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FOSCOLO

VITA
Innanzitutto Foscolo non piacque come Manzoni, tra le sue opere solo
l'Ortis fu quello che suscitò maggiore interesse e quanto ai sepolcri, vennero
criticati da Giordani in quanto si staccavano troppo a causa dello stile.
A trent’anni presenta il Foscolo bambino con un carattere focoso e ribelle
che renderà la sua vita tempestosa;questo carattere era probabilmente
dovuto anche alla situazione storica che viveva come protagonista
contrapponendo poi le passioni alla realtà.
Nasce da una madre greca e padre medico a Zante che al tempo faceva parte
delle isole Ionie della Repubblica veneta.
Foscolo ricorderà sempre Zante come un paradiso perduto e culla della
cultura greca antica cantata presentata già da Omero.
Il padre trova lavoro a spalato e per questo a 7 anni abbandona la sua isola,
ma rimasto improvvisamente orfano del padre, nel 1793 va a Venezia a causa
delle difficoltà economiche.
Diventa quindi uno sradicato costretto alle avventure e a trovare una
sistemazione economica.
A 14 anni inizia a frequentare l’ambiente colto veneziano dove studia i greci
e i latini, gli italiani e gli stranieri.
In questo periodo intrattiene una relaziona amorosa con Isabella Albrizzi sia
un amicizia con Ippolito Pindemonte, e quanto alla politica, esalta la
rivoluzione e con la conquista di Venezia(governo democratico) da parte di
Napoleone, diventa segretario della municipalità.
Napoleone però cede Venezia all'Austria con il trattato di Campoformio
1797, per questo è esiliato. L’esilio e la delusione politica sono due spunti
molto importanti per l’Ortis.
Si dà alla carriera militare diventando ufficiale della guardia nazionale, più
che per volontà lo fece per obbligo ma non gli piacque mai appunto perché
blocca la sua libertà e impedisce la sua affermazione intellettuale .
Trova un posto di lavoro nel 1808 nella cattedra d’eloquenza nell’uni di
Pavia , questo sarà temporaneo perché quando gli verrà chiesto di dire
qualche parola su Napoleone, Foscolo rifiuterà.
La carriera militare, l’amore è la politica non gli impediscono di scrivere:
●​ 1802:pubblica l’Ortis
●​ 1803: dodici sonetti e le odi
●​ 1807: sepolcri
Torna a Milano nel 1818 e torna anche a far parte dell’esercito.
Nel 1815, con la Restaurazione del dominio austriaco, inizia la sua sfiducia
nei confronti dell'Italia e l’abbandono della politica.
Ha un’altra occasione di lavoro con una rivista letteraria ma quando deve
giurare fedeltà all’Austria decide di rifiutarsi.
Foscolo infine é perseguitato dalla polizia austriaca e va in Inghilterra più
precisamente negli ambienti intellettuali che lascerà a causa del suo
carattere.
Inizia a darsi alla fuga e a cambiare case e nome in quanto il fascino per il
lusso lo aveva spinto ad avere più uscite che entrate.
Ormai è povero, ammalato e isolato, rimane solo con la figlia Floriana, nata
da una donna inglese che aveva però conosciuto in Francia.
Muore nel 1827 lasciando alla figlia un biglietto e dei soldi.

PROSA
L’opera più famosa in prosa di Foscolo è sicuramente ‘Ultime lettere di
Jacopo Ortis’ un’opera che tramite la finzione letteraria esprime i caratteri
autobiografici dell'autore.
É un genere nuovo, e infatti un romanzo epistolare ispirato ai dolori del
giovane Werther di Goethe.
Ugo Foscolo ci lavoro molti anni e pubblico varie edizioni ad esempio nel
1802 a Bologna, poi nel 1816 a Zurigo e infine a Londra nel 1817.
Il protagonista del racconto é Jacopo Ortis(alter ego di Foscolo) che impiega
il suo tempo a scrivere le sue riflessioni e le sue emozioni all’amico Lorenzo
Alderani: tra queste emozioni distacca quella provata con Teresa, che lui
conobbe sui Colli Euganei arrivatoci a causa dell’esilio da Venezia dopo il
trattato di Campoformio.
Assistiamo per la prima volta a un amore ricambiato da parte della donna
ma ancora una volta impossibile in quanto il padre voleva che lei si sposasse
con Odoardo più ricco di Ortis.
Il protagonista inizia così a girovagare per l’Italia: andrà per esempio in
Santa Croce a Firenze e a Milano da Parini.
Jacopo alla fine del racconto scopre che Teresa ed Odoardo si sono sposati,
decide così di recarsi sui colli Euganei per l’ultima volta solo per vederla per
poi suicidarsi pugnalandosi al cuore.

Il tema più importante è sicuramente il tema del suicidio dovuto sia alla
sconfitta amorosa, ma anche alla disperazione politica e in questo sta la
novità tematica più grande del romanzo epistolare europeo.
Vi sono poi altri temi come la concezione meccanicistica, costante nella vita
di Foscolo,(pensiero razionalistico del 700) della natura a cui dona delle
sfumature pessimistiche: ad esempio l’uomo veniva visto ora come un
ingranaggio del mondo concepito per caso e destinato a morire, e che viveva
in una storia ciclica basata su rapporti sociali fatti di prepotenza e forza.
Foscolo poi identifica i valori per i quali vale la pena vivere(amore per la
patria, famiglia) come vere e proprie illusioni(=Leopardi) poiché i pochi
grandi(Ortis,Foscolo)che possiedono ancora questi valori e che combattono
contro la storia, combattono invano perché sarà sempre una rivolta titanica
contro il destino, persa in partenza in cui si otterrà solo una presa di
coscienza del fallimento (tipica dell’eroe sconfitto che resta coerente).
Questi grandi quindi, di cui fa parte anche Foscolo, si differenziano dai
mediocri che invece fanno a patti con la condizione umana e la realtà: tra
questi vediamo sia Odoardo, privo di sentimenti e il padre di Teresa che
antepone il bene economico al bene della propria figlia; i due più
generalmente rappresentano gli italiani che si abituano a vivere sotto la
tirannia di Napoleone .

Il clima dell’opera é tragico, lo si capisce già dall’aggettivo “ultime” nel


titolo del romanzo e dall’annotazione di Alderani che raccoglie e presenta le
lettere dell’amico; capiamo quindi che il protagonista morirà.
Questo effetto tragico è ancora una volta sottolineato dalla forma epistolare
che esalta le svariate emozioni di Jacopo che possono cambiare senza
sfumatura intermedie e che danno vita a variazioni dal punto di vista
sintattico: troviamo infatti frasi breve e spezzate alternate a periodi ampi e
solenni.
Le emozioni poi sono riflettute dallo stesso paesaggio( Ventimiglia)
Se da un lato la sintassi é varia, dall’altro il lessico della prosa è sempre
aulico, ciò farà da modello dai romantici italiani inferiore solo al romanzo
manzoniano.

Jacopo è sicuramente l’alter ego di Foscolo e molto probabilmente la durata


eccessiva della produzione dell’opera è dovuta anche al fatto che l’autore
voleva modificarlo e aggiornarlo in base ai cambiamenti di pensiero che le
sue esperienze gli lasciavano.
Foscolo dona a Jacopo addirittura le sue stesse letture e i suoi stessi percorsi
di apprendimento e formazione, ad esempio Jacopo ha la stessa visione di
Hobbes, proprio come l’aveva Foscolo.
Si inserisce anche il punto di vista politico rappresentato dal fallimento
perché come Jacopo viene sconfitto, Foscolo non riuscirà mai ad essere
l’intellettuale a cui aveva sempre bramato.
L’unica differenza tra i due personaggi è che Foscolo non si suicida in
quanto decide di collaborare con i francesi trasformando le delusioni in
saggezza, sebbene sicuramente avesse pensato molte volte a farlo.

Foscolo scrive anche un’altra opera chiamata ‘Notizia intorno a Didimo


Chierico’ il cui protagonista Didimo è un anziano che rappresenta l’Ortis
cambiato, l’Ortis che è riuscito a sopravvivere alle delusioni arrivando ad
essere anche più equilibrato e indulgente nei suoi confronti e nei confronti
della realtà.
I due autoritratti letterari di Foscolo: L’Ortis (Foscolo della giovinezza)e
Chierico (Foscolo della vecchiaia) mostrano quindi la tendenza di Foscolo a
rappresentarsi in più sfaccettature barcollando tra i vari aspetti del suo
carattere.

POESIA
Nelle poesie foscoliane pubblicate tra il 1802 e 1803, spiccano le due anime
cardine della sua poetica: da un lato troviamo un animo romantico fatto di
passionalità (già presenti nell’Ortis) e da un lato troviamo il lato neoclassico
fatto di serenità,armonia e lontano dalle vicissitudini brutali della storia e in
questo senso, molti sono i riferimenti classici (Ulisse che vuole ritornare a
Itaca come Foscolo vuole ritornare Zante sebbene lui a differenza dell’eroe
omerico non riuscirà mai)
questi due sentimenti vengono espressi in maniera equilibrata, grazie anche
alle strutture metriche chiuse dello stile classico: sentiva infatti l’esigenza
di una compostezza formale ossia di un ritorno all’equilibrio nonostante la
tensione per il conflitto alla ricerca della pace.

Nel 1798, ci fu la prima stampa dei primi sette sonetti, sebbene questa non
sia mai stata rintracciata; solo nel 1802 vengono pubblicati per la prima su
“Nuovo giornale dei letterati” giornale pisano, i primi 8 sonetti che per il
loro stile ricordano l’Ortis con temi quali il suicido, amori burrascosi… -- 8
sonetti (1798-1802)
Nella primavera del 1803, vi è una ripubblicazione degli 8 sonetti con
l’aggiunta di altri 3: Alla sera, A Zacinto e Alla Musa e dopo qualche mese,
esce l’edizione definitiva delle Poesie, con l'aggiunta di un ulteriore sonetto
noto con il titolo In morte del fratello Giovanni.
In questi ultimi 4 sonetti(+ celebri, 1802-1803) oltre all’uso perfetto del
sonetto e una ripresa degli autori classici usati per i creare un linguaggio
nuovo che dà equilibrio e pace ai nostri sentimenti , vi sono anche continui
riferimenti autobiografici(=Ortis), ad esempio la morte(la morte e il
nulla=uniche opportunità di serenità) del fratello Giovanni morto giovane
per debiti di gioco, ricordo della terra materna… che creano un clima mitico
e suggestivo oltre a un tono meditativo e solenne dovuto al lessico aulico
(periodi complessi in tensione con le pause metriche), qui notiamo il suo
tempestoso spirito guerriero
Gli ultimi 4 sonetti sono sicuramente i capolavori del ‘Foscolo giovane’ i
quali spaziano tra temi amorosi, politici, culturali
In generale però, Tutti i sonetti sono caratterizzati dalla tensione e dal
conflitto dell'io contro sé stesso e contro il mondo ma è proprio in questa
sua produzione poetica che lui mostra la sua intensa personalità umana.

Foscolo nei suoi sonetti si attinge ai grandi autori classici come


Catullo,Petrarca...inserendo emozioni, fatti e concerti in un contesto che
mira ad essere valido ovunque e in qualsiasi tempo e infatti ne ‘In morte del
fratello Giovanni’ le citazioni non servono solo per un fatto estetico, ma
anche per dare un’eternità al sentimento( è precisamente questa la funzione
della poesia, le tombe con il tempo logorano, la poesia resta).
Unisce quindi l’eredità letteria
La produzione poetica di Foscolo è quindi una fusione del
mirabile(classicismo) con il passionato(sentimenti), nella quale racconta
vicende del presente ma nella bellezza delle storie antiche classiche al fine
di coniugare l’eredità classica passata con le emozioni dell’uomo moderno
del primo ottocento: l’esempio per antonomasia è A Zacinto, nella quale lui
evoca con sentimenti tipicamente romantici l'irraggiungibile e desiderata
classicità, vista in questo senso come patria ideale.
La scelta della ripresa dei miti classici è dovuta appunto all’eternità della
poesia, non bisogna pensare però a una sorta di manierismo/preziosismo
questo perché il suo scopo non è sfoggiare la sua cultura, vuole al contrario
mostrare quello che lui sente in sé.
SEPOLCRI
Innanzitutto Foscolo nel corso della sua ‘carriera’ lavora con quasi tutti i
generi letterari disponibili al suo tempo proprio per esprimere la sua
persona, ma dal 1804-1813 definisce le caratteristiche principali della sua
concezione poetica e scrive la sua opera maestra, i Sepolcri.
Questi anni sono anche anni di riflessione per lo scrittore il quale propone
una visione positiva della letteratura e del compito sociale dello scrittore: in
questo contesto, la solitudine dello scrittore dalla vita violenta e ingiusta
della società può divulgare un messaggio morale con base
l’esperienza(modello dei poeti greci) e fatto di valori il cui fine fosse
umanizzare i legami sociali e solidali tra gli uomini;

Negli anni della ‘Terreur’ in Francia, nacque un dibattito sulla morte, e + in


particolare sui cimiteri,gli schieramenti erano due: c’è chi pensava che la
sepoltura rappresentasse solo un problema igienico (principio
materialistico e razionalistico), d’altro canto, qualcuno legava le sepolture a
dei veri e propri valori affettivi e sociali.
In questo contesto Foscolo, scrivendo i ‘Sepolcri’ si scagliava contro
l'EDITTO NAPOLEONICO DI SAINT-CLOUD che vietava sia le sepolture nei
centri abitati (le voleva fuori dalle mura quindi) sia le iscrizioni nelle lapidi
rendendole quasi anonime( Napoleone richiede egualitarismo).
A differenza dell’Editto napoleonico, Foscolo pensava che l’egualitarismo
non ci dovesse essere perché come ci siamo distinti in terra anche in tomba
dobbiamo saperci distinguere; voleva inoltre che le tombe fossero messe
all’interno per essere ricordate.
Dapprima i Sepolcri venivano considerati come un’opera epistolare in versi
rivolta a Ippolito Pindemonte(un letterato) con il quale Foscolo aveva
discusso su tale argomento, venne poi definita come ‘Carme epistolare’
ossia una composizione solenne di matrice classica,di argomento grave e di
origine inglese.

Il mondo in cui i sepolcri sono ambientati è un mondo materialistico(già


presente nell’Ortis) secondo il quale il mondo presenta una forza che
trasforma la materia in uno scambio di produzione e distruzione e la storia
dell’umanità si sviluppa secondo l'alterna onnipotenza che alza e abbassa le
sorti dei popoli ma anche dei singoli cittadini; in + in questo mondo
meccanicistica, il tempo cancella ogni impresa umana arrivando anche a
cancellare il singolo individuo.
A differenza dell’Ortis, opera in cui la ragione non lascia spazio alla
speranza, Nei Sepolcri, il desiderio di dare alla vita un senso positivo, porta
Foscolo a poggiarsi sulle illusioni individuali e collettive in questo senso, il
vero e proprio sepolcro ha sia una funzione sentimentale per il ricordo e per
il legame tra vivi e morti sia una funzione sociale in quanto serve come
testimonianza delle tradizioni di una società ma soprattutto serve per
ispirare poiché quando anche la tomba sarà logorata dal tempo, il morto e le
sue imprese saranno tramandate dalla POESIA vista come UNICA
IMMORTALITÀ TERRENA e unica fonte a cui l’uomo possa aspirare

Anche nei Sepolcri però,ritroviamo sempre la tragicità del destino umano


infatti gli uomini sono semplici piccoli frammenti del mondo e lo stesso
ricordo dei posteri è qualcosa di fragile; i personaggi quindi presentano in sé
eroismo e allo stesso tempo sofferenza valori che saranno tramandati dalla
gloria della poesia la quale si mostra come risarcimento agli uomini contro
il loro malvagio destino, è un atto di solidarietà in poche parole.
Il messaggio dell’opera è quindi un messaggio positivo per la forza morale
che porta ad affermare ed esaltare i valori che rendono viva la vita e la
società.

I sepolcri innanzitutto rappresentano la personalità di Foscolo e la sua


nuova concezione circa il valore etico della poesia e proprio da queste due
caratteristiche ne deriva un’opera a mezza via tra vari aspetti ad esempio
lirica e argomentazione, coinvolgimento e passione…
Tutte le sfumature sono quindi unite in una tessitura nella quale il lettore
procede per il succedersi delle azioni richiamate da rapporti emotivi o
concettuali, non si procede linearmente e razionalmente quindi.
E’ meglio un viaggio nel tempo e nello spazio e infatti si può passare dal
presente all’epoca storica passata e ci si può trovare in mari,luoghi
fantastici, deserti…

Il carme presenta un clima iniziale tipicamente intimo che si può notare nel
colloquio con Pindemonte che cresce poi nell’arco della narrazione per
giungere al culmine dell’esaltazione della poesia con Ettore e omero.
La lingua oltre ad essere suggestiva e ricca di significati profondi si adegua
alle risorse della tradizione classicistica mostrando anche immagini che
rimangono nella memoria del lettore(richiamando anche l’ossimoro
vita-morte)
Il carme presenta infine un andamento energico e incalzante che alterna
diversi momenti stilistici senza mai perdere armonia
É scritto in 295 endecasillabi sciolti
1.​ Parte (1-90): il sepolcro come legame tra vivi e morti, critica
dell’editto di Saint Cloud e fa l’esempio di Parini
2.​ Parte (91-150) il sepolcro come luogo della memoria ed espressione di
civiltà, diversi usi mortuari del mondo cattolico e medievale rispetto
al mondo classico (UK) critica anche la decadenza italiana.
3.​ Parte (151-212) esaltazione del significato civile del sepolcro,le tombe
esemplari dei grandi in santa croce
4.​ Parte (213-295) significato morale e civile della morte, funzione
eternatrice della poesia( che si poteva raggiungere solo liberandosi dai
legami stretti con la realtà storica che tramanda il ricordo e celebra le
virtù (Omero)

LETTORI DI FOSCOLO

Foscolo non fu molto apprezzato dai suoi contemporanei né in Italia dove i


Sepolcri erano giudicati da Giordani per la sua estrema difficoltà né in
Inghilterra dove i contenuti attuali non erano conformi al gusto
tradizionalista; quanto al lessico poi, essendo aulico andava a destreggiare il
tentativo romantico di creare una lingua letteraria comprensibile a tutti.
In Francia anche Aimé Guillon l’aveva criticato e per rispondergli scrisse
una lettera chiarificatrice che evidenzia lo scheletro dell’opera.
Nel risorgimento poi abbiamo due posizioni:
●​ Laici: che pensavano che fosse un modello di integrità morale e
patriottismo
●​ Cattolici: che criticavano il suo pessimismo e la sua visione laica della
morte.
L’opera iniziò ad assumere interesse dopo la seconda guerra mondiale
grazie a Marx che spingeva per l’impegno pubblico del letterato.
Oggi Foscolo viene considerato un autore difficile (per la lingua aulica) e
macchinoso ma anche attuale grazie alla sua complessità
MANZONI
VITA E IDEE
Bisogna incominciare a parlare della vita di Manzoni dicendo che sua
madre, Giulia Beccaria era la figlia del famoso illuminista Cesare Beccaria,
autore dei delitti e delle pene; Sua madre era poi sposata con Pietro Manzoni
sebbene alcuni studi abbiano mostrato che il vero padre era Giovanni Verri,
uno dei fratelli fondatori del Caffè.
Manzoni quindi era fatto di illuminismo potremmo dire.
Nacque a Milano nel 1785 e a soli 6 anni venne messo in collegio fino a 16
anni.
In collegio gli insegnavano gli aspetti tipici dell cultura classica ma
sopratutto gli aspetti della tradizione che incominciava a rifiutare, il celebre
autore quindi uscì dal collegio come l’opposto di quello che il collegio
cercava di formare: divenne infatti un anticlericale e democratico che
ammirava sua la rivoluzione francese sia il famoso condottiero Napoleone al
quale dedicherà il 5 Maggio.

La madre negli anni dell’adolescenza del figlio non fu molto presente e


questo perché quando era piccolo, lei si era divorziata e poi era andata a
Parigi dove trovò in Carlo Imbonati l’amore della sua vita.
Nel 1805 Manzoni raggiunge a Parigi sua madre straziata dal dolore a causa
della morte del marito improvisa (era morto quando Manzoni era arrivato) i
due si legano veramente profondo che terminerà solo quando lei morirà nel
1839.
Per un atto d’amore nei confronti della madre rimasta vedova, pubblica una
delle sue opere maestre neoclassiche giovanili ossia ‘In morte di Carlo
Imbonati’ nel 1806 a Parigi, in quest’opera Carlo gli appare in sogno
esprimendo importanti principi di onestà e sincerità.
Qui a Parigi non abbandona gli studi, frequenta infatti il circolo degli
ideologi ossia uomini di matrice illuminista ,liberali e che cominciavano
lentamente a scoprire l’identità nazionale.
Oltre alla madre nella sua vita si lega anche a un’altra figura
importantissima ossia Claude Fauriel.
Poco dopo il 1808, anno in cui sposò Enrichetta Blondel, una diciassettenne
calvinista che la madre gli aveva scelto, si verifica un importante
avvenimento, possiamo dire una svolta fondamentale nella vita di
Manzoni,ossia la conversione religiosa a cui seguirà la conversione
della madre e della moglie.
La conversione religiosa di Manzoni é conosciuta anche come il miracolo di
San Rocco proprio perché durante i festeggiamenti per le nozze di
Napoleone e Maria Luisa d’Austria, Manzoni aveva perso sua moglie nella
folla, cominciò a cercarla e dopo un po’, stanco andò in chiesa a pregare e
finalmente alla sua uscita della chiesa ritrovò sua moglie,
Nella conversione comunque aveva avuto un ruolo molto importante anche
Eustachio Degola, abate giànsenista, religione secondo la quale ll’uomo ha
una natura peccaminosa e può essere salvato solo dalla Grazia divina.
Dobbiamo anche ricordare che non vi fu solo una conversione, bensì 3.
In questi anni poi anche dal punto di vista della salute qualcosa cambia:
inizia infatti a soffrire di una nevrosi e di una balbuzie che non gli
impedirono di mostrarsi come un uomo pacato e garbato in pubblico.
Di fatto sta che questa brutta malattia non lo lascerà mai…

Torna poi a Milano(Brusuglio)nel 1810 e da qui non se ne andrà più: qui non
solo di dedica alla sua azienda agricola ma anche al rinnovamento culturale
del proprio paese, una vita tranquilla durante la quale comunque farà
qualche mesetto a Parigi o in Toscana.
É interessante anche riconoscere il fatto che casa sua fosse diventata un
centro d’incontro per giovani milanesi romantici, qui condividevano le loro
speranze ma anche paure e delusioni circa la Restaurazione.
Fino al 1827 si dà al fervore creativo, componendo opere moderne,
romantiche e cristiane; tra le opere troviamo le tragedie che lui compone tra
il 1816 e 1822.
Nell’arco di questi 7 anni, più precisamente nel 1821 scrive le due Odi civili
che catturano l’attenzione dei patrioti.

Sempre nel 1821 inizia a dedicarsi al suo capolavoro, un romanzo storico


pubblicato in varie edizioni: la prima chiamata ‘Fermo e Lucia’ terminata
solo nel 1823, la seconda edizione o ventisettana chiamata ‘I promessi sposi’
ed é con questa edizione che raggiunge l’apice della fama diventando poi in
futuro un modello per gli autori del Risorgimento; infine la terza o
quarantana dove venne fatta una minuziosa revisione linguistica del
romanzo, pubblicata tra il 1840 e 1842
Dopo il romanzo la sua vita andò in peggiorando dati soprattutto i numerosi
lutti che aveva subito: in primis morì sua moglie(25 Dicembre) insieme a 6
suoi figli (ne aveva avuti 9 con lei e poi anche la seconda moglie Teresa Borri
morì prima di lui.
Nonostante ciò casa sua era ancora frequentata dai giovani letterati e quanto
a lui, divenne lo scrittore più onorato di Italia, nel 1860 divenne senatore e
nel 1861, un anno dopo,ebbe la possibilità di votare la costituzione del Regno
di Italia a Torino nonostante la Chiesa fosse contro essa..
Non finisce qui perché nel 1868 fu nominato presidente della commissione
per l’unificazione della lingua italiana per la quale fece scritti quasi sempre
senza averli terminati .
Muore nel 1873, a 88 anni e gli verrà dedicato un requiem per l’anniversario
della sua morte da Giuseppe Verdi.

Il pensiero manzioniano é di matrice illuminista: ma se dagli illuministi


riprende la tolleranza e il liberalismo , criticando anche le passioni e le
superstizioni nello stesso tempo si differenzia a causa della sua profonda
delusione storica causata per esempio dal Terrore, dall’assolutismo
napoleonico e quindi la restaurazione.
Questa delusione storica l’abbiamo anche vista in Foscolo e la rivedremo
anche con Leopardi ed viene descritta da Manzoni come l’incapacità umana
di crearsi un futuro migliore questo perché la ragione é più debole della
violenza e delle passioni.
In questo senso il razionalismo illuminista ha una nozione differente,una
nozione pressoché negativa in quanto Manzoni se ne avvale per criticare le
pazzie umane.

Si distacca poi dagli illuministi in quanto Manzoni si convertì, lasciando da


parte l’irreligiosità che l’illuminismo in un certo senso richiedeva.
Innanzitutto la scelta di convertirsi è una scelta che aveva preso lui che né
deriva dal contesto storico che stava vivendo né è influenzata dai romantici
che si rifacevano al medioevo.
Anche il cristianesimo però assume una nozione negativa: infatti secondo
Manzoni non ci si può appoggiare alla Provvidenza che guida gli umani
verso il bene in quanto l’uomo è costantemente assillato dal dolore,incapace
di fare bene oltre ad essere segnato dal peccato.
Dio poi é visto sì come giusto e misericordioso ma è lontano dagli uomini tra
i quali sono alcuni(gli eletti) possono essere salvati dalla sua misericordia.
La sua visione religiosa, che lui diceva essere fedele alla Chiesa cattolica
(nonostante ci siano tracce gianseniste) é mostrata implicitamente nelle sue
opere più importanti.

Manzoni si era anche interessato alla storia civile e soprattutto alla storia
del popolo e degli oppressi, é in questo senso una grande novità perché per
la prima volta non abbiamo la storia degli oppressori e delle loro guerre.
Manzoni poi non giudica i fatti della storia in base alle conseguenze e alle
circostanze in cui essa si è fondata, bensì li giudica in base a quei principi
cristiani che sono da sempre IMMUTABILI.

Quanto al romanticismo, Manzoni rifiuta quello che noi intendiamo per


romanticismo, ovvero la corrente in cui dominano le passioni, per
intenderlo alla maniera milanese: in questo senso é un romanticismo
ordinato e ragionevole diviso in una parte positiva e in una parte negativa
nella quale critica le regole della tradizione retorica, l’imitazione e la
mitologia in quanto legata ai beni mondani e alla vita terrena(rifiuto non
solo letterario ma anche religioso).

Per la parte positiva del romanticismo Manzoni riprende il principio di


Tasso secondo il quale la poesia e la letteratura devono avere
[Link] soggetto il vero : i temi delle opere riguardano qualcosa che è
realmente accaduto dando serietà e rendendo importante ciò che leggiamo
2. Come scopo L’ utilità :lo scopo in Manzoni non è far provare i sentimenti
dei protagonisti, bensì è farli staccare da essi sviluppando anche l’idea di
bontà e giustizia.
[Link] mezzo l’interessante caratteristica che differenzia lo storico dal
poeta: il primo(storico) mostra dati oggettivi di avvenimenti esterni, il
poeta invece si occupa dell’interiorità dei protagonisti mostrando(con la
fantasia)quello che realmente accade all’interno di un umano.
Eh MONACA DI MONZA
TRAGEDIA
Manzoni provò anche con la tragedia che al tempo non solo era al centro
dell’interesse ma esprimeva anche grandi conflitti morali su uno sfondo
storico.
Manzoni però rifiuta quello che era il modello classicista della tragedia in
quanto esso dovendosi sviluppare in un luogo e in 24 ore(unità
aristoteliche), aveva come risultato uno scontro di passioni; a questo
modello predilige il sistema storico shakespeariano il quale non rispettando
le unità aristoteliche, si sviluppa in luoghi e temi diversi.

Adeschi venne composta tra il 1820 e il 1822: nella scena iniziale abbiamo
Ermengarda, figlia di Desiderio e sposa di Carlo Magno dal quale era stata
ripudiata.
L’offesa della figlia spinge Desiderio a riprendere la guerra contro il Papa,
protetto da Carlo sebbene Adelchi non fosse pienamente d’accordo.
Per un primo momento pare che Carlo stia per perdere e infatti il suo
esercito viene bloccato alle Chiuse di Susa ma grazie a un diacono trovano
un sentiero attraverso il quale aggirano l’ostacolo e si chiudono nelle città
longobarde.
Quanto a Ermengarda , la sorella l’aveva accolta nel suo monastero a Brescia
ma qua morirà per l’estremo dolore dovuto all’abbandono e al tradimento.
Anche Desiderio e Adelchi avranno una brutta fine: Desiderio va in prigione
in quanto era stato tradito dai difensori di Pavia, il secondo invece tenta
un’ultima fuga ma viene ferito e per questo muore davanti al padre e a Carlo
che alla fine della battaglia esce come vincitore.

Il tema più importante dell’opera è sicuramente il tema classico dello


scontro tra l’eroe e il fato sinistro che assume qui una connotazione morale
in quanto da un lato troviamo solo poche anime buone, dall’altro invece vi é
il tradimento della maggioranza e le anime buone sono travolti da questo
tradimento.
Un esempio di eroe é Adelchi che è diviso a metà poiché da un lato deve
combattere in nome della sorella ripudiata, dall’altro é restio perché la
guerra é un aggressione al papa.
In questa tragedia troviamo anche i cori: ve n’è uno con la morte di
Ermengarda che la benedice in quanto discende da una stirpe di opressori e
uno con Adelchi che mentre muore dirà al padre che il mondo si riduce a una
feroce forza, una forza che o si utilizza contro gli altri, o si patisce.
Oltre ad essere una “feroce forza” il mondo qui è anche un mondo corrotto,
violento e lontano da Dio basti pensare che Desiderio vivrà meglio in
prigione in quanto la sconfitta impedisce di fare del male.
Solo con la morte i personaggi si avvicinano a Dio perché si rendono conto
della vanità di tutti quei sentimenti mondani come la passione…

Come Shakespeare, Manzoni rifiuta la unità aristoteliche e infatti l’azione si


estende per mesi, in vari luoghi e ci si concentra su una moltitudine di
persone.
Le tragedie manzoniane avevano un carattere lirico e non vi era
un accenno di drammaticità, per questo, le sue tragedie non venivano
praticamente mai rappresentate sul palco.
Usa infine l’endecasillabo sciolto con lessico aulico e arcaizzante in un
linguaggio essenziale concentrato sulla sostanza e sulla riflessione, privo
quindi di ridondanze.

Un’altra innovazione di Manzoni sono i cori, intesi come brani lirici alla
fine di ogni scena quindi senza un preciso collegamento con l'azione in
corso.
La funzione principale del coro era come diceva lui dare un “cantuccio” al
poeta in cui egli poteva esprimere le sue riflessioni generali andandosi a
distaccare dalla vicenda.
Capiamo quindi che il coro di Manzoni intraprende un evoluzione rispetto a
quelli della tragedia greca in cui i personaggi interrompevano l’azione per
commentarla.
Nell'Adelchi troviamo due cori molto importanti: il primo(sonori senari
doppi di suggestione epica) è alla fine della disfatta dei Longobardi alle
Chiuse, i protagonisti sono i cittadini latini persi nell’illusione di essere
liberati dalla vittoria dei Franchi.---- Il primo coro allude chiaramente
all’alluvione italiani circa i conflitti tra Napoleone e l’Austria.---
Il secondo coro è dedicato al dolore e alla morte di Ermengarda, l’eroina
morente di dolore per il ricordo dell’amore che invano tenta di superare
volgendosi a Dio; qui allude invece alla vicenda storica di oppressi e
oppressori.

Quello che i tre cori hanno in comune è il tema dei popoli oppressi visti come
vittime passive (gli storici non si occupavano di loro) della storia.
In generale, il tema dei popoli oppressi era il fulcro della riflessione
manzoniana che nella tragedia rappresenterà solo nei cori in quanto la
tragedia stessa non permetteva per la sua illustria l’ingresso di masse
popolari e la lingua poi doveva essere aulica.
Per questo, dopo l'Adelchi Manzoni provò il romanzo, genere nuovo.

ROMANZO
Il romanzo era ai tempi di Manzoni un genere letterario popolare al centro
dell’attenzione di un pubblico vasto e moderno in quanto rappresentava
anche le classi sociali più umili in questo senso poi il romanzo é l’unico che
è riuscito a superare la tradizione classica ristretta e uniforme.
Quello di Manzoni era un romanzo storico, realistico e un romanzo
possiamo dire rivoluzionario anche perché in primis fece un genere ex novo
tutto da solo(non aveva modelli da cui partire) e poi perché aveva
rappresentato un modello base per gli autori realisti dell’800.

Dietro alla scrittura dei promessi sposi vi é un grande lavoro: tutto parte
dalla lettura di una grida settecentesca( banditore che diceva le notizie per
strada) nella quale si diceva che vietare i matrimoni era diventato illegale,
segue poi con una dettagliata documentazione.
Quanto alla storia, essa si trova sia sullo sfondo sia nell’azione(tanto che è la
stessa storia a determinare le vicende) e dà vita al rapporto tra condizioni
storico-sociali e destini individuali, l’esempio per antonomasia é Don
Abbondio la cui paura non deriva solo da lui ma anche dall’insicurezza
generale della società nei confronti delle oppressioni(noi lettori non lo
incolpiamo) .
Normalmente noi poi individuiamo come protagonista della storia un
personaggio, ebbene qui non è così in quanto il protagonista è il secolo
dell'oppressione e delle superstizioni, il 600 e in questo senso Manzoni si
mostra come storico illuminista che critica l’ignoranza di quel periodo; più
che criticare però mostra come il mondo é sempre stato e come sarà per
sempre.
Infine dobbiamo dire che molti critici hanno pensato che il 600 fosse per
Manzoni un’enorme metafora della condizione umana.

Per la prima volta nella storia della letteratura italiana come protagonisti
dei popolani, abbiamo quindi un punto di vista dal basso che esprime le
sofferenze del popolo.
I popolani sono gli umili della società, caratterizzati dalla bontà,
dall'altruismo etc e diciamo che ogni loro azione era prevista dal lettore;
questi poi sbagliando ogni volta che invece di fidarsi degli ecclesiastici
buoni, diremmo noi ‘fanno di testa loro’ seguendo solo l’iniziativa.
L’esempio per antonomasia é il voto di Lucia.
Sebbene gli umili siano i protagonisti, questi presentano caratteri
elementari; al contrario i personaggi dell’alta società( pensiamo solo alla
monaca di Monza) sono quelli con un grande interiorità e complessità
psicologica.

In generale nessun personaggio sa capire e dominare il male proprio perché


la giustizia non è una caratteristica tipica dell’uomo.
Pensiamo solo a padre Cristoforo che per quanto cerchi di lottare contro il
male, finisce sempre per compiere azioni controproducenti ai due promessi
sposi.
Se esiste una giustizia in Manzoni è solo divina e infatti è solo grazie
all’intervento divino che noi abbiamo un finale felice.
Molti critici hanno definito il romanzo come “il romanzo della
provvidenza” ma essendo questa una provvidenza maligna perché come
abbiamo visto Dio o salva il peccatore, o punisce un’intera società(peste),
potremmo dire che qui si pone il problema della provvidenza circa il male
che pervade il mondo.
Manzoni dirà che Dio si presenta in maniera inspiegabile ma dobbiamo
comunque affidarci a lui.
Infine, il romanzo di Manzoni presenta una complessità inesauribile anche
solo per le tre prospettive che presenta:
1.​ quella paternalista,
2.​ quella democratico-evangelica
3.​ e quella religiosa che pone al lettore delle domande supreme

La storia si svolge in più di due anni durante i quali ci spostiamo in luoghi


diversi(il luogo principale però è il lago di Como in Lombardia ) conosciamo
anche grazie ai flashback le storie dei personaggi e assistiamo ad ampie
digressioni.
I primi otto capitolo sono più compatti ma quando i due protagonisti si
separano, la storia si complica e con lei anche il quadro narrativo: abbiamo
due grandi blocchi narrativi qua, uno(11-17) è per Renzo l’altro é per
Lucia(18-26)durante il quale l’Innominato si converte.
I due si ricongiungono e vi é la parte finale che corrisponde ai capitoli 33-38.

Nella montaggio narrativo Manzoni inserisce anche due grandi digressioni:


alla fine della prima parte vi é la digressione della monaca di Monza e prima
dell’ultima parte vi é la digressione sulla peste.
Il narratore, Manzoni interviene sempre nell’azione per guidare il lettore
nei vari spostamenti di luogo e tempo e per riassumere delle vicende che
aveva omesso.
Sceglie inoltre di non utilizzare la tecnica del colpo di scena e addirittura nei
momenti più concitati e drammatici fa un commento o una pausa per
smorzare i toni.
Questo ha un perché tutte queste tecniche utilizzate per gli effetti
romanzeschi erano contro il vero.

Tra le tecniche narrative utilizzate troviamo in primis quella


dell’invenzione del manoscritto anonimo.
Questa tecnica viene ripresa dal Don Quixote di Cervantes e serve a Manzoni
non solo per dare veridicità al racconto ma anche per far entrare il lettore
nel mondo del 600 imitando lo stile dell’epoca(imitando il manoscritto
quindi).
Il manoscritto non ci viene presentato solo nell’introduzione ma viene
ripreso anche durante il racconto da Manzoni per giustificare dei particolari
e la mancanza di nomi e anche per fare dei commenti morali.

Il narratore è sempre presente nella storia grazie ai suoi interventi per


guidare il lettore e per i suoi commenti(peste=punizione di Dio a Don
Rodrigo); questo poi è onnisciente in quanto conosce non solo presente
passato e futuro dei personaggi ma anche perché conosce addirittura la loro
interiorità.
Ma se da un lato gli interventi del narratore e dell’anonimo ci fanno capire
che siamo di fronte a un’invenzione narrativa, dall’altro capiamo che non
possiamo sapere tutta la verità, e infatti vediamo molte reticenze, molti
punti di sospensione…
Manzoni non è mai neutrale nell’arco del racconto e infatti anche se il
commento non è scritto esplicitamente, basta una figura retorica per farci
capire il suo giudizio.
Lo scopo di Manzoni infine non è far immedesimare il lettore nella vicenda,
al contrario chiede un distacco critico ma allo stesso tempo di riflettere.

Lo stile del romanzo si adegua ai personaggi e alle situazioni possiamo


infatti trovarci di fronte al parlato popolare o anche a discorsi eloquenti;
Pensiamo solo all’avvocato che inizia a parlare con termini tecnici solo per
non farsi capire.
Anche il narratore utilizza un linguaggio vario anche se è prettamente
familiare e smorzati con pochi riferimenti letterari e mitologici utilizzati
solo per ironizzare.
La sintassi del romanzo é libera ma talvolta complessa anche per la sua
pluridiscorsività ossia quando notiamo più personaggi in un continuo
cambiare di punti di vista.

Il romanzo dei promessi sposi é il risultato di un lavoro durato ben 28 anni


(eterno lavoro, come diceva Manzoni) e diviso in tre fasi:
-​ 1821/1823, Fermo e Lucia: era un romanzo completo ma
provvisorio che venne pubblicato solo nel 900. Aveva ampi episodi e
ampie digressioni(monaca di Monza, 6 capitoli),tinte forti del
romanzo gotico(uccisione di una monaca incinta),frequenti
commenti, vi era poi una narrazione in 4 blocchi ove distacca una
lingua sperimentale e ibrida(si caricavano di ironia i particolari) oltre
all’insistente presenza dell’autore che spiegava.
-​ 1827(ventisettana) i Promessi sposi: riscrisse il testo
modificandolo completamente, riduce le digressioni(compensate dai
commenti), elimina le tinte gotiche e fa una prima revisione
linguistica sul modello toscano parlato e utilizza una struttura più
omogenea e uniforme con toni medi e coloriti
-​ 1840-1842: il romanzo era già uscito ed era già divenuto celebre,
Manzoni decide comunque di sciacquare i panni in Arno cioè di fare
un’altra revisione linguistica basata sul fiorentino colto parlato

Scrivere delle opere non era semplicissimo a quel tempo dato che non vi era
il nostro “italiano” come lingua d’uso, infatti Manzoni in primis parlava
dialetto milanese.
Le lingue della cultura poi erano francese, latino e leggermente l’italiano
letterario.
Così nelle tragedie trovò un escamotage tradizionale ma era più difficile
trovarlo per il romanzo in quanto aveva bisogno di scrivere un romanzo di
carattere popolare e l’italiano letterario non era adatto.
È così che nella prima edizione utilizza una soluzione provvisoria, una
lingua sperimentale e ibrida.

Durante la prima revisione si rende quindi conto che la soluzione era


semplicemente appoggiarsi al modello del fiorentino parlato a quel tempo;
ma non si trattava del fiorentino di petrarca e Boccaccio ma proprio alla
lingua che la gente parlava.
Nel 1827 quindi Manzoni si sofferma a Firenze per apprendere la lingua in
locus e per iniziare un’ulteriore revisione appoggiandosi anche ai
vocabolari.
A Manzoni dobbiamo l’invenzione della lingua italiana moderna, una
lingua scorrevole e che poteva trattare qualsiasi tema.
Se noi oggi abbiamo una sola lingua é proprio grazie a Lui.

PERSONAGGI
vittime: Renzo e Lucia (mondo laico)
Protettore: Fra Cristoforo e Federico Borromeo, sono la chiesa buona e il
mondo ecclesiastico
Strumenti: Don Abbondio e Gertude (monaca di Monza) , sono la chiesa
cattiva, mondo ecclesiastico
Oppressori: Don Rodrigo e l’Innominato, mondo laico

STRUTTURA NARRATIVA
primo blocco I-VIII: i bravi incitano don Abbondio a non celebrare il
matrimonio, i loro tentativi sono vani perché non risolvono nulla, i due poi
fuggono dal paese
GIUNTURA NARRATIVA
Secondo blocco IX- XVII: Lucia e Agnese si rifugiano nel convento della
monaca e a Milano dopo varie vicissitudini, viene accolto a Bergamo dal
cugino.
Giuntura NARRATIVA= innominato
Terzo blocco : Lucia viene rapita e dopo una notte di ripensamenti viene
liberata, Lucia poi ritroverà una sistemazione grazie e Borromeo e
rimprovera Abbondio per la sua vigliaccheria

la sventurata rispose
è l’ultima parte del capitolo X dell’edizione definitiva.
Di Gertrude aveva già iniziato a parlare nel capitolo precedente e qui
racconta della sua monacazione forzata, delle pressioni familiari e dei
ricatti psicologici che viveva.
É la digressione più importante di tutte e ci viene detto che Gertrude era
stata convinta che se si fosse fatta monaca sarebbe uscita più tranquilla, la
verità é però che il padre la voleva monaca per dare l’eredità al figlio
maschio.
Qui troviamo il verosimile e una sorta di introspezione in quanto l’autore
indaga nel suo animo(guardando la sua psicologia e quella del padre)
insistendo sulle forze che il padre aveva su di lei: il culmine si vede quando
Manzoni ci racconta che il padre aveva scoperto una lettera d’amore ed era
riuscito addirittura a farla sentire in colpa.
Gertrude è quindi una figura tragica ma nonostante ciò se
Manzoni ha pietà della Gertrude piccola e soppressa, non
ha pietà della Gertrude cresciuta che non traendo efficacia
dalla monacazione fa del male ripetendo gli schemi del
padre.

Nella prima parte ci dice che la religione cristiana ha la capacità di


indirizzare e consolare chiunque si rivolga appunto alla religione in un
momento di smarrimento o difficoltà e affidandosi ad essa si può iniziare ad
andare con sicurezza arrivando poi a un lieto fine.
Non fu il caso di Gertrude che non riusciva ad accettare la nuova condizione,
che rimpiangeva il suo passato, la sua bellezza e la sua gioventù invidiando
anche chi invece poteva goderne.
Gertrude poi non capendo i valori trasforma la sua sofferenza in cattiveria
diventando da vittima a carnefice nel senso che fa alle altre monache quello
che il padre faceva a lei, alle altre monache però conveniva di più tacere
perché il padre di Gertrude, il principe era legittimato a trattarla male, ma
non voleva che le altre persone la facessero stare male, se così fosse stato,
avrebbero perso la protezione e il loro protettore sarebbe diventato il loro
nemico.
Le suore dal canto loro, l’amavano sebbene non l’avessero desiderata e
cercavano di insegnarle che anche dentro il convento si poteva essere felici,
ma per questo Gertrude le odia ancora di più perché non si capacitava della
loro felicità.
Pochi sono poi i momenti di consolazione della giovane Gerturde: attraverso
la similitudine del naufrago capiamo che lei é attratta dai piaceri mondani e
terreni che corrispondono a loro volta alle piccole consolazioni che lei trova
in convento.
Esempi in viola.
Gertrude in convento diventa un insegnante(l’insegnamento era in mano
agli ecclesiastici) di ragazze che facevano la vita a cui lei ambiva e per questo
le maltratta perché appunto vede in loro ciò che lei non ha avuto e non
poteva avere, in questa parte in modo particolare si può notare la bravura di
Manzoni nel descrivere la psicologia della monaca.
Molte volte però succedeva che la monaca diventasse loro amica e
addirittura loro complice.
In convento però un giorno si presentò un'occasione, un giovane con il
quale inizia ad avere una relazione con lui, facilitata anche dal fatto che lei
non essendo badessa (non aveva 40 anni) aveva avuto in concessione un
appartamento, isolato dalle altre monache.
Grazie al manoscritto(attinge al vero)sappiamo solo che il nome del ragazzo
é Egidio che abitava lì vicino ed era una persona non molto affidabile, non
sappiamo altro perché appunto il manoscritto non dà ulteriori
informazioni(non è colpa mia).
Manzoni, da narratore onnisciente, la definisce già “sventurata” perché sa
già che dopo questo incontro ci saranno molte sventure: Egidio non ha
paura del suo essere monaca, anzi lo attrae per la sua illegalità, dal canto
suo Gertrude sa che non è un'azione pura,ma almeno si sente viva di poter
vivere gli amori negati.
Questo amore fa sì anche che lei inizi a essere più gentile e smetta di
maltrattarle, le suore quindi erano molto contente pur non chiedendosi il
motivo di questo cambiamento. Questa sua nuova virtù però ci dice Manzoni
che era solo grande ipocrisia che nascondeva i difetti.
Questo cambiamento ebbe corta durata, aveva infatti cominciato di nuovo a
usare parole poco consone sia per la sua condizione di monaca sia per la sua
condizione di nobile.
Arrivò un giorno in cui Gertrude iniziò a litigare con una conversa arrivando
addirittura a maltrattarla in maniera eccessiva, quest’ultima aveva
sopportato fino a perdere la pazienza arrivando a dirle che lei sapeva
qualcosa e che prima o poi avrebbe parlato(magari non era vero,ma con la
coscienza sporca si è più preoccupati) .
La scena si fa più drammatica(dal passato remoto al presente) in quanto la
conversa sparisce: non si presenta al lavoro e non la si trova in nessun
luogo.
Molte pensavano che fosse andata in Olanda, un paese protestante che era in
contrasto con la chiesa cattolica.
Manzoni a questo punto interviene dicendo che se avessero cercato più
vicino, l’avrebbero trovata; Manzoni da narratore onnisciente sa che è
morta assassinata e sepolta da Egidio.
Gertrude è presa ancora dai sensi di colpa e ci ripensa sebbene la gente non
ne parlasse più e infatti la vede in sogno.

Lucia e Gertrude sono le figure femminili che più degli uomini mostrano il
messaggio ideologico di Manzoni e lo attuano nei rapporti individuali.
Lucia e Gertrude illuminano sia l’animo umano sia i costumi in un mondo
fatto di violenza sociale e di corruzione religiosa, e sono proprio le donne a
pagare di più i soprusi degli oppressori.
Lucia donna e contadina, è il personaggio che più piace a Manzoni in quanto
incarna i valori fondamentali della casa, la famiglia e il lavoro; é inoltre il
simbolo che incarna per antonomasia i valori cristiani.
È poi grazie a lei che l’Innominato si converte e sarà l’unica a trarre
l’esempio da tutta la storia.
Anche se apparente sembra una donna debole e che si schernisce, è in realtà
la più coerente e la più forte(é insicura ma affronta le violenze che le
vengono fatte)che si affida continuamente alla Divina Provvidenza,
consapevole che le cose andranno bene.
Ci vengono mostrati alcuni suoi tratti psicologici ad esempio la timidezza
ma soprattutto, a differenza degli altri personaggi lei non si fa sedurre
Lucia, a differenza di Renzo, non viene mai rappresentata in spazi aperti
fatto che indica la sua introversione a differenza di suo marito che si troverà
sempre in casini.
Lucia potrebbe essere anche una Beatrice dantesca che porta sia Renzo(dopo
lo smarrimento a Milano) che l’Innominato sulla retta via(lo fa
convertire,punto di svolta), é meglio una donna angelo che media tra gli
uomini e Dio .
Anche Renzo alla fine rientra nell’ordine sociale e familiare.
Lucia poi é forte anche perché riesce a rapportarsi con i più potenti a
influenzarli e a porsi della grandi domande.
Se poi sembra che Lucia subisca tutti gli eventi del
racconto è in realtà lei a dominare l’inversione(dal
l’oppression e alla liberazione) della storia ricavandone
anche una morale(Renzo trae solo una morale negativa).
Gertrude é invece l’opposto di Lucia sia fisicamente parlando (Lucia era
molto più bella) sia caratterialmente parlando (Gertude é una peccatrice
segnata dall’inquetudine)
La storia di Gertrude parte dalla sua infanzia ed è circondata da una famiglia
perversa e dalle violenze del padre.
Gertrude viene esclusa dal tipo di vita che lei vuole fare nella quale lei poi da
vittima diventa carnefice; a causa del padre poi si spinge anche alle bugie e
all’autopunizione.
Una volta monaca i sintomi dell’amore ritornano, e se lei risponde ad
Essi(scegliendo le sue azioni), Ermengarda nell Adelchi si uccide per amore.
La storia di Gertude si svolge nella sua prigionia materiale e spirituale
arrivando però a una nevrosi e al crimine.

Lettura
Il tema religioso: la descrizione parte con le violenze che Gertrude ha subito,
l’unica via per consolarsi potrebbe essere la religione ma così non è a causa
del sua incapacità di rinunciare ai beni mondani(similitudine) . La tematica
religiosa si fa viva quando ci vengono descritti i suoi pensieri, trattati con
una grande capacità di immedesimazione psicologica.
L'essere guazzabuglio del cuore e la riflessione razionale rende Gertude una
donna sfaccettata e problematica come tutti gli altri personaggi del
racconto, non la di può giudicare con un giudizio sommario.
Potremmo anche quasi giustificare gli atti di Gertrude: ci fa infatti
compassione .
La religione qua si focalizza sui problemi dell’esistenza ma in forma
problematica che conduce addirittura gli essere umani alla rovina mortale.
Gertude sembra avere tutto contro di lei ed é per questo che né noi né il
narratore fa mai giudizi netti su di lei.
Le fede dunque ci aiuta ad alleviare i dolori ma non ad abolire
completamente infatti noi non avremmo mai delle risposte religiose e
laiche.

Umili e potenti: appare qui la distanza tra gli umili e i potenti. Tra i due chi
prevarica sono i potenti ma questo era un aspetto tipico sia della società del
tempo sia del romanzo di Manzoni, basti vedere che Gertrude aveva avuto
un appartamento per se.
Gli umili non hanno questi privilegi e nemmeno sono caratterizzati da una
visione profonda e complicata , ma a differenza loro, hanno una grande
nitidezza di sguardo dovuta probabilmente alla vicinanza a Dio.

Le preoccupazioni morali e la reticenza: Gli amori tra Gertude e Egidio


potrebbe essere l’unico capitolo erotico ma notiamo che il riferimento al
sesso non c’è o per lo mano è omesso in quanto la sventurata rispose solo.
Manzoni preferisce tacere su questi argomenti perché gli eccelsi di passioni
potrebbero coinvolgere il lettore, preferisce anzi che essi riflettano su di
essi.

Le reticenze presenti nel romanzo non servono solo per motivazioni morali
ma anche per mantenere l’equilibrio del romanzo evitando troppe
digressioni. Il non dire qua mostra una grande capacità evocativa che
sviluppa l’immaginazione del lettore.
Ovviamente questo è possibile grazie al narratore onnisciente il quale
utilizza strategie narrative come i commenti (filtro raffreddato), le
apostrofi, commenti di regia…

La mobilità del punto di vista: nel romanzo è presente una mobilità del
punto di vista narrativo in quanto i personaggi potenti non vengono mai
analizzati solo dall’interno, ma anche da più parti, come se fosse un
narratore esterno.
Un esempio è Gertude dopo l’uccisione: dapprima viene presentata
dall’esterno ma poi dopo ci vengono presentati i suoi tormenti interni.
Questo non solo stimola la nostra curiosità ma ne sottolinea anche la
complessità del personaggio.

I temi della narrazione: vi é anche una mobilitazione e manipolazione dei


tempi della narrazione. Il testo parte in flashback per ricordare la storia di
Gertude, quando poi la digressione termina, Manzoni riprende il racconto
dove lo aveva lasciato. Questo fa sì che il testo abbia un andamento ordinato
e razionale che su distacchi dalla trama.

Mobilità della sintassi: le scelte linguistiche su basano soprattutto sulla


mobilità della sintassi: l’accostamento di frase ampie con frasi brevi
incidono anche sul ritmo.
Un esempio è il punto di svolta ‘la sventurata rispose’ di carattere asciutto
preceduta invece da un periodo ampio.
Un altro esempio è l’uccisione della conversa, finché Gertude è presentata
dall’esterno abbiamo periodi lunghi quando poi ci viene analizzato il suo
stato d’animo abbiamo secche frasi.

Scritto e parlato: notiamo anche il desiderio di accostare la lingua scritta al


parlato. Il narratore sebbene si distacchi, a volte ritorna con l’épousions
quotidiane che lo avvicina al lettore in un rapporto di familiarità quasi.
Romanzo storico: qui sono presenti i caratteri tipici del romanzo come
l’ambientazione in una precisa cornice storica che mostra i rapporti tra le
strutture sociali e individuali.
Manzoni in quanto scrittore si occupa di cercare il conflitto e la verità
profonda per poi rifletterci.
Si occupa poi sì di aderire alla narrazione ma anche di distaccarsi da essa per
parlare delle emozioni dei singoli.

L’utile per iscopo, il vero per soggetto e


l’interessante per mezzo.
Il testo fa parte della Lettera al marchese Cesare d’Azeglio sul
romanticismo, lettera intesa come risposta a Cesare d’Azeglio,direttore del
periodico torinese i “l’amico di Italia” che inviò a Manzoni la Pentecoste
contenete critiche sul romanticismo.
Il testo esce una prima volta nel 1846 sul giornale Ausonio sebbene Manzoni
fosse contrario, esce poi nel 1870 dopo averlo corretto(tolse l’introduzione).
Qua mostra i principi fondamentali del romanticismo e ripudia i
classici/mitologia.

Nella parte di sospensione non riportata, critica alcuni aspetti del


romanticismo, in quella riportata invece espone il principio generale a cui si
rifanno tutti gli aspetti positivi del romanticismo, tanto che questo principio
può essere considerato come un riassunto della poetica manzoniana.
Lo scopo deve essere l’utilità, il soggetto il vero e il mezzo l’interessante.
La società (massa dei lettori) deve essere informata su argomenti vicini
all’esperienza di tutti noi e in questo senso troviamo il desiderio di
comunicare con il popolo per la prima volta, la rottura del classicismo e
l’abbandono della concezione aristocratica dell’arte appunto perché a
Manzoni antepone gli interessi scaturiti dalla realtà rispetto agli argomenti
che la classe colta apprezza grazie all’insegnamento e che la maggioranza
invece apprezza per sentito dire.
Ogni argomento deve poi trattare del vero storico, ossia ciò che è successo
realmente, e del vero morale, ossia la rappresentazione dell’animo umano
che è poi quello che rimane al lettore.
Questi argomenti devono essere trattati attraverso l’interesse e il diletto, il
quale aumenta se alla base c’è il vero ( no vero no diletto) al contrario se alla
base troviamo del falso, possiamo si divertirci ma è un diletto temporaneo
che primo o poi annoierà(no diletto e interesse se non c’è una base vera).

Il brano presenta i principi fondamentali del romanticismo italiano: ci deve


essere uno scopo ossia l’educazione in un quadro sia religioso che politico,
l’oggetto che si deve trattare deve essere il vero presentato in chiave morale
perché solo la verità riempie veramente i nostri cuori, infine il mezzo è
l’interessante che non deve annoiare il pubblico. Il vero si divide a sua volta
in vero storico, ossia lo svolgimento degli eventi umani e il vero morale
ossia i valori etici .
Lo scrittore quindi si deve avvicinare al lettore e ai suoi interessi rifiuta di i
modi e temi della letteratura tradizionale basata sull’imitazione.
Il pubblico a cui si rivolge viene citato: è un pubblico ampio.

La madre di Cecilia
È un’altra importante digressione del romanzo:ci troviamo al capitolo 34 dei
Promessi sposi in cui Renzo è riuscito a entrare a Milano e girando per la
città vede delle scene d’orrore(grida dei monatti che guidano i carichi di
morti nudi e lanciati dalla finestra); in questa situazione priva di pietà viene
colpito da una che esce dalla porta con Cecilia morta in braccio.
Questa donna presenta un contegno e una compostezza che ormai tutti
avevano perso e infatti cura la figlia con un'acconciatura degna, il vestito
più bello e la porta in braccio. Ricordiamo solo Foscolo, secondo il quale la
cura dei morti e la prima forma di civiltà che purtroppo si perde in questi
momenti di grande difficoltà.
Addirittura i monatti si sentono in difficoltà e soggezione di fronte a questa
donna dignitosa; a loro poi dirà di ripassare più tardi perché anche il resto
della famiglia sta morendo.
É ispirato al documento storico De pestilentia di Federigo Borromeo
appunto per rifarsi al vero.
Non è la peste di Boccaccio che aveva sciolto ogni legame familiare e sociale,
qui è forse il contrario perché ci viene presentata la madre di Cecilia, una
ragazzina morta di peste. La madre diventa il simbolo di dignità esemplare
nel romanzo, dignità che solo gli umili hanno ma non solo; rappresenta
anche la resistenza di una civiltà umana e religiosa in un mondo capovolto
e corrotto dalla peste, capovolto perché sono poi i monatti a comandare e i
morti non sono più rispettati. Rappresenta di conseguenza una salvaguardia
di questa dignità nei confronti dei morti
Si potrebbe collegare questo brano con i sepolcri di Foscolo appunto per
l’importanza tra vivi e morti e per l’importanza delle tombe ma allo stesso
si allontana da lui perché qua vi é la morale cristiana del tutto assente in
Foscolo il quale non crede in una redenzione.

Manca la parte in cui Manzoni descrive il degrado della società, qui il tono
era basso e ora si alza (scendeva dalla soglia) per la descrizione della donna:
questo tono le è degno per il suo comportamento che è dignitoso nei
confronti della morte.
Con “dalla soglia scendeva” si lascia da parte la descrizione delle bestemmie
e le urla dei monatti per parlare di una mamma che già nello scendere si
mostra maestosa, si dirige verso il convoglio.
Viene inoltre descritta razionalmente con un dolore pacato e composto:
nonostante lei fosse malata e affaticata, riesce comunque a portare la
figlia,non piange ma si vede che ne ha versate comunque tante.
Con lei appare poi il valore Cristiano della pietà nei confronti dei morti che si
era persa in un momento così difficile.
Manzoni poi in modo eccellente descrive le cure che la madre ha riservato
per la propria figlia dandole appunto quella dignità che gli altri morti non
avevano(parte in giallo).
Manzoni poi ancora in modo ottimo descrive il modo in cui sorregge la figlia
sottolineando il fatto che sebbene non avessero somiglianze fisiche, si
capiva che era la madre per l’atteggiamento e per il sentimento che aveva
nei confronti della bimba(sentimento dell’amore materno).
Ci viene poi presentato un ‘turpe monatto’ aggettivo che contrasta con la
moralità della madre e che al contrario aderisce alle barbarie della peste;
questa volta però il monatto esita tanti che non gliela strappa di mano.
La madre chiede loro di metterla lei sul carro e soprattutto di non toccarla e
di metterla così sotto terra.
Il monatto da turpe diventa premuroso in quanto la madre è riuscita a
incutere soggezione(come Lucia con l’Innominato che lo aveva portato
verso il bene)tanto che trasforma il suo carro in un letto dandole anche un
panno bianco.
Saluta la figlia mettendola sul carro e avvisando sia lei che i monatti che
stasera si ritroveranno perché tutti avevano la peste e tutti erano in procinto
di morire.
Torna poi su e guarda quelle degne esequie, una volta andato via posa
l’ultima figlia rimasta sul letto e si mette con lei per morire insieme.
Il testo si conclude quindi con una similitudine della falce=destino che
colpisce tutte le erbe; con questa similitudine vuole sottolineare la casualità
della peste che non guardava in faccia a nessuno e ciò ci porta a riflettere sul
bene e sul male ossia quel mistero che ci fa porre la domanda ‘perché Dio fa
così’ .
Noi uomini dotati di ragione però non riusciremo mai a rispondere, e
nonostante ciò dobbiamo continuare a fidarci e farci guidare dalla
provvidenza.
Il capitolo si chiude con l’arrivo al lazzaretto di Renzo.

Il sugo di tutta la storia


È la fine del romanzo ovvero il “succo=sugo” della storia per manzoni(il
sugo si lascia lì del tempo per farlo ridurre):
Renzo e Lucia sono spostati, trasferiti, con un lavoro e con tanti figli attorno
e quanto a Manzoni, qui vuole dare il messaggio finale del romanzo.
Molti critici hanno criticato questo brano per il suo tono dimesso che
contrasta con l’importanza del romanzo.
Renzo riflette continuamente su tutto quello che gli è successo, prova quindi
a rispondersi pur non convincendo Lucia che a sua volta dà le sue
conclusioni.
Ci viene mostrata quindi la saggezza degli umili ai quali Manzoni affida il
significato finale ossia la fede nella provvidenza.

Il testo inizia dicendo che nacque la prima bambina e per compiere la


promessa che Renzo aveva fatto per sciogliere il voto alla madonna che
Lucia aveva fatto nel castello dell'Innominato, la chiamano Maria.
Usa la tecnica dell’ironia in” magnanima promessa” perché in realtà non gli
costava nulla chiamarla così.
Dopo Maria ebbero molti altri figli e Agnese era rimasta lì ad aiutarli.
Renzo capisce in primis che i suoi figli devono studiare in modo che essi non siano vittime di
soprusi e che abbiano invece
mezzi per difendersi da essi.
Renzo ci mostra una morale negativa infatti lui ha imparato a cosa
non fare, Lucia dal canto suo non la trova sbagliata completamente
ma pensa che manchi qualcosa così dice al suo moralista Renzo
(ironia) che in realtà i guai se li era cercati lui mentre lei (almeno
che Renzo non considerasse come guaio l’essersi sposata con lui)
i guai non se li era mai cercati ed é proprio per questo che le
conclusioni di Renzo non le piacciono in quanto lei cosa doveva
imparare a non fare se non aveva mai fatto niente?.
Insieme concludono quindi che sia avendo una buona
condotta(Lucia) sia avendo una mala condotta (Renzo)i guai
possono comunque venire e l’unico modo per raddolcirli é la
fiducia in Dio e nella Divina Provvidenza, senza opporsi ad
essi.
È questo il succo di tutto la storia, trovato dagli umili e condiviso dal
narratore.

In questa ultima parte Manzoni smorza auto ironicamente la serietà


che aveva dedicato alla composizione del romanzo ed é qui che
attraverso un tono colloquiale si congeda con un’intonazione
dimessa.
Anche Don Abbondio aveva trovato il suo sugo della storia p,
contento che don Rodrigo fosse finalmente morto.
A causa del tono dimesso e della morale sostenuta dai personaggi
e dal narratore, molti critici hanno criticato questa parte appunto
come riduttiva rispetto al complesso.
Alcuni critici hanno avvistato un carattere moralistico inadeguato
all’opera, al contrario, altri hanno apprezzato la semplicità dei toni e
l’aver riconosciuto la oresenza del male nella nostra vita oltre alla
problematizzai zone della divina provvidenza.

Coro dell’atto 3
È il primo coro dell’adelchi che si tiene quando i Franchi, dopo essere stati
sconfitti dai Longobardi, si spargono nella pianura padana. I Latini quando
scoprono la sconfitta dei Longobardi loro opressori, si illudono di essere
usciti dalla schiavitù.
In questo senso per Manzoni i Franchi e i Longobardi si assomigliano in
quanto oppressori e i Latini sono invece gli oppressi.
Se i latini sono incerti, esitanti (per questo li critica)e gli eredi indegni del
popolo romano i Franchi sono ricchi di vitalità, decidono loro la storia
insomma.

Questo coro é interamente dedicato al volgo oppresso e che si illude che stia
arrivando un altro popolo a salvarli, ma si renderà conto che arriveranno
solo degli altri oppressori.
I versi sono doppi senari e il linguaggio é aulico.
Vuole che il lettore sia incoraggiato a non piegarsi all'oppressione.

La prima parte è descrittiva che mostra il volgo dei latini che si risvegliano
percossi da un nuovo rumore, ossia la battaglia tra Franchi e Longobardi e
dall’incertezza traspare subito la fierezza come un raggio di sole dalle
nuvole infatti l'umiliazione che avevano subito si condensa con l’orgoglio
passato.
È però solo un illusione per la quale la massa si raduna e poi si disperde
spaventata, é un via e vai in quanto provano sia paura sia desiderio di vedere
l’esercito longobardo affannato e impauriti a cercare nascondigli.
Manzoni qui quindi descrive il cambiamento dei longobardi che da
oppressori fuggono dai Franchi, in questo senso anche le donne e i loro figli
sono preoccupati.
I longobardi quindi vedono i Franchi sopraggiungere da destra a sinistra per
cercarli(si erano nascosti) nel mentre i Latini li vedono e già si illudono di
non essere più servi.
Interviene quindi Manzoni per dire che i Franchi si erano alzati dai loro
blandi riposi(banchetti) lasciando lì le donne sofferenti e le loro case perché
erano stati chiamati dal suono di guerra ricordando chiaramente tutto
quello che avevano lasciato e sopportando la rigida disciplina militare(in
grigio) e soprattutto l’attaccante nemico.
Si inserisce alla fine il tema patriottico trattato con sarcasmo in quanto
Manzoni si dirige ai latini chiedendo loro se davvero pensano che questi
popoli(Franchi) abbiano affrontato tutto solo per porre fine alla
dominazione straniera(quindi come liberatori), Manzoni dice loro quindi di
tornare alle loro rovine (termine già usato) e al lavoro da codardi perché
tanto i Franchi prenderanno il posto dei vecchi oppressori.
In questo senso esorta i latini a ribellarsi perché i Franchi si uniranno con i
longobardi dividendosi i servi e gli animali della massa che non ha nome.
L’Ultimo verso mostra il tema tipicamente risorgimentale(che tende
all’unità d'Italia) secondo il quale questa massa persa non ha nemmeno un
nome (non li chiama italiani) e non è degna di essere chiamata nazione in
quanto non si ribella allo straniero.

Il coro è il cantuccio del lettore e della tragedia, in cui lui si occupa del
popolo dei Latini, è così che la visione si sposta dai potenti oppressori alla
folla degli oppressi senza nome.
Il coro si divide in una parte descrittiva in un ambiente comunque all’apparenza
medievale dove i longobardi fuggono, i Franchi li cercano e i latini fanno da
spettatori, e una parte esortativa dove Manzoni a ribellarsi al nemico perché la
libertà deve essere conquistata, non è regalata.
Il coro ha anche un significato profondo perché non sono le buoni ragioni a
determinare le azioni, ma sono il potere e la forza che stabiliscono le sorti di
un popolo., é sostanzialmente la legge del più forte che sembra ironico nella
visione provvidenzialistica di Manzoni.
Il popolo deve conquistare la propria libertà, nessuno gliela regala
La visione della storia di Manzoni può dunque essere accostata a quella di
Foscolo nella lettera da Ventimiglia, ovvero una visione ciclica della storia

L’INIZIO DEL ROMANZO


E’ la prima lettera del romanzo i cui temi sono
-​ il crollo delle illusioni (sacrificio della patria nostra consumato):
viene infatti scritto dopo il trattato di Campoformio che rappresenta
una vera e propria delusione e tradimento da parte di Napoleone che
cede Venezia agli austriaci(aveva creduto in lui)
-​ annuncio della morte e del tema del suicidio: già dalla prima lettera
Nel seguente testo la prima parte in corsivo corrisponde alla lettera di
Lorenzo Alderani, mentre la seconda è di Ortis.
LETTERA ALDERANI
Viene preannuncia la morte di Jacopo (non può andare a piangere sulla sua
tomba) portando il lettore in un clima tragico, evidenziato dalle dalle scelte
stilistiche come ad esempio parole che alludono a situazioni estreme(tutto
perduto, non ci resta che piangere) in una struttura varia e
movimentata(punto, punto e virgola...) che riprende le sue emozioni
intrecciate
Troviamo inoltre le descrizioni di Jacopo, uomo infelice ma esempio di Virtù
che deve essere ammirata ed emulata e di Lorenzo, individuo eccezionale
sventurato ma mosso da sentimenti sublimi.
La descrizione di Jacopo viene poi perfezionata grazie all’approfondimento
di alcuni suoi tratti psicologici come il legame per la patria e della famiglia
(madre, verrà ripresa in morte del fratello Giovanni), la situazione politica
italiana e il pensiero fisso della morte e della sepoltura.
l’Ortis è sicuramente l'alter ego di Foscolo e infatti nella pagina di fronte al
frontespizio mette una foto di sé firmandosi ‘Jacopo Ortis’, poi le lettere che
egli manderà a Teresa sono le stesse che l’autore aveva inviato alle sue
numerosi amanti e i luoghi in cui Jacopo andrà sono gli stessi in cui Ugo
stesse durante la vita militare;in questo caso, la repulsione che ha Jacopo
per il trattato è la stessa che Foscolo provava.
ALTER EGO PER ANTONOMASIA.

●​ Pubblicando...sconosciuta: è un’altra finzione letteraria secondo la


quale l’amico ha raccolto tutte le lettere e le ha pubblicate per dare al
lettore un esempio di virtù
●​ e di...sepoltura: ci comunica che l’amico è stato sepolto: anche
Lorenzo, come Jacopo è esule per ragioni politiche e per questo non
può’ andare a piangere sulla sua tomba (mi si vieta di spargere su la
sua sepoltura)
●​ E tu...conforto: Alderani dichiara di aver pubblicato le lettere perché
per lui l’Ortis deve essere un esempio di virtù che era ormai
sconosciuta, dal quale dobbiamo trarre un esempio.

PRIMA LETTERA DELL’ORTIS


E’ una finzione in cui Jacopo è uno studente universitario che
inizialmente sosteneva gli ideali rivoluzionari,le armate Napoleoniche e
credeva nella liberazione italiana ed è precisamente per questo che vive
il trattato di Campoformio come un tradimento, tradimento che gli
cambierà la vita proprio perché in primis la sua città natale Venezia era
stata ceduta all’austria e poi perché era stato iscritto il suo nome nella
lista di proscrizione. Tutto ciò lo induce ad abbandonare la patria
rifugiandosi nei colli Euganei
Nasce in Jacopo un'illusione politica seguita dal crollo di tutte le altre
illusioni creando una suggestione eroico-negativa che ci fa già capire il
finale negativo, fallimentare e tragico(ripresa di Alfieri).
Nella parte iniziale del testo vi è una propensione lirica, infatti l’io
lirico predomina nella descrizione, vi è poi un tono solenne(
piangiamo le nostre sciagure,tutto perduto…) termina invece con la
speranza che la propria vita continui attraverso il ricordo di coloro che si
rifaranno al suo esempio ( Alderani erigere un monumento...sepoltura)

●​ colli euganei: sono in Veneto, lui si rifugia


●​ il sacrificio...infamia: tono alto e tragico , si riferisce al trattato di
Campoformio
●​ infamia: vergogna degli italiani che non hanno difeso l’indipendenza
dell’Italia (tema ben approfondito nella lettera da Ventimiglia)
●​ il mio nome...proscrizione: elenco fornito alle autorità competenti dei
patrioti condannati all’esilio
●​ ma vuoi...tradito:mi dovrei affidare a chi mi ha tradito? L’ortis è
coerente proprio come Foscolo infatti il consegnarsi è qualcosa di
inaccettabile
●​ Consola mia madre: inizia il pensiero per sua madre
●​ Solitudine antica: prova questa sensazione sia perché si ritrova in un
podere di famiglia nei colli Euganei vicino a Padova sia perché è una
sensazione che fa parte del suo carattere, che l’ha sempre
accompagnato e che fa parte di sé
●​ sciagurato paese: l’Italia
●​ Tu mi fai raccapricciare: seconda finzione letteraria infatti si riferisce
a una precedente lettera di Lorenzo in cui Alderani aveva avvisato
Jacopo della Ferocia delle prime persecuzioni contro i patrioti, lo fa
raccapricciare(spaventato) appunto per le descrizioni che lui gli aveva
fatto sulle persecuzioni
●​ E noi...italiani: accuse forti contro gli italiani, è meglio l’inizio di
un’invettiva contro gli italiani che non avevano fatto niente per
difendere la propria patria TEMA DELLA PATRIA/TEMA DELL’EROE
CHE SI VORREBBE OPPORRE INVANO A QUELLO CHE SUCCEDE/EROE
CHE NON ACCETTA LE REGOLE DELLA CITTA’=TEMA ROMANTICO
●​ per me...può’: vada come vada
●​ ho disperato=ho perso tutte le speranze in me e nella patria
●​ patria:prima volta che si parla di patria
●​ prigione e morte: si introduce il tema della morte
●​ le mie ossa...padri: tema dell’importanza della sepoltura che ritorna
sia nei sepolcri sia nei sonetti, questo perché secondo lui le tombe dei
grandi e dei giusti servivano a ispirare e a rifarsi proprio a quei valori
di grandezza e giustizia, non perché lui credesse in una vita dopo la
morte(aveva una visione materialistica e meccanicistica)
DA VENTIMIGLIA: LA ‘FILOSOFIA’
DI JACOPO
Nella seconda parte della lettera espone la sua rappresentazione
SCONSOLATA,PESSIMISTICA e DOLOROSA(crollo dell’ottimismo
illuministico) delle vicende italiane riflettendo in particolare sulla
caducità/inutilità della sua vita e sulla vanità della storia(riflessione storica
su cui versa l’Italia)vista come un susseguirsi di violenze ed usurpazioni in
cui vive una generazione senza valori illuministi e dove di Napoleone è
rimasta soltanto un grande delusione.
In questo senso, l’idea del suicidio è sempre pià marcata e infatti se
dapprima vuole oltrepassare il confine, cambia subito idea proprio oerché
preferisce morire nella sua patria.
La seguente lettera si divide in 4 parti:
1.​ DESCRIZIONE DELLA NATURA SELVAGGIA che coincide con
lo stato d’animo
2.​ RIFLESSIONE SULLA SITUAZIONE POLITICA ITALIANA
3.​ AMARE CONSIDERAZIONI SULLA VITA UMANA (compresa la
sua)
4.​ RIFLESSIONE DI JACOPO SUL DESTINO E SULL'INUTILITÀ
DELLA SUA FUGA in aggiunta vi è un ultimo pensiero per
Teresa

Jacopo esiliato e il cui stato d’animo è completamente cambiato , si fa


convincere da Lorenzo e dalla Madre a recarsi a Ventimiglia(Liguria) dove
avrebbe dovuto varcare il confine per andare in Francia con lo scopo di
sfuggire alle persecuzioni politiche; una volta arrivato al confine però decide
di tornare nella propria patria per morire lì.
Questa lettera racchiude tutti i temi principali della poetica foscoliana e del
romanticismo(ecco perché é legata alle altre opere) e anticipa i temi dei
Sepolcri in quanto tutto quello che resta è un ricordo dell’uomo e dei suoi
buoni gesti(infatti parla delle tombe di Santa Croce).
i temi sono
●​ amore per la patria
●​ natura che rispecchia lo stato d’animo tormentato del poeta; lui è
tormentato, la natura è distruttiva
●​ eroe romantico in conflitto con il mondo:si è reso conto che i valori
sono solo grandi illusioni, ed essendo l’eroe coerente che non
scende a patti con la società, capisce che l'unica via è il suicido
(Adelchi, Manzoni)
●​ lotta titanica e suicidio
Quanto alla sintassi, a volte si frantuma, a volte ha un tono concitato con
frasi brevi e ricche di punteggiature proprio perché segue i suoi pensieri(Ah
no, Lorenzo tu sai).
il testo in generale ha però un andamento dialogico che da un lato ci mostra
momenti di ribellione mentre dall’altro mostra dei sentimenti di
disperazione.
Si nota infine la fiducia persa nel progresso,nella natura e al migliore dei
mondi possibili Leibniz, Foscolo propone un mondo violento in cui
l’esistenza dell’uomo è condannata solo a soffrire.

prima parte Alfine...viventi


●​ il paesaggio è aspro e spoglio che pare trasmettere tranquillità
sebbene in realtà trasmetta solo Torpore.
●​ nel paesaggio non troviamo solo elementi della natura (in rosa) ma
anche le alpi : questi sono personificati(spalancate e passeggia) e
cacciano dal loro regno i viventi. Leopardi nel ‘Dialogo della natura
islandese’ si ispirerà a Foscolo presentando una natura simile a questa
natura solitaria e minacciosa
E’ UNA NATURA STATO D'ANIMO perché anche lui si sente così =
ALLA LETTERA BACIO dove la natura era un locus amoenus
proprio perché era in estasi

seconda parte RIFLESSIONE SULLA STORIA

INIZIA L’ATTACCO AGLI ITALIANI che non hanno saputo difendere la


patria dagli invasori che tanto la bramavano infatti all’Italia non mancava
nulla se non un’unità da parte del popolo( 15).
In questo senso si inserisce anche lo spirito patriottico di Foscolo poiché
oltre a definire l’Italia come la + bella tra le nazioni, dice che lotterebbe per
lei ma da solo non basta a salvarla (ma che puo’...voce?) infine poi allude ai
romani, gli antichi antenati che un tempo conquistarono il mondo intero e
che ora loro moderni, erano gli schiavi di esso (ov’è...schiavitu).
E mentre si ricordano dei loro grandi discendenti, il nemico stava ora
calpestando le loro tombe a Santa Croce; purtroppo però il ricordo dei grandi
si limitava solo ad espandere orgoglio tra gli italiani, non fu mai per loro
uno stimolo di rivalsa
L’attuale situazione italiana aveva provocato in Jacopo un senso di
sradicamento (io cerco...patria, 27) dovuto anche al fatto che per quanto gli
uomini provassero e credessero di essere gli artefici della loro storia (homo
faber fortunae suae, sentenza latina), le loro vicende saranno sempre
controllate dall’ordine universale.
L’universo però secondo Foscolo si controbilancia(51-52) e infatti, se prima
la grandezza di Roma era avvenuta a discapito di altre civiltà, ora era
precisamente l’Italia a pagare il trionfo di altre nazioni, in questo, per fare
un paragone, si potrebbe dire che in epoca foscoliana Roma rappresenta le
nazioni straniere e gli schiavi delle civiltà sottomesse dai romani
rappresentano ora l’Italia(si diventa grandi usurpando un’altra nazione). E’
dunque ben evidente la visione ciclica della storia, secondo la quale ogni
nazione vive ciclicamente periodi in cui è tiranna e periodi in cui è
dominata,che d’altronde rappresenta uno dei temi cardine del
romanticismo contrapposta alla visione lineare illuminista.
In questo senso, Jacopo pensa che questo possa essere solo un momento
transitorio che servirà per una futura gloria.
Jacopo mentre piange malinconicamente e freme appassionatamente
(antitesi che racchiude il carattere dell’Ortis e di Foscolo)ricorda ancora una
volta la grandezza di Roma che dopo aver conquistato tutte le terre, aveva
rivolto la spada al suo interno dando il via alle guerre civili( loro
ferri=metonimia...viscere) e altre potenze che arrivarono addirittura a farsi
guerra tra fratelli(45); distacca chiaramente la visione di Foscolo del mondo
dominato dalla violenza: l’uomo è una belva (homo himi lupus est,
Hobbes)che vive nella Terra vista come un luogo di conflitti egoistici e
bestiaili.

CONSIDERAZIONI SULLA VITA UMANA, VISIONE CICLICA

Foscolo comincia la sua riflessione sulla condizione umana(Eccoti...uomini)


sostenendo che le leggi corrispondono al diritto del + forte, e infatti sulle
tracce di Beccaria (Foscolo ha alcuni tratti illuministici)fa l’esempio dei
governi degli stati(+ forti) che hanno derubato terre e province mandano al
rogo chi ha rubato del pane per mancanza di cibo(+ debole), questi leggi
continueranno poi fino al momento in cui si presenterà un altro governo ad
imporre su di esso leggi +pesanti(VISIONE CICLICA)
Accostandosi(entrambi riprendono una visione ciclica della storia) e
distaccandosi allo stesso tempo a Machiavelli, Foscolo parla della ‘fortuna’
ma se il primo sostiene che si può salire al potere con la fortuna e
mantenerlo con la virtù(visione ottimistica), l'autore romantico sostiene
invece che nessuno è destinato a mantenere il potere per sempre perché
infatti ci sarà un momento in cui esso sarà schiavo della nazione di cui
prima era padrona .
In questo senso Foscolo supera Machiavelli poiché se quest’ultimo ha
fiducia nelle azioni umane(gloria =premio per la azioni umane), Foscolo no,
al contrario sente sgomento e distacco per la politica e per la società.
Alla fine dei conti poi, anche il + grande imperatore è solo uno strumento
all’interno dell’ingranaggio di grandi poteri ,ossia in funzione di un altro
potere(cieche ruote...oriuolo=orologio) si inserisce ancora una volta la
VISIONE MECCANICISTICA.
La parte finale della terza parte della lettera è dedicata alla visione religiosa,
o meglio una visione di mancanza di religione infatti lo scrittore sostiene
che dal momento in cui gli uomini non trovano felicità su questa terra,essi si
creano degli dei e delle religioni per permettersi dei premi futuri ad esempio
il Paradiso per Dante ma anche per compensare la vita infelice che hanno in
terra; la religione in questo senso diventa l’oppio dei popoli che serve solo
ed esclusivamente a consolarsi da una vita triste e vuota.
La religione poi è mostrata anche in una sfumatura illuminista infatti
Foscolo sostiene che le religioni molte volte avevano portato le potenze a
farsi guerra(sette sanguinarie di Voltaire).
E’ evidente quindi il rifiuto di qualsiasi principio religioso in nome di un
atteggiamento materialistico.
Si rivolge poi ad Alderani esaltando l’eroe romantico che lotta titanicamente
contro la società e la natura umana dicendogli che sono stati stolti ad aver
combattuto contro la natura umana e sostenendo che l’unica cosa rimasta è
la compassione per il loro destino infelice(unica virtu non opportunistica,
che non vuole niente in cambio).

RIFLESSIONE SUL DESTINO


In primis riflette sull’inutilità della sua fuga, vista come inutile perché
ovunque andrà troverà uomini egoisti e cattivi,mossi solamente dalla
violenza)97), nelle terre straniere poi nessuno potrà venire a piangere sulla
tomba.
Dal momento che sa già della sua morte, Jacopo sostiene che sia meglio
morire nella propria patria in modo che i cari possano piangere sulla tomba.
Con l’apostrofe inizia poi un discorso con la natura la quale è indifferente ai
dolori dell’uomo appunto perché per essa siamo solo dei semplici
ingranaggi in un ciclo di costruzione e distruzione; Leopardi riprende alla
lettera questa riflessione foscoliana.
Leopardi restò affascinato dall’Ortis e approfondendo alcuni aspetti cardine
del pensiero foscoliano, crea le colonne portanti del suo pensiero(è anche un
filosofo) fondate sulla visione materialistica, la ragione come causa della
tristezza e la natura indifferente ai sentimenti umani.
La natura è ancora una volta crudele poiché ha creato l'uomo solo con lo
scopo di farlo soffrire pur dotandolo di ragione con la quale l’uomo capisce
il motivo della sua sofferenza, in questo senso la tanto esaltata ragione
illuminista è ora ragione di sofferenza in quanto non riusciamo nemmeno a
capire come fare per risollevarci dalle sofferenze che noi stessi tocchiamo.
Dopo una breve digressione,torna quindi a interrogarsi sul motivo della sua
fuga decidendo di tornare alla sua sacra terra (A ZACINTO) e dichiarando
apertamente la sua volontà di suicidarsi poiché la morte rappresenta l’unica
pace che pone fine ad ogni male (ALLA SERA).
L’ultima riflessione è dedicata all'amata Teresa(107) che gli è stata
strappata poiché obbligata dal padre a sposarsi per motivi economici con il
ricco Edoardo , é quindi un ILLUSIONE PERDUTA.

BACIO
prima descrizione di un bacio
nel bacio, viene presentato il tema sentimentale del romanzo: per la prima
volta è un amore corrisposto(Beatrice e Laura non avevano ricambiato
Dante e Petrarca)ma allo stesso tempo impossibile perché
Teresa(conosciuta sui colli euganei) era stata promessa dal padre a Odoardo
per motivi economici(il padre è un uomo mediocre per colpa del quale non
corona il suo amore), ci viene quindi presentata la seconda delusione
dell’opera,quella sentimentale, che insieme a quella politica (in
esilio)costituiscono la novità rispetto ai dolori del giovane Werther.
Nel bacio distacca l'estasi di Jacopo dovuta al semplice fatto che era riuscito
a baciarla, come Foscolo d’altronde, anche l’Ortis alterna momenti di
disperazione in cui pesa solo al sucidio a momenti di passione ed estasi.
Jacopo parla spesso d’amore ma qui esso viene descritto con SACRALITÀ
MORBOSA e come una fonte di vita mentre è nell'atto di ammirare la sua
donna amata dormire; è quindi uno slancio passionale che non perde mai il
suo carattere sublime.
Anche la Natura(descritta con gli occhi dell’Ortis) partecipa al bacio e a
differenza della lettera da Ventimiglia, la natura si presenta come un locus
amoenus.
Molte sono le emozioni che si alternano:
1.​ la lettera inizia con l’estasi
2.​ sopraggiunge il rimorso
3.​ si ritorna all’estasi
4.​ descrizione del cambiamento interiore e il seguente cambiamento
della natura
5.​ si accorge che è un’illusione necessaria per sopravvivere
6.​
Le lettere,ispirate a Petrarca hanno un marcato taglio lirico e più
precisamente,siamo in una dimensione sublime e sensuale(bocca umida) in
cui lamore appassionato e torbido rispecchia la doppia natura del romanzo
Jacopo non appena bacia Teresa sente il bisogno di scrivere ad Alderani al
quale mostra l’amore vissuto come estasi, arriva poi la sera e riprende in
mano la penna e inizia a raccontargli tutto.
Già dalle prime righe notiamo la partecipazione della natura al suo stato
d’animo e infatti gli sembra che l’universo e il cielo ridano con lui e che si
stiano aprendo all'esperienza dell’amore, sull orme di ‘chiare fresche e dolci
acque’ di Petrarca,Foscolo arriva a dare l’esempio maggiore di paesaggio
che partecipa allo stato d’animo (14-15).
Il locus amoenus foscoliano presenta le Ninfe, divinità dei boschi, le ninfe
delle fonti che danzano attorno a lui, Muse etc
A questa estasi però segue il RIMORSO perché capiscono che si tratta di un
amore impossibile, persino Venere (pianeta dell’amore) era sparito in
quanto si era trattato di un momento di felicità breve e fuggevole, riprende
qui il de rerum naturae di Lucrezio.
Il bacio l’ha cambiato interiormente e anche la natura se ne rende conto
(41-42) sente ora serenità e pace interna.
Inizia quindi a ragionare sull’amore vista come l’unica forza positiva
esistente nel mondo e senza la quale noi saremmo nemici in un mondo di
pianto,distruzione e terrore.
Alla fine però la ragione(filosofo) gli fa capire che è tutto un’illusione, si
crea quindi il conflitto ragione-illusione al quale risponde che lui vuole
credere nelle illusioni perché se esse non ci fossero, lui sentirebbe solo
dolore.
Vi è una ripresa del NEOCLASSICO (Beati gli antichi..) alludendo ai miti
antichi e al mondo mitologico dove vi era un’idea di bellezza e un’armonia
con la natura, intesa come l’unica che dà illusioni.
Jacopo qui vede il mondo con occhi completamente diversi (molto
probabilmente a causa della passione) si sente infatti in totale armonia con
L’universo e arriva a fare delle riflessioni sia sulla natura, vista come
l'interlocutore del poeta con il quale dialogano al fine di esprimere i suoi
sentimenti e sull’amore visto come vivificatore dell’universo.
In questa lettera del 15 maggio poi, nasce una contrapposizione tra realtà e
illusione che si trova alla base di tutto il romanzo: sono le illusioni a dare
senso alla vita sebbene queste siano ripudiate dalla ragione e Foscolo
dichiara fin da subito che potrebbe rinunciare alla sua vita qualora si
trovasse obbligato a ripudiare le illusioni.
In generale nell’Ortis ma qui soprattutto, vi é un grande riferimento ai miti
neoclassici presentati qua in chiave romantica: qui Foscolo ad esempio
riprende il proemio del De rerum naturae di Lucrezio con l’idea di Venere che
rianima il mondo con la primavera.
Nelle ultime righe infine Foscolo richiama la capacità che gli antichi
avevano di trovare il vero nel bello che teoricamente si identificava nelle
Grazie, Foscolo qui sostiene che i moderni a causa della ragione hanno perso
la felicità.

ZACINTO
Zacinto è un testo esemplare e uno tra i + famosi della letteratura italiana: è
composto tra il 1802/1803 ed è dedicato alla sua città natale Zante(isola
greca sul mar Ionio) chiamata da Foscolo stesso ‘Zacinto’(nome greco
antico)
Nel seguente sonetto distacca il tema tipicamente foscoliano dell’esilio
affiancato dal tema della rievocazione mitica della propria isola natale
che assume i tratti del famosissimo locus amoenus petrarchesco in quanto
si specchia nel mare in cui nacque Venere.
Dal punto di vista stilistico, troviamo molti richiami classicisti(la stessa
struttura del sonetto è classica)e un parallelismo tra Foscolo e Ulisse in
quanto in entrambi bramano di tornare alla propria città natale, con l’unica
differenza che Ulisse dopo 20 anni di guerra e vaggio, riuscirà nel suo
obiettivo, Foscolo invece non riuscirà mai dovuto al fatto che il suo riposo
eterno sarà in terra straniera; quest’ultimo però lascerà alla sua amata
madrepatria un enorme ricordo, la sua poesia.
I temi quindi sono:
-​ la morte: non è + il nulla eterno, essa acquista un valore se viene
ricordata dai nostri cari.
-​ l’esilio
-​ la sepoltura: che lascia il ricordo nei viventi
-​ patria
L’opera è il sonetto neoclassico per eccellenza in cui si inserisce anche il
motivo [Link] sia un sonetto tipicamente classico formato da
due quartine con rima ABAB e due terzine con rima CDE, presenta un
aspetto circolare (si apre e si chiude con il tema dell’esilio,con alcune
analogie ai versi 1-12 quli la negazione inziiale
+futuro,apostrofe,riferimento alla persone e alle vicende) periodo continuo
ricco di enjambements e privo allo stesso tempo di punti (il primo si trova
all'undicesimo verso), che obbliga il lettore a leggere fino alla fine della
prima terzina (è lì il primo punto).
Gli enjambements servono sia a scardinare il ritmo tradizionale del sonetto
e a produrre una tensione in accordo con l’andamento appassionato sia a
porre pause non previste che producono inveceuna sorta di rallentamento.
Quanto alla sintassi,le due quartine e la prima terzina mostrano lunghi
periodi fatti di anastrofi e di una perifrasi diretta a Omero(6), al contrario, la
terzina finale presenta due secche e rapide asserzioni che mostrano lo
scontro con la dura realtà.

Per l’analisi si parte dal vocativo al verso 3: qui si rattrista di non poter
tornare alla sua amata Zante alla quale si rivolge evocando i vari miti di
Venere,di Omero che in primis scrisse dell’isola nei suoi veri e di Ulisse che
riuscì a tornare a casa.
Foscolo poi enfatizza il tema della lontananza dalla sua patria donando una
certa sacralità alla sua madrepatria al verso 1 infatti definisce le sponde
dell'isola ‘sacre sponde’, aggettivo tipicamente foscoliano, in questo senso
per molti critici l’isola potrebbe rappresentare anche una culla per il poeta
che lo aveva raccolto da piccolo (verso 2), una culla condivisa con la dea
Venere, nata dalle onde del mare greco, e che con il suo sorriso lo renderà
fecondo.
Foscolo poi con la litote ‘non tacque’ allude a Omero, la cui illustre poesia è
definita come come ‘l’inclito verso’ che descrisse le limpide
nubi(ossimoro)e gli alberi. Il poeta Omero dunque (colui) cantò delle
navigazioni volute dal destino (acque, metonimia) e dell’esilio grazie al
quale Ulisse, famoso per la sua fama(sia sua che dei poemi omerici) e per la
sua sventura(lungo viaggio), tornò baciare la sua amata Itaca.
Il verbo baciò, in particolare, esprime la gioia per il ritorno in patria ed è una
ripresa del 13 canto dell’Odissea, canto in cui Ulisse davvero baciò la sua
terra.
In questa lunga strofa si inserisce quindi l’analogia con Omero per la sua
poesia e con Ulisse in quanto entrambi vivevano in un’isola greca(Zante e
Itaca) ed entrambi hanno fatto esperienza del diverso esilio, latinismo
ripreso da Virgilio nell’Eneide; ma la differenza tra i due eroi si nota solo
nell’ultima terzina nella quale Foscolo, dirigendosi direttamente a Zante
(Tu, o materna mia terra) le comunica che di lui (del figlio) avrà solo la
poesia in quanto il destino fatale ha riservato a Foscolo (a noi) una sepoltura
illacrimata, in quanto lontana dalla patria.
Questo ultimo verso è una spiegazione del primo verso infatti non toccherà
mai + le sponde della propria madrepatria proprio perché la sua tomba è in
terra straniera.
La differenza si trova proprio nel fatto che il destino di Ulisse(eroe
classico),il quale ‘baciò la sua petrosa Itaca’ si contrappone al destino di
Foscolo(eroe romantico) a cui venne prescritta ‘una illacrimata sepoltura
in terra straniera’.
Foscolo però viene paragonato inoltre con Omero per il fatto di essere poeti
ma se il poeta classico parla di vicende fantasiose, il poeta romantico
esprima la distanza da un oggetto irraggiungibile, ossia l’isola.

Il sonetto si concentra su l'irraggiungibilità del luogo sognato che non è


dovuta alla distanza fisica di due luoghi, ma è dovuta ad altri fattori più
forti, in questo caso l’esilio.
All’inizio, il ricordo dell’isola è legato alla sua infanzia che lui vede come
quel momento ormai irrecuperabile di armonia con la madrepatria sacra per
le storie che la descrivono,questo lascia poi spazio all’evocazione del mondo
classico, un mondo perfetto dove distaccano tre figure mitologiche come
Venere,Omero e Ulisse,si conclude poi ribadendo la distanza che vi è tra il
poeta e il suo luogo desiderato.
Nel sonetto poi vi sono molte relazioni nascoste: ad esempio
-Zante che nel suo grembo ha accolto il giovane poeta e che non potrà
accoglierlo nuovamente a causa della sua illacrimata sepoltura si paragona a
Venere, dea dell’amore e della bellezza che aveva a sua volta fecondato
l’isola
A zacinto può catalogarsi come una delle espressioni cardine del
neoclassicismo romantico fatto sia di esaltazione per il mondo classico sia
di smarrimento e incertezza, caratteristiche tipiche del romanticismo.
Foscolo, in accordo con Schiller, parla del classicismo come un paradiso
perduto e ormai irrecuperabile ma se il poeta tedesco delineava una netta
distinzione tra antichi e moderni (modernità vista come situazione di
infelicità dovuta alla perdita di armonia con la natura)Foscolo resta legato ai
temi classici presentandoli in chiave del tutto romantica.
Il sonetto infine invita il lettore a non fermarsi a una semplice lettura, ma lo
spinge a ricercare significati più nascosti come ad esempio il fatto che la
sintassi delle prime tre strofe evoca il peregrinare di Ulisse e Foscolo o
anche la struttura circolare che ricorda il ritorno al luogo di partenza (Itaca
E Zante).
Altri critici poi, partendo dalle citazioni femminili all’inizio e alla fine,
hanno identificato Zante come il simbolo del grembo materno; Zante e
Venere sono poi nati entrambi dall’acqua vista come origine della vita.
L’acqua a sua volta si è visto che è evocata direttamente dai suoni delle
onde…
Tutte queste interpretazioni erano chiaramente ignare alle intenzioni di
Foscolo ma ci fanno capire la grande forza comunicativa di un sonetto che
non si limita ad essere solo un’opera poetica e storica.

MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI


Si tratta di un sonetto composto tra il 1802 e il 1803,è dedicato a
Giandioniso(cambierà nome in Giovanni), fratello di Ugo Foscolo, tenente
dell’esercito cisalpino e un ludopatico che morì suicida a 20 anni (8
Dicembre 1801, Venezia) proprio per i debiti del gioco.
è formato da quartine e terzine a rime alternate riprendendo la sua forma
classica chiusa e perfetta, l’autore conferisce inoltre al sonetto un aspetto
circolare poiché si apre con il tema dell’esilio (un di, 5 declinazione) e si
conclude con lo stesso tema (straniere genti).
Molti critici hanno identificato il sonetto come una poesia d’occasione ossia
una poesia composta per un specifico evento(Gelsomino notturno di
Pascoli, scritto per le nozze)
Il sonetto ha uno spunto letterario di partenza in quanto si basa sul carme
101 di Catullo che in primis dedicò una composizione per la morte del
proprio fratello: riprende il tema, lo stile ed alcune parole.
Foscolo riprende questo avvenimento anche in una lettera a Monti nella
quale scrisse che il giovane fratello soffriva di una malinconia che non lo
faceva mangiare e parlare e che soprattutto lo condusse a suicidarsi
avvelenandosi(anche la sorella ne è convinta)
I temi qui affrontati sono temi presenti anche nell’Ortis
-gli affetti familiari: il nucleo familiare qui si ricostruisce proprio intorno al
alla tomba, intesa come simbolo del ricordo dei viventi :la madre infatti
parlerà di Foscolo con il figlio morto.L'IDEALE DI COSTRUZIONE DEL
NUCLEO FAMILIARE anticipa i Sepolcri
- l’esilio perché Foscolo teme di non riuscire ad andare a piangere sulla
tomba del fratello
-speranza di trovare pace nella morte: in questo senso Giovanni è per
l’autore sia un modello di paragone(stessi dolori ed entrambi avevano
cambiato il nome) sia una prefigurazione del suo destino in quant il suicidio
del fratello in un certo senso anticipa già il suo.
In questo sonetto si supera il concetto della ‘morte come nulla
eterno’ presente nel sonetto ‘Alla Sera’ poiché qui è un
ricongiungimento familiare
-valore della sepoltura: che anticipa i Sepolcri
Dal punto di vista metrico, bisogna notare gli enjambements(1-2 / 3-4
/9-10) e una maggiore coincidenza rispetto a Zacinto.

L’analisi parte dal vocativo al verso 3 ‘o fratello mio’ e dirigendosi a Gian


Dionisio fa subito riferimento alla sua condizione di esule; in questa
quartina inoltre, grazie all’uso della metonimia ‘pietra’, la morte viene
ridotta in maniera puramente materialista a un oggetto (in questo caso
appunto alla pietra)infatti mentre fuggerà di popolo in popolo si siederà
sulla sua tomba piangendo la bellezza della gioventù stroncata dalla morte.
Nella seconda quartina, inizia poi un pensiero rivolto alla madre Diamantina
Spathis di 54 anni la quale con il suo ‘tardo traendo’ (alliterazione) ossia
mentre trascinava la sua vecchiaia dà inizio con le sue parole alla
ricostruzione del nucleo familiare (distrutto sia dalla morte di
Giovanni sia dall’esilio di Ugo) al cui vertice troviamo l’io del poeta
in quanto si sofferma a parlare con il cenere muto del figlio morto Giovanni(
muto perché non può rispondere) dell’altro figlio Ugo Foscolo, nonché il
fratello del defunto.
Foscolo però, nella sua condizione di esule può solo desiderare invano di
abbracciarli (deluse a voi le palme tendo) e con la sineddoche finale della
seconda quartina( tetti=casa) ci fa capire che anche il saluto alla sua casa
viene dato da lontano.
La madre ha quindi una funzione di mediazione perché identifica i due figli e
infatti se da un lato piange per il figlio morto, dall’altra parla del figlio
sopravvissuto.
Nella prima terzina Foscolo invoca la pace nello stesso porto del giovane
fratello,ossia invoca la morte, proprio perché inizia a percepire il destino
avverso che lo circonda e le stesse angosce che avevano anteriormente
tormentato la vita del ventenne Gian Dioniso.
La morte in definitiva viene paragonata a un porto quieto, come del resto
aveva fatto in ‘Alla Sera’.
Nell’ultima terzina Foscolo conclude dicendo che tra tutte le
speranze(speme, 5 declinazione), l'unica ad essergli rimasta è quella della
morte; volge poi l’ultima preghiera ai popoli stranieri chiedendo loro di
rendere il suo corpo alla madre infelice una volta che sarà morto.

SERA
il seguente sonetto venne collocato dal poeta Ugo Foscolo all’inizio
dell’edizione delle Poesie del 1803 sebbene sia stato composto negli ultimi
mesi del 1802; in generale però in quegli anni Foscolo ebbe una grave crisi
esistenziale che cerca di risolvere accostandosi alla lettura di grandi classici,
tra cui quelli di Lucrezio e fu così che dal De Rerum riprese la sua visione
tipicamente materialistica e meccanicistica della vita.
Nel sonetto, la quiete della sera è paragonata alla quiete della morte,
distacca quindi un’importante immagine di quest’ultima: bisogna però
ricordare che la morte non ha nessuna matrice religiosa, e infatti basandosi
sulla visione meccanicistica di Lucrezio, Foscolo afferma che dopo di essa
non vi è né redenzione né vita.
La morte oltre ad essere definita come il ‘nulla eterno’ viene identificata
anche come un porto sicuro che pone fine alle angosce della vita portando
alla tanto bramata pace, ecco perché Foscolo non la vide mai come una
minaccia e non ebbe mai paura di essa, al contrario pareva sedurlo.
Il componimento equilibrato e armonioso è metricamente un sonetto
classico e chiuso con andamento circolare (si apre e si chiude con
l’immagine della sera) sebbene metaforicamente parlando sia un viaggio
interiore nel quale(grazie all’utilizzo dell aequitas petrarchesca) la tensione
interiore è controllata dall’equilibrio della forma.
Il lettore poi, leggendo il sonetto percepisce un senso di distanza dal
presente.
Quanto alla sintassi, le scelte metriche di Foscolo creano un gioco di
simmetrie che donano a loro volta un ritmo lento(sopratutto nelle prime
due quartine) : ampiezza dei periodi,polisindeti,parallelismi,enjambements.
Il lessico è aulico, ricco di latinismi che danno al sonetto un tono solenne e
appassionato visibile soprattutto nell’ultimo verso grazie l'allitterazione
della R.
Molte infine sono le reminiscenze letterarie passate con le quali adegua i
sentimenti nuovi e personali a parole di fascino antico: in ogni verso
riprende poeti latini e italiani(Petrarca,Tasso,Marino).
I temi principali sono:
-​ il passare del tempo
-​ la morte: paragonata alla sera e intesa come la pace a cui ha sempre
ambito
-​ nulla eterno
Se i primi due erano di solito legati alla nostalgia e al dolore qui invece non é
così in quanto inducono il poeta a distaccarsi dai drammi del presente e dare
un valore positivo al passare del tempo visto come fine di ogni ansia; questo
cambiamento radicale sottolinea la visione pessimistica dell’esistenza
umana che ha come unica soluzione la morte.

Nella prima quartina si dirige direttamente alla Sera, la quale giunge sempre
cara al poeta proprio perché viene da lui stesso identificata come
l’immagine della morte(fatal quiete).
Foscolo comunica poi che sia(e) d’estate, quando vi sono nuvole estive e
venti sereni sia d’inverno, quando invece le tenebre calano dal cielo agitato
su tutto il mondo incutendo timore, lui invoca la sera, la quale occupa nel
suo cuore i luoghi + intimi.
Nelle due quartine quindi, vi è la descrizione della sera vista dal punto di
vista metereologico e paesaggistico. l’andamento ampio e disteso (che
obbliga il lettore a leggerle insieme) è dovuto alla calma della sera che porta
calma anche alla stessa scrittura.
Se poi nelle prime due quartine le emozioni sono controllate, nelle due
terzine invece assistiamo a un cambio di tono già visibile dal fatto che la
sera lo induce a pensare alla morte, descritta come il nulla eterno.
Nel suo vagar dei pensieri circa la morte poi, fuggono sia il malvagio tempo
storico in cui gli è toccato vivere, sia le preoccupazioni nelle quali il poeta e
il tempo si distruggono.
Infine, la pace della sera intesa come la pace della morte placano lo spirito
guerrier ch’entro gli rugge( alliterazione della r).
In definitiva, nelle due terzine ci viene mostrata l’io interno del poeta e la
sua riflessione della morte. il tono si fa più concitato, grazie anche agli
avverbi di movimento (vagar,vanno,fugge,van)che sottolineano il suo
animo tormentato e guerriero che gli freme dentro.
E’ così quindi che si crea un contrasto tra l’aspirazione alla pace e la sua vita
che fu come una tempesta e che cercava di placare con la sera=morte.
DEI SEPOLCRI
I sepolcri innanzitutto sono sempre stati un componimento di difficile
lettura e comprensione per noi lettori moderni e anche per i lettori antichi
che spesso criticarono Foscolo per lo stile utilizzato.
Il poeta quindi, in un articolo di risposta al francese Aimé Guillon, elabora
uno scheletro del carme al fine di evidenziare i temi piu importanti.

Già nella prima parte della lettera si scaglia contro l’editto sostenendo che
non vi può essere egualitarismo poiché se in vita una persona non si é mai
interessata a essere ricordata, nemmeno in morte deve esserlo.
Sottolinea poi il fatto che la civiltà nacque precisamente quando i popoli
iniziarono a seppellire i morti costruendo tombe le quali hanno come
principale funzione quella di ispirare oltre a quella dell’emulazione per le
loro imprese; l’esempio che cita è quello delle tombe di Maratona, luogo in
cui si svolse la battaglia decisiva per la vittoria greca sui persiani, i tanti
morti greci vennero sepolti sul luogo della battaglia e celebrati come eroi.
Un altro esempio è sicuramente il cimitero di Santa Croce a Firenze,
cimitero dei grandi per antonomasia.
Foscolo aggiunge poi che con il passare del tempo le tombe si logorano così
come il defunto, ma nonostante ciò queste continueranno a vivere grazie
alla memoria e grazie agli scrittori, cita dunque l’esempio del sepolcro di
Illio,scoperto molto tempo dopo la scoperta di Troia avvenuta nel 1871
sebbene le spedizioni cominciarono già nel secolo precedente.

IL CARME
Il carme presenta degli endecasillabi sciolti in un tono solenne ed elevato.
Il destinatario è Ippolito Pindemonte e comincia con un inciso latino ‘siano
sacri i diritti degli dei Mani’ ossia le anime dei defunti che riprende dal De
legibus di Cicerone.
le domande che si pone sono 4: la prima si trova all’inizio e si chiede se con
la sepoltura e il compianto dei cari la morte sia meno dolorosa, segue poi la
seconda un po’ più lunga nella quale si chiede a cosa serva la sepoltura o
meglio si chiede se un semplice sasso(visione materialistica), inteso come la
lapide, possa portare a una consolazione.
Le prime due domande sono in realtà simili in quanto in entrambe la vera
domanda che si pone è se la sepoltura può ripagare la perdita causata dalla
morte?
Dapprima la sua visione materialistica e meccanicistica della vita lo porta a
una risposta negativa ma poi si chiede il perché un uomo debba rifiutare i
riti legati alla tomba; si inserisce così il tema della RISCOPERTA DEI RITI
[Link] conseguenza si chiede anche se il morto continuerà a vivere
grazie alla memoria dei vivi,arrivando a

identificare la tomba come UN LEGAME DIVINA TRA VIVI E MORTI.


Foscolo sprona dunque a circondarsi di affetti poiché chi in vita
non ne ha avuti, in tomba non sarà ricordato.
La terra rappresenta poi una sorta di culla per l’essere umano in quanto ci
ha cresciuto e ci riprende con una sepoltura (chiara ripresa di Zacinto)oltre a
proteggerci dalle intemperie.
L’autore poi passa a criticare l’editto di Saint-Claud che impone
l’egualitarismo delle iscrizioni sulle lapidi delle tombe le quali dovevano ora
essere messe fuori dai centri abitati.
Nelle seconda parte troviamo il passaggio centrale del carme, nel quale
Foscolo dichiara che la società iniziò precisamente quando i popoli
iniziarono a seppellire i morti e quindi a provare pietà per se stessi e per gli
altri, cessando allo stesso tempo di essere delle belve.
Nel carme foscoliano dei sepolcri, non vi é solo la critica all'editto di
Saint-Claud, vi é anche una critica ad alcuni aspetti dell’usanza sepolcrale
medievale cristiana ad esempio critica le cripte,l’incenso che si mescolava
all’odore dei morti,le rappresentazioni degli scheletri e soprattutto la
pratica di pagare per ricordare un morto.
Al culto cristiano contrappone invece il culto classico che seppelliva i morti
in un giardino di cipressi e cedri con dolci profumi, vasi che raccoglievano le
lacrime in omaggio al morto e fontanelle che facevano crescere i fior.
Nella parte finale del carme, fa riferimento alla poesia omerica dicendo che
un giorno Omero,arriverà barcollando per la sua cecità a interrogare le
tombe e tutto il monumento sepolcrale racconterà la storia di Troia che due
volte cadde e due volte risorse per rendere più mirabile i trionfo di Achille e
Pirro; Omero poi con la sua poesia eternerà i condottieri greci.
Il carmine termina volutamente con l’immagine di Ettore in primis poiché
costui non era stato degno di sepoltura e solo con essa poteva avere il suo
riscatto morale, ma anche perché Ettore a differenza di Achille che
combatteva per la gloria, aveva quei valori positivi quali l’amore per la
patria, per la famiglia che devono essere ricordati
I temi principali che vivificano l’Ortis e i sonetti, sono qui condensati in
un’unica composizione che rappresenta la grande maturità di riflessione
dell’autore che gira intorno ad alcuni elementi fondamentali come:
Si tratta di temi eterni circa la riflessione sulla condizione umana.
-​ La concezione meccanicistica e materialistica: l’universo è un
cieco processo di produzione e distruzione mosso da leggi fisiche
estranee alla volontà umana; in questo processo l’uomo nasce per
caso, rappresenta poi parte di un ingranaggio (una rotella) e destinato
infine a sparire nel nulla
-​ Le illusioni: esempi di illusioni sono l’immaginazione è il
sentimento che sembrano gli unici a non essere soggetti al cieco
processo di produzione e distruzioni; le illusioni sono sacre secondo
Foscolo in quanto una vita senza illusioni non è una vita che si può
vivere. In questo contesto troviamo anche il tema per antonomasia
ossia quello della tomba che è la prima fonte di illusioni che
riempiono la vita individuale e della società.
-​ La natura: se vista con gli occhi della ragione, la natura è un
continuo processo di modificazione della materia che cancella le
emozioni dell’uomo e l’uomo stesso mentre vista con gli occhi del
sentimento, essa diventa un luogo amichevole e materno che
partecipa alle sofferenze umane.
-​ La storia: anche qui, se la storia viene osservata con gli occhi della
ragione, essa viene definita come una metamorfosi che segna
ciclicamente le sorti dei singoli e dei popoli, se vista con gli occhi del
sentimento, essa rappresenta un lento processo dalle barbarie alle
civilista, processo durante il quale la moralità dell’umanità si
arricchisce di valori, inizia infatti a provare pietà per se e per i suoi
concittadini partendo con la sepoltura
-​ Eroi: possono essere uomini o donne, antichi o contemporanei, ma
tutti mostrano quell’attaccamento alle illusioni che vivificano i
rapporti sociali le quali a loro volta li porta a vivere nella solitudine e
nella sofferenza che sottolinea la grandezza degli ideali rispetto alla
piccolezza della realtà.
-​ Politica: gli italiani dovevano riprendere ed emulare le altre nazioni
che onoravano la memoria e i sepolcri dei grandi
-​ Poesia: vi e poi un’esaltazione della poesia vista come la ricompensa
per i grandi uomini e colei che eterna gli eroi incompresi e sconfitti.
Tra gli eroi troviamo soprattutto i poeti, che se ora erano incompresi,
non lo saranno per le generazioni a venire
Per organizzare tutti questi concetti, Foscolo ha utilizzato una struttura
complessa: lui stesso dirà che era una tessitura basata su transazioni di
vario genere e che collegavano tutti i temi facendo anche grandi balzi nel
tempo e nello spazio. Si trattava di una struttura complessa che sconcerto i
poeti e che portò solo a delle accuse da parte loro.
Foscolo si ripara e anzi si giustifica dicendo che aveva preso come modelli
Omero e Pindaro le cui poesie erano continui sbalzi temporali e tra
argomenti.
Questa struttura infine insieme all’alternanza di toni, dona ai sepolcri un
tono grandioso e solenne.
Oltre alla tessitura, a dare unità anche ai vari argomenti sono le parole
chiave che richiamano le opposizioni simboliche di vita more…
Per capire l’evoluzione del pensiero foscoliano nei Sepolcri, lo si potrebbe
paragonare all’Ortis oltre ai vari temi in esso presenti e presenti anche nei
sonetti.

La riuscita dei sepolcri porto anche a una svolta nella poesia sepolcrale
europea pur non essendo i suoi iniziatori.
Il tema si presenta per la prima volta nella metà del 700 quando apparve
anche una produzione di trattati sullle abitudini sepolcrali dell’epoca e dei
diversi popoli.
Alla fine del 700 poi, con la restaurazione si iniziò un dibattito per
reintrodurre quella nota sacra e religiosa per le tombe dei grandi uomini che
portò a sua volta a numerosi opuscoli in cui si dibatteva sulle leggi in vigore
circa le sepolture.

Common questions

Basati sull'IA

Foscolo's sonnets embody the tension between his personal desires for belonging and the historical inevitabilities of exile and mortality. In 'A Zacinto', he laments his estrangement from his homeland, contrasting his inner yearnings with the imposed reality of perpetual exile. Similarly, 'In morte del fratello Giovanni' suggests that while personal grief is transient, poetry defies these temporal confines, capturing the eternal conflict between personal emotions and historical forces .

Foscolo uses classical allusions to explore timeless themes of death, exile, and identity. In 'A Zacinto', he parallels his own exile with that of Odysseus, underscoring his longing for his homeland with classical references. 'In morte del fratello Giovanni' employs classical references not just for aesthetic value but to lend eternity to emotions, contrasting mortal impermanence with the enduring nature of poetry. These allusions enhance Foscolo's exploration of existential themes by connecting personal experiences with universal truths .

Foscolo conceptualizes poetry as a medium that transcends mortality, preserving emotions and memory against the erosion of time. In 'In morte del fratello Giovanni', he juxtaposes the physical decay of graves with the enduring nature of poetry, which immortalizes feelings and personal legacies. This idea is further articulated as he aligns the artistic continuity of poetry with classical mythology, creating a timeless bridge between past and present .

Manzoni employs a narrative technique that deliberately avoids romantic effects by intervening in the narrative to guide the reader and by avoiding dramatic climaxes in favor of reflection and moral commentary. By using techniques such as the 'anonymous manuscript' and direct interventions, Manzoni ensures the narrative maintains historical realism while encouraging readers to engage critically. This method refrains from creating emotional immersion, instead fostering rational detachment and reflection on the depicted historical and social realities .

Foscolo's sonnets are characterized by thematic contrasts between amorous, political, and cultural themes. The last four sonnets, 'Alla sera', 'A Zacinto', 'Alla Musa', and 'In morte del fratello Giovanni', display a blend of classical allusions and personal autobiographical elements. Particularly in 'In morte del fratello Giovanni', Foscolo combines the eternity of classical literature with personal grief over his brother's death, illustrating his view of death and poetry as eternal despite mortal suffering .

Lucia's journey exemplifies a transition from suffering to resilience, as she embodies steadfast morality and unwavering faith in divine providence. Initially portrayed as timid, she grows through adversity, influencing characters like L'Innominato. Her unwavering trust in God showcases her inner strength, transforming hardship into moral triumph. This transformation not only highlights her personal growth but also exemplifies Manzoni's theme of the redemptive power of faith and virtue .

In 'I Promessi Sposi', divine providence is central to resolving conflicts and shaping the narrative. It is depicted as the ultimate justice above flawed human endeavors, orchestrating events beyond the understanding of characters. Manzoni contrasts earthly injustices with a higher order, demonstrating faith as key to comprehending life’s trials. While characters like Lucia exemplify trust in divine will, others reveal human frailty, highlighting providence’s enigmatic yet pivotal role .

The 'anonymous manuscript' technique in 'I Promessi Sposi' enhances historical authenticity by creating a pseudo-historical narrative framework. This device allows Manzoni to present the story as both a historical investigation and an artistic creation, reinforcing the realism of the depicted events. It encourages readers to view the narrative with a critical eye, separating historical facts from fictional embellishments. By imitating 17th-century textual styles, Manzoni immerses the reader in the era, promoting a complex engagement with the past .

Manzoni intricately weaves historical and social contexts into the fabric of 'I Promessi Sposi', using the backdrop of 17th-century Lombardy to frame personal and societal dramas. The oppressive societal norms and pervasive superstition influence character motivations and conflicts, as seen with Don Abbondio’s fear and Lucia's societal struggles. The narrative structure mirrors these contexts, intertwining individual and collective experiences to underscore the interplay between historical circumstances and personal destinies .

Gertrude and Lucia serve as contrasting figures through which Manzoni explores societal and moral themes. Lucia represents Christian virtue and inner strength, influencing powerful figures like L'Innominato, despite her apparent vulnerability. In contrast, Gertrude is characterized by her troubled past and moral failings, illustrating the consequences of oppressive social structures and personal downfall. Together, they reflect the socio-religious issues and human condition, highlighting Manzoni’s critique of both societal oppression and individual moral responsibility .

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