Infermieristica Generale
Infermieristica Generale
Nel paleolitico vivevano di caccia e pesca, l'agricoltura era ingestibile per via delle basse
temperature(era glaciale)
L'uomo per sopravvivere e trovare sempre qualcosa da cacciare o da pescare doveva spostarsi
in continuo= nomade
Verso l'era del neolitico le temperature inizieranno a migliorare rendendo l'agricoltura
semplice e possibile, passarono da una situazione nomade a una situazione stanziale;
impararono l'arte dei raccolti
Si perde definitivamente il concetto di nomadismo e le donne si dedicano sempre di più
all'assistenza
L'uomo iniziò così a vivere in villaggi, iniziano a nascere delle comunità dove si
differenziavano il ruolo dell'uomo e il ruolo della donna.
Iniziano a nascere le comunità dove si differenziano il ruolo dell'uomo e il ruolo delle
donne, iniziano a fortificarsi i momenti di maternage dove le donne hanno dei momenti di
mutuo soccorso
Si sottolinea l'importanza di prendersi cura dei defunti, quindi delle sepolture e dei corredi
funebri
La modalità con le quali la donna prestava assistenza erano definiti tentativi= utilizzavano
prodotti derivanti dalla natura non sapendo se effettivamente sarebbero stati efficaci
CIVILTA’ ANTICHE: egitto, mesopotamia e india
Queste civiltà si situavano vicino al fiume = permetteva un ambiente fertile e abitabile. La
natura offriva possibilità di vivere bene
In queste civiltà si presentava una forte differenza tra il ruolo della donna e il ruolo
dell'uomo.
Iniziò a nascere la figura dell schivo e della schiava, in quanto erano divisi per classi sociali
Nella vita quotidiana gli atti erano svolti da persone che venivano identificate come persone
con dei poteri straordinari=in egitto il faraone era colui che aveva un potere sovrumano e
grazie a ciò aveva il controllo su tutta la società
Credevano nelle divinità.
La donna dea, era una donna con dei poteri importanti che esercitava in ambito sociale
Ai trovava una forte differenza tra criteri fisici(chi svolge assistenza= schiavi) e criteri
spirituali( la dea che dava un supporto religioso)
ANTICO EGITTO
Abbiamo le testimonianze di una figura che ci ha fatto da concorrente l’ostetrica
le ostetriche sono sempre state nostre concorrenti, ci rubavano la scena prestando assistenza,
avevano un ruolo privilegiato, infatti ci sono moltissime testimonianze derivanti da queste
figure, avevano un potere straordinario.
In molte testimonianze si vede la figura dell'ostetrica che presta assistenza alla donna in
gravidana, aiutandola durante il parto.
le balie= donne che permettono l'allattamento dei bambini.
MONDO MESOPOTAMIA
grande riconoscimento= la scrittura.
Il popolo dei babilonesi ha lasciato antichi codici= CODICE HAMMURABI che contiene le
leggi per la regolamentazione dei comportamenti in ambito medico della società, vengono
indicate delle punizioni che si attribuiscono a chi compie un errore durante l'atto medico.
Si riconosceva la figura di chi assiste.
In questi periodi c'erano già delle conoscenze importanti in ambito sanitario, si sapeva
già qual'era la modalità per sanificare le acque, gli alimenti e si conoscevano le pratiche di
circoncisione
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GRECIA ANTICA
L'arte medica nasce con la devozione degli dei, Apollo fu il primo per eccellenza tra i medici,
nel tempo è stato sostituito da esculapio dio della medicina(ancora oggi presente nella storia)
Altri dei fondamentali per la medicina sono: Asclepio e Ippocrate.
La donna poteva essere libera come subordinata dall'uomo, prima dal padre e poi dal marito,
l'obiettivo era quello di sposarsi e procreare.
La donna di classi sociali alte poteva decidere, la donna di classi sociali basse era subordinata
dall'uomo.
Nacqua la figura della madrona= l'antenata dell'ostetrica, colei che aiuta altre donne a
partorire.
ASCLEPIEI= ospedali= luoghi collocati vicino a grandi fiumi, dove venivano guariti le
persone. Nati in memoria del figlio di Apollo
ROMA ANTICA
Ci sono 2 figure importanti in ambito medico: Celso e Galeno= dissezionatore= ovvero
svolgeva delle ispezioni dei cadaveri, grazie alle sue scoperte si scoprì che i nervi non
partivano dal cuore e i vasi sanguigni non partivano dal cervello
Il popolo si divideva in 3 classi: Patrizi, Plebei, Schiavi.
DONNA: la donna che apparteneva alla classe superiore(patrizi) poteva accedere alle scuole
e frequentare la vita nel palazzo(vita più lussuosa)
Nelle classi sociali più basse(plebei) le donne perdevano sempre di più il loro ruolo, venivano
considerate inferiori ed erano sempre ‘comandate’ dalla figura maschile
Nacque l'idea di Padre Di Famiglia = era una figura molto forte, che comandava
all'interno della famiglia; il marito infatti poteva riconoscere i figli. Nelle classi sociali
inferiori i padri di famiglia non accettavano le donne/bambine.
A causa di questo fenomeno si creò un bassissimo tasso di sopravvivenza, c'erano tanti
trovatelli abbandonati e questo fenomeno creava lo sviluppo di importanti malattie.
L'Assistenza veniva svolta dalle donne macrone che erogavano assistenza alle persone
bisognose soprattutto durante la nascita.
La figura del medico è molto sviluppato; il medico, l'apprendente medico si formavano
frequentando gli studi già avviati
VALETUDINARIA= ambulatori e ospedali
CRISTIANESIMO
Ha lasciato un segno molto importante per la nostra esistenza.
Tutte le disparità nate in precedenza col cristianesimo iniziarono a finire.
Prende una commutazione differente, diventa una dotazione, indipendentemente dal fatto
che si è donne o uomini
Chi dalla terra vuole raggiungere il paradiso, in terra deve sacrificarsi, la terra era il mezzo
che ci permetteva di raggiungere la salvezza. Scompare la figura dello schiavo e della schiava
e permette a tutti di entrare nella scena assistenziale.
Chi vuole raggiungere la pace eterna deve assistere la persona, chi assiste deve farsi umile
OPERE DI MISERICORDIA
Nel libro religioso sono state riconosciute le opere di misericordia che il vero cristino
deve erogare per accedere alla pace divina e tra le 7 opere di misericordia troviamo:
l'assistenza agli infermi(gli ammalati).
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Queste vengono accusate dalla chiesa di stregoneria, quindi l'assistenza viene fortemente
indirizzata ad una sola fonte= i monasteri dove si sviluppa la regola indetta da San
Benedetto: la regola ORA ET LABORA (prega e lavora).
Le persone agiate avevano la possibilità di andare negli ospedali più pregiati.
Non sempre abbiamo avuto un appoggio da parte della chiesa perché non tolleravano le
autonomia che le donne avevano nel momento in cui praticavano l'assistenza popolare
Le donne popolari di notte andavano a praticare assistenza usando prodotti semplici e
vivendo di esperienza tramandata, questo fatto rappresentava per la chiesa un forte pericolo,
le donne non erano soggette/sottoposte al controllo maschile, quindi considerate pericolose.
Le donne nel tempo sono state definite streghe e si arrivò ad una forte persecuzione di
tutte coloro che praticavano l'assistenza perchè accusate di patteggiare col diavolo, venivano
bruciate vive nelle pizze, nacque nel centro d'europa, e si arrivò alla persecuzione di 5000
donne.
Contemporaneamente nelle strutture in cui venivano accolti i bisognosi, c'erano delle
situazioni opposte dove si trovava regola e disciplina, seguivano la regola di San
Benedetto.
Nascono le prime scuole, il primo filone era la scuola monacheista (monaci) grazie a loro si
sono diffuse un serie di informazioni, il compito era trascrivere i bonifici delle piante che
coltivavano in termini di obiettivi di cura, questa scuola si contrapponeva a quell'impulso
arabo che c'è stato in quel periodo
Si è infiltrata una scuola araba che portava un pensiero scientifico, questa scuola ha
fondato le basi culturali. Federico2 intorno al 1231 istituì la prima scuola medica e istituì
l'obbligo della formazione per i medici all'interno dell'università.
Nascita della prima università di medicina fondata da federico.
BASSO MEDIOEVO
Intorno all'anno mille, si sono determinate delle forti carestie, malattie(generate da un
movimento elevato di persone) contemporaneamente si muovono delle serie di persone che
vanno a eseguire degli ordini.
Questi ordini sono inizialmente partiti senza obiettivo religioso ma si trasformano in un
movimento religioso, si autoregolano dando un voto di povertà, obbedienza e protezione
degli oppressi, si spostavano per liberare la terra santa
Un altro obiettivo era il dedicarsi all'assistenza.
L’assistenza nei monasteri e da queste persone che si uniscono in confraternite.
Contemporaneamente si uniscono sempre più pensieri in ordine civile= si chiede allo stato
di intervenire sui bisogni(bisogno di assistenza), nacque l'ospedale laico.
MONASTERI- PERSONE UNITE IN CONFRATERNITE- OSPEDALI LAICI
Il Papa Bonifacio8 vedeva la figura femminile come un forte pericolo, perché era libera,
questo fatto le rendeva troppo autonoma.
Per lui la donna doveva essere oggetto di controllo o dal padre o dal marito o dalla chiesa
Il papa nel 1298 pubblicò la bolla papale Periculoso che nel 1298 obbligò la clausura di tutte
le donne fino al 1814.
La donna per tutti questi anni sperì dall'assistenza. Avvenne un forte decadimento
dell'assistenza in quanto le donne potevano più prestare assistenza
Chi sostituisce la donna consacrata? prostitute e delinquenti
Nelle fiandre siste/avviene una forte reazione alla bolla papale, fortunatamente nasce una
congregazione molto forte femminile come reazione alla clausura.
BEGHINE=donne che appartengo ad una buona famiglia che per contrastare la noia, sono
ispirate da un forte sentimento di devozioni nei confronti dell'altro, nelle fiandre e poi in
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tutta europa nascono le associazioni di queste donne laiche che decidono autonomamente di
vivere all'interno di una sola struttura o tornare a casa, prestano assistenza senza voto e
senza consacrazione.
Loro erano libere, e il loro impegno era di dedicarsi all'assistenza.
E’ importante ricordarle perché sono state le prime ad essere donne libere, non consacrate,
senza voti e a dedicarsi assistenza sia a domicilio sia nelle strutture e sono le prime a darsi un
minimo di formazione.
Le autorità religiose ritengono pericolose le beghine perché troppo libere e anche nei loro
confronti avviene una forte regressione.
Senza di loro l'assistenza ritorna ad un forte decadimento.
L'ETÀ DELLA RIFORMA
A rinforzare il clima negativo che c'era nei confronti della chiesa, bisogna ricordarsi di
Lutero.
In Germania, si accusavano le ricchezze territoriali della chiesa, la forte ignoranza dell'alto
clero, il forte dispendio economico del clero per una vita agiata e la mancanza motivazionale
di alcuni prelati.
La chiesa per questioni di soldi si era inventata che la vergine maria avesse una serie di
indulgenze(perdoni) che si potevano acquistare con una serie di peccati.
Da queste indulgenze la chiesa guadagnava tanto, così Lutero denunciò il papa, Lutero
venne scomunicato e ricercato, venne tratto in salvo.
Si ha un ritorno alle origini e si ha una controriforma religione, questo ritorno dei vescovi ha
fatto sì che per l'assistenza ci sia stata una ricaduta positiva.
IL vescovo aveva l'obbligo di istituire degli ospedali con un personale formato.
Grazie alla pubblicazione della tesi di Lutero, si ebbe una caduta esistenziale.
RINASCIMENTO
Iniziano ad essere costruiti ospedali con importanti architetture e l'organizzazione inizia ad
avere un punto positivo. Si inizia a capire che occorre destinare per ogni ammalato un solo
letto.
Si inizia a capire che l'assistenza non è solo spirituale, ma curare una persona è anche
rivolgersi alla salute fisica di essa.
In questo periodo si inizia a risentire una dipendenza nei confronti del ruolo medico che ci
portiamo dietro fino ad oggi
serviente= colei che serviva il malato
CACCIA ALLE STREGHE
Si accentua una violentissima caccia alle streghe = colei che di notte succhiasangue a
bambini, a questa figura si è collocata l'immagine della vecchia che in realtà andava nelle
case a prestare assistenza, venivano catturate, torturate e nelle sentenze in tribunale
venivano accusate ci complotto con il diavolo.
Venivano legate con le mani dietro la schiena e appese al palo.
Si ha un nuovo calo di assistenza.
La figura che si salvò fu la figura dell'ostetrica
LA RIFORMA DELL’ASSISTENZA
Ci fu un periodo molto importante nel 16esimo secolo.
Grazie all'opera di tre uomini( SANTI RIFORMATORI) , la nostra professione iniziò ad avere
un'attenzione
L'importanza che si riconosce a questi tre uomini è dovuta al fatto che grazie loro nasce il
concetto di disciplina, noi siamo una PRE DISCIPLINA perchè dobbiamo studiare per
diventare infermieri.
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FLORENCE NIGHTINGALE
Florence nasce a Firenze nel 1820 da una famiglia ricca
Le donne di buona famiglia dovevano avere un precettore privato e dovevano essere
destinate al matrimonio e alla famiglia, ma lei sentiva di essere destinata ad un progetto più
importante, quasi divino, riceva personalmente l'educazione da parte del padre che le fa da
precettore e le insegna le principali lingue, la fisica, la matematica, la religione.
Non era graziosissima, non aveva ricevuto grandi richieste di matrimonio.
Si accentuò il desiderio di fare qualcosa per il prossimo, inizio a viaggiare e si recò a
Dusseldorf dove visse l'esperienza delle diaconesse, restò colpita dal loro modo di assistere,
prosegue il suo viaggio e va a Parigi e incontra le figlie della carità che rimangono a lavorare
all'interno degli ospedali, va a Roma e incontra i ministri degli infermi, apprende da queste
persone delle modalità di assistenza ma non la soddisfano. Questi incontri rinforzano
l'intenzione di diventare infermiera, contrastato dal desiderio che avevano i suoi genitori di
lei. Essere infermiera significava essere serviente, lavoro sconveniente per una donna di
buona famiglia.
Lei rimane ferma sulla sua posizione e grazie alla possibilità economica della sua famiglia
riesce a iniziare a lavorare nel 1853 in una casa di ricovero per donne di agiata famiglia che
lei dirige, si occupa della direzione nota subito delle migliorie da sistemare,
somministrazione del cibo, riforma del servizio di lavanderia, oltre ad avere doti
amministrative si attiva per un'idea di assistenza di chiamata(campanelli visibili per chi
chiama assistenza)
Purtroppo da questa esperienza si accorge che non c'erano infermieri rispettabili. A suo
favore succede un evento bellico. La guerra di crimea, l'Inghilterra entra in guerra in turchia,
e arrivano i report di tutti i soldati che muoiono sul fronte, si rivolge all'amico di
famiglia=Ministro della guerra e si offre volontaria per partire per la guerra di crimea
Le viene dato un piccolo fondo economico e con questo seleziona personalmente 39 donne e
parte per la guerra, non appena arriva in crimea si accorge che la situazione era disastrosa, si
eseguivano amputazioni senza anestesia, i topi giravano tra i soldati feriti, i soldati non aveva
un vitto adeguato, coperte sporche tanto che i soldati preferivano non avere da coprire
perchè le lenzuola creavano dolori, non c'erano sistemi per garantire evacuazioni(feci) soldati
morivano non solo per le ferite ma anche per le sovrainfezioni provocate all'interno
dell'ospedale del campo
Riceve un forte disappunto dai militari perché non gradivano ricevere ordini da una donna
Lei fa fronte andando a intaccare un fondo personale per acquistare tutto ciò che occorreva
per gestire le persone come: un vitto sano, tutto ciò che serve per l'igiene, un servizi di
lavanderia contro le infezioni, vestiti adeguati , soprattutto identifica gli elementi quali l'aria
acqua e luce degli elementi fondamentali per favorire la cura di questi ammalati, oltre alle
terapie. Di notte si dirige personalmente, con la sua lampada va a vegliare le condizioni di
questi soldati da qui, il nomignolo LA SIGNORA DELLA LAMPADA da qui la nostra
immagine, il nostro logo= universalmente riconosciuto rappresentato da una croce con delle
mani con una lampada e una fiamma
Al termine della guerra , nel momento in cui tornò in inghilterra , dimostrò che i soldati
avevano una mortalità ridotta.
Ha risanato le condizioni igieniche mortalità ridotta al 2%
Riceve importanti onorificenze tanto che riceve un fondo monetario di 45mila sterline e
attraverso quel fondo lei istituisce la prima scuola per infermieri nel 1860.
Crea un progetto straordinario, sia per l'epoca sia per noi oggi, lei puntava in alto ha istituito
una scuola per infermieri con dei rigidi criteri di ammissione
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LA CROCE ROSSA
Dal punto di vista cronologico, si torna in Europa.
In Europa, avviene una sanguinosa battaglia dove in questa occasione
muoiono 60mila soldati, battaglia dove Piemonte e Francia combattono gli Austriaci
Battaglia Di Solferino, sui campi di battaglia mancavano i soccorsi.
E’ stato un evento bellico che fece capire alle persone che servivano cure e che mancavano.
HENRY DUNANT
Fu un banchiere svizero che, nel 1802 acquisisce il premio nobel per la pace, è presente nella
battaglia di solferino e rimane scosso dal fatto che in battaglia muoiono tutti questi soldati.
A distanza di tempo organizza una convention alla quale partecipano 12 stati che parlano
della criticità che è avvenuta durante la battaglia e a questa riunione viene istituita la
CROCE ROSSA INTERNAZIONALE= associazione tuttora attiva che effettua assistenza
in tempi di guerra, ai feriti senza distinzione di nazionalità, di credo o di censo politico.
Ha libera possibilità di transito all'interno di paesi in termini di uomini e di mezzi.
Lo stemma è una croce rossa su sfondo bianco.
La croce rossa, soprattutto in Italia, è stata fondamentale per la nostra professione; per
l'immagine della nostra professione.
Anche in Europa l'esperienza di un evento bellico ci porta a dover riflettere sulla necessità di
dover procedere a una distribuzione di un servizio di assistenza.
800 IN ITALIA
A metà 800 abbiamo la nascita di numerosissime congregazioni religiose femminili, perché
la bolla papale venne abolita, e, abolita la bolla papale abbiamo una serie di ragazze che si
avvicinano al mondo religioso e hanno la possibilità di prendere dei voti temporali.
Iniziano a dare un voto per poter accedere all'assistenza dei malati e da questo momento in
poi negli ospedali italiani si ha un miglioramento dell'assistenza.
In generale migliora l'industrializzazione, migliorano le condizioni di vita delle persone e la
chiesa in questo momento inizia, per dotazione, a riprendersi cura dell'assistenza ai bisogni
pur riconoscendo che questo ruolo debba essere anche dello stato
Succede un fatto importante per la nostra storia
Siamo in italia e siamo attorno al periodo delle 5 giornate di Milano questa principessa si
trovava in Francia, in italia ci sono delle importanti rivoluzionarie e lei con un forte spirito
patriottistico torna in Italia, e qui viene convocata e si offre a sua volta volontaria per andare
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IL 900 IN ITALIA
Arriva lo scoppio della 1 guerra mondiale e anche per l'italia la prima guerra fu l'evento che
fece capire che non c'era un servizio di assistenza sia negli ospedali sia ai soldati.
Succede che per nostra fortuna interviene la croce rossa
In cui le donne che appartenevano alle famiglie regnanti e all'altra borghesia si sono sentite
investite da una forte responsabilità civile nell'intervenire sui campi di battaglia a favore dei
nostri soldati.
Tutta la croce rossa si è vestita ed è partita per soccorrere i soldati in guerra.
In particolare è giunta dall'America, in italia, la figura dell'assistente infermieristica
Le regine hanno dato l'imprinting che la nostra potesse essere un professione responsabile
FORMAZIONE PRIMA DEL 1925
L'italia rispetto al resto delle esperienze formative mondiali, è arrivata molto in ritardo
Le nostre prime scuole sono scuole nate su iniziativa dei singoli
Abbiamo avuto pochissime scuole disseminate in tutta italia
Nonostante al congresso dei medici si parlasse del problema dell'assistenza degli ospedali
non si era creato un accordo tale per istituire una scuola che formasse gli infermieri
Finita la prima guerra mondiale si discuteva ancora sulla necessità di creare una scuola per
infermieri, unica su tutto il territorio nazionale
L'unico sostenitore è stata la croce rossa, che ci ha fatto capire che l'assistenza poteva essere
erogata anche da donne colte.
Le nostre prime scuole nonostante noi avessimo già avuto l'esperienza inglese che si è
disseminata per tutto il mondo dove si voleva creare una scuola per la formazione, il contesto
italiano aveva una cultura diversa, la nostra emergenza non era basata sui principi delle
scuole di florence (dove si creava una leadership) ma il nostro obiettivo è stato quello di
creare una scuola di formazione con un gran numero di infermiere nonostante noi avevamo
già delle esperienze di qualità rappresentate dal un personale religioso della croce rossa
Il nostro obiettivo è stato quello di distribuire scuole per reclutare un grosso numero di
infermiere, la nostra scuola è nata con delle basi differenti dalle scuole di Florence perchè noi
non avevamo bisogno di formare delle direttrici ma di formare infermieri
Nascono tuttavia delle scuole convitto attraverso un regio decreto legge 1832 del 15
agosto del 1925 il giorno di ferragosto
DECRETO LEGGE 1832 DEL 15 AGOSTO
Il decreto legge convertito successivamente nel 26
Venne istituita la facoltà delle scuole convitto professionale di infermiere e di scuole di
specializzazione di medicina
La nostra scuola aveva durata di 2 anni potevano accedere le donne, a cui era obbligato un
convitto per poter fermarsi a dormire la sera
Al convitto dovevano accedere tutte le candidate tranne le religione che dormivano nella casa
del proprio ordine
chi poteva accedere alla scuola?
- giovani ragazze
- dovevano saper eseguire le 4 operazioni
- dovevano appartenere a buona famiglia
- dovevano avere la licenza media ed elementare
- dovevano saper leggere e scrivere
- non dovevano superare i 24 anni
- dovevano essere nubili o vedove
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IL FASCISMO
Dal punto di vista cronologico di arriva alla seconda guerra mondiale
Durante questa guerra il fascismo abolisce la libertà di associazionismo, l'unica associazione
che tollera è la presenza delle assistenti sanitarie visitatrici.
Tollera solo le assistenti sanitarie visitatrice perché le considera utili per il regime
Questa figura dell'assistente sanitario=(professionista che agisce in ambito territoriale e
sociale)era un figura fortemente sostenuta da ADA GRABNER assistente sanitaria americana
Durante il fascismo la professione è fortemente condizionata dalla dittatura che indirizza la
professione in aree utili al regime
La dittatura fascista abolì la libertà di associazione.
1933= l’ANITI viene trasformata nel Sindacato fascista Infermiere così facendo
abbiamo perso uno dei criteri indispensabile la apoliticità= perchè sottomesse alla
dittatura fascista perdendo questo criterio
Diplomate con conseguente rimozione dal Consiglio Internazionale delle Infermiere (ICN)
Riesce tuttavia a prendere piede l’associazionismo cattolico perché tollerato dal regime
1944= l'ANITI viene ricostituita come Consociazione Nazionale delle
Associazioni Infermiere professionali e assistenti sanitarie (CNAI).
1949= viene riammessa all’ICN (consiglio internazionale delle infermiere) dove è tutt'oggi.
FORMAZIONE PRIMA DEL 1925
Fine 800 in Italia (prima della legge del 25)= corsi di breve durata per infermieri, non
regolamentati da leggi dello Stato, i singoli cercano di fondare delle scuole
•Fine 800 primi del 900 (dopo la legge del 25)= nacquero prime scuole convitto per
iniziativa di organizzazioni private
R.D.L n° 1832 del 5/08/1925= scuole convitto
ICN=all’International Council of Nurses
ANITI= l'associazione nazionale italiana tra infermiere, aderenti anche alla
croce rossa
ICN=Consiglio Internazionale delle Infermiere (ICN)
CNAI=Consociazione Nazionale delle Associazioni Infermiere professionali e
assistenti sanitarie
CNDI= unione femminile e il consiglio nazionale delle donne
CNAIOSS=Consociazione Nazionale Infermieri e altri Operatori Sanitari-Sociali
OPI=Ordine delle Professioni Infermieristiche
FNOPI=Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche
DAI= dirigenti dell'assistenza infermieristica
IIS: Infermiere Insegnante Dirigente.
DDSI: Dirigente e Docente dell’Assistenza Infermieristica
LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Isabel Stewart istituisce il Corpo delle Infermiere Militari come parte del programma
BOLTON ACT negli Stati Uniti, in risposta alla crisi che colpisce il paese durante la
Seconda Guerra Mondiale. Questo programma viene creato per sostenere i soldati impegnati
al fronte, offrendo incentivi economici e una formazione sicura alle infermiere. Una
campagna pubblicitaria, raffigurante giovani donne attraenti, promuove il programma,
enfatizzando la possibilità di ottenere finanziamenti, un’adeguata formazione professionale e
uno stipendio sicuro. L’obiettivo è di rendere più allettante e accessibile la professione
infermieristica.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025
La legge sancisce la trasformazione delle "scuole convitto" per infermiere in Scuole per
Infermieri Professionali. Queste ultime permettono l'accesso anche al personale maschile,
superando l'obbligo dell'internato.
Si eleva il requisito di accesso a dieci anni di scolarità, comprendenti istruzione elementare e
almeno un biennio di scuola media superiore.
Gli infermieri generici possono accedere al secondo anno del corso per infermieri
professionali, previo superamento di un esame scritto e orale.
Legge 15 novembre 1973, n. 795
L’Italia ratifica formalmente l'Accordo di Strasburgo, rendendo ufficiali le disposizioni
concordate per uniformare la formazione infermieristica a livello europeo.
Questo passo consente un ulteriore miglioramento dei percorsi formativi, contribuendo a
creare una base comune di conoscenze e competenze per gli infermieri a livello continentale.
D.P.R. 13 ottobre 1975, n. 867
Questo Decreto del Presidente della Repubblica riorganizza ufficialmente il sistema delle
scuole per infermieri professionali. Viene stabilito che:
La formazione diventa triennale.
È richiesto un livello minimo di dieci anni di scolarità per l’accesso al corso.
Il programma di base deve includere 4600 ore di formazione teorico-pratica.
L’esame di Stato diventa abilitante per l'iscrizione al Collegio degli infermieri, con la
presenza di un rappresentante del Collegio durante la prova. Inoltre, viene istituito il ruolo
del tutor, che accompagna e coordina la formazione dello studente.
Queste normative riflettono l’evoluzione della professione infermieristica, che passa da un
modello formativo limitato e poco strutturato a un percorso organizzato e specializzato.
L'accordo di Strasburgo e le leggi italiane successive del 1971, 1973 e 1975 rappresentano
momenti chiave in cui la formazione e la professione infermieristica vengono valorizzate e
rese sempre più accessibili, anche agli uomini, uniformandosi agli standard europei.
LA CRISI TECNICISTICA DELL'INFERMIERE ITALIANA
Negli anni Settanta si assiste a una serie di nuovi programmi formativi per la professione
infermieristica, tuttavia, in parallelo, la medicina avanza rapidamente, soprattutto
nell’ambito tecnologico e interventistico (ad esempio, anestesia e altre specializzazioni). In
questo periodo, il settore medico gode di un notevole sviluppo tecnologico, mentre la
professione infermieristica resta indietro.
Un fenomeno delicato emerge nella professione infermieristica: gli infermieri iniziano a
sviluppare un forte interesse verso le discipline tecniche, coltivando un approccio tecnicistico
che, purtroppo, risulta dannoso per la professione. Questo orientamento verso il tecnicismo
ha portato a una maggiore dipendenza dalla figura medica, con conseguente limitazione
dell'autonomia professionale dell’infermiere.
Nonostante la riforma del 1975, che riorganizza le scuole infermieristiche, la professione si
trova a fronteggiare una "crisi tecnicistica," che rende gli infermieri ancora più
subordinati alle discipline mediche. Tuttavia, all'interno delle sedi di formazione per
infermieri dirigenti e formatori, alcune professioniste emergono come nuove figure di
riferimento per il futuro dell'infermieristica italiana, iniziando a proporre un approccio più
completo, che integri non solo l’aspetto tecnico, ma anche una dimensione assistenziale e
relazionale.
Un esempio significativo è rappresentato dall'infermiera Rosetta Brugnone, la quale,
durante un viaggio in Inghilterra, entra in contatto con l’essenza della professione
infermieristica, il cui principio fondamentale risiede nell’assistenza alla persona, soprattutto
nelle situazioni di vulnerabilità e mancanza di autonomia (dall’inglese "infirmus" = assistere
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chi non è più autonomo). In Inghilterra, patria storica della professione, Brugnone assorbe
profondamente questi valori e, una volta rientrata in Italia, raduna un gruppo di
professionisti con l'obiettivo di portare stabilità e nuove basi culturali alla professione
infermieristica.
Grazie a questo ritorno alle radici della professione, Rosetta Brugnone getta le fondamenta
per lo sviluppo della disciplina infermieristica su scala nazionale, proponendo un percorso
che si allontana dalle scuole regionali e guarda a un futuro universitario per la formazione
infermieristica.
Questa fase rappresenta un momento di svolta per l’infermieristica italiana, che nei decenni
successivi si distanzia gradualmente dalla dipendenza tecnica per riacquistare autonomia e
una visione più completa dell'assistenza alla persona.
VERSO UNA NUOVA INFERMIERISTICA ITALIANA
Grazie a Rosetta Brignone, il termine "nursing" viene finalmente introdotto in Italia,
portando con sé gli ideali delle infermiere inglesi. Verso la fine degli anni Sessanta, in
risposta alla crisi tecnicistica che aveva limitato l’autonomia della professione
infermieristica, una minoranza di infermieri italiani, tra cui la stessa Brignone, inizia a
promuovere una nuova visione dell’assistenza infermieristica. Questa visione, ispirata al
modello sviluppato nei paesi anglosassoni, pone le basi per l’introduzione della formazione
universitaria e per lo sviluppo della dirigenza infermieristica in Italia.
Anni '60:
Questo periodo è segnato da un notevole sviluppo tecnico-scientifico e dall’introduzione di
molte specializzazioni mediche. Tuttavia, il progresso tecnologico tende a far perdere di vista
l’obiettivo principale del sistema sanitario: la centralità della persona.
Anni '70:
Gli anni Settanta sono caratterizzati da una crisi d’identità e da confusione nella professione
infermieristica. Questo porta gli infermieri italiani a cercare all'estero nuovi modelli
interpretativi. Rosetta Brignone introduce un cambiamento fondamentale, portando in Italia
il concetto di "nursing," che segna una rottura con il passato e apre nuove prospettive per la
professione.
ANNI 60
Negli anni '60, grazie all’impegno di alcuni pionieri, l’infermieristica italiana compie un
significativo passo avanti con la creazione di una scuola dedicata alla formazione di figure
dirigenziali. Vengono istituite le scuole dirette a fini speciali per Dirigenti dell’assistenza
infermieristica presso alcune università, con corsi di durata biennale e la possibilità di
conseguire i seguenti titoli:
- DAI: Dirigente dell’Assistenza Infermieristica
- IIS: Infermiere Insegnante Dirigente
- DDSI: Dirigente e Docente dell’Assistenza Infermieristica
Negli anni '90, grazie al coraggio e alla determinazione di un gruppo di infermiere che hanno
affrontato difficoltà e sacrifici, la questione infermieristica italiana arriva finalmente sui
tavoli politici. Queste donne, guardando sempre più avanti, lottano per dare valore alla
professione. Inizia così un percorso lento ma deciso, con l’obiettivo di trasferire la
formazione infermieristica dalle scuole regionali alle università. Tuttavia, questo
cambiamento incontra non poche resistenze: molti infermieri dell’epoca si oppongono al
passaggio al sistema universitario, rendendo il percorso complesso e combattuto.
LA FORMAZIONE UNIVERSITARIA
Negli anni ’90 viene attivato il diploma universitario in Scienze Infermieristiche e
successivamente la laurea triennale in infermieristica. A rafforzare questa trasformazione
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accedere al secondo anno del corso per infermiere professionale, e quindi non c'era più
bisogno di fare una differenza. La legge ha suscitato preoccupazione tra le persone che
lavoravano, perché c'era il timore di perdere il mansionario, che rappresentava una
sicurezza. Sapere cosa fosse previsto da fare in ogni situazione era importante, e se ci fossero
stati compiti aggiuntivi, non erano considerati compiti dell’infermiere, poiché non
rientravano nel mansionario.
Con questa nuova legge, non si parla più di compiti, ma di competenze. L'infermieristica è
stata trasformata da una professione sanitaria ausiliaria in una professione sanitaria dotata
di proprie competenze. La legge ha equiparato i titoli professionali: chi si era diplomato
secondo il vecchio ordinamento ha visto il proprio titolo equiparato alla laurea in
infermieristica.
Nel contesto universitario, sono stati aggiornati anche i titoli professionali per figure come il
Dirigente Infermieristico, il Docente Infermieristico e altre professioni sanitarie. La Legge 10
agosto 2000 n. 251 ha istituito la figura del dirigente infermieristico, responsabile delle
professioni infermieristiche e di tutte le professioni sanitarie ad esse collegate (come
ostetriche, infermieri, oss, tecnici di laboratorio, ecc.), ad eccezione dei medici. Questa legge
è stata importante perché ci ha sganciato dalla dirigenza medica, stabilendo che, all’interno
di un reparto, dipenderemo dalla coordinatrice infermieristica. Sebbene collaboriamo con i
medici, non saranno più loro i capi, ma la dirigente infermieristica.
Con la Legge 22 ottobre 2004 n. 270, sono stati definiti i titoli universitari che gli
infermieri possono acquisire dopo la laurea triennale. La laurea magistrale, infatti, conferisce
ulteriori competenze, permettendo di accedere a ruoli di dirigenza, insegnamento o ad altre
specializzazioni. I master di primo e secondo livello rappresentano ulteriori opportunità di
crescita.
Inoltre, la Legge 1 febbraio 2006 n. 43 ha definito i titoli che un infermiere può acquisire
al momento della laurea. Ha anche introdotto la possibilità di assumere funzioni di
coordinamento, come caposala, ma solo per chi possiede un master di primo livello in
management e coordinamento. Gli infermieri che ottengono un master di specializzazione in
aree critiche, come la gestione delle lesioni da pressione, le cure palliative, o l’etica, possono
accedere a ruoli avanzati. La carriera infermieristica è stata suddivisa in quattro livelli.
Infine, la Legge 2018 ha trasformato i collegi professionali in OPI (Ordini Professionali
Infermieristici). Questa legge ha anche riordinato le professioni sanitarie, creando un ordine
di riferimento per ogni professione.
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RIPASSO TUTTO
Il profilo professionale infermieristico ha radici storiche profonde, affermandosi come una
professione prevalentemente femminile, legata agli atti di maternage e cura,
tradizionalmente attribuiti alla donna. La definizione di "assistenza" si radica nel concetto di
"stare accanto all'infermo", ma inizialmente l’assistenza era considerata un atto spontaneo e
non documentato. Le testimonianze storiche su questa pratica sono scarsissime, risalendo
addirittura alle civiltà preistoriche, dove le donne si occupavano della cura, mentre gli
uomini si dedicavano al sostentamento della famiglia attraverso la caccia e la pesca.
Con l’avvicinarsi dell'anno zero e la transizione da popolazioni nomadi a sedentarie, nascono
le prime civiltà. In questi contesti iniziano a formarsi i primi atti di assistenza, che saranno
documentati soprattutto nelle civiltà antiche. In questi contesti, l'assistenza era spesso legata
a figure dotate di poteri straordinari, uomini o donne, che variavano nei nomi a seconda
delle civiltà (greca, mesopotamica, egiziana, etc.). In queste società, l'assistenza assumeva
spesso una connotazione spirituale, incentrata su pratiche di tipo religioso, in quanto veniva
eseguita da figure con poteri sovrannaturali.
Con l’arrivo del Cristianesimo, l'assistenza si democratizzò e cominciò ad essere svolta
indistintamente da uomini e donne, con una forte connotazione religiosa. Assistere gli altri,
infatti, divenne visto come un atto che avvicinava la persona al paradiso. Molte donne, come
Febe e Fabiola, si consacrarono a questa causa, erogando assistenza in maniera volontaria e
caritatevole.
Parallelamente, la figura del diacono, e successivamente quella delle diaconesse, segnarono
un momento significativo, poiché per la prima volta la figura femminile cominciò a godere di
visibilità in ambito assistenziale. Nei monasteri, la figura del "monaco infirmus" (monaco
assistente) emerge come quella incaricata di prendersi cura degli infermi, dei viandanti e dei
bisognosi. Questi monasteri divennero centri vitali di assistenza, anche grazie alla funzione
di raccolta delle erbe medicinali e alla trascrizione delle pratiche di cura.
In epoche successive, le figure di ostetrica e della donna contadina che si recava tra le
comunità per assistere la popolazione divennero sempre più rilevanti. Tuttavia, queste donne
venivano talvolta accusate di stregoneria e perseguitate. A partire dal 1500, la Chiesa
cominciò a sostenere l'istituzione di strutture assistenziali, come gli xenodochi, ma anche ad
avviare un comportamento altalenante nei confronti delle donne che svolgevano assistenza
caritatevole, rinchiudendole in conventi o altre strutture.
Nel 1600, l’assistenza infermieristica venne fortemente promossa da tre santi riformatori,
che, pur non essendo ancora una professione formalizzata, gettarono le basi per la futura
disciplina. Questi santi istituirono strutture con regole precise per l'assistenza, trasmettendo
i contenuti necessari per svolgere tale ruolo. Un contributo fondamentale alla professione
infermieristica fu dato da Florence Nightingale, che, con la creazione della prima scuola per
infermieri, sancì la nascita di una professione autonoma, creando anche figure di dirigenti e
insegnanti infermieri. Il suo modello si diffonde in tutto il mondo, inclusi gli Stati Uniti e il
Giappone, dove altre scuole infermieristiche furono aperte.
Nel contesto europeo e americano, la Croce Rossa, fondata da Henry Dunant, si espanse
rapidamente, proponendo un modello assistenziale che venne adottato a livello
internazionale. In Italia, l'esperienza di donne come la principessa Tribuzzo, che istituì il
primo comitato di soccorso, è di grande importanza, pur essendo stata ostacolata da alcune
resistenze, soprattutto tra le classi più alte della società. Anche regine come Margherita di
Savoia contribuirono alla diffusione dell’assistenza infermieristica in Italia, sostenendo la
creazione di scuole di formazione a Napoli, Roma e Milano.
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Nel 1925, con l'istituzione della prima scuola per infermieri in Italia, venne introdotto il
modello inglese, ma questo fu applicato solo parzialmente, in quanto l’obiettivo principale
era quello di aumentare il numero di infermiere, senza trasformare la professione in una
figura autonoma e separata dalla supervisione medica. Nonostante ciò, la professione
infermieristica rimase un’occupazione subordinata alla medicina, con una figura di
"direttrice" che, pur presente, aveva un ruolo secondario rispetto a quello del medico.
Il periodo delle due guerre mondiali, così come il fascismo, vide un forte impegno delle
prime associazioni infermieristiche, che avevano un intento principalmente sociale e
religioso. In Italia, la Santa Sede promosse la formazione di persone religiose, ma anche il
rafforzamento dei diritti delle lavoratrici. Tuttavia, solo dopo la Seconda Guerra Mondiale la
professione infermieristica fu riconosciuta in ambito internazionale.
Dal punto di vista normativo, la professione infermieristica ha visto un importante sviluppo
con l'introduzione del codice deontologico, la classificazione come professione sanitaria e
l'ingresso dell'infermieristica nell'ambito universitario. Le leggi successive hanno puntato
sullo sviluppo della professione in ambito accademico, con il riconoscimento di titoli di
studio sempre più elevati. Inoltre, la creazione degli ordini professionali e la figura del
coordinatore infermieristico hanno contribuito a consolidare l'autonomia e il riconoscimento
della professione infermieristica come parte fondamentale del sistema sanitario.
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L'infermieristica, invece, non è un mestiere ma una professione. I due sociologi americani, con
approcci teorici diversi, hanno affermato che l'infermieristica rispetta determinati criteri che la
confermano come professione.
L'infermieristica è stata osservata, in particolare, dai sociologi Gülsh e Gringul, che hanno interpretato
e riconosciuto il nostro processo di professionalizzazione.
Noi infermieri sentiamo questo processo soprattutto quando parliamo del processo di assistenza.
LA PROFESSIONE INFERMIERISTICA
WILENSKY
Wilenski, autore americano, ha osservato la professione infermieristica, sottolineando in particolare
che essa possiede un sistema di valori condivisi. Secondo Wilenski, lo sviluppo dell’infermieristica è
avvenuto in modo sequenziale nel tempo, simile a quello di altre professioni, e ha seguito rigidamente
una serie di fasi che rispettano questi valori comuni. Il suo modello ci permette di affermare che
l’infermieristica è una professione, poiché nella nostra evoluzione professionale abbiamo seguito, in
modo cronologico, questa sequenza di elementi.
Siamo una professione perché presentiamo le seguenti caratteristiche:
1. Occupazione a tempo pieno
L’assistenza infermieristica è una necessità continua e non si limita a un orario prestabilito; le persone
possono avere bisogno di cure in ogni momento della giornata, sia a mezzogiorno sia a mezzanotte.
L’infermiere lavora, quindi, a tempo pieno.
2. Scuola di formazione universitaria
Essere una professione significa richiedere un percorso di studio approfondito. Nella storia delle
professioni, lo sviluppo di una formazione universitaria rappresenta una tappa fondamentale. La
formazione infermieristica include una valutazione continua per acquisire le competenze specifiche
del ruolo.
3. Associazione professionale
Esiste una rappresentanza ufficiale, come l’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI), che tutela
e supporta la professione.
4. Riconoscimento dello Stato a protezione dell’attività professionale
Lo Stato riconosce e protegge la professione infermieristica. Attraverso il profilo professionale, si
definisce chiaramente chi è l’infermiere, ovvero una persona laureata, abilitata con un esame di Stato,
iscritta all’albo e autorizzata a svolgere prestazioni specifiche.
5. Elaborazione del codice deontologico
Esiste un codice deontologico che stabilisce norme e principi etico-deontologici specifici per la
professione infermieristica. Secondo Wilenski, questi valori condivisi sono fondamentali per definire
una vera professione.
GREENWOOD
Greenwood esprime una visione simile, ma differente rispetto ad altri autori: per lui, non è importante
la sequenza cronologica. Ritiene che siamo professionisti perché sono presenti contemporaneamente i
seguenti cinque elementi:
1. Corpo sistematico di teoria
Se siamo una professione, condividiamo un piano di studi comune: gli infermieri italiani, ad esempio,
possiedono le stesse conoscenze condivise dagli infermieri americani e di altri Paesi. I contenuti della
nostra professione sono condivisi e strutturati, e gli stessi saperi sono diffusi all'interno della
comunità professionale.
2. Autorità professionale
Questa autorità è strettamente legata alla conoscenza. Quando eseguiamo una prestazione
infermieristica, è raro che altri professionisti possano dirci cosa fare, poiché le competenze necessarie
sono specifiche e proprie della nostra formazione. Esercitiamo così un'autonomia di giudizio grazie al
livello elevato delle nostre prestazioni e conoscenze.
3. Sanzione della comunità
La "sanzione" è il riconoscimento da parte delle autorità e delle istituzioni. La società riconosce
l’utilità della nostra professione, attribuendole legittimità professionale e conferendo un potere
riconosciuto e supportato.
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IL PENSIERO DISCIPLINARE
MELEIS
Meleis ha contribuito in due ambiti fondamentali: ha lavorato sul pensiero disciplinare e sul concetto
di sapere infermieristico. Secondo lei, la disciplina infermieristica ha avuto origine con Florence
Nightingale, e da allora si sono sviluppate diverse teorie professionali. Sebbene queste teorie abbiano
portato a parlare dell’infermieristica come di una disciplina (una vera e propria scienza), il percorso
non è stato uniforme in tutti i Paesi; tuttavia, ogni nazione ha seguito una propria evoluzione.
Meleis sostiene che il sapere infermieristico, inteso come disciplina e scienza, si sia evoluto a livello
globale attraverso stadi o fasi differenti, ma presenti in ogni Stato. Il percorso del pensiero disciplinare
infermieristico ha attraversato diverse fasi, ognuna delle quali ha contribuito al consolidamento della
disciplina come scienza:
1. Stadio della pratica
2. Formazione e organizzazione
3. Ricerca
4. Teoria
5. Filosofia
Meleis fa risalire la nascita dell'assistenza infermieristica a Florence Nightingale e identifica in lei il
punto di partenza dell’evoluzione del pensiero teorico disciplinare. Tuttavia, la considerazione
dell'infermieristica come disciplina autonoma e scientifica si è sviluppata in tempi diversi nei vari
Paesi.
LO STADIO DELLA PRATICA
Lo stadio della pratica rappresenta la fase in cui gli infermieri definiscono il famoso "chi fa che cosa":
si identificano, cioè, i compiti specifici dell’infermiere e le modalità con cui svolgerli. Questo stadio è
cruciale per delineare l’ambito di lavoro specifico dell’infermiere.
In vari Paesi, lo stadio della pratica è stato raggiunto in periodi diversi. In Italia, questo processo si
concretizza più tardi rispetto ad altri Paesi, dove risale al 1860. Nel nostro caso, dobbiamo rimandare
l’inizio di questa fase al 1925, con la nascita della prima scuola per infermieri.
Il periodo tra il 1925 e il 1950 è fondamentale per la definizione della professione: dal 1940 viene
introdotto il "mansionario" e nel 1954 nasce il nostro primo collegio. Durante questa fase, gli
infermieri stabiliscono il proprio ambito di intervento e definiscono concretamente cosa fare
nell’esercizio pratico, determinando quindi "chi fa che cosa."
LO STADIO DELLA FORMAZIONE E ORGANIZZAZIONE
Dopo aver chiarito "chi fa che cosa" nello stadio della pratica, in questo secondo stadio si inizia a
definire "chi è" e "come deve essere" l’infermiere. Gli infermieri, quindi, iniziano a interrogarsi sui
programmi di studio e a concentrarsi sull’evoluzione del sapere attraverso formazione, educazione e
organizzazione.
Questo stadio ha inizio nel 1925 e si estende oltre il 1950, fino all’Accordo di Strasburgo del 1970. Qui
viene definita l’identità dell’infermiere e le qualità necessarie per esercitare la professione. Gli
infermieri si occupano dei problemi relativi ai programmi di studio, con un’attenzione particolare alla
formazione, ai curricula e all’insegnamento.
Questo stadio, focalizzato sull’evoluzione della conoscenza, prepara il terreno per le prime teorie del
nursing.
LO STADIO DELLA RICERCA(1980/1986)
Lo stadio della ricerca segna una fase in cui si comprende che la conoscenza non può progredire senza
un impegno nella ricerca. Inizia a intensificarsi l’interesse per la metodologia, perché l’evoluzione
disciplinare non può limitarsi solo all’insegnamento o alla teoria, ma deve includere una riflessione
approfondita sui risultati delle azioni compiute sui pazienti.
Una volta stabiliti “chi è” l’infermiere e “cosa deve fare”, si riconosce che è fondamentale andare oltre
l’esecuzione automatica delle azioni. Per consolidarsi come professione, infatti, l’infermieristica
richiede che gli infermieri si pongano domande critiche, osservino i risultati delle loro azioni sui
pazienti, valutino se gli obiettivi sono stati raggiunti, e, in caso contrario, definiscano nuovi obiettivi.
Questo processo consente una costante valutazione dei risultati e promuove un approccio basato
sull’osservazione e sulla riflessione.
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In Italia, tra il 1980 e il 1986, emerge il modello delle prestazioni infermieristiche proposto da
Marisa Santarelli, che aiuta a valutare l’efficacia dei processi e degli interventi infermieristici,
rappresentando un importante passo avanti per la disciplina.
STADIO DELLA TEORIA
In questo stadio, si inizia a lavorare verso un progetto di assistenza che sia costruito attorno a un
modello condiviso tra tutti i professionisti, basato su una teoria concettuale di riferimento. Questo
approccio consente di elaborare un’assistenza coordinata e sistematica.
La fase della teoria segna quindi la nascita del sapere disciplinare, portando alla creazione di modelli e
teorie concettuali che rispondono alle domande centrali dell'assistenza infermieristica. In Italia, grazie
a Rosetta Brignone, nasce il metaparadigma del nursing, una cornice di riferimento fondamentale
per il lavoro dell’infermiere. Questo paradigma invita a considerare la persona assistita non solo nel
contesto immediato, come la condizione in cui si trova a letto, ma in una prospettiva più ampia, che
abbraccia la totalità della sua esistenza.
L’attenzione, quindi, si sposta dalla struttura pratica a una struttura concettuale, dove il pensiero e il
sapere disciplinare infermieristico assumono una posizione centrale.
LO STADIO DELLA FILOSOFIA
Lo stadio della filosofia è il momento in cui i professionisti si interrogano su questioni filosofiche,
etiche ed ontologiche. Nel suo ambito operativo, l’infermiere deve rispettare e considerare tali
principi, riflettendo su cosa sia necessario per svolgere al meglio la propria professione. Questa
necessità è fortemente sostenuta da studiosi come Marisa Cantarelli e Renzo Zanotti, i quali
evidenziano l’importanza per i professionisti di confrontarsi con domande filosofiche e legittimano il
bisogno di sollevare interrogativi di natura etica, logica ed epistemologica.
IL PENSIERO DISCIPLINARE DI A.I. MELEIS IMPORTANZA
L'idea centrale è che, una volta identificata la tempistica di uno stadio, non significa che, superato uno
stadio, questo non si manifesti più. Ogni volta che si acquisiscono nuove conoscenze, gli stadi
precedenti vengono riesaminati e rielaborati. Questi stadi, infatti, mantengono una compresenza
continua, ma si evolvono a ritmi diversi, offrendo così una visione dinamica del percorso
professionale. Questo approccio è fondamentale per comprendere meglio e approfondire concetti
chiave nella nostra disciplina, come la teorizzazione infermieristica. Alcune scuole si rifanno a questo
modello per sviluppare un'assistenza infermieristica personalizzata.
Il pensiero disciplinare di A.I. Meleis sottolinea che:
● Gli stadi mantengono una compresenza continua all’interno dell’esperienza professionale.
● Ogni stadio chiarisce gli aspetti necessari per consolidare i contenuti scientifici della disciplina
infermieristica.
● Insieme, questi stadi definiscono il percorso della teor
● izzazione infermieristica, un aspetto cruciale per la crescita e l'evoluzione della professione
EPISTEMOLOGIA
L'epistemologia si occupa di esplorare se la nostra conoscenza sia vera o meno. Una delle
domande fondamentali è se l'infermieristica possieda contenuti scientifici validi o se sia
semplicemente un sapere qualunque. L'epistemologia si distingue dalla doxa (opinione), poiché si
riferisce a un sapere che deve essere certo, fondato, stabile, cioè dotato di garanzie indiscutibili
di verità. Essa è una branca della filosofia che esplora le condizioni e i metodi attraverso i quali si
può ottenere conoscenza scientifica e come essa può essere validamente raggiunta.
Come ci arriviamo a definire l'infermieristica come scienza?
Una delle questioni principali è capire come siamo arrivati a definire l'infermieristica come una
scienza. La filosofia della scienza ci insegna che nessun metodo è in grado di fornire una lettura
"assolutamente vera" della realtà dei fenomeni. Tuttavia, i metodi scientifici ci permettono di
avvicinarci il più possibile alla comprensione della realtà del fenomeno studiato.
Inoltre, la validità del sapere scientifico non può essere determinata con un unico metodo valido per
tutte le scienze. I fenomeni possono essere interpretati in modo diverso a seconda delle scoperte
scientifiche e delle evoluzioni teoriche
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L'infermieristica è stata analizzata dal punto di vista epistemologico per verificare se il nostro
sapere sia forte, cioè se sosteniamo una verità solida che non possa essere facilmente contestata.
Questo approccio aiuta a comprendere se l'infermieristica può essere considerata una disciplina
scientifica, supportata da conoscenze verificate e indiscutibili, e come possiamo difendere questo
sapere in modo che non venga messo in discussione.
Il nostro sapere deve essere inattaccabile.
L'epistemologia ci insegna che, quando affermiamo che l'infermieristica è una disciplina
scientifica, non esiste un unico metodo per dimostrare la validità del nostro sapere. Dal punto di
vista filosofico, i saperi possono essere esplorati attraverso diversi approcci e modalità.
CHE COS’E’ LA SCIENZA?
La scienza è un insieme di conoscenze che si acquisiscono attraverso un processo sistematico per
arrivare a una verità su un determinato fenomeno. Le modalità con cui si acquisiscono queste
conoscenze e si giunge a tale verità sono conosciute come il METODO SCIENTIFICO
La dimensione epistemologica ci induce, quindi, a porre una domanda fondamentale:
Che cos'è la scienza?
Per scienza si intende un complesso di conoscenze ottenute tramite un processo sistematico di
acquisizione, con l'obiettivo di giungere a una descrizione precisa della realtà e di una verità
condivisa. Le regole che governano questo processo di acquisizione sono conosciute come metodo
scientifico
LA VIA DELLA CONOSCENZA SCIENTIFICA
L'epistemologia esplora la natura e i metodi della conoscenza scientifica.
● Popper sostiene che il sapere scientifico è valido solo se esiste un falsificatore potenziale. In
altre parole, una teoria è considerata scientifica se può essere smentita dall'esperienza o dai
fatti. Secondo Popper, non possiamo mai conoscere la verità assoluta, ma possiamo formulare
congetture che vengono testate attraverso l'esperienza.
● Lakatos amplia questa visione, affermando che una teoria scientifica viene falsificata quando
emerge una nuova teoria che offre un contenuto empirico maggiore rispetto a quella
precedente, spiegando fenomeni che la vecchia teoria non riusciva a spiegare. Per Lakatos,
sono necessari più falsificatori per mettere in discussione una teoria. La scienza, dunque, si
sviluppa attraverso programmi di ricerca che si basano su teorie (T1, T2, T3, ecc.), e
l'evoluzione della scienza dipende proprio dall'evoluzione di questi programmi di ricerca
DIFFERENZA TRA MEDICO E INFERMIERE:
Il metodo di lavoro dell'infermiere si differenzia da quello del medico principalmente per l'oggetto di
studio.
- Il medico ha un oggetto di studio che si concentra sulla diagnosi e sul trattamento di malattie
o condizioni patologiche. Il suo approccio parte da una diagnosi e si sviluppa attraverso la
scelta di trattamenti basati su evidenze scientifiche.
- L'infermiere parte da un problema pratico relativo alla cura e al benessere del paziente,
creando un processo di assistenza che si evolve a partire da teorie che, con il tempo,
contribuiscono a definire e strutturare una disciplina scientifica.
noi abbiamo risposto a tutto questo percorso teorico nella formulazione di saperi e quindi:
l'assistenza infermieristica è una scienza?
SI, l'infermieristica è un gioco di squadra, da sole non si va da nessuna parte
Noi siamo una disciplina perché possiamo darci una risposta secondo tre direttive
noi siamo una disciplina e il nostro sapere si differenzia sempre da tutte le altre professioni perché
abbiamo
- uno scopo
- un metodo di studio
- un oggetto
diverso da tutte le altre
Noi siamo disciplina perché abbiamo come oggetto di studio, l'uomo, la persona assistita e per questo
motivo la nostra è una disciplina umanistica= rivolta alla persona assistita
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L'OGGETTO
L’assistenza infermieristica è una disciplina prevalentemente umanistica che ha come centralità la
persona assistita, ovvero l’uomo. la persona può essere sia oggetto di cure che soggetto della propria
salute.
Relativamente alla persona, l’infermieristica assume come oggetto particolare del suo studio
l’autonomia della persona, che può essere minata realmente o potenzialmente da un problema di
salute, dal suo trattamento e dai suoi esiti.
Il profilo dell’infermiere, in questo contesto, analizza l'uomo in tutte le sue fasi della vita. in
particolare, la persona ha una duplice dimensione: da un lato, è oggetto di studio, ma dall’altro è
anche il soggetto delle nostre cure, il soggetto verso cui vengono indirizzati i nostri interventi.
L'infermieristica si dedica alla persona nella sua dimensione di bisogno, poiché l’obiettivo è che
l’individuo mantenga o recuperi il suo livello di autonomia.
SCOPO
L'assistenza infermieristica, oltre a essere una scienza umanistica, si configura come una scienza
pratica o prescrittiva. Attraverso le mie conoscenze, identificare il bisogno di assistenza del paziente e
attivarlo per colmarlo.
In rapporto al loro scopo, le scienze o discipline si distinguono in tre categorie principali:
1. Teoretiche: mirano a soddisfare il desiderio di sapere, sono intellettualizzanti e non hanno
legami diretti con la realtà pratica.
2. Poietiche: si concentrano sulla produzione di condizioni ottimali per raggiungere risultati
concreti.
3. Pratiche o Prescrittive: sono orientate all’azione e intenzionate all'agire.
L'infermieristica rientra tra le scienze pratiche. Il suo scopo non è solo quello di accompagnare la
prassi medica nei processi di prevenzione, guarigione e riabilitazione, ma soprattutto di soddisfare i
bisogni di assistenza infermieristica, come indicato nel DM 739/94, art. 1, comma 3, punto b.
METODO DI STUDIO
La strada che l'infermiere attiva per assolvere il bisogno di assistenza infermieristica del paziente è il
Processo di Assistenza Infermieristica. Questo metodo rappresenta la modalità attraverso cui
l'infermiere prende in carico il paziente, valuta i suoi dati, si pone degli obiettivi, attua tali obiettivi e
valuta il risultato raggiunto con il paziente.
Se il risultato è conforme a quanto stabilito, significa che l'obiettivo è stato raggiunto; altrimenti, è
necessario ricominciare dall’inizio per rivalutare il processo.
La disciplina infermieristica si configura come:
- Una scienza umanistica, perché ha come oggetto l'uomo;
- Una scienza prescrittiva, perché ha come scopo l'agire;
- Una scienza diagnostica strategica, per il metodo con cui analizza e interviene sui bisogni del
paziente.
LA DISCIPLINA INFERMIERISTICA
L'infermieristica è una disciplina perché possiede un oggetto, uno scopo e un metodo. È una disciplina
umanistica, prescrittiva e scientifica, da cui deriva una prassi: l'assistenza infermieristica.
Tutti gli aspetti della nostra disciplina si chiamano teorie del nursing, ed è importante che ciascuno
di noi ne conosca i contenuti. La conoscenza scientifica dell'infermieristica, infatti, è rappresentata
proprio dalle teorie del nursing.
La teoria è il “paradigma” di riferimento, ossia la matrice disciplinare. Il nostro sapere
costituisce il nostro paradigma di riferimento, la matrice disciplinare che include tutti i contenuti della
nostra professione.
Il paradigma rappresenta la cornice entro cui si muove l'infermieristica, mentre il metaparadigma è
la cornice professionale che guida la nostra professione. Esistono diverse teorie, ma il metaparadigma
è uno solo.
Metaparadigma= cornice professionale dell'infermieristica
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METAPARADIGMA
Le teorie del nursing sono molteplici e si muovono all'interno del metaparadigma, un concetto ideato
da Jacqueline Fawcett. Secondo Fawcett, tutte le teorie del nursing includono quattro elementi
ricorrenti
- La persona
- L'ambiente
- La salute
- L'assistenza infermieristica
Questi quattro elementi costituiscono il metaparadigma del nursing.
Chi ha formulato una teoria ha definito la propria modalità di assistenza infermieristica, esplicitando
sempre un contenuto relativo:
- Alla persona;
- All'ambiente in cui la persona si trova;
- Al concetto di salute associato alla persona.
Il metaparadigma si colloca al di sopra di qualsiasi teoria e rappresenta la cornice filosofica dell'intera
disciplina, definendone i principi e i valori di fondo.
Mentre i modelli concettuali e le teorie possono essere diversi, il metaparadigma di una disciplina è
generalmente uno solo.
I 4 CONCETTI DEL METAPARADIGMA INFERMIERISTICO
Nel nursing, ogni modello considera sempre quattro elementi fondamentali:
1. PERSONA= Si riferisce al destinatario dell’assistenza, che può essere un singolo individuo, una
famiglia, una comunità o altri gruppi.
2. AMBIENTE= Include gli ambienti fisici in cui vive la persona, da cui riceve continui stimoli da
considerare nell’applicazione dell’assistenza.
Comprende anche l’insieme delle persone significative per l’assistito e la situazione concreta in cui
avviene l’assistenza.
3. SALUTE= Rappresenta lo stato di benessere della persona, che può spaziare da una condizione di
salute piena fino alla malattia terminale.
È ciò che viene esplicitato dalla persona e su cui noi interveniamo.
4. ASSISTENZA INFERMIERISTICA= Definisce cos’è l’assistenza infermieristica, includendo le
azioni infermieristiche, i bisogni specifici da soddisfare, gli obiettivi da raggiungere e i risultati attesi.
CLASSIFICAZIONE TEORIE SULLA BASE DELLE CORRENTI DI PENSIERO DELLA
DISCIPLINA INFERMIERISTICA
Meleis e la seconda classificazione
Meleis ha condotto una ricerca su tutte le teoriche dell'infermieristica a livello mondiale,
analizzandone il pensiero. Studiando queste teorie, ha verificato che possono essere classificate in tre
programmi di ricerca o correnti di pensiero, basati sul modo in cui le infermiere si approcciano
all’assistenza degli ammalati.
Meleis riconduce la disciplina infermieristica a tre programmi di ricerca o correnti di pensiero:
1. Scuola dei bisogni – si concentra sulla domanda: Cosa fanno le infermiere?
2. Scuola dell’interazione – risponde alla domanda: Come fanno quello che fanno?
3. Scuola dei risultati – risponde alla domanda: Quali sono i risultati dell’assistenza
infermieristica?
Osservando le teorie formulate dalle teoriche di tutto il mondo, è possibile raggrupparle secondo tre
scuole di pensiero o programmi di ricerca:
Le teorie che rispondono alla domanda Cosa fanno le infermiere? appartengono alla scuola dei
bisogni.
Le teorie che si interrogano su Come fanno quello che fanno? appartengono alla scuola
dell’interazione.
Le teorie che si concentrano su Quali sono i risultati dell’assistenza infermieristica? appartengono alla
scuola dei risultati.
Tra queste tre correnti, la più importante è la scuola dei bisogni, perché il nostro elemento
fondamentale è rispondere al bisogno di assistenza infermieristica.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025
Un altro importante contributo di Virginia Henderson è la creazione del "Nursing Studies Index", la
prima banca dati mondiale che ha dato origine a CINHAL (Medline).
Virginia Henderson è la capostipite della scuola dei bisogni e dà la sua definizione di
assistenza, collegandola per la prima volta al concetto di bisogno. Il bisogno è visto con una valenza
positiva, cioè come una necessità e non una mancanza, e l'attività infermieristica deve puntare al
raggiungimento dell'indipendenza dell'assistito.
Henderson sottolinea che l'infermiere ha delle funzioni proprie e avverte che l'infermiere può essere
tentato di assumere il ruolo del medico, ma in questo modo delega la propria funzione a persone meno
qualificate.
Infine, i beneficiari delle cure desiderano ricevere un servizio che possa garantire la competenza
infermieristica.
VALORI DI BASE
L'obiettivo teorico di Virginia Henderson è quello di liberare il paziente il prima possibile
dall'assistenza infermieristica. Questo implica valutare il bisogno di assistenza e analizzare il
potenziale residuo su cui lavorare per rinforzare le autonomie del paziente. Il suo scopo è che il
paziente torni a essere autonomo nel più breve tempo possibile.
Contributi Straordinari di Virginia Henderson
Molto del nostro sapere attuale in infermieristica è stato costruito grazie al lavoro di Virginia
Henderson. Un esempio pratico del suo impatto è il contenuto relativo alla cura del diabete all'interno
del pap med, che è una delle aree influenzate dal suo approccio.
Henderson si è battuta per rendere l'infermieristica una disciplina autonoma, e ha attuato la creazione
di un indice infermieristico che, nel tempo, si è andato ad alimentare e arricchire.
Uno degli aspetti fondamentali del suo contributo è il fatto che ha dato al concetto di bisogno una
valenza positiva. Il bisogno è visto come uno stato di necessità, affinché l'infermiere possa
intervenire per colmare questa necessità del malato.
Le Funzioni dell'Infermiere
L'infermiere ha delle funzioni proprie e i suoi valori sono distintivi della professione. Non può essere
sostituito da altri professionisti.
Virginia Henderson evidenzia anche che l'infermiere può essere tentato di assumere il ruolo del
medico, ma in questo caso delegando la propria funzione a persone meno qualificate. Infatti, quando
l'infermiere tenta di svolgere funzioni non sue, abbandona le proprie competenze in favore di
professionisti che non le possiedono.
Infine, le persone che devono essere assistite hanno il diritto di ricevere una prestazione che rispetti la
competenza infermieristica. Gli assistiti devono poter beneficiare delle cure fornite con competenze
specifiche e adeguate.
DEFINIZIONE DI NURSING
Solo con il nostro profilo siamo in grado di comprendere la funzione specifica dell'infermiere. Nel
testo del 1960, Basic Principles of Nursing Care, Virginia Henderson afferma che la funzione specifica
dell'infermiere è quella di assistere l'individuo, sano o malato, per aiutarlo a compiere tutte quelle
attività tendenti al mantenimento della salute o della guarigione (o a prepararlo ad una morte serena),
attività che compirebbe da solo se disponesse della forza, della volontà o della conoscenza necessaria.
È altresì funzione specifica dell'infermiere favorire la partecipazione attiva dell'individuo in modo da
aiutarlo a raggiungere l’indipendenza nel più breve tempo possibile.
L’essenza della sua teoria è che l'infermiere si rivolge ad un individuo, malato o sano, che non è in
grado di svolgere determinate attività a causa della mancanza di intenzionalità fisica, competenze o
autonomia. Il nostro scopo è aiutarlo a ritrovare l'autonomia.
Con la sua teoria, Henderson ci dice che, ad esempio, se siamo a letto, stanchi o demotivati, e
cominciamo a perdere le forze, chiediamo all'infermiere di aiutarci. In questo caso, l'infermiere ha
diverse opzioni: può metterci il pannolone, portarci la padella o offrirci una mano per andare in
bagno. Sebbene la soluzione più ideale sarebbe la terza opzione, cioè quella di stimolare l’autonomia
del paziente, molte volte l'infermiere sceglie la prima, che è quella che implica una minore
partecipazione attiva da parte del paziente.
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Le azioni assistenziali dell’infermiere sono orientate a soddisfare i bisogni fondamentali della persona
allo scopo di aumentare l’indipendenza dell’assistito al massimo grado possibile, educare il disabile a
convivere con le limitazioni imposte dalla sua condizione e consentirgli una morte serena.
Henderson ci dice che le azioni che l'infermiere mette in atto sono di due tipi: azioni che vanno a
aumentare l'indipendenza dell'assistito al massimo grado possibile, stimolando costantemente le
potenzialità del paziente, affinché non perda l'autonomia e le funzioni che aveva. Allo stesso tempo,
l’obiettivo è quello di educare il paziente.
Inoltre, l'infermiere si occupa anche del fine vita, affrontando tutti i bisogni fondamentali dell'uomo,
inclusi quelli psicologici, per permettere al paziente di vivere l'ultimo periodo della propria vita con
serenità.
Il paradigma di Henderson si basa sull'intervento su tre livelli: sostenere, orientare, e sostituire.
Questi tre livelli si declinano in azioni che l'infermiere può intraprendere:
- L'infermiere si sostituisce al paziente, se necessario;
- L'infermiere orienta il paziente nelle sue decisioni e azioni;
- L'infermiere diventa un partner del paziente nel processo di cura.
L'intervento assistenziale, quindi, si concentra su questi tre aspetti, operando nelle 14 situazioni di
bisogno identificate da Henderson.
I 14 PUNTI
Ogni bisogno fondamentale può essere considerato a partire da tre dimensioni: bio-fisiologica,
psicologica e socio-culturale.
La dimensione bio-fisiologica riguarda il patrimonio genetico, il sesso, l’età, il funzionamento degli
organi e l’anatomia.
La dimensione psicologica si riferisce all’influenza delle emozioni sulla persona.
La dimensione socio-culturale è legata alla struttura sociale e alla cultura, che corrisponde alla
struttura sociale della persona.
L'infermiere deve assistere la persona nell’esecuzione delle attività contenute nei 14 elementi
fondamentali o metterla nelle condizioni di eseguire tali attività da sola.
Secondo Henderson, le cause dei problemi di dipendenza legati alla soddisfazione dei 14 bisogni sono
di tre tipi: la mancanza di forza fisica, la mancanza di conoscenze e la mancanza di motivazione.
La mancanza di forza fisica si riferisce alla carenza di forza muscolare, cioè a una incapacità fisica o un
funzionamento bio-fisiologico insufficiente o assente, che impedisce all’individuo di soddisfare i
propri bisogni. La mancanza di conoscenze riguarda l’incapacità di saper fare (abilità) o di saper
essere (conoscenza di sé e dei propri comportamenti). Infine, la mancanza di motivazione si riferisce a
una carenza di interesse, ma questo dato non deve mai essere interpretato come cattiva volontà.
Nei 14 bisogni, i pazienti, secondo la sua teoria, non sono in grado di compierli da soli, perché
mancano di forza, conoscenza e motivazione. La mancanza di forza fisica, per esempio, riguarda la
carenza di forza muscolare, parziale o totale, che impedisce alla persona di soddisfare un bisogno,
come ad esempio deambulare. In questi casi, l'infermiere deve cercare di capire il motivo per cui una
persona non è in grado di eseguire determinate attività.
METAPARADIGMA DEL NURSING
Il metaparadigma del nursing di Virginia Henderson si fonda su concetti chiave riguardanti la
persona, la salute, l'ambiente e il processo di assistenza.
Persona: La persona di riferimento è sia sana che malata. Essa è costituita da componenti biologiche,
psicologiche, sociali e spirituali e si sforza di raggiungere una condizione di indipendenza. Quando
non riesce a soddisfare autonomamente i propri bisogni, la persona ricorre all'aiuto di professionisti,
tra cui l'infermiere, che integra, completa e supporta la forza, la volontà e le conoscenze dell’individuo.
Salute: La salute è la qualità della vita, fondamentale per il funzionamento umano e il suo
raggiungimento e mantenimento. Essa è collegata a forza, volontà e conoscenze. La promozione della
salute è un aspetto centrale dell’attività dell'infermiere.
Ambiente: L'ambiente non viene definito in modo specifico, ma l'individuo sano può controllarlo.
Tuttavia, la malattia può essere una minaccia, creando un ambiente che ostacola il benessere.
Assistenza Infermieristica: L'assistenza infermieristica si fonda sulla soddisfazione dei bisogni
fondamentali. L'infermiere, attraverso i 14 elementi di base, aiuta l'assistito a stabilire e raggiungere
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Il bisogno più importante è quello fisiologico, che comprende respirare, alimentarsi e idratarsi. Una
volta soddisfatti completamente i bisogni fisiologici, la persona può pensare al soddisfacimento di
bisogni più complessi, come la sicurezza.
Dopo aver soddisfatto il bisogno di sicurezza, la persona tende a ricercare la soddisfazione di un
bisogno di appartenenza, legato alle relazioni umane, per poi passare a un bisogno di stima e infine a
quello di autorealizzazione. Man mano che si soddisfano i bisogni fondamentali, si progredisce verso
livelli di bisogni più elevati.
Henderson individua dei bisogni fondamentali che costituiscono le componenti dell’assistenza
infermieristica, molto simili a quelli descritti da Abraham Maslow. La gerarchia dei bisogni umani di
Maslow, definita “La piramide dei bisogni”, è suddivisa in cinque livelli, che vanno dai più elementari,
fondamentali per la sopravvivenza dell'individuo, ai più complessi, di carattere sociale.
L'individuo si realizza passando attraverso i vari stadi, che devono essere soddisfatti in modo
progressivo. Questi cinque livelli di bisogno hanno ispirato diverse teoriche, tra cui Henderson, che è
considerata la capostipite della scuola dei bisogni.
Livelli di bisogno concepiti:
1. Bisogni fisiologici: fame, sete, respirazione, ecc.
2. Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione.
3. Bisogni di appartenenza: affetto, relazioni, identificazione.
4. Bisogni di stima: prestigio, successo, riconoscimento.
5. Bisogni di autorealizzazione: realizzare la propria identità, le proprie aspettative e occupare
una posizione soddisfacente nel gruppo.
Un bisogno insoddisfatto concentra l'energia e la motivazione della persona in comportamenti
finalizzati a soddisfare quel bisogno. Se tale bisogno non viene superato, non è possibile accedere ai
bisogni superiori nella scala.
La motivazione può essere definita come “l'insieme dei fattori dinamici che spingono il
comportamento di un individuo verso una determinata meta”.
NICOLE BIZIER
Infermiere canadese e il contributo al processo assistenziale
L'infermiera canadese, autrice del testo “De la pensée au geste”, ha pubblicato questa opera a seguito
dell’entrata in vigore, nel 1973 in Canada, del “Code des professions”. Questo codice riconosceva
ufficialmente gli infermieri come professionisti sanitari. L’autrice ha offerto uno strumento pratico e
di facile utilizzo per facilitare l’approccio al processo assistenziale.
Nel suo lavoro, adotta la concezione di assistenza infermieristica proposta da Henderson, ma
distingue chiaramente il piano metodologico da quello concettuale. In collaborazione con la collega
Bizier, ha contribuito a portare avanti il pensiero di Henderson, adattandolo ai tempi moderni.
Il Code des professions canadese, simile alla versione italiana del codice deontologico, è diventato un
punto di riferimento professionale per gli infermieri.
La visione del bisogno secondo Bizier
Anche per Bizier, il bisogno – che include aspetti bio-fisio-psicologici e socio-culturali – è definito
come:
"… una necessità, piuttosto che una mancanza: esso ha dunque un senso positivo …”.
Il bisogno rappresenta ciò che è indispensabile per l’esistenza. Tale concetto deve guidare gli atti
infermieristici, orientandoli verso il soddisfacimento delle necessità della persona assistita, con
l’obiettivo di favorirne l’indipendenza.
Secondo questa visione, il bisogno non è percepito come una carenza, ma come un elemento positivo
che stimola l’assistito a orientarsi verso il raggiungimento della propria autonomia. Tutti gli interventi
infermieristici, quindi, sono finalizzati a rispondere a questa necessità e a promuovere l'indipendenza
dell’individuo.
COSA DICE?
Identifica il processo attraverso il quale l'infermiere si prende cura degli ammalati in cinque fasi:
- Raccolta dati
- Interpretazione o analisi dei dati
- Pianificazione
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- Intervento o attuazione
- Valutazione
Nelle fasi del processo scientifico introduce il termine di diagnosi infermieristica.
Attraverso una pianificazione assistenziale, si pongono degli obiettivi. Successivamente, è necessario
attuare l'intervento pianificato e, infine, procedere con la valutazione dello stesso.
DIAGNOSI INFERMIERISTICA
"È l'enunciazione di un problema reale o potenziale del paziente di competenza dell’infermiere;
l’operato dell’infermiere è determinato dal problema."
- È orientata all’individuo.
- Serve come guida per gli interventi che rientrano nell’autonomia funzionale dell’infermiere.
- Viene modificata in base alle condizioni del paziente.
- Costituisce un complemento alla diagnosi clinica.
PROCESSO DI ASSISTENZA
Henderson suddivide l’assistenza in 14 bisogni fondamentali.
Obiettivo= Portare il paziente da uno stato di dipendenza a una condizione di indipendenza dal
personale sanitario, passando attraverso l'interdipendenza. Questo percorso si realizza attraverso un
meccanismo di supplenza, in cui l'infermiere soddisfa i bisogni del paziente seguendo sei modalità:
1. Aggiungere: Integrare una parte di autonomia o conoscenza mancante al paziente.
2. Aumentare: Incrementare le capacità già presenti nel paziente.
3. Completare: Fornire ciò che il paziente non riesce a realizzare del tutto.
4. Rimpiazzare: Sostituire temporaneamente una funzione che il paziente non può svolgere.
5. Rinforzare: Consolidare le capacità residue del paziente.
6. Sostituire: Eseguire completamente un’azione necessaria al paziente.
Le modalità di supplenza (aggiungere, aumentare, completare, rimpiazzare, rinforzare, sostituire)
sono finalizzate a condurre la persona dalla dipendenza verso l’indipendenza.
Henderson identificava originariamente solo tre modalità.
Ogni teorica, nel tempo, ha sviluppato il proprio approccio e la propria formazione, ampliando o
adattando il modello.
Tutti questi elementi sono organizzati in una linea rappresentata da uno schema quadrato.
PENSIERO DI NICOLE
Secondo Nicole, la modalità con cui l'infermiere si relaziona con il paziente ha lo scopo di portarlo da
uno stato di dipendenza a uno stato di indipendenza. Questo avviene attraverso atti infermieristici
attivati mediante l’enunciazione della diagnosi infermieristica.
Questi atti sono di tre tipi:
1. Atti indipendenti: Azioni che l’infermiere può compiere autonomamente, senza la necessità di
confrontarsi con altri specialisti.
2. Atti dipendenti: Azioni che richiedono necessariamente una prescrizione medica.
3. Atti interdipendenti: Azioni che, pur basandosi su una prescrizione medica, richiedono la
valutazione infermieristica per essere attuate.
(Se un paziente ha 39,5°C di temperatura, l’infermiere potrebbe decidere di somministrare
Tachipirina sulla base di una prescrizione al bisogno (ad esempio, se la temperatura supera i 38°C).
Questo ragionamento deriva dalla conoscenza del caso e dalla raccolta dati. Tuttavia, se il farmaco non
è efficace o se la diagnosi medica presenta delle incongruenze, l’infermiere si confronterà con il
medico per rivedere l’intervento, attenendosi al ragionamento clinico)
Anche se un farmaco è stato prescritto dal medico, l’infermiere è responsabile dell’effetto della
somministrazione, inclusi eventuali errori. Inoltre, se delega l’atto a un OSS, la responsabilità
rimane comunque dell’infermiere.
Percorso del processo di assistenza infermieristica:
1. Raccolta dati del paziente.
2. Interpretazione dei dati raccolti.
3. Definizione degli obiettivi, stabilendo una scala di priorità:
- Obiettivi primari o prioritari.
- Problemi reali o derivati.
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impotente all'esplosione del dirigibile tedesco e ai soccorsi dei feriti. Questo evento la colpisce
profondamente, spingendola a decidere di imparare a salvare le vite umane.
Abdellah ha una carriera infermieristica eccellente e ottiene numerosi riconoscimenti. Diventa una
figura politica importante nella carriera infermieristica e, nel 1970, assume il ruolo di capo della sanità
pubblica americana, una posizione simile a quella del nostro ministro della salute.
21 PROBLEMI INFERMIERISTICI
Abdellah inizia la sua carriera infermieristica nel 1942, conseguendo il diploma presso la Fitkin
Memorial School of Nursing di Neptune, nel New Jersey. Nel 1945 ottiene il Bachelor of Science, nel
1947 il Master of Arts e nel 1955 il Doctor of Education presso il Teachers College della Columbia
University di New York. Ha ricoperto vari ruoli nel campo sanitario, come infermiera, caposala,
ricercatrice e formatrice, e nel 1970 è nominata funzionario infermieristico capo dell’United States
Public Health Service. Nel 1981 viene nominata Deputy Surgeon General. Nonostante la sua
formazione avanzata, Abdellah avrebbe potuto scegliere di diventare medico, ma in un’intervista ha
dichiarato: "Non ho mai voluto essere un medico perché ho potuto fare tutto quello che volevo: fare
l’infermiera, che è una professione di cura." Le sono conferite sei lauree ad honorem.
Abdellah si occupa di vari aspetti della sanità, tra cui la catalogazione dei ricoveri e delle malattie in
termini di DRG, un sistema che classifica i pazienti in base alle loro diagnosi. Questo sistema
determina quanto costa un ricovero e stabilisce l’importo che l’ospedale riceve dalla regione. Si è
occupata anche dell'assistenza a domicilio e ha sviluppato il "Patient Assessment of Care Evaluation"
(PACE), un sistema di valutazione utilizzato per misurare la qualità delle singole strutture sanitarie.
Inoltre, ha contribuito allo sviluppo del sistema DRG, utilizzato per classificare i pazienti secondo le
diagnosi primarie e secondarie, e si è impegnata in politica pubblica riguardante programmi per
anziani, persone con AIDS, hospice, alcolisti, tossicodipendenti, malati di Alzheimer, vittime di
violenza, e altri temi sociali.
La teoria di Abdellah è fortemente influenzata dai concetti di Henderson e dalla teoria psicologica
di Maslow. Nel 1960, pubblica la sua "teoria dei 21 problemi infermieristici" in Patient Centered
Approaches to Nursing, dove elenca i bisogni di cure sanitarie del paziente. La sua teoria si concentra
su come l'infermiere debba intervenire sui 21 problemi identificati, considerando il paziente al centro
delle cure. Abdellah classifica questi problemi in tre categorie: bisogni fisici, sociali ed emotivi del
paziente; relazioni interpersonali tra infermiere e paziente; e elementi comuni della cura del paziente.
Secondo Abdellah, il "problema" è una condizione che riguarda la persona o la sua famiglia e che
l'infermiere deve affrontare, utilizzando il suo approccio problem solving per risolvere la situazione. I
problemi possono essere evidenti o nascosti, e l’infermiere lavora per trovare soluzioni. La teoria di
Abdellah si presenta come una guida per gli infermieri, con l’obiettivo di rendere l'attività
infermieristica autonoma, organizzata e sistematica, in modo da spostare l’attenzione dalla malattia (e
quindi dal medico) alla persona assistita.
CRITICHE
Critici della teoria sostengono che essa sia centrata troppo sull'infermiere e che produca interventi
assistenziali frammentati. Tuttavia, Abdellah intendeva creare una struttura che permettesse agli
infermieri di risolvere i problemi di salute dei pazienti, concentrandosi sul paziente stesso e cercando
di limitare la medicalizzazione dell’assistenza.
Il suo obiettivo era spostare l’attenzione dal medico all’attività infermieristica, migliorando la qualità
dell’assistenza e promuovendo un modello di cura centrato sulla persona.
METAPARADIGMA
Il metaparadigma infermieristico identifica l'infermieristica come un servizio volto a supportare gli
individui, le famiglie e la società.
Nel paradigma:
- la persona è vista come portatrice di bisogni fisici, emotivi e sociologici, che vengono
affrontati attraverso l'identificazione e la riduzione dei problemi vissuti.
- La salute è definita come uno stato in cui l'individuo non ha bisogni da soddisfare né
menomazioni presunte o effettive.
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- L'ambiente è inteso come un contesto che risponde agli stimoli a cui la persona reagisce.
Sebbene non sia definito in modo preciso, l'ambiente terapeutico è creato dall'infermiere, che
ne fa parte.
Il NURSING è una professione assistenziale che ha come obiettivo la soddisfazione dei
bisogni dell'assistito e/o l'aumento della sua capacità di auto-soccorso. È definito come un
servizio destinato agli individui, alle famiglie e, in ultima analisi, alla società.
In questo paradigma, i bisogni fisici includono igiene, confort, attività, mobilità, sicurezza nelle cure,
eliminazione e movimento. Altri bisogni si avvicinano progressivamente a quelli interpersonali e
spirituali, riflettendo un percorso che va dalla cura fisica alla cura emotiva e relazionale. Il nursing,
quindi, non solo si occupa dei bisogni primari, ma si estende anche alle esigenze più complesse
dell'individuo, favorendo il benessere globale della persona.
DOROTHEA OREM
Nasce a Baltimora nei primi del '900, si diploma infermiera nel 1939 e nel 1945 consegue il master in
educazione infermieristica. Il suo pensiero viene tutt’oggi studiato nelle università. Nel 1959, Orem
espose il suo pensiero in una pubblicazione governativa e continuò per tutta la vita a sviluppare la sua
teoria del Self-Care, nota anche come la Teoria del Deficit di Self-Care (Self-Care Deficit Nursing
Theory).
TEORIA DELLA INADEGUATA CURA DI SE
Self-care = capacità della persona di prendersi cura di sé stessa in stato di incapacità.
La sua teoria definisce il deficit del self-care.
La Teoria generale di assistenza infermieristica o Teoria infermieristica del deficit di cura di sé
comprende tre teorie correlate:
1. Teoria della cura di sé
2. Teoria dell'inadeguata cura di sé
3. Teoria dei sistemi infermieristici
Premessa: Gli esseri umani, per avere una vita piena e soddisfacente, devono mettere in atto delle
azioni che li portano a una forma di cura di sé. Anche i gruppi si strutturano per avere i modi e i mezzi
per prendersi cura dei propri componenti.
Il deficit del self-care si suddivide in tre categorie:
- Teoria della cura di sé
- Teoria dell'inadeguata cura di sé
- Teoria dei sistemi infermieristici
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Include azioni e decisioni che supportano il paziente nell’adattarsi o negoziare una condizione di
salute positiva, oppure nell’affrontare la morte.
3. Rimodellamento dell’assistenza culturale
Comprende azioni e decisioni che aiutano il paziente a ristrutturare o modificare il proprio stile di vita
secondo nuovi modelli che siano significativi, soddisfacenti e di supporto dal punto di vista culturale
RENZO ZANOTTI
NURSING ARMONIA-SALUTE
Nel 1995 consegue il Dottorato di Ricerca in Nursing presso la Case Western Reserve University di
Cleveland, Ohio, dove successivamente ha anche insegnato. Nel 2000 ottiene il Master in Teaching
and Management presso l’Università La Sapienza di Roma, una delle università più importanti e
riconosciute in Italia. È professore associato di Nursing presso il dipartimento di Medicina
molecolare. Ha diretto per molti anni il Centro di Ricerca e Formazione CEREF di Padova.
La sua formazione iniziale come infermiere avviene a Padova, città che ospita una delle università più
prestigiose e rinomate in diverse discipline. A un certo punto della sua carriera decide di proseguire gli
studi all’estero, conseguendo il primo titolo universitario presso la Case Western Reserve University di
Cleveland, negli Stati Uniti. Dopo aver completato questa tappa, ritorna in Italia per proseguire il
percorso accademico presso La Sapienza di Roma, dove acquisisce ulteriori titoli. Successivamente
decide di tornare in America, dove consegue un altro titolo accademico e si dedica all’insegnamento
universitario. Dopo questa esperienza internazionale, ritorna definitivamente in Italia, consolidando il
proprio ruolo nella formazione e nella ricerca.
È ideatore della teoria di "Nursing inteso come stimolo di Armonia-Salute" ed è autore del
testo Filosofia e teoria nella moderna concettualità del nursing professionale.
Differenza tra lui e Marisa Cantarelli
La differenza tra lui e Marisa Cantarelli risiede nell'ambito delle rispettive dedizioni. Lui si è speso per
la sua teoria, ideando la teoria del "Nursing inteso come stimolo di Armonia-Salute" e vivendo nella
sua bolla, concentrato sullo sviluppo concettuale e teorico. Ha scritto un testo molto importante,
Filosofia e teoria nella moderna concettualità del nursing professionale, che rappresenta un
contributo significativo nell'ambito della teoria del nursing.
Marisa Cantarelli, invece, si è spesa per la professione, il cui beneficio è apprezzato da noi oggi. Il suo
impegno è stato rivolto principalmente alla pratica professionale del nursing, con un impatto diretto e
concreto sullo sviluppo e il riconoscimento della disciplina come professione autonoma.
Dice che: L'infermiere, attraverso il nursing, interviene su problemi di salute o bisogni che possono
avere origine fisica, psicologica o ambientale. Gli interventi tramite i quali si identifica il rapporto
infermiere-paziente sono interventi informativi, educativi, relazionali e di supporto.
L'infermiere opera in tre ambiti principali:
- Ambito preventivo: si concentra sulla rimozione dei fattori di rischio che possono causare
alterazioni della salute.
- Ambito curativo: si occupa dell’assistenza diretta, soprattutto in contesti ospedalieri,
orientando l’azione alla stimolazione dei processi alterati per il ripristino dell'armonia.
- Ambito riabilitativo: collabora con altri professionisti affinché il paziente possa ritrovare la
propria autonomia e acquisire nuove modalità per gestire la propria salute in maniera
indipendente.
METAPARADIGMA
- Persona: insieme di processi interpretativi e biologici integrati, in costante interazione con
l'ambiente esterno.
- Salute: interazione armonica tra i processi interpretativi, biologici e l'ambiente.
- Ambiente: insieme degli elementi esterni alla persona, in cui corpo e mente, integrati tra
loro, reagiscono come un tutt’uno.
- Nursing: l’infermiere, attraverso queste belle frasi, stimola sempre la persona assistita
affinché essa raggiunga il miglior potenziale di sé, conseguendo un livello di benessere
autonomo e di salute in armonia con se stessa e con l’ambiente. La stimolazione è atta ad
armonizzare la realtà interpretata con quella desiderata dalla persona.
Teoria: si chiama "Armonia e Salute".
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La terza scuola di pensiero, i risultati, include principalmente: Martha Rogers, J. Watson, R. Rizzo
Parse e Callista Roy. L'infermiere è responsabile nell'aiutare l'assistito ad adattarsi ai cambiamenti
derivanti dalla malattia.
Le teorie del risultato centrano l'interesse sulla possibilità per l'infermiere di verificare come,
attraverso i suoi interventi, riesca a modificare i comportamenti delle persone. La domanda alla base
di questa scuola è: perché c'è bisogno dell'assistenza infermieristica?
Fanno parte di questa scuola:
- Martha Rogers: L'infermieristica deve aiutare le persone a raggiungere il loro massimo
potenziale di benessere e salute nella relazione tra individuo e il suo ambiente.
- Callista Roy: L'infermiere è responsabile nell'aiutare l'assistito ad adattarsi ai cambiamenti
derivanti dalla malattia.
HILDEGARD PEPLAU IL NURSING PSICODINAMICO
Nasce nel 1909 in Pennsylvania.
Si diploma nel 1931 alla Scuola Infermieri di Pottstown.
Nel 1943 ottiene un Bachelor in psicologia interpersonale e nel 1947 consegue il Master in Nursing
Psichiatrico e il dottorato nel 1953.
Ha importanti esperienze professionali di coordinamento di sala operatoria e di gestione del
personale, oltre che di insegnamento.
Svolge un lavoro di tipo clinico presso ospedali psichiatrici e viene in contatto con psichiatri molto
famosi come Fromm e Sullivan.
Durante la II guerra mondiale fa parte del corpo infermieristico militare e in seguito lavora in un
ospedale neuropsichiatrico a Londra.
Dirige il programma di insegnamento di nursing psichiatrico agli studenti universitari del Bachelor.
Hildegard Peplau parla del nursing psicodinamico.
Ha lavorato in ambito americano; la sua teoria viene definita una delle più importanti teorie a cui tutti
coloro che lavorano in ambito psichiatrico si attengono.
Acquisisce numerosi titoli, pubblica diversi libri adottati da docenti in area psichiatrica, diventa
direttore delle associazioni americane e membro dell'OMS.
Il contributo di Peplau è enorme alla specialità del nursing psichiatrico: pubblica libri, svolge
seminari, svolge docenze in più Nazioni, diviene Direttore esecutivo di Associazioni americane,
membro del consiglio di esperti dell’O.M.S. e consulente infermieristico nazionale del Servizio medico
dell’Aviazione, consulente dei servizi di Sanità Pubblica dell’Istituto Nazionale di Salute Mentale.
Dal 1952: Interpersonal Relations in Nursing (ripubblicato nel 1988).
I documenti d’archivio della Peplau sono depositati nella Biblioteca Arthur Elizabeth Schlesinger sulla
storia delle donne d’America nel Massachusetts.
In più, è stata coinvolta come consulente per diversi programmi di recupero in ambito psichiatrico.
Il libro più importante è Relazioni Interpersonali in Ambito Assistenziale.
Come fa a formare questa teoria?
Utilizza delle conoscenze mutate da altre discipline, acquisite per passione, e fa dei percorsi formativi
differenti rispetto a quello infermieristico. Studia l'ambito psichiatrico e l'ambito psicologico, e da qui
importa queste conoscenze di contenuto all'interno della nostra professione. L'elemento più
importante su cui si basa è quello di partire da una logica diversa rispetto alle logiche che abbiamo
visto fino ad oggi nella teoria dei bisogni.
Utilizza conoscenze mutate dalla scienza comportamentale.
Il nursing psicodinamico consiste nell’essere in grado di capire il proprio comportamento per aiutare
gli altri a identificare le difficoltà avvertite e ad applicare i principi delle relazioni umane ai problemi
che nascono a tutti i livelli dell’esperienza.
L’infermiere “comprende il proprio comportamento” e nel contempo deve essere di aiuto agli altri
nell’identificare le difficoltà dovute a forme di risentimento
Nel rapporto infermiere-paziente, l'unico fattore controllabile è il ruolo dell'infermiere. Pertanto,
l'infermiere, controllando o modificando il proprio comportamento, provoca reazioni differenti nel
paziente.
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Qui si parte da se stessi. Il nursing psicodinamico significa partire dall'infermiere: prima di tutto,
bisogna capire se si è in grado di prendere in carico l'altro. Il punto di partenza non è la persona, ma il
professionista infermiere.
L'infermiere deve valutare se ha delle risorse.
Primo passaggio: comprendere il proprio comportamento per essere di aiuto.
Dice che nella relazione tra infermiere e paziente, l'unico elemento che è controllabile è il ruolo
dell'infermiere. Se io, nei confronti del paziente, vado a modificare il mio comportamento, ci saranno
reazioni differenti da parte del paziente.
MODELLO DELLE RELAZIONI INTERPERSONALI
La relazione (processo assistenziale) che c'è tra infermiere e paziente è una relazione di
trasformazione.
L'infermiere trasforma l'ansia del paziente.
Peplau definisce il processo interpersonale come il metodo con cui l’infermiere trasforma in modo
utile l’ansia del paziente.
Infermiere e paziente si relazionano in una relazione partecipativa in cui l’infermiere governa lo scopo
e il processo, mentre il paziente controlla il contenuto dell’ansia.
Il rapporto infermiere-paziente è suddiviso in quattro fasi: orientamento, identificazione,
esplicitazione e risoluzione.
In queste fasi l’infermiere assume diversi ruoli: straniero, insegnante, leader, consigliere, guida,
sostituto.
L'infermiere e il paziente attivano una relazione che deve essere partecipativa, dove però l'infermiere,
in questa relazione, deve avere ben chiaro dove deve andare.
Il paziente deve controllare il contenuto della sua ansia.
Il rapporto infermiere-paziente non si basa più su dipendenza e autonomia, ma si parla di una
capacità relazionale tra professionista e paziente.
Il rapporto è diviso in quattro punti: orientamento, identificazione, esplicitazione e risoluzione.
Il continuum non è più autonomia-dipendenza, ma è di questi quattro livelli, in cui l’infermiere
assume dei ruoli diversi, il ruolo che in questa relazione all'interno di straniero, insegnante, leader,
consigliere, guida e sostituto.
FASI
Fase di orientamento: inizia quando il paziente esprime un bisogno. L’infermiere aiuta il paziente
a riconoscere il suo problema e a delineare il suo bisogno di aiuto.
Fase di identificazione: il paziente risponde selettivamente alle persone che possono soddisfare i
suoi bisogni stabiliti. Il paziente si identifica con coloro che lo possono aiutare.
Fase dell’esplicitazione/utilizzazione: il paziente utilizza tutti i servizi disponibili a seconda dei
bisogni e degli interessi personali. Il paziente cerca di trarre la massima utilità da ciò che gli viene
offerto attraverso la relazione.
Fase della risoluzione: i bisogni sono stati soddisfatti dalla collaborazione tra infermiere e paziente
e termina il rapporto terapeutico. Si lasciano man mano i vecchi obiettivi e se ne assumono di nuovi. Il
paziente si libera dall’identificazione con l’infermiere e consolida la capacità di rimanere più o meno
da solo.
RUOLI
Ruolo dell’estraneo: È una fase interpersonale in cui l'infermiere dovrebbe trattare il paziente
come una persona emotivamente capace, senza pregiudizi.
Ruolo della persona come risorsa: L'infermiere fornisce risposte specifiche a domande, con
particolari informazioni sanitarie, e spiega al paziente il trattamento o il piano di assistenza a lui
dedicato.
Ruolo educativo: È il ruolo di insegnante, che assorbe la combinazione di tutti i ruoli. Si parte
sempre da ciò che il paziente sa e si sviluppa attorno al suo interesse nel voler utilizzare le
informazioni.
Ruolo di sostituto: In questa fase, sia il paziente che l'infermiere definiscono aree di dipendenza,
indipendenza e interdipendenza.
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Ruolo di leadership: L'infermiere aiuta il paziente a portare a termine compiti necessari attraverso
una relazione di cooperazione e partecipazione attiva.
Ruolo di consigliere: È il ruolo più importante nel nursing psichiatrico, poiché il dare consigli
rientra nell’importante compito di aiuto al paziente.
I 4 CONCETTI DEL METAPARADIGMA
- Persona: È definita come un individuo, senza includere famiglie, gruppi o comunità. È un
organismo in sviluppo che cerca di ridurre l’ansia causata dai bisogni, vivendo in equilibrio
instabile.
- Ambiente: Non è definito in modo specifico. È implicito, in quanto l’infermiere deve
considerare la cultura e i valori del paziente quando lo aiuta ad ambientarsi in ospedale. Non
sono considerate le possibili influenze dell’ambiente sul paziente. È anche ciò che accade
all’interno della persona.
- Salute: Un modo di vivere creativo, costruttivo, produttivo, personale e comunitario.
- Assistenza infermieristica: Considera il processo di assistenza come una serie di passi in
sequenza che pongono l’attenzione sulle interazioni terapeutiche.
Modello delle relazioni interpersonali: Offre strumenti ai professionisti per assistere il paziente non
solo dal punto di vista organico, ma anche valutando l’aspetto psicologico delle persone.
Il valore della sua teoria è quello di aver indirizzato gli infermieri a volgere lo sguardo non solo
all’aspetto fisico e di malattia della persona assistita, ma anche verso un “interiore” ricco di eventi,
sentimenti ed emozioni.
TERZA SCUOLA DI PENSIERO
I RISULTATI
Fanno parte di questa scuola principalmente:
- Martha Rogers, J. Watson, R. Rizzo Parse, Callista Roy.
- Callista Roy: L’infermiere è responsabile nell’aiutare l’assistito ad adattarsi ai cambiamenti
derivanti dalla malattia.
Secondo Roy, è necessaria una teoria per guidare l'infermiere, poiché in tutte le fasi del processo
assistenziale deve aiutare il paziente a esprimere il suo potenziale di salute, anche quando si trova
nell'ultima fase della malattia, supportandolo nell’accettare questa fase.
Le teorie del Risultato si concentrano sulla possibilità per l’infermiere di verificare come, attraverso i
suoi interventi, possa modificare i comportamenti delle persone.
La domanda alla base di questa scuola è: perché c’è bisogno dell’assistenza infermieristica?
- Martha Rogers: L’infermieristica deve aiutare le persone a raggiungere il loro massimo
potenziale di benessere e salute nella relazione tra individuo e il suo ambiente.
- Callista Roy: L’infermiere è responsabile nell’aiutare l’assistito ad adattarsi ai cambiamenti
derivanti dalla malattia.
CALLISTA ROY
Suor Callista Roy diventa infermiera nel 1963 con il Bachelor of Science in Nursing conferito dal
College Mount St. Mary’s di Los Angeles.
Nel 1964, Roy inizia a lavorare al suo modello, stimolata da Dorothy Johnson.
Nel 1966 ottiene il Master of Science in Nursing.
Nel 1967 consegue il Dottorato in Sociologia.
Nel 1977 ottiene un altro Dottorato in Sociologia.
Nel 1968, il College dove insegna adotta il suo modello come riferimento per il programma di
infermieristica.
È infermiera, ricercatrice e teorica di nursing al Boston College nel Massachusetts.
È presidentessa del Dipartimento Infermieristico del Collegio Mount Saint Mary's di Los Angeles.
È professore aggiunto del corso superiore presso la scuola di nursing dell’Università di Portland.
È sostituto direttore e consulente infermieristica del Saint Mary Hospital di Tucson, Arizona.
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MODELLO DI ADATTAMENTO
Il suo elemento di studio sono i bambini, e osserva come, rispetto all'adulto, il bambino abbia una
forte capacità di adattamento. La società reagisce continuamente agli stimoli, creando una reazione, e
l'individuo deve mantenere un equilibrio e adattarsi.
L’esperienza lavorativa in ambito pediatrico le permette di osservare quanto il paziente pediatrico
abbia una grande capacità di adattarsi ai cambiamenti fisici e psichici. Secondo Roy, l'individuo, la
famiglia, il gruppo, la comunità e la società reagiscono continuamente a stimoli (interni ed esterni)
cercando di mantenere un equilibrio, cioè un adattamento.
Elementi del modello concettuale:
- La persona fruitrice dell’assistenza.
- Lo scopo del nursing.
- Il concetto di salute
- Il concetto di ambiente.
- L’iter delle attività infermieristiche.
Nel modello di adattamento, chi usufruisce dell'assistenza vede l'identificazione dello scopo del
nursing. L’adattamento è un processo mediante il quale si reagisce positivamente a mutamenti
ambientali. Il livello di adattamento di una persona è un punto in continuo cambiamento, costituito
da stimoli focali, contestuali e residui che rappresentano lo standard proprio della persona, cioè
stimoli a cui la persona può rispondere con reazioni adattive ordinarie.
L’ambiente invia degli stimoli (input) alla persona, le risposte della persona agli stimoli/input
rappresentano l’output, l’adattamento, su cui ruota la teoria della Roy. Gli stimoli possono provenire
sia dall’ambiente interno che da quello esterno.
L’organismo elabora e reagisce agli stimoli tramite due sottosistemi:
- Regolatore: processi neurochimici o endocrini.
- Cognitivo: processi di percezione, elaborazione delle informazioni, apprendimento, giudizio
ed emozione.
Roy afferma che l’ambiente invia degli stimoli e la modifica della persona è rappresentata dai
sottosistemi cognitivo e regolatore, che rispondono a stimoli sia interni che esterni.
Ci sono quattro modalità attraverso le quali la persona si adatta, secondo Roy:
1. Fisiologico-fisico: rispondere a eventuali carenze relative ai bisogni di base, come respirare,
nutrirsi, idratarsi, riposare, attraverso meccanismi regolatori.
2. Del concetto di sé: rispondere agli stimoli cercando di preservare un senso di unità e scopo,
mantenendo un’identità stabile.
3. Dell’esercizio di ruolo: rispondere agli stimoli tenendo presente il ruolo rivestito all’interno
della società, come quello di genitore, lavoratore, studente, ecc.
4. Di interdipendenza: rispondere agli stimoli cercando di mantenere l'integrità delle relazioni
interpersonali, come amicizia, amore e altre relazioni affettive.
Esistono diversi livelli di adattamento:
1. Integrato: la persona soddisfa i bisogni dell’ambiente in modo armonioso.
2. Compensatorio: la persona è messa alla prova dall’ambiente, ma sta lavorando per rispondere
in modo adeguato.
3. Compromesso: la persona non riesce a rispondere efficacemente a quanto richiesto
dall’ambiente.
Il compito dell’infermiere è quello di intervenire sugli stimoli, modificandoli, qualora il paziente non
sia in grado di adattarsi ad essi in maniera efficace.
METAPARADIGMA
- Essere umano: sistema in continuo adattamento con l’ambiente, rispondendo agli stimoli
con capacità innate e acquisite.
- Ambiente: insieme di stimoli (positivi o negativi) che richiedono adattamento, provenienti
da fonti interne o esterne.
- Salute: capacità di adattarsi agli stimoli, con malattia e benessere che coesistono.
- Assistenza infermieristica: supporto nell'adattamento agli stimoli e rimozione di coping
inefficaci.
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MARISA CANTARELLI
Marisa Cantarelli, nata a Milano il 3 luglio 1930, è stata la più importante teorica italiana
dell’assistenza infermieristica degli ultimi cinquant’anni. Il suo contributo ha permesso di raggiungere
traguardi fondamentali che hanno elevato gli infermieri al ruolo di professionisti della salute.
Cantarelli ha ripercorso e valorizzato gli anni più importanti dell’evoluzione storica della professione
infermieristica italiana, contribuendo in modo inestimabile allo status attuale.
Nel 1950 si diploma come infermiera professionale a Torino, dimostrando fin da subito una
straordinaria capacità e dedizione, tanto da essere chiamata a Roma per ulteriori formazioni. Qui
ottiene nel 1953 il Diploma di Assistente Sanitaria Visitatrice presso la Scuola della Croce Rossa
Italiana, oltre a un certificato di specializzazione in Parassitologia presso l’Istituto Superiore di Sanità.
Sempre a Roma, nel 1968 consegue il Diploma di Dirigente dell’Assistenza Infermieristica
all’Università “La Sapienza”, rinunciando a una borsa di studio dell’OMS.
La sua carriera professionale si distingue per il rapido avanzamento e il costante impegno nella
formazione e nell’organizzazione. Dal 1969 al 1982 è direttrice della Scuola per Infermieri
Professionali dell’Ospedale “G. Fornaroli” di Magenta e dal 1974 al 1999 vice direttrice della Scuola
Universitaria di Discipline Infermieristiche dell’Università degli Studi di Milano. È stata inoltre
Funzionario Regionale di I qualifica Dirigenziale della Regione Lombardia dal 1983 al 1993 e
Professore a contratto di “Ricerca Infermieristica” presso l’Università degli Studi di Milano dal 1976 al
1999.
Cantarelli ha collaborato con l’Università Bocconi di Milano, una delle più prestigiose al mondo, come
docente della Scuola di Direzione Aziendale (SDA). È stata direttrice di diverse collane editoriali,
membro attivo di associazioni nazionali e internazionali, tra cui la CNAIOSS e la CNAI, e ha ricoperto
il ruolo di vicepresidente della Scuola Italiana di Cure Palliative. È stata inoltre membro del Comitato
Etico dell’Università degli Studi di Milano.
Il suo impegno nella professione infermieristica è stato instancabile. Nonostante i suoi 94 anni,
Cantarelli è rimasta lucida e attiva fino agli ultimi giorni, dedicando i suoi pensieri all’importanza
della disciplina infermieristica e alla professione come pilastro del sistema sanitario.
Marisa Cantarelli è morta a Milano nel settembre del 2024. La sua eredità professionale e umana
continuerà a influenzare profondamente la professione infermieristica in Italia e oltre.
TEORIA DEI BISOGNI
Perché è fondamentale oltre per la teoria, perché è importante capire il suo contenuto, perché ha
avuto un fondamento metodologico di ricerca. La Bocconi è stata di supporto a Marisa per andare a
verificare se, in tutta Italia, nelle più autorevoli sedi formative, poteva essere discusso questo
problema e superare il concetto di mansione.
Quali sono nell’operatività le attività che svolge l’infermiere? Sono andati ad osservare ciò che
facevano già gli infermieri e, così, si capì ciò che andava oltre al mansionario. Si arrivò a scomporre
tutta la pratica dell’infermiere e, nell’andare a ricomporla, si capì che il passaggio dalla mansione alla
competenza si poteva fare. Questo passaggio si è fatto purché ci siano tre pilastri: formazione, codice
deontologico, profilo professionale.
Questo passaggio, dovuto, voluto e ottenuto grazie allo studio e alla ricerca di Cantarelli, si è
concretizzato e si è passati dalla mansione alla competenza. Questo passaggio si è realizzato perché
noi, nel momento in cui agiamo nei confronti dell’assistito, lo facciamo senza un mansionario. Le
nostre attività si svolgono perché abbiamo il sapere, sono tutelate dal codice deontologico e sono
tutelate dal profilo, ovvero il Decreto Ministeriale 729/94 che identifica chi è l’infermiere.
Non sono stati anni facili perché si è litigato tantissimo, perché gli stessi professionisti non erano
d’accordo. Assumersi delle responsabilità importanti non era semplice.
Con il modello delle prestazioni infermieristiche nasce in Italia, nel 1986, uno studio promosso dalla
Federazione Nazionale dei Collegi con la direttrice Cossetta e le amministrazioni ospedaliere. La
domanda era: "Le infermiere possono praticare le endovenose?" Viene chiesta la consulenza
all’Università Bocconi su come si possa superare il concetto di mansione. La consulente
infermieristica del progetto è la [Link] Marisa Cantarelli.
Il piano di studio analizzava l’operatività dell’infermiere, chiedendosi: cosa fa l’infermiere? Si
identificano le mansioni che si vogliono superare e si analizza il mansionario. Si deve superare il
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Nell’assistenza complessa, la raccolta dati porta a esprimere un giudizio, come ad esempio: “Questa
persona ha qualcosa che non va”.
Queste prestazioni diventano parte dell’assistenza complessa: l’infermiere pone delle domande,
raccoglie dati e compie valutazioni di rischio. Alla fine del processo, è in grado di affermare, ad
esempio: “Non puoi muoverti a causa dei parametri alterati”.
A partire da questo momento, possono esserci situazioni in cui l’infermiere agisce autonomamente o
deve rivolgersi ad altri professionisti.
Responsabilità infermieristica
Quando sono individuate precise competenze infermieristiche, l’interdipendenza con altre professioni
nell’ottenimento del risultato è assente o bassa. In questo caso, la responsabilità dell’infermiere sul
risultato è piena e diretta.
Quando il risultato della prestazione è garantito da decisioni prese da diversi professionisti,
l’interdipendenza è media o medio-alta. In questo caso, la responsabilità sul risultato è parziale, ma vi
è una responsabilità specifica sull’azione infermieristica che ha portato al risultato.
Esempio: il paziente è a letto, sudato, pallido e con giramenti di testa. L’infermiere rileva i parametri
vitali e verifica che la pressione è bassa (es. 90/50 rispetto al range normale di 120/70). A fronte di
questi dati, quali interventi infermieristici possono essere attivati per fronteggiare la pressione bassa?
- Evitare che il paziente si alzi (autonomia)
- Sollevare le gambe (autonomia)
- Applicare terapia infusiva o effettuare un prelievo (prescrizione medica)
In caso di prestazione complessa, l’infermiere confronta con il medico l’intervento migliore.
Ruolo dell’infermiere nella prestazione infermieristica
Nella prestazione infermieristica, l’infermiere è l’unico responsabile dell’erogazione della prestazione,
decidendo:
1. Tipologia d’intervento
2. Modalità d’azione
3. Tempi d’erogazione e valutazione
Questo conferisce all’infermiere la qualifica di professionista autonomo, grazie alle conoscenze e al
codice deontologico.
Quando l’infermiere ha prestazioni di cui è totalmente responsabile, può agire in piena autonomia.
Tuttavia, se la prestazione richiede una prescrizione di un altro professionista, l’autonomia è limitata.
Prestazioni reali e derivate
Prestazione reale: l’infermiere ha piena autonomia e responsabilità sull’intervento.
Prestazione derivata: l’infermiere necessita di una prescrizione di un altro professionista per eseguire
l’intervento.
I bisogni si collocano lungo un continuum tra autonomia e dipendenza.
L’infermiere, nei suoi interventi, segue cinque stadi:
- indirizzare il paziente,
- guidarlo,
- compensare la sua mancanza di capacità,
- sostituirlo temporaneamente,
- agire completamente in sua vece.
I primi due stadi rappresentano una non conoscenza o una capacità limitata da parte del paziente,
mentre gli ultimi tre stadi rappresentano un’incapacità più complessa. Per ogni bisogno, ci sono atti e
azioni specifiche riferite alla prestazione infermieristica, con l’indicazione dello stadio in cui il
paziente si colloca lungo questo continuum. Nell’ambito di ciascuna prestazione, l’infermiere si
preoccuperà di indirizzare, ovvero orientare l’individuo alla scelta, guidare, cioè sostenere la scelta,
sostenere, contribuendo al mantenimento di una condizione, compensare, intervenendo per ristabilire
un equilibrio precedente tramite una parziale sostituzione, e sostituire, espletando completamente
una funzione invece della persona assistita.
- UOMO: è un sistema aperto che scambia con l’ambiente informazioni. L’uomo agisce
sull’ambiente e l’ambiente agisce sull’uomo.
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- AMBIENTE: inteso in senso ampio come fisico, sociale e culturale, non può essere separato
dalla dimensione umana. Alcune variabili sociali che circondano l’uomo ne influenzano il
comportamento, quali: la cultura, la famiglia, il linguaggio, lo stile di vita, l’ambiente
socio-economico di provenienza, i sistemi scolastici, le credenze e la religione.
- SALUTE: la definizione di salute riguardo agli individui è continuamente mutata,
adattandosi all’evoluzione del tempo. La salute si presenta come un processo dinamico
considerato come un susseguirsi di capacità e incapacità funzionali che possono variare anche
impercettibilmente.
- ASSISTENZA INFERMIERISTICA: comportamento osservabile che si attua mediante lo
svolgimento di un complesso di azioni tra loro coordinate per risolvere un bisogno specifico
manifestatosi in una persona.
BAI (bisogno di assistenza infermieristica)
BAI Il Bisogno di Assistenza Infermieristica può essere soddisfatto unicamente dal professionista
infermiere, in quanto solo lui possiede le conoscenze, la competenza tecnica e l’indirizzo deontologico.
Il BAI può essere manifesto o non conosciuto. La trasformazione di un BAI non conosciuto in BAI
manifesto, e quindi in domanda di assistenza, può essere realizzata dall’infermiere. “Il bisogno di
assistenza infermieristica è la necessità, l’esigenza, da parte dell’uomo di ricevere Assistenza
Infermieristica qualora si verifichino particolari condizioni fisiche o psichiche che lo richiedano.”
IL PROCESSO DI ASSISTENZA
Il processo di assistenza infermieristica è il principale metodo clinico adottato dalla disciplina
infermieristica per identificare i bisogni assistenziali della persona assistita e per pianificare una
risposta efficiente ed efficace a tali problemi, attraverso un complesso di prestazioni.
Il metodo principale della disciplina infermieristica, universalmente riconosciuto, è il processo di
assistenza infermieristica. Tale metodo trae origine dai metodi di risoluzione dei problemi, che
possono essere categorizzati in quattro tipologie:
- Metodo di risoluzione spontanea
- Metodo di risoluzione per tentativi ed errori
- Metodo di risoluzione per intuizione
- Metodo scientifico di risoluzione dei problemi
Il metodo scientifico garantisce riproducibilità, verificabilità, esattezza, diminuzione della
discrezionalità e una comunicazione efficace tra i professionisti. Il metodo disciplinare viene applicato
alla persona assistita attraverso il piano di assistenza infermieristica, che rappresenta lo strumento del
processo di assistenza infermieristica.
Il processo di assistenza segue una modalità sistematica in cui l’infermiere:
1. Esegue una raccolta dati
2. Valuta i dati raccolti
3. Pianifica gli interventi
4. Attua gli interventi
5. Effettua una valutazione finale
Il pensiero critico è un’attività mentale intenzionale mediante la quale si elaborano e si valutano
idee, formando giudizi. È fondamentale per attivare il processo di assistenza infermieristica:
È un approccio sistematico e creativo usato per identificare, prevenire e trattare problemi di salute
reali o potenziali, ossia il metodo clinico.
È un atteggiamento professionale e un processo cognitivo che implica capacità intellettuali.
È un modo di pensare disciplinato e razionale che valorizza ciò che si conosce e chiarisce ciò che non si
conosce.
Il piano di assistenza, come documento compilato dall’infermiere, è lo strumento operativo del
processo di assistenza. Questo comprende la cartella infermieristica, che documenta tutte le fasi della
presa in carico dei bisogni del paziente:
- La valutazione dei dati
- Gli interventi infermieristici
- Gli esiti degli interventi
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ETICA
Attenzione rivolta al nostro comportamento e al modo in cui ci approcciamo all’assistenza dell’altra
persona.
L’assistenza infermieristica
L’assistenza infermieristica è un’esperienza professionale che richiede competenze disciplinari
specifiche e, nello stesso tempo, è un’esperienza etica. Nella relazione con la persona assistita,
l’infermiere è chiamato continuamente a compiere scelte etiche, assumendosene pienamente e
autonomamente la responsabilità.
I pilastri dell’assistenza infermieristica sono dati dalle competenze disciplinari, che derivano dal
profilo professionale, dal percorso curricolare e dal codice deontologico. La competenza disciplinare ci
permette di sapere chi siamo, mentre la conoscenza del codice ci consente di prendere decisioni nei
confronti del malato, di noi stessi e dell’equipe, assumendoci la piena responsabilità di tali scelte.
Nel contesto lavorativo, qualsiasi azione svolta comporta una piena assunzione di responsabilità,
come indicato dal profilo professionale, che chiarisce che siamo responsabili sia di ciò che facciamo,
sia di ciò che accade in conseguenza delle nostre azioni.
Autonomia e Responsabilità (L. 42/99)
Decreto 14 Settembre 1994, N. 739 (D.M. 739/94)
Art. 1: L’infermiere è l’operatore sanitario che [...] è responsabile dell’assistenza generale
infermieristica.
Codice deontologico infermiere 2019
Ordinamento didattico
Il nostro comportamento deriva dal profilo professionale, dal codice deontologico e dal sapere,
orientato dall’ordinamento didattico.
La Legge 1994 n. 739 ci consente di lavorare attraverso le competenze, superando il mansionario.
Questo presuppone necessariamente la conoscenza dell’ordinamento didattico, del codice
deontologico e della realtà professionale.
Etica= deriva da una parola greca ethos (modi di vivere).
Ethos= (greco): costume, consuetudine, modo di vivere.
Disciplina che studia il comportamento dell’uomo e indica le scelte da attuare al fine di individuare:
- quale sia il vero bene e quali i mezzi idonei a conseguirlo;
- quali sono i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri;
- quali sono i criteri per giudicare la moralità delle azioni umane.
(Morale dal latino moralis indica l'insieme dei valori riconosciuti come tali e delle regole condivise
dalla maggior parte di un gruppo sociale, quindi universalmente accettati).
L’etica è il tentativo di fornire le ragioni per cui:
ETICA E MORALE
Azioni libere e volontarie= L'etica e la morale, spesso, indicano le stesse azioni, ovvero azioni
libere che mi guidano su come devono essere compiute.
Dal latino moralis, derivato di mos, moris (costume, comportamenti), la morale indica il modo di agire
e comportarsi di un individuo o di un gruppo umano in un dato tempo e luogo, con un insieme di
valori, ideali, norme, costumi e regole che regolano il vivere sociale, ritenuti buoni perché socialmente
accettati e condivisi.
Etica e morale si propongono di stabilire regole che permettano di capire se il proprio agire
corrisponde a ciò che è giusto fare e a ciò che non si deve fare.
È importante riflettere sul concetto di azioni libere e volontarie, soprattutto nei confronti dell’assistito
e degli operatori. Per rispettare chi ho davanti nelle sue scelte, anche io devo essere libera: ciò che
devo eseguire non deve essere in contrasto con la mia morale.
Ad esempio, se non sono d’accordo sull’aborto, posso avere il mio pensiero personale, sia a favore sia
contrario. Come professionista, però, ho la possibilità di fare una scelta etica e deontologica che mi
consenta di astenermi in caso di disaccordo, pur rispettando le prestazioni sanitarie che siano in
accordo con la mia coscienza.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025
riferimento per affrontare situazioni cliniche problematiche, fornendo strumenti per la riflessione e
per la crescita professionale. È un documento che accompagna l’infermiere nel suo lavoro, aiutandolo
a prendere decisioni consapevoli, anche in situazioni complesse, e promuovendo il confronto e la
condivisione all’interno dei gruppi professionali.
Nella storia infermieristica italiana si sono susseguite cinque versioni del Codice Deontologico: 1960,
1977, 1999, 2009 e 2019. Ogni versione ha rappresentato un adeguamento alle esigenze e ai
cambiamenti della società, sottolineando l'importanza di aggiornare continuamente i principi
deontologici per rispondere alle nuove sfide professionali. Il primo Codice, emanato nel 1960 dalla
Federazione dei Collegi, rispecchiava un periodo in cui l’infermieristica era considerata una
professione sanitaria ausiliaria, guidata dal Mansionario dell’Infermiere Professionale. Con il tempo,
l’infermieristica ha acquisito autonomia e una sempre maggiore consapevolezza del proprio ruolo
nella società, portando a una continua evoluzione del Codice.
Il Codice Deontologico, oltre a definire i comportamenti professionali, sottolinea l'importanza di
rispettare le norme etiche e valoriali. L’inosservanza delle regole deontologiche comporta un potere
sanzionatorio da parte dell’Ordine professionale di riferimento, che può variare da ammonizioni e
avvertimenti fino alla sospensione o radiazione dall’albo. Questo documento non è solo un insieme di
regole, ma un’espressione dei valori della professione infermieristica, rappresentando un patto di
fiducia con i cittadini, che si traduce in un impegno concreto verso il rispetto della dignità umana e dei
diritti fondamentali.
IL 1 CODICE DEONTOLOGICO DEL 960
Il primo Codice Deontologico infermieristico fu emanato nel 1960 dalla Federazione dei Collegi, in un
periodo in cui l’infermieristica, dal punto di vista giuridico-normativo, era inquadrata come
professione sanitaria ausiliaria, secondo quanto stabilito dal R.D.L. n. 1265 del 27 luglio 1934.
L’attività infermieristica era allora regolata dal Mansionario dell’Infermiere Professionale, introdotto
con il R.D.L. n. 1310 del 2 maggio 1940. Questo primo codice conteneva solo 11 articoli e si basava su
principi generici della morale e del diritto naturale, rappresentando il punto di partenza per
l’evoluzione deontologica della professione.
L’Articolo 1 sanciva che l’infermiere professionale, l’assistente sanitaria visitatrice e la vigilatrice
d’infanzia dedicavano la loro opera all’assistenza dell’ammalato, al sollievo della sofferenza, alla difesa
della vita e alla tutela della salute, sia individuale che collettiva. L’Articolo 9, invece, sottolineava
l’importanza dell’aggiornamento continuo e della formazione, nonché dell’esemplare comportamento
nella vita privata. L’Articolo 10 richiamava il valore simbolico della divisa, considerata un distintivo
che doveva esprimere equilibrio personale, rispetto e fiducia.
L’Articolo 6 sottolineava che i rapporti tra infermieri e medici dovevano essere improntati su una
leale collaborazione, con un'esecuzione scrupolosa delle prescrizioni terapeutiche e un sostegno alla
fiducia del paziente verso il medico e gli altri operatori sanitari. In America, invece, l’infermiera aveva
l’obbligo di eseguire con intelligenza e lealtà gli ordini del medico, rifiutando qualsiasi partecipazione
a procedimenti contrari alla deontologia.
L’esercizio della professione infermieristica era definito come "al servizio della persona umana",
ispirandosi ai principi del diritto e della morale naturale. Le professioni sanitarie erano allora
suddivise in tre categorie principali:
- medici, farmacisti e veterinari;
- professioni sanitarie ausiliarie, come gli infermieri;
- altre professioni non ausiliarie.
All’interno di questo contesto, il codice deontologico emergeva come un richiamo ai valori
fondamentali dell’infermiere, ma rimaneva fortemente legato alla visione ausiliaria delineata dal
Mansionario, emanato circa vent’anni prima.
Tutti i codici successivi hanno sempre mantenuto un particolare richiamo all’immagine
dell’infermiere, sottolineando l’importanza del decoro, della professionalità e della fiducia ispirata
dalla figura dell’infermiere stesso. Questa attenzione costante all’immagine e ai valori morali evidenzia
l’impegno etico richiesto dalla professione infermieristica sin dai suoi albori.
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legame tra l'infermiere e il cittadino, confermando l'importanza dei valori umani che guidano la
professione.
Prima del 1999, la professione infermieristica aveva attraversato un periodo di crisi, che si collocava
tra gli anni '70 e '80. Durante quel periodo si verificò una "crisi tecnicistica", ossia un’eccessiva
focalizzazione sugli aspetti tecnici, e una sorta di esportazione del termine "nursing", che rischiava di
allontanare l'infermiere dal suo ruolo originario centrato sulla cura e sull'assistenza della persona.
IL 3 CODICE DEONTOLOGICO DEL 1999
Il terzo Codice Deontologico del 1999 nasce in un periodo di grandi cambiamenti per il sistema
sanitario italiano. Con l'introduzione del Servizio Sanitario Nazionale, il modello italiano si ispira al
sistema inglese, garantendo a tutti i cittadini, inclusi gli stranieri, il diritto all’assistenza sanitaria.
Prima di questa riforma, l’assistenza era garantita principalmente dalle mutue, che però coprivano
solo una parte della popolazione. Il Codice del 1999 si inserisce in un contesto di trasformazione del
sistema sanitario e della professione infermieristica.
Perché un nuovo Codice Deontologico?
Il passaggio dal Codice Deontologico del 1977 a quello del 1999 si rese necessario per diversi motivi.
Innanzitutto, la Legge 23 dicembre 1978, n. 833, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale, segnò una
svolta nella gestione della sanità pubblica, richiedendo un aggiornamento delle norme che regolano la
professione infermieristica. Inoltre, nel 1996, furono introdotti due documenti fondamentali per il
cambiamento della professione:
Il Patto Infermiere-Cittadino, che chiariva il ruolo dell’infermiere nei confronti del cittadino e
poneva l’accento sull’importanza del consenso informato e della partecipazione attiva del paziente.
Il Modello delle prestazioni infermieristiche, elaborato da Marisa Cantarelli, che definì il bisogno di
assistenza infermieristica in Italia, distinguendo le prestazioni semplici da quelle complesse e
definendo in modo preciso le responsabilità dell'infermiere.
A questi sviluppi si aggiunge la Legge 26 febbraio 1999, n. 42, che abolì il tradizionale mansionario del
1940, introducendo il concetto di competenza invece di assegnare compiti specifici. Questo
cambiamento rifletteva la crescente esigenza di professionalità e di responsabilità, in un contesto in
cui l’infermiere non è più solo un esecutore, ma un professionista autonomo responsabile delle sue
scelte.
La nuova struttura del Codice Deontologico
Il Codice Deontologico del 1999 si presenta con una struttura completamente rinnovata rispetto ai
precedenti. In questa versione, il Codice diventa non solo un riferimento professionale ma anche un
punto di riferimento giuridico. Le parole chiave del nuovo Codice sono responsabilità, obiezione di
coscienza, equità, competenza. Si compone di 47 articoli suddivisi in sette capitoli:
1. Presentazione (4 articoli),
2. Principi etici della professione (7 articoli),
3. Norme generali (6 articoli),
4. Rapporti con la persona assistita (18 articoli),
5. Rapporti professionali con i colleghi e altri operatori (6 articoli),
6. Rapporti con le istituzioni (6 articoli),
7. Disposizioni finali.
Principi fondamentali del Codice Deontologico del 1999
I doveri dell’infermiere come diritti dei cittadini
L’infermiere, secondo il nuovo Codice, ha una responsabilità che non riguarda solo le sue azioni, ma
anche i risultati dell’assistenza che fornisce. Gli articoli più significativi sono:
Articolo 1.1: L’infermiere, iscritto all'Albo professionale e con il diploma abilitante, è responsabile
dell’assistenza infermieristica.
Articolo 1.3: L'infermiere ha il dovere di prendersi cura della persona, nel rispetto della vita, della
salute, della libertà e della dignità dell'individuo.
Articolo 2.5: In caso di conflitti etici, l’infermiere deve cercare una soluzione attraverso il dialogo.
Tuttavia, se la volontà dell’assistito è in contrasto con i principi etici della professione o con la
coscienza dell’infermiere, quest'ultimo può esercitare il diritto all’obiezione di coscienza.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025
Articolo 4.4= L’infermiere deve essere informato sul progetto diagnostico-terapeutico, poiché
questo influirà sul piano assistenziale e sulla relazione con la persona assistita.
Articolo 4.11= L'infermiere deve ascoltare anche l'opinione del minore riguardo le scelte
terapeutiche, considerando l'età e la maturità del paziente.
Multidisciplinarità
L'articolo 22= sottolinea che l'infermiere conosce il progetto diagnostico-terapeutico e le sue
influenze sul percorso assistenziale e sulla relazione con l’assistito.
L'articolo 23= infine, evidenzia come l'infermiere riconosca il valore dell’informazione integrata
multiprofessionale, impegnandosi affinché l'assistito disponga di tutte le informazioni necessarie per
soddisfare i suoi bisogni di vita.
IL 5 CODICE DEONTOLOGICO DEL 2019
Nel 2017 si è reso sempre più evidente il bisogno di un nuovo Codice Deontologico per gli infermieri,
reso necessario dalle numerose innovazioni normative e dai cambiamenti nel contesto professionale e
sociale. Questo processo si è concluso nel 2019 con l’approvazione di un documento in linea con le più
recenti disposizioni legislative, come la Legge 219 del 2017, che ha introdotto norme sul consenso
informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento, e la Legge 24 del 2017, relativa alla sicurezza
delle cure e alla responsabilità professionale degli operatori sanitari.
Il nuovo Codice affronta temi fondamentali come il rapporto di cura, il consenso informato, il fine
vita, la sicurezza delle cure e le responsabilità penali e professionali degli infermieri. Al centro del
documento si pone il rispetto per la volontà del paziente, sia per quanto riguarda le scelte di vita che
quelle relative al momento della morte. Si sottolinea inoltre l’importanza della responsabilità
professionale, spingendo gli operatori ad adottare buone pratiche, un aspetto di grande interesse
anche per il dibattito giuridico.
A differenza dei precedenti, il nuovo Codice include esplicitamente il nucleo familiare del paziente
come parte integrante della relazione di cura, riconoscendo il ruolo dei familiari nel percorso
assistenziale. Allo stesso tempo, viene dato grande rilievo all’immagine professionale dell’infermiere,
che non riguarda solo il decoro nell’esercizio della professione, ma anche quello personale. L’articolo
7, in particolare, ribadisce che l’infermiere deve prendersi cura di sé stesso, del proprio aspetto e del
proprio comportamento per rappresentare al meglio la categoria.
La stesura del Codice è stata il risultato di un processo di ampia condivisione, che ha coinvolto
professionisti, associazioni, società scientifiche infermieristiche, giuristi, eticisti, bioeticisti e
rappresentanti delle principali religioni, tra cui quella cattolica, ebraica, islamica e buddista. Una volta
completato, il documento è stato presentato al Ministro della Salute, organo vigilante e garante della
tutela sia dei professionisti che dei pazienti.
Il nuovo Codice Deontologico è composto da 53 articoli suddivisi in 8 capi, che trattano vari ambiti
della professione e dell’assistenza: principi e valori, responsabilità assistenziale, rapporti
professionali, rapporti con le persone assistite, comunicazione, organizzazione, libera professione e
disposizioni finali. Rispetto alle versioni precedenti, esso pone al centro non solo l’infermiere e il
paziente, ma anche il contesto organizzativo, rafforzando l’idea di una professione infermieristica
moderna, responsabile e attenta ai bisogni della persona. (documento a parte)
RESPONSABILITA’
La responsabilità professionale rappresenta l'insieme degli obblighi e dei doveri giuridici e morali di
chi è chiamato a rispondere in prima persona di un fatto o di un atto compiuto nell'esercizio delle
proprie funzioni, agendo con piena autonomia decisionale e con l'obiettivo di garantire un'adeguata
assistenza infermieristica alla singola persona.
Il termine "responsabilità" assume il significato di consapevolezza degli obblighi connessi allo
svolgimento di una professione d'aiuto e implica, di conseguenza, l'impegno del professionista ad
adottare determinati modelli di comportamento nell'interesse primario delle persone assistite. La
nostra professione è governata dal nostro sapere, dal nostro profilo professionale, dal Codice
Deontologico e tutelata giuridicamente dall'ordinamento, poiché siamo incaricati di pubblico servizio
con rilevanti ripercussioni legali.
La responsabilità ha due significati principali:
- Positivo: consapevolezza nell'adozione di un comportamento corretto, volto a "non nuocere",
e nell'assumere gli obblighi previsti dalla professione, dalle leggi e dal Codice Deontologico.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025
Innanzitutto, dobbiamo considerarci come agenti morali, il che significa che il nostro comportamento
di natura etica viene definito un comportamento da agente morale. Tutte le nostre azioni devono
essere guidate dal nostro sapere, dal Codice Deontologico e dal nostro profilo professionale, oltre che
dalle disposizioni fornite dalla nostra azienda.
Il Codice Deontologico è stato scritto dai nostri colleghi, i quali lo hanno condiviso con tutti i
professionisti.
Come è stato scritto il Codice Deontologico?
La condotta e la responsabilità dell’infermiere sono guidate dal Codice Deontologico. L’infermiere,
quindi, nel suo agire rispetta i principi etici di beneficenza, autonomia e giustizia. A questi principi
sono strettamente connessi la veridicità, la lealtà e la riservatezza.
Ogni scelta professionale è sostenuta da una riflessione morale, ossia un giudizio che definisce se
un’azione è buona o cattiva, se è da compiere o meno.
Fin dal primo momento in cui i codici sono stati scritti, essi si sono basati su due fonti ispiratrici
fondamentali:
- la norma, rappresentata dalla Costituzione (emanata dopo il 1945);
- i diritti umani.
TEORIE ETICHE
Le teorie etiche offrono una modalità sistematica per organizzare il ragionamento che è alla base della
decisione delle azioni giuste e migliori da compiere. Esse si differenziano in base ai valori considerati
più importanti.
Per prendere una decisione clinico-assistenziale eticamente corretta, l’infermiere deve:
- conoscere le teorie, i principi etici e i valori dell’assistito;
- saper argomentare e motivare la ragione per cui ha deciso di compiere una certa azione
assistenziale o una determinata valutazione.
In questo modo si è formato il nucleo della riflessione deontologica.
PRINCIPI ETICI
I principi etici sono norme generali derivanti da una teoria etica; un'azione è considerata eticamente
corretta quando è conforme a determinati principi.
Nel modello Principialista, formulato da Beauchamp, il riferimento ai principi è fondamentale. Questo
modello orienta i professionisti sanitari a giustificare le proprie decisioni basandosi su quattro principi
etici:
1. Principio di autonomia
2. Principio di beneficenza/non maleficenza
3. Principio di giustizia
4. Principio di integrità morale della professione
I principi sono riferimenti ideologici con un'ottima base per il rispetto dei diritti umani. La
giurisprudenza fa riferimento alla nostra Costituzione, e tutti gli articoli deontologici hanno come
riferimento i contenuti della Costituzione stessa, che si basa su principi etici fondamentali.
I principi etici sono inoltre legati ad altre discipline:
- Medica, da cui è derivato il principio di beneficenza e non maleficenza
- Giuridica, da cui è derivato il principio di autonomia
- Politica, da cui è derivato il principio di giustizia
I principi etici rappresentano il faro della professione infermieristica, ovvero le regole fondamentali
che si scelgono come guida alle proprie azioni.
1 Principio di autonomia
È il diritto della persona di decidere liberamente. Esige che i sanitari rispettino le richieste del malato
formulate in modo libero e informato e, in senso più ampio, che si promuova l’autonomia decisionale
di chi si affida alle cure di un medico o di un infermiere.
Abbiamo sottolineato che la persona assistita debba essere messa nelle condizioni di poter scegliere
personalmente riguardo alle proprie decisioni. Pertanto, le deve essere data la possibilità di essere
informata in modo adeguato e, una volta informata, deve poter decidere autonomamente. Se la
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025
persona non è in grado di scegliere autonomamente (ad esempio, minori, persone con Alzheimer o
patologie psichiatriche), rispondono i tutori legali.
Il malato è riconosciuto come «soggetto autonomo», cioè gli viene riconosciuta la capacità di agire
consapevolmente e senza costrizioni, anche quando tale capacità si riduce o viene meno. Ciò richiede
un'informazione corretta, completa e adeguata alla comprensione della persona, per consentirle una
valutazione meditata delle soluzioni disponibili.
Il dovere da parte dei sanitari è quello di rispettare la decisione autonoma del paziente. Alla base di
questo principio sta la corretta informazione, il che implica che i sanitari abbiano l’obbligo di fornire
informazioni in forma chiara, corretta e adeguata, affinché il paziente possa prendere decisioni in
modo consapevole.
Principio di autonomia e consenso informato
Il consenso informato, nell’ordinamento giuridico italiano, è parte integrante della pratica clinica,
secondo la dottrina giurisprudenziale. Esso rappresenta l’incontro tra il diritto alla salute di ciascuna
persona e il diritto all’autonomia personale, quindi all’autodeterminazione.
Il consenso informato è uno strumento importante per il riconoscimento dell’autonomia
dell’individuo, poiché, dal punto di vista giurisprudenziale, garantisce il diritto della persona a
scegliere in maniera consapevole.
Deve essere garantito all’individuo il diritto di determinare le proprie azioni in accordo con i propri
valori e le convinzioni personali. Ciò include il rispetto per la conoscenza e l’espressione del consenso
informato riguardo alle azioni diagnostiche o terapeutiche programmate per lui.
Il paziente ha sempre diritto a una scelta.
2 Principio di beneficenza e di non maleficenza
Sono due aspetti contrapposti della stessa medaglia.
- Con il principio di beneficenza si richiede al sanitario di promuovere il bene del malato,
rimuovendone il male e prevenendo eventuali danni futuri.
- Con il principio di non maleficenza, invece, si vieta al sanitario di causare danno al malato,
seguendo il giuramento di Ippocrate (primum non nocere).
Il principio di beneficenza deve essere considerato in senso positivo: esso promuove azioni volte al
bene, ma queste non devono necessariamente essere osservate con imparzialità.
Il principio di non maleficenza, al contrario, ha una connotazione negativa, in quanto implica un
divieto: azioni proibite alle quali il sanitario deve attenersi, anche per obblighi di legge.
Come sanitario, devo attivarmi affinché i miei interventi siano finalizzati alla promozione della salute
del paziente, evitando l’insorgenza di danni futuri. Ogni intervento deve avere come obiettivo il non
nuocere e deve essere orientato al benessere del paziente.
Tuttavia, la mia scelta potrebbe talvolta essere in opposizione con ciò che il paziente sceglie per sé,
come nel caso di trattamenti sanitari obbligatori (TSO) o della contenzione.
Beneficenza: agisci in maniera tale da trattare l’individuo come una persona competente e degna di
decidere della propria vita, sia in situazioni di salute che di malattia.
Non maleficenza: agisci in modo tale che le conseguenze delle tue azioni non procurino mai danni
all’assistito.
3 Principio di giustizia
Il principio di giustizia richiede di agire in modo tale che i vantaggi e gli oneri provenienti da una
determinata situazione siano equamente distribuiti, senza fare differenze, a meno che tali differenze
siano necessarie per il trattamento della malattia.
Secondo questo principio, ogni persona assistita deve essere trattata in modo giusto, il che significa:
- Non fare preferenze.
- Non assumere comportamenti diversi in base alla condizione sociale, economica o alla
maggiore o minore simpatia che la persona suscita.
Tuttavia, il principio non implica trattare tutti allo stesso modo, né dare a tutte le persone assistite la
stessa attenzione o lo stesso tempo di assistenza, poiché non tutte le persone hanno le stesse necessità.
Ciò richiede un corretto riconoscimento dei bisogni assistenziali di ciascun paziente.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025
In pratica, significa che il nostro comportamento e le nostre scelte devono essere eque e giuste, non
solo nei confronti di un singolo paziente, ma di tutti i pazienti, evitando qualsiasi forma di
discriminazione sociale, etnica o culturale.
4 Principio di Veridicità e Fedeltà
Veridicità: consiste nel dovere di dire la verità, evitando di mentire o ingannare.
Fedeltà: implica l'obbligo di rimanere fedeli ai propri incarichi e responsabilità.
Art. 32: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della
collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. La salute è un diritto fondamentale dell’individuo
che deve essere garantito a tutti, sia cittadini italiani che stranieri. Ciascun cittadino ha il diritto a
essere curato e ogni malato deve essere considerato un «legittimo utente di un pubblico servizio, cui
ha pieno e incondizionato diritto». Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento
sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal
rispetto della persona umana.
Art. 13: La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, ispezione o
perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato
dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed
urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare
provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria
e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di
ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di
libertà.
La Convenzione di Oviedo, art. 5, ratificata in Italia con la Legge 145/2001, stabilisce che un
trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata ha espresso il proprio
consenso libero e informato. La persona interessata può, in qualsiasi momento, ritirare liberamente il
proprio consenso. La Costituzione Europea (II, 63) afferma che ogni persona ha diritto alla propria
integrità fisica e psichica, e che, nell’ambito della biologia e della medicina, devono essere rispettati il
consenso libero e informato della persona interessata secondo le modalità definite dalla legge.
Un importante riconoscimento è stato introdotto dalla Legge n. 6 del 9 gennaio 2004, con
l’introduzione dell'amministrazione di sostegno, allo scopo di offrire a chi si trovi nell'impossibilità,
anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi. All’amministratore di sostegno può
essere conferito il compito di comunicare la volontà della persona, nel caso in cui essa sia
impossibilitata a farlo, purché abbia precedentemente dichiarato espressamente se acconsente o meno
a determinati trattamenti terapeutici o interventi chirurgici.
CONCETTI ETICI PER LA PRATICA INFERMIERISTICA
Advocacy: è un modello di tutela dei diritti che vede l’infermiere come difensore dei diritti del
paziente all’interno del sistema sanitario. L’infermiere aiuta il paziente a discutere le proprie
necessità, interessi e scelte, nel rispetto dei valori e dello stile di vita del paziente stesso. Questo
concetto si applica anche alla posizione di garanzia che l’infermiere ha nei confronti del cittadino.
Cooperazione: la cooperazione è un concetto che implica la partecipazione attiva con gli altri per
prestare ai pazienti un’assistenza di qualità. Comprende la collaborazione nella progettazione degli
approcci all’assistenza infermieristica e la reciprocità tra coloro con cui l’infermiere si identifica dal
punto di vista professionale.
Caring: rappresenta una forma di coinvolgimento con gli altri che esprime preoccupazione e
interesse, spesso espresso da comportamenti che proteggono e preservano la salute, il benessere e la
dignità umana dell’altro. È un dovere o obbligo morale per gli individui che intrattengono certe
relazioni con gli altri, come nel caso del rapporto madre-bambino o infermiere-paziente.
Responsabilità.
LO SVILUPPO DELLA COSCIENZA MORALE SECONDO KOHLBERG
In sostanza, come si sviluppa questo concetto di maturità personale?
La maturità morale, un elemento fondamentale per la professionalità, è stata studiata da Kohlberg,
che sostiene che la nostra coscienza morale ha avuto uno sviluppo. Secondo Kohlberg, lo sviluppo
della nostra maturità professionale non avviene perché dobbiamo attenerci a delle regole, ma perché
in noi avvengono dei processi che ci permettono di cambiare il nostro modo di pensare e di porci.
Questi processi dipendono dagli stimoli che provengono dall’ambiente.
Lo sviluppo morale non avviene attraverso l’imposizione di regole e virtù, ma mediante un processo
che porta a trasformare strutture affettive e cognitive, e dipende dagli stimoli provenienti
dall’ambiente sociale. La conoscenza dei processi psicologici e cognitivi che sono alla base della
formazione del giudizio morale è di aiuto per coloro che devono rispettare un Codice Deontologico.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025
Kohlberg ritiene che le leggi morali siano insite nella natura umana, ma debbano essere svelate con
l’uso della ragione, del confronto e dell’atteggiamento critico (impegno personale). La maturazione
della coscienza dipende in gran parte dalle interazioni sociali in cui la persona è coinvolta (famiglia,
scuola, mass media). La moralità non è una struttura imposta dalla società. L’uomo, per sua natura,
cerca valori e spontaneamente esprime giudizi di bene e di male.
Questa coscienza si manifesta progressivamente in funzione degli stimoli che continuamente
riceviamo dalla famiglia, dalla scuola e dall’ambiente circostante. La moralità non è imposta dalla
società, ma è l’uomo che, progressivamente, in funzione degli stimoli che riceve, orienta il proprio
comportamento morale.
Il giudizio morale si sviluppa attraverso una serie di passaggi chiamati stadi (6 stadi raggruppati in 3
livelli): preconvenzionale, convenzionale, postconvenzionale.
Livello preconvenzionale:
Stadio 1: La motivazione dell’agire è la paura del rimprovero, del castigo che possono venire dalla
persona che è superiore o più potente. Alcune volte noi agiamo in una determinata situazione perché
abbiamo paura delle conseguenze.
Stadio 2: La motivazione dell’agire è il tornaconto personale (gratificazione, premio, lode). Io eseguo
una determinata azione perché così ho un tornaconto professionale.
Livello convenzionale:
Stadio 3: La persona ha appreso il rispetto delle regole del gruppo e dell’ambiente e agisce motivata
dal desiderio di essere accettata. Io eseguo determinate azioni perché è doveroso che io, per far parte
di questo gruppo, mi debba conformare a determinate azioni.
Stadio 4: La persona ha interiorizzato le leggi e i regolamenti sociali, fa il proprio dovere nell’ambito
delle leggi e delle prescrizioni, per mantenere l’ordine e per il rispetto dell’autorità. Le norme sono
accettate in quanto parte di un ordine stabilito, e ho capito che ci sono delle regole che il mio
comportamento deve rispettare.
Livello postconvenzionale:
Stadio 5: L’azione della persona è basata su ciò che lei stessa ritiene giusto, difende i valori universali,
cerca di capire l’utilità delle leggi prima di applicarle, sa distinguere le leggi ingiuste da quelle giuste.
Stadio 6: La persona è orientata al principio etico universale, le sue azioni sono ispirate a principi
universali di bontà e altruismo che possono portare a una totale donazione di sé. Elaborazione di una
«genuina» teoria etica.
ETICA
All’assistito è riconosciuto un ruolo sempre più attivo, «principio di autonomia e di
autodeterminazione». Il sanitario, davanti a un problema etico, deve sostenere il confronto all’interno
dell’équipe e attivare la consulenza di colleghi esperti, del comitato etico locale o dell’Ordine
professionale.
Devo sempre stare attenta a trovare prestazioni per tutelarlo. La situazione non è qualcosa che devo
risolvere da sola, la devo sempre condividere con l’équipe. Qualora l’équipe non risolva la situazione,
si deve attivare affinché io abbia un professionista di sostegno per dare una risposta corretta al
paziente.
Rivolgermi all’interno dell’équipe, condividere sempre e, qualora necessario, andare fuori dall’équipe
rivolgendoci agli esperti che lavorano nel nostro ordine e, allo stesso tempo, attivare la consulenza del
comitato etico. La letteratura ci offre degli strumenti che ci danno la possibilità di essere oggettivi
davanti a determinate situazioni che si presentano, ci presentano metodi nel trattare il problema.
Nella società esistono due esperti in etica che hanno elaborato degli strumenti definiti "griglie" che ci
permettono di analizzare gli eventi di natura etica. Queste due persone sono Spinsanti e Cattorini.
La riflessione etica non fornisce soluzioni prestabilite, ma propone al professionista un metodo per
elaborare le situazioni e giungere a conclusioni ragionate. Sono disponibili due «griglie per l’analisi
dei casi clinici»: quelle di Spinsanti e di Cattorini.
Secondo Spinsanti (2001), il metodo più efficace resta quello del confronto con i casi clinici, in quanto
i professionisti della sanità preferiscono partire dalla prassi piuttosto che da considerazioni di tipo
teorico, filosofico-storico o comunque di natura accademica.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025
La prima griglia di Spinsanti parte da un caso etico. Nel momento in cui si verifica un evento, iniziamo
a farci delle domande: il comportamento è obbligato? Dobbiamo darci delle risposte avendo fatto un
pensiero professionale.
COMITATO ETICO
Il gruppo di lavoro deve essere composto almeno da:
- Tre clinici;
- Un medico di medicina generale territoriale;
- Un pediatra;
- Un biostatistico;
- Un farmacologo;
- Un farmacista del servizio sanitario regionale;
- Il direttore sanitario o un suo sostituto permanente (in relazione agli studi svolti nella propria
sede). Nel caso degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), è inclusa la
figura del direttore scientifico dell’istituzione sede della sperimentazione;
- Un esperto in materia giuridica e assicurativa o un medico legale;
- Un esperto di bioetica;
- Un rappresentante dell'area delle professioni sanitarie interessata alla sperimentazione;
- Un rappresentante del volontariato o dell’associazionismo a tutela dei pazienti;
- Un esperto in dispositivi medici;
- Un’altra figura professionale qualificata in relazione all'area medico-chirurgica oggetto
dell’indagine.
I componenti del comitato etico restano in carica per 3 anni. Il mandato non può essere rinnovato
consecutivamente più di una volta.
Il comitato etico ha le seguenti funzioni:
● Valutare i protocolli sperimentali, sia di tipo farmacologico sia osservazionali;
● Monitorare l’andamento degli studi;
● Promuovere l’informazione e la formazione rivolte a medici e partecipanti alla
sperimentazione;
● Fornire pareri e indicazioni in caso di richieste specifiche:
● A livello individuale, in caso di incertezze sui trattamenti da applicare;
● A livello generale, per decisioni relative a gruppi di persone;
● Verificare la copertura economica delle spese legate alla sperimentazione;
Garantire la diffusione e pubblicazione dei risultati, prevedendo nel protocollo il diritto degli
sperimentatori alla divulgazione, indipendentemente dal parere del promotore, e nel rispetto delle
normative vigenti in materia di riservatezza dei dati sensibili e tutela della proprietà intellettuale.
Le attività del comitato etico devono garantire il rispetto delle normative vigenti e la tutela dei diritti
dei partecipanti alla sperimentazione.
È importante conoscere la composizione del comitato etico e comprendere dove esso sia collocato
all'interno di un'organizzazione. Questa conoscenza è fondamentale per valutare la rappresentatività,
le competenze e il ruolo che il comitato svolge nel processo decisionale.
DIRITTI UMANI RIFERIMENTI NORMATIVI
Dal punto di vista etico, qualsiasi problema che potremmo affrontare deve essere analizzato tenendo
in considerazione i riferimenti normativi e i documenti disponibili. Questi rappresentano delle guide
fondamentali per una comprensione più ampia e strutturata delle questioni etiche.
- Documenti Internazionali
1. O.N.U.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948)
2. Consiglio d’Europa
Riferimenti fondamentali per l'approccio etico e normativo.
- Documenti Nazionali
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L’eutanasia è illegittima:
Procurare la morte di una persona, anche per compassione, senza una richiesta esplicita rientra nel
reato di omicidio volontario (Art. 575 del Codice Penale).
Se ciò avviene su richiesta della persona, si configura il reato di omicidio del consenziente (Art. 579 del
Codice Penale).
Nel caso in cui una persona agisca autonomamente ma con un aiuto decisivo di un medico o altro
professionista, quest’ultimo può incorrere nel reato di aiuto al suicidio (Art. 580 del Codice Penale).
In Italia, l’eutanasia non è ammessa e resta un atto illegittimo.
La richiesta volontaria di una "buona morte" non è accettata dalla legge.
Diverse proposte di legge sono state avanzate in Italia, sostenute dal Partito Radicale e da portavoce
come Marco Cappato, per regolamentare e rendere legale l’eutanasia nel paese. Tuttavia, tali proposte
non sono state approvate.
Situazione Globale
Vi sono:Paesi in cui l’eutanasia è legale, Paesi in cui è depenalizzata, Altri che ammettono il suicidio
assistito.
DICHIARAZIONE ANTICIPATA DI TRATTAMENTO (DAT)
La Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT), o testamento biologico, è l’espressione della
volontà di una persona (il testatore), manifestata in condizioni di piena lucidità mentale. Attraverso la
DAT, la persona specifica quali terapie intende o non intende accettare nel caso in cui si trovi in futuro
nell’impossibilità di esprimere il proprio consenso alle cure proposte, a causa di:
- Malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti.
- Malattie che richiedano trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali, impedendo
una normale vita di relazione.
Quadro Normativo
Le disposizioni anticipate di trattamento, comunemente definite "testamento biologico" o
"biotestamento", sono regolate dall’Art. 4 della Legge 219 del 22 dicembre 2017, entrata in vigore il 31
gennaio 2018.
La salute è un diritto fondamentale: senza il consenso del paziente, qualsiasi cura o terapia è priva di
legittimità, secondo l’Art. 32 della Costituzione, che sancisce il principio di autodeterminazione.
Il consenso informato è alla base del diritto di accettare o rifiutare il programma terapeutico proposto
dal medico per tutelare la propria salute.
Funzione del Testamento Biologico
Il testamento biologico è un documento con il quale una persona, in un momento di piena capacità
decisionale, può indicare quali terapie accettare o rifiutare nel caso in cui, in futuro, non sia più in
grado di esprimere la propria volontà.
Le materie su cui è possibile esprimersi includono:
- Accertamenti diagnostici.
- Scelte terapeutiche.
- Singoli trattamenti sanitari.
- Tra questi, rientrano anche nutrizione e idratazione artificiale.
Limitazioni legali:
Non è possibile richiedere il suicidio assistito o l’eutanasia, in quanto vietati dalla legge italiana.
Principio di Autodeterminazione
Il principio di autodeterminazione, ovvero il diritto di accettare o rifiutare le cure, è particolarmente
rilevante quando tali cure rappresentano l’unico mezzo per mantenere in vita una persona che,
altrimenti, morirebbe.
Prospettive e Dibattito Bioetico
Giuristi: analizzano gli aspetti formali del problema.
Medici: pongono attenzione alla compatibilità tra il testamento biologico e i doveri deontologici.
Bioeticisti: discutono il tema dell’autodeterminazione del paziente.
Registrazione della DAT
La DAT viene espressa presso l’ufficio anagrafe, dove il testatore manifesta la volontà di interrompere
un trattamento terapeutico nel caso in cui non fosse più in grado di decidere autonomamente.
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CURE PALLIATIVE
Le cure palliative sono interventi offerti a pazienti affetti da malattie inguaribili, non solo oncologiche
o terminali in senso stretto, ma anche da patologie croniche e progressive, come la sclerosi multipla.
Legge 38 del 2010: L’obiettivo delle cure palliative è garantire senso e dignità alla vita del malato fino
alla fine, alleviandone il dolore e migliorandone la qualità della vita.
L’Hospice è una struttura residenziale destinata a pazienti inguaribili, dove: Il malato e la sua famiglia
possono trovare sollievo in un ambiente protetto e accogliente per un periodo circoscritto, dopo il
quale è possibile fare ritorno a casa. I pazienti possono trascorrere gli ultimi giorni di vita nel conforto
e nella dignità.
SPERIMENTAZIONE CLINICA
La Dichiarazione di Helsinki stabilisce un insieme di norme internazionalmente riconosciute per la
tutela dei soggetti sottoposti ad atti medici e trattamenti farmacologici.
Essa sancisce che:
- Il soggetto interessato deve esprimere un consenso informato formalmente documentato,
testimoniato e basato su informazioni chiare, corrette e complete.
Queste informazioni devono permettere al soggetto di esprimere un consenso consapevole e
informato.
Le sperimentazioni cliniche condotte in ambito ospedaliero devono essere approvate dal Comitato
Etico.
All’interno del Comitato Etico, uno degli elementi fondamentali è la supervisione della
sperimentazione clinica.
Il Comitato verifica la correttezza del percorso di conoscenza scientifica e dei protocolli di
somministrazione farmacologica.
Nonostante la regolamentazione, permangono frequenti scandali legati alla sperimentazione clinica,
specialmente in contesti vulnerabili:
- Paesi in via di sviluppo o con legislazioni carenti.
- Arruolamento di soggetti volontari che accettano di partecipare alle sperimentazioni per
compenso economico, spesso a causa di necessità finanziarie.
- Studi condotti senza consenso informato, o con soggetti non sufficientemente informati sulle
modalità e i rischi della sperimentazione.
- Mancato rispetto delle regole sperimentali, compromettendo la sicurezza e i diritti dei
partecipanti.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025