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Federico Pigozzo

UNA TARIFFA MERCANTILE VENEZIANA


DELLA PRIMA METÀ DEL XIV SECOLO

Nel XIII e XIV secolo Venezia fu uno dei principali centri italiani di
redazione di testi a contenuto commerciale, destinati all’uso didattico
per offrire una formazione elementare ai giovani rampolli delle nume­
rosissime famiglie di mercanti1. Questi prontuari, talvolta identificati
col nome di “tariffe”, si andarono arricchendo nel corso dei decenni con
esercizi di cambio ed elenchi di pesi e misure relativi a piazze commer­
ciali non solo adriatiche, ma del Mediterraneo, del Mar Nero e dell’A­
tlantico europeo2. Per quanto riguarda lo specifico ambito di produzio­
ne veneziana, la più antica raccolta di pesi e misure commerciali giunta
fino a noi fu composta nella prima metà del XIII secolo3 e fu seguita da
un manualetto, sempre veneziano, di poco successivo alla metà del se­
colo4. A partire dal Trecento i manuali si moltiplicarono: entro la metà

1
Sebbene nessuno dei testi veneziani mostri segni d’uso che attestino un utilizzo pratico
nell’ambito delle attività commerciali, non si può escludere che gli elenchi di pesi e misure
potessero costituire anche strumenti operativi effettivamente impiegati dai mercanti (A. Boc­
chi, Pratiche di mercatura toscane del Trecento: fonti inedite per la storia del commercio italiano,
Udine 2022, pp. 26-30).
2
U. Tucci, Tariffe veneziane e libri toscani di mercatura, «Studi veneziani», 10 (1968),
p. 72; Id., Manuali di mercatura e pratica degli affari nel Medioevo, in Fatti e idee di storia
economica nei secoli XII-XX. Studi dedicati a Franco Borlandi, Bologna 1977, pp. 215-231; Id.,
Mercanti, viaggiatori, pellegrini nel Quattrocento, in Storia della cultura veneta, III, Dal primo
Quattrocento al Concilio di Trento, II, a cura di G. Arnaldi e M. Pastore Stocchi, Vicenza
1980, pp. 317-320.
3
M. Roberti, Studi e documenti di storia veneziana, parte I: La «Racio Lombardi seu
Francisci» del cod. marciano 130 cl. V lat. n. 3198, «Nuovo Archivio Veneto», n.s., VIII, 16
(1908), pp. 5-23; V. Formentin, Prime manifestazioni del volgare a Venezia. Dieci avventure
d’archivio, Roma 2018, pp. 62-74.
4
D. Jacoby, A Venetian Manual of Commercial Practice from Crusader Acre, in I comuni
italiani nel regno crociato di Gerusalemme, atti del colloquio Gerusalemme, 24-28 maggio
1984, a cura di G. Airaldi e B.Z. Kedar, Genova 1986, pp. 403-428, ristampato in Id., Studies
on the Crusader States and on Venetian Expansion, Northampton 1989, VII. Per l’edizione
36 federico pigozzo

del secolo si collocano il manoscritto della Biblioteca Riccardiana di


Firenze n. 2161 (1320 circa)5, lo zibaldone Da Canal (almeno in parte
dei primi decenni del XIV secolo)6, la cosiddetta Tariffa Trevisan (con
materiali dei primi decenni del secolo)7 e la cosiddetta Tariffa Marcello
(con materiali degli anni Quaranta del XIV secolo)8.
La Biblioteca Mai di Bergamo conserva un ulteriore frammento di
tariffa, di anonimo autore veneziano, all’interno di un codice miscel­
laneo composto per la maggior parte di materiali redatti fra il 1370 e il
1390, ma con aggiunte che arrivano alla seconda metà del XV secolo9.
Il testo, che qui si pubblica per la prima volta, è contenuto in tre
sezioni separate del codice, formatesi a causa della scorretta impagi­
nazione degli eterogenei materiali raccolti10. La prima sezione è quella
che nell’attuale paginazione occupa le carte 76 e 77 e che si connette
organicamente con la seconda, ospitata invece alle carte 48 e 49. La
terza sezione, occupata da un prontuario di spezie, è stata posta alla fine
in ossequio alla tradizione della Tariffa Marcello e della Tariffa 145411.

del manualetto F. Pigozzo, Un manualetto mercantile veneziano del XIII secolo, «Notiziario
dell’Associazione nobiliare regionale veneta», 13 (2021), pp. 171-186. Una seconda edizione
realizzata autonomamente rispetto alla precedente in B. Saletti, The Racione de Alexandria:
a Venetian Anonymous Merchant Manual on Mediterranean Trading in the Late XIII Century,
«Storie e linguaggi. Rivista di studi umanistici», 1 (2024), pp. 1-68.
5
A. Bocchi, Lo Zibaldone Riccardiano 2161. Una pratica di mercatura veneziana del
primo Trecento, Udine 2021.
6
Zibaldone da Canal, manoscritto mercantile del sec. XIV, a cura di A. Stussi, Venezia 1967.
7
Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, It. XI, 32 (=6672). La tariffa è in corso di
pubblicazione da parte di chi scrive.
8
Tarifa zoè noticia dy pexi e mexure di luogi e tere che s’adovra marcadantia per el mondo,
a cura di V. Orlandini, Venezia 1925.
9
J. Agrimi, Tecnica e scienza nella cultura medievale. Inventario dei manoscritti relativi
alla scienza e alla tecnica medievale (secc. XI-XV). Biblioteche di Lombardia, Firenze 1976,
XVI, pp. 13-15; W. Van Egmond, Practical mathematics in the Italian Renaissance, Firenze
1980, pp. 47-51; P.O. Kristeller, Iter Italicum: a finding list of uncatalogued or incompletely
catalogued manuscripts of the Renaissance in Italian and other libraries, 5 (Alia Itinera III and
Italy III), 2 (Sweden to Yugoslavia, Utopia [and] Supplement to Italy [A-F]), London-Leiden
1990, p. 476; M. Bondioli, The Libro di navigar. A new treatise on Venetian shipbuilding
from the 14th century, in Ships and Maritime Landscapes. Proceedings of the Thirteenth
International Symposium on Boat and Ship Archaeology, a cura di J. Gawronski, A. van
Holk e J. Schokkenbroek, Amsterdam 2012, pp. 215-223.
10
La scorretta impaginazione di alcune parti del codice fu rilevata già in O. Pittarello,
Un frammento inedito della tradizione italiana dello pseudo-aristotelico Secretum secretorum, in
Historiae. Scritti per Gherardo Ortalli, a cura di C. Azzara, E. Orlando, M. Pozza e A. Rizzi,
Venezia 2013, p. 163.
11
Sulla cosiddetta Tariffa 1454, ancora inedita, si veda Tucci, Mercanti, viaggiatori, pel-
legrini, pp. 317-320.
una tariffa mercantile del trecento 37

La piazza di Venezia

La tariffa di pesi e misure si apre con la descrizione delle unità di


Venezia, che qui viene svolta con grande dettaglio e un particolare in­
teresse per l’enunciazione delle specie monetarie coniate nella zecca.
Proprio questi precisi riferimenti offrono determinanti spunti per la da­
tazione del testo. Le monete citate sono cinque: il ducato d’oro emesso
dal 1285; il grosso d’argento da 32 denari, che fu coniato fino al dogado
di Giovanni Gradenigo (1355-1356); il soldino d’argento emesso per la
prima volta dal doge Francesco Dandolo attorno al 1332; il denaro in
mistura coniato per tutto il XIV secolo; infine il mezzo denaro o bianco
prodotto fino all’epoca del doge Andrea Dandolo (1343-1354)12.
La notizia riportata dal manualetto bergamasco si riferisce esclusiva­
mente alle monete che effettivamente erano offerte dalla zecca di Vene­
zia in un dato momento storico, poiché combaciano precisamente con
la produzione ufficiale dei primi tre anni del dogado di Andrea Dan­
dolo (1343-1354), prima cioè che nel 1346 fosse emesso il mezzanino
del secondo tipo13. Più problematico è invece pensare ad un riferimento
generale al circolante rilevabile sulla piazza veneziana. Il mezzanino del
primo tipo, ad esempio, era stato emesso fin dai primi anni Trenta e si
trova menzionato a Treviso alla fine del 133214 e a Verona nel 133615:
sebbene non sia una moneta particolarmente comune, è difficile pen­
sare che fosse completamente scomparsa dalle borse veneziane a pochi
anni dalla sua emissione. D’altro canto l’autore della tariffa non cita
neppure il frazionale del denaro denominato ‘quartarolo’, la cui emis­
sione fu interrotta dal doge Francesco Dandolo (1328-1339): anche in
questo caso è difficile sostenere che una moneta coniata fin dai tempi di
Enrico Dandolo (1192-1205) e sicuramente presente nelle borse vene­
ziane almeno alla fine del XIII secolo16, fosse completamente scomparsa
nei primi anni Quaranta. Bisogna poi prendere in considerazione le
coniazioni di denari grossi aquilini e tirolini della zecca di Merano e le

12
N. Papadopoli, Le monete di Venezia descritte ed illustrate, I, Venezia 1893, pp. 120-
136, 157-161, 170-180, 189-190; Corpus Nummorum Italicorum, VII, Veneto (Venezia, I, Dal-
le origini a Marino Grimani), Roma 1915, pp. 46-47, 65-66, 69-72, 80-83; A.M. Stahl,
Zecca: The Mint of Venice in the Middle Ages, Baltimore 2000, pp. 23-29, 41-47, 52.
13
Papadopoli, Le monete di Venezia, p. 174; Stahl, Zecca. The Mint of Venice, pp. 51-52.
14
Stahl, Zecca. The Mint of Venice, p. 45.
15
Archivio di Stato di Verona, Bevilacqua Boncristiani, b. 67, perg. 28.
16
Archivio di Stato di Venezia (d’ora in poi ASVe), Signori di Notte al Criminal, reg. 16,
cc. 17v (16 novembre 1280) e 31v (12 marzo 1288).
38 federico pigozzo

innumerevoli imitazioni prodotte nell’Italia settentrionale nella prima


metà del XIV secolo, noti a Venezia come grossi da 20 e da 22 dena­
ri17. È noto infatti che queste monete conobbero ampia circolazione a
Venezia per tutti gli anni Venti e Trenta e furono oggetto di decreti da
parte delle autorità fino al 135418. L’inventario dei beni personali di
Paolo Signolo da Santa Margherita, redatto nel marzo 134819, e un pro­
cesso per il furto di una borsa a San Marco durante la festa della Sensa
nel maggio del 135120 dimostrano che queste monete straniere furono
effettivamente presenti nel circolante della città lagunare almeno fino
alla metà del secolo. Non resta quindi che concludere che la tariffa ber­
gamasca non menzionava le monete effettivamente circolanti a Venezia,
ma solo quelle prodotte dalla zecca in un preciso momento storico, fra
il 1343 e il 1346.

Il Mediterraneo orientale

Alla sezione veneziana segue una seconda sezione che mostra la me­
desima struttura compositiva della prima: pesi, altre unità di lunghezza
e capacità annunciate dal titolo “misure” e da ultimo monete. Que­
sta sezione segue le tappe di un ipotetico viaggio da Venezia alla costa
orientale del Mediterraneo, con soste a Chiarenza (le cui rovine sorgono
nei pressi di Cillene, in Grecia), Candia, Cipro e arrivo a Laiazzo (Ayas,
oggi Yumurtalık, in Turchia).
Anche in questo caso le monete citate offrono utilissime indicazioni
per la datazione del testo. Nella sezione cipriota, i tre nominali citati
corrispondono alle emissioni del re Ugo IV di Lusignano (1324-1359):
alle due tipologie di denaro grosso in buon argento studiate da David
Metcalf21 si può oggi aggiungere, grazie allo studio di Alex Malloy,
Irene Preston e Arthur Seltman, anche il denaro in mistura di rame

17
H. Rizzolli, F. Pigozzo, L’area monetaria veronese. Verona e il Tirolo dall’ inizio del X
secolo fino al 1516, Bolzano 2015, pp. 202-220.
18
R. Cessi, Problemi monetari veneziani (fino a tutto il sec. XIV), Padova 1937, pp. 78-80;
F.C. Lane - R.C. Mueller, Money and Banking in Medieval and Renaissance Venice, I, Coins
and Moneys of Account, Baltimore 1985, pp. 346, 366-367, 475; R.C. Mueller, Domanda
e offerta di moneta metallica nell’Italia settentrionale durante il Medioevo, «Rivista italiana di
numismatica», 97 (1996), pp. 160-163.
19
ASVe, Procuratori di San Marco de Ultra, b. 260, Commissaria Paolo Signolo, c. 1r.
20
ASVe, Signori di Notte al Criminal, reg. 6, cc. 40v-41r.
21
D. Metcalf, Corpus of Lusignan Coinage, II, The silver coinage of Cyprus (1285-1382),
Nicosia 1998, pp. 12-14 e 69-77.
una tariffa mercantile del trecento 39

precedentemente attribuito a Ugo III22. Venendo poi al regno di Cilicia,


il riferimento a coniazioni dei re armeni nella città portuale di Laiaz­
zo (Ayas) pone le annotazioni della tariffa necessariamente al periodo
precedente la definitiva caduta della città nelle mani dei sultani mame­
luchi (1347)23. I nominali citati sono il nuovo tram (daremo nuovo) e il
takvorin (tacholin) in argento e il pogh in rame (daremo piçolo), moneta
quest’ultima introdotta durante il regno di Oshin (1307-1320) e coniata
anche dai re Levon IV (1320-1342), Guy di Lusignano (1342-1344) e
Gosdatin III (1344-1363)24.
La terza sezione è meno rigida nella sequenza pesi-altre misure-mo­
nete e si focalizza essenzialmente sul Mar Nero e il Mar d’Azov. I cen­
tri commerciali citati sono Costantinopoli, Sudak di Crimea (Soldaia),
Tana, Trebisonda e un’appendice verso Tabriz25. L’inserimento dei rife­
rimenti a questi emporî in un manualetto della seconda metà del XIV
secolo ben si inquadra nel processo di consolidamento della presenza
veneziana nell’area a partire dal ritorno a Tana nel 1358, dopo il disa­
stroso saccheggio del 134326 e la fine del bando dal Mar Nero sancito
con la pace di Milano del 135527. Per quanto riguarda Trebisonda le

22
A.G. Malloy-I. Preston-A. Seltman, Coins of the Crusader States 1098-1291.
Including the Kingdom of Jerusalem and Its Vassal States of Syria and Palestine, the Lusignan
Kingdom of Cyprus (1192-1489), and the Latin Empire of Constantinople and Its Vassal States of
Greece and the Archipelago, New York 2004, pp. 256-257.
23
T.S.R. Boase, The Cilician Kingdom of Armenia, Edinburgh 1978, pp. 140-141;
J. Ghazarian, The Armenian Kingdom in Cilicia During the Crusades: The Integration of
Cilician Armenians with the Latins, 1080-1393, Richmond (UK) 2000, p. 160.
24
P.Z. Bedoukian, Coinage of Cilician Armenia, seconda edizione riveduta, Danbury
(Connecticut) 1979, p. 19 e 94-96; Y.T. Nercessian, Armenian Coins and Their Values, Los
Angeles 1994, pp. 158-161
25
Per una trattazione approfondita delle unità di misura bizantine in uso in questi porti
si veda E. Schilbach, Byzantinische Metrologie, Monaco 1970, pp. 13-55.
26
S.P. Karpov, Black Sea and the crisis of the mid XIVth century: an underestimated turning
point, «Thesaurismata», 27 (1997), pp. 71-75; Id., La navigazione veneziana nel Mar Nero
(XIII-XV secolo), Ravenna 2000, pp. 169-175.
27
S.P. Karpov, Venezia e Genova: rivalità e collaborazione a Trebisonda e Tana, secoli
XIII-XV, in Genova, Venezia, il Levante nei secoli XII-XIV (Atti del convegno internazionale
di studi, Genova-Venezia, 10-14 marzo 2000), a cura di G. Ortalli e D. Puncuh, Genova
2001 (= «Atti della Società ligure di storia patria», n. s., 41/1), pp. 265-267; Id., Perché Tana?
Motivazioni ufficiali per proteggere e mantenere un lontanissimo insediamento veneziano, in Po-
lidoro. Studi offerti ad Antonio Carile, a cura di G. Vespignani, Spoleto 2013, pp. 569-574; L.
Pubblici, Venezia e il Mar d’Azov: alcune considerazioni sulla Tana nel XIV secolo, «Archivio
storico italiano», 163 (2005), pp. 435-484; Id., Un aspetto dell’esperienza degli occidentali nelle
terre dell’Orda d’Oro fra XII e XV secolo: l’ insediamento di Tana a cavallo della pace di Milano
(1355), in Paradigmi dello sguardo: percezioni, descrizioni, costruzioni e ricostruzioni della Mo-
scovia tra Medioevo ed eta moderna (uomini, merci, culture), a cura di I. Melani, Viterbo 2011,
40 federico pigozzo

notizie di una navigazione regolare da Venezia sono precedenti al 1348


oppure successive al 136428.
La quarta sezione è dedicata allo strategico scalo commerciale di
Alessandria e, coerentemente con la datazione del testo ai primissimi
anni Quaranta, non menziona i patti con il sultano mamelucco d’Egit­
to conclusi nel 134529.
La parte finale della tariffa risulta meno organicamente strutturata:
ad un capitolo dedicato alla località marchigiana di Montesanto (oggi
Potenza Picena), evidentemente oggetto di specifici interessi commer­
ciali del redattore, segue una miscellanea caotica di raffronti fra unità
di peso fra Venezia e una molteplicità di località italiane, adriatiche e
mediterranee.
Risulta insomma evidente che le noterelle di mercatura oggetto della
presente edizione non costituiscono un’elaborazione originale o comun­
que contemporanea alla redazione del codice (1370-1390 circa), ma rap­
presentano piuttosto il recupero di materiale precedente in funzione
della ripresa del commercio veneziano nel Mar Nero nell’ultimo terzo
del Trecento30. Ne sia prova il fatto che l’unica moneta veneziana im­
piegata come termine di paragone per le conversioni a Costantinopoli,
Trebisonda e Tana è il groso de çecha, ovvero il denaro grosso matapan la
cui coniazione era stata interrotta dal doge Giovanni Gradenigo (1355-
1356), ma che già alla fine degli anni Quaranta era diventato raro nelle
borse dei Veneziani31.

pp. 21-50; N. Di Cosmo, L. Pubblici, Venezia e i Mongoli. Commercio e diplomazia sulle vie
della seta nel medioevo (secoli XIII-XV), Roma 2022, pp. 113-115; L. Pubblici, La centralità
dei nomadi nel commercio della Caucasia settentrionale. Rapporti diplomatici fra i Mongoli e
Venezia sul Mar d’Azov nel XIV secolo, «Studies on Central Asia and the Caucasus», 1 (2023),
pp. 65-68.
28
D. Stöckly, Le système de l’Incanto des galées du marché à Venise: fin XIIIe – milieu XVe
siècle, Leiden 1995, pp. 109-111; A. Tzavara, I trattati commerciali tra Venezia e l’ impero di
Trebisonda (1319-1396), «Thesaurismata», 41/42 (2011/2012), pp. 50-57; F. Pucci Donati,
Ad viagium maris maioris. L’ espansione dei traffici veneziani nel XIII e XIV secolo, Udine
2023, pp. 112-113.
29
Diplomatarium veneto-levantinum, a cura di G.M. Thomas, I, Venezia 1880, pp. 289-
298.
30
Pubblici, Un aspetto dell’esperienza degli occidentali nelle terre dell’Orda d’Oro fra XII
e XV secolo: l’ insediamento di Tana a cavallo della pace di Milano (1355), in Paradigmi dello
sguardo, pp. 21-50; Pucci Donati, Ad viagium maris maioris, pp. 125-132.
31
Uno sguardo alla refurtiva sequestrata ai tagliaborse attivi a Venezia fra il 1348 e il
1355 mostra come ormai le monete d’argento più diffuse fossero i soldini e i mezzanini,
mentre i grossi de zecha compaiono solo occasionalmente (ASVe, Signori di Notte al Criminal,
reg. 6, cc. 13r-70r).
una tariffa mercantile del trecento 41

Alcuni punti denotano chiaramente che si tratta di una copia di


un testo precedente. È significativa a questo proposito un’annotazione
a carta 38v, nel punto in cui si tratta delle caratteristiche della polvere
d’incenso di buona qualità: vi si riporta infatti un riferimento interno
a un passo (I a altra maniera a karte 110) che non trova corrispondenza
nel codice bergamasco. Lo scriba ha dunque ripreso meccanicamente
un testo più antico, che evidentemente trattava lo stesso argomento in
un’altra sezione. Poco oltre, alla fine del paragrafo dedicato alla noce
moscata, il codice bergamasco salta le parole e sia axerbe del testo ori­
ginale, che possiamo leggere completo nella Tariffa Marcello32, così da
lasciare la frase sospesa.

Conclusioni

Il testo che qui si pubblica per la prima volta, nonostante la sua


brevità, presenta una certa rilevanza per quanto riguarda la storia della
divulgazione delle tecniche commerciali presso i mercanti della città
lagunare. Gli elementi interni al testo permettono di stabilire che fu
originariamente composto nei primi anni Quaranta del XIV secolo e
che fu successivamente ripreso nel supporto attuale nell’ultimo terzo
del secolo, quando ripresero in modo consistente gli scambi mercantili
veneziani con il Mar Nero.
Sebbene taluni valori di riferimento per il raffronto fra pesi e misu­
re delle varie località siano in molti casi identici agli esempi coevi già
conosciuti, la tariffa presenta una sostanziale autonomia compositiva
rispetto ad essi.
Alcuni elementi sembrano suffragare l’ipotesi che il testo si collochi
in un punto posteriore di elaborazione rispetto alla parte più antica
della cosiddetta tariffa Marcello (che pure riporta, fra le aggiunte, i patti
con l’Egitto del 1345). Ad esempio, nel capitolo dedicato alle propor­
zioni fra misure di Costantinopoli e di Tana la Tariffa Marcello testi­
monia la sostanziale equivalenza fra i cantari in uso presso le due piazze,
mentre la tariffa bergamasca, pur confermando in linea di principio
l’equivalenza (s’el fose zustado), annota come il peso di Tana avesse finito
per aumentare nell’uso comune di un 2%.
Il prontuario di spezie, poi, mostra sostanziali punti di contatto con
il prontuario della Tariffa Marcello, con la quale condivide gli inseri­

32
ASVe, Procuratori di San Marco de Ultra, b. 180, Tarifa, c. 16v.
42 federico pigozzo

menti di merci come la gommarabica, la polvere di zucchero, i canditi


e il sangue di drago, mentre si discosta dallo zibaldone Da Canal per la
mancata citazione del fior di cannella, della biacca e del cinabro. Il testo
bergamasco, tuttavia, presenta in diversi punti delle ulteriori aggiunte
e dei commenti esplicativi, come nel caso della polvere d’incenso, per
la quale cita anche i metodi per la verifica dell’eventuale miscelazione
fraudolenta dei grani di resina con sabbia.
L’impressione che se ne ricava è di un lavoro che si inserisce nell’am­
biente didattico, ancora da definire con precisione, di cui fanno parte sia
la Tariffa Marcello, sia la successiva Tariffa 1454 studiata da Ugo Tucci.
Pur recuperando materiali precedenti, come la rassegna delle proprietà
delle principali spezie, la tariffa presenta caratteristiche di elaborazione
dei materiali caratterizzate da una spiccata originalità.
una tariffa mercantile del trecento 43

DOCUMENTO

Tariffa di pesi e misure di vari centri commerciali mediterranei della prima metà
del XIV secolo.

Biblioteca Civica Mai di Bergamo, Manoscritti, MA 34, cc. 76r-77v, 48r-49r,


38v-40v. Tre bifogli rilegati all’interno di un codicetto cartaceo miscellaneo
di testi del XIV-XV secolo.
Sono state sciolte tutte le abbreviazioni.

[c. 76r] Qua chome(n)ça alguni pesi e mesure de algune tere.

Mesure e pesy de Veniexa.

En Veniexia sì è pesi 4. L’uno sé peso sotile: a questo se pesa tute spleçie. E


peso groso al qual se pesa formaio e tute marchadantie grose. Poni me(n)te
che l(ibre) 100 grose sì torna l(ibre) 158 a sotil a ponto.
E peso d’oro e de perle solame(n)te clamase l(ibre) et honçe 12 p(er) l(ibra) e
l’o(n)ça sì à saçi 6, el saço sì à li charati 24.
E peso d’arçe(n)to solame(n)te clamase marcha e sì à onçe 8 p(er) marcha e
l’o(n)ça sì à quartieri 4, el quarto sì à charati 36.
Poni me(n)te che l(ibra) una d’oro pesa a peso d’arçento marcha Ia, onçe 3,
charati 5 de l(ibra) d’oro.
Poni me(n)te che l(ibra) Ia d’oro sì è maçor cha l(ibra) Ia sotil saçi 4 de o(n)çe
de l(ibra) d’oro.
Poni me(n)te che marche 2 d’arçe(n)to pesa l(ibra) Ia grosa.

Mesure.
Elo se ve(n)de lo vin a mesura e clamase una a(n)fora. E l’anfora se chonta
bego(n)çi 4, el bego(n)ço sì è quarte 4, e a çaschuna de ste mesure s’en dé ve(n)
de e ve(n)dese a l(ibre) a p(icholi).
Elo forme(n)to se ve(n)de a moço e a ster e a quarta e a quartaruol e fase
marchado a ster. Lo moço sì è stera 12 e lo ster sì è quarte 4 e la quarta sì è
quartaruoli 4.
Ela sal se ve(n)de a mesura de moço, poni me(n)te che un moço sì è stera 12.
E drapi e tele e çe(n)dadi se ve(n)de a mesure de braço e lo braço sì è quarte 4.

Monede.
Elo sé moneda una che se clama duchato, lo qual sé d’oro: chontase a
pagame(n)to s(oldi) 2 de g(rosi) l’un.
E sé moneda una che se clama g(rosi), cho(n)tas’a pagame(n)to p(icholi) 32 e
44 federico pigozzo

dase duchati i(n) pagame(n)to ch’el g(roso) val plu sego(n)do cho’ l’arge(n)to
mo(n)ta e desmo(n)ta.
Èsende una moneda che se clama soldin e sé d’argento e val a spender p(er) la
tera p(icholi) 12 l’un(a).
Èsende p(icholi) li qual se cho(n)ta a spender p(er) la tera li 32 g(roso) I e
picholi 12 val s(oldo) I.
Èsende blanchi che li 2 val I p(icholo) e spendese a trageto.
Poni me(n)te che tute marchada(n)tie, o la più parte, se ve(n)de a l(ibra) a
g(rosi) e fase pagame(n)to a duc[ati].
E l(ibra) Ia a g(rosi) val g(rosi) 9 p(icholi) 5 e l(ibre) 26 a g(rosi) val l(ibra) Ia
d[…] me(n) I° g(roso), salvo chi no spaçifichase a l(ibre) a p(icholi), e a [mo]
nede la l(ibra) a p(icholi) val g(rosi) 7 ½ e le 32 l(ibre) a p(icholi) val l(ibra) I
de g(rosi).

Questo è quelo che responde li pesi e le mesure de Çiare(n)ça cho(n) Veniexia.

Ite(m) l(ibre) 100 de peso de Clare(n)ça torna in Veniexia l(ibre) 115 e a questo
se ve(n)de seda e grana.
Ite(m) anchora chane 100 de Clare(n)ça fa i(n) Veniexia braça 333 1/3 che
vien la chana braça 3 1/3.
Ite(m) moça 100 de forme(n)to fa stera 55 in Veniexia.
Ite(m) mitri 10 de vin fa bego(n)ço I in Veniexia.
Ite(m) moça 3 d’ua pasa fase stera I de Veniexia ch’è (libre) 260 a sotil.
Ite(m) batese monede che se clama tornesi e le 20 ma(n) val perpero I, cho(n)
tase lo perpero ***.

[76v]Questo è quelo che respo(n)de li pesi e le mesure de Chandia e del’isola


de Crede chon Veniexia.

Ite(m) 100 l(ibre) sotil de Cha(n)dia fa l(ibre) 112 in Veniexia.


Ite(m) l(ibre) 100 grose de Cha(n)dia fa l(ibre) 110 i(n) Veniexia a g(rosi).
Ite(m) l(ibra) Ia d’oro e de p(er)le torna i(n) Veniexia marcha d’arçe(n)to.
Ite(m) braça 105 de Chandia fa braça 100 i(n) Veniexia.
Ite(m) mesure 100 de Cha(n)dia fa stera 21 i(n) Veniexia.
Ite(m) miri 43 d’oio fa miri 4 de Veniexia.
Ite(m) mistari de vin fa anfora Ia de Veniexia.
Ite(m) spendese duchati d’oro, p(er) perperi 2 l’un, e soldi. E li 32 s(oldi) val
g(rosi) 12 che se cho(n)ta p(er)pero I e p(icholi) 12 val s(oldo) I e tornesi che
val p(icholi) 3 l’un.
una tariffa mercantile del trecento 45

Questo è quelo che respo(n)de pesi e mesure e monede de Famagosta cho(n)


Veniexia(b).

Ite(m) chanter I ch’è rotoly 100 torna in Veniexia l(ibre) 750 a sotil.
Ite(m) li charati 26 de peso d’oro torna saço I i(n) Veniexia.
Ite(m) marche 106 ½ d’arçe(n)to de Famagosta torna marche 100 i(n) Venie­
xia.

Mesure.
Ite(m) braça 3 ½ de Veniexia fase i(n) Famagosta chana Ia.
Ite(m) chafesi 21 de forme(n)to fa i(n) Veniexia ster I.
Ite(m) l’oio se ve(n)de a cha(n)ter çare 8. Se cho(n)ta I chanter e çare 13 torna
i(n) Veniexia miri 1 ½.

Monede.
Ite(m) i(n) Famagosta se bate monede 3 chomo è meçi besanti d’argento e
li 2 meçi besanti se chiama besante I biancho. E batese quarto de besante
d’arge(n)to, che li 4 val I besante biancho. E batese piçoli, li qual piçoli 48
p(er) I besante biancho. E besanti 3 e ½ bianchi se chonta besante I saraxi­
nato.

Questo è quelo che respo(n)de pesi e mesure e monede de Laiaça chon


Veniexia.

Ite(m) rotolo I de peso torna a Veniexia l(ibre) 20 e ½ a sotil.


Ite(m) rotoli 33 de pesando sé chanter I de Laiaça.
Ite(m) rotoli 5 de pesando torna a Veniexia l(ibre) 100 a sotil.
Ite(m) rotoli 78 de pesando fa l(ibre) 100 a l(ibra) grosa i(n) Veniexia.
Ite(m) honçe 15 de plaça de Laiaça fa o(n)çe 12 de pesando.
Ite(m) onçe I de pesando fa o(n)çe 20 de Veniexia.
Ite(m) onçe Ia de seda de Laiaça torna honçe 8 de Veniexia.
Ite(m) ma(r)cha Ia d’arçe(n)to de Laiaça fa a po(n)to onçe 7 ½ dela ma(r)cha
de Veniexia.

Misura.
Ite(m) chane 100 fa braça 316 de Veniexia.
Ite(m) marçapani 4 1/3 fa stera I de Veniexia siando mesurado çusto, ma no
se fa.
Ite(m) lo vin se ve(n)de a rotoli de pesando e a oglo de bota de ½ mier se chon­
ta rotoly 30 cche si p(er) raxo(n) p(er) sic se cho(n)ta lo rotolo.
46 federico pigozzo

[77r] Monede.
Ite(m) in Laiaça se bate monede 4: daremo nuovo co(n)tase s(oldi) 3 a g(r)o­-
si, mo’ vie(n) plu. Tacholin I° li 13 val d(eremi) 10 nuovi. D(eremi) p(iço)li li
13 val d(eremo) I° nuovo. D(eremi) p(iço)li li 10 val tacolin I°. Tacolini 10 se
c(on)ta p(er) I b(esante) a marchadantie. Tacholini 2 ½ se co(n)ta b(esante) I°
a chondanaxo(n).

Questo sé quelo che respo(n)de pexi e mexure e monede de Chostantinopoli


chon Veniexia.

Ite(m) lo mier g(r)oso d(e) Veniexia respo(n)de i(n) Chostantinopoli cantera


10 e rotoli 15 al peso g(r)oso e lo cha(n)t(er) sé rot(oli) 100 ali qual se ve(n)de
tute chose grose.
Ite(m) lo chanter g(r)oso d(e) Chostantinopoli sé l(i)b(re) 150 a sotil in Cho­
stantinopoli ala qual livra se ve(n)de tute speçie e le çe(n)to l(i)b(re) sotil d(e)
Costa(n)tinopoli torna l(i)b(re) 104 a sotil d(e) Veniexia.
Ite(m) marcha Ia onçe 2 q(uarti) 2 ½ d’arçe(n)to d(e) Veniexia fase l(i)b(r)a Ia
d’arçe(n)to d(e) Costantinopoli.
Ite(m) g(r)osi 144 ½ d(e) çecha de conto faxe l(i)b(r)a Ia in Chosta(n)tinopoli.
Ite(m) saçi 100 d’oro d(e) Chostantinopoli sì è saçi 93 d’oro d(e) Veniexia.
Ite(m) braça 127 d(e) tele nuove d(e) Veniexia faxe pichi 100 d(e) Chostanti­
nopoli.
Ite(m) livre 114 d’oro d(e) Chostantinopoli faxe miero I° d(e) Veniexia.
Ite(m) moço I° d(e) forme(n)to d(e) Chosta(n)tinopoli fa stera 4 d(e) Veniexia.

Costantinopoli c(on) la Tana.

Lo ca(n)t(er) d(e) la Tana respo(n)de II p(er) çe(n)tener maçor cha quelo d(e)
Costantinopoli e, s’el fose zustado, lo die respo(n)der l’un si cho l’altro, al qual
cha(n)t(er) se ve(n)d(e) tute chose grose.
Ite(m) lo çe(n)tener sotil die respo(n)der tanto l’un cho l’oltro, al qual se ve(n)
d(e) seda e tute speçie.
Ite(m) l(i)b(r)a Ia d’arçe(n)to d(e) Chostantinopoli faxe i(n) la Tana sumo I° ½
e saçi 2 e carati 8 d’arçento e lo somo sé saçi 45 in la Tana.
Ite(m) lo ta(n)ga d’oro dela Tana, lo piçolo pexa saçi 2 e carati 11, respo(n)d(e)
i(n) Costa(n)tinopoli ala livra saçi 2 e karati 14.

[Soldadia con Veniexia].

In Soldadia sì è pexi 4: l(i)b(r)a g(r)osa e livra sotil, peso de sumo, peso d(e)
çafaran.
una tariffa mercantile del trecento 47

La l(i)b(r)a g(r)osa d(e) Soldadia sì è l(i)b(r)e 33 o(n)ç(e) 3 a sotil in Veniexia.


Ite(m) la l(i)b(r)a de çafara(n) sì à o(n)ç(a) ½.
Ite(m) lo sumo d’arçento sì à pexi 45.
Ite(m) marche çe(n)to de Veniexia sì à sumi 117 e pexi 35.
Ite(m) la marcha sì è pesi 53.
Ite(m) lo picho d(e)le tele sì è braça I e 1/3 de Veniexia.
Ite(m) lo sumo suol chorer aspri 120.

Toris chon Veniexia.

Ite(m) i(n) Toris se bate 2 monede: i(n) p(ri)ma aspri e folari. E folari 32 val
l’aspro I e aspri 6 se cho(n)ta l(ibra) Ia e a questo se ve(n)de e chonpra tute
merçe.
In Toris sì è un peso d’oro e d’arge(n)to e de perle lo qual peso sì vien clamado
l(ibra).
Marcha Ia de Veniexia sì à saço 55 ½.
Ite(m) l(ibra) Ia sotil de Veniexia sì à saçi 72 de Toris.
Ite(m) l(ibra) Ia d’oro de Veniexia sì à saçi 76 charati 4.
Ite(m) l(ibra) Ia a g(r)oso de Veniesia sì à saçi 114 de Toris.
Ite(m) la mena de Toris sì è l(ibre) 2 oh(n)çe 10 ½ de Veniexia.
Ite(m) pichi 100 de Toris sì è braça 112 de Veniexia.
Ite(m) le speçie se ve(n)de a C de mene.
Ite(m) la seda a mene dé cho(n)tase.
Ite(m) le p(er)le se ve(n)de a 10 saçi.
Ite(m) l’arçe(n)to se ve(n)de a mier de saçi.
Ite(m) la brocha se ve(n)de a peso de mene.
Item le spleçie menude se vende a dexena de mene.
Ite(m) le 100 mene de speçie se dà de spese chondute i(n) Pone(n)te l(ibra) Ia.
Ite(m) la dex(en)a dele spleçie menude se dà l(ibre) 6, dela seda l(ibre) 2 p(er)
mena.

[77v] Trabasonda cho(n) Veniexia.

Ite(m) le l(ibre) 100 a sotil de Trabesonda fase l(ibre) 110 a Veniexia a sotil, ala
qual se ve(n)de tute speçie menude çoé nose, garofali, macis e tute altre speçie
medude. I(n)te(n)di de far me(n)çion spaçifichade da l(ibra) sotil de Trabeson­
da qua(n)do tu chonprasi speçie menude p(er) no(n)n aver quistion e p(er)ché
i no(n) te dese l(ibra) de Pera, che ava(n)ça solame(n)te 4 p(er) C in Veniexia.
Ite(m) l(ibre) 6 1/3 de Trabesonda fase l(ibre) 100 a sotil i(n) Veniexia ala qual
se ve(n)de tute chose grose, çoé pevere, gençevro, verçi, chanela et altre speçie
grose.
48 federico pigozzo

Ite(m) honçe 11 d’arge(n)to de marcha de Veniexia fase l(ibra) Ia de Trabesonda.


Ite(m) g(r)osi 150 de cho(n)to de çecha fase l(ibra) Ia de Trabesonda.
Ite(m) braça 100 de tele de Veniexia fase pichi 110 de Torise i(n) Trabesonda,
alo qual picho se ve(n)de tute tele i(n) Trabesonda.
Item braça 144 de tele de Veniexia fase pichi 100 dela çità de Trabesonda.

La Tana chon Veniexia.

Ite(m) lo chanter dela Tana so rotoli 100 a peso g(r)oso e li 20 rotoli fase l(ibra)
I g(r)osa dela Tana, ala qual l(ibra) se ve(n)de tute chose grose e la dita l(ibra)
g(r)osa sì è al peso de baçarioti tocheti 12. El tocheto sé çarachi 12.
Ite(m) lo M g(r)oso de Veniexia responde i(n) la Tana chantera 10, che val
l(ibre) 50 g(r)ose.
Ite(m) l(ibre) 104 a sotil de Veniexia fase l(ibre) 100 a sotil i(n) la Tana ala qual
se ve(n)de seda e tute speçie.
Ite(m) lo sumo del’arge(n)to dela Tana fase i(n) Veniexia honçe 6 q(uarti) 3
charati 24 e 48/52 de marcha e la marcha sé honçe 8, el quartir sé charati 36
½.
Ite(m) la marcha sì è saçi 52, el sumo sì è saçi 45 dela Tana.
Ite(m) lo sumo dela Tana pesa a po(n)ta g(rosi) 93 de çecha de Veniexia e
g(rosi) 4 li das-tu p(er) chalo e p(er) fatura, siché l’ sumo vien s(oldi) 8 e
d(ener) I de g(rosi) de çecha. Lo sumo sì è saçi 45 dela Tana.
Ite(m) lo ta(n)go gra(n)do d’oro dela Tana: li 6 ta(n)gi gra(n)di fase ta(n)gi
7 piçoli siché l’ ta(n)go gra(n)do vien ad eser saçi 2 e charati 21 dela Tana,
responde i(n) Veniexia q(uarto) I e ½, charati 8.
Ite(m) lo C di pichi dala Tana de tele vien a respo(n)der in Veniexia braça 134.

Questi sì è li pesi e le mesure e li divisame(n)ti di pesi d’Alesandria chon


Veniexia.

Ite(m) i(n) prima rotolo un forfori sì è de miarexi 144 e rotoli 100 sì è chanter
un.
Ite(m) lo rotolo de cha(n)ter lendi sì è peso de miarese 200 e rotolo 100 sì è
cha(n)ter un lendi.
Ite(m) chanter I e rotolo 56 lendi sì è cha(n)ter I i(n) gieroi, lo rotolo gierey sì
è de pesi de miaresi 312 e rotolo 100 sì è cha(n)ter I gieroy. Lo rotolo çeroi sì
è de pesi de miarexi 312 e rotoli 100 sì è chanter I gieroy.
Ite(m) i(n) Alesandria sono 3 cha(n)tera: l’uno se clama chanter forfori, l’altro
se clama chanter lendi, el terço se clama cha(n)ter gieroy.
Ite(m) lo chanter gieroy sì è chantera 2 e rotoli 16 e 2/3 forfori.
Item lo dito chanter gieroy sì è chanter I rotolo 56 lendi.
una tariffa mercantile del trecento 49

Ite(m) anchora sì è unn altro peso lo qual vien clamado mena e ch’è pesi 260
de miarese.
Ite(m) mene 55 sì è rotoli 99 et o(n)çe 3 2/3 delo chanter forfori.
Ite(m) mene 77 sì è chanter I lendi, ite(m) mene 120 sì è cha(n)ter I gieroy.
Ite(m) sapie che le 77 mene sono pesi 200 plu delo chanter lendy, çoé pesi de
miarese.
Ite(m) a(n)chora è unn altro peso chon lo qual se pesa besanti veri, lo qual d’è
charati 24.
Ite(m) sapie che pesi 7 de besante sì è pesi 10 de miarexi.
Ite(m) lo peso de miarese sì è charobe 161.
[48r] Ite(m) tute marchada(n)tie che e(n)tra i(n) Alesandria p(er) mare sicho­
mo rame, stagno, plonbo, oio, miel, savon, çera, gala, pelo de becho, roça,
masticha, tute queste chose e tute le altre che i(n)tra p(er) mar sì se ve(n)de a
chanter gieroy, salvo la marchada(n)tie scrite de soto.
Ite(m) çafara(n) se ve(n)de a d(e)x(en)a de mene.
Ite(m) seda se ve(n)de a d(e)x(en)a de mene.
Ite(m) l’arçe(n)to vivo se ve(n)de a cha(n)ter forfory.
Ite(m) pevere se ve(n)de a chalega che è chantera 5 forforine.
Ite(m) verçi se vende a chantera 6 forfori.
Ite(m) çe(n)çevro, i(n)çe(n)so, endego se ve(n)de a cha(n)ter forfori.
Ite(m) chanela se ve(n)de a C de mene e pesase a chanter forfori, chontase
chantera 2 forfori mene 100. E questo fa lì p(er)çò che eli no(n) ·de abate altro
p(er) lo cho(n)to, i(n) tute le altre tere se abate 10 p(er) C.
Ite(m) çucharo se ve(n)de a chanter çeroi e polvere de çucharo, alguna altra
marchada(n)tia che sia d’Alesandria no(n) se ve(n)de a quel peso, salvo datali.
Ite(m) altre speçie çoé garofali, nose musciade, spigo, magis, galanga, garde­
moni, lacha, mira, schamonia, boraxo, ga(n)fora, riobarbaro, sangue de drago
e tute le altre spiçiarie se ve(n)de a mena e a desena de mene.
Ite(m) alo cha(n)ter lendi se ve(n)de lino e no(n) altro.

Queste sì è le spese del pevere.

Ite(m) p(er) sansaraço dela sporta m(ia)r(esi) 10


Ite(m) p(er) ligadura m(ia)r(esi) 3
Ite(m) p(er) chorde m(ia)r(esi) 3
Ite(m) p(er) garbeladura m(ia)r(esi) 3
Ite(m) p(er) portar a mar p(er) sporta m(ia)r(esi) 3
Ite(m) p(er) meter i(n) barcha m(ia)r(esi) 1 ½
Ite(m) p(er) la barcha m(ia)r(esi) 1 ½
Ite(m) p(er) sporta alo vardian de duçela m(ia)r(esi) 1
Ite(m) p(er) li bastasi p(er) trar de duçela m(ia)r(esi) ½
50 federico pigozzo

Alesandria cho(n) Veniexia.

.
Ite(m) chanter I forfori torna i(n) Veniexia l(ibre) 140 a sotil.
Ite(m) chanter I lendi torna i(n) Veniexia l(ibre) 192 a sotil.
Ite(m) chanter I gieroi torna i(n) Veniexia l(ibre) 301 a sotil.
Ite(m) mene 100 torna i(n) Veniexia l(ibre) 250 a sot[il].
Ite(m) marcha Ia d’arçento de Veniexia torna i(n) [Ale]sandria pesi 78 de mia­
resi.
Ite(m) l’onça de Veniexia torna i(n) Alesandria a peso de besante besanty 6
charaty 21 ¾.

Montesanto dela Marcha chon Veniexia.

Ite(m) lo M g(r)oso de Veniexia torna i(n) Mo(n)tesanto l(ibre) 1400.


Ite(m) lo C sotil de Veniexia sì è i(n) Mo(n)tesa(n)to l(ibre) 98 e 48/79.
Ite(m) lo C de Mo(n)tesanto sì è a Veniexia a so[ti]l l(ibre) 112 e 6/7.
Ite(m) la soma de Mo(n)tesanto sì è butineli 6.
Ite(m) butineli 3 de forme(n)te sì è a Veniexia ster I de forme(n)to.
Ite(m) braça 100 de Mo(n)tesanto fase a Veniexia braça ***.
Ite(m) some 50 de sal sé butineli 4 la som(a) e ve(n)dese a some 50.

Ite(m) tute chosse se ve(n)de a Veniexia.

[48v] I pesi de molty luogi chomo li responde cho quely de Veniexia

Peso de tuto el Friul s’achorda cho(n) quelo de Veniexia.


Peso de tuta l’Istria s’achorda cho(n) quelo de Veniexia.
Peso de Trevixo sì è maçor de quelo de(c) Veniexia 12 p(er) C.
Peso de Padova sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso de Viçença sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso de Verona sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso de Mantoa sì è maçor de quelo de Veniexia 8 p(er) C.
Peso de Ferara sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso de Bologna sì è maçor de quelo de Veniexia 20 p(er) C.
Peso da Modena sì è maçor de quelo de Veniexia 8 p(er) C.
Peso da Reço sì è maçor de quelo de Veniexia 10 p(er) C.
Peso da Parma sì è maçor de quelo de Veniexia 8 p(er) C.
Peso da Piasença sì è maçor de quelo de Veniexia 8 p(er) C.
Peso da Cremona sì è maçior de quelo de Veniexia 8 p(er) C.
Peso da Bergamo sì è maçior de quelo de Veniexia 10 p(er) C.
una tariffa mercantile del trecento 51

Peso da Milan sì è maçor de quelo de Veniexia 8 p(er) C.


Peso da Chomo sì è maçor de quelo de Veniexia 8 p(er) C.
Peso da Çenoa sì è maçor de quelo de Veniexia 4 p(er) C.
Peso da Pixia sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso da Lucha sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso da Fiorença sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso da Perosa sì è maçor de quelo de Veniexia 10 p(er) C.
Peso da Roma sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso da Ravena sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso da Rimano sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso d’Anchona sì è maçor de quelo de Veniexia 14 p(er) C.
Peso da Furly sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.

[49r] Pesi de molti luogi.

Peso da Tartona, peso da Manfredonia, peso da Barleto, peso de Trane, peso


da Napoly e de tuta la Puia sì è maçor de quelo da Veniexia 16 p(er) C.
Peso da Ragusi, peso da Spalato, peso da Çara, peso d’Avignon, peso da
Mo(n)pulier sì è maçor de quelo de Veniexia 6 p(er) C.
Peso da Parixe sì è maçor de quelo de Veniexia 70 p(er) C.
Peso da Bruça sì è maçor de quelo de Veniexia 50 p(er) C.
Peso da Sermona sì è maçor de quelo de Veniexia 6 p(er) C.
Peso dal’Aquila sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso da Tronto sì è maçor de quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso da Mo(n)ça, peso da Chamarin, peso da S(an) Soverin sì è maçor de
quelo de Veniexia 12 p(er) C.
Peso sotil da Modon sì è maçor de quelo de Veniexia 25 p(er) C.
Peso groso da Modon sì se achorda chon quelo da Veniexia.
Peso da Choron sì se achorda chon quelo da Modon.
Peso da Negroponte sì se achorda cho(n) quelo da Modo(n).
Peso da Chiarença sì se achorda chon questy luogi.

[38v] Questo sì è lo chognosime(n)to dele speçie.

[Ç]ençevro se vuol vardar se lo è desteso e non sia crespo, e vuol eser groso e
ben saldo e çercharlo al chortelo, se lo è ben saldo e blancho, e vuol eser plu
blancho cha negro p(er) eser bon.
È lo çençevro de III maniere e la p(r)ima sì è beledy e la sengonda sì è cholo(n)
by, sì è segondo del mior e lo çobelii sì è peçor deli altry e tuti se vuol çerchar
alo amaistrame(n)to ch’è scrito de sovra.
[P]evere vuol eser neto e secho e negro a eser bon.
52 federico pigozzo

[P]evere longo vuol eser longo e saldo e che no(n) sia forado e chosi è bon.
[I]nçenso vuol eser groso e blancho ed è bon.
[P]olvere d’inçenso chomo el è plu groso, el è meio(r), e blancha e che no(n)
tegna sablon né marmoreti e sì è bon. Ia altra maniera a k(arte) 110.
[Z]uchary e pani de tre maniere: lo p(r)imo sì è çucharo chafiti e questo sì è
lo mior che à pany longi e forti peçady; lo sego(n)do del mior sì è çucharo de
Babilonia e à li pany piçioly; lo terço sì è muxiado, lo qual à li pany grandy
maçior deli altry ch’è grandi e grosi.
[C]handi sì vuol eser blanchi e grosi e suti e chosì è bony.
Polvere de çuchary d’ogna parte ch’è melio plu blancha e plu asuta sì è(d) mior.
Ch’è polvere de çucharo de do raxio(n): la prima sì è polvere de çucharo de
Çepro e questa sì è la mior; e la sego(n)da sì è d’Alesandria e questa sì è la
piçior e lo so granelo vuol eser groso.
Chanela vuol eser i(n)chanelada e retorta de cholor roso(e) e vuol eser forte e
dolçe la bon. Chomuna vuol tegnir lo terço dela bona e vuol eser sotil.
Mira vuol eser grosa e trar i(n) cholor çaleto e aver bo(n) odor quando e’ la se
tosa ed è clareta dentro cholor çaleto e roseto: chosi è bona.
Garofaly vuol aver cholor entro negro e roseto e vuol trar alguna chosa plu
i(n) lo negro: la soa ganba vuol eser grosa e plena e mostosa, e vuol tegnir dely
X l’un deli sechi p(er) eser bony.
Noxie muschade vuol eser grose e solde e vuol tegnir lo q(uarto) de crespe che
sia *** e eser bone.
Galanga, sì è una radixe che vuol eser g(r)osa e salda, e trar alguna chosa i(n)
roso e brun, e la so radise vuol eser plena e grieve, e no(n) de sia de salvaçia e
lo salvaçio sì è leçier e no’ à nesun fortor. Dentro sì è i(n)senbre de spo(n)ça ed
è plu lusente de lo fin e chosi è bo(n).
[39r] Endego de Bagade e tuty endegi vuol eser de bo(n) cholor de viole çote,
nuovo de fuora e dentro e ala man è la pasta sotil. Quando lo se ronpe vuolsi
trovar dentro mufolente. Lo so dreto cholor vuol eser im(m)olado e no(n) vuol
eser tropo minudo: chosì è fin.
Reobarbaro vuol eser de cholor çalo d(e) vista vuol eser groso e soldo sença
buxi quando elo se spoça dentro elo resenbla roseto; è çaleto e à segni sichomo
venne dentro a cholor chamelin e dentro e vuol eser grave e de cholor çalo de
fuora e chosi è bon.
Maçis vuol eser grosi ed choloridi de cholor roso e vuol tegnir puochi de morti
p(er) entro e se è a cholor de ruose seche e chosì è bon.
Chubebe mestige sì vuol eser grose e grisete, e vuol eser puochi fusti p(er)
entro e sì vuol plene de soto al picholo e vuode dentro la maor parte, e sì vuol
eser amarete al savor.
Chubebe salvaçe no’ à picholo e sì è menude chomo pevere e sì è forte ala
bocha.
una tariffa mercantile del trecento 53

Spigo fin sì vol eser i(n)cholorido vermeio e peloso e no(n) vuol eser tarmado e
no(n) tegna de radise che no(n) sia pelose e vuolse vardar dalo tarmado e quele
radixe e che sie bone e nete da polvere.
Schamonia sì è sugo d’erbe e sì è fata i(n) fugaçine; e se la è(f ) bona, ela se
speça p(er) liçier chosa e quando in la tocha e la se françe e vuol eser liçiera e
vuol aver cholor griso qua(n)do e’ la è rota la se vuol meter ala lengua, e vuol
gitar sugo, che par tal cho late, a eser fina e lo cholor de questa late vuol eser
çenere(n)te e chosì è bon.
Verçi salvaçio vuol eser groso dentro vermeio e de bo(n) cholor vivo, e la soa
medola sia piçiola, e no(n) sia buxiado. E vuolse tegnir a me(n)te quanto le­
gno elo tien, e ta(n)to cho(n)prarlo me(n). E la soa radise sia soda e vuol eser
frescho e chusì è bon.
Verçi mestego chomo e’ lo è plu groso e plu soldo e plu vermeio e lo è bon.
Ganfora vuol eser blancha e grosa e sì è fata chomo sschuele e chusì è bona.
Galbena sì vol eser granelosa e traçe i(n) cholor çalo e vuol eser neta de legno
e vuol eser de gra(n)de odor e chosì è bona.
Salamoniago sì vuol eser blancho e de cho schudele e chosì è bon.
[39v] [D]raganti tuti sì vuol eser blanchi a grosi e no’ è força se li tien alguna
chosa delo roseto dentro e chosì è bon.
[A]rmoniago sì vol eser blancho e groso e graneloso, e vuol eser neto e chosì
è bon.
[A]loe claro vuol eser a muodo de pegola e negro dentro e de fuora lusente ed
è forte e amaro e vuolse tuor una peçoleta e pestarla chon un chortelo e die
far la polvere çala e chosì e bon.
[A]loe secholerin vuol eser claro e lusente e che non sia tropo pudioso a lodor
e chosì è bon.
[A]loe paticho vuol eser de cholor de figado ed à odor che someia a viole çote.
[O]roplume(n)to vuol eser groso e de cholor d’oro, quando e’ lo sse speça e lo
se foia de(n)tro.
[G]oma rabicha sì è goma e vuol eser grosa e blancha e clara e chosì è bona.
[A]rmoniago sì è goma e vuol eser çaleto de fuora e dentro blancho e pude
chomo galbena e chosì è bon.
[S]andoli blanchi dé eser odorifechi.
Lacha fina sì vol trar i(n) cholor roso, e vuol eser grosa e tegna puocha polvere,
e sia ben neta de legno, e chosì è bona.
Sandoli rosi vuol eser vermay e chomo l’è plu soldi e plu gran peçe sì è mior.
Lume de roça dé eser blancha e grosa e chomo e’ l’à men polvere sì è meior.
Mirabolany cheboly vuol eser grosi e negry.
Mirabolany çetrini vol eser grosi e galety.
Mirabolany indi sono negri e menudi.
Mirabolany enpriçi sì son fesi e piçioli p(er) mit[…] q(uan)to choloso dentro.
54 federico pigozzo

Mirabolany beliriçi son blanchi e grandy chomo noxiele e chosì è boni.


Turbiti vuol eser chanolaty e blanchi e gomosi.
Sangue de drago vuol eser claro e lusente dentro che para nero e sì è roso a
tridarlo.
Archana vuol eser ben frescha e de cholor de erba verde e cho plu ela è verde
e ben maserada sì è mior e non se salva ben oltra I° ano.
[40r] Polvere d’ençenso chomo el’è plu blancha e plu grosa e che non tegna
sablon ne marmoreti sì è mior. La polvere se vuol çerchar i(n) questa maniera,
che tu des tuor dela polvere un puocho i(n) man e soplarla, mo’ tuta la polvere
volerà via, el sablon e lo marmore e l’oltra maliçia te romagnerà i(n) man e
questa sì è bona maniera de çerchar polvere. Anchora de è una altra che ’l se
vuol tuor I° mançuol plen d’aqua e tuor dela polvere e gitar dentro: lo sablon
e li malmoreti andarà a fondy e la polvere romagnerà de sovra.

Grana: questo sì è lo chognosime(n)to dela grana.

I(n) prima se l’è de maçior peso de çiò che parerà al to albitrio che la dovese
pesar, ço pò eser chamarada. Anchora se tu meterà la ma(n) de(n)tro lo sacho
e la te vada leçierame(n)te i(n)tro, el è segno de bona. E se la devà grieveme(n)-
te, sì è segno de chamarada. Anchora se tu la ves çerchar dentro de tuor una
pladena e sé de vardar ben se l’è de so vivo cholor, lo qual de’ eser suto roso,
e se l’à luogho so(g) blancho e neto. Anchora quando tu aro(n)pi lo granelo, la
bona sì de’ aver la so polvere i(n) maniera de farina, la qual traçe i(n) cholor
blancho vermeio e, se la è folsada, sì à perso lo so vivo cholor e traçe i(n) negro
e lo gloso sì è partido e reman chamarado, e se tu aronpi lo granelo e la so pol­
vere sì à dureta e grieve e non è delo dito cholor. Anchora la pasta e la polvere
ch’è de fuora lo granelo, se l’è bona, quando tu la meti i(n) la palma cho(n)
l’aqua e fregola chon lo dedo, la polvere se desfarà e la palma pierà fermame(n)te
lo so dito cholor; e se la è afolsada, la so polvere non se desfarà e no(n) se
prenderà fermame(n)te ala palma e no’ serà de so vyvo cholor. Anchora se tu
la meti i(n) bocha, se la è bona e lo savor so sì traçe i(n) amaro ed è lispeda
ali denti; e se la è folsada ela te schiçeta soto ly denty. Anchor se tu la meti
i(n) aqua, sì lo granelo cho la polvere, la bona andarà de sovra e l’arta a fondy.
Anchora sepis che la grana de Çimora è plu menuda e plu roseta de quela de
Cora(n)to e quela de Chora(n)to e quela deli Fichi traçe plu i(n) sanguinio.

Li vary: a chognoser li vary.

Se tu vuo’ s<aver> lo varo se l’è bo(n), vardalo alo muselo e se lo so velo traçe
in roso quelo è rio e se lo traçe i(n) claro quelo è chomunal e se l’è claro el è
mior e se l’è claro e traçe i(n) verdeto tanto el è plu fin e se l’è de saxion, lo
una tariffa mercantile del trecento 55

pelo so delo muxielo sì è alto e speseto, e se lo non è de saxion, lo pelo sì è


baso e claro. Anchor lo puostu chognoser p(er) lo tasto dela man, chè se tu lo
sentiras ben plen de pelo dentro, el è bon de saxion, e senò sì è lo chontrario
e questa medema chognosança se può saver p(er) li peli dele ganbe. Anchora
se de li X è lo terço finy e lo terço chomunal e lo terço piçioramento e li è
chomunal.

Li schilaty: a chognoser li schilati questo sì è ’l muodo.

Lo bon schilato sì de’ aver lo so chuoro pesante e lo so pelo plen ala man e de’
aver lo pelo so alto soto le choxie. Li stadary à chativo chuoro e chativo pelo
e sepis che li schilately è tropo menor de l’altry e chosì può chognoser, salva
dexine, ché quele che à bon pelo sì è meior.

[40v] [Le b]echune: la chognosança dele bechune.

La bona bechuna sì è grieve de peso e grosa de chuoro. Anchora à la bona


bechuna questi segny: che la vera sé blancho e crespeto, de’ ver lo spinalino
forato e averà lo so pelo plan dele golte e deli choiony.
[Li] chuory de bò e de bufalo: la chognosança dely chuory de bò e de bufalo
sì è questa, che queli che à plu groso lo chuoro e plu pesante, queli sì è li mior,
e averà lo so pelo plu belo e plu plan.
[Li] sury: suri vol eser sortady de III guise: l’una sorta vuol eser grosi che lo
dedo groso; e l’altra sorta vuol eser un tanto e meço; de l’altra sorta vol eser
doa deda. E chome li sé plu oltry, ely sì è mior, e suol valer da s(oldi) 6 a s(oldi)
12 lo mier.

(a)
e s depennato (b)
inten depennato (c)
de ripetuto
(d)
asuta depennato (e)
roso ripetuto e soprascritto (f )
è ripetuta
(g)
roso depennato
56 federico pigozzo

Riassunto

Questo saggio pubblica e commenta brevemente una tariffa com­


merciale veneziana, redatta in volgare, risalente alla prima metà del Tre­
cento, e “imparentata” con altri testi analoghi. I contenuti risalgono al
1340 circa, ma il manoscritto (conservato alla Biblioteca Comunale di
Bergamo) risale al 1370 ss.

Abstract

This essay publishes and briefly comments on a Venetian trade tariff,


written in the vernacular, dating back to the first half of the 14th century,
and ‘related’ to other similar texts. The contents date from around 1340,
but the manuscript (preserved in the Biblioteca Comunale di Bergamo)
dates back to 1370 ff.

Parole chiave – Keywords

Venezia, Trecento, tariffa mercantile, commercio, mar Mediterraneo


Venice, 14th century, merchant tariff, trade, Mediterranean Sea

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