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MASACCIO

masaccio vita e opere

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MASACCIO

Masaccio, il cui vero nome era Tommaso di ser Giovanni di Simone Guidi, è stato il primo pittore
italiano che possiamo ritenere autenticamente rinascimentale. Con lui la grande pittura italiana
iniziò a confrontarsi con la prospettiva. Masaccio, nato a San Giovanni in Persiceto nel 1401, è una
figura centrale del Rinascimento italiano. Non si conosce molto della sua vita, ma sappiamo che si
trasferì a Firenze, un epicentro artistico e culturale del tempo. Masaccio si iscrisse all'Arte dei
medici e speziali di Firenze nel 1422. Il suo stile fortemente personale, solo marginalmente
influenzato da quello di altri pittori (eccetto forse Giotto), deve molto alle ricerche e alle teorie
estetiche dell'architetto Brunelleschi e dello scultore Donatello, suoi contemporanei fiorentini. Da
Brunelleschi apprese il rigore nel calcolo delle proporzioni su basi matematiche, determinante nella
sua interpretazione della prospettiva; da Donatello, una conoscenza dell'arte classica che gli
consentì di allontanarsi dallo stile gotico dominante dell'epoca. Masaccio inaugurò nella pittura un
approccio naturalistico alla rappresentazione del reale, attento alla caratterizzazione e allo
spessore psicologico dei personaggi piuttosto che al particolare e all'ornamento, e volto alla resa
della tridimensionalità in composizioni unitarie perfettamente equilibrate. Qui si formò da
autodidatta iniziando a studiare osservando le opere dei grandi maestri come Giotto e le
innovazioni scultoree di Donatello. È probabile che abbia studiato presso botteghe locali, e la sua
carriera si intreccia con quella di Masolino da Panicale, un artista più anziano con cui collaborò.
nella realizzazione degli affreschi nella cappella Brancacci, situata nella chiesa di Santa Maria del Carmine a
Firenze. Inizialmente, si pensava che Masolino fosse il maestro di Masaccio, data la sua maggiore esperienza
e il suo stile più maturo. Tuttavia, il rapporto tra i due artisti è più precisamente definibile come una
collaborazione. si racconta che Masaccio ricevette insegnamenti da Filippo Brunelleschi riguardo alla
prospettiva. Brunelleschi, come abbiamo detto, sviluppò le prime teorie della prospettiva lineare, creando
un sistema che permetteva agli artisti di rappresentare lo spazio in modo coerente e realistico.
Masaccio applicò queste innovazioni nei suoi dipinti, diventando il primo pittore a utilizzare
sistematicamente la prospettiva geometrica. Un'altra opera significativa, in collaborazione con Masolino, è
"Sant'Anna Metterza", realizzata tra il 1424 e il 1425. Questo dipinto, che raffigura Sant'Anna con la
Madonna e il Bambino, è un esempio di come i due artisti riuscirono a fondere i loro stili, con Masaccio che
introduce elementi di realismo e profondità grazie all'uso della prospettiva. la collaborazione tra Masaccio e
Masolino ha suscitato molto interesse e dibattito tra critici e storici dell'arte. I due artisti avevano stili
distinti: Masaccio era più innovativo e realista, mentre Masolino tendeva a mantenere un approccio più
decorativo e tradizionale.

Nel caso di opere come "Sant'Anna Metterza", i critici hanno analizzato le figure per cercare di attribuirne la
paternità, cercando di identificare quali elementi stilistici e tecnici fossero stati apportati da ciascun artista.
Le discussioni riguardano spesso l'uso della prospettiva, la modellazione delle figure e l'espressione
emotiva. Il committente di questa era la famiglia bonamici, famiglia molto famosa e importante a firenze
perché era una famiglia di tessitori. I ricchi mercanti iniziarono a spendere i loro soldi nelle opere d’arte per
aumentare il proprio prestigio davanti agli acquirenti, questo serviva per far capire al popolo che erano
presenti non solo come commercianti ma anche come patroni dell’arte e della cultura. utilizzavano il
mecenatismo artistico non solo per elevare il loro status sociale, ma anche per dimostrare il loro impegno
nella vita pubblica e nella comunità. Investendo in opere d'arte, questi mercanti comunicavano al popolo e
ai loro clienti che erano persone colte, influenti e interessate alla bellezza e alla spiritualità. Quindi
durante il Rinascimento, l'arte cominciò a essere vista come un bene comune, un patrimonio culturale
che andava oltre il semplice valore commerciale o decorativo. Nel dipinto "Sant'Anna Metterza",
commissionato dalla famiglia Bonamici, si possono notare gli angeli reggicortina che fungono da
simbolo del mecenatismo della famiglia. La "cortina" rappresentava un elemento di prestigio, collegato
alla loro attività tessile, e sottolineava l'importanza del loro patrocinio.

Masaccio, nella sua opera, supera Masolino per quanto riguarda la rappresentazione delle proporzioni
della figura umana. Mentre Masolino tendeva a uno stile più decorativo e meno realistico, Masaccio
dimostra una maestria nell'utilizzare le proporzioni in modo preciso, conferendo alle sue figure una
corporeità e una presenza palpabili. La sua abilità nel calibrare le distanze tra le figure, unita a un uso
sicuro della prospettiva geometrica, conferisce alle sue composizioni una notevole tridimensionalità.

Questa capacità di dare profondità e volume alle figure umane ha segnato una svolta nella pittura
rinascimentale, aprendo la strada a una nuova concezione artistica che si distaccava dalle convenzioni
medievali. La sicurezza con cui Masaccio applicò la prospettiva matematica permetteva di creare un
dialogo visivo tra le figure e lo spazio, rendendo le sue opere straordinariamente coinvolgenti e realiste.

Il suo approccio innovativo, combinato con il sostegno di famiglie come i Bonamici, ha contribuito a
trasformare l’arte in un’espressione di bellezza e verità, riflettendo un periodo di grande cambiamento e
di ricerca di nuove forme di rappresentazione. Nella collaborazione tra Masaccio e Masolino, le differenze
stilistiche tra i due artisti emergono chiaramente, rivelando l’innovazione di Masaccio rispetto a
Masolino. Quest’ultimo tende a utilizzare una tavolozza di colori scuri che appiattisce le figure, rendendo
la loro presenza meno tridimensionale e più statica. Le sue opere mostrano spesso una certa
incongruenza nelle proporzioni, come nel caso delle mani, che risultano eccessivamente piccole rispetto
al resto del corpo, compromettendo così l'armonia e la naturalezza delle figure.

Al contrario, Masaccio introduce una luce naturale che modella e anima le sue figure, conferendo loro
una sensazione di volume e profondità. L'illuminazione nelle sue opere è sapientemente collocata,
creando effetti chiaroscuri che accentuano le forme e danno vita a un senso di realismo mai visto prima.
Questa differenza fondamentale tra i due artisti sottolinea il progresso verso una rappresentazione più
vera e coinvolgente dell'essere umano, segnando un passo decisivo nell'evoluzione della pittura
rinascimentale.

Mentre Masolino si attiene a una visione più tradizionale e decorativa, Masaccio, con la sua audace
esplorazione della luce e della forma, rompe con le convenzioni precedenti, trasformando il modo in cui
la figura umana viene percepita e rappresentata nell'arte. Questo confronto evidenzia non solo le abilità
individuali dei due artisti, ma anche la direzione che l'arte rinascimentale stava prendendo, orientata
verso un maggiore realismo e una comprensione più profonda dell'esperienza umana. La pittura di
Masolino è caratterizzata da alcune incertezze che la rendono meno incisiva rispetto a quella di
Masaccio. Queste indecisioni si manifestano sia nelle proporzioni delle figure che nella gestione della
luce e dello spazio. Al contrario, Masaccio ha saputo superare queste problematiche, dimostrando una
sicurezza e una padronanza tecnica che hanno segnato un'epoca.

Una delle sue innovazioni più significative è l'introduzione del suppedaneo, un elemento architettonico
che funge da base per le figure. Masaccio ha realizzato questo elemento in modo prospettico
impeccabile, conferendo una solida stabilità alle figure e migliorando la loro collocazione nello spazio.
Questa tecnica non solo rende le figure più credibili, ma permette anche di enfatizzare la profondità della
scena, creando un dialogo tra le figure e il loro ambiente.

La capacità di Masaccio di integrare la prospettiva con una rappresentazione realistica del corpo umano
ha fatto sì che le sue opere risaltassero per la loro coerenza e per l'armonia visiva. La sua visione artistica,
libera dalle incertezze che affliggevano Masolino, ha contribuito a stabilire nuovi standard nella pittura
rinascimentale, rendendo Masaccio una figura fondamentale nella storia dell'arte. Nel lavoro di
Masaccio, il panneggio è caratterizzato da pieghe ricche e pesanti, che conferiscono una sensazione di
profondità e peso alle figure. Questo trattamento del tessuto non solo arricchisce visivamente l'opera,
ma riflette anche una comprensione profonda della forma umana e delle sue proporzioni.

Particolarmente interessante è la rappresentazione del Bambino Gesù, che appare muscoloso e robusto,
in un chiaro richiamo ai modelli della scultura classica. Masaccio, seguendo questa tradizione, cerca di
trasmettere una sensazione di vitalità e forza fisica, che si riallaccia agli ideali dell’antichità, come già
aveva fatto Giotto.

Questa scelta di rappresentare il Bambino con tratti muscolosi non è solo una questione estetica, ma una
dichiarazione di intenti artistici: Masaccio intendeva elevare la figura umana a simbolo di divinità e
grandezza, rendendola viva e realistica. Attraverso l’uso di elementi classici, Masaccio riesce a coniugare
la tradizione con l’innovazione, creando opere che non solo catturano l’attenzione, ma invitano anche a
una riflessione più profonda sulla bellezza, la spiritualità e il legame tra arte e cultura.

CICLO DI AFFRESCHI NELLA CAPPELLA BRANCACCI


Opera di collaborazione tra i due artisti, affreschi della cappella vennero realizzati tra il 1424-1428, ma
nel 1428 Masaccio muore improvvisamente e gli affreschi vennero poi ultimati da Filippino Lippi .
Cappella Brancacci prende il nome dalla famiglia che ha commissionato la decorazione ad affresco/ ciclo
decorativo, in particolar modo il committente è Michele Brancacci che era un ricco mercante nonché
anche politico che aveva fatto la sua fortuna grazie ai traffici marittimi. Parte dei suoi proventi
provenivano dal commercio ittico. Importanti perché l’intero ciclo ad affreschi è dedicato a san Pietro
apostolo, che secondo il racconto evangelico è un pescatore e Gesù lo chiama per farlo diventare uno dei
suoi discepoli. (santo protettore di Michele Brancacci). La cappella è dalle forme architettoniche ancora
gotiche visto che la chiesa era medievale, ed è molto piccola e stretta coperta da una volta a crociera
costolonata ogivale, l’arco di ingresso è ogivale. Gli affreschi che decorano l’intero ciclo sono 12, sono
tutti dedicati a san Pietro tranne 2, infatti al numero uno sul pilastro e al numero 2 sul pilastro di fronte
sono rappresentate due scene che non appartengono alle storie della vita di san Pietro, ma sono due
momenti importanti della genesi, abbiamo su un pilastro il peccato originale rappresentato da Masolino
mentre nell’altro pilastro abbiamo la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso, realizzato da Masaccio.

+
Peccato originale di Masolino: Masolino immagina i due progenitori completamente nudi e si trovano
uno spazio poco definito, perché il fondo del dipinto è rovinato (forse c’era rappresentato un prato
fiorito). vediamo Adamo in piedi che con la mano indica sé stesso mentre osserva Eva che è affianco a lui
e le sta porgendo un frutto che ha in mano guardandolo negli occhi e ha un braccio intorno al tronco di
un albero intorno al quale è attorcigliato un lunghissimo serpente avente una testa dalle sembianze
umane dipinto con la testa di Eva, serpente diabolico, satana che induce il peccato prima ad Eva
invitandola a mangiare il frutto dell’albero proibito ma Eva dopo averlo mangiato lo porge ad Adamo.
Vediamo influenza classica perché il pittore nel volto di Adamo richiama ai volti degli imperatori romani,
o anche molto simili all’imperatore adriano perché i pittori del 400 andavano a Roma per compiere viaggi
di formazione incentrati allo studio diretto delle opere classiche da cui prendono poi esempio. Volto di
Eva è perfetto, idealizzato e composto che nessuno dei due abbiamo pathos e dramma, le forme dei loro
corpi sono solide e volumetriche e utilizza il chiaro scuro per rendere tridimensionalità, c’è una
composizione molto idealizzata. Il Peccato Originale di Masolino: a differenza di Masaccio l’anatomia dei
due progenitori di Masolino sono anatomie idealizzate e anche l’espressività dei volti è impassibile e
idealizzata, quasi a ricordare il carattere illusionistico del gotico internazionale. La Eva di Masolino
ricorda una dama dell’alta società.

Scena dipinta da Masaccio:


1. TITOLO DELL’OPERA= Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre
2. AUTORE= Masaccio
3. DATA DI REALIZZAZIONE=1424-1425
4. LUOGO DI REALIZZAZIONE= Firenze, Chiesa di Santa Maria del Carmine
5. COMMITTENTE=Pietro Brancacci
6. MATERIALI/TECNICA= L’Affresco fa parte del ciclo di affreschi della cappella Brancacci
7. LUOGO DI CONVERSAZIONE= Firenze, Chiesa di Santa Maria del Carmine
Paesaggio circostante sono rappresentati soltanto da queste rocce e cielo azzurro, c’è una porta
rappresentata in prospettiva che rappresenta la porta in paradiso da cui Adamo ed Eva sono appena
usciti, La porta ristretta dà l’idea dell’irreversibilità della cacciata.
Adamo ancora ha il piede collocato per metà dentro e per metà già fuori dal paradiso, vicino a lui Eva e in
alto l’arcangelo Michele che con la spada li caccia dal paradiso dopo aver commesso il peccato. Il colore
rosso di Michele ci mostra la rabbia e l’ira di dio e l’atteggiamento punitivo di dio. Adamo ed Eva sono
rappresentati con un’umanità e drammaticità che non ha confronti, Adamo ha la schiena curva e si copre
il volto come si stesse vergognando delle sue lacrime. Eva si copre i seni e il pube, perché capisce di
essere nuda e si vergogna delle sue nudità quando fino ad un momento prima la nudità non era stato
oggetto di vergogna. Il volto di Eva è un volto molto espressivo, Masaccio sacrifica la compostezza
armonica del volto di Eva, gli occhi diventano delle virgole curve, spariscono le ciglia, palpebre e rende il
dolore e la sofferenza, paura e vergogna con due pennellate scure sul volto.
Masolini vuole comunque rappresentare la compostezza, ed è una caratteristica del tardo gotico che si
aspira sia al classicismo ma non riesce a superarlo. In Masaccio si vede come la lezione di Giotto viene
proseguita, e arrivi a questa intensa drammaticità sono realistiche sia nei sentimenti che nel corpo, come
se fossero degli esseri umani veri.
questa è una scena che rappresenta il dramma della consapevolezza del proprio errore, escono da
questa porta del Paradiso cacciati dall’angelo, rappresentato in maniera iper-prospettica con questa
veste svolazzante dalle mille gradazioni di rosso dando così forma ad una figura perfettamente calata e
orientata nello spazio. L’anatomia dei due progenitori è studiata dal vero ed è ben tornita tanto da
gettare le loro ombre violente a terra (luce che proviene dall’alto a dx come era realmente illuminata la
cappella). Fondamentale è l’aspetto espressivo e naturalistico di questa scena che rappresenta un punto
fondamentale di cesura con tutto ciò che c’è stato prima.
I volti di Eva e di Adamo sembrano maschere, con questo nero delle bocche spalancate e questo
dramma in volto. Il paesaggio della scena è spettrale, quasi non esiste, un cielo azzurro e un terreno
argilloso, la Porta del Paradiso tracciata in scorcio ma dall’architettura semplicissima.
Tutte queste innovazioni diventano tali in quanto eludono il disegno ed è una pittura formata di
macchie colorate giustapposte.
(Si trova di fronte alla Tentazione di Adamo ed Eva di Masolino. Masaccio dipinge la disperazione di
Adamo ed Eva. Si vedono uscire dalla porta del Paradiso, dalla quale escono anche dei raggi, ed avviarsi
in un deserto mentre l’angelo li caccia con la spada ed il dito puntato. A sx si notano le foglie aggiunte, e
poi tolte nei restauri, a coprire le nudità. Il peccato compiuto trasforma anche i corpi che diventano
sformati e pesanti.)
-L’artista rende fisicamente l’uscita dal paradiso in maniera reale, rappresenta anche l’aspetto
psicologico. Masaccio rende umani i personaggi della storia sacra: egli trasforma il loro dolore in
universale. Questo significa porre l’uomo al centro, interpretare la realtà
attraverso il sentire.
IL TRIBUTO
Un altro importante dipinto si trova nella parete sinistra della cappella ed è il secondo dipinto nel
registro superiore, il tributo è un momento raccontato nel vangelo di Matteo in cui si racconta cristo
insieme ai 12 apostoli si reca a Cafarnao per recarsi al tempio, ma per accedere al tempio spesso
bisognava dare un’offerta, un tributo, Matteo nel vangelo racconta che cristo davanti alla richiesta di
questa “tassa” con una battuta ironica risponde “è strano che io debba pagare per entrare nella casa del
padre” ma nel rispetto della legge ordina a san Pietro di andare a pescare un pesce con le proprie mani in
un lago e gli ordina di aprire la bocca del pesce da cui avrebbe estratto miracolosamente una moneta che
poi avrebbe usato per pagare il tributo. Masaccio concepisce questo racconto in 4 episodi tutti nello
stesso riquadro. Il primo episodio, dove il gabelliere, l’uomo rappresentato di spalle ferma cristo con i
suoi apostoli per indicargli che avrebbe dovuto pagare un tributo per poter accedere al tempio.
Secondo momento, cristo ordina a san Pietro (Masaccio si sofferma alla rappresentazione della
gestualità, che aiuta a rendere questa scena altamente narrativa) di recarsi presso le rive di questo lago
per pescare il pesce. San Pietro è un po’ incredulo tanto che imita il gesto di cristo. San Pietro nel terzo
momento, lo vediamo accasciato attera mentre estrae dalla bocca del pesce una moneta.
Quarto ed ultimo momento di san Pietro, consegna la moneta al gabelliere.
Cristo è la figura centrale di questo dipinto e sono tante le considerazioni da fare. La scena si svolge
all’aperto e la profondità spaziale è data dall’utilizzo di due prospettive, quella matematico geometrica
(punto di fuga nella testa di cristo) e anche prospettiva cromatica, perché tutto il paesaggio che si trova
fondo è dipinto attraverso colori molto freddi perché tendono a rimpicciolire gli oggetti facendoli
immaginare più lontani dagli spettatori.
I corpi degli postoli sono plastici, uso chiaro scuro, luce che viene da una fonte collocata a destra perché
illumina il mantello dell’apostolo. Tutte le figure proiettano a terra le ombre perché l’artista vuole
rendere solide le figure che appaiono strutturate in maniera molto attenta. Interessante l’aureola non
piatta ma rappresentata in prospettiva, (come nel dipinto della madonna e Gesù in braccio, bambino ha
aureola perfettamente disegnata in modo prospettivo, forma ellittica)
Altra particolarità è la ripetizione non casuale di alcuni volti (qualche volto si differenzia per barba più
lunga o più corta). ripetizione perché per la realizzazione degli affreschi tutti i pittori utilizzavano dei
cartoni, ovvero, sagome che venivano realizzate in bottega e poi venivano portate nel luogo dove si
doveva realizzare l’affresco, appoggiate sull’intonaco fresco e tramite la tecnica dello spolvero
riportavano la composizione sulla parete. (andavano a rifinire i dettagli interni). Ma spesso lo stesso
cartone veniva semplicemente girato e riutilizzato, si usavano dei caratteri per differenziarla.
Attenzione verso alcuni elementi classici come un fusto scanalato con capitello corinzio che si ripete
anche nella parte sinistra del dipinto, perché Masaccio aveva conosciuto architettura romana e quindi la
cita spesso nelle sue composizioni
Pittura nel 400 puntava alla realizzazione dell’obbiettivo della mìmesis, ovvero pittura deve imitare la
realtà, più si avvicina alla realtà più l’opera acquista un valore etico importante

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