Il romanticismo inizia in Germania con lo Sturm und drang, troviamo l’esigenza di uscire dal razionalismo
illuminista, dare voce alla propria interiorità e alla parte irrazionale della natura umana
In Germania abbiamo anche l’esigenza e il desiderio di esaltare le proprie tradizioni (miti nordici) senza il
costringimento delle regole classiche, che vengono considerate come vincolo alla libera ispirazione dell’essere
umano. Nasce in germania, ma si diffonde poi in tutti i paesi
Temi irrazionali:
● esaltazione della spiritualità, non solo religiosità, ma anche aspetti più scuri come il satanismo
● esaltazione della follia come espressione libera dell'animo umano
● Infinito
● Inquietudine, dovuta all'aspirazione di raggiungere un ideale irraggiungibile, spesso non si conosce
nemmeno cosa di preciso
Sehnsucht= nostalgia di qualcosa che non si è mai vissuto
● Senso della fuga (nel preromanticismo era l'io) inteso come esotismo spaziale (rifugio in ambientazioni
gotiche (Frankenstein, abbazia nel querceto) e temporale (cercare una via di fuga nel passato)
Storicamente siamo collocati nel periodo delle rivoluzioni, rivoluzione francese, americana e industriale
(Dickens portavoce)
L'intellettuale si sente disorientato, viene visto come una figura inutile
In Italia nasce da romantic, dai romanzi, i poemi cavallereschi, poi nel 700 assume significato di un'opera
irrazionale e imtrospettiva
In Italia si afferma dal 1816 in poi
Madame de Stael, nel gennaio del 1816 scrittrice anti napoleonica, pubblica un articolo "sull'utilità delle
traduzioni"
perché invita gli autori a tradurre le opere europee, accusandoli di essersi chiusi nei loro miti antichi senza
essersi rinnovati
parte il dibattito tra neoclassici e romantici,
Tra i classicisti I Pietro Giordani si sentono offesi, sono profondamente legati alla loro cultura e alle loro
tradizioni, e non attingere da opere che non gli appartengono
Tra i classicisti interviene anche Leopardi (instaurando anche una corrispondenza con Giordani), dicendo che i
classici sono i veri portati della fantasia e dell'immaginazione ma poi viene collocato tra i Romantici
I Romantici vedevano l'esigenza di una letteratura più innovativa
Leopardi ha uno stile classico, però disprezza gli imitatori
Nei classici trova la spontaneità di cui parla, quasi romantica
Romantico per l'approccio introspettivo, mette al centro il proprio io, l'immaginazione, indefinito
Non apprezza il macabro, l'oscuro
Mentre accetta l'aspetto sentimentale romantico
Leopardi è razionalista
L'unica verità è quella della ragione
L'immaginazione e la bellezza sono solo illusioni (Foscolo), ma è giusto che nella poesia troviamo una
consolazione
l'intellettuale viene ancora considerato fondamentale, portavoce degli ideali e dei valori risorgimentali
Il romanticismo coincide con il risorgimento
Si sente parte integrante della società
Tratta di tematiche positive (valori, libertà), introspezione di Leopardi
No tematiche irrazionali e oscure come nel resto d'Europa
Esigenza del popolo italiano di rendersi autonomi, ideali di indipendenza, attraverso le tradizioni
Giacomo Leopardi
Nasce il 29/06/1798 a Recanati, sotto Stato Ponitificio.
- Madre: Adelaide Anitici, rigida e anaffettiva.
- Padre: Conte Monaldo Leopardi, speculazioni finanziarie.
Recanati: paesino arretrato, “prigione”, “gabbia dorata”. Sia famiglia sia paesino sono rigidi e bigotti.
Formazione: precettori ecclesiasitici e biblioteca paterna. Precettore si dimette quindi autodidatta.
1816: conversione letteraria, dall’erudizione al bello, da interesse per filologia a quello per letteratura.
Si inserisce nel dibattito tra classici e romantici, Leopardi si autodefinisce classicista anche se le sue opere
sono più romantiche. Leopardi è antiromantico, poesia moderna recide legame poesia-natura, unica ragion
d’essere.
Romantici vogliono portare poesia da visibile a invisibile, dalle cose alle idee. No imitazione classici, letterato
deve cercare di rivivere il rapporto che gli antichi avevano con la natura.
1817: incontra letterato Pietro Giordani, primo vero amico a cui scriverà lettere nelle quali dice che i classici
sono i veri portati della fantasia e dell'immaginazione ma poi viene collocato tra i Romantici
Inizia stesura Zibaldone, raccolta di pensieri.
Desiderio affermazione individuale, oppressione padre e famiglia.
1819 Tentata fuga da casa
1819-1822: 2o conversione “filosofica”, dal bello al vero.
1822: si trasferisce a Roma. Aspettative: città in cui poter scambiare pensieri con letterati di alto livello. Realtà:
delusione, città caotica, pensiero arretrato, letterati sono eruditi.
1823: torna a Recanati, si dedica a prosa e compone maggior parte delle Operette morali (1827).
1827: Pisa, periodo migliore, migliora stato di salute, accoglienza generosa, ritorno a poesia (canti
pisano-recanatesi tra cui A Silvia), rinascita della poesia conosce Antonio Ranieri, esule napoletano, si
aiuteranno a vicenda
1832: Firenze, si innamora di Fanny Targioni Tozzetti, per cui scrive altri idilli dando inizio al Ciclo di Aspasia,
amore non corrisposto, pessimismo peggiora, amore = illusione.
1836: vive tra Torre del Greco e Torre Annunziata, ai piedi del Vesuvio, dove compone “La Ginestra”.
14/06/1837: tornato a Napoli le sue condizioni di salute si aggravano e muore a casa dell’amico Antonio
Ranieri.
PESSIMISMO
Pessimismo storico
Decadenza della società moderna come conseguenza di un processo storico.
Visione positiva della natura: aiuta l’uomo illudendolo. Causa infelicità: ragione e progresso, lontananza dalla
natura.
Uomo antico era più ingenuo ma più felice.
Obiettivo: abbandonare egoismo e agire in maniera disinteressata. Ragione corrompe l'uomo.
Società ha distrutto le illusioni.
Teoria del piacere
Bisogno di trovare la felicità con qualcosa di intangibile.
Uomo desidera piacere infinito che però non esiste, perciò è destinato ad essere insoddisfatto e infelice. Tutto
ciò che uomo pensa sia piacere è effimero. Esempio: Sabato del villaggio, lavoratore aspetta tutta la settimana
che sia domenica, ma domenica pensa già al ritorno al lavoro, perciò la felicitià può solo essere un’illusione.
Pendolo: dolore -> piacere -> noia.
Pessimismo cosmico (1822-1830)
Coinvolge tutti gli esseri viventi.
Natura: ciclo di eterna costruzione e distruzione, è matrigna in quanto ha creato l’uomo con il bisogno di
raggiungere una felicità eterna inesistente. Non ha volontà di far del male, ma nemmeno di consolarlo.
Ragione: serve a smascherare le illusioni, rende più consapevoli.
Pessimismo eroico (1830-1837)
Uomo: coraggioso, si trova davanti alla realtà.
Solidarietà umana: unico modo per difendersi dalle crudeltà della natura, arrivare alla morte con dignità e
consapevolezza.
POETICA
● Dal 1816 al 23 Poesia di immaginazione, del vago e dell'indefinito
● Dal 23 al 28 silenzio poetico
● Dal 28 poesia filosofica
● ultima produzione: incentrata sul vero
Poetica del vago e dell’indefinito
Secondo Leopardi nel vero non c'è poesia, c'è solo nell'immaginazione
Parole vaghe e indefinite, poetiche, che ci suggeriscono lontananza, che non riusciamo a percepire in maniera
chiara, Linea dell'orizzonte, canto lontano
Parole poetiche: parole che richiamano ai sentimenti, ma anche immensità, lontananza, nostalgia
Punto di partenza: teoria del piacere, piacere assoluto può solo essere avvicinato con l’immaginazione.
Uomo è obbligato a crearsi realtà parallela. Vuoto causato dal non raggiungimento del piacere assoluto.
Poesia deve riprodurre la tensione all’infinito avvicinandosi al piacere assoluto.
Stimola l’immaginazione ciò che non ha confini, che è vago e indefinito.
Uso di figure retoriche e parole “poeticissime” (antico, notte, eterno, …).
Teoria della visione
Immaginazione si attiva ogni volta che la vista viene ostacolata (es: siepe “Infinito”).
Sensazione di vago e indefinito.
Teoria del suono
Immaginazione si attiva anche con suoni provenienti da lontano, di cui non sappiamo l’origine esatta.
Stimola la fantasia e sensazione di vago, ignoto, indefinito.
Teoria del ricordo
Suoni e immagini sono suggestivi perché evocano qualcosa che ci ha affascinati durante l’infanzia, come se
l'uomo tornasse per poco a quel periodo. Ricordo diventa perciò essenziale.
Poeta: colui in grado di recuperare la visione e il ricordo di quando si era bambini attraverso la poesia.
Infanzia: che spontaneità, più contatto con la natura.
Zibaldone
Titolo: mescolanza confusa e senza criterio.
4526 pagine. Materiale affidato a Ranieri, pubblicato nel 1898-1900.
Non nasce come opera destinata alla pubblicazione, ma come diario intellettuale.
Episodi autobiografici e riflessioni di studio. Pensiero in continua evoluzione, fasi elaborazione intellettuale.
Ricordi
Descrizione della madre, incapace di ogni sentimento umano perché troppo presa da una visione religiosa
dell’esistenza.
Studio viene paragonato a giochi fanciulleschi.
Trascorre la giovinezza senza approfittarne.
La natura e la civiltà
Natura ha creato uomo destinato a felicità illusoria, civiltà ha distrutto illusioni e fatto aumentare infelicità.
Bisogno naturale del piacere e impossibilità assoluta di ottenerlo.
Descrizione “giardino di piante, d’erbe, di fiori”, apparentemente armonioso ma in realtà percorso da infinite
forme di sofferenza.
La teoria del piacere
Uomo felice solo grazie a immaginazione e illusioni. Desiderio piacere infinito che rimane inappagato.
Operette morali
segnano i 5 anni di silenzio poetico, dal 23 al 28 matura il pessimismo cosmico, abbiamo il passaggio dal
pessimismo storico, ma siamo ancora nella poesia di immaginazione
Titolo: “operette” termine vezzeggiativo, sottolinea ironia.
La prima edizione originale, editore stella del 27, contiene 20 (alle quali se ne aggiungeranno 5, poi nell’ultima
curata dal suo amico Ranieri sono 24) prose di argomento filosofico, di taglio satirico, in forma di narrazione o
discorso o dialogo.
Ogni componimento (dialoghi e racconti) ha un significato morale, Indicano nuovi modelli di comportamento
per reagire all’infelicità.
Temi: infelicità umana, crudeltà della natura, l’impossibilità di controllare la natura, la teoria del piacere
Prosa filosofica in cui critica l’ottimismo di inizio Ottocento. Deride illusioni uomo con sarcasmo
Filo conduttore: infelicità umana.
Antropocentrismo: delusione perché contrapposto a piccolezza uomo.
L’uomo moderno si allontana dalla natura, non può più fare poesia, perché non è spontaneo e non ha più
immaginazione. Può fare solo riflessioni filosofiche
Dialogo della natura e un islandese
Islandese: infelicità causata da altri uomini, perciò si isola, uomo lontano dal progresso. È comunque infelice
perché la natura gli è avversa. Scappa dall’Islanda, cerca un luogo adatto ma non lo trova. Giunge in Africa e
incontra la personificazione della Natura: enorme donna, bellissima e orrida nello stesso tempo, con lunghi
capelli neri, l’islandese ne approfitta per porre una serie di domande sull’esistenza umana.
Concezione materialistica e meccanicistica della natura
Natura: non consapevole delle sofferenze dell’uomo.
Islandese insiste ma non trova risposta, due possibili finali:
- Mangiato da due leoni.
- Sepolto da una tempesta di sabbia.
Canti
La raccolta di poesia di Leopardi chiamata i canti
Lirica: massima espressione linguistica dell’uomo, soggetto è un “io” concreto, tangibile, che pensa.
Paesaggio descritto in modo soggettivo
Paralipomeni della batracomiomachia: poemetto in ottave, situazione storica e politica dell’Ottocento.
Canti: 41 testi composti tra il 1816 e il 1837.
Edizione definitiva: postuma (1845) a Firenze, editore Le Monnier a cura di Antonio Ranieri.
Endecasillabi e settenari, enjambement hanno funzione di primo piano.
Canzone libera o leopardiana. Uso lirico dell’endecasillabo sciolto.
Tre fasi:
1. 1818-1822: canzoni civili e piccoli idilli
2. 1828-1830: grandi canti pisano-recanatesi (rinascita dopo il silenzio poetico)
3. 1831-1837: ciclo di Aspasia + La ginestra (anti-idillica, senza aspetto soggettivo)
Pessimismo:
- Storico, canti 1-20
- Cosmico, canti 21-25
- Eroico, canti 26-41
Piccoli idilli
prima fase poetica di Leopardi, poesia dell’immaginazione, poesia del vago e dell’indefinito
Il viaggio a Roma cambia la prospettiva di Leopardi sulla poesia
L’infinito – manifesto dei piccoli idilli, poesia dell’immaginazione, poesia del vago e dell’indefinito
Titolo: spazio e tempo, da sensazione visiva a spazio infinito, da sensazione uditiva a tempo infinito.
Ricordo, rimembranza, abbandono.
Punto di partenza: siete sul monte Tabor, impedisce vista e attiva immaginazione.
Uomo limitato ma guarda all’immensità. L’infinito è slancio vitale dell’uomo, il tendere verso la felicità.
Poesia di immaginazione: ciò che lui non percepisce con la vista, lo immagina con la mente
L’immaginazione dell’infinità gli provoca sgomento
Poi arriva il vento, alla percezione visiva si sostituisce quella uditiva, paragona il suono dell’infinito alla voce
delle piante
Si proietta verso l’infinito temporale, il suono delle foglie è il suono del tempo, sinestesia
Termina con una sensazione positiva, annullarsi nell’infinito è qualcosa di dolce.
Livello metrico
verso libero: 15 versi: sonetto ne ha 14, tentativo di andare contro la tradizione.
Si serve dell’endecasillabo sciolto.
Crea una struttura continua che riproduce il fluire dell’immaginazione, il poeta suscitare in chi legge la
sensazione dell’infinito.
Enjambement: mettono in rilievo termini che livello semantico evocano l’idea dell’infinito.
Livello fonetico
Suono aperto “a” si trova in molte parole, evoca infinito(tanta, interminati, sovrumani, profondissima).
Frequenza di gruppi consonantici –nt, -ns, -nz, -nf che creano effetti di amplificazione dei suoni.
Livello lessicale
Alternanza di parole bisillabiche e polisillabicihe.
Primi due versi: descritto luogo chiuso e limitato, rappresenta il finito, parole mono o bisillabiche.
Dal verso 3: si passa a dimensione dell’infinito, predominanza di parole polisillabiche.
Livello sintattico
Uso alternato deittici “questo” e “quello”, cammino oscillante tra finito e infinito.
“Questo” esprime vicinanza al finito o all’infinito, vicinanza a chi parla, tangibilità.
“Quello” esprime lontananza al finito o all’infinito, lontananza da chi parla, immaginazione.
A Silvia – Grandi idilli -> dal 28 al 30 (lascia Recanati, si innamora di Fanny Targioni Tozzetti, per cui scrive
altri idilli dando inizio al Ciclo di Aspasia 5 componimenti (amante di Pericle), amore non corrisposto,
pessimismo peggiora, amore = illusione.)
rinascita poetica, pessimismo cosmico, ma anche l’uomo moderno può fare poesia, ma sentimentale e
filosofica, guardare dentro sé stesso è l’unica forma espressiva raggiungibile dall’uomo moderno aggrappato
al vero
Parte riflessiva più corposa rispetto ai piccoli idilli
Tematiche principali: rimembranza, crollo illusioni giovanili, confronto tra la vita di Silvia e quella di Leopardi,
passato è dolore, presente è malinconia.
- Prima parte: descrittiva. Ritratto fisico e psicologico Silvia, giovinezza e speranza Silvia, giovinezza
Leopardi.
- Seconda parte: [Link] destino di morte della fanciulla a cui segue elenco dei beni perduti
con la giovinezza, destino di Silvio si definisce negativo per questi beni non vissuti.
Struttura:
- prima, seconda, quinta strofa dedicate a Silvia
- terza, sesta strofa dedicate all’io
- quarta strofa ha funzione di raccordo tra i due destini
Due piani temporali:
- tempo delle illusioni, lontano e indefinito, verbi all’imperfetto
- tempo del presente, prossimo e definito, si va interrogando il passato, rievocazione
Tentativo di stabilire contatto tra presente e passato, tramite il ricordo e la sua condivisione.
La Ginestra o il fiore del deserto– Grandi idilli. Anti idillica perché viene meno il vago e l’indefinito.
Lo scrive a Napoli, ospite di Ranieri nella primavera del 1836, pubblicata postuma dal 1845 da Ranieri
Mistero vita: dopo elementi distruttivi (eruzione del Vesuvio) uomo (ginestra) risorge.
Natura: potenza distruttiva e non controllabile dall’uomo, nemico comune dell’uomo.
Ginestra: giallo, positivo, debole, accetta destino a testa alta, testimone cambiamento storico/naturale.
Si ispira al paesaggio, territori aridi e vegetazione selvatica, simbolo di come dovrebbero essere gli uomini,
forza che non è superbia, ma non si piega, non si sottomette alla natura (Dante, Giungo)
Non abbassa la testa prima del tempo, si arrende solo quando arriva la lava, quindi bisogna riconoscere la
propria debolezza.
317 versi, composizione più lunga dei Canti. Riflessione sulla concezione umana. Definita ad anello
- Prima strofa: confronto passato-presente. Paesaggio: Vesuvio distrutto da eruzione 79d.C.
- Seconda strofa: si rivolge al suo tempo “superbo e sciocco”, uomini indifesi di fronte a potenza natura.
Vera nobiltà d’animo: ammettere lo stato di umiltà e fragilità, mantenendo la dignità.
- Terza strofa: uomini devono accettare la propria condizione con dignità e formare comunità.
- Quarta strofa: piccolezza specie umana nell’universo.
- Quinta strofa: paragone tra frutto che si abbatte sul formicaio e la violenza eruttiva del Vesuvio.
- Sesta strofa: fragilità/miseria uomo e indifferenza natura.
- Settima strofa: riprende circolarmente immagine ginestra, non si sottrae al suo destino.
Temi fondamentali:
- fiore della ginestra, forza cromatica (giallo), resistenza a furia devastatrice natura
- paesaggio del Vesuvio, allegoria della condizione umana, no fiducia nel progresso, piccolezza e
marginalità uomo nel cosmo
- visione della natura, ci dà vita come una madre ma non ci ama, forza duratura e con lente
trasformazioni, indifferenza riguardo vicende umane
- polemica nei confronti delle “magnifiche sorti e progressive”, illusione che uomo possa dominare la
natura quando è vero l’esatto contrario, natura è indifferente a destino uomo
- Proposta: social catena. Valore positivo: valore della solidarietà. Valore che nasce nel clima della
filosofia dei Lumi. La social catena è uno scudo contro l’ostilità e l’indifferenza della natura, è anche
un’alternativa al modello borghese liberale che mette ogni uomo in competizione con il prossimo e fa
della lotta per l’autoaffermazione il motore della società.
Titanismo leopardiano
Movimento iniziato da Alfieri, ribellione a ogni forma di limitazione della persona. Leopardi si avvicina al
titanismo nella sua seconda fase, quella del pessimismo cosmico. Tramite il disprezzo delle illusioni vuoi
innalzarsi ad un livello eroico. Il titano è colui che sfida Dio, arriva scontrarsi con ogni cosa, perderà in una
tragica sconfitta.
La quiete dopo la tempesta Speranza in un futuro migliore.
Composta da Giacomo Leopardi nel 1829, fu pubblicata per la prima volta nel 1831.
Il componimento appartiene ai Canti e, in particolare, ai Grandi idilli.
In questo componimento il poeta ha un tono inizialmente festoso ed esultante nel descrivere la vita che
riprende, più animata e operosa di prima, dopo un forte e violento temporale. Questo è il momento in cui
Leopardi si distacca, almeno in maniera apparente, dal proprio pessimismo cosmico.
La seconda parte del canto, però, vede delinearsi la dolorosa meditazione sull’infelicità inesorabile dell’essere
umano, che prova gioia solamente nella cessazione momentanea del dolore.
La prima strofa della poesia è incentrata sul paesaggio, metafora di una vita e di un’età gioiose.
Il poeta dipinge la felicità di tutti quelli che, finito il temporale, possono tornare a dedicarsi alle proprie attività,
incuranti dell’angoscia dell’esistenza e delle illusioni fuggenti che caratterizzano la natura umana.
Il paesaggio rimane una costante della poesia, evolvendosi e articolandosi nella progressione delle tre strofe.
Questi primi versi hanno lo scopo di unire tre importantissime dimensioni del sistema poetico di Giacomo
Leopardi: riflessione, sentimento e immaginazione.
Lo scenario dipinto da Leopardi si compone, quindi, sia di sensazioni visive (“sereno”, “rompe da ponente”)
che di sensazioni musicali-uditive, evidenti particolarmente in chiusura delle strofe (“tintinnio di sonagli”).
La seconda strofa è dedicata a una riflessione, e si apre con una frase che constata la felicità altrui.
Da subito si nota il ritmo più lento, che si adatta alla voce poetica che è in pausa interrogativa.
In questa strofa è evidente il passaggio da osservazione a riflessione, che fa emergere il rapporto necessario
tra sofferenza e piacere, tipico della quiete.
La serie di domande retoriche
Gli ultimi versi della seconda strofa mostrano un mondo e una natura catastrofici, nettamente all’opposto
rispetto a ciò che era in apertura della poesia, pacifico e felice.
La terza strofa presenta le conclusioni della poesia, il passaggio dalla riflessione sull’affanno dell’uomo al
ragionamento leopardiano cupo e sarcastico.
Secondo Leopardi la natura non è per niente benigna nei riguardi dell’essere umano. Se l’uomo prova piacere,
è solo un dono casuale e assolutamente inaspettato.
Due condizioni di felicità può dunque sperimentare l’uomo: la prima, parziale e casuale, è semplicemente
dovuta alla temporanea cessazione degli affanni infertigli dalla natura; la seconda, eterna e massima, con la
morte.