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Kant

Il documento analizza la filosofia di Kant, evidenziando la sua concezione della conoscenza, che distingue tra fenomeni e noumeni, e il suo approccio critico verso la scienza e la metafisica. Kant introduce i giudizi sintetici a priori come fondamentali per la scienza e discute la sua 'rivoluzione copernicana' nella conoscenza, dove la realtà è modellata dalle forme a priori della mente. Infine, esplora la moralità attraverso l'imperativo categorico, sottolineando l'importanza della volontà buona e dell'autonomia della legge morale.

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Il documento analizza la filosofia di Kant, evidenziando la sua concezione della conoscenza, che distingue tra fenomeni e noumeni, e il suo approccio critico verso la scienza e la metafisica. Kant introduce i giudizi sintetici a priori come fondamentali per la scienza e discute la sua 'rivoluzione copernicana' nella conoscenza, dove la realtà è modellata dalle forme a priori della mente. Infine, esplora la moralità attraverso l'imperativo categorico, sottolineando l'importanza della volontà buona e dell'autonomia della legge morale.

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Kant

Introduzione: kant affronta temi fedeli all’illuminismo ma hanno aspetti romantici. Quella di Kant è
una filosofia del limite, vedere se la ragione ha limiti. Da voce all’epoca della ragione, non ragione
scettica ma una ragione che può conoscere. Esalta la ragione come strumento di conoscenza.

Dissertazione del 1770


Conoscenza sensibile e intellettuale: 1)conoscenza fenomenica: capacità del soggetto di
recuperare le sensazioni dell’esterno (la cosa come ci appare); mondo sensibile (fenomenico).
2)conoscenza noumenica: conoscenza di tipo intellettuale, prende ruolo attivo del soggetto che usa
l’intelletto che permette di determinare la cosa in sé. (mondo intellegibile)
Conoscenza sensibile (fenomenica): si distingue la materia che è il materiale di cui è fatto
qualcosa, la forma è la legge che ci permette di mettere insieme la materia sensibile (esempio:
astuccio è forma). E’ costituita poi dallo spazio e dal tempo, che sono il collante di materia e forma.
Non sono soggettivi e vengono prima della sensibilità.
Criticismo Kantiano: filosofia del limite, non può superare le colonne d’ercole che dividono il
mondo sensibile a quello intellegibile, infatti si avrà la conoscenza del mondo fenomenico. Prima
delle colonne d’ercole ci sono le scienze (fenomeno), dopo la metafisica (noumeno).

Critica della ragion pura


Obiettivo: indagare sulla conoscenza sul sapere, in particolare le discipline: la scienza e la
metafisica, verificare la loro validità.
Le domande: per indagare la scienza Kant si pone delle domande: “E’ possibile la matematica
come scienza?”, “E’ possibile la fisica come scienza?”. Su queste due non ha dubbi poi si pone una
terza domanda:” E’ la metafisica una disposizione naturale?” (cioè se c’è nell’uomo). Ne aggiunge
una quarta:” E’ possibile come scienza?”. Le ultime due domande servono per svelare gli errori del
passato fatti sulla metafisica.
I giudizi sintetici a priori
Scopre che per rendere le discipline una scienza individua dei giudizi, affermazioni che consentono
di verificare la scientificità.
I principi immutabili della scienza: Alla base ci sono i giudizi sintetici a priori. Sintetici: il predicato
aggiunge qualcosa al soggetto (fecondo). A priori: non possono fondarsi sull’esperienza. Sono
universali e necessari. Poi esistono quelli a posteriori: derivano dall’esperienza. Giudizi analitici a
priori: giudizi in cui il predicato non aggiunge nulla al soggetto. Predicato non fecondo. Es: il
bambino è piccolo. (Conoscenza Razionalistica). Giudizi sintetici a posteriori: il predicato aggiunge
qualcosa di nuovo al soggetto ma deriva dall’esperienza. (Conoscenza Empiristica)
La rivoluzione copernicana
La conoscenza come sintesi tra materia e forma: la realtà si modella sulle forme a priori della
mente. Non sono io soggetto che vado a indagare, ma è il fuori che si modella a priori dalla mente.
All’inizio e passivo e poi diventa attivo. Tutti le possiedono e le applicano allo stesso modo. L’uomo
è al centro del rapporto conoscitivo.
Modalità fisse (forme a priori): la conoscenza è una sintesi di materia e forma, nascono dei filtri,
cioè ognuno di noi è come se avesse delle lenti colorate, quindi ognuno di noi avrà una visione
diversa.
Fenomeno e cosa in sé: conoscenza fenomenica ci permette di vedere i fenomeni mediante le
forme a priori. Conoscenza noumenica ci permette di vedere una cosa come effettivamente è
(impossibile come cosa)
Facoltà conoscitive e divisione dell’opera
Facoltà conoscitive: Sono 3: 1)Sensibilità: con le sue forme a priori, spazio e tempo. 2)Intelletto:
capacità di pensare ma non può essere staccato dall’esperienza, ha le sue forme a priori che sono
le categorie. 3)Ragione: tenta di dare una conoscenza generale di tutto, la realtà mediante tre
forme a priori, le idee di anima mondo e dio. Non possibile come cosa.
La divisione dell’opera: divide nella dottrina degli elementi che studia le forme a priori e la
dottrina del metodo che studia come usarle. La dottrina degli elementi si divide in due: l’estetica
trascendentale che studia la sensibilità e le sue forme a priori; poi la logica trascendentale che si
divide in analitica trascendentale che studia le 12 categorie (intelletto) e in dialettica
trascendentale che studia le 3 idee (ragione)
Significato di trascendentale e titolo dell’opera
Trascendentale: ciò che rende possibile lo studio delle forme a priori. Le discipline sono
trascenentali, rendono possibile la conoscenza delle forme a priori.
Titolo: significa analisi di una ragione con tutti i suoi limiti e quindi della validità pura (teoretica)

L’estetica trascendentale: sensibilità


Forme a priori e facoltà conoscitiva: la sensibilità e le intuizioni costituiscono le forme a priori.
L’intuizione non è solo ricettiva ma anche attiva. Sono immediate. Due tipi: empiriche arrivano
dall’esterno; pure sono le forme a priori e sono spazio e tempo.
Spazio e tempo: Spazio è la forma del senso esterno, il tempo del senso interno: interno perché
non è solo il contare, il tempo sono anche le emozioni. Ha anche un aspetto quantitativo, ogni cosa
è nel tempo e coinvolge tutto. Non derivano dall’esperienza.
L’esposizione trascendentale (studio delle discipline): spazio e tempo nella matematica. La
matematica è una scienza perché: 7+5 soggetto e predicato, se il 7 è soggetto e il 5 predicato,
aggiungo qualcosa al soggetto e il 12 è l’elemento sintetico. Ho usato il tempo come forma a priori.
(giudizio sintetico a priori).

L’analitica trascendentale (intelletto)


Ci permette di pensare attraverso le categorie, le sue forme a priori.
I concetti: I concetti nascono dall’attività dell’intelletto, ha una parte attiva. Possono essere
empirici che sono quelli che io creo attraverso l’esperienza; i puri non hanno a che fare con
l’esperienza e si riferiscono alle categorie.
Le categorie: sono i conetti puri. Prendono spunto da quelle aristoteliche ma per Kant sono legate
al giudizio. 12 tipi di giudizi costruiti grazie l’esperienza. Le costruisce sulla base di cose esistenti,
come sono 12 i giudizi saranno 12 le categorie. (4 gruppi: qualità, quantità, relazione e modalità).
Sono come una libreria, l’esperienza i libri e appena arrivano le raggruppo per argomento. Tutto
grazie all’intelletto.
Deduzione trascendentale
Obiettivo: si chiede come si applicano le categorie e dimosrare la loro esistenza.
Il problema: si chiede che cosa garantisce che la natura obbedisca alle categorie. Per spazio e
tempo non si era posto il problema perché sono le forme a priori che raccogliamo così come soni
da fuori, immediate. Le categorie invece sono strutture della nostra mente e sono dopo spazio e
tempo e non è un processo immediato.
La soluzione: Kant trova un collante tra l’esterno e l’interno, la soluzione kantiana è deduttiva
partendo dalle molteplicità cerca di trovare un centro unificatore tra le molteplicità e le categorie.
L’io penso è il collante, quello che precede le categorie e dopo i sensi (autocoscienza). Perché
quando sintetizzo qualcosa dall’esterno sto giudicando.
Schemi tracendentali
Dottrina aggiunta all’analitica e alla deduzione.
Domanda: lo schematismo è la capacità do avere uno schema prima di pensare e di inviare
qualcosa di esterno nelle categorie. Si chiede come faccia l’intelletto a condizionare le intuizioni.
Soluzione: Kant dice che se il tempo condiziona gli oggetti, allora l’intelletto condizionando il
tempo condizionerà gli oggetti. Questo avviene mediante l’immaginazione produttiva. Quando ad
esempio vedo delle facce nelle nuvole.
L’io legislatore della natura: è uguale all’io penso e funge da forma a priori insieme alle categorie
dai dati della natura. La fisica è una scienza perché i giudizi che lei crea sono sintetici a priori. L’io
penso si basa sulla natura e la studia. La fisica studia la natura quindi è una scienza perché si basa
sulle forme a priori.

La dialettica trascendentale (ragione)


Obiettivo: vuole smascherare gli errori della metafisica, si chiama così per mostrare la sua fragilità.
Ragione e le sue forme a priori idee di anima mondo e dio. Critica tutti gli errori passati della
metafisica. L’errore è stato quello di trasformare esigenze mentali in realtà. Utilizza le idee come
forme a priori per vedere se sono efficaci. La ragione ha la capacità di estendere la conoscenza e
supera quella fenomenica cercando il noumeno.
Genesi metafisica e delle tre idee
La metafisica ha fatto l’errore di considerare le idee come vere e conoscibili sostenendo la loro
esistenza. Esistono ramificazioni, sono la psicologia razionale (anima), cosmologia razionale
(mondo) e teologia razionale (dio). Le tre idee tracendentali sono: i dati del senso esterno
(mondo), del senso interno (anima), sia interno che esterno (dio).
La critica della psicologia razionale e della cosmologia razionale
L’equivoco della psicologia razionale: studia l’anima che viene a sua volta viene studiata da Kant.
C’è un errore di fondo, cade in paralogismo (falso ragionamento). Sbagliato perché ha attribuito la
qualità della sostanza all’anima, quindi materia e quindi esiste.
L’equivoco della cosmologia razionale: cade in antonimia, perché non potrò mai fare tutte le
esperienze possibili. Un’antonimia è una coppia di opposti dove una tesi dice qualcosa e l’antitesi
afferma l’opposto. Quando manca l’esperienza queste due possono essere entrambe vere o false.
Critica alle prove dell’esistenza di Dio
1°Prova: prova ontologica, mette insieme perfezione ed esistenza, dio è perfetto quindi esiste. Non
è possibile passare da un piano logico a un piano ontologico. Se perfetto esiste, non si può passare
dall’affermazione a determinare la sua esistenza. (Ontologia=studio dell’essere)
2°Prova: prova cosmologica. Fare uso illeggitimo del principio di causa. Io vedo qualcosa provo a
determinare le cause per andare anche più indietro fino a raggiungere la causa prima (dio). L’errore
è quello di passare da cause fisiche a cause metafisiche.
3°Prova: l’errore sta nell’ipotizzare un finalismo che non posso dimostrare e anche qui presumerlo
per vero. Quindi si passa dal piano logico al piano ontologico.
Nuova concezione metafisica
Alla domanda 4 risponde no, non è possibile come scienza perché non è dimostrabile. Alla
domanda 3 risponde sì perché ognuno di noi può credere in dio. La metafisica non è possibile
perché quella di Kant è una filosofia del limite e dato che posso conoscere solo il fenomeno, il
noumeno rimane incerto. Cose come l’immortalità dell’anima non può essere verificata ma io
posso crederci senza dimostrarla. Il noumeno è il desiderio, quello di conoscerlo è una disposizione
naturale.

Critica della ragion pratica


Si occupa dell’etica quindi i comportamenti da tenere. Compie un’analisi sulla morale. Conoscendo
i comportsmenti dell’uomo provo ad avvicinarmi al noumeno.
I principi della ragion pura pratica
Massime e imperativi: le massime sono i principi che seguiamo, i comportamenti, valore
soggettivo. L’imperativo, ordine, valore oggettivo. Imperativi ipotetici: si strutturano come una
formula: “se vuoi devi”, c’è spazio alla libertà. Imperativo categorico: “devi perché devi”, dovere
per il dovere lascia comunque dei margini di libertà. Regola interiore che guida tutti gli uomini.
Devo seguire l’imperativo categorico per essere considerata un’azione morale. È una legge, un
comando. È la forma a priori della morale.
Le regole dell’imperativo categorico: 1°: deve superare il test di universalizzabilità e devo
chiedermi se può essere considerata morale da tutti. Se sì è morale. 2°: regola della dignità
dell’anima, sempre chiedermi se sto trattando bene gli altri. 3°: questo comando non è un
imperativo esterno, arriva da dentro, quindi sono un soggetto libero.
La formalità della legge morale e il dovere-per-il-dovere
Caratteri della morale: 1°: formalità, significa che la morale kantiana non ci dice cosa fare ma come
fare. (formalismo etico). 2°: anti-utilitarismo, non deve seguire il principio dell’utile, la compio non
perché mi è utile ma perché segue la morale. 3°: se la morale è rigorosa, queste leggi prevedono
che non ci siano influenze da sentimenti. Non è il sentimento a guidarci ma il dovere per il dovere.
Legalità e moralità: la sua morale non ha da vedere con la legalità, sono cose diverse. La legalità è
esterna ed esteriore, la moralità è interna e interiore.
La volontà buona: considerata etica dell’intenzione è importante affinchè questa azione sia
finalizzata alla volontà buona. E’ il bene che mi deve spingere.
Il carattere noumenico e sovrasensibile della morale: queste due cose innalzano l’uomo al di
sopra del mondo fenomenico e permettono di partecipare al mondo noumenico, di avvicinarsi che
mai potrò conoscere ma mi posso avvicinare attraverso i miei comportamenti. Legge morale=
dovere per il dovere.
Noumenicità e fenomenicità nell’uomo: L’uomo rimane ancorato al fenomeno ma può essere
proiettato al noumeno.
L’autonomia della legge morale e la rivoluzione copernicana
La morale kantiana è autonoma e non eteronoma, al centro della morale c’è l’uomo. Eteronoma è
quando il potere è fuori dall’uomo, ad esempio la società.
La teoria dei postulati pratici e la fede morale
Il sommo bene: sommo bene perché se faccio le azioni di bene mi porteranno al bene.
L’autonomia della ragion pratica: Non portano sempre alla felicità. Antinomia tra virtù e felicità. Il
modo per arrivare al sommo bene unendo virtù e felicità non è possibile nel nostro mondo. Non si
riuscirà nel nostro mondo a compiere questo binomio.
I postulati etici: prova a pensare il modo perché nel nostro mondo non è possibile. Immagina un
mondo dell’aldilà dove è possibile il binomio virtù e felicità. Formula tre postulati: 1°: immortalità
dell’anima: se l’anima è immortale, succede che il binomio tra virtù e felicità può essere raggiunto.
Perché il corpo muore mentre l’anima va nell’aldilà e avrà tempo illimitato. Grazie a questo riuscirò
a raggiungere il sommo bene. 2°: esistenza di dio: se dio esistesse, io vorrei da lui che mi garantisse
il merito a tutto. Dio è l’unico a poterlo fare e questo mi garantisce di essere felice. 3°: libertà: è
alla basse dell’etica ma ora ci dice che è un postulato quindi non possiamo essere certi di questo,
perché la libertà c’è anche per non seguire queste azioni morali.
Primato della pratica sulla pura: Nella pura ha messo i limiti ma non ha raggiunto il noumeno.
Nella pratica si è avvicinato, si è avvicinato alla possibilità di conoscenza e quindi è andato più in là
rispetto alla pura. Tutto questo grazie ai postulati.

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