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Saba e Ungaretti

Umberto Saba, nato a Trieste nel 1883, è un poeta influenzato dalla sua difficile infanzia e dalla cultura mitteleuropea, che ha vissuto esperienze significative come la partecipazione alla prima guerra mondiale e l'esilio a causa delle leggi razziali. La sua opera principale, il 'Canzoniere', riflette la sua vita attraverso una struttura autobiografica e affronta temi universali come il dolore e la ricerca della verità. Saba utilizza un linguaggio semplice e diretto, cercando di stabilire un legame profondo con il lettore, mentre esplora la condizione umana e la bellezza della vita nonostante le sue sofferenze.

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Saba e Ungaretti

Umberto Saba, nato a Trieste nel 1883, è un poeta influenzato dalla sua difficile infanzia e dalla cultura mitteleuropea, che ha vissuto esperienze significative come la partecipazione alla prima guerra mondiale e l'esilio a causa delle leggi razziali. La sua opera principale, il 'Canzoniere', riflette la sua vita attraverso una struttura autobiografica e affronta temi universali come il dolore e la ricerca della verità. Saba utilizza un linguaggio semplice e diretto, cercando di stabilire un legame profondo con il lettore, mentre esplora la condizione umana e la bellezza della vita nonostante le sue sofferenze.

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UMBERTO SABA

La vita
• Umberto Saba nasce a Trieste nel 1883, con il nome Umberto Poli, ma adotta lo
pseudonimo Saba nel 1911.
• forse un omaggio alla balia che faceva di cognome Sabaz o le origini materne in quanto
saba in ebraico significa nonno.
• Suo padre era italiano e proveniva da una nobile famiglia veneziana, la madre
apparteneva ad una famiglia ebrea di piccoli commercianti.
• Ebbe un'infanzia difficile, senza una figura paterna e una madre poco presente, difatti si
lega alla balia Peppa Sabaz che si prende cura di lui.
• amante di Leopardi ma la madre era contraria in quanto alimentava la sua tendenza
pessimistica e quindi cercava di fargli leggere scrittori più costruttivi come Parini.
• Si forma leggendo Dante, Petrarca, Foscolo, Pascoli e D'Annunzio.
• Dopo un soggiorno di studio a Firenze, torna a Trieste e pubblica le sue prime raccolte
poetiche.
• Saba, come Svevo, è considerato un intellettuale periferico, legato alle radici della cultura
mitteleuropea.
• Trieste, città natale di Saba, era parte dell'impero austro-ungarico quando è nato, e questo
ha influenzato la sua prospettiva culturale.
• Dopo il matrimonio con Carolina Wolfler, si stabilisce a Montebello, dove scrive molte
delle sue poesie.
• Durante la prima guerra mondiale, partecipò al conflitto e successivamente apre una
libreria antiquaria a Trieste.
• Nel 1921 pubblica il suo primo Canzoniere, dove raccoglie la sua produzione poetica.
• Soffre di disturbi nervosi e si fa curare da un allievo di Freud: Edoardo Weiss.
• Si interessa alla psicoanalisi al fine di approfondire la "chiarezza psicologica".
• A causa delle leggi razziali, lascia l'Italia per Parigi, poi si trasferisce nel 1939 a Roma
durante la guerra dove Ungaretti cerca di proteggerlo.
• durante l’occupazione nazista vive nascosto a Firenze, ospite anche nella casa di
Montale.
• Dopo la guerra, riceve riconoscimenti per la sua opera poetica come il Premio Viareggio
e la laurea in Lettere ad honoris causa.
• Gli ultimi anni sono resi difficili a causa delle crisi depressive crescenti e la perdita della
moglie nel 1956
• Muore il 25 agosto 1957
IL CANZONIERE
Struttura
• La struttura del Canzoniere è divisa in sezioni, raggruppate in tre "volumi" che
rappresentano le fasi della giovinezza, della maturità e della vecchiaia.
• la tripartizione si ispira al modello della Divina Commedia di Dante
• Saba mette in evidenza l'elemento autobiografico della sua poesia, collegandola a
situazioni e momenti specifici della sua vita.
• Il Canzoniere viene considerato un'opera unitaria perché narra la storia della sua vita.
• Saba stesso definisce l'opera un "romanzo", sottolineando l'interconnessione tra i
componimenti e la continuità tematica e sintattica.

I fondamenti della poetica


- Il critico Mario Lavagetto descrive il Canzoniere di Saba come "facile e difficile" perché
ogni componimento, sebbene non presenti difficoltà immediate, è inserito in una catena di
significati più profondi.
- Le vicende esistenziali narrate non sono solo cronache della vita di Saba, ma riflettono
una condizione generale dell'uomo e della vita.
- Saba cerca di comunicare qualcosa di essenziale per l'uomo di sempre, proponendo una
“poesia onesta” che mira a fare chiarezza dentro di sé e nei rapporti con gli altri.
- il desiderio di sincerità lo spinge ad andare al di là delle apparenze, per svelare la verità
che giace al fondo.
- Utilizza la psicologia e la psicoanalisi come strumenti per comprendere la realtà
umana, mostrando le pulsioni inconsce che guidano le azioni e i pensieri umani.

Le caratteristiche formali
- Utilizza il linguaggio quotidiano e familiare per entrare nelle parole di tutti, senza timore
di adottare espressioni comuni creando un legame diretto con il pubblico.
- Non esita ad adottare schemi poetici del passato, come la metrica regolare e le rime,
anche in un periodo dominato dalle avanguardie.
- La sua poesia si distingue dall'ermetismo e da altre correnti contemporanee, rifiutando
un'espressione difficile o un uso allegorico degli oggetti.
- Utilizza il dialogo per drammatizzare le emozioni e introdurre prospettive diverse,
evidenziando le oscillazioni dell'animo umano.
- Nonostante la semplicità del linguaggio, la sua poesia si interroga costantemente sui
significati essenziali e universali della vita.
LA CAPRA
- è una poesia di Umberto Saba fa parte del Canzoniere.
- Il componimento esprime la condizione universale del dolore e dell'angoscia della vita.
- Il poeta vede una capra in un prato: l'animale è sazio d'erba, ma è legato, bagnato dalla
pioggia e bela.
- Il poeta inizialmente risponde a quel belato per gioco, poi si accorge che in esso risuona
l'eco di un dolore universale.
- L'ultima strofa si carica quindi di ulteriori significati.
- La capra, dal volto quasi umano, gli ricorda un viso semita, cioè del popolo ebraico, il più
perseguitato della storia, l'animale diventa così l'emblema di una condizione universale di
dolore.
- Il legame fondato sul dolore è marcato da diversi aggettivi e verbi (fraterno, bagnato,
gemere).
- Il belato della capra è assimilabile al pianto umano, permettendo al poeta di avvicinarsi
alle sofferenze di tutte le creature viventi.
- E in quella capra che Saba riconosce il lamento di tutti gli esseri viventi per la sofferenza
e i dolori dell'esistenza.
- il belato della capra è assimilabile al pianto umano, la sofferenza di tutti gli esseri viventi

Analisi approfondita
- I temi della lirica sono la solitudine dell'uomo e il sentimento di fraternità universale nel
dolore.
- Saba esprime la propria pessimistica concezione della vita, che ricorda sia il pessimismo
cosmico leopardiano sia il montaliano male di vivere.
- il termine semita è carica di significati:
1. semita è in rima con la parola-chiave vita, che in Saba ricorre molto spesso;
2. la capra dal volto quasi umano che gli ricorda un viso semita, cioè proprio di quel
popolo che ha più sofferto, per essere stato il più perseguitato della storia, non può
non apparire come l’emblema «della condizione universale di dolore immanente negli
uomini come nella natura».

TRIESTE
- Trieste è tra i temi in assoluto più cari a Saba.
- Il poeta ama Trieste quasi al di là del fatto che sia la sua città: perché è una città affollata e
in continuo movimento, dal momento che si affaccia sul porto, e questo senso di
movimento dona giovinezza alla città (un po' come i bambini che non riescono mai a stare
fermi un momento).
- Trieste non è solo questo per Saba, in quanto la considera un luogo privilegiato anche
per il suo carattere contraddittorio: è una città portuale, aperta e sempre giovane di vita
nuova e fresca, ma allo stesso tempo è una città riservata e diffidente, graziosa e
scontrosa.
- infatti il poeta dichiara di aver fatto una passeggiata attraverso la città e una salita che
all’inizio è piena di gente e verso la fine è più solitaria.
- Questa salita termina con un muricciolo: questo luogo finale rappresenta un cantuccio,
un angoletto dove il poeta siede da solo e riflette.
- Gli sembra che dove finisce questo angoletto finisca tutta la città. L’io lirico sale e alla fine
ha uno sguardo totale, privilegiato della città.
- Saba descrive Trieste paragonandola a "un ragazzaccio aspro e vorace".
- Il ragazzo possiede una grazia innata, una bellezza spontanea e naturale; i suoi "occhi
azzurri", che riflettono il colore del mare di Trieste, evocano tenerezza.
- Le sue mani sono grandi per compiere atti gentili (come regalare un fiore) ma dietro
questa apparenza si nasconde una grande dolcezza.

AMAI
- Questa poesia è una dichiarazione di poetica in cui in pochissimi versi Saba ci dice che
cos’è per lui la poesia e qual è la sua finalità.
- Saba afferma il proprio amore spassionato per le parole “trite”, ossia consunte, abusate
e ormai rese quasi inutilizzabili dalla tradizione poetica.
- ha amato quelle parole che nessuno più usava utilizzare perché preferivano all’inizio del
novecento scelte innovative e rivoluzionarie dal punto di vista dello stile.
- temi trattati sono: l'amore per la bellezza semplice, la passione della verità, il desiderio di
comunicazione con il pubblico.
- La lirica è scandita in tre momenti.
- La prima strofa insiste sugli aspetti formali.
- Il poeta afferma con orgoglio la propria predilezione per un vocabolario semplice, povero
in apparenza, che vive di accostamenti scontati come la rima fiore / amore.
- tale rima è emblematica, forse la più banale, e proprio per questo la più difficile da
rifunzionalizzare e caricare di nuovi significati.
- La seconda strofa passa al piano dei contenuti.
- La poesia, per Saba, è una ricerca di verità, che va scoperta nel fondo del cuore umano
e comunicata agli altri.
- Nella terza strofa il poeta coinvolge il lettore: la vera poesia sa creare un profondo
legame d’affetto tra il poeta e il suo destinatario.
- Vi troviamo un'esplicita dichiarazione di poetica e anche un'implicita polemica rivolta ai
poeti ermetici di quegli anni: Saba non apprezza il loro atteggiamento di superiorità, la
mancanza di comunicatività con il pubblico, l'idea di arte come cosa aristocratica, come
dono per pochi e non per tutti.
- per Saba non c'è amore senza dolore, tanto che il "doloroso amore" costituisce l’essenza
della vita.
- Ma la vita è anche una fonte insostituibile di gioia e di consolazione, come risulta dai due
versi conclusivi.
- poesia molto prosastica cioè simile alla prosa.

ULISSE
- La poesia Ulisse, che chiude la raccolta Mediterranee, paragona la vita del poeta a quella
di Ulisse, l’eroe greco costantemente spinto dall'incessante ricerca dell’ignoto, dal rifiuto
della sicurezza del porto, spinto al largo dall’amore per la vita.
- La lirica è incentrata sulla metafora del viaggio, il cui tema centrale è la ricerca continua
e perenne della “verità”.
- Partendo da un dato autobiografico, ovvero l’esperienza di mozzo su una nave
mercantile, il poeta rievoca il suo giovanile navigare lungo le coste della Dalmazia,
costellate di pericolosi isolotti che rendono difficile la navigazione specialmente di notte e
con l'alta marea, e costringono le imbarcazioni a tenersi lontane dal porto.
- Ora che è anziano, Saba sente quella terra isolata come il proprio regno.
- Infatti, mentre gli altri ricercano le luci di un porto sicuro, il poeta è sospinto da uno spirito
indomito di avventura e dal doloroso amore per la vita.
- I lumi di quello stesso porto, che simboleggiano la verità, la certezza della fede, e le
risposte ai molteplici dubbi sull'esistenza che addolorano Saba, si accendono quindi ad
illuminare il ritorno di altri, e non il suo.
- Il suo viaggio, dunque, è inconcludente ed incapace di fornire spiegazioni decisive.
- Attraverso l’ossimoro “doloroso amore” che chiude la poesia, capiamo che Saba è
consapevole di quanto la vita sia intrisa di dolore, ma sa anche che solo a questa
condizione è vita vera, ed è proprio per questo che vale la pena di amarla.
- Con il recupero dell’esperienza giovanile il poeta in conclusione spiega, simbolicamente, il
significato della vita come solitudine, dolore, e come ingannevole abbaglio (gli isolotti
infatti,sono al sole belli come smeraldi ma insidiosi di notte, quando l’altamarea li nasconde
alla vista dei naviganti.)
GIUSEPPE UNGARETTI

•Nasce l'8 febbraio 1888 ad Alessandria d'Egitto.


• inizia a occuparsi intensamente di letteratura, leggendo opere di scrittori da Leopardi a
Nietzsche.
• Di quegli anni in Egitto rimarrà in lui la memoria del paesaggio.
• Nel 1912 si reca a Parigi dove frequenta i corsi del Collège de France e della Sorbona,
dove segue anche le lezioni di Henri Bergson.
• Approfondisce la sua conoscenza della poesia decadente e simbolista.
• Frequenta gli ambienti dell'avanguardia, scrive versi in francese e conosce alcuni tra i
maggiori artisti e scrittori: Apollinaire, Picasso, Braque, de Chirico, Modigliani.
• Nel 1914 Ungaretti giunge in Italia per partecipare con entusiasmo alla guerra, si arruola
come volontario in un reggimento di fanteria ed è mandato a combattere sul Carso, dove
scrive le liriche di "Il porto sepolto".
• Dopo la fine della guerra si reca nuovamente a Parigi, dove nel 1920 si sposa con Jeanne
Dupoix.
• Nel 1921 si sposta a Roma, dove aderisce al fascismo, convinto che la dittatura potesse
rafforzare quella solidarietà nazionale dalla quale si era sentito escluso.
• La sua figura costituisce un punto di riferimento per la nuova poesia, che darà definizione
alla poetica ermetica.
• Nel 1936 è chiamato a ricoprire la cattedra di Letteratura italiana presso l'Università di
San Paolo in Brasile, dove rimarrà fino al 1942.
• Al rientro in Italia inizia a insegnare Letteratura italiana contemporanea a Roma.
• L'esperienza della morte del fratello e quella del figlio due anni dopo segnano la sua
prima raccolta poetica del dopoguerra: Il dolore.
• Muore a Milano nel 1970.

L’ALLEGRIA
- Quando Ungaretti cominciò a riordinare le sue poesie e diede loro il titolo Vita d’un uomo,
volle sottolineare il carattere autobiografico, proponendo tutta la sua opera poetica come
una sorta di nuova “ricerca del tempo perduto” ( riferimento a Proust).
- Per i POETI ERMETICI letteratura e vita sono strettamente connesse tra loro e la
letteratura ha un ruolo privilegiato, in quanto svolge la funzione di svelare il senso
nascosto delle cose.
- La poesia ha dunque il compito di illuminare e illustrare l’essenza stessa della vita.
- Le vicende editoriali di quest’opera si possono distinguere in 3 fasi:
➔ Un primo gruppo di poesie venne pubblicato nel 1916 con il titolo Il porto sepolto
(prima fase) → “Il porto sepolto” equivale così al segreto della poesia, nascosto nel
fondo di un “abisso” nel quale deve immaginarsi il poeta.

➔ Questi versi vennero ripubblicati nel 1919 insieme ad altri, composti nei tre anni
successivi, con il titolo Allegria di naufragi (seconda fase) → costituisce
un’espressione ossimorica: il primo termine è “l’esultanza di un attimo”, mentre il
secondo indica l’effetto distruttivo della morte.

➔ Nelle edizioni successive l’autore continuò a correggere i testi, tra questi ricordiamo
l’edizione del 1931, in cui il titolo diviene L’allegria, e quella del 1942, dopo la quale
Ungaretti limitò le sue correzioni e interventi di poco conto (terza fase) → la
decisione di eliminare il secondo termine è motivata forse dalla volontà di
sottolineare maggiormente l’elemento positivo dell’opposizione.

- La versificazione è caratterizzata dall’uso di versi liberi, brevi e una sintassi essenziale. la


parola è pura.
- sul piano lessicale la sua poesia si ispira al monolinguismo e parolismo di Petrarca
- protagonisti: parole e spazio bianco: il vuoto
- Ungaretti è considerato il precursore dell’ermetismo sia per il verso libero, sia per la
tematica esistenziale.
- seconda raccolta: sentimento del tempo
- una vita : terza raccolta

IL PORTO SEPOLTO
- Da L’allegria → si tratta della poesia che ha dato il titolo alla prima raccolta, pubblicata nel
1916.
- Nel titolo del componimento si trova un elemento fondamentale per comprendere la
poetica dell’autore, IL PORTO: esso è SIMBOLO DEL VIAGGIO INTROSPETTIVO che il
poeta compie dentro sé stesso alla ricerca del senso dell’essere umano.
- Così come in tutti gli altri componimenti di questa raccolta il titolo è un titolo zero, ovvero
costituisce il primo verso e dà la prima informazione necessaria per la comprensione del
componimento.
- In questo caso Il porto sepolto è fondamentale per comprendere il “vi” che troviamo al
primo verso: senza il titolo non avremmo idea di dove “arriva il poeta”, né a cosa stia
facendo riferimento.
- L’idea per questa poesia prende vita da un antico porto di Alessandria d’Egitto che si è
inabissato per via di movimenti bradisismici e che diventa un motivo simbolico per il poeta:
immergersi nel porto sepolto significa entrare nella profondità dell’animo umano.
- L'ossimoro nulla-inesauribile rappresenta la condizione essenziale della poesia: il poeta
ricerca il segreto delle cose, infinito e inesauribile, ma non riesce mai a esprimerlo in
modo definitivo, ne trattiene soltanto un nulla, una parvenza.
- infatti la seconda strofa è una riflessione fatta sulla base dell'opera del poeta stesso.
- Cosa ha trovate in fondo all'animo umano? Nulla perché il cuore degli uomini è un segreto
inesauribile, indefinibile.
- Solo il poeta, che ha un animo sensibile, riesce a percepire ciò che è nascosto nel cuore
di ognuno e riesce a tradurre in poesia.
- Dal punto di vista formale la lirica è molto scarna, ridotta all’essenziale, la sintassi è
molto semplice e lineare perché al poeta interessa soltanto mettere in risalto la parola e
questa è proprio la funzione degli enjambements.

IN MEMORIA
- La poesia è stata scritta durante la Prima guerra mondiale.
- La poesia, con la quale si apre la raccolta "Il porto sepolto", è dedicata a Mohammed
Sceab, un amico arabo conosciuto in Egitto che si suicidò a Parigi.
- Il tema principale è lo sradicamento, spaesamento di chi non ha più una patria in cui
riconoscersi e la perdita di identità e la solitudine che ne conseguono.
- La poesia parla della morte di un caro amico di Ungaretti, Mohammed Sceab, con il quale
Ungaretti aveva condiviso una parte della sua vita negli anni giovanili ad Alessandria d'Egitto
e in seguito a Parigi in Francia.
- Nella poesia emergono i due destini a confronto: il destino tragico di Mohammed e il
destino, sempre sofferente, ma con un diverso epilogo del poeta.
- Mohammed Sceab, un giovane arabo discendente di emiri, si è ucciso perché non aveva
più una patria.
- Stanco di vivere in una tenda del deserto, aveva raggiunto Ungaretti nella grande metropoli
francese e lì aveva cambiato il suo nome Mohammed in Marcel.
- Ma non basta mutare il nome per sentirsi francese: a Parigi, lui, figlio di un capo tribù, era
un emarginato della società, era "nessuno"
- E così, non potendo vivere a Parigi, né volendo ritornare nel deserto, patria dei suoi avi, si
era tolto la vita.
- L'amico ha pagato con il suicidio l'incapacità di uscire dalla solitudine.
- Entrambi i personaggi si ritrovano senza patria, senza radici.
- È diverso però l'esito: Ungaretti - come si coglie nel finale - si salva grazie alla poesia,
cioè nel canto, in cui trova una risposta alle sue sofferenze, perché ha la funzione di
conservare nella memoria gli avvenimenti e le persone.
- La poesia è articolata in tre parti: l’io lirico dapprima tratteggia la condizione esistenziale
di Mohammed a Parigi, caratterizzata dall’impotenza, dalla perdita, dal distacco e
dall’incapacità di integrarsi in un’altra cultura, successivamente ricorda il funerale
dell’amico, che si svolge in un piccolo paesaggio urbano desolato e in disfacimento.
Nell’ultima strofa, infine, il poeta rende omaggio al ricordo di Mohammed e affida alla
poesia la funzione di eternare e ricordare per sempre il suo amico.
- Attraverso la scrittura l'uomo, pur essendo senza radici, riesce a sublimare i valori dello
sradicamento, della mancanza di una patria e della vita in solitudine in un paese straniero
dove è difficile ambientarsi.
- La mancanza di punteggiatura e la semplicità del lessico e della sintassi non sono
casuali, ma mirano a concentrare l'attenzione del lettore sul nucleo concettuale della
poesia, invitandolo a riflettere sulla condizione umana e sul significato della vita e della
morte.

FRATELLI
- Da L’allegria
- viene composta durante il periodo della prima guerra mondiale, quando il poeta si trovava
volontario al fronte.
- È UN INNO ALLA SOLIDARIETÀ UMANA.
- In una poesia breve e dalla forte musicalità, Ungaretti riesce a esprimere tutto il senso
della fragilità umana.
- Con una forte ed efficace analogia, la parola "Fratelli” viene paragonata a "una fogliolina
appena nata", rimarcando così la fragilità della vita, sconvolta dalla follia drammatica della
Prima guerra mondiale.
- Tramite il componimento Giuseppe Ungaretti intende mostrare la solidarietà umana come
unica salvezza dagli orrori della guerra.
- Nel buio della notte più nera, sconvolta dai lampi accecanti e dagli scoppi della battaglia,
due reggimenti di soldati si incontrano sulla linea del fronte.
- In questo momento di forte tensione una voce ha il coraggio di pronunciare con un tono
esitante la parola "Fratelli".
- Un termine che il mondo, sconvolto dall'odio, sembra aver dimenticato.
- In questa condizione drammatica il poeta pone l'accento sul significato della fratellanza,
che sembra rappresentare un grido di rivolta contro la barbarie e il non senso della guerra.
- Il linguaggio è essenziale, nudo e spoglio, la punteggiatura ridotta a un unico punto
interrogativo posto all’inizio del primo verso.
- Gli spazi bianchi e l’uso frequente di enjambement, creano un silenzio evocativo, che
vale più di mille parole e sembra esprimere il dolore e il senso di sospensione vissuto dai
soldati nella trincea.

VEGLIA
- Da L’allegria → rientra nella serie di poesie scritte traendo diretta ispirazione alla sua
tragica esperienza di soldato nella Prima guerra mondiale al fronte.
- Ungaretti avverte nella maniera più intensa possibile la presenza della morte nella vita; la
sua reazione è quella di scrivere “lettere piene d’amore” e dare alla vita un valore ancora
maggiore.
- il poeta racconta di quando ha passato la notte vicino ad un suo compagno defunto,
vegliandolo.
- l’atmosfera è creata dalla presenza della luna che è probabilmente l’ultima cosa
contemplata dal soldato, compagno di Ungaretti, che ormai ha perso la vita brutalmente.
- La sofferenza è data dai denti digrignati e dalle mani rosse e gonfie, gli occhi rivolti alla
luna quasi a domandare: perché? Perché la morte, perché la sofferenza?
- Intanto Ungaretti è lì, accanto al corpo, che veglia il compagno e vede da vicino la morte:
violenta, mostruosa, brutale, permanente.
- Proprio in quel momento emergono sentimenti positivi nel poeta, in contrasto con la
morte che vede; infatti l’orrore della morte fa scrivere al poeta lettere d’amore e dichiara di
non essere mai stato così tanto attaccato alla vita.
- Il silenzio è la sola cosa che accomuna i due opposti, vita e morte.
- Sul finale lo slancio positivo di Ungaretti che, proprio perché davanti ai suoi occhi vede
chiaramente la morte e lo strazio che ne deriva, AMA LA VITA PIÙ CHE MAI.
- Dominano suoni duri e anche la scelta delle parole trasmette tutta la violenza e
l’angoscia della situazione vissuta dal poeta.
- La pausa che divide la prima dalla seconda strofa serve a enfatizzare il sentimento
potente di attaccamento alla vita provato dal poeta.

I FIUMI
- Da L’allegria → Ungaretti rievoca i propri ricordi, i fiumi che hanno fatto parte della sua
vita e che l’hanno attraversata: l’Isonzo, il Serchio, il Nilo e la Senna rappresentano quelle
che sono le più importanti tappe della vita del poeta.
- La poesia di Ungaretti è come un ripercorrere la sua vita dall’inizio fino al momento in cui il
poeta sta scrivendo.
- Nascita, infanzia, adolescenza e, infine, la guerra: quattro sono i fiumi che il poeta
associa a queste quattro fasi della sua vita.
- I fiumi è una poesia divisibile in quattro parti:

1. Nella PRIMA PARTE il poeta è seduto durante la notte, si riposa e fissa la luce della
luna; in questo momento romantico scaturisce la riflessione sulla sua vita.

2. Nella SECONDA PARTE il poeta si classifica come solo e unico superstite, sentendosi
come fosse una reliquia, un oggetto antico conservato in un’urna d’acqua.
Ungaretti si immerge così nel fiume (c’è qui anche una rievocazione al momento del
battesimo, invocato come una sorta di rinascita) e i suoi movimenti per uscire dall’acqua
sono fragili e precari come quelli di un acrobata.
Tornando poi vicino ai suoi vestiti, che definisce “sudici di guerra”, si scopre come un
abitante del deserto, un beduino, anela il sole e si prostra per riceverlo.
Di tutti i fiumi è proprio l’Isonzo quello in cui il poeta si riconosce fino in fondo, quello che gli
fa capire come sia una piccola parte del tutto e dell’immenso universo.
L’esperienza della guerra consente all’uomo di comprendere la propria incredibile
piccolezza e gli permette di raggiungere una maggiore consapevolezza di sé.

3. Nella TERZA PARTE il poeta ripercorre le fasi del suo passato prima della guerra,
utilizzando quei fiumi che le rappresentano così come l’Isonzo rappresenta la sua vita in
guerra.
Così il Serchio (in provincia di Lucca) rappresenta le sue origini, i posti dove i genitori
abitavano prima di andare via per questioni lavorative;
il Nilo, invece, parla dell’infanzia e della prima giovinezza dell’autore, di quell’età in cui
aveva molti sogni ma un sentiero ancora non tracciato; la Senna rappresenta Parigi, la città
dove Ungaretti ha studiato e ha compreso che sarebbe diventato poeta

4. Nell’ULTIMA PARTE Ungaretti torna al presente pieno di nostalgia e tristezza,


paragonando la sua vita alla corolla di un fiore, resa precaria dall’idea della morte che può
sempre affacciarsi, soprattutto vivendo in guerra.

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