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Programma 1' Quad. Filosofia

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Origine della filosofia

Filosofia significa amore per la sapienza o più semplicemente chiedersi il perché


delle cose.
Secondo alcuni i primi filosofi sono i bambini nella fase del perché.
I filosofi non possiedono la sapienza ma la cercano.
Tradizionalmente la filosofia nasce intorno al VII secolo a.C. nelle colonie greche
dell’asia minore e della magna grecia.
I primi filosofi nascono a Mileto che si differenzia per la sua vivacità intellettuale e
politica infatti è qui che nasce una delle prime forme di democrazia, l’isonomia
che significa che tutti sono uguali di fronte alla legge, distaccandosi dal vecchio
pensiero aristocratico.
Iniziarono pure a porsi domande sulla nascita della terra e sulla formazione
dell’universo, allontanandosi da ciò che la tradizione diceva.

Talete

Talete nasce a Mileto nel VII sec. a.C. non abbiamo notizia di sue opere.
I primi filosofi vanno a ricercare il principio originario di tutte le cose
nell’Archè ,il principio originario da cui tutte le cose derivano.
Talete pensava che tutto fosse originato dall’acqua poiché tutti gli esseri viventi
ne avevano bisogno per sopravvivere, per lui in principio esisteva solo un grande
oceano e che le terre sarebbero emerse successivamente.
Talete è il primo ad abbandonare il mito e ad affidarsi al Logos ovvero alla
ragione / ragionamento.

Circola un aneddoto su di lui, si narra che intento a studiare i fenomeni celesti sia
caduto dentro un pozzo suscitando un sorriso malizioso da parte della sua serva che
commenta dicendo che i filosofi hanno la testa tra le nuvole. Questo episodio
testimonia l’immagine della filosofia al tempo, era considerata come un pensiero
inutile e per persone semplici e poco colte.
Aristotele però smentisce tutto questo raccontando che Talete riuscì a sfruttare le
sue sapienze metereologiche per arricchirsi, avendo previsto una buona annata per
le piantagioni di olive affittò tutti i frantoi per poi subaffittarli a prezzo maggiore
Anassimandro

Anassimandro nasce a Mileto intorno al 610 a.C. fu un discepolo di Talete.


A interessarlo erano principalmente ricerche naturalistiche e tecniche infatti gli
vengono attribuiti la prima carta geografica e il primo scritto filosofico
intitolato “sulla natura”
Ѐ il primo ad utilizzare il termine archè per riferirsi all’origine dell’universo.
Infatti per lui l’archè era un principio illimitato, indefinito e astratto: l’Apeiron.
Affronta il tema della derivazione delle cose ritenendo che si tratti di un processo di
separazione.
Nonostante la separazione sia base della vita è fonte di infelicità in quanto
rappresenta una rottura dall’origine, secondo lui è per riparare questo male che gli
esseri viventi muoiono.

Anassimene

Vive a Mileto, discepolo di Anassimandro, anche a lui è attribuita un'opera


intitolata “sulla natura”.
Il suo archè è l’aria, paragona l’universo alla vita dell’uomo che senza aria non
può vivere.
Spiega la trasformazione e la generazione delle cose attraverso i processi di
condensazione e rarefazione, quando l’aria si rarefà diventa fuoco, quando
invece condensa diventa vento, nuvole, acqua etc.

Pitagora

Pitagora nasce a Samo, su di lui abbiamo solo testimonianze indirette.


Viaggiò molto in Oriente e in Egitto.
Dopo aver viaggiato per gran parte della sua vita si trasferisce a Crotone una
colonia greca della magna grecia, dove fondò la scuola pitagorica (quasi una
setta) dove era quasi paragonato a una divinità, era molto diversa dalla scuola di
Mileto, era aperta anche alle donne e vi erano delle regole: dieta che non
comprendeva carne e indossare abiti solo di lino.
I discepoli erano divisi in: acusmatici, che potevano solo ascoltare, e matematici,
che invece potevano fare domande ed esprimere la propria opinione.
L’archè per pitagora è il numero, ma anche l’anima è importante.
Il numero viene visto come l’essenza di tutte le cose, non viene visto come
astratto ma come qualcosa di rappresentabile
I numeri si differenziano in dispari, limitati, connotazione positiva, limitato
significa perfetto, compiuto, proporzionato, mentre il pari, infinito,
connotazione negativa, infinito significa imperfetto.
Questa distinzione si ripercuote sulle cose, pari e dispari è come luce e buio,
questo è definito dualismo.
Quasi tutti i fenomeni della vita hanno una relazione con i numeri, ad esempio uno
significa intelligenza e due esprimere un opinione.
Il 10 è il numero perfetto perché raffigurato come un triangolo con ai lati 4,
contiene sia pari che dispari e rappresentava la tetractys su cui i pitagorici
giuravano

Eraclito

Eraclito visse ad Efeso tra il VI e il V sec. a.C., fu un aristocratico, la sua vita è


un mistero, è chiamato l’oscuro per il suo carattere scontroso ed enigmatico
che si evince nella sua opera “intorno alla natura”. Si rifiutò di partecipare alla
vita politica e si ritirò nel tempio di Artemide fino alla morte.
Divise le persone in due tipologie: i dormienti, la maggior parte della popolazione
che viveva una vita dormendo non comprendendo le leggi del mondo che li
circonda, e i desti, che erano filosofi e sapevano identificare la verità.
Considerava quindi la filosofia un privilegio per pochi.

Per Eraclito nel mondo tutto è in costante movimento e in contrasto reciproco.


Panta rei significa tutto scorre. per esempio il giorno succede la notte, la luce
succede il buio, a tutto c’è una successione.
Per Eraclito la legge fondamentale dell’universo risiede nel logos (legge
razionale della realtà) ed è il primo a nominarlo.
L’universo è caratterizzato da un divenire
Il divenire è la forma in cui la realtà si manifesta
La vita viene concepita come lotta e opposizione ma anche come ordine e armonia
ottenuti grazie ai contrari
L’archè è quindi triplice

Parmenide

Parmenide naque intorno alla metà del VI sec. a.C. ad Elea dove fondò la sua
scuola filosofica (poi detta eleatica), ha avuto ruoli importanti nella politica, anche
lui scrive un’opera intitolata “sulla natura” di cui sono rimasti solo 19 frammenti
tra cui il proemio integrale.
Parmenide afferma “l’essere è, e non può non essere mentre il non essere non
è, e non può essere” significa che l’essere esiste e che il non essere non esiste e
non può essere neanche pensato
Ontologia significa “discorso sull’essere” cioè lo studio dell’essere
L’essere è uno, eterno, perfetto, immobile e finito
Il procedimento logico-deduttivo porta alla nascita del principio di identità, principio di
non contraddizione, principio del 3° escluso (o è o non è solo 2 opzioni)
I FISICI PLURALISTI

I filosofi del V sec. cercano di superare l’opposizione tra ciò che attesta la ragione e
ciò che testimonia l’esperienza sensibile.
Coniugare quindi ragionamento, dei filosofi ionici e Eraclito, e l’indagine empirica
della realtà degli Eleati.
Fondamento dell’universo→Pluralità di principi immutabili, da questo il
nome fisici pluralisti.

Empedocle

Nacque intorno al 484-481 a.C. ad Agrigento in una famiglia aristocratica, partecipò


alla vita politica dalla parte dei democratici; Scrisse le sue opere in versi e le intitolò :
Sulla natura, cosmologia, e Purificazioni, mistico-religioso.
Nel poema sulla natura descrive la nascita dell’universo a partire dalla situazione
originaria di totalità indifferenziata in cui si mescolano e confondono i quattro
elementi che rappresentano le quattro radici che sono: acqua, fuoco, terra e aria.
Tali principi sono eterni, immutabili e identici a se stessi.
Le radici non mutano e non diventano altro da quello che sono,
semplicemente si uniscono e si separano dando origine a composti di vario
tipo.

Per Empedocle alla base del processo di unione e separazione ci sono due forze
cosmiche: l’amore e l’odio che corrispondono a unione e separazione dei principi
originari.
Sotto l’azione delle forze cosmiche le radici si combinano o si dividono.
L’azione delle forze è continua infatti per Empedocle le realtà individuali e
l’universo come lo conosciamo noi, possono esistere quando non c’è ne completa
separazione ne completa unione, quindi le fasi di passaggio tra amore e odio e
viceversa

Possiamo dire che la vita per Empedocle è possibile soltanto nel momento
intermedio, che non è né pieno amore né piena contesa.

Per Empedocle “l’odio” è quello che gli esseri umani chiamano “male”
La più evidente e grave manifestazione di questo declino è rappresentata dalla
pratica di uccidere animali a scopo sacrificale.
Uccidendo gli animali e nutrendosi delle loro carni le persone commettono ingiustizia
ed empietà, dal momento che l’universo è un unico grande organismo vivente.

Nascita = manifestazione della mescolanza delle radici

Morte = manifestazione della disgregazione delle radici


Anassagora

Nacque a Clazomene intorno al 500 a.C., nel 462 si trasferisce ad Atene, diventa
maestro e amico di Pericle, tenne lezioni pubbliche a cui assistettero anche
Ippocrate e Socrate
Si interessa di matematica, biologia, medicina e soprattutto astronomia.
Fu accusato di empietà, perché riteneva che il sole fosse solo una massa
infuocata e non una divinità, per questo fu bandito dalla città di Atene e morì in
esilio.

Scrisse un’opera in prosa intitolata “sulla natura” di cui ci restano vari


frammenti, nell’opera sostiene che i fenomeni non sono frutto di misteriose
forze divine, ma effetti di cause naturali.
Sosteneva che:
- Il sole ci appare piccolo perché dista molto da noi ma è più grande del peloponneso
- la luna pur essendo più piccola del sole ci appare più grande perché più vicina
- tutti i corpi celesti avessero le stesse caratteristiche qualitative della terra

La teoria dei semi di Anassagora, particelle di materia piccolissime e invisibili


che, combinandosi variamente, danno origine a tutte le cose visibili.
Queste particelle differiscono per la qualità, sono infinitamente divisibili e
infinite in numero e quantità.
Per questo Anassagora afferma “tutto è in tutto”.
Il suo ragionamento si basa sull’osservazione di fenomeni come quello della
nutrizione: quando mangiamo il pane e beviamo l’acqua, nutriamo tutto il nostro
corpo, tanto che ci crescono le ossa, le unghie e i capelli, dobbiamo quindi dedurre
che nell’acqua e nel pane sono contenuti i semi di ossa, unghie e capelli.
La teoria del seme può spiegare tutte le trasformazioni che avvengono in
natura.

Dice che all’inizio i semi erano tutti mescolati insieme, e poi si è verificato un
processo di differenziazione e di separazione degli elementi. In tutte le cose
permane però una base comune e unitaria, costituita da infiniti elementi
invisibili

Dopo il processo di separazione, rimane una traccia di quella relazione


originaria che li congiungeva tutti in unità.

Per spiegare l’origine dell’universo dalla mescolanza degli elementi originali,


Anassagora ricorre al noùs che significa intelligenza e intelletto
Il noús è un’energia illimitata e autonoma, la cui funzione è dare forma al caos
indistinto originario, provocando la differenziazione degli elementi.

Per Anassagora il noùs è l'entità divina che organizza i semi e genera il


movimento turbinoso per il quale le sostanze si dividono in base al principio
dei contrari, come caldo e freddo, luce e oscurità.

Con il noùs la terra, l’aria e l’acqua si sono separate e sono andate a formare
gli astri del cielo

Anassagora era consapevole che il problema della struttura della materia è


talmente complesso da non poter essere affrontato solamente con
l’esperienza sensibile.
È quindi indispensabile l’impiego della ragione e la formulazione di teorie.

Democrito

Abbiamo poche informazioni sulla sua biografia:


Nasce ad Abdera, fu allievo di Leucippo e Socrate, compì lunghi viaggi in Oriente e
soggiornò anche ad Atene, dove venne in contatto con la filosofia sofistica e la
dottrina socratica. Morì quasi centenario ad Abdera.
Aveva molti interessi tra cui: la fisica, la matematica, l’etica, la musica, l’agricoltura,
la pittura, la medicina.
Delle sue opere possediamo circa 200 frammenti autentici.

Democrito vuole superare il conflitto tra cambiamento e stabilità, conciliare ciò che
mostrano i sensi e l’esperienza con quello che attesta la ragione.
Affronta la questione elaborando una visione materialistica dell’universo, dove
permanenza e mutamento, unità e molteplicità sono tenuti insieme e armonizzati.

Afferma che gli elementi originari e fondamentali dell’universo sono particelle di


materia, minime e indivisibili, chiamate atomi.
Gli atomi sono infiniti e identici tra loro dal punto di vista qualitativo, mentre
differiscono dal punto di vista quantitativo.

Democrito è giunto all’ipotesi atomistica prendendo spunto dalla riflessione di


Zenone, della divisibilità all’infinito di una grandezza.

Gli atomi per Democrito hanno le stesse caratteristiche dell’essere di Parmenide:


sono elementi semplici, indivisibili, ingenerati ed eterni, uniformi, immutabili.
Democrito ammette che gli atomi si aggregano e si separano variamente dando
origine alle manifestazioni mutevoli e divenienti, proprie del mondo visibile.

Democrito deve riconoscere, oltre all’essere (l’atomo), l’esistenza del vuoto, ossia
una forma di non essere.
Il vuoto è il nulla assoluto; Il vuoto è la condizione indispensabile del
movimento, senza ciò gli atomi non potrebbero muoversi e dare origine ai vari
aggregati, dunque non avverrebbe nessun mutamento o trasformazione.
Nel vuoto gli atomi si muovono in modo spontaneo.

Tutto ciò che accade nell’universo per Democrito presuppone un sistema di


cause naturali e risulta strettamente necessario.

L'atomismo di Democrito è un materialismo, perché tutta la realtà si spiega in


base ad un principio materiale che è l'atomo, un meccanicismo, perché tutto
quello che avviene si spiega in base a rapporti meccanici, e un determinismo,
perché tutto quello che avviene segue regole ben determinate che sono quelle
meccaniche. Pag. 70

Secondo Democrito, gli esseri umani sono composti di un anima e un corpo


entrambi materiali, ovvero costituiti da atomi.
L’anima è diffusa in tutto il corpo

Democrito sostiene che la ragione è la guida degli esseri umani, il bene più alto
è la felicità che risiede nel raggiungimento della serenità e nel conseguimento dei
beni dell’anima. L’individuo deve sottomettere al controllo della ragione le passioni e
gli impulsi, fonte di turbamenti e insoddisfazioni.

La ragione suggerisce quindi uno stile di vita improntato sull’equilibrio e sulla


moderazione.

Coloro che perseguono la saggezza ed esercitano la giustizia, si sentiranno


ovunque a casa propria: il cosmopolitismo, secondo cui gli esseri umani possono
considerarsi cittadini di un’unica patria, prescindere dalla città o dal paese di origine,
proprio perché accomunati da una medesima natura razionale.
I SOFISTI

Nel V secolo a.C., Atene diventa il centro culturale del mondo greco. Qui la
filosofia antica conosce il suo massimo splendore grazie anche al nuovo
indirizzo democratico che assume il governo dopo l’ascesa di Pericle.
La scena filosofica muta profondamente e si assiste a una rivoluzione umanistica:
l’attenzione si sposta dalla natura all’essere umano e alla società.
Per affrontare i nuovi temi, è importante la funzione della parola, ossia l’abilità
nell’esprimere i propri pensieri e le proprie convinzioni,

Se da un lato si assiste alla svalutazione delle antiche credenze, dall’altro si


innalza il senso di responsabilità dell’individuo, che è chiamato a dare autonome
spiegazioni della realtà che lo circonda.

I caratteri della democrazia ateniese che risultano significativi in relazione


all’affermazione della cultura filosofica sono:
• la partecipazione e il sostegno popolare alla vita politica
• il fatto che il governo sia affidato a esponenti effettivamente meritevoli.

Nel significato del termine sofista sembrano essere confluite delle connotazioni
negative che erano state attribuite dai filosofi posteriore come Platone e Aristotele
Ed è per questo che ci sono arrivati solamente pochi frammenti della sofistica.

Protagora
Nacque ad Abdera intorno al 490 a.C., nel cosrso delle sue attività di insegnamento
viaggiò in tutta la Grecia, passo molte volte per Atene, dove risiedette, entrando nei
favori di Pericle.
Fu accusato di empietà, perché nello scritto “sugli dei” sosteneva che fosse
impossibile pronunciarsi sull’esistenza degli dei.
Non ci è giunta alcuna opera integra, ma solamente i due scritti “le antologie” e “la
verità”.

“L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, di quelle
che non sono in quanto non sono”.
Interpretazione del termine “uomo”:
• uomo può essere inteso come l’individuo singolo
• uomo ha il significato di civiltà o popolo
• Il termine uomo può essere interpretato come umanità o genere umano

Secondo la visione relativistica di Protagora, non esiste una verità assoluta,


valida per tutti, ma si devono ammettere diverse interpretazioni dei fenomeni.
La verità è dunque “relativa“ a colui che la giudica.
Allo stesso modo non c’è una una legge naturale e universale che stabilisca che
cos’è giusto e che cosa è ingiusto

Questa convinzione non esclude la possibilità di stabilire un criterio di giudizio,


tale criterio è rappresentato dall’utile, inteso come il bene del singolo e della
comunità.
A rendere possibile il raggiungimento di un accordo sul vantaggio comune è la
parola, che è alla base del confronto e del dialogo.

Il relativismo può essere quindi diviso in tre punti:


• gnoseologia, non è possibile conoscere la verità
• etica, non esiste un bene assoluto
• agnosticismo, impossibile dire se dio esiste o meno

Coloro che possiedono i mezzi logici ed espressivi più efficaci possono


convincere gli altri della validità delle proprie posizioni, ecco perché la parola
per Protagora è importantissima.

La politica era alla base della società, i politici dovevano aver studiato l’arte del ben
parlare e portare avanti le proprie tesi, anche se il messaggio era sbagliato.

Gorgia
Nacque a Lentini tra il 485 e il 480 a.C., fu discepolo di Empedocle e maestro di
Pericle. Compì numerosi viaggi che lo portarono a Delfi, Olimpia e Atene. Morì
vecchissimo in Tessaglia.
Ci rimangono pochi frammenti delle sue opere tra cui “l’encomio di Elena” e
“intorno al non ente” o “intorno alla natura”

Anche per Gorgia la potenza della parola sta alla base, essa viene elogiata come
forza conquistatrice.
Il linguaggio non si identifica più con l’essere.
Gorgia giunge a sostenere una forma di scetticismo metafisico secondo cui non
esiste nulla di oggettivo, e se esistesse non sarebbe possibile per l’essere
umano conoscerlo, pensarlo o comprenderlo:

• l’essere non esiste, perché la sua affermazione implica una serie di


contraddizioni logiche

• se anche esistesse non potremmo conoscerlo o pensarlo, perché il pensiero


non corrisponde necessariamente alla realtà

• se anche fosse conosciuto o pensato non potrebbe essere espresso


attraverso le parole, non c’è un linguaggio adatto a descrivere un essere
perché al di fuori della nostra portata.

Per Gorgia l’esistenza è una dimensione irrazionale e misteriosa, in cui gli


individui non sono liberi né responsabili delle proprie azioni, ma soggiogati da
forze ignote e incontrollabili.

Un esempio di questa tesi è rappresentato dal celebre encomio di Elena, nella quale
Gorgia cerca di difendere l’innocenza di Elena che potrebbe aver reagito per volere
degli dei, potrebbe essere stata costretta a fuggire con Paride, oppure potrebbe
essere stata convinta con la forza delle parole, o ancora per la passione amorosa.
Lo stile è retorico e vengono messi insieme delle orazioni affinché Elena sia
giudicata come non colpevole.

Socrate
Socrate è il primo dei grandi filosofi dell'età classica.
È il primo filosofo che nasce ad Atene.
Ha studiato musica, ha letto e ha partecipato anche come soldato alle battaglie ed
entra in contatto con i fisici pluralisti.
A circa 40 anni Atene ancora combatte contro Sparta e in un momento di crisi della
città in cui c'è anche la peste, Socrate va insieme a dei suoi amici all'oracolo di
Delfi dove verrà affermato da una sacerdotessa che lui è il più intelligente di
tutti gli uomini.
Da lì inizia la sua filosofia ed il modo di intendere la filosofia come ricerca.
È l'unico che non ha mai scritto niente poiché riteneva che la filosofia non deve
dare risposte ma solo domande.
Come i sofisti anche lui cerca di insegnare una virtù anche se diversa dalla loro.
Era un personaggio fastidioso per il governo e la democrazia (che era in crisi
perché era decaduta la figura di Pericle).
Per questo avvenne il processo di Socrate, lo accusavano di corrompere i giovani
anche se lui cercava di far sviluppare la capacità critica e di farli parlare. La
madre di Socrate faceva partorire le donne e lui diceva che lui avrebbe continuato la
sua idea facendo partorire le idee.
Socrate nel processo viene condannato a morte e nonostante avesse tutte le
possibilità di scappare accettò la sua fine perché nelle sue opere affermava che
la legge va sempre rispettata anche se ingiusta, metteva in pratica i suoi principi.
Il problema delle fonti su Socrate è ampio, è difficile avere un quadro del suo
pensiero per via dell'assenza di fonti dirette
Socrate non avendo scritto niente ci lascia sospesi, la nostra fonte primaria è
Platone che amava Socrate lo riteneva il più sapiente degli uomini.
Platone ci racconta molto di Socrate ma dal suo punto di vista, lui ha il terrore
che lui possa essere paragonato ai sofisti (l'uso della parola, il ricorso al dialogo)
Aristotele è discepolo di Platone
Fonti:
1. Platone
2. Aristotele
Importantissimi ma non sempre attendibili
3. Aristofane (scrittore di commedie)

Metodo Socratico conta di due fasi: l'ironia (parte negativa) e la maieutica (parte
positiva) Socrate aiuta a far scaturire il pensiero
Socrate utilizza l'ironia per smascherare il falso sapere dell'interlocutore
La maieutica è l’arte di far “partorire” agli interlocutori verità scaturite da un
esame interiore

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