Julieta Bertolino 2018
ETRUSCHI
LA CIVILTÀ ETRUSCA
Fra le civiltà preromane emerge , per quantità e qualità dei manufatti artistici, quella etrusca presente in
Etruria (Toscana, Umbria occidentale e Lazio settentrionale fino a Roma).L' etruria non è uno stato unico:
ogni città costituisce un'unità politicamente autonoma.
URBANISTICA ED ARCHITETTURA
I centri abitati sorgono generalmente in cima ad una collina, protetta da mura. Nelle mura si aprivano alcune
porte, le prime, in Italia, ad essere realizzate con aperture ad arco reale, uno degli esempi più antichi ancora
esistente è quello di Volterra (IV a.C.). Negli archi il peso delle strutture è trasmesso dai vari conci fino al
piedritto con una componente orizzontale. Per la solidità dell’arco il piedritto deve poter assorbire tale spinta
orizzontale.
TOMBE
Gli etruschi credevano che il defunto continuasse a vivere nella tomba per cui questa riproduce spesso gli
ambienti domestici con varie camere comunicanti, arredi, suppellettili e decorazioni parietali. Ma le tipologie
variano molto dato che ogni città era autonoma. Tra le tipologie di tomba più diffuse c’è il tumulo, la tomba
a cupola. La tomba di Casale Marittimo (VII a.C.)è formata da una serie di anelli, costituiti da lastre di tufi,
che si restringono progressivamente verso l’alto (pseudocupola). Un pilastro rastremato sostiene la struttura.
Le pietre non sono smussate lungo la superficie interna della tholos (come nel tesoro di Atreo a Micene) per
cui si crea un intradosso con gradini a spigolo vivo. l’effetto è aggressivo e barbarico e, nonostante i contatti
con la cultura greca, si tratta di una concezione anticlassica. A Cerveteri si trovano grandi tombe a tumulo
distribuite su due colline parallele. I tumuli di terra sorgono su basamenti di pietra con forma circolare e
contengono, al loro interno, ambienti quadrangolari più o meno complessi.
TEMPLI
Non resta molto dei templi etruschi, a parte alcuni basamenti in pietra, poiché si trattava di strutture
piuttosto effimere con due spioventi in legno. Vitruvio li descrive come edifici larghi con tre celle parallele
per tre diverse divinità, ampio pronao con quattro colonne di tipo tuscaniano (simili a quelle doriche ma con
fusto liscio e base sottostante). Somiglia evidentemente a quello greco ma, a differenza di questo, sorgeva su
un alto podio a cui si accedeva da un’ampia gradinata sul fronte.
SCULTURA
La maggior parte delle sculture etrusche proviene dai corredi funerari (e d’altra parte quasi tutta l’arte di
questa civiltà è legata alla religione e al culto dell’aldilà). In questo contesto si inserisce la pratica divinatoria
degli aruspici che leggevano nelle viscere degli animali il volere degli dei aiutandosi con modellini bronzei
(come il famoso fegato ovino del IV sec. a.C.) per identificare le corrispondenze tra mondo celeste e
terrestre. L'età arcaica della scultura etrusca è caratterizzata dalla produzione di urne, dette canopi, con
coperchio e forma di testa umana, forse riproducente le fattezze del defunto.
Il canopo era poggiato su una sorta di sedile con schienale concavo inserito in un grande recipiente fittile
(chiamato ziro) conservato nella camera sepolcrale.
Il volto è raffigurato in maniera sintetica e senza idealizzazione. Ciò che emerge è, invece, una sorta di
tipizzazione cioè la volontà di cogliere ed accentuare gli elementi essenziali del viso per rappresentare un
“tipo” fisico umano, piuttosto che uno specifico individuo. Da Cerveteri provengono alcuni sarcofagi fittili a
forma di lettuccio conviviale con due persone semisdraiate dell'atto di partecipare al proprio banchetto
funebre con i parenti viventi.
Uno degli esemplari più celebri è il Sarcofago degli Sposi (520 a.C.) del quale una coppia giace su un letto
con materasso, coperta e cuscini. I personaggi tenevano degli oggetti in mano (oggetti ora perduti) ed erano
originariamente policromi. Alcuni elementi sono di derivazione ionica: l'acconciatura, la finezza dei volti, il
sorriso. Però l'impostazione è anticlassica con un evidente sbilanciamento dei pesi verso destra enfatizzato
dall'assottigliarsi delle gambe a sinistra. I tratti sono spigolosi e gli occhi a mandorla un po' rialzati. Più che
un sorriso arcaico sembra un'espressione ironica.
LUPA CAPITOLINA
● Tra fine del VI e gli inizi del V secolo si colloca una delle sculture bronzee più significative dell'arte
etrusca, la Lupa capitolina, simbolo delle leggendarie origini della città di Roma (e forse eseguita proprio su
committenza dei Romani).
● L'animale, con espressione ringhiante, è posato saldamente sulle quattro zampe e volge la testa a sinistra.
L'aspetto è aspro ed aggressivo.
● La lupa non è trattata con realismo ma interpretata per coglierne il senso: la struttura ossea è evidente (la
belva, dunque, è famelica), la vena rigonfia sul muso n rileva la tensione nervosa, le mammelle gonfie
indicano lo stato di madre pronta a combattere per difendere la cucciolata (l'aggiunta dei piccoli Romolo e
Remo, a completamento del mito di fondazione di Roma, è opera di Antonio del Pollaiolo, nel XV sec)
CHIMERA DI AREZZO
● Altra famosa scultura bronzea. Espressione anch'essa di tensione ed asprezza, è la Chimera di Arezzo (V-
IV sec. a.C.), il mitico mostro capace di distruggere le messi sputando fuoco.
● Il corpo colto un attimo prima del balzo e la testa di leone ruggente sono completati da una coda
anguiforme e da una testa di capra che sporge dal dorso. Questo è percorso da una striscia di pelo irto mentre
le unghie fuoriescono dalle zampe.
● Anche in questo caso vi è una grande forza espressiva e una potente struttura geometrica data delle curve
dell'animale (aspetto che rivela comunque una cultura grecizzante).