Sommario
Paragrafo 1
Panorama storico – religioso del XVI Sec. …............................. Pag. 1
Paragrafo 2
Storia e caratteristiche della Riforma Radicale …........................ Pag. 3
Paragrafo 3
Peculiarità e differenze della Riforma Radicale …...................... Pag. 4
Conclusioni …............................................................................... Pag. 8
Panorama storico – religioso del XVI Sec.
Tra gli avvenimenti storici e sociali che interessarono il XVI secolo è certamente
degno di profondo interesse lo sconvolgimento degli equilibri del contesto religioso
dove la stabilità di una struttura ecclesiale antica di circa 1200 anni (dall'editto di
Milano del 313 d.C.) fu minata sin dalle fondamenta da alcune figure che si
distinsero come protagonisti di azioni di “rinnovamento” rispetto ad una Chiesa
Romana appesantita dalla corruzione e da profondi vizi dottrinali che gli intellettuali,
clerici e laici provenienti dalla cultura umanistica e rinascimentale, tentarono di
denunciare ed eliminare1. In quella che oggi conosciamo con il nome di Riforma
protestante si distingueranno diverse tipologie di movimenti. Andiamo per ordine; la
Riforma luterana, ispirata dalle azioni di Martin Lutero, è certamente legata all'evento
dell'affissione delle 95 tesi sulla porta della cappella del castello di Wittenberg ai
tempi della raccolta delle indulgenze da destinare alla causa della Fabbrica di S.
Pietro. Da questi eventi la vera opera di riforma di Lutero inizierà nel 1522 al ritorno
1 ALISTER E. MCGRATH, Teologia Cristiana, Claudiana 1999, Torino, pag. 77.
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a Wittenberg dopo essere scappato dalla persecuzione successivamente alla sentenza
della Dieta di Worms (1521).2 Da qui Lutero inizierà a diffondere le sue idee per una
trasformazione della società, della religione (anche dottrinale) e della politica che
avranno successo quasi limitatamente al territorio tedesco e scandinavo a causa della
prospettiva politica proposta dal riformatore tedesco che vedeva una chiesa
sottomessa al monarca attraverso l'opera dei prìncipi i quali, soprattutto in Sassonia,
poco tolleravano le prerogative Papali.3 In Svizzera, nella città di Zurigo, la
propulsione riformatrice verrà da Huldrych Zwingli che in una prima fase della sua
vita ministeriale fu un cappellano militare, partecipando a varie campagne militari
delle truppe mercenarie tedesche. Successivamente fu ordinato sacerdote presso il
convento benedettino di Eisielden. In tali vesti ebbe modo di affrontare una profonda
riflessione a causa della degenerazione morale del clero, contro cui cominciò a
combattere; dal 1519 diede vita alla Riforma di Zurigo, una riforma di carattere
morale. La riforma che invece Giovanni Calvino instaurerà a Ginevra, e
successivamente si espanderà con i suoi successori, sarà fondata sulle idee espresse
nell'opera Institutio Christianae Religionis, una esposizione sistematica della dottrina
cristiana.4 Sia la Riforma di Calvino che quella di Lutero saranno Riforme ad
accentuazione dottrinale e non solo morale. Altro fenomeno importante all'interno del
processo di trasformazione e di rinnovamento della coscienza cristiana del XVI secolo
fu l'insorgere di una quarta corrente, l'anabattista. Questa si condenserà in un
movimento che assumerà delle posizioni teologiche e dottrinali che daranno vita ad
una distinzione all'interno della Riforma protestante, tra la Magisterial Reformation
(o Riforma classica), l'insieme di quei movimenti di riforma che riconosceranno il
valore della sottomissione alle autorità civili e politiche5, e la Riforma Radicale.
2 ROBERTO COGGI, Ripensando Lutero, ESD 2004, Bologna, pag. 26
3 EVANGELISTA VILANOVA, Storia della Teologia Cristiana 2, Borla 1991, Roma, pag. 149.
4 FELIX BUNGENER, Vita di Giovanni Calvino,Tipografia Claudiana 1868, Firenze, pag. 21,22.
5 ALISTER MCGRATH, Teologia Cristiana, Claudiana 1999, Torino, pag. 76.
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Storia e caratteristiche della “Riforma radicale”
Come già anticipato, altro prodotto delle rimostranze e delle azioni mosse nei
confronti della Istituzione religiosa ufficiale, sorretta da millenari privilegi acquisiti
grazie al suo riconoscimento da parte del potere politico fino ad allora dominante (da
Costantino fino a CarloV D'Asburgo), è la cosiddetta Riforma Radicale i cui
protagonisti si autodefinirono i “rinnovati”6. A dire il vero, tale modalità di Riforma
non vanta una genesi autonoma ed indipendente dalle altre ma è, a tutti gli effetti, una
divergenza della Riforma Magistrale (luterana, calvinista e zwingliana) da cui si
differenzia per questioni ben definite che brevemente ci accingeremo ad analizzare
non senza prima fornire dei cenni esaustivi circa la nascita e lo sviluppo di questo
movimento in termini storici e sociologici. Il movimento anabattista, che darà vita alla
già menzionata Riforma Radicale, manifesta la sua natura ideologica in occasione di
una disputa teologica tenutasi dell'Ottobre del 15237, evento in cui furono poste le
fondamenta della rottura all'interno della Riforma zwingliana. In tale occasione venne
criticata la scelta di Zwingli nel legittimare le prerogative del Consiglio cittadino di
Zurigo nello sviluppo della Riforma in Svizzera fondata nella teoria sulla Parola di
Dio predicata e scritta ma nella pratica subordinata alle decisioni di una istituzione
secolare che di fatto scelse di temporeggiare in relazione alle azioni concrete, con la
giustificazione dichiarata di non voler provocare una rottura netta ed irreversibile con
Roma. Alle accuse di questa ala radicale, rappresentata da Grebel e Manz 8, Zwingli
rispose che per ciò che concerneva le questioni relative alle azioni dell'ambito
materiale, di cui la stessa Chiesa come istituzione faceva parte, era necessario
sottomettersi all'autorità delle umane istituzioni. Tale risposta non piacque ai futuri
leader anabattisti che, esclusi dalle successive dispute teologiche le quali garantirono
libertà di parola esclusivamente ai rappresentanti più moderati della Riforma
zwingliana, si organizzarono nella concezione e nello sviluppo di una Riforma
6 ROLAND H. BAINTON, La Riforma protestante, Piccola Bilioteca Einaudi 2000, Torino, pag. 94.
7 SERGIO RONCHI, La Riforma protestante-Zwingli e Calvino, ESD 2005, Bologna, pag. 26.
8 JOHN A. WAGNER, Documents of the Reformation, ABC-CLIO 2019, Santa Barbara CA, pag. 115.
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Radicale che promuovesse una netta distinzione tra Stato e Chiesa 9, dove quest'ultima
avesse il dovere di responsabilizzarsi, nelle dinamiche della sua evoluzione, verso una
conformazione alla volontà di Dio “scritturale”. Ai fini del raggiungimento di tali
obiettivi si credeva necessaria l'alienazione della comunità di credenti dalle vicende
legate alla vita politica e, per molti aspetti, sociale. Inoltre la Chiesa doveva essere
composta da veri credenti che si davano ed accettavano pacificamente un sistema
disciplinare disponente misure sia a livello individuale che collettivo. Furono le
questioni trattate in relazione al sacramento del battesimo, in un pubblico dibattito la
notte del 25 Gennaio del 152510, a determinare la definitiva rottura con Zurigo. I
radicali provarono a convincere Zwingli sulla invalidità del pedobattesimo il quale
consisteva in una pratica non conforme all'insegnamento biblico. La conseguenza di
tali rimostranze fu la promulgazione, da parte del Consiglio cittadino, di due decreti 11:
ogni bambino, di lì in avanti, sarebbe stato battezzato entro otto giorni dalla nascita
come segno di appartenenza alla comunità e ad ogni appartenente all'ala radicale
sarebbe stato posto il divieto di riunirsi. Tali misure sortirono l'effetto opposto di
rafforzare le posizioni ideologiche di coloro che, da lì a poco, sarebbero stati indicati
con l'epiteto di anabattisti i quali avrebbero dato vita alla quarta faccia della Riforma
protestante, la Riforma Radicale.
Peculiarità e differenze della Riforma Radicale
Volendo tracciare le linee che caratterizzano le differenze sostanziali tra la Riforma
Radicale con la Riforma Magistrale possiamo distinguere due aree distinte dove una è
rappresentata dall'approccio teologico relativo agli atti meramente “religiosi” ed
un'altra area che concerne il diverso approccio nella concezione del rapporto tra
Chiesa, Stato e società. Dallo stesso nome che distingue il movimento promotore di
questa ulteriore spinta riformatrice possiamo subito e facilmente fare riferimento al
sacramento del battesimo come pretesto di dissenso con tutti gli altri movimenti
9 ROLAND H. BAINTON, La Riforma protestante, Piccola Bilioteca Einaudi 2000, Torino, pag. 97.
10 HUBERT JEDIN, Storis della chiesa, Jaca Books 2001, Milano, pag. 213.
11 U. GASTALDI, Storia dell'Anabattismo,Claudiana 1992, Torino, pag. 97.
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riformatori. Figli della Riforma zwingliana, che promuoveva un'adesione scritturale ai
fondamenti del cristianesimo, i radicali superarono la visione del loro maestro in
quanto ritenevano che il sacramento del battesimo fosse da amministrare ad individui
ben consapevoli della responsabilità che tale atto implicava, consecutivamente ed a
conferma di una esperienza interiore della fede12. Per questi motivi sarebbe stato
possibile battezzare solo adulti e non neonati inconsapevoli. Zwingli non conferiva al
pedobattesimo, come invece faceva la chiesa cattolica, la capacità di giustificare il
battezzato ma ne indicava la sua importanza come segno di appartenenza al popolo di
Dio nell'era della Grazia13. Tale sacramento, allo stesso modo della circoncisione ma
con un nuovo significato intrinseco, doveva essere somministrato, simbolicamente,
entro l'ottavo giorno di vita del nascituro. La posizione di Lutero in relazione al
battesimo era invece un po' piu controversa in quanto, pur ritenendo che in generale i
sacramenti fossero inefficaci senza la fede e di conseguenza non destinati ai neonati, il
riformatore di Wittemberg faceva distinzione tra due gradi di fede, la “fede vigile” e la
“fede dormiente”14. Era in funzione di quest'ultima “fede” che si sarebbe stati
legittimati nel battezzare un pargolo che attraverso il sacramento sarebbe stato reso
partecipe della piena appartenenza alla comunità religiosa. A sostegno di tale
posizione, solo successivamente, Lutero aggiunse alle sue argomentazioni
l'importanza della fede del padrino che convalidava e legittimava la pratica del
pedobattesimo. Anche a Ginevra, nelle file dei sostenitori di Calvino, venivano
mantenute le stesse posizioni luterane nei confronti del sacramento battesimale. In
relazione al sacramento eucaristico anche qui gli anabattisti si dimostrano essere bravi
allievi del loro maestro nella lezione inerente la corretta interpretazione delle
Scritture. Per l'ala radicale di Zurigo, così come per Zwingli, il pane ed il vino
rappresentavano nient'altro che simboli atti a commemorare il sacrificio di Cristo sulla
Croce. Per Lutero, in riferimento al sacramento eucaristico, era valido il principio
della consustanziazione, per il quale Cristo sarebbe stato presente materialmente nel
12 ALISTER MCGRATH, Teologia Cristiana, Claudiana 1999, Torino,Pag. 80
13 BAINTON, La Riforma protestante, Piccola Bilioteca Einaudi 2000, Torino, pag. 89
14 BAINTON, La Riforma protestante, Piccola Bilioteca Einaudi 2000, Torino, pag. 57
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pane e nel vino. Ma la differenza che causò maggiori difficoltà per la Riforma
Magistrale nell'accettazione delle posizioni degli anabattisti è inerente la visione che
l'ala radicale proponeva e promuoveva nei rapporti con le istituzioni secolari e la
stessa società. In Germania, una volta avviata la Riforma, lo sviluppo della stessa fu
affidata ai prìncipi tedeschi in cui Lutero poneva grande fiducia per le potenzialità
che tali figure politiche possedevano attraverso la possibilità, per mezzo della loro
autorità, di creare una comunità religiosa nell'area da loro controllata e di cui ne
potevano garantire successivamente lo sviluppo in armonia con i princìpi
riformatori15. Sul fronte di Ginevra gli esiti della Riforma furono affidati alla
convivenza della chiesa con le istituzioni; convivenza che trovava il massimo
contenuto espressivo ed operativo nel contesto della neonascente monarchia
repubblicana. La Riforma veniva intesa come l'esigenza e la possibilità di influenzare
la società con le sue istituzioni, preparando ed anticipando, con una peculiare visione
escatologica, l'avvento del Regno di Dio. A coordinamento dell'interazione posta in
essere tra Stato e Chiesa vi era un Concistoro che, attraverso una complessa
organizzazione, poteva comminare delle pene ecclesiastiche ai credenti o ai ministri
ritenuti moralmente mancanti. L'interazione dell'istituzione politica con quella
religiosa era garantita da un sistema di vicendevole controllo atto a monitorare
l'integrità degli appartenenti alla comunità. Una simile configurazione era stata
realizzata a Zurigo dove Zwigli riteneva che la Riforma poteva svilupparsi solo con il
sostegno delle autorità cittadine. Si riteneva necessario riconoscere al Consiglio
cittadino autorità nelle questioni religiose per auspicare un graduale rinnovamento
religioso16. Il Consiglio cittadino poteva assistere ai dibattiti teologici e
successivamente stabilire le linee da seguire: la riforma della Chiesa era diventata
una riforma di Stato17. La Riforma Radicale, in relazione al rapporto con le istituzioni
e la società, si porrà in netta antitesi rispetto alle posizioni delle componenti
15GERARD EBELING, Lutero-opere scelte, Claudiana 1988, Torino, pag.59.
16 U. GASTALDI, Storia dell'Anabattismo,Claudiana 1992, Torino, pag. 145.
17 U. GASTALDI, Storia dell'Anabattismo, Claudiana 1992, Torino, pag. 76.
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teologiche interne alla Riforma Magistrale che consideravano lo Stato non soltanto
destinatario dell'azione riformante ma le stesse strutture istituzionali erano ritenute
parte attiva nel processo di rinnovamento spirituale della comunità religiosa. Il
movimento anabattista concepiva l'esistenza di una Chiesa in un rapporto di netto
isolamento dallo Stato il quale veniva visto come strumento divino per limitare gli
effetti del peccato nella società ma allo stesso tempo la partecipazione alle istituzioni
civili era limitata ai peccatori e non era dato ad un credente prenderne parte. Lo stesso
giuramento che veniva formulato dai comuni cittadini in occasioni di cerimoniali,
quale ad esempio per l'arruolamento nell'esercito, era ritenuto un atto indegno e non
consentito ad un vero credente che avrebbe dovuto rifiutare l'uso della violenza anche
in risposta ad un attacco esterno. Quest'ultima attitudine venne particolarmente
criticata a causa della minaccia turca ai confini con l'Austria che sarebbe stata
scongiurata dalle istituzioni con ogni mezzo disponibile tra i quali l'uso delle armi. Le
comunità anabattiste vissero in condizioni di isolamento sociale, condividendo le
risorse e senza compromessi. Anche il calvinismo prevedeva una equa ridistribuzione
dei beni, non alla stregua dei radicali ma attraverso il lavoro ed il commercio, nel
contesto della piena integrazione e collaborazione all'interno del tessuto sociale ed
istituzionale. La Riforma Radicale ripudiava la possibilità di ricoprire un ruolo
istituzionale, come il magistrato, per non essere contaminati da una influenza
mondana che avrebbe corrotto il credente. Gli stessi Lutero, Calvino e Zwingli
ritenevano proficua la partecipazione alle cariche pubbliche 18, funzionali, se non per
cambiare radicalmente la società, almeno alla limitazione della propagazione
dell'ingiustizia.
18 PAOLO RICCA, Dal battesimo allo sbattezzo, Claudiana 2015, Torino, pag. 142.
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Conclusioni
Gli appartenenti al movimento anabattista si dimostrarono caparbi ed irremovibili;
pagarono la loro intransigenza con la morte per annegamento, impiccagione e il rogo.
La loro colpa maggiore fu quella di non concepire la fede in un contesto di
cooperazione con le istituzioni secolari. Il mondo di allora non era ancora pronto per
una posizione talmente radicale. Le componenti teologiche della Riforma Magistrale
avevano in comune la consapevolezza che i cambiamenti non potevano realizzarsi
senza il consenso sociale e la protezione del potere temporale. La storia aveva già
ampiamente evidenziato la natura teantrica della stessa sopravvivenza del
cristianesimo che si era sostenuta sulle ali dell'Impero Romano prima e dei regni
repubblicani dopo. Con lo stesso Lutero si procedeva ad una svolta epocale ma non
senza il supporto del potere politico che ha trovato nei prìncipi tedeschi i protagonisti
in Germania e nelle istituzioni delle città confederate dell'azione di Calvino in
Svizzera. Anche nei confronti della Chiesa di Roma le posizioni della Riforma
Magistrale, soprattutto per quanto riguarda i sacramenti, riflettevano la volontà di
porre in essere un compromesso, nel non voler creare uno strappo troppo profondo tra
i due mondi, quello protestante e quello Cattolico Romano, con la speranza di un
imminente ritorno all'unità ma con presupposti riformati. Con il senno di poi questo
ultimo proposito non ha avuto l'esito forse sperato. Ma la tensione tra la Riforma
Magistrale e la Riforma Radicale è anche la tensione interna alla cristianità di oggi,
combattuta nell'intento di cercare di comprendere quale sia la migliore posizione da
avere in relazione al rapporto con la società e le sue istituzioni. Mentre da una parte è
facile capire che il riconoscimento istituzionale porta con sé innegabili privilegi,
dall'altra si è anche consapevoli che tali benefici possono presentare un prezzo da
pagare. Nella potenziale possibilità che le istituzioni intraprendano azioni ingiuste
che la Chiesa avrebbe il dovere di denunciare, la consapevolezza di un'azione ritorsiva
che chiederebbe conto dei benefici concessi potrebbe creare, nell'istituzione religiosa,
imbarazzo e difficoltà nel manifestare libertà e franchezza per denunciare le azioni
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riprovevoli, per paura magari di perdere quei privilegi acquisiti. Tale dinamiche sono
state oggetto di riflessione e motivo di divisione in occasione della Seconda Guerra
Mondiale dove non poche istituzioni figlie della Riforma hanno optato per appoggiare
il potere politico tedesco che all'epoca si rese responsabile di crimini enormi, oggi
condannati dal mondo intero. E' nel cercare il corretto equilibrio, nella tensione insita
al rapporto Chiesa/Stato, che l'azione della comunità cristiana di oggi potrà essere
efficace. L'opzione di rispondere alle istanze delle Riforme del XVI secolo prendendo
le parti dell'una piuttosto che dell'altra non sarebbe la soluzione più corretta. In una
attenta ed onesta analisi degli aspetti positivi (ma anche di quelli negativi) delle
proposte teologiche della Riforma Magistrale e della Riforma Radicale il
cristianesimo del 21° secolo potrà trovare dei preziosi strumenti per affrontare una
corretta riflessione ermeneutica che gli permetterà di trovare quel giusto equilibrio
nella concezione e nell'instaurazione dei suoi rapporti con le verità della Parola di
Dio, con le altre religioni (senza avere la necessità di sopprimere chi pensa
diversamente come fece la Riforma Magistrale con gli anabattisti), con le società e
con le sue istituzioni.
Bibliografia
ALISTER E. MCGRATH, Teologia Cristiana, Claudiana 1999, Torino.
ROBERTO COGGI, Ripensando Lutero, ESD 2004, Bologna.
EVANGELISTA VILANOVA, Storia della Teologia Cristiana 2, Borla 1991, Roma.
FELIX BUNGENER, Vita di Giovanni Calvino,Tipografia Claudiana 1868, Firenze.
ROLAND H. BAINTON, La Riforma protestante, Piccola Bilioteca Einaudi 2000, Torino.
SERGIO RONCHI, La Riforma protestante-Zwingli e Calvino, ESD 2005, Bologna. JOHN A.
WAGNER, Documents of the Reformation, ABC-CLIO 2019, Santa Barbara CA.
HUBERT JEDIN, Storis della chiesa, Jaca Books 2001, Milano.
U. GASTALDI, Storia dell'Anabattismo,Claudiana 1992, Torino.
PAOLO RICCA, Dal battesimo allo sbattezzo, Claudiana 2015, Torino.
GERARD EBELING, Lutero-opere scelte, Claudiana 1988, Torino.