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ARTE

Il documento analizza l'evoluzione dell'arte greca dai periodi protogeometrico, geometrico e orientalizzante, evidenziando la crescente complessità delle decorazioni ceramiche e l'importanza dei manufatti come il vaso di Dypilon e l'Olpe Chigi. Viene inoltre discusso il ruolo di artisti come Exechias, Fidia e Policleto, che hanno innovato nella scultura, introducendo nuove proporzioni e dinamismo. Infine, si menzionano importanti monumenti architettonici come la Basilica di Paestum e il Tempio della Concordia di Agrigento, simboli della maestria architettonica greca.

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ARTE

Il documento analizza l'evoluzione dell'arte greca dai periodi protogeometrico, geometrico e orientalizzante, evidenziando la crescente complessità delle decorazioni ceramiche e l'importanza dei manufatti come il vaso di Dypilon e l'Olpe Chigi. Viene inoltre discusso il ruolo di artisti come Exechias, Fidia e Policleto, che hanno innovato nella scultura, introducendo nuove proporzioni e dinamismo. Infine, si menzionano importanti monumenti architettonici come la Basilica di Paestum e il Tempio della Concordia di Agrigento, simboli della maestria architettonica greca.

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PERIODO PROTOGEOMETRICO

La produzione artistica del periodo di formazione giunta ai giorni nostri è molto scarsa e frammentaria. In
compenso, però, sono stati rinvenuti molti manufatti di arte vascolare (soprattutto vasi in terracotta,
anfore, tazze e crateri). Fin dall'inizio la produzione ceramica assume in Grecia vasta importanza e
diffusione, dato che l'argilla è una materia prima facile da reperire. Durante tutto il periodo di formazione le
superfici di questi oggetti vengono ricoperte con decorazioni a carattere geometrico; il colore usato è il
nero, che appare lucido risaltando sul fondo colore della terracotta naturale, contribuendo ad aumentare il
senso di astrazione e di irrealtà comune a tutta la tradizione decorativa di questa fase. I manufatti più
antichi rimasti vengono convenzionalmente definiti proto-geometrici (dal greco protos, primo) . Il luogo di
produzione più importante è Atene che li esporta. Essi sono essenziali sia nelle forme,sia nelle decorazioni
che non sono più disposte in maniera casuale, ma secondo un ritmo preciso e ordinato. Le principali
decorazioni consistono in linee parallele, rette o ondulate, in genere di uguale spessore, in triangoli a
reticolo, in cerchi e semicerchi concentrici. Esse non ne ricoprono l'intera superficie, ma sono limitate solo
ad alcune parti come la spalla, il labbro, le anse (cioè i manici), qualche volta il piede.

PERIODO GEOMETRICO

Con I'VIII secolo a.C. si assiste ad Atene al pieno e definitivo sviluppo del gusto geometrico. Le forme
utilizzate si moltiplicano, alcune di esse sono semplici, come i triangoli, i rombi, i cerchi, i quadrati, le
losanghe; altre appaiono più complesse, come gli scacchi, le svastiche, le greche e i meándri. Altre ancora
presentano decorazioni antropomorfe e zoomorfe semplificate e, in una fase più tarda, anche vere e
proprie narrazioni figurate, comunque riconducibili a motivi geometrici di base. La caratteristica comune a
tutte è sempre la loro assoluta astrazione, in quanto non si rifanno a modelli realmente esistenti in natura,
ma a forme geometriche. La decorazione si espande, inoltre, su tutta la superficie dei vasi, come se gli
artigiani del tempo avessero avuto quasi paura di lasciare anche un solo centimetro quadrato di ceramica
non dipinta, creando così un rapporto di straordinaria unità tra forma e ornamento, quasi che l'una sia
conseguente all'altro e viceversa.

Dypilon (o Vaso di Dypilon)

Il vaso di Dypilon è uno dei più celebri esempi di ceramica funeraria attica, datato alla fine dell’VIII secolo
a.C. (circa 750-700 a.C.). Il nome deriva dal sito archeologico di Dypilon, vicino ad Atene, dove il vaso è stato
trovato. Si tratta di un grande cratere usato per la sepoltura, decorato con motivi geometrici complessi,
tipici della fase geometrica dell’arte greca. La sua decorazione include motivi a bande orizzontali, spirali,
meandri e figure stilizzate, ma soprattutto scene funebri che illustrano il corteo funebre, con cavalli e carri,
e altre immagini che riflettono le pratiche funerarie e il culto degli antenati.

Arte plastica • Un esempio a sé stante ma significativo del periodo è costituito dalle statuette votive offerte
nei grandi santuari o deposte nelle sepolture. Alcune tipologie, in particolare, giocano un importante ruolo
di raccordo tra la produzione ceramica di piccole dimensioni e la grande statuaria monumentale,
soprattutto in pietra o in bronzo. Infatti, ambedue pongono al centro del proprio interesse il corpo umano
con le sue proporzioni, anche quando raffigurano esseri mitologici.

* Centauro di Lefkandi : Si tratta di un piccolo centauro in terracotta, ritrovato spezzato, il corpo da una
parte, la testa da un'altra, probabilmente per motivi rituali, in due tombe della necropoli di Lefkandi.
Queste si trovavano in prossimità di un edificio in terra cruda e legno, insolito, quanto unico. La statuetta,
alta 36 centimetri, costituisce sinora la prima raffigurazione a tutto tondo in area greca di un centauro.
Realizzata in parte al tornio e in parte a mano, la figuretta è presentata immobile, con la mano destra
tenuta sul fianco, mentre il braccio sinistro (ora spezzato) era piegato e portato in avanti. Il volto dagli occhi
incavati, naso sporgente e bocca modellata su una superficie appena carenata è incorniciata da grandi
orecchie. L'intero corpo è ornato nello stesso modo dei vasi (d'altro canto è stato realizzato nella bottega di
un vasaio), con motivi proto-geometrici. Questi, però, sommati alle dimensioni, conferiscono alla statuetta
un aspetto quasi monumentale.

PERIODO ORIENTALIZZANTE

Agli inizi del VII secolo a.C. la produzione artistica greca entra in una nuova fase, detta orientalizzante.
Anche in questo caso le testimonianze più significative vengono dalla pittura vascolare. Le decorazioni
geometriche del periodo precedente sono gradualmente abbandonate per lasciare il posto a motivi
naturalistici orientalizzanti: vegetali (fori e piante), animali (cervi, uccelli, grandi felini) o relativi a esseri
fantastici (sfingi, grifi, sirene). In una fase più avanzata, compaiono anche scene figurate riferite a episodi
mitologici. Le varie figure, che si stagliano su fondo chiaro, non sono più tratteggiate con la sola linea di
contorno, ma vivacemente colorate (solitamente ricorrendo al nero, al bianco, al rosso e al giallo). Esse
vengono descritte nei dettagli e disposte ordinatamente, per fasce, sulla superficie del vaso, in genere di
piccole dimensioni e molto sottile. Alla diffusione di questo nuovo stile contribuiscono l'intensificarsi dei
commerci e degli scambi con l'Asia Minore e il Vicino Oriente e la crescente fama dei grandi santuari greci.
Il centro più importante di questa produzione ¿ Corinto, potente polis del Peloponneso, che detiene il
primato negli scambi commerciali.

2. Olpe Chigi: L’Olpe Chigi è una grande anfora, datata intorno al 650 a.C., considerata un esempio
emblematico della ceramica arcaica greca. È decorata con figure in stile “orientalizzante”, che riflettono
l’influenza delle arti orientali (soprattutto dell’area anatolica e del Vicino Oriente) sulla ceramica greca. La
decorazione dell’Olpe Chigi include scene mitologiche, come combattimenti tra animali e personaggi
mitologici, oltre a motivi geometrici. Una delle scene più iconiche rappresenta una battaglia tra soldati, un
tema che diventerà ricorrente nelle ceramiche greche successive. L’Olpe Chigi è anche uno dei primi esempi
di “stile da figure nere”, dove le figure vengono dipinte in nero sulla ceramica con il fondo lasciato rosso.
Entrambi gli oggetti sono fondamentali per comprendere l’evoluzione dello stile ceramico greco e per
tracciare le prime influenze culturali e artistiche che hanno avuto un impatto sulla Grecia antica.

PAESTUM

Paestum, anticamente chiamata Poseidonia, era una città della Magna Grecia situata nella valle del Sele,
vicino alla costa salernitana. Fondata all’inizio del VII secolo a.C. come colonia di Sybaris, essa aveva un
impianto urbanistico regolare con tre strade principali orientate est-ovest e una rete di vie minori
perpendicolari. La città era fortificata con quattro porte corrispondenti ai punti cardinali.

L’area sacra era divisa in due grandi santuari:

• A nord, il santuario di Athena con il grande tempio a lei dedicato.

• A sud, il santuario di Poseidon con due templi principali: la Basilica, dedicata a Hera, e il
Tempio di Nettuno (Poseidònion), dedicato a Poseidon.

La Basilica di Paestum
La Basilica è un tempio dorico costruito tra il 540 e il 510 a.C. Inizialmente si pensava fosse una basilica
romana, ma in realtà era un tempio periptero ennastilo, con 9 colonne sul fronte e 18 sui lati, dedicato a
Hera. Misurava 24,48 x 54,22 metri e superava il rapporto ideale di 1:2 tra i lati.

Le colonne perimetrali, in pietra calcarea grigia, sono alte 4,68 metri e hanno un’entasi molto pronunciata.
Il capitello presenta un echino schiacciato e decorazioni che richiamano antichi motivi micenei. Il naos era
diviso in due navate da una fila centrale di sette colonne e includeva un adyton, un sacrario accessibile solo
ai sacerdoti. Il fregio e i frontoni, ormai perduti, erano probabilmente decorati con colori vivaci, mentre i
timpani e le metope erano lisci o solo dipinti.

TEMPIO DELLA CONCORDIA DI AGRIGENTO

Agrigento, l’antica Akragas, fu fondata nel 580 a.C. e divenne un importante centro economico e culturale.
La città è famosa per la Valle dei Templi, un’area sacra con numerosi edifici religiosi.

Il Tempio della Concordia, costruito intorno al 420 a.C., è il meglio conservato. È un tempio dorico periptero
esastilo con 6 colonne sul fronte e 13 sui lati, misurando 16,91 x 39,44 metri. Il suo rapporto proporzionale
di 1:2,33 è simile a quello del Partenone di Atene.

L’edificio è costruito in pietra calcarea locale, dal tipico colore aranciato, e sorge su un crepidoma di quattro
gradini. Il naos, a navata unica, è preceduto dal pronao e seguito simmetricamente dall’opistodomo. Due
scale laterali conducevano al sottotetto, secondo una tipologia architettonica già consolidata.

Le colonne sono alte 6,67 metri, con un diametro di base molto ampio per compensare la fragilità della
pietra. L’ordine dorico qui mostra segni di maturità: il conflitto angolare è risolto allargando le ultime
metope d’angolo e riducendo l’interasse tra le colonne più esterne.

EXECHIAS

Exechias fu uno dei più importanti ceramografi e pittori di vasi attici nel VI secolo a.C. Lavorò con la tecnica
delle figure nere, realizzando opere di grande raffinatezza e dettaglio. Le sue scene sono caratterizzate da
composizioni equilibrate e da un’attenzione particolare alla psicologia dei personaggi.

Tra le sue opere più famose c’è la celebre anfora con Achille e Aiace intenti a giocare a dadi, dove i due eroi
sono rappresentati in un momento di pausa durante la guerra di Troia. L’abilità di Exechias emerge nella
resa espressiva dei volti e nell’uso del chiaroscuro ottenuto attraverso incisioni precise e dettagliate.

Exechias firmò alcune delle sue opere sia come vasaio che come pittore, a testimonianza della sua maestria
in entrambe le arti. I suoi vasi erano molto apprezzati e furono esportati in diverse parti del mondo greco,
inclusa l’Etruria.

FIDIA

Il testo parla di alcuni aspetti significativi della scultura greca classica, focalizzandosi principalmente su
Fidia, uno dei più importanti scultori dell’antichità. Fidia, allievo di scultori di stile severo, è conosciuto per
le sue opere monumentali, come le sculture del Partenone e le statue crisoelefantine (oro e avorio) di
Atena Parthenos e Zeus a Olimpia. Queste opere, benché perdute, sono celebri grazie alle copie romane e
alle descrizioni antiche. La statua di Zeus, in particolare, era una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico.
Il testo menziona anche il rivale di Fidia, Policleto, che lavorava su una concezione più rigida della forma,
mentre Fidia portava la scultura a una maggiore libertà compositiva ed espressiva. Le sue opere
rappresentavano un’evoluzione rispetto alla tradizione del periodo severo, in cui la scultura era più rigida e
statica.

Fidia, amico di Pericle, venne accusato di furto e empietà, e morì in prigione o fuggendo in Elide. Il testo fa
anche riferimento a una nuova concezione delle forme nelle opere scultoree, che si allontanano dalla
rigidità precedente e abbracciano una maggiore fluidità e realismo.

POLICLETO DI ARGO

Il testo descrive l’opera di Policleto, un scultore greco che, attivo tra il 465 e il 417 a.C., risolse i problemi
della rappresentazione del corpo umano, creando un equilibrio dinamico tra movimento e stasi. La sua
innovazione principale fu la definizione di un “Canone” delle proporzioni ideali del corpo umano, basato
sull’osservazione diretta della natura, piuttosto che su regole tradizionali. Il Canone stabiliva relazioni
matematiche tra le varie parti del corpo, come la testa che doveva essere metà dell’intero corpo e il busto
che doveva essere tre volte la testa.

Una delle sue opere più celebri, il Doriforo (circa 445 a.C.), rappresenta un giovane atleta in movimento,
con il peso distribuito su una gamba mentre l’altra è flessa. Questa statua in bronzo, che ci è giunta solo
attraverso copie romane in marmo, abbandona la rigidità delle sculture precedenti, con una distribuzione
armoniosa del peso che rende la figura più naturale. La postura della statua riflette una sintesi tra
proporzione e dinamismo, segnando un passo importante verso la perfezione della statuaria classica greca.

DISCOBOLO DI MIRONE

Il testo descrive anche il Discobolo di Mirone, un’altra importante scultura della Grecia classica,
rappresentante un atleta nel momento del lancio del disco. L’originale in bronzo di Mirone è perduto, ma ci
sono copie romane in marmo, come il Discobolo Lancellotti e il Discobolo Townley, che ci permettono di
apprezzarne la composizione. Nella statua, l’atleta è raffigurato in una posa di grande tensione, con il
braccio destro sollevato e lanciato all’indietro, formando un arco che enfatizza il movimento. La scultura
sembra catturare l’energia accumulata nel corpo dell’atleta, che culmina nella mano che stringe il disco.

Mirone, come Policleto, segue una concezione di equilibrio delle forze nella figura: una parte della statua
esprime concentrazione e raccoglimento, mentre l’altra è pronta a scattare. Il volto dell’atleta rimane
calmo, un tratto tipico dello stile severo, ma il movimento e la tensione sono espressi con grande
dinamismo. Le copie romane presentano qualche variazione, come la testa orientata in direzione del lancio
in alcune versioni. La statua, infine, ha un punto di vista privilegiato, quello frontale, per apprezzare
appieno le sue qualità compositive.

Questa scultura, come il Doriforo di Policleto, segna un passo importante nella statuaria greca, mettendo in
evidenza il dinamismo e la perfezione delle proporzioni umane, grazie a un equilibrio tra movimento e stasi.

I TRE ORDINI

Ordine Dorico

L'ordine dorico è il più antico e maestoso tra i tre ordini architettonici greci. Nato nelle città dei Dori, in
particolare nel Peloponneso, il dorico fu utilizzato principalmente per la costruzione di templi. La sua prima
comparsa risale al VII secolo a.C., e si diffuse in tutta la Grecia continentale, nelle colonie della Magna
Grecia e della Sicilia. È caratterizzato da colonne massicce e robuste, con capitelli semplici e privi di
decorazioni complesse. Il dorico trasmette una sensazione di solidità e forza, ed è stato utilizzato anche fino
all'epoca ellenistica.

Ordine Ionico

L'ordine ionico sviluppò quasi contemporaneamente all'ordine dorico, ma con influenze orientali. Originario
delle colonie greche in Asia Minore, l'ordine ionico si diffonde rapidamente nelle isole dell'Egeo e in altre
regioni della Grecia, come l’Attica. Rispetto al dorico, l'ordine ionico è più snodato e decorato, con colonne
più snelle e capitelli adornati con volute. La sua eleganza e raffinatezza lo rendevano ideale per edifici più
leggeri, come templi e portici. L'ordine ionico divenne particolarmente popolare nel periodo classico, fino
ad arrivare anche nelle colonie greche in Magna Grecia.

Ordine Corinzio

L'ordine corinzio è il più recente e decorato dei tre ordini. Nato nella città di Corinto nel V secolo a.C., si
sviluppò maggiormente durante il periodo ellenistico. Il capitello corinzio è distintivo per la sua decorazione
elaborata, con foglie d'acanto che si intrecciano a formare una cornice ricca e ornamentale. Questa
ornamentazione lo rendeva l'ordine più elegante e raffinato, adatto a edifici monumentali e ad uso
decorativo. Sebbene l'ordine corinzio sia stato introdotto tardi, la sua popolarità crebbe rapidamente,
diventando simbolo di raffinatezza nell'architettura ellenistica e romana.

IL PARTENONE

Il Partenone è un antico tempio greco situato sull'Acropoli di Atene, costruito tra il 447 e il 438 a.C. in onore
della dea Atena, protettrice della città. È considerato uno dei più grandi esempi di architettura dorica, il cui
stile si distingue per la semplicità e l'eleganza delle sue colonne. Il tempio fu progettato dall'architetto
Ictinos e dallo scultore Fidia, che ne supervisionò anche le decorazioni. Il Partenone è stato dedicato al
culto di Atena Parthenos, la divinità che rappresentava la saggezza e la giustizia.

La struttura originale era ricca di sculture e dettagli artistici, come il fregio e il frontone, che raccontavano
miti legati ad Atena e a eventi della mitologia greca. Il Partenone è diventato simbolo della civiltà greca
classica, della democrazia e della cultura occidentale. Sebbene nel corso dei secoli sia stato danneggiato da
incendi, terremoti e attacchi, il suo fascino e la sua importanza storica restano immutati. Oggi è una delle
attrazioni turistiche più visitate del mondo e un patrimonio dell'umanità.

LA POLEIS

Il periodo di formazione della civiltà greca, che va dal XII secolo a.C. alla metà del VII secolo a.C., segna la
transizione dalla civiltà micenea alla nascita della polis. Durante questo periodo di crisi e vitalità, la Grecia
sperimenta una stabilizzazione politica ed economica, con la diffusione della tecnologia del ferro che
migliora l'agricoltura. La polis diventa la nuova forma di organizzazione sociale e politica, costituita da una
città e dal territorio circostante, con i cittadini liberi che si autogovernano. L'acropoli, inizialmente abitata,
diventa il centro religioso della polis, mentre l'asty (città bassa) ospita abitazioni, botteghe e edifici pubblici.
L'agorà, la piazza centrale, diventa il cuore della vita economica e politica della città, mentre la chora, la
campagna circostante, fornisce il sostentamento e struttura economica.

Dal punto di vista architettonico, in questa fase non esiste ancora un'arte del costruire definita. Le
abitazioni delle poleis sono semplici capanne di 15-20 metri quadrati, realizzate con materiali deperibili
come fango, mattoni crudi, legno e paglia, e prive di finestre. L’organizzazione della polis si sviluppa
ulteriormente con il tempo, ma inizialmente non è solo un modello urbano, ma un sistema di relazioni
sociali, politiche ed economiche tra le diverse aree della città e del territorio agricolo.

KOUROI E KORAI

Kouros (plurale: Kouroi)

Il kouros rappresenta un giovane uomo nudo in posizione stante. La nudità simboleggia la forza fisica,
l’allenamento e le capacità morali e intellettive dell’individuo. Le caratteristiche principali della scultura
sono:

• Testa eretta

• Braccia stese lungo i fianchi

• Pugni chiusi

• Gamba sinistra leggermente avanzata, come se stesse facendo un passo

La figura del kouros non è solo una rappresentazione fisica, ma un simbolo dell’uomo ideale che deve
essere bello (kalós) e buono (agathós). Questo connubio di bellezza e virtù sarà un concetto fondamentale
nella cultura greca.

La statua si ispira alla tradizione egizia, con una figura frontale e rigida, e il corpo modellato in modo
geometrico, enfatizzando la simmetria piuttosto che la naturalezza.

Kore (plurale: Kórai)

La kore è una giovane donna in posizione stante, vestita con una lunga tunica (chitóne) e un mantello
(bimation). La sua figura evidenzia il ruolo della donna nella società greca, come moglie e madre. Le
caratteristiche principali della scultura sono:

• Testa eretta

• Piedi uniti

• Un braccio steso lungo il fianco, che solleva la veste o tiene un oggetto come un vaso o un
piatto con offerte

La kore, come il kouros, può raffigurare divinità, personaggi eroici o esseri umani, ma la sua
rappresentazione, pur attenuando la fisicità, non la annulla del tutto. Anche in questo caso, la statua
rappresenta l’uomo ideale, ma nell’ambito della femminilità e del ruolo sociale.

KLEOBI E BITONE

Le statue di Kleobi e Bitone sono due kouroi, risalenti al 610-590 a.C., trovati nel santuario di Delfi. I due
fratelli erano figli di Cidippe, sacerdotessa della dea Hera. Secondo la leggenda narrata da Erodoto, Kleobi e
Bitone si sostituirono ai buoi per portare il carro della madre al tempio di Argo, percorrendo 45 stadi (circa
8 km). In segno di gratitudine, la dea Hera li premiò facendoli addormentare per sempre, preservandoli dal
dolore e dalla morte.
Le statue sono scolpite in stile dorico, con una massiccia espressività che traspare dalle proporzioni tozze e
dalle braccia muscolose, leggermente flesse, e dai polpacci enfatizzati. La testa è sovradimensionata,
contribuendo a un senso di maestosa gravità. L’acconciatura è composta da dodici trecce che ricadono
pesantemente sulle spalle, mentre il viso è caratterizzato dal tipico “sorriso arcaico”, simbolo di serenità e
imperturbabilità.

Nonostante la figura appaia massiccia, la scultura è progettata per essere osservata frontalmente. Viste di
lato o da dietro, le statue perdono gran parte della loro espressività. Questo tipo di rappresentazione, che
non mira a una perfetta verosimiglianza anatomica, rispecchia ancora una volta l’influenza della scultura
egizia.

MOSCHOPHOROS

Il Moschophoros (circa 570-560 a.C.) è un esempio significativo della scultura attica. Rappresenta un kouros
che porta un vitellino sulle spalle, simboleggiando un’offerta religiosa al tempio. Le braccia del kouros e le
zampe dell’animale formano una X, creando un senso di simmetria e monumentalità. Sebbene manchino le
gambe dal ginocchio in giù, le dita del piede sinistro sono visibili, indicando una certa attenzione al
dettaglio.

A differenza dei kouroi più arcaici, il Moschophoros è vestito con una claina, un mantello che mette in
risalto la muscolatura del corpo, più di quanto farebbe la nudità. La sua composizione, pur accennando a un
movimento, rimane statica, suggerendo l’immobilità del momento. La testa del Moschophoros è ovoidale,
con un’acconciatura di capelli ondulati stilizzati, raccolti in trecce sulle clavicole, e una barbetta a frangia. I
dettagli anatomici sono eseguiti con grande accuratezza, seguendo schemi geometrici e stilizzati.

Il Moschophoros, scolpito in marmo, presenta tracce di policromia, che includeva occhi, capelli, corpo e
vitellino, conferendo alla statua un aspetto più vivido e simbolico.

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