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N. Botta C. Longobardo R. Staiano A.

Zingaropoli

VERITÀ E LIBERTÀ
SAGGI SUL PENSIERO
DI CORNELIO FABRO
a cura di
Gabriele De Anna
Con il contributo di

De Anna, Gabriele (a cura di)


Verità e libertà
Saggi sul pensiero di Cornelio Fabro
Napoli: Edizioni Scientifiche Italiane, 2011
pp. 000; 24 cm
ISBN 978-88-495-2431-4

© 2009 by Edizioni Scientifiche Italiane s.p.a.


80121 Napoli, via Chiatamone 7
00185 Roma, via dei Taurini 27
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cembre 2000.
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Fabro e la strana alleanza con Hegel
di Elvio Ancona

1. A proposito del titolo


Per cominciare, ritengo opportuno spendere due parole a giusti-
ficazione del titolo. È un titolo paradossale, infatti, che potrebbe ap-
parire addirittura provocatorio, in ogni caso sconcertante, conside-
rando la diffusa, e pur giustificata, convinzione circa la radicale op-
posizione tra le filosofie dei due autori.
E tuttavia è un titolo che mi è apparso necessario man mano che
procedevo nella lettura di un saggio che ritengo capitale nella vicenda
intellettuale di Cornelio Fabro, La verità dell’essere e l’inizio del pen-
siero, pubblicato per la prima volta all’interno della raccolta Dall’es-
sere all’esistente, nel 1956 presso l’editrice Morcelliana (2. ediz., Ma-
rietti, Genova 2004). Questo saggio infatti segna probabilmente l’ini-
zio della fase in cui il filosofo di Flumignano si impegna in un con-
fronto sistematico con il pensiero moderno e in particolare con quello
che può indubbiamente essere ritenuto il più importante dei suoi
esponenti, a partire dal fondamentale problema del cominciamento
del pensare e della filosofia1.

2. La verità dell’essere e l’inizio del pensiero


Qui mi sono imbattuto in una serie di espressioni che all’inizio

1
Rosa Goglia (Cornelio Fabro. Profilo biografico, cronologico, tematico, da ine-
diti, note di archivio, testimonianze, EDIVI, Segni 2010, p. 95) riporta in proposito
il seguente passo autobiografico del filosofo: «Dal 1935 al 1940 mi ero occupato pre-
valentemente di metafisica e fenomenologia (La nozione metafisica di partecipazione,
Fenomenologia della percezione, Percezione e pensiero): l’intento era di orientarmi
sulla tensione di trascendenza-immanenza che polarizzava in Italia e fuori l’opposi-
zione tra il pensiero classico e il pensiero moderno. Questo mi portò a ingolfarmi
nello studio dell’idealismo tedesco e specialmente di Hegel, che ho sempre conti-
nuato soprattuto sotto la spinta delle risoluzioni antitetiche dell’esistenzialismo e del
marxismo» (C. Fabro, in Parlano i filosofi italiani, inchiesta di Valerio Verra, ERI,
Terzoprogramma, Ed. Radiotelevisione Italiana, Roma 1972, pp. 137 s.).
150 Elvio Ancona

mi hanno stupito, poi mi hanno fatto riflettere, infine credo scoprire


un aspetto del pensiero di Fabro che merita attenzione. Perché non
si pensi ad un’interpretazione in qualsiasi modo alterante, è forse op-
portuno lasciar parlare l’Autore stesso, cominciando dalla prima parte
del suo saggio, “La problematica dell’essere iniziale”:2
Bisogna dare atto ad Hegel in questo, di aver cercato di rimettere la fi-
losofia nel suo solco, dopo le deviazioni del soggettivismo scettico e cri-
tico, quando ha posto l’inizio del filosofare nel pensiero dell’essere3.
Giustamente poi Hegel ha dichiarato il carattere fittizio, sul piano del-
l’essere, di quelle opposizioni ed in particolare di quella d’immediato e
mediato, perché… “non c’è nulla, nulla in cielo né nella natura o nello
spirito o dovunque si voglia che non contenga tanto l’immediato quanto
la mediazione” (Scienza della logica, vol. I, Laterza, Roma-Bari 1988, p.
52)4.
Questa determinazione dell’essenza della filosofia nella elevazione del-
l’essere a proton éscaton del pensiero, al suo immediato iniziale e ter-
minale, Hegel ha ragione di presentarla non come sua scoperta ma come
l’esigenza fondamentale della riflessione stessa speculativa, almeno a par-
tire da Parmenide5.
L’immediatezza dell’essere puro non è certamente […] una scoperta di
Hegel, ma nessuno più di Hegel ne ha afferrato l’invincibile forza do-
minatrice e ne è stato beneficamente soggiogato: […] l’immediatezza del-
l’essere che proceda da se stesso, mediante se stesso e per se stesso, può
essere riconosciuta come il proposito suo più ardito, che ricorda l’“aspi-
razione” di Aristotele al congiungimento con il Pensiero puro, la “fuga”
di Plotino verso l’Uno, il possesso nell’assoluta quiete aeterno modo nella
Sostanza di Spinoza, la conquistata beatitudine dei mistici mediante lo
sprofondamento nella Luce, nella Vita, nell’Amore essenziali6.
Prima che alle scuole storiche di filosofia, è alle “cose stesse” che Hegel
si rivolge ed è soltanto grazie a questo “ritorno” alla realtà stessa delle
cose che Hegel pone l’essere puro come l’immediato speculativo, ciò ch’è
nuovo rispetto agli altri indirizzi del pensiero moderno e che ha il suo
riscontro soltanto nei grandi pensatori metafisici dell’Antichità e del Me-
dio Evo7.

2
Si sottolineano in corsivo le espressioni che risultano più significative agli scopi
di quanto dirò.
3
C. Fabro, Dall’essere all’esistente. Hegel, Kierkegaard, Heideger e Jaspers, pre-
sentazione di U. Regina, Marietti, Genova 2004, p. 14.
4
Ivi, p. 15.
5
Ivi, p. 17.
6
Ibidem.
7
Ivi, p. 18.
Fabro e la strana alleanza con Hegel 151

[A parte Hegel] nessun metafisico moderno e neppure tra i medievali –


se si eccettua san Tommaso, come si dirà – aveva proceduto alla costru-
zione che procede dall’essere minimale all’essere massimale come un pro-
cesso dall’implicito all’esplicito così che tutto il movimento del pensiero
si configura come un “ritorno”, un “andare-in-dietro” dal principio puro
di massima astrazione verso il Principio puro di massima intensità8.

Infine, parlando della critica di Feuerbach all’“essere iniziale” he-


geliano, Fabro afferma di doverle il proposito, che ha cercato di adem-
piere, «dello studio diretto, amoroso e continuo dei testi hegeliani e
poi del ricorso a Kierkegaard come secondo critico di Hegel in an-
titesi a Feuerbach»9. Uno studio diretto, amoroso e continuo: non
dobbiamo dimenticare a questo riguardo che nella biblioteca privata
di Fabro «l’autore più rappresentato è Hegel (90 libri), seguono Kant
(67), Heidegger (49) e Marx (49), Jaspers (47), san Tommaso (44),
Kierkegaard (43) e via tutti gli altri»10.

3. Il confronto Hegel-san Tommaso


Dopo questo vero e proprio “fuoco d’artificio” di dichiarazioni
di stima e di approvazione, segue una seconda parte di serrato con-
fronto tra san Tommaso e Hegel, “L’esse tomistico e il Sein hege-
liano” (ripresa della sua relazione al IV Congresso tomistico inter-
nazionale, Roma, 13-17 settembre 1955). Anche qui colpisce che “l’ac-
costamento” tra i due pensatori non è visto in termini puramente an-
titetici, ma di “corrispondenze antitetiche”, espressione che «vuol in-
dicare una somiglianza di forma nel metodo di approfondimento del-
l’esigenza speculativa come tale, e la “dissomiglianza nel contenuto”
delle due speculazioni»11. Così come colpisce che, dei dieci paragrafi
in cui si sviluppa il confronto, i primi quattro inizino con il para-
gone: «Come S. Tommaso, Hegel…», e che nel quinto, sesto, nono
e decimo, si individuino altrettanti elementi di convergenza, oltre alle
ovvie divergenze12. Non abbiamo evidentemente il tempo per pren-
derli analiticamente in considerazione. Sarà sufficiente riportare la con-
clusione di questa interessante comparazione: «Quel che alla fine im-
porta rilevare è che tanto per Hegel come per S. Tommaso l’esigenza

8
Ivi, p. 21.
9
Ivi, p. 19.
10
R. Goglia, La novità metafisica in Cornelio Fabro, Marsilio, Venezia 2004,
p. 196.
11
C. Fabro, Dall’essere all’esistente, cit., p. 33.
12
Cfr. ivi, pp. 34-40.
152 Elvio Ancona

è di dare la determinazione della verità dell’essere per uno sviluppo


intrinseco dell’essere stesso, è l’“esse” intensivo finale che sta agli an-
tipodi, eppure ne è l’inveramento, dell’“esse” iniziale: la superiorità
della soluzione tomistica, a nostro avviso, è nell’aver soddisfatto a
questo metodo mediante una nuova nozione assolutamente originale
di “esse”, a differenza di Hegel che per garantire quell’intrinsecità
deve immanentizzare, e quindi trasferire, nel processo del finito, i
dogmi [il Dio] del Cristianesimo»13.
Tralasciando per ragioni di tempo gli apprezzamenti per il pen-
siero hegeliano contenuti nella terza parte del saggio, “Problematica
metafisica ed esperienza fenomenologica”, meno numerosi ma non
meno significativi14, si può notare che, soprattutto con l’ultima cita-
zione, il senso, la portata e i limiti di questa consonanza siano già
abbastanza chiaramente delineati. Tuttavia, per essere sicuri di com-
prenderli meglio, è forse opportuno prendere in considerazione qual-
che altro testo fabriano e, poiché non possiamo – come dovremmo
– esaminare attentamente tutti quelli in cui il filosofo di Flumignano
si occupa di Hegel15, ci limiteremo a fare un piccolo salto nel tempo,
13
Ivi, p. 40.
14
Li riportiamo senza commento: «Il rifiuto per un trascendimento metafisico
non potrebbe sorgere che dalla scelta che il soggetto fa dell’apparire dell’essere a se
stesso, all’infinito, mediante un rapporto scambievole di fondazione. Ma ciò porta
all’equivalenza e indifferenza dei due momenti e alla dissoluzione – come ha ben vi-
sto Hegel – del rapporto stesso di soggetto-oggetto, di mondo ed io, d’interno ed
esterno, di essenza ed esistenza, di finito ed Infinito… dentro il quale unicamente è
possibile porre il problema della verità dell’essere e della sua fondazione» (ivi, p. 57).
«Giustamente perciò la metafisica classica, dalla quale non mi sembra che in que-
sto si discosti Hegel, affermava che l’essenza nel suo statuto formale puro è “in-sé”
e quindi immediatamente non è ancora un contenuto e neppure una realtà esisten-
ziale» (ivi, p. 58).
«Tale essere come forma vuota è il carattere ultimo della filosofia intellettuali-
stica (Verstandesphilosophie) alla quale si sono opposti sia S. Tommaso come He-
gel» (ivi, p. 60).
«Anche Hegel [come S. Tommaso], quando mette a principio il puro “Seyn”, as-
solutamente indeterminato, che perciò si converte nel “Nicht-Seyn” e mostra la sua
realtà come divenire” (Werden), esprime in fondo la medesima esigenza metafisica;
quella cioè che l’essere non può darsi come “forma”, ma soltanto come “attualità”
originaria. E per ambedue si ha che questo essere puro “senza predicati” può co-
stituire la “definizione metafisica” di Dio […].
Giustamente nel suo primo momento Hegel concepisce il processo del pensiero
umano, rispetto all’atto d’essere, come un passaggio dall’atto (che è il particolare iso-
lato, la pseudoimmediatezza…) al concreto ch’è il divenire dell’essere: erra però nel
secondo momento, quando isola l’essere dall’ente e vede l’Assoluto come la totalita
o sintesi storicamente sviluppata e compiuta dell’ente e quindi “dimentica” l’essere
come atto originario che è soppiantato dal pensiero come attività sintetica dell’ente»
(ivi, p. 62).
15
Va ricordato che, come risulta dal sito ufficiale del “Progetto culturale Cor-
Fabro e la strana alleanza con Hegel 153

passando da quello di La verità dell’essere e l’inizio del pensiero, che


può essere ritenuto già un Fabro “maturo”, al “tardo” Fabro di La
prima riforma della dialettica hegeliana, opera che doveva essere pub-
blicata nel 1988, ma che ha potuto essere edita postuma dall’EDIVI
solo nel 2004. Qui, dall’inizio alla fine, ritroviamo gli stessi ricono-
scimenti per il pensatore tedesco, ma in qualche modo circoscritti e
precisati.

4. La prima riforma della dialettica hegeliana


Ai nostri fini sarà sufficiente riportare qualche passo dal nuovo
“confronto Hegel – san Tommaso sul cominciamento” con cui il li-
bro si conclude. Si parte dalla rilevazione dell’importanza storica della
filosofia hegeliana: «L’insegnamento hegeliano è fondamentale per la
comprensione del destino del pensiero moderno e contemporaneo e
quindi per una valutazione della sua crisi, sia sotto l’aspetto negativo
come sotto quello positivo: non a caso Hegel è stato considerato
come l’Aristotele moderno»16. Se “sotto l’aspetto negativo” è suffi-
ciente ricordare che Hegel «ha soprattutto fatto precipitare il “prin-
cipio d’immanenza” svelandone l’essenza nichilistica», può essere più
interessante soffermarsi sull’aspetto positivo: «Hegel ha rivendicato
per primo nel pensiero moderno […] la priorità metodologica del-
l’essere con l’affermazione capitale che… l’Essere è il Cominciamento
e che il Cominciamento si fa con l’Essere. Questa formula coincide
infatti con l’altra che la prima esigenza della filosofia è di “essere
senza presupposti” (Voraussetzungslosigkeit), ossia che il cammino
del pensiero deve fare affidamento unicamente sul pensiero stesso: la
filosofia è infatti la ricerca prima e ultima del fondamento […]. Pur-
troppo, il “modo” in cui Hegel ha inteso e interpretato questa esi-
genza stessa ne ha compromesso l’effettiva soddisfazione»17.
Che cosa intenda dire esprimendosi in questi termini Fabro, lo si
capisce meglio leggendo un po’ più aventi: «Il cominciamento nell’i-
stanza moderna, che giunge a piena consapevolezza critica con He-

nelio Fabro” ([Link] nella bibliografia del Padre


stimmatino vi sono 21 pubblicazioni in cui il riferimento a Hegel compare espres-
samente nel titolo e che sono ben 3 i corsi universitari dedicati al pensatore tede-
sco: Il problema dell’esistenza nella dialettica hegeliana (Roma, La Sapienza, 1949-
1950); Essere ed esistenza in Hegel (Milano, Università Cattolica, 1957-1958); La li-
bertà in Hegel (Perugia, 1969-1970).
16
C. Fabro, La prima riforma della dialettica hegeliana, a cura di C. Ferraro,
EDIVI, Segni 2004, p. 222.
17
Ivi, p. 223.
154 Elvio Ancona

gel dev’essere assolutamente “senza presupposti”. Ciò comporta, e lo


dimostra l’impossibilità in cui si è trovato lo stesso Hegel di soddi-
sfare all’esigenza, che tale cominciamento non può essere fatto né con
un puro astratto né con un puro concreto, né puramente da parte
dell’oggetto e del contenuto e neppure da parte del soggetto e del-
l’atto. Quindi il cominciamento dev’essere fatto col plesso noetico (e
semantico) che abbracci in un nodo indissolubile il plesso del sog-
getto-atto e dell’oggetto-contenuto come sintesi trascendentale di con-
creto-astratto: il primo passo del pensiero dev’essere perciò fondante
in senso assolutamente costitutivo e illuminante dell’intero cammino
dello spirito e perciò deve essere condizionante ogni successiva co-
noscenza del reale sia del finito come dell’Infinito»18. In questa sede
possiamo solo limitarci ad anticipare ciò che doveva soddisfare l’esi-
genza di un siffatto cominciamento: «Tale passo assolutamente primo
del pensiero è indicato da S. Tommaso nel plesso dialettico di ens,
senz’alcuna esitazione o ambiguità: “Illud autem quod primo intel-
lectus concipit quasi notissimum et in quod omnes conceptiones re-
solvit est ens”»19.
Nelle conclusioni Fabro ribadisce che il suo itinerario «è stato sti-
molato dalle istanze pertinenti di Hegel-Heidegger, le quali però sono
state soddisfatte nella direzione capovolta, ossia secondo la fonda-
zione tomistica del pensiero a partire dall’essere, dal farsi presente
dell’ens alla coscienza»20.

5. La strana alleanza
Potremmo proseguire a lungo, ma crediamo di aver già raccolto
materiale sufficiente per tentare un primo bilancio. Quanto ci sem-
bra inequivocabilmente emergere dalla lettura dell’opera di Fabro è
che Hegel vi gioca un ruolo di indubbia importanza; oggetto di uno
studio diretto, amoroso e continuo, egli non è solo un avversario de-
gno di rispetto, ma – oseremmo dire –, almeno fino a un certo punto,
anche un alleato. Fino a un certo punto, ovviamente: Fabro è ben
consapevole che il pensatore tedesco milita nel campo opposto, quello
dell’idealismo e dell’immanentismo, e tuttavia sembra ritenere che ci
sia un’importante battaglia da combattere insieme: quasi come in certi
“western” in cui i due acerrimi nemici, di fronte al pericolo incom-
bente degli indiani, si alleano provvisoriamente, per poi tornare, una

18
Ivi, p. 229.
19
Ibidem.
20
Ivi, p. 242.
Fabro e la strana alleanza con Hegel 155

volta scampato il pericolo, ad essere acerrimi nemici. Con una con-


sapevolezza nuova, però: di aver scoperto qualcosa che, pur nell’ini-
micizia, li accomunava. Era l’eroicità, la razza o la civiltà in quei film
nordamericani, ma cos’è nel caso di Fabro ed Hegel?
In primo luogo, dovremmo chiederci: alleanza contro chi?
Innanzitutto, contro l’essenzialismo sistematico della tradizione
scolastica e di tanta parte del pensiero moderno, contro quella “filo-
sofia dell’intelletto astratto” (Verstandesphilosophie), che aveva di-
menticato, abbandonato, l’essere21; ma anche contro il “prassismo
puro” della filosofia posthegeliana e specialmente contemporanea
(“marxismo, attualismo, esistenzialismo, filosofia del linguaggio e della
scienza, semantica, ecc. ecc.”), che ha eliminato il problema del co-
minciamento dalla considerazione speculativa22.
Ma vediamo subito, dunque, che si tratta altresì di un’alleanza per
qualcosa.
Alle origini dell’attenzione di Fabro per Hegel non vi è solo la
giusta considerazione per le ragioni dell’altro, il punto di vista del-
l’avversario, eredità di tutta la tradizione tomistica e scolastica della
quaestio disputata23.
Vi è il riconoscimento della rilevanza del tema dell’essere come
cominciamento, del cominciamento nell’essere.

6. Il senso di un’evoluzione
Con un’osservazione importante: si può riscontrare un’evoluzione
dal primo al secondo Fabro, nel senso di un affinamento di questa
attenzione, che se inizialmente, in La verità dell’essere e l’inizio del
pensiero, era focalizzata sull’essere, finisce, nella Prima riforma della
dialettica hegeliana, per concentrarsi sul problema metodologico del
cominciamento stesso24.

21
Cfr. Fabro, Dall’essere all’esistente, cit., pp. 22, 60.
22
Cfr. C. Fabro, La prima riforma della dialettica hegeliana, cit., pp. 13, 17, 27.
Sulla rilevanza che il problema del cominciamento conserva invece nella riflessione
giuridica contemporanea si sofferma in particolare D. Castellano, Ordine etico e
diritto, Edizioni scientifiche Italiane, Napoli 2011, pp. 14-15.
23
Mi permetto di rimandare in proposito al mio Casi difficili contemporanei e
soluzioni classiche. La via della metodologia tomista, in Atti dell’Istituto Veneto di
Scienze, Lettere ed Arti. Classe di scienze morali, lettere ed arti, tomo CLXVII (2008-
2009), fasc. 3-4,Venezia 2009, pp. 493-516.
24
Si vedano in proposito: J. Villagrasa, Il problema del cominciamento filoso-
fico in “La prima riforma della dialettica hegeliana” di Cornelio Fabro, in «Alpha
Omega», VII, n. 2, 2002, pp. 271-300; M. Negro, Per una critica della dialettica e
156 Elvio Ancona

Se infatti dovessimo provare a identificare il motivo per cui il pen-


siero di Hegel è fondamentale per Fabro, soprattutto per l’ultimo Fa-
bro, dovremmo dire che è quello che più radicalmente pone nella fi-
losofia moderna il problema del cominciamento, problema, peraltro,
cui solo l’intellectus entis tomistico poteva rispondere.
In altri termini: per Fabro Hegel permette di recuperare, dall’in-
terno della filosofia moderna, la necessità della risposta tomistica; ov-
vero, esplicita nel pensiero moderno la domanda che rende piena-
mente intelligibile la tesi tomistica.
Questo ci insegna almeno due cose: innanzitutto, un atteggiamento
che non è semplicemente di rifiuto ideologico e manicheo nei con-
fronti del pensiero della modernità, di cui oltre alle risposte erronee
si sanno cogliere anche fattori di positività, se non altro nei termini
della rilevazione di certe istanze fondamentali.
In secondo luogo, in virtù della posizione hegeliana del problema
del cominciamento in filosofia, il fondamento ontologico, conosciuto
ed espresso da san Tommaso, emerge non semplicemente come dato,
ma come consaputo, e consaputo proprio come fondamento del pen-
siero, quindi come fondamento autenticamente filosofico.

del nichilismo: la filosofia e il problema del cominciamento in Fabro, in «Acta phi-


losophica», II, 18, 2009, pp. 363-380.

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