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Kant

Vita e opere del filosofo Kant

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KANT

Immanuel Kant (1724-1804):


Nasce nella Prussia Orientale a Koennesberg dove vive e muore. È di famiglia pietista (corrente del
luteranismo molto rigorosa moralmente). Studia filosofia, teologia, matematica e fisica, in
particolare studia molto i filosofi razionalisti. Quando però studia Hume afferma di essersi
risvegliato dal “sonno dogmatico”, dove credeva a verità non dimostrate. Grazie a lui capisce che
serve fare un discorso scientifico che risponda alle critiche di Hume. Divenne professore di
metafisica e logica e morì mormorando “questo è buono” e sulla tomba fece incidere “il cielo
stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”.

Tre opere importanti:


1) Critica della ragion pura 1781
2) Critica della ragion pratica 1788
3) Critica del giudizio 1790

Criticismo:
Kant è detto padre del criticismo (Dal greco Krino: giudicare): criticare nel senso dell'intellettuale
illuminista che spinge a vagliare, a giudicare, verificare, testare, comprendere meglio il
funzionamento di una cosa (ragion pura, pratica e giudizio). Ma chi è che compie l'azione di
vagliare le condizioni di possibilità? È la ragione che indaga e che giudica se stessa, studiandosi.

Filosofia del limite:


Il criticismo è anche chiamato “filosofia del limite”: la ragione infatti che vuole vagliare le proprie
possibilità, quando lo fa di fatto vuole trovare, se ci sono, dei limiti che essa non può superare. Kant
quindi cerca i limiti della ragion pura, della ragion pratica e del sentimento. Il contesto infatti in cui
vive è di pieno illuminismo, innamorato della potenza della ragione, per questo vuole testarla e
capire fin dove essa può arrivare.

Contributo dell'empirismo inglese:


Kant deve molto all'empirismo inglese prendendone l'approccio, pensando infatti che l'uomo non ha
idee innate ma senza rassegnarsi allo scetticismo epistemologico.

Riflessione sulla metafisica:


Nell'ambito empirista però era sorta una critica sulla riflessione astratta, considerandola inutile.
Kant vive questo dramma ma vuole capire se è ancora possibile una metafisica, finendo per definirsi
un amante deluso della metafisica. Kant amava infatti le domande sul senso delle cose, della vita e
le domande sul bene e sul male.

Ragion pura:
Ossia la ragione presa in considerazione di per se stessa, non applicata ad altro. Per Kant intelletto e
ragione sono due cose diverse. In quest'opera quindi Kant cerca di vagliare e capire come funziona
la ragione, come essa si relaziona con l'intelletto. Le domande principali a cui risponde sono:
– Come funziona il mio intelletto?
– Come funziona la mia ragione?
– È possibile che esista il sapere scientifico come sapere universale e necessario?
– L' intelletto e la ragione dell'uomo fin dove possono arrivare? Hanno dei limiti?
Quest'opera ha quindi stampo teoretico, metafisico e gnoseologico.

Ragion pratica:
(Dal greco praxis: azione) Studia quindi il funzionamento della ragione che guida l'agire umano,
con lo scopo di individuare quando le azioni dell'uomo sono buone e virtuose e quando non lo sono.
Le domande sono:
– Cos'è il bene? Si può individuare?
– Esiste una legge morale?
– Quando un'azione è buona?
Quest'opera ha quindi uno stampo morale

Giudizio:
In questo caso va inteso come sentimento, opera in cui Kant anticipa tematiche romantiche. Le
domande sono:
– Cos'è la bellezza?
– È oggettiva o soggettiva?
Opera a stampo estetico

Critica della Ragion Pura


Razionalisti ed Empiristi:
I razionalisti sono coloro che sviluppano il loro pensiero secndo giudizi analitici apriori. Il predicato
quindi analizza una caratteristica già presente nel soggetto: “Tutti i corpi sono estesi” è già implicito
nella parola corpo l'essere esteso. Loro quindi si limitano ad esplicitare un contenuto già presente
nel soggetto: la loro conoscenza quindi è o sviluppo di conoscenze già presenti, questi giudizi però
non sono fecondi poiché non producono nuove conoscenze. Il loro unico punto di forza è che sono
universale e necessari, perché non si basano sull'esperienza.
Gli empiristi invece lavorano con giudizi sintetici aposteriori: “Tutti i corpi sono pesanti” è grazie
all'esperienza che io colgo una caratteristica di un corpo. Sono sintetici perché vanno ad aggiungere
qualcosa, ossia sono fecondi perché producono nuove conoscenze. Perà non sono universali e
necessari bensì particolari e contingenti.

Il sapere scientifico:
Se ci dovesse quindi essere un sapere scientifico esso dovrebbe essere universale, necessario e
fecondo, basato su giudizi sintetici apriori, sul quale sviluppare questo sapere. Ma com'è possibile
aumentare la conoscenza mantenendo l'universalità e la necessarietà? L' apriorità di questi giudizi
indica che nell'uomo sin dalla nascita esistono delle strutture cataloganti, delle forme apriori (non
sono contenuti e non sono innati). Le scienze per Kant sono: Matematica (aritmetica+geometria) e
Fisica.

Forme apriori:
Queste forme sono universali poiché ogni essere umano, per il solo fatto di essere umano (da qui si
nota l'impostazione illuminista), ne è dotato e sono necessarie poiché se si è esseri umani si hanno
per definizione queste strutture. Sono inoltre trascendentali, ossia trascendono la specificità del
singolo uomo e sono caratteristiche proprie dell'uomo in quanto uomo.

Quest'opera è divisa in tre parti:


1) Estetica
2) Analitica
3) Dialettica

Estetica:
L'estetica è il livello più basilare: studia infatti la sensibilità e il punto di partenza della conoscenza
sono proprio le sensazioni, la quale viene recepita e immagazzinata in uno spazio e in un tempo
proprio per il funzionamento stesso dell'uomo. Quando viene catalogata in uno spazio e nel tempo
si può parlare allora di percezione. Lo spazio e il tempo quindi non sono percepiti ma sono ciò in
cui io catalogo le sensazioni rendendole quindi percezioni. Tempo e spazio sono quindi le forme
apriori e trascendentali della sensibilità.

Aritmetica:
Scienza dei numeri. 8+5=12
Il 12 non è implicito nel concetto di due numeri, ma la numerazione è possibile perché l'uomo sente
nel tempo. Il tempo è la forma pura apriori su cui si basa la possibiltà di formulare giudizi sintetici
nell'aritmetica. È universale e necessario perché ogni essere umano ha la forma pura del tempo.

Geometria:
Scienza dello spazio e delle proprietà delle figure. Essa si fonda sulla forma apriori di spazio ed è
una scienza perché è feconda, universale e necessaria poiché ogni essere umano ha la concezione di
spazio.

Matematica:
La matematica quindi è una scienza perché accresce la conoscenza ma rimane necessaria e
universale.

Analitica
Studia l'intelletto. “Le percezioni senza concetti sono cieche, i concetti senza percezioni sono
vuoti”. L'intelletto lavora sulle percezioni e assembla il concetto: da sola la percezione non da un
concetto, ma servono più percezioni per assemblarne uno. Per Aristotele le categorie avevano valore
ontologico, ossia erano i vari significati dell'essere, mentre per Kant hanno significato
gnoseologico, ossia sono le funzioni unificatrici dell'intelletto. Le categorie vengono considerate di
causa e di sostanza e sono due trascendentali dell'intelletto dell'uomo.

La sostanza:
Essa è un trascendentale dell'intelletto dell'uomo, non si coglie nella realtà ma è il soggetto che ha
l'intelletto portato ad assemblare le percezioni in qualcosa di unitario, ossia esso sostanzializza le
percezioni. La sostanza quindi è il modo con cui funziona l'intelletto ed è una categoria dell'uomo.

Come siamo in grado di conoscere la realtà?


La causalità è un trascendentale dell'intelletto dell'uomo, che guarda la realtà e cercando un senso
cogliamo la relazione di causa tra due fenomeni. È il modo dell'intelletto che collega le percezioni e
trova il rapporto di causa-effetto. Certi fenomeni vengono collegati in modo necessario perché li si
vede sempre insieme. La causa quindi è il modo in cui noi intendiamo la realtà, ma non è una
proprietà della realtà. Su questa categoria è basata la fisica.

Fisica:
Essa è un sapere necessario e universale perché studia il rapporto causa-effetto tra i fenomeni, colti
dalla categoria di causa. La fisica si fonda su un apriori che è la categoria di causa e studia i
fenomeni osservandoli e filtrandoli attraverso questa categoria, trovando quindi collegamenti causa-
effetto necessari e universali. Questi quindi sono necessari e universali perché l'uomo legge i
fenomeni secondo la sua categoria di causalità, la quale è presente in ogni uomo. Questi
collegamenti quindi non sono presenti nella realtà e non sono una sua proprietà, ma sono colti
dall'uomo.

Io penso:
Vi è un “Io penso” che è la struttura trascendentale che accomuna tutti gli uomini e che funziona
con i trascendentali. Di conseguenza tutti gli uomini funzionano allo stesso modo. Tutti gli uomini
infatti nascono con i trascendentali, con una funzione che cataloga le sensazioni. L'uomo non è
neutro verso la realtà ma la filtra secondo i trascendentali. La parte che passa dai filtri, quindi
raggiungibile dall'uomo, si chiama fenomeno, mentre quella che rimane fuori è detta noumeno.

Fenomeno:
(Finomai=apparire) parte della realtà che arriva al soggetto che passa dai filtri dell'uomo. Di questa
parte della realtà si può fare un sapere scientifico.

Noumeno:
(pensabile) parte della realtà che non arriva al soggetto ma è solo pensabile come qualcosa di
esistente. Non è conoscibile ne sperimentabile a causa dei filtri cataloganti dell'uomo (tra cui l'io
penso). Questa parte legata al senso, al valore, quindi al significato profondo delle cose e tutte le
domande e pensieri metafisici si trovano in questa parte. È noumenico tutto ciò che a me non arriva
dall'esperienza trattata dai vari filtri.

Dialettica
Riguarda l'analisi dei ragionamenti fallaci della metafisica: infatti essa è infondata ma rappresenta
un'esigenza naturale e inevitabile della mente umana e Kant ne vuole scoprire l'origine.

La metafisica:
Essa è definita come un parto della ragione, la quale è una creazione a sua volta dell'intelletto,
quando essa è portata a ragionare anche in assenza di dati. In questo la ragione / intelletto è simile
ad una colomba che, avvertendo l'attrito dell'aria, provasse a volare senza di essa non sapendo che è
l'unica condizione che permette il suo volo. Kant sostiene infatti che il voler andare oltre i dati
esperienziali derivi dalla tendenza alla totalità e all'incondizionato che è innata nell'essere umano.
La nostra ragione quindi non è soddisfatta del mondo fenomenico ed è irresistibilmente attratta dal
regno dell'assoluto, ossia da una spiegazione globale e onnicomprensiva della realtà.

Idee trascendentali:
Questa spiegazione globale fa leva su tre idee trascendentali, le quali tendono ad unificare:
1) Idea di Anima: unifica i dati del senso interno, quindi è l'idea di totalità assoluta dei
fenomeni interni
2) Idea di Mondo: idea della totalità assoluta dei fenomeni esterni
3) Idea di Dio: totalità di tutte le totalità (fenomeni interni ed esterni) e fondamento di tutto ciò
che esiste

L'errore della metafisica:


Esso sta nel trasformare queste tre esigenze mentali di unificazione dell'esperienza della ragione in
delle realtà, dimenticando che non si ha a che fare con la cosa in sé ma con la sola realtà non
oltrepassabile del fenomeno. La dialettica trascendentale vuole essere infatti lo studio critico e
denuncia dell'infondatezza della metafisica, ossia dei fallimenti del pensiero quando procede oltre
l'esperienza. Kant quindi, per dimostrare questa infondatezza, prende in considerazione le tre
scienze che costituiscono la metafisica:
1) la psicologia razionale (studio dell'anima)
2) La cosmologia razionale (studio dell'universo / mondo)
3) La teologia razionale/naturale (studio di Dio)

Psicologia Razionale:
Kant la considera basata su un paralogismo, ossia un ragionamento errato che consiste nell'applicare
la categoria di sostanza all'io penso, trasformandolo in una realtà permanente chiamata “anima”.
Infatti l' “Io penso” non è un oggetto empirico, ma solo un unità formale a cui non si può applicare
alcuna categoria. Quindi l'equivoco consiste nell'attribuire una serie di valori positivi (andando
quindi a identificare come sostanza) alla x ignota che è l'io penso. L'errore quindi è considerare
sostanza la condizione formale suprema del costituirsi dell'esperienza. Infatti non si può conoscere
l'io noumenico, ossia l'io in se stesso, ma solo l'io che appare a noi stessi tramite le nostre forme
apriori, ossia l'io fenomenico.

Cosmologia razionale:
Essa pretende di utilizzare la nozione “mondo” come totalità assoluta dei fenomeni cosmici, però
poiché la totalità dell'esperienza non è mai un'esperienza (si sperimenta uno o quel fenomeno, non
una serie di fenomeni) l'idea di mondo cade al di fuori di ogni possibile esperienza. I metafisici
infatti finiscono nelle cosiddette antinomie, ossia conflitti della ragione con se stessa che si
concretizzano in coppie di affermazioni opposte tra le quali, in assenza di esperienza
corrispondente, non è possibile decidere.

4 antinomie Kantiane:
Le prime due sono matematiche, le altre due dinamiche. Le tesi sono proprie del pensiero
metafisico/razionalista, le antitesi del pensiero della scienza /empirista. Per le ultime due si può
parlare anche di antitesi che valgono per il fenomeno e tesi che valgono per il noumeno.
Il fatto di non poter decidere tra loro sta proprio nell'idea di mondo, la quale essendo al di fuori di
ogni esperienza possibile, non può dare alcun criterio adeguato per decidere l'una o l'altra tesi.

Teologia razionale:
Per Kant è priva di valore conoscitivo, ma è solo il supremo “modello” di ogni realtà e perfezione
scaturito dalla semplice ragione. Per questo la tradizione ha prodotto diverse prove dell'esistenza di
Dio e Kant le suddivide in tre categorie:
– Ontologica: (Anselmo d'Aosta) pretende di ricavare l'esistenza di Dio dal suo concetto, ma
Kant obietta l'impossibilità di passare dal piano della possibilità logica alla realtà ontologica,
poiché l'esistenza è constatabile solamente per via empirica. Infatti Kant ritiene
contraddittoria la prova ontologica perché con la caratteristica di essere perfettissimi si
ottiene anche il fatto di esistere. La differenza infatti tra cento talleri reali e cento talleri
pensati non sta nelle caratteristiche dei talleri, ma solo nel fatto che uno esiste davvero e
l'altro no. L'esistenza quindi non è una qualità, di conseguenza l'essere perfettissimi non
implica l'esistenza (esempio dei talleri).
– Cosmologica: si basa sulla distinzione tra contingente e necessario, affermando che se
qualcosa esiste deve esserci anche qualcosa di assolutamente necessario.
Il primo limite sta nell'uso illegittimo del principio di causalità, poiché partendo
dall'esperienza degli enti contingenti si pretende di arrivare, seguendo la catena di causalità,
oltre l'esperienza fino ad arrivare al necessario. Ma il principio di causalità è una regola con
cui l'uomo connette i fenomeni tra loro, quindi non può collegare un fenomeno a qualcosa di
trans fenomenico.
Il secondo limite sta nel fondarsi su delle forzature logiche e nel ricadere nella prova
ontologica. Dopo essere arrivati all'idea del necessario con un gioco di concetti si arriva a
sostenere che il necessario coincida con l'idea di perfettissimo, quindi di qualcosa che come
qualità abbia anche quella di esistere.
– Fisico-Teologica: essa fa leva sull'ordine, sulla finalità e bellezza del mondo per arrivare ad
una mente ordinatrice, identificata in un Dio creatore, perfetto e infinito. Secondo Kant
anche questa si basa su forzature logiche e ricorso all'argomento ontologico. Essa infatti
parte dall'esperienza del mondo e pretende di elevarsi all'idea di una causa trascendente,
dimenticando che l'ordine della natura potrebbe essere una conseguenza della natura stessa o
di leggi sue immanenti. Se si pensa che Dio è causa dell'ordine del mondo si deve pensare
che sia anche la causa dell'essere del mondo, quindi viene identificato come la suprema
causa ordinante e l'essere creatore necessario, cadendo nella prova cosmologica.

Kant e Dio:
Kant non nega l'esistenza di Dio, ma solo la sua dimostrabilità razionale. Quindi non è ateo ma
agnostico, poiché ritiene che la ragione umana non possa dimostrare l'esistenza di Dio o la sua non
esistenza.

Le idee della metafisica:


Su queste tre idee, come abbiamo appena visto, non si possono fare dimostrazioni o discorsi
scientifici, quindi la metafisica non è una scienza. Queste tre idee infatti fanno parte del mondo
noumenico, però hanno un grande valore: non ci si può fare scienza ma servono solo a regolare la
ricerca di conoscenza dell'uomo. L'intelletto infatti lavora sul mondo fenomenico ma deve tenere
aperta la sua tensione all'assoluto, così da scoprire molto di più rispetto a uno che chiude la sua
tensione all'infinito.

N.B. Rivoluzione Copernicana in ambito gnoseologico


Prima di Kant quando si formulava una teoria gnoseologica si riteneva che il soggetto si dovesse
adeguarsi all'oggetto, ossia l'intelletto doveva scoprire l'oggetto. Kant invece afferma il contrario:
ora è il soggetto che detta legge e pone le condizioni di conoscenza e l'oggetto viene filtrato dal
soggetto. Il soggetto quindi non è più passivo come dicono gli empiristi ma ha delle caratteristiche
proprie (trascendentali) che dettano legge sulla conoscenza, portando così ad una centralità del
soggetto e alla distinzione tra fenomeno e noumeno.

Critica della Ragion Pratica


Critica la ragione in rapporto all'azione dell'uomo, volendo individuare un bene universale, ossia
quando l'azione dell'uomo è buona universalmente.

Imperativo Categorico:
Questo bene universale è l'imperativo categorico: esso è un comando posto dalla ragione,
incondizionato, ossia a prescindere da qualsiasi scopo o condizione. “Devi perchè devi” imperativo
che pone la necessità perché essa c'è. Non ha una motivazione soggettiva e il fine non è particolare.
È la ragione che dice all'uomo “devi perché devi”, ossia la ragione chiede all'uomo di essere
razionale, in quanto è questa la sua natura. La ragione quindi si impone sulla volontà, quindi non ci
sono fini o scopi particolari, il dovere per il dovere. La ragione dice all'uomo di seguire la
razionalità stessa, solo questo può funzionare come “devi perché devi”. Il soggetto che dichiara
questo imperativo è la ragione, che chiede ad ogni uomo di adeguarsi alla razionalità.

Caratteristiche:
– Formalità: non emerge un contenuto e non ci dice cosa fare, ma ci dice la forma, ossia agire
secondo ragione, il dovere per il dovere
– Importanza all'intenzione: conta non solo cosa si fa, ma soprattutto con che intento. Non
basta arrivare ad un'azione corretta se l'intento romane scorretto o immorale
– Anti-Utilitaristico: non c'è una ricompensa per l'uomo morale, né felicità o realizzazione.
L'uomo deve farlo perché deve farlo, senza un fine. (pensiero protestante-luterano)
– Autonomia legge morale e non eteronomia: è autonoma perché il dovere per il dovere è dato
dalla ragione dell'uomo all'uomo stesso

Postulati della ragion pratica:


La legge morale /imperativo categorico, che è un fatto della ragione, per essere seguita presuppone
tre postulati, ossia tre certezze non dimostrabili:
1) Esistenza della libertà: se la mia ragione dice alla volontà “devi perché devi” è perché essa
potrebbe fare diversamente: l'esistenza dell'imperativo categorico postula l'esistenza della
libertà. Se osservo me in azione sono certo di essere libero, sopratutto se rifletto sul mio
tentativo di essere razionale.
2) Immortalità dell'anima: siccome la legge morale è un fatto della ragione e visto che è
impossibile adeguarsi solamente nella vita terrena alla legge morale, allora esiste una vita
ultraterrena necessaria dove realizzare questa coincidenza tra volontà a razionalità.
3) Esistenza di Dio: di conseguenza è necessaria l'esistenza di Dio perché almeno nella vita
ultraterrena ci sia una corrispondenza tra moralità e felicità, la quale senza di lui non ci
sarebbe. (L'eudaimonia è qualcosa di desiderato da Kant e nota che da solo nella vita lui non
riesce a darsi questa felicità che tanto cerca)

Certezze:
Nella ragion pratica si raggiungono certezze (postulati) che la ragione teoretica non riusciva a
conquistare, per questo si parla di primato della ragione pratica su quella teoretica. Kant infatti dice
che di certe dimensioni noumeniche si può essere certi anche senza dimostrare e propone come
metodo il fare riferimento a se stessi e agire sulla propria persona.

N.B. Rivoluzione Copernicana in ambito morale


Il fondamento della legge morale è l'uomo stesso, non più Dio o qualcos'altro. “Agisci in modo che
la massima della tua volontà sempre valere come principio di una legislazione universale”, ossia
pensa che l'azione che compi la compissero tutti. Un'azione quindi è morale quando la ragione la
riconosce come universale e necessaria, ossia valida. La moralità non chiede all'uomo di tradire se
stesso, anzi gli chiede di adeguarsi alla sua vera natura, ossia un essere razionale, cioè agire
conformemente alla sua ragione.

Critica del Giudizio (sentimento)


L'illuminista Kant qui si affaccia a dei temi e riflessioni romantiche pur mantenendo l'impostazione
illuminista.

Due punti di vista opposti:


Davanti a se Kant ha due punti di vista opposti: riferendosi alla critica della ragion pura ha il mondo
fenomenico e non può addentrarsi nel mondo noumenico, ma sa solo che le idee della ragione
hanno uso regolativo dell'indagine dell'uomo. Dopo la critica della ragion pratica invece il punto di
vista ottenuto è che non partendo dal mondo fenomenico ma da me in azione ottengo certezze sul
mondo noumenico.

Unire i due punti:


In questa critica si cerca di capire se c'è un ponte tra il guardare fenomeni e raggiungere il mondo
noumenico. Si cerca un modo per stare nel mondo fenomenico e non perdere il mondo noumenico e
questo si può fare grazie al sentimento, con il quale si ottiene una strada per accedere al mondo
noumenico.

Giudizio:
Quando si parla di giudizio si parla di quello riflettente, possibile solo dopo quello determinante.
Quello determinante è già stato presentato nella critica della ragion pura, ossia è l'azione
dell'intelletto che unisce le percezioni grazie alle categorie. Dopo questo si riflette su questa cosa e
ci si chiede: mi piace? È coerente con la mia armonia? Quello che si fa quindi è osservare un
oggetto e metterlo in rapporto a me. L'uomo cerca nelle cose se è possibile individuare un legame
con se, perché l'uomo ha l'esigenza di armonia e proporzione e giudica le cose sperando di trovare
nella realtà qualcosa che sia finalizzato a lui. Tutti cercano questo legame con il mondo fenomenico,
persino lo scienziato. Giudizio riflettente e sentimento sono la stessa cosa e ne esistono due forme:
1) Estetico: diviso a sua volta in
1. Bello: Quando l'uomo, in rapporto al mondo fenomenico, dopo averlo determinato, ci
riflette e scopre una corrispondenza tra il mondo fenomenico e il suo sentimento di
armonia e proporzione, fa esperienza del Bello. Questo sentimento è universale in tutti
gli uomini, quindi la bellezza è universale, ma non è della cosa, quindi non è ne
oggettiva ma neanche soggettiva, ma universale. (Tommaso diceva che il bello è un
trascendentale dell'essere, quindi qualcosa di oggettivo). La bellezza quindi è
un'esperienza universale, necessaria, disinteressata, ossia gli uomini osservano la
bellezza prima ancora di volersene impossessare, e infine ha una finalità senza scopo: la
bellezza è un'esperienza che l'uomo vive quando il pezzo di realtà fenomenica viene
vissuto come qualcosa fatto per l'uomo stesso ma gratuitamente, ossia senza un utile.
2. Sublime: Questo nasce dal fenomeno di forte sproporzione, dove l'uomo rimane senza
parole. Come mai anche di fronte ad una calamità si prova del fascino? Si prova questo
sentimento ambivalente di piacere e dispiacere: dispiacere poiché questa calamità è
infinitamente più grande dell'uomo, fa paura e ci si sente piccolissimi, ma allo stesso
tempo si prova fascino perché risveglia nella nostra ragione l'esigenza di totalità e
infinito. Davanti all'infinito struggiamo ma ne siamo attratti. Questo struggimento
consuma ma affascina, perché è la nostra ragione che ci porta a cercare la totalità,
l'infinito e lo fa davanti al sublime, questo fenomeno che risveglia in noi questa
esigenza. Questo infatti è uno dei ponti tra i due mondi (fenomenico e noumenico).
2) Teleologico: di fronte alla natura non si può non osservare negli esseri che le appartengono
il loro essere costituiti da parti non assemblate a caso. Ogni pezzo occupa il posto al fine di
costituire la cosa. C'è un fine, un ordine nei fenomeni naturali e nei suoi enti che non porta a
dimostrare l'esistenza di Dio, ma che porta a pensare che ci sia la possibilità che esista. Porta
infatti a pensare che l'esistenza sia stata pensata per il genere umano. Anche qua partendo
dal mondo fenomenico ci si apre al mondo noumenico.

N.B. La rivoluzione copernicana in ambito estetico


La bellezza non è un trascendentale dell'essere ma dipende dall'uomo, ancora una volta quindi viene
messo al centro l'uomo.

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