Karl Marx
Nel 1831 muore Hegel. Strauss conia due nomi per le posizioni dei politici nel parlamento francese
durante la Rivoluzione:
Destra hegeliana Sinistra hegeliana
Sono hegelisti anziani conservatori, che Sono giovani hegelisti rivoluzionari, che vedono
prendono la filosofia di Hegel come esempio la filosofia di Hegel come punto di partenza
assoluto (tra cui anche Marx)
Per i conservatori la religione fa parte dello Secondo i rivoluzionari la religione va superata
spirito assoluto, all’interno dell’antitesi, quindi ed eliminata completamente perché la filosofia
può essere colto. concepisce l’assoluto attraverso il pensiero e il
concetto.
Per quanto riguarda lo stato, i conservatori La sinistra hegeliana la pensava in modo
pensavano che esso rappresentasse la sintesi diverso: volevano andare oltre, perché ok che lo
dello spirito oggettivo e il culmine della stato rappresentava la sintesi dello spirito
razionalità, dove lo spirito assoluto viene colto oggettivo, ma bisognava cambiare il corso degli
attraverso la costituzione. eventi
La vita di Marx
Karl Marx nasce nel 1818, a Treviri, in Germania, da una famiglia ebrea.
Il padre era un avvocato importante, che decide di mandare Karl a studiare diritto, dapprima a
Bonn, poi a Berlino.
A Berlino, dopo aver conosciuto l’hegelismo, lascia giurisprudenza e si iscrive a filosofia. Si
laureerà a Jena.
Nel 1841 si sposa e con sua moglie avrà molti figli (la maggior parte dei quali moriranno in giovane
età)
Nel 1843 si trasferisce a Parigi: lui non voleva diventare professore universitario, ma giornalista. Da
giornalista però inizia a scrivere nei suoi articoli concetti e idee contrarie al regime tedesco
dell’epoca, quindi è costretto a migrare.
A Parigi stringe un’amicizia con Frederick Engels, che sarà un compagno di lotta comunista, un
amico, ma soprattutto sarà colui che manterrà Marx per tutta la vita → Marx, peregrinando per
tutta la vita non avrà mai un vero lavoro e avrà grandi problemi economici.
Andrà a Bruxelles, poi tornerà a Parigi, poi tornerà in Germania, poi di nuovo a Parigi e infine a
Londra
Nel 1848 pubblica il Manifesto del Partito Comunista, scritto a 4 mani con Engels, che diventerà
il modello su cui il governo russo modellerà l’ordinamento del paese negli anni successivi.
Nel 1864 Marx fonda la Prima Internazionale
Nel 1867 pubblica il Primo Libro del Capitale (in cui espone la sua ideologia economica). Gli altri
due libri di questa trilogia verranno pubblicati postumi da Engels, dopo averli fatti su con appunti di
Karl.
Morirà a Londra nel 1883, dopo aver lavorato per un periodo come portiere al British Museum.
Il pensiero
Marx è uno dei filosofi più influenti dell’età moderna.
Può essere considerato il filosofo della prassi perché la sua filosofia è molto pratica e concreta,
potendoci aiutare a cambiare effettivamente le cose (al contrario di quella di Hegel).
“I filosofi si sono limitati ad interpretare il mondo in modo diverso, ora è il momento di
trasformarlo”
Marx non si accontenta più di contemplare la realtà, ma ritiene che vada trasformata attraverso una
rivoluzione.
Essendo Marx un economista e un politico, oltre a un filosofo, il marxismo indaga ciò che riguarda
la società, in particolare la sua società borghese e capitalistica.
Critica a Hegel
La filosofia di Marx parte dalla critica ad Hegel, che può essere considerato un “ispiratore”.
Ispiratore ma nel senso negativo, perché Marx lo critica pesantemente, pur trovandosi d’accordo su
alcuni aspetti.
Marx criticherà pesantemente Hegel, facendo di questa critica uno dei punti centrali della sua
filosofia:
• Se Hegel rovesciava la realtà, ponendo l’idea (spirito) come principio fondamentale,
Marx riteneva che la realtà materiale fosse la base su cui si sviluppano le idee.
L’idealismo hegeliano non spiegava adeguatamente la realtà sociale, economica e materiale
e tendeva ad appianare i conflitti materiali (come quelli tra le classi) in favore di quelli
ideali.
Marx ribalta l’idealismo di Hegel → sostiene che le idee e la coscienza siano il frutto delle
condizioni materiali ed economiche, e non il contrario;
• Hegel si è soffermato troppo sul voler sintetizzare a tutti i costi, anche quando risultava
difficile superare tesi e antitesi per giungere alla sintesi, perché la storia è finalizzata alla
realizzazione della libertà e della razionalità.
Per Marx la sintesi non è sempre possibile: la storia non è fatta di superamento; la
storia non porta alla libertà→ la storia è lotta (di classe) tra gli opposti continua, cioè
un conflitto (sociale) che porta alla trasformazioni materiali della vita umana;
• Lo stato persegue, secondo Hegel, il bene comune, come concretizzazione di un bene
assoluto, mentre secondo Marx lo stato, fatto di uomini, non di astrazione, non persegue il
bene comune, ma quello di una determinata classe sociale (quella al governo in quel
momento);
• Hegel concepiva la dialettica come il processo di sviluppo attraverso la contraddizione e la
sintesi tra opposti. Marx si appropria di questo pensiero, trasformandolo nella dialettica del
mondo materiale: Marx ritiene che la dialettica sia lo strumento adeguato ad esprimere il
divenire storico della realtà (non il movimento autonomo ed originario dello Spirito di Hegel
→ Marx critica Hegel per questo ma gli riconosce il merito di aver parlato per primo della
dialettica);
Dall’altro lato, però, come è evidente, Marx dà molti meriti ad Hegel, come aver capito che la
dialettica è la legge che governa la realtà, l’aver sollevato la questione dell’alienazione, ...
Critiche allo stato/società liberale
• Secondo Marx nella società liberale, basata sul capitalismo, la proprietà privata dei mezzi di
produzione (macchine, fabbriche, terre, risorse) è concentrata nelle mani di una minoranza
di capitalisti: la borghesia, mentre la grande massa di persone è costretta a vendere la
propria forza lavoro per vivere: il proletariato.
• Quando io dico che i cittadini sono uguali di fronte alla legge, non è propriamente vero →
presuppongo che nella realtà siamo diversi (se tolgo la legge c’è una differenza tra
uomini);
• Secondo il filosofo, il lavoro che producono gli operai ha un valore molto maggiore del
salario che questi ricevono. Questo scarto Marx lo chiama plusvalore, che rappresenta la
fonte di profitto dei capitalisti. Il risultato è quindi che il capitalismo risulta basato sullo
sfruttamento;
• Lo stato si basa sul diritto della proprietà privata e della libertà → è la proiezione di una
società a-sociale (gli individui singoli non formerebbero una vera e propria società).
Qui presenta per la prima volta il suo modello di stato: l’ideale della democrazia
sostanziale (comunismo) → È necessario che ci sia una completa compenetrazione tra
individuo e comunità (che deve essere solidale). A tal fine propone di eliminare le
disuguaglianze sociali, derivanti dalla proprietà privata, quindi va abolita la proprietà
privata.
• Marx rifiuta il principio di rappresentanza (perché presuppone la scissione individuo-stato)
Tesi su Feuerbach
1. Marx, riprendendo l’idea dell’alienazione religiosa di Feuerbach, pensa che gli uomini
alienino il proprio essere proiettandolo in un Dio immaginario solo quando le condizioni
della loro vita non gli permettono di sviluppare e realizzare la loro umanità.
(religione definita come oppio dei popoli → anestetico per l’uomo, che essendo alienato da
se stesso cerca conforto in qualcosa che è più alto di sé).
Per evitare ciò non basta la denuncia, ma bisogna modificare/eliminare i fattori che
impediscono agli uomini di realizzarsi nella società.
2. L’essere dell’uomo non è dato una volta per tutte, ma è costantemente condizionato dal
rapporto con gli altri uomini e con la natura, che gli fornisce i mezzi di sussistenza →
attraverso il lavoro, come rapporto attivo con la natura, l’uomo crea se stesso.
L’uomo di differenzia dall’animale perché l’uomo, a differenza dell’animale, produce anche
se libero dal bisogno fisico e produce veramente solo nella libertà da tale bisogno”
Tuttavia, Marx trova degli errori nel pensiero di Feuerbach:
-egli non arriva a uomini realmente esistenti e operanti, ma si ferma all’ “uomo” astratto;
-egli non coglie la reale condizione materiale ed economica dell’uomo;
Queste due motivazioni impedivano a Feuerbach di abbandonare la pura teoria e calarsi nella
pratica.
L’alienazione
Secondo Hegel→l’alienazione è un processo positivo che permette all’uomo di uscire da sé e
manifestarsi nella natura, per tornare in sé arricchito.
Secondo Feuerbach→ l’alienazione è il porre la propria essenza in Dio perché non si riesce a
realizzare nella realtà.
Secondo Marx→ l’uomo si determina e realizza tramite il lavoro creativo. Da qui l’alienazione è
uno stato di scissione, dipendenza ed autoestraneazione dell’operaio rispetto:
-al prodotto del proprio lavoro (non gli appartiene)
-alla propria attività (strumento del capitalismo)
-alla propria essenza (che si può realizzare solo nel lavoro libero/creativo)
-al prossimo (per il rapporto conflittuale con il capitalista)
La causa dell’alienazione è la proprietà privata dei mezzi di produzione, con cui il capitalista
può espropriare il proletario del suo lavoro e della sua umanità. Essa trasforma l’uomo da fine in
mezzo (mezzo per produrre e soddisfare il capitalista).
L’unica via d’uscita è l’abolizione di tale proprietà privata attraverso la rivoluzione e la
sostituzione del capitalismo con il comunismo.
Concezione materialistica della storia
Marx ha una concezione materialistica della storia: l’uomo di Marx è l’uomo concreto, l’uomo che
lavora per soddisfare i suoi bisogni (l’uomo diventa tale solo attraverso il lavoro) e lotta per la
propria sopravvivenza.
Marx fa quindi un’analisi scientifica della società e dell’uomo, dimenticando ogni aspetto
ideologico (parola molto negativa per Marx, perché rappresentazione falsa e deformata della realtà,
derivante dagli interessi di classe).
Secondo Marx la storia non è un processo spirituale, ma materiale, ed è fondata sulla dialettica
bisogno-soddisfacimento, attraverso il lavoro (storia fondata sul lavoro). Una concezione
materialistica della storia permette di individuare il protagonista delle vicende umane nelle classi
sociali.
Inoltre, secondo Marx, se la cultura si limita a descrivere la realtà e a trascriverne i modi e le forme,
finisce per porsi al servizio delle classi dominanti (→la cultura diventa ideologia, occultando le
contraddizioni sociali, invee di descriverle e sottoporle a critica).
Solo mettendo in relazione le leggi e i valori che governano la società (che sono quelli che
l’ideologia presenta come “universali”) con le basi materiali e gli interessi di classe su cui si
fondano tali leggi, è possibile uscire dall’ideologia e fornire un quadro storico e sociale completo.
L’economia alla base della realtà
La storia è basata sulla società, ma la società è fatta di uomini, lavoratori, quindi, secondo Marx, la
storia ha una struttura economica.
Nel pensiero marxista tutto dipende dalla struttura economica: non sono le idee a determinare la
realtà materiale, ma è l’economia a determinare le idee.
Tutti gli altri aspetti della vita e della società fanno parte della sovrastruttura (rapporti giuridici,
stato, etica, religione, filosofia) (tutto ciò che Hegel pensava fosse la realizzazione dello spirito
assoluto), che si basa sulla struttura (economia)
l’economia, cioè la struttura, è come se fossero delle fondamenta su cui si costruisce tutto il resto
del palazzo della società, che è detto sovrastruttura.
Questa struttura economica, che è la base da cui derivano tutti gli altri aspetti, è formata dalle
forze di produzione…
• forza lavoro
• mezzi di produzione
• conoscenze tecniche e scientifiche
… e dai rapporti di produzione: i rapporti personali tra chi possiede i mezzi di produzione e chi
non li ha.
• Delle forze di produzione di tipo agricolo • Delle forze di produzione di tipo industriale
implicano rapporti di produzione di tipo implicano rapporti di produzione di tipo
feudale capitalistico
I rapporti di produzione si mantengono vivi finché sono favorevoli alle forze di produzione, per poi
rompersi quando diventano un ostacolo.
A quel punto si innesca una rivoluzione tra la classe che prima rappresentava i vecchi rapporti di
produzione e quella che rappresenta le nuove forze produttive.
Di solito vince la classe che riesce ad imporre il suo modo di produzione e la sua idea del mondo →
secondo Marx la classe che ha la forza materiale maggiore, ha anche la forza spirituale dominante:
da qui le idee della classe dominante sono anche le idee dominanti
Il comunismo
Marx individua 4 fasi nella formazione economica della società:
1. società primitiva → di stampo comunistico
2. società asiatica → fondata su forme comunitarie di proprietà
3. società antica → fondata su forme schiavistiche
4. società feudale
5. società borghese
Marx ritiene che la quinta epoca sarà la società socialista/comunista.
“Il comunismo per noi non è uno stato di cose che va instaurato o un ideale a cui la realtà dovrà
conformarsi, ma è lo sbocco inevitabile della dialettica storica. È il movimento reale che abolirà lo
stato di cose presenti”
Infatti la storia si presenta come un processo dialettico, dominato dalla forza della contraddizione, a
cui si mette a capo un risultato finale.
Tra la dialettica storica di Hegel e quella di Marx c’è però una grande differenza:
• il soggetto della dialettica non è più lo spirito ma l’economia
• la dialetticità del processo storico è empiricamente e scientificamente osservabile attraverso
i fatti
• le opposizioni che muovono la storia non sono astratte, ma concrete e tangibili
Il Manifesto del Partito Comunista
Nel Manifesto del Partito Comunista Marx espone il suo ideale di stato, basato sul modello
comunista.
L’opera verte su 3 punti fondamentali:
• analisi storica del ruolo della borghesia → La borghesia, a differenza delle altre classi
sociali, non può esistere senza che ci sia una costante rivoluzione dei mezzi di produzione e
dei rapporti sociali.
Tuttavia questo continuo cambiamento comporta un conflitto tra le vecchie e le nuove forze
produttive, che causa costanti crisi che mettono in forse l’esistenza del capitalismo stesso.
Per questo i proletari non possono fare altro che attuare una lotta di classe volta al
superamento del capitalismo.
• il concetto di storia come lotta di classe → Marx riconosce nella lotta di classe il soggetto
autentico della storia. Infatti, come abbiamo visto prima, la dialettica storica di Marx
corrisponde allo scontro tra le vecchie e le nuove forze e rapporti di produzione, che
corrisponde, a sua volta, alla vera e propria lotta di classe.
• la critica dei socialismi non scientifici → Marx individua alcuni “falsi socialismi”, che si
limitano a delineare delle società ideali senza effettuare uno studio accurato e scientifico
come il socialismo marxista. Inoltre un criterio fondamentale per questa valutazione è
l’individuazione del proletariato come forza rivoluzionaria.
La rivoluzione e la dittatura del proletariato
La situazione finale del capitalismo, prevede Marx, sarà la seguente: da una parte ci sarà una
minoranza industriale con un potere ed una ricchezza immensi, dall’altra una maggioranza
proletaria sfruttata.
Questa, che è la più grande tra le contraddizioni del capitalismo, porrà la base per la rivoluzione del
proletariato, che attuerà il passaggio da capitalismo a comunismo.
L’obiettivo di tale rivoluzione, pacifica o violenta che sia, sarebbe stato abbattere lo stato
borghese e tutte le sue istituzioni (come abbiamo visto prima, lo stato, secondo Marx, fa gli
interessi non del popolo ma della classe governante).
La transizione tra i due modelli sociali prevede però un periodo di transizione in cui, afferma Marx,
la forma di governo non può essere altro che una dittatura rivoluzionaria del proletariato. Questa
si propone come esatto opposto delle dinamiche capitalistiche del dispotismo borghese. Inoltre, per
la prima volta nella storia si parla di una dittatura di una maggioranza (i proletari) su una
minoranza.
Le fasi della futura società comunista
È importante ricordare che Marx fa una distinzione tra due tipi di comunismo, che costituiranno le
fasi di esso, dopo la sua instaurazione. Essi sono:
• comunismo rozzo → la proprietà privata viene abolita solo per essere trasformata in
proprietà di tutti, tramite la nazionalizzazione della stessa. Tutti diventano operai che
ricevono un pagamento equivalente alla quantità di lavoro prestato (non tiene però conto
delle esigenze delle diverse persone)
• comunismo autentico → comporta un’effettiva soppressione delle proprietà e il
superamento dell’uomo ossessionato dall’avere da parte dell’uomo nuovo, che esercita in
modo creativo l’insieme delle sue potenzialità. I salari tengono conto dei bisogni e delle
capacità degli individui.
La seconda fase risulta essere il perfetto comunismo, senza divisione del lavoro, senza proprietà
privata, senza classi, senza sfruttamento, senza miseria, senza divisioni tra gli uomini e senza
stato