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Shakespeare

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del re, che diviene il martire di un’aristocrazia ottusa e guerrafondaia.

[Infatti il re viene chiuso in una fogna e


tormentato fisicamente e mentalmente per poi essere impalato dai sicari dell’usurpatore.] Questo amore
sembra confermare la possibile omosessualità di Marlowe affermata da Richard Beines. Ma il fatto che l’opera
non venne censurata (al contrario del dottor Faustus) dimostra che l’omosessualità non era una ritenuta un
peccato capitale e benché fosse condannata per motivi religiosi, raramente veniva perseguita.
L’amore che unisce Gaveston ed Edoardo ha le caratteristiche dell’amore greco che troviamo in un altro suo
poema​ Hero and Leander​. Tale storia fu trovata da Marlowe nelle Heroides di Ovidio e la sua eredità è ben
evidente. Ero è la sensuale e casta sacerdotessa del tempio di Venere che suscita un amore fatale capace di
uccidere, solo Leandro riesce a congiungersi con lei dopo aver attraversato a nuoto le pericolose acque del
mare Ellesponto, d’altro canto la bellezza di Leandro è così assoluta da comprendere quella femminile tanto da
confondere Nettuno: qui si mescolano comicità e sensualità. La storia di Marlowe si conclude con il felice
amplesso dei due amanti, anche se il mito racconta la morte tragica di Leandro nel mare.

Shakespeare
William Shakespeare nacque il ​23 aprile ​a ​Stratford ​nel ​1564​, stesso anno in cui nacque Marlowe. La vita di
Shakespeare appare tranquilla. Sappiamo che suo padre, John, era un commerciante che si occupava di pelli,
ma aveva anche un’attiva vita politica tant’è che fu eletto sindaco di Stratford; tuttavia, nella parte finale della
sua vita, iniziò ad avere problemi economici che lo portarono a ritirarsi dal commercio e un po’ dall’attivismo
politico. La madre, Mary Arden, era figlia di un ricco agricoltore e si sposò con John nel 1556 portando in dote
delle terre. Shakespeare fu il terzo di 8 figli, studiò a Stratford alla King’s New School, una scuola gratuita dove
imparò poco latino e ancor meno greco. Si sposò nel 1582 con ​Anne Hathaway​, di 8 anni più grande di lui
(lui aveva 18 anni e lei 26) e sembra che il matrimonio fosse avvenuto perché Anne era incinta. Dopo poco
nacque la figlia Susanna e in seguito i due gemelli Hamnet e Judith. (Hamnet morì giovane e forse proprio in
suo ricordo Shakespeare replicò questo nome all’interno di Hamlet).​ Negli anni ‘80 le compagnie teatrali
giravano ancora molto l’inghilterra,​ organizzando delle piccole tournée senza teatro stabile e nel ​1585
passò una compagnia di attori a Stratford da cui lui fu ingaggiato​. Secondo alcune ricostruzioni
storiche, è possibile che Shakespeare fosse caduto in difficoltà di tipo legale in particolare per avere fatto caccia
di frodo, cioè aver cacciato animali in una terra appartenente ad un aristocratico della zona e quindi colse
l’occasione per fuggire da Stratford​. Così, lasciò la sua cittadina natale per recarsi a far fortuna a
Londra, dove arrivò alla fine degli anni ‘80 lavorando sia come drammaturgo che come attore.
La prima testimonianza che lo riguarda attesta il suo immediato successo, ed è data da un pamphlet di Robert
Greene che lo descrive come “un corvo parvenu, abbellito dalle nostre piume (ovvero dalla tradizione che loro
hanno fatto nascere) e chiamandolo shake scene = sbatti scena. L’invidia di Greene era suscitata dalla
popolarità di Shakespeare che Greene, uscito dall’università di Cambridge e autore di drammi teatrali non
aveva e non raggiunse mai. Invece, quella di Shakespeare crebbe fino ad oscurare, come aveva temuto Greene, i
più colti ingegni universitari (gli university wits). Dal 1594 Shakespeare cominciò a scrivere stabilmente per la
compagnia dei ​Lord Chamberlain’s Men ​che cambiò nome dal 1603 in King’s Men. Per queste compagnie,

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Shakespeare scrisse almeno 2 drammi all’anno, e riuscì a raccogliere un capitale sufficiente per costruire nel
1599 il Globe, il suo teatro, a sud del Tamigi. Inoltre acquistò una casa a Stratford dove finì i suoi giorni il 23
aprile del 1616, a 52 anni.
Nel 1593/94 Londra fu fortemente attaccata dalla peste, quindi furono chiusi i luoghi pubblici e quindi i teatri
per circa un anno e mezzo. In questi anni, Shakespeare si dedicò anche alla lirica, due poemetti che ebbero
grandissimo successo furono: “​Venere e Adone ​(1593)” e “​Il ratto di Lucrezia​” (1595), entrambi dedicati
ad un giovane aristocratico di nota ricchezza e fama, il conte di Southampton; il tono delle dediche è molto
personale tanto che fu ipotizzato un rapporto di amore con questo duca.
Nel 1603 alla morte di Elisabetta, salì al trono re Giacomo I; i Lord Chamberlain’s Men diventarono,
soprattutto grazie all’attivismo di Shakespeare, la sua compagnia favorita e cambiarono il nome in King's Men,
gli uomini del re. Diventando la compagnia più famosa ed importante d’Inghilterra. Shakespeare era quindi
attore, autore e amministratore dei king’s men. Nel ​1608 ​la compagnia comprò il ​Blackfriars​, che era un
teatro privato gestito da una compagnia di studenti di alcune scuole per aristocratici, che facevano concorrenza
alle compagnie di attori professionisti al punto di dividersi le sale. L’acquisto rappresentò quindi la sconfitta
delle compagnie dei ragazzi, una vittoria su tutti i fronti.
Così, il Globe veniva utilizzato nelle giornate di primavera ed estate, mentre il Blackfriars per gli spettacoli
della stagione invernale poiché era al chiuso.
Dopo questo periodo di grande successo e fama, nel 1611 Shakespeare sembra ritirarsi, non sappiamo le
motivazioni, ma tornò a Stratford con grandi guadagni. Secondo alcuni storici, egli avrebbe mantenuto salda la
sua fede cattolica, e la sua posizione di non conformismo rispetto alla chiesa anglicana gli avrebbe provocato
una serie di problemi legati alla corte e al potere che lo indussero, forse, ad autoesiliarsi e rinunciare alla sua
carriera teatrale. Nessuno dei drammi di Shakespeare arrivati fino a noi esiste in manoscritto, poiché i
drammaturghi elisabettiani scrivevano per la rappresentazione. Tuttavia, il testo canonico a cui si fa
generalmente riferimento è il famoso ​First Folio ​pubblicato da ​John Heminges ​e ​Henry Condell​, due
attori della compagnia di Shakespeare, nel ​1623​. Questo elegante libro (gli in-folio erano costituiti da grandi
fogli piegati una volta che formavano due pagine e quattro facciate) che era dedicato ai conti di Pembroke e di
Montgomery e indirizzato ai lettori, contiene tutti i drammi di Shakespeare a eccezione di due opere ​I due
nobili cugini​ ​e Pericle.​ Dei 36 drammi pubblicati nell’in folio, 18 erano già apparsi durante la vita di
Shakespeare in edizioni in quarto, più economici rispetto agli in folio, i cui fogli erano piegati due volte e
formavano 4 pagine con 8 facciate. La datazione è incerta perché il first folio non attribuisce nessuna data né
ordine cronologico che però i filologi hanno provato a ricostruire. Il first folio divideva le opere in 3 filoni:
commedie, drammi storici e tragedie.
Nel 1664 (dopo la parentesi puritana)viene pubblicato l’ in folio che aggiunge “​Pericle​” e altri 6 testi apocrifi.
Oggi la critica tende a distinguere in 4 macro-filoni : commedie, tragedie, dramma storico, e romance
(tragicommedie) che hanno dentro di sé un anima tragicomica ma sono forme nuove.
L’ultima opera scritta da Shakespeare è ​La tempesta​ in cui il protagonista è un mago che racconta la sua
vicenda su un isola abitata da spiriti ed esseri mostruosi che lui ha controllato e gestito con l’uso della magia, la
bacchetta magica sarà quella che nell’ultima scena della sua opera spezzerà affermando che la vicenda si è
ricomposta, lui ha ritrovato la sua patria (Milano) dove sarà rimesso in sesto il suo potere, fatto pace coi

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nemici, vendicato di chi fa del male, la figlia si sposa con un bellissimo principe di Napoli. Spezza quindi la
bacchetta magica, spezza la bacchetta del teatro e tutto termina con quest’opera, finisce tutto l’incanto con
quest’opera, con questa Tempesta, Shakespeare, si ritirò a vita privata.

I drammi storici o gli history plays


Il confronto con i popolarissimi drammi di Kyd e Marlowe era inevitabile all’inizio degli anni novanta. ​Titus
Andronicus​, ad esempio, è una tragedia di vendetta ambientata nella Roma del 4 secolo, seguendo la moda
senechiana inaugurata dai suoi contemporanei. Qui Shakespeare fa uso di una retorica gonfia che ricorda il
blank verse di Tamburlaine, mettendo in scena una catena di eventi sanguinosi con lo scopo di creare effetti
spettacolari. Il gusto per il sensazionalismo e la competizione con Marlowe continua anche nei primi drammi
storici,
History plays = ​Shakespeare compone la cosiddetta ​prima tetralogia​, composta dalle tre parti di ​Enrico
VI ​e ​Riccardo III​, e la seconda tetralogia composta da ​King John​, ​Enrico IV​, ​Enrico V​, ​Enrico VIII​ ​ in
cui l'obiettivo era ricostruire la trama dinastica. Shakespeare rielabora liberamente una notevole quantità di
materiale storico derivato dai Chronicles inglesi e mette in scena con creatività e immaginazione i conflitti
nobiliari del Quattrocento che avevano forgiato la storia politica dell'Inghilterra. L'interpretazione di
Shakespeare non è né lineare né celebrativa né provvidenziale. Piuttosto la storia è mostrata come una serie di
eventi efferati e confusi. Nell’​ Enrico VI​ i personaggi si stagliano sulla scena della ​guerra delle​ ​Due Rose​,
tra la casata di York e Lancaster. In contrasto con la debolezza e la tendenza pacifica di Enrico VI, si pone la
figura della moglie Margherita, protagonista delle scene più spietate. Queste lotte civili portano alla creazione
quasi naturale della mostruosità di ​Riccardo III​, uno dei villains più micidiali dei drammi shakespeariani.
Egli si fa strada verso la Corona tracciando solo strade di morte, ritratto che non corrisponde alla realtà storica.
Il vero centro emotivo della tragedia è rappresentare la brutalità del potere. Se Riccardo III mette in scena
l'energia diabolica del potere,​ Riccardo II​ invece da vita ad una meditazione sulla legittimità della
monarchia, che seguirà con la ​seconda tetralogia​ che si compone di ​King John​, ​Enrico IV​, ​Enrico V​,
Enrico VIII.​ Shakespeare torna indietro nel tempo in cerca dell'origine di quella catena di eventi che poi
sfoceranno nella guerra delle Due Rose. Il peccato originale, Shakespeare sembra trovarlo in quell'atto
sacrilego dell'usurpazione del trono e l'uccisione di Riccardo II da parte di Enrico IV. Al centro del dramma c'è
la natura angosciata del re; Shakespeare si concentra non tanto sulle cause della perdita del regno ma
sull'effetto che ciò produce in Riccardo, spogliato dalla sua regalità. A Bolingbroke usurpatore ambizioso ed
energico Shakespeare assegna una parte secondaria nell’history play su Riccardo II, ma a Bolingbroke divenuto
Enrico IV dedica due interi drammi storici.
Le due parti di ​Enrico IV ​(​1596-97) proseguono una riflessione sulla legittimità della corona.
Questa volta si tratta però di indagare nella formazione di un futuro re ed infatti protagonista dei due drammi
non è tanto il re che dà loro il titolo, quanto il principe Hal, futuro Enrico V, il primo re-mito della nazione
inglese. Certo l’azione principale è occupata dalla storia dei potenti, in cui Enrico IV deve fronteggiare una
ribellione scozzese, ma la storia è affiancata e parodiata da quella di Hal e dei suoi amici scapestrati. E’ questo
contrappunto tra basso e alto, epico e comico che ha reso le due parti di Enrico IV famose. Nella scena finale
dell’history play, il principe obbedisce al padre nella richiesta, sul letto di morte, di assumere il comando della

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nazione, quindi Hal decide di abbandonare i suoi amici e lo spirito antiautoritario che essi rappresentano,
assicurando così la continuità dinastica e l’ordine della monarchia.
Henry V ​(Enrico V,1599) conclude trionfalmente il ciclo dedicato alla formazione del principe: il re-eroe della
nazione è infine maturato liberandosi della parti più basse di sé e del corpo sociale. Terminate le contese e le
ribellioni interne, l’Inghilterra unita dalla figura ora carismatica di Enrico “the star of England”, si accinge a
consacrare il suo trionfo nazionale in terra straniera con la famosa battaglia di Agincourt (1415) da cui
l’Inghilterra uscì miracolosamente vittoriosa contro la Francia. Importante è il coro inserito nell’introduzione
di ogni atto, cui spetta il compito di indicare l’intenzione epica del dramma e di esortare gli spettatori a sfidare
le leggi le tempo e dello spazio e a usare la forza dell'immaginazione. L’Inghilterra si presenta nel dramma
come nazione unita ed eroica. Ma gli interessi del re sono fatti coincidere con quelli del suo popolo fino a un
certo punto. Il dilemma sulla giustezza delle guerra emerge costantemente nel dramma ma nonostante dubbi e
perplessità Enrico riesce a trascinare il suo esercito con l’ardore delle sue parole alla vittoria finale con una
perdita minima di vite inglesi. Un miracolo che non fa che confermare il destino eletto della nazione.
Nell'ultimo atto la conquista guerresca si trasforma in conquista amorosa. Il corteggiamento di Caterina, figlia
del re di Francia, si inserisce nel quadro di un’alleanza anglofrancese.

Le commedie di Shakespeare
Se al centro dei drammi storici ci sono il re e il suolo inglese, le ​protagoniste ​assolute ​delle commedie ​sono le
donne ​le cui storie si svolgono in Sicilia, a Venezia, a Verona, a Vienna e a Padova. Nelle prime commedie
sono evidenti gli esperimenti linguistici. ​The Two Gentlemen of Verona​ è forse primo lavoro di
Shakespeare, scritto alla fine degli anni Ottanta o nei primissimi anni Novanta. La storia racconta dei due
amici Proteus e Valentine innamorati di Silvia. E poi abbiamo il personaggio di Julia che insegue Proteus
travestita da ragazzo. Messi a confronto, Valentine e Proteus sembrano rappresentare rispettivamente, come
preannunciano già i nomi, la virtù della costanza e il vizio della volubilità, oppure romanticismo e
antiromanticismo. Già da questa prima commedia Shakespeare sembra mettere in chiaro che virtù e vizio
sono facilmente ribaltabili e che spesso tocca proprio al vizio rivelare la futilità della virtù. Così il confronto
tra l’idealizzata Silvia e la più terrena Julia mette maggiormente in evidenza Julia che è un’ audace e generosa
eroina che vive l’amore non corrisposto.
poi abbiamo​ The Comedy of ErrorsT ​(La Commedia degli Errori,1594) che è basata sui ​Menecmi ​di Plauto
e narra la storia di due gemelli separati e ritrovati, e sfrutta tutti gli ingredienti della commedia classica
ovvero: lo scambio di persona favorito dalla somiglianza fisica dei gemelli (qui raddoppiato con l’aggiunta di
due servi anche loro gemelli), la moglie bisbetica, la cortigiana sensuale e costosa, gli equivoci, una disastrosa
confusione e il ritrovamento finale.
La Bisbetica Domata ​(1594) è la storia del tentativo riuscito di Petruchio di domare Katherine
trasformandola da intollerabile bisbetica in dolce e sottomessa sposa. Certo la storia è lungi da rendere
omaggio alla dignità femminile, ma l’opposizione tra donne obbedienti e caste e donne ribelli e indipendenti è
trattata in modo problematico e inusuale da Shakespeare, soprattutto per la simpatia e l’ammirazione che la
pronta intelligenza e creatività linguistica di Katherine, non ancora domata, suscitano nello spettatore. In

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queste commedie Shakespeare è ancora fortemente debitore delle sue fonti, a partire dai temi, dal rispetto
delle unità classiche, dal garbo stilistico, dalla simmetria della trama;
Nella seconda metà degli anni Novanta le commedie cominciano a guadagnare in spessore e in
qualità.
in ​A Midsummer Night’s Dream​ (Sogno di una notte d’estate,1595), per esempio, l’uso delle fonti
letterarie e folkloristiche è talmente originale che esse fanno posto alla liricità della commedia. Ambientata in
un'immaginaria Atene, la celebrazione delle nozze del duca Teseo e di Ippolita viene interrotta dalle
turbolenze amorose di quattro nobili ateniesi. Poiché il nodo affettivo tra i quattro giovani non riesce a
sciogliersi essi si trasferiscono in un bosco incantato dove regnano Oberon e Titania, re delle ombre e regina
delle fate. Il bosco, con la sua luce lunare e i suoi abitanti creativi e fantasiosi, si oppone simmetricamente
alla razionale e solare Atene e cambia, con un colpo di magia, il gioco amoroso: chi era inseguito ora insegue e
viceversa. Il succo di una violetta passata sugli occhi dei ragazzi come un filtro d’amore, produce
innamoramenti ciechi e imprevedibili. Al suo risveglio Lysander non amerà più Hermia ma Helena e così farà
Demetrius. L’inversione provoca confusione e smarrimento oltre che il confronto litigioso fra i quattro ​come
a dire che l’amore è instabile e visionario come il sogno ​e come il sogno può tanto produrre
l’avverarsi di un desiderio quanto scatenare l’emergere di passioni inconfessate e inquietanti. L’incredibile
imbroglio si placa e tutto ritornerà in ordine ma ritornati ad Atene l’esperienza vissuta nel bosco è posta dagli
stessi protagonisti al vaglio della ragione, si chiedono se sia vero o falso quello che è accaduto nella selva. Il
sogno del bosco ha un effetto terapeutico: avendo creato disordine alla fine ha anche creato ordine. Alla fine
vi è una danza e la canzone intonata da Oberon e Titania dona la pace e l’armonia.
Romeo e Giulietta ​(1594-95) a causa del suo finale tragico, è catalogata sotto la rubrica tragedies nel ​First
Folio​, anche se non è una vera e propria tragedia dato il suo argomento amoroso. Ma sembra che Shakespeare
non vedesse un altro esito possibile dietro a questo amore corrisposto e assoluto. Il primo scandalo della
storia è generato dall’amore corrisposto di Giulietta per Romeo, che risponde subito di sì, diversamente da
Rosaline, che rappresenta l’amore non corrisposto. Il secondo scandalo della storia è la richiesta
dell’abbandono del nome da parte di Giulietta. Ad un amore così ostacolato fanno da controcanto la comicità
di alcuni personaggi, come della nutrice, di Capuleti padre e di Mercuzio. La nutrice e Capuleti padre hanno
una funzione rasserenante di allentare la tensione, mentre Mercuzio possiede una lingua tagliente, e con il
suo un linguaggio provocatorio e dissacrante e con la sua morte casuale avvenuta nel mezzo di un insensato
litigio tra le due opposte famiglie, egli sembrerebbe evocare la figura di Marlowe.
A ​Il mercante di Venezia​ viene generalmente accostato​ The Jew of Malta​ di Christopher Marlowe e ciò è
dovuto alla presenza di due indimenticabili figure di Ebrei, il Barbas marlowiano e Shylock. Il dramma è
strutturato sulla base di due vicende che proseguono parallele fino a incontrarsi negli ultimi atti. Al centro
dell’opera c’è uno scellerato contratto che obbliga il mercante Antonio a pagare con una libbra della sua carne
il denaro ricevuto in prestito dall’usuraio Shylock in caso di mancata restituzione del debito. Nella seconda
trama, Bassanio corteggia e riesce a conquistare Porzia. Mentre Marlowe è preoccupato per il rapporto tra
capitalismo e politica estera, Shakespeare si sposta sul rapporto tra capitalismo e legge. In entrambi i
drammi sono due ebrei a rappresentare l’energia diabolica e la miseria morale del nuovo sistema economico
che si stava affermando nella Londra mercantile. Ovviamente Venezia è utilizzata per rappresentare

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metaforicamente Londra. Alla fine, Porzia giunta a Venezia travestita da avvocato si mostra d’accordo con la
richiesta di Shylock, ma ricorda all’usuraio che versare il sangue di un veneziano comporta la pena di morte:
Shylock quindi può procedere a tagliare una libbra di carne dal corpo di Antonio, ma ovviamente non deve far
sgorgare nemmeno una goccia di sangue. Ovviamente si tratta di un escamotage legale per ribaltare la
situazione in favore di Antonio. La legge trionferà e Shylock viene punito ed escluso.
Anche ​Much Ado About Nothing​ (Molto rumore per nulla,1598-99) ruota intorno ai concetti di vero e
falso, ma qui è la calunnia al centro dell’intreccio. A essere calunniata è l’innocente Hero figlia di Leonato, che
ospita nella sua casa di Messina il principe d’Aragona, Don Pedro, e Don John suo subdolo e astioso
fratellastro. Quest’ultimo fa in modo che il conte Claudio, promesso sposo di Hero, creda che l’amata lo
tradisca il giorno prima delle sue nozze, inducendolo a ripudiarla. Dopo una lunga serie di equivoci e
malintesi, l’inganno verrà svelato e Hero e Claudio convoleranno a giuste nozze.
As You Like It ​(Come vi piace,1599) racconta la storia d’amore tra Rosalind, uno dei personaggi femminili
più brillanti delle commedie di Shakespeare, che è la giovane nipote del duca Frederick, usurpatore del
ducato di suo fratello maggiore, e Orlando, il figlio più giovane del nemico del duca, maltrattato crudelmente
dal fratello maggiore Oliver. Gran parte dell’azione di svolge nella foresta di Arden dove Orlando e Rosalind
travestita da ragazzo dal nome di Ganimede si rifugiano, l’uno all'insaputa dell’altra, per sfuggire alla
persecuzione della politica della corte. La foresta acquista allora tutte le caratteristiche del microcosmo
pastorale ed è nel contempo allegoria della corte e anticorte. Shakespeare smonta dall’interno i temi e le
convenzioni del genere pastorale e lo fa attraverso la figura dei due fools a cui è concesso di parlare
liberamente. La vera protagonista dell’anti-romanticismo pastorale è Rosalind, che vestita da uomo tenta di
consolare Orlando, malato d’amore per Rosalind.
Altra donna di rilievo è Viola protagonista di ​The Twelfth Night, or What You Will​ (La dodicesima
notte o quello che volete, 1601) che riesce ad ottenere il suo amato duca Orsino accettando docilmente di
indossare gli abiti di un paggio. La storia racconta di Viola e Sebastian, due fratelli gemelli separati da un
naufragio e approdati in una Illiria di fantasia ma l’attenzione è concentrata su Viola, vittima del suo stesso
travestimento. Di lei nelle vesti maschili di Cesario, si innamora la contessa Olivia, della quale invece è
innamorato il duca Orsino a sua volta amato da Viola. Si tratta di un consueto intreccio comico nel quale
nessuno ama la persona giusta. Viola, a differenza di Rosalind e Porzia, non domina la sua finzione: il
travestimento diviene per Viola un indesiderato impedimento alla seduzione del duca. Il gioco di
Shakespeare sull’ambiguità dell’identità sessuale e sulla mobilità del desiderio che ne deriva non si esaurisce
entro lo spazio del teatro, perché anche i personaggi femminili erano sempre interpretati da personaggi
maschili, e l’ambiguità del desiderio che sollecitavano continuava al di fuori del teatro. In quest'opera
Shakespeare fa un omaggio a Marlowe citando il suo poema ​Hero and Leander.
Nel Folio del 1623​ ​Measure for Measure​ (Misura per Misura, 1604) è catalogata insieme alle commedie, ma
l’atmosfera fosca e chiusa della vicenda le ha guadagnato il titolo di dark comedy (commedia cupa) o di
problem play (dramma problematico). I​n​ Measure for Measure ​si fronteggiano sulla scena le ragioni di
un'austera legalità e quella di un'austera castità, rappresentate rispettivamente da Angelo, supplente del
duca di Vienna Vincenzio, e la novizia Isabella, sorella di Claudio. Quest'ultimo viene condannato a morte da
Angelo per aver messo incinta prima del matrimonio la sua promessa sposa Juliet. L'inflessibilità della legge

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sembra però incrinarsi della stessa forza che ha generato il peccato di Claudio. Di fronte alla richiesta di
grazia da parte della castissima Isabella, il frigido Angelo viene sedotto dalla sua santità e chiede la sua
verginità in cambio di Claudio. Mutato da una rigida repressione, esso non può esprimersi se non in una
forma perversa del ricatto. Perversa è anche Isabella, il cui disgusto per il sesso, si manifesta con un
linguaggio di profonda sensualità. Isabella valuterà la sua castità più della vita del fratello, facendosi complice
di questa condanna. Lo scontro mette a nudo il desiderio persecutorio di Angelo e l'esaltazione al martirio di
Isabella, bloccate dalla meccanicità di un desiderio che non riesce a palesarsi se non in forma negata. A
sciogliere questa situazione è il duca, rimasto lucido e nascosto a guardare dall'esterno le vicende di Vienna →
il duca manovra i personaggi della vicenda in tutta la seconda parte del dramma come se si trattasse di una
rappresentazione teatrale e alla fine dà punizioni e ricompense.

Le tragedie e il regicidio
[il bertinetti le divide in 2 in quanto abbiamo le tragedie che parlano del regicidio che sono: Giulio Cesare,
Macbeth, Amleto; Abbiamo poi le tragedie che parlano del pathos e sono = King Lear, Otello, Antonio e
Cleopatra, Coriolano]

Il potere assoluto del sovrano è l’argomento tragico nei drammi dei primi anni del Seicento. ​Tema
prediletto delle tragedie di Shakespeare è il regicidio. ​Se Riccardo II, dramma storico che più si
avvicina alla tragedia, scava nella coscienza del re deposto e ucciso, Julius Caesar (Giulio Cesare, 1599) e
Macbeth (1606) ​esplorano invece la coscienza del regicida.​ In ​Julius Caesar​, Shakespeare si rivolge
a una diversa fonte storica, non più le cronache inglesi ma le Vite Parallele di Plutarco. La storia di Cesare,
ucciso al culmine del suo potere, rendeva possibile affrontare la dibattutissima questione della tirannia e della
legittimità del regicidio: un re è tiranno, dicevano i trattatisti dell’epoca, quando segue il suo capriccio e non
la ragione, quando non agisce per il bene del popolo. Nel dramma di Shakespeare la domanda sulla
legittimità dell’assassinio di Cesare, divenuto troppo ambizioso, viene discussa dai congiurati altrettanto
ambiziosi sia dietro le quinte che davanti al popolo. Ma il vero personaggio tragico è Bruto, il congiurato
costretto dalla falsa convinzione di agire per il bene di Roma ad unirsi all’assassinio del suo amato Cesare. Ed
è proprio dentro la sua coscienza che la domanda sulla natura del potere di Cesare, che percorre tutto il testo
(ovvero se Cesare è un tiranno o meno), assume dimensioni tragicamente insostenibili. Il peso della colpa,
confermata dalla scoperta dell’ambizione dei congiurati e dal disordine civile, non gli lascerà altra via d’uscita
che il suicidio.
Macbeth​ ​scritto nei primi anni del regno di Giacomo I,​ ​narra la storia di un re scozzese del Medioevo che
uccide nel sonno il virtuoso Re Duncan allo scopo di prenderne il posto. Ma Macbeth non è il maligno
Riccardo III e l’omicidio diventa una tempesta emotiva nella sua coscienza. Interno ed esterno diventano un
luogo unico ed omogeneo abitato da una serie di visioni (le streghe) e fantasmi (il fantasma di Banquo, uno
scomodo testimone eliminato da Macbeth) di cui è popolata anche la coscienza di Macbeth.
L’insonnia diventa l’incubo che perseguita le notti e i giorni di Macbeth. “Sleep no more”(Non dormire più) è
la voce che risuona la colpa del crimine e che spinge la complice Lady Macbeth al suicidio. Il dramma è
oppresso da una minacciosa oscurità invocata per coprire l’orrore della coscienza assassina. Il regicidio mette

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in moto una catena di delitti che aumentano la paura persecutoria di Macbeth, allora il suo mondo diventa
un’enorme allucinazione. A riportare l’ordine è il figlio di Duncan, venuto a vendicare il padre assassinato,
mentre il fantasma di Banquo si rivelerà capostipite della dinastia Stuart,la dinastia di Giacomo I da poco
salita al trono.
Circa sei anni prima, Shakespeare aveva affrontato il tema del regicidio dal punto di vista dell’erede al trono
in ​Hamlet ​(Amletot, 1601). Al centro di ​Amleto​, che è una tragedia c’è l’impossibilità del figlio di rimediare
ai torti subiti. La vicenda si svolge in Danimarca. Il principio dell’azione è il regicidio che avviene prima che il
testo abbia inizio. La storia e i dettagli vengono raccontati dalla stessa vittima, il cui fantasma si presenta alla
vista del figlio Amleto. Dal fantasma che chiede vendetta veniamo a sapere che il colpevole è il fratello
Claudio, alle cui nozze con la vedova del re ucciso, Amleto ha appena assistito. Allo scopo di vendicare il
padre, Amleto si finge pazzo mettendo a soqquadro l’intera corte: ripudia l’amata Ofelia, strapazza
violentemente la madre e suscita il sospetto di Claudio, per niente pentito. In seguito all’omicidio involontario
del padre di Ofelia, Amleto viene mandato in esilio in Inghilterra dove riesce a evitare il tentativo di Claudio
di ucciderlo. Lo ritroviamo in Danimarca, dove apprende che Ofelia, impazzita, si è annegata, mentre il
fratello di Ofelia, convinto da Claudio sfida Amleto a un duello “truccato” poiché la punta della sua spada è
tinta di veleno. Il duello finisce per essere una trappola per l’intera corte: tutti muoiono in un’ultima
carneficina. Metafora del dramma è l’orecchio che non è solo l’organo nel quale Claudio ha versato il veleno
che ha ucciso il re suo fratello, ma anche quello attraverso cui si ascolta la verità nascosta nell’interiorità
dell’altro: la danimarca stessa diventa un enorme orecchio in cui ognuno è impegnato a scrutare e spiare.

Tragedie e Pathos.
King Leart ​(Re Lear,1608) ha inizio con Re Lear che decide di abdicare e cedere il regno alle tre figlie. Ma la
virtuosa Cordelia, figlia prediletta, non risponde all’aspettativa del padre di esprimere in parole l’amore che
sente per lui in cambio di un terzo del regno. Infuriato, Lear la bandisce dal suolo inglese, ma la furia del re
crescerà fino a diventare follia quando scoprirà di aver scambiato il vero con il falso. Appena ricevuta l’eredità
dal padre, le due figlie Goneril e Regan si adoperano per bandire il re dalle loro case e per ucciderlo. La finale
riunione di Lear con Cordelia accorsa a difendere il padre dalla furia delle sorelle avviene troppo tardi. Cordelia,
infatti, viene uccisa e Lear muore in una scena straziante sul corpo della figlia finalmente riconosciuta. Ad
originare il male presente è l’ingratitudine filiale. Lear è un padre incredulo di fronte alla progenie che lo divora
e che non comprende che il silenzio di Cordelia rappresenta il suo grande amore verso di lui. Cordelia rifiuta di
piegarsi alla finzione e all’adulazione e in tutto il dramma pronuncia pochissime parole, l’emotività afasica di
Cordelia è infatti contrapposta all’emotività eloquente del padre. Entrambi si contrappongono all’anaffettività
agghiacciante dei malvagi, sono prigionieri delle diaboliche sorelle.
Se King Lear è affollato di personaggi malvagi, il male si addensa nel solo personaggio di Iago in
Otello ​(Otello,1604). La storia ebbe un successo immediato e duraturo. Shakespeare fu coraggioso e originale a
fare di un moro un eroe tragico in un contesto culturale che considerava il nero come il colore del diavolo, della
morte e del peccato. Ma Otello è prima di tutto un valoroso e nobile servitore di Venezia, nemico dei Turchi
infedeli, soldato affascinante e romantico per Desdemona. Il matrimonio, allora, tra la bella, giovane e bianca
Desdemona appare scandaloso e ribelle solo agli occhi della società veneziana. Per Desdemona e Otello esso è il

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frutto naturale di una romantica storia d’amore tra: la civile ed europea Venezia, e la barbara ed esotica cultura
di Otello. Ed è qui che si insinua Iago, che riduce l’amore ad un lascivo accoppiamento carnale, e fa credere ad
Otello la “plausibile” storia d’amore tra Cassio e la incolpevole Desdemona. Da qui le numerose interpretazioni
in chiave razziale o coloniale del dramma secondo cui l’eccezionale intelligenza di Iago, con il male europeo,
perverte l’indifesa cultura di Otello. Quindi Otello, sconvolto e impazzito per la gelosia, uccide Desdemona nel
letto nuziale rendendosi così carnefice della sua amata.
Antonio e Cleopatra​: è la tragedia più travolgente e paradossale di Shakespeare. Nel 40 a.C., Antonio,
Ottaviano e Lepido formano un triumvirato dopo l’assassinio di Cesare. All’origine della tragedia c’è un conflitto
fra due visioni della storia inconciliabili, quella di Cleopatra, volgare e regale. Dall’altra Ottaviano, rigido ed
efficiente rappresentante di un mondo concreto ed utilitario. In mezzo Antonio, descritto come “re dei re” ma
non privo di difetti, legato alla regina da una grande passione. Questo amore non ha nulla di romantico, i
rispettivi attributi femminili e maschili vengono esaltati in termini mitici (antonio rappresentato come Marte,
Cleopatra come Venere) oppure vengono ridotti a capricci e dispetti. La coppia ha bisogno di uno spazio infinito
e sfida Ottaviano nella conquista del mondo. La sconfitta dell’Egitto nella battaglia navale di Azio, il suicidio di
Cleopatra e Antonio, sono fatti storici riscritti da Shakespeare.
in ​Coriolanus (​ Coriolano, 1607-608) la passione che muove la tragedia è l’orgoglio. Eroe titanico e solitario,
Coriolano è il patrizio romano che nel V secolo A.C. sconfigge i Volsci nemici di Roma. La gloria e l’onore
ottenuti con la vittoria non sono tuttavia sufficienti a scagionarlo dall’accusa di tirannia per essersi opposto alla
distribuzione di grano tra i plebei affamati dalla carestia. Bandito dalla patria amata e difesa, si allea con il
nemico per invadere la sua città natale destinandosi consapevolmente alla morte. Coriolano è un concentrato di
arroganza e di energia, il contrario dell’uomo politico ma la sua integrità morale a cui non vuole rinunciare lo
rende un personaggio singolarmente ottuso e grande, folle e pateticamente grandioso.

Padri e figlie: i romances.


Dal 1607 Shakespeare sembra imboccare radicalmente una nuova strada, con i cosiddetti romances (nome sotto
cui si riuniscono gli ultimi drammi) ritornano in un certo senso alle tematiche delle commedie degli anni
Novanta, ma l’interesse si sposta dai figli ai genitori, e in particolare ai padri.
Pericles ​(Pericle,1608), ​The​ ​Winter’s Tale ​(Il racconto d’inverno,1611), ​Cymbeline ​(Cimbelino,1610- 11),
The Tempest ​(La Tempesta, 1611) ​hanno in comune l’impianto fiabesco, un’ambientazione
fantastica, un rapporto turbato tra padri e figli risolto grazie alla magia​. L’esito delle storie è sempre
felice, ma più delle commedie, i romances hanno una decisa sfumatura politica, mentre lo scontro tra le
generazioni che nelle tragedie non risparmia le innovazioni dei figli (es. romeo e giulietta) è il frutto di una più
complessa riflessione sul passaggio della storia. Ciò sembrerebbe dovuto alle condizioni storiche cambiate sotto
il regno di Giacomo I il quale metteva a punto la sua politica di accordi internazionali attraverso i matrimoni dei
figli (Elisabetta che si sposa creando un’alleanza con i paesi protestanti del continente europeo, Carlo che sposa
l’infanta di Spagna Henrietta Maria alleandosi con l’Europa cattolica).
La Tempesta​ è ambientato in un'isola deserta dove il mago Prospero, duca di Milano spodestato dal fratello
Antonio, è approdato dopo un lungo viaggio insieme alla figlia Miranda. L'isola in realtà non è del tutto
spopolata, infatti è abitata dallo spirito Ariel e Calibano, figlio di una strega, personaggio inquietante opposto

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simbolicamente ad Ariel per la sua ottusa materialità. Il titolo fa riferimento alla tempesta che Prospero suscita
con la sua magia bianca procurando il naufragio della nave su cui si trova il Re di Napoli, l’usurpatore, e il figlio
Ferdinando. Dispersi sull'isola essi vengono guidati dalla magia di Prospero e costretti a rivedere le loro
posizioni politiche. Inoltre, Prospero organizza l'incontro felice tra Ferdinando e Miranda, futuri sovrani che
uniranno l'impero di Napoli e di Milano. In questo modo riguadagna il ducato perduto e assicura la continuità
dinastica, quindi Prospero si allontana dall’isola e torna in patria. Spezza quindi la bacchetta magica, spezza la
bacchetta del teatro, con quest’opera Shakespeare si ritirò a vita privata.
La commedia ha una struttura divergente e, poi, convergente, in quanto i percorsi dei vari naufraghi si
ricongiungono alla grotta di Prospero. L’isola di Prospero è un piccolo microcosmo sociale e una metafora
dell’Inghilterra, più precisamente della corte di Giacomo. Ciò che mette in relazione i suoi abitanti non è più una
politica amorosa - come avveniva nella foresta di Arden in As you like it che si riferiva alla corte di Elisabetta -
ma uno strumento più sofisticato. Prospero racconta all’inizio del dramma di aver perso il ducato perché
”distratto da studi segreti” quella magia bianca dei cui poteri dà subito prova suscitando la tempesta. E’ la
magia ​dunque il nuovo strumento del principe e Prospero trasforma la natura dei suoi sudditi creando, con la
sua magia, una rete di sogni che li incanta e li converte ai suoi disegni politici. Il finale è lieto ma non manca di
note stonate e cupe. Simmetricamente opposto allo spirito del luogo rappresentato da Ariel, Calibano è il solo
abitante dell’isola a cui Prospero rinuncia. Calibano reclama i suoi diritti sull’isola e mette a dura prova l’autorità
di Prospero su di lui, unico suddito. L’isola di Prospero, allora ,vista dalla prospettiva di Calibano, è anche
metafora delle nuove terre che l’Inghilterra e l’Europa trovavarono e di cui si impossessarono senza riguardo
per la popolazione locale. Per la figura di Calibano, Shakespeare aveva sicuramente in mente un famoso saggio
di de Montaigne sui cannibali (infatti la parola Calibano ne è un anagramma) nel quale il saggista denunciava la
barbarie della conquista europea del Nuovo mondo. Di qui le innumerevoli interpretazioni di The Tempest
come testo che discute il colonialismo europeo.

La poesia di Shakespeare. I poemetti.


Shakespeare non fu solo un drammaturgo, me scrisse due poemetti come​ ​Venere e Adone​, dedicato al conte di
Southampton, ispirato dal decimo libro delle Metamorfosi di ​Ovidio ​→ mentre in Ovidio Adone ricambia
l'amore di Venere, Shakespeare lo trasforma in un adolescente acerbo che ama andare a caccia e di amore non
ne vuole sapere, Venere cerca di convincere Adone nel farsi amare, ma la risposta celebre di Adone mette in
risalto la contrapposizione tra amore e libidine, love and lust: l'amore conforta come il sole dopo la pioggia, ma
l'effetto della lussuria è come la tempesta dopo il sole. Il poemetto termina come nella leggenda, dove Adone
muore durante una pericolosa caccia al cinghiale, ma mentre in Ovidio Venere trasforma il corpo in anemone,
in Shakespeare il corpo di Adone si dissolve e Venere raccoglie il fiore che nasce al suo posto.
The rape of Lucrece​, (​Lo stupro di Lucrezia)​ viene dedicato allo stesso conte. L'argomento qui affrontato è
​ i ​Ovidio​, ovvero la storia di Roma [nel 509 a.C.] dello stupro
molto più serio del precedente, basato sui ​Fasti d
da parte di Sesto Tarquinio (membro di una famiglia nobile di Roma) di Lucrezia, donna sposata, e del suo
conseguente suicidio. La storia vuole definire la psicologia sia della vittima che del colpevole. Infatti Tarquinio è
definito nel suo turbamento sessuale, in cui sia paura che colpa entrano in gioco nel violare Lucrezia; con

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l’attuazione del crimine, la parola passa a Lucrezia costretta, da casta, a concedersi alla prepotenza della
lussuria.

I sonetti di Shakespeare
Nei ​Sonnets ​(Sonetti) la poesia di Shakespeare raggiunge il suo più alto compimento. Pubblicati nel 1609 per
opera di Thomas Thorpe, i sonnets non portano né la firma né la dedica di Shakespeare. Per la mancanza di una
revisione autorizzata dall’autore sono sorti molti dubbi sull’ordine della sequenza, ma un certo numero di prove
fa pensare che nel complesso la versione di Thorpe sia corretta. Dei 154 sonetti, i primi 126 sono dedicati a un
fair youth ​(“bel giovane”), i rimanenti fino al sonetto 152 sono invece dedicati a una ​dark lady ​(“donna
bruna”), gli ultimi due hanno per argomento Cupido. I Sonnets si distinguono per vari motivi dalla produzione
sonettistica del tempo: per la maggior parte essi ​non ​sono ​rivolti ​a una donna, ma ad un ​uomo​; in secondo
luogo, laddove essi si rivolgono a una donna, essa ha fattezze tutt’altro che angelicate ma è decisamente “nera” e
infernale. Inoltre né l’uno né l’altra hanno un nome. Altre innovazioni del canzoniere Shakespeariano sono: I
primi diciassette sonetti ​non corteggiano il fair youth​, come sarebbe convenzione, ma ​lo invitano a sposarsi e
procreare​. Il tema della procreazione percorre tutta l’opera di Shakespeare. La sterilità è per Shakespeare il male
peggiore: che sia quella naturale o quella artificiale. Nel canzoniere il ​tema della progenie come mezzo per
superare il breve corso della vita​ individuale è presto sostituito dal tema dell’arte. L’arte che sopravvive alla
morte sembra innescarsi “naturalmente” nel tema della natura creatrice. L’immagine del bel giovane può tanto
ripetersi nel volto del figlio generato dalla natura quanto nella rima creata dal poeta capace di assicurare una
memoria più duratura dei “monumenti dorati”. Come a voler indicare che l’arte non si oppone alla natura, ma ne
fa parte e la supera.
Da questo momento il poeta entra in lotta con il tempo divoratore della giovane bellezza dell’amico.
Dentro il grande tema del tempo e dell’arte, il canzoniere racconta una storia d’amore: ovvero l’impotenza delle
parole a raggiungere la bellezza dell’amico, la vecchiaia e la morte del poeta, il probabile tradimento con la dark
lady, la paura dell’abbandono, la lontananza, le colpe del giovane, e i grandi temi come il potere, il sesso,
l’ipocrisia sociale e l’anima. Shakespeare utilizza l’apparizione di un poeta rivale - sulla cui identità la maggior
parte dei critici ha optato per Marlowe o Chapman - come pretesto per affrontare un tema a lui caro,
l’opposizione tra arte e artificio, vero e falso.
La donna bruna è tutt’altro che platonica e trascendentale anzi è lasciva, traditrice, incostante; la donna di
Shakespeare è insieme il paradiso e l’inferno dei sensi. L’amore del poeta per lei, lungi dall’essere costante e
immenso, è una febbre, un desiderio estremo, una malattia che lo rende “pazzo frenetico” e di cui vorrebbe
sbarazzarsi. La lussuria è un male tuttavia inevitabile e, al contrario del suo amore per il giovane uomo,
accomuna tutti gli esseri umani nel bene e nel male.
I sonetti dedicati alla donna bruna cambiano bruscamente non solo il ​colore ​del canzoniere, che da fair, che
significa sia bello che biondo, diventa black (nero) ma anche la ​lingua ​che da platonica e ideale diventa
aggressiva e materiale. Shakespeare è l'unico tra i sonettisti elisabettiani che sfrutta al loro estremo le
rigidissime convenzioni del sonetto, per ribaltarle in un linguaggio con il quale dà voce a un'interiorità ricca.
Quasi tutti i sonetti presentano una struttura logico-argomentativa che li divide in un’ottava dove è svolta la

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prima parte, una sestina che introduce un’opposizione e il distico finale che riconcilia le parti contrastanti o
mostra l'impossibilità di farlo.

Giacomo I: streghe e masques . 600


Molti dei drammi shakespeariani testimoniano il passaggio dal regno di Elisabetta a quello di Giacomo I ,nel
1603, data la dipendenza del teatro dalla monarchia. Subito dopo l'ascesa al trono, Giacomo​ dette il suo nome e
la sua protezione alla compagnia teatrale di Shakespeare​ che cambiò da Chamberlain’s Men a ​King's Men​,
dandole una posizione invidiabile rispetto alle altre compagnie. L'ascesa al trono di Giacomo I Stuart, figlio della
cattolica regina Maria Stuarda, significò prima di tutto, l​'unione della due corone di Scozia e Inghilterra​. La sua
politica internazionale saggia ed equilibrata, gli valse il titolo di​ rex pacificus​, proprio per la pace cercata con
le altre nazioni europee, soprattutto con la Spagna e la conseguente attenuazione del clima patriottico che invece
aveva caratterizzato il regno precedente. Egli, tuttavia, non ottenne il favore e l’ammirazione che la regina
vergine aveva. Fu difensore accanito del ​diritto divino ​del re e insofferente delle limitazioni al suo potere,
Giacomo fu anche visto come uno dei più complicati e nevrotici re che il regno inglese abbia mai potuto
conoscere. Egli soffrì anche di manie di persecuzione al punto che si convinse dell'esistenza di ​streghe​, agenti
del demonio, che lo potessero perseguitare, e suscitare tempeste nel suo viaggio di ritorno dalla Danimarca
insieme alla sua sposa, la regina Anna. Di questa mania (tra l’altro autorizzata nella caccia alle streghe che
afflisse la Scozia) abbiamo traccia in un suo trattato ​Demonology​,​ e anche nella presenza delle streghe che
appaiono a Macbeth nelle scene iniziali del dramma. Tuttavia, Giacomo subì davvero un attentato da parte dei
cattolici, noto come la “congiura delle polveri”​. Giacomo era uomo di cultura, infatti si prefisse il
compito di proteggere le arti rendendo così la sua corte il centro di sfarzose cerimonie volte a
celebrarne il potere. I ​MASQUES ​furono gli intrattenimenti più noti del 600, si tratta di ​spettacoli
splendidi e ​sontuosi ​che richiedevano la collaborazione tra scrittori, scenografi e ingegneri. Il masque era un
genere noto già nel regno di Elisabetta, ma ottenne grande prestigio nel regno di Giacomo​. ​Inigo Jones​,
architetto pittore e ingegnere, tornato dall’italia costruì scenografie fantastiche comandate da “macchine”
producendo degli effetti speciali, mentre ​Ben Jonson ​scriveva i testi per attori che erano gli stessi nobili della
corte vestiti in modi appariscenti e stravaganti. Si trattava di una forma di intrattenimento molto costosa (circa
2mila sterline) infatti, per tradizione, sia i vestiti che la scenografia venivano fatti a pezzi dopo ogni
rappresentazione. Per far fronte alle spese richieste, venivano venduti titoli nobiliari e imposte tasse. Il numero
dei nobili passò dai 50/60 della corte elisabettiana a 130. In netto contrasto quindi con la politica sobria di
Elisabetta, la corte di Giacomo divenne troppo dispendiosa per i sudditi e anche troppo corrotta. Cosa che favorì
l’accrescimento di una tendenza antimonarchica di cui i puritani furono portavoce e che portarono alla
decapitazione del figlio di Giacomo, Carlo I Stuart.

Ben Jonson [cavalier]


Ben Jonson fu il ​primo autore inglese ad avere una piena e orgogliosa coscienza di sé come scrittore​, il primo a
indicare ai suoi contemporanei e ai posteri ​come dovevano leggere la sua opera e ​come ​ricordarsi di lui​. Egli

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