Canto primo Purgatorio
v 100: "….questa piccola isola ( si tratta dell’ isola del Purgatorio, che è una
montagna alta e imponente; Catone usa un diminutivo per esprimere la condizione
solitaria è pura del luogo.) tutt’intorno, nel punto più basso, dove le onde ne
colpiscono (le rive), sul terreno umido ha molti giunchi: nessun’altra pianta che
avesse le foglie o un tronco duro( indurasse), vi potrebbe sopravvivere, perché non
asseconda i colpi delle onde ( le percosse).
Poi il vostro ritorno non passi di qui; il sole che sta sorgendo vi mostrerà dove
affrontare il monte per una salita più lieve.”
Il giunco per la simbologia medievale è l’immagine stessa dell’umiltà, perché si
piega assecondando il movimento dell’onda, mentre una pianta che avesse un fusto
rigido si spezzerebbe. Così è l’umiltà, che si piega a riconoscere la realtà come
Dio l’ha creata, e non pretende di piegare la realtà per adeguarla all’idea che ne
abbiamo già.
v 109: Così (Catone) spari’; e io ( Dante) mi alzai in piedi senza parlare, e mi
strinsi tutto alla mia guida, e rivolsi gli occhi a lui.
Egli disse: ‘Figliuolo, segui i miei passi: voltiamoci indietro, perché per di qua
il terreno declina verso il suo limite più basso( cioè la spiaggia )”.
L’alba vinceva l’ultima ora della notte che fuggiva davanti a lei, così che da
lontano riconobbi il tremolio del mare.
V 121: la rugiada: la rugiada è simbolo della Grazia divina
v 123: la rugiada resiste al calore del sole per essere in un luogo in cui, sotto
lo spirare della brezza marina, evapora più lentamente
V 127: le lacrime sono quelle versate nel viaggio infernale, che Catone ha detto di
cancellare
v 128: rese nuovamente visibile il naturale colore del volto che l’inferno aveva
nascosto
Lavandogli le guance con la rugiada Virgilio restituisce a Dante la sua identità,
lo rende nuovamente se stesso, perché nella menzogna e nella lontananza dalla
verità diventiamo irriconoscibili a noi stessi, non sappiamo dire più chi siamo.
È evidente il parallelismo tra questo atto di purificazione e il Battesimo: proprio
durante questo gesto al battezzando viene dato un nome.
Tutto questo accade alla fine del canto: la purificazione viene dopo l’esperienza
della luce, della bellezza, del perdono: è per essere degni della bellezza
incontrata, stonerebbe andare in quel mondo di luce con la faccia sporca.
Sono tanti i richiami all’umiltà nel canto, che essendo il primo fa da introduzione
a tutto il Purgatorio:
l’invocazione alle Muse; Virgilio fa inginocchiare Dante; le parole di Virgilio al
V 52 ( Da me non venni); infine l’atto con cui Virgilio lega intorno ai fianchi di
Dante un giunco.
Le ultime terzine rimandano alla conclusione del canto di Ulisse, come mostra l’uso
delle stesse rime.
Ci sono altri rimandi ad Ulisse: la metafora della nave nei primi versi del canto,
la parola ‘follia’ al V 59, dove Virgilio parla della situazione di Dante: tutto
richiama il ‘folle volo’ di Ulisse.
Ancora Dante paragona il viaggio di Ulisse al suo, per sottolineare che il
desiderio di Ulisse di arrivare alla conoscenza di quello che c’è oltre la realtà
conosciuta, il desiderio di conoscere Dio è un desiderio buono, giusto; però può
essere compiuto solo con un atto di umiltà, non di presunzione; la misericordia di
Dio ti viene a prendere dove sei, ma devi avere il coraggio di accoglierla,
guardando in faccia il tuo male, andando nella profondità di se stessi, accettando
la guida di un maestro.