Pigozzo
Pigozzo
Nel XIII e XIV secolo Venezia fu uno dei principali centri italiani di
redazione di testi a contenuto commerciale, destinati all’uso didattico
per offrire una formazione elementare ai giovani rampolli delle nume
rosissime famiglie di mercanti1. Questi prontuari, talvolta identificati
col nome di “tariffe”, si andarono arricchendo nel corso dei decenni con
esercizi di cambio ed elenchi di pesi e misure relativi a piazze commer
ciali non solo adriatiche, ma del Mediterraneo, del Mar Nero e dell’A
tlantico europeo2. Per quanto riguarda lo specifico ambito di produzio
ne veneziana, la più antica raccolta di pesi e misure commerciali giunta
fino a noi fu composta nella prima metà del XIII secolo3 e fu seguita da
un manualetto, sempre veneziano, di poco successivo alla metà del se
colo4. A partire dal Trecento i manuali si moltiplicarono: entro la metà
1
Sebbene nessuno dei testi veneziani mostri segni d’uso che attestino un utilizzo pratico
nell’ambito delle attività commerciali, non si può escludere che gli elenchi di pesi e misure
potessero costituire anche strumenti operativi effettivamente impiegati dai mercanti (A. Boc
chi, Pratiche di mercatura toscane del Trecento: fonti inedite per la storia del commercio italiano,
Udine 2022, pp. 26-30).
2
U. Tucci, Tariffe veneziane e libri toscani di mercatura, «Studi veneziani», 10 (1968),
p. 72; Id., Manuali di mercatura e pratica degli affari nel Medioevo, in Fatti e idee di storia
economica nei secoli XII-XX. Studi dedicati a Franco Borlandi, Bologna 1977, pp. 215-231; Id.,
Mercanti, viaggiatori, pellegrini nel Quattrocento, in Storia della cultura veneta, III, Dal primo
Quattrocento al Concilio di Trento, II, a cura di G. Arnaldi e M. Pastore Stocchi, Vicenza
1980, pp. 317-320.
3
M. Roberti, Studi e documenti di storia veneziana, parte I: La «Racio Lombardi seu
Francisci» del cod. marciano 130 cl. V lat. n. 3198, «Nuovo Archivio Veneto», n.s., VIII, 16
(1908), pp. 5-23; V. Formentin, Prime manifestazioni del volgare a Venezia. Dieci avventure
d’archivio, Roma 2018, pp. 62-74.
4
D. Jacoby, A Venetian Manual of Commercial Practice from Crusader Acre, in I comuni
italiani nel regno crociato di Gerusalemme, atti del colloquio Gerusalemme, 24-28 maggio
1984, a cura di G. Airaldi e B.Z. Kedar, Genova 1986, pp. 403-428, ristampato in Id., Studies
on the Crusader States and on Venetian Expansion, Northampton 1989, VII. Per l’edizione
36 federico pigozzo
del manualetto F. Pigozzo, Un manualetto mercantile veneziano del XIII secolo, «Notiziario
dell’Associazione nobiliare regionale veneta», 13 (2021), pp. 171-186. Una seconda edizione
realizzata autonomamente rispetto alla precedente in B. Saletti, The Racione de Alexandria:
a Venetian Anonymous Merchant Manual on Mediterranean Trading in the Late XIII Century,
«Storie e linguaggi. Rivista di studi umanistici», 1 (2024), pp. 1-68.
5
A. Bocchi, Lo Zibaldone Riccardiano 2161. Una pratica di mercatura veneziana del
primo Trecento, Udine 2021.
6
Zibaldone da Canal, manoscritto mercantile del sec. XIV, a cura di A. Stussi, Venezia 1967.
7
Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, It. XI, 32 (=6672). La tariffa è in corso di
pubblicazione da parte di chi scrive.
8
Tarifa zoè noticia dy pexi e mexure di luogi e tere che s’adovra marcadantia per el mondo,
a cura di V. Orlandini, Venezia 1925.
9
J. Agrimi, Tecnica e scienza nella cultura medievale. Inventario dei manoscritti relativi
alla scienza e alla tecnica medievale (secc. XI-XV). Biblioteche di Lombardia, Firenze 1976,
XVI, pp. 13-15; W. Van Egmond, Practical mathematics in the Italian Renaissance, Firenze
1980, pp. 47-51; P.O. Kristeller, Iter Italicum: a finding list of uncatalogued or incompletely
catalogued manuscripts of the Renaissance in Italian and other libraries, 5 (Alia Itinera III and
Italy III), 2 (Sweden to Yugoslavia, Utopia [and] Supplement to Italy [A-F]), London-Leiden
1990, p. 476; M. Bondioli, The Libro di navigar. A new treatise on Venetian shipbuilding
from the 14th century, in Ships and Maritime Landscapes. Proceedings of the Thirteenth
International Symposium on Boat and Ship Archaeology, a cura di J. Gawronski, A. van
Holk e J. Schokkenbroek, Amsterdam 2012, pp. 215-223.
10
La scorretta impaginazione di alcune parti del codice fu rilevata già in O. Pittarello,
Un frammento inedito della tradizione italiana dello pseudo-aristotelico Secretum secretorum, in
Historiae. Scritti per Gherardo Ortalli, a cura di C. Azzara, E. Orlando, M. Pozza e A. Rizzi,
Venezia 2013, p. 163.
11
Sulla cosiddetta Tariffa 1454, ancora inedita, si veda Tucci, Mercanti, viaggiatori, pel-
legrini, pp. 317-320.
una tariffa mercantile del trecento 37
La piazza di Venezia
12
N. Papadopoli, Le monete di Venezia descritte ed illustrate, I, Venezia 1893, pp. 120-
136, 157-161, 170-180, 189-190; Corpus Nummorum Italicorum, VII, Veneto (Venezia, I, Dal-
le origini a Marino Grimani), Roma 1915, pp. 46-47, 65-66, 69-72, 80-83; A.M. Stahl,
Zecca: The Mint of Venice in the Middle Ages, Baltimore 2000, pp. 23-29, 41-47, 52.
13
Papadopoli, Le monete di Venezia, p. 174; Stahl, Zecca. The Mint of Venice, pp. 51-52.
14
Stahl, Zecca. The Mint of Venice, p. 45.
15
Archivio di Stato di Verona, Bevilacqua Boncristiani, b. 67, perg. 28.
16
Archivio di Stato di Venezia (d’ora in poi ASVe), Signori di Notte al Criminal, reg. 16,
cc. 17v (16 novembre 1280) e 31v (12 marzo 1288).
38 federico pigozzo
Il Mediterraneo orientale
Alla sezione veneziana segue una seconda sezione che mostra la me
desima struttura compositiva della prima: pesi, altre unità di lunghezza
e capacità annunciate dal titolo “misure” e da ultimo monete. Que
sta sezione segue le tappe di un ipotetico viaggio da Venezia alla costa
orientale del Mediterraneo, con soste a Chiarenza (le cui rovine sorgono
nei pressi di Cillene, in Grecia), Candia, Cipro e arrivo a Laiazzo (Ayas,
oggi Yumurtalık, in Turchia).
Anche in questo caso le monete citate offrono utilissime indicazioni
per la datazione del testo. Nella sezione cipriota, i tre nominali citati
corrispondono alle emissioni del re Ugo IV di Lusignano (1324-1359):
alle due tipologie di denaro grosso in buon argento studiate da David
Metcalf21 si può oggi aggiungere, grazie allo studio di Alex Malloy,
Irene Preston e Arthur Seltman, anche il denaro in mistura di rame
17
H. Rizzolli, F. Pigozzo, L’area monetaria veronese. Verona e il Tirolo dall’ inizio del X
secolo fino al 1516, Bolzano 2015, pp. 202-220.
18
R. Cessi, Problemi monetari veneziani (fino a tutto il sec. XIV), Padova 1937, pp. 78-80;
F.C. Lane - R.C. Mueller, Money and Banking in Medieval and Renaissance Venice, I, Coins
and Moneys of Account, Baltimore 1985, pp. 346, 366-367, 475; R.C. Mueller, Domanda
e offerta di moneta metallica nell’Italia settentrionale durante il Medioevo, «Rivista italiana di
numismatica», 97 (1996), pp. 160-163.
19
ASVe, Procuratori di San Marco de Ultra, b. 260, Commissaria Paolo Signolo, c. 1r.
20
ASVe, Signori di Notte al Criminal, reg. 6, cc. 40v-41r.
21
D. Metcalf, Corpus of Lusignan Coinage, II, The silver coinage of Cyprus (1285-1382),
Nicosia 1998, pp. 12-14 e 69-77.
una tariffa mercantile del trecento 39
22
A.G. Malloy-I. Preston-A. Seltman, Coins of the Crusader States 1098-1291.
Including the Kingdom of Jerusalem and Its Vassal States of Syria and Palestine, the Lusignan
Kingdom of Cyprus (1192-1489), and the Latin Empire of Constantinople and Its Vassal States of
Greece and the Archipelago, New York 2004, pp. 256-257.
23
T.S.R. Boase, The Cilician Kingdom of Armenia, Edinburgh 1978, pp. 140-141;
J. Ghazarian, The Armenian Kingdom in Cilicia During the Crusades: The Integration of
Cilician Armenians with the Latins, 1080-1393, Richmond (UK) 2000, p. 160.
24
P.Z. Bedoukian, Coinage of Cilician Armenia, seconda edizione riveduta, Danbury
(Connecticut) 1979, p. 19 e 94-96; Y.T. Nercessian, Armenian Coins and Their Values, Los
Angeles 1994, pp. 158-161
25
Per una trattazione approfondita delle unità di misura bizantine in uso in questi porti
si veda E. Schilbach, Byzantinische Metrologie, Monaco 1970, pp. 13-55.
26
S.P. Karpov, Black Sea and the crisis of the mid XIVth century: an underestimated turning
point, «Thesaurismata», 27 (1997), pp. 71-75; Id., La navigazione veneziana nel Mar Nero
(XIII-XV secolo), Ravenna 2000, pp. 169-175.
27
S.P. Karpov, Venezia e Genova: rivalità e collaborazione a Trebisonda e Tana, secoli
XIII-XV, in Genova, Venezia, il Levante nei secoli XII-XIV (Atti del convegno internazionale
di studi, Genova-Venezia, 10-14 marzo 2000), a cura di G. Ortalli e D. Puncuh, Genova
2001 (= «Atti della Società ligure di storia patria», n. s., 41/1), pp. 265-267; Id., Perché Tana?
Motivazioni ufficiali per proteggere e mantenere un lontanissimo insediamento veneziano, in Po-
lidoro. Studi offerti ad Antonio Carile, a cura di G. Vespignani, Spoleto 2013, pp. 569-574; L.
Pubblici, Venezia e il Mar d’Azov: alcune considerazioni sulla Tana nel XIV secolo, «Archivio
storico italiano», 163 (2005), pp. 435-484; Id., Un aspetto dell’esperienza degli occidentali nelle
terre dell’Orda d’Oro fra XII e XV secolo: l’ insediamento di Tana a cavallo della pace di Milano
(1355), in Paradigmi dello sguardo: percezioni, descrizioni, costruzioni e ricostruzioni della Mo-
scovia tra Medioevo ed eta moderna (uomini, merci, culture), a cura di I. Melani, Viterbo 2011,
40 federico pigozzo
pp. 21-50; N. Di Cosmo, L. Pubblici, Venezia e i Mongoli. Commercio e diplomazia sulle vie
della seta nel medioevo (secoli XIII-XV), Roma 2022, pp. 113-115; L. Pubblici, La centralità
dei nomadi nel commercio della Caucasia settentrionale. Rapporti diplomatici fra i Mongoli e
Venezia sul Mar d’Azov nel XIV secolo, «Studies on Central Asia and the Caucasus», 1 (2023),
pp. 65-68.
28
D. Stöckly, Le système de l’Incanto des galées du marché à Venise: fin XIIIe – milieu XVe
siècle, Leiden 1995, pp. 109-111; A. Tzavara, I trattati commerciali tra Venezia e l’ impero di
Trebisonda (1319-1396), «Thesaurismata», 41/42 (2011/2012), pp. 50-57; F. Pucci Donati,
Ad viagium maris maioris. L’ espansione dei traffici veneziani nel XIII e XIV secolo, Udine
2023, pp. 112-113.
29
Diplomatarium veneto-levantinum, a cura di G.M. Thomas, I, Venezia 1880, pp. 289-
298.
30
Pubblici, Un aspetto dell’esperienza degli occidentali nelle terre dell’Orda d’Oro fra XII
e XV secolo: l’ insediamento di Tana a cavallo della pace di Milano (1355), in Paradigmi dello
sguardo, pp. 21-50; Pucci Donati, Ad viagium maris maioris, pp. 125-132.
31
Uno sguardo alla refurtiva sequestrata ai tagliaborse attivi a Venezia fra il 1348 e il
1355 mostra come ormai le monete d’argento più diffuse fossero i soldini e i mezzanini,
mentre i grossi de zecha compaiono solo occasionalmente (ASVe, Signori di Notte al Criminal,
reg. 6, cc. 13r-70r).
una tariffa mercantile del trecento 41
Conclusioni
32
ASVe, Procuratori di San Marco de Ultra, b. 180, Tarifa, c. 16v.
42 federico pigozzo
DOCUMENTO
Tariffa di pesi e misure di vari centri commerciali mediterranei della prima metà
del XIV secolo.
Mesure.
Elo se ve(n)de lo vin a mesura e clamase una a(n)fora. E l’anfora se chonta
bego(n)çi 4, el bego(n)ço sì è quarte 4, e a çaschuna de ste mesure s’en dé ve(n)
de e ve(n)dese a l(ibre) a p(icholi).
Elo forme(n)to se ve(n)de a moço e a ster e a quarta e a quartaruol e fase
marchado a ster. Lo moço sì è stera 12 e lo ster sì è quarte 4 e la quarta sì è
quartaruoli 4.
Ela sal se ve(n)de a mesura de moço, poni me(n)te che un moço sì è stera 12.
E drapi e tele e çe(n)dadi se ve(n)de a mesure de braço e lo braço sì è quarte 4.
Monede.
Elo sé moneda una che se clama duchato, lo qual sé d’oro: chontase a
pagame(n)to s(oldi) 2 de g(rosi) l’un.
E sé moneda una che se clama g(rosi), cho(n)tas’a pagame(n)to p(icholi) 32 e
44 federico pigozzo
dase duchati i(n) pagame(n)to ch’el g(roso) val plu sego(n)do cho’ l’arge(n)to
mo(n)ta e desmo(n)ta.
Èsende una moneda che se clama soldin e sé d’argento e val a spender p(er) la
tera p(icholi) 12 l’un(a).
Èsende p(icholi) li qual se cho(n)ta a spender p(er) la tera li 32 g(roso) I e
picholi 12 val s(oldo) I.
Èsende blanchi che li 2 val I p(icholo) e spendese a trageto.
Poni me(n)te che tute marchada(n)tie, o la più parte, se ve(n)de a l(ibra) a
g(rosi) e fase pagame(n)to a duc[ati].
E l(ibra) Ia a g(rosi) val g(rosi) 9 p(icholi) 5 e l(ibre) 26 a g(rosi) val l(ibra) Ia
d[…] me(n) I° g(roso), salvo chi no spaçifichase a l(ibre) a p(icholi), e a [mo]
nede la l(ibra) a p(icholi) val g(rosi) 7 ½ e le 32 l(ibre) a p(icholi) val l(ibra) I
de g(rosi).
Ite(m) l(ibre) 100 de peso de Clare(n)ça torna in Veniexia l(ibre) 115 e a questo
se ve(n)de seda e grana.
Ite(m) anchora chane 100 de Clare(n)ça fa i(n) Veniexia braça 333 1/3 che
vien la chana braça 3 1/3.
Ite(m) moça 100 de forme(n)to fa stera 55 in Veniexia.
Ite(m) mitri 10 de vin fa bego(n)ço I in Veniexia.
Ite(m) moça 3 d’ua pasa fase stera I de Veniexia ch’è (libre) 260 a sotil.
Ite(m) batese monede che se clama tornesi e le 20 ma(n) val perpero I, cho(n)
tase lo perpero ***.
Ite(m) chanter I ch’è rotoly 100 torna in Veniexia l(ibre) 750 a sotil.
Ite(m) li charati 26 de peso d’oro torna saço I i(n) Veniexia.
Ite(m) marche 106 ½ d’arçe(n)to de Famagosta torna marche 100 i(n) Venie
xia.
Mesure.
Ite(m) braça 3 ½ de Veniexia fase i(n) Famagosta chana Ia.
Ite(m) chafesi 21 de forme(n)to fa i(n) Veniexia ster I.
Ite(m) l’oio se ve(n)de a cha(n)ter çare 8. Se cho(n)ta I chanter e çare 13 torna
i(n) Veniexia miri 1 ½.
Monede.
Ite(m) i(n) Famagosta se bate monede 3 chomo è meçi besanti d’argento e
li 2 meçi besanti se chiama besante I biancho. E batese quarto de besante
d’arge(n)to, che li 4 val I besante biancho. E batese piçoli, li qual piçoli 48
p(er) I besante biancho. E besanti 3 e ½ bianchi se chonta besante I saraxi
nato.
Misura.
Ite(m) chane 100 fa braça 316 de Veniexia.
Ite(m) marçapani 4 1/3 fa stera I de Veniexia siando mesurado çusto, ma no
se fa.
Ite(m) lo vin se ve(n)de a rotoli de pesando e a oglo de bota de ½ mier se chon
ta rotoly 30 cche si p(er) raxo(n) p(er) sic se cho(n)ta lo rotolo.
46 federico pigozzo
[77r] Monede.
Ite(m) in Laiaça se bate monede 4: daremo nuovo co(n)tase s(oldi) 3 a g(r)o-
si, mo’ vie(n) plu. Tacholin I° li 13 val d(eremi) 10 nuovi. D(eremi) p(iço)li li
13 val d(eremo) I° nuovo. D(eremi) p(iço)li li 10 val tacolin I°. Tacolini 10 se
c(on)ta p(er) I b(esante) a marchadantie. Tacholini 2 ½ se co(n)ta b(esante) I°
a chondanaxo(n).
Lo ca(n)t(er) d(e) la Tana respo(n)de II p(er) çe(n)tener maçor cha quelo d(e)
Costantinopoli e, s’el fose zustado, lo die respo(n)der l’un si cho l’altro, al qual
cha(n)t(er) se ve(n)d(e) tute chose grose.
Ite(m) lo çe(n)tener sotil die respo(n)der tanto l’un cho l’oltro, al qual se ve(n)
d(e) seda e tute speçie.
Ite(m) l(i)b(r)a Ia d’arçe(n)to d(e) Chostantinopoli faxe i(n) la Tana sumo I° ½
e saçi 2 e carati 8 d’arçento e lo somo sé saçi 45 in la Tana.
Ite(m) lo ta(n)ga d’oro dela Tana, lo piçolo pexa saçi 2 e carati 11, respo(n)d(e)
i(n) Costa(n)tinopoli ala livra saçi 2 e karati 14.
In Soldadia sì è pexi 4: l(i)b(r)a g(r)osa e livra sotil, peso de sumo, peso d(e)
çafaran.
una tariffa mercantile del trecento 47
Ite(m) i(n) Toris se bate 2 monede: i(n) p(ri)ma aspri e folari. E folari 32 val
l’aspro I e aspri 6 se cho(n)ta l(ibra) Ia e a questo se ve(n)de e chonpra tute
merçe.
In Toris sì è un peso d’oro e d’arge(n)to e de perle lo qual peso sì vien clamado
l(ibra).
Marcha Ia de Veniexia sì à saço 55 ½.
Ite(m) l(ibra) Ia sotil de Veniexia sì à saçi 72 de Toris.
Ite(m) l(ibra) Ia d’oro de Veniexia sì à saçi 76 charati 4.
Ite(m) l(ibra) Ia a g(r)oso de Veniesia sì à saçi 114 de Toris.
Ite(m) la mena de Toris sì è l(ibre) 2 oh(n)çe 10 ½ de Veniexia.
Ite(m) pichi 100 de Toris sì è braça 112 de Veniexia.
Ite(m) le speçie se ve(n)de a C de mene.
Ite(m) la seda a mene dé cho(n)tase.
Ite(m) le p(er)le se ve(n)de a 10 saçi.
Ite(m) l’arçe(n)to se ve(n)de a mier de saçi.
Ite(m) la brocha se ve(n)de a peso de mene.
Item le spleçie menude se vende a dexena de mene.
Ite(m) le 100 mene de speçie se dà de spese chondute i(n) Pone(n)te l(ibra) Ia.
Ite(m) la dex(en)a dele spleçie menude se dà l(ibre) 6, dela seda l(ibre) 2 p(er)
mena.
Ite(m) le l(ibre) 100 a sotil de Trabesonda fase l(ibre) 110 a Veniexia a sotil, ala
qual se ve(n)de tute speçie menude çoé nose, garofali, macis e tute altre speçie
medude. I(n)te(n)di de far me(n)çion spaçifichade da l(ibra) sotil de Trabeson
da qua(n)do tu chonprasi speçie menude p(er) no(n)n aver quistion e p(er)ché
i no(n) te dese l(ibra) de Pera, che ava(n)ça solame(n)te 4 p(er) C in Veniexia.
Ite(m) l(ibre) 6 1/3 de Trabesonda fase l(ibre) 100 a sotil i(n) Veniexia ala qual
se ve(n)de tute chose grose, çoé pevere, gençevro, verçi, chanela et altre speçie
grose.
48 federico pigozzo
Ite(m) lo chanter dela Tana so rotoli 100 a peso g(r)oso e li 20 rotoli fase l(ibra)
I g(r)osa dela Tana, ala qual l(ibra) se ve(n)de tute chose grose e la dita l(ibra)
g(r)osa sì è al peso de baçarioti tocheti 12. El tocheto sé çarachi 12.
Ite(m) lo M g(r)oso de Veniexia responde i(n) la Tana chantera 10, che val
l(ibre) 50 g(r)ose.
Ite(m) l(ibre) 104 a sotil de Veniexia fase l(ibre) 100 a sotil i(n) la Tana ala qual
se ve(n)de seda e tute speçie.
Ite(m) lo sumo del’arge(n)to dela Tana fase i(n) Veniexia honçe 6 q(uarti) 3
charati 24 e 48/52 de marcha e la marcha sé honçe 8, el quartir sé charati 36
½.
Ite(m) la marcha sì è saçi 52, el sumo sì è saçi 45 dela Tana.
Ite(m) lo sumo dela Tana pesa a po(n)ta g(rosi) 93 de çecha de Veniexia e
g(rosi) 4 li das-tu p(er) chalo e p(er) fatura, siché l’ sumo vien s(oldi) 8 e
d(ener) I de g(rosi) de çecha. Lo sumo sì è saçi 45 dela Tana.
Ite(m) lo ta(n)go gra(n)do d’oro dela Tana: li 6 ta(n)gi gra(n)di fase ta(n)gi
7 piçoli siché l’ ta(n)go gra(n)do vien ad eser saçi 2 e charati 21 dela Tana,
responde i(n) Veniexia q(uarto) I e ½, charati 8.
Ite(m) lo C di pichi dala Tana de tele vien a respo(n)der in Veniexia braça 134.
Ite(m) i(n) prima rotolo un forfori sì è de miarexi 144 e rotoli 100 sì è chanter
un.
Ite(m) lo rotolo de cha(n)ter lendi sì è peso de miarese 200 e rotolo 100 sì è
cha(n)ter un lendi.
Ite(m) chanter I e rotolo 56 lendi sì è cha(n)ter I i(n) gieroi, lo rotolo gierey sì
è de pesi de miaresi 312 e rotolo 100 sì è cha(n)ter I gieroy. Lo rotolo çeroi sì
è de pesi de miarexi 312 e rotoli 100 sì è chanter I gieroy.
Ite(m) i(n) Alesandria sono 3 cha(n)tera: l’uno se clama chanter forfori, l’altro
se clama chanter lendi, el terço se clama cha(n)ter gieroy.
Ite(m) lo chanter gieroy sì è chantera 2 e rotoli 16 e 2/3 forfori.
Item lo dito chanter gieroy sì è chanter I rotolo 56 lendi.
una tariffa mercantile del trecento 49
Ite(m) anchora sì è unn altro peso lo qual vien clamado mena e ch’è pesi 260
de miarese.
Ite(m) mene 55 sì è rotoli 99 et o(n)çe 3 2/3 delo chanter forfori.
Ite(m) mene 77 sì è chanter I lendi, ite(m) mene 120 sì è cha(n)ter I gieroy.
Ite(m) sapie che le 77 mene sono pesi 200 plu delo chanter lendy, çoé pesi de
miarese.
Ite(m) a(n)chora è unn altro peso chon lo qual se pesa besanti veri, lo qual d’è
charati 24.
Ite(m) sapie che pesi 7 de besante sì è pesi 10 de miarexi.
Ite(m) lo peso de miarese sì è charobe 161.
[48r] Ite(m) tute marchada(n)tie che e(n)tra i(n) Alesandria p(er) mare sicho
mo rame, stagno, plonbo, oio, miel, savon, çera, gala, pelo de becho, roça,
masticha, tute queste chose e tute le altre che i(n)tra p(er) mar sì se ve(n)de a
chanter gieroy, salvo la marchada(n)tie scrite de soto.
Ite(m) çafara(n) se ve(n)de a d(e)x(en)a de mene.
Ite(m) seda se ve(n)de a d(e)x(en)a de mene.
Ite(m) l’arçe(n)to vivo se ve(n)de a cha(n)ter forfory.
Ite(m) pevere se ve(n)de a chalega che è chantera 5 forforine.
Ite(m) verçi se vende a chantera 6 forfori.
Ite(m) çe(n)çevro, i(n)çe(n)so, endego se ve(n)de a cha(n)ter forfori.
Ite(m) chanela se ve(n)de a C de mene e pesase a chanter forfori, chontase
chantera 2 forfori mene 100. E questo fa lì p(er)çò che eli no(n) ·de abate altro
p(er) lo cho(n)to, i(n) tute le altre tere se abate 10 p(er) C.
Ite(m) çucharo se ve(n)de a chanter çeroi e polvere de çucharo, alguna altra
marchada(n)tia che sia d’Alesandria no(n) se ve(n)de a quel peso, salvo datali.
Ite(m) altre speçie çoé garofali, nose musciade, spigo, magis, galanga, garde
moni, lacha, mira, schamonia, boraxo, ga(n)fora, riobarbaro, sangue de drago
e tute le altre spiçiarie se ve(n)de a mena e a desena de mene.
Ite(m) alo cha(n)ter lendi se ve(n)de lino e no(n) altro.
.
Ite(m) chanter I forfori torna i(n) Veniexia l(ibre) 140 a sotil.
Ite(m) chanter I lendi torna i(n) Veniexia l(ibre) 192 a sotil.
Ite(m) chanter I gieroi torna i(n) Veniexia l(ibre) 301 a sotil.
Ite(m) mene 100 torna i(n) Veniexia l(ibre) 250 a sot[il].
Ite(m) marcha Ia d’arçento de Veniexia torna i(n) [Ale]sandria pesi 78 de mia
resi.
Ite(m) l’onça de Veniexia torna i(n) Alesandria a peso de besante besanty 6
charaty 21 ¾.
[Ç]ençevro se vuol vardar se lo è desteso e non sia crespo, e vuol eser groso e
ben saldo e çercharlo al chortelo, se lo è ben saldo e blancho, e vuol eser plu
blancho cha negro p(er) eser bon.
È lo çençevro de III maniere e la p(r)ima sì è beledy e la sengonda sì è cholo(n)
by, sì è segondo del mior e lo çobelii sì è peçor deli altry e tuti se vuol çerchar
alo amaistrame(n)to ch’è scrito de sovra.
[P]evere vuol eser neto e secho e negro a eser bon.
52 federico pigozzo
[P]evere longo vuol eser longo e saldo e che no(n) sia forado e chosi è bon.
[I]nçenso vuol eser groso e blancho ed è bon.
[P]olvere d’inçenso chomo el è plu groso, el è meio(r), e blancha e che no(n)
tegna sablon né marmoreti e sì è bon. Ia altra maniera a k(arte) 110.
[Z]uchary e pani de tre maniere: lo p(r)imo sì è çucharo chafiti e questo sì è
lo mior che à pany longi e forti peçady; lo sego(n)do del mior sì è çucharo de
Babilonia e à li pany piçioly; lo terço sì è muxiado, lo qual à li pany grandy
maçior deli altry ch’è grandi e grosi.
[C]handi sì vuol eser blanchi e grosi e suti e chosì è bony.
Polvere de çuchary d’ogna parte ch’è melio plu blancha e plu asuta sì è(d) mior.
Ch’è polvere de çucharo de do raxio(n): la prima sì è polvere de çucharo de
Çepro e questa sì è la mior; e la sego(n)da sì è d’Alesandria e questa sì è la
piçior e lo so granelo vuol eser groso.
Chanela vuol eser i(n)chanelada e retorta de cholor roso(e) e vuol eser forte e
dolçe la bon. Chomuna vuol tegnir lo terço dela bona e vuol eser sotil.
Mira vuol eser grosa e trar i(n) cholor çaleto e aver bo(n) odor quando e’ la se
tosa ed è clareta dentro cholor çaleto e roseto: chosi è bona.
Garofaly vuol aver cholor entro negro e roseto e vuol trar alguna chosa plu
i(n) lo negro: la soa ganba vuol eser grosa e plena e mostosa, e vuol tegnir dely
X l’un deli sechi p(er) eser bony.
Noxie muschade vuol eser grose e solde e vuol tegnir lo q(uarto) de crespe che
sia *** e eser bone.
Galanga, sì è una radixe che vuol eser g(r)osa e salda, e trar alguna chosa i(n)
roso e brun, e la so radise vuol eser plena e grieve, e no(n) de sia de salvaçia e
lo salvaçio sì è leçier e no’ à nesun fortor. Dentro sì è i(n)senbre de spo(n)ça ed
è plu lusente de lo fin e chosi è bo(n).
[39r] Endego de Bagade e tuty endegi vuol eser de bo(n) cholor de viole çote,
nuovo de fuora e dentro e ala man è la pasta sotil. Quando lo se ronpe vuolsi
trovar dentro mufolente. Lo so dreto cholor vuol eser im(m)olado e no(n) vuol
eser tropo minudo: chosì è fin.
Reobarbaro vuol eser de cholor çalo d(e) vista vuol eser groso e soldo sença
buxi quando elo se spoça dentro elo resenbla roseto; è çaleto e à segni sichomo
venne dentro a cholor chamelin e dentro e vuol eser grave e de cholor çalo de
fuora e chosi è bon.
Maçis vuol eser grosi ed choloridi de cholor roso e vuol tegnir puochi de morti
p(er) entro e se è a cholor de ruose seche e chosì è bon.
Chubebe mestige sì vuol eser grose e grisete, e vuol eser puochi fusti p(er)
entro e sì vuol plene de soto al picholo e vuode dentro la maor parte, e sì vuol
eser amarete al savor.
Chubebe salvaçe no’ à picholo e sì è menude chomo pevere e sì è forte ala
bocha.
una tariffa mercantile del trecento 53
Spigo fin sì vol eser i(n)cholorido vermeio e peloso e no(n) vuol eser tarmado e
no(n) tegna de radise che no(n) sia pelose e vuolse vardar dalo tarmado e quele
radixe e che sie bone e nete da polvere.
Schamonia sì è sugo d’erbe e sì è fata i(n) fugaçine; e se la è(f ) bona, ela se
speça p(er) liçier chosa e quando in la tocha e la se françe e vuol eser liçiera e
vuol aver cholor griso qua(n)do e’ la è rota la se vuol meter ala lengua, e vuol
gitar sugo, che par tal cho late, a eser fina e lo cholor de questa late vuol eser
çenere(n)te e chosì è bon.
Verçi salvaçio vuol eser groso dentro vermeio e de bo(n) cholor vivo, e la soa
medola sia piçiola, e no(n) sia buxiado. E vuolse tegnir a me(n)te quanto le
gno elo tien, e ta(n)to cho(n)prarlo me(n). E la soa radise sia soda e vuol eser
frescho e chusì è bon.
Verçi mestego chomo e’ lo è plu groso e plu soldo e plu vermeio e lo è bon.
Ganfora vuol eser blancha e grosa e sì è fata chomo sschuele e chusì è bona.
Galbena sì vol eser granelosa e traçe i(n) cholor çalo e vuol eser neta de legno
e vuol eser de gra(n)de odor e chosì è bona.
Salamoniago sì vuol eser blancho e de cho schudele e chosì è bon.
[39v] [D]raganti tuti sì vuol eser blanchi a grosi e no’ è força se li tien alguna
chosa delo roseto dentro e chosì è bon.
[A]rmoniago sì vol eser blancho e groso e graneloso, e vuol eser neto e chosì
è bon.
[A]loe claro vuol eser a muodo de pegola e negro dentro e de fuora lusente ed
è forte e amaro e vuolse tuor una peçoleta e pestarla chon un chortelo e die
far la polvere çala e chosì e bon.
[A]loe secholerin vuol eser claro e lusente e che non sia tropo pudioso a lodor
e chosì è bon.
[A]loe paticho vuol eser de cholor de figado ed à odor che someia a viole çote.
[O]roplume(n)to vuol eser groso e de cholor d’oro, quando e’ lo sse speça e lo
se foia de(n)tro.
[G]oma rabicha sì è goma e vuol eser grosa e blancha e clara e chosì è bona.
[A]rmoniago sì è goma e vuol eser çaleto de fuora e dentro blancho e pude
chomo galbena e chosì è bon.
[S]andoli blanchi dé eser odorifechi.
Lacha fina sì vol trar i(n) cholor roso, e vuol eser grosa e tegna puocha polvere,
e sia ben neta de legno, e chosì è bona.
Sandoli rosi vuol eser vermay e chomo l’è plu soldi e plu gran peçe sì è mior.
Lume de roça dé eser blancha e grosa e chomo e’ l’à men polvere sì è meior.
Mirabolany cheboly vuol eser grosi e negry.
Mirabolany çetrini vol eser grosi e galety.
Mirabolany indi sono negri e menudi.
Mirabolany enpriçi sì son fesi e piçioli p(er) mit[…] q(uan)to choloso dentro.
54 federico pigozzo
I(n) prima se l’è de maçior peso de çiò che parerà al to albitrio che la dovese
pesar, ço pò eser chamarada. Anchora se tu meterà la ma(n) de(n)tro lo sacho
e la te vada leçierame(n)te i(n)tro, el è segno de bona. E se la devà grieveme(n)-
te, sì è segno de chamarada. Anchora se tu la ves çerchar dentro de tuor una
pladena e sé de vardar ben se l’è de so vivo cholor, lo qual de’ eser suto roso,
e se l’à luogho so(g) blancho e neto. Anchora quando tu aro(n)pi lo granelo, la
bona sì de’ aver la so polvere i(n) maniera de farina, la qual traçe i(n) cholor
blancho vermeio e, se la è folsada, sì à perso lo so vivo cholor e traçe i(n) negro
e lo gloso sì è partido e reman chamarado, e se tu aronpi lo granelo e la so pol
vere sì à dureta e grieve e non è delo dito cholor. Anchora la pasta e la polvere
ch’è de fuora lo granelo, se l’è bona, quando tu la meti i(n) la palma cho(n)
l’aqua e fregola chon lo dedo, la polvere se desfarà e la palma pierà fermame(n)te
lo so dito cholor; e se la è afolsada, la so polvere non se desfarà e no(n) se
prenderà fermame(n)te ala palma e no’ serà de so vyvo cholor. Anchora se tu
la meti i(n) bocha, se la è bona e lo savor so sì traçe i(n) amaro ed è lispeda
ali denti; e se la è folsada ela te schiçeta soto ly denty. Anchor se tu la meti
i(n) aqua, sì lo granelo cho la polvere, la bona andarà de sovra e l’arta a fondy.
Anchora sepis che la grana de Çimora è plu menuda e plu roseta de quela de
Cora(n)to e quela de Chora(n)to e quela deli Fichi traçe plu i(n) sanguinio.
Se tu vuo’ s<aver> lo varo se l’è bo(n), vardalo alo muselo e se lo so velo traçe
in roso quelo è rio e se lo traçe i(n) claro quelo è chomunal e se l’è claro el è
mior e se l’è claro e traçe i(n) verdeto tanto el è plu fin e se l’è de saxion, lo
una tariffa mercantile del trecento 55
Lo bon schilato sì de’ aver lo so chuoro pesante e lo so pelo plen ala man e de’
aver lo pelo so alto soto le choxie. Li stadary à chativo chuoro e chativo pelo
e sepis che li schilately è tropo menor de l’altry e chosì può chognoser, salva
dexine, ché quele che à bon pelo sì è meior.
(a)
e s depennato (b)
inten depennato (c)
de ripetuto
(d)
asuta depennato (e)
roso ripetuto e soprascritto (f )
è ripetuta
(g)
roso depennato
56 federico pigozzo
Riassunto
Abstract