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In termini di differenze, la genesi della Bibbia descrive la creazione del mondo da parte di un unico

Dio onnipotente, che crea tutto in sei giorni e si riposa il settimo giorno. Il mito Maya di Tepeu
Gukumatz, d'altra parte, racconta la creazione del mondo attraverso l'azione di due dei, Tepeu e
Gukumatz, che lavorano insieme per dare forma alla terra e agli esseri viventi.

Un'altra differenza significativa è che la genesi della Bibbia è un racconto religioso che si concentra
sulla creazione dell'umanità e sul suo rapporto con Dio, mentre il mito Maya di Tepeu Gukumatz è
parte di un sistema mitologico più ampio che spiega l'origine del mondo e delle divinità nella
cultura Maya.

Per quanto riguarda le somiglianze, entrambi i racconti affrontano il tema della creazione del
mondo e degli esseri viventi. Entrambi implicano l'esistenza di divinità superiori che sono
responsabili di dare forma all'universo. Inoltre, sia la genesi della Bibbia che il mito Maya riflettono
la curiosità umana e il desiderio di comprendere l'origine e il significato della vita.

Tuttavia, è importante sottolineare che la genesi della Bibbia e il mito Maya di Tepeu Gukumatz
sono prodotti culturali distinti, radicati in contesti storici, religiosi e culturali diversi. Pertanto, è
fondamentale considerare le differenze culturali e interpretative quando si confrontano queste
narrazioni.

Sia il mito del Diluvio della Bibbia che l'episodio sumerico di Ziusudra (o Zius) e Utnapishtim
nell'epica assiro-babilonese di Gilgamesh raccontano di un grande diluvio inviato dagli dei per
distruggere l'umanità a causa della sua corruzione.

Nella storia biblica, Dio decide di mandare un diluvio per punire l'umanità peccatrice, ma sceglie di
salvare Noè e la sua famiglia a causa della loro giustizia. Noè viene istruito a costruire un'arca e
riempirla con coppie di ogni specie di animale, così da preservare la vita sulla Terra. Dopo quaranta
giorni di pioggia incessante, le acque si ritirano e Noè e gli animali escono dall'arca per ripopolare
la Terra.
Nell'epica di Gilgamesh, il re Utnapishtim viene avvertito dagli dei delle intenzioni distruttive di
Enlil e gli viene ordinato di costruire un'arca. Utnapishtim riempie l'arca con la sua famiglia, i suoi
servi, tutti gli artigiani e animali, e viene avvertito che appena le acque si abbassano, un uccello gli
porterà un ramoscello verde come segno che la terra è emersa. Dopo il diluvio, Utnapishtim e i suoi
compagni escono dall'arca e offrono sacrifici agli dei.
Entrambi i racconti presentano diverse similitudini, come la selezione di un individuo giusto che
viene avvertito di un diluvio imminente e gli viene chiesto di costruire un'arca per salvare se stesso,
la sua famiglia e le specie animali. In entrambi i casi, l'arca diventa un mezzo di salvezza durante il
diluvio e gli individui salvati emergono per ripopolare la Terra dopo che le acque si sono ritirate.
Entrambi i racconti riflettono anche la ferocia degli dei e l'importanza della giustizia.
L'episodio sumerico di Ziusudra, che è l'equivalente sumero del biblico Noè, e l'epopea di
Gilgamesh furono scritte molto prima del racconto biblico del Diluvio, indicando che la storia del
diluvio era diffusa in molte culture dell'antica Mesopotamia.
Queste somiglianze tra i racconti biblici e sumerici possono essere spiegate con l'ipotesi che il
racconto del diluvio sumero abbia influenzato la narrazione biblica, o che entrambi i racconti
abbiano radici comuni in un evento catastrofico realmente accaduto.

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