Marx
Marx
VITA E OPERE
Marx nasce nel 1818 a Treviri, in Germania, da una famiglia ebrea che si era convertita al
protestantesimo e ha varie vicende personali: proprio perché appoggia i moti rivoluzionari è
costretto a trasferirsi a Parigi, poi a Londra, addirittura perderà più volte il lavoro. La sua è
una famiglia numerosa per cui ad un certo punto avrà anche gravi difficoltà economiche
proprio per questo suo appoggiare i movimenti rivoluzionari e non solo. Questo suo impegno
politico che ritroviamo soprattutto nell’opera filosofica perché sarà colui che penserà che la
rivoluzione del proletariato avverrà non per la necessità di Hegel ma vedremo poi perché.
In realtà Marx inizialmente è molto vicino a Hegel, ma proprio perché fa sue e studia le sue
idee ad un certo punto se ne discosta e ne critica dei punti ben precisi. Marx infatti critica
Hegel poiché dà precedenza al razionale. Critica questo trasformare lo Spirito assoluto di
Hegel in manifestazioni necessarie, concrete. Questo procedimento hegeliano è definito
da Marx come misticismo logico (una cosa mistica è legata alla religione). Critica del
misticismo logico il fatto che per Hegel le istituzioni del governo sono manifestazione
necessaria dello spirito quindi lo Spirito che è necessitante sta dietro ogni istituzione
politica. L’idealismo per Marx fa del concreto la manifestazione dell’astratto. Però
sfocia nel misticismo quando secondo Hegel ogni manifestazione concreta è necessario che
sia così. Soprattutto si giustificano con l’hegelismo le manifestazioni delle istituzioni politiche
perché soprattutto per quanto riguarda la monarchia se io voglio ragionare con Hegel se c’è
una monarchia devo pensare che quella è necessaria, che non era possibile un’altra
possibilità (non stiamo con Kierkegaard), in quel momento quello Stato per Hegel era
necessario. I moti del 48 volevano invece sovvertire l’ordine politico dell’epoca. Le istituzioni
statali, politiche vigenti, invece, secondo Marx, non sono necessarie, non è detto che dove c’è
una monarchia quella è giusto che ci sia la monarchia. ((Hegel sostiene infatti che la realtà è
la messa in pratica della razionalità; quindi, anche le forme di governo erano necessarie
perché previste dal razionale, non potevano esistere altre. Per Marx non tutto è necessario,
perché se fosse come sostiene Hegel bisognerebbe accettare tutte le istituzioni.))
Marx non solo contesta la politica hegeliana, l’idealismo, il fatto che il corso della storia ci
porta per forza a una certa forma politica, istituzione di governo, ma contesta anche
l’economia borghese. L’economia, la borghesia di cui ci parla Marx non è né quella del 1917
né della Russia, ma quella europea del periodo in cui lui vive. Anche perché abbiamo detto
che la Russia era un paese arretrato, si viveva essenzialmente di agricoltura. Cosa contesta
dell’economia borghese vista dal punto di vista Hegeliano? Contesta proprio il fatto che i
borghesi “eternizzavano” la loro economia, cioè non consideravano il loro come un sistema
economico tra i tanti nella storia, ma come il modo naturale di distribuire la ricchezza. Come
Hegel, i borghesi pensavano che la loro economia doveva essere immutabile, eterna. Come i
sistemi istituzionali di Hegel erano necessari che fossero quelli, non esistevano altre
possibilità, così secondo Marx, i borghesi pensavano che la loro economia fosse la più giusta,
cioè che non ci fosse una prospettiva storica, un processo che portasse all’economia
borghese e poi a qualcos’altro. Quindi quell’economia era un dato di fatto che superava gli
eventi storici. Invece Marx va a rintracciare tutte le conflittualità che risiedono all’interno
dell’economia borghese. La conflittualità che viene a crearsi tra il capitalista e l’operaio.
Tra il sistema capitalistico e i lavoratori salariati, tra borghesia e proletariato.
- Al prodotto della sua attività perché quando lavora in fabbrica, in virtù della propria
forza lavoro, egli produce un oggetto (il capitale) che non gli apparterrà mai, per cui
egli si estranea. Il capitale, il capitalista lo sottomettono, lo fanno lavorare in condizioni
disumane.
- Alla sua stessa attività perché è costretto a lavorare in quel modo, prende la forma
di un “lavoro forzato”, non ha alternativa. In cui l’uomo si sente “una bestia” quando
dovrebbe sentirsi uomo (cioè nello svolgere un lavoro di utilità sociale) e si sente uomo
quando si comporta da “bestia” (cioè quando si “stordisce” nel mangiare, nel bere e
nel procreare, si riduce a istinti e attività che fanno gli animali perché non ha né soldi
né tempo).
- Alla propria essenza, quello che ci contraddistingue, perché l’uomo è anche un
essere creativo, la creatività, il libero pensiero, libertà di fare un lavoro in maniera
propria, non standardizzata ma nella società capitalistica è costretto a un lavoro
forzato, ripetitivo e unilaterale.
- Al prossimo perché il prossimo, per lui, è soprattutto il capitalista. Come dice
Feuerbach l’uomo è estraniato rispetto a Dio e Dio lo comanda, così l’operaio col
capitalista. Il capitalista lo domina, non vuole avere nulla a che fare con l’operaio.
(scioperi dell’età giolittiana) Il loro rapporto è conflittuale.
È alienato anche rispetto alla proprietà perché non ha nulla e non può comprare nulla, rispetto
ai mezzi di produzione, ai macchinari perché non sono degli operai. Come può sentirsi una
persona che va a lavorare, quello che produce non lo potrà mai comprare, non può migliorare
le proprie condizioni di vita, non può parlare, non ha accesso a un miglioramento della
produzione economica, non ha un aumento salariale, si sente svuotato rispetto alla propria
essenza, l’unica attività che gli è permessa perché non ha soldi né tempo (lavoravano anche
18 ore al giorno) né forze può solo mangiare e bere. La causa dell’alienazione, dunque, è
data proprio dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, in virtù della quale il
possessore della fabbrica (il capitalista), può utilizzare il lavoro di salariati per accrescere la
propria ricchezza.
Dobbiamo vedere quali altre dinamiche comporta questo rapporto tra l’economia capitalistica
e il proletariato. Marx ce ne parla in tutte le sue opere in realtà, ma soprattutto nell’opera
L’ideologia tedesca, dove affronta il tema del materialismo storico, una delle cose più
sentite di Marx. Nell’ideologia tedesca Marx vuole dirci quale è il vero procedere della storia,
c’è il tentativo di cogliere il movimento reale della storia. Hegel ci diceva che è tutto
necessitante, cioè che il nostro procedere della storia è necessitante in quanto è tutto
predeterminato dalla razionalità assoluta. Marx abbiamo visto che critica in questo senso
Hegel ma affronta meglio il tema nell’opera L’ideologia tedesca. Ci dice che il movimento
reale della storia non è colto dalle ideologie in generale, cioè noi dobbiamo cercare di capire
in maniera oggettiva quale è il procedere della storia perché le rappresentazioni ideologiche
falsano la rappresentazione della storia perché la leggono in base a quell’ideologia
determinata. Non è un’analisi oggettiva del procedere della storia. L’ideologia appare come
una <<falsa rappresentazione>> della realtà e allude al processo in virtù del quale alla
comprensione oggettiva dei rapporti reali tra gli uomini si sostituisce un’immagine falsa o
deformata di essi. Tra quelli che lui chiamerà le forze produttive e i rapporti di produzione. Ci
dice questo non sta accadendo solo adesso, ma è accaduto anche in passato, sempre è
accaduto, dobbiamo tener conto di questo rapporto e appunto non devo descrivere ciò che
appare alla mia ideologia essere gli uomini ma come sono realmente questi rapporti, chi
partecipa? quali sono i rapporti di produzione? chi è la forza produttiva? come interagiscono
davvero?
L’intento di Marx è quello di svelare, al di là delle ideologie, la verità sulla storia, mediante il
raggiungimento di un punto di vista obiettivo sulla società, che permetta di <<descrivere
non ciò che gli uomini possono appare nella rappresentazione propria o altrui,
bensì quali sono realmente>>.
La storia, secondo Marx, è un processo dialettico, cioè tesi e antitesi, in Marx non c’è la
sintesi come per Hegel ma vedremo che il rapporto tesi antitesi sfocerà sempre in un
contrasto fino alla rivoluzione e al sovvertimento del sistema governativo politico che vige
nell’epoca che rispecchia i rapporti di produzione. Questa dialettica della storia è basata sul
bisogno-soddisfacimento. Secondo Marx quello che distingue gli uomini dagli animali è che
gli uomini a differenza degli animali cominciano a produrre i mezzi per soddisfare questi
bisogni.
STRUTTURA E SOVRASTRUTTURA
Come Marx intende la società? Marx stravolge l'ordine della società. Egli ritiene che non
sono le istituzioni a fare l'economia di un paese, ma viceversa. L'economia rappresenta
l'immagine della società. Egli va a distinguere due elementi:
Per forze produttive, Marx intende tutti gli elementi necessari al processo di
produzione, ossia:
Ora poiché, secondo Marx si è arrivato sempre a un punto e ci si arriverà di nuovo in cui le
forze produttive si sviluppano più rapidamente dei rapporti di produzione, i quali
esprimono relazioni di proprietà e dunque tendono a rimanere statici, ne consegue
periodicamente una situazione di contraddizione, dialettica tra i due elementi che genera
un'epoca di rivoluzione sociale. Infatti, le nuove forze produttive sono sempre incarnate da
una classe in ascesa, mentre i vecchi rapporti di proprietà sono sempre incarnati da una
classe dominante al tramonto. Di conseguenza risulta inevitabile lo scontro. Alla fine,
quasi sempre trionfa la classe che risulta espressione delle nuove forze produttive, la quale
riesce a imporre la propria maniera di produrre e di distribuire la ricchezza, nonché la propria
specifica visione del mondo. Questo modello
teorico, secondo Marx, trova la propria esemplificazione più tipica, per quanto riguarda il
passato, nella Francia del Settecento della Rivoluzione francese, dove a un certo punto
vi fu uno scontro aperto tra la borghesia (espressione delle nuove forze produttive di tipo
capitalistico) e l'aristocrazia (espressione dei vecchi rapporti di proprietà agrario-feudali).
Vinse alla fine la borghesia, che riuscì a imporre i propri rapporti di proprietà e la propria
visione del mondo. Si arriva quindi a un contrasto insanabile che nella storia è sfociato
sempre ed è necessario che anche oggi e nel futuro sfocerà, dice Marx, nella rivoluzione, deve
succedere, è necessario che accada.
Quindi il socialismo dovrà fare una rivoluzione opponendosi al capitalismo. Ma il capitalismo
porta già in sé questo contrasto che è necessario che sia così. Marx che tanto ha criticato
Hegel per il fattore necessitante ritorna alla necessità. Il necessario diventa un fattore
fondamentale anche per Marx. Marx fa
addirittura un elenco dei momenti nella storia in cui è arrivato questo contrasto tra forze
produttive e rapporti di produzione:
La dialettica di Hegel prevedeva tre momenti, quella di Marx due, in Hegel prevedeva anche
la sintesi, quella di Marx invece porta allo scontro e alla rivoluzione.
Quale era la situazione attuale di Marx che porterebbe alla rivoluzione del proletariato? Il
Manifesto del partito comunista rappresenta un’efficace analisi della concezione
marxista del mondo, soprattutto sulla borghesia e sulle classi sociali. I punti salienti toccati
nel documento sono:
Nella prima parte del manifesto Marx descrive la vicenda storica della borghesia,
sintetizzandone dal suo punto di vista, meriti e limiti. A differenza delle classi sociali
dominanti del passato, che tendevano alla conservazione statica dei modi di produzione, la
borghesia, secondo Marx, non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli
strumenti di produzione e tutto l'insieme dei rapporti sociali. Essa è dunque una
classe costituzionalmente dinamica. La borghesia porta in sé questa cosa della rivoluzione,
dello scontro perché non riesce più ad un certo punto a gestire i rapporti di produzione. La
borghesia cerca dei modi per evolversi, l’industria che si evolve man mano. Non è una classe
statica come poteva essere quella del Settecento in Francia. Porta proprio in sé questa
dinamica, però comunque vorrebbe mantenere sé stessa al potere economico, non dà spazio
alle forze produttive. Allora questa dinamicità che porta in sé ad un certo punto le si rivolge
contro. Infatti, le moderne forze produttive si rivoltano contro i vecchi rapporti di
proprietà, generando crisi terribili. Si scardinano i vecchi rapporti di proprietà. Tanto che il
proletariato, classe oppressa dalla società borghese, non può fare a meno di mettere in
opera una dura lotta di classe, volta al superamento del capitalismo e delle sue forme
istituzionali e ideologiche. Il concetto della storia come lotta di classe è uno dei più
significativi del Manifesto.
“La storia di ogni società, esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei,
Baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve, oppressori ed oppressi, furono
continuamente in reciproco contrasto, e condussero una lotta ininterrotta, ora latente ora aperta, lotta che ogni
volta è finita o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta.”
Questa dialettica io la ritrovo anche, naturalmente, al cuore dell’economia perché il fatto che
si arriva alla rivoluzione del proletariato io lo ritrovo nella gestione dell’economia da parte del
capitalista. Perché vedo c’è un errore fondamentale da parte dei capitalisti per quanto
riguarda la concezione della merce. Innanzitutto, in generale, Marx diceva che il capitalismo
deve analizzare i concetti di merce e valore, perché la merce ha sempre un valore, però non
è determinato in maniera univoca, ma la merce possiede più valori. Una merce deve
possedere:
- un valore d’uso, in quanto deve poter servire a qualcosa, ossia essere utile, poiché
nessuno acquista qualcosa che non soddisfi determinati suoi bisogni, sia che tali
bisogni provengano dallo stomaco o dalla fantasia
- un valore di scambio, che le garantisca la possibilità di essere scambiata con le altre
merci.
Secondo Marx il valore di scambio di una merce risiede nella quantità di lavoro
socialmente necessaria per produrre la merce: più lavoro è necessario per produrla, più
essa vale. Il filosofo si riferisce alla produttività sociale media di un determinato periodo
storico: una merce che oggi vale x, infatti, domani potrebbe valere y, appunto in virtù di un
mutamento della produttività sociale media. Per Marx, il valore di una merce non si
identifica del tutto con il suo prezzo. Su quest’ultimo influiscono altri fattori, come
l’abbondanza o la scarsità della merce stessa.
La caratteristica peculiare del capitalismo è costituita dal fatto che la produzione non è
finalizzata al consumo, bensì all’accumulazione di denaro. Questo rapporto è
descrivibile con la formula schematica M.D.M. (merce-denaro-merce), ciò allude al doppio
processo per cui una certa quantità di merce viene trasformata in denaro e una certa quantità
di denaro il capitalista la ri-trasforma in merce. Questo rapporto dovrebbe essere uguale ma
non è così, il vero rapporto che lo descrive è la formula D.M.D. (plus)(denaro-merce-più
denaro), il capitalista investe denaro in una merce per ottenere, alla fine, più denaro,
rivendendola a un prezzo un pochino più alto del suo valore, ha un guadagno in più.
Uno dei protagonisti di questo rapporto è il capitalista che è parte della borghesia, è il
principale protagonista della società borghese e che porta in sé il fatto che le forze produttive
si evolvono rispetto ai rapporti di produzione, i borghesi vorrebbero far finta che questo non
avvenga ma in realtà è così. La borghesia è quindi vittima dei suoi stessi demoni per cui si
arriva a una frattura che darà luogo alla rivoluzione del proletariato, un sovvertimento
dell’ordine economico, politico, sociale. Avverrà senza riforme. Come è successo nelle epoche
precedenti. Non c’è una via pacifica per fare questo, tant’è vero che lui prevede
l’abbattimento dello stato borghese e delle sue forme istituzionali. A queste ultime si
sostituirà la dittatura del proletariato. La dittatura non è mai qualcosa di democratico per
sua stessa definizione. Questa dittatura in realtà la rivede un po' in altre opere e ne attenuerà
i termini.