3 Haas
3 Haas
1
2
3 Le prime formulazioni del Principio di Conservazione dell'Energia si sono avute
4 nel 1842 (Mayer), 1843 (Joule), 1847 (Helmholtz). Le tesi sostenute erano talmente
5 innovative che gli articoli di Mayer ed Helmholtz vennero inizialmente rifiutati dalle
6 riviste scientifiche dell'epoca.
7 In pochi anni però il Principio di Conservazione dell'Energia assunse
8 un'importanza fondamentale nella ricerca scientifica: nel 1867 Thomson e Tait lo
9 porranno alla base del loro imponente Treatise of Natural Philosophy.
10 Le formulazioni e interpretazioni del principio furono numerose e spesso
11 contrastanti: nel campo dell'elettromagnetismo, ad esempio, erano in conflitto le idee
12 di Maxwell-Poynting, di Clausius, di Weber e di Helmholtz (il dibattito fu molto
13 acceso specialmente tra il 1870 ed il 1885). Successivi sviluppi portarono ad ulteriori
14 formulazioni del concetto di energia e del principio di conservazione, ad esempio
15 all'equivalenza tra massa ed energia da parte di Einstein nel 1905.
16 Sorse così tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento l'esigenza di
17 analizzare più a fondo le origini di questo principio, le sue differenti formulazioni, il
18 suo significato, i suoi rapporti con le teorie fisiche dell'epoca, e infine le sue
19 applicazioni. A questo compito si dedicarono alcuni fisici di valore tra i quali: Tyndall
20 (1863), Secchi (1864), Tait (1868), Mach (1872), Maxwell (1870 e 1877), Balfour
21 Stewart (1874), Stallo (1882), Planck (1887), Helm (1887 e 1898), Poincarè (1902),
22 Ostwald (1908), Haas (1909). La grande importanza del principio è sottolineata,
23 inoltre, agli inizi del secolo dall'interesse di alcuni filosofi di rilievo: Meyerson (1908),
24 Cassirer (1910) ed anche dai lavori di Jung, il fondatore della psicologia analitica
25 (1928).
26 Dopo la parentesi neopositivista, in cui le analisi del principio sono state
27 prevalentemente rivolte alla definizione del suo status, gli storici della scienza hanno
28 ripreso ad analizzarne i complessi problemi e l'intreccio di temi storici, filosofici e
29 scientifici legati al principio di conservazione è tornato all'attenzione degli studiosi.
30 I risultati però non sono completamente soddisfacenti: dai lavori della
31 contemporanea storiografia non traspare pienamente l'eredità dei classici.
32 Nell'ambito di ricerche di Storia della Scienza volte alla rivalutazione del
33 patrimonio storico scientifico iniziamo dunque con questo volume di A. Haas la
34 pubblicazione di una serie di "testi classici" sull'energia, testi che sono poco noti e che
35 sono stati troppo a lungo trascurati.
36 In un contesto in cui l'energia, la sua conservazione e dissipazione hanno assunto
37 rilevanza economicosociale, un'analisi delle origini di questo concetto nella cultura
38 occidentale speriamo possa essere d'interesse non solo per gli scienziati, gli storici e i
39 filosofi ma anche per un pubblico più vasto.
40 INTRODUZIONE
41
42 Nota biografica su A. E. Haas1
43
44 Arthur Erich Haas nasce a Brunn in Moravia (oggi Brno, Cecoslovacchia) il 30
45 aprile 1884. Dopo aver studiato fisica a Vienna e Gottinga ed aver conseguito il
46 dottorato a Vienna, nel 1906 Haas si dedica, sotto l'influenza di Mach e Ostwald, alla
47 Storia della Fisica e nel 1909 presenta il volume qui tradotto come dissertazione per
48 ottenere un incarico di insegnamento all'Università di Vienna. L'argomento storico fu
49 causa di imbarazzo per la commissione di esame che richiese anche un lavoro specifico
50 di ricerca in fisica teorica. Haas si dedicò quindi alla fisica più recente ed in particolare
51 al problema della radiazione di corpo nero. Sviluppando i lavori di J.J. Thomson e W.
52 Wien egli pensò di collegare il problema della natura del quanto d'azione con quello
53 della struttura dell'atomo, e fu il primo nel 1910 ad applicare una formula quantistica
54 per spiegare la struttura dell'atomo. Haas ipotizzò per l'atomo di idrogeno Epot=hυ e
55 infine ricavò h = 21re~/~;~, ove e ed m sono la carica e la massa dell'elettrone in moto
56 su un' orbita di raggio r.
57 Il risultato di dedurre il quanto d'azione dalle dimensioni dell'atomo non poteva
58 essere raggiunto per l'incertezza sul valore delle costanti, ma nello sviluppo di queste
59 idee Haas pervenne anche a derivare, a meno di un fattore numerico, la costante di
60 Rydberg. E’ ben chiaro che Haas non può essere considerato un anticipatore di Bohr:
61 egli non fece nessuna assunzione sul comportamento dell'atomo nei suoi scambi
62 energetici con l'esterno; pur tuttavia il suo ruolo fu importante nel processo che portò
63 a sostituire l'oscillatore di Planck con il concetto di atomo.
64 Ciò non fu riconosciuto immediatamente: il lavoro venne accolto con scetticismo
65 nel 1910 e solo nel 1911 suscitò una meritata attenzione.
66 Nel 1913 Haas divenne professore associato di Storia della Scienza all'Università
67 di Lipsia e fu il curatore del 5° volume della bibliografia di Poggendorff. Alla fine della
68 guerra tornò a Vienna ad occuparsi di fisica e nel 1920 pubblicò dei risultati originali
69 nello studio degli spettri di rotazione. Infine nel 1935 emigrò negli Stati Uniti dove
70 fino alla morte, avvenuta nel 1941, fu professore di fisica all'Università di Notre Dame
71 nell'Indiana.
[*]Qui, come nell'elenco dei nomi a fine libro, un numero di pagina seguito da n indica un rimando
alle note di quella pagina.
1Plank [1887].
1 Helm [1887], [1898].
2 Reichenbach [1961] p. 235.
114 storica all'interno di ciascun capitolo. Una sintesi finale è rimandata all'ultimo capitolo
115 ed alle tavole sinottiche che l'accompagnano (pp. 146-8).
116 Quest'approccio non sembra sortire completamente l'effetto sperato, per la
117 difflcoltà che il lettore incontra nell'operare una sintesi tra sviluppi storici paralleli (ad
118 esempio i contributi di Leibniz sono menzionati in capitoli diversi: II, III, IV, V, VII,
119 VIII, X).
120 Sembra quindi opportuno mettere in evidenza, con una lettura "trasversale",
121 alcuni aspetti del lavoro di Haas di particolare rilievo per il dibattito contemporaneo:
122
123 1. Le origini metafisiche del concetto di energia
124
125 I filosofi greci ci forniscono già le seguenti enunciazioni: la conservazione di una
126 certa sostanza, la conservazione della sua capacità d'azione, l'idea, famosa nella sua
127 formulazione latina, che "ex nihilo nil fit" e che "nil fit ad nihilum" (cioè
128 l'impossibilità di creare e di distruggere, altrimenti da qualunque cosa potrebbe nascere
129 qualunque altra cosa), la possibilità che il divenire venga ridotto ad aggregazioni e
130 disaggregazioni sia di atomi che di moti. Senz'altro tali filosofi offrono un quadro
131 filosofico molto sofisticato e di grande utilità per lo sviluppo della scienza e c'è
132 accordo nel dire (p. 8) che la scienza occidentale prende le mosse dal tentativo di
133 stabilire delle regole per definire una conservazione all'interno del cambiamento1. Haas
134 testimonia la fioritura di queste ricerche ad opera di Melisso, Empedocle, Anassagora,
135 Democrito, Epicuro e poi Lucrezio (cap. I) e individua tre elementi metafisici alla base
136 degli sviluppi del PCE: le idee di costanza, di causalità e di unità nei fenomeni naturali
137 (pp. 5-6). All'idea di costanza vengono dedicati i capitoli I e II, a quella di causalità i
138 capitoli III, IV e V ed a quella di unità i capitoli VI e VII.
1 Mayer [1842].
2 Helmholtz [1883] pp. 255-261.
3 Planck [1887] cap. 1°.
4 Ord-Hume [1980]
182 Occorre qui infatti assumere che in un sistema ci sia una relazione di causa ed
183 effetto tra lo scomparire di un certo fenomeno ed il comparire di un altro e che la
184 causa e l'effetto, pur qualitativamente differenti, siano quantitativamente uguali (pp.
185 32, 35, 42, 53 e 55). Occorre inoltre individuare uno specifico modello fisico per la
186 causa e uno per l'effetto ed inoltre riportare entrambi ad un'unità di misura comune, e
187 questo per tutti i fenomeni. Compito evidentemente non da poco e che richiese, a
188 partire da Cartesio e Leibniz, oltre due secoli (p. 55). Haas dedica a questo punto gran
189 parte del secondo capitolo, il terzo ed il quinto.
190 Cartesio e Leibniz esplicitamente accettano l'ex nihilo (e rifiutano quindi il
191 motore perpetuo), in più definiscono l'unità di misura per la compensazione negli
192 scambi energetici tra diversi elementi dello stesso sistema e mostrano così una piena
193 consapevolezza anche dell'ad nihilum.
194 Il punto di partenza di Cartesio è evidentemente una concezione fisica piuttosto
195 semplice: forze a contatto tra elementi di materia in movimento (p. 16), e qui Haas
196 giustamente sottolinea l'importanza del principio d'inerzia (di solito ricordato solo per
197 gli sviluppi connessi al principio di relatività) per lo sviluppo del principio di
198 conservazione dell'energia (p. 14). La costanza del moto di un corpo isolato (e quindi
199 il moto perpetuo) non è infatti in disaccordo con l'impossibilità del motore perpetuo.
200 Ma cosa accade quando il corpo non è più isolato? (p. 15). Cartesio si limita a
201 considerare urti elastici (p. 33) e indica nella quantità di moto (mv) l'unità di misura
202 della compensazione, la cui somma quindi rimane costante (p. 16). Leibniz, fortemente
203 critico di questa soluzione (pp. 24, 102), è più esplicito sull'idea di causalità(pp. 103,
204 104), introduce la dicotomia tra forza viva e forza morta (p. 103n) ed il concetto di
205 forza latente (per spiegare l'apparente scomparsa del moto negli urti anelastici pp. 34,
206 35 e 73). Leibniz inoltre indica nel lavoro l'unità di misura a cui tutti i fenomeni fisici
207 devono essere ricondotti per valutare le compensazioni ed indica in mv 2 la forza
208 motrice, ossia la capacità di compiere lavoro di un sistema in moto. Sia a Cartesio che
209 a Leibniz mancava la distinzione tra il concetto di forza e quello di energia (problema
210 ancora irrisolto nell'opera di Helmholtz del '47 e cui fa eco il titolo stesso del lavoro di
211 Haas) eppure il problema in discussione era ben fondato. La pretesa di d'Alembert (p.
212 102n) di considerare, sulla base di un'applicazione della definizione newtoniana di
213 forza, la controversia Leibniz-Cartesiani come un equivoco, è giustamente
214 ridimensionata dall'insieme del lavoro di Haas (ma anche esplicitamente da Planck).
215 Questo punto di vista sarà "riscoperto" in chiave post positivista, recentemente e con
216 clamore, da Laudan1.
217 Per i leibniziani come Johann Bernoulli la conservazione della vis viva è la
218 conservazione dello specifico rapporto causa/effetto (pag.27 e 105) che lega in ogni
219 istante posizione e quadrato della velocità di un corpo in movimento. Questa è quindi
220 una straordinaria anticipazione del rapporto, stabilito successivamente, tra variazione
221 dell'energia cinetica e variazione dell'energia potenziale, ma in mancanza di una
222 definizione di forza tale anticipazione all'epoca restava nel vago.
223 Haas critica giustamente l'incomprensibile pretesa di Kelvin e Tait (p. 54n e p.
224 143n) di attribuire a Newton ed al suo principio di azione e reazione la paternità della
225 conservazione dell'energia (vedi anche p. 23), rilevando che, al più, il principio di
226 azione e reazione è un'applicazione del principio di causa-effetto, ma non dell'unità e
1 Laudan [1968].
227 della costanza dei fenomeni naturali.
228
229 5. Nuovo abbandono della metafisica a favore di sviluppi analitici
230
231 La "conservazione della forza viva" per Huygens ha un significato diverso da
232 quello che ha per Leibniz. I contributi di Huygens sono legati a risultati di esperienza
233 con i pendoli composti e sono alla base di una linea di pensiero che porterà alla teoria
234 matematica del potenziale. Essi sono rilevanti per gli sviluppi che si hanno nel '700
235 allorchè, rifiutata la metafisica leibniziana (pp. 27-28) prevale un'interpretazione della
236 conservazione della forza viva in termini di un teorema interno alla meccanica (p. 28)
237 privo di valore generale. Dall'impossibilità del motore perpetuo e sulla base
238 dell'indipendenza della velocità finale di caduta dei gravi dalla traiettoria di caduta
239 (risultato ottenuto da Galileo ancora sulla base dell'impossibilità del motore perpetuo)
240 (p. 97) Huygens ricava che l'altezza di discesa e di salita del centro di gravità di un
241 pendolo composto non dipende dai vincoli del sistema (p. 100) ed è quindi
242 indipendente dalle traiettorie. La conservazione della mv 2 ad una certa posizione,
243 indipendentemente dalle traiettorie seguite per arrivare a quella posizione, pone una
244 connessione tra una funzione della posizione e la forza viva e quindi, tramite le
245 relazioni di Galileo, tra variazione di forza viva e lavoro e, infine, tra una funzione
246 della posizione e lavoro (pp. 106-109 e 113). Di qui le origini della teoria matematica
247 del potenziale (p. 109 e anche p. 58n.).
248
249 6. Lo sviluppo delle macchine termiche in Inghilterra
250
251 Fu rilevante per gli sviluppi del principio di conservazione dell'energia, che si
252 limitava a fine Settecento ad un teorema della meccanica analitica, lo sviluppo delle
253 macchine termiche e della problematica tecnologica dell'interscambio calore-lavoro
254 (pp. 79-85). Questo importante aspetto è però solo accennato da Haas1.
255
256 7. Lo sviluppo dell'ingegneria meccanica in Francia
257
258 L'Inghilterra fu la patria delle macchine a vapore, ma gli ingegneri francesi, a
259 partire da Lazare Carnot (p. 36), furono i primi a dare un'analisi teorica dei processi in
260 gioco e fu in Francia che il concetto di lavoro acquisì definitivamente la sua grande
261 importanza scientifica (pp. 114-125). Haas anche su questo punto anticipa con
262 precisione in una delle parti più interessanti e documentate della sua opera (cap. VIII)
263 gli studi contemporanei.
264 Infatti è nelle opere di Coriolis, Poncelet, Hachette, Navier, Dupin che il
265 concetto di lavoro assume rilevanza teorica, una precisa definizione, ed un
266 collegamento con il teorema della vis viva. Tutti elementi ben presenti in Haas e
267 riscoperti poi da Kuhn e da Grattan-Guinness2.
268 Ci troviamo così di fronte a due tradizioni, la meccanica analitica (con gli inizi
269 della teoria del potenziale) e la meccanica applicata alle macchine, entrambe francesi.
270
271 8. La ripresa dei temi metafisici nella filosofia tedesca della natura
1 su questo v. Cardwell [1971]; Mott-Smith [1964].
2 Kuhn [1959] pp. 82-94; Grattan-Guinness [1984]; v. anche Norton Wise [1986] pp. 153-154.
272
273 Ulteriore elemento dell'analisi di Haas che anticipa gli storici contemporanei è
274 l'accento sulla filosofia romantica della natura, che in Germania ai primi dell'800 agì
275 come elemento stimolante per la ricerca di una sintesi unitaria dei fenomeni fisici (pp.
276 62-64 e pp. 69-71). Tale stimolo agirà direttamente su alcuni dei maggiori fisici del
277 primo Ottocento (Oersted, Faraday) e influenzerà un buon numero di scienziati che
278 contribuirono alla formulazione del principio. A questa tradizione filosofica si deve il
279 definitivo recupero nell'Ottocento della tradizione metafisica dell'ad nihilum (che era
280 stata ripresa da Leibniz e da altri nel Seicento ma abbandonata di nuovo ai primi del
281 Settecento (p. 28)).
282 Haas sottolinea, in maniera un po' troppo lineare, (vedi le Considerazioni finali)
283 come la sintesi unitaria venne perseguita attraverso gli sviluppi della concezione
284 meccanica (tav. 3 p. 148 e pp. 64-69). Questa superò le teorie dei fluidi imponderabili
285 di fine Settecento e si estese al dominio dell'acustica, del calore, della luce, e
286 dell'elettricità. Pur tuttavia il capitolo VI in cui si discutono le idee di Democrito,
287 Hobbes, Cartesio, Eulero, Boscowich, Kant, Schelling, Herbart, Bacone, Locke,
288 Boyle, Hooke, D. Bernoulli, G. Hermann, Rumford, Davy, Joule, Rankine, Clausius,
289 Ampère, Herschel, Leslie, Nobili, Melloni, Deluc, Stahl, Diderot, Faraday è
290 notevolmente più ricco dell'analoga trattazione nel lavoro di Kuhn1.
291
292 9. Lo sviluppo dei processi sperimentali di conversione dei fenomeni naturali e la
293 determinazione dei fattori di conversione
294
295 Ed è ancora nella convertibilità dei processi naturali, ottenuta in domini sempre
296 più larghi dell'indagine scientifica (p. 85), che Haas individua con precisione un
297 ulteriore elemento di sviluppo verso il principio, sottolineando l'importanza della
298 costanza dei rapporti di trasformazione (p. 128)2 concepita teoricamente e perseguita
299 sperimentalmente. Nell'analisi di Haas si fa riferimento ai lavori di Leibniz, G. e D.
300 Bernoulli, s'Gravesande, Wolff, Davy, Rumford, Fresnel, Carnot, Volta, Carlisle,
301 Oersted, Faraday, Davy, Seebeck, Peltier, Barlow, Liebig, Herschel, Grove, Seguin,
302 Holtzmann, Colding, Joule, Mohr per quel che riguarda i processi di conversione e a
303 quelli di [Link], Dalton, Delaroche e Berard, Marcet, Delarive, Regnault,
304 GayLussac, Clement, Dulong, Mayer, Holtzmann, Joule, S. Carnot, Seguin, Rumford,
305 Haldat, Morosi, Colding per quel che riguarda la determinazione sperimentale dei
306 fattori di conversione.
307 In definitiva i tre motivi che Kuhn adduce per spiegare come mai tra il 1830 e il
308 1850 molti scienziati si dedicarono alla ricerca di un principio di conservazione
309 dell'energia sono già presenti nel lavoro di Haas. Più esattamente: la tradizione
310 dell'ingegneria meccanica francese e l'importanza del concetto di lavoro nel cap. VIII;
311 la filosofia romantica della natura nel cap. VI ed i processi di conversione e la
312 determinazione sperimentale dei rapporti di conversione nei capitoli VII e IX.
313
314 10. La sintesi nelle opere di Mayer, Joule, Helmholtz
315
316 Finalmente tutti questi temi si unificano negli anni '40 del secolo scorso
1 Kuhn [1959].
2 Planck [1887] cap 2°.
3 Cassirer [l910].
4 Einstein ed Infeld [1965] pp. 66-67.
5 Weber [1848]
6 Helmholtz [1870].
7 Maxwell [1873].
8 Poynting [1885].
352 LA STORIA DELLO SVILUPPO
353 DEL PRINCIPIO DI CONSERVAZIONE
354 DELLA FORZA
355 - L'adozione del carattere neretto per alcuní nomi e parole
356 corrisponde a quanto evidenziato nel testo originale.
357 - Per la traduzione si è ritenuto opportuno mantenere una rigorosa
358 aderenza al testo in tedesco rinunciando talora ad una forma
359 italiana più scorrevole. [nota del trad.]
360
361 Faire l'histoire d'un principe physique,
362 c'est, en même temps, en faire l'analyse
363 logique.
364 (P. Duhem, La théorie physique )
365
366
367 Al centro della fisica moderna sta un principio che circa 60 anni fa fu enunciato
368 per la prima volta nella sua forma odierna e che, per la sua importanza in continuo
369 aumento, è assurto a livello di suprema legge della scienza della natura. Sempre più
370 imponente divenne l'influsso della tesi della conservazione della forza, sempre più
371 vasto il campo che gli studiosi della natura hanno sottoposto al suo dominio. Già una
372 nuova concezione del mondo si è formata sulla base di questo principio che si estende
373 molto al di là dei suoi limiti originali.
374 Ora, questa energia eternamente immutabile è veramente la padrona del mondo,
375 come la celebrano i suoi sostenitori, oppure la tesi della sua conservazione - almeno
376 nella sua forma più estesa - è solo una di quelle leggi che non la natura rivelò ai suoi
377 indagatori bensì la ragione umana creò, nella quale secondo Kant risiede il supremo
378 potere legislativo sulla natura? A questa domanda, che il potere via via crescente del
379 principio dell'energia ci suggerisce, solo la storia della fisica può dare una risposta
380 obiettiva, quantunque non completa.
381 Essa ci fa riconoscere nella moderna enunciazione della conservazione
382 dell'energia il risultato comune dello sviluppo di molti modi di formulazione che sono
383 scaturiti dai-motivi di fondo della scienza della natura. Il concetto di costanza, il
384 concetto di unità e quello di causalità sono stati in tutti i tempi le più potenti molle
385 motrici di ogni ricerca scientifica. Essi hanno altresì stabilito le mete il cui
386 raggiungimento costituiva il pieno soddisfacimento delle aspirazioni che guidavano il
387 pensiero di tutti i ricercatori. Queste idee hanno anche fissato le linee direttive lungo le
388 quali l'edificio della fisica si è venuto man mano edificando.
389 Il punto di convergenza di tutte queste linee è comunque costituito dalla tesi
390 della conservazione della forza. Essa infatti fornisce alla fisica la sua più importante
391 invariante, la quale nel massimo numero di processi, di fronte alla variazione di tutte le
392 altre grandezze, mantiene inalterato il proprio valore. La tesi della conservazione della
393 forza offre finalmente al fisico la possibilità di riconoscere stabili relazioni fra i
394 fenomeni apparentemente più eterogenei nella natura e di esprimerle in forma esatta
395 creando in tal modo, su basi, sicure una fisica veramente unitaria. Infine, nella tesi
396 della conservazione della forza anche il concetto di causalità, applicato al contesto fra
397 insorgere e deperire della natura, trova la sua espressione più precisa e acuta. La
398 cosiddetta scoperta della legge dell'energia non fu quindi solo un caso fortunato. Essa
399 fu la necessaria conclusione dello sviluppo delle più importanti idee della fisica le quali
400 attraverso un progressivo avvicinamento reciproco ebbero finalmente a fondersi in un
401 unico pensiero.
402 Come in particolare si sia addivenuti all'edificazione di queste idee e come,
403 attraverso la loro reciproca influenza, si sia realizzata la loro graduale unificazione,
404 verrà descritto in dettaglio nel presente lavoro1 ; si tenterà, attraverso l'esposizone
1 Una concisa rassegna di questa esposizione è contenuta nella conferenza dell'Autore, "L'analisi
storica del principio dell'energia", riportata in appendice. La descrizione degli sviluppi avuti
405 della storia dell'evoluzione del principio dell'energia, di offrire altresì un'analisi logica
406 di questa legge. Infatti proprio nei principi fondamentali e nelle ipotesi della fisica
407 odierna si è conservato l'influsso dei periodi più antichi della scienza fisica. Lo studio
408 dello sviluppo storico di queste idee convincerà anche il fisico della verità delle parole
409 di Goethe: "La storia della scienza è la scienza stessa".
dall'energetica nelle epoche successive ai lavori fondamentali di Mayer, Joule ed Helmholtz non
rientra negli scopi della presente ricerca. La storia più recente dell'energetica ha del resto trovato una
esauriente rappresentazione in parecchi lavori sull'argomento (Helm, Planck e altri).
410 I. LA CONSERVAZIONE DELLA SOSTANZA
411
412
413
414 La ricerca del permanente nel corso dei fenomeni, dell'invariabile fra tutte le
415 variazioni è stato fin dai tempi più antichi un fondamentale problema della filosofia
416 della natura; in tutti i tempi lo sforzo della scienza matematica della natura è stato
417 rivolto a conferire alle sue leggi una maggiore chiarezza e trasparenza attraverso
418 l'individuazione di quelle grandezze che si manifestano come invariabili di fronte a
419 molteplici variazioni di altri valori. La ricerca filosofica e quella delle scienze esatte,
420 miranti a questi traguardi, hanno tramandato, come risultato comune, i due principi
421 che oggi costituiscono il fondamento delle scienze della natura: la tesi della
422 conservazione della materia, quale principio fondamentale della chimica, e la tesi
423 della conservazione dell'energia come legge fondamentale della fisica.
424 Nell'idea ancora indefinita della conservazione della sostanza risiede la comune
425 origine di entrambe le leggi. Ma come nei tempi più remoti la materia appariva, quasi
426 senza eccezioni, come la sostanza mentre l'energia, sotto la forma di movimento o di
427 facoltà d'azione appariva solo come stato della sostanza, così cominciò dapprima a
428 svilupparsi il principio della costanza della materia, dal quale solo più tardi venne a
429 poco a poco germogliando quello della costanza dell'energia. Pertanto nello sviluppo
430 originario della tesi della conservazione della materia si ritrovano i primi inizi
431 dell'energetica.
432 Il concetto della costanza della materia appare già con grande evidenza nella
433 filosofia greca. Che una quantità materiale possa sorgere dal nulla appariva agli
434 Ellenici così impensabile che gli stessi pensatori, i quali, come Platone, ammettevano
435 un inizio del mondo, parlavano di continuo di un Ordinatore ma mai di un Creatore
436 della materia. Ma anche in numerose asserzioni di antichi filosofi appare chiaramente
437 evidente l'idea della conservazione della sostanza. Essa raggiunse un'importanza
438 basilare già nella dottrina della scuola eleatica; così Melisso esprime la convinzione
439 che dal non-esistente non possa derivare nulla e perciò "ciò che era, è sempre stato e
440 sempre sarà"1 . Anche Empedocle respinge l'idea che ciò che prima non esisteva possa
441 sorgere o che qualcosa possa deperire e sparire completamente. Una tale idea sarebbe
442 il prodotto di una visuale molto ristretta, dal momento che sarebbe del tutto
443 impossibile che dal non-esistente derivi qualcosa e del tutto inaudito che qualcosa di
444 esistente possa mai scomparire nel nulla2. Che nulla si crei e nulla si distrugga insegna
445 pure Anassagora: ogni sorgere sarebbe solo una mescolanza, ogni deperire solo una
1 Questo punto di vista è stato sostenuto in special modo da Aristotele. Ma esso si ritrova altresì
presso gli Stoici, presso Plutarco, i Neoplatonici e molti altri. Cfr. il trattato dell'Autore: "Ästhetische
und teleologische Gesichtspunkte in der antiken Physik" [Punti di vista estetici e teleologici nella
fisica antica], c.l in Archiv für Geschichte der PhiloJophie, [Link], 1908, pagg. 80-113.
2 cfr. il trattato dell'A.: "Die Grundlagen der antiken Dynamik" [I fondamenti dell'antica dinamica],
c.3, in Archiv für die Geschichte der Naturwissenschaften und der Technik, vol.I, 1908.
3 cfr. E. Wohlwill: "Die Entdeckung des Beharrungsgesetzes" [La scoperta della legge di persistenza],
in Zeitschrift für Völkerpsychologie, XIV, 1884, pagg. 365-410; XV, 1885, pagg. 70-135, 337-387.
4 Discorsi e dimostrazioni matematiche, Dialogo terzo:
" Dal che segue in pari modo anche il moto in orizzontale essere eterno: se infatti è uniforme esso non
si indebolisce o diminuisce e tanto meno si accresce." [in latino nel testo]
516 abbandonato a se stesso rimane immutato, era ovvia l'idea che anche la totalità del
517 moto presente nell'universo, concepito come chiuso, non fosse suscettibile di aumento
518 né di diminuzione. L'antica concezione di un evento eterno appare con ciò trasferita
519 dal cielo a tutto l'universo. In questa forma, invero, essa è molto più complicata che
520 non in quella originale. Infatti, mentre qualsiasi variazione, addirittura qualsiasi
521 disuniformità nel cielo era per gli antichi da escludere, la concezione, nella sua forma
522 allargata, non poteva trascurare il continuo sorgere e decadere del movimento, le
523 incessanti variazioni meccaniche che in realtà noi osserviamo sulla terra. Le difficoltà
524 che da ciò ne derivavano si poterono appianare solo attraverso l'idea nella quale
525 possiamo propriamente scorgere il nocciolo del principio dell'energia: l'ammissione che
526 ad ogni diminuzione da una parte corrisponda un aumento dall'altra cosicché, ad onta
527 di ogni variazione nel singolo, tuttavia il moto dell'intero, e con esso la forza
528 come sua causa, rappresenti una grandezza invariabile.
529 Il primo che conferì a questa idea una chiara configurazione fu Cartesio. I
530 pensatori, che prima di lui parlavano di una indistruttibilità del movimento,
531 consideravano sempre solo un sistema di singoli moti coesistenti ma indipendenti fra
532 loro. In questo senso Lucrezio insegna l'eternità del moto degli atomi5 ed anche presso
533 Gassendi questa visuale appare allargata nella misura in cui egli estende l'idea della
534 conservazione della forza motrice anche a quei casi in cui apparentemente il moto
535 sparisce o insorge. Infatti, quando i corpi costituiti da atomi entrano in quiete, la forza
536 immanente negli atomi, insegna Gassendi nelle sue Osservazioni sul libro decimo di
537 Diogene Laerzio (1647), non viene distrutta ma solo ostacolata; allo stesso modo,
538 essa non nasce improvvisamente dal nulla quando il corpo si mette in movimento,
539 bensì recupera soltanto la propria libertà. Si potrebbe da ciò dedurre, come conclude
540 Gassendi, che nel mondo rimanga continuamente tanta forza ed impulso al moto
541 quanto è stato fin dagli inizi6 .
542 Cartesio, che per primo prese in considerazione l'interazione fra i singoli
543 movimenti e risolse il contrasto tra la variabilità del singolo evento cinetico e la
544 conservazione del movimento totale mediante l'idea di una compensazione continua,
545 rivestì anche sotto un altro aspetto grande importanza per lo sviluppo dell'energetica.
546 Infatti invece di parlare come gli altri in generale di una conservazione del movimento,
547 egli introdusse nei suoi Principi di filosofia (1644) una grandezza determinata,
548 matematicamente definibile, e parimenti misurabile come la quantità di materia; egli
549 si sforzò di dimostrare che la sua somma rappresenta una quantità invariabile
550 nell'universo. In tal modo egli per primo ha tentato di conferire una chiara espressione
551 matematica ad un'idea originariamente solo metafisica e di introdurla in questa forma
552 nella fisica esatta.
553 Questo stesso tentativo, invero, quantunque ricco di validi stimoli naufragò,
554 giacché Cartesio, fuorviato dal principio delle velocità virtuali, introdusse, come
13 Tractatus de Deo et homine eiusque felicitate, parte I, cap. g. (Il testo è conservato solo in
olandese.)
14 The posthumous works of Robert Hooke (Londra 1705), p.171: "Io ritengo quindi che l'insieme
dene cose reali, che in ogni modo afferiscono ai nostri sensi, siano materia e moto."
[in inglese nel testo]
15 ib., p.173: "Ci si può ancora domandare, cos'è la materia e cos'è il moto? A questo posso solo
rispondere che essi sono ciò che sono; potenze create dall'Onnipotente per essere ciò che sono ed
operare come esse fanno; le quali nel loro insieme non sono alterabili, sia per addizione che per
sottrazione, da nessun'altra potenza se non dalla stessa che dapprima le ha fatte per essere ciò che
sono." [in inglese nel testo]
16 Toland, con ciò rinnovò un'idea le cui origini risalgono Agli inizi della filosofia della natura, ai
sistemi ilozoistici di Talete, Anassimandro e Anassimene. Questa idea, che considera forza e materia
come tutt'uno (cfr. il titolo della quinta lettera di Toland: Motion essential to matter ), stava invero
nel più stridente contrasto con la dottrina dell'assoluta passività della materia, sostenuta in modo
particolare da Cartesio ed alla quale si associarono anche Newton e Leibniz.
17 Letters to Serena (Londra 1704), Lettera IV, c.16, p.159: "Ma come nella materia noi
distinguiamo la quantità di particolari corpi e la estensione del tutto, di cui queste quantità non sono
che diverse determinazioni, o modi, che esistono o periscono per loro cause diverse: così, per essere
meglio compreso, io avrei chiamato azione questo moto dell'intero, e tutti i moti locali, sia rettilinei o
circolari, veloci o lenti, semplici o composti, continuerei a chiamare moti, essendo essi solo le diverse
604 L'ipotesi dell'invariabilità della quantità di forza non fu immune da molti
605 contrasti, che in parte riguardavano la forma che Cartesio aveva dato alla legge, in
606 parte ponevano soprattutto in discussione che nella natura non potessero sorgere
607 nuovi movimenti o che alcunché di quelli esistenti potesse scomparire. Per lo più
608 queste obiezioni facevano riferimento al moto degli animali. Così già Thomas
609 Morus richiamava all'attenzione di Cartesio, in una lettera a lui diretta, che, per lungo,
610 faticoso pensare, potrebbe scaturire un riscaldamento del nostro corpo e da ciò anche
611 un aumento della quantità di moto dell'universo18. Voltaire insegnava che i movimenti
612 effettuati da individui o dagli animali sorgevano senza alcuna compensazione di altro
613 genere19 ed anche il famoso fisiologo Albert von Haller nella sua opera principale
614 discute le diflicoltà che questo fatto arreca alla legge di conservazione, le quali
615 possono essere superate solo attraverso l'ipotesi, formulata da Leibniz, di un'armonia
616 prestabilita20.
617 Newton, a sua volta fa riferimento alle continue perdite di movimento causate
618 dalla tenacità dei fluidi, dall'attrito fra le loro particelle come pure dall'imperfetta
619 elasticità dei corpi solidi. Dunque la somma delle quantità di moto nell'universo non
620 sarebbe affatto costante, bensì piuttosto concepita come in continua diminuzione. La
621 continuazione del processo del mondo sarebbe dovuta solo a singoli principi attivi,
622 come la gravità, ma soprattutto la "fermentazione", la quale sarebbe la causa di tutta la
623 vita animale ed inoltre provoca il calore nell'interno della Terra, il calore e la luce del
624 Sole21 22. Anche Voltaire condannò in modo molto deciso la conclusione di molti
mutevoli determinazioni dell'azione che è sempre nel tutto, ed in ogni parte dello stesso, e senza i
quali il tutto non potrebbe ricevere alcuna modificazione."
Lettera V, c.9, p.176: "Pertanto, come quelle particolari o limitate quantità, che chiamiamo questo o
quel corpo, non sono che modificazioni diverse dell'estensione generale della materia in cui essi sono
contenuti, la quale essi non accrescono né diminuiscono: così (per un adatto parallelismo) tutti i
particolari o locali moti della materia non sono che determinazioni diverse della sua azione generale,
diretti in questa o quella direzione, per questo o quel motivo, in questo o quel modo, senza conferire
ad essa alcun aumento o diminuzione."[in inglese nel testo].
18 Oeuvres de Delcartes, ed. [Link] et [Link] (Parigi 1905), vol. V, pag. 385: "Domando: è
vero o no che la mente umana, accesa di spirito, mentre in più col più attento e continuo pensare
riscalda il corpo stesso, aumenta il moto dell'universo?" [in latino nel testo].
19 Elements de philosophie de Newton, 1745 (Opere complete, Lyon, 1784, vol.31) c.10: "Dio ha
formato degli animali ai quali ha dato una forza attiva con la quale essi fanno nascere il movimento."
[in francese nel testo]
20 Elementa physiologiae corporis humani, (Losanna 1762), tomo IV, pag. 557.
21 Optice, sive de reflexionibus, refractionibus, inflexionibus et coloribus, [Link], Quaestio 30,
(Londra, 1740), pag. 323:
"Invero, per la tenacità dei corpi fluidi, per l'attrito delle loro parti, per la debolezza della forza
elastica nei corpi solidi, la natura delle cose tende sempre molto di più verso quella parte dove il moto
perisce anziché nasce. E pertanto esso diminuisce in perpetuo. Infatti, corpi che sono o tanto
perfettamente duri, o tanto chiaramente molli da avere forza elastica nulla, non rimbalzano in ugual
modo l'uno rispetto all'altro.....
Pertanto siccome tutti quei vari moti che si osservano nel mondo, diminuiscono tutti quanti in
perpetuo; è senza dubbio necessario, affinché essi possano conservarsi e ricrescere, che ricorriamo ad
altri principi attivi, quali ad esempio sono: la causa della gravità, per la quale i pianeti e le comete
conservano i loro moti in circoli perpetui, e tutti i corpi cadendo acquistano un grande moto; e la
causa della fermentazione, per la quale il cuore ed il sangue degli animali si alimentano di moto e
calore perpetuo, le parti più interne della terra si riscaldano ed in nessun luogo si arroventano,
moltissimi corpi ardono e splendono, i monti prendono fuoco, le caverne della terra si fendono per
625 filosofi, i quali definivano la conservazione della quantità delle forze come una
626 necessità estetica della natura. Ciò sarebbe altrettanto privo di senso, come se
627 qualcuno volesse presentare come una simile necessità anche l'invariabilità della
628 quantità di specie, individui, figure o qualsivoglia altra cosa23. Una grossa parte delle
629 obiezioni era rivolta naturalmente anche contro la formulazione che Cartesio aveva
630 dato alla legge di conservazione, particolarmente contro la speciale ipotesi che la
631 somma dei prodotti delle masse per le loro velocità rappresentasse la grandezza
632 invariabile. Già Newton aveva cercato, con un esempio di meccanica, invero di non
633 buona scelta, di dimostrare l'inesattezza di questa affermazione24.
634 Gli errori fisico-matematici, che affliggono la legge cartesiana della
635 conservazione, sono stati riconosciuti soprattutto da Leibniz, il quale ha tentato di
636 eliminarli coll'introduzione di una nuova misura delle forze. Come i suoi studi sulla
637 dinamica erano stati stimolati da osservazioni di filosofia della natura così essi
638 operarono altresì in modo straordinariamente fertile per l'ulteriore sviluppo di idee
639 cosmologiche. Pure Leibniz, nelle sue ricerche sulla misura esatta delle forze, ha preso
640 lo spunto dalla concezione cartesiana della conservazione della forza nell'universo.
641 Che accanto alla materia ci sia pure una seconda grandezza, connessa appunto col
642 movimento, e la cui totalità rimanga continuamente la stessa nella natura, era per lui
643 assodato a priori; la forma migliorata della legge di conservazione sarebbe stata,
644 secondo lui, automaticamente determinata con la scoperta dell'esatta misura delle
645 forze. Leibniz ha continuamente tentato di convertire in senso cosmologico i risultati
646 della ricerca meccanica. Così egli, nella sua Dinamica, ha esteso la tesi della costanza
647 della forza in sistemi isolati, a tutto l'universo, dal momento che i corpi in esso
648 contenuti non possono entrare in collegamento con altri25. La nozione della
649 conservazione della forza nell'universo è, invero, per Leibniz, ad onta di ogni tentativo
650 di dimostrazione, in primo luogo una certezza metafisica26. Che la forza viva
651 dell'universo non possa mai aumentare, egli ritiene di poterlo derivare dall'impossibilità
urti improvvisi, ed il sole è anch'esso in perpetuo intensamente incandescente e risplende e colla sua
luce tutto riscalda e rinvigorisce." [in latino nel testo].
22 Sotto un certo aspetto concordano con la polemica di Newton anche le obiezioni, trattate in modo
molto poco scientifico, che Glisson avanzò contro il principio cartesiano (Tractatus de natura
substantiae energetica seu de vita naturae, Londra 1672, c.24, 14.
23 Doutes sur la mésure des forces motrices et sur leur natue, 1741, (Oeuvres complètes 1784,
vol.31) II,7: "I filosofi che hanno detto che la permanenza della quantità delle forze è una bellezza
necessaria in natura, avrebbero forse più ragione se dicessero che la medesima quantità di specie,
d'individui, di figure etc., è una bellezza necessaria?"[in francese nel testo].
24 Optice (Londra, 1740), pag. 322: "Infatti dalle varie composizioni di due moti è evidente che al
mondo non c'è sempre moto nella medesirna quantità. Imperocché se due sfere, congiunte da una
sottile verghetta, ruotano di moto uniforme attorno al loro centro comune, mentre esso centro si
sposta con moto uniforme in linea retta, condotta nel piano dello stesso moto circolare; in tal modo la
somma dei moti di quelle due sfere, ogni volta che essi saranno in linea retta descritta dal loro
comune centro di gravità, sarà maggiore della somma di quegli stessi moti allorché essi saranno su
una linea perpendicolare a quella retta. Dal quale esempio appare senza dubbio che il moto possa
nascere e perire." [in latino nel testo].
25 Dynamica, parte II, sez.I, pag. 440 (ed. Gerhardt): Proposizione 8: "Nell'universo esiste sempre la
medesima potenza. Infatti i corpi dell'universo non possono comunicare con altri corpi. Pertanto
l'universo è un sistema di corpi non comunicanti con altri e pertanto (per quanto precede) ha sempre
la medesima potenza." [in latino nel testo].
26 Ciò è di per sè evidente nel carattere metafisico del principio dell'uguaglianza tra causa ed effetto,
sul quale, nella Dinamica, appare fondata la legge ddla conservazione. Cfr. c.V, Oss.6.
652 di un moto perpetuo. Che, d'altra parte essa non sia suscettibile di alcuna diminuzione,
653 è in grado di dimostrarlo solo attraverso un'indiretta pseudo dimostrazione, la quale in
654 sostanza rappresenta solamente una petitio principii. Se infatti vi fosse - conclude
655 Leibniz - la possibilità che la forza diminuisca, allora essa, non essendo in grado di
656 aumentare ma comunque di diminuire, dovrebbe diventare sempre più debole, il che
657 senza dubbio contraddice all'"ordine delle cose" 27.
658 All'importanza generale del principio dell'energia ha fatto riferimento con molto
659 vigore anche Christian Wolff nella sua Cosmologia Generale (1731). Egli giustifica
660 l'ipotesi della conservazione della forza col fatto che in un singolo corpo la forza viva
661 può sorgere o decadere solo attraverso un urto, ma che tanto nell'urto elastico quanto
662 in quello anelastico la quantità totale di forza viva rimane invariata28. Wolff è pure
663 convinto che il limite di validità del principio si estenda molto oltre l'ambito della
664 meccanica e, addirittura, della fisica; anche nella psicologia ed in altri rami della
665 filosofia la tesi della conservazione della forza viva condurrebbe alla conoscenza di
666 altissime verità, cosicché non sarebbe davvero impresa inutile occuparsi della chiara
667 comprensione della tesi 29.
668 Anche alla marchesa du Châtelet la conservazione di tutta la forza viva
669 presente nell'universo appare come un dato di fatto così solido, così evidente, che da
670 un eventuale contrasto tra il principio e le singole osservazioni ne potrebbe conseguire
671 al massimo l'imprecisione delle nostre osservazioni ma mai l'inesattezza del principio.
672 Che la forza non si annulli, è del tutto certo. In effetti essa potrebbe bensì sembrare
673 perduta (come per l'urto anelastico), però anche allora la si ritroverebbe di continuo
674 negli effetti da essa provocati, sempreché questi effetti siano evidenziabili30.
27 Essay de Dynamique, pag. 219 (ed. Gerhardt). "Se mai la forza viva potesse aumentare, si avrebbe
l'effetto più potente della causa, ovvero il moto meccanico perpetuo, vale a dire che potrebbe
riprodurre la propria causa e qualcosa in più, il che è assurdo. Ma se la forza potesse diminuire, essa,
alla fine perirebbe del tutto, inquantoché, non potendo mai aumentare e potendo pertanto diminuire,
essa andrebbe sempre più in decadenza, il che è, senza dubbio, contrario all'ordine delle cose." [in
francese nel testo].
28 Cosmologia generalis, § 487: "In tutto l'universo si conserva sempre la medesima quantità di forze
vive.
Infatti proprio nei corpi elastici si conserva per urto la medesima quantità di forze (§ 480). E se
taluna, nell'urto in corpi non elastici, va perduta, quella non perisce ma si conserva in altra materia (§
486). Per la qual cosa, siccome nel corpo nessuna forza viva perisce se non per urto, né si origina né
varia se non per urto (§ 484), in tutto l'universo c'è complessivamente la medesima quantità di forze
vive."[in latino nel testo] Circa la "trasformazione della forza in altra materia" (per urto anelastico)
cfr. [Link], Oss. 1-8.
29 ib., § 485, Osservazione: "Poiché in psicologia ed altre parti della filosofia la conservazione delle
forze vive conduce a verità di difficile dimostrazione, spende minimamente tempo e fatica chi
propende a concepire la stessa come evidente." [in latino nel testo].
30 Institutions physiques de Madame la Marquise du Chastellet, adresées à Mr. son Fils (Amsterdam,
1742, alla conclusione dell'opera): "si trova che benché il movimento varii ad ogni istante
nell'universo, la medesima quantità di forza viva si conserva sempre, giacché la forza non si distrugge
affatto senza un effetto che la distrugga, e questo effetto non può essere che lo stesso grado di forza
comunicato ad un altro corpo.... Quanto a ciò che avviene entro corpi incapaci di restituzione, è
questo uno di quei casi in cui non è agevole seguire la forza viva, perché essa è stata consumata a
spostare le parti dei corpi, a superare la loro coesione, a rompere la loro intelaiatura, a tendere forse
delle molle che sono fra le loro parti, ed a chissà cosa altro? Ma ciò che è certo è che la forza non
perisce affatto, essa può invero sembrare perduta, ma la si ritroverebbe sempre negli effetti che essa
ha prodotto, se questi effetti si potessero sempre percepire."[in francese nel testo].
675 La convinzione dell'assoluta indistruttibilità della forza si affermò in quel periodo
676 della fisica con una tale determinatezza ed un tal vigore che in modo del tutto naturale
677 condusse ad idee che oggi rappresentano il fondamento dei più recenti sistemi di
678 filosofia della natura. Alla concezione sostanziale della forza, fondata da Ostwald,
679 alla moderna rappresentazione di una migrazione dell'energia riportano sotto molti
680 aspetti i punti di vista che Johann Bernoulli sviluppò nel 1735 in un trattato
681 sull'essenza della forza. La forza viva, che più convenientemente si dovrebbe chiamare
682 facoltà d'azione, sarebbe qualcosa di reale e sostanziale, di per sè esistente e che nella
683 sua quantità non dipende da niente altro. Da ciò si potrebbe concludere che ogni
684 qualsiasi forza viva abbia la sua quantità stabilita, della quale nulla può svanire senza
685 essere ritrovata nell'effetto provocato. La continua conservazione della forza viva si
686 evidenzierebbe, con ciò, del tutto spontaneamente, sicché dunque la forza, che prima
687 di un processo aveva la sua sede in uno o più corpi, necessariamente dopo il processo,
688 nella misura in cui essa non sia rimasta nei corpi di prima, dovrebbe ritrovarsi in uno o
689 più altri corpi. Questo sarebbe il senso vero della tesi della conservazione delle forze
690 vive31.
691 Frattanto, dalla metà del XVIII secolo in poi, l'interesse al principio di
692 conservazione della forza viene di nuovo attenuandosi. La sua importanza metafisica
693 viene sempre più perdendosi, e si cerca di limitare la sua validità entro ambiti sempre
694 più ristretti. L'esattezza formale del principio, la sua applicabilità in certi studi
695 dinamici, non erano bensì messi in dubbio da nessuno, ma proprio presso i più spiccati
696 sostenitori della meccanica veniva mostrandosi, a quel tempo, una decisa avversione
697 contro una troppo estesa generalizzazione del principio. Così, Maupertuis
698 opinava, nel suo Progetto di una cosmologia, che tanto la legge di Cartesio che quella
699 di Leibniz non potessero valere come principio universale. Nemmeno potevano essere
700 considerate come un risultato generale delle leggi del moto, giacché una conservazione
701 della quantità di moto avrebbe luogo solo in determinati casi e la conservazione della
702 forza viva solo in ben determinati corpi (precisamente solo in quelli perfettamente
703 elastici)32. Anche d'Alembert aveva presente la tesi della conservazione della forza viva
704 allorché, nel suo Manuale di dinamica (1743) mise in guardia dall'introdurre punti di
705 vista metafisici nella fisica e presentare come principi universali delle leggi che
706 sarebbero esatte solo in determinati casi; non sarebbe lecito considerare come
707 originaria legge di natura qualcosa che sarebbe un puro risultato matematico di alcune
708 formule33. Kant, che al problema dell'esatta misura delle forze ha dedicato un
31 De vera notione virium vivarum (Acta erud. Lips., 1735; Opera omnia, CXLV), c.3: "Da qui
appare evidente che la forza viva (che in modo più adatto sarebbe da chiamare 'facoltà d'agire', in
francese 'le pouvoir') sarebbe qualcosa di reale e sostanziale che esiste di per sè e quanto è in essa non
dipende da altro. Onde concludiamo, qualsiasi forza viva ha una sua determinata quantità, della quale
niente può perire che non si possa ritrovare in un effetto manifesto. Da qui deriva spontaneamente
che la forza viva sempre si conserva; al punto che quella che prima dell'azione risiedeva in uno o più
corpi, ora, dopo l'azione, si ritroverà in altro o altri più corpi, se non sarà rimasto qualcosa nei primi.
Appunto questo è ciò che chiamiamo 'conservazione delle forze vive'."[in latino nel testo].
32 Essai de Cosmologie (Lyon, 1768), pag. 41: "Ma la conservazione della quantità del movimento
non è vera che in certi casi. La conservazione della forza viva non ha luogo che per certi corpi. Né
l'uno né l'altro possono dunque passare per un principio universale, nemmeno per un risultato
generale della legge del movimento." [in francese nel testo].
33 Traitè de Dynamique (Parigi, 1758), prefazione, pag. XXX: "Coloro che l'imitassero (riferito a
Leibniz e ai suoi seguaci, che imitavano Cartesio) correrebbero il rischio d'ingannarsi come lui,
oppure di assumere come principio generale ciò che non sarebbe valido che in certi casi, o infine di
709 circostanziato lavoro giovanile, di poco valore, invero, dal punto di vista fisico
710 (Pensieri sulla valutazione delle forze vive nella natura, 1747), non ha affatto
711 menzionato, nei suoi scritti filosofici successivi, il principio di conservazione della
712 forza, ed anche i grandi pensatori dell'epoca successiva non trovarono la legge degna
713 di alcuna considerazione.
714 Soltanto allorché nei primi decenni del XIX secolo cominciò a svilupparsi
715 sempre più poderosamente l'immagine dell'unità ed immutabilità delle forze della
716 natura ed anche l'idea della conservazione della forza trasse da ciò nuovo alimento,
717 tornarono in vigore le idee metafisiche un tempo così influenti ma nel frattempo del
718 tutto dimenticate. La maggior parte dei ricercatori, ai quali si suole attribuire la
719 scoperta del moderno principio dell'energia, sono stati guidati alle loro ipotesi
720 attraverso considerazioni metafisiche. Il punto di partenza delle osservazioni di
721 Roberto Mayer è costituito da quegli assiomi di filosofia della natura che egli cita,
722 con predilezione, nella forma latina tramandata dai tempi antichi34. Pure Joule, che
723 proprio dal lato sperimentale aveva posto la base della nuova energetica, scorgeva il
724 sostegno appropriato alle sue idee non tanto nei suoi esperimenti quanto in alcuni
725 concetti metafisici profondamente radicati, la cui verifica sperimentale gli balenava
726 dinnanzi come la meta dei suoi lavori. Che con una spesa di forza meccanica si ricavi
727 esattamente un uguale equivalente in calore, derivava soprattutto dal convincimento
728 che "dovessero pure essere imperiture le forze della natura sorte dal fiato del
729 Creatore."35 In quanto solo il Creatore possiede, come Joule illustrò in un successivo
730 lavoro, la potenza per distruggere, e perciò una teoria la quale nel suo sviluppo
731 dovesse condurre all'ipotesi di un annientamento della forza dovrebbe, come già
732 avevano riconosciuto Roget e Faraday36, essere necessariamente rigettata come falsa
733 37.
734 Nel modo più evidente, comunque, si mostra l'influsso delle idee metafisiche nel
735 fisico danese Colding, il quale viene indicato da molti come il vero scopritore del
736 principio dell'energia. I suoi ragionamenti concordano, sotto molti aspetti, con le
737 conclusioni attraverso le quali un tempo Cartesio cercò di dimostrare la conservazione
738 della quantità di moto. Colding infatti, nei suoi lavori, partiva dal seguente concetto
739 fondamentale (come egli stesso riferisce in una successiva lettera in difesa dei suoi
740 diritti di priorità): le forze sarebbero esseri spirituali, immateriali, dal momento che noi
741 siamo edotti della loro esistenza solo attraverso il loro dominio sulla natura. Questi
742 esseri dovrebbero di conseguenza stare molto al di sopra di tutto ciò che possiede
743 un'esistenza materiale. Ora, dal momento che è chiaro che la saggezza che noi con
considerare come una legge originaria della natura ciò che non è altro che una congeguenza
puramente matematica di qualche formula." [in francese nel testo].
34 Cfr. c.I, 0ss.4 e c.V, Oss.l9.
35 "On the calorific effects of magneto-electricity, and on the nechanical value of heat", in
PhiloJophical Magazine, (3), 23, 1843, pag. 442: "Io non perderò tempo a ripetere ed estendere
questi esperimenti, essendo soddisfatto che i grandi agenti della natura sono, per il fiato del Creatore,
indistruttibili; e che ovunque venga spesa forza meccanica si ottiene sempre un esatto equivalente di
calore." [in inglese nel testo].
36 Cfr. [Link], Oss. 23 e 24.
37 On the changes of temperature produced by the rarefaction and condensation of air", in Phil. Mag.,
(3), 26, 1845, pag. 382: "Ritenendo che il potere di distruggere spetti solo al Creatore, concordo
interamente con Roget e Faraday nell'opinione che qualunque teoria, la quale nel suo sviluppo
richiede l'annientamento della forza, è necessariamente erronea." [in inglese nel testo].
744 tanta ammirazione riconosciamo nella natura potrebbe manifestarsi solo nelle forze,
745 così anche queste potenze dovrebbero essere in relazione con quella stessa potenza
746 spirituale, immateriale ed intellettuale, che guida l'intero processo del mondo. Ma
747 stando così le cose, sarebbe del tutto impossibile l'ipotesi che queste forze
748 costituiscano qualcosa di mortale o caduco. Esse dovrebbero quindi con tutta certezza
749 essere considerate come del tutto imperiture38.
38 "On the history of the principle of the conservation of energy", in Philosophical Magazine, (4), 27,
1864, pagg. 56-64: "La prima idea che ho formulato sulla relazione tra le forze della natura fu la
seguente. Essendo le forze della natura qualcosa di spirituale ed immateriale, entità delle quali noi
siamo a conoscenza solo attraverso il loro dominio sulla natura, queste entità devono naturalmente
essere molto superiori a qualsiasi cosa materiale nel mondo; ed è ovvio che è solamente tramite esse
che la saggezza che percepiamo ed ammiriamo nella natura esprime se stessa, queste potenze devono
essere evidentemente in relazione con quella stessa potenza spirituale, immateriale ed intellettuale
che guida la natura nel suo progresso; ma se le cose stanno così, è di conseguenza del tutto
impossibile immaginare queste forze come alcunché di naturalmente mortale o perituro. Di certo,
perciò, le forze dovrebbero essere considerate come assolutamente imperiture." [inglese nel testo].
750 III. LA FORZA LATENTE
751
752
753 L'idea della costanza che, dapprima applicata allo stato di attività della materia,
754 trovava una definita espressione nel principio di conservazione della forza motrice,
755 maturò la sua successiva configurazione sotto l'influsso di una serie di concezioni che
756 sono emerse dall'idea della causalità. Da questa idea universale viene sviluppandosi in
757 primo luogo la convinzione che anche fra qualsiasi deperire e sorgere nella natura
758 debba esistere una connessione di causa. Questo punto di vista trova un'espressione
759 quantitativa nella idea di compensazione, la quale definisce come apparente qualsiasi
760 perdita osservabile di una grandezza, la cui indistruttibilità viene postulata,
761 ammettendo per essa un compenso equivalente attraverso un guadagno di altro
762 genere in uguale misura. Questa concezione, che aveva reso possibile la
763 generalizzazione della legge dell'inerzia, condusse pure alla successiva estensione della
764 legge di conservazione della forza, conseguente a questa generalizzazione. Infatti essa
765 aggiungeva ulteriormente all'energia cinetica una seconda specie di energia meccanica
766 la quale d'allora in poi venne inclusa nella legge di conservazione. L'ipotesi della forza
767 latente s'imponeva per la necessità di estendere la legge di compensazione anche a
768 quei casi in cui una distruzione ed una creazione di forza effettiva apparivano separate
769 l'una dall'altra nel tempo.
770 Infatti la legge di conservazione dello stato di attività esprimeva, nella sua forma
771 originale, solo l'invariabilità della forza effettiva, sia che essa venisse misurata
772 sull'esempio di Cartesio o su quello di Leibniz. Con questo concetto la validità del
773 principio doveva quindi rimanere limitata a quegli eventi nei quali ha luogo uno
774 scambio di energia soltanto cinetica. Esso poteva dunque trovare applicazione solo a
775 quei fenomeni che si potevano far risalire ad urti, valutati secondo il punto di vista di
776 Leibniz, e per di più solo ad urti elastici.
777 L'insorgere di forza cinetica da energia a distanza, come, ad es., nel moto
778 accelerato di caduta, poteva nondimeno ancora accordarsi col principio di
779 conservazione dell'energia effettiva tramite l'ipotesi che l'etere, causa del moto di
780 caduta ed esso stesso in continuo movimento, cedesse forza al corpo in caduta1.
781 Quanto più l'attenzione dei fisici veniva rivolta a quei casi in cui si genera movimento
782 anche sotto l'influsso dell'elasticità di corpi solidi, liquidi o gassosi, tanto maggiore
783 divenne la necessità di ammettere, accanto all'attuale, anche una forza latente. Essa
784 doveva essere pensata come generata attraverso una metamorfosi della forza attuale,
785 che in questa forma rimane apparentemente nascosta ed immagazzinata per tornare in
786 evidenza sotto date circostanze.
787 Il primo che conferì a questa immagine un'espressione definita potrebbe essere
788 stato Gassendi. La forza immanente ed imperitura negli atomi è presente, secondo lui,
789 anche nello stato di quiete. Quando gli atomi entrano in questo stato, la forza è
790 solamente ostacolata; se si mettono in movimento, essa recupera la propria libertà2. In
791 modo analogo anche Borelli, nel suo trattato Sulla forza dell'Urto (1667), cerca di
792 dimostrare l'indistruttibilità del moto. Egli scorge nello stato di quiete una
1 Cfr. Leibniz, "De causa gravitatis, et defensio sententiae autoris de veris naturae legibus contra
Cartesianos", in [Link]. Lips. 1690; Scritti matematici, sez.2, ed. Gerhardt, No. X.
2 Cfr. [Link], Oss. 6.
793 sovrapposizione di due moti contrapposti e nascosti, tuttavia continuativi. Se un corpo
794 in movimento urta contro un ostacolo, nulla del suo movimento viene, tuttavia,
795 secondo Borelli, distrutto. Solamente, gli viene comunicato, accanto al solo moto fino
796 ad allora presente, un nuovo moto esattamente contrapposto al primo, cosicché
797 entrambi, attraverso la loro azione comune e contemporanea, determinerebbero
798 l'impressione della quiete3. Borelli, invero, non ha approfondito in qual modo questa
799 ipotesi, che dovrebbe dimostrare l'indistruttibilità del moto, possa essere messa in
800 accordo anche con l'impossibilità della sua creazione4.
801 L'effettivo fondatore del concetto dell'energia potenziale è stato Leibniz. Egli
802 esprimeva in modo chiaro e senza equivoci l'impossibilità che il prodotto della massa
803 di un corpo per il quadrato della sua velocità possa rappresentare l'unica forma di
804 forza, in quanto il moto può essere creato anche in modo diverso dalla trasmissione
805 per urto. Leibniz estende così il concetto di forza cinetica a quello di energia, per
806 la quale egli usa le espressioni forza viva assoluta (force vive absolue), oppure
807 potenza, facoltà d'azione (potentia). L'energia, secondo Leibniz, è dovunque presente
808 laddove un oggetto, in base al suo stato, è in grado di produrre effetti o variazioni che
809 di per sè non potrebbero realizzarsi5 e la cui grandezza rappresenta proprio una misura
810 della quantità di energia in considerazione6; come esempio caratteristico di un tale
811 effetto vale l'innalzamento di un peso ad un'altezza stabilita7. Di conseguenza non
812 soltanto un corpo in moto con una data velocità possiede energia, bensì anche un
813 grave sollevato in altezza oppure un corpo elastico teso8. La forza, la cui quantità si
814 mantiene costantemente invariata nella natura, non è, per Leibniz, come per Cartesio e
815 neanche come per taluni seguaci della misura di forza introdotta da Leibniz, una
816 grandezza determinata, dipendente solo dal tipo di moto e dal corpo in movimento,
817 quindi né mv né mv2, bensì la somma della forza attuale e di quella latente. Con
818 questa affermazione, Leibniz ha introdotto nella fisica il concetto di energia potenziale,
819 come pure, in senso più lato, ha giustificato l'immagine della molteplicità
820 dell'energia.
821 Queste idee di Leibniz ottennero un ampliamento essenziale ad opera di Daniel
822 Bernoulli, il quale aveva posto a base delle sue ricerche le relazioni esistenti tra
3 De vi percussionis (Bonn, 1667), p. 135: "Se veramente è considerata azione quella che è chiamata
la vera distruzione del moto certamente in essa nullA del tutto va distrutto, ma solamente viene
impresso un moto contrario, cosicché nel seguito due impulsi e moti attivi e perseveranti nel
medesimo soggetto generiuo l'apparenza della quiete, e così sembrino entrambi distrutti, quantunque
non sembri improbabile che l'uno e l'altro siano attivi ed esistenti in natura, ed universalmente ogni
volta che si osserva che un qualche corpo dopo il suo moto va in quiete, Allora è da dirsi che ad esso
sia stato impresso, insieme, da un ostacolo, o impedimento, un impulso contrario, del tutto uguale a
quello con cui prima si spostava. [in latino nd testo]
4 Magari attraverso l'ipotesi che all'atto della sovrapposizione il quadrato della velocità presente si
riduca alla metà.
5 Dynamica, parte II, sez.I, p. 435 (ed Gerhardt, Halle 1860):
"Definizione 1'attivo, o dotato di potenza, è il soggetto (ovvero, lo stato delle cose) dal quale segue la
variazione di certi corpi qualunque posti inerti o perché tali sono, dai quali non possa di per sè
conseguire alcuna mutazione." [in latino nel testo]
6 Essay de Dynamique, p. 219: "E la forza viva assoluta, o ciò che si stima per l'effetto violento che
essa può produrre, che si conserva". [in francese nel testo]
7 Cfr. Brevis demonstratio erroris memorabilis Cartesii, p. 121 e sgg.
8 Dynam., p. 435: "Tanto un grave sospeso, quanto una cosa elastica tesa, sono corpi che hanno
potenza di agire." [in latino nel testo]
823 l'energia effettiva e quella potenziale. Egli dichiarava di ammettere che in un corpo
824 compresso sia contenuta forza viva, non in relazione al moto interno dei fluidi e
825 nemmeno per il fatto che il fluido, come gli altri corpi in movimento, per effetto della
826 sua forza viva potrebbe innalzarsi ad una determinata altezza, bensì perché esso, in
827 conseguenza della sua elasticità, sarebbe in grado di imprimere un analogo moto verso
828 l'alto in altri corpi pesanti. Dunque, ove si parli di forza viva contenuta in un corpo
829 elastico compresso, si dovrebbe con ciò intendere nient'altro che il potenziale
830 movimento verso l'alto che il corpo elastico è in grado d'impartire ad altri corpi, nella
831 misura in cui disponga di forza elastica residua9. Daniel Bernoulli riconobbe l'energia
832 potenziale anche nelle sue forme non meccaniche. Egli attribuisce energia anche al
833 carbone combustibile e parla di una forza viva nascosta in esso, la quale, trasformata in
834 calore, potrebbe aumentare l'elasticità di corpi aeriformi e con ciò anche la loro forza
835 potenziale10.
836 E merito di Lazare Carnot l'aver introdotto l'energia potenziale anche nella
837 tecnica. Egli distingueva, nei suoi Principi dell'equilibrio e del moto (1803) due
838 diverse forme di forza viva: essa potrebbe comparire o come prodotto della massa col
839 quadrato della velocità oppure come multiplo di una forza per una lunghezza. Il primo
840 prodotto rappresenta una forza viva in senso stretto, per il secondo, Carnot propone la
841 denominazione di "forza viva latente"11. Il. Tramite Carnot il concetto di energia
842 potenziale raggiunse presto un'importanza di rilievo per le indagini tecnico-
843 meccaniche. Questa importanza si rese evidente soprattutto nel principio della
844 trasmissione del lavoro12 che, fondato da Carnot, fu per lungo tempo al centro della
845 scienza delle macchine e contribuì parecchio, attraverso la chiara comprensione delle
846 trasformazioni meccaniche della forza, alla preparazione delle moderne idee
847 energetiche.
9 Hydrodynamica X, 39. "Una cosa rimane da non trascurare, per la quale i fluidi elastici differiscono
dai non elastici, ciò per l'appunto, perché in un fluido elastico oppure in quiete sarebbe insita una
'forza viva', non perché a guisa del moto di altri corpi possa elevarsi ad una certa altezza, e qui non
consideriamo il moto locale in esso, ma perché da parte sua sarebbe in grado di generare una tale
ascesa in altri corpi gravi. Sarà anche lecito, come spero, in seguito far uso del vocabolo 'forza viva
insita in corpo elastico compresso', quando non si intenda altro che 'potenziale di salita' che un corpo
elastico può comunicare ad altri corpi prima che esso abbia perduta tutta la sua forza elastica." [in
latino nel testo]
10 Cfr. [Link], Oss. 10.
11 Principes fondamentaux de l'équilibre et du mouvement (Parigi 1803), § 59, p. 37: " Abbiamo
appena visto che la forza viva può presentarsi sotto la forma Mv2 d'una massa per il quadrato d'una
velocità, oppure sotto la forma PH di una forza motrice per una linea. Nel primo caso è la forza viva
propriamente detta; nel secondo le si potrebbe dare la denominazione particolare di forza viva
latente." [in francese nel testo]
12 Cfr. [Link].
848 IV. L'IMPOSSIBILITA
849 DI UN PERPETUUM MOBILE
850
851
852
853 Come è stato chiaro ai fisici che un corpo in quiete non si mette in moto da solo,
854 molto prima del fatto che un corpo in moto conserva la sua velocità, così anche la
855 nozione della non-creabilita dell'energia è molto più vecchia di quella della sua
856 indistruttibilità. La convinzione, che sia impossibile in natura che una forza nasca dal
857 nulla, trovò la sua espressione nel principio, derivato dall'idea della compensazione,
858 dell'impossibilita di un perpetuum mobile o di un moto perdurante in eterno nella
859 natura.
860 Che un tale moto non possa esserci, era stato, invero, affermato da qualche
861 studioso già all'inizio dell'evo moderno, ma essi lo insegnavano non in connessione col
862 principio dell'energia bensì piuttosto in contrasto con esso. Non la non-creabilità della
863 forza, bensì l'impossibilità della sua conservazione era l'idea dominante di questa
864 teoria formulata nei secoli XV e XVI particolarmente da Leonardo da Vinci e da
865 Gerolamo Cardano1. Essa si rifà ad una visuale diffusa già nell'antichità e sostenuta
866 particolarmente da Ipparco e da Erone, secondo la quale non solo l'insorgere ma
867 anche il proseguire di un movimento "violento" presuppone l'attività di una forza che,
868 an'atto della transizione dalla quiete, è impressa nel corpo ma che durante il
869 movimento viene consumata sempre di più2. Quindi, secondo questa teoria, ogni
870 movimento, a meno che non sia disponibile una riserva infinita di forza, dovrebbe
871 rimanere limitato nel tempo.
872 Naturalmente si potè comunque parlare di un'esatta cognizione del principio solo
873 quando fu eliminata la sua contraddizione con la legge d'inerzia, e si riconobbe che
874 ogni moto reale deve, non a dispetto bensì proprio in conseguenza del potere di
875 persistenza, avere presto un termine. I fisici dovettero dapprima chiarirsi come non è
876 invero richiesta alcuna forza per la conservazione di uno stato di movimento, quanto
877 piuttosto per la compensazione delle consistenti perdite di moto causate dall'attrito e
878 dalla resistenza del mezzo, sicché dunque in realtà - in antitesi colla teoria - un moto
879 perdurante in eterno sarebbe effettivamente equivalente ad una generazione infinita di
880 forza. Dal momento quindi che è del tutto uguale che si parli di un moto reale, oppure
881 di uno teorico, senza attriti, legato ad effetti di altro genere, si è successivamente
882 collegata all'immagine di un "moto perpetuo" anche l'idea di un moto che non solo si
883 conserva, ma per di più è in grado di esibire una prestazione di altro genere.
884 Come primo fisico che esattamente riconobbe ed insegnò l'impossibilità di un
885 perpetuum mobile si suole spesso indicare Simon Stevin3. Questa opinione sembra
886 comunque erronea e sostanzialmente determinata solo dal fatto che le enunciazioni di
887 Stevin, se si fa astrazione dal loro contesto, secondo il tenore delle parole concordano
1 Cfr. P. Duhem, Les origines de la statique, Parigi, 1905, vol.I, cap. IV.
2 il trattato dell'A.:Die Grundlagen der antiken Dynamik [I fondamenti dell'antica Dinamica], in
Archiv Für die Geschichte der Naturwissenxchaften und der Technik, I, 1908.
3 Questa opinione è sostenuta particolarmente da Ernst Mach nel suo trattato: Die Geschichte und die
Wurzel des Satzes von der Erhaltung der Arbeit [La storia e le radici del principio di conservazione
del lavoro] (Praga, 1872), pagg.5-7, Cfr. tuttavia anche Mach, Die Mechanik in ihrer Entwicklung
[La Meccanica nel suo sviluppo], 4a ediz., pag.534.
888 esattamente col principio, mentre tuttavia il loro senso è completamente diverso.
889 Nell'opera principale di Stevin si dice infatti ad un certo punto: "essi effettuerebbero
890 un movimento continuativo ed eterno, il che è falso"4 ; ed in un altro punto dice
891 Stevin: "Il fluido eseguirebbe un movimento perpetuo, il che sarebbe assurdo"5.
892 Queste asserzioni rappresentano comunque la conclusione di una serie di riflessioni,
893 che suonerebbe all'incirca così: se un sistema di particelle dotate di massa è costituito
894 in modo tale che per ogni possibile movimento le singole parti del sistema possano
895 soltanto scambiarsi fra loro di posto, per cui lo stesso sistema, per ognuno di tali
896 movimenti, mantiene inalterata la propria configurazione6, allora un tale sistema deve
897 trovarsi continuamente in equilibrio. Infatti se non ci fosse l'equilibrio, allora nel
898 sistema dovrebbe intervenire un movimento. Ma siccome questo non sarebbe in grado
899 di alterare minimamente le condizioni esistenti, con il che anche la causa stessa del
900 movimento rimarrebbe continuamente uguale a se stessa senza alcuna variazione,
901 allora un tale movimento, una volta iniziato, potrebbe non interrompersi più. Ma
902 sarebbe completamente assurdo supporre che un movimento così senza meta né scopo
903 avesse a durare eternamente7. Tuttavia, queste considerazioni non hanno proprio
904 niente a che fare con l'impossibilità della generazione di una forza. Al contrario, dal
905 punto di vista della legge dell'energia non ci sarebbe proprio nulla da obiettare contro
906 un siffatto moto perpetuo il quale, come di solito per i problemi di statica e dinamica,
907 sarebbe da pensarsi senza attrito. Un moto eterno sarebbe adirittura una conseguenza
908 necessaria, nel caso che il sistema non si trovasse in equilibrio; che l'equilibrio ci sia
909 effettivamente, è ancora da dimostrare, quindi non può essere utilizzato come un
910 presupposto.
911 La convinzione dell'impossibilità di una creazione della forza s'incontra in forma
912 chiara solo presso Huygens e Leibniz. Huygens fonda su questa impossibilità un
913 principio molto importante per lo sviluppo dell'energetica. Secondo questo principio,
914 un corpo in caduta dovrebbe possedere continuamente una velocità tale da poter
915 risalire esattamente a quell'altezza dalla quale esso è caduto8. Questa ipotesi, secondo
916 Huygens, che con ciò vuole eliminare ogni dubbio sulla sua esattezza, non vuol
917 significare altro che i corpi pesanti non possono muoversi verso l'alto, cosa che
4 Mathematica hypomnemata de geometriae praxi, tomo IV, Staticae lib.I, teor. 11, prop. 19: "e le
medesime sfere producano da sè un moto eterno, il che è falso." [in latino nel testo].
5 Staticae, [Link], teor. l, prop. 1: "quest'acqua determini un moto perpetuo che sarebbe assurdo." [in
latino nel testo]
6 Salvo eventuali brevi interruzioni, come nell'esempio di Stevin nella teoria del piano inclinato.
7 Come noto, Stevin fa uso di questo principio per derivare la legge del piano inclinato, come pure il
teorema che in un fluido ogni particella mantenga la propria posizione nonostante l'influsso della
gravità. Infattì il fluido, entro il quale un movimento sarebbe possibile solo attraverso uno scambio di
posto fra le particelle, il quale tuttavia non comporterebbe alcuna variazione delle IV. L'impossibilità
di un perpetuum mobile condizioni preesistenti, rappresenta in ugual modo un sistema indicato in
precedenza, quale una catena di sfere chiusa che si può immaginare avvolta attorno al triangolo
rettangolo formato dal piano inclinato con la base orizzontale. Poiché la parte inferiore della catena è
di per sè in equilibrio, ne consegue, secondo Stevin, che sul piano inclinato la forza sta in rapporto al
peso come l'altezza del piano alla sua lunghezza. (Mathematica hypomnemata, tomo IVf Staticae,
lib.I, [Link], prop. 19; [Link], teor.l, prop. I ) .
8 Cfr. [Link], Oss.6.
918 nessuno ha mai messo in discussione9. Se gli inventori di nuove macchine - così egli
919 prosegue - che inutilmente si affannano a realizzare un perpetuum mobile, fossero in
920 grado di fare un uso esatto del principio, essi capirebbero facilmente il loro errore ed
921 ammetterebbero che una realizzazione delle loro aspirazioni è del tutto impossibile per
922 via meccanica10.
923 Leibniz, nella sua Dinamica, presenta l'impossibilità di un moto perpetuo come
924 un assioma11. A questo egli fa riferimento in molti casi per fare apparire più plausibile
925 il suo principio dell'uguaglianza tra causa ed effetto, oppure la sua ipotesi della
926 conservazione dell'energia12, e lo usa pure ripetutamente per dimostrare l'esattezza
927 delle sue vedute circa la misura delle forze13.
928 Anche nei tempi successivi i fisici tentarono in molti modi di dimostrare
929 l'impossibilità di un perpetuum mobile. Così Nollet allude al contrasto che esisterebbe
930 tra un tale dispositivo e la legge d'inerzia quale primo assioma del moto14.
931 Maupertuis indica, in una delle sue lettere, che tutto il problema dovrebbe limitarsi
932 alla ricerca della possibilità di prolungare all'infinito la durata di un sistema di moti,
933 mediante l'inerzia e la gravità15. Ma ciò si potrebbe raggiungere se i corpi in questo
934 caso utilizzati fossero completamente elastici ed inoltre se tutti i movimenti
935 avvenissero in un vuoto assoluto, dal momento che, altrimenti, la forza che le parti
936 della macchina, per il loro attrito, cederebbero all'aria, dovrebbe considerarsi
937 perduta16.
938 Dunque, nonostante che l'impossibilità di un "moto eterno" appaia a molti fisici
939 come del tutto evidente, per taluno addirittura così evidente da non richiedere alcuna
940 dimostrazione, non era tuttavia piccolo il numero degli inventori protesi a realizzare
9 Horologium oscillatorium, parte IV, ipotesi I: "Invero perché proprio questa nostra ipotesi non
sollevi scrupoli, precisiamo che essa non vuole dire altro che, cosa che nessuno ha mai negato, i gravi
certamente non si slanciano verso l'alto da se stessi o spontanemente. [In latino nel testo]
10Horologium oscillatorium, parte IV, ipotesi I: "E sensatamente, se la medesima sapessero usare i
macchinatori di nuove opere, i quali con inutile sforzo si dan da fare per il moto perpetuo, essi
scoprirebbero facilmente i loro errori e capirebbero che quella cosa non è affatto possibile in maniera
meccanica." [in latino nel testo]
11 Dynamica, Spec. Praelim., p. 289 (ed. Gerhardt): "Assioma: non è dato il moto perpetuo
meccanico." [in latino nel testo]
12 Cfr- c.V, Oss.l e 4.
13 Cfr. Illustratio ulterior obiectionil contra Cartesianam legem naturae (Scritti Matem., sez.2a,
no.V ed. Gerhardt), p. 125.
14 Lecons de physique, (Parigi, 1749), vol.I, p. 256: "per muoversi in perpetuo occorrerebbe che esso
prendesse ad ogni istante delle nuove forze, per recuperare quelle che perde; il che è contrario alla
prima legge del moto, la quale vuole che un mobile conservi costantemente lo stato che gli si è fatto
prendere, se questo stato non è cambiato per una nuova causa." [in francese nel testo]
15 Lettere, (vol.2 dell'edizione completa, Lyon, 1768), XXII (Sur le mouvement perpétuel ), p. 361:
"La questione del moto perpetuo si riduce dunque a sapere se si può prolungare all'infinito la durata
del moto, tramite l'alternanza di discesa ed ascensione dei corpi, oppure per l'urto di corpi che
s'incontrano con altri, oppure per gravità o per inerzia." [in francese nel testo].
16 ib., p. 364: "Se dunque, innanzitutto qui apparisse che in questo modo si possa sperare in un
movimento perpetuo, occorrerebbe per ciò: 1° che i corpi impiegati nella macchina fossero
perfettamente elastici; e dove trovare corpi siffatti? 2° Occorrerebbe inoltre che tutti questi moti si
effettuassero in un vuoto perfetto, essendo tutta la forza comunicata all'aria dalle parti della macchina
che si urtano come perduta per essa." [in francese nel testo]
941 un motore perpetuo e con esso una sorgente inesauribile di forza17. Questi inutili sforzi
942 trovarono una conclusione formale, e quindi una conferma ufficiale del principio
943 dell'impossibilità del moto perpetuo, solo nell'anno 1775. Infatti in quell'anno
944 l'Accademia di Parigi decise di non accettare più in futuro sia i tentativi di soluzione
945 del problema della duplicazione del cubo, della trisezione dell'angolo e della
946 quadratura del cerchio, che essa manifestamente considerava senza alcuno scopo, sia
947 progetti di macchine qualificate come perpetuum mobile 18.
948 In quanto, anche se l'effetto della forza motrice così è detto nella motivazione
949 che l'Accademia ha dato alla sua decisione - non fosse, coll'andare del tempo, distrutto
950 dall'attrito e dalla resistenza del mezzo, la forza, comunque, potrebbe produrre
951 soltanto un effetto uguale alla causa. Se dunque l'effetto di una forza finita dovesse
952 durare eternamente, allora pure l'azione in un tempo finito dovrebbe essere
953 infinitamente piccola. Quindi anche se un corpo, qualora si prescinda dall'attrito e dalla
954 resistenza del mezzo, potesse conservare di continuo il moto che gli è stato impresso,
955 esso lo potrebbe solo se non esercitasse azioni su nessun altro corpo. Tale movimento
956 eterno, possibile unicamente in teoria, ma che non potrebbe mai aver luogo nella
957 realtà, non avrebbe senso per gli scopi che si prefiggono gli inventori di [macchine]
958 per moti perpetui 19.
959 Anche se nei tempi successivi non si sarebbero dovuti quasi più sollevare dubbi
960 sull'impossibilità di un "moto perdurante in eterno" - almeno dal lato scientifico -
961 tuttavia passò ancora molto tempo prima che il principio acquistasse validità
962 indiscussa anche in altri campi oltre quello meccanico. Il primo esempio, nel quale il
963 principio dell'esclusione del perpetuum mobile trova applicazione oltre l'ambito della
964 meccanica, è offerto dalle Considerazioni sulla forza motrice del calore (1824) di
965 Sadi Carnot. In questo lavoro Carnot mostra, attraverso una dimostrazione indiretta,
966 che il processo ciclico termodinamico da lui considerato dovrebbe essere indipendente
967 dalla sostanza contenente il calore. Egli dimostra infatti come, nel caso in cui una tale
968 dipendenza esistesse, sarebbe possibile una creazione illimitata di forza motrice senza
969 un consumo di calore o di un qualche agente di altro genere. Una tale ipotesi sarebbe,
970 come fa rilevare Carnot20, completamente in disaccordo con le leggi della meccanica e
17 Cfr. Henry Dircks, Perpetuum mobile, or tearch for selfmotive power, during the 17th, 18th and
l9th centuries, Londra, 1861.
18 Histoire de l'académie royale des sciences, 1775, p. 61: "L'accademia ha preso quest'anno la
decisione di non esaminare più alcuna soluzione di problemi della duplicazione del cubo, della
trisezione dell'angolo o della quadratura del cerchio, né alcuna macchina annunciata come un
morimento perpetuo." [in francese nel testo]
19 ib., p. 65: "La costruzione di un movimento perpetuo è assolutamente impossibile: quand'anche
l'attrito e la resistenza del mezzo non distruggessero affatto, alla lunga, l'effetto della forza motrice,
questa forza non può produrre che un effetto uguale alla sua causa; se dunque si vuole che l'effetto di
una forza finita duri sempre, occorre che questo effetto sia infinitamente piccolo in un tempo finito.
Facendo astrazione dall'attrito e dalla resistenza, un corpo al quale sia stato impresso una volta un
movimento lo conserverebbe sempre; ma solo non agendo affatto su altri corpi, ed il solo moto
perpetuo possibile in questa ipotesi (che d'altronde non può aver luogo in natura), sarebbe
assolutamente inutile per gli scopi che si propongono i costruttori di [macchine per i] moti perpetui."
[in francese nel testo]
20 Réflexions xur la puissance motrice du feu, Parigi, 1878, p. 12: "Ci sarebbe non solamente il moto
perpetuo, ma una creazione indefinita di forza motrice senza consumo né di calore né di qualsiasi
altro agente. Una simile creazione è del tutto contraria alle idee ammesse fin qui, alle leggi della
meccanica e della sana fisica; essa è inammissibile. Si deve dunque concludere che il massimo di
971 di una ragionevole fisica, e perciò del tutto inammissibile21.
972 L'aver reso valido il principio anche in elettrologia è merito di Roget e di
973 Faraday, i quali lo misero in campo come argomento decisivo nella battaglia contro
974 una teoria che era in stridente contrasto con la legge dell'energia. Era la cosiddetta
975 teoria del contatto, fondata da Volta, la quale, in antitesi con la teoria "chimica",
976 scorgeva nel semplice contatto fra certi metalli e fluidi l'origine dell'elettricità
977 galvanica22.
978 Già nel 1829 il fisico inglese Roget sosteneva, contro i seguaci della teoria del
979 contatto, che la forza da loro ipotizzata doveva essere del tutto diversa da tutte le altre
980 forze della natura conosciute, in quanto tutte le forze e sorgenti di movimento, delle
981 quali conosciamo il modo di agire, durante la produzione di loro determinati effetti
982 andrebbero continuamente ad esaurimento nella stessa misura in cui esse effettuano le
983 loro prestazioni. Ne viene che sarebbe del tutto impossibile ottenere dalla loro attività
984 un effetto perdurante in eterno, in altre parole un moto perpetuo23.
985 In forma ancora più accentuata, Faraday ripete queste obiezioni nelle sue
986 "Ricerche sperimentali sull'elettricità" (1840). La teoria del contatto - afferma egli -
987 ammette che dal nulla possa sorgere una forza che sarebbe in grado di superare
988 poderosi ostacoli, come quello della resistenza di buoni o cattivi conduttori
989 attraversati dalla corrente, oppure quello dell'azione elettrolitica, mediante la quale i
990 corpi vengono decomposti. Quindi, secondo la teoria del contatto, dovrebbe essere
991 possibile che, senza una qualsiasi variazione in una sostanza attiva, senza il consumo di
992 una forza che produca l'effetto, possa sorgere una corrente la quale superi in eterno
993 una costante resistenza. Ciò costituirebbe, in effetti, una creazione di corrente che non
potenza motrice risultante dall'impiego del vapore è anche il massimo di potenza motrice realizzabile
con qualsiasi altro mezzo." [in francese nel testo]
21 Del timore di estendere il principio dell'esclusione del per petuum rnobile all'intero campo della
fisica, è pure caratteristica un'altra affermazione di Carnot: egli considera come degna di nota
l'obiezione, contro le sue osservazioni, che un moto perpetuo, la cui impossibilità per eventi
puramente meccanici è, a dire il vero, dimostrata, sarebbe forse possibile sotto l'influsso del calore o
dell'elettricità. Perciò ritiene necessario far presente che anche i fenomeni termici ed elettrici
sarebbero, in fondo, solo movimenti. (Réflexions, p. 12, Oss.: "Forse qui si obietterà che il moto
perpetuo, dimostrato impossibile per le sole azioni meccaniche, potrebbe non esserlo allorché
s'impieghi l'influenza sia del calore, sia dell'elettricità..." [in francese nel testo] Circa la differenza tra
un 'perpetuum mobile mechanicum' ed un 'perpetuum mobile physicum' si veda un articolo di
Muncke nel Dizionario di Fisica di Gehler, [Link], pagg.408-423 (Nuova edizione, Lipsia 1913).
22 Che sia del tutto inammissibile scorgere nella pila di Volta un apparato per la produzione di un
moto perpetuo, era già nell'opinione di Sadi Carnot. Egli facera notare che le pile a secco, quando
venissero richieste di più robuste prestazioni, presentavano un rendimento notevolmente ridotto
(Réflexons, p. 12, Oss.: "Si è talvolta considerato l'apparecchio elettromotore (la pila del Volta) come
capace di produrre il moto perpetuo; si è cercato di realizzare questa idea costruendo delle pile secche,
pretese come inalterabili, ma, comunque si sia potuto fare, l'apparecchio ha sempre dimostrato
sensibili deterioramenti allorché la sua azione è stata sostenuta per un certo tempo con una certa
energia." [in francese nel testo]
23 "Treeatise on Galvanism" in Library of useful knowledge, (Londra, 1829), c.5, § 113: "Se potesse
esistere una potenza avente le proprietà che l'ipotesi le attribuisce, precisamente quella di dare
continui impulsi ad un fluido in una direzione costante, senza essere esaurita dalla sua propria azione,
essa differirebbe essenzialmente da tutte le altre potenze conosciute in natura. Tutte le potenze e
sorgenti di moto, del cui operare noi siamo a conoscenza, nel produrre i loro specifici effetti,
presentano un dispendio nella stessa proporzione in cui tali effetti vengono prodotti; e da qui sorge
l'impossibilità di ottenere dalla loro azione un effetto perpetuo; in altre parole, un moto perpetuo." [in
inglese nel testo]
994 troverebbe nessun analogo in natura24. Se, dunque, il principio dell'energia, nella sua
995 formulazione attuale, insegna che, per ogni possibile trasformazione di forza, la
996 quantità di energia contenuta in un sistema non può venir aumentata né diminuita,
997 così, attraverso le enunciazioni di Carnot, di Roget e di Faraday, appare già
998 chiaramente espressa almeno la prima affermazione della tesi.
999 Ma quale importante sostegno per la legge dell'energia sia rappresentato dal
1000 principio dell'impossibilità di un perpetuum mobile, è stato riconosciuto chiaramente
1001 tanto da Robert Mayer quanto da Hermann von Helmholtz. Mayer presenta, in una
1002 delle sue lettere, tutte le sue affermazioni come "pure conseguenze da questo principio
1003 d'impossibilità"25 ed Helmholtz sceglieva, nel suo famoso scritto Sulla conservazione
1004 della forza, il principio addirittura come punto di partenza delle sue ricerche.
1005 Dall'ipotesi che "sia impossibile, con qualsivoglia combinazione di corpi naturali,
1006 creare continuamente dal nulla forza motrice"26 egli deriva dapprima il "principio di
1007 conservazione della forza viva" e successivamente il "principio di conservazione della
1008 forza", in base al quale negli eventi meccanici dovrebbe rimanere costante la somma
1009 delle forze vive e di quelle di tensione. Ma l'invariabilità dell'energia totale risulterebbe,
1010 in base a questi principi, dall'equivalenza, confermata in molti esperimenti, esistente fra
1011 la forza meccanica e le altre forme di energia27.
1 Dynamica, parte II, sez.I, p. 437 (ed. Gerhardt): Assioma e Definizione 3: "L'intero effetto equivale
alla causa piena, e perciò non si produce moto meccanico perpetuo, ossia una causa non può produrre
un effetto attivo il quale possa più della stessa causa, ma neanche un intero effetto il quale possa meno
della causa stessa." [in latino nel testo]
2 ib., p. 435: Definizione 2: "Pertanto se da una causa non possa conseguire un altro effetto in più e
contemporaneo, la causa sarà piena e l'effetto intero." [in latino nel testo]
3 ib., p. 437: "Ed è la quantità di potenza nel soggetto, la cui misura è la quantità di un altro soggetto
attivo determinato, la quale è insita nello stesso soggetto di prima avente la potenza, o nella sua causa
piena o nell'intero effetto." [in latino nel testo]
4 ib., p. 438: Proposizione terza: "Non può accadere, che da una causa si origini un effetto il quale
contenga un gemello attivo della causa e qualcos'altro attivo in più...L'effetto attivo non può essere
più potente della causa...La stessa cosa quindi vale per il moto perpetuo meccanico, il quale effetto
consisterebbe in un eccesso di potenza al di sopra della potenza della causa." [in latino nel testo]
5 ib., p. 437: "(Una causa non può produrre un effetto intero che sia meno potente della causa stessa).
Infatti anche se parte della potenza fosse assorbita da impedimenti, essa non sarebbe tuttavia distrutta,
ma trasferita negli impedimenti, i quali vengono contati nell'effetto intero." [in latino nel testo]
1043 l'essenziale ed il comprensibile delle cose6 .
1044 Due corollari, ai quali secondo Leibniz conduce il principio di uguaglianza, sono
1045 interessanti, in quanto essi rappresentano le generalizzazioni filosofico naturali di due
1046 teoremi fisico-matematici i quali furono di grande importanza per lo sviluppo
1047 dell'energetica. Uno dei due è il teorema di Galilei, che si riferisce alla caduta obliqua
1048 da una data altezza ed afferma l'indipendenza della velocità così raggiunta dalla forma
1049 della traiettoria 7 il secondo è la tesi di Huygens, che stabilisce l'uguaglianza tra
1050 l'effettivo moto in discesa ed il possibile moto in salita8.
1051 In forma generalizzata, Leibniz esprime ora il primo principio nel modo
1052 seguente: "La grandezza dell'energia corrispondente all'effetto è indipendente
1053 dal fatto se l'effetto totale sia indiretto o diretto."9 Infatti, come afferma Leibniz a
1054 dimostrazione della tesi, se A è la causa, l'effetto in B è l'effetto totale immediato ed, a
1055 sua volta, C è l'effetto totale mediato attraverso l'intervento di B (cosicché dunque B è
1056 contemporaneamente l'effetto di A e la causa di C) allora, essendo A un'energia uguale
1057 a B, e B a sua volta uguale a C, A e C devono essere tra loro equivalenti10. Come
1058 effetto immediato Leibniz definisce, più precisamente, quello che "è provocato dalla
1059 causa stessa, il quale, senza che nient'altro, tranne la causa, agisca su alcunché, deriva
1060 dalla causa stessa e, in quanto esso insorge contemporaneamente nella sua totalità,
1061 esso si produce completamente già nell'istante in cui la causa ha consumato la sua
1062 energia, cioè ha smesso di poter agire"11. Che l'effetto sia in ogni caso uguale alla
1063 causa, consegue del resto, secondo Leibniz, dal fatto che, se così non fosse, per i
1064 diversi modi della mediazione, da una e medesima cosa potrebbero derivare cose
1065 diverse, e non ci sarebbe in ogni modo una misura definita delle forze12.
1066 Il teorema di Huygens ha, per Leibniz, due diverse formulazioni. L'una insegna
1067 che l'effetto totale deve essere congruente alla causa, quando esso le sia simile13
1068 mentre l'altra formulazione afferma che l'effetto totale può riprodurre la sua
1069 propria causa oppure una ad essa congruente 14 15.
6 ib., p. 437: "Che l'effetto intero equivalga alla causa piena è proposizione della più sublime
metafisica, la quale non si esaurisce in nudi vocaboli ma tratta le [proprietà n.d.t.] universali delle
cose." [in latino nel testo]
7 Cfr. [Link], Oss.l.
8 Cfr. [Link], Oss.6.
9 Dynamica, p. 440: Proposizione 6: "Nulla importa, che per l'intensità della potenza un qualsiasi
effetto intero sia mediato o immediato." [in latino nel testo]
10 ib., p. 440: "Si abbia una causa A ed un effetto in B immediato, ed ancora mediante B un effetto
mediato C, cosicché B sia effetto per A e causa per C. Poiché A è una potenza esattamente uguale a
B, e B allo stesso C (per assioma), anche A sarà equivalente proprio a C." [in latino nel testo]
11 ib., p. 440: "Effetto intero immediato è quello prodotto dalla Causa stessa, ossia che, da
nessun'altra azione se non la causa, sorge dalla causa, e dal momento che tutto esiste
contemporaneamente, esiste in ogni caso in quello stesso momento in cui la causa consumò la sua
potenza, ossia smise di poter agire." [il latino nel testo]
12 ib., p. 440: "Ed invero, oppure per questo, è necessario che, l'effetto sia uguale alla causa, poiché
altrimenti, ad opera di diversi intermediari, da una medesima potrebbero originarsi cose disuguali, e
non potrebbe essere certa la misura delle potenze." [in latino nel testo]
13 ib., p. 439: Proposizione 4: "Se l'intero effetto sia simile alla causa, esso sarà gemello della
medesima." [in latino nel testo]
14 ib., p. 439: Proposizione 5: "L'effetto intero può riprodurre la causa piena o un di lei gemello." [in
latino nel testo]
1070 Anche Johann Bernoulli, nel suo Discours sur le mouvement, fa riferimento
1071 all'assioma, a suo avviso considerato indimostrabile da chiunque, che nessuna causa
1072 attiva possa essere distrutta in tutto o in parte senza far corrispondere un effetto
1073 uguale alla sua diminuzione16. Dunque anche la forza viva generata in un corpo,
1074 deduce da ciò Bernoulli, è continuamente equivalente alla parte di causa che fu
1075 consumata per la creazione di questa forza viva17.
1076 Il principio dell'uguaglianza di causa ed effetto ricorre ancora spesso negli scritti
1077 di fisica dei tempi successivi18 ma quasi sempre come insito nel principio dell'energia,
1078 comunque senza essere più tirato in ballo per la derivazione di quest'ultimo.
1079 Alla grande importanza del principio si richiama nuovamente con vigore Robert
1080 Mayer.
1081 L'enunciato causa aequat effectum costituisce il punto di partenza del suo primo
1082 lavoro e giuoca un ruolo importante anche nei suoi scritti successivi. Esso conduce,
1083 come Mayer espone in dettaglio, a due conseguenze le quali, anche dal momento che
19 Bemerkungen über die Krafte in der unbelebten Natur [Osservazioni sulle forze
nella natura inanimata] (p. 28, ed. Weyrauch):"Le forze sono cause, con ciò trova su
di esse piena applicazione il principio: causa aequat effectum.
Se la causa c ha l'effetto e, allora è c = e; se e, a sua volta, è causa di un altro
effetto f, allora e = f, e così via c = e = f... = c. In una catena di cause ed effetti un
membro, od una parte di esso, come risulta chiaro dalla natura di un'equazione, non
può mai diventare zero. Questa prima proprietà di tutte le cause la chiamiamo
indistruttibilità.
Se una data causa c ha provocato un effetto e ad essa uguale, allora c ha smesso di esistere; c è
diventato e; se dopo la generazione di e ci fosse un residuo, totale o parziale, di c, allora a questa
causa residua dovrebbe corrispondere ancora un ulteriore effetto, ossia risultare un effetto di c > e,
contro il presupposto c = e. Per cui, dal momento che c si trasforma in e, e in f, ecc., dobbiamo
considerare queste grandezze come diverse manifestazioni di uno e medesimo oggetto. L'idoneità ad
assumere diverse forme è la seconda proprietà essenziale di tutte le cause. Compendiando le due
proprietà diciamo: le cause sono oggetti (quantitativamente) indistruttibili e (qualitativamente)
trasformabili.
1093 VI. L'UNIFORMITA DEI FENOMENI
1094 NATURALI
1095
1096
1097 Il generale bisogno di ciascun ricercatore di porre nella più stretta connessione
1098 possibile la molteplicità dei fenomeni che si offrono alla sua percezione, ed in tal modo
1099 di proiettare, per così dire, l'uniformità del suo pensiero nel mondo esteriore,
1100 costituisce, accanto alle idee della costanza e della causalità, il motivo più importante
1101 della scienza della natura in primo luogo, e con ciò anche dell'energetica. Infatti questo
1102 bisogno di unitarietà si rese manifesto al fisico attraverso l'uniformità e
1103 l'omogeneità mediante le quali i più diversi fenomeni della natura sono concatenati fra
1104 loro, e lo condusse così ad una conoscenza sulla quale potè fondarsi primariamente un
1105 principio fisico universale di conservazione della forza.
1106 L'idea fisica unitaria si presenta in quattro forme principali, che corrispondono ai
1107 suoi diversi stadi di sviluppo. La fisica considera i singoli fenomeni naturali dapprima
1108 come analoghi, poi come affini e più tardi come identici e trasferisce infine a tutti i
1109 fenomeni, mediante l'ipotesi di una forza universale unitaria, l'identità accertata fra i
1110 singoli fenomeni.
1111 Il convincimento che fra i diversi rami della fisica dovessero intercorrere
1112 molteplici analogie, venne anzitutto in luce nella comune trattazione matematica di
1113 fenomeni apparentemente del tutto eterogenei. I metodi ed i risultati della meccanica
1114 venivano, fin dalle epoche più antiche, trasferiti a tutti gli altri campi della scienza della
1115 natura. Già nell'antichità gli ottici matematici applicavano la teoria degli urti ai
1116 fenomeni della luce1, e siccome gli eventi meccanici apparivano di continuo come i più
1117 semplici ed i più noti, così anche i fisici, in quasi tutte le epoche, furono dell'opinione
1118 di Huygens che "nella vera filosofia le cause di tutti gli effetti si potessero
1119 comprendere solo attraverso i modi di vedere della meccanica, e ciò si debba fare
1120 assolutamente se non si vuole, già fin dall'inizio, lasciare ogni speranza di capire mai
1121 qualcosa nella fisica"2. Le analogie che la ricerca ha scoperto nella natura fra i
1122 fenomeni del suono e della luce furono oltremodo favorevoli ed importanti per la
1123 configurazione della teoria ottica ondulatoria 3 e, nella teoria delle forze che agiscono
1124 in rapporto quadratico inverso con la distanza, la fisica creò definitivamente per i
1125 fenomeni di gravitazione, del magnetismo e dell'elettricità una base teoretica comune
1126 la quale, attraverso la configurazione della teoria del potenziale4 e coll'introduzione
5 Il primo a correlare i valori magnetici a lunghezza, tempo e massa fu Gauss. Nell'anno 1832
apparve il suo lavoro: Intensitas vis magneticae terrestris ad mensuram absolutam revocata (Werke
[Opere], vol.V, pp. 79-118).
6 Lucrezio, De rerum natura II, 179-209.
7 Lucrezio, De rer. nat. IV. Circa le teorie ottiche di Democrito, Epicuro e Lucrezio si veda il trattato
dell'Autore "Antike Lìchttheorien" [Antiche teorie della luce] (in Archiv für Geschichte der
Philosophie, XXI 1907, pp. 345-386).
8 Lucrezio, De rer. nat. VI, 896-1076.
9 Hobbes, in antitesi con gli Atomisti, ipotizzava una frazionabilità illimitata della materia e con ciò
contestava anche l'esistenza di spazi vuoti.
10 Leviathan, parte I, c.l: "E’ questa apparenza o fantasia è ciò che gli uomini chiamano senso; e
consiste per l'occhio in una luce o figura colorata, per l'orecchio in un suono, per il naso in un odore,
per lingua e palato in un sapore, e per il resto del corpo in caldo, freddo, durezza, sofficità ed altre
simili qualità che noi distinguiamo sensorialmente. Tutte queste qualità, dette sensoriali, sono
nell'oggetto che le produce, se non per i diversi movimenti della materia con i quali esso preme
diversamente i nostri organi." [in inglese nel testo]
11 Principia philosophiae, II, 23; III, pp. 46-52.
12 ib.,III, 64, 68.
1157 terrestri, che sarebbe eccitato dalla luce o da altra causa13. La gravitazione, che
1158 Cartesio, invero, conosceva solo nella forma della gravità terrestre, sarebbe causata
1159 dalle sferette celesti che circondano la Terra. Attraverso la rotazione terrestre verrebbe
1160 indotta in queste una forza centrifuga; ma poiché non ci sarebbe alcuno spazio vuoto
1161 nel quale queste sferette possano sfuggire, esse spingerebbero i corpi pesanti in giù
1162 verso la Terra14. Cartesio riconduceva pure i fenomeni magnetici a movimenti delle
1163 particelle del primo elemento; egli li spiegava attraverso l'ipotesi che i corpi magnetici,
1164 ed anche la Terra, contenessero nel loro interno cavità proprie spiraliformi15.
1165 In modo analogo a Cartesio, anche Leonardo Eulero nelle sue Lettere ad una
1166 principessa tedesca (intorno al 1770) ha sviluppato un sistema unitario della fisica.
1167 Egli cercava di derivare i diversi fenomeni naturali dalle proprietà di un etere
1168 perfettamente elastico permeante tutto l'Universo. Egli spiegava la gravitazione
1169 attraverso la pressione che i corpi celesti farebbero insorgere nell'etere che li
1170 circonda16, e lo stato elettrico dei corpi attraverso la differenza di elasticità esistente
1171 tra l'etere racchiuso nel corpo e quello che lo circonda17,18 Anche la luce sarebbe
1172 prodotta dall'etere, e rappresenterebbe soltanto uno stato di questa materia, analogo a
1173 quello stato dell'aria che noi percepiamo come suono 19,20.
1174 Mentre Cartesio ed Eulero attribuiscono la massima importanza nel trovare un
1175 substrato unitario per gli eventi fisici, l'idea di una causa unitaria dei fenomeni è alla
1176 base del sistema di Roger Boscovich. Egli, nella sua Teoria della filosofia della
1177 natura, rinuncia all'ipotesi di un etere che debba far apparire superflue tutte le altre
1178 sostanze imponderabili, e colloca al centro del suo sistema l'idea che tutte le forze
1179 attive in natura differiscano fra loro solo quantitativamente, ma non qualitativamente.
1180 Una forza spaziale unica è, a suo parere, la causa di tutti i fenomeni fisici. Essa
1181 agirebbe fra i punti adimensionati di cui pensa sia pieno lo spazio, ma potrebbe
1182 assumere, a seconda della distanza dai punti fra i quali essa agisce, valori diversi, e
1183 precisamente tanto positivi quanto negativi. Alle minime distanze essa è, come
1184 suppone Boscovich, negativa, perciò repulsiva, ma per distanze crescenti diventa poi
1185 alternativamente positiva e negativa, per cui scompare a certe determinate distanze ed
1186 infine, a distanza sufficientemente grande, si traduce nella forza attrattiva
1187 newtoniana21. Oltre alla gravità, questa forza unitaria è causa, secondo Boscovich, dei
13 ib.,IV, 28-31.
14 ib., IV, 20-25
15 ib., IV, 133.
16 Lettres à une princesse d'Allemagne sur quelques sujets de physique et de philosophie,
(Pietroburgo, 1768-1772), No.78. Cfr. Einleitung zur Naturlehre [Introduzione alla scienza della
natura] (Opere postume, Pietroburgo, 1862, [Link], p. 449-560), c. 14 e l9
17 Lettres, N. 139.
18 A seconda che sia maggiore l'elasticità dell'etere racchiuso o di quello circostante, il corpo appare,
secondo Eulero, caricato positivamente o negativamente (Lettres, no.142).
19 Lettres, N. l9.
20 Eulero ritenne, invero, necessario introdurre nel suo sistema di fisica, accanto alla materia
ponderabile ed all'etere, altre due sostanze: la sostanza calore, come pure un fluido magnetico che
dovrebbe essere ancor più sottile dell'etere ed attraversare i piccoli interstizi dei magneti che fossero
impermeabili per l'etere stesso.
21Philosophiae naturalit theoria, redacta ad unicam legem virium in natura existentium (Vienna,
1759), c.9-10.
1188 fenomeni della coesione, dell'elasticità e del magnetismo 22, ed anche dei fenomeni
1189 ottici, di quelli termici e di quelli elettrici attraverso la sua azione sulla sostanza luce23
1190 sulla sostanza calore24 e sul fluido elettrico25.
1191 La forza unitaria della natura del Boscovich riappare, suddivisa invero in due forze
1192 fondamentali, nel sistema filosofico naturale di Kant. L'una forza è, secondo Kant,
1193 repulsiva e giustifica l'estensione e l'impenetrabilità della materia; l'altra è attrattiva
1194 ed è la causa della gravitazione26. Nell'abbozzo postumo, incompleto, Sul trapasso dai
1195 primi elementi metafisici della scienza naturale alla fisica27, Kant ha intanto cercato,
1196 nuovamente in appoggio a Cartesio ed Eulero, di ricostruire l'unità della fisica
1197 mediante l'ipotesi dell'etere. Una materia non solo ipotetica, ma bensì "a priori
1198 riconosciuta e postulata"28, che Kant denomina sostanza calore o etere, riempie, a
1199 suo avviso, in modo continuo l'intero universo ed è concepita in moto continuo, da
1200 tutta l'eternità, senza possibilità di aumento o diminuzione29. Essa è, secondo Kant, la
1201 causa dei più disparati fenomeni naturali. Essa provoca la coesione della materia
1202 ponderabile30, la diversità degli stati d'aggregazione31, i fenomeni della capillarità32 e
1203 della gravitazione33; ma le sue supreme modificazioni sono il calore34 e la luce35.
1204 Le idee che Kant aveva manifestato nella sua opera postuma, furono conosciute
1205 troppo poco per poter influire sull'ulteriore sviluppo della scienza speculativa, della
1206 natura. L'aspirazione ad unificare, ad avvicinare di più fra loro i diversi rami della
1207 fisica, caratterizza frattanto anche i sistemi filosofico-naturali dei successori di Kant.
1208 Schelling si è spinto avanti fino al convincimento di una piena identità fra le diverse
1209 forze della natura36; anche Herbart accenna ripetutamente alle strette relazioni che
1210 intercorrerebbero fra le diverse parti della fisica. Egli mostra l'affinità fra magnetismo
22 ib., c.509-510.
23 ib., c.466-497.
24 ib., c.504-505.
25 ib., c.506-508.
26 Metaphysilc he Anfangsgründe der Naturwissenschaft zweites Hauptstück, Dynamik. [Primi
elementi metafisici di scienze naturali, seconda parte principale, Dinamica.]
27 Il manoscritto di questo abbozzo è stato finora pubblicato, solo parzialmente, da Rudolf Reicke in
Altpreussische Monatsschrift [Antica Rivista Mensile prussiana] (Vol. XIX-XXI, anni 1882- 1884).
28 Altpreussische Monatsschrift, [Link], p. 102.
29 ib., XIX, p. 123, e in molti altri punti.
30 ib., XIX, p. 93
31 ib., XX, p. 357 e segg..
32 ib., XX, p. 353 e segg..
33 ib., XX, p. 349.
34 Già nella sua dissertazione di laurea, De igne, Kant aveva identificato la sostanza calore con l'etere
(Kants kleinere Schriften zur Naturlehre, [Scritti minori di Kant sulla scienza naturale], editi da
Kirchmann, seconda sezione, p. 279).
35 Altpreussuche Monatsschrift, XX, p. 359: "Ove luce e calore non dovrebbero essere considerate
come due materie di specie diversa, bensì le due supreme modificazioni di un'unica materia (l'etere)."
Ib., XX, p. 351: "Questo etere in quanto materia elastica, in moto su linee rette, si chiamerebbe
sostanza luce, ma, se assorbito dai corpi li estende in tutte le tre dimensioni, si chiamerebbe sostanza
calore." [in tedesco nel testo]
36 Cfr. [Link], Oss.61.
1211 ed elettricità37, egli scorge nel calorico38 l'origine del galvanismo e tratta in un unico
1212 capitolo 39 due argomenti apparentemente così disparati come la gravità e la luce.
1213 Quanto più consistente divenne la convinzione che una stretta parentela legasse
1214 fra loro i diversi rami della scienza naturale, tanto più evidente divenne la tendenza a
1215 limitare la molteplicità delle teorie fisiche, attraverso la dimostrazione dell'identità dei
1216 singoli fenomeni naturali. L'idea dell'identità venne dapprima in luce nelle ipotesi le
1217 quali scorgevano in determinati fenomeni fisici solo dei modi particolari di movimento
1218 della materia ponderabile40. L'acustica fu appunto il primo ramo della fisica che in
1219 questo modo venne subordinato alla meccanica. Infatti già molti fisici dell'antichità,
1220 come Vitruvio, avevano ben chiaro in mente che il suono consiste in nient'altro che
1221 moti ondulatori dell'aria41.
1222 All'acustica fece seguito nel XVII secolo la termologia. Come fondatore della
1223 termologia meccanica è considerato Franceso Bacone da Verulam. Egli, nel suo
1224 Novum Organon (1620), definisce il calore come un movimento vincolato entro limiti,
1225 che si produce nelle particelle del corpo ed è in grado di dilatare i corpi42. Nella
1226 produzione di calore per attrito egli scorge l'argomento decisivo contro la comune
1227 concezione del calore. All'idea di Bacone si associarono tre dei filosofi più in vista di
1228 quel tempo: Renato Cartesio, Thomas Hobbes e John Locke. Cartesio riconduceva il
1229 calore a rapidi movimenti delle particelle terrestri43, per Hobbes e Locke, l'idea
1230 meccanica del calore era una necessaria conseguenza dei loro concetti filosofici
1231 fondamentali, ma specialmente di quelli gnoseologici. Infatti, per Hobbes essa risultava
1232 dalla sua interpretazione delle qualità dei sensi, per i quali sarebbero appropriati solo
1233 movimenti nell'oggetto44, per Locke, dalla distinzione fra qualità primarie e
1234 secondarie 45.
1235 Ma anche fra i fisici esatti, l'ipotesi cinetica del calore fece presto il suo ingresso.
1236 Robert Boyle definì (intorno al 1690) il calore come un movimento molto rapido e
37 Allgemeine Metaphysik nebst den Anfängen der philosophischen Naturlehre [Metafisica generale
unitamente agli inizi della scienza naturale filosofica] (vol.4 dell'edizione completa di Hartenstein,
Lipsia, 1850-1852), § 400-412.
38 ib., § 409- 411.
39 ib., § 413-420.
40 Le teorie che assumevano solo movimenti di certe sostanze imponderabili, come ad es., la sostanza
calore od un fluido di altro genere, non vengono qui prese in considerazione, in quanto esse non
evidenziano alcune identità bensì solo un’anaologia con gli eventi meccanici.
41 Vitruvio, De architectura, V, c.3, 6: "Anche la voce è un alito fluente, e per urto dell'aria [è]
sensibile all'udito. Essa si muove per infinite rotazioni di circoli: come se per una pietra introdotta
nell'acqua ferma nascessero innumerevoli circoli di onde crescenti da un Centro...”[in latino nel testo]
42 Novum organon, [Link], art.20): "Il calore è un moto espansivo, rirsserrato, e
luminoso delle parti più piccole. Inoltre si modifica l’espansione: sicché
espandendo[si] nel contorno, qualcosa volga comunque verso (valori) più elevati. E si
modifica inoltre anche quello sforzo delle parti: in un modo che non risulti del tutto
fiacco, ma stimolato e con impulso non nullo."
[in latino nel testo]
43 Cfr. [Link], 0ss.13.
44 Cfr. [Link], Oss.10.
45 An essay concerning human understanding (Londra, 1731), Libro II, cap. VII, § 4: "Il calore è
un'agitazione molto vivace delle parti impercettibili di un oggetto, la quale produce in noi quella
sensazione per cui diciamo l'oggetto caldo; sicché ciò che nella nostra ensazione è calore, nell'oggetto
non è altro che movimento." [in inglese nel testo]
1237 violento delle molecole dei corpi nelle più diverse direzioni, adducendo, a sostegno
1238 della sua teoria, numerosi esempi nei quali il calore viene prodotto per attrito e per
1239 urto 46. Robert Hooke, nella sua Micrografia (1667), derivò dalla teoria cinetica del
1240 calore la diversità degli stati d'aggregazione47, ed anche Newton, nella sua Ottica
1241 (1705), nella quale invero egli seppe solo rasentare il problema, si pronunciò per la
1242 concezione meccanica del calore48. Daniel Bernoulli, nel decimo paragrafo della sua
1243 Hydrodynamica (1738), pose le basi della teoria cinetica dei gas, e Jakob
1244 Hermann, nella sua Phoronomia (1714), insegnava già che il calore sarebbe
1245 proporzionale al prodotto della densità del corpo caldo col quadrato della velocità
1246 delle sue particelle49. Il più importante sostenitore della teoria meccanica del calore fu
1247 tuttavia Benjamin Thompson, conte di Rumford, il quale più di tutto si sforzò di
1248 fornire una sicura base sperimentale alla teoria. Dopo aver trovato, già nell'anno
1249 1778, che la volata di un cannone si riscalda molto di più per un colpo a salve che non
1250 per uno a palla, formulò più tardi (1798) osservazioni più precise sullo sviluppo di
1251 calore ottenuto durante la perforazione dell'anima del cannone, che avveniva, come
1252 egli accertò ben presto, senza variazione della capacità termica del metallo 50. I
1253 tentativi di Rumford, che facevano chiaramente riconoscere l'insostenibilità della
1254 sostanza calore, vennero proseguiti ed integrati particolarmente da Davy. La
1255 fondazione dell'attuale teoria meccanica del calore - soprattutto i lavori di Joule,
1256 Rankine e Clausius51 - coincide temporalmente all'incirca colla fondazione della
1257 moderna energetica ed è a questa strettamente legata da numerosi comuni problemi,
1258 come, in particolare, quello dell'equivalente meccanico del calore52.
46 Experimenta et notae circa caloris et frigoris originem seu productionem mechanicam (Ginevra,
1694).
47 Micrographia or some physiological descriptions of minute bodies (Londra, 1667), p. 12: "sarà
necessario considerare, dapprima, quale sia la causa della fluidità: e ciò, penso, non sarebbe altro che
un certo impulso o scuotimento di calore; pertanto, essendo il calore nient'altro che un'agitazione
molto vivace ed impetuosa delle parti di un corpo, le parti del corpo diverrebbero perciò così slegate
l'una dall'altra da potersi facilmente muovere in ogni direzione e diventare fluide." [in inglese nel
testo]
48 Opticks (Londra 1705), Libro III, Domanda 5, p. 133: "I corpi e la luce non
agiscono forse mutuamente fra loro, cioè a dire... la luce sui corpi per riscaldarli e
spingere le loro parti in un moto libratorio nel quale consiste il calore?"
Ib., Domanda 8: "Tutti i corpi fermi, riscaldati oltre un certo limite, non emettono
forse luce e splendore, e questa emissione non è forse realizzata dai moti vibratori
delle loro parti?"
[in inglese nel testo]
49 Phoronomia, sive de viribus et motibus corporum lolidorum et fluidorum, (Amsterdam, 1714), §
659: “Il calore, a parità di altre condizioni, è in rapporto diretto con la densità del corpo caldo ed in
rapporto duplicato coll'agitazione delle sue particelle." [in latino nel testo]
50 Philolophical Transactions, LXXXVIII, 1798, p. 80-102.
51 Accanto a questi fisici sarebbero da menzionare, come più importanti sostenitori della teoria
meccanica del calore, particolarmente Carnot (cfr. [Link], 0ss.19-23), Séguin ([Link], Oss.23) e Mohr
([Link], 0ss.43), i cui contributi vennero presi in considerazione solo molto più tardi.
52 Per lo sviluppo dell'energetica la teoria meccanica del calore è, frattanto, importante in quanto essa
da un lato contribuì moltissimo alla configurazione dell'idea, estremamente importante per la legge
dell'energia, dell'unitarietà di tutte le forze della natura, e d'altro lato, diede l'impulso alla
determinazione dell'equivalente meccanico del calore, la cui costanza, sperimentalmente dimostrata,
costituisce uno dei più sicuri sostegni del principio dell'energia. Ma la questione, se il calore sia
1259 Accanto alle teorie meccaniche del suono e del calore assunsero grande
1260 importanza, per lo sviluppo del pensiero fisico unitario, due teorie sull'identità, venute
1261 in luce solo più tardi, le quali avevano di mira una semplificazione di quelle parti della
1262 scienza naturale oggi indicata come fisica dell'etere. L'una di queste teorie cercava di
1263 ricondurre i fenomeni magnetici a quelli elettrici, mentre l'altra poneva in evidenza
1264 l'identità tra calore raggiante e luce. Entrambe le teorie assunsero un aspetto chiaro
1265 ad opera di André Marie Ampère. In un trattato apparso nel 1822 53 egli cercò di
1266 spiegare i fenomeni magnetici mediante correnti elettriche circolanti attorno alle
1267 molecole del magnete. La sua teoria del calore raggiante, realizzata dieci anni più
1268 tardi, costitui la conclusione di una serie di tentativi che impegnarono parecchi fisici
1269 durante il primo decennio del XIX secolo. Solo dopo che Herschel (1800) ebbe
1270 mostrato che i raggi del calore e della luce vengono rifratti e riflessi precisamente
1271 secondo le stesse leggi54 ed i suoi esperimenti vennero proseguiti in particolare da
1272 Leslie, Rumford, Nobili e Melloni, Ampère enunciò chiaramente l'idea che solo una
1273 differenza quantitativa intercorra fra i due tipi di radiazione, ma che esse siano
1274 perfettamente identiche nella loro essenza 55.
1275 Anche nella teoria degli imponderabili si rese evidente la convinzione che fra i
1276 diversi fenomeni della fisica dovesse esistere un molteplice accordo. Così Deluc
1277 sosteneva il punto di vista che la sostanza calore fosse un legame tra la sostanza fuoco
1278 e la sostanza luce56. I chimici, per lungo tempo, identificarono la sostanza calore con il
1279 flogisto il quale, secondo l'ipotesi di Stahl, sarebbe contenuto nei corpi combustibili,
1280 ma dovrebbe sfuggire da essi all'atto della combustione57. Persino Davy in un suo
1281 lavoro giovanile formulò l'ardita affermazione che il fluido elettrico fosse soltanto luce
1282 in uno stato condensato58.
movimento, non ha propriamente niente a che vedere col principio di conservazione della forza (cfr.
Ernst Mach, Die Geschichte und die Wurzel des Satzes von der Erhaltung der Arbeit [La Storia e le
radici del principio di conservazione del lavoro], Praga, 1872, p. 16-17). Anche Roberto Mayer nega
decisamente la materialità sia del calore come dell'elettricità, in quanto, a suo avviso, non esistono
affatto “materie immateriali” (Die organische Bewegung [Il moto organico], p. 73, ed. Weyrauch).
Ma nella sua prima trattazione egli dice espressamente: "Quanto meno, tuttavia, dalla relazione
intercorrente fra forza di caduta e movimento, si può concludere che l'essenza della forza di caduta sia
il movimento, tanto meno questa conclusione vale per il calore. Noi potremmo piuttosto dedurre il
contrario, cioè che per poter diventare calore, il moto, sia esso semplice o vibratorio come la luce, il
calore raggiante, etc., dovrebbe cessare di essere movimento" (ed. Weyrauch, p. 28). [in tedesco nel
testo]
53 Récueil d'observations électrodynamiques, Parigi, 1822.
54 "Investigation on the power of the prismatic colours to heat and illuminate objects", in
Philosophical Transactions, 1800, pp. 255-283.
55 Bibliothèque universelle, XLIX, 1832, p. 215. "Note de M. Ampère sur la chaleur et sur la lumière
considérées comme résultant de mouvements vibratoires", in Annales de chimie et de physique,
LVIII, 1835, pp. 432-444. Cfr. Poggendorffs Annalen, vol. 26, 1832, p. 161.
56 Idées sur la météorologie (Parigi 1787), § 124: “Il fuoco è uno dei composti più semplici della
luce; è principalmente per mezzo suo che essa entra nella composizione di quasi tutte le sostanze. Nel
fuoco, la luce è unita ad un'altra sostanza che la priva della sua facoltà distintiva di produrre il chiaro,
ma con la quale essa produce, tra l'altro, un nuovo fenomeno del tutto distinto, quello del calore." [in
francese nel testo] Cfr. § 265.
57 Cfr. Ernst von Meyer, Geschichte der Chemie [Storia della Chimica] (3a ediz., Lipsia, 1905), p.
99-114.
58 Essay on heat, light and the combinations of light (The collected works, Londra, 1839, ~[Link]), p.
28: “Il fluido elettrico è probabilmente luce in uno stato condensato." [in inglese nel testo]
1283 Dal momento che l'ipotesi di una piena identità fra tutti i fenomeni naturali stava
1284 in una contraddizione troppo vistosa con la loro evidente molteplicità, questa
1285 concezione, alla quale d'altra parte aveva condotto l'idea unitaria nella sua evoluzione
1286 conclusiva, dovette essere sostituita da un'altra ipotesi. Si tratta dell'ipotesi che tutti i
1287 fenomeni fisici siano soltanto diverse espressioni di un'unico e medesimo stato di
1288 attività della materia e perciò anche tutte le forze della natura, in quanto forme
1289 speciali di questa attività unitaria, siano nella loro essenza del tutto uguali fra loro.
1290 Che un bel giorno, purché la fisica sperimentale sia sufficientemente progredita, questa
1291 visuale divenga predominante, lo aveva già profetizzato Dénis Diderot. Allora si
1292 dovrà ben riconoscere, come egli opina nei suoi Pensieri sull'interpretazione della
1293 natura (1754), che tutti i fenomeni della gravità, dell'elasticità, dell'attrazione, del
1294 magnetismo e dell'elettricità non siano altro che diversi modi di apparire di un'unica e
1295 medesima azione59,60. L'ipotesi di una forza universale appare sostenuta per la prima
1296 volta in un lavoro giovanile (1799) di Schelling, il quale considerava del tutto fuor di
1297 dubbio che nella luce, nell'elettricità ed in altri fenomeni fisici facesse la sua comparsa
1298 solo una forza, nei suoi diversi aspetti61. Ma questa visuale ottenne la sua chiara
1299 configurazione solo ad opera di Faraday. Essa era la sua idea prediletta, che gli diede
1300 lo stimolo per le sue più eminenti ricerche. Secondo il punto di vista di Faraday, tutte
1301 le forze sono strettamente legate fra loro ed evidenziano un'origine comune; esse
1302 rappresentano solo le diverse forme di un'unica forza, che egli chiama la "grande
1303 forza" (the great power). Ma che le singole forme della forza universale, fra loro
1304 identiche, dovessero essere pure trasformabili l'una nell'altra, era una deduzione del
1305 tutto evidente da tutte queste considerazioni62. Perciò dobbiamo scorgere in Faraday il
1306 vero creatore del moderno concetto di energia63 nella cui chiara definizione si
1307 concretò lo sviluppo dell'idea fisica unitaria.
59 Pensées sur l'interpretation de la nature (apparso anonimo a Londra, 1754), § 45, p. 121: "Nella
natura si riconoscerà, allorché la fisica sperimentale sarà più avanzara, che tutti i fenomeni, sia della
gravità, o dell’elettricità o dell'attrazione, o del magnetismo, o dell'elettricità non sono che aspetti
differenti del medesimo influsso." [in francese nel testo]
60 E’ sorprendente tuttavia, che Didérot non faccia menzione dei processi ottici.
61 Erster Entwurf eines Systems der Naturphilosophie [Primo progetto per un sistema di Filosofia
della Natura] (in Opera omnia, Stoccarda, 1858, vol.3), p. 207: "E così sarebbe ben ora di mostrare
quell'ordine anche nella natura organica e giustificare l'idea che le forze organiche, sensibilità,
irritabilità ed impulso culturale siano tutte soltanto rami di una [forza n.d.t.], ed è parimenti fuori
dubbio che, sia nella luce, nell'elettricità, etc., è solo una forza che appare nelle sue diverse
manifestazioni." [in tedesco nel testo]
62 Cfr. "Experimental researches in electricity", XIX serie, § 2221 (Philosophical Transactions,
1846, p. 15): "Tutte le forze della natura sono legate fra loro, ed hanno un'origine comune. E senza
dubbio difficile, allo stato attuale della nostra conoscenza, esprimere in termini esatti la nostra
previsione; e, sebbene io abbia detto che un'altra delle forze della natura è, in questi esperimenti,
direttamente legata al rimanente, io dovrei forse dire piuttosto che un'altra forma della grande forza è
distintamente e direttamente correlata alle altre forme, oppure che la grande forza, manifestata in
forme particolari per fenomeni particolari, è qui ulteriormente identificata e riconosciuta dalla diretta
relazione della sua forma di luce alla sua forma di elettricità e magnetismo."
[in inglese nel testo]
63 Tuttavia, la denominazione di energia per questa forza universale è stata usata per la prima volta
da Rankine. Cfr. VIII, Oss.85 .
1308 VII. LA TRASFORMAZIONE EQUIVALENTE
1309 DELLE FORZE DELLA NATURA
1310
1311
1312
1313 Dall'unione dell'idea della costanza con quella dell'unitarietà, e
1314 coll'intermediazione dell'idea della compensazione, venne sviluppandosi quel concetto
1315 la cui formulazione costituì lo stimolo effettivo per la fondazione dell'energetica
1316 moderna. Si tratta dell'ipotesi che le diverse forme dell'energia unitaria siano fra loro
1317 equivalenti, e perciò trasformabili l'una nell'altra in rapporti costanti. La
1318 configurazione dell'idea della trasformazione rese possibile un'estensione del principio
1319 di conservazione della forza oltre l'ambito della meccanica, entro il quale esso era, in
1320 origine, limitato. Il principio della costanza dell'energia meccanica si estende così alla
1321 nozione che la quantità di forze di una certa specie può bensì essere aumentata o
1322 diminuita, senza che, per questo, la somma di tutte le forme di forza
1323 quantitativamente variabili possa subire anch'essa alcuna variazione.
1324 Il primo impulso alla formulazione di questo concetto venne fornito
1325 dall'apparente contraddizione intercorrente tra l'affermata invariabilità della forza viva
1326 e la realtà dell'urto anelastico. Che il principio di conservazione della forza viva, nella
1327 sua forma originaria, fosse valido solo per corpi perfettamente elastici, e che di simili
1328 non ce ne siano affatto in natura, lo dovettero ammettere anche i più convinti assertori
1329 di questa tesi. Essi potevano affermare la validità generale del loro principio solo se,
1330 contemporaneamente, assumevano che l'inevitabile perdita di forza nell'urto anelastico
1331 fosse solo apparente, e pertanto, in effetti non si trattasse di un annientamento bensì
1332 soltanto di una trasformazione in un'altra forma.
1333 Il primo a sviluppare in dettaglio questa idea fu Leibniz. Egli ipotizzava una
1334 specie di energia interna dei corpi e la spiegava come un movimento, invisibile
1335 dall'esterno, effettuato dalle particelle più piccole dei corpi. Se, dunque, come faceva
1336 Leibniz, si scorgono nel movimento interno e nella forza meccanica solo forme diverse
1337 dell'energia, allora si può ritenere la sua quantità come invariabile per qualsiasi urto ad
1338 arbitrio. Infatti all'atto dell'urto, come ammette Leibniz, una parte della forza viene
1339 assorbita dalle particelle che compongono la massa del corpo, senza che questa forza
1340 venga restituita alla massa totale; ciò dovrebbe avvenire, come riconosce giustamente
1341 Leibniz, solo allorché i corpi compressi fra loro non riprendessero completamente il
1342 loro aspetto primitivo 1. Ma ciò che verrebbe assorbito dalle particelle, quantunque
2 ib., p. 231: "Ciò che è assorbito dalle particelle non è affatto perduto assolutamente per l'universo,
sebbene esso sia perduto per la forza totale dei corpi concorrenti." [in francese nel testo]
3 Dynamica, parte II, sez. I, p. 437 (ed. Gerhardt): "Infatti, anche se una parte della potenza venisse
assorbita da ostacoli, non sarebbe comunque distrutta, ma solo trasferita negli ostacoli, che vengono
computati nell'intero effetto."[in latino nel testo]
4 Opera philosophica (ed. Erdmann, Berlino 1840), p. 775, Lettere fra Leibniz e Clark, N.99: "Mi si
obietta che due corpi molli, o non elastici, concorrenti fra loro, perdono parte della loro forza. Io
rispondo di no. E vero che tutti [i corpi dell'insieme n.d.t.] la perdono rispetto al loro moto totale, ma
la ricevono le particelle, essendo agitate internamente dalla forza dell'urto. Sicché questo ammanco
non si verifica che in apparenza. Le forze non sono distrutte, ma dissipate attraverso le parti minute.
Il che non significa perderle, ma è come fanno coloro che cambiano la moneta grossa in piccola."[in
francese nel testo]
5 “De vera notione virium vivarum”, (in Acta erud. LipJ., 1735;0pera omnia, CXLV), c.9: "Se i corpi
non sono perfettamente elastici, una certa parte delle forze vive, che sembra essere perduta, si
consuma nella compressione dei corpi, quando essi non si ricostruiscono perfettamente; ed ora anche
da questo ci liberiamo [risolviamo la questione n.d.t.] considerando che tale compressione sia simile
alla compressione di un elastico il quale dopo la compressione venga ostacolato da un qualche ritegno
il quale possa dilatarsi indietro [espandersi n.d.t.] di meno, sicché non restituisca ma ritenga in sè la
forza viva ricevuta dal corpo urtante; onde nulla delle forze va perduto, anche se sembri essere andato
perso."[in latino nel testo]
6 Physices elementa mathematica experimentix confirmata, (Leida, 1748), § 1084, p. 298:
"Nessuna forza va perduta nella collisione tra corpi, tranne quella che viene consumata nella
compressione fra le parti; pertanto, se i corpi sono elastici, tutta questa forza viene impegnata
nell'inflessione delle parti elastiche; queste, inoltre, ritornano con uguale forza alla figura primitiva;
1369 dall'analogia conl'urto elastico, Christian Wolff conclude che anche per l'urto
1370 anelastico la quantità di energia rimane invariata. Infatti se la forza che viene utilizzata
1371 per la compressione fra loro delle parti più piccole, può essere riutilizzata per i corpi
1372 elastici, non per questo essa, nel caso di corpi anelastici, dovrebbe essere considerata
1373 del tutto perduta, solo per il fatto che essa non riappare immediatamente7.
1374 Daniel Bernoulli si è espresso solo molto in generale circa i comportamenti nel
1375 caso dell'urto anelastico. La parte di forza viva, o di energia potenziale, che sia stata
1376 usata per la compressione dei corpi fra loro, potrebbe, secondo la sua opinione, non
1377 essere restituita ai corpi, bensì si trasferirebbe in una certa materia fine entro la quale
1378 rimane conservata8. Che Bernoulli non abbia sviluppato ulteriormente questa idea, è
1379 tanto più da rimpiangere in quanto egli aveva già riconosciuto chiaramente l'identità
1380 tra moto molecolare e calore9. Se egli avesse sfruttato completamente le idee di
1381 Leibniz, si sarebbe avvicinato moltissimo alla scoperta di Robert Mayer. D'altronde,
1382 l'idea della trasformazione appare, presso Bernoulli, ad un livello di sviluppo già molto
1383 progredito. Il rapporto tra l'energia elastica e quella meccanica è per lui del tutto
1384 chiaro, persino il complicato processo di funzionamento della macchina a vapore è
1385 da lui considerato, nella sua Hydrodynamica (1738), come una trasformazione di
1386 una quantità di energia. Egli sa che per questo processo l'energia contenuta nel
1387 carbone, e che si libera durante la combustione, può convertirsi in energia elastica e,
1388 da questa, anche in cinetica; egli è addirittura convinto che con uno sfruttamento
1389 finalizzato della forza nascosta in un piede cubico di carbone potrebbe essere
1390 raggiunto un rendimento maggiore del lavoro giornaliero di otto o dieci persone10.
quindi la forza distrutta si ristabilisce di nuovo; e la somma delle forze insite nei corpi è, dopo l'urto,
uguale alla somma delle forze prima della collisione; la qual dimostrazione è massimamente
universale e si può applicare a collisioni di qualsiasi genere."
[in latino nel testo]
7 Cosmologia generolis, § 486: "La forza viva che si perde nella percussione, non perisce, ma si
conserva. Nell'urto tra corpi elastici si conserva la medesima quantità di forze (§ 480), e per di più la
forza viva, che si perde per percussione, non perisce ma, mentre la figura dei corpi in contatto si
cambia, viene conservata in altra materia. Pertanto, se le figure dei corpi molli in contatto non
mutano, non c'è sensatamente alcuna ragione perché, anche in questo caso, non debba conservarsi la
forza viva perduta nella percussione, sebbene, quando le figure non si ricostruiscano, la forza perduta
non venga restituita ai corpi..."[in latino nel testo]
8 Hydrodynamica, Sez.I, § 20: "del resto, sebbene il predetto principio sia universale, non è tuttavia
da usare senza circospezione, poiché capita spesso che il moto si trasferisca in altra materia...E’ facile
vedere che la parte delle forze vive, ovvero potenziale di salita, spesa nella compressione dei corpi
non viene restituita ai corpi, ma rimane impressa in una certa materia sottile, nella quale si è
trasferita."[in latino nel testo]
9 Cfr. Hydrodynamica, I, 24: " su questo sono, di solito, tutti d'accordo, che c'è un moto intestino in
qualunque fluido;...quanto più intenso è il calore tanto più veemente è in ogni caso il moto delle
particelle; e queste sono disperse a maggiori distanze fra loro." [in latino nel testo]
10 Hydrodynamica, X, 43: "E evidente da questa concordanza fra la conservazione delle forze vive
insite nell'aria compressa ed in un corpo disceso da una data altezza, che dal principio della
compressione dell'aria non v'è da sperare alcun indizio per realizzare l'uso di macchine, e che
dappertutto valgono le regole esposte nella precedente sezione. Dal momento che, invero, può
avvenire in molti modi che l'aria sia compressa non con la forza ma per natura, o che acquisti
naturalmente una maggiore elevazione, è sicura la speranza che in tal modo si possano escogitare
grandi profitti facendo muovere le macchine con cose [mezzi n.d.t.] naturali, come or ora D.
Amontons insegnò il modo di muovere le macchine per mezzo della forza del fuoco. Io sono convinto
che se tutta la forza viva che si cela in un piede cubico di carbone, e che viene liberata durante la sua
combustione, venisse impiegata più utilmente per far muovere una macchina, da ciò potrebbe
1391 Dopo la comparsa dell'Hydrodynamica di Bernoulli si instaura una lunga pausa
1392 nello sviluppo dell'idea della trasformazione. Solo negli ultimi anni del XVIII secolo,
1393 due eminenti fisici hanno ripreso l'idea, conferendole con successo una nuova
1394 configurazione. Si tratta di Humphry Davy e di Benjamin Thompson Conte di
1395 Rumford. Davy ha impostato molti esperimenti, con i quali gli riuscì di scoprire strette
1396 relazioni fra le diverse forze della natura. Egli è uno dei più eminenti propugnatori
1397 della teoria meccanica del calore, è l'effettivo fondatore dell'elettrochimica ed anche lo
1398 scopritore della luce ad arco elettrico. Fin dalla sua giovinezza, Davy sostenne il punto
1399 di vista di una continua conversione delle forze, come emerge dal manoscritto di un
1400 suo primitivo lavoro Sul calore, la luce e le combinazioni della luce (1799). L'idea
1401 più sublime - nell'opinione di Davy - che noi potremmo formarci sui moti della
1402 materia, è l'ipotesi che i diversi modi di movimento si trasformino costantemente l'uno
1403 nell'altro. La gravitazione, il moto meccanico e quello repulsivo 11 sembrano prodursi
1404 reciprocamente l'un l'altro, ed in questa incessante trasformazione risiede
1405 presumibilmente la causa di tutti i fenomeni che possano ricondursi a trasformazioni
1406 della materia12.
1407 All'incirca alla medesima epoca risalgono gli eccellenti lavori di Rumford. I suoi
1408 esperimenti, effettuati con grande precisione, riguardavano soprattutto la produzione
1409 di calore mediante lavoro meccanico; ma successivamente ebbero altresì per oggetto la
1410 propagazione del calore per irraggiamento. Se ora questi esperimenti furono, in primo
1411 luogo, benefici per la configurazione della teoria meccanica del calore13, così pure
1412 divennero di grande importanza per lo sviluppo dell'energetica. Infatti essi portarono
1413 Rumford alla convinzione che il calore prodotto dal movimento fosse equivalente alla
1414 forza meccanica scomparsa, e che quindi la somma dei due tipi di energia rimanesse,
1415 per trasformazioni di questo genere, continuamente invariata14. Gli esperimenti,
ottenersi un profitto maggiore che non col lavoro di otto o dieci uomini. Imperocché i carboni,
durante la combustione, non solo aumentano notevolmente l'elasticità dell'aria, ma anche generano
un'ingente quantità di aria nuova."[in latino nel testo]
11 Come moto repulsivo è da intendersi il calore.
12 The collected works of Sir Humphry Davy (Londra, 1839), vol. II, An essay on heat, light and the
combinations of light, p. 29: "Non può essere formata un'idea più sublime sul moto della materia, se
non quella d'immaginare che le differenti specie si cambiano continuamente l'una nell'altra. Il moto
gravitativo, il meccanico ed il repulsivo appaiono di continuo prodursi reciprocamente l'un l'altro, e
da questi cambiamenti nascono probabilmente tutti i fenomeni di mutazione della materia."[in
inglese]. Questa frase, invero, è stata cancellata da Davy prima della stampa del trattato. Cfr.
l'osservazione del curatore: "Una tale vaghezza di generalizzazione fu una grande caratteristica delle
sue “speculazioni giovanili”, e parimenti l'indicazione, nell'errata, di cancellare il passaggio, fu
caratteristica del rapido progresso che egli stava compiendo verso una logica più solida."[in inglese
nel testo]
13 Cfr. c. VI, 0ss.50.
14 Da questa tesi segue, naturalmente, anche che nei processi puramente termici (p. es. variazioni
dello stato d'aggregazione) la quantità di calore, misurata dalla forza viva delle particelle, rimane
costante nella sua totalità. Cfr. J.B. Biot, Traité de physique expérimentale et mathématique (Parigi,
1816),vol.I, p. 66: "I fisici, che considerano il calore come effetto di un moto vibratorio eccitato nelle
particelle del corpo, assimilano gli effetti che stiamo esaminando, alla legge nota in meccanica sotto il
nome di conservazione delle forze vive... Così considerando il calore come un effetto prodotto dalla
forza viva dei corpi, risultante dal moto di vibrazione delle loro particelle, si vede che la quantità
totale deve rimanere costante in tutti gli stati attraverso i quali essi possono passare; e si capisce
allora perché dopo essere aumentata, per esempio nel corpo che vaporizza a spese di quello che lo
1416 inoltre, gli fecero riconoscere la stretta connessione tra calore e luce e lo condussero
1417 così all'ipotesi che i moti delle più piccole particelle ponderabili, e dell'etere,
1418 possano influenzarsi a vicenda. Infatti, se si crede all'esistenza di un etere universale,
1419 il quale come fluido straordinariamente elastico riempia, accanto alla materia
1420 ponderabile, tutto l'universo, si deve allora, come pensa Rumford, facilmente
1421 ammettere che i movimenti effettuati dalle particelle del corpo, (nei quali egli scorge la
1422 causa dei fenomeni termici) producano in questo fluido oscillazioni ondulatorie e che,
1423 viceversa, attraverso le oscillazioni del fluido, vengano notevolmente influenzati e
1424 modificati i moti delle particelle del corpo. Applicando l'idea della conservazione a
1425 tutte queste interazioni e trasformazioni, Rumford giunge alla conclusione che il totale
1426 della forza viva contenuta nell'universo, il quale, a suo parere, sarebbe misurabile
1427 attraverso il moto di masse, il moto molecolare, e le vibrazioni dell'etere,
1428 rappresenti una grandezza invariabile15.
1429 Questi punti di vista di Rumford ottennero una chiara configurazione ad opera di
1430 Augustin Fresnel (1822). Anch'egli è convinto che la somma delle forze, contenute
1431 nella materia ponderabile e nell'etere, debba rimanere costante per tutti gli eventi. Ma
1432 egli riconosce nella forza viva del moto dell'etere l'esatta misura della luce,
1433 principalmente per il motivo che la quantità di luce, per fenomeni puramente ottici,
1434 rimane invariata così come la quantità di forza viva per i processi puramente cinetici.
1435 Infatti, come nei fluidi elastici il totale della forza viva rimarrebbe continuamente
1436 costante, comunque in essi si diffonda e distribuisca un moto ondulatorio, così anche
1437 la quantità di luce, purché si trovi ad attraversare mezzi molto trasparenti, rimane con
1438 buona approssimazione la stessa. Ma se la quantità di luce deve essere inclusa nella
1439 totalità delle forze presenti nell'universo, ne consegue, come riconobbe esattamente
1440 Fresnel, che ad ogni perdita di luce debba corrispondere un aumento in ugual misura di
1441 forza viva di altro genere. Tali perdite di luce avrebbero luogo continuamente per la
1442 riflessione della luce da parte dei corpi neri, ma non sarebbero del tutto evitabili
1443 neanche per le più lucide superfici metalliche; i mezzi opachi, ma anche i grossi
1444 spessori di materiali trasparenti assorbirebbero ugualmente una quantità considerevole
1445 della luce incidente. Tuttavia, tutte queste perdite apparenti sarebbero in pieno
1446 accordo col principio di conservazione della forza viva dal momento che, come
1447 concludeva acutamente Fresnel, la quantità di forza viva che scompare in forma di
1448 luce, dovrebbe riapparire in forma di calore16.
riscalda essa vi dimimiisce di nuovo, ed è restituita quando questo corpo ritorna allo stato liquido."[in
francese nel testo]
15 Mémoires sur la chaleur (Parigi, 1804), p. 136: "Da questo ragionamento si potrebbe concludere
che le partice]le che compongono i corpi sono necessariamente in movimento, e se noi ammettiamo
l'esistenza di un fluido eminentemente elastico, un etere che riempia tutto lo spazio nell'universo, ad
eccezione di quello occupato dalle parti sparse di corpi ponderabili, è facile immaginare che i
movimenti delle particelle che compongono i corpi sensibili debbano caugare delle ondulazioni in
questo fluido; e, reciprocamente, che le ondulazioni di questo fluido debbano influenzare e modificare
i movimenti delle particelle di questo corpo... Seguirebbe necessariamente dallo stato delle cose che
l'ipotesi in questione suppone: l) che la somma delle forze vive nell'universo deve rimanere sempre la
stessa, nonostante tutte le azioni e reazioni dei corpi; e, 2) che le molecole di tutti i corpi ponderabili
devono necessariamente essere irraggianti." [in francese nel testo]
16 Oeuvres complêtes d'Augustin Fresnel (Parigi, 1858), [Link] (N.. XXXI, De la lumière; extrait du
supplément à la traduction francaise de la chimie de Thomson, 1822), p. 44: "E' un principio
generale del moto dei fluidi elastici che, in qualunque modo lo scuotimento s'estenda o si suddivida,
la somma totale delle forze vive rimane costante. Ed ecco perché principalmente la forza viva debba
1449 Le idee che Rumford aveva sviluppato intorno alla reciproca trasformazione tra
1450 energia meccanica e calore, ebbero un ulteriore perfezionamento ad opera di Sadi
1451 Carnot. Che l'unico scritto da lui pubblicato, le sue Riflessioni sulla potenza motrice
1452 del fuoco (1824), non abbiano esercitato un maggiore influsso sulla configurazione
1453 dell'energetica, è da spiegare solo col fatto che Carnot diede una formulazione troppo
1454 esatta del principio di conservazione della forza. Nell'oscura intuizione di un principio
1455 più generale, al quale tuttavia egli non era ancora in grado di conferire un chiaro
1456 aspetto, Carnot disse di più di quanto i suoi contemporanei fossero in grado di capire.
1457 L'idea, che in modo confuso gli aleggiava davanti, era quella dell'energia disponibile, la
1458 quale nondimeno solo più tardi doveva trovare il suo perfezionamento; ma proprio
1459 questa mescolanza di componenti del primo e del secondo principio fondamentale
1460 dovette pregiudicare in modo essenziale la chiarezza delle sue ricerche. Infatti, nella
1461 trattazione di Carnot appare come energia termica il prodotto tra la quantità della
1462 sostanza calore ed una differenza di temperatura. Nell'effettuazione di un lavoro
1463 dunque, secondo la visuale di Carnot, è solo la differenza di temperatura a restringersi,
1464 mentre la quantità di calore rimane invariata; questa assunzione è, naturalmente, nella
1465 più aspra contraddizione col principio dell'energia 17. Ma, nondimeno, Carnot ha
1466 riconosciuto chiaramente la possibilità di una trasformazione reciproca tra forza
1467 meccanica e potenzialità termica. Ovunque sia presente una differenza di
1468 temperatura è possibile, secondo la sua opinione, creare forza meccanica, ed ovunque
1469 sia possibile utilizzare qualcosa di questa forza sarebbe altresì possibile realizzare una
1470 differenza di temperatura e produrre una perturbazione dell'equilibrio nella sostanza
1471 calore18.
essere considerata come la misura della luce, la cui quantità totale rimane sempre con molta
approssimazione la stessa, almeno fintanto che essa venga per lo meno ad attraversare dei mezzi
molto trasparenti."[in francese nel testo]
Osservazione aggiunta: "I corpi neri, e pure le superfici metalliche più brillanti, riflettono molto meno
di quanto si crede la totalità della luce che incide sulla loro superficie: i corpi imperfettamente
trasparenti, ed anche i più diafani quando fossero abbastanza spessi, assorbono anch'essi (per servirmi
dell'espressione usuale) una notevole quantità della luce incidente; ma non bisogna concludere che il
principio della conservazione delle forze vive non è più applicabile a questi fenomeni; risulta, al
contrario dall'idea più probabile che ci si possa fare sulla costituzione meccanica dei corpi, che la
somma delle forze vive debba rimanere sempre la medesima (fintanto che le forze acceleratrici che
tendono a riportare le molecole alle loro posizioni d'equilibrio non abbiano cambiato d'intensità), e
che la quantità di forze vive che scompaia come luce sia riprodotta in calore." [in francese nel testo]
Cfr. ib., p. 140: "E' probabile che in questi diversi casi una parte della luce si trovi snaturata e
cambiata in vibrazioni calorifiche, che non sono più sensibili ai nostri occhi, perché esse non possono
più penetrare la sostanza o far vibrare il nervo ottico in unisono con loro, a causa delle modificazioni
che esse hanno subito. Ma la quantità totale di forza viva deve restare la stessa, a meno che l'azione
della luce non abbia prodotto un effetto chimico o termico abbastanza potente per cambiare lo stato
d'equilibrio delle particelle dei corpi, e con esso l'intensità delle forze alle quali esse sono
sottoposte."[in francese nel testo]
17 Un'elaborazione matematica dello scritto di Carnot è stata pubblicata da Clapeyron nell'anno 1834
(Mémoire sur la puissance motrice de la chaleur, in Journal de l'école polytechnique, XIV, 1834, p.
170). Nonostante l'impostazione erronea, le formule matematiche concordano pienamente con quelle
alle quali conduce la teoria esatta.
18 Ré.flexions sur la puissance motrice du feu et sur les machines propres à développer cette
puissance (Parigi, 1878), p. 9: "Dappertutto, ove esista una differenza di temperatura, può esserci una
produzione di potenza motrice. Reciprocamente, dappertutto ove sia possibile consumare questa
potenza, è possibile far nascere una differenza di temperatura, è possibile causare una rottura
dell'equilibrio nel calorico."[in francese nel testo]
1472 Negli appunti postumi, pubblicati solo nel 1878 dal fratello minore di Carnot, la
1473 nebulosità che affligge il trattato appare, invero, del tutto eliminata. Più tardi Carnot,
1474 come emerge da queste annotazioni fatte tra il 1824 ed il 1832, lasciò cadere l'ipotesi
1475 di una sostanza calore19 e si associò completamente alla teoria meccanica del calore20.
1476 Il calore sarebbe, come egli più tardi fermamente credette, nient'altro che forza
1477 meccanica; esso sarebbe, invero in forma diversa, il movimento stesso, il quale dopo la
1478 sua trasformazione procederebbe da solo fra le più piccole parti del corpo. Ovunque
1479 abbia luogo una distruzione di forza motrice, essa sarebbe legata ad una
1480 contemporanea produzione di calore, e precisamente in una quantità esattamente
1481 proporzionale alla quantità di forza motrice distrutta21. Viceversa, ovunque vi sia
1482 scomparsa di calore viene prodotta forza meccanica22. Si potrebbe quindi considerare
1483 come una legge valida in generale, che la forza motrice, per quanto concerne la sua
1484 quantità nella natura, sia invariabile, cioè, propriamente, mai nasca e mai si
1485 distrugga23.
1486 Attraverso le indagini di Rumford, di Carnot e di Fresnel, l'idea della
1487 conservazione della forza ha conseguito un ampliamento straordinario. La
1488 trasformazione equivalente reciproca tra forza cinetica e forza termica appare ormai
1489 definitivamente accertata, e pure l'idea della conservazione, che per lungo tempo è
1490 stata limitata all'ambito della meccanica, viene estesa alla totalità di moto, calore e
1491 luce. Ma ancora mancava un ampio settore della fisica, che fino ad allora non era stato
1492 incluso nelle considerazioni energetiche. Era la dottrina dell'elettricità e del
1493 magnetismo, la quale, a quel tempo, in seguito alle non chiare ipotesi sull'essenza di
1494 queste forze della natura, occupava ancora una propria posizione particolare nella
1495 fisica; infatti non si era in grado di porre i fenomeni elettrici e magnetici in una giusta
1496 correlazione né con i fenomeni molecolari della materia ponderabile né con le
1497 modificazioni dell'etere. Ma anche le relazioni dell'elettrologia con l'energetica
1498 dovevano diventare sempre più chiare man mano che che si rendeva noto un numero
1499 sempre maggiore di eventi, nei quali l'energia magnetica o l'elettrica si trasforma in
1500 forza meccanica, termica o chimica, o, viceversa, essa viene generata da queste.
1501 Nell'anno 1792, Volta scoprì la genesi di forza elettrica sotto l'influsso di effetti
1502 chimici, ed otto anni più tardi, Carlisle trovò un fenomeno inverso: la scomposizione
19 ib., p. 90: "Quando un'ipotesi non basta più alla spiegazione dei fenomeni, essa deve essere
abbandonata. E' questo il caso nel quale si trova l'ipotesi secondo la quale si considera il calorico
come una materia, come un fluido sottile."[in francese nel testo]
20 Negli appunti di Carnot vengono anche riportati molti dati di fatto a sostegno della teoria. Così egli
si riferisce espressamente alla genesi di calore per urto ed attrito, per compressione dei gas, ed infine
anche per la radiazione, la quale non sarebbe altro che un movimento oscillatorio dell'etere. Ma con
un movimento si può riprodurre soltanto un movimento, e mai una materia (p. 90-92).
21 Negli appunti postumi di Carnot si trova addirittura un'indicazione dell'equivalente meccanico del
calore (370 kgm). Cfr. [Link], Oss. 22.
22 Réflexions, p. 94: "il calore non è altra cosa che la potenza motrice, o piuttosto il movimento che
ha cambiato forma. Si tratta di un movimento delle particelle dei corpi. Ovunque vi sia distruzione di
potenza motrice si ha nel medesimo tempo produzione di calore in quantità precisamente
proporzionale alla quantità di potenza motrice distrutta. Reciprocamente, ovunque vi sia distruzione
di calore si ha produzione di potenza motrice."[in francese nel testo]
23 ib., p. 94: "Si può dunque porre come tesi generale che la potenza motrice è in quantità invariabile
nella natura, che essa non è mai, propriamente parlando, nè prodotta nè distrutta. In verità essa
cambia di forma, vale a dire che essa produce talvolta un genere di movimento, talvolta un altro; ma
essa non è mai annientata."[in francese nel testo]
1503 dell'acqua mediante la corrente elettrica24. Nell'anno 1819, Oersted dimostrò l'azione
1504 dell'elettricità sul magnetismo; nel 1831 Faraday mostrò che attraverso eventi
1505 magnetici si possono creare delle correnti elettriche. Nell'anno 1810, dopo che erano
1506 già stati resi evidenti dapprima gli effetti termici e luminosi della scintilla elettrica, e
1507 più tardi l'incandescenza dei fili percorsi da corrente, Davy scoperse, la luce ad arco
1508 elettrico, e nel 1821, Seebeck, mediante il suo famoso esperimento, completato nel
1509 1834 da Peltier, dimostrò la stretta connessione che esiste tra il calore ed il
1510 galvanismo. La ruota di Barlow (1823), il magnete rotante di Faraday, ma soprattutto
1511 le diverse macchine generatrici di corrente25 rappresentano infine chiari esempi di una
1512 produzione di forza galvanica da forza meccanica, mentre, attraverso un'inversione del
1513 funzionamento delle macchine elettromagnetiche, si potè osservare una trasformazione
1514 delle correnti in energia meccanica26.
1515 A Faraday spetta il merito di avere, per primo, stabilito una certa connessione tra
1516 l'elettrologia e la teoria della trasformazione della forza. Le relazioni che intercorrono
1517 tra l'elettricità e le altre forze della natura, rappresentano il terreno sul quale egli portò
1518 ad un più netto e chiaro perfezionamento la sua idea prediletta di una grande forza
1519 unitaria27. La forma unica di questa forza potrebbe, a suo avviso, venire variata
1520 attraverso parecchi processi in modo tale da dar luogo ad un'evidente trasformazione
1521 dell'una forma in un'altra. Così si potrebbe trasformare forza chimica in corrente
1522 elettrica o, viceversa, questa a sua volta in forza chimica28. La corrente elettrica
1523 sarebbe solo un'altra forma di affinità chimica e perciò anche continuamente
1524 proporzionale all'affinità che l'ha prodotta; essa potrebbe essere aumentata di una certa
1525 quantità, coll'apporto di una forza chimica equivalente a questa quantità. Da tutto ciò
1526 risulta chiaramente, conclude Faraday, che l'affinità chimica e l'elettricità siano una e
1527 medesima cosa29. Allo stesso modo come negli elementi galvanici la forza elettrica
1528 deriva dall'affinità chimica, così anche nella torpedine insorge l'elettricità dal fatto che
1529 durante la sua produzione viene consumata energia nervosa; ma la produzione di
1530 elettricità sarebbe evidentemente equivalente e proporzionale alla quantità di forza
1531 nervosa che viene consumata durante la trasformazione30.
24 Carlisle, invero, ebbe alcuni precursori nella scoperta dell'elettrolisi, come Asch, Fabbrioni e
Crève, i cui tentativi tuttavia lasciavano molto a desiderare quanto a chiarezza.
25 Le prime macchine generatrici di corrente furono costruite, a quanto pare, da Salvatore dal Negro e
Pixii nell'anno 1832.
26 Così già negli anni 1838 e 1839, un motore elettrico inventato da Jacobi serviva ad azionare un
battello sulla Newa.
27 Cfr. [Link], Oss. 62.
28 "Experimental researches in electricity", XVII serie, § 2071 (in Philosophical Transactions, 1840,
p. 126): "Ci sono molti processi con i quali la forma della forza può essere cambiata in modo che
abbia luogo un'evidente conversione dall'una all'altra. Così noi possiamo cambiare la forza chimica in
corrente elettrica, o la corrente in forza chirnica."[in inglese nel testo]
29 "Exper. res.", VIII serie, § 918 (in Phil. Trans., 1834, p. 434): Tutti questi fatti ci mostrano che la
forza comunemente chiamata affinità chimica può essere comunicata ad una certa distanza attraverso
i metalli e certi tipi di carbone; che la corrente elettrica è solo un'altra forma delle forze di afflnità
chimica; che la sua forza è in proporzione alle afflnità chimiche che la producono; che quando essa è
in difetto di forza, può essere aiutata richiamando un aiuto chimico, il bisogno della prima essendo
costituito da un equivalente di quest'ultima; che, in altre parole, le forze denominate affinità chimica
ed elettricità sono una e medesima cosa."[in inglese nel testo]
30 "Exper. res.", XV serie, § 1790 (in Phil. Trans., 1839, p. 11): "l'evidente consumo di energia
nervosa durante la produzione di elettricità in quell'organo; la produzione di elettricità apparente
1532 Ai punti di vista di Faraday riconduce anche un'espressione caratteristica di
1533 Justus von Liebig, il quale nelle sue Lettere chimiche (1844) definì il calore,
1534 l'elettricità ed il magnetismo fra loro equivalenti in una relazione analoga a quella tra
1535 carbonio, zinco ed ossigeno. Essi si produrrebbero di continuo a vicenda nei medesimi
1536 rapporti e, allo stesso modo come [sono equivalenti] fra di loro, sarebbero equivalenti
1537 anche all'affinità chimica, la quale, usata in una forma, farebbe apparire il calore,
1538 consumata in un'altra forma farebbe apparire elettricità o magnetismo 31,32.
1539 Il grande ruolo che l'energia proveniente dal sole gioca nel continuo mutare e
1540 circolare delle forze è stato messo in evidenza, per primo, da Herschel nella sua
1541 Astronomia apparsa nel 1833. I raggi del sole sono, come insegna Herschel, l'estrema
1542 sorgente di tutti i movimenti cha hanno luogo sulla superficie terrestre. Mediante il
1543 calore dei raggi verrebbero prodotti i venti e le perturbazioni dell'equilibrio elettrico
1544 nell'atmosfera, alle quali sarebbero dovuti i fenomeni ottici e forse anche la genesi del
1545 magnetismo terrestre e dell'aurora boreale. Le radiazioni, infine, renderebbero le piante
1546 in grado di assimilare materia inorganica e rappresenterebbero in tal modo la sorgente
1547 delle grandi riserve di forza che appaiono immagazzinate, per l'uso dell'uomo, nei
1548 giacimenti di carbone fossile33,34.
1549 Alle visuali di Herschel, ma specialmente a quelle di Faraday, si riallacciò un loro
1550 conterraneo, Sir William Grove, il quale per primo cercò di dare una
1551 rappresentazione complessiva della fisica dal punto di vista dell'unitarietà delle forze.
mente equivalente in proporzione alla quantità di forza nervosa consumata...." Cfr. XVII serie, §
2971 (Phíl. Trans., 1840, p. 126): "Ma in nessun caso, nemmeno in quello del gimnoto e della
torpedine, c'è una pura creazione di forza; una produzione di forza senza un corrispondente consumo
di qualcosa che debba essere fornito."[in inglese nel testo]
31 Chemische Briefe [Lettere chimiche], decima lettera della prima edizione, dodicesima della terza
edizione (Heidelberg, 1851, pp. 116-118): "Calore, elettricità e magnetismo sono, in una relazione di
similitudine, equivalenti fra loro come il carbonio, lo zinco e l'ossigeno. Mediante una certa quantità
di elettricita noi produciamo un rapporto corrispondente di calore o di forza magnetica, che sono fra
loro equivalenti. Questa elettricità io la compro con l'affinità chimica la quale, consumata in una
forma, fa apparire calore, nell'altra, elettricità o magnetismo. Con una certa somma di affinità noi
produciamo un equivalente di elettricità, proprio allo stesso modo come se noi, viceversa, mediante
una certa quantita di elettricità facciamo decomporre equivalenti di legami chimici."[in tedesco nel
testo]
32 Nonostante queste visuali spiccatamente esatte, Liebig, tuttavia, si trovò, in taluna delle sua teorie,
nella più netta antitesi col principio dell'energia. Cfr. Ie annotazioni di Mayer in Mechanik der
Warme [Meccanica del calore], edite da J.J. Weyrauch (Stoccarda, 1893), pp. 132-138.
33 Outlines of astronomy, (Londra, 1849), § 399 (riprodotto dall'edizione dell'anno 1833): "I raggi del
sole sono l'estrema sor-gente di quasi ogni movimento che ha luogo alla superficie della terra. Dal
loro calore sono prodotti tutti i venti e quei disturbi nell'equilibrio dell'atmosfera che danno origine ai
fenomeni luminosi e probabilmente anche a quelli del magnetismo terrestre e dell'aurora. Per la loro
azione vivificante i vegetali sono messi ingrado di trarre sostegno dalla materia inorganica e
diventano, a loro volta, sostegno degli animali e dell'uomo, e le sorgenti di quei grandi depositi di
efficienza dinamica che sono accumulati, per l'uso dell'uomo, nei nostri strati di carbone." [in inglese
nel testo]
34 Già Stephenson, l'inventore della locomotiva a vapore, avrebbe avuto predilezione per l'idea che la
luce che noi ricaviamo dal carbone fossile sia una trasformazione e riproduzione della luce che, un
certo giorno, sarebbe passata dal sole alle piante. Però questa affermazione, sostenuta anche da Grove
nella sua Verwandtschaft der Naturkrafte [Affinità delle forze della natura], è, secondo Herschel (§
399, Oss.), storicamente inesatta.
1552 Egli poneva già alla base delle lezioni, da lui tenute nell'anno 184235, la considerazione
1553 che i diversi stati di attività della materia, che costituivano l'oggetto della fisica
1554 sperimentale, come calore, luce, magnetismo, afflnità chimica e moto, fossero
1555 concatenate fra loro in un legame di interdipendenza. Nessuno di questi stati potrebbe
1556 in sè essere indicato come la causa essenziale degli altri. Ciascuno potrebbe piuttosto
1557 produrre ognuno degli altri, o essere trasformato in questi. Così il calore potrebbe, in
1558 modo indiretto o diretto, produrre elettricità, e l'elettricità, a sua volta, calore.
1559 Altrettanto sarebbe anche per le altre forze; ciascuna di esse scomparirebbe
1560 all'insorgere di una forza da essa prodotta. Attraverso tutte le osservazioni ci si
1561 vedrebbe spinti ad ammettere che una forza possa generarsi soltanto quando una, o
1562 parecchie altre, che ad essa preesistevano, smettano di esistere36.
1563 Faraday, Herschel e Grove sono stati condotti alle loro opinioni sulla
1564 trasformazione della forza, principalmente attraverso gli sforzi per l'unitarietà nella
1565 fisica.
1566 Di conseguenza essi non riuscirono a portare ad alcuna conclusione completa
1567 nemmeno la teoria della trasformazione che, in conseguenza della sua connessione con
1568 l'idea della costanza e con l'idea unitaria, necessitava ancora, in primo luogo, di
1569 un'estensione secondo due direzioni. Le visuali di questi fisici dovettero trovare la loro
1570 integrazione negli sforzi di ricercatori i quali, come propugnatori della teoria
1571 meccanica del calore, cercavano di risolvere il suo più importante problema, ossia
1572 dimostrare la costanza del rapporto di trasformazione tra calore e lavoro
1573 meccanico37. I fisici che si erano imposti questo compito, hanno invero nella loro
1574 maggioranza, parimenti concepito l'idea della trasformazione in una maniera alquanto
1575 unilaterale, e conferito quasi sempre il maggior vigore all'idea della costanza. Séguin e
1576 Holtzmann nelle loro ricerche lasciarono fuori considerazione le idee unitarie e si
1577 accontentarono dell'ipotesi che calore e movimento fossero fenomeni identici. Anche
1578 per Colding l'idea della costanza sta in vetta a tutte le speculazioni; l'idea dell'eternità
1579 delle forze della natura38 lo condusse alla convinzione che in tutti i casi nei quali una
1580 forza esegua lavoro meccanico, chimico, o di qualsivoglia altro genere, essa in effetti
1581 si trasformi semplicemente e ricompaia in una nuova forma, senza che alcunché della
1582 quantità originaria sia variato 39. Anche il punto di vista sostenuto da Joule in queste
35 Le conferenze di Grove apparvero dapprima per estratto nella Literary Gazette; nel 1847 apparvero
raccolte sotto il titolo: On the correlation of physical forces .
36 On the correlation of physical forces, (Londra, 1847), p. XI: "La posizione che io cerco di stabilire
in questo saggio è che i vari aspetti della materia che costituiscono i principali oggetti della fisica
sperimentale, ad es., calore, luce, elettricità, magnetismo, affinità chimica e moto, sono tutte
correlative, oppure hanno una dipendenza reciproca; che nessuna, presa astrattamente, può dirsi la
causa essenziale delle altre, ma che può o produrre oppure essere convertibile in ognuna delle altre:
perciò il calore può mediatamente od immediatamente produrre elettricità, l'elettricità può produrre
calore; e così per il resto, ciascuna venendo assorbita allorché la forza che essa produce si sviluppa: e
che la medesima cosa deve ben valere per le altre forze, essendo una conclusione irresistibile, dai
fenomeni osservati, che una forza non può originarsi altrimenti che per degenerazione di una forza, o
di forze, preesistenti."[in inglese nel testo]
37 Cfr. [Link].
38 Cfr. [Link], Oss.38.
39 Colding, "On the history of the principle of the conservation of energy", in Philosophical
Magazine, (4) 27, 1864, p. 58: "Quando e dovunque sembra che una forza svanisca nell'effettuare un
certo lavoro meccanico, chimico, od altro, allora la forza subisce puramente una trasformazione e
riappare in una nuova forma, ma nella quantità originale come forza attiva." [in inglese nel testo]
1583 questioni di filosofia della natura concorda essenzialmente con quello di Colding;
1584 anch'egli infatti, partendo dalla convinzione che le forze della Natura siano, ad opera
1585 del fiat del Creatore, indistruttibili, giunge alla conclusione che in tutti i casi nei quali
1586 venga spesa forza meccanica si debba ricavare una quantità di calore esattamente
1587 equivalente40.
1588 I primi fisici che misero chiaramente in evidenza il doppio significato dell'idea
1589 della trasformazione, e con ciò diedero una conclusione comune allo sviluppo delle
1590 due idee fondamentali per l'energetica, furono, in ogni caso, Karl Friedrich Mohr e
1591 Julius Robert Mayer. Mohr, già in un trattato apparso nel 1837, Sulla natura del
1592 calore 41 partiva dall'idea di una forza completamente unitaria la quale, accanto agli
1593 elementi chimici, rappresentasse l'unico agente nella natura e che, analogamente alla
1594 materia ponderabile, fosse frazionabile e componibile ad arbitrio, ma rimanesse
1595 immutabile nella quantità originaria42. Sotto condizioni opportune, la forza
1596 potrebbe apparire come moto, affinità chimica, coesione, elettricità, luce, calore e
1597 magnetismo. Tutti questi stati non sarebbero altro che diversi modi di apparire; da
1598 ciascuno di essi potrebbero prodursi tutte le altre forme di forza43. Mohr spiega la sua
1599 teoria mediante numerosi esempi e riporta pure nel suo trattato una rassegna
1600 abbondante, invero non priva di errori44, nella quale appaiono raccolte tutte le
1601 reciproche trasformazioni delle forze della natura osservate fino ai suoi tempi.
1602 Robert Mayer nel suo primo trattato (Osservazioni sulle forze della natura
45 Il trattato [Bemerkungen über die Kräfte der unbelebten Natur] appan~e negli Annalen der Chemie
und Pharmazie, vol. XLII, 1842, p. 233, edito da Wohler e Liebig.
46 Cfr. c.V, Oss.l9.
47 Il trattato [Die organische Bewegung in ihrem Zusammenhange rnit dem Stoffwechsel] apparve in
forma di volume ad Heilbronn. Esso è pure riportato, assieme al primo, nell'opera di Mayer Die
Mechanik der Wärme [La meccanica del calore] (Stoccarda, 1874; nell'edizione cli Weyrauch,
Stoccarda 1893).
48 Mayer tuttavia scriveva già nel 1842 a Griesinger: "La mia affermazione è appunto: forza di
caduta, moto, calore, luce, elettricità e differenza chimica delle cose ponderabili sono uno e medesimo
oggetto in diversi aspetti." (Mayer, Kleinere Schriften und Briefe [Scritti minori e lettere], edito da
J.J. Weyrauch, VII,l. p. 180).
49 Die Mechanik der Wärme (Stoccarda, ]893), p. 48.
50 Come rassegna di queste forme principali, Mayer riporta nel suo trattato il seguente schema:
1 Discorsi e demostrazioni matematiche, Dialogo terzo, "De moto naturaliter accelerato": "Assumo
che i livelli di velocità acquisiti dal medesimo mobile su diverse inclinazioni dei piani siano sempre
uguali, quando le elevazioni degli stessi piani siano uguali."[in latino nel testo]
2 ib.: "Dalche possiamo veracemente concludere, che l'impeto acquistato nel punto B dalla palla nello
scendere per l'arco CB, fù tanto che bastò a risospingersi per un simile arco BD alla medesima
altezza."[in italiano nel testo]
3 ib.: "adunque anco il momento acquistato nella scesa DB, è eguale à quello, che sospigne l'istesso
mobile per il medesimo arco da B in D, si che universalmente ogni momento acquistato per la scesa
d'un arco è eguale à quello, che può far risalire l'istesso mobile per il medesimo arco."[in italiano nel
testo]
4 ib.: "Mà levato l'intoppo, che progiudica all'esperienza, mi par bene, che l'inteletto resti capace, che
l'impeto (che in effetto piglia vigore dalla quantità della scesa) sarebbe potente à ricondurre il mobile
alla medesima altezza."[in italiano nel testo]
1673 Una versione più rigorosa del principio galileiano venne tuttavia ottenuta solo ad
1674 opera di Christian Huygens, il quale, nel suo Horologium oscillatorium (1673), la
1675 utilizzò per la risoluzione del problema del centro d'oscillazione5. Infatti, secondo
1676 Huygens, la velocità raggiunta da un corpo nel suo moto verso il basso sotto
1677 l'influenza della gravità dovrebbe essere sempre tale che il corpo, che con essa inizi un
1678 movimento verso l'alto, si riporti all'altezza originaria 6. Il principio, generalizzato ad
1679 un sistema di quanti corpi si voglia, afferma, secondo Huygens, che il baricentro di un
1680 sistema non possa mai salire oltre il livello nel quale esso si trovava all'inizio del
1681 moto7. Huygens, invero, non aveva alcun dubbio sul carattere assiomatico della sua
1682 tesi, tuttavia cercò di ricondurla ad un principio ancora più evidente, ed a tale scopo
1683 scelse la forma più semplice del principio dell'impossibilità di un perpetuum mobile. La
1684 sua ipotesi infatti non afferma altro, come egli espressamente pone in rilievo, che un
1685 corpo pesante non può da solo muoversi verso l'alto8. Con ciò, tuttavia, è dimostrata
1686 solo una faccia della medaglia; infatti Huygens non è stato in grado di indicare una
1687 ragione per cui il corpo non possa rimanere al di sotto dell'altezza originaria 9.
1688 Il principio di Huygens fu di grande importanza per l'ulteriore sviluppo della
1689 meccanica matematica soprattutto per il fatto che, come Huygens fece esplicitamente
1690 rilevare, il suo principio sarebbe del tutto indipendente dal tipo di legame esistente
1691 fra le singole masse. Le relazioni statiche, come Huygens riconobbe per primo,
1692 divengono sì evidenti nei valori energetici delle singole masse, ma, per l'energia totale
1693 del sistema, sono del tutto equivalenti in quanto questa deve in ogni istante avere
1694 continuamente lo stesso valore come nel caso in cui le singole masse si muovano
1695 liberamente. L'energia, corrispondente ad un determinato stato di velocità, viene ora
1696 misurata da Huygens attraverso l'altezza che un corpo, con la sua velocità, potrebbe
1697 raggiungere. Quindi, nel caso di un pendolo fisico, se in un istante arbitrario del moto
1698 questi vincoli rigidi fra le singole masse fossero improvvisamente sciolti, allora
1699 secondo Huygens le masse d'ora in poi libere dovrebbero, in un'inversione del moto,
1700 colle loro velocità muoversi fino ad un'altezza tale che il baricentro del sistema libero,
1701 al termine del moto verso l'alto, si ritrovi al medesimo livello nel quale esso si trovava
1702 all'inizio del moto10; esso quindi sarebbe salito alla medesima altezza come se anche
11 "Sur le mouvement qui est produit par la rencontre des corps" (in Journal des Sauans 1669,
Marzo): "La somma dei prodotti costituiti dalla grandezza di ciascun corpo rigido moltiplicato per il
quadrato della sua velocità, è sempre la stessa prima e dopo l'urto." [in francese nel testo]
Cfr. lo scritto postumo: De motu corporum et percussione, Proposizione XI.
12 Oeuvres complètes de Christian Huygens (pubblicate dalla società olandese delle scienze), [Link],
Lettera 2606 (datata anno 1690), p. 463: "Ma è una legge costante, che i corpi debbono conservare la
loro forza ascensionale, e che perciò la somma dei quadrati delle loro velocità deve rimanere la
medesima. Il che ha luogo non solamente nei pesi dei pendoli e nell'urto dei corpi rigidi, come io ho
fatto notare allo stesso riguardo, ma anche in molte altre ricerche di meccanica."[in francese nel testo]
13 Brevis demonstratio erroris memorabilis Cartesii et aliorum circa legem naturalem, secundum
quam volunt a Deo eandem semper quantitatem motus conservari, qua et in re mechanica abutuntur"
[Breve dimostrazione di un memorabile errore di Cartesio ed altri circa la legge naturale, secondo la
quale vogliono che da Dio sia sempre conservata la medesima quantità di moto, della qual cosa fanno
abuso anche in questioni meccaniche] (in Act. erud. Lips. 1686; Opera Omnia, 3a serie, vol.6, ed.
Gerhardt N. IV).
14 Per questa ragione il trattato divenne il punto di partenza di una famosa polemica scientifica, il cui
oggetto era la questione della misurazione esatta delle forze, e che nel corso di quasi cento anni
separò in due campi contrapposti i fisici più famosi di quei tempi. Al punto di vista di Leibniz si
associarono particolarmente Giovanni e Daniele Bernoulli, Wolff, s'Gravesande, Hermann,
Musschenbroek, la Marchesa du Chatelet, mentre Newton Papin, Mairan, Clarke, Mariotte,
Varignon, Voltaire ed altri stavano dalla parte dei Cartesiani. Solo d'Alembert indicò la fallace
impostazione del problema e con ciò la totale inconsistenza della polemica (Traité de Dynamique,
1743); uno scopo analogo viene perseguito anche in uno scritto giovanile di Kant, di poca importanza
dal punto di vista fisico (Gedanken von der Schätzung der lebendigen Krafte ín der Natur) [Pensieri
sulla valutazione delle forze vive nella Natura], 1747.)
1726 sua totalità. In un secondo trattato, lo Specimen dynamicum, apparso nel 1695 15,
1727 Leibniz introdusse per il prodotto della massa col quadrato della velocità la
1728 denominazione di "forza viva"16, sotto il qual nome quindi, fino alla metà del XIX
1729 secolo, veniva inteso il doppio della grandezza oggi conosciuta.
1730 Nella tesi della conservazione della forza viva Leibniz, invero, ha scorto più una
1731 legge filosofica che non una matematica, e così anche i fondamenti dimostrativi, con i
1732 quali egli cercava di sostenere la tesi, ed i corollari da essa derivati, hanno un
1733 preponderante carattere di filosofia della natura17. Leibniz ha, tuttavia, pienamente
1734 compreso anche la grande portata delle idee matematico-energetiche di Galilei e di
1735 Huygens, e riconosciuto nel principio universale dell'uguaglianza di causa ed effetto la
1736 tesi che racchiude in sè, come casi particolari, tutti questi teoremi. Così pure egli
1737 nella sua Dinamica cercò di derivare questi teoremi da due corollari che risultano
1738 direttamente dal principio dell'uguaglianza.
1739 Secondo l'uno di questi teoremi la grandezza dell'energia di un effetto è
1740 indipendente dal fatto se l'effetto sia mediato oppure immediato18. Da questo teorema,
1741 mediante un semplice condizionamento particolare risulta pure, come Leibniz fa
1742 vedere, il teorema di Galilei che afferma l'indipendenza della velocità finale
1743 dall'inclinazione del piano inclinato. Infatti in questo caso, secondo Leibniz, la causa è
1744 costituita dall'innalzamento di un peso fino ad una determinata altezza al di sopra di un
1745 livello orizzontale, l'effetto totale corrisponde allo stato di velocità che il corpo in
1746 caduta possiede quando raggiunge di nuovo il livello di partenza. Ora, siccome la
1747 causa è sempre la stessa, così gli effetti complessivi, essendo uguali alla causa comune,
1748 dovrebbero allo stesso modo essere continuamente gli stessi, qualunque sia la
1749 traiettoria, verticale od inclinata, lungo la quale il corpo cade 19.
1750 Nel teorema di Huygens, Leibniz ha riconosciuto un caso particolare di un
1751 altro corollario, secondo il quale un effetto simile alla causa dovrebbe pure esserle
1752 sempre congruente20. Infatti, nell'intendimento di Leibniz, si può considerare come
1753 caso particolare di causa l'altezza di un corpo pesante prima della caduta, cioè l'energia
1754 potenziale corrispondente alla sua posizione all'inizio del moto di caduta. Ad essa è
1755 analogo, secondo Leibniz, l'effetto prodotto, precisamente il successivo innalzamento;
1756 esso, di conseguenza, non potrebbe essere equivalente alla causa se anche l'altezza non
1757 fosse uguale a quella di prima. Quindi anche lo stato finale definitivo dovrebbe
15 "Specimen dynamicum pro admirandis naturae legibus circa corporum vires et mutuas actiones
detegendis et ad suas causas revocandis" [Modello dinamico per le ammirevoli leggi della natura
circa le forze dei corpi e che rivelano le azioni reciproche e possono ricondurre alle loro cause] (in
Act. erud. Lips. 1695; Op. omnia, 3a Serie, vol.6, ed. Gerhardt, No. XV).
16 Leibniz distingueva in questo trattato due tipi di forze: le morte, le quali non producevano alcun
movimento effettivo ma solo una tendenza verso di esso, e le vive, legate ad un effettivo movimento.
17 Cfr. c. II, III, IV e V.
18 Cfr. c. V, Oss.9.
19 Dynamica, parte II, sez.I, p. 455: Proposizione 33: "I gravi acquistano le medesime velocità se
discendono dalla medesima altezza verticale per qualsivoglia percorso perpendicolare od inclinato.
Infatti per la medesima causa, s'intende di un grave elevato ad una data altezza sopra l'orizzonte, gli
effetti complessivi sono uguali fra loro, essendo entrambi uguali alla stessa causa comune. Inoltre
l'effetto totale di un grave elevato sopra l'orizzonte è lo stato della velocità che esso ha quando
cadendo raggiunge l'orizzonte."[in latino nel testo]
20 Cfr. c.V, Oss.13.
1758 coincidere in tutto con quello originale 21.
1759 Dell'ulteriore configurazione delle idee di Leibniz e di Huygens si sono resi
1760 meritevoli, nei primi decenni del XVIII secolo, particolarmente Jakob, Johann e Daniel
1761 Bernoulli. L'indipendenza contemporanea delle relazioni dinamiche da quelle statiche,
1762 espressa nel principio di Huygens, è stata esposta dettagliatamente in primo luogo da
1763 Jakob Bernoulli in un trattato sul centro di oscillazione22. Suo fratello Johann
1764 Bernoulli si è anzitutto associato a Leibniz e comunque, partendo dal punto di vista
1765 che "dimostrare un principio significa offuscarlo"23, lo ha trattato, analogamente a
1766 Leibniz, più dal lato filosofico che non da quello matematico24. Daniel Bernoulli,
1767 figlio di Johann, applicò per primo il principio nell'Hydrodynamica, dopo che
1768 Huygens stesso già aveva indicato la possibilità di una siffatta estensione del suo
1769 principio 25. Infatti le velocità delle singole particelle di fluido devono, secondo Daniel
1770 Bernoulli essere sempre tali che anche il baricentro del fluido, nel caso che le singole
1771 particelle con le loro velocità si muovano liberamente verso l'alto, raggiunga di nuovo
1772 il suo livello originario 26. Tuttavia nelle discussioni intorno al principio di
1773 conservazione della forza Daniel Bernoulli, al contrario di suo padre, evitò di massima
1774 ogni considerazione filosofica. Egli riconosceva appieno la stretta connessione che
1775 lega la legge di Leibniz con il più anteriore principio di Huygens e questo, a sua volta,
1776 con l'asserto di Galilei sul piano inclinato27. Egli sottolinea ripetutamente che la tesi
21 Dynamica, parte II, sez.I, p. 439: "Pertanto se un grave sia disceso da una certa altitudine e
volgendo in su risalga di nuovo il percorso e non abbia prodotto alcunché di attivo che non il suo
innalzamento, ovvero, se per la risalita impegna tutta la potenza ottenuta nella discesa, è da dire che
ascenderà esattamente a quella altitudine dalla quale era disceso. Infatti, essendo l'effetto prodotto
l'innalzamento del medesimo grave (simile alla causa che era anche l'elevazione del medesimo grave
prima della discesa) esso non può essere uguale alla causa se non sia uguale l'elevazione, e lo stato
finale non sia in tutto completamente uguale all'iniziale."[in latino nel testo]
22 "Démonstration générale du centre de balancement et d'oscillations, tirée de la nature du levier" (in
Mémoires de l'académie royale des sciences, Parigi, 1703, pp. 78-84). Cfr. anche "Démonstration du
principe de M. Huygens" (in Mémoires de l'acad., Parigi, 1794, pp. 136-142).
23 Discours sur les loix de la communication du mouvement, c.10, §1: "La terza (legge) consiste
infine nella conservazione della quantità delle forze. Sarebbe un oscurare questa legge il tentarne la
dimostrazione. In effetti, tutti considerano come un assioma incontestabile che ogni causa efficiente
non potrebbe perire, né in tutto né in parte, senza produrre un effetto uguale alla sua perdita."[in
francese nel testo]
24 Johann Bernoulli si è occupato della teoria della conservazione della forza particolarmente nel suo
Discours sur les loix de la communication du mouvement (nel 1724 insignito del premio
dell'Accademia di Parigi; Opera omnia, Losanna-Ginevra, 1742, No.135) e nello scritto "De vera
notione virium vivarum" (in Act. erud. Lips., 1735; Opera omnia, N.145)
25 Horologium oscillatorium, parte IV, ipotesi 1: "Inoltre questa nostra ipotesi vale anche per i corpi
liquidi e, per suo mezzo, si possono dimostrare tutte quelle cose che Archimede ha [dimostrato n.d.t.]
per i galleggianti, ma anche la maggior parte degli altri teoremi della meccanica."[in latino nel testo]
26 Hydrodynamica I, § 19: "ho infatti supposto che le velocità delle particelle siano costantemente
tali, in modo che per i singoli moti verticali verso l'alto fino allo stato di quiete, il loro comune centro
di gravità salga all'altitudine di prima."[in latino nel testo]
27 ib.: "Dopo che Galileo ebbe insegnato che un corpo in discesa, sia verticalmente sia sopra un piano
comunque incurvato, acquista la medesima velocità, purché l'altezza di caduta sia la medesima, il che
può essere dimostrato dalla natura delle pressioni, Hugenius [Huygens n.d.t.] si servì, ma più
felicemente, di questa medesima proposizione per un'ipotesi più generale per scoprire le leggi dei
moti per urto dei corpi elastici, nonché per stabilire il centro d'oscillazione del pendolo composto; ...
Da questo assioma consegue immediatamente il principio di conservazione delle "forze vive", che
pure lo stesso Huygens dimostrò, e col quale si assume: "se dei pesi qualsiasi in forza della loro
1777 della conservazione delle forze vive non afferma niente di più del principio di Huygens,
1778 il quale tuttavia, a suo avviso, rispetto a quella tesi, possiede il vantaggio di una
1779 maggiore esattezza. Perciò Daniel Bernoulli, invece che di una conservazione delle
1780 forze vive, parla preferenzialmente sempre di una "uguaglianza tra l'attuale moto di
1781 discesa ed il potenziale moto di salita"28.
1782 Una forma più adeguata e precisa per ricerche di meccanica pura fu conferita al
1783 principio di Leibniz ad opera di Jean Lerond d'Alembert il quale, nel suo Traité de
1784 Dynamique (1743), cercò di fonderlo con l'idea di Huygens dell'equivalenza delle
1785 relazioni statiche. Per dei corpi che, in qualsiasi modo, agiscono reciprocamente fra
1786 loro, allora, insegna d'Alembert, la somma dei prodotti delle masse per i quadrati delle
1787 velocità rappresenta sempre una grandezza costante, sia che i corpi si trascinino l'un
1788 l'altro mediante fili o sbarre rigide oppure, a condizione che essi siano perfettamente
1789 elastici, si influenzino fra loro attraverso urti. Ma se sui corpi agissero delle forze,
1790 allora la somma dei prodotti delle masse per i quadrati delle velocità sarebbe in ogni
1791 istante uguale alla somma dei prodotti delle masse per i quadrati delle loro velocità
1792 iniziali, aumentata dei quadrati delle velocità che i corpi avrebbero raggiunto se i
1793 corpi, sotto l'azione delle medesime forze, si fossero mossi ciascuno liberamente sulla
1794 traiettoria da esso effettivamente descritta29.
1795 Analogamente a d'Alembert30 anche Lagrange nella sua Meccanica analitica
1796 (1788) si schiera decisamente contro la formulazione assiomatica del principio di
1797 conservazione della forza. Nella conservazione delle forze vive, Lagrange non
1798 scorgeva altro che una proprietà (propriété ) che compete continuamente al moto di
1799 un sistema quando le equazioni di condizione fra le coordinate dei diversi corpi non
1800 contengono il tempo come variabile, e le forze attive partono da centri fissi oppure da
1801 corpi appartenenti al sistema 31.
1802 Anche il teorema di Galilei, che enuncia per la caduta obliqua l'indipendenza
1803 della velocità dalla forma della traiettoria, venne, secondo certi orientamenti nel corso
1804 del XVIII secolo, riconfigurato. Eulero nella sua Meccanica (1736) aveva dapprima
1805 indicato che, del tutto in generale, la variazione totale di velocità subita da un corpo in
1806 moto qualsiasi verso un centro d'attrazione fisso è completamente determinata dallo
gravità iniziano a muoversi, le velocità dei singoli saranno dappertutto tali che la somma dei prodotti
dei quadrati di esse per le loro masse sia proporzionale all'altitudine verticale dalla quale discende il
centro di gravità composto dai corpi, moltiplicata per le masse di tutti. E' meraviglioso quanta utilità
abbia questa ipotesi nella filosofia meccanica..."[in latino nel testo]
28 ib.: "preferii inoltre per la ragione suddetta adattare questa ipotesi più alle parole di Huygens che
non a quelle di mio Padre, e distinguerla col nome di "uguaglianza fra il potenziale attuale di discesa
e di salita" che non coll'altro di "conservazione delle forza vive", il che tuttora taluni, specialmente in
Inghilterra, non so per quale motivo, disdegnano."[in latino nel testo]
29 Traité de Dynamique (Parigi, 1758), parte II, cap. IV, p. 252: "Se dei corpi agiscono l'uno
sull'altro, sia tirandosi mediante fili o verghe non flessibili, sia urtandosi, purché in quest'ultimo caso
siano perfettamente elastici, la somma dei prodotti delle masse per i quadrati delle velocità fa sempre
una quantità costante; e se questi corpi sono animati da delle forze qualsiasi, la somma dei prodotti
delle masse per i quadrati delle velocità in ogni istante è uguale alla somma delle masse per i quadrati
delle velocità iniziali, più i quadrati delle velocità che i corpi avrebbero acquisito se, essendo animati
dalle medesime forze, si fossero mossi liberamente ciascuno sulla linea da esso descritta. In questi due
principi consiste ciò che si chiama conservazione delle forze vive." [in francese nel testo]
30 Cfr. c. II, Oss.33.
31 Mécanique analytique (Parigi, 1811-1815, 2a ed.), parte II, sez.3, § 5. Cfr. Théorie des fonctions
analytiques (Parigi, 1813), parte III, cap. 7.
1807 stato iniziale e finale del corpo, e quindi del tutto indipendente dalla forma e dalla
1808 lunghezza della traiettoria percorsa32. Daniel Bernoulli, nelle sue Osservazioni sul
1809 principio di conservazione delle forze vive inteso in senso generale (1748), dimostrò
1810 che, sopratutto in ogni sistema le cui masse si attraggano secondo la legge
1811 newtoniana, la variazione di forza viva, legata ad un qualsiasi movimento, dipende
1812 solo dallo stato iniziale e quello finale dei corpi33 .
1813 Queste idee ottennero una più nitida formulazione matematica ad opera di
1814 Lagrange. Egli, in un trattato apparso nel 1777, mostrò che le componenti della forza
1815 attrattiva agente fra due masse puntiformi si possono rappresentare come le derivate
1816 parziali di una e medesima funzione, la cui unica variabile è costituita in ogni istante
1817 dalla distanza fra i punti in attrazione reciproca34. Ma allora la variazione della forza
1818 viva, per un qualsiasi moto arbitrario, è completamente determinata dalla differenza
1819 dei valori che questa funzione assume all'inizio ed al termine del moto35. Laplace36 ha
1820 successivamente studiato più da vicino le proprietà di questa funzione, la cui ulteriore
1821 indagine, ad opera di Green e Gauss, diede l'impulso alla fondazione della moderna
1822 teoria del potenziale37.
1823 Anche al di fuori della cinematica, il principio di Galilei generalizzato trovò ben
1824 presto applicazione. Daniel Bernoulli, per primo, lo trasferì all'energia elastica.
1825 Comunque avvenga il passaggio da uno stato di estensione o compressione ad un
1826 altro, la quantità di forza viva, riconosceva Bernoulli, che il corpo, in questo
1827 passaggio, può ricevere o trasmettere ad altri corpi, sarebbe dunque continuamente la
1828 stessa38,39.
1829 La configurazione matematica, cui le idee energetiche fondate da Leibniz e
1830 Huygens furono assoggettate nel corso del XVIII secolo, ha molto contribuito, invero,
1831 al chiarimento del principio della conservazione della forza, tuttavia essa lo ha privato
1832 quasi del tutto della sua importanza universale e dell'egemonia che esso deteneva nella
32 Mechanica sive motus scientia analytice exposita [Meccanica ovvero scienza del moto esposta
analiticamente] (Pietroburgo 1736), p. II, § 195.
33 "Remarques sur le principe de la conservation des forces vives pris dans un sens général" (in
Histoire de l'académie royale, Berlino 1748, pp. 356-366).
34 Questa idea, invero per un altro ambito della fisica, è stata accennata da Clairaut, già prima di
Lagrange. Egli, nel suo trattato sull'aspetto della Terra ( Théorie de la figure de la terre), apparso nel
1743, dimostrò che in un fluido si ha l'equilibrio solo quando la somma dei prodotti costituiti dalle
componenti della forza e dagli elementi di traiettoria costituiscono un differenziale esatto.
35 "Remarques générales sur les mouvements de plusieurs corps qui s'attirent mutuellement en raison
inverse des carrés des distances" (in Histoire de l'académie royale, Berlino, 1777, p. 155).
36 "Théorie des attractions des spheroides" (in Mémoires de l'Académie royale, Parigi, 1782); cfr.
Traíté de mécanique céleste (Parigi, annata VII), vol. II, libro III.
37 Cfr. [Link], Oss.4.
38 Hydrodynamica, I, 19: "è qui opportuno osservare in anticipo che, come la discesa di un dato corpo
da una data altezza, comuuque avvenga, produce costantemente nel corpo la medesima forza viva,
così pure un [solido n.d.t.] elastico oppure un fluido elastico, dopo che in qualsiasi modo sia stato
ridotto da uno stato di tensione ovvero di condensazione, ad un altro, esso riceve sempre in sè la
medesima forza viva e, viceversa con scambio opposto, (la) possa comunicare ad altro corpo."[in
latino nel testo]
39 Già due anni prima della comparsa del primo lavoro di Mayer, G.H. Hess pubblicò un trattato in
cui il principio galileiano trovava per la prima volta applicazione anche nella Termochimica. Hess
mostrava che lo sviluppo di calore collegato con un evento chimico è indipendente dal fatto "che
l'evento si svolga in fasi successive oppure tutto in una volta." ("Thermochemische Untersuchungen"
[Ricerche termochimiche], in Poggendorffs Annalen der Physik, vol. 50, 1840, pp. 385-404).
1833 fisica ancora ai tempi di Leibniz; l'influenza livellatrice del metodo matematico ebbe
1834 come conseguenza che alla soglia del XIX secolo il principio di conservazione della
1835 forza non rivestiva che un modesto ruolo in non più che una parte strettamente
1836 limitata della meccanica teorica. Un rivolgimento notevole sotto questo punto di vista
1837 si fece avanti solo quando le idee energetiche fecero il loro ingresso anche nel campo
1838 della meccanica tecnica, e nell'ambito di questa scienza trovarono con successo la
1839 loro ulteriore rappresentazione.
1840 Il principio fondamentale introdotto da Leibniz, ed ancora più decisamente
1841 affermato da Johann Bernoulli40, che la forza provocata in un corpo sia equivalente
1842 alla parte di causa che fu consumata per la sua creazione41 servì già nella seconda metà
1843 del XVIII secolo alla soluzione di taluni problemi tecnici. Il primo ad applicare il
1844 principio di conservazione della forza fu, a quanto pare, Borda, in un trattato, apparso
1845 nel 1767, sulle ruote idrauliche42, dopo che, comunque, già nell'anno 1702, Parent43
1846 aveva indicato l'applicabilità del concetto della forza viva alla scienza delle macchine.
1847 Coulomb utilizzò il principio in un trattato, pubblicato nel 1781, sui mulini a vento;
1848 egli fondava le sue indagini teoriche sul principio che l'effetto di una macchina libera
1849 da urti e da attrito sia continuamente proporzionale alla quantità di forza viva che sia
1850 stata ceduta dall'agente che ha provocato l'effetto44.
1851 Tuttavia le relazioni valide per la scienza delle macchine poterono conseguire un
1852 chiaro aspetto solo attraverso l'introduzione del concetto di lavoro; la sua
1853 formulazione fu anzittutto opera di tre eminenti ricercatori, ai quali è in primo luogo
1854 dovuto il grandioso balzo in avanti raggiunto in Francia dalla meccanica tecnica
1855 durante i primi decenni del XIX secolo. Essi furono: il Conte Lazare Carnot (padre
1856 di Sadi Carnot), Gustave Gaspard Coriolis e Jean Victor Poncelet. L'Essai sur les
1857 machines en général, di Carnot, apparve già nell'anno 1783 ed ottenne piú
1858 circostanziata elaborazione nel lavoro principale di Carnot: Principes fondamentaux
1859 de l'équilibre et du mouvement, apparso nel 1803. All'incirca un quarto di secolo più
40 Discours sur les loix de la communication du mouvement (Opera [sic! n.d.t.], Losanna-Ginevra,
1742, N. 135), cap. V, 5: "La forza viva, prodotta in un corpo ... è equivalente a quella parte di causa
che si è consumata nel produrla, poiché ogni causa effettiva deve essere uguale al suo effetto
pienamente eseguito."[in francese nel testo]
41 Analogamente Thomas Young ha più tardi enunciato queste idee in una tesi storicamente molto
interessante per la sua terminologia. In quasi tutti i casi, nei quali nella meccanica pratica si faccia
uso di forze, il lavoro, che fu speso per la produzione di un movimento, sarebbe proporzionale
all'energia ottenuta (A course of lectures on natural philosophy, Londra, 1807, p. 79: "In quasi tutti i
casi di forze impiegate in meccanica pratica, il lavoro speso nel produrre qualsiasi movimento è
proporzionale non al momento, ma all'energia che è ottenuta."[in inglese nel testo]
Tuttavia Young intende per energia il prodotto della massa o del peso di un corpo per il quadrato
della sua velocità (ib., p. 78: “Il termine energia può essere applicato con grande proprietà al prodotto
della massa o peso di un corpo per il quadrato del numero che esprime la sua velocità.”[in inglese nel
testo])
42 "Mémoire sur les roues hydrauliques" (in Mémoires de l'académie royale des sciences, Parigi,
1767, pp. 270-287).
43 "Sur la plus grande perfection possible des machines" (in Mémoires de l'académie), Parigi, 1702,
pp. 323-338).
44 "Observations théoriques et expérimentelles sur l'effet des moulins à vent, et sur la figure de leurs
ailes" (in Mémoires de l'académie, Parigi, 1781, pp. 65-81), § 20: "L'effetto di una macchina nella
quale non vi sia né urto né attrito, è sempre proporzionale alla quantità di forza viva dispensata
dall'agente che ha prodotto questo effetto."[in francese nel testo]
1860 tardi apparvero quasi contemporaneamente due lavori fondamentali di Poncelet e
1861 Coriolis. Il primo pubblicò nell'anno 1827 le sue lezioni (Cours de mécanique
1862 appliquée)45 tenute a Metz presso la “Scuola d'applicazione d'artiglieria e del genio”, il
1863 secondo pubblicò nell'anno 1829 il suo testo di Teoria delle macchine (Du calcul de
1864 l'effet des machines). Nel 1839 apparve la Mécanique industrielle di Poncelet, già
1865 nella quale molte idee introdotte da Coriolis vengono ulteriormente riformulate, e nel
1866 1844 seguì una seconda edizione del lavoro di Coriolis, in cui precisamente le
1867 considerazioni sulla conservazione della forza viva e sulla trasmissione del lavoro
1868 trovarono una essenziale estensione. (Traité de la mécanique des corps solides et du
1869 calcul de l'effet des machines.) Accanto alle opere menzionate, anche lavori di
1870 Hachette46, Navier47, Dupin48 ed altri hanno molto contribuito alla configurazione
1871 delle idee tecnico-energetiche.
1872 Carnot ha introdotto nella fisica la quantità di lavoro sotto la denominazione di
1873 momento di attività49. Egli parla di un "momento di attività consumato dalle forze
1874 motrici" e definisce questa grandezza come il prodotto della forza in considerazione
1875 per la lunghezza della traiettoria che si ottiene quando si proietti la traiettoria descritta
1876 dal punto di applicazione della forza sulla direzione della forza stessa50,51. Le relazioni
1877 che intercorrono fra la quantità di lavoro e la variazione di forza viva risultavano per
1878 Carnot, come già emerge dalla denominazione da lui adottata per il lavoro,
1879 semplicemente dalla sua assunzione di una forza viva latente, la quale sarebbe misurata
1880 dal prodotto di una forza per una lunghezza (della traiettoria)52, di conseguenza, come
1881 Carnot insegna, in ogni sistema di corpi i cui moti siano sottoposti solo a variazioni
1882 continue, l'incremento subito dalla somma delle forze vive durante un intervallo di
1883 tempo arbitrario, è sempre il doppio del momento d'attività consumato da tutte le
1884 forze motrici nel medesimo tempo53,54.
45 Queste lezioni apparvero in un primo tempo solo litografate; la prima edizione stampata, ad opera
di Kretz, apparve solo nel 1874.
46 Traité élementaire des machines, 1811.
47 Résumé des lecons sur l'application de la mécanique, 1826.
48 Géometrie et mécanique des arts et métiers, 1826.
49 Come momento di attività di un dato corpo, Carnot intende il prodotto della sua quantità di moto
per la proiezione, sulla direzione istantanea della velocità, della velocità nell'istante successivo
(Principes fondamentaux de l'équilibre ed du mouvement, Parigi, 1803, § 65). Per il moto uniforme,
quindi, il momento d' attività coincide con la forza viva (Princ. fond., § 66).
50 Princ. fond., § 61, p. 39: "Chiamerò momento d'attività consumato da una forza motrice, il
prodotto di questa forza per il percorso che descrive il punto ove essa è applicata, misurato nella
direzione di questa forza." [in francese nel testo]
51 Il momento d'attività consumato od utilizzato è quindi il prodotto della forza per l'elemento di
traiettoria e per il coseno dell'angolo formato dalla direzione della traiettoria con la direzione della
forza. Se invece il prodotto della forza per l'elemento di traiettoria viene moltiplicato per il coseno
dell'angolo supplementare, quindi si cambia di segno il prodotto che rappresenta il momento d'attività
consumato, si ottiene allora, secondo Carnot (Princ. fond., § 61), il "momento d'attività assorbito"
(moment d'activité absorbé).
52 Cfr. [Link], Oss. 11.
53 Princ. fond., § 201, p. 181: "In ogni sistema di corpi il cui moto cambi di quantità trascurabili, la
somma delle forze vive aumenta, durante un qualsiasi dato tempo, di una quantità sempre uguale al
doppio del momento d'attività consumato nel medesimo tempo da tutte le forze motrici." [in francese
nel testo] In forma meno chiara, Carnot esprime il principio già nel suo Essai géneral sur les
machine (§ XL, Oeuvres mathématiques, Basilea, 1797, p. 82).
1885 In un modo all'incirca uguale ha formulato questo principio anche Poncelet il
1886 quale, almeno nei suoi primi scritti, utilizzò per il lavoro la denominazione di
1887 "quantità d'azione"55. L'incremento subito dalla forza viva di un corpo è quindi,
1888 secondo la sua opinione, sempre il doppio della quantità d'azione che durante
1889 l'intervallo di tempo considerato viene comunicata al corpo dalle forze motrici.
1890 Poncelet assume un campo di validità del principio assai più esteso che non Carnot;
1891 egli pone espressamente in rilievo che il principio sarebbe valido anche per variazioni
1892 improvvise di velocità, purché ora vengano prese in considerazione pure le forze
1893 molecolari che si sono sviluppate durante l'interazione reciproca dei corpi56.
1894 Ad una semplificazione sostanziale del suo principio, Poncelet perviene
1895 attraverso il fatto che egli scorge nell'inerzia dei corpi una forza reale, la quale
1896 potrebbe essere misurata in unità di peso e che sarebbe proporzionale alla massa del
1897 corpo ed alla variazione della sua velocità57. Poncelet, quindi, scinde il differenziale
1898 negativo della forza viva, -mvdv, in due fattori, il prodotto —mdv/dt e la grandezza
1899 vdt. Il primo fattore lo chiama la forza d'inerzia, mentre il secondo misura il tratto
1900 percorso nell'elemento di tempo dt 58. Il prodotto dei due fattori deve, di conseguenza,
1901 rappresentare ancora un lavoro, per il quale Poncelet, essendo la forza d'inerzia in
1902 opposizione alle forze motrici, adotta il segno negativo. Il principio di trasmissione del
1903 lavoro dunque può, secondo Poncelet, anche esprimersi nella forma che la somma
1904 algebrica dei lavori elementari, prodotti dalle forze motrici e dalle forze d'inerzia
1905 generate dalle variazioni, sarebbe costantemente uguale a zero 59
54 Carnot, attraverso l'introduzione del principio che porta il suo nome, ha conferito una maggiore
chiarezza anche al principio di conservazione delle forze vive. Egli dimostrò infatti che nel caso
dell'urto anelastico la somma delle forze vive prima dell'urto sarebbe uguale alla loro somma dopo
l'urto, aumentata della somma delle forze vive che i corpi possiederebbero qualora si muovessero
liberamente soltanto con la velocità perduta nell'urto (Princ. fond., § 175, p. 145: "Nell'urto dei corpi
rigidi. . . Ia somma delle forze vive prima dell'urto è sempre uguale alla somma delle forze vive dopo
l'urto, più la somma delle forze vive che avrebbe luogo se ciascuno dei corpi si muovesse liberamente
con la sola velocità che esso ha perduta nell'urto." [in francese nel testo])
55 Tuttavia nei suoi lavori successivi, Poncelet sostituì sempre questa denominazione con quella
introdotta da Coriolis e parlò solamente di quantità di lavoro.
56 Cours de mécanique (2a ed., 1828, § 9, p. 6): "l'accrescimento della forza viva è uguale al doppio
della quantità d'azione impressa: ciò è vero anche quando sopravvengano degli urti o dei bruschi
cambiamenti di velocità, purché si tenga conto delle forze molecolari che si sono sviluppate durante la
reazione mutua dei corpi." [in francese nel testo]
57 Mécanique industrielle, (Liegi, 1839), § 66, p. 42: "Dell'inerzia considerata come forza. - Abbiamo
visto che quando una forza agisce, all'esterno di un corpo libero, per imprimergli un movimento o per
distruggere quello che esso possiede, questo corpo reagisce od oppone una resistenza uguale e
contraria alla forza: dovendo questa resistenza, questa reazione, essere considerata come un risultato
dell'inerzia delle diverse particelle materiali del corpo, si vede che l'inerzia è una forza vera che si
può mismare in pesi. Per un medesimo corpo la resistenza aumenta evidentemente col grado di
velocità impressa o distrutta; vedremo più tardi che essa è esattamente proporzionale a questo grado,
ed anche che essa aumenta con la quantità di materia racchiusa in ciascun corpo."[in francese nel
testo]
58 Cours de mécanique, §§ 13-14 (ed. 1874).
59 Cours de mécanique, § 15, p. 17 (ed.1874): "Si avrà . . . la relazione
1921
1922 Ora, per Coriolis questa equazione non esprime altro che, per un intervallo di
1923 tempo arbitrario, la differenza fra il lavoro delle forze motrici e quello delle forze
1924 resistenti sarebbe uguale all'incremento subito, durante questo intervallo, dalla forza
1925 viva della massa puntiforme in movimento 63.
1926 Come traguardo di tutte queste deduzioni meccaniche appare, tanto per Poncelet
1927 che per Coriolis64, l'acquisizione di una formula che dovrebbe esprimere nel modo più
1928 generale i processi energetici nelle macchine e che dovrebbe naturalmente risultare
1929 dalla generalizzazione del principio applicato al singolo punto materiale. Per Poncelet
1930 questa formula generale per le macchine ha il seguente aspetto:
"la somma dei lavori elementari sviluppati sia dalle diverse forze che producono la modificazione del
moto sia dalle forze d'inerzia che nascono da questa modificazione, è costantemente uguale a
zero."[in francese nel testo]
60 Accanto alle denominazioni già menzionate di moment d'activité (Carnot) e quantité d'action
(Poncelet, ma anche Coulomb, Navier ed altri; cfr. [Link], Oss.78 e 83), pure taluni altri fisici, come
Hachette (cfr. [Link], Oss.80), usarono il termine effet dynamique. La denominazione travail, a
prescindere da alcuni fisici che usavano il termine solo occasionalmente, venne adottata da Dupin già
contemporaneamente a Coriolis ( Géometrie et mechanique des arts et métiers, Parigi, 1826, [Link],
[Link], p. 471 e segg). Cfr. anche Poncelet, Cours de mécanique, § 6 (ed. 1874).
61 Calcul de l'effet des machines (Parigi, 1829), p. III: "Mi sono permesso ancora una leggera
innovazione chiamando forza viva il prodotto del peso per l'altezza dovuta alla velocità. Questa forza
viva non è che la metà del prodotto che fino ad oggi è stato designato con quel nome, vale a dire la
massa per il quadrato della velocità." [in francese nel testo]
62 Traité de la mécanique (Parigi, 1844), §§ 23-24.
63 Traité de la mécanique, § 26: "Essa (cioè questa equazione) ci insegna che per una durata
qualunque del moto, la differenza tra il lavoro motore ed il lavoro resistente, dovuti alle forze
applicate al punto materiale, è uguale all'accrescimento che ha preso la forza viva del mobile durante
questo tempo." [in francese nel testo]
64 Anche Carnot aveva già tentato - tuttavia in modo non ancora così esauriente come Poncelet e
Coriolis - di applicare la formula del lavoro alla scienza delle macchine (Cfr. l'ultimo capitolo dei
Principes fondamentaux).
1931
1932
1933 L'espressione a sinistra dell'uguale rappresenta, secondo Poncelet, l'incremento
1934 della forza viva, il cosiddetto lavoro dell'inerzia; con F df egli indica la quantità
1935 d'azione delle forze motrici le quali sarebbero destinate a produrre lavoro e vincere le
1936 resistenze, con R dr la quantità d'azione delle resistenze nocive, da ricondursi in modo
1937 particolare all'attrito, all'adesione ed alla rigidità delle funi; Q dq è, per Poncelet, il
1938 lavoro delle parti finali della macchina, m g il peso delle singole molecole della
1939 macchina, ± dh la componente verticale del loro moto in un elemento di tempo
1940 arbitrario 65.
1941 La formula di Poncelet coincide sostanzialmente con quella ottenuta da Coriolis.
1942 Questi indica con Tm la quantità di lavoro delle forze motrici, con Tr la quantità di
1943 lavoro consumata dalle resistenze esterne e per l'attrito prodotto dai corpi; con Tf egli
1944 intende la quantità di lavoro perduta per l'attrito interno delle macchine e con Tc quella
1945 perduta per gli urti. Allora, se ω è la velocità di una qualsiasi molecola del sistema, p il
1946 suo peso e ω0 la sua velocità iniziale, vale, secondo Coriolis, per il bilancio energetico
1947 in ogni macchina, la equazione:
1948
1949 Tuttavia, sotto particolari condizioni questa formula ammette, secondo Coriolis,
1950 ancora alcune semplificazioni. Così, se si considera un moto di più lunga durata la
1951 differenza tra i due termini a destra nell'equazione diventa piccola rispetto alle altre
1952 quantità di lavoro, e la formula originaria assumerebbe allora l'aspetto più semplice66:
1953
1954 Gli sforzi, densi di successo, della scuola francese, per edificare la meccanica
1955 tecnica su fondamenti energetici, rammentano sotto molti aspetti la prima, precoce
1956 fioritura dell'energetica, che si riallaccia particolarmente ai nomi di Leibniz e Johann
1957 Bernoulli. Come questi ricercatori subordinarono tutte le altre leggi fisiche al principio
1958 della conservazione della forza viva, quale sommo principio della scienza della natura,
1959 così, nell'edificio dottrinario dei tecnici francesi il principio della trasmissione del
1960 lavoro appare, nelle sue diverse formulazioni, contemporaneamente fondamento e
1961 coronamento di tutte le ricerche. Il principio della trasmissione del lavoro contiene in
1962 sè, come rileva Poncelet nell'introduzione alla sua meccanica industriale, in una forma
1963 particolarmente appropriata per le applicazioni tecniche, tutte le leggi che si
1964 riferiscono alle interazioni tra le forze. Il principio appare come un assioma, il quale si
1965 rende pienamente evidente da se stesso, e la cui dimostrazione appare superflua a chi
1966 abbia afferrato appieno il concetto di lavoro e gli sia chiaro che il lavoro, misurato in
67 Mécanique industrielle, p. VIII: “Il principio della trasmissione del lavoro comprende
implicitamente tutte le leggi dell'azione reciproca delle forze sotto un enunciato che ne facilita
infinitamente le applicazioni alla meccanica industriale, che si potrebbe chiamare la scienza del
lavoro delle forze e che, dati i primi passi dei giovani allievi nello studio, si presenta ad essi come un
assioma in qualche modo evidente di per sè, e la cui dimostrazione a loro sembra superflua, dato che
essi hanno bene afferrato cosa s'intende per lavoro meccanico, quantità d'azione, e che per essi è
chiaramente dimostrato che è questo lavoro che, ridotto in unità di una certa specie, rappresenta, nelle
arti, la vera espressione dell'attività delle forze."[in francese nel testo]
68 Traité de la mécanique, § 26: "Si potrebbe dunque chiamare la quantità il lavoro disponibile
racchiuso nel corpo."[in francese nel testo]
69 Mécanique industrielle, § 138:"L'inerzia della materia serve a trasformare il lavoro in forza viva e
la forza viva in lavoro; . . . l'inerzia serve ad immagazzinare il lavoro dei motori convertendolo in
forza viva, ed a restituirlo integralmente in seguito, allorché questa forza viva viene ad essere
distrutta contro delle resistenze. "[in francese nel testo] Cfr. § 134.
70 Col termine di lavoro immagazzinato, Poncelet intende sia l'effettiva energia cinetica come anche
l'energia potenziale dello stato. Così l'acqua, racchiusa nel serbatoio di un mulino, rappresenta una
determinata quantita di lavoro disponibile il quale, quando si faccia scorrere via l'acqua, si
trasformerebbe in forza viva. La forza viva, acquistata dalla massa d'acqua nel suo movimento verso il
basso, si ritrasformerebbe in una determinata quantità di lavoro allorché l'acqua aziona la ruota del
mulino. (Mécanique industrielle, § 138: "L'acqua racchiusa nel serbatoio di un mulino rappresenta
una certa quantità di lavoro disponibile che si cambia in forza viva allorché si apre la cateratta di
ritegno: a sua volta la forza viva acquistata da quest'acqua, in virtù della sua caduta dal serbatoio, si
cambia in una certa quantità di lavoro quando essa agisce contro la ruota del mulino ...") [in francese
nel testo]
71 Traité de la mécanique, § 25: "Si può dire che il lavoro , dovuto alle forze motrici
applicate al punto mobile durante tutta la durata del movimento fino alla sua estinzione, è trasmesso
tutto intero ai punti materiali che hanno prodotto le forze resistenti."[in francese nel testo]
1987 Come Johann Bernoulli72 anche Coriolis ha già accennato in talune idee ad una
1988 concezione sostanziale dell'energia; proprio il concetto, così familiare alla fisica
1989 moderna, di una migrazione o trasferimento dell'energia è stato già sviluppato da
1990 Coriolis in modo molto suggestivo. Egli confronta la trasmissione del lavoro mediante
1991 le macchine con la corrente di un liquido, che passando da un corpo all'altro si
1992 propagherebbe attraverso i punti di contatto. Quando un singolo corpo ne urta
1993 parecchi altri questo fluido si dividerebbe per così dire in molti rivoletti e, viceversa,
1994 esso si ricostituirebbe dalla riunione dei singoli rivoletti quando parecchi corpi ne
1995 urtano uno solo. Il fluido potrebbe altresì accumularsi in corpi singoli e rimanere
1996 immagazzinato in essi finché non gli venga offerta un'occasione per propagarsi.
1997 Questo fluido immagazzinato, questo lavoro di riserva, non sarebbe altro che la forza
1998 viva. I corpi in moto, riuniti in un sistema entro una macchina, formano quindi, per
1999 Coriolis, in seguito alla loro disposizione, per così dire, un canale, attraverso il quale il
2000 lavoro può nel modo più completo trasferirsi, scorrendo, verso i punti nei quali vi è
2001 necessità di esso73.
2002 Che poi al lavoro si debba attribuire anche l'importante proprietà della non
2003 creabilità, allo stesso modo come già Leibniz ed i suoi seguaci l'avevano assegnata
2004 alla forza viva, risultava di per sè completamente dalla concezione che i tecnici
2005 francesi avevano dell'essenza del lavoro. Il lavoro rappresenta, come illustra Coriolis,
2006 una quantità la quale non si può aumentare attraverso l'impiego delle macchine; infatti
2007 queste potrebbero variare solo il valore della forza, o del percorso, la distribuzione
2008 oppure la direzione delle forze, ma mai aumentare la quantità di lavoro74. Comunque,
2009 Coriolis non ritenne di poter affermare con altrettanta certezza l'indistruttibilità del
2010 lavoro; infatti egli generalmente considerava solo quei processi nelle macchine per i
2011 quali, in conseguenza dell'attrito e di altre circostanze, l'energia meccanica si trasforma
2012 in altra di diverso genere, senza che, tuttavia, il caso inverso si verifichi. Ma Coriolis
2013 pone espressamente in rilievo che la perdita di lavoro nelle macchine sarebbe tanto più
2014 piccola quanto minore fosse l'attrito, e quindi, qualora si avesse a che fare con
2015 macchine prive di attrito, si potrebbe considerare il lavoro come una grandezza
75 Ib.: "La porzione di questa quantità che le macchine possono riprodurre differisce tanto meno da
quella che esse hanno ricevuto, quanto meno sono da considerare gli attriti. Se si supponesse di poter
costruire delle macchine senza attrito, si potrebbe allora dire che il lavoro è una quantità che non si
perde."[in francese nel testo]
76 Mécanique industrielle, § 140, p. 104: "Siccome la porzione di velocità o di forza viva, distrutta
nell'urto, è stata realmente impiegata a vincere certe resistenze molecolari, e di conseguenza a
produrre un certo lavoro, noi avremmo potuto dire che la forza d'inerzia restituisce integralmente la
quantità di lavoro che è stata spesa per metterla in gioco: solamente che qui capita che una parte di
questo lavoro è, in certi casi, estranea all'opera che si tratta di produrre realmente, o non è affatto
considerata come facente parte dell'effetto utile . . ."[in francese nel testo]
77 Cfr. [Link], Oss.7.
78 "Résultats de plusieurs expériences destinées à déterminer la quantité d'action que les hommes
peuvent fournir pvr leur travail journalier suivant les différentes manières dont ils employent leurs
forces" [Risultati di parecchi esperimenti destinati a determinare la quantità d'azione che gli uomini
possono fornire per il loro lavoro giornaliero secondo i diversi modi in cui essi impiegano le loro
forze] in Mémoires de l'Institut II, 1799, pp. 380-428.
79 Traité élementaire des machines (2a ed., Parigi, 1819), § 23, pp. 16-17.
80 Calcul de l'effet des machines (Parigi, 1829), p. III.
81 Cfr. c. IX, Oss.20.
82 Cours de mécanique (Parigi, 1874), sez. I, § 6.
83 Resume des leçons sur l'application de la mecanique (Parigi, 1826), p. III, c. XI, pp. 264-265.
84 Géometrie et mécanique des arts et métiers, (Parigi, 1826), vol. III, lezione XV, p. 487.
85 Essenzialmente piu recente dell'unità e della misura della forza è il suo nome odierno di
"energia". Questo termine, che nella scienza compare per la prima volta nel sistema filosofico di
2041 Le ricerche dei tecnici francesi rimasero ancora del tutto limitate all'ambito della
2042 meccanica. Solo nell'epoca successiva ai lavori fondamentali di Mayer e Joule si estese
2043 il campo dell'energetica matematica. Nell'anno 1847 Hermann von Helmholtz, nel
2044 suo trattato Sulla conservazione della forza86 tentò per la prima volta di elaborare
2045 matematicamente i risultati della ricerca empirica degli ultimi anni. Helmholtz, nel suo
2046 trattato, ha cercato dapprima di formulare la legge della conservazione della forza
2047 meccanica e di ricavarla per via deduttiva dal principio dell'impossibilità di un
2048 perpetuum mobile87. Anche se poi negli anni successivi venne riconosciuta
2049 l'insostenibilità di questa derivazione88, più tardi ammessa anche dallo stesso
2050 Helmholtz, tuttavia la validità del lavoro risiede nel fatto che Helmholtz in esso ha per
2051 primo, coll'utilizzo di numerosi risultati sperimentali, esposto in maniera esattamente
2052 matematica l'equivalenza dell'energia meccanica colle altre forme di energia. Nello
2053 scritto Sulla conservazione della forza il metodo matematico-teoretico trovò per la
2054 prima volta la sua applicazione in modo unitario in tutto il campo della fisica, e
2055 perciò questo trattato costituisce una delle più importanti pietre miliari non solo nella
2056 storia dell'energetica ma anche e soprattutto nella storia della fisica.
Aristotele (col significato corrispondente ad "attualità") è stato comunque già usato da taluni fisici in
tempi remoti. Così, Johann Bernoulli in una lettera a Varignon (1717) chiamava energia il prodotto
di una forza per la proiezione di una traiettoria sulla sua direzione (Varignon, Nouvelle mécanique,
Parigi, 1725, vol. II, p. 174), e Young usava il termine energia nel senso di "forza viva" (cfr. c. VIII,
Oss.41). Tuttavia il termine trovò una diffusione generale - precisamente col suo odierno significato -
dopo la comparsa del trattato di Rankine "On the general law of the transformation of energy" (in
Philosophioal Magazine, (4) 5,1853, pp. 106-117).
86 Questo trattato venne presentato da Helmholtz nella seduta della Società di Fisica di Berlino il 23
luglio 1847. Esso appanve a Berlino nel 1847 e venne riprodotto in Klassikern der exakten
Wissenschaften di Ostwald (vol. 1).
87 C&. c. IV, Oss. 26.
88 Infatti questa derivazione riesce ad Helmholtz solo per vie traverse attraverso l'ipotesi che tutte le
forze in natura siano forze centrali. Questa ipotesi sorge, per Helmholtz, dalla non-creabilita della
forza, mentre dall'unica esistenza delle forze centrali seguirebbe, a sua volta, l'indistruttibilità della
forza. Ma ora già nell'anno 1848 Wilhelm Weber (in Poggendorffs Annalen der Physik, LXXIII,
1848, p. 193) aveva mostrato che anche le forze elettrodinamiche da lui ipotizzate soddisfacevano al
principio di conservazione della forza, nonostante che esse dipendessero non solo dalla distanza ma
anche dalla velocità e dall'accelerazione .
2057 IX. I FONDAMENTI SPERIMENTALI
2058 DELL'ENERGETICA
2059
2060
2061 Quanto più ampia divenne l'estensione nella quale trovava applicazione il
2062 principio di conservazione della forza, tanto maggiore fu l'importanza che, per lo
2063 sviluppo dell'energetica, dovettero assumere, accanto alle considerazioni filosofiche e
2064 matematiche, anche le indagini sperimentali. Infatti una teoria comune per i diversi
2065 fenomeni fisici era del tutto impossibile prima dell'edificazione della moderna legge
2066 dell'energia, e solo pochi rami della fisica possedevano, ancora nella metà del XIX
2067 secolo, una struttura teorica così solida come, in quasi tutti i tempi, fu proprio della
2068 meccanica. L'influsso del metodo sperimentale si accrebbe così coll'estensione della
2069 validità delle idee energetiche1; esso raggiunse il suo culmine allorchè si trattò di
2070 confermare la conclusione finale dell'energetica teorica, allorchè si trattò di dimostrare
2071 la costanza dei rapporti di trasformazione esistenti tra le singole, diverse, forme di
2072 energia.
2073 Che, fra tutti questi rapporti di trasformazione, si cercasse innanzitutto di
2074 determinare l'equivalente meccanico del calore, non aveva la sua ragione solamente
2075 nel fatto che nella teoria meccanica del calore si fosse resa evidente nel modo più
2076 nitido l'idea dell'unitarietà dei fenomeni naturali. Infatti è estremamente difficile
2077 osservare altri processi fisici, che non siano collegati a variazioni termiche. La somma
2078 di due quantità di energia di specie diversa può, per trasformazioni reciproche fra le
2079 due forme, di norma rimanere costante solo nel caso che una delle due quantità di
2080 energia sia di tipo termico; solo in questo caso è possibile una trasformazione
2081 equivalente delle due specie di energia. D'altra parte era anche del tutto naturale che si
2082 cercasse di porre in relazione la forza termica con quella forma di energia che fosse
2083 misurabile nel modo più semplice e più noto e più facile, e quindi si confrontasse
2084 l'energia termica con il lavoro corrispondente al sollevamento o all'abbassamento di un
2085 peso.
2086 Pertanto si rivelò come problema fondamentale dell'energetica sperimentale il
2087 compito di accertare il numero di unità meccaniche di lavoro che fossero equivalenti
2088 all'unità di calore. Se si fosse riusciti a dimostrare che questo numero, sotto le più
2089 diverse circostanze e condizioni, è comunque sempre lo stesso, allora il principio di
2090 conservazione della forza sarebbe stato dimostrato sperimentalmente, beninteso, entro
2091 i limiti del possibile. Ora, due modi contrapposti di pròcedere offrono al fisico la
2092 possibilità di determinare l'equivalente meccanico del calore: la produzione di energia
2093 meccanica dal calore e, viceversa, la generazione di energia termica dal lavoro
2094 meccanico. Su questi due eventi si fondavano i diversi procedimenti che i fisici
2095 adottarono per la determinazione dell'equivalente.
2096 La produzione di energia meccanica dal calore si poteva osservare nel modo
2097 migliore nei gas e nei vapori. Già nell'anno 1788 Erasmus Darwin si accorse che un
2098 termometro, investito dall'aria emessa da un compressore, indicava un abbassamento
12 "Bemerkungen Über die Kräfte der unbelebten Natur" [Osservazioni sulle forze della natura
inanimata] (in Mechanik der Warme, edito da Weyrauch, Stoccarda, Stoccarda, 1893), p. 29
13 Die organische Bewegung (edito da Weyrauch), p. 55: "Un centimetro cubico di aria atmosferica a
0° e 0, 76m di barometro, pesa 0, 00139; riscaldata di 1° a pressione costante, l'aria si dilata di 1/274
del suo volume, e quindi solleva di 1/274cm una colonna di mercurio di base 1 centimetro quadrato
ed altezza 76cm. Il peso di questa colonna ammonta a 10339. Il calore specifico dell'aria atmosferica
a pressione costante, posto quello dell'acqua = 1, è, secondo Delaroche e Bérard = 0,267; la quantità
di calore che il nostro centimetro cubico assorbe per passare da 0° a 1° a pressione costante è quindi
uguale al calore con cui 0,0013 x 0,267 ovvero 0,0003479 di acqua vengono aumentati di 0°.
Secondo Dulong, cui fa seguito su questo punto la maggioranza dei fisici, la quantità di calore
aszorbita dall'aria a volume costante sta a quella assorbita a pressione costante nel rapporto 1: 1,421;
su questa base la quantità di calore che, a volume costante, aumenta di 1° il nostro centimetro cubico
di acqua, viene calcolata 0,00037/1,421= 0,000244° Di conseguenza è con il dispendio della
differenza 0,000347—0,000244 = 0, 000103° di calore, che il peso P = 10339 viene sollevato di h =
1/274cm. Per conversione da queste cifre si trova allora
(Coll'utilizzo dei valori trovati da Régnault, Mayer avrebbe ottenuto per l'equivalente il valore
425gm.)
14 Über die Wärme und Elastizität der Gaae und Dämpfe (Mannheim 1845), § 1, p. 7.
2151 ma con a il valore numerico del lavoro, espresso in kgm, che viene fornito dall'unità di
2152 calore (la g-caloria) all'atto del suo ingresso nel gas15. Considerazioni teoriche,
2153 analoghe a quelle formulate da Robert Mayer, condussero ora Holtzmann alla formula
2154 finale che gli permise il calcolo della costante a . Essa appare come:
2155
2156 Con cp e con cv Holtzmann intende in questo caso i calori specifici a pressione
2157 costante ed a volume costante, con σ la temperatura, misurata in gradi Celsius, al di
2158 sopra del punto di congelamento dell'acqua. Da questa formula, usando i risultati
2159 ottenuti da Delaroche e Bérard, risultò il valore medio di 374gm/19cal. Ma lo stesso
2160 Holtzmann ammette che i dati sperimentali da lui utilizzati sono ancora molto
2161 incompleti e che il vero valore dell'equivalente potrebbe essere anche di 40 unità più
2162 grande o più piccolo 16.
2163 Nel medesimo anno in cui apparve il trattato di Holtzmann, anche Joule
2164 pubblicò i risultati di una serie di esperimenti relativi alle variazioni termiche per
2165 condensazione e rarefazione dei gas, e che gli fornivano per l'equivalente meccanico
2166 del calore il valore medio di 436kgm17.
2167 Sul lavoro di espansione del vapore che si raffredda si fondavano le indagini
2168 sperimentali di Carnot e Séguin, le quali, anche se originariamente non avevano di
2169 mira la determinazione dell'equivalente del calore, fornirono comunque molti dati la
2170 cui combinazione consentì senz'altro il calcolo di questo rapporto. Sadi Carnot, nelle
2171 sue Riflessioni sulla potenza motrice del fuoco, comunicò, come risultato delle sue
2172 ricerche, la nozione che "1000 unità di calore, nel passaggio da un corpo mantenuto
2173 ad 1° ad un altro a 0°, produrrebbero 1,395 unità di forza motrice"18. Ma, ora, il
2174 lavoro meccanico che può essere fornito in un processo del genere è, in ogni caso,
2175 uguale al prodotto della quantità di questa energia termica per la sua diminuzione
2176 d'intensità. Ma questa quantità, in questo caso l'entropia, si ottiene se si divide la
2177 quantità di calore per la temperatura assoluta, ossia per 274; la diminuzione d'intensità
2178 ammonta a 1° C. Dal valore indicato da Carnot (1,395) risulterebbe quindi per
2179 l'equivalente meccanico del calore il valore di circa 380kgm19.
2180 Con questa grandezza mostra ora una vistosa coincidenza un altro numero, che
2181 si trova nelle comunicazioni manoscritte postume di Carnot. Infatti, come afferma
2182 Carnot in questi appunti pubblicati solo nel 1878, in base ad alcune idee che egli si era
2183 formato sulla teoria del calore, la produzione di un'unità di forza motrice dovrebbe
2184 richiedere la distruzione di 2,70 unita di calore20. Siccome Carnot sceglie come
15 ib § p. 8.
16 ib., § 8, p. 12.
17 "On the changes of temperature produced by the rarefaction and condensation of air", in
Philosophical Magazine, (3) 26, 1845, pp. 369-383.
18 Réflexions sur la puissance motrice du feu, p. 82.
19 Carnot, nel suo trattato, riporta ancora altri due dati: 1000 unità di calore, agendo sul vapor
d'acqua, nel passaggio da un corpo mantenuto a 100° ad un altro a 99° produrrebbero 1,112 unità di
forza motrice; agendo su vapor d'acqua tra 1° e 0°, 1, 290 unità di forza motrice (Réflexions, p. 84 e
86). Dal primo dato risulterebbe per l'equivalente meccanico del calore il valore di 414kgm, dal
secondo il valore di 353kgm.
20 Réflexions sur la puissance motrice du feu, (Parigi, 1878), p. 95: "In seguito ad alcune idee che mi
sono formato sulla teoria del calore, la produzione di un'unità di potenza motrice necessita la
2185 unità di forza motrice la Dynamya (1000kgm), la sua determinazione dell'equivalente
2186 del calore - la prima nel suo genere, sulle cui procedure di calcolo noi possiamo,
2187 purtroppo, formulare soltanto supposizioni - diede come risultato il valore di
2188 370kgm/1kcal21.
2189 Anche Séguin pubblicò, in una sua opera Sull 'importanza delle ferrovie
2190 apparsa nel 1839, numerosi dati sperimentali relativi alla trasformazione reciproca
2191 dell'energia meccanica e termica. Egli raccolse in una tabella i valori, misurati in
2192 kilogrammetri, del lavoro fornito da un metro cubo di vapore d'acqua per
2193 raffreddamento tra diverse temperature22. La sua tabella consente ora, utilizzando i
2194 valori del peso specifico e del calore specifico del vapore d'acqua, di calcolare il lavoro
2195 corrispondente al raffreddamento di 1° C per lg d'acqua. Séguin stesso ha raccolto i
2196 risultati di questo calcolo in un breve articolo apparso nel 1847. Per l'equivalente
2197 meccanico del calore risulterebbero per Séguin, in base ai dati da lui pubblicati
2198 nell'anno 1839, e relativi a raffreddamenti di 20° per volta, i seguenti valori:
2199
2200
2201 Per raffreddamento fra 180° e 160° 395gm,
2202 fra 160° e 140° 412gm,
2203 fra 140° e 120° 440gm,
2204 fra 120° e 100° 472gm,
2205 fra 100° e 80° 529gm;
2206 in media, dunque, 449gm23,24.
2207 I fisici che avevano cercato di determinare l'equivalente del calore col secondo
2208 metodo fondamentale, precisamente attraverso una trasformazione di lavoro
2209 meccanico in energia termica, utilizzarono nei loro esperimenti quasi esclusivamente
2210 l'effetto dell'attrito. Che all'attrito sia sempre collegato uno sviluppo di calore è un
2211 dato di fatto, che era già noto a molti dei fisici dell'antichità, e che veniva addotto da
2212 quasi tutti i seguaci della teoria meccanica del calore a sostegno della loro teoria. Il
2213 primo che fece il tentativo di misurare il calore prodotto per attrito, e di determinare in
2214 tal modo la legge del suo sviluppo, fu il Conte Rumford. Egli trapanò un cilindro di
2215 metallo da cannoni con un trapano in rapida rotazione e misurò con grande precisione
2216 sia l'innalzamento di temperatura intervenuto durante l'esperimento sia pure tutte le
2217 altre grandezze che apparivano giocare un certo ruolo nell'esperimento, come la
distruzione di 2,70 unità di calore .... ogni unità di potenza motrice, o dynamia, rappresenta il peso di
1 metro cubo d'acqua sollevato ad 1 metro d'altezza." [in francese nel testo]
21 La deterrninazione dell'equivalente del calore, da parte di Carnot, deve cadere tra il 1824 (anno
della pubblicazione delle ReflezionJ) ed il 1832 (anno della morte di Carnot).
22 De l'influence des chemins de fer (Parigi 1839), p. 389.
23 "Note à l'appui de l'opinion émise par Mr. Joule sur l'identité du mouvement et du calorique", in
Comptes rendus XXV, 1847, pp. 420-422.
24 Séguin nel suo lavoro fornisce anche l'indicazione imprecisa che la quantità di calore che una
quantità di vapore fornirebbe per un raffreddamento di 20°, sarebbe all'incirca la trentesima parte di
quella quantità di calore necessaria per produrre la stessa quantità di vapore dall'acqua liquida. Ora,
da questo dato, Tait, utilizzando la tabella di Séguin, calcola un equivalente di 650kgm (“On the
history of thermodynamics" in Phil. Mag., (4) 28, 1864, p. 288). Già prima, Joule, dai dati forniti
dalla tabella di Séguin, aveva calcolato l'equivalente del calore in 363kgm ("Note on the history of the
dynamical theory of heat" in Phil. Mag., (4) 24, 1862, pp. 121-122), tuttavia lui stesso ammise più
tardi che il suo calcolo era affetto da un errore, in quanto egli nella tabella di Séguin aveva scambiato
gradi con calorie (Phil. Mag., (4) 28, 1864, p. 150).
2218 dimensione del foro, la velocità di rotazione e la pressione del trapano 25. La
2219 determinazione dell'equivalente meccanico del calore era comunque ben lungi dalle
2220 intenzioni di Rumford26.
2221 Dopo alcuni tentativi di minor importanza di Haldat27 e Morosi28 l'idea di
2222 Rumford venne ripresa dal fisico danese Ludovico Augusto Colding. Ancor prima
2223 dell'anno 1843 egli impostò una serie di esperimenti sul calore prodotto per attrito, nei
2224 quali egli faceva variare ad arbitrio il carico e la velocità del suo apparato, costruito a
2225 mo' di slitta, ed infine anche il materiale della base sulla quale l'apparato veniva mosso.
2226 Egli trovò allora, che il rapporto tra il calore prodotto ed il lavoro meccanico
2227 effettuato sarebbe indipendente dalla variazione di tutte queste condizioni accessorie,
2228 ed ottenne come valore medio per questo rapporto il valore 350kgm/1kcal29.
2229 Joule cercò di determinare l'equivalente del calore dall'attrito reciproco tra
2230 corpi liquidi e solidi. Nel suo primo esperimento di questo genere (1843) egli fece
2231 lavorare uno stampo variamente forato in un recipiente pieno d'acqua e misurò la
2232 quantità di calore conseguentemente sviluppata; come valore probabile del rapporto di
2233 trasformazione questi esperimenti diedero 770 in unità piede, libbra e gradi Fahrenheit,
2234 corrispondenti alla nostra misura odierna di 423 kgm30. Nei suoi esperimenti
2235 successivi, Joule mise in rotazione una ruota a pale in acqua o in altri fluidi. Mentre i
2236 primi esperimenti di questo genere conducevano ancora al risultato impreciso di 488,3
2237 kgm31, gli esperimenti successivi dell'anno 1847 fornivano valori abbastanza precisi
2238 per l'equivalente, precisamente 428, 8 kgm per l'attrito nell'acqua e valori alquanto più
25 "An enquiry concerning the source of the heat which is excited by friction" in Philosophical
Transactions, 1798, pp. 80-102.
26 Joule, più tardi, ha cercato di dimostrare ("On the mechanical equivalent of heat" in Philosophical
Transactions, 1850, pp. 61-82) che Rumford per primo avrebbe calcolato l'equivalente meccanico del
calore; è questa un'opinione che uno storico che ragioni con obiettività - per Joule si trattava
soprattutto di sminuire i meriti di Mayer - non può condividere. Secondo Rumford infatti il calore
prodotto dal trapano nell'arco di due ore e mezza sarebbe in grado di portare all'ebollizione 26,58
libbre di acqua alla temperatura del ghiaccio ed annota, solo di passaggio, che "il trapano si sarebbe
anche potuto azionare facilmente con un cavallo, anche se, per alleggerire il lavoro, i cavalli
impiegati sono stati due" ("Enquiry" in Phil. Trans., 1798, p. 95: "il macchinario usato
nell'esperimento poteva facilmente essere messo in rotazione dalla forza di un cavallo (sebbene, per
rendere più leggero il lavoro, i cavalli impiegati furono effettivamente due.)"[in inglese nel testo]
Naturalmente Rumford, con queste parole, era ben lungi dall'intenzione di fornire un'indicazione con
la stessa precisione come gli altri dati. Joule, comunque, crede di poter senz'altro concludere dalle
osservazioni di Rumford, che questi pose la summenzionata quantità di calore uguale al lavoro fornito
nel tempo di 2 ore e 1/2 da un valore di 33000 libbre x piede al minuto (in quanto tale aveva stimato
Watt la potenza di un cavallo). Rumford quindi, secondo Joule, avrebbe determinato l'equivalente
meccanico del calore in 1034 libbre x piede (riferito ai gradi Fahrenheit) ovvero, secondo la nostra
misura odierna, 567k9m.
27 "Sur la chaleur produite par le frottement", in Journal de PhyJsique, LXV, 1807, p. 16-27.
28 "Di alcuni sperimenti sull'eccitamento del calorico mediante la confricazione dei corpori" Milano,
Memorie dell'I.R. Istituto del Regno Lombardo- Veneto, III, 1824, pp. 137-147.
29 Colding pubblicò dapprima i risultati delle gue indagini (1843) nei trattati della Reale Società in
Copenhagen sotto il titolo Nogle Soetninger om Kroefterne. Circa la storia della sua scoperta riferisce
Colding stesso nell'Anno 1864 nel Philosophical Magazine (cfr. c. II, Os9. 38).
30 "On the calorific effects of magneto-electricity" cfr. c. II, Oss. 38.
31 "On the existence of an equivalent relation between heat and the ordinary forms of mechanical
power" in Philosophiacal Magazine, (3) 27, 1845, pp. 205-207.
2239 alti per l'attrito nel mercurio ed in olio di spermaceti [balena, capodoglio, n.d.t.]32. La
2240 serie degli esperimenti dell'anno 1850 diede come migliore valore medio 423, 6kgm 33.
2241 Un secondo procedimento, il quale accanto al metodo dell'attrito consentiva la
2242 trasformazione più completa possibile di lavoro meccanico in energia termica, è stato
2243 utilizzato da Joule nei suoi primissimi esperimenti per la determinazione
2244 dell'equivalente del calore, pubblicati nell'anno 1843. Mediante lavoro meccanico egli
2245 produceva dapprima correnti elettriche e successivamente confrontava il lavoro
2246 originariamente impiegato con la quantità di calore sviluppata dalla corrente34. Joule
2247 inserì fra i poli di un forte elettromagnete un recipiente pieno d'acqua, nel cui interno si
2248 trovava un piccolo elettromagnete, e pose questo recipiente in rapida rotazione
2249 mediante un peso in caduta. In tal modo potè misurare facilmente la quantità di calore,
2250 prodotta dalle correnti indotte per la rotazione, nell'elettromagnete. Uguagliando
2251 questa quantità di calore al lavoro fornito dal peso in caduta, Joule arrivò così alla
2252 conclusione che "la quantità di calore necessaria per elevare di 1° Fahrenheit la
2253 temperatura di una libbra di acqua sia trasformabile nella quantita di forza meccanica,
2254 ad essa equivalente, in grado di innalzare 838 libbre ad un'altezza perpendicolare di 1
2255 piede"35,36. In questa proposizione Joule, dopo che invero era stato preceduto dalla
2256 determinazione dell'equivalente da parte di Carnot, rimasta sconosciuta, e dai calcoli di
2257 Mayer basati su altri dati, ha comunque enunciato per primo, in base ad osservazioni
2258 autonome ed appositamente rivolte a questo scopo, l'equivalenza delle due diverse
2259 forme di energia.
32 "On the mechanical equivalent of heat, as determined by the heat evolved by the friction of fluids"
in Phil. Mag., (3) 31, 1847, pp. 173-176.
33 "On the mechanical equivalent of heat" in Philosophical Transactions, 1850, pp. 61-82.
34 Joule, con questi esperimenti, perseguiva anche lo scopo di stabilire le relazioni che intercorrono
fra l'intensità della corrente ed il calore da essa sviluppato. Già nell'anno 1841 egli dimostrava
sperimentalmente che il calore prodotto dalla corrente sarebbe proporzionale al prodotto della
resistenza per il quadrato dell'intensità della correntc ("On the heat evolved by metallic conductors of
electricity, and in the cells of a battery during electrolysis" in Phil. Mag., (3) 19, 1841, pp. 260-277).
- Prima di Joule, solo Davy aveva intrapreso importanti esperimenti sullo sviluppo galvanico di
calore. Costui, nell'anno 1821, trovò che metalli diversi, di uguale lunghezza e spessore, si
riscaldavano diversamente, ed in base a questi esperimenti ordinò i metalli secondo la loro
conducibilità ("Further researches on the magnetic phenomena produced by electricity; with some
new experiments on the properties of electrified bodies in their relations to conducting powers and
temperature" in Philosophical Transactions, 1821, pp. 425-440). - Che la quantità di calore prodotta
nella scarica elettrostatica sia proporzionale al quadrato della quantità di elettricità, era già stato
sperimentalmente dimostrato da Riess nell'anno 1838 ("Über die Erwärmung im Schliessungsbogen
der electrischen Batterie" [Sul riscaldamento nell'arco di scarica della batteria elettrica], in
Poggendorffs Annalen der Physik, XLIII, 1838, pp. 47-87).
35 "On the calorific effects of magneto-electricity and on the mechanical value of heat" in Phíl. Mag.,
(3) 23, 1843 (pp. 263- 270, pp. 347-355, pp. 435-440). p. 441: "La quantità di calore in grado di
accrescere la temperatura di una libbra di acqua di un grado della scala Fahrenheit è uguale a, e può
essere convertita in, una forza meccanica in grado di sollevare 838 libbre all'altezza perpendicolare di
un piede."[in inglese nel testo]
36 Secondo la misura in uso oggi, questo darebbe per l'equivalente il valore di 460kgm/1kca1.
2260 X. CONSIDERAZIONI FINALI
2261
2262 La storia del principio di conservazione della forza, come ci insegna la
2263 considerazione della sua progressiva evoluzione, non è affatto limitata al secolo XIX,
2264 bensì è altrettanto vecchia come la storia della fisica stessa. Dal convincimento della
2265 costanza della materia scaturisce ben presto la nozione che anche lo stato d'attività
2266 della materia deve conservarsi invariato. Nel principìo d'inerzia questa nozione ci
2267 balza incontro nella sua forma più semplice ed esatta. La valorizzazione dell'idea
2268 della compensazione rende possibile l'estensione della legge di persistenza ad un
2269 sistema arbitrario di molti corpi anche nel caso che le energie cinetiche dei singoli
2270 corpi siano sottoposte a variazioni. Coll’introduzione del concetto di forza motrice
2271 latente viene inclusa nella legge di conservazione, accanto alla cinetica, anche l'energia
2272 potenziale meccanica e, attraverso l'ipotesi molecolarmeccanica dell'energia, il
2273 campo di validità del principio viene esteso anche ai fenomeni di urto anelastico.
2274 Nell'energia cinetica totale dell'universo vengono così a poco a poco incluse anche le
2275 vibrazioni delle molecole dei corpi e, successivamente anche quelle dell'etere, e
2276 considerando ora questi moti come luce e calore, appare immediatamente assodata la
2277 reciproca trasformazione equivalente tra energia meccanica, termica, e
2278 successivamente anche ottica. Sotto l'influsso dell’idea unitaria, la legge di
2279 conservazione della forza, che originariamente costituiva solo un principio della
2280 meccanica, diventa un principio fondamentale per l'intero campo della scienza della
2281 natura interpretabile meccanicisticamente. La legge di conservazione della forza,
2282 comunque, assurge a principio fisico universale solo allorché l'idea della
2283 conservazione trova la sua applicazione anche alle trasformazioni della forza
2284 magnetica, elettrica e chimica. Nella configurazione del principio di conservazione
2285 della forza si può facilmente distinguere una serie di gradi di sviluppo; essi vengono,
2286 nel modo più chiaro, caratterizzati dalle formulazioni che il principio ebbe nei diversi
2287 stadi del suo sviluppo e che (con differente terminologia) si potrebbero esprimere nel
2288 modo seguente:
2289 I. l'energia cinetica di un singolo corpo abbandonato a se stesso, rimane
2290 costante (Galilei).
2291 II. l'energia cinetica totale di un sistema, nonostante tutte le variazioni subite
2292 dalle energie dei singoli corpi, rimane tuttavia, per tutti gli eventi meccanici,
2293 costante in seguito alle continue compensazioni reciproche tra queste
2294 variazioni (Cartesio; successiva formulazione di Leibniz, migliorata) .
2295 III. la somma dell'energia meccanica attuale e quella latente, è una grandezza
2296 costante in tutti gli eventi meccanici (Leibniz).
2297 IV. in tutti gli eventi meccanici (e precisamente anche per l'urto anelastico) la
2298 somma delle energie meccaniche delle masse e delle molecole rimane invariata
2299 (Leibniz).
2300 IV b. la somma dell'energia meccanica e dell'energia termica rimane costante
2301 anche per trasformazioni reciproche delle due forme di energia (Rumford) .
2302 V. le forze vive, possedute dalle masse ponderabili, dalle loro molecole e
2303 dall'etere, rappresentano nella loro somma una grandezza invariabile
2304 (Rumford).
2305 V b. la somma delle energie meccanica, termica e ottica rimane invariata per
2306 tutte le trasformazioni reciproche di queste specie di energia (Fresnel).
2307 VI. in tutti i processi fisici e chimici la somma di tutte le forme di energia
2308 rimane invariata1.
2309 Dal punto di vista di una considerazione storica la questione di chi sia lo
2310 "scopritore" del principio dell’energia appare quindi abbastanza priva d'importanza,
2311 anche se questo problema è stato trattato in molte ricerche, purtroppo solo di rado
2312 pienamente obiettive, anche se esso costituì per lunghi anni l'oggetto di una polemica
2313 condotta con insolita violenza2 e trovò pure le risposte più strane. Infatti i ricercatori
2314 che introdussero le prime formulazìoni del principio dell'energia, come Cartesio, come
2315 Rumford, ma sopratutto come Leibniz, il quale formulò e mise in chiaro i concetti
2316 più importanti dell'energetica moderna e colle sue ricerche diede vita ad una vera
2317 fioritura dell'energetica già alle soglie del XVIII secolo, questi ricercatori meritano
2318 certamente nella storia dell'energetica un posto altrettanto onorevole come i fisici che
2319 attorno alla metà del XIX secolo impostarono esperimenti e calcoli sulle relazioni
2320 reciproche tra calore e lavoro meccanico.
2321 Il grande merito di aver per primi oltrepassato la penultima formulazione del principio
2322 dell'energia, e di avere con ciò operato la transizione all'ultima formulazione della
2323 legge, bene spetta senza dubbio a Mohr e Faraday, i quali giunsero per primi al
2324 convincimento che la legge di conservazione della forza possiede una validità illimitata
2325 in tutte le parti della flsica3.
2326 Questi punti di vista ottennero tuttavia un fondamento esatto ed una
2327 rappresentazione completa solo attraverso i lavori di Mayer, Joule ed Helmholtz, i
2328 quali posero chiaramente in evidenza l'importanza fondamentale del principio
1 La graduale edificazione del principio dell'energia e lo sviluppo delle idee fondamentali in esso
riunite è illustrato nelle Tavole inserite in questo capitolo.
2 I Comptes rendus riportarono, per la prima volta negli anni 1847-1849 (vol. da 25 a 29) in una
serie di lettere, una polemica fra Joule e Mayer, nel corso della quale Joule faccva riferimento anche
alla. produzione di Rumford, di Davy e, particolarmente, di Séguin, Per demolire le pretese di priorità
di Mayer. Lo spunto per l'insorgere di una nuova polemica venne offerto da una conferenza tenuta da
Tyndall nell'anno 1862 nella quale egli indicava i meriti di Robert Mayer (Philosophical Magazine,
[4] 24, 1862, pp. 173-176). Al tentativo di Tyndall di far conoscere anche in Inghilterra la
produzione di Mayer si opposero nel modo più deciso Thomson e Tait in un articolo che essi
pubblicarono in un periodico religioso molto diffuso, del tutto estraneo alla fisica, sotto la rubrica
"Good Words"; quivi essi respingevano ogni merito di Mayer e Celebravano Joule come fondatore
della legge dell'energia. Questo articolo condusse ad una polemica, protratta per lungo tempo, ed
anche non priva di offese personali, tra Tyndall e i due figici Thomson e Tait (Phil. Mag., 1863-
1864; cfr. anche lo Sketch of Thermodynamics di Tait, Londra, 1868). La polemica raggiunse il suo
culmine colla scoperta di Tait, di piena soddisfazione per il 'patriottismo scientifico', che il vero
scopritore della legge dell’energia fosse l'inglese Newton (cfr. c. V, Oss.15).
Sull'altro lato stavano, di fronte alle pubblicazioni di Tait, alcuni lavori i quali cercavano, in modo
altrettanto astioso, di porre in dispregio le produzioni di Joule e di Helmholtz, come Tait faceva per i
lavori di Mayer (cfr. p. es., Eugen Dühring, Robert Mayer, der Galilei des 19. Jahrhunderts,
Chemnitz 1880; un libro meritevole di un certo interesse soltanto Come abbondante raccolta
d'insulti). - Colding avanzava le sue pretese di priorità solo nell'anno 1864. Holtzmann non ha mai
Contrastato la priorità di Mayer (cfr. la sua Mechanische Wormetheorie, Stoccarda 1866), tanto meno
Mohr (cfr. la sua Allgemeine Theorie der Bewegung, Braunschweig 1869, pp. 80-84). Helmoltz non
ha apprezzato molto la produzione di Mayer, tuttavia ha riconosciuto appieno i meriti di Joule nel
fondamento sperimentale dell'energetica.
3 A Séguin ed Holtzmann spetta invero solo il merito di aver configurato in maniera più esatta una
precedente formulazione del principio dell'energia che era già stata avanzata da Rumford. Anche a
Colding, le cui pubblicazioni, del resto, avevano già preceduto il primo lavoro di Mayer e l'articolo di
Mohr, mancava ancora una sintesi panoramica di tutte le idee importanti per la legge dell'energia.
2329 dell'energia e gli conferirono, con ciò, il suo aspetto e la sua validità odierni.
2330 Nondimeno, questo merito non può essere attribuito singolarmente a nessuno dei tre
2331 ricercatori. Il fondamento della moderna energetica potè essere solo il risultato del
2332 lavoro comune del filosofo speculatore della natura, dell'empirico sperimentale e del
2333 teorico analizzatore. Infatti, siccome il principio dell'energia è destinato a dominare,
2334 come suprema legge, tutti i fenomeni fisici, e come esso deve pertanto riunire in sè
2335 tutti i motivi più importanti della ricerca nella natura, cosi esso potè acquisire un
2336 aspetto chiaro e duraturo solo sotto l'influsso di tutti e tre i metodi, la cui stretta
2337 cooperazione soltanto, può rendere possibile un progresso nella fisica veramente
2338 grande.
2339 APPENDICE
2340
2341
2342 ANALISI STORICA
2343 DEL PRINCIPIO DELL'ENERGIA
2344
2345
2346 (Conferellza tenuta all’80a Assemblea dei medici e ricercatori della natura, Colonia
2347 1908; riprodotta dagli Ostwalds Annalen der Naturphilosophie, vol. VII, 1908.)
2348
2349
2350 Da tre motivi, che in tutti i tempi costituirono le più potenti molle motrici della
2351 ricerca scientifica, sono scaturite le idee che appaiono riunite nel massimo principio
2352 della fisica moderna, nel principio di conservazione dell'energia. L'individuare il
2353 permanente nel mutare dei fenomeni, l'invariabile in mezzo a tutte le variazioni, fu
2354 fin dai tempi più antichi un problema fondamentale della filosofia della natura; ma tutto
2355 il pensiero umano è caratterizzato dallo sforzo di porre in una connessione, la più
2356 stretta possibile, la molteplicità dei fenomeni che si offrono alla nostra percezione, ed
2357 in tal modo proiettare, per così dire, nel mondo esteriore l'unità del nostro mondo
2358 interiore.
2359 Attraverso questi due motivi sono anche definiti i supremi traguardi ai quali la
2360 fisica dovette aspirare durante il suo sviluppo. Nella fissazione di quelle grandezze che
2361 si rivelano come invarianti di fronte alle molteplici variazioni di altri valori, trova la
2362 sua espressione fisica l'idea della costanza; ma il bisogno di unità dello spirito
2363 indagatore trova il suo appagamento nella nozione dell'unitarietà e dell'omogeneità
2364 che concatenano fra loro i più diversi fenomeni della natura.
2365 Una posizione intermediatrice fra l'idea della costanza e quella dell'unità è
2366 occupata dal terzo motivo dell'energetica. E’ l'idea della compensazione, la quale,
2367 attraverso il più accurato rilevamento delle relazioni intercorrenti fra causa ed effetto,
2368 rappresenta propriamente una forma più precisa dell'idea universale della causalità.
2369 L'idea della costanza, alla quale toccò il ruolo più importante nell'edificazione
2370 del principio dell'energia, appare prima fra tutti nell'idea ancora indefinita della
2371 conservazione della sostanza, nella quale dobbiamo scorgere l'origine comune dei
2372 principi di conservazione della forza e di conservazione della materia. Tuttavia,
2373 siccome nei tempi più remoti la materia appariva quasi senza eccezioni come sostanza,
2374 l'energia invece, nella forma di moto o facoltà d'azione, appariva come uno stato della
2375 sostanza, cominciò allora così dapprima, e precisamente già nella filosofia ellenica, a
2376 svilupparsi il principio della costanza della materia, dal quale solo più tardi venne
2377 diramandosi il principio dell'energia.
2378 Infatti quanto più chiare, attraverso la progressiva evoluzione del concetto di
2379 sostanza, divennero le relazioni esistenti tra sostanza e forza, tanto più chiaramente si
2380 dovette riconoscere la necessità di una integrazione della quale abbisognava il
2381 principio di conservazione della materia. Ma un'integrazione essenziale poteva essere
2382 costituita soltanto da un'ipotesi, di per sè analoga a questo principio, la quale
2383 evidenziava l'invariabilità dello stato più importante della materia: la conservazione
2384 del suo stato di attività. Ora, siccome l'espressione più appropriata e semplice
2385 dell'attività della materia riguardava il suo movimento, così anche il principio di
2386 conservazione della forza appare, nella sua forma originaria, come concetto della
2387 costanza degli eventi meccanici.
2388 Il caso più semplice in cui questo concetto può evidenziarsi è rappresentato da
2389 un singolo moto oppure da un sistema di moti singoli coesistenti ma indipendenti
2390 l'uno dall'altro. Applicata a sistemi di tale genere, l'idea della conservazione della forza
2391 appare, già nell'antichità, accennata in due diverse ipotesi, una delle quali aveva per
2392 contenuto l'indistruttibilità degli eventi astronomici, mentre l'altra affermava l'eternità
2393 del moto degli atomi. Un'espressione chiara e di validità universale per l'ipotesi della
2394 conservazione del moto singolo si ritrova nella legge dell'inerzia, che rappresenta il
2395 più semplice caso particolare del principio dell'energia.
2396 Il progressivo riconoscimento del potere di persistenza dovette ora ben presto
2397 condurre ad una generalizzazione della legge dell'inerzia. Infatti, se il moto di un
2398 singolo corpo, abbandonato a sè stesso, rimane invariato, era allora evidente l'idea che
2399 anche la totalità di moti, presente in un universo da considerarsi chiuso, non fosse
2400 suscettibile nè di aumento nè di diminuzione.
2401 Ma in questa forma allargata, l'idea della costanza non poteva lasciare fuori
2402 considerazione le interazioni esistenti fra i singoli moti; in tal modo essa doveva
2403 condurre alla prima e più semplice applicazione dell'idea della compensazione. Infatti
2404 l'apparente contraddizione esistente tra l'ipotesi allargata e le variazioni meccaniche
2405 continuamente osservabili, potè essere risolta solo attraverso l'idea che ad ogni
2406 diminuzione da una parte corrispondesse un aumento di uguale entità dall'altra; solo in
2407 seguito a questa premessa era possibile l'idea che la forza motrice, che appare legata
2408 alle singole parti della materia ma in queste sottoposta a continue variazioni,
2409 rappresentasse comunque una grandezza invariabile nella sua totalità.
2410 Il compito successivo della fisica consisteva ora nel fissare una grandezza,
2411 matematicamente definibile ed altrettanto misurabile come la quantità di sostanza,
2412 nella cui invarianza l'idea della conservazione, allargata dall'idea della compensazione,
2413 potesse trovare un'esatta espressione. Alle due soluzioni, cui condusse il problema
2414 della misurazione esatta della forza, corrispondono anche le due leggi meccaniche di
2415 conservazione. La più remota, formulata da Cartesio, scorgeva la conservazione della
2416 forza nell'invariabilità della somma delle quantità di moto; l'altra legge, fondata da
2417 Leibniz, appare, come principio di conservazione della forza viva, per lungo tempo
2418 come l'effettivo sostegno delle idee energetiche. Infatti, quantunque questo principio
2419 esprimesse originariamente solo la costanza della forza nel caso dell'urto elastico, esso
2420 subì tuttavia presto un'essenziale estensione sotto l'influsso delle idee che scaturivano
2421 dal concetto della compensazione e che trovavano un'espressione determinata in tre
2422 ipotesi: nel concetto delle forze latenti, nel principio dell'impossibilità di un perpetuum
2423 mobile e nel principio fondamentale dell'uguaglianza di causa ed effetto.
2424 Alla base di queste ipotesi risiede il comune concetto che una connessione di
2425 causa debba esistere tra il deperire ed il sorgere nella natura. L'ipotesi della forza
2426 latente risultava ora dalla necessità di estendere questo concetto anche a quei casi in
2427 cui una distruzione ed una creazione di forza effettiva fossero fra loro separate nel
2428 tempo. Il concetto di forza cinetica viene, attraverso questa ipotesi perfezionata in
2429 special modo da Leibniz, esteso al concetto di energia meccanica; il principio di
2430 conservazione della forza è d'ora in poi applicabile anche a quelle variazioni che non
2431 siano riconducibili ad urti; ma dalla riunione di tutti questi deriva il concetto di lavoro,
2432 il quale ben presto conduce ad una chiara formulazione delle trasformazioni
2433 energetiche nell'ambito della meccanica.
2434 Nel principio dell'impossibilità di un perpetuum mobile si rese evidente la
2435 non-creabilità dell'energia, il cui riconoscimento precedette la determinazione
2436 dell'indistruttibilità, allo stesso modo come nel caso particolare della legge dell'inerzia.
2437 Il principio stesso appare in due forme diverse, che corrispondono alla distinzione tra
2438 perpetuum mobile mechanicum e perpetuum mobile physicum. Nella prima forma,
2439 introdotta specialmente da Huygens e Leibniz, esso afferma che è impossibile che un
2440 moto si conservi eternamente da solo e per di più possa dalle una produzione di altro
2441 genere. Nelle seconda forma, esso è esteso a tutto il campo della fisica ed afferma, in
2442 modo del tutto universale, che nessuna forza può sorgere senza una compensazione di
2443 altro genere. Carnot, per primo, ha applicato il principio nella termodinamica, Roget,
2444 per primo, in elettrologia nella battaglia contro la teoria galvanica del contatto.
2445 Dal principio fondamentale dell'impossibilità di un moto perpetuo risultò,
2446 attraverso un'ovvia estensione, il principio dell'uguaglianza di causa ed effetto, il
2447 quale appare, specialmente presso Leibniz ed anche presso Robert Mayer, come punto
2448 di partenza delle loro considerazioni energetiche e costituisce il legame più importante
2449 tra l'idea della costanza e quella della trasformazione.
2450 L'idea fisica dell'unità, dalla quale scaturì quella della trasformazione, appare
2451 in quattro forme principali, le quali corrispondono ai suoi diversi stadi di sviluppo. La
2452 fisica considera i singoli fenomeni della natura dapprima come analoghi, poi come
2453 affini, più tardi come identici ed infine trasferisce l'identità accertata fra i singoli
2454 fenomeni all'insieme di tutti i fenomeni, attraverso l'ipotesi di una forza unitaria
2455 universale.
2456 Il convincimento che molteplici analogie esistano tra i diversi rami della fisica,
2457 venne anzitutto in evidenza attraverso la trattazione matematica comune di
2458 fenomeni apparentemente del tutto eterogenei. Così, la fisica trasferì ben presto
2459 metodi e risultati della meccanica a tutti gli altri campi della scienza della natura; essa
2460 riconobbe la coincidenza delle leggi acustiche ed ottiche, ed infine, colla teoria delle
2461 forze che agiscono in rapporto quadratico inverso con la distanza, creò un comune
2462 fondamento teorico per i fenomeni della gravitazione, del magnetismo e dell'elettricità.
2463 natura trovò la sua espressione nell'ipotesi di un principio interpretativo fisico
2464 unitario, per la cui individuazione si impegnarono quasi tutti i più importanti filosofi
2465 studiosi della natura. Essi perfezionarono o il concetto di un substrato unitario dei
2466 fenomeni, come già molti antichi pensatori e più tardi specialmente Cartesio ed Eulero,
2467 oppure l'idea di una comune origine dei fenomeni, come Boscowich; oppure ancora,
2468 come gli atomisti, riunirono entrambe le assunzioni nell'ipotesi che un continuo
2469 movimento sia immanente nella sostanza unitaria.
2470 L'ipotesi ulteriore che i singoli fenomeni della natura siano non soltanto affini fra
2471 loro, ma addirittura identici, ebbe il suo perfezionamento espressamente in quattro
2472 teorie: nella subordinazione, già verificata nell'antichità, dell'acustica alla meccanica,
2473 nella teoria meccanica del calore, fondata da Francis Bacone ed, infine, in due teorie,
2474 configurate specialmente da Ampère, una delle quali cercava di ricondurre i fenomeni
2475 magnetici a quelli elettrici, mentre l'altra esprimeva l'identità del calore raggiante con
2476 la luce.
2477 Siccome l'ipotesi di una piena identità tra tutti i fenomeni della natura stava in un
2478 contrasto troppo vistoso con la loro evidente multiformità, questo concetto, al quale
2479 d'altronde aveva condotto l'idea unitaria nella sua evoluzione conclusiva, dovette
2480 essere sostituito con un'altra ipotesi. Si trattava dell'ipotesi, perfezionata specialmente
2481 da Faraday, che tutti i fenomeni fisici avessero una origine comune, e da ciò che tutte
2482 le forze nella natura fossero solo i diversi modi di apparire di un'unica grande
2483 forza universale e, come tali, fossero anche trasformabili l'una nell'altra. L'idea
2484 unitaria, attraverso la sua fusione con quella della costanza, conduce così all'ipotesi più
2485 importante dell'energetica moderna: all'ipotesi che tutte le forme di energia siano fra
2486 loro equivalenti e quindi trasformabili l'una nell'altra in rapporti costanti.
2487 Il primo impulso allo sviluppo di questo concetto è fornito dal contrasto che
2488 intercorre tra l'affermata invariabilità della forza viva e la realtà dell'urto anelastico.
2489 All'eliminazione del contrasto serve l'ipotesi, fondata da Leibniz, di una energia
2490 interna dei corpi; infatti i fisici, che consideravano questa energia molecolare come
2491 cinetica oppure anche come potenziale, la facevano sorgere, nel caso dell'urto
2492 anelastico, in una quantità tale da essere esattamente uguale alla perdita di forza viva.
2493 L'idea della trasformazione subisce un'estensione essenziale attraverso il progressivo
2494 sviluppo del principio di conservazione della forza viva. Le vibrazioni delle molecole
2495 dei corpi, e successivamente anche quelle dell'etere, vengono incluse nell'energia
2496 cinetica totale dell'universo e, col riconoscimento di questi moti come calore e luce,
2497 appare ormai accertata la trasformazione equivalente reciproca tra tre forze della
2498 natura. Rumford per primo afferma allora la costanza della somma dell'energia
2499 meccanica e termica, e nella formulazione di Fresnel il principio di conservazione
2500 comprende, per la prima volta, la meccanica, la termologia e l'ottica. Sotto l'influsso
2501 dei brillanti progressi fatti dalla fisica sperimentale nei primi decenni del XIX secolo, si
2502 completa l'estensione dell'idea della trasformazione a tutto l'ambito della fisica.
2503 Faraday e Mohr furono i primi che applicarono il principio di conservazione alle
2504 trasformazioni delle forze magnetiche, elettriche e chimiche.
2505 Ma chi sia da considerare come il verso scopritore della più recente energetica,
2506 se in particolare Mayer, Joule o Helmholtz, è una questione molto discussa, tuttavia
2507 del tutto superflua. Infatti come il principio dell'energia è destinato a dominare come
2508 legge suprema tutti i fenomeni fisici, e come tale deve riunire in sè tutti i motivi più
2509 importanti della ricerca nella natura, così esso sarebbe in grado di acquisire un aspetto
2510 chiaro e duraturo solo attraverso l'influenza di tutti e tre i metodi ai quali la fisica
2511 deve il suo sviluppo. La fondazione dell'energetica moderna potè essere solo il conlune
2512 lavoro del filosofo speculatore della natura, dell'empirico sperimentatore e del teorico
2513 analizzatore.