capisce cosa la società si aspetta da lui
cosa si intende per anomia, leggi restrittive, coscienza collettiva?
25-09
conclusione: bisogna trovare il giusto bilancio tra libertà di scelta, e regole sociali.
APPROCCIO POSITIVISTA (esiste un metodo applicabile in tutti i campi della conoscenza) es. studio sul suicidio, un
fenomeno dalle motivazioni molto personali, per dimostrare che tutti i fenomeni possono essere spiegati in prospettiva
sociologica. Il suicidio è il fatto sociale (l’oggetto da spiegare). Osserva le caratteristiche dell’individuo e il suo contesto di
vita, che potrebbero spiegare il suicidio: così fa per interi schedari di polizia e individua delle regolarità:
1. SUICIDIO ALTRUISTICO: l’individuo non vive in un contesto particolarmente problemativo, ma si uccide per il
senso di colpa realizzando le condizioni altrui rispetto a cui la loro esistenza produce problema
2. SUICIDIO ANOMICO: individui con debolissimi legami sociali

WEBER
Osserva il micro, ossia le logiche di azione degli individui, e le usa per spiegare i processi macro: oggetto dell’indagine è
l’agire sociale nei suoi significati soggettivamente intesi

comportamento ≠ azione
procedimento diretto stimolo-risposta, come il riflesso della mano che si ritrae dopo aver toccato qualcosa di bollente vs
dotata di significato es. battere con una forchetta su un bicchiere per richiedere silenzio: l’azione è portatrice di un messaggio
Si possono ricondurre le azioni a 4 tipi, in base al loro significato
1. AGIRE RAZIONALE RISPETTO ALLO SCOPO = perseguimento di un obiettivo (es. frequento le lezioni perché
così studiare mi sarà più semplice)
2. AGIRE RAZIONALE RISPETTO AL VALORE = mentre lo scopo è il mezzo, il valore è il fine, l’obiettivo ultimo.
L’individuo che agisce in vista del valore lo fa senza valutare le conseguenze (es. intervengo per impedire uno
scippo di cui non conosco la vittima
3. AGIRE PER TRADIZIONE (es. regalare pandoro o panettone nei mesi di dicembre e gennaio, anche se la
produzione dolciaria italiana è vastissima)
4. AGIRE AFFETTIVO, il punto più confuso:
a. non c’è una chiara distinzione di tipo di comportamento classificabile, ci mette dentro un po’ di tutto
b. rischia di essere sul confine dell’atto impulsivo (ossia comportamento)
Il sociologo deve tenere in considerazione, analizzando un agire, prima quelli razionali, poi quelli irrazionali.
Questi sono 4 modelli ideali: di fatto, la maggior parte delle azioni sociali ha un significato che mescola i vari modelli (es.
regalo il panettone perché è tradizione + mi piace il panettone + ricevo un regalo in cambio)

IL CONCETTO DI RAZIONALITA’: nella società occidentale del periodo in cui vive Weber, le azioni razionali sono più
prevalenti che in ogni altro periodo. la società occidentale si fonda su un agire razionale rispetto allo scopo. Esistono vari tipi
di razionalità:
1. RAZIONALITA’ PRATICA: adattare le proprie azioni ai propri obiettivi
2. RAZIONALITA’ TEORICA: dare ordine e senso a ciò che osservo
3. RAZIONALITA’ FORMALE: agire in modo coerente con il quadro di regole a cui sono sottoposto
La mentalità capitalistica (“lo spirito del capitalismo”) è un modo di pensare il cui obiettivo è accrescere la propria ricchezza.
Matura tra ‘500 e ‘600 in Europa Centrale (attuale Svizzera, Sud Germania, Austria), dove si sviluppa il primo abbozzo di
imprenditoria capitalista, perché proprio lì si diffonde il protestantesimo di tipo calvinista, caratterizzato da:
● credenza nella predestinazione: tutti gli individui sono destinati dall’eternità, per decisione di Dio, o alla salvezza
o alla dannazione. La scelta di Dio è opaca, tuttavia possiamo cercare delle tracce di essa nella vita mondana: se le
cose ci vanno bene, siamo degli eletti. Meccanismo di autoinganno: gli individui si danno da fare nel mondano ⇒ le
cose vanno bene ⇒ si rassicurano
● sobrietà + vocazione: tendenza al risparmio + investire tutta la vita nel proprio lavoro
CONTROPROVA: in quello stesso periodo storico, anche altre società avrebbero avuto le condizioni affinché si sviluppasse
il capitalismo, ma:
● in Cina: domina il confucianesimo, che incoraggia il distacco dalla vita mondana e stigmatizza il lavoro manuale
● in India: divisione per caste (no scalata sociale)
I modelli culturali (credenze diffuse) spiegano l’emergere di modelli economici di sistema

I TIPI DI AUTORITA’: (per autorità si intende potere legittimo)


un individuo ha potere su un altro quando ottiene obbedienza a un proprio comando
se il potere è esercitato con la forza, il comando viene obbedito, ma non considerato legittimo = potenza

1. AUTORITA’ PER TRADIZIONE: es. potere monarchico trasmesso per via ereditaria, potere del papa sui fedeli di
religione cattolica, patria potestas ignorando le capacità effettive del patriarca
2. CARISMA DELL’INDIVIDUO a scapito della tradizione: es. Gesù: secondo quello che i testi descrivono, nasce in
un contesto di religione ebraica, ma ottiene autorità, al punto che quando entra in dialettica con l’autorità
tradizionale, le persone la abbandonano e seguono lui.
il problema è che è un tipo di autorità non trasmissibile. I discepoli, nel cercare di sostituirlo, cambiano le basi e le
sostituiscono con altre di tipo:
3. AUTORITA’ LEGALE-RAZIONALE: condizioni accettate in una logica di scambio (es. accetto di studiare da un
dato libro per superare l’esame) ⇒ PERNO DELL’ORGANIZZAZIONE SOCIALE CONTEMPORANEA
va da se’ che una società basata su un agire di tipo razionale rispetto allo scopo si configura come società della concorrenza
presentare i 4 tipi di azione; quali sono i 4 tipi di razionalità? Qual è la connessione tra etica protestante e spirito del
capitalismo? Quali sono i 4 tipi di autorità secondo Weber?

SIMMEL
Non produce un modello unico, ma tanti modellini per spiegare pezzetti di realtà
Non guarda né alla società né totalmente agli individui, ma ai modelli di associazione, secondo i quali si sviluppa l’interagire
degli individui
● TIPO: riguarda i singoli individui, che noi incontriamo durante la vita quotidiana, che noi non conosciamo e con cui
dobbiamo interagire. Sulla base del sentito dire riconduciamo gli individui a tipi (al di là delle particolarità del caso
singolo, noi li categorizziamo), a cui associamo modelli di comportamento. es. non sappiamo come sia un docente
universitario, ma sulla base del sentito dire sappiamo che dobbiamo salutare con “buongiorno” e non con “ciao”
● FORMA: modello interattivo con determinate caratteristiche, che si ripete nel tempo in modo ciclico (es. una
lezione)
L’individuo fa ipotesi riguardo a tipo e forma e quindi può sbagliare (un prof molto giovane può essere scambiato per uno
studente): questo causa momentanea confusione
Se si scarnifica la situazione di tutto ciò che è occasionale, e si rimane con lo scheletro, esso è il numero di individui coinvolti
(livello zero) ⇒ il semplice numero di individui coinvolti produce di per sé le caratteristiche peculiari delle interazioni
Gruppo minimo = DIADE: il gruppo non esiste al di fuori degli individui, perciò il singolo mantiene molta potenza, perché
se l’individuo esce dal gruppo, il gruppo svanisce. Questo spiega perché in una diade esiste un legame forte: è un legame
molto a rischio
è sufficiente che io aggiunga un individuo, creando una TRIADE, perché tutto questo muti: se io ho 3 individui, il gruppo è
più potente di qualsiasi singolo individuo che lo compone (due individui si impongono sul terzo; se due litigano, il terzo ha
potere di dare l’appoggio; in generale vale la regola 2>1)
REGOLE GENERALI DEL GRUPPO:
● i gruppi di numero dispari sono più gestibili: nei momenti di dissidio c’è sempre una maggioranza
● 5 è il numero massimo dei componenti di ciò che davvero si considera un gruppo: se si va oltre, il gruppo si scinde
in sottogruppi
30-09
Il tipo su cui riflette Simmel è la figura dello STRANIERO: da un lato non fa parte del gruppo, quindi non posso
comportarmi dando per scontato le cose; dall’altro ci devo interagire perché non è abbastanza distante da non potermene
preoccupare. Si creano situazioni paradossali: spesso è quello con cui ci sentiamo liberi di raccontare cose molto personali:
simile abbastanza da comprendere le nostre situazioni, diverso abbastanza che la nostra confessione non avrà impatto al di
fuori di quel momento Non ci comprendiamo appieno ma entra in gioco nella mia vita: per questo è preoccupante.

Un altro dei temi su cui riflette è il rapporto tra cultura OGGETTIVA e SOGGETTIVA.
● BAGAGLIO DI SAPERE POSSEDUTO DA UN’INTERA SOCIETA’
● PACCHETTO DI SAPERE POSSEDUTO DALL’INDIVIDUO
Nel corso del tempo, la cultura oggettiva cresce, ma la capacità dell’individuo di immagazzinare sapere non aumenta
abbastanza. Questo divario cresce in maniera potentissima. Es. di quale degli oggetti intorno a noi conosciamo esattamente
come vengono prodotti? Molti sono frutto di nuove modalità produttive. Gli oggetti sono per noi OPACHI, così sono le
strutture organizzative.
cosa intende Simmel per forma e tipo? fai due esempi per ciascuno

VEBLEN
Il suo campo di riflessione sono i processi economici, tuttavia lui guarda soprattutto agli aspetti culturali di quei processi.
teoria del CONSUMO VISTOSO: quando lui scrive, tutte le riflessioni sulla proprietà privata partono dall’ipotesi che essa sia
nata per soddisfare bisogni. Ma:
● Molti beni possono essere condivisi e soddisfare bisogni
● Una volta esauriti quei bisogni non c’è più la spinta ad accumulare
All’interno di una società, ciò che gli individui desiderano è l’invidia altrui. Uno degli elementi più invidiati è la ricchezza,
perché può essere convertita in qualsiasi altra cosa: chi possiede denaro possiede in potenza tutto il resto. Se io possiedo il
denaro, devo far sapere agli altri che ho quel denaro, altrimenti non produce invidia. Ecco il consumo vistoso: il denaro è
convertito in beni e servizi costosi e pubblicamente visibili.
Nella prospettiva di Veblen la società è stratificata a piramide in base al denaro che gli individui possiedono.
1. CLASSE AGIATA: vuole essere riconosciuta come la classe al top, quindi usa il suo denaro per acquistare ed esibire
beni che gli altri non hanno. Es. a metà anni ‘90, l’oggetto da esibire era il telefonino (costava 2-3000 €)
2. Vuole essere percepita come la classe sopra, quindi va in cerca dell’oggetto in modo da poterlo esibire = domanda
crescente del prodotto. I produttori si attivano per produrre più oggetti ad un prezzo più accessibile (ampliando il
bacino si aumentano comunque i guadagni, anche se il prodotto costa meno)
a. per un processo di gocciolamento il prodotto si diffonde man mano alle classi più basse, fin quando il
prodotto è diffuso ovunque e non ha più nessun valore distintivo
La classe agiata va alla ricerca di un nuovo prodotto distintivo.
La proprietà privata si basa sull’invidia, che genera un processo di fuga e risposta, che spinge il mercato a generare sempre
nuovi prodotti prima per la punta, poi per la base.
L’emblema sono i prodotti falsi: dimostrazione che ciò che interessa non sono le qualità oggettive, ma l’effetto che l’oggetto
produce.

Veblen sottolinea un altro processo caratterizzante per lo sviluppo dell’industria e dell’impresa: la progressiva scissione tra
economia (intesa come produzione) e finanza. Es. la crisi del 2008 è stata una crisi finanziaria, e Veblen già 100 anni prima
mette a fuoco le cause di ciò.
L’industria ha a che fare con il produrre oggetti, ma molto più spesso le industrie sono gestite da finanzieri, che non
capiscono nulla dei processi di produzione. Sono solo interessati a sfruttare le dinamiche di mercato, ma in qualche modo vi
vanno contro: ad es. tenendo bassa la produzione di un oggetto con domanda in crescita per mantenere alti i prezzi,
nell’illusione di tenere più alto il guadagno (anche se abbiamo visto che non è vero): contrazione del mercato.
La società odierna si basa su credito virtuale: es. le banche concedono molti più mutui rispetto al denaro che hanno,
aspettandosi che il denaro gli ritorni indietro. Non c’è un prodotto che corrisponde a quel denaro: se non ci sarà mai, le
banche non ricevono i loro soldi indietro, e quindi salta tutto. Per questo Veblen dice che la finanza è una “malattia del
sistema”

MEAD
Analista di tipo micro, che pone le radici per la psicologia sociale. Bisogna riflettere sull’agire degli individui all’interno del
contesto di interazione in cui sono collocati. Il punto di partenza è ciò che molto più avanti sarà etichettato come
COMPORTAMENTISMO: l’idea è che ho degli individui collocati in un contesto, fatto da elementi materiali e sociali (gli
altri individui).
Si pone in critica al modello: Contesto ⇒ azione Stimolo⇒ risposta
Forse questo vale per gli animali meno evoluti, invece l’essere umano interpreta ciò che percepisce, e poi agisce. Es. il prof
vede uno sguardo vitreo, lo interpreta, e quindi rispiega. Se il meccanismo fosse diretto, non avrei bisogno di capire una
lingua per reagirvi: invece devo saperle attribuire un significato.
4 FASI DALL’ATTO:
1. Impulso (interno o esterno) es. ho fame
2. Percezione: cerco di capire guardandomi intorno come reagire: es. apro gli sportelli della cucina
3. Manipolazione: agisco sulla realtà per creare le condizioni necessarie per soddisfare il bisogno: es. prendo i biscotti
dalla credenza
4. Consumazione: soddisfo l’impulso
Molti atti che noi compiamo coinvolgono anche altri individui (gesti): il mio atto è gesto quando diventa stimolo percepito
dagli altri individui. Solo gli esseri umani possono compiere gesti SIGNIFICATIVI (attribuiscono un significato al gesto che
ricevono, e i loro gesti possono essere interpretati a loro volta)

La complessità del linguaggio parlato umano è incommensurabile: la rivoluzione sta nel fatto che il gesto vocale permette
all’individuo di parlare mentre opera (non deve interrompere il gesto); la complessità vocale non ha paragoni con quella dei
gesti corporei; quando parlo sento esattamente le stesse cose che sentono gli altri, al contrario dei gesti (pensiamo allo
specchio). Noi produciamo con il linguaggio SIMBOLI SIGNIFICATIVI: ossia gesti che hanno l’obiettivo di produrre un
effetto specifico sugli altri. La chiave è che diversi individui attribuiscono lo stesso significato allo stesso gesto, e ciò
(dovrebbe) produrre la stessa reazione.
Solo considerando che un individuo agisce in modo diretto e indiretto con altri, posso provare a comprendere ciò che fa.
Mead “scompone” l’individuo in 3 parti:
●SE’: la capacità individuale di pensarsi come oggetto, come identità esterna (riflessività). Ciò ci permette di vederci
con gli occhi degli altri: ciò è alla base di qualsiasi interazione. Questa capacità è appresa per tappe, attraverso il
gioco. Esistono tappe a cui corrispondono diversi tipi di gioco:
○ GIOCO SPONTANEO: il bambino fa finta di essere qualcun altro. Stimola il bambino a guardare di volta
in volta la realtà con occhi differenti, e ad agire ogni volta coerentemente con il paio di occhi che sta
usando. Il bambino interpreta la realtà con un unico punto di vista alla volta.
○ GIOCO ORGANIZZATO: es. una partita di calcio. Il bambino deve tenere conto di tutti i punti di vista
congiuntamente. Stimola il bambino a guardarsi dal pov dell’altro generalizzato, ossia la società nei suoi
modelli interpretativi più diffusi.
Questo ci dice che all’interno del sé esistono 2 realtà che possono prevalere in un individuo, una portatrice degli elementi di
conformismo e l’altra di quelle dell’individualismo:
● IO: contiene le parti più costitutive dell'essere
● ME: fa proprie le aspettative della società
che cosa sono per Mead io, me e sé? quali sono le 2 dimensioni di formazione del sé? cosa intende Mead per altro
generalizzato? quali sono le 4 fasi dell’atto?

PARSONS (cap. 4)
Muove dall’idea della società come sistema composto da tanti “pezzi” diversi (come Simmel), in equilibrio tra loro (come
Durkheim). (nel libro, non considerare “organismo comportamentale” e “sistema di azione”)
Posso considerare “l’umanità” come sistema, ma poi posso utilizzare il metodo analitico sistemico su “sottosistemi” (porzioni
di realtà) (es. sistema nazionale, regionale, una città, l’università, una classe…).
PUNTI DI PARTENZA:
● Se io dico che qualcosa è un sistema, presuppongo un ambiente esterno al sistema che io prendo in considerazione.
● Tutto il mondo naturale, non-umano, è esterno, perché non riguarda la realtà sociale.
● Per quanto io possa applicare il modello analitico del sistema a un’infinità di entità, tutti devono avere le 4
caratteristiche AGIL.
01-10
A: ADATTAMENTO: l’esterno è composto da mondo naturale (da sfruttare) + altri sistemi sociali (con cui scambiare):
questo è il bacino di risorse a disposizione del sistema stesso per perseguire i propri obiettivi
G: GOAL ATTAINMENT (perseguimento degli obiettivi): ogni sistema sociale definisce i propri obiettivi, il primo dei quali
è la sopravvivenza, il secondo l’espansione: organizza le sue azioni per realizzarli
I: INTEGRAZIONE: coordinamento tra le varie componenti di un sistema, supervisione del rispetto dei valori
L: LATENZA: bisogno che gli individui all'interno del sistema condividano obiettivi e valori
Ogni bisogno ha un apparato che se ne occupa:
G = sottosistema politico
A = sottosistema economico
L = sottosistema fiduciario (scuola e famiglia)
I = sottosistema giuridico

un SISTEMA SOCIALE è un insieme di attori umani che interagiscono tra di loro in un determinato contesto ambientale
Ogni individuo ha uno status, una posizione, e in base a quello ricopre un ruolo, ossia fa qualcosa di utile agli obiettivi del
sistema. In questo modello, il punto di leva è la LATENZA: tutto funziona se tutti gli individui condividono le medesime
regole, valori, modelli di azione. Il punto più delicato è quindi convincere gli individui a lavorare in modo funzionale al
sistema stessa.
2 LEVE:
1. EDUCARE: processo di socializzazione degli individui, con cui la società trasmette i modelli culturali
2. SORVEGLIANZA e PUNIZIONE
All’interno di una leva, ci sono comunque degli spazi di variazione legittima, così come ci sono degli spazi di devianza
tollerata. (es. non si può andare in giro nudi, ma come mi copro lo decido io; e se vado nudo in spiaggia, ciò è tollerabile)
presentare il modello agil di Parsons applicato ai sistemi sociali (NO ORGANISMO COMPORTAMENTALE, NO
INDIVIDUI SINGOLI)
MERTON
Allievo di Parsons, avanza 3 critiche al sistema:
1. In questo quadro, la società è un monolite dove tutto è integrato, e dove tutti i valori, le credenze, le regole
predominanti sono utili sia alla società nel suo complesso che agli individui. Questo forse è vero per società molto
piccole: di sicuro non è applicabile alle grandi società occidentali. Es. l’uso delle macchine è disastroso a livello
ambientale, con conseguenze sia sulla società che sugli individui; una decisione può avere impatto positivo su una
fetta della società e negativo per un’altra
2. Parsons osserva la società statunitense, e la descrive come fosse universale: però non è detto che tutte le società al
mondo, e nel corso del tempo, debbano risolvere i loro bisogni attraverso questo tipo di realtà. Es. per Parsons, la
stratificazione sociale è fondamentale per soddisfare i bisogni del sistema: le attività più complesse devono essere
ricoperte da individui sufficientemente competenti e sufficientemente motivati; a ogni “piano”, cresce la fatica, ma
anche il prestigio, che è ciò che motiva a “fare la scalata”. Alla fine di ogni “rampa di passaggio” c’è un esame di
competenza. Esistono anche società in cui l’assegnazione dei ruoli è frutto di una decisione collettiva, come nelle
società agricole. Il modello di risposta ai bisogni di Parsons non è universale; diverse società hanno modi
diversi di rispondere ai bisogni.
3. Parsons si occupa poco degli individui: questo lo porta a confondere funzioni di apparati e motivazioni individuali
ad agire. Es. il dirigente di un settore x di un sottosistema x svolge un compito utile al sistema, ma questo non vuol
dire che quell’individuo svolga quel compito (solo) perché pensa che sia utile. Banalmente, può farlo perché
guadagna un sacco di soldi.
4. Parsons non tiene conto che ci possono essere delle disfunzioni: lo stesso pezzo può avere conseguenze positive e
negative (l’es. precedente delle auto); e che ci possono essere pezzi di sistema che esistono, ma hanno poco impatto
5. FUNZIONE MANIFESTA e FUNZIONE LATENTE
a. quella per cui l’apparato è stato costruito (l'università è stata creata per fornire un’istruzione di alto livello)
b. comunque funzionale al sistema, ma collaterale (l’università è di fatto il modo in cui un settore di individui
tra i 19 e i 25 trovano posto in attesa di trovare lavoro)
c. altre funzioni latenti possono essere dannose: il sussidio di disoccupazione ha come funzione manifesta di
non lasciare i disoccupati nella povertà e nell’emarginazione; se il sussidio è troppo alto, gli individui si
abituano a poter vivere senza lavoro
cosa intende merton per funzione manifesta e latente?

TEORIE DEL CONFLITTO


Filone di teorie macro che partono da Weber.

DAHRENDORF: rivolge 4 critiche ai funzionalisti (in particolare Parsons)


1. Descrivono una società statica, a parte per i periodi di “confusione” in cui un pezzo si inceppa. MA ogni società è in
costante cambiamento
2. Vedono l’ordine e si dimenticano del conflitto: in ogni società esistono gruppi di individui con valori, obiettivi
diversi, e ciò è la normalità, non la devianza. La normalità non è l’equilibrio ma il conflitto.
3. Ci sono componenti che operano per cambiare la società
4. In una logica funzionalista la società è coesa perché condivide valori che ha assorbito; per Dahrendorf, essa è coesa
perché esiste un potere che opera dall’alto. Gli individui stanno insieme perché sono obbligati, altrimenti
sarebbero puniti
In ogni società coesistono conflitto e consenso: non è possibile immaginare una società in cui viga solo conflitto (la società
esploderebbe) o solo consenso (abbiamo ucciso gli oppositori)
Teorie del conflitto e del consenso funzionano entrambe per spiegare diversi aspetti della società che sono compresenti:
Dahrendorf si occupa di teorie del conflitto per colmare il vuoto (tutti si sono occupati di teorie del consenso, e negli anni
‘60-’70 il filone del conflitto è di radici marxiste)
(Weber parte da una critica a Marx: Marx guarda la società e vede un’unica faglia, quella di tipo economico, che produce
classi. Nella società in realtà ci sono altre linee di faglia, in particolare: DIVISIONI POLITICHE che producono partiti, e
DIVISIONI CULTURALI che producono ceti. Marx distingue tra STRUTTURA (l'economia, in cui si genera la faglia) e
SOVRASTRUTTURA (riflessione della struttura sulla società, in cui stanno politica e cultura). Per Weber, le tre linee di
faglia sono tridimensionali, si muovono su tre assi distinti)
Per D., sulle linee di faglia si sviluppa AUTORITA’ (potere legittimo: chi è sottoposto al potere lo accetta come giusto): la
posizione dell’individuo sulle 3 linee determina il suo livello di autorità. In particolare l’autorità si sviluppa in modo
dicotomico: c’è chi comanda e chi è sottoposto al comando.
Nella società contemporanea, l’autorità non è intrinseca all’individuo, ma al ruolo che esso ricopre. Le vite degli individui si
sviluppano in diversi microsettori: un individuo si può ritrovare in una posizione subordinata in un gruppo e in una posizione
sovraordinata in un altro.
Nella soc. cont. l’autorità è organizzata in modo gerarchico, e su ogni strato esistono contesti di autorità che si muovono in
modo parallelo e non hanno autorità l’uno sull’altro (es. la mia palestra e il bar in cui lavoro). All’interno di ogni contesto
esiste la dicotomia. In ogni contesto, i sottoposti e i sovraposti hanno interessi dicotomici: i primi aspirano al mutamento, i
secondi al mantenimento dello status quo. DIALETTICA LATENTE: esiste, ma non è esplosiva. Di principio, gli interessi
dei dominanti sono in conflitto con quelli dei dominati: questo vale a ogni livello e su ogni linea di faglia.
02-10

T0____________T1______________T2
To: QUASI GRUPPO: insieme di individui nella stessa condizione all’interno della dinamica di potere, che perciò hanno gli
stessi interessi
⇒ da interessi latenti (dato oggettivo che un osservatore esterno può vedere) a interessi manifesti (di cui sono consapevoli gli
attori stessi): gli individui non sono da subito consapevoli di avere questi interessi in comune, ma sviluppano consapevolezza
nel tempo
T1: GRUPPO DI INTERESSE: gli individui si organizzano per difendere o perseguire il proprio interesse. E’ il primo
gruppo effettivo, perché si conoscono, comunicano, si coordinano, si organizzano in una struttura volta a un obiettivo
T2: GRUPPO DI CONFLITTO: si trovano nell’arena, attivamente in dialettica con altri gruppi. (Questo meccanismo si
applica solo se esiste un gruppo predominante e un altro/altri che lottano per il predominio. Es, non tra squadre di calcio che
almeno formalmente sono alla pari)
Queste dinamiche di conflitto tra gruppi sono le dinamiche fondamentali che spiegano sia il mantenimento dell'ordine sociale
sia il mutamento. Invece Parsons riesce solo a spiegare l’equilibrio, molto meno bene il conflitto (la sua unica giustificazione
è la mancata socializzazione, cioè la devianza). Quello di Dahrendorf è un esempio di momento di cambio di paradigma: il
suo modello riesce a spiegare sia l’equilibrio (che Parsons spiega), sia il conflitto (che P. non spiega)
cosa distingue gruppo di interesse, gruppo di conflitto, quasi gruppo?

LUHMANN
Riprende Parsons in modo più dettagliato e complesso.
PREMESSA: negli anni ‘60, ‘70, si sviluppa un movimento di pensiero che attraversa scienze naturali, sociali, umane
(transdisciplinare): si basa sul concetto di sistema. L’idea è quella da cui era partito Durkheim, ossia che le entità composte
da più parti potessero essere analizzate in una logica di sistema: ma dato che tutte le entità sono composte da più parti,il
movimento diventa transdisciplinare. Le cause di ciò vengono individuate nello sviluppo dell’informatica come modello (non
tanto come tecnologia) negli anni ‘50
Luhmann muove due critiche fondamentali:
● Parsons si è dimenticato che i sistemi sociali sono AUTOREFERENZIALI (sono in grado di riflettere su se stessi)
● Parsons non prende in considerazione la CONTINGENZA: tutto è così e non può che essere così (guarda gli USA e
applica il loro modello come modello universale): esistono sistemi “simili, ma diversi”

Se io parlo di SISTEMA, parlo di AMBIENTE che sta fuori: posto che la complessità = n° di componenti + n° di legami, in
ogni sistema c’è meno complessità che nell’ambiente circostante (porta con se’ un sacco di omogeneità, perché opera sulla
base di un principio di esclusione). L’ambiente è il bacino da cui il sistema trae per soddisfare i propri bisogni: il sistema deve
interagire con l’esterno, e per farlo si scompone in SOTTOSISTEMI per bilanciare la complessità di ciò che sta fuori.
Es. l’economia si specializza (agricoltura, pesca, caccia…) per essere in grado di fronteggiare l’ambiente esterno.

I sistemi sociali sono AUTOPOIETICI: il sistema produce se stesso


I. Producono gli elementi di cui sono composti: es, il settore economia, che esiste perché esiste il denaro, produce il
denaro.
II. Sono auto-organizzati: stabiliscono da soli i propri confini e si organizzano autonomamente: es, il settore economia
decide da solo cosa fa parte del sistema economico e cosa no (“tutto ciò che non ha un problema di scarsità non può
essere merce venduta”, come l’aria)
III. Sono autoreferenziali es. il sistema economico riflette costantemente su se stesso per capire cosa va e cosa non va, e
si modifica.
IV. Sono chiusi: non si occupa di ciò che sta fuori, es. il settore economia si occupa dei soldi, senza contaminazioni da
altri campi
La peculiarità dei sistemi sociali contemporanei è che sono molto più differenziati: per ciascun sottosistema l’ambiente è
diverso (ambiente del sistema + ambiente del sottosistema, composto dagli altri sottosistemi, che varia a seconda del
sottosistema preso in considerazione) es. il sistema Fiat ha come ambiente il sistema + le altre case automobilistiche; ogni
compagnia ha una concorrenza in parte diversa rispetto a quella delle altre, perché deve escludere se stessa.
Ogni sottosistema deve tenere conto del suo particolare tipo di ambiente
La complessità del sistema è una strategia per affrontare la complessità dell’ambiente: siccome l’ambiente è complesso,
complessificare il sistema (es. diversificazione dei prodotti a fronte dell’imprevedibilità del mercato)
La complessità interna garantisce un rapido mutamento del sistema a fronte di un mutamento dell’ambiente

Nonostante possiamo avere infiniti sistemi, le forme di differenziazione interna possono essere ricondotte a 4
forme essenziali:
1. DIFFERENZIAZIONE DI TIPO SEGMENTARIO: ciascuna parte svolge esattamente le stesse
funzioni di tutte le altre (es. le filiali di un’azienda) ⇒ se succede qualcosa che inceppa la

produzione, inceppa solo un segmento


2. DIFFERENZIAZIONE DI TIPO STRATIFICATO: funzioni diverse gerarchicamente organizzate,
ciascuna delle quali è svolta da una parte del sistema. Dipendenti in modo unidirezionale (quella sotto da quella
sopra, non viceversa) (es. sede centrale di dirigenza che dirige gli uffici commerciali)
3. spesso ho una situazione ibrida: MODELLO CENTRO-PERIFERIA: un nucleo centrale che coordina, e poi 3
sottosistemi di II livello uguali, 6 sottosistemi di III livello uguali, ecc…(es. una sede direttiva, tre sedi

commerciali, 6 sedi produttive…)


4. DIFFERENZIAZIONE FUNZIONALE: è la più complessa ed è quella tipica della nostra società. La
dipendenza reciproca tra sottosistemi è tenuta il più bassa possibile ([Link] sottosistema produttivo lavora a
valle rispetto al sottosistema di analisi economica; ma se per qualche strano motivo tutti gli analisti si
ammalassero, il sistema produttivo può ragionare per trend. Magari lavora meno efficientemente, ma lavora).
Ogni sottosistema è in contatto con tutti gli altri, a differenza di ciò che accade nella differenziazione
stratificata: se viene a mancare un contatto, lo recupero attraverso tutti gli altri.
a. questo sistema è più efficiente, ma più complesso = ci vogliono più tempo e risorse per tenerlo in
piedi

Il problema di questo modello è che l’individuo “ricopre un certo ruolo” e basta: a un certo punto il paradigma funzionalista
“esplode” e porta alla nascita delle TEORIE MICRO
quali sono i 4 tipi di modelli?
LE TEORIE MICRO
Gli autori alla base sono Weber e Simmel
1. TEORIA DELLO SCAMBIO (SCELTA RAZIONALE)
2. INTERAZIONISMO SIMBOLICO (ETNOMETODOLOGIA)
a. Punto di partenza: Mead e la necessità di staccarsi dal comportamentismo (meccanismo stimolo-risposta di
tipo automatico)

Interazionismo simbolico
Gli individui agiscono sulla basa di un significato simbolico che attribuiscono a ciò che sta intorno a loro. Il modo in cui noi
ci rapportiamo con un oggetto non si basa sulle sue caratteristiche fisiche, ma sull’uso che ne facciamo (il significato). Il
modo in cui noi ci rapportiamo con una persona sul suo “tipo” (Simmel).
07-10
RIASSUNTO LEZIONI PRECEDENTI: Gli individui ricevono, assorbono la cultura da parte di apparati del sistema, in
modo discendente: punto in comune tra Durkheim e marx, e quindi tra funzionalisti e marxisti: analizzo il sistema per
comprendere F l’agire degli individui.
L’interazionismo simbolico si basa su Weber e Simmel: individuo ⇒ sistema. Io come attore non mi limito ad assorbire, per
quanto in modo orizzontale, ma rielaboro: la capacità distintiva dell’essere umano è quella di distinguere SIMBOLI =
stimolo ⇒ interpretazione ⇒ risposta
Quindi che cos’è la società per l’interazionismo? Un insieme di individui che interagiscono tra loro (per perseguire un fine). I
pezzi della società sono riconducibili a reti di interazioni tra individui con gli stessi obiettivi. Es. perché esiste la scuola?
Perché produce negli individui l’effetto desiderabile per gli individui che compongono la società. La società non è superiore
agli individui, ma ne è l’organizzazione.
Rete di interazione di individui che agiscono in modo coordinato in vista dei loro obiettivi e in base a significati comuni che
attribuiscono .
quali sono i 7 principi dell’interazionismo simbolico?

BLUMER
punto di partenza: Gli individui sono in grado di riflettere su di sé e agire per sé. La capacità di autoriflessione, di interpretare
gli stimoli (attribuzione di significato) e agire secondo quell’interpretazione, e non in modo consequenziale, è ciò che
distingue un individuo da un termostato. (lol)
Un livello ulteriore è quello degli animali. Esso ha una coscienza, e compie la scelta attacco/fuga, ma non va oltre il
meccanismo stimolo/risposto
Gli esseri umani sono immersi in un mondo di stimoli provenienti da altri individui, che essi interpretano. Lo fanno perché
sono in grado di riflettere su se stessi (cosa vogliono, cosa desiderano, come si sentono) es. cammino per la solita strada, ma
ho fame: mi concentro sui bar o i supermercati, pongo la mia attenzione su qualcosa che soddisfi i miei bisogni.

GOFFMAN
APPROCCIO DRAMMATURGICO: indaga l’agire degli individui attraverso la modalità del teatro. L’idea è che nel
momento in cui gli individui interagiscono tra di loro è come se fossero sul palcoscenico
Ogni individuo come un attore sul palco, ha l’obiettivo di dare una certa immagine di sé, ovvero che gli altri lo percepiscano
e lo interpretino in un certo modo. Mentre agiamo, noi siamo attenti a come gli altri reagiscono: quella reazione è un costante
indicatore che la performance che noi vogliamo sviluppare sia o meno efficace = GESTIONE DELLE IMPRESSIONI
Il palcoscenico è il contesto dove la performance (e quell’interazione) si sviluppa. Come per il teatro, agiamo secondo un
copione (script): le regole condivise costituiscono lo script che ci permette di agire. Lo script è composto da un fronte fisico
(scenario) e da un fronte personale (oggetti che caratterizzano un personaggio): l’agire degli individui corrisponde in un certo
modo al ruolo che il “copione” impone loro, al punto che se un individuo agisce in un modo completamente diverso, si ha un
senso di straniamento.
SCENARIO + FRONTE PERSONALE = PALCOSCENICO
il fronte personale è costituito da: ASPETTO: indicatore del suolo + MODO DI FARE: modalità con cui l’attore interagisce
con gli altri
Nel tempo gli script, come tutti i modelli culturali, tollerano un coefficiente di VARIANZA LEGITTIMA. es. noi utilizziamo
un lessico diverso rispetto ai nostri coetanei di 50 anni fa. Il linguaggio non cambia per imposizione dall’alto, ma per
interazione: gli individui fanno continuamente piccole variazioni sul confine tra legittimo e illegittimo. Gli individui
acquisiscono il linguaggio tramite socializzazione: regolarità⇒modelli⇒cogenza normativa (i modelli hanno assunto valore
regolativo es. le regole grammaticali. ma le regole sono generata dal basso verso l’alto)
Ciascuno di noi però ha tanti diversi palcoscenici, contesti fisici, reti di interazione nella nostra vita: in ciascuno di quei
contesti noi interpretiamo un personaggio diverso, quindi seguiamo un copione diverso, gli individui hanno aspettative
diverse sul nostro modo di comportarsi: es. immaginare di parlare ai genitori nello stesso modo in cui si parla agli amici
Gli attori cercano di tenere distinti tra loro i diversi pubblici: nel momento in cui l'interprete deve interpretare due ruoli, uno o
entrambi dei due pubblici può chiedere conto: c’è la percezione di un disallineamento tra quello che è abituato a vedere e
quello che è; oppure ci può essere una dissimulazione: il pubblico si rende conto della situazione e decide di cooperare
(capisce che c’è un altro copione e gioca in quel copione)
Allo stesso modo e con la stessa logica, gli individui cercano di nascondere tutto ciò che è a monte di quella performance, che
è tutta la preparazione. es. il docente non si ricorda di cosa bisogna parlare, non vuole minare la sua immagine: si fa aspettare
due minuti per riguardarsi gli ultimi argomenti = esiste un retroscena: un contesto, di solito vicino al palcoscenico, in cui
l’attore non è visto dal pubblico.
● Il discorso di Goffman non è legato allo spazio fisico: il medesimo luogo può essere palcoscenico e retroscena. es.
l’ufficio del prof mentre è in pausa O mentre fa ricevimento; un’aula con o senza professore dentro
● Ciascun attore ha un pubblico puro (è solo osservatore, es. gli individui che incrocio in strada mentre cammino;
compagni con cui non parlo), e nello stesso tipo un pubblico con cui interagisce
Gli individui sono impegnati in 2 attività:
1. MONITORAGGIO: delle impressioni del pubblico
2. PRODUZIONE di un certo tipo di impressione
sono collegati tra loro nella GESTIONE DELLE IMPRESSIONI
Il pubblico non è un nemico degli attori, non ha l’obiettivo di far inceppare le cose: può aiutare l’attore, ad es facendo finta di
niente se l’attore ha delle defaillances. Bisogna ricordare che l’attore non è del tutto passivo
FRAME: nel momento in cui gli individui interagiscono tra di loro, usano dei copioni: questi copioni sono però situazionali,
ossia non tutte le singole situazioni di interazione hanno un copione corrispondente. Come faccio a sapere quale copione
usare? Lo scelgo in base alla “cornice”, riconduco la situazione a un tipo. Cosa succede se gli individui presenti “tirano fuori
copioni diversi”? La situazione non si incastra, perché le frame a monte sono diverse = DISALLINEAMENTO DEI FRAME.
Goffman conduce diversi “esperimenti di rottura” volti a svelare l’esistenza dei frame
Concetto di di DEFINIZIONE DELLA SITUAZIONE di Thomas: uno degli ispiratori dell’interazionismo. Il suo teorema
dice: “Qualcosa nel mondo sociale è reale se reali sono le sue conseguenze” ⇒ gli individui agiscono in base a come
definiscono la realtà. Es. per capire se una persona va a messa, è inutile capire se dio esiste o no: basta capire che
quell’individuo crede in dio, e segue un certo credo. In questo ambito la sociologia è molto più potente della filosofia, perché
può fare a meno della metafisica.
In questo contesto si innestano processi come la “profezia che si autoavvera”: all’inizio dell’anno, un insegnante individua un
“fannullone” e un “intelligente”. nel momento in cui l’uno fa male un compito, lo si sgrida; l’altro verrà supportato: il modo
in cui l’insegnante si pone “spinge” questi due individui a trasformarsi nei tipi in cui erano stati incasellati, anche
erroneamente.
cosa si intende per frame, palcoscenico, retroscena, ecc.?
Garfinkel: cosa si intende per account?
BISOGNA RICORDARE LE 7 PROPOSIZIONI DI SKINNER

ETNOMETODOLOGIA
fondata da Harold Garfinkel
“metodo per il discorso sulle genti” (le modalità con cui gli individui conducono la vita pubblica). Come usano le loro
conoscenze, procedure per affrontare un’interazione? L’oggetto di studio sono i fatti sociali (non però nello stesso senso di
Durkheim: le società per lui “premono” sugli individui): intesi come risultato dell’agire degli individui
Goffman voleva evitare di dover assumere che gli individui siano costantemente lì ad analizzare da zero cosa sta succedendo,
come si deve comportare: il concetto di script fa da modello-guida. Anche per l'etnometodologia il concetto di routine è
centrale: gli attori sono in grado di produrre accounts (resoconti) su cosa sta succedendo: lo producono sia per loro stessi
(per dare un senso a quello che osservano), sia per gli altri (condividono questa narrazione di senso con gli altri, che possono
accettarla a meno) ⇒ l’account non è il significato delle azioni, ma un discorso prodotto per dare un senso alle mie azioni. es.
se io arrivo in ritardo, posso dire che mi si è rotta la macchina, anche se semplicemente mi sono svegliatx tardi
8-10
refresh su interazionismo simbolico: vede la società come una rete di interazioni di cui gli individui sono i componenti
fondamentali. Rete di legami e significati che gli individui coinvolti attribuiscono alla realtà attorno a loro. L’obiettivo non è
interpretare il comportamento degli individui, ma il ricercatore è in grado di comprendere il significato che gli individui
attribuiscono (es. profezia che si autoavvera: l’insegnante agisce in modo x perché pensa cosa y)
Per gli etnometodologi, non è possibile accedere ai significati.
Secondo Wright Mills, ciò che possiamo indagare è una narrazione su quel motivo, ma il motivo in sé è un’entità cognitiva
interna agli individui, a cui lo studioso come esterno non può accedere.

GARFINKEL
Oggetto della sociologia sono i FATTI SOCIALI (non nella concezione di Durkheim, ossia non costrutti a livello sistemico
capaci di imporsi sugli individui): modelli che si ripetono. L’attore non è iperattivo, ossia non analizza da zero ogni volta, ma
usa PACCHETTI DI ROUTINE:
ACCOUNT: “narrazione”: l’attore dà conto di chi è, cosa sta facendo: insomma dice quale senso dà alle cose. Gli account
permettono l’inizio delle interazioni.
Un account è un ATTO DISCORSIVO prodotto dall’attore, non il significato dell’azione: per questo non si può dire che è
vero o falso ⇒ se questo è vero, le stesse teorie scientifiche non sono altro che account dell’attore-scienziato.
OBIETTIVO DELL’ETNOMETODOLOGIA: svelare l’esistenza di pacchetti di routine tramite esperimenti di rottura.
Garfinkel chiedeva ai suoi studenti di comportarsi in casa come se fossero in un albergo: questo crea una tensione crescente,
fino a quando il genitore non chiede spiegazioni. Questa richiesta è la richiesta di un frame interpretativo, perché quello
solitamente usato non funziona più. La domanda ha prodotto un account: l’attore produce una sua spiegazione di senso.
L’etnometodologia svela i processi che portano alla formazione delle dinamiche sociali e delle teorie scientifiche. Ma se io
applico troppo radicalmente ciò che dice Garfinkel (“non si potrà mai conoscere il reale significato attribuito dall’individuo”),
io come sociologo non ho senso di esistere. Invece questo approccio è utilissimo nella ricerca: le risposte che ottengo in
un’intervista sono account, discorsi performativi prodotti per dare una certa impressione. Quindi questo significa che devo
ignorare la risposta? No, il punto è usare le risposte in modo consapevole, ad es. ponendo domande “laterali” o triangolando
le fonti di informazione = grado più elevato di consapevolezza e riflessione nell’indagine sociale: posso collocare l’azione
che sto indagando dentro uno “sfondo di significati”.

Weber già diceva che esiste un agire razionale rispetto allo scopo, e che è prevalente nella società contemporanea: bisogna
partire da questa ipotesi nell’analisi: negli anni ‘50-’60 si sviluppa un filone che studia i fenomeni come “agire razionale” =

HOMANS: TEORIA DELLO SCAMBIO


SAPERE BENE X ESAME
punto di partenza: sviluppo critico del comportamentismo. Lo studioso comportamentista osserva come i risultati che un
attore ottiene nell’interagire con un ambiente impattino sulle successive interazioni dell’attore con tale ambiente.
Interazione A ⇒ risultato A DETERMINANO Interazione B ⇒ risultato B
es. seguo un corso, prendo appunti, studio dagli appunti (Ia) ⇒ vengo bocciato (Ra) DETERMINA CHE la prossima volta
studierò sia appunti che libro (Ib) e verrò promosso (Rb)
critica di Skinner: il comportamentismo presuppone che l’interazione sia casuale, come un piccione: chiuso in una gabbia,
con a disposizione un contenitore di cibo che si apre beccando su una leva, il piccione esplora il mondo con il becco e
casualmente trova la leva che fa scendere il cibo. Pur non comprendendo nulla, ha memoria: associa la memoria di quel punto
alla ricompensa. Sviluppa una connessione azione ⇒ risultato, che lo porta a ripetere quell’azione che ha prodotto un effetto
positivo = RINFORZO
Ma il comportamento umano non funziona così: agire interattivo + attribuzione di significato. Homers vuole considerare
l’agire come un massimizzare gli effetti positivi da parte di un attore razionale rispetto allo scopo, secondo 7 proposizioni:
1. SUCCESSO: regolarità del risultato. (A ⇒ R) L’individuo è portato a replicare il comportamento quanto più
ottiene il risultato sperato. Precisazioni:
a. non sempre si può replicare (ad es, uno studente lavoratore si prende una settimana di permesso per il primo
esame, e prende 30. non lo potrà rifare sempre)
b. quanto più la ricompensa è vicina all’azione, quanto più l’effetto si rinforza
c. dopo un po’ l’individuo si stufa anche della ricompensa (es. ti faccio una torta ogni volta che pulisci il
bagno: alla terza torta, tu il bagno lo mandi a fanculo perché sei stufo di torta)
2. STIMOLO: (S⇒A⇒R) se l’azione legata a un risultato positivo è legata a sua volta a uno stimolo, io la ripeterò
ogni volta che riceverò quello stimolo.
a. contano le circostanze: es. un amico mi offre un viaggio se lo aiuto con un trasloco; non è detto che io
faccia lo stesso con un altro amico o se l’amico perde il lavoro all’agenzia viaggi
3. VALORE: (R+) gradualità della gratificazione e della sanzione. Lo stimolo funziona tanto di più quanto è alto il
valore che l’attore attribuisce alla ricompensa (nell’es. precedente, un viaggio oppure una pizza)
a. le sanzioni funzionano di meno, mentre le gratificazioni sono più efficienti, ma più costose
4. DEPRIVAZIONE e SAZIETA’: quanto più spesso e di recente ho ottenuto una ricompensa, tanto meno ha valore ai
miei occhi (vedi proposizione 1c): il beneficio si indebolisce e di conseguenza il piatto dei costi sale
5. AGGRESSIONE &
6. APPROVAZIONE: (A ⇒ no R+/!R- = comportamento aggressivo ⇒ R+++++) se io mi aspetto una ricompensa e
non la ottengo; o se ricevo una sanzione in modo inaspettato, divento aggressivo, e se con l’aggressività ottengo
qualcosa, il risultato ottenuto ha molto valore, perché me lo si voleva negare e io sono riuscito a strapparlo
a. allo stesso modo, A⇒R++ ⇒ V++): se io con la mia azione ottengo una ricompensa maggiore di quella
prevista, acquisirà molto più valore ai miei occhi)
7. RAZIONALITA’ (trasversale e riassuntiva): se deve scegliere tra più alternative di azione, l’attore sceglie quella che,
sulla base di ciò che può valutare in quel momento, ritiene possa causare ricompense maggiori e di maggior
probabilità
Gli individui valutano e calcolano valori e probabilità derivanti dalle loro azioni e decidono di conseguenza. Spesso scelgono
un corso di azione che si colloca a livello intermedio: probabilità sufficientemente alte e valore sufficientemente alto.
Come valuta? In base all’esperienza: azioni compiute in precedenza e risultati ottenuti (a differenza del piccione, l’attore è
riflessivo)
il piccione ha memoria, l’attore ha esperienza
9-10
Homers: teorie di tipo micro: come possiamo indagare l’agire degli individui per poter comprendere come questo agire
aggregato produce le strutture

COLEMAN
esponente della teoria della scelta razionale (RATIONAL CHOICE). Ci si muove dall'ipotesi metodologica di Weber: parto
dal presupposto che l’agire degli individui sia un agire razionale rispetto allo scopo
Punti di partenza:
● Focus sugli attori: gli attori agiscono in modo più o meno cosciente, più o meno riflessivo, sempre in vista di un
obiettivo.
● Questi obiettivi sono legati a delle preferenze: io ho sempre delle alternative possibili, anche solo “fare o non fare” e
alla base di questa scelta c’è una preferenza
● Esplicitamente ispirata ai modelli economici
● A noi delle radici o dei motivi della preferenza non interessa nulla (di quello si occupa la sociologia culturale). Nella
rational choice le preferenze sono date, interessa tutto quello che succede dopo
Obiettivo prodotto in base alle preferenze ⇒ azione orientata al conseguimento
Io come attore posso immaginare molte alternative di azione orientate a raggiungere l’obiettivo: sia a livello micro (scelte a
breve termine, es. cosa mangiare a cena) sia a livello macro (es. la scelta della facoltà) (ops ho sbagliato). Questo però non
vuol dire che queste scelte siano infinite né che siano alla pari.
I. VINCOLO: individui diversi hanno quantità e tipo di risorse differenti (yay fossi ricca farei la Holden)
II. VINCOLO: dentro al mio quadro di possibilità effettive io ho per ognuna dei costi, dei benefici e delle probabilità di
riuscita ⇒ calcolo della possibilità che offre i maggiori benefici ai più bassi costi (es école Polytechnique vs
università di Alessandria. Da una parte ho ottime possibilità di impiego ma dovrei studiare e lavorare; dall’altra ⅕
delle possibilità ma posso vivere a casa e coltivare i miei hobby)
Per ora, gli individui “fluttuano nel vuoto”: ci sono solo individui con delle risorse in tasca. Bisogna aggiungere la società, e
dei vincoli di II livello: vincoli culturali, politici (contestuali), che definiscono ancora di più le possibilità
es. tutto il discorso dell’università non si può fare, se io sono nato in Etiopia, anche se sono ricco, perché non ho la libera
circolazione; invece il passaporto italiano è uno dei più potenti: pochi Paesi in cui non possiamo entrare, pochi in cui bisogna
richiedere il visto.
Bisogna considerare anche che la quantità di informazioni degli individui è limitata: la loro razionalità è altresì limitata. Non
si parla di razionalità assoluta, ma di razionalità limitata dalle informazioni in nostro possesso.

Tutto ciò è relativo all’agire del singolo individuo: sappiamo però che gli effetti aggregati dell’agire di tanti individui sono
diversi dall’agire del singolo. Ma non tutti gli effetti di azione aggregata sono additivi: il risultato aggregato di tante azioni
best choice di diversi individui, producono per diversi individui un risultato opposto (es. 800 investitori ritirano
l’investimento per non perdere i propri soldi; i restanti 200 che mantengono l’investimento nella speranza di guadagnare
perdono tutto)
L’obiettivo è comprendere il sistema, ma per farlo devo studiare gli individui: vedi lo spirito del capitalismo dovuto al
protestantesimo.
Coleman studia il rapporto micro-macro: livello dell'azione individuale-livello dei risultati sistemici.
Di comportamento collettivo si erano occupate 2 scuole: Durkheim (coscienza collettiva come modelli culturali condivisi); gli
autori della “teoria delle folle” (si concentrano sui fenomeni come le rivolte, e le interpretano sulla base che gli individui
abbiano dei comportamenti irrazionali basati su un contagio emotivo)
Coleman ipotizza che ci sia un modello interpretativo per le azioni collettive che non coinvolga fattori irrazionali, ma
piuttosto l'aggregazione di azioni razionali: una rivolta è un insieme di individui che condividono interessi, che si organizzano
per ottenere i medesimi obiettivi
NORME SOCIALI: sono una colonna portante dell’ordine sociale. La sociologia precedente (es. Parsons) considera le norme
come un dato di fatto, e le utilizza per spiegare il comportamento degli individui: ma come mai esistono quelle norme
condivise? è possibile interpretare le norme attraverso una lente di calcolo costi-benefici (rational choice)?
L’idea è che molti individui accettino di seguire determinate norme (che riducono lo spazio di libertà, cosa che agli individui
non piace), perché queste norme producono per loro dei benefici, e parallelamente perché vedono dei pericoli possibili
derivanti dal mancato rispetto delle norme.
Gli individui delegano la definizione delle norme in generale a un’autorità riconosciuta come legittima: in alcuni casi la
limitazione non mi porterà un beneficio (es. divieto di fumare in locali pubblici), ma dato che mi sarai utile su tutto il resto, io
accetto di seguirti anche nel caso in cui mi è di detrimento.
Coleman legge anche l’interiorizzazione di modelli come “sanzione interna” all'individuo: l’individuo non è una spugna, ma
sceglie di far propri quei modelli perché ci vede una qualche utilità. Come se, alla base del fatto che io mi approprio di un
modello, e quindi non devo tutte le volte agire secondo un calcolo, tuttavia alla base di quell’appropriazione c’è stato un
calcolo.



21-10 (Cristina Solera)
Cap IV parte II
Concetto di SOCIALIZZAZIONE: apprendimento da parte del nuovo membro dei valori, stili di vita, norme del
contesto in cui si entra a far parte (Agenzie di socializzazione: Parsons le mette nel quadrante Latency). Secondo alcuni
approcci è un processo latente, per altri non è inconscio. La socializzazione primaria è il momento di apprendimento più
intensivo: il bambino può apprendere le norme in diversi modi. Ci sono altri momenti in cui ci si raffronta con un processo di
socializzazione forte (es. quando ci si trasferisce in un altro Paese). In generale quando ci si muove da un contesto all’altro
(un nuovo gruppo di amici, l’università).
Nella socializzazione primaria, il bambino diventa consapevole di se stesso e acquisisce un’identità. Il processo di soc.
collega le generazioni: è la generazione più grande che ci insegna determinati valori (i genitori, gli insegnanti, gli autori dei
libri di testo…)
I principali agenti della socializzazione sono: la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari, le organizzazioni, i media, il lavoro…
Attraverso il pr. di soc. gli individui imparano a conoscere i ruoli sociali, vari approcci dicono come avviene e chi lo
controlla. Un ruolo sociale è l’insieme dei comportamenti socialmente definiti che ci aspettiamo da chi ricopre un
determinato status.

La prospettiva del condizionamento (strutturalismo, Parsons)


MECCANISMO INTERNO: interiorizzazione delle norme, le ritengo giuste e sono io che poi faccio policy sugli altri.
Processo di condizionamento in cui i soggetti apprendono in maniera passiva i valori sociali condivisi.
Esiste un MECCANISMO ESTERNO fatto di sanzioni, ma non basta. Collegamento a Freud: il bambino trasforma aspetti
oggettivi esterni della cultura in disposizioni interne della personalità.
Riprende Durkheim nel focus sul ruolo della coesione sociale e della solidarietà (coscienza comune, morale comune), e si
chiede come avviene: integration e latency. 4 fasi di socializzazione
1. dipendenza orale: il bambino identifica la madre (figura primaria che si occupa di lui). Parsons scrive negli anni ‘50:
la famiglia deve essere divisa in ruoli: AG = uomo, IL = donna
2. manipolazione delle sanzioni: il bambino inizia a staccare la figura della madre da se stesso, la percepisce come una
figura che si aspetta qualcosa da lui e distribuisce premi o punizioni
3. apprendimento dei ruoli differenziati: il bambino comincia ad apprendere da figure diverse (es. il padre). Concetto di
famiglia chiusa, in cui il bambino impara tutto
4. raggiungimento della maturità: si ha con l’uscita della famiglia e l’apprendimento di nuovi ruoli in nuovi contesti
come la scuola o il gruppo dei pari

La prospettiva dell’interazione (interazionismo simbolico, Piaget e Mead)


Nel momento in cui guardo alle interazioni, significa che penso che l’individuo sia un attore attivo e che i valori si
costruiscano nel corso del processo. Ogni individuo sta dentro interazioni diverse, e quindi sviluppa un approccio unico, una
certa varietà individuale che rientra comunque dentro ruoli sociali = i contesti definiscono l’ambito/il limite delle interazioni.
Critica a Parsons e alla sua critica ipersocializzata dell’uomo con un apprendimento meccanico e unilaterale che lascia poco
spazio all’interazione dinamica tra individuo e ambiente sociale.
Piaget, psicologo sociale: sviluppo del giudizio morale del bambino. Identifica fasi simili a quelle di Parsons ma sposta il
focus dai ruoli familiari al ruolo del bambino stesso all’interno delle interazioni. Sistema a cerchi concentrici:
1. EGOCENTRICO: mondo a 2 tra madre e bambino
Il bambino impara ciò che non solo la madre, ma altri individui si aspettano da lui, attraverso il gioco.
Mead: gioco puro e semplice vs gioco organizzato. Il bambino gioca interpretando i ruoli che osserva (dapprima madre/padre,
moglie/marito). Il bambino interpreta l’altro significativo: non fa un processo di astrazione (non arriva a pensare “ci si
aspetta così dalle madri” ma “ci si aspetta così da MIA madre”) vs il bambino inizia a capire che ci sono delle aspettative
intrinseche al ruolo (assume l'atteggiamento dell’altro generalizzato)

La socializzazione come processo universale ma diverso in diverse epoche


Nelle società premoderne l’apprendimento avviene all’interno della famiglia, intesa anche come vicinato o famiglia allargata,
e avviene in maniera informale (es. ruolo del cantastorie o del saggio del villaggio: non ci sono vere e proprie istituzioni che
hanno il ruolo di agenti di socializzazione)
Nelle società industriali moderne nasce la differenziazione sociale. Si complessificano i contesti di apprendimento: accanto
alla famiglia nascono la scuola, i gruppi dei pari, la Chiesa. Quello che accade, secondo molti studiosi, è l’indebolimento dei
riti di passaggio, che nelle società primitive erano i canali attraverso cui pubblicamente si assumeva un ruolo. Indebolimento
ma non sparizione: es. l’addio al nubilato/celibato è una forma di rito di passaggio, che si celebra in modi diversi in diversi
paesi e per uomini o donne. Cosa si ritiene ci si debba aspettare? Cosa si perde e cosa si guadagna? Es. spogliarello e alcol
sono stati per lungo tempo prerogativa maschile, perché gli uomini venivano considerati come portatori di un certo tipo di
sessualità che dovevano esibire. C’è più varietà, meno istituzionalizzazione (eterogeneizzazione), riti praticati più come
momenti di socialità.
AVVENTO DEI MASS MEDIA COME AGENTI DI SOCIALIZZAZIONE

Concetto di identità
Risponde alla domanda base “chi sono?”. Identità e socializzazione sono due concetti inscindibili: se io come prima cosa di
me dico “sono madre”, sento un legame tra il ruolo che ci si aspetta da me come donna e come mi percepisco come individuo.
L’identità personale spesso si sovrappone con l’identità sociale (immagine che ho di me stesso vs ruolo che adotto all’interno
di un particolare contesto)
Nel processo di formazione dell’identità si distinguono due componenti:
1. identificazione ⇒ il soggetto si confronta con le figure con le quali si riconosce, si sente uguale, sente di condividere
tratti (senso di appartenenza, di comunità)
2. individuazione ⇒ il soggetto si confronta con gli altri e si distingue per le proprie caratteristiche, fisiche, morali, per
il proprio vissuto (senso di specificità e unicità)
Non è solo l’interiorizzazione passiva delle norme, ma prevede una capacità autoriflessiva, di essere soggetto e oggetto allo
stesso tempo (“io sono io”, ma mi guardo anche da fuori). Nella società contemporanea c’è un moltiplicarsi di percorsi, che
sono definiti in maniera meno netta, meno univoca: le fonti potenziali della propria identità sono molteplici. Questo genera
anche squilibri e incongruenze (es. l’identità di madre “fa a pugni” con quella di lavoratrice).
Il tema dell’identità si pone al crocevia non solo delle scienze sociali, ma a più crocevia, in quanto interessa praticamente
tutte le discipline (carattere relazionale e intersoggettivo delle identità, Levi-Strauss). La tipicità della sociologia è che si
distacca dalla concezione individuale dell’identità, guardando alla genesi sociale, ai modelli culturali prevalenti, alle
opportunità che influenzano la formazione dell’identità (es. in un Paese in cui non c’è congedo di paternità, il ruolo di cura è
attribuito alle donne e l’uomo non si identificherà come padre ma come breadwinner) = questo perché l’identità riguarda la
vita quotidiana.
Ruolo sociale: attesa/aspettativa di un comportamento uniforme all’interno di una posizione sociale: i ruoli rappresentano
una sorta di “libretto di istruzioni”

22-10

Concetto di norma sociale


Regole di comportamento che ci si aspetta vengano seguite in determinate situazioni, disciplinano la vita in società,
prescrivendo agli individui il comportamento appropriato/non appropriato in certe situazioni. Dimensione più normativa, ha
un'influenza maggiore perché regola direttamente i comportamenti (le norme sono legate ai ruoli ma sono più stringenti: il
ruolo è descrittivo, la legge normativa).
Nell’apprendimento dei ruoli ci sono delle norme sociali associate: io apprendo le aspettative di ruolo perché ci sono delle
norme sociali. Anche in questo caso c’è un apprendimento esterno o interno. Le sanzioni si distinguono in positive, negative,
formali, informali (si possono intersecare es. applauso, sanzione positiva informale; presa in giro sanzione negativa
informale)

DEVIANZA
Durkheim: “Non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma che è criminale perché urta la
coscienza comune. Non lo biasimiamo perché è un reato, ma è un reato perché lo biasimiamo"
28-10
Sesso: differenze anatomiche e fisiologiche che caratterizzano i corpi maschili e fammilini
=/
Genere: differenze psicologiche, culturali e sociali tra maschi e femmine ⇒ collegato alle nozioni socialmente costruite di
maschilità e femminilità.
Emerge dopo il ‘68 con l’affermarsi di studiose di sociologia di genere femminile. Concetto “illuministico”, nel senso che va
ad illuminare un concetto che fino ad ora non era stato preso in considerazione.
Disparità di accesso a risorse materiali e simboliche (es. accesso all’istruzione vs aspettative diffuse di comportamento)
Processo di socializzazione al genere, ossia a determinati norme sociali e ruoli (cosa è ritenuto normale nella mia società, e
quindi come mi definisco all’interno della mia società).
Viene introdotto all’interno del filone conflittualista, in cui il potere è fondamentale: “chi siamo” non è disceso dall’alto, ma è
imposto dal potere dominante.
Va a impattare sui ruoli ⇒ insieme di aspettative su come gli uomini e le donne si devono comportare, e sull’identità ⇒ come
mi definisco.
I ruoli e l’identità di genere sono costrutti sociali: “donna non si nasce ma si diventa”, anche se processo di naturalizzazione
delle differenze ⇒ costruzioni sociali che vengono integrate in spiegazioni di tipo biologico. Ma se fosse di tipo biologico, si
dovrebbero trovare uniformità in ogni tempo e in ogni luogo, cosa che ovviamente non succede.
dimensione culturale: il genere ha a che fare con sistemi di valori e di significati. “Gender as social structure”, il genere va a
definire l’insieme delle risorse materiali a cui uomini e donne accedono. Il genere è costruito anche a livello istituzionale:
come è costruito il mercato del lavoro (full-time, senza pausa, che ha come presupposto la famiglia del breadwinner: ossia c’è
qualcuno dietro che si occupa del “lavoro informale”, ossia lavoro riproduttivo, affettivo, sociale (cura della casa e dei figli,
preparazione dei pranzi e organizzazione dei momenti sociali in famiglia)), il diritto alla famiglia, l’età pensionabile (la donna
ha accesso autonomo alle pensioni o vi accede in quanto moglie?)…

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