gaphuri tandem
lancino Curzio
Gaphuri tandem modulis levata
Traduzione e note di Guido Mambella*
Lancino Curzio (Curti, Corti, Corte, Curtius) 1 nacque a Milano non oltre la
metà del Quattrocento. Fu legato informalmente al circolo di umanisti gravi-
tante intorno alla corte di Lodovico il Moro e con la caduta di quest’ultimo
divenne sempre più isolato e sgradito. Morì a Milano il 2 febbraio 1512 e fu
sepolto nel chiostro del convento di San Marco. La sola opera pubblicata in
vita fu la Meditatio in hebdomoda olivarum, uscita a Milano nel 1508 per i tipi
di Alessandro Minuziano (a cura di Lampugnino Birago, cfr Mazzuchelli
1763, i: 1260). Postumi nel 1621, videro la luce, a cura del nipote Gaspare della
Chiesa, i Sylvarum libri decem e gli Epigrammaton libri decem (Mediolani:
apud Rochum & Ambrosium de Valle) a cui seguirono, nel 1539, presso gli
stessi stampatori, Epigrammaton libri decem decados secundae, unitamente
alla ristampa dei Sylvarum libri. In questa prima raccolta (libro vi, cc. 113v-
116v) comparve la lunga Laus Franchini Calphurij [sic] – incipit: «Dicamus
numeris Terpsichore genus» – apparsa già nella Theorica musicae di Gaffurio
(libro vi, f. k vr-k viiir, ed. e trad. Illuminati 2005: 268-279).
Un più breve poema saffico di Curzio, il secondo dedicato a Gaffurio, de-
scrive, nell’ambito dell’antichissima dottrina dell’armonia delle sfere, la corri-
spondenza tra i sette pianeti (otto se si conta la sfera delle stelle fisse) e i sette
modi (otto se includiamo l’ipermisolidio che a quel «coelum stellatum» viene
fatto corrispondere). Corrispondenza che ritroviamo illustrata per tutta l’ope-
ra di Gaffurio, a partire dall’immagine di frontespizio della Practica musice,
ripresa nel De harmonia musicorum instrumentorum (c. 84v) e che viene lun-
gamente discussa e estesa alle Muse nello stesso iv libro, cap. 12, c. 83v, ma già
anticipata e sintetizzata poco prima in due brevi capoversi a conclusione della
esposizione dei modi autentici (cap. 6, c. 76r) e plagali (cap. 8, c. 77 v).
Il poemetto encomiastico in strofe saffiche che qui si ripropone è composto
da quindici quartine delle quali i primi tre versi sono appunto endecasillabi
saffici, e il quarto è un adonio.
* La presente traduzione non sarebbe stata possibile senza il contributo fondamentale della
professoressa Elisabetta Grisendi. Mi sia lecito rivolgerle i più sentiti ringraziamenti.
1 Per le scarse notizie biografiche cfr Melfi 1985.
2 Nella copia parigina del De harmonia (F-Pn, Latin 7208, cfr Panatotto infra: n. 39), si
ritrova sia il poemetto, con minime varianti (ff. 97r-98r), sia l’immagine (f. 102v).
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Carme saffico
Franchino Gaffurio, De harmonia, iv: 8, 10*
[iv: 8, c. 86r] … Sunt et qui coelestis harmo- C’è anche chi sente che i modi stessi siano
niae modos ipsos participes sentiunt: namque partecipi dell’armonia celeste. Si crede in-
fatti che l’astro del Sole regga il dorio e s’a-
Solis astrum dorium regere credunt, Marti
scrive in verità il frigio a Marte. A Giove il
vero Phrygium ascripsere. Iovi lydium ac Mi- lidio e il misolidio a Saturno. E se anch’io
xolydium Saturno, quos et si secundo primi nel ii capitolo del i libro della Theorica li
theoricae octo grauioribus chordis ascripserim: ho riferiti alle otto corde più gravi, la de-
posterior quoque lucidius declarabit descriptio. scrizione che segue ne chiarirà le ragioni
ancor meglio.
[iv: 10, c. 88v-89v] De septem modorum et pla- La convenienza dei sette modi e dei set-
netarum convenientia sapphyco carmine et te pianeti descritta in poema saffico e in
modo dorio e ipodorio. Capitolo decimo.
dorica atque hypodorica modulatione descrip-
ta. Caput decimum.
Lancinus Curtius, nostro aevo poeta clarissi- Lancino Curzio, poeta chiarissimo del no-
mus, naturam et ordinem septem ipsorum mo- stro tempo, ha cantato in un carme saffico
di come la natura e l’ordine di quei me-
dorum corporibus ipsis coelestibus conuenire,
desimi modi convenga con gli stessi corpi
sapphico carmine nobis hoc ordine decantavit: celesti. Con questi versi:
Gaphuri tandem modulis levata i. Oh musa di Gaffurio che ti innalzi in
musa, non longum dea carmen adde melodie, aggiungi infine alla musica il
non lungo poema: l’una all’altro un sol
musicae: alterna vice nomen unum
nome intreccia entrambi.
nectit utrasque.
Hoc Iovis, Phoebi, Charitum, Minerve et ii. Tanto viene celebrato come invenzione
Mercuri inventum celebratur; ecquid di Giove, di Febo, delle Grazie, di Minerva
e di Mercurio; che mai ci sarebbe di strano
mirum habet si musa deos faventes
se una musa discesa dall’Olimpo avesse il
ducta ab Olympo. favore degli dei?
Sacra sunt dive, rude quod polivit iii. Sono cose sacre alla dea, giacché raffinò
saeculum: Amphion, Linus ut reposcant il rozzo secolo; Anfione, Lino, che reclami-
no questo onore! È il grave compito dei po-
hoc decus. Vatum labor est: vetustas
eti: l’antichità custodisce i loro detti.
orsa recondit.
Haec nitet: prestat magis audientes iv. Queste cose splendono; sono a mag-
et deos; paeana choro canente: gior garanzia degli audienti anche se dei.
Come quando un coro intona il peana:
Fare mi Sol ut Lare resoluto 1
‘Dimmi o Sole come scompaiono i mali
num mala cedunt? non appena lasciata la tua dimora’.
Vatibus, sed divum hominumque amores v. Ma un canto elegante fissa con ordine i
gestaque, ut cantent monimenta pangit ricordi ai poeti così che cantino gli amori
e le gesta degli uomini e degli dei, e le pa-
lege sic carmen nitidum, et soluta
role risuonino libere.
verba resultant.
* Modernizzata punteggiatura, maiuscole e grafia. 1 Intero verso costituito per gioco retorico
da note (fa re mi sol ut la re re sol ut), melodia che Gaffurio non sembra aver raccolto.
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Musica quando est homo nexus arte vi. La natura, quando l’uomo è connesso
motibus natura regit per aequis con arte musicale, regge il corpo con moti
equilibrati; e nessuno negherà che la men-
corpus; at mentem numeris negabit
te è governata dal ritmo.
nemo teneri.
Musices septemque modos planete vii. I sette pianeti regolano l’andamento
corrigunt septem, totidemque chordis dei sette modi musicali; e con altrettante
corde risuonava dell’antico Trace 2 la lira
Thracis 2 antiqui lyra personabat
nota alle selve.
cognita sylvis.
Omnis ordo, aetas, locus hac 3 levatur. viii. Ogni ordine, epoca, luogo viene ani-
Dorius sub Sole citat iacentes mato da questa.3 Il dorico sotto l’influs-
so del Sole scuote gli affetti torpidi della
mentis affectus; habilis per omnes
mente; è capace di sollevare attraverso
surgere cantus. tutti i canti.
Dorium infra qui est modulum 4 bicornis ix. Febe bicorne 5 suscita il modo che è
suscitat Phoebe: 5 miseros remulcet, sotto il dorico: 4 consola gli afflitti, accre-
sce gli umori,6 chiude gli occhi degli uo-
auget humores,6 hominum sopore
mini col sonno.
lumina stringit.
Congruit Marti phrygius superbo x. Il focoso frigio corrisponde all’orgoglio-
igneus bilem; et movet arma: ab armis so Marte; muove la bile e alle armi; e dalle
armi richiama quello che è sotto questo;7
qui subest 7 huic revocat; deique est
ed è affidato alle cure del dio alato.8
cura volucris.8
Lydius tutella Iovis fluentem xi. Il Lidio sotto la tutela di Giove contie-
sanguinem impulsu placido coercet; ne con un calmo impulso il flusso del san-
gue. Venere presiede a quello che è sotto 9
cui Venus praeses subit,9 et benigna
e, si narra, con benigna sorte.
sorte feruntur.
Bile mixtumlydium agit sub atra xii. Saturno eccita con la bile nera il fan-
luteum Saturnus; hiat tragoedis goso misolidio; è adatto ad intonare il
canto tragico; la mia Saffo si compiace di
aptus: hoc Sappho mea gloriatur
questo, ritrovandolo per caso.
forte reperto.
Musicae tandem liceat quid arti xiii. La poetessa di Lesbo 10 conceda infi-
Lesbius vates: 10 pede duxque claudo 11 ne qualcosa all’arte musicale; sia guida dal
piede zoppo; 11 e la voce del Milesio,12 del
voxque Milesi,12 Samiique 13 monstrat
Samio 13 e di Empedocle 14 ci insegna.
Empedoclisque.14
Barbitos, testudo, lyra et choraule, xiv. Che suonino il barbiton, la testuggi-
tibiae pecten, cytharaeque plectra ne, la lira, l’aulos corale, le tibie e i plettri
della kytara e gli archetti, e le trombe, la
et tubae naulum 15 crotalumque cornu et
nabla 15 e i sonagli e il corno e i tamburi.
tympana pulsent.
2 Orfeo 3 La musica 4 L’ipodorio 5 La Luna 6 I quattro umori della antica fisiologia:
sangue, flemma, bile gialla e bile nera 7 L’ipofrigio 8 Mercurio 9 L’ipolidio 10 Saffo
11 Ovvero con metro elegiaco 12 Talete 13 Pitagora 14 Talete, Pitagora ed Empedocle erano
considerati i primi tre grandi filosofi greci che si occuparono dell’anima 15 O nablia (dall’e-
braico nebel): sorta di arpa fenicia a dieci o dodici corde.
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Musicae reddant veteres coronas, xv. Alla musica si rendano le antiche co-
myrthus et flores, apiumque, lauri rone, mirti e fiori, appio e allori, incenso,
mani, zolle,16 turiboli sfiniscano di pre-
thus,16 manus, cespes, preceque ac acerra
ghiere gli dei.
vota fatigent.
Lyrici autem poetae carmen huiusmodi sap I poeti lirici mettevano in musica un sif-
phycum modulabantur, longas syllabas inte- fatto poema saffico pronunciando le silla-
be lunghe della durata di un’intera misura
gra temporis pulsualis mensura pronuntian-
di pulsazione, sillabe che abbiamo tra-
tes, quas notulis brevibus pernotamus; ac scritto in breves; mentre proferivano tutte
syl
labas omnis breves semibrevibus figuris le sillabe brevi con valori di semibreves,
rectum brevium dimidium continentibus de- che contengono esattamente la metà delle
claratas proferebant ut si secundum dorii mo- breves; cosicchè, secondo la costituzione
duli naturalem constitutionem concinerent naturale del modo dorico, accordavano
testo e musica in questo modo:
hoc modo:
[voce superiore dell’esempio in basso]
Secundum autem hypodorii moduli disposi- Se invece procedevano secondo la dispo-
tionem, qua scilicet diatessaron consonantia sizione del modo ipodorico, nella quale
cioè la consonanza di quarta è posta sotto
diapentes consonantiae subiacet, sapphycum
la consonanza di quinta, allora metteva-
ipsum carmen lyrici modulabantur syllabas no in musica questo stesso poema saffico
longas brevibus pariter notulis, ac breves se- (trascrivendo parimenti le sillabe lunghe
mibrevibus pernotantes, ut hac constitutione con breves, e le sillabe brevi con semibre-
percipitur: ves) come si vede in questa sistemazione:
[voce inferiore dell’esempio, qui unita alla precedente:]
Quod si duo lyrici invicem modulentur, alter In modo che se i due poeti l’intonassero
scilicet doricam ipsam constitutionem, alter contemporaneamente, l’uno cioè al modo
dorico, l’altro ipodorico, tal armonia lu-
hypodoricam, concentus ipse quam iucundis-
singherà l’udito con lo stesso piacevolis-
sime ipsa delectatione auditum demulcebit. simo diletto.
16 Su cui si innalzano altari.
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