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TASSO

Torquato Tasso, nato nel 1544 a Sorrento, visse una vita segnata da viaggi e instabilità, dedicandosi alla poesia e alla letteratura, culminando nella scrittura della sua opera principale, 'Gerusalemme liberata'. Nonostante il successo, soffrì di disturbi mentali e fu rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove continuò a scrivere, ma la sua vita fu caratterizzata da conflitti interiori e un rapporto complesso con la corte. Morì nel 1595, lasciando un'eredità letteraria che riflette le contraddizioni del suo tempo e la sua ricerca di un ideale di bellezza e verità.
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TASSO

Torquato Tasso, nato nel 1544 a Sorrento, visse una vita segnata da viaggi e instabilità, dedicandosi alla poesia e alla letteratura, culminando nella scrittura della sua opera principale, 'Gerusalemme liberata'. Nonostante il successo, soffrì di disturbi mentali e fu rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove continuò a scrivere, ma la sua vita fu caratterizzata da conflitti interiori e un rapporto complesso con la corte. Morì nel 1595, lasciando un'eredità letteraria che riflette le contraddizioni del suo tempo e la sua ricerca di un ideale di bellezza e verità.
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TASSO

VITA

Torquato Tasso nacque a Sorrento l’11 marzo 1544, figlio di un letterato cortigiano, autore di
“Amadigi” poema cavalleresco ispirato ad Amadigi di Gaula. La sua infanzia fu segnata dai
viaggi continui al seguito del padre (dopo che perse il lavoro dal principe san Severino), che
lo portarono a conoscere diversi ambienti di corte: nel 1554 si trasferì a Roma, nel 1557 a
Urbino e nel 1559 a Venezia. A Urbino si avvicinò agli ambienti raffinati e cortigiani, ma a
Venezia rimase colpito dai racconti sulle guerre contro i turchi, che lo ispirarono a soli
quindici anni a iniziare un poema epico sulla prima crociata, il “Gierusalemme”, che lasciò
però incompiuto.
Nel 1560 si iscrisse all’università di Padova per studiare diritto, ma abbandonò presto la
materia per dedicarsi alla filosofia e alla letteratura. Qui compose il poema epico
cavalleresco Rinaldo (1562), dedicato all’amore e all’eroismo, e iniziò a scrivere poesie
d’amore per dame come Lucrezia Bendidio, Laura Peperara ed Eleonora d’Este. Frequentò
anche l’Accademia degli Infiammati e successivamente quella degli Eterei, che erano centri
intellettuali di grande prestigio.
Nel 1565 entrò al servizio del cardinale Luigi d’Este e si trasferì a Ferrara, dove trovò il suo
ambiente ideale. Ferrara, corte splendida e amante della letteratura cavalleresca (grazie
all’eredità di Boiardo e Ariosto), gli permise di vivere anni sereni, durante i quali lavorò
alacremente al suo poema epico. Nel 1572 passò al servizio del duca Alfonso II. Completò
la Gerusalemme liberata tra il 1570 e il 1575, ottenendo il plauso del duca Alfonso II d’Este.
Nel frattempo compose anche l’opera pastorale Aminta (1573) e iniziò una tragedia, il
Galealto re di Norvegia, che lasciò incompiuta.
Primi turbamenti dalla revisione dell’opera perché Tasso ricevette le prime critiche sulla
Gerusalemme Liberata nel 1575, quando sottopose il poema al giudizio di alcuni intellettuali
romani, tra cui Antonio Minturno e Scipione Gonzaga, i quali criticarono aspramente l’opera,
spingendolo a rivederla per adeguarla alle loro richieste. Ossessionato dalla religione e dai
sospetti di eresia, nel 1577 si autodenunciò all’Inquisizione di Ferrara, venendo comunque
assolto ma continuò a essere tormentato da un crescente senso di insicurezza sulla validità
della sua opera.
Tuttavia, i suoi disturbi mentali peggiorarono: fu vittima di manie di persecuzione e reazioni
violente, come il tentativo di aggredire un servo. Per questo motivo il duca Alfonso lo fece
rinchiudere temporaneamente nel convento di San Francesco, da cui però il poeta riuscì a
fuggire. Tornò a Sorrento, dove si rifugiò presso la sorella, che non riconobbe subito. Dopo
aver vagato per l’Italia ( mantova, urbino, torino) in cerca di una corte che lo accogliesse,
Tasso tornò a Ferrara nel 1579.
Nel 1579, durante le nozze del duca Alfonso con Margherita Gonzaga, Tasso ebbe un
comportamento aggressivo che spinse il duca a rinchiuderlo nell’ospedale psichiatrico di
Sant’Anna, dove rimase per sette anni. Inizialmente sottoposto a rigide restrizioni, ottenne
gradualmente più libertà, che gli permise di scrivere lettere, poesie e i suoi Dialoghi.
Tuttavia, la prigionia lo segnò profondamente: soffriva di allucinazioni, incubi e un forte
senso di ingiustizia. Nonostante queste difficoltà, continuò la sua attività letteraria.
Nel frattempo, la sua Gerusalemme liberata fu pubblicata senza il suo consenso in edizioni
scorrette, che scatenarono polemiche tra i suoi sostenitori e i detrattori, i quali preferivano
l’Orlando furioso di Ariosto. Questo lo spinse a scrivere un’Apologia della Gerusalemme
liberata e a lavorare a una revisione dell’opera per renderla più conforme ai precetti religiosi.
Nel 1586 fu liberato grazie all’intervento di Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova, ma la sua
irrequietezza non si placò: trascorse gli ultimi anni della sua vita tra Napoli, Roma e altre
città italiane.
Negli ultimi anni si dedicò alla poesia religiosa e encomiastica, cercando conforto nella fede
e l’appoggio di figure ecclesiastiche. Nel 1593 pubblicò una versione riveduta del poema,
intitolata Gerusalemme conquistata. La sua salute, però, peggiorò rapidamente. Nel 1594
papa Clemente VIII gli propose l’incoronazione poetica, ma Tasso non riuscì a ricevere
l’onore: morì il 25 aprile 1595 nel convento di Sant’Onofrio a Roma.
Torquato Tasso rappresenta il modello di poeta cortigiano del Cinquecento, profondamente
legato alla corte sia materialmente sia intellettualmente. A differenza di Ariosto, che cercava
autonomia, Tasso vide nella corte l’unico luogo in cui potersi realizzare. Tuttavia, visse un
rapporto contraddittorio con essa: se da un lato ne celebrava l’importanza, dall’altro ne era
oppresso, come dimostrano le sue fughe e il suo eterno vagabondare. La sua figura incarna
quindi le contraddizioni di un’epoca di crisi, in cui il modello intellettuale rinascimentale
iniziava a vacillare.

L’EPISTOLARIO
Le lettere di Torquato Tasso, circa 1700, offrono uno spaccato della sua vita tormentata e
della complessità della sua interiorità. Pur essendo scritte con una forma letteraria elegante
e retoricamente controllata, tipica del Cinquecento, esse rivelano i conflitti personali e
l’umanità del poeta.
Un tema centrale delle lettere è la vita di corte, che Tasso considera un ideale culturale e
morale, ma che al contempo appare come fonte di sofferenza. Emergono infatti le sue
continue suppliche a principi e prelati per superare il suo perpetuo bisogno materiale e
sentimenti di malinconia, sconforto e persino desiderio di morte.
La religiosità di Tasso, pur sincera, sembra mossa più da un bisogno personale di conforto e
certezze che da una profonda spiritualità. Questo è evidente soprattutto nelle lettere scritte
dall’ospedale di Sant’Anna, dove descrive i suoi dolori fisici e i tormenti psicologici dovuti a
incubi e ossessioni.
Nonostante il tormento, molte lettere mostrano anche la sua lucidità critica, specie quando
parla del lungo processo di revisione della sua opera più importante, la Gerusalemme
Liberata. In queste, Tasso dimostra una grande consapevolezza letteraria e un’attenzione
rigorosa al valore artistico delle sue opere.
Le lettere, quindi, oscillano tra il dolore personale e l’alta riflessione intellettuale, rendendole
una testimonianza preziosa della sua complessa personalità.

L’AMINTA
L’Aminta è un’opera teatrale classificata come favola pastorale, un genere che si distingue
sia dalla commedia che dalla tragedia. Scritta nel 1573 e rappresentata nello stesso anno
nei giardini del Belvedere sul Po, fu pubblicata nel 1580. L’opera combina toni sentimentali e
patetici ambientati in un mondo favoloso e si conclude con un lieto fine. Questo la differenzia
dalla tragedia, che ha un tono sublime e termina con una catastrofe, e dalla commedia, che
tratta di temi comici in contesti realistici.
L’Aminta si concentra (scopo) sul divertimento della corte estense, con frequenti riferimenti
all’ambiente cortigiano. Dietro i personaggi pastorali si possono riconoscere figure della
corte, inclusi lo stesso Tasso, che si rappresenta nel personaggio di Tirsi. Tuttavia, emerge
un atteggiamento ambivalente: da un lato, l’opera idealizza la vita di corte, ma dall’altro
trasmette una profonda insofferenza verso i suoi riti, ipocrisie e conflitti interni.
L’opera esprime un desiderio di evasione in un mondo ideale, dove (libertà dei sensi)
l’amore è libero da colpa e peccato. Tuttavia, a questa visione idilliaca si contrappone un
senso di malinconia e nostalgia per la bellezza effimera e i piaceri irraggiungibili, causato
dalla rigida morale cortigiana. Lo stile, semplice e musicale, nasconde una complessa
costruzione letteraria.
storia: Aminta, un giovane pastore innamorato della ninfa Silvia, la quale però è indifferente
ai suoi sentimenti, più dedita alla caccia e alla vita libera nei boschi. Un giorno Silvia viene
catturata da un gruppo di satiri, ma Aminta, grazie all'aiuto del suo amico Tirsi, riesce a
salvarla. Nonostante ciò, Silvia non mostra riconoscenza e continua a ignorare l'amore del
pastore. Aminta, disperato per il suo rifiuto, si convince che Silvia sia morta (a causa di una
notizia errata) e decide di togliersi la vita gettandosi da una rupe. Fortunatamente, Aminta
sopravvive perché la caduta viene attutita da un cespuglio. Nel frattempo, Silvia, toccata
dalla notizia del tentato suicidio del giovane, comprende finalmente la profondità del suo
amore per lui. Alla fine, i due si riuniscono e si dichiarano i loro sentimenti, concludendo la
storia con un lieto fine.

Dal Galealto al Re Torrismondo


Durante il suo soggiorno a Ferrara, Tasso sperimentò anche il genere della tragedia
classica. Nel 1573-1574, iniziò a scrivere la tragedia Galealto Re di Norvegia, che completò
solo dopo essere stato dimesso dall’ospedale di Sant’Anna, nel 1586, cambiandone il titolo
in Re Torrismondo. L’opera fu pubblicata nel 1587.
La trama si svolge in scenari nordici e cupi, ruotando attorno al tema dell’incesto:
Torrismondo scopre di avere avuto una relazione con Alvida, sua sorella. Per evitare lo
scandalo, la induce a sposare l’amico Germondo, ma Alvida, credendosi tradita, si suicida,
seguita da Torrismondo. L’opera segue fedelmente i canoni della tragedia aristotelica,
rispettando le unità di tempo, luogo e azione, ma riflette anche il gusto del Cinquecento per
vicende torbide e violente.
Se nell’Aminta prevalevano toni leggeri e una scorrevolezza musicale, nel Re Torrismondo il
linguaggio è ruvido e frammentato, caratterizzato da esclamazioni e domande retoriche. La
tragedia esprime il fallimento delle illusioni giovanili, il senso di vanità delle speranze e
l’ineluttabilità della morte, segnando un contrasto netto con la visione idealizzata della favola
pastorale.

I DISCORSI DELL’ARTE POETICA DI TASSO


Torquato Tasso, nel corso della sua produzione letteraria, accompagnò la scrittura della
Gerusalemme Liberata con una riflessione teorica approfondita. Tra il 1567 e il 1570,
presentò i suoi Discorsi dell’arte poetica e in particolare del poema eroico all’Accademia
ferrarese, e li pubblicò successivamente nel 1587. Nel 1594, ne presentò una versione
rielaborata e ampliata, pubblicata come Discorsi del poema eroico.
Tasso rifiutò il modello del poema cavalleresco di Ariosto, giudicandolo troppo libero e
disordinato, e si ispirò invece ai principi della Poetica di Aristotele. Secondo Tasso:
• La poesia deve trattare il “verosimile”, ovvero ciò che sarebbe potuto
accadere, distinguendosi dalla storiografia, che si occupa del “vero”.
• Un poema epico deve prendere la sua materia dalla storia, poiché garantisce
autorevolezza, ma deve riservarsi un margine di invenzione creativa per distinguersi dalla
cronaca.
• La materia narrativa non deve essere né troppo recente (che limiterebbe la
fantasia del poeta) né troppo remota (che allontanerebbe i lettori).
Tasso cerca inoltre di conciliare le poetiche morali e pedagogiche della Controriforma con le
poetiche edonistiche del Rinascimento. Ritiene che il poema debba sì offrire piacere
(diletto), ma questo deve essere finalizzato al giovamento morale. Le bellezze poetiche,
quindi, devono rendere più accessibili e gradevoli i contenuti religiosi e morali.
Il diletto è assicurato dal “meraviglioso”, ma Tasso distingue tra:
• Meraviglioso fiabesco del poema cavalleresco (maghi, fate, incantesimi), che
rischia di compromettere la verosimiglianza del racconto.
• Meraviglioso cristiano (miracoli, interventi divini, visioni, potenze infernali),
che appare più verosimile e coerente con la fede del pubblico.
Un altro tema centrale dei Discorsi è la costruzione formale del poema eroico. Tasso critica
la struttura dell’Orlando Furioso di Ariosto, caratterizzata da un intreccio troppo complesso di
vicende, perché viola il principio aristotelico dell’unità d’azione. Tuttavia, riconosce
l’importanza della varietà per mantenere vivo l’interesse del lettore.
La sua soluzione è una sintesi:
• Il poema deve contenere una grande varietà di eventi e situazioni (battaglie,
amori, fenomeni naturali), ma tutto deve essere ricondotto a una struttura unitaria.
In un celebre passo, Tasso paragona il poema al mondo, che racchiude una grande varietà,
ma è ordinato dalla mente divina.
Per quanto riguarda lo stile, Tasso si rifà alla tradizione retorica classica e individua nel
livello sublime il più adatto al poema eroico.
• I contenuti devono riguardare temi elevati, come Dio, gli eroi e le gesta
straordinarie.
• Il linguaggio deve essere solenne, con parole ricercate ma non oscure.
• La sintassi deve essere complessa, articolata in lunghi periodi.
Per raggiungere uno stile solenne e maestoso, Tasso ricorre a frequenti spezzature e pause,
enjambements, e accostamenti di suoni aspri, che conferiscono una certa “durezza” al
verso.

LA GERUSALEMME LIBERATA
Genesi, composizione e prime edizioni
La prima idea di Torquato Tasso di scrivere un poema epico sulla Prima Crociata e sulla
liberazione del Santo Sepolcro risale al 1559, quando aveva solo quindici anni. Tra il 1559 e
il 1561, compose 116 ottave del Gerusalemme, ma abbandonò presto il progetto per
mancanza d’ispirazione. Tasso tornò a lavorarci nel 1565, dopo il trasferimento a Ferrara,
ma solo tra il 1570 e il 1575 riuscì a completare l’opera, intitolata inizialmente Goffredo.
Tuttavia, non volle pubblicarla subito: desiderava prima sottoporla a critiche autorevoli e al
giudizio del Tribunale dell’Inquisizione per garantirne la conformità ai precetti aristotelici e
agli ideali religiosi della Controriforma.
Nel 1581, alcuni tipografi ferraresi pubblicarono il poema senza il consenso di Tasso, con il
titolo Gerusalemme liberata. Il titolo fu successivamente accettato dall’autore. Nel 1584,
l’amico Scipione Gonzaga curò una nuova edizione con alcune censure, che insieme a
quelle apportate da Tasso stesso modificarono il testo. Questa versione riscosse un grande
successo, testimoniato dalle numerose ristampe. Oggi, tuttavia, le edizioni critiche utilizzano
il testo non censurato del 1581.
Argomento e genere
Tasso abbandonò i temi cavallereschi e romanzeschi di Ariosto per adottare una materia
storica: la conquista del Santo Sepolcro durante la Prima Crociata (1099). Tale scelta
garantiva la verosimiglianza richiesta dal genere epico, ma gli consentiva anche di introdurre
un “meraviglioso” credibile, ispirato al soprannaturale cristiano: gli interventi del cielo in aiuto
ai crociati e dell’inferno per ostacolarli.
L’argomento, pur storico, era sufficientemente lontano nel tempo da permettere libertà
poetica, ma al contempo abbastanza vicino da essere rilevante per il pubblico dell’epoca.
Infatti, la minaccia turca, culminata con la battaglia di Lepanto (1571), aveva ravvivato l’idea
di una nuova crociata. Così, il poema di Tasso non mira a una fuga nella fantasia, ma a
stimolare la coscienza cristiana e promuovere una riscossa dell’Occidente contro gli infedeli.
Sul piano stilistico, Tasso si rifà ai modelli classici come l’Iliade di Omero e l’Eneide di
Virgilio, abbandonando il tono “medio” dell’Orlando furioso. La Gerusalemme liberata aspira
al grandioso e sublime, evitando dettagli quotidiani, elementi comici e linguaggio popolare.
Oltre all’intento celebrativo dell’eroismo cristiano e della maestà della Chiesa, il poema ha
uno scopo didascalico: le sue bellezze poetiche rendono più accettabile la lezione morale.
Intenti dell’opera
Con la Gerusalemme liberata, Tasso si presenta come il perfetto poeta cristiano, cantore
degli ideali della Controriforma. Celebra la religione, la Chiesa e il potere assoluto derivante
da Dio, in linea con i valori dominanti del suo tempo. Questi ideali si riflettono nella
grandiosità delle scene descritte: la magnificenza del re d’Egitto in trono, le parate militari, la
vittoria finale dei crociati e le cerimonie religiose solenni. Anche Dio e Satana sono
rappresentati come sovrani maestosi, circondati dalle rispettive corti.
Tasso cerca di realizzare un poema cristiano perfetto, rispettoso della religione e conforme
ai canoni aristotelici. Ogni elemento del poema aspira alla perfezione formale.
Contraddizioni interne dell’opera
Nonostante il rigore con cui Tasso cercò di costruire un poema unitario e sublime, la
Gerusalemme liberata è caratterizzata da forti contraddizioni e ambivalenze, che ne
arricchiscono la complessità artistica e ne hanno decretato il successo. La trama unitaria è
spesso interrotta da episodi autonomi, come le vicende personali di eroi che si allontanano
dal campo di battaglia per inseguire amore o gloria. Inoltre, il tono epico è talvolta
compromesso da scene idilliache, sensuali o patetiche.
Queste contraddizioni sono il riflesso del “bifrontismo spirituale” di Tasso, una duplice
tensione tra i valori rinascimentali e le inquietudini della Controriforma.
Contraddizioni tematiche
Le ambiguità della Gerusalemme liberata si manifestano in vari temi fondamentali:
1. La corte: Il poema alterna l’ammirazione per la maestosità del potere
principesco alla critica della rigidità, degli intrighi e delle falsità della vita cortigiana. Un
esempio è l’episodio di Erminia nel canto VII, dove la principessa, in fuga, trova rifugio
presso un pastore e si lascia sedurre dall’elogio della vita semplice e naturale.
2. L’amore: L’amore è presentato in due modi contrastanti. Da un lato, c’è
un’attrazione per il piacere sensuale, come nel celebre episodio del giardino di Armida, che
evoca la nostalgia per l’edonismo rinascimentale. Dall’altro, l’amore è sofferenza,
rappresentata da passioni non corrisposte, come quelle di Erminia per Tancredi o di Armida
per Rinaldo. In entrambi i casi, l’amore ostacola i doveri epici dei crociati e introduce una
dimensione intima e malinconica, lontana dall’eroismo.
3. La guerra: Alla celebrazione della guerra come espressione di eroismo, Tasso
contrappone una visione più umana e dolorosa, che vede nella violenza una necessità
atroce e disumana. Perfino i guerrieri più feroci, come Solimano e Argante, talvolta riflettono
sull’assurdità della guerra. La conquista finale di Gerusalemme è accompagnata da un
sentimento di pietà per i vinti.
4. La religione: Anche il tema religioso è ambivalente. Accanto alle solenni
celebrazioni collettive della fede cristiana, emergono momenti di intima spiritualità, come la
preghiera solitaria di Rinaldo sul monte Oliveto, che contrasta con le grandi processioni.
Inoltre, alla religione ufficiale si oppone l’attrazione per un sovrannaturale oscuro e
inquietante, rappresentato dagli interventi demoniaci in scenari notturni e lugubri, come
l’incantesimo della selva.

L’opposizione tra visione rinascimentale e visione controriformistica


La Gerusalemme Liberata di Tasso riflette un conflitto interno alla cultura cristiana
occidentale, piuttosto che uno scontro tra religioni (cristianesimo e islam). Da un lato, i
pagani rappresentano i valori rinascimentali (individualismo, edonismo, pluralismo,
tolleranza, centralità dell’uomo come artefice del proprio destino). Dall’altro, i cristiani
incarnano i principi della Controriforma (sottomissione al fine religioso, rifiuto del pluralismo,
repressione dell’eros, imposizione di un’unica verità). Per la mentalità controriformistica,
l’opposizione alla religione cristiana non è rappresentata dall’islam, ma dall’eresia e dal
male, identificati con Satana. Anche tra i cristiani emergono spinte individualistiche (ad
esempio, eroi come Rinaldo e Tancredi, che perseguono fini personali o amorosi), ma
queste vengono ricondotte all’unità e al codice cristiano dall’autorità rappresentata da figure
come Goffredo e Pier l’Eremita. Tasso condanna i valori rinascimentali, ma al tempo stesso
si lascia affascinare dai personaggi che li incarnano.
La struttura ideologica
Il poema si basa su tre livelli di conflitto:
1. Cielo contro Inferno: gli angeli ribelli, divenuti demoni, ostacolano ilPianoDiDi.

2. Cristiani contro pagani: i crociati lottano per riconquistare Gerusalemme.

3. Il capitano contro i compagni erranti: Goffredo riporta all’ordine i crociati che


deviano dalla missione.

Questi livelli condividono il principio di ricondurre la varietà all’unità. L’inferno, i pagani e i


“devianti” rappresentano il caos e il disordine, mentre il cielo, il popolo cristiano e Goffredo
simboleggiano l’ordine e l’unità. Tuttavia, Tasso mostra empatia verso i “devianti” (come
Rinaldo, Tancredi o Clorinda), che appaiono più vivi e ricchi artisticamente rispetto ai
personaggi che incarnano i valori rigidi della Controriforma.

La struttura narrativa

Tasso respinge la struttura aperta e frammentata del romanzo cavalleresco, tipica


dell’Orlando Furioso, e adotta una trama unitaria conforme al principio aristotelico dell’unità
d’azione. La Gerusalemme Liberata ha un inizio (l’arrivo dei crociati a Gerusalemme), uno
sviluppo (l’assedio) e una conclusione (la conquista del Santo Sepolcro). Tuttavia, la
narrazione non è completamente lineare: accanto alla trama principale compaiono episodi
secondari, incentrati sulle imprese individuali di eroi cristiani e pagani. Questi episodi
riflettono il fascino di Tasso per la varietà e il disordine, ma sono sempre ricondotti all’unità
dal comando di Goffredo.
Il punto di vista

Il poema adotta un punto di vista mobile, che si alterna tra cristiani e pagani. Questo
permette al lettore di entrare nella psicologia e nei sentimenti dei nemici, conferendo loro
profondità e dignità pari a quella dei personaggi cristiani. La mobilità del punto di vista
dimostra la tensione interna al poema: sebbene celebri il trionfo della religione cristiana,
offre spazio anche alla visione laica e rinascimentale rappresentata dai pagani.

L’organizzazione dello spazio e del tempo

• Lo spazio: Si intrecciano uno spazio orizzontale (il campo di battaglia tra


cristiani e pagani) e uno verticale (cielo e inferno), che simboleggiano rispettivamente l’unità
e la varietà. Anche lo spazio orizzontale è polarizzato: il campo cristiano rappresenta
l’ordine, mentre Gerusalemme (abitata dai pagani) è simbolo di caos. Tuttavia, spazi
periferici come la campagna pastorale di Erminia o il castello di Armida rompono questa
polarità, riflettendo il fascino di Tasso per la varietà.

• Il tempo: È lineare e rispetta il principio aristotelico dell’unità temporale. Il


poema narra solo la fase finale della prima crociata (1099), ispirandosi al modello dell’Iliade
di Omero. Mancano gli intrecci temporali complessi tipici dell’Orlando Furioso, e brevi
flashback servono solo a chiarire episodi precedenti.

La lingua e lo stile

Tasso adotta uno stile solenne e sublime, ispirato ai modelli classici (Virgilio, Dante,
Petrarca). Utilizza figure retoriche (metafore, similitudini, iperboli) e un lessico elevato e
ricercato, provocando meraviglia e nobilitazione. Tuttavia, il poema mostra anche influenze
liriche, con toni patetici ed emotivi che emergono soprattutto nella descrizione delle
sofferenze e delle passioni dei personaggi. Tasso combina così elementi solenni e
sentimentali, riflettendo il suo “bifrontismo” spirituale.

Il suo stile rompe con l’armonia rinascimentale, introducendo contraddizioni e una musicalità
tormentata. Adotta anche il “concettismo”, un artificio barocco basato su contrasti tra
significato letterale e metaforico, come nell’episodio del battesimo di Clorinda.

La revisione del poema e la Gerusalemme conquistata

Insoddisfatto della Liberata, Tasso sottopose il poema a una lunga revisione, culminata nella
Gerusalemme conquistata (1593). Questa nuova versione:

• Aumenta i canti da 20 a 24, seguendo il modello dell’Iliade.

• Elimina gli episodi sensuali e i temi ambigui, accentuando il moralismo


controriformistico.

• Uniforma il linguaggio a uno stile più solenne, sacrificando i toni emotivi e la


musicalità.

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