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Infermieristica Generale

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INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025

STUDIARE PER MAGGIO


CHI E’ L'INFERMIERE?
Decreto.M. 14 settembre 1994, n. 739 ha regolamentato la figura dell'infermiere e il rispettivo
profilo professionale.
1.​ è colui che ha in possesso un diploma universitario abilitante
abilitante= perché svolgiamo un esame di stato.
Subito dopo è obbligatoria l'iscrizione all'albo professionale.
ALBO PROFESSIONALE= accede solo chi ha una laurea.
Se non avviene l'iscrizione all'albo professionale, NON si può esercitare la professione
infermieristica, considerata una cosa illegale.
1.​ è colui che svolge un'assistenza infermieristica preventiva, ovvero svolgere azioni
importanti per evitare lo sviluppo di malattie; infermieristica curativa, ovvero
l'assistenza completa direttamente in ambito ospedaliero; infermieristica
palliativa, ovvero l'accompagnamento del paziente alla morte, si trova spesso in
hospice(struttura ospedaliera dove l'obiettivo non è più la cura, ma accompagnare la
persona alla morta, riducendo il dolore); infermieristica riabilitativa, ovvero
azioni per il recupero del paziente; infermieristica educativa, istruire, tramite
incontri, ragazzi e persone a evitare ciò che potrebbe causare patologie o spiegare loro
cosa fare per evitare il peggioramento
1.​ è colui che è responsabile dell'assistenza generale infermieristica
1.​ L’assistenza infermieristica è di natura tecnica, si basa sull'applicazione di procedure
La nostra professione è basata sulla relazionale= importante che l'infermiere si relazioni
col paziente al meglio, è fondamentale l'empatia e la capacità di relazionare sia con il
paziente sia con i famigliari.
L'ambito in cui è fondamentale e indispensabile è: reparto oncologico, hospice e reparti
psichiatrici
L'INFERMIERA:
1.​ partecipa all'identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività;
2.​ identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e
formula i relativi obiettivi;
3.​ pianifica, gestisce e valuta l'intervento assistenziale infermieristico;
4.​ garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche;
5.​ agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e
sociali;
6.​ svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private
7.​ L'infermiere contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre
direttamente all'aggiornamento del proprio profilo professionale.
●​ sanità pubblica: infermiere di sanità pubblica;
●​ pediatria: infermiere pediatrico;
●​ salute mentale-psichiatria: infermiere psichiatrico;
●​ geriatria: infermiere geriatrico;
●​ area critica: infermiere di area critica.
Il percorso formativo viene definito con decreto del Ministero della sanità e si conclude con il
rilascio di un attestato di formazione specialistica che costituisce titolo preferenziale per
l'esercizio delle funzioni specifiche nelle diverse aree, dopo il superamento di apposite prove
valutative.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025

STORIA DELL'ASSISTENZA INFERMIERISTICA E DELLA METODOLOGIA


DALLE CIVILTA’ ANTICHE AL VENTUNESIMO SECOLO
L'assistenza infermieristica= considerato un atto prevalentemente femminile, legato agli atti
di maternage.
E’ un atto sempre esistito che prende il nome di Atto maternage= ovvero il prendersi cura,
all'inizio della storia non veniva documentato perchè era visto come un evento fisiologico.
Descrivere la storia di una professione che si occupa principalmente dell'assistenza non è
facile, viene vista come una cosa normale alla portata di tutti.
L'assistenza nasce con la nascita degli uomini, più precisamente con la nascita delle donne=
coloro che si dedicano all'assistenza
E’ un atto spontaneo che ha subito una serie di ingiustizie; infatti, tra uomo e donna non c'è
mai stata una parità di genere.
Le donne hanno sempre vissuto una forte dominanza maschile che ci ha portato a non
emergere mai, nè come donne né tanto meno come assistenti, infatti l'infermiera è soggetta a
stereotipi= immagini storpiate dell'infermiera
PUNTO DI VISTA STORICO
Dal punto di vista storico abbiamo fatto fatica ad affermare il nostro ruolo.
Nel 1500, molte donne sono state considerate delle eretiche=ovvero delle streghe che
parteggiavano con il diavolo.
Queste donne, che manifestavano l'arte del curare, venivano bruciate nelle piazze proprio
perchè questo loro manifestare non veniva visto in modo positivo dalla chiesa.
Nel 1860 nacque Florence Nightingale che fondò la prima scuola infermieristica in
Inghilterra.
Questa decisione venne da una sua esperienza personale nel quale lei stessa si metteva a
disposizione per assistere i soldati durante la guerra di crimea(un'immagine importante è
proprio lei che si dirige da loro con una lanterna in mano)
Il 12 maggio, ovvero il giorno in cui nacque ancora oggi è una festa ovvero La Festa
Dell'Infermiere
Lei fu la prima a parlare di DISCIPLINA INFERMIERISTICA= per disciplina si intende
il bisogno di studiare per poter aiutare le persone (studio metodico)
TERMINOLOGIE:
storia= è una disciplina che si occupa di spiegare quello che è avvenuto nel passato,
attraverso l'utilizzo di fonti storiche primarie(libri, testimonianze cartacee) o
secondarie(commenti)
La storia permette di avere una versione visiva di ciò che è avvenuto precedentemente nel
nostro vissuto professionale.
assistenza=si intende lo stare vicino a una persona, è un atto attraverso il quale io
infermiera sto accanto all'infermo= colui che sta a letto.
Infermiera= colei che sta accanto a chi non è più autonomo.
sta accanto a chi non è più autonomo,
rappresenta una madre che allatta(sottolinea che l'assistenza è molto legata alla figura
femminile).
L'ASSISTENZA NELLA PREISTORIA PRINCIPIO DI SOLIDARIETA’
Durante la preistoria e la storia sono accaduti molti fatti interessanti:
preistoria= è divisa in tre fasi Paleolitico(età della pietra), Mesolitico(età del legno) e
Neolitico(età del ferro)
Nella preistoria i ruoli erano ben separati, gli uomini si dedicavano alla caccia e alla pesca, le
donne si occupavano dei figli e trattavano i prodotti derivati dalla pesca e dalla caccia.
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Nel paleolitico vivevano di caccia e pesca, l'agricoltura era ingestibile per via delle basse
temperature(era glaciale)
L'uomo per sopravvivere e trovare sempre qualcosa da cacciare o da pescare doveva spostarsi
in continuo= nomade
Verso l'era del neolitico le temperature inizieranno a migliorare rendendo l'agricoltura
semplice e possibile, passarono da una situazione nomade a una situazione stanziale;
impararono l'arte dei raccolti
Si perde definitivamente il concetto di nomadismo e le donne si dedicano sempre di più
all'assistenza
L'uomo iniziò così a vivere in villaggi, iniziano a nascere delle comunità dove si
differenziavano il ruolo dell'uomo e il ruolo della donna.
Iniziano a nascere le comunità dove si differenziano il ruolo dell'uomo e il ruolo delle
donne, iniziano a fortificarsi i momenti di maternage dove le donne hanno dei momenti di
mutuo soccorso
Si sottolinea l'importanza di prendersi cura dei defunti, quindi delle sepolture e dei corredi
funebri
La modalità con le quali la donna prestava assistenza erano definiti tentativi= utilizzavano
prodotti derivanti dalla natura non sapendo se effettivamente sarebbero stati efficaci
CIVILTA’ ANTICHE: egitto, mesopotamia e india
Queste civiltà si situavano vicino al fiume = permetteva un ambiente fertile e abitabile. La
natura offriva possibilità di vivere bene
In queste civiltà si presentava una forte differenza tra il ruolo della donna e il ruolo
dell'uomo.
Iniziò a nascere la figura dell schivo e della schiava, in quanto erano divisi per classi sociali
Nella vita quotidiana gli atti erano svolti da persone che venivano identificate come persone
con dei poteri straordinari=in egitto il faraone era colui che aveva un potere sovrumano e
grazie a ciò aveva il controllo su tutta la società
Credevano nelle divinità.
La donna dea, era una donna con dei poteri importanti che esercitava in ambito sociale
Ai trovava una forte differenza tra criteri fisici(chi svolge assistenza= schiavi) e criteri
spirituali( la dea che dava un supporto religioso)
ANTICO EGITTO
Abbiamo le testimonianze di una figura che ci ha fatto da concorrente l’ostetrica
le ostetriche sono sempre state nostre concorrenti, ci rubavano la scena prestando assistenza,
avevano un ruolo privilegiato, infatti ci sono moltissime testimonianze derivanti da queste
figure, avevano un potere straordinario.
In molte testimonianze si vede la figura dell'ostetrica che presta assistenza alla donna in
gravidana, aiutandola durante il parto.
le balie= donne che permettono l'allattamento dei bambini.
MONDO MESOPOTAMIA
grande riconoscimento= la scrittura.
Il popolo dei babilonesi ha lasciato antichi codici= CODICE HAMMURABI che contiene le
leggi per la regolamentazione dei comportamenti in ambito medico della società, vengono
indicate delle punizioni che si attribuiscono a chi compie un errore durante l'atto medico.
Si riconosceva la figura di chi assiste.
In questi periodi c'erano già delle conoscenze importanti in ambito sanitario, si sapeva
già qual'era la modalità per sanificare le acque, gli alimenti e si conoscevano le pratiche di
circoncisione
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GRECIA ANTICA
L'arte medica nasce con la devozione degli dei, Apollo fu il primo per eccellenza tra i medici,
nel tempo è stato sostituito da esculapio dio della medicina(ancora oggi presente nella storia)
Altri dei fondamentali per la medicina sono: Asclepio e Ippocrate.
La donna poteva essere libera come subordinata dall'uomo, prima dal padre e poi dal marito,
l'obiettivo era quello di sposarsi e procreare.
La donna di classi sociali alte poteva decidere, la donna di classi sociali basse era subordinata
dall'uomo.
Nacqua la figura della madrona= l'antenata dell'ostetrica, colei che aiuta altre donne a
partorire.
ASCLEPIEI= ospedali= luoghi collocati vicino a grandi fiumi, dove venivano guariti le
persone. Nati in memoria del figlio di Apollo
ROMA ANTICA
Ci sono 2 figure importanti in ambito medico: Celso e Galeno= dissezionatore= ovvero
svolgeva delle ispezioni dei cadaveri, grazie alle sue scoperte si scoprì che i nervi non
partivano dal cuore e i vasi sanguigni non partivano dal cervello
Il popolo si divideva in 3 classi: Patrizi, Plebei, Schiavi.
DONNA: la donna che apparteneva alla classe superiore(patrizi) poteva accedere alle scuole
e frequentare la vita nel palazzo(vita più lussuosa)
Nelle classi sociali più basse(plebei) le donne perdevano sempre di più il loro ruolo, venivano
considerate inferiori ed erano sempre ‘comandate’ dalla figura maschile
Nacque l'idea di Padre Di Famiglia = era una figura molto forte, che comandava
all'interno della famiglia; il marito infatti poteva riconoscere i figli. Nelle classi sociali
inferiori i padri di famiglia non accettavano le donne/bambine.
A causa di questo fenomeno si creò un bassissimo tasso di sopravvivenza, c'erano tanti
trovatelli abbandonati e questo fenomeno creava lo sviluppo di importanti malattie.
L'Assistenza veniva svolta dalle donne macrone che erogavano assistenza alle persone
bisognose soprattutto durante la nascita.
La figura del medico è molto sviluppato; il medico, l'apprendente medico si formavano
frequentando gli studi già avviati
VALETUDINARIA= ambulatori e ospedali
CRISTIANESIMO
Ha lasciato un segno molto importante per la nostra esistenza.
Tutte le disparità nate in precedenza col cristianesimo iniziarono a finire.
Prende una commutazione differente, diventa una dotazione, indipendentemente dal fatto
che si è donne o uomini
Chi dalla terra vuole raggiungere il paradiso, in terra deve sacrificarsi, la terra era il mezzo
che ci permetteva di raggiungere la salvezza. Scompare la figura dello schiavo e della schiava
e permette a tutti di entrare nella scena assistenziale.
Chi vuole raggiungere la pace eterna deve assistere la persona, chi assiste deve farsi umile
OPERE DI MISERICORDIA
Nel libro religioso sono state riconosciute le opere di misericordia che il vero cristino
deve erogare per accedere alla pace divina e tra le 7 opere di misericordia troviamo:
l'assistenza agli infermi(gli ammalati).
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CRISTIANESIMO: ASSISTENZA NELLA CHIESA APOSTOLICA


L'assistenza viene organizzata in diaconie dove il ruolo più importante è il ruolo del
diakonos= colui che davanti al voto di povertà e castità si mette al servizio del povero
diakonos= colui che va incontro ai bisogni del povero.
Nel 60d.c. compare la figura della prima donna Fede riconosciuta universalmente la prima
diaconessa della storia. Si dedica all’ assistenza.
Diaconessa=donna che va in contro ai bisogni del povero.
Dovevano essere vedove, vergini o nubili, ciò faceva sì che potevano accedere al loro ruolo,
un ruolo molto importante
Matrone=donne consacrate che prestavano assistenza domiciliare agli infermi.
Erano donne di buona cultura.
Fabiola= matrona che si pentì del matrimonio, pentita decise di aprire un
NOSOCOMIUM= luogo di assistenza; lei stessa si aggirava nelle strade per erogare
assistenza, si aggiunsero i discepoli di San Girolamo, e alla sua morte viene fatta santa.
CRISTIANESIMO
Nel 325 d.c. i due imperatori Diocleziano e Costantino applicarono delle forte restrizioni
economiche sulla popolazione, tanto che iniziò fortemente a impoverirsi.
A seguito di queste oppressioni(aumento tasse) succede che Basilio obbliga la costruzione di
un primo ospedale, voluto dalla chiesa, in Cappadocia.
XENODOCHIO = ospedale dedicato alla cura dei poveri, dei malati e dei lebbrosi.
Come risposta alla forte oppressione degli imperatori, la chiesa risponde dando delle
direttive sulla costruzione di ospedali.
ALTO MEDIOEVO
Alcune persone volevano vivere in autonomia.
Vogliono isolarsi dalla società; inizia a diffondersi un modello di questa persona singola che
lascia la propria casa e vive in solitudine
Nasce il Monachesimo= persone(Monaci) che danno voto e assistenza al povero,
abbandonando la loro vita solitaria per vivere in comunità= nacque il Monastero= luoghi in
cui si svolgevano momenti di preghiera alternati a momenti di lavoro, momento più
importante era l'assistenza ai bisognosi.
Nel monachesimo viene coniato il termine infermiere= nasce dall'esperienza di questo
monaco che si dedica all'assistenza del malato.
INFIRMARIUS= deriva il nome di infermiere= nasce dal desiderio di questi monaci che
decidono di vivere in comunità e prestare assistenza all'infermo.
Inizia ad essere presente la religione, chi presta assistenza è colui che ha alti valori
vocazionali e decide di dedicarsi all'altro
contemporaneamente alla nascita dei monasteri maschili nascono i monasteri femminili
dove nasce il ruolo della badessa= capa delle monache, ha un ruolo molto importante; colei
che eroga assistenza è consacrata.
Inizia a crearsi un divario tra le persone che hanno una certa facoltà economica e quindi
possono arrivare ad essere assistiti all'interno di importanti monasteri rispetto alle persone
del popolo che invece fanno riferimento e si appoggiano sempre più alle donne popolari.
Donne popolari/donne del popolo= sono coloro che prestano assistenza svolgendo dei
tentativi e utilizzando le conoscenze che hanno su determinate erbe, si basano sulle fasi
lunari(osservazioni non scientifiche). Esse ipotizzano formule magiche per assistere al
malato, iniziando così ad essere identificate come streghe.
Per noi rappresentano un serio problema perché la loro assistenza era basata su conoscenze
tramandate dalle nonne e dal passato.
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Queste vengono accusate dalla chiesa di stregoneria, quindi l'assistenza viene fortemente
indirizzata ad una sola fonte= i monasteri dove si sviluppa la regola indetta da San
Benedetto: la regola ORA ET LABORA (prega e lavora).
Le persone agiate avevano la possibilità di andare negli ospedali più pregiati.
Non sempre abbiamo avuto un appoggio da parte della chiesa perché non tolleravano le
autonomia che le donne avevano nel momento in cui praticavano l'assistenza popolare
Le donne popolari di notte andavano a praticare assistenza usando prodotti semplici e
vivendo di esperienza tramandata, questo fatto rappresentava per la chiesa un forte pericolo,
le donne non erano soggette/sottoposte al controllo maschile, quindi considerate pericolose.
Le donne nel tempo sono state definite streghe e si arrivò ad una forte persecuzione di
tutte coloro che praticavano l'assistenza perchè accusate di patteggiare col diavolo, venivano
bruciate vive nelle pizze, nacque nel centro d'europa, e si arrivò alla persecuzione di 5000
donne.
Contemporaneamente nelle strutture in cui venivano accolti i bisognosi, c'erano delle
situazioni opposte dove si trovava regola e disciplina, seguivano la regola di San
Benedetto.
Nascono le prime scuole, il primo filone era la scuola monacheista (monaci) grazie a loro si
sono diffuse un serie di informazioni, il compito era trascrivere i bonifici delle piante che
coltivavano in termini di obiettivi di cura, questa scuola si contrapponeva a quell'impulso
arabo che c'è stato in quel periodo
Si è infiltrata una scuola araba che portava un pensiero scientifico, questa scuola ha
fondato le basi culturali. Federico2 intorno al 1231 istituì la prima scuola medica e istituì
l'obbligo della formazione per i medici all'interno dell'università.
Nascita della prima università di medicina fondata da federico.
BASSO MEDIOEVO
Intorno all'anno mille, si sono determinate delle forti carestie, malattie(generate da un
movimento elevato di persone) contemporaneamente si muovono delle serie di persone che
vanno a eseguire degli ordini.
Questi ordini sono inizialmente partiti senza obiettivo religioso ma si trasformano in un
movimento religioso, si autoregolano dando un voto di povertà, obbedienza e protezione
degli oppressi, si spostavano per liberare la terra santa
Un altro obiettivo era il dedicarsi all'assistenza.
L’assistenza nei monasteri e da queste persone che si uniscono in confraternite.
Contemporaneamente si uniscono sempre più pensieri in ordine civile= si chiede allo stato
di intervenire sui bisogni(bisogno di assistenza), nacque l'ospedale laico.
MONASTERI- PERSONE UNITE IN CONFRATERNITE- OSPEDALI LAICI
Il Papa Bonifacio8 vedeva la figura femminile come un forte pericolo, perché era libera,
questo fatto le rendeva troppo autonoma.
Per lui la donna doveva essere oggetto di controllo o dal padre o dal marito o dalla chiesa
Il papa nel 1298 pubblicò la bolla papale Periculoso che nel 1298 obbligò la clausura di tutte
le donne fino al 1814.
La donna per tutti questi anni sperì dall'assistenza. Avvenne un forte decadimento
dell'assistenza in quanto le donne potevano più prestare assistenza
Chi sostituisce la donna consacrata? prostitute e delinquenti
Nelle fiandre siste/avviene una forte reazione alla bolla papale, fortunatamente nasce una
congregazione molto forte femminile come reazione alla clausura.
BEGHINE=donne che appartengo ad una buona famiglia che per contrastare la noia, sono
ispirate da un forte sentimento di devozioni nei confronti dell'altro, nelle fiandre e poi in
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tutta europa nascono le associazioni di queste donne laiche che decidono autonomamente di
vivere all'interno di una sola struttura o tornare a casa, prestano assistenza senza voto e
senza consacrazione.
Loro erano libere, e il loro impegno era di dedicarsi all'assistenza.
E’ importante ricordarle perché sono state le prime ad essere donne libere, non consacrate,
senza voti e a dedicarsi assistenza sia a domicilio sia nelle strutture e sono le prime a darsi un
minimo di formazione.
Le autorità religiose ritengono pericolose le beghine perché troppo libere e anche nei loro
confronti avviene una forte regressione.
Senza di loro l'assistenza ritorna ad un forte decadimento.
L'ETÀ DELLA RIFORMA
A rinforzare il clima negativo che c'era nei confronti della chiesa, bisogna ricordarsi di
Lutero.
In Germania, si accusavano le ricchezze territoriali della chiesa, la forte ignoranza dell'alto
clero, il forte dispendio economico del clero per una vita agiata e la mancanza motivazionale
di alcuni prelati.
La chiesa per questioni di soldi si era inventata che la vergine maria avesse una serie di
indulgenze(perdoni) che si potevano acquistare con una serie di peccati.
Da queste indulgenze la chiesa guadagnava tanto, così Lutero denunciò il papa, Lutero
venne scomunicato e ricercato, venne tratto in salvo.
Si ha un ritorno alle origini e si ha una controriforma religione, questo ritorno dei vescovi ha
fatto sì che per l'assistenza ci sia stata una ricaduta positiva.
IL vescovo aveva l'obbligo di istituire degli ospedali con un personale formato.
Grazie alla pubblicazione della tesi di Lutero, si ebbe una caduta esistenziale.
RINASCIMENTO
Iniziano ad essere costruiti ospedali con importanti architetture e l'organizzazione inizia ad
avere un punto positivo. Si inizia a capire che occorre destinare per ogni ammalato un solo
letto.
Si inizia a capire che l'assistenza non è solo spirituale, ma curare una persona è anche
rivolgersi alla salute fisica di essa.
In questo periodo si inizia a risentire una dipendenza nei confronti del ruolo medico che ci
portiamo dietro fino ad oggi
serviente= colei che serviva il malato
CACCIA ALLE STREGHE
Si accentua una violentissima caccia alle streghe = colei che di notte succhiasangue a
bambini, a questa figura si è collocata l'immagine della vecchia che in realtà andava nelle
case a prestare assistenza, venivano catturate, torturate e nelle sentenze in tribunale
venivano accusate ci complotto con il diavolo.
Venivano legate con le mani dietro la schiena e appese al palo.
Si ha un nuovo calo di assistenza.
La figura che si salvò fu la figura dell'ostetrica
LA RIFORMA DELL’ASSISTENZA
Ci fu un periodo molto importante nel 16esimo secolo.
Grazie all'opera di tre uomini( SANTI RIFORMATORI) , la nostra professione iniziò ad avere
un'attenzione
L'importanza che si riconosce a questi tre uomini è dovuta al fatto che grazie loro nasce il
concetto di disciplina, noi siamo una PRE DISCIPLINA perchè dobbiamo studiare per
diventare infermieri.
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Di disciplina vera e propria si parla nel 1860 grazie a florence


I SANTI RIFORMATORI
Tutti e tre arrivano da esperienze personali malavitose (ladri, truffatori, mendicante) è
proprio grazie a ciò che nasce una forte introspezione.
Uno in particolare da una sua importante malattia fece nascere un importante introspezione
che lo portò a fondare degli ordini
1)​ san giovanni di dio= fonda l'ordine FATE DEL BENE FRATELLI E A VOI
STESSI
Era un ladro, i soldi che rubava gli dava ai bisognosi
●​ è il primo che ha intuito che oltre all'aspetto ospedaliero ci possa essere
un'altra struttura che ospiti il malato, ha fatto costruire i Lazzaretti.
●​ capisce che ogni struttura ospedaliera può ospitare un numero limitato di
persone= ha studiato la cubatura delle stanze = ovvero ha capito se in una
stanza ci possono stare tante persone o no.(definito numero massimo di
ammalati)
●​ dovevano essere divisi per genere e per malattia, per cui c’era una separazione
tra malati infetti e gli altri
●​ all'interno dell'organizzazione ospedaliera ci dovevano essere delle gerarchie,
la presenza della suora, per dare la confessione; il sacerdote, rettore; il
maestro professore; una madre perfetta e dei fratelli.
Aveva costituito la gerarchia.
●​ riconosce che chi vuole diventare infermiere deve avere delle caratteristiche
intrinseche, deve avere buone doti di pazienza, forza e resistenza fisica, deve
relazionarsi con l'ammalato in maniera dolce(come una mamma con i figli)
Era rivolto ai malati mentali, perché al malato di mente bisogna parlare con
parole dolci
●​ ha detto che nel momento in cui siamo all'interno dell'ospedale abbiamo
bisogno di organizzazione, abbiamo bisogno di avere un piano di lavoro=
sapere cosa devo fare, con chi e quando lo devo fare. Ha posto particolare
attenzione al malato.
●​ tutti coloro che lavorano hanno bisogno di passare le consegne
●​ occorre fare delle riunioni periodiche in modo tale da aggiornarsi sul malato e
prendere delle decisioni comuni e concluse
2)​ san camillo de lellis= vive in una casa come figlio unico, viene cresciuto da
mamma a cui è molto affezionato e da suo padre soldato. Durante l’infanzia sua
mamma muore e gli viene a mancare un punto di riferimento. Il padre torna a casa e
sperperano gli averi della famiglia fino a quando si trovano costretti a dedicarsi alla
vita militare e durante una battaglia viene ferito ad una gamba. Il padre muore e
mentre ritorna a casa vede che la ferita alla gamba peggiora sempre di più (lesione
da sifilide) ed è costretto a farsi curare. Decide di andare a Roma e essere
ricoverato all’ospedale San Giacomo dove affrontavano la terapia per le lesioni come
la sua: tutti i malati venivano ammassati nelle stanze, le finestre venivano chiuse,
venivano cosparsi con un'acqua particolare (santissima) e veniva favorita
la sudorazione, espellendo la parte malata che doveva essere curata. Inizia
all’interno della sua degenza a creare rogne: si dedica al gioco di azzardo e viene
quindi allontanato nonostante la ferita non fosse guarita. Si avvicina ai frati
cappuccini a Manfredonia e viene accolto da loro vivendo la vita nel monastero. Si
accentua la ferita alla gamba e viene riportato allo stesso ospedale. Viene curato ma
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gli amministratori dell'ospedale lo vedono profondamente cambiato. E’ proprio qui


che subisce una vocazione per l’assistenza agli infermi. Esce dall’ospedale e fonda il
suo ordine, cioè quello del MINISTRO DEGLI INFERMI.
3)​ San Vincenzo de paoli= viene da una famiglia modesta, il padre lo invita ad
entrare in seminario per poter garantirgli una vita.
Diventa sacerdote e durante un viaggio in nave viene rapito e fatto schivo a Tunisi.
Nel momento in cui viene rapito emerge la sua cristianità tanto che, ad una certa, il
suo rapitore lo libera, ha una conversione al cristianesimo e lo libera e in questo
modo ha la possibilità di tornare in Francia e continuare la sua attività. Insegna
catechismo alle famiglie nobili finchè non gli si avvicina una donna nobile Luisa de
Marillac
Inizialmente lui, prima ancora di fondare l'ordine delle figlie della carità, istituisce
una prima fondazione chiamata le donne della carità= donne agiate nobili sposate
che decidevano spontaneamente di essere le serve dei poveri, offrendo assistenza ai
bisognosi.(come le beghine)
La sua prima opera si chiamava le donne di carità, ovvero donne che scrivevano in
modo laico o consacrato che erogavano carità e assistenza ai bisognosi.
Qual è stato l'elemento differente rispetto ai due santi?
A differenza degli altri due santi dove si parlava di uomini, con Vincenzo de paoli
l'innovazione fu il coinvolgimento delle donne, importante perché valorizzava la
figura femminie
La figura della donna con lui poteva avere un ruolo diverso da moglie e figlia soggette
alla potenza maschile
Le donne, anche povere, iniziavano ad essere a servizio dei poveri.
La carità era un elemento fortemente religioso.
Successivamente grazie a Luisa lui fondò la compagnia delle figlie della carità, in
sostanza era una sorta di scuola per formare delle infermiere, grazie a questa scuola
all’ interno dell’hotel de paris (ospedale) c'erano queste figlie della carità che ricevono
una formazione strutturale per prestano assistenza sia in ospedale e sia a domicilio
Nel 1633 viene aperta a Parigi la prima scuola a cui potevano accedere le donne che
erano nubili, gentili, raffinate e intelligenti e dovevano avere una buona reputazione;
queste donne ricevevano una formazione e dovevano eseguire un tirocinio.
Questa scelta di scegliere e formare le donne di bassa borghesia(classi sociali basse)
non funzionò.
La prima vera scuola nacque in inghilterra
L'ILLUMINISMO
700 secolo buio
Nel 700 avvenne la rivoluzione scientifica= attraverso il metodo scientifico era valutabile
solo ciò che si poteva riprodurre
La religione per via di questa rivoluzione cadde, appunto perchè non si poteva dimostrare
nulla
Per l'assistenza non fu un periodo favorevole perché era molto legata alla religione, nel
momento in cui cadde questa, cadde pure l'assistenza al malato.
Contemporaneamente a questa rivoluzione scientifica ci fu la rivoluzione francese= si va a
togliere il potere alla monarchia e lo stato acquisisce sempre più potere, vengono riconosciuti
degli obblighi che lo stato deve avere nei confronti del cittadino. p
Per garantire uguaglianza lo stato deve andare a investire soldi, viene inoltre incaricato del
dovere di costruire ospedali
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800 AURORA DELL'ASSISTENZA INFERMIERISTICA


Dopo fortunatamente avvenne la rivoluzione industriale= c'era un forte impulso a migrare
nelle grandi città e abbandonare l'ambito agricolo e le campagne
Aumentano i viaggi e gli incontri con le persone
Per noi italiani iniziano grandi esplorazioni dell'europa, nel momento in cui si viaggia in
europa e poi si ritorna in italia vengono riportate delle esperienze straniere e ciò risulta da
stimolo per un miglioramento socio-demografico.
I medici dall'estero tornano in italia e vedendo ciò che succedeva in germania vogliono che si
riproduca la stessa cosa in italia, desiderano avere al loro fianco un genere di assistenza
definito ANGELO DELL'ASSISTENZA= vogliono una figura pulita, intelligente, quasi
sessuata, non provocante
Perchè soprattutto nel mondo anglosassone(inghilterra) inizia a svilupparsi questa figura
dell'infermiere che non è più la figura che avevamo noi(la servete) ma era una figura
professionale che si dedicava all'assistenza , soprattut nel mondo anglosassone si sottolinea il
SAPERE DISCIPLINARE INFERMIERISTICO= vuol dire avere delle conoscenze
raggiunte attraverso uno studio che è specifico per una determinata figura cioè quello che fa
l’infermiere lo poteva svolgere solo l'infermiere.
8oo IN INGHILTERRA
La rivoluzione industriale per quanto positiva sia stata, non è stata una passeggiata c'è stata
una massa di persone che ha lasciato l'ambiente plurale delle campagne e per forza di cose si
è dovuta riversare nella città
In città accadde il caos, non erano pronte ad accogliere così tante persone, si svilupparono
importanti malattie (peste) iniziò un fatto che ha segnato molto la storia: Lo Sfruttamento
Minorile e Delle Donne; tanto che è in questa epoca che iniziano a svilupparsi le
associazioni sindacali= sindacato che doveva proteggere, il lavoro dei minori nelle
miniere e il lavoro delle donne sottopagato e sfruttato
IL MONDO ANGLOSASSONE
ELISABETH FRY
La donna più importante è Elisabeth Fry donna molto impegnata dal punto di vista sociale,
ottima posizione, ottimo marito, bel conto in banca.
Questa donna era una donna molto influente, ha fatto sì che:
-​ fossero emanate delle leggi importantissime per la politica inglese,
-​ un miglioramento delle condizioni igieniche(il sovraffollamento ha causato epidemie)
-​ una riforma nelle prigioni(sofraffollate e con consizioni igieniche pessime)
-​ l'abolizione della schiavitu
-​ l'abolizione di una legge sulle imposte= le imposte(finestre) non esistevano le
tapparelle ma solo le finestre, le case erano costruite con quelle, e bisognava pagare
delle tasse per queste imposte. I più poveri facevano fatica. voleva abolire le tasse
sulle finestre.
1848 la prima legge di sanità pubblica ha istituita anche e non solo con lo scopo di migliorare
la sanità pubblica ma di formare scuole per formare le giovani donne a diventare infermiere.
Lei si rivolse al ceto medio-basso, per offrire loro un’ opportunità di studio e lavoro.
Rimane dell'idea che per formare degli assistenti occorra una formazione, all'interno di
questa scuola embrionale inglese vengono effettuate anche delle lezioni.
Elisabeth Fry è stata la madrina di Florence Nightingale.
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FLORENCE NIGHTINGALE
Florence nasce a Firenze nel 1820 da una famiglia ricca
Le donne di buona famiglia dovevano avere un precettore privato e dovevano essere
destinate al matrimonio e alla famiglia, ma lei sentiva di essere destinata ad un progetto più
importante, quasi divino, riceva personalmente l'educazione da parte del padre che le fa da
precettore e le insegna le principali lingue, la fisica, la matematica, la religione.
Non era graziosissima, non aveva ricevuto grandi richieste di matrimonio.
Si accentuò il desiderio di fare qualcosa per il prossimo, inizio a viaggiare e si recò a
Dusseldorf dove visse l'esperienza delle diaconesse, restò colpita dal loro modo di assistere,
prosegue il suo viaggio e va a Parigi e incontra le figlie della carità che rimangono a lavorare
all'interno degli ospedali, va a Roma e incontra i ministri degli infermi, apprende da queste
persone delle modalità di assistenza ma non la soddisfano. Questi incontri rinforzano
l'intenzione di diventare infermiera, contrastato dal desiderio che avevano i suoi genitori di
lei. Essere infermiera significava essere serviente, lavoro sconveniente per una donna di
buona famiglia.
Lei rimane ferma sulla sua posizione e grazie alla possibilità economica della sua famiglia
riesce a iniziare a lavorare nel 1853 in una casa di ricovero per donne di agiata famiglia che
lei dirige, si occupa della direzione nota subito delle migliorie da sistemare,
somministrazione del cibo, riforma del servizio di lavanderia, oltre ad avere doti
amministrative si attiva per un'idea di assistenza di chiamata(campanelli visibili per chi
chiama assistenza)
Purtroppo da questa esperienza si accorge che non c'erano infermieri rispettabili. A suo
favore succede un evento bellico. La guerra di crimea, l'Inghilterra entra in guerra in turchia,
e arrivano i report di tutti i soldati che muoiono sul fronte, si rivolge all'amico di
famiglia=Ministro della guerra e si offre volontaria per partire per la guerra di crimea
Le viene dato un piccolo fondo economico e con questo seleziona personalmente 39 donne e
parte per la guerra, non appena arriva in crimea si accorge che la situazione era disastrosa, si
eseguivano amputazioni senza anestesia, i topi giravano tra i soldati feriti, i soldati non aveva
un vitto adeguato, coperte sporche tanto che i soldati preferivano non avere da coprire
perchè le lenzuola creavano dolori, non c'erano sistemi per garantire evacuazioni(feci) soldati
morivano non solo per le ferite ma anche per le sovrainfezioni provocate all'interno
dell'ospedale del campo
Riceve un forte disappunto dai militari perché non gradivano ricevere ordini da una donna
Lei fa fronte andando a intaccare un fondo personale per acquistare tutto ciò che occorreva
per gestire le persone come: un vitto sano, tutto ciò che serve per l'igiene, un servizi di
lavanderia contro le infezioni, vestiti adeguati , soprattutto identifica gli elementi quali l'aria
acqua e luce degli elementi fondamentali per favorire la cura di questi ammalati, oltre alle
terapie. Di notte si dirige personalmente, con la sua lampada va a vegliare le condizioni di
questi soldati da qui, il nomignolo LA SIGNORA DELLA LAMPADA da qui la nostra
immagine, il nostro logo= universalmente riconosciuto rappresentato da una croce con delle
mani con una lampada e una fiamma
Al termine della guerra , nel momento in cui tornò in inghilterra , dimostrò che i soldati
avevano una mortalità ridotta.
Ha risanato le condizioni igieniche mortalità ridotta al 2%
Riceve importanti onorificenze tanto che riceve un fondo monetario di 45mila sterline e
attraverso quel fondo lei istituisce la prima scuola per infermieri nel 1860.
Crea un progetto straordinario, sia per l'epoca sia per noi oggi, lei puntava in alto ha istituito
una scuola per infermieri con dei rigidi criteri di ammissione
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1.​ le aspiranti allieve dovevano avere dai 25 ai 35 anni di età


2.​ dovevano appartenere all'alta borghesia
3.​ curriculum inattaccabile
4.​ durata di un anno e la scuola aveva l'obbligo dell'internato=l'aspirante allieva doveva
dormire nella nurses home (casa dello studente)=stanze private, luoghi condivisi e
dei parchi, non poteva uscire se non per tirocinio e a seguire le lezioni
CONTROLLO DELLE NURSES HOME
C'era un doppio sistema di controllo, a casa della studente da parte di una
sovraintendente=obbligo di andare a verificare quotidianamente l'attitudine della candidata
e il controllo del comportamento
La candidata doveva avere un diario in cui annotava i pensieri e la sovrintendente doveva
leggere il diario, tutelare la moralità
Vicedirettrice era la confidente delle allieve
Prima importante differenza tra questa e le prime scuole fondate(controllo e i criteri di
ammissione)
FORMAZIONE
La candidata riceveva delle nozioni teoriche che venivano impartite da medici(medico)
infermieri (infermieristico) non c'era mai sovrapposizioni tra posizioni, l'infermiere dove
imparare ad esserlo da un infermiere
Rigido controllo
La direttrice doveva verificare il contenuto del quaderno delle allieve
all'interno dell'ambiente ospedaliero c'era una forte gerarchia trasformata in termini
moderni: allieva / infermiera / capo sala / direttrice
Tra tutte le aspiranti la scuola è rivolta solo a 15 allievi per anno, perché Florence nella sua
progettualità aveva un disegno straordinario, non era quello di creare un numero elevato di
infermiere, il suo obiettivo era quello di creare una professione che avesse un modello con un
obiettivo= quello di essere o formatrice di altre scuole o di essere dirigente
La prima scuola che fonda è rivolta a un numero minimo che rappresentassero una
leadership infermieristica in grado di insegnare.
Con questo modello esportato in tutto il mondo, si ricerca la qualità, la competenza tecnica e
professionale.
modello esportato= dopo il percorso di studi si spostarono (francia, giappone italia) ad
aprire nuove SCUOLE NIGHTINGALENE
Lei ha creato la disciplina infermieristica
PERCHE’ È RICORDATA?
Per il giuramento= nella nostra cultura non è rimasta ferma l'idea di quando ci si laurea
pronunciare il giuramento scritto per Florence. In inghilterra si usa, scrive cose
contemporanee al nostro codice deontologico
CROSS CROB
Lei studiò statistica, prima rappresentazione al mondo di un evento statistico
Ha presentato la riduzione del tasso di infezioni della mortalità durante la guerra a cui ha
assistito.
Ha rappresentato la riduzione della mortalità
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800 STATI UNITI


Anche per l'America è l'evento bellico che spinge a prendersi cura degli ammalati.
E’ la famosa guerra di secessione che dura per 5 anni con 600 mila morti che costringe gli
americani a capire che dal punto di vista assistenziale serviva intervenire
Il nord nella guerra era liberare il sud schiavista, forte guerra, vince il nord ma porta a molti
decessi.
L'evento bellico costringe il popolo a capire di dover andare a restituire una commissione
sanitaria
CLARA BARTON
Una segretaria che rimane fortemente sconvolta dai numero di morti causati dalla guerra, si
improvvisa soccorritrice.
Intraprese un viaggio in europa conosce Florence e nel momento in cui torna in america
fonda per la prima volta la CROCE ROSSA (nasce in Europa)degli stati uniti
Da adesso in poi è terreno fertile nel mondo americano perchè vanno a colonizzare
l'infermieristica americana le allieve della scuola di Florence
La prima infermiera che viene diplomata sul modello americano è Linda Richards si sposta
da qui e si sposta in Giappone.
problema scuole americane
A differenza delle altre scuole, gli americani sono stati furbi, il problema è che loro si
appoggiavano ai grandi ospedali e loro assorbivano una grande quantità di studenti perché
erano gratuiti. le scuole americane nascono con questo problema di base, l'intenzione era
prettamente utilitaria volevano manovalanza senza ospitalità
Grazie a Mary Adelaide Nutting si riuscì a proclamare l'indipendenza delle scuole di
formazioni dei grandi ospedali
Linda Richard è importante, non solo perché era la prima americana a formarsi e perché è
andata in giappone ma perché è riuscita a raggiungere degli obiettivi. Lei ha ideato e si è
adoperata affinché nelle corsie ospedaliere ci fosse un'adeguata illuminazione
notturna.
L'importanza di dover separare i malati infetti da quelli non infetti e l'importanza di andare a
scrivere e documentare l'assistenza infermieristica che viene svolta= ha imparato e obbliga
gli infermieri a descrivere ciò che avviene. (cartella clinica)
IN AMERICA
L’america ha superato il mondo anglosassone.
Nascono le prime associazioni, tutt'ora vive e presenti.
1.​ american nurse association 1879
2.​ 1899 international council
Nascono per avere un controllo sulla professione, se i paesi del mondo si uniscono
controllano la professione in termini di problemi e di conquiste. Nascono con l'obiettivo di
unire i professionisti e confrontarli in termini professionali(controlla sulla professione)
1899 INTERNATIONAL COUNCIL
caratteristiche:
-​ può aderire una sola associazione per paese e non il singolo professionista.
-​ l'associazione che aderisce deve essere:
1.​ autonoma= non deve essere finanziata da sponsor. Deve usare fondi propri
2.​ autorevole= nelle decisioni dell'international course l'autonomia deve essere
dell'infermiera senza essere influenzati da altre
3.​ apolitica= non dobbiamo appartenere a nessun partito.
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4.​ democratica = deve accogliere le associazioni e le proposte da poi condividere con


ogni stato membro.
Ha favorito l'indipendenza delle scuole di grandi ospedali, prima donna ad accedere e
laurearsi in ambito infermieristico.
SPILLA:
Per andare a sottolineare l'importanza di appartenenza di una
professione trasformata in disciplina le principali scuole americane si son
dotate di una divisa. Importante perché finalmente attraverso una divisa
noi abbiamo avuto un riconoscimento di identità professionale, ci ha
differenziato dalle altre figure .
Le grandi scuole hanno iniziato a distinguersi con la presenza di una
spilla.
Chi ha disegnato questa spilla? tiffani= la prima casa di gioielleria
che ha disegnato la prima spilla per scuole infermieri.

LA CROCE ROSSA
Dal punto di vista cronologico, si torna in Europa.
In Europa, avviene una sanguinosa battaglia dove in questa occasione
muoiono 60mila soldati, battaglia dove Piemonte e Francia combattono gli Austriaci
Battaglia Di Solferino, sui campi di battaglia mancavano i soccorsi.
E’ stato un evento bellico che fece capire alle persone che servivano cure e che mancavano.
HENRY DUNANT
Fu un banchiere svizero che, nel 1802 acquisisce il premio nobel per la pace, è presente nella
battaglia di solferino e rimane scosso dal fatto che in battaglia muoiono tutti questi soldati.
A distanza di tempo organizza una convention alla quale partecipano 12 stati che parlano
della criticità che è avvenuta durante la battaglia e a questa riunione viene istituita la
CROCE ROSSA INTERNAZIONALE= associazione tuttora attiva che effettua assistenza
in tempi di guerra, ai feriti senza distinzione di nazionalità, di credo o di censo politico.
Ha libera possibilità di transito all'interno di paesi in termini di uomini e di mezzi.
Lo stemma è una croce rossa su sfondo bianco.
La croce rossa, soprattutto in Italia, è stata fondamentale per la nostra professione; per
l'immagine della nostra professione.
Anche in Europa l'esperienza di un evento bellico ci porta a dover riflettere sulla necessità di
dover procedere a una distribuzione di un servizio di assistenza.
800 IN ITALIA
A metà 800 abbiamo la nascita di numerosissime congregazioni religiose femminili, perché
la bolla papale venne abolita, e, abolita la bolla papale abbiamo una serie di ragazze che si
avvicinano al mondo religioso e hanno la possibilità di prendere dei voti temporali.
Iniziano a dare un voto per poter accedere all'assistenza dei malati e da questo momento in
poi negli ospedali italiani si ha un miglioramento dell'assistenza.
In generale migliora l'industrializzazione, migliorano le condizioni di vita delle persone e la
chiesa in questo momento inizia, per dotazione, a riprendersi cura dell'assistenza ai bisogni
pur riconoscendo che questo ruolo debba essere anche dello stato
Succede un fatto importante per la nostra storia
Siamo in italia e siamo attorno al periodo delle 5 giornate di Milano questa principessa si
trovava in Francia, in italia ci sono delle importanti rivoluzionarie e lei con un forte spirito
patriottistico torna in Italia, e qui viene convocata e si offre a sua volta volontaria per andare
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a istituire un comitato di assistenza ai campi di battaglia e diventa direttrice generale delle


ambulanze, va ad organizzare i soccorsi direttamente nei campi militari.
Questa donna è una pioniera, perché essendo direttrice generale dei soccorsi militari va a
istituire un servizio di donne. Per andare a formare delle donne che fossero pronte per
soccorrere i malati durante la battaglia istituisce a Roma all'ospedale della trinità dei
pellegrini un nucleo centrale di assistenza
Questo nucleo centrale di assistenza era basato su un servizio volontario di queste aspiranti
assistenti.
Incontra importantissime resistenze perché siamo in ambito militare e i militari difficilmente
approvano l'idea di ricevere delle disposizioni da parte di una donna.
In più lei fa scandalo perché fino a quel momento era le religiose e le serventi a prestare
effettua assistenza e non le donne di alta borghesia
Lo scandalo fu proprio il vedere la donna di alta borghesia assistere ai malati
Purtroppo arriviamo alla fine delle 5 giornate in cui viene sciolto il comitato di soccorso
perché cade la repubblica romana, lei stessa è in pericolo perché si era esposta e volevano
giustiziare. Riesce a mettersi in salvo e grazie ad un prete torna in Francia dove muore.
Attorno al 1800 1898 grazie alla principessa Cristina Trivulzio Belgioioso, abbiamo il primo
comitato di assistenza in campo di battaglia(300 persone)
Questo fatto nei libri di storia ha fatto pensare che l'esperienza di Florence sia stata
un’esperienza in cui le donne si siano confrontate
LA NASCITA DEL REGNO D'ITALIA 1861
1861= dove finalmente viene istituito il regno d'Italia, dal punto di vista storico bisogna
capire il ruolo dello stato che viene considerato più forte, deve essere rinforzato l'ambito
della tutela della salute. Si chiede allo stato di intervenire sull'assistenza ospedaliera,
domiciliare, orfani e degli infermi .
Questi sono i doveri sempre di più richiesti dallo stato, c'è una forte laicizzazione dei poteri
1888= nasce il ministero dell'interno e la direzione generale della sanità pubblica
-​ medico condotto con obbligo di residenza in ogni residenza,
-​ un ufficiale sanitario in ogni provincia,
-​ ufficio d'igiene nei comuni con più di 25k di abitanti
Le scuole di Nightline continuano la loro colonizzazioni ma non ancora in italia
Le scuole in italia arrivano per la prima volta nel 1896
AMY TURTON
Dove questa donna scozzese Amy Turton vive a Firenze, andava tutti i giorni all'ospedale di
Santa Maria Nuova dove effettuava delle opere di compagnia delle persone ricoverate , si rese
conto che l'assistenza che veniva erogata era deficitaria, indi per cui va a Edimburgo e decide
di frequentare la scuola nightindeliana.
Torna in Italia, da sola non riesce ad aprire una prima scuola per cui, trova delle forti
difficoltà culturali in italia legate al fatto che la cultura, le donne in italia non erano pronte ad
iscriversi ad una scuola con la formazione così
Convince la sua amica Grace a venire in Italia e con l'appoggio della regina Margherita Rice
aprì la prima scuola di formazione che aveva una durata di 2 anni, fascia oraria dalle 8 fino
alle 15, la disciplina che veniva era una disciplina a stampo militare, si richiede un rispetto e
una gerarchia militare, dove l'allieva era paragonata a un soldato semplice.
Le allieve di quest rigida selezione erano in grado di eseguire tutte le attività rivolte ai
pazienti, rilevare i parametri vitali(temperatura, polso e respiro) rimane attiva e ben gestita
fino allo scoppio della prima guerra mondiale
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ASSISTENZA INFERMIERISTICA IN ITALIA


A seguire le altre esperienze sono
1906= viene aperto a Roma l'ambulatorio scuola San Giuseppe su volontà del pontefice Pio x,
non voleva che fossero ignoranti.
Vengono coinvolte solo le persone religiose
1909= viene riconosciuta la figura dell'infemriere manicomiale= riconoscimento a una
persona di sesso maschile
Quali erano i requisiti?
-​ sana e robusta costituzione
1910= nasce a Roma la scuola convitto al regina Elena di Roma presso il policlinico Umberto
1 all'opera di Dorothy Snell= Ci ha aiutato nella istituzione di diverse associazioni
1912= nasce la scuola principessa Jolanda a Milano gestita dalla croce rossa italiana.
In particolari la scuola della donna Snel era particolarmente attaccata alla disciplina di
Ninthengel
ANNA FRAENTZEL CELLI
Infermiera tedesca per cui viene spontaneo dire che le nostre prime scuola italiane sono nate
ad opera di 3 inglesi e una tedesca
Lei stata colei che ha significato più di tutte nella nostra formazione
Siamo a cavallo tra la fine dell'800 e l'inizio del 900 in particolare nel 1901 avviene un
congresso nazionale dei medici, in questo congresso si parla fortemente della situazione
infermieristica/assistenziale in italia
In questo congresso chi ha voce in capitolo è soprattutto il marito di Anna Celli che era un
ricercatore, il quale avendo la donna infermiera si è battuto più che mai sull'andare a fare
delle valutazione sulla situazione degli ospedali
La condizione della figura dell'infermiera era scandalosa, trattate da serve e guadagnano
poco, viveva in ospedale e dormiva nei locali degli ospedali
Anna si è battuta per riformare le condizioni lavorative delle donne, solo successivamente si
è rivolta all'ambito infermieristico assistenziale
Il suo obiettivo era quello di andare a sanificare la condizione sociale della donna andando a
costituire il diritto sociale che spettavano alle donne (ancora sottomesse alla forza del padre
o del marito)
Primo obiettivo è stato quello di rivolgersi attraverso questa organizzazione L'unione
nazionale feminile si è rivolta a sostenere e rivalutare il diritto della donna.
Contemporaneamente ha voluto istituire una prima scuola. Si è confrontata con chi l'ha
preceduta e ha calcolato l'arretratezza culturale su cui si basava lo stato italiano.
Inizia a sostituire il vecchio personale religioso che era presente negli ospedali col nuovo
personale laico, perché il personale religioso per quanto fosse taciturno era predisposto ad
un lavoro impegnativo, il personale religioso era fedele ad ogni informazione e soprattutto
era fedele alla propria casta, seguiva quella e non le disposizioni ospedaliere, per cui le
direzioni ospedalieri preferivano il personale laico perché davanti a condizioni inaccettabili si
ribellavano.
Toglie dall'assistenza il personale religioso e lo sostituisce al personale laico, dovevano
ricevere delle formazioni di 6 mesi, prediligeva le donne di una certa fasce d'età.
Dovevano essere sottoposte a una formazione.
Ma questa situazione ha trovato una forse ostruzione da parte degli amministratori
nonostante la forte necessità di cambiare la formazione italiana.
Il fallimento è stato: i requisiti d'accesso erano sempre troppo elevati, non era pronto all'idea
che le donne borghesi partecipassero
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IL 900 IN ITALIA
Arriva lo scoppio della 1 guerra mondiale e anche per l'italia la prima guerra fu l'evento che
fece capire che non c'era un servizio di assistenza sia negli ospedali sia ai soldati.
Succede che per nostra fortuna interviene la croce rossa
In cui le donne che appartenevano alle famiglie regnanti e all'altra borghesia si sono sentite
investite da una forte responsabilità civile nell'intervenire sui campi di battaglia a favore dei
nostri soldati.
Tutta la croce rossa si è vestita ed è partita per soccorrere i soldati in guerra.
In particolare è giunta dall'America, in italia, la figura dell'assistente infermieristica
Le regine hanno dato l'imprinting che la nostra potesse essere un professione responsabile
FORMAZIONE PRIMA DEL 1925
L'italia rispetto al resto delle esperienze formative mondiali, è arrivata molto in ritardo
Le nostre prime scuole sono scuole nate su iniziativa dei singoli
Abbiamo avuto pochissime scuole disseminate in tutta italia
Nonostante al congresso dei medici si parlasse del problema dell'assistenza degli ospedali
non si era creato un accordo tale per istituire una scuola che formasse gli infermieri
Finita la prima guerra mondiale si discuteva ancora sulla necessità di creare una scuola per
infermieri, unica su tutto il territorio nazionale
L'unico sostenitore è stata la croce rossa, che ci ha fatto capire che l'assistenza poteva essere
erogata anche da donne colte.
Le nostre prime scuole nonostante noi avessimo già avuto l'esperienza inglese che si è
disseminata per tutto il mondo dove si voleva creare una scuola per la formazione, il contesto
italiano aveva una cultura diversa, la nostra emergenza non era basata sui principi delle
scuole di florence (dove si creava una leadership) ma il nostro obiettivo è stato quello di
creare una scuola di formazione con un gran numero di infermiere nonostante noi avevamo
già delle esperienze di qualità rappresentate dal un personale religioso della croce rossa
Il nostro obiettivo è stato quello di distribuire scuole per reclutare un grosso numero di
infermiere, la nostra scuola è nata con delle basi differenti dalle scuole di Florence perchè noi
non avevamo bisogno di formare delle direttrici ma di formare infermieri
Nascono tuttavia delle scuole convitto attraverso un regio decreto legge 1832 del 15
agosto del 1925 il giorno di ferragosto
DECRETO LEGGE 1832 DEL 15 AGOSTO
Il decreto legge convertito successivamente nel 26
Venne istituita la facoltà delle scuole convitto professionale di infermiere e di scuole di
specializzazione di medicina
La nostra scuola aveva durata di 2 anni potevano accedere le donne, a cui era obbligato un
convitto per poter fermarsi a dormire la sera
Al convitto dovevano accedere tutte le candidate tranne le religione che dormivano nella casa
del proprio ordine
chi poteva accedere alla scuola?
-​ giovani ragazze
-​ dovevano saper eseguire le 4 operazioni
-​ dovevano appartenere a buona famiglia
-​ dovevano avere la licenza media ed elementare
-​ dovevano saper leggere e scrivere
-​ non dovevano superare i 24 anni
-​ dovevano essere nubili o vedove
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In assenza di questi titoli si facevano scrivere una lettera, da un prete o sindaco, di


raccomandazione
Il ruolo della direttrice era quello di una sorveglianza dello studente nel convitto
Bisognava allegare questa domanda/conferma sui buoni principi.
Anche le religiose potevano partecipare, non era consentita l'assistenza all'uomo
Se vi erano delle candidate con delle esperienze in croce rossa, a loro veniva dato il requisito
di accesso
Nel luglio 1934 fino al 1999, viene emanato un testo unico delle leggi sanitarie, questo testo
unico va a classificare tutte le professioni sanitarie in tre classi
-​ Professione sanitaria principale( medici, veterinari, farmacisti)
-​ professione sanitarie ausiliarie( infermieri, ostetrica, assistente sanitario)
-​ atri ausiliarie delle professioni sanitarie( infermiere generico, massofisioterapista)
La croce rossa prendeva sempre più piede insieme all’ assistenza sanitaria visitatrice
LA PIU’ ANTICA ASSOCIAZIONE
ICN= international Council of Nurses, nel 1899 il suo obiettivo era quello di accumulare tutti
i professionisti che aderivano a questa professione nel mondo(se siamo uniti siamo più forti)
Aveva dei principi importanti:
-​ apolitica
-​ aconfessionale
-​ democratica
-​ autorevole
Aderirono 130 paesi, una sola associazione per paese.
L'obiettivo è quello di manifestare a tutto il mondo che da statuto la nostra professione è
-​ rispettata
-​ competente
-​ soddisfatta
Il simbolo è di una fiamma che riscalda una lampada (presa da florence)
Da qui, una serie di considerazioni:
L'ASSOCIAZIONISMO
L'associazionismo nasce in america con l'obiettivo di accumulare tutti i professionisti
affinché si dimostri competenza.
come è avvenuto l'associazionismo in italia?
In italia ha obiettivi diversi rispetto al resto del mondo
In Italia i nostri obiettivi(a livello politico e sociale) erano diversi perché tra la fine dell’800 e
l'inizio del 900 i problemi nostri erano diversi dai problemi del resto del mondo; In Italia la
grande difficoltà era riconoscere i diritti delle donne a tutte le donne
L'Italia era molto arretrata, per que i nostri non erano problemi professionali ma erano
mirati a riconoscere i diritti civili e politici alle donne(voto, possibilità di uscire di casa,
divorzio)
A sostenere la nostra professione, indirettamente, è stata Anna Celli(infermiera tedesca) la
quale va a rinforzare/valutare quali erano i poteri della donna per andare a dimostrare che la
donna doveva necessariamente avere un'attività sociale al di fuori della propria casa
La prima persona che fortunatamente fu infermiera fu Anna Celli che andò a sostenere gli
ideali della donna in termini di emancipazione e diritti civili e politici delle donne:
-​ diritto allo studio
-​ maternità
-​ costituire un'istituzione/ associazione al femminile
-​ difesa infanzia
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Anna fonda l'unione femminile = prima associazione italiane, ha un organo di stampa:


BOLLETTINO DI INFORMAZIONE= aveva lo scopo di incrementare l’assistenza alle
infermiere, il mutuo soccorso in caso di malattia e la previdenza mediante l’assicurazione di
una pensione di invalidità e vecchiaia
1903= fonda l’ unione femminile e il consiglio nazionale delle donne (CNDI)
un'associazione al femminile, MA, qualche anno dopo:
1909= nasce un'altra associazione unione tra le donne cattoliche, nasce a tutela delle
donne religione, per cui le associazioni italiane sono a tutela dei diritti politici e sociali e
l'altro obiettivo per il quale si fondarono fu per la tutela delle donne religione
1914= nasce l'associazione tra infermiere nell'ambulatorio scuola San Giuseppe di
Roma
1919= le infermiere che aderivano al consiglio nazionale delle donne italiane vanno a
formare l'associazione nazionale italiana tra infermiere, aderenti anche alla
croce rossa.( ANITI)
IL CNDI si trasformò in ANITI, aveva un bollettino di informazione con l'obiettivo di
diffondere le informazioni che andavano a tutelare il lavoro delle donne
Per tutela del lavoro delle donne era intesa:
-​ la maternità
-​ i congedi
-​ infortuni( diritto di stare a casa)
-​ ore di riposo
Le prime associazioni lottano per tutelare questi diritti alle donne lavoratrici
1919= nasce l'associazione San Camillo De Lellis(un santo riformatore,) l'associazione
è ancora attiva, con l'obiettivo di tutelare la popolazione maschile
1925= anno in cui viene formata la prima scuola pubblica che lo stato stesso desidera
–prima del 1925 c'erano solo 10 scuole per infermieri (4 in lombardia)
sempre su iniziativa di privati= inglesi che venivano in italia perché chiamate di famiglie
regnanti e andavano a formare le scuole–
Nel 1925 fu lo stato a voler istituire una scuola
Dorothy Snell aveva istituito una delle prime scuole con lo stampo di ninghetile
Questa donna venne in italia come laica, ma quando si fermò si convertì al cattolicesimo,nel
momento in cui si converte nel
1925= fondò l'associazione cattolica italiana per l'assistenza infermieristica negli
ospedali; n questa associazione va a tutelare le infermiere negli ospedali pubblici, fece da
rinforzo alle nostre scuole appena istituite
1922= ANITI(unione della consocizaione naizonali donne italini) si unì alla croce rossa.
Nacque finalmente un’ associazione forte e grande, viene riconosciuta come
un'associazione italiana che poteva essere affiliata alla international council of nurses
ASSOCIAZIONI ITALIANE
Nel tempo i maschi, che si approcciano alla nostra professione e non potevano iscriversi al
corso delle infermieri professionali e assistenti professionali del 1925 decisero di unirsi e
formare, grazie alla legge del 1927, una linea di assistenza e a questa linea venne attribuito
il nome di INFERMIERE GENERICO= vengono sostenuti qualche anno dopo dall'unione
cattolica degli infermieri.
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IL FASCISMO
Dal punto di vista cronologico di arriva alla seconda guerra mondiale
Durante questa guerra il fascismo abolisce la libertà di associazionismo, l'unica associazione
che tollera è la presenza delle assistenti sanitarie visitatrici.
Tollera solo le assistenti sanitarie visitatrice perché le considera utili per il regime
Questa figura dell'assistente sanitario=(professionista che agisce in ambito territoriale e
sociale)era un figura fortemente sostenuta da ADA GRABNER assistente sanitaria americana
Durante il fascismo la professione è fortemente condizionata dalla dittatura che indirizza la
professione in aree utili al regime
La dittatura fascista abolì la libertà di associazione.
1933= l’ANITI viene trasformata nel Sindacato fascista Infermiere così facendo
abbiamo perso uno dei criteri indispensabile la apoliticità= perchè sottomesse alla
dittatura fascista perdendo questo criterio
Diplomate con conseguente rimozione dal Consiglio Internazionale delle Infermiere (ICN)
Riesce tuttavia a prendere piede l’associazionismo cattolico perché tollerato dal regime
1944= l'ANITI viene ricostituita come Consociazione Nazionale delle
Associazioni Infermiere professionali e assistenti sanitarie (CNAI).
1949= viene riammessa all’ICN (consiglio internazionale delle infermiere) dove è tutt'oggi.
FORMAZIONE PRIMA DEL 1925
Fine 800 in Italia (prima della legge del 25)= corsi di breve durata per infermieri, non
regolamentati da leggi dello Stato, i singoli cercano di fondare delle scuole
•Fine 800 primi del 900 (dopo la legge del 25)= nacquero prime scuole convitto per
iniziativa di organizzazioni private
R.D.L n° 1832 del 5/08/1925= scuole convitto
ICN=all’International Council of Nurses
ANITI= l'associazione nazionale italiana tra infermiere, aderenti anche alla
croce rossa
ICN=Consiglio Internazionale delle Infermiere (ICN)
CNAI=Consociazione Nazionale delle Associazioni Infermiere professionali e
assistenti sanitarie
CNDI= unione femminile e il consiglio nazionale delle donne
CNAIOSS=Consociazione Nazionale Infermieri e altri Operatori Sanitari-Sociali
OPI=Ordine delle Professioni Infermieristiche
FNOPI=Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche
DAI= dirigenti dell'assistenza infermieristica
IIS: Infermiere Insegnante Dirigente.
DDSI: Dirigente e Docente dell’Assistenza Infermieristica
LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Isabel Stewart istituisce il Corpo delle Infermiere Militari come parte del programma
BOLTON ACT negli Stati Uniti, in risposta alla crisi che colpisce il paese durante la
Seconda Guerra Mondiale. Questo programma viene creato per sostenere i soldati impegnati
al fronte, offrendo incentivi economici e una formazione sicura alle infermiere. Una
campagna pubblicitaria, raffigurante giovani donne attraenti, promuove il programma,
enfatizzando la possibilità di ottenere finanziamenti, un’adeguata formazione professionale e
uno stipendio sicuro. L’obiettivo è di rendere più allettante e accessibile la professione
infermieristica.
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In Italia, durante la Seconda Guerra Mondiale, il Corpo delle Infermiere Volontarie e il


Corpo Militare della Croce Rossa Italiana svolgono un ruolo fondamentale
nell’assistenza ai feriti.
Analogamente al modello americano, anche in Italia sono state adottate delle iniziative per
stabilizzare e valorizzare le nostre proposte nel settore infermieristico.
IN ITALIA
Nel 1925, in Italia, è stata istituita la prima scuola per infermieri professionali. Qualche anno
dopo, nel 1934, è stata introdotta una classificazione delle professioni sanitarie,
suddividendole in principali (medici, infermieri e veterinari) e in professioni sanitarie
ausiliarie, con un’ulteriore suddivisione per le arti ausiliarie sanitarie.
Negli anni ’40, il percorso storico della professione infermieristica ha visto l’emanazione di
un documento fondamentale, chiamato MANSIONARIO. Questo documento elencava in
modo dettagliato le mansioni specifiche che gli infermieri professionali erano tenuti a
rispettare per svolgere correttamente il proprio lavoro.
In pratica, il mansionario conteneva un elenco di attività proprie ed improprie per gli
infermieri. Se un medico richiedeva una determinata prestazione, l'infermiere doveva sapere
se fosse autorizzato a eseguirla; in caso contrario, doveva dichiarare che non era un compito
di sua competenza. Per esempio, l’infermiere poteva somministrare una terapia a base di
compresse, ma non poteva somministrare una terapia iniettiva in autonomia e doveva
consultare il medico. Inoltre, poteva posizionare un catetere vescicale solo alle pazienti
donne, poiché negli uomini la presenza della prostata comportava un rischio elevato e quindi
richiedeva un intervento medico.
Nel 1974, il mansionario venne ampliato con nuovi compiti, ma fu poi abolito con la legge del
26 febbraio 1999, n. 42.
GLI ANNI 40 E IL DOPOGUERRA
Nel 1946 nasce la CNAIOSS (Consociazione Nazionale Infermieri e altri Operatori
Sanitari-Sociali), sulle basi dell’ex ANITI, con l'obiettivo di promuovere la
professionalizzazione della figura infermieristica. Grazie a questo impegno, gli infermieri
italiani ottengono l’accesso all’International Council of Nurses (ICN), l’organizzazione
internazionale di categoria.
Nel 1954 viene istituito il Collegio Professionale, noto come IPASVI, sigla che
rappresenta:
I: Infermieri
P: Professionali (con riferimento alle prime scuole per infermieri professionali)
A: Assistenti
S: Sanitari
VI: Visitatrici e Visitatrici d’infanzia (simili agli attuali infermieri pediatrici)
Da settant’anni il Collegio svolge un ruolo di riferimento per la categoria, in qualità di organo
sussidiario dello Stato, rappresentando gli infermieri di fronte alla popolazione e
collaborando con il Ministero della Salute. All’epoca, il titolo professionale era conferito da
scuole per infermieri professionali, con requisiti di accesso piuttosto semplici.
LA NASCITA DEL COLLEGIO PROFESSIONALE
La prima istituzione a tutela della professione infermieristica risale al 1954, con la nascita del
Collegio Professionale, istituito dalla Legge 1049 del 1954 come Collegio Infermieri
Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici d'Infanzia (IPASVI). Questo organismo,
sussidiario dello Stato, rappresentava le tre figure professionali principali che vi aderivano, e
garantiva il riconoscimento dell’infermieristica come professione intellettuale.
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L'iscrizione al Collegio era obbligatoria per i professionisti con diploma di infermiere. A


livello nazionale, ogni comune ha il proprio Collegio di riferimento, per un totale di circa 103
Collegi in Italia; i professionisti solitamente si iscrivono al Collegio della zona in cui
lavorano.
Ruoli e Funzioni del Collegio Professionale:
1.​ Tutela degli iscritti: Il Collegio offre tutela giudiziaria agli iscritti, proteggendoli in
ambito penale, civile, amministrativo e deontologico, considerando i rischi
professionali a cui gli infermieri sono esposti.
2.​ Formazione continua: Essendo una professione intellettuale, l'aggiornamento è
essenziale per garantire una pratica sanitaria aggiornata e competente. Dopo la
laurea e l’iscrizione al Collegio, il professionista deve continuare a formarsi per
mantenere le proprie competenze allineate alle ultime conoscenze e metodologie. La
legge impone il raggiungimento di crediti formativi annuali. Molti Collegi offrono
corsi di aggiornamento gratuiti o a pagamento per agevolare questo processo.
3.​ Tutela dei cittadini: Con l’iscrizione al Collegio, il professionista si impegna a erogare
prestazioni infermieristiche di qualità. Il Collegio garantisce ai cittadini che le
prestazioni ricevute siano conformi agli standard professionali.
Evoluzione del Collegio in Ordine
Nel 1994, il Collegio si è trasformato in Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI),
adattandosi al cambiamento dei requisiti di accesso alla professione, ora basati sulla laurea
anziché sul diploma.
Dopo la laurea, è necessario iscriversi al Collegio (ora Ordine delle Professioni
Infermieristiche, OPI) prima di iniziare a lavorare. Al momento dell’iscrizione, viene
assegnato un numero identificativo che consente all'azienda di verificare la registrazione e
garantire la legale autorizzazione del professionista a svolgere prestazioni infermieristiche.
Struttura del Collegio/OPI:
L'OPI è composto da diverse figure chiave:
-​ Presidente
-​ Vicepresidente
-​ Tesoriere
-​ Revisore dei conti
-​ Consiglio direttivo (attualmente siamo in campagna elettorale per il rinnovo del
Consiglio Direttivo).
OPI – Ordine delle Professioni Infermieristiche:
L'OPI include tutti i laureati in infermieristica e infermieristica pediatrica. Prima del
passaggio a OPI, i collegi si riunivano nella Federazione dei Collegi, con sede a Roma; oggi,
invece, l’insieme degli ordini è noto come FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni
Infermieristiche).
Servizi offerti dall'OPI:
L'OPI supporta i professionisti fornendo:
-​ Informazioni aggiornate di carattere normativo
-​ Opportunità di aggiornamento professionale
-​ Corsi in presenza e online su varie tematiche, ciascuno con un bando dettagliato che
specifica programma, costi e i crediti ECM assegnati.
Registro degli Iscritti:
L'OPI mantiene un registro degli iscritti consultabile online, permettendo a chiunque di
verificare la legittimità dell’esercizio professionale di un infermiere.
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Nel 1954, l’infermieristica è stata riconosciuta come professione intellettuale: il Codice


Civile specifica che chi appartiene a un collegio o ordine di riferimento è considerato parte di
una professione intellettuale.
I professionisti devono essere eletti da noi. Al momento della laurea e dell'iscrizione
all'ordine di riferimento, l'iscrizione comporta un costo, con un bollettino annuale che varia
in base al numero degli iscritti e alle attività organizzate dall'ordine. È necessaria una
contabilità chiara e strutturata: devono essere previsti fondi per coprire spese come affitti,
utenze della struttura e corsi organizzati.
L’accesso al collegio è riservato a chi possiede un diploma di infermiere professionale,
mentre per gli ordini è richiesta una laurea in infermieristica.
Con l'introduzione dell'OPI, abbiamo perso la figura dell'infermiere professionale.
IL CODICE DEONTOLOGICO
Nel 1954 nascono i collegi e, pochi anni dopo, nel 1960 viene pubblicato per la prima volta il
codice deontologico degli infermieri. Il codice deontologico è un insieme di regole e linee
guida di natura etica e comportamentale che ogni infermiere deve rispettare. Questo codice,
redatto dagli infermieri per gli infermieri, ha avuto la sua prima stesura nel 1960. Da allora,
sono state emanate diverse edizioni: dopo quella iniziale del 1960, sono seguite le revisioni
del 1977, 1999, 2009 e, infine, quella attualmente in vigore del 2019. Una nuova versione del
codice è prevista a breve.
Il codice rappresenta un insieme di norme di autodisciplina e comportamento che tutti i
professionisti della professione infermieristica devono osservare. Il codice cambia nel tempo
per adattarsi all’evoluzione della società: se la società si trasforma, è necessario che anche le
indicazioni per i professionisti si aggiornino. Non sarebbe appropriato fermarsi alle pratiche
degli anni ’60, superate da nuove leggi e progressi nel settore. Il codice è inserito nella
società, che è in continuo cambiamento, ed è per questo che servono indicazioni
costantemente aggiornate
ANNI 60
Per comprendere lo sviluppo della professione infermieristica, è essenziale conoscere le
principali tappe normative che hanno segnato il percorso formativo e professionale degli
infermieri in Italia. Di seguito è riportata una panoramica delle leggi e degli accordi
fondamentali, ordinati cronologicamente, che hanno contribuito alla crescita della
professione nel contesto nazionale ed europeo.
La prima normativa che riguarda la professione infermieristica risale al 1925, ma in seguito
non si osservano sviluppi significativi fino agli anni '60.
Negli anni ‘60, un gruppo di professionisti propose l’istituzione di scuole dirette "a fini
speciali" per formare dirigenti dell'assistenza infermieristica (DAI).
L’intento era di formare un nuovo tipo di infermiere, con competenze di dirigenza e
insegnamento, e in particolare tre figure:
-​ DAI: Dirigente dell'Assistenza Infermieristica.
-​ IIS: Infermiere Insegnante Dirigente.
-​ DDSI: Dirigente e Docente dell’Assistenza Infermieristica.
15 ottobre 1967: Accordo di Strasburgo
L'Accordo di Strasburgo stabilisce la necessità di uniformare la formazione infermieristica
tra i Paesi europei. Questo accordo ha un impatto rilevante sui Paesi dove lo sviluppo della
professione era in ritardo rispetto agli altri.
Questo accordo segna un punto di svolta, favorendo un allineamento con gli standard
formativi di altri Paesi europei.
Legge 15 febbraio 1971, n. 124
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La legge sancisce la trasformazione delle "scuole convitto" per infermiere in Scuole per
Infermieri Professionali. Queste ultime permettono l'accesso anche al personale maschile,
superando l'obbligo dell'internato.
Si eleva il requisito di accesso a dieci anni di scolarità, comprendenti istruzione elementare e
almeno un biennio di scuola media superiore.
Gli infermieri generici possono accedere al secondo anno del corso per infermieri
professionali, previo superamento di un esame scritto e orale.
Legge 15 novembre 1973, n. 795
L’Italia ratifica formalmente l'Accordo di Strasburgo, rendendo ufficiali le disposizioni
concordate per uniformare la formazione infermieristica a livello europeo.
Questo passo consente un ulteriore miglioramento dei percorsi formativi, contribuendo a
creare una base comune di conoscenze e competenze per gli infermieri a livello continentale.
D.P.R. 13 ottobre 1975, n. 867
Questo Decreto del Presidente della Repubblica riorganizza ufficialmente il sistema delle
scuole per infermieri professionali. Viene stabilito che:
La formazione diventa triennale.
È richiesto un livello minimo di dieci anni di scolarità per l’accesso al corso.
Il programma di base deve includere 4600 ore di formazione teorico-pratica.
L’esame di Stato diventa abilitante per l'iscrizione al Collegio degli infermieri, con la
presenza di un rappresentante del Collegio durante la prova. Inoltre, viene istituito il ruolo
del tutor, che accompagna e coordina la formazione dello studente.
Queste normative riflettono l’evoluzione della professione infermieristica, che passa da un
modello formativo limitato e poco strutturato a un percorso organizzato e specializzato.
L'accordo di Strasburgo e le leggi italiane successive del 1971, 1973 e 1975 rappresentano
momenti chiave in cui la formazione e la professione infermieristica vengono valorizzate e
rese sempre più accessibili, anche agli uomini, uniformandosi agli standard europei.
LA CRISI TECNICISTICA DELL'INFERMIERE ITALIANA
Negli anni Settanta si assiste a una serie di nuovi programmi formativi per la professione
infermieristica, tuttavia, in parallelo, la medicina avanza rapidamente, soprattutto
nell’ambito tecnologico e interventistico (ad esempio, anestesia e altre specializzazioni). In
questo periodo, il settore medico gode di un notevole sviluppo tecnologico, mentre la
professione infermieristica resta indietro.
Un fenomeno delicato emerge nella professione infermieristica: gli infermieri iniziano a
sviluppare un forte interesse verso le discipline tecniche, coltivando un approccio tecnicistico
che, purtroppo, risulta dannoso per la professione. Questo orientamento verso il tecnicismo
ha portato a una maggiore dipendenza dalla figura medica, con conseguente limitazione
dell'autonomia professionale dell’infermiere.
Nonostante la riforma del 1975, che riorganizza le scuole infermieristiche, la professione si
trova a fronteggiare una "crisi tecnicistica," che rende gli infermieri ancora più
subordinati alle discipline mediche. Tuttavia, all'interno delle sedi di formazione per
infermieri dirigenti e formatori, alcune professioniste emergono come nuove figure di
riferimento per il futuro dell'infermieristica italiana, iniziando a proporre un approccio più
completo, che integri non solo l’aspetto tecnico, ma anche una dimensione assistenziale e
relazionale.
Un esempio significativo è rappresentato dall'infermiera Rosetta Brugnone, la quale,
durante un viaggio in Inghilterra, entra in contatto con l’essenza della professione
infermieristica, il cui principio fondamentale risiede nell’assistenza alla persona, soprattutto
nelle situazioni di vulnerabilità e mancanza di autonomia (dall’inglese "infirmus" = assistere
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chi non è più autonomo). In Inghilterra, patria storica della professione, Brugnone assorbe
profondamente questi valori e, una volta rientrata in Italia, raduna un gruppo di
professionisti con l'obiettivo di portare stabilità e nuove basi culturali alla professione
infermieristica.
Grazie a questo ritorno alle radici della professione, Rosetta Brugnone getta le fondamenta
per lo sviluppo della disciplina infermieristica su scala nazionale, proponendo un percorso
che si allontana dalle scuole regionali e guarda a un futuro universitario per la formazione
infermieristica.
Questa fase rappresenta un momento di svolta per l’infermieristica italiana, che nei decenni
successivi si distanzia gradualmente dalla dipendenza tecnica per riacquistare autonomia e
una visione più completa dell'assistenza alla persona.
VERSO UNA NUOVA INFERMIERISTICA ITALIANA
Grazie a Rosetta Brignone, il termine "nursing" viene finalmente introdotto in Italia,
portando con sé gli ideali delle infermiere inglesi. Verso la fine degli anni Sessanta, in
risposta alla crisi tecnicistica che aveva limitato l’autonomia della professione
infermieristica, una minoranza di infermieri italiani, tra cui la stessa Brignone, inizia a
promuovere una nuova visione dell’assistenza infermieristica. Questa visione, ispirata al
modello sviluppato nei paesi anglosassoni, pone le basi per l’introduzione della formazione
universitaria e per lo sviluppo della dirigenza infermieristica in Italia.
Anni '60:
Questo periodo è segnato da un notevole sviluppo tecnico-scientifico e dall’introduzione di
molte specializzazioni mediche. Tuttavia, il progresso tecnologico tende a far perdere di vista
l’obiettivo principale del sistema sanitario: la centralità della persona.
Anni '70:
Gli anni Settanta sono caratterizzati da una crisi d’identità e da confusione nella professione
infermieristica. Questo porta gli infermieri italiani a cercare all'estero nuovi modelli
interpretativi. Rosetta Brignone introduce un cambiamento fondamentale, portando in Italia
il concetto di "nursing," che segna una rottura con il passato e apre nuove prospettive per la
professione.
ANNI 60
Negli anni '60, grazie all’impegno di alcuni pionieri, l’infermieristica italiana compie un
significativo passo avanti con la creazione di una scuola dedicata alla formazione di figure
dirigenziali. Vengono istituite le scuole dirette a fini speciali per Dirigenti dell’assistenza
infermieristica presso alcune università, con corsi di durata biennale e la possibilità di
conseguire i seguenti titoli:
-​ DAI: Dirigente dell’Assistenza Infermieristica
-​ IIS: Infermiere Insegnante Dirigente
-​ DDSI: Dirigente e Docente dell’Assistenza Infermieristica
Negli anni '90, grazie al coraggio e alla determinazione di un gruppo di infermiere che hanno
affrontato difficoltà e sacrifici, la questione infermieristica italiana arriva finalmente sui
tavoli politici. Queste donne, guardando sempre più avanti, lottano per dare valore alla
professione. Inizia così un percorso lento ma deciso, con l’obiettivo di trasferire la
formazione infermieristica dalle scuole regionali alle università. Tuttavia, questo
cambiamento incontra non poche resistenze: molti infermieri dell’epoca si oppongono al
passaggio al sistema universitario, rendendo il percorso complesso e combattuto.
LA FORMAZIONE UNIVERSITARIA
Negli anni ’90 viene attivato il diploma universitario in Scienze Infermieristiche e
successivamente la laurea triennale in infermieristica. A rafforzare questa trasformazione
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intervengono norme che rivoluzionano il sistema sanitario nazionale, come il [Link]. 30


dicembre 1992 n. 502 e il [Link]. 7 dicembre 1993 n. 517, che impongono per legge la
formazione infermieristica esclusivamente a livello universitario, senza più concessioni a
percorsi alternativi. Diventa quindi obbligatorio il possesso di un diploma di scuola superiore
quinquennale per accedere alla formazione universitaria in ambito infermieristico.
La Legge 19 novembre 1990 n. 341 (“Riforma degli ordinamenti didattici universitari”)
apre l’opportunità di formazione universitaria per le professioni sanitarie tramite corsi
triennali, portando così all’istituzione del Diploma Universitario in Scienze Infermieristiche.
Con i [Link]. 502/1992 e 517/1993 (“Riforma aziendalistica della sanità”), la formazione
infermieristica subisce un’ulteriore spinta verso l’uniformità e la qualificazione universitaria,
con:
-​ Introduzione della formazione universitaria come unica modalità di accesso.
-​ Obbligo di diploma di maturità quinquennale come requisito per l’accesso.
Fino al 1995 rimane attivo un doppio canale formativo (regionale e universitario), mentre dal
1998 la formazione infermieristica diventa esclusivamente universitaria.
PROFILO DELL'INFERMIERE
Il Decreto del Ministero della Salute 14 settembre 1994 n. 739 istituisce il
regolamento che definisce la figura e il Profilo Professionale dell’Infermiere. Secondo tale
decreto, l’infermiere ha il compito di occuparsi della formazione e di collaborare con altri
professionisti all’interno dei diversi contesti lavorativi.
AUTONOMIA PROFESSIONALE – LEGGE IMPORTANTE!!!
La Legge 26 febbraio 1999 n. 42 è una legge fondamentale che riguarda le professioni
sanitarie. Essa aggiorna e riforma la legge del 1934, che definiva le professioni sanitarie
principali (come medici) e quelle ausiliarie, tra cui l'infermiere. Questa legge segna una
differenza cruciale rispetto alla legge del 1934, in quanto riconosce l'infermiere come una
professione sanitaria autonoma, e non più come una figura ausiliaria.
Differenze principali con la legge del 1934:
-​ Nel 1934, l’infermiere era considerato parte delle professioni sanitarie ausiliarie,
mentre con la legge del 1999 viene finalmente riconosciuto come una professione
sanitaria autonoma, senza subordinazione ad altre figure professionali.
-​ Nel 1940, la legge stabiliva un mansionario rigido, ovvero un elenco dettagliato di
compiti specifici per ogni professionista, mentre la legge del 1999 stabilisce che
l’infermiere possiede competenze proprie, riconosciute e autonome, per l'esercizio
della professione.
Un esempio significativo è rappresentato dalla situazione di Stella Bellino, che si è diplomata
nel 1993 presso la scuola triennale per infermieri. A differenza di lei, i giovani laureati di oggi
(dopo l’introduzione della legge del 1999) vedono una parità di riconoscimento del titolo tra
infermieri diplomati e laureati. Questo cambiamento ha eliminato la distinzione tra
infermiere professionale e infermiere laureato, riconoscendo a tutti una formazione
equivalente.
La legge del 1975 aveva infatti permesso agli infermieri generici di accedere al secondo
anno del corso di infermiere professionale, ma la progressiva evoluzione ha fatto sì che non
fosse più necessario fare distinzioni tra infermieri professionali e generici, consolidando così
l'infermiere come figura unica e autonoma.
ESAME: Il riconoscimento del titolo professionale è stato un punto cruciale. Chi era
diplomato come infermiere professionale aveva lo stesso valore del titolo di infermiere
laureato, grazie all’equipollenza dei titoli. La distinzione tra infermiere generico e infermiere
professionale è venuta meno, poiché, con la Legge 1 del 1975, l'infermiere generico ha potuto
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accedere al secondo anno del corso per infermiere professionale, e quindi non c'era più
bisogno di fare una differenza. La legge ha suscitato preoccupazione tra le persone che
lavoravano, perché c'era il timore di perdere il mansionario, che rappresentava una
sicurezza. Sapere cosa fosse previsto da fare in ogni situazione era importante, e se ci fossero
stati compiti aggiuntivi, non erano considerati compiti dell’infermiere, poiché non
rientravano nel mansionario.
Con questa nuova legge, non si parla più di compiti, ma di competenze. L'infermieristica è
stata trasformata da una professione sanitaria ausiliaria in una professione sanitaria dotata
di proprie competenze. La legge ha equiparato i titoli professionali: chi si era diplomato
secondo il vecchio ordinamento ha visto il proprio titolo equiparato alla laurea in
infermieristica.
Nel contesto universitario, sono stati aggiornati anche i titoli professionali per figure come il
Dirigente Infermieristico, il Docente Infermieristico e altre professioni sanitarie. La Legge 10
agosto 2000 n. 251 ha istituito la figura del dirigente infermieristico, responsabile delle
professioni infermieristiche e di tutte le professioni sanitarie ad esse collegate (come
ostetriche, infermieri, oss, tecnici di laboratorio, ecc.), ad eccezione dei medici. Questa legge
è stata importante perché ci ha sganciato dalla dirigenza medica, stabilendo che, all’interno
di un reparto, dipenderemo dalla coordinatrice infermieristica. Sebbene collaboriamo con i
medici, non saranno più loro i capi, ma la dirigente infermieristica.
Con la Legge 22 ottobre 2004 n. 270, sono stati definiti i titoli universitari che gli
infermieri possono acquisire dopo la laurea triennale. La laurea magistrale, infatti, conferisce
ulteriori competenze, permettendo di accedere a ruoli di dirigenza, insegnamento o ad altre
specializzazioni. I master di primo e secondo livello rappresentano ulteriori opportunità di
crescita.
Inoltre, la Legge 1 febbraio 2006 n. 43 ha definito i titoli che un infermiere può acquisire
al momento della laurea. Ha anche introdotto la possibilità di assumere funzioni di
coordinamento, come caposala, ma solo per chi possiede un master di primo livello in
management e coordinamento. Gli infermieri che ottengono un master di specializzazione in
aree critiche, come la gestione delle lesioni da pressione, le cure palliative, o l’etica, possono
accedere a ruoli avanzati. La carriera infermieristica è stata suddivisa in quattro livelli.
Infine, la Legge 2018 ha trasformato i collegi professionali in OPI (Ordini Professionali
Infermieristici). Questa legge ha anche riordinato le professioni sanitarie, creando un ordine
di riferimento per ogni professione.
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RIPASSO TUTTO
Il profilo professionale infermieristico ha radici storiche profonde, affermandosi come una
professione prevalentemente femminile, legata agli atti di maternage e cura,
tradizionalmente attribuiti alla donna. La definizione di "assistenza" si radica nel concetto di
"stare accanto all'infermo", ma inizialmente l’assistenza era considerata un atto spontaneo e
non documentato. Le testimonianze storiche su questa pratica sono scarsissime, risalendo
addirittura alle civiltà preistoriche, dove le donne si occupavano della cura, mentre gli
uomini si dedicavano al sostentamento della famiglia attraverso la caccia e la pesca.
Con l’avvicinarsi dell'anno zero e la transizione da popolazioni nomadi a sedentarie, nascono
le prime civiltà. In questi contesti iniziano a formarsi i primi atti di assistenza, che saranno
documentati soprattutto nelle civiltà antiche. In questi contesti, l'assistenza era spesso legata
a figure dotate di poteri straordinari, uomini o donne, che variavano nei nomi a seconda
delle civiltà (greca, mesopotamica, egiziana, etc.). In queste società, l'assistenza assumeva
spesso una connotazione spirituale, incentrata su pratiche di tipo religioso, in quanto veniva
eseguita da figure con poteri sovrannaturali.
Con l’arrivo del Cristianesimo, l'assistenza si democratizzò e cominciò ad essere svolta
indistintamente da uomini e donne, con una forte connotazione religiosa. Assistere gli altri,
infatti, divenne visto come un atto che avvicinava la persona al paradiso. Molte donne, come
Febe e Fabiola, si consacrarono a questa causa, erogando assistenza in maniera volontaria e
caritatevole.
Parallelamente, la figura del diacono, e successivamente quella delle diaconesse, segnarono
un momento significativo, poiché per la prima volta la figura femminile cominciò a godere di
visibilità in ambito assistenziale. Nei monasteri, la figura del "monaco infirmus" (monaco
assistente) emerge come quella incaricata di prendersi cura degli infermi, dei viandanti e dei
bisognosi. Questi monasteri divennero centri vitali di assistenza, anche grazie alla funzione
di raccolta delle erbe medicinali e alla trascrizione delle pratiche di cura.
In epoche successive, le figure di ostetrica e della donna contadina che si recava tra le
comunità per assistere la popolazione divennero sempre più rilevanti. Tuttavia, queste donne
venivano talvolta accusate di stregoneria e perseguitate. A partire dal 1500, la Chiesa
cominciò a sostenere l'istituzione di strutture assistenziali, come gli xenodochi, ma anche ad
avviare un comportamento altalenante nei confronti delle donne che svolgevano assistenza
caritatevole, rinchiudendole in conventi o altre strutture.
Nel 1600, l’assistenza infermieristica venne fortemente promossa da tre santi riformatori,
che, pur non essendo ancora una professione formalizzata, gettarono le basi per la futura
disciplina. Questi santi istituirono strutture con regole precise per l'assistenza, trasmettendo
i contenuti necessari per svolgere tale ruolo. Un contributo fondamentale alla professione
infermieristica fu dato da Florence Nightingale, che, con la creazione della prima scuola per
infermieri, sancì la nascita di una professione autonoma, creando anche figure di dirigenti e
insegnanti infermieri. Il suo modello si diffonde in tutto il mondo, inclusi gli Stati Uniti e il
Giappone, dove altre scuole infermieristiche furono aperte.
Nel contesto europeo e americano, la Croce Rossa, fondata da Henry Dunant, si espanse
rapidamente, proponendo un modello assistenziale che venne adottato a livello
internazionale. In Italia, l'esperienza di donne come la principessa Tribuzzo, che istituì il
primo comitato di soccorso, è di grande importanza, pur essendo stata ostacolata da alcune
resistenze, soprattutto tra le classi più alte della società. Anche regine come Margherita di
Savoia contribuirono alla diffusione dell’assistenza infermieristica in Italia, sostenendo la
creazione di scuole di formazione a Napoli, Roma e Milano.
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Nel 1925, con l'istituzione della prima scuola per infermieri in Italia, venne introdotto il
modello inglese, ma questo fu applicato solo parzialmente, in quanto l’obiettivo principale
era quello di aumentare il numero di infermiere, senza trasformare la professione in una
figura autonoma e separata dalla supervisione medica. Nonostante ciò, la professione
infermieristica rimase un’occupazione subordinata alla medicina, con una figura di
"direttrice" che, pur presente, aveva un ruolo secondario rispetto a quello del medico.
Il periodo delle due guerre mondiali, così come il fascismo, vide un forte impegno delle
prime associazioni infermieristiche, che avevano un intento principalmente sociale e
religioso. In Italia, la Santa Sede promosse la formazione di persone religiose, ma anche il
rafforzamento dei diritti delle lavoratrici. Tuttavia, solo dopo la Seconda Guerra Mondiale la
professione infermieristica fu riconosciuta in ambito internazionale.
Dal punto di vista normativo, la professione infermieristica ha visto un importante sviluppo
con l'introduzione del codice deontologico, la classificazione come professione sanitaria e
l'ingresso dell'infermieristica nell'ambito universitario. Le leggi successive hanno puntato
sullo sviluppo della professione in ambito accademico, con il riconoscimento di titoli di
studio sempre più elevati. Inoltre, la creazione degli ordini professionali e la figura del
coordinatore infermieristico hanno contribuito a consolidare l'autonomia e il riconoscimento
della professione infermieristica come parte fondamentale del sistema sanitario.
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FILOSOFIA DELL'ASSISTENZA INFERMIERISTICA


Nel 1860, Florence Nightingale sottolinea che una ragazza può essere dotata di buone maniere ma,
allo stesso tempo, essere anche un'infermiera capace e un'osservatrice attenta. Secondo Florence,
quando un'infermiera entra in una stanza, deve avere un rapido colpo d’occhio per valutare aspetti
fondamentali come la luce, l’acqua e l’aria, tutti elementi essenziali per il benessere del paziente. La
capacità complessiva di valutazione è, per lei, una competenza indispensabile per svolgere il ruolo di
infermiera.
Evelyn Adam evidenzia, invece, come sia difficile definire con chiarezza cosa sia l’infermieristica e
chi sia l'infermiere.
Il Piano Sanitario Nazionale propone una nuova cultura della professione infermieristica, stimolando
una riflessione profonda su cosa sia realmente il nursing. Questa disciplina viene descritta come l’arte
dello stare accanto e del prendersi cura. Ci si interroga su cosa significhi realmente prendersi cura di
un'altra persona.
CHI E’ L'INFERMIERE? CHE COS'E’ L'ASSISTENZA INFERMIERISTICA?
Essere infermiere significa osservare la persona, comprendere i suoi bisogni e soddisfarli, spesso in
collaborazione con il medico e/o l'equipe. L'assistenza consiste anche nella somministrazione di
farmaci e altre prestazioni, richiedendo competenze tecniche, relazionali e cliniche. Gli approcci verso
il paziente si articolano in queste tre dimensioni.
L’infermieristica è una professione o un mestiere?
È una professione, e dobbiamo esserne convinti per poter esercitare con sicurezza. Dobbiamo
conoscere i nostri limiti e sapere fin dove possiamo arrivare; altrimenti, sarà difficile ottenere rispetto.
La relazione con il medico deve essere caratterizzata da una forte collaborazione, sempre nel rispetto e
per la sicurezza del paziente, così come per la nostra stessa sicurezza.
Qual è il sapere dell'infermiere?
È l’insieme delle conoscenze necessarie per prendersi cura delle persone di tutte le età nei momenti di
bisogno.
PROFESSIONE:
Dal punto di vista etimologico, "professione" deriva da "pro" (davanti) e "fateri" (confessare,
riconoscere). Il participio passato professum (da profiteri) indica qualcosa che si dichiara
apertamente, una testimonianza della propria utilità. Quando un'infermiera risponde al campanello di
un paziente, è in grado di riconoscerne i bisogni, osservarlo, raccogliere rapidamente i dati e collegarli
in un ragionamento critico veloce che le permette di comprendere la situazione. La professione,
quindi, è l’arte di dichiarare apertamente la propria utilità; attraverso questa competenza, si viene
riconosciuti utili nel gestire una situazione, ricevendo un riconoscimento pubblico del valore del
proprio lavoro. Ecco cosa significa "professare": dichiarare, prendere posizione ed essere
pubblicamente riconosciuti.
Noi svolgiamo una professione riconosciuta come socialmente utile, un lavoro che ha valore e utilità
pubblica.
INFERMIERISTICA:
Deriva dal concetto di "to care" (prendersi cura) e incarna l’arte del prendersi cura, che implica un
sentimento di preoccupazione, sollecitudine, protezione, relazione e attenzione ai bisogni e alle
sofferenze altrui.
"Prendersi cura" si concretizza in una prassi che combina azioni competenti con la disponibilità a
preoccuparsi intenzionalmente della persona assistita. Questo prendersi cura implica un senso di
preoccupazione istintiva, una caratteristica indispensabile e obbligatoria nella nostra professione.
Svolgiamo una professione: il nostro non è un semplice mestiere, ma un vero atto professionale.
L'infermieristica è stata oggetto di studio da parte di due sociologi americani, i quali hanno osservato
l'andamento della nostra disciplina da un punto di vista sociologico, così come hanno fatto per altre
professioni. Hanno analizzato lo sviluppo dell'attività infermieristica per verificare se essa contenesse
elementi ricorrenti che potessero qualificarla come professione. Se questi elementi fossero stati
assenti, l'infermieristica sarebbe stata considerata solo un mestiere o un lavoro.
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L'infermieristica, invece, non è un mestiere ma una professione. I due sociologi americani, con
approcci teorici diversi, hanno affermato che l'infermieristica rispetta determinati criteri che la
confermano come professione.
L'infermieristica è stata osservata, in particolare, dai sociologi Gülsh e Gringul, che hanno interpretato
e riconosciuto il nostro processo di professionalizzazione.
Noi infermieri sentiamo questo processo soprattutto quando parliamo del processo di assistenza.
LA PROFESSIONE INFERMIERISTICA
WILENSKY
Wilenski, autore americano, ha osservato la professione infermieristica, sottolineando in particolare
che essa possiede un sistema di valori condivisi. Secondo Wilenski, lo sviluppo dell’infermieristica è
avvenuto in modo sequenziale nel tempo, simile a quello di altre professioni, e ha seguito rigidamente
una serie di fasi che rispettano questi valori comuni. Il suo modello ci permette di affermare che
l’infermieristica è una professione, poiché nella nostra evoluzione professionale abbiamo seguito, in
modo cronologico, questa sequenza di elementi.
Siamo una professione perché presentiamo le seguenti caratteristiche:
1.​ Occupazione a tempo pieno
L’assistenza infermieristica è una necessità continua e non si limita a un orario prestabilito; le persone
possono avere bisogno di cure in ogni momento della giornata, sia a mezzogiorno sia a mezzanotte.
L’infermiere lavora, quindi, a tempo pieno.
2.​ Scuola di formazione universitaria
Essere una professione significa richiedere un percorso di studio approfondito. Nella storia delle
professioni, lo sviluppo di una formazione universitaria rappresenta una tappa fondamentale. La
formazione infermieristica include una valutazione continua per acquisire le competenze specifiche
del ruolo.
3.​ Associazione professionale
Esiste una rappresentanza ufficiale, come l’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI), che tutela
e supporta la professione.
4.​ Riconoscimento dello Stato a protezione dell’attività professionale
Lo Stato riconosce e protegge la professione infermieristica. Attraverso il profilo professionale, si
definisce chiaramente chi è l’infermiere, ovvero una persona laureata, abilitata con un esame di Stato,
iscritta all’albo e autorizzata a svolgere prestazioni specifiche.
5.​ Elaborazione del codice deontologico
Esiste un codice deontologico che stabilisce norme e principi etico-deontologici specifici per la
professione infermieristica. Secondo Wilenski, questi valori condivisi sono fondamentali per definire
una vera professione.
GREENWOOD
Greenwood esprime una visione simile, ma differente rispetto ad altri autori: per lui, non è importante
la sequenza cronologica. Ritiene che siamo professionisti perché sono presenti contemporaneamente i
seguenti cinque elementi:
1.​ Corpo sistematico di teoria
Se siamo una professione, condividiamo un piano di studi comune: gli infermieri italiani, ad esempio,
possiedono le stesse conoscenze condivise dagli infermieri americani e di altri Paesi. I contenuti della
nostra professione sono condivisi e strutturati, e gli stessi saperi sono diffusi all'interno della
comunità professionale.
2.​ Autorità professionale
Questa autorità è strettamente legata alla conoscenza. Quando eseguiamo una prestazione
infermieristica, è raro che altri professionisti possano dirci cosa fare, poiché le competenze necessarie
sono specifiche e proprie della nostra formazione. Esercitiamo così un'autonomia di giudizio grazie al
livello elevato delle nostre prestazioni e conoscenze.
3.​ Sanzione della comunità
La "sanzione" è il riconoscimento da parte delle autorità e delle istituzioni. La società riconosce
l’utilità della nostra professione, attribuendole legittimità professionale e conferendo un potere
riconosciuto e supportato.
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4.​ Codice etico


Tutto il nostro sistema professionale opera entro i confini delle direttive etiche e deontologiche che
caratterizzano la nostra specifica professione. Questo codice garantisce che non abusiamo del nostro
potere e autorità, e che rispettiamo i diritti del cliente (paziente).
5.​ Cultura professionale
Possediamo un'associazione con lo scopo di condividere la cultura della nostra professione,
garantendo che in tutti i Paesi si perseguano gli stessi obiettivi di cura infermieristica.
L'INFERMIERISTICA E’ UNA PROFESSIONE O UN MESTIERE?
L'infermieristica è una professione, non un mestiere. Dal punto di vista sociologico, essa rispetta tutti
gli elementi che i sociologi considerano necessari per definire una professione: possiede un corpo di
conoscenze strutturato e condiviso, autorità e autonomia nel proprio campo, riconoscimento e
legittimità da parte della società e delle istituzioni, un codice etico rigoroso e una cultura professionale
diffusa a livello globale.
EVOLUZIONE DISCIPLINARE
Affermare che l’infermieristica è una professione e una disciplina significa dunque considerarla sotto
questi tre aspetti: storico, sociologico ed epistemologico.
-​ Storico
Questo livello analizza i fatti avvenuti, permettendoci di comprendere l'evoluzione della nostra
professione. Ci mostra come l'infermieristica, nel tempo, sia stata regolata da una serie di leggi ed
eventi intenzionali, frutto di decisioni storiche rilevanti.
-​ Sociologico
Il livello sociologico indaga l’evoluzione del sistema professionale, evidenziando come l’infermieristica
non sia solo un'attività lavorativa ma una vera e propria professione. Questo è reso evidente
dall’esistenza di un profilo professionale, dall’autorità, dal codice deontologico e dai vari sviluppi che
ci hanno permesso di entrare nel mondo delle professioni riconosciute.
-​ Epistemologico
Questo livello esamina l’origine e lo sviluppo del corpus disciplinare, dimostrando che l’infermieristica
è una disciplina con un sapere specifico e strutturato.
LA DISCIPLINA INFERMIERISTICA
Dal punto di vista disciplinare, cos'è l'infermieristica? L'infermieristica può essere considerata sotto
due aspetti principali:
●​ Professione= Essa consiste in azioni mirate a uno scopo. “Professare” significa mostrare a
qualcuno qualcosa che sappiamo fare e che risulta utile. Quotidianamente, mostriamo il
nostro sapere attraverso le nostre azioni.
●​ Disciplina= È un insieme di conoscenze che ispirano le scelte operative. Per eseguire le
nostre azioni mirate, ci basiamo su un sapere specifico che attiviamo tramite il ragionamento
critico, ossia ponendoci domande che ci guidano verso scelte appropriate.
Essere una professione e una disciplina significa, in fondo, la stessa cosa. Professare vuol dire
mostrare a qualcuno ciò che sappiamo fare e che risulta utile. Noi siamo contemporaneamente una
professione (poiché mostriamo quotidianamente il nostro sapere) e una disciplina (poiché svolgiamo
azioni mirate basandoci su un sapere specifico). Questo sapere disciplinare si attiva attraverso il
ragionamento critico, ovvero ponendoci una serie di domande che ci guidano verso scelte appropriate.
Il sapere disciplinare infermieristico è stato raggiunto attraverso una serie di fasi. Siamo passati da un
sapere generico a un sapere scientifico, un traguardo ottenuto lungo un percorso che ha attraversato
diversi “stadi” di evoluzione del pensiero disciplinare.
Questo viaggio ha incluso momenti di crisi, come quella degli anni Settanta, durante la quale gli
infermieri si sono interrogati sulla natura dell’assistenza infermieristica e, di conseguenza,
sull’identità professionale. In questo periodo, infermieri e osservatori hanno riflettuto sul ruolo
dell’infermiere e sulla sua identità professionale, interrogandosi, come dei filosofi, su chi sia
l’infermiere e quale sia la sua funzione.
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IL PENSIERO DISCIPLINARE
MELEIS
Meleis ha contribuito in due ambiti fondamentali: ha lavorato sul pensiero disciplinare e sul concetto
di sapere infermieristico. Secondo lei, la disciplina infermieristica ha avuto origine con Florence
Nightingale, e da allora si sono sviluppate diverse teorie professionali. Sebbene queste teorie abbiano
portato a parlare dell’infermieristica come di una disciplina (una vera e propria scienza), il percorso
non è stato uniforme in tutti i Paesi; tuttavia, ogni nazione ha seguito una propria evoluzione.
Meleis sostiene che il sapere infermieristico, inteso come disciplina e scienza, si sia evoluto a livello
globale attraverso stadi o fasi differenti, ma presenti in ogni Stato. Il percorso del pensiero disciplinare
infermieristico ha attraversato diverse fasi, ognuna delle quali ha contribuito al consolidamento della
disciplina come scienza:
1.​ Stadio della pratica
2.​ Formazione e organizzazione
3.​ Ricerca
4.​ Teoria
5.​ Filosofia
Meleis fa risalire la nascita dell'assistenza infermieristica a Florence Nightingale e identifica in lei il
punto di partenza dell’evoluzione del pensiero teorico disciplinare. Tuttavia, la considerazione
dell'infermieristica come disciplina autonoma e scientifica si è sviluppata in tempi diversi nei vari
Paesi.
LO STADIO DELLA PRATICA
Lo stadio della pratica rappresenta la fase in cui gli infermieri definiscono il famoso "chi fa che cosa":
si identificano, cioè, i compiti specifici dell’infermiere e le modalità con cui svolgerli. Questo stadio è
cruciale per delineare l’ambito di lavoro specifico dell’infermiere.
In vari Paesi, lo stadio della pratica è stato raggiunto in periodi diversi. In Italia, questo processo si
concretizza più tardi rispetto ad altri Paesi, dove risale al 1860. Nel nostro caso, dobbiamo rimandare
l’inizio di questa fase al 1925, con la nascita della prima scuola per infermieri.
Il periodo tra il 1925 e il 1950 è fondamentale per la definizione della professione: dal 1940 viene
introdotto il "mansionario" e nel 1954 nasce il nostro primo collegio. Durante questa fase, gli
infermieri stabiliscono il proprio ambito di intervento e definiscono concretamente cosa fare
nell’esercizio pratico, determinando quindi "chi fa che cosa."
LO STADIO DELLA FORMAZIONE E ORGANIZZAZIONE
Dopo aver chiarito "chi fa che cosa" nello stadio della pratica, in questo secondo stadio si inizia a
definire "chi è" e "come deve essere" l’infermiere. Gli infermieri, quindi, iniziano a interrogarsi sui
programmi di studio e a concentrarsi sull’evoluzione del sapere attraverso formazione, educazione e
organizzazione.
Questo stadio ha inizio nel 1925 e si estende oltre il 1950, fino all’Accordo di Strasburgo del 1970. Qui
viene definita l’identità dell’infermiere e le qualità necessarie per esercitare la professione. Gli
infermieri si occupano dei problemi relativi ai programmi di studio, con un’attenzione particolare alla
formazione, ai curricula e all’insegnamento.
Questo stadio, focalizzato sull’evoluzione della conoscenza, prepara il terreno per le prime teorie del
nursing.
LO STADIO DELLA RICERCA(1980/1986)
Lo stadio della ricerca segna una fase in cui si comprende che la conoscenza non può progredire senza
un impegno nella ricerca. Inizia a intensificarsi l’interesse per la metodologia, perché l’evoluzione
disciplinare non può limitarsi solo all’insegnamento o alla teoria, ma deve includere una riflessione
approfondita sui risultati delle azioni compiute sui pazienti.
Una volta stabiliti “chi è” l’infermiere e “cosa deve fare”, si riconosce che è fondamentale andare oltre
l’esecuzione automatica delle azioni. Per consolidarsi come professione, infatti, l’infermieristica
richiede che gli infermieri si pongano domande critiche, osservino i risultati delle loro azioni sui
pazienti, valutino se gli obiettivi sono stati raggiunti, e, in caso contrario, definiscano nuovi obiettivi.
Questo processo consente una costante valutazione dei risultati e promuove un approccio basato
sull’osservazione e sulla riflessione.
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In Italia, tra il 1980 e il 1986, emerge il modello delle prestazioni infermieristiche proposto da
Marisa Santarelli, che aiuta a valutare l’efficacia dei processi e degli interventi infermieristici,
rappresentando un importante passo avanti per la disciplina.
STADIO DELLA TEORIA
In questo stadio, si inizia a lavorare verso un progetto di assistenza che sia costruito attorno a un
modello condiviso tra tutti i professionisti, basato su una teoria concettuale di riferimento. Questo
approccio consente di elaborare un’assistenza coordinata e sistematica.
La fase della teoria segna quindi la nascita del sapere disciplinare, portando alla creazione di modelli e
teorie concettuali che rispondono alle domande centrali dell'assistenza infermieristica. In Italia, grazie
a Rosetta Brignone, nasce il metaparadigma del nursing, una cornice di riferimento fondamentale
per il lavoro dell’infermiere. Questo paradigma invita a considerare la persona assistita non solo nel
contesto immediato, come la condizione in cui si trova a letto, ma in una prospettiva più ampia, che
abbraccia la totalità della sua esistenza.
L’attenzione, quindi, si sposta dalla struttura pratica a una struttura concettuale, dove il pensiero e il
sapere disciplinare infermieristico assumono una posizione centrale.
LO STADIO DELLA FILOSOFIA
Lo stadio della filosofia è il momento in cui i professionisti si interrogano su questioni filosofiche,
etiche ed ontologiche. Nel suo ambito operativo, l’infermiere deve rispettare e considerare tali
principi, riflettendo su cosa sia necessario per svolgere al meglio la propria professione. Questa
necessità è fortemente sostenuta da studiosi come Marisa Cantarelli e Renzo Zanotti, i quali
evidenziano l’importanza per i professionisti di confrontarsi con domande filosofiche e legittimano il
bisogno di sollevare interrogativi di natura etica, logica ed epistemologica.
IL PENSIERO DISCIPLINARE DI A.I. MELEIS IMPORTANZA
L'idea centrale è che, una volta identificata la tempistica di uno stadio, non significa che, superato uno
stadio, questo non si manifesti più. Ogni volta che si acquisiscono nuove conoscenze, gli stadi
precedenti vengono riesaminati e rielaborati. Questi stadi, infatti, mantengono una compresenza
continua, ma si evolvono a ritmi diversi, offrendo così una visione dinamica del percorso
professionale. Questo approccio è fondamentale per comprendere meglio e approfondire concetti
chiave nella nostra disciplina, come la teorizzazione infermieristica. Alcune scuole si rifanno a questo
modello per sviluppare un'assistenza infermieristica personalizzata.
Il pensiero disciplinare di A.I. Meleis sottolinea che:
●​ Gli stadi mantengono una compresenza continua all’interno dell’esperienza professionale.
●​ Ogni stadio chiarisce gli aspetti necessari per consolidare i contenuti scientifici della disciplina
infermieristica.
●​ Insieme, questi stadi definiscono il percorso della teor
●​ izzazione infermieristica, un aspetto cruciale per la crescita e l'evoluzione della professione

EPISTEMOLOGIA
L'epistemologia si occupa di esplorare se la nostra conoscenza sia vera o meno. Una delle
domande fondamentali è se l'infermieristica possieda contenuti scientifici validi o se sia
semplicemente un sapere qualunque. L'epistemologia si distingue dalla doxa (opinione), poiché si
riferisce a un sapere che deve essere certo, fondato, stabile, cioè dotato di garanzie indiscutibili
di verità. Essa è una branca della filosofia che esplora le condizioni e i metodi attraverso i quali si
può ottenere conoscenza scientifica e come essa può essere validamente raggiunta.
Come ci arriviamo a definire l'infermieristica come scienza?
Una delle questioni principali è capire come siamo arrivati a definire l'infermieristica come una
scienza. La filosofia della scienza ci insegna che nessun metodo è in grado di fornire una lettura
"assolutamente vera" della realtà dei fenomeni. Tuttavia, i metodi scientifici ci permettono di
avvicinarci il più possibile alla comprensione della realtà del fenomeno studiato.
Inoltre, la validità del sapere scientifico non può essere determinata con un unico metodo valido per
tutte le scienze. I fenomeni possono essere interpretati in modo diverso a seconda delle scoperte
scientifiche e delle evoluzioni teoriche
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L'infermieristica è stata analizzata dal punto di vista epistemologico per verificare se il nostro
sapere sia forte, cioè se sosteniamo una verità solida che non possa essere facilmente contestata.
Questo approccio aiuta a comprendere se l'infermieristica può essere considerata una disciplina
scientifica, supportata da conoscenze verificate e indiscutibili, e come possiamo difendere questo
sapere in modo che non venga messo in discussione.
Il nostro sapere deve essere inattaccabile.
L'epistemologia ci insegna che, quando affermiamo che l'infermieristica è una disciplina
scientifica, non esiste un unico metodo per dimostrare la validità del nostro sapere. Dal punto di
vista filosofico, i saperi possono essere esplorati attraverso diversi approcci e modalità.
CHE COS’E’ LA SCIENZA?
La scienza è un insieme di conoscenze che si acquisiscono attraverso un processo sistematico per
arrivare a una verità su un determinato fenomeno. Le modalità con cui si acquisiscono queste
conoscenze e si giunge a tale verità sono conosciute come il METODO SCIENTIFICO
La dimensione epistemologica ci induce, quindi, a porre una domanda fondamentale:
Che cos'è la scienza?
Per scienza si intende un complesso di conoscenze ottenute tramite un processo sistematico di
acquisizione, con l'obiettivo di giungere a una descrizione precisa della realtà e di una verità
condivisa. Le regole che governano questo processo di acquisizione sono conosciute come metodo
scientifico
LA VIA DELLA CONOSCENZA SCIENTIFICA
L'epistemologia esplora la natura e i metodi della conoscenza scientifica.
●​ Popper sostiene che il sapere scientifico è valido solo se esiste un falsificatore potenziale. In
altre parole, una teoria è considerata scientifica se può essere smentita dall'esperienza o dai
fatti. Secondo Popper, non possiamo mai conoscere la verità assoluta, ma possiamo formulare
congetture che vengono testate attraverso l'esperienza.
●​ Lakatos amplia questa visione, affermando che una teoria scientifica viene falsificata quando
emerge una nuova teoria che offre un contenuto empirico maggiore rispetto a quella
precedente, spiegando fenomeni che la vecchia teoria non riusciva a spiegare. Per Lakatos,
sono necessari più falsificatori per mettere in discussione una teoria. La scienza, dunque, si
sviluppa attraverso programmi di ricerca che si basano su teorie (T1, T2, T3, ecc.), e
l'evoluzione della scienza dipende proprio dall'evoluzione di questi programmi di ricerca
DIFFERENZA TRA MEDICO E INFERMIERE:
Il metodo di lavoro dell'infermiere si differenzia da quello del medico principalmente per l'oggetto di
studio.
-​ Il medico ha un oggetto di studio che si concentra sulla diagnosi e sul trattamento di malattie
o condizioni patologiche. Il suo approccio parte da una diagnosi e si sviluppa attraverso la
scelta di trattamenti basati su evidenze scientifiche.
-​ L'infermiere parte da un problema pratico relativo alla cura e al benessere del paziente,
creando un processo di assistenza che si evolve a partire da teorie che, con il tempo,
contribuiscono a definire e strutturare una disciplina scientifica.
noi abbiamo risposto a tutto questo percorso teorico nella formulazione di saperi e quindi:
l'assistenza infermieristica è una scienza?
SI, l'infermieristica è un gioco di squadra, da sole non si va da nessuna parte
Noi siamo una disciplina perché possiamo darci una risposta secondo tre direttive
noi siamo una disciplina e il nostro sapere si differenzia sempre da tutte le altre professioni perché
abbiamo
-​ uno scopo
-​ un metodo di studio
-​ un oggetto
diverso da tutte le altre
Noi siamo disciplina perché abbiamo come oggetto di studio, l'uomo, la persona assistita e per questo
motivo la nostra è una disciplina umanistica= rivolta alla persona assistita
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L'OGGETTO
L’assistenza infermieristica è una disciplina prevalentemente umanistica che ha come centralità la
persona assistita, ovvero l’uomo. la persona può essere sia oggetto di cure che soggetto della propria
salute.
Relativamente alla persona, l’infermieristica assume come oggetto particolare del suo studio
l’autonomia della persona, che può essere minata realmente o potenzialmente da un problema di
salute, dal suo trattamento e dai suoi esiti.
Il profilo dell’infermiere, in questo contesto, analizza l'uomo in tutte le sue fasi della vita. in
particolare, la persona ha una duplice dimensione: da un lato, è oggetto di studio, ma dall’altro è
anche il soggetto delle nostre cure, il soggetto verso cui vengono indirizzati i nostri interventi.
L'infermieristica si dedica alla persona nella sua dimensione di bisogno, poiché l’obiettivo è che
l’individuo mantenga o recuperi il suo livello di autonomia.
SCOPO
L'assistenza infermieristica, oltre a essere una scienza umanistica, si configura come una scienza
pratica o prescrittiva. Attraverso le mie conoscenze, identificare il bisogno di assistenza del paziente e
attivarlo per colmarlo.
In rapporto al loro scopo, le scienze o discipline si distinguono in tre categorie principali:
1.​ Teoretiche: mirano a soddisfare il desiderio di sapere, sono intellettualizzanti e non hanno
legami diretti con la realtà pratica.
2.​ Poietiche: si concentrano sulla produzione di condizioni ottimali per raggiungere risultati
concreti.
3.​ Pratiche o Prescrittive: sono orientate all’azione e intenzionate all'agire.
L'infermieristica rientra tra le scienze pratiche. Il suo scopo non è solo quello di accompagnare la
prassi medica nei processi di prevenzione, guarigione e riabilitazione, ma soprattutto di soddisfare i
bisogni di assistenza infermieristica, come indicato nel DM 739/94, art. 1, comma 3, punto b.
METODO DI STUDIO
La strada che l'infermiere attiva per assolvere il bisogno di assistenza infermieristica del paziente è il
Processo di Assistenza Infermieristica. Questo metodo rappresenta la modalità attraverso cui
l'infermiere prende in carico il paziente, valuta i suoi dati, si pone degli obiettivi, attua tali obiettivi e
valuta il risultato raggiunto con il paziente.
Se il risultato è conforme a quanto stabilito, significa che l'obiettivo è stato raggiunto; altrimenti, è
necessario ricominciare dall’inizio per rivalutare il processo.
La disciplina infermieristica si configura come:
-​ Una scienza umanistica, perché ha come oggetto l'uomo;
-​ Una scienza prescrittiva, perché ha come scopo l'agire;
-​ Una scienza diagnostica strategica, per il metodo con cui analizza e interviene sui bisogni del
paziente.
LA DISCIPLINA INFERMIERISTICA
L'infermieristica è una disciplina perché possiede un oggetto, uno scopo e un metodo. È una disciplina
umanistica, prescrittiva e scientifica, da cui deriva una prassi: l'assistenza infermieristica.
Tutti gli aspetti della nostra disciplina si chiamano teorie del nursing, ed è importante che ciascuno
di noi ne conosca i contenuti. La conoscenza scientifica dell'infermieristica, infatti, è rappresentata
proprio dalle teorie del nursing.
La teoria è il “paradigma” di riferimento, ossia la matrice disciplinare. Il nostro sapere
costituisce il nostro paradigma di riferimento, la matrice disciplinare che include tutti i contenuti della
nostra professione.
Il paradigma rappresenta la cornice entro cui si muove l'infermieristica, mentre il metaparadigma è
la cornice professionale che guida la nostra professione. Esistono diverse teorie, ma il metaparadigma
è uno solo.
Metaparadigma= cornice professionale dell'infermieristica
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METAPARADIGMA
Le teorie del nursing sono molteplici e si muovono all'interno del metaparadigma, un concetto ideato
da Jacqueline Fawcett. Secondo Fawcett, tutte le teorie del nursing includono quattro elementi
ricorrenti
-​ La persona
-​ L'ambiente
-​ La salute
-​ L'assistenza infermieristica
Questi quattro elementi costituiscono il metaparadigma del nursing.
Chi ha formulato una teoria ha definito la propria modalità di assistenza infermieristica, esplicitando
sempre un contenuto relativo:
-​ Alla persona;
-​ All'ambiente in cui la persona si trova;
-​ Al concetto di salute associato alla persona.
Il metaparadigma si colloca al di sopra di qualsiasi teoria e rappresenta la cornice filosofica dell'intera
disciplina, definendone i principi e i valori di fondo.
Mentre i modelli concettuali e le teorie possono essere diversi, il metaparadigma di una disciplina è
generalmente uno solo.
I 4 CONCETTI DEL METAPARADIGMA INFERMIERISTICO
Nel nursing, ogni modello considera sempre quattro elementi fondamentali:
1. PERSONA= Si riferisce al destinatario dell’assistenza, che può essere un singolo individuo, una
famiglia, una comunità o altri gruppi.
2. AMBIENTE= Include gli ambienti fisici in cui vive la persona, da cui riceve continui stimoli da
considerare nell’applicazione dell’assistenza.
Comprende anche l’insieme delle persone significative per l’assistito e la situazione concreta in cui
avviene l’assistenza.
3. SALUTE= Rappresenta lo stato di benessere della persona, che può spaziare da una condizione di
salute piena fino alla malattia terminale.
È ciò che viene esplicitato dalla persona e su cui noi interveniamo.
4. ASSISTENZA INFERMIERISTICA= Definisce cos’è l’assistenza infermieristica, includendo le
azioni infermieristiche, i bisogni specifici da soddisfare, gli obiettivi da raggiungere e i risultati attesi.
CLASSIFICAZIONE TEORIE SULLA BASE DELLE CORRENTI DI PENSIERO DELLA
DISCIPLINA INFERMIERISTICA
Meleis e la seconda classificazione
Meleis ha condotto una ricerca su tutte le teoriche dell'infermieristica a livello mondiale,
analizzandone il pensiero. Studiando queste teorie, ha verificato che possono essere classificate in tre
programmi di ricerca o correnti di pensiero, basati sul modo in cui le infermiere si approcciano
all’assistenza degli ammalati.
Meleis riconduce la disciplina infermieristica a tre programmi di ricerca o correnti di pensiero:
1.​ Scuola dei bisogni – si concentra sulla domanda: Cosa fanno le infermiere?
2.​ Scuola dell’interazione – risponde alla domanda: Come fanno quello che fanno?
3.​ Scuola dei risultati – risponde alla domanda: Quali sono i risultati dell’assistenza
infermieristica?
Osservando le teorie formulate dalle teoriche di tutto il mondo, è possibile raggrupparle secondo tre
scuole di pensiero o programmi di ricerca:
Le teorie che rispondono alla domanda Cosa fanno le infermiere? appartengono alla scuola dei
bisogni.
Le teorie che si interrogano su Come fanno quello che fanno? appartengono alla scuola
dell’interazione.
Le teorie che si concentrano su Quali sono i risultati dell’assistenza infermieristica? appartengono alla
scuola dei risultati.
Tra queste tre correnti, la più importante è la scuola dei bisogni, perché il nostro elemento
fondamentale è rispondere al bisogno di assistenza infermieristica.
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INTERNATIONAL COUNCIL OF NURSING 2012


L'International Council of Nursing (ICN) è stata la prima associazione di infermieri a nascere ed è di
grande importanza, poiché noi come professionisti siamo iscritti a questa organizzazione.
L'associazione ha attraversato periodi altalenanti, soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale,
quando ha perso la sua apoliticità.
Secondo l'ICN, l'infermiere ha quattro responsabilità principali:
1.​ Promuovere la salute
2.​ Prevenire la malattia
3.​ Alleviare la sofferenza
Il bisogno dell'infermiere è considerato universale.
La scuola dei bisogni è una delle più importanti nel campo della professione infermieristica, poiché la
maggior parte delle teorie infermieristiche si è sviluppata partendo dall'analisi dei bisogni della
persona assistita.
ANALISI DELLE CORRENTI DI PENSIERO
1. Scuola dei Bisogni= Questa scuola spiega che la persona è vista come un insieme di bisogni, e
l'assistenza infermieristica è la risposta a questi bisogni. L'infermiere si concentra sull'identificazione
e la soddisfazione dei bisogni del paziente.
2. Scuola dell'Interazione= In questa scuola, si spiega in che modo gli infermieri forniscono assistenza,
considerandola come un processo intenzionale che si realizza tramite una relazione di aiuto tra
infermiere e paziente. L'interazione è quindi al centro del processo assistenziale.
3. Scuola dei Risultati= Questa scuola si concentra sullo scopo dell'assistenza, con un livello di
astrazione più alto. Essa fornisce spunti per la ricerca e la formazione infermieristica, ponendo
l'accento sull'importanza dei risultati dell'assistenza per migliorare la qualità della cura.
VERSO LA SCUOLA DEI BISOGNI
Il bisogno è un concetto fondamentale per la professione infermieristica.
Che legame ha il bisogno con il ruolo dell'infermiere?
Parlare di bisogni è cruciale perché la scienza infermieristica si fonda proprio sui bisogni delle
persone. Noi, come professione, siamo una scienza perché possediamo uno scopo, un oggetto e un
metodo di studio.
I bisogni fondamentali dell’uomo possono essere rappresentati su tre livelli:
1.​ Competenza personale (Self-care)
2.​ Competenza culturale (Etnonursing)
3.​ Competenza specifica dell’infermiere (Competenza disciplinare)
La scuola dei bisogni è potente perché si parte dagli obiettivi disciplinari della nostra professione. I
bisogni vengono classificati su tre livelli:
1. Self-care: In questo livello, la persona è in grado di risolvere da sola il proprio problema. Ad
esempio, se una persona sta male, può autonomamente prendere un farmaco come la tachipirina.
2. Competenza culturale (Etnonursing): La cura è adattata alla cultura della persona. Per
esempio, in caso di carenza di ferro, secondo la cultura italiana, si consiglia di mangiare alimenti che
ne sono ricchi. La gestione del bisogno è, quindi, influenzata dalle tradizioni e abitudini di una
determinata cultura.
3. Competenza specifica dell'infermiere (Competenza disciplinare): Questo è il livello più
complesso, che supera i due livelli precedenti. Implica l'intervento professionale dell'infermiere, che
ha la competenza specifica per affrontare e risolvere i bisogni sanitari in modo più approfondito.
MODELLO TEORICO DI FLORENCE NIGHTINGALE
Il modello iniziale di Florence Nightingale si inserisce nella scuola dei bisogni. Negli anni in cui
Florence Nightingale ha iniziato il suo lavoro (1860), non si poteva ancora parlare di una vera e
propria teoria infermieristica. Tuttavia, lei è riconosciuta come la prima grande infermiera della storia
ed è la prima a cui far attribuire il primo stadio della formazione disciplinare della professione
infermieristica.
È importante sottolineare come, fin dai suoi primi lavori, Florence Nightingale abbia riconosciuto
alcuni elementi fondamentali che influenzano il benessere del paziente. Questi fattori sono:
1.​ Ambiente fisico
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2.​ Ambiente psicologico


3.​ Ambiente sociale
Questi tre aspetti sono stati identificati come determinanti per il benessere della persona. Florence
Nightingale ha identificato elementi naturali come luce, aria e acqua, su cui l'infermiere doveva
lavorare per favorire l'interazione della natura e promuovere il benessere del paziente.
Florence Nightingale: ambiente e persona
Florence Nightingale sosteneva che la natura doveva agire a favore del paziente. I fattori ambientali
prioritari che influenzano la salute erano:
-​ Aria
-​ Acqua
-​ Luce
-​ Controllo del rumore
-​ Un sistema fognario appropriato
Questi elementi sono alla base del suo approccio, che poneva l'accento sull'importanza di un ambiente
favorevole alla cura e al benessere del paziente.
VIRGINIA HENDERSON
Virginia Henderson nasce nel 1897. Si diploma alla Army School of Nursing di Washington nel 1921.
Successivamente, le viene assegnato il riconoscimento del Bachelor of Science e il Master of Arts in
Istruzione Infermieristica a New York.
Il suo interesse per l’assistenza infermieristica si è consolidato nell’assistere i militari feriti durante la
Prima Guerra Mondiale. Durante la sua carriera, ha accumulato una ricca esperienza professionale e
formativa, lavorando in vari ambiti dell'assistenza: domiciliare, pediatrica, psichiatrica e ospedaliera.
Ha insegnato presso l’Ospedale Protestante di Norfolk (Virginia) e ha insegnato Nursing per 16 anni
alla Columbia University. Ha ricevuto diversi encomi e dottorati onorari.
Virginia Henderson è considerata una delle prime grandi teoriche dell'infermieristica e rappresenta
universalmente la teoria più importante della scuola dei bisogni. Quando si parla di questa scuola, si
fa riferimento principalmente a lei.
È un’infermiera americana e fin dai primi anni del 1900 le vengono riconosciuti titoli importanti in
ambito infermieristico. A lei si deve il riconoscimento della teoria dei bisogni. La sua cultura spazia in
vari ambiti, ed è formata in un periodo estremamente clinico per l'infermieristica, durante la Prima
Guerra Mondiale. Il suo contributo significativo è avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale.
I suoi studi le hanno consentito di sviluppare la teoria dei bisogni infermieristici, sebbene
l’applicazione pratica della sua teoria sia stata portata avanti dalle sue allieve. Sebbene lei stessa abbia
formulato la teoria, l'applicazione nel processo di assistenza è stata implementata e diffusa grazie al
lavoro delle sue discepole.
Cosa dice questa importante teorica:
Innanzitutto, a Virginia Henderson viene affidato il compito di stilare i programmi necessari per i
corsi di infermieristica. È infatti la creatrice del contenuto dei testi fondamentali per lo studio
dell'infermieristica. Nella storia, è stata la prima infermiera ricercatrice a pubblicare testi che sono
diventati fondamentali per l'insegnamento e la pratica dell'assistenza infermieristica.
Le viene chiesto di curare la pubblicazione di un testo per infermieri che, in breve tempo, diventerà il
testo di riferimento negli Stati Uniti e a livello internazionale per l'insegnamento e la pratica
dell'assistenza.
Inizia ufficialmente la sua carriera come ricercatrice alla Yale University School of Nursing, dove
abbandona la concezione di Nightingale che riduceva il nursing alla pulizia, nutrizione e aerazione. Il
suo obiettivo diventa quello di liberare l'assistito il più presto possibile dall'assistenza stessa.
L'International Council of Nursing le commissiona un breve saggio dal titolo "Basic Principles of
Nursing Care", che rappresenta il primo contatto tra gli infermieri insegnanti italiani e il pensiero
post-Nightingale.
Nel 1955, pubblica per la prima volta la sua definizione di nursing nel testo "The Principles and
Practice of Nursing", che viene successivamente rivisitato e ripubblicato nel 1960 nel testo "Basic
Principles of Nursing Care".
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Un altro importante contributo di Virginia Henderson è la creazione del "Nursing Studies Index", la
prima banca dati mondiale che ha dato origine a CINHAL (Medline).
Virginia Henderson è la capostipite della scuola dei bisogni e dà la sua definizione di
assistenza, collegandola per la prima volta al concetto di bisogno. Il bisogno è visto con una valenza
positiva, cioè come una necessità e non una mancanza, e l'attività infermieristica deve puntare al
raggiungimento dell'indipendenza dell'assistito.
Henderson sottolinea che l'infermiere ha delle funzioni proprie e avverte che l'infermiere può essere
tentato di assumere il ruolo del medico, ma in questo modo delega la propria funzione a persone meno
qualificate.
Infine, i beneficiari delle cure desiderano ricevere un servizio che possa garantire la competenza
infermieristica.
VALORI DI BASE
L'obiettivo teorico di Virginia Henderson è quello di liberare il paziente il prima possibile
dall'assistenza infermieristica. Questo implica valutare il bisogno di assistenza e analizzare il
potenziale residuo su cui lavorare per rinforzare le autonomie del paziente. Il suo scopo è che il
paziente torni a essere autonomo nel più breve tempo possibile.
Contributi Straordinari di Virginia Henderson
Molto del nostro sapere attuale in infermieristica è stato costruito grazie al lavoro di Virginia
Henderson. Un esempio pratico del suo impatto è il contenuto relativo alla cura del diabete all'interno
del pap med, che è una delle aree influenzate dal suo approccio.
Henderson si è battuta per rendere l'infermieristica una disciplina autonoma, e ha attuato la creazione
di un indice infermieristico che, nel tempo, si è andato ad alimentare e arricchire.
Uno degli aspetti fondamentali del suo contributo è il fatto che ha dato al concetto di bisogno una
valenza positiva. Il bisogno è visto come uno stato di necessità, affinché l'infermiere possa
intervenire per colmare questa necessità del malato.
Le Funzioni dell'Infermiere
L'infermiere ha delle funzioni proprie e i suoi valori sono distintivi della professione. Non può essere
sostituito da altri professionisti.
Virginia Henderson evidenzia anche che l'infermiere può essere tentato di assumere il ruolo del
medico, ma in questo caso delegando la propria funzione a persone meno qualificate. Infatti, quando
l'infermiere tenta di svolgere funzioni non sue, abbandona le proprie competenze in favore di
professionisti che non le possiedono.
Infine, le persone che devono essere assistite hanno il diritto di ricevere una prestazione che rispetti la
competenza infermieristica. Gli assistiti devono poter beneficiare delle cure fornite con competenze
specifiche e adeguate.
DEFINIZIONE DI NURSING
Solo con il nostro profilo siamo in grado di comprendere la funzione specifica dell'infermiere. Nel
testo del 1960, Basic Principles of Nursing Care, Virginia Henderson afferma che la funzione specifica
dell'infermiere è quella di assistere l'individuo, sano o malato, per aiutarlo a compiere tutte quelle
attività tendenti al mantenimento della salute o della guarigione (o a prepararlo ad una morte serena),
attività che compirebbe da solo se disponesse della forza, della volontà o della conoscenza necessaria.
È altresì funzione specifica dell'infermiere favorire la partecipazione attiva dell'individuo in modo da
aiutarlo a raggiungere l’indipendenza nel più breve tempo possibile.
L’essenza della sua teoria è che l'infermiere si rivolge ad un individuo, malato o sano, che non è in
grado di svolgere determinate attività a causa della mancanza di intenzionalità fisica, competenze o
autonomia. Il nostro scopo è aiutarlo a ritrovare l'autonomia.
Con la sua teoria, Henderson ci dice che, ad esempio, se siamo a letto, stanchi o demotivati, e
cominciamo a perdere le forze, chiediamo all'infermiere di aiutarci. In questo caso, l'infermiere ha
diverse opzioni: può metterci il pannolone, portarci la padella o offrirci una mano per andare in
bagno. Sebbene la soluzione più ideale sarebbe la terza opzione, cioè quella di stimolare l’autonomia
del paziente, molte volte l'infermiere sceglie la prima, che è quella che implica una minore
partecipazione attiva da parte del paziente.
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Le azioni assistenziali dell’infermiere sono orientate a soddisfare i bisogni fondamentali della persona
allo scopo di aumentare l’indipendenza dell’assistito al massimo grado possibile, educare il disabile a
convivere con le limitazioni imposte dalla sua condizione e consentirgli una morte serena.
Henderson ci dice che le azioni che l'infermiere mette in atto sono di due tipi: azioni che vanno a
aumentare l'indipendenza dell'assistito al massimo grado possibile, stimolando costantemente le
potenzialità del paziente, affinché non perda l'autonomia e le funzioni che aveva. Allo stesso tempo,
l’obiettivo è quello di educare il paziente.
Inoltre, l'infermiere si occupa anche del fine vita, affrontando tutti i bisogni fondamentali dell'uomo,
inclusi quelli psicologici, per permettere al paziente di vivere l'ultimo periodo della propria vita con
serenità.
Il paradigma di Henderson si basa sull'intervento su tre livelli: sostenere, orientare, e sostituire.
Questi tre livelli si declinano in azioni che l'infermiere può intraprendere:
-​ L'infermiere si sostituisce al paziente, se necessario;
-​ L'infermiere orienta il paziente nelle sue decisioni e azioni;
-​ L'infermiere diventa un partner del paziente nel processo di cura.
L'intervento assistenziale, quindi, si concentra su questi tre aspetti, operando nelle 14 situazioni di
bisogno identificate da Henderson.
I 14 PUNTI
Ogni bisogno fondamentale può essere considerato a partire da tre dimensioni: bio-fisiologica,
psicologica e socio-culturale.
La dimensione bio-fisiologica riguarda il patrimonio genetico, il sesso, l’età, il funzionamento degli
organi e l’anatomia.
La dimensione psicologica si riferisce all’influenza delle emozioni sulla persona.
La dimensione socio-culturale è legata alla struttura sociale e alla cultura, che corrisponde alla
struttura sociale della persona.
L'infermiere deve assistere la persona nell’esecuzione delle attività contenute nei 14 elementi
fondamentali o metterla nelle condizioni di eseguire tali attività da sola.
Secondo Henderson, le cause dei problemi di dipendenza legati alla soddisfazione dei 14 bisogni sono
di tre tipi: la mancanza di forza fisica, la mancanza di conoscenze e la mancanza di motivazione.
La mancanza di forza fisica si riferisce alla carenza di forza muscolare, cioè a una incapacità fisica o un
funzionamento bio-fisiologico insufficiente o assente, che impedisce all’individuo di soddisfare i
propri bisogni. La mancanza di conoscenze riguarda l’incapacità di saper fare (abilità) o di saper
essere (conoscenza di sé e dei propri comportamenti). Infine, la mancanza di motivazione si riferisce a
una carenza di interesse, ma questo dato non deve mai essere interpretato come cattiva volontà.
Nei 14 bisogni, i pazienti, secondo la sua teoria, non sono in grado di compierli da soli, perché
mancano di forza, conoscenza e motivazione. La mancanza di forza fisica, per esempio, riguarda la
carenza di forza muscolare, parziale o totale, che impedisce alla persona di soddisfare un bisogno,
come ad esempio deambulare. In questi casi, l'infermiere deve cercare di capire il motivo per cui una
persona non è in grado di eseguire determinate attività.
METAPARADIGMA DEL NURSING
Il metaparadigma del nursing di Virginia Henderson si fonda su concetti chiave riguardanti la
persona, la salute, l'ambiente e il processo di assistenza.
Persona: La persona di riferimento è sia sana che malata. Essa è costituita da componenti biologiche,
psicologiche, sociali e spirituali e si sforza di raggiungere una condizione di indipendenza. Quando
non riesce a soddisfare autonomamente i propri bisogni, la persona ricorre all'aiuto di professionisti,
tra cui l'infermiere, che integra, completa e supporta la forza, la volontà e le conoscenze dell’individuo.
Salute: La salute è la qualità della vita, fondamentale per il funzionamento umano e il suo
raggiungimento e mantenimento. Essa è collegata a forza, volontà e conoscenze. La promozione della
salute è un aspetto centrale dell’attività dell'infermiere.
Ambiente: L'ambiente non viene definito in modo specifico, ma l'individuo sano può controllarlo.
Tuttavia, la malattia può essere una minaccia, creando un ambiente che ostacola il benessere.
Assistenza Infermieristica: L'assistenza infermieristica si fonda sulla soddisfazione dei bisogni
fondamentali. L'infermiere, attraverso i 14 elementi di base, aiuta l'assistito a stabilire e raggiungere
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l'indipendenza nel soddisfacimento dei propri bisogni assistenziali. La funzione dell'infermiere è


specifica nell'aiutare la persona sana o malata a: essere autonoma, accettare limitazioni e invalidità, e
prepararsi alla morte.
Parlare del metaparadigma è importante perché rappresenta il metodo con cui l'infermiere risponde al
soddisfacimento dei bisogni della persona assistita.
PROCESSO DI ASSISTENZA
Il processo infermieristico si applica attraverso un modello concettuale che segue il processo
scientifico di risoluzione dei problemi, suddiviso in 5 fasi:
1.​ Raccolta dati: In questa fase, l'infermiere raccoglie informazioni relative ai 14 bisogni di
assistenza. Le fonti utilizzate includono il paziente, la famiglia, i conoscenti, il dossier del
paziente, l'equipe assistenziale e le conoscenze dell'infermiere. I metodi principali sono
l'intervista e l'osservazione.
2.​ Analisi dei dati: In questa fase, l'infermiere studia i dati raccolti, li aggrega e li confronta con
le proprie conoscenze per identificare i bisogni principali.
3.​ Pianificazione: Questa fase richiede un programma scritto, che è il risultato
dell'interpretazione dei dati raccolti. La pianificazione aiuta a determinare con precisione i
problemi (diagnosi infermieristica), gli obiettivi dell'assistenza e gli interventi da attuare.
4.​ Intervento: È l’attuazione del piano assistenziale pianificato. Gli interventi vengono messi in
pratica per affrontare i problemi identificati.
5.​ Valutazione: Al termine del processo assistenziale, si valuta l'efficacia degli interventi. Se
l’obiettivo non è stato raggiunto, si può ripercorrere il processo per identificare le modifiche
necessarie.
Cosa succede a lei?
Virginia Henderson ha dedicato tutta la sua carriera professionale alla scrittura e alla creazione di una
delle più grandi teorie dell'assistenza infermieristica e sul bisogno. Ha identificato il processo di
assistenza infermieristica, ma non lo ha completamente attuato. Sebbene abbia formulato concetti
chiave, sono state le sue allieve a rendere esplicita la modalità con cui applicare questi concetti nella
pratica.
Henderson non ha individuato metodi e strumenti concreti per l’applicazione diretta dei suoi concetti
nella prassi assistenziale. Questo lavoro è stato compiuto successivamente da altre infermiere, come
Evelyn Adam e Nicole Bizier, che hanno identificato le modalità per impiegare i suoi concetti nella
realtà quotidiana dell'assistenza.
Va a identificare il processo di assistenza infermieristica seguendo questo schema: tale schema, tipico
della dimostrazione dei processi, non è stato prodotto direttamente da Henderson, ma è stato
completato dalle sue allieve. Quello che dobbiamo sottolineare di lei è che identifica un
programma scritto, evidenziando la necessità di documentare gli atti svolti
dall’infermiere. Tra le sue esperienze, figura anche la creazione di uno dei più importanti database,
che tutt'oggi consultiamo.
Le allieve di Henderson
Evelyn Adam e Nicole Bizier.
Henderson non individua metodi e strumenti per l’applicazione dei suoi concetti nella prassi
assistenziale. Questo lavoro è stato successivamente sviluppato da altre infermiere. Evelyn Adam e
Nicole Bizier hanno identificato le modalità per applicare nella realtà i suoi concetti.
"Stare accanto all’individuo per renderlo indipendente il prima possibile." Questo individuo deve
compiere attività che sarebbe in grado di svolgere da solo se avesse la volontà e le forze necessarie.
L'infermiere aiuta e assiste l'individuo nell'eseguire tali attività.
ABRAHAM MASLOW
Abraham Maslow, uno psicologo, studia lo sviluppo e le necessità dei bisogni delle persone,
identificando i bisogni umani su cinque livelli. Questi bisogni vengono classificati in una famosa
piramide, in cui il passaggio da un livello all'altro avviene solo quando il bisogno precedente è stato
colmato.
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Il bisogno più importante è quello fisiologico, che comprende respirare, alimentarsi e idratarsi. Una
volta soddisfatti completamente i bisogni fisiologici, la persona può pensare al soddisfacimento di
bisogni più complessi, come la sicurezza.
Dopo aver soddisfatto il bisogno di sicurezza, la persona tende a ricercare la soddisfazione di un
bisogno di appartenenza, legato alle relazioni umane, per poi passare a un bisogno di stima e infine a
quello di autorealizzazione. Man mano che si soddisfano i bisogni fondamentali, si progredisce verso
livelli di bisogni più elevati.
Henderson individua dei bisogni fondamentali che costituiscono le componenti dell’assistenza
infermieristica, molto simili a quelli descritti da Abraham Maslow. La gerarchia dei bisogni umani di
Maslow, definita “La piramide dei bisogni”, è suddivisa in cinque livelli, che vanno dai più elementari,
fondamentali per la sopravvivenza dell'individuo, ai più complessi, di carattere sociale.
L'individuo si realizza passando attraverso i vari stadi, che devono essere soddisfatti in modo
progressivo. Questi cinque livelli di bisogno hanno ispirato diverse teoriche, tra cui Henderson, che è
considerata la capostipite della scuola dei bisogni.
Livelli di bisogno concepiti:
1.​ Bisogni fisiologici: fame, sete, respirazione, ecc.
2.​ Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione.
3.​ Bisogni di appartenenza: affetto, relazioni, identificazione.
4.​ Bisogni di stima: prestigio, successo, riconoscimento.
5.​ Bisogni di autorealizzazione: realizzare la propria identità, le proprie aspettative e occupare
una posizione soddisfacente nel gruppo.
Un bisogno insoddisfatto concentra l'energia e la motivazione della persona in comportamenti
finalizzati a soddisfare quel bisogno. Se tale bisogno non viene superato, non è possibile accedere ai
bisogni superiori nella scala.
La motivazione può essere definita come “l'insieme dei fattori dinamici che spingono il
comportamento di un individuo verso una determinata meta”.
NICOLE BIZIER
Infermiere canadese e il contributo al processo assistenziale
L'infermiera canadese, autrice del testo “De la pensée au geste”, ha pubblicato questa opera a seguito
dell’entrata in vigore, nel 1973 in Canada, del “Code des professions”. Questo codice riconosceva
ufficialmente gli infermieri come professionisti sanitari. L’autrice ha offerto uno strumento pratico e
di facile utilizzo per facilitare l’approccio al processo assistenziale.
Nel suo lavoro, adotta la concezione di assistenza infermieristica proposta da Henderson, ma
distingue chiaramente il piano metodologico da quello concettuale. In collaborazione con la collega
Bizier, ha contribuito a portare avanti il pensiero di Henderson, adattandolo ai tempi moderni.
Il Code des professions canadese, simile alla versione italiana del codice deontologico, è diventato un
punto di riferimento professionale per gli infermieri.
La visione del bisogno secondo Bizier
Anche per Bizier, il bisogno – che include aspetti bio-fisio-psicologici e socio-culturali – è definito
come:
"… una necessità, piuttosto che una mancanza: esso ha dunque un senso positivo …”.
Il bisogno rappresenta ciò che è indispensabile per l’esistenza. Tale concetto deve guidare gli atti
infermieristici, orientandoli verso il soddisfacimento delle necessità della persona assistita, con
l’obiettivo di favorirne l’indipendenza.
Secondo questa visione, il bisogno non è percepito come una carenza, ma come un elemento positivo
che stimola l’assistito a orientarsi verso il raggiungimento della propria autonomia. Tutti gli interventi
infermieristici, quindi, sono finalizzati a rispondere a questa necessità e a promuovere l'indipendenza
dell’individuo.
COSA DICE?
Identifica il processo attraverso il quale l'infermiere si prende cura degli ammalati in cinque fasi:
-​ Raccolta dati
-​ Interpretazione o analisi dei dati
-​ Pianificazione
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-​ Intervento o attuazione
-​ Valutazione
Nelle fasi del processo scientifico introduce il termine di diagnosi infermieristica.
Attraverso una pianificazione assistenziale, si pongono degli obiettivi. Successivamente, è necessario
attuare l'intervento pianificato e, infine, procedere con la valutazione dello stesso.
DIAGNOSI INFERMIERISTICA
"È l'enunciazione di un problema reale o potenziale del paziente di competenza dell’infermiere;
l’operato dell’infermiere è determinato dal problema."
-​ È orientata all’individuo.
-​ Serve come guida per gli interventi che rientrano nell’autonomia funzionale dell’infermiere.
-​ Viene modificata in base alle condizioni del paziente.
-​ Costituisce un complemento alla diagnosi clinica.
PROCESSO DI ASSISTENZA
Henderson suddivide l’assistenza in 14 bisogni fondamentali.
Obiettivo= Portare il paziente da uno stato di dipendenza a una condizione di indipendenza dal
personale sanitario, passando attraverso l'interdipendenza. Questo percorso si realizza attraverso un
meccanismo di supplenza, in cui l'infermiere soddisfa i bisogni del paziente seguendo sei modalità:
1.​ Aggiungere: Integrare una parte di autonomia o conoscenza mancante al paziente.
2.​ Aumentare: Incrementare le capacità già presenti nel paziente.
3.​ Completare: Fornire ciò che il paziente non riesce a realizzare del tutto.
4.​ Rimpiazzare: Sostituire temporaneamente una funzione che il paziente non può svolgere.
5.​ Rinforzare: Consolidare le capacità residue del paziente.
6.​ Sostituire: Eseguire completamente un’azione necessaria al paziente.
Le modalità di supplenza (aggiungere, aumentare, completare, rimpiazzare, rinforzare, sostituire)
sono finalizzate a condurre la persona dalla dipendenza verso l’indipendenza.
Henderson identificava originariamente solo tre modalità.
Ogni teorica, nel tempo, ha sviluppato il proprio approccio e la propria formazione, ampliando o
adattando il modello.
Tutti questi elementi sono organizzati in una linea rappresentata da uno schema quadrato.
PENSIERO DI NICOLE
Secondo Nicole, la modalità con cui l'infermiere si relaziona con il paziente ha lo scopo di portarlo da
uno stato di dipendenza a uno stato di indipendenza. Questo avviene attraverso atti infermieristici
attivati mediante l’enunciazione della diagnosi infermieristica.
Questi atti sono di tre tipi:
1.​ Atti indipendenti: Azioni che l’infermiere può compiere autonomamente, senza la necessità di
confrontarsi con altri specialisti.
2.​ Atti dipendenti: Azioni che richiedono necessariamente una prescrizione medica.
3.​ Atti interdipendenti: Azioni che, pur basandosi su una prescrizione medica, richiedono la
valutazione infermieristica per essere attuate.
(Se un paziente ha 39,5°C di temperatura, l’infermiere potrebbe decidere di somministrare
Tachipirina sulla base di una prescrizione al bisogno (ad esempio, se la temperatura supera i 38°C).
Questo ragionamento deriva dalla conoscenza del caso e dalla raccolta dati. Tuttavia, se il farmaco non
è efficace o se la diagnosi medica presenta delle incongruenze, l’infermiere si confronterà con il
medico per rivedere l’intervento, attenendosi al ragionamento clinico)
Anche se un farmaco è stato prescritto dal medico, l’infermiere è responsabile dell’effetto della
somministrazione, inclusi eventuali errori. Inoltre, se delega l’atto a un OSS, la responsabilità
rimane comunque dell’infermiere.
Percorso del processo di assistenza infermieristica:
1.​ Raccolta dati del paziente.
2.​ Interpretazione dei dati raccolti.
3.​ Definizione degli obiettivi, stabilendo una scala di priorità:
-​ Obiettivi primari o prioritari.
-​ Problemi reali o derivati.
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4.​ Attuazione dell’intervento pianificato.


5.​ Valutazione dell’intervento: se l’obiettivo non è stato raggiunto, è necessario rivedere il
processo; altrimenti, si procede al successivo obiettivo.
A seconda della mancanza da cui l’individuo è affetto e del tipo di supplenza adottata, si definiscono
gli atti necessari per risolvere il problema identificato dalla diagnosi infermieristica.
Gli atti sono suddivisi in tre ordini:
-​ Indipendenti: Specifici della professione infermieristica.
-​ Dipendenti: Richiedono prescrizione medica.
-​ Interdipendenti: Necessitano sia della prescrizione medica che della decisione infermieristica
per essere attuati.
EVELYN ADAM
Nasce il 9 aprile 1929 a Lanark, in Ontario, Canada. Ottiene il diploma nel 1950 e il Bachelor nel 1966
a Montreal. Successivamente, nel 1971, consegue il Master in California, dove incontra Dorothy
Johnson, figura che influenzò profondamente la sua carriera professionale. Nel 1979 pubblica il suo
primo libro To be a Nurse (“Essere un’infermiera”), tradotto e pubblicato in inglese l’anno successivo.
Per i suoi studi le viene conferito un dottorato ad honorem.
I componenti essenziali che costituiscono la pratica infermieristica sono tre:
-​ l’assistito,
-​ l’infermiere,
-​ la relazione tra infermiere e assistito.
Questa relazione d’aiuto è fondata su un clima di empatia, calore e mutuo rispetto, elementi essenziali
per determinare l’efficacia dell’intervento infermieristico. Quanto più questa relazione è efficace, tanto
più l’intervento infermieristico diventa propositivo e incisivo nel soddisfare i bisogni dell’assistito.
Evelyn Adam sostiene e conferma la teoria di Virginia Henderson, ribadendo che: ogni individuo lotta
e desidera essere indipendente, è un sistema complesso con bisogni fondamentali, e quando uno o più
di questi bisogni non vengono soddisfatti, la persona perde la sua completezza e indipendenza.
L’infermiere si basa su valori fondamentali per svolgere la propria funzione.
-​ Ha una peculiarità distintiva, anche se condivide alcune attività con altri operatori sanitari.
-​ Quando però assume il ruolo del medico, rischia di delegare le sue funzioni principali a
personale non adeguatamente preparato.
-​ La società si aspetta che il servizio di nursing sia svolto dall’infermiere stesso e da nessun
altro, poiché nessun altro è adeguato o motivato a erogare.
Lo scopo del nursing consiste nel conservare o ristabilire l’indipendenza dell’assistito
soddisfacendo i suoi bisogni fondamentali. L’infermiere svolge un ruolo complementare e
supplementare, completando e integrando la forza, la conoscenza e la volontà dell’assistito, per
aiutarlo a ritrovare la propria autonomia.
La persona è considerata un insieme complesso composto da 14 bisogni fondamentali. Quando uno o
più di questi bisogni non vengono soddisfatti, la persona perde la sua completezza e indipendenza.
La salute non viene definita in modo diretto, ma il contributo dell’infermiere è centrale per la sua
conservazione e il suo miglioramento, secondo quanto affermato dall’équipe sanitaria.
L’ambiente non viene esplicitamente definito, ma è richiamato attraverso il soddisfacimento dei
bisogni, come per esempio “evitare i pericoli derivati dall’ambiente”. Si riconosce inoltre che l’attività
infermieristica si svolge in ospedale, nel territorio e si rivolge non solo all’individuo, ma anche a
famiglie, gruppi o comunità.
L’assistenza, pur non esplicitata, è chiara nel suo ruolo peculiare: il nursing esiste perché soddisfa
un bisogno fondamentale della società.
FAY GLENN ABDELLAH
Il 6 maggio 1937, il dirigibile tedesco Hindenburg esplose sopra Lakehurst, New Jersey, dove Abdellah
e la sua famiglia vivevano. In un'intervista, Abdellah ha ricordato: "Ho potuto vedere gente che saltava
dal dirigibile per salvarsi e non sapevo come prendermi cura di loro, è stato così che ho giurato che
avrei imparato come fare."
Nonostante la sua intelligenza, che le avrebbe permesso di aspirare a qualsiasi altra professione,
Abdellah si avvicina alla professione infermieristica. Si innamora di essa nel momento in cui assiste
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025

impotente all'esplosione del dirigibile tedesco e ai soccorsi dei feriti. Questo evento la colpisce
profondamente, spingendola a decidere di imparare a salvare le vite umane.
Abdellah ha una carriera infermieristica eccellente e ottiene numerosi riconoscimenti. Diventa una
figura politica importante nella carriera infermieristica e, nel 1970, assume il ruolo di capo della sanità
pubblica americana, una posizione simile a quella del nostro ministro della salute.
21 PROBLEMI INFERMIERISTICI
Abdellah inizia la sua carriera infermieristica nel 1942, conseguendo il diploma presso la Fitkin
Memorial School of Nursing di Neptune, nel New Jersey. Nel 1945 ottiene il Bachelor of Science, nel
1947 il Master of Arts e nel 1955 il Doctor of Education presso il Teachers College della Columbia
University di New York. Ha ricoperto vari ruoli nel campo sanitario, come infermiera, caposala,
ricercatrice e formatrice, e nel 1970 è nominata funzionario infermieristico capo dell’United States
Public Health Service. Nel 1981 viene nominata Deputy Surgeon General. Nonostante la sua
formazione avanzata, Abdellah avrebbe potuto scegliere di diventare medico, ma in un’intervista ha
dichiarato: "Non ho mai voluto essere un medico perché ho potuto fare tutto quello che volevo: fare
l’infermiera, che è una professione di cura." Le sono conferite sei lauree ad honorem.
Abdellah si occupa di vari aspetti della sanità, tra cui la catalogazione dei ricoveri e delle malattie in
termini di DRG, un sistema che classifica i pazienti in base alle loro diagnosi. Questo sistema
determina quanto costa un ricovero e stabilisce l’importo che l’ospedale riceve dalla regione. Si è
occupata anche dell'assistenza a domicilio e ha sviluppato il "Patient Assessment of Care Evaluation"
(PACE), un sistema di valutazione utilizzato per misurare la qualità delle singole strutture sanitarie.
Inoltre, ha contribuito allo sviluppo del sistema DRG, utilizzato per classificare i pazienti secondo le
diagnosi primarie e secondarie, e si è impegnata in politica pubblica riguardante programmi per
anziani, persone con AIDS, hospice, alcolisti, tossicodipendenti, malati di Alzheimer, vittime di
violenza, e altri temi sociali.
La teoria di Abdellah è fortemente influenzata dai concetti di Henderson e dalla teoria psicologica
di Maslow. Nel 1960, pubblica la sua "teoria dei 21 problemi infermieristici" in Patient Centered
Approaches to Nursing, dove elenca i bisogni di cure sanitarie del paziente. La sua teoria si concentra
su come l'infermiere debba intervenire sui 21 problemi identificati, considerando il paziente al centro
delle cure. Abdellah classifica questi problemi in tre categorie: bisogni fisici, sociali ed emotivi del
paziente; relazioni interpersonali tra infermiere e paziente; e elementi comuni della cura del paziente.
Secondo Abdellah, il "problema" è una condizione che riguarda la persona o la sua famiglia e che
l'infermiere deve affrontare, utilizzando il suo approccio problem solving per risolvere la situazione. I
problemi possono essere evidenti o nascosti, e l’infermiere lavora per trovare soluzioni. La teoria di
Abdellah si presenta come una guida per gli infermieri, con l’obiettivo di rendere l'attività
infermieristica autonoma, organizzata e sistematica, in modo da spostare l’attenzione dalla malattia (e
quindi dal medico) alla persona assistita.
CRITICHE
Critici della teoria sostengono che essa sia centrata troppo sull'infermiere e che produca interventi
assistenziali frammentati. Tuttavia, Abdellah intendeva creare una struttura che permettesse agli
infermieri di risolvere i problemi di salute dei pazienti, concentrandosi sul paziente stesso e cercando
di limitare la medicalizzazione dell’assistenza.
Il suo obiettivo era spostare l’attenzione dal medico all’attività infermieristica, migliorando la qualità
dell’assistenza e promuovendo un modello di cura centrato sulla persona.
METAPARADIGMA
Il metaparadigma infermieristico identifica l'infermieristica come un servizio volto a supportare gli
individui, le famiglie e la società.
Nel paradigma:
-​ la persona è vista come portatrice di bisogni fisici, emotivi e sociologici, che vengono
affrontati attraverso l'identificazione e la riduzione dei problemi vissuti.
-​ La salute è definita come uno stato in cui l'individuo non ha bisogni da soddisfare né
menomazioni presunte o effettive.
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-​ L'ambiente è inteso come un contesto che risponde agli stimoli a cui la persona reagisce.
Sebbene non sia definito in modo preciso, l'ambiente terapeutico è creato dall'infermiere, che
ne fa parte.
Il NURSING è una professione assistenziale che ha come obiettivo la soddisfazione dei
bisogni dell'assistito e/o l'aumento della sua capacità di auto-soccorso. È definito come un
servizio destinato agli individui, alle famiglie e, in ultima analisi, alla società.
In questo paradigma, i bisogni fisici includono igiene, confort, attività, mobilità, sicurezza nelle cure,
eliminazione e movimento. Altri bisogni si avvicinano progressivamente a quelli interpersonali e
spirituali, riflettendo un percorso che va dalla cura fisica alla cura emotiva e relazionale. Il nursing,
quindi, non solo si occupa dei bisogni primari, ma si estende anche alle esigenze più complesse
dell'individuo, favorendo il benessere globale della persona.
DOROTHEA OREM
Nasce a Baltimora nei primi del '900, si diploma infermiera nel 1939 e nel 1945 consegue il master in
educazione infermieristica. Il suo pensiero viene tutt’oggi studiato nelle università. Nel 1959, Orem
espose il suo pensiero in una pubblicazione governativa e continuò per tutta la vita a sviluppare la sua
teoria del Self-Care, nota anche come la Teoria del Deficit di Self-Care (Self-Care Deficit Nursing
Theory).
TEORIA DELLA INADEGUATA CURA DI SE
Self-care = capacità della persona di prendersi cura di sé stessa in stato di incapacità.
La sua teoria definisce il deficit del self-care.
La Teoria generale di assistenza infermieristica o Teoria infermieristica del deficit di cura di sé
comprende tre teorie correlate:
1.​ Teoria della cura di sé
2.​ Teoria dell'inadeguata cura di sé
3.​ Teoria dei sistemi infermieristici
Premessa: Gli esseri umani, per avere una vita piena e soddisfacente, devono mettere in atto delle
azioni che li portano a una forma di cura di sé. Anche i gruppi si strutturano per avere i modi e i mezzi
per prendersi cura dei propri componenti.
Il deficit del self-care si suddivide in tre categorie:
-​ Teoria della cura di sé
-​ Teoria dell'inadeguata cura di sé
-​ Teoria dei sistemi infermieristici
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TEORIA DELLA CURA DI SÉ O AUTOASSISTENZA


La teoria afferma che, da un punto di vista personale, la persona ha una capacità innata di prendersi
cura di sé stessa. La persona si prende cura di sé spontaneamente, ma nel momento in cui si prende
cura di qualcun altro, diventa contemporaneamente sia agente della cura di sé che agente della cura
dipendente.
-​ Cura di sé indipendente: quando la persona è capace di prendersi cura di sé stessa in
autonomia.
-​ Cura di sé dipendente: quando la persona non riesce a prendersi cura di sé e qualcun altro lo
fa per lei.
La teoria definisce i bisogni come requisiti e li classifica in tre categorie:
1.​ Requisiti universali= Sono comuni a tutti gli esseri umani e comprendono le necessità di base
per il mantenimento della vita e del benessere. Questi bisogni sono simili a quelli descritti
nella piramide di Maslow, come il bisogno di aria, acqua, cibo, riposo, interazione sociale,
prevenzione dei rischi, ecc.
2.​ Requisiti di sviluppo= Sono legati ai processi di maturazione e sviluppo umano, promuovendo
il benessere e prevenendo condizioni nocive per la crescita e il funzionamento del corpo e
della mente.
3.​ Requisiti dei problemi di salute= Questi requisiti si riferiscono alle malattie, lesioni o
complicanze, e vanno oltre l'aspetto fisico per includere anche gli effetti psicologici e sociali
della malattia, come la perdita di capacità funzionali o il peggioramento delle condizioni
generali di vita.
REQUISITI DI SVILUPPO: Vanno a favorire condizioni di vita sane, eliminando situazioni pericolose
per l'individuo, come evitare di fumare o praticare attività fisica.
PROBLEMI DI SALUTE: Questi requisiti interessano non solo gli aspetti fisiologici, ma anche quelli
psicologici. Vanno a contrastare gli effetti della perdita, non solo in termini di salute, ma anche
riguardo le funzioni psicologiche e il benessere psicologico dell'individuo.
TEORIA DELL'INADEGUATA CURA DI SE
Normalmente, gli adulti sono in grado di soddisfare i requisiti di auto-cura. Per farlo, mettono in atto
attività che permettono il mantenimento della salute e del benessere, soddisfacendo così le richieste
terapeutiche di self-care.
La capacità di self-care viene appresa e affinata attraverso le relazioni sociali, ed è influenzata da
credenze, valori, esperienze di vita, istruzione e la capacità di utilizzare i servizi disponibili. Quando le
richieste terapeutiche di self-care superano le capacità della persona, si instaura una condizione di
deficit di self-care.
Il deficit di self-care può essere:
-​ Totale: significa non avere alcuna capacità di soddisfare una richiesta terapeutica di cura di sé.
-​ Parziale: si riferisce all’incapacità di soddisfare uno o più requisiti di cura di sé, ma può essere
esteso o limitato a specifici aspetti.
Quando l’individuo non è più in grado di prendersi cura di sé, deve intervenire un professionista.
Questo professionista deve possedere le capacità e le conoscenze necessarie per aiutare l'individuo.
In genere, le persone con autocura sono in grado di prendersi cura di sé in autonomia. Tuttavia,
quando questa capacità viene meno, si manifesta una richiesta terapeutica di deficit di self-care, ossia
quando l'autonomia è alterata.
TEORIA DEI SISTEMI INFERMIERISTICI
La Teoria dei Sistemi Infermieristici interviene nel momento in cui si manifesta la necessità di un
supporto da parte di un professionista. In questo contesto, l'infermiere gioca un ruolo fondamentale
nel prendersi cura delle persone che non sono in grado di soddisfare autonomamente le proprie
esigenze di cura.
La relazione che si crea tra il professionista e l'assistito è una relazione personale, caratterizzata da
indipendenza tra infermiere e paziente. Ogni teoria descrive questa relazione in modo diverso, ma la
Teoria dei Sistemi Infermieristici la definisce come un evento che si manifesta attraverso le azioni e le
interazioni tra le persone.
Nella sua categorizzazione, l'intervento dell'infermiere può essere:
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-​ Compensatorio totale: quando l'infermiere si fa carico completamente delle necessità di cura


dell'assistito.
-​ Compensatorio parziale: quando l'infermiere aiuta solo in parte l'assistito, supportandolo in
alcune aree specifiche
-​ Di supporto ed educazione: quando l'infermiere fornisce l'assistito con le informazioni e il
supporto necessari per sviluppare la capacità di auto-cura
La Teoria dei Sistemi Infermieristici descrive e spiega le relazioni che devono essere create e
mantenute affinché si realizzi il nursing, ovvero l'assistenza infermieristica. Queste relazioni si
costruiscono e si mantengono attraverso un insieme di elementi che si influenzano reciprocamente.
Gli elementi principali del sistema sono:
-​ Infermiere: il professionista che fornisce l'assistenza.
-​ Persone che non riescono a soddisfare le richieste terapeutiche di cura di sé: i pazienti che
necessitano dell'intervento.
-​ Eventi: le azioni che accadono tra le persone, ossia le interazioni che costituiscono la relazione
infermieristica.
Un sistema di assistenza infermieristica si crea attraverso il rapporto che si instaura tra infermiere e
persona, e si costruisce grazie alle azioni dell’infermiere. L’infermiere organizza l’assistenza in
presenza di un deficit di self-care.
Esistono tre variazioni fondamentali nei sistemi di assistenza infermieristica:
-​ Sistema totalmente compensatorio: quando l'infermiere si fa carico completamente delle
necessità di cura della persona.
-​ Sistema parzialmente compensatorio: quando l'infermiere supporta la persona in alcune aree
specifiche, ma non in modo completo.
-​ Sistema di supporto ed educazione: quando l'infermiere fornisce assistenza in termini di
supporto e educazione per migliorare le capacità di auto-cura della persona.
Per lei:
●​ Persona: l'essere umano come un insieme funzionante sotto aspetti biologici, simbolici e
sociali. È l'individuo in grado di riconoscere i propri requisiti di auto-cura.
●​ Ambiente: l'ambiente fisico e psicosociale, che può influenzare positivamente o negativamente
la vita della persona. L’infermiere può intervenire per creare un ambiente favorevole allo
sviluppo e alla salute della persona.
●​ Salute: la condizione di completezza o integrità dell’essere umano. Gli aspetti fisici,
psicologici, interpersonali e sociali della salute sono inseparabili nell’individuo.
●​ Nursing: il servizio sanitario specializzato, umano e sociale, che soddisfa le necessità che
emergono nella vita quotidiana degli uomini, donne e bambini. È uno sforzo creativo di un
essere umano per aiutare un altro essere umano.
MADELEINE LEININGER
Madeleine Leininger nasce nel Nebraska il 13 luglio 1925. Inizia la sua carriera infermieristica nel
1948, dopo aver ottenuto il diploma di infermiera presso lo St. Antony's School of Nursing di Denver.
Nel 1950 consegue il Bachelor in Scienze Biologiche nel Kansas e, successivamente, nel 1954, il Master
di specializzazione in Nursing Psichiatrico. Durante questi anni avvia anche gli studi di Antropologia,
conseguendo nel 1965 il Dottorato in Antropologia a Seattle.
Dall’osservazione del comportamento dei bambini, Leininger riconosce che alcune anomalie avevano
una base culturale e che l’ignoranza delle differenti culture impediva al nursing di essere efficace
nell’assistenza. Nel 1985 pubblica per la prima volta la propria teoria, "Transcultural Care Diversity
and Universality", nel Nursing Science Quarterly. Successivamente, la approfondisce ulteriormente in
un articolo del 1988 sulla stessa rivista.
Leininger sviluppa una teoria innovativa e fortemente contemporanea, nonostante le sue intuizioni
risalgano agli anni Cinquanta. È la fondatrice del Transcultural Nursing, definito come:
> “Un campo o branca del nursing che prende in considerazione lo studio comparato e l’analisi di
diverse culture in rapporto al nursing e alle pratiche di assistenza connesse allo stato di salute e
malattia, alle credenze e ai valori, con lo scopo di fornire alle persone assistenza infermieristica
efficace e significativa, in linea con i loro valori culturali e il contesto.”
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La sua esperienza si concentra prevalentemente nell’ambito osservazionale pediatrico e psichiatrico.


Durante le sue osservazioni sui bambini presi in carico, Leininger si accorge di quanto la professione
infermieristica fosse carente nella comprensione dei contesti culturali. Questo limite, secondo lei,
impediva un’assistenza adeguata, poiché mancava la conoscenza delle modalità culturali di cura.
Da queste osservazioni nasce l’idea dell’assistenza transculturale, che si fonda sulle conoscenze
antropologiche. Leininger sviluppa una teoria secondo cui conoscere le condizioni culturali di ogni
popolo consente di assistere le persone in modo più efficace, migliorando la presa in carico.
La Teoria della Transcultura
Leininger definisce la Transcultura come:
“Una branca del nursing che osserva la diversità e l’universalità dell’assistenza infermieristica.”
Secondo Leininger, culture diverse percepiscono, conoscono e praticano l’assistenza in modi
differenti, pur mantenendo alcuni punti in comune. La diversità rappresenta le differenze nel modo di
percepire, conoscere e praticare l’assistenza, mentre l’universalità individua i punti condivisi tra le
varie culture.
Gli aspetti fondamentali della teoria di Leininger sono:
-​ La cultura
-​ L’assistenza
-​ L’assistenza culturale
-​ La visione del mondo
-​ I sistemi di salute o di benessere popolare
L’obiettivo dell’assistenza transculturale è fornire cure appropriate ai valori, credenze e pratiche
culturali delle persone.
Aspetti fondamentali della teoria
Cultura: è l’insieme particolare di valori, credenze, norme e pratiche di vita che vengono apprese,
condivise e tramandate. La cultura guida il pensiero, le decisioni e le azioni in modi specifici, fornendo
la base per i valori culturali che determinano i modi di agire, pensare e praticare.
Assistenza: rappresenta i comportamenti di supporto e cura volti a facilitare e migliorare le
condizioni di una persona. L’assistenza è essenziale per la sopravvivenza, lo sviluppo e la capacità di
gestire gli eventi della vita. Il suo significato varia tra le culture, e può essere compreso esaminando la
visione del mondo, la struttura sociale e la lingua del gruppo.
Assistenza culturale: si riferisce ai valori e alle credenze che aiutano, supportano e pongono l’altra
persona nelle condizioni di mantenere il benessere, migliorare le condizioni personali o affrontare la
morte o la disabilità. Può assumere significati, modelli, valori, credenze o simboli diversi, oppure
essere universale. È essenziale conoscere la diversità culturale per erogare cure appropriate a pazienti,
famiglie e comunità.
Visione del mondo: riguarda la concezione di una persona o di un gruppo basata su un modo di
vedere il mondo e l’universo, costituita dalla struttura sociale e dal contesto ambientale.
Sistemi di salute o benessere popolare: si riferiscono all’assistenza o alle pratiche di cura che
hanno un significato particolare nella cultura. Queste pratiche vengono usate per guarire o assistere le
persone a domicilio o nella comunità e sono integrate da sistemi sanitari professionali che operano
nell’ambito delle culture.
METAPARADIGMA
Il metaparadigma rappresenta un passaggio fondamentale e viene illustrato attraverso il Modello del
Sole Nascente, che identifica l'aspetto del nursing transculturale.
-​ La persona: è l’essere umano, capace di prendersi cura degli altri e di interessarsi a loro.
Sebbene l’assistenza agli esseri umani sia universale, i modi di erogarla variano nelle diverse
culture.
-​ L’ambiente: è costituito dalla visione del mondo, dalla struttura sociale e dal contesto
ambientale, strettamente correlati al concetto di cultura.
-​ La salute: è una condizione di benessere, definita, valutata ed esercitata da un punto di vista
culturale. La salute riflette la capacità degli individui di svolgere i propri ruoli quotidiani e
comprende sistemi sanitari, pratiche sanitarie, modelli, promozione e mantenimento della
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salute. È universale in tutte le culture, ma ciascuna la definisce in modo diverso per


rispecchiare i propri valori e credenze specifiche.
-​ L’assistenza infermieristica: è descritta come un'arte umanistica e una scienza. Si basa su
comportamenti, funzioni e processi personalizzati, con l’obiettivo di promuovere e mantenere
la salute o favorire la guarigione dalla malattia. L’assistenza infermieristica ha significati fisici,
psico-culturali e sociali per le persone assistite. Si distingue dalle altre discipline grazie a un
comportamento caratterizzato da interesse e sollecitudine, utilizzando un approccio orientato
alla soluzione dei problemi, con il benessere del paziente come obiettivo, come evidenziato nel
Modello del Sole Nascente.
L’assistenza infermieristica richiede inoltre la comprensione dei valori, delle credenze e delle pratiche
specifiche della cultura del paziente.
-​ Umanistica: è considerata tale perché si tratta di una scienza prescrittiva.
-​ Scientifica: ha un oggetto, che è la persona; uno scopo, che consiste nell’aiutare la persona a
raggiungere l’autonomia nel proprio stato di bisogno; e un metodo, che si concretizza nel
processo di assistenza infermieristica.
Teoria dell'assistenza transculturale
La teoria principale è rappresentata dal Modello del Sole Nascente ed è denominata Etnonursing. Si
tratta di una branca del nursing basata sullo studio comparato e sull’analisi dei comportamenti
sanitari delle diverse culture.
L'obiettivo è sviluppare un sapere scientifico e umanistico in grado di realizzare pratiche assistenziali
specifiche e appropriate per ogni cultura.
Modello del Sole Nascente
Il Modello del Sole Nascente descrive i quattro livelli di influenza sulla salute e sull’assistenza degli
individui nelle varie culture del mondo. I livelli sono disposti secondo una scala di astrazione: il primo
è il più astratto, mentre il quarto è il meno astratto. Il modello permette di analizzare come la salute e
l’assistenza siano influenzate dalla cultura dell’individuo attraverso una lettura bidirezionale, che può
procedere dal basso verso l’alto o viceversa.
I quattro livelli del modello
1.​ Primo livello: Assistenza culturale e visione del mondo= Questo livello rappresenta la visione
del mondo e i sistemi sociali. Ogni cultura è caratterizzata da fattori sociali, culturali, politici e
tecnologici che influenzano le pratiche assistenziali.
2.​ Secondo livello= Una volta compresa la cultura della persona, si approfondisce l’analisi per
comprendere quanto l’esperienza familiare, di gruppo o istituzionale influisce sulla cultura
individuale. Questo livello fornisce informazioni relative agli individui, alle famiglie, ai gruppi
e alle istituzioni nei diversi sistemi sanitari, mettendo in luce significati ed espressioni
specifiche rispetto all’assistenza sanitaria.
3.​ Terzo livello= A questo livello si esamina l’intervento infermieristico. Si cerca di capire in che
misura l’assistenza erogata possa entrare in contrasto con la cultura del paziente. Questo
livello analizza i sistemi popolari e professionali, compresa l’assistenza infermieristica, per
individuare diversità e universalità culturali.
4.​ Quarto livello= Riguarda le azioni e le decisioni specifiche relative all’assistenza
infermieristica. Qui si sviluppano interventi che includono la conservazione, l’adattamento e il
rimodellamento dell’assistenza culturale, per garantire che siano culturalmente appropriate.
Nel Modello del Sole Nascente, la struttura sociale e la visione del mondo influenzano la salute
attraverso il linguaggio e l’ambiente. Il sole, quando si congiungono le sue due parti, rappresenta
l’universo, che gli infermieri devono sempre considerare per valutare la salute e l’assistenza degli
esseri umani. Il sorgere del sole simboleggia l’assistenza, sottolineando che le persone non devono
essere separate dalla propria cultura e dalla loro struttura sociale.
Leininger identifica tre sistemi di azioni infermieristiche:
1.​ Conservazione dell’assistenza culturale
Comprende azioni e decisioni volte ad aiutare il paziente a mantenere o preservare la salute, a guarire
dalla malattia o ad affrontare la morte.
2.​ Adattamento dell’assistenza culturale
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Include azioni e decisioni che supportano il paziente nell’adattarsi o negoziare una condizione di
salute positiva, oppure nell’affrontare la morte.
3.​ Rimodellamento dell’assistenza culturale
Comprende azioni e decisioni che aiutano il paziente a ristrutturare o modificare il proprio stile di vita
secondo nuovi modelli che siano significativi, soddisfacenti e di supporto dal punto di vista culturale
RENZO ZANOTTI
NURSING ARMONIA-SALUTE
Nel 1995 consegue il Dottorato di Ricerca in Nursing presso la Case Western Reserve University di
Cleveland, Ohio, dove successivamente ha anche insegnato. Nel 2000 ottiene il Master in Teaching
and Management presso l’Università La Sapienza di Roma, una delle università più importanti e
riconosciute in Italia. È professore associato di Nursing presso il dipartimento di Medicina
molecolare. Ha diretto per molti anni il Centro di Ricerca e Formazione CEREF di Padova.
La sua formazione iniziale come infermiere avviene a Padova, città che ospita una delle università più
prestigiose e rinomate in diverse discipline. A un certo punto della sua carriera decide di proseguire gli
studi all’estero, conseguendo il primo titolo universitario presso la Case Western Reserve University di
Cleveland, negli Stati Uniti. Dopo aver completato questa tappa, ritorna in Italia per proseguire il
percorso accademico presso La Sapienza di Roma, dove acquisisce ulteriori titoli. Successivamente
decide di tornare in America, dove consegue un altro titolo accademico e si dedica all’insegnamento
universitario. Dopo questa esperienza internazionale, ritorna definitivamente in Italia, consolidando il
proprio ruolo nella formazione e nella ricerca.
È ideatore della teoria di "Nursing inteso come stimolo di Armonia-Salute" ed è autore del
testo Filosofia e teoria nella moderna concettualità del nursing professionale.
Differenza tra lui e Marisa Cantarelli
La differenza tra lui e Marisa Cantarelli risiede nell'ambito delle rispettive dedizioni. Lui si è speso per
la sua teoria, ideando la teoria del "Nursing inteso come stimolo di Armonia-Salute" e vivendo nella
sua bolla, concentrato sullo sviluppo concettuale e teorico. Ha scritto un testo molto importante,
Filosofia e teoria nella moderna concettualità del nursing professionale, che rappresenta un
contributo significativo nell'ambito della teoria del nursing.
Marisa Cantarelli, invece, si è spesa per la professione, il cui beneficio è apprezzato da noi oggi. Il suo
impegno è stato rivolto principalmente alla pratica professionale del nursing, con un impatto diretto e
concreto sullo sviluppo e il riconoscimento della disciplina come professione autonoma.
Dice che: L'infermiere, attraverso il nursing, interviene su problemi di salute o bisogni che possono
avere origine fisica, psicologica o ambientale. Gli interventi tramite i quali si identifica il rapporto
infermiere-paziente sono interventi informativi, educativi, relazionali e di supporto.
L'infermiere opera in tre ambiti principali:
-​ Ambito preventivo: si concentra sulla rimozione dei fattori di rischio che possono causare
alterazioni della salute.
-​ Ambito curativo: si occupa dell’assistenza diretta, soprattutto in contesti ospedalieri,
orientando l’azione alla stimolazione dei processi alterati per il ripristino dell'armonia.
-​ Ambito riabilitativo: collabora con altri professionisti affinché il paziente possa ritrovare la
propria autonomia e acquisire nuove modalità per gestire la propria salute in maniera
indipendente.
METAPARADIGMA
-​ Persona: insieme di processi interpretativi e biologici integrati, in costante interazione con
l'ambiente esterno.
-​ Salute: interazione armonica tra i processi interpretativi, biologici e l'ambiente.
-​ Ambiente: insieme degli elementi esterni alla persona, in cui corpo e mente, integrati tra
loro, reagiscono come un tutt’uno.
-​ Nursing: l’infermiere, attraverso queste belle frasi, stimola sempre la persona assistita
affinché essa raggiunga il miglior potenziale di sé, conseguendo un livello di benessere
autonomo e di salute in armonia con se stessa e con l’ambiente. La stimolazione è atta ad
armonizzare la realtà interpretata con quella desiderata dalla persona.
Teoria: si chiama "Armonia e Salute".
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Lo scopo dell'assistenza infermieristica è quello di andare ad attivare il potenziale di salute, un


elemento importante per la sua teoria.
Lui lo chiama "potenziale di salute".
Lo scopo dell'assistenza è l'attivazione del potenziale di salute.
Il potenziale di salute di un individuo corrisponde alla capacità residua dello stesso di modificare i
propri processi (sequenza di comportamenti fisici e cognitivi tra loro correlati, al fine di raggiungere
un risultato), per mantenere coerenza armonica tra gli stessi.
Il benessere della persona si ottiene da un equilibrio.
Corpo e mente sono integrate tra loro e reagiscono in maniera integrata con l'ambiente. Ogni processo
può essere rappresentato con una linea che, all'interno di un grafico, disegna l'oscillazione
dell'intensità di energia della persona.
Se un processo non può mantenere l'intensità richiesta, si determinerà la messa in atto di
comportamenti adattivi e compensatori.
La malattia si instaura quando uno o più processi si alterano, compromettendo l'intero sistema.
Bisogno e malattia hanno in comune:
-​ Evento causale
-​ L'azione esaustiva e compensatoria.
Noi dobbiamo conoscere, durante il processo di nursing, tutti i dati della persona nella fase della
raccolta dati, in modo da sapere il potenziale della persona su cui andare ad attivarsi.
Teoria fondata sul concetto di armonia e salute: la persona ha un potenziale di salute uguale o
superiore a quello in atto.
Il potenziale di salute di un individuo corrisponde alla capacità residua dello stesso di modificare i
propri processi (sequenza di comportamenti fisici e cognitivi tra loro correlati, al fine di raggiungere
un risultato), per mantenere coerenza armonica tra gli stessi.
Il fenomeno di interesse è la persona, e lo scopo dell'assistenza è l'attivazione del potenziale di salute
attraverso il processo di nursing.
L'infermiere interviene solo se identifica uno stato di bisogno.
Bisogno: capacità non adeguata, quindi l'incapacità della persona assistita a mantenere o migliorare
la sua qualità di vita o il suo stato di salute. Definisce chiaramente il momento in cui l'infermiere deve
intervenire.
L'attività assistenziale si giustifica solo se corrisponde a uno stato di bisogno, inteso non come stato di
malattia o trauma, ma come capacità non adeguata dell'individuo (o del suo gruppo primario di
appartenenza) per funzionalità, conoscenza e/o volontà a produrre le attività necessarie a mantenere o
migliorare lo stato di salute e/o la qualità desiderata di salute.
Inoltre, l'incapacità a produrre le attività necessarie deve determinare conseguenze negative per il
soggetto stesso.
L'esistenza del bisogno è quindi la condizione necessaria per l'assistenza.
Nella sua teoria, nel continuum autonomia-indipendenza, gli interventi sono rappresentati da
sostituzione, sostegno e sviluppo.
Per "assistenza" si intende un ambito di attività accomunate dalla finalità di perseguire il massimo
beneficio per l'assistito, tramite sostituzione, sostegno e sviluppo delle sue funzioni e abilità.
L'intervento di assistenza professionale si giustifica anche quando l'intervento dell'assistente
determina un maggior beneficio per l'assistito rispetto a quanto accadrebbe se fosse fatto direttamente
da lui stesso.
L'assistenza è intesa anche come "erogazione di interventi secondo metodiche e procedure, anche con
strumenti biomedici".
Lui sottolinea cosa significa non essere allineati a questo continuum di contatto con l'assistito in
termini di valutazione infermieristica, portando a un non beneficio.
Questo porta a un peggioramento del livello di autonomia della persona.
Quando invece l'assistenza infermieristica è correttamente attuata, il massimo beneficio per
l'assistito corrisponde a un livello superiore della sua autonomia nel provvedere alla propria salute.
Il "non beneficio" corrisponde all'induzione di inutile dipendenza, cioè alla messa in atto - non
necessaria - di un livello superiore di dipendenza.
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La terza scuola di pensiero, i risultati, include principalmente: Martha Rogers, J. Watson, R. Rizzo
Parse e Callista Roy. L'infermiere è responsabile nell'aiutare l'assistito ad adattarsi ai cambiamenti
derivanti dalla malattia.
Le teorie del risultato centrano l'interesse sulla possibilità per l'infermiere di verificare come,
attraverso i suoi interventi, riesca a modificare i comportamenti delle persone. La domanda alla base
di questa scuola è: perché c'è bisogno dell'assistenza infermieristica?
Fanno parte di questa scuola:
-​ Martha Rogers: L'infermieristica deve aiutare le persone a raggiungere il loro massimo
potenziale di benessere e salute nella relazione tra individuo e il suo ambiente.
-​ Callista Roy: L'infermiere è responsabile nell'aiutare l'assistito ad adattarsi ai cambiamenti
derivanti dalla malattia.
HILDEGARD PEPLAU IL NURSING PSICODINAMICO
Nasce nel 1909 in Pennsylvania.
Si diploma nel 1931 alla Scuola Infermieri di Pottstown.
Nel 1943 ottiene un Bachelor in psicologia interpersonale e nel 1947 consegue il Master in Nursing
Psichiatrico e il dottorato nel 1953.
Ha importanti esperienze professionali di coordinamento di sala operatoria e di gestione del
personale, oltre che di insegnamento.
Svolge un lavoro di tipo clinico presso ospedali psichiatrici e viene in contatto con psichiatri molto
famosi come Fromm e Sullivan.
Durante la II guerra mondiale fa parte del corpo infermieristico militare e in seguito lavora in un
ospedale neuropsichiatrico a Londra.
Dirige il programma di insegnamento di nursing psichiatrico agli studenti universitari del Bachelor.
Hildegard Peplau parla del nursing psicodinamico.
Ha lavorato in ambito americano; la sua teoria viene definita una delle più importanti teorie a cui tutti
coloro che lavorano in ambito psichiatrico si attengono.
Acquisisce numerosi titoli, pubblica diversi libri adottati da docenti in area psichiatrica, diventa
direttore delle associazioni americane e membro dell'OMS.
Il contributo di Peplau è enorme alla specialità del nursing psichiatrico: pubblica libri, svolge
seminari, svolge docenze in più Nazioni, diviene Direttore esecutivo di Associazioni americane,
membro del consiglio di esperti dell’O.M.S. e consulente infermieristico nazionale del Servizio medico
dell’Aviazione, consulente dei servizi di Sanità Pubblica dell’Istituto Nazionale di Salute Mentale.
Dal 1952: Interpersonal Relations in Nursing (ripubblicato nel 1988).
I documenti d’archivio della Peplau sono depositati nella Biblioteca Arthur Elizabeth Schlesinger sulla
storia delle donne d’America nel Massachusetts.
In più, è stata coinvolta come consulente per diversi programmi di recupero in ambito psichiatrico.
Il libro più importante è Relazioni Interpersonali in Ambito Assistenziale.
Come fa a formare questa teoria?
Utilizza delle conoscenze mutate da altre discipline, acquisite per passione, e fa dei percorsi formativi
differenti rispetto a quello infermieristico. Studia l'ambito psichiatrico e l'ambito psicologico, e da qui
importa queste conoscenze di contenuto all'interno della nostra professione. L'elemento più
importante su cui si basa è quello di partire da una logica diversa rispetto alle logiche che abbiamo
visto fino ad oggi nella teoria dei bisogni.
Utilizza conoscenze mutate dalla scienza comportamentale.
Il nursing psicodinamico consiste nell’essere in grado di capire il proprio comportamento per aiutare
gli altri a identificare le difficoltà avvertite e ad applicare i principi delle relazioni umane ai problemi
che nascono a tutti i livelli dell’esperienza.
L’infermiere “comprende il proprio comportamento” e nel contempo deve essere di aiuto agli altri
nell’identificare le difficoltà dovute a forme di risentimento
Nel rapporto infermiere-paziente, l'unico fattore controllabile è il ruolo dell'infermiere. Pertanto,
l'infermiere, controllando o modificando il proprio comportamento, provoca reazioni differenti nel
paziente.
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Qui si parte da se stessi. Il nursing psicodinamico significa partire dall'infermiere: prima di tutto,
bisogna capire se si è in grado di prendere in carico l'altro. Il punto di partenza non è la persona, ma il
professionista infermiere.
L'infermiere deve valutare se ha delle risorse.
Primo passaggio: comprendere il proprio comportamento per essere di aiuto.
Dice che nella relazione tra infermiere e paziente, l'unico elemento che è controllabile è il ruolo
dell'infermiere. Se io, nei confronti del paziente, vado a modificare il mio comportamento, ci saranno
reazioni differenti da parte del paziente.
MODELLO DELLE RELAZIONI INTERPERSONALI
La relazione (processo assistenziale) che c'è tra infermiere e paziente è una relazione di
trasformazione.
L'infermiere trasforma l'ansia del paziente.
Peplau definisce il processo interpersonale come il metodo con cui l’infermiere trasforma in modo
utile l’ansia del paziente.
Infermiere e paziente si relazionano in una relazione partecipativa in cui l’infermiere governa lo scopo
e il processo, mentre il paziente controlla il contenuto dell’ansia.
Il rapporto infermiere-paziente è suddiviso in quattro fasi: orientamento, identificazione,
esplicitazione e risoluzione.
In queste fasi l’infermiere assume diversi ruoli: straniero, insegnante, leader, consigliere, guida,
sostituto.
L'infermiere e il paziente attivano una relazione che deve essere partecipativa, dove però l'infermiere,
in questa relazione, deve avere ben chiaro dove deve andare.
Il paziente deve controllare il contenuto della sua ansia.
Il rapporto infermiere-paziente non si basa più su dipendenza e autonomia, ma si parla di una
capacità relazionale tra professionista e paziente.
Il rapporto è diviso in quattro punti: orientamento, identificazione, esplicitazione e risoluzione.
Il continuum non è più autonomia-dipendenza, ma è di questi quattro livelli, in cui l’infermiere
assume dei ruoli diversi, il ruolo che in questa relazione all'interno di straniero, insegnante, leader,
consigliere, guida e sostituto.
FASI
Fase di orientamento: inizia quando il paziente esprime un bisogno. L’infermiere aiuta il paziente
a riconoscere il suo problema e a delineare il suo bisogno di aiuto.
Fase di identificazione: il paziente risponde selettivamente alle persone che possono soddisfare i
suoi bisogni stabiliti. Il paziente si identifica con coloro che lo possono aiutare.
Fase dell’esplicitazione/utilizzazione: il paziente utilizza tutti i servizi disponibili a seconda dei
bisogni e degli interessi personali. Il paziente cerca di trarre la massima utilità da ciò che gli viene
offerto attraverso la relazione.
Fase della risoluzione: i bisogni sono stati soddisfatti dalla collaborazione tra infermiere e paziente
e termina il rapporto terapeutico. Si lasciano man mano i vecchi obiettivi e se ne assumono di nuovi. Il
paziente si libera dall’identificazione con l’infermiere e consolida la capacità di rimanere più o meno
da solo.
RUOLI
Ruolo dell’estraneo: È una fase interpersonale in cui l'infermiere dovrebbe trattare il paziente
come una persona emotivamente capace, senza pregiudizi.
Ruolo della persona come risorsa: L'infermiere fornisce risposte specifiche a domande, con
particolari informazioni sanitarie, e spiega al paziente il trattamento o il piano di assistenza a lui
dedicato.
Ruolo educativo: È il ruolo di insegnante, che assorbe la combinazione di tutti i ruoli. Si parte
sempre da ciò che il paziente sa e si sviluppa attorno al suo interesse nel voler utilizzare le
informazioni.
Ruolo di sostituto: In questa fase, sia il paziente che l'infermiere definiscono aree di dipendenza,
indipendenza e interdipendenza.
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Ruolo di leadership: L'infermiere aiuta il paziente a portare a termine compiti necessari attraverso
una relazione di cooperazione e partecipazione attiva.
Ruolo di consigliere: È il ruolo più importante nel nursing psichiatrico, poiché il dare consigli
rientra nell’importante compito di aiuto al paziente.
I 4 CONCETTI DEL METAPARADIGMA
-​ Persona: È definita come un individuo, senza includere famiglie, gruppi o comunità. È un
organismo in sviluppo che cerca di ridurre l’ansia causata dai bisogni, vivendo in equilibrio
instabile.
-​ Ambiente: Non è definito in modo specifico. È implicito, in quanto l’infermiere deve
considerare la cultura e i valori del paziente quando lo aiuta ad ambientarsi in ospedale. Non
sono considerate le possibili influenze dell’ambiente sul paziente. È anche ciò che accade
all’interno della persona.
-​ Salute: Un modo di vivere creativo, costruttivo, produttivo, personale e comunitario.
-​ Assistenza infermieristica: Considera il processo di assistenza come una serie di passi in
sequenza che pongono l’attenzione sulle interazioni terapeutiche.
Modello delle relazioni interpersonali: Offre strumenti ai professionisti per assistere il paziente non
solo dal punto di vista organico, ma anche valutando l’aspetto psicologico delle persone.
Il valore della sua teoria è quello di aver indirizzato gli infermieri a volgere lo sguardo non solo
all’aspetto fisico e di malattia della persona assistita, ma anche verso un “interiore” ricco di eventi,
sentimenti ed emozioni.
TERZA SCUOLA DI PENSIERO
I RISULTATI
Fanno parte di questa scuola principalmente:
-​ Martha Rogers, J. Watson, R. Rizzo Parse, Callista Roy.
-​ Callista Roy: L’infermiere è responsabile nell’aiutare l’assistito ad adattarsi ai cambiamenti
derivanti dalla malattia.
Secondo Roy, è necessaria una teoria per guidare l'infermiere, poiché in tutte le fasi del processo
assistenziale deve aiutare il paziente a esprimere il suo potenziale di salute, anche quando si trova
nell'ultima fase della malattia, supportandolo nell’accettare questa fase.
Le teorie del Risultato si concentrano sulla possibilità per l’infermiere di verificare come, attraverso i
suoi interventi, possa modificare i comportamenti delle persone.
La domanda alla base di questa scuola è: perché c’è bisogno dell’assistenza infermieristica?
-​ Martha Rogers: L’infermieristica deve aiutare le persone a raggiungere il loro massimo
potenziale di benessere e salute nella relazione tra individuo e il suo ambiente.
-​ Callista Roy: L’infermiere è responsabile nell’aiutare l’assistito ad adattarsi ai cambiamenti
derivanti dalla malattia.
CALLISTA ROY
Suor Callista Roy diventa infermiera nel 1963 con il Bachelor of Science in Nursing conferito dal
College Mount St. Mary’s di Los Angeles.
Nel 1964, Roy inizia a lavorare al suo modello, stimolata da Dorothy Johnson.
Nel 1966 ottiene il Master of Science in Nursing.
Nel 1967 consegue il Dottorato in Sociologia.
Nel 1977 ottiene un altro Dottorato in Sociologia.
Nel 1968, il College dove insegna adotta il suo modello come riferimento per il programma di
infermieristica.
È infermiera, ricercatrice e teorica di nursing al Boston College nel Massachusetts.
È presidentessa del Dipartimento Infermieristico del Collegio Mount Saint Mary's di Los Angeles.
È professore aggiunto del corso superiore presso la scuola di nursing dell’Università di Portland.
È sostituto direttore e consulente infermieristica del Saint Mary Hospital di Tucson, Arizona.
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MODELLO DI ADATTAMENTO
Il suo elemento di studio sono i bambini, e osserva come, rispetto all'adulto, il bambino abbia una
forte capacità di adattamento. La società reagisce continuamente agli stimoli, creando una reazione, e
l'individuo deve mantenere un equilibrio e adattarsi.
L’esperienza lavorativa in ambito pediatrico le permette di osservare quanto il paziente pediatrico
abbia una grande capacità di adattarsi ai cambiamenti fisici e psichici. Secondo Roy, l'individuo, la
famiglia, il gruppo, la comunità e la società reagiscono continuamente a stimoli (interni ed esterni)
cercando di mantenere un equilibrio, cioè un adattamento.
Elementi del modello concettuale:
-​ La persona fruitrice dell’assistenza.
-​ Lo scopo del nursing.
-​ Il concetto di salute
-​ Il concetto di ambiente.
-​ L’iter delle attività infermieristiche.
Nel modello di adattamento, chi usufruisce dell'assistenza vede l'identificazione dello scopo del
nursing. L’adattamento è un processo mediante il quale si reagisce positivamente a mutamenti
ambientali. Il livello di adattamento di una persona è un punto in continuo cambiamento, costituito
da stimoli focali, contestuali e residui che rappresentano lo standard proprio della persona, cioè
stimoli a cui la persona può rispondere con reazioni adattive ordinarie.
L’ambiente invia degli stimoli (input) alla persona, le risposte della persona agli stimoli/input
rappresentano l’output, l’adattamento, su cui ruota la teoria della Roy. Gli stimoli possono provenire
sia dall’ambiente interno che da quello esterno.
L’organismo elabora e reagisce agli stimoli tramite due sottosistemi:
-​ Regolatore: processi neurochimici o endocrini.
-​ Cognitivo: processi di percezione, elaborazione delle informazioni, apprendimento, giudizio
ed emozione.
Roy afferma che l’ambiente invia degli stimoli e la modifica della persona è rappresentata dai
sottosistemi cognitivo e regolatore, che rispondono a stimoli sia interni che esterni.
Ci sono quattro modalità attraverso le quali la persona si adatta, secondo Roy:
1.​ Fisiologico-fisico: rispondere a eventuali carenze relative ai bisogni di base, come respirare,
nutrirsi, idratarsi, riposare, attraverso meccanismi regolatori.
2.​ Del concetto di sé: rispondere agli stimoli cercando di preservare un senso di unità e scopo,
mantenendo un’identità stabile.
3.​ Dell’esercizio di ruolo: rispondere agli stimoli tenendo presente il ruolo rivestito all’interno
della società, come quello di genitore, lavoratore, studente, ecc.
4.​ Di interdipendenza: rispondere agli stimoli cercando di mantenere l'integrità delle relazioni
interpersonali, come amicizia, amore e altre relazioni affettive.
Esistono diversi livelli di adattamento:
1.​ Integrato: la persona soddisfa i bisogni dell’ambiente in modo armonioso.
2.​ Compensatorio: la persona è messa alla prova dall’ambiente, ma sta lavorando per rispondere
in modo adeguato.
3.​ Compromesso: la persona non riesce a rispondere efficacemente a quanto richiesto
dall’ambiente.
Il compito dell’infermiere è quello di intervenire sugli stimoli, modificandoli, qualora il paziente non
sia in grado di adattarsi ad essi in maniera efficace.
METAPARADIGMA
-​ Essere umano: sistema in continuo adattamento con l’ambiente, rispondendo agli stimoli
con capacità innate e acquisite.
-​ Ambiente: insieme di stimoli (positivi o negativi) che richiedono adattamento, provenienti
da fonti interne o esterne.
-​ Salute: capacità di adattarsi agli stimoli, con malattia e benessere che coesistono.
-​ Assistenza infermieristica: supporto nell'adattamento agli stimoli e rimozione di coping
inefficaci.
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MARISA CANTARELLI
Marisa Cantarelli, nata a Milano il 3 luglio 1930, è stata la più importante teorica italiana
dell’assistenza infermieristica degli ultimi cinquant’anni. Il suo contributo ha permesso di raggiungere
traguardi fondamentali che hanno elevato gli infermieri al ruolo di professionisti della salute.
Cantarelli ha ripercorso e valorizzato gli anni più importanti dell’evoluzione storica della professione
infermieristica italiana, contribuendo in modo inestimabile allo status attuale.
Nel 1950 si diploma come infermiera professionale a Torino, dimostrando fin da subito una
straordinaria capacità e dedizione, tanto da essere chiamata a Roma per ulteriori formazioni. Qui
ottiene nel 1953 il Diploma di Assistente Sanitaria Visitatrice presso la Scuola della Croce Rossa
Italiana, oltre a un certificato di specializzazione in Parassitologia presso l’Istituto Superiore di Sanità.
Sempre a Roma, nel 1968 consegue il Diploma di Dirigente dell’Assistenza Infermieristica
all’Università “La Sapienza”, rinunciando a una borsa di studio dell’OMS.
La sua carriera professionale si distingue per il rapido avanzamento e il costante impegno nella
formazione e nell’organizzazione. Dal 1969 al 1982 è direttrice della Scuola per Infermieri
Professionali dell’Ospedale “G. Fornaroli” di Magenta e dal 1974 al 1999 vice direttrice della Scuola
Universitaria di Discipline Infermieristiche dell’Università degli Studi di Milano. È stata inoltre
Funzionario Regionale di I qualifica Dirigenziale della Regione Lombardia dal 1983 al 1993 e
Professore a contratto di “Ricerca Infermieristica” presso l’Università degli Studi di Milano dal 1976 al
1999.
Cantarelli ha collaborato con l’Università Bocconi di Milano, una delle più prestigiose al mondo, come
docente della Scuola di Direzione Aziendale (SDA). È stata direttrice di diverse collane editoriali,
membro attivo di associazioni nazionali e internazionali, tra cui la CNAIOSS e la CNAI, e ha ricoperto
il ruolo di vicepresidente della Scuola Italiana di Cure Palliative. È stata inoltre membro del Comitato
Etico dell’Università degli Studi di Milano.
Il suo impegno nella professione infermieristica è stato instancabile. Nonostante i suoi 94 anni,
Cantarelli è rimasta lucida e attiva fino agli ultimi giorni, dedicando i suoi pensieri all’importanza
della disciplina infermieristica e alla professione come pilastro del sistema sanitario.
Marisa Cantarelli è morta a Milano nel settembre del 2024. La sua eredità professionale e umana
continuerà a influenzare profondamente la professione infermieristica in Italia e oltre.
TEORIA DEI BISOGNI
Perché è fondamentale oltre per la teoria, perché è importante capire il suo contenuto, perché ha
avuto un fondamento metodologico di ricerca. La Bocconi è stata di supporto a Marisa per andare a
verificare se, in tutta Italia, nelle più autorevoli sedi formative, poteva essere discusso questo
problema e superare il concetto di mansione.
Quali sono nell’operatività le attività che svolge l’infermiere? Sono andati ad osservare ciò che
facevano già gli infermieri e, così, si capì ciò che andava oltre al mansionario. Si arrivò a scomporre
tutta la pratica dell’infermiere e, nell’andare a ricomporla, si capì che il passaggio dalla mansione alla
competenza si poteva fare. Questo passaggio si è fatto purché ci siano tre pilastri: formazione, codice
deontologico, profilo professionale.
Questo passaggio, dovuto, voluto e ottenuto grazie allo studio e alla ricerca di Cantarelli, si è
concretizzato e si è passati dalla mansione alla competenza. Questo passaggio si è realizzato perché
noi, nel momento in cui agiamo nei confronti dell’assistito, lo facciamo senza un mansionario. Le
nostre attività si svolgono perché abbiamo il sapere, sono tutelate dal codice deontologico e sono
tutelate dal profilo, ovvero il Decreto Ministeriale 729/94 che identifica chi è l’infermiere.
Non sono stati anni facili perché si è litigato tantissimo, perché gli stessi professionisti non erano
d’accordo. Assumersi delle responsabilità importanti non era semplice.
Con il modello delle prestazioni infermieristiche nasce in Italia, nel 1986, uno studio promosso dalla
Federazione Nazionale dei Collegi con la direttrice Cossetta e le amministrazioni ospedaliere. La
domanda era: "Le infermiere possono praticare le endovenose?" Viene chiesta la consulenza
all’Università Bocconi su come si possa superare il concetto di mansione. La consulente
infermieristica del progetto è la [Link] Marisa Cantarelli.
Il piano di studio analizzava l’operatività dell’infermiere, chiedendosi: cosa fa l’infermiere? Si
identificano le mansioni che si vogliono superare e si analizza il mansionario. Si deve superare il
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concetto di mansione partendo dalla pratica infermieristica. Ne deriva un nuovo sistema di


regolamentazione per l’esercizio professionale, con la necessità di formazione, codice deontologico e
profilo professionale.
L’uomo, in situazioni ottimali e di equilibrio, provvede autonomamente a soddisfare i suoi bisogni. La
rottura di questo equilibrio porta la persona a trovarsi nelle condizioni di bisogno di aiuto, alle quali
risponde il gruppo sociale (famiglia, amici, volontariato) con generiche azioni compensatorie di
assistenza.
Se invece insorge nella persona il bisogno specifico di assistenza infermieristica, è necessario
l’intervento del professionista infermiere, dotato di una competenza disciplinare, per attuare una
prestazione infermieristica.
Il bisogno specifico di assistenza può essere soddisfatto unicamente dal professionista infermiere,
poiché egli dispone delle conoscenze, della competenza tecnica e dell'indirizzo deontologico necessari
per risolvere tale bisogno.
IL MODELLO DELLE PRESTAZIONI INFERMIERISTICHE
La prestazione infermieristica è: un comportamento osservabile che si attua mediante lo
svolgimento di un complesso di azioni fra loro coordinate per risolvere un bisogno specifico
manifestatosi in un cittadino/malato.
La prestazione infermieristica può essere erogata unicamente dall’infermiere.
Il bisogno è una necessità, un’esigenza manifestata dall’uomo di un qualsiasi oggetto o persona. Ogni
uomo possiede dei bisogni, indipendentemente dal fatto che essi siano conosciuti o meno.
Il bisogno specifico di assistenza infermieristica è la necessità, l’esigenza da parte dell’uomo di
ricevere assistenza infermieristica qualora si verifichino particolari condizioni fisiche o psichiche che
lo richiedano.
Il nucleo metafisico ruota intorno al concetto di uomo e di bisogno.
La prestazione infermieristica è il risultato conseguito mediante un complesso di azioni
coordinate.
Le azioni di assistenza infermieristica sono un insieme di atti fisici, verbali e mentali condotti secondo
una successione logica che l’infermiere esegue per raggiungere un obiettivo specifico, rappresentato
dal risolvere un bisogno specifico di assistenza infermieristica.
Più atti costituiscono un’azione e più azioni finalizzate a risolvere un bisogno della persona
costituiscono la prestazione.
Ogni azione deve essere sostenuta dal processo decisionale che il professionista mette in campo.
Il processo decisionale messo in atto dall’infermiere presuppone la scelta delle azioni finalizzate a un
unico risultato (coordinate) e la responsabilità totale su tutto il processo.
Il processo decisionale che porta alla scelta di azioni per erogare una prestazione consente di
classificare le prestazioni in:
Semplici o complesse
Autonome o ad autonomia limitata
Il concetto di prestazione semplice o complessa fa riferimento alla complessità dell’assistenza
infermieristica e permette di distinguere tra:
-​ Azioni che devono essere svolte necessariamente dal professionista infermiere
-​ Azioni che possono essere eseguite da altri professionisti all’interno dell’equipe
L’infermiere deve andare a valutare la prestazione che deve eseguire per verificare se si tratta di una
prestazione che può svolgere autonomamente o di una prestazione che deve svolgere in collaborazione
con un altro professionista.
Il passaggio da assistenza semplice ad assistenza complessa
Si passa da:
-​ Assistenza semplice (procedure, tecniche – mansioni)
-​ Assistenza complessa (giudizio autonomo, decisioni ponderate basate sulla conoscenza del
proprio lavoro e sulle informazioni – prestazioni)
Nell’assistenza semplice, il paziente sta bene e l’infermiere esegue una serie di procedure e tecniche
per aiutare la persona.
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Nell’assistenza complessa, la raccolta dati porta a esprimere un giudizio, come ad esempio: “Questa
persona ha qualcosa che non va”.
Queste prestazioni diventano parte dell’assistenza complessa: l’infermiere pone delle domande,
raccoglie dati e compie valutazioni di rischio. Alla fine del processo, è in grado di affermare, ad
esempio: “Non puoi muoverti a causa dei parametri alterati”.
A partire da questo momento, possono esserci situazioni in cui l’infermiere agisce autonomamente o
deve rivolgersi ad altri professionisti.
Responsabilità infermieristica
Quando sono individuate precise competenze infermieristiche, l’interdipendenza con altre professioni
nell’ottenimento del risultato è assente o bassa. In questo caso, la responsabilità dell’infermiere sul
risultato è piena e diretta.
Quando il risultato della prestazione è garantito da decisioni prese da diversi professionisti,
l’interdipendenza è media o medio-alta. In questo caso, la responsabilità sul risultato è parziale, ma vi
è una responsabilità specifica sull’azione infermieristica che ha portato al risultato.
Esempio: il paziente è a letto, sudato, pallido e con giramenti di testa. L’infermiere rileva i parametri
vitali e verifica che la pressione è bassa (es. 90/50 rispetto al range normale di 120/70). A fronte di
questi dati, quali interventi infermieristici possono essere attivati per fronteggiare la pressione bassa?
-​ Evitare che il paziente si alzi (autonomia)
-​ Sollevare le gambe (autonomia)
-​ Applicare terapia infusiva o effettuare un prelievo (prescrizione medica)
In caso di prestazione complessa, l’infermiere confronta con il medico l’intervento migliore.
Ruolo dell’infermiere nella prestazione infermieristica
Nella prestazione infermieristica, l’infermiere è l’unico responsabile dell’erogazione della prestazione,
decidendo:
1.​ Tipologia d’intervento
2.​ Modalità d’azione
3.​ Tempi d’erogazione e valutazione
Questo conferisce all’infermiere la qualifica di professionista autonomo, grazie alle conoscenze e al
codice deontologico.
Quando l’infermiere ha prestazioni di cui è totalmente responsabile, può agire in piena autonomia.
Tuttavia, se la prestazione richiede una prescrizione di un altro professionista, l’autonomia è limitata.
Prestazioni reali e derivate
Prestazione reale: l’infermiere ha piena autonomia e responsabilità sull’intervento.
Prestazione derivata: l’infermiere necessita di una prescrizione di un altro professionista per eseguire
l’intervento.
I bisogni si collocano lungo un continuum tra autonomia e dipendenza.
L’infermiere, nei suoi interventi, segue cinque stadi:
-​ indirizzare il paziente,
-​ guidarlo,
-​ compensare la sua mancanza di capacità,
-​ sostituirlo temporaneamente,
-​ agire completamente in sua vece.
I primi due stadi rappresentano una non conoscenza o una capacità limitata da parte del paziente,
mentre gli ultimi tre stadi rappresentano un’incapacità più complessa. Per ogni bisogno, ci sono atti e
azioni specifiche riferite alla prestazione infermieristica, con l’indicazione dello stadio in cui il
paziente si colloca lungo questo continuum. Nell’ambito di ciascuna prestazione, l’infermiere si
preoccuperà di indirizzare, ovvero orientare l’individuo alla scelta, guidare, cioè sostenere la scelta,
sostenere, contribuendo al mantenimento di una condizione, compensare, intervenendo per ristabilire
un equilibrio precedente tramite una parziale sostituzione, e sostituire, espletando completamente
una funzione invece della persona assistita.
-​ UOMO: è un sistema aperto che scambia con l’ambiente informazioni. L’uomo agisce
sull’ambiente e l’ambiente agisce sull’uomo.
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-​ AMBIENTE: inteso in senso ampio come fisico, sociale e culturale, non può essere separato
dalla dimensione umana. Alcune variabili sociali che circondano l’uomo ne influenzano il
comportamento, quali: la cultura, la famiglia, il linguaggio, lo stile di vita, l’ambiente
socio-economico di provenienza, i sistemi scolastici, le credenze e la religione.
-​ SALUTE: la definizione di salute riguardo agli individui è continuamente mutata,
adattandosi all’evoluzione del tempo. La salute si presenta come un processo dinamico
considerato come un susseguirsi di capacità e incapacità funzionali che possono variare anche
impercettibilmente.
-​ ASSISTENZA INFERMIERISTICA: comportamento osservabile che si attua mediante lo
svolgimento di un complesso di azioni tra loro coordinate per risolvere un bisogno specifico
manifestatosi in una persona.
BAI (bisogno di assistenza infermieristica)
BAI Il Bisogno di Assistenza Infermieristica può essere soddisfatto unicamente dal professionista
infermiere, in quanto solo lui possiede le conoscenze, la competenza tecnica e l’indirizzo deontologico.
Il BAI può essere manifesto o non conosciuto. La trasformazione di un BAI non conosciuto in BAI
manifesto, e quindi in domanda di assistenza, può essere realizzata dall’infermiere. “Il bisogno di
assistenza infermieristica è la necessità, l’esigenza, da parte dell’uomo di ricevere Assistenza
Infermieristica qualora si verifichino particolari condizioni fisiche o psichiche che lo richiedano.”
IL PROCESSO DI ASSISTENZA
Il processo di assistenza infermieristica è il principale metodo clinico adottato dalla disciplina
infermieristica per identificare i bisogni assistenziali della persona assistita e per pianificare una
risposta efficiente ed efficace a tali problemi, attraverso un complesso di prestazioni.
Il metodo principale della disciplina infermieristica, universalmente riconosciuto, è il processo di
assistenza infermieristica. Tale metodo trae origine dai metodi di risoluzione dei problemi, che
possono essere categorizzati in quattro tipologie:
-​ Metodo di risoluzione spontanea
-​ Metodo di risoluzione per tentativi ed errori
-​ Metodo di risoluzione per intuizione
-​ Metodo scientifico di risoluzione dei problemi
Il metodo scientifico garantisce riproducibilità, verificabilità, esattezza, diminuzione della
discrezionalità e una comunicazione efficace tra i professionisti. Il metodo disciplinare viene applicato
alla persona assistita attraverso il piano di assistenza infermieristica, che rappresenta lo strumento del
processo di assistenza infermieristica.
Il processo di assistenza segue una modalità sistematica in cui l’infermiere:
1.​ Esegue una raccolta dati
2.​ Valuta i dati raccolti
3.​ Pianifica gli interventi
4.​ Attua gli interventi
5.​ Effettua una valutazione finale
Il pensiero critico è un’attività mentale intenzionale mediante la quale si elaborano e si valutano
idee, formando giudizi. È fondamentale per attivare il processo di assistenza infermieristica:
È un approccio sistematico e creativo usato per identificare, prevenire e trattare problemi di salute
reali o potenziali, ossia il metodo clinico.
È un atteggiamento professionale e un processo cognitivo che implica capacità intellettuali.
È un modo di pensare disciplinato e razionale che valorizza ciò che si conosce e chiarisce ciò che non si
conosce.
Il piano di assistenza, come documento compilato dall’infermiere, è lo strumento operativo del
processo di assistenza. Questo comprende la cartella infermieristica, che documenta tutte le fasi della
presa in carico dei bisogni del paziente:
-​ La valutazione dei dati
-​ Gli interventi infermieristici
-​ Gli esiti degli interventi
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Il piano di assistenza infermieristica consente di porci continuamente domande, favorendo una


comunicazione costante ed efficace tra i professionisti.
LA DIAGNOSI INFERMIERISTICHE
Negli USA si inizia a parlare di diagnosi infermieristiche (DI) a partire dagli anni 1950. La tassonomia
NANDA International è il sistema classificatorio più utilizzato nel mondo. NANDA definisce la
diagnosi infermieristica come "un giudizio clinico riguardante le risposte di individui, famiglie o
comunità a problemi di salute/processi vitali in atto o potenziali che l’infermiere è autorizzato e
competente a trattare". Le diagnosi infermieristiche possono fornire la base per la selezione degli
interventi infermieristici volti a conseguire risultati di cui l’infermiere è responsabile.
Le diagnosi infermieristiche permettono di parlare un linguaggio condiviso dalla comunità
professionale, documentare con le stesse parole chiave i problemi clinico-assistenziali delle persone
assistite, gli interventi erogati e da erogare e le risposte a tali interventi.
Ad esempio, se un assistito presenta affanno dopo movimenti minimi, come viene definito il
problema? "Movimento che provoca affanno?" oppure "Difficoltà di movimento?" "Compromissione
della mobilità?" oppure "Necessità di ridurre il movimento?" La diagnosi infermieristica costituisce la
base sulla quale scegliere gli interventi infermieristici volti a raggiungere risultati di cui l’infermiere è
responsabile.
La diagnosi infermieristica è un’affermazione che descrive uno specifico tipo di problema o di risposta
identificato dall’infermiere. Esprime il giudizio professionale sulle condizioni del paziente, sulle sue
risposte ai trattamenti ricevuti e sulle necessità di assistenza infermieristica.
Un esempio concreto: una paziente viene ricoverata per una polmonite da stasi. Durante
l’accertamento nella fase di ricovero, l’infermiere nota una piccola escoriazione nell’area sacrale. La
diagnosi infermieristica sarà "Alterata integrità cutanea correlata all’immobilità come evidenziato da
un escoriazione sacrale".
Per la pianificazione, al fine di ottenere la guarigione della lesione in una settimana, l’infermiere
pianifica i seguenti interventi: mobilizzare la paziente ogni 2 ore, usare un presidio antidecubito,
coprire l’area arrossata con medicazione trasparente. Per quanto riguarda l’esecuzione, questi
interventi vengono programmati per una settimana.
La tassonomia NANDA è specifica per l’infermieristica e si completa con i NIC e NOC. I NOC
(Nursing Outcomes Classification) sono attualmente 190 e rappresentano gli indicatori per misurare i
risultati delle cure infermieristiche. I NIC (Nursing Intervention Classification) sono attualmente 443
e rappresentano la classificazione di tutti gli interventi infermieristici praticati negli USA e in altri
stati.
LA DOCUMENTAZIONE INFERMIERISTICA
La documentazione infermieristica svolge un ruolo cruciale nell'assistenza sanitaria, poiché è
uno strumento fondamentale per monitorare, registrare e comunicare in modo accurato e tempestivo
le condizioni e i bisogni del paziente. Come evidenziato da M. Casati (2005), la documentazione
infermieristica e sanitaria in generale riflette non solo lo stato dell'esercizio professionale, ma anche la
cultura documentale presente in ogni contesto sanitario.
La cartella infermieristica, in particolare, è un contenitore che raccoglie tutte le informazioni
relative alle cinque fasi del Piano Assistenziale Individualizzato (PAI), che comprendono la
valutazione, la pianificazione, l'implementazione, il monitoraggio e la valutazione del risultato
dell'assistenza. La documentazione consente ai professionisti sanitari di avere una visione chiara e
misurabile del processo di assistenza infermieristica, facilitando l'identificazione dei bisogni di cura e
la pianificazione delle azioni necessarie per soddisfarli in modo appropriato e tempestivo.
Come sottolineato, il processo assistenziale è dinamico, sicuro ed efficiente, e richiede un'integrazione
tra i diversi professionisti sanitari. In questo contesto, la documentazione diventa uno strumento che
favorisce la comunicazione e la collaborazione interdisciplinare, permettendo a tutta l'equipe di lavoro
di avere accesso alle informazioni relative al paziente e di agire in modo coeso per raggiungere gli
obiettivi di cura stabiliti.
Infine, la cartella clinica è essenziale non solo per il monitoraggio del decorso del paziente, ma anche
per la promozione della continuità delle cure, come affermato dagli Standard JCR (2011), che
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enfatizzano l'importanza di documentare in modo adeguato il trattamento, i risultati e il percorso


clinico del paziente, garantendo così la continuità dell'assistenza tra i vari professionisti sanitari.
Il termine "nursing", come descritto nel testo, non è facilmente traducibile, poiché racchiude tutte le
funzioni, i livelli e le responsabilità dell'attività infermieristica, comprendendo sia il campo delle
conoscenze teoriche che le pratiche professionali. È un sistema in continuo sviluppo, aperto al
progresso scientifico e alle evoluzioni sociali che influenzano la salute e la vita dell'uomo.
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ETICA
Attenzione rivolta al nostro comportamento e al modo in cui ci approcciamo all’assistenza dell’altra
persona.
L’assistenza infermieristica
L’assistenza infermieristica è un’esperienza professionale che richiede competenze disciplinari
specifiche e, nello stesso tempo, è un’esperienza etica. Nella relazione con la persona assistita,
l’infermiere è chiamato continuamente a compiere scelte etiche, assumendosene pienamente e
autonomamente la responsabilità.
I pilastri dell’assistenza infermieristica sono dati dalle competenze disciplinari, che derivano dal
profilo professionale, dal percorso curricolare e dal codice deontologico. La competenza disciplinare ci
permette di sapere chi siamo, mentre la conoscenza del codice ci consente di prendere decisioni nei
confronti del malato, di noi stessi e dell’equipe, assumendoci la piena responsabilità di tali scelte.
Nel contesto lavorativo, qualsiasi azione svolta comporta una piena assunzione di responsabilità,
come indicato dal profilo professionale, che chiarisce che siamo responsabili sia di ciò che facciamo,
sia di ciò che accade in conseguenza delle nostre azioni.
Autonomia e Responsabilità (L. 42/99)
Decreto 14 Settembre 1994, N. 739 (D.M. 739/94)
Art. 1: L’infermiere è l’operatore sanitario che [...] è responsabile dell’assistenza generale
infermieristica.
Codice deontologico infermiere 2019
Ordinamento didattico
Il nostro comportamento deriva dal profilo professionale, dal codice deontologico e dal sapere,
orientato dall’ordinamento didattico.
La Legge 1994 n. 739 ci consente di lavorare attraverso le competenze, superando il mansionario.
Questo presuppone necessariamente la conoscenza dell’ordinamento didattico, del codice
deontologico e della realtà professionale.
Etica= deriva da una parola greca ethos (modi di vivere).
Ethos= (greco): costume, consuetudine, modo di vivere.
Disciplina che studia il comportamento dell’uomo e indica le scelte da attuare al fine di individuare:
-​ quale sia il vero bene e quali i mezzi idonei a conseguirlo;
-​ quali sono i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri;
-​ quali sono i criteri per giudicare la moralità delle azioni umane.
(Morale dal latino moralis indica l'insieme dei valori riconosciuti come tali e delle regole condivise
dalla maggior parte di un gruppo sociale, quindi universalmente accettati).
L’etica è il tentativo di fornire le ragioni per cui:
ETICA E MORALE
Azioni libere e volontarie= L'etica e la morale, spesso, indicano le stesse azioni, ovvero azioni
libere che mi guidano su come devono essere compiute.
Dal latino moralis, derivato di mos, moris (costume, comportamenti), la morale indica il modo di agire
e comportarsi di un individuo o di un gruppo umano in un dato tempo e luogo, con un insieme di
valori, ideali, norme, costumi e regole che regolano il vivere sociale, ritenuti buoni perché socialmente
accettati e condivisi.
Etica e morale si propongono di stabilire regole che permettano di capire se il proprio agire
corrisponde a ciò che è giusto fare e a ciò che non si deve fare.
È importante riflettere sul concetto di azioni libere e volontarie, soprattutto nei confronti dell’assistito
e degli operatori. Per rispettare chi ho davanti nelle sue scelte, anche io devo essere libera: ciò che
devo eseguire non deve essere in contrasto con la mia morale.
Ad esempio, se non sono d’accordo sull’aborto, posso avere il mio pensiero personale, sia a favore sia
contrario. Come professionista, però, ho la possibilità di fare una scelta etica e deontologica che mi
consenta di astenermi in caso di disaccordo, pur rispettando le prestazioni sanitarie che siano in
accordo con la mia coscienza.
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La riflessione etica è fondamentale perché ci permette di orientarci in situazioni complesse. Le azioni


devono essere libere e volontarie, prive di qualsiasi condizionamento.
Problema etico= Un problema etico si presenta quando si deve decidere ciò che è giusto fare per un
malato, piuttosto che ciò che si fa o si potrebbe fare.
La libertà è alla base della morale di ogni azione umana. Un’azione non libera non rientra nell’ambito
della morale e, quindi, non determina responsabilità morale. Anche le leggi sociali stabiliscono la non
colpevolezza di chi agisce senza una volontà libera da condizionamenti.
Una scelta non libera non può essere definita un atto umano.
Dilemma etico= Il dilemma etico è la scelta tra due valori che, pur essendo entrambi eticamente
validi, sono in contrasto tra loro. In queste situazioni, solo il Codice Deontologico può guidare nella
scelta.
L’etica applicata=Un problema etico si verifica quando si deve decidere ciò che è giusto fare per un
malato, piuttosto che ciò che si fa o si potrebbe fare.
Un dilemma etico, invece, si presenta quando occorre scegliere tra due valori eticamente validi ma in
conflitto tra loro.
La decisione da prendere, per preservare la salute della persona, dipende sia dalle teorie etiche sia dai
parametri oggettivi forniti dalla medicina. L’infermiere, di fronte a due alternative eticamente giuste,
può orientarsi solo grazie all’esperienza morale e alle conoscenze del Codice Deontologico.
I problemi etici affrontati riguardano:
-​ l’inizio della vita;
-​ il termine della vita;
-​ interventi sulla vita di altri esseri viventi.
All’assistito è riconosciuto un ruolo sempre più attivo, basato sul principio di autonomia e
autodeterminazione.
Il sanitario, davanti a un problema etico, deve sostenere il confronto all’interno dell’équipe e, se
necessario, attivare la consulenza di colleghi esperti, del comitato etico locale o dell’Ordine
professionale.
Lettura del caso etico
La riflessione etica non offre soluzioni prestabilite, ma propone al professionista un metodo per
analizzare le situazioni e arrivare a conclusioni ragionate.
Per facilitare questa analisi, sono disponibili due «griglie per l’analisi dei casi clinici»:
-​ Griglia di Spinsanti
-​ Griglia di Cattorini
Secondo Spinsanti (2001), il metodo più efficace è il confronto con i casi clinici, poiché i professionisti
della sanità tendono a preferire un approccio pratico, basato sull’esperienza diretta, piuttosto che
considerazioni di tipo teorico, filosofico-storico o accademico.
CODICE DEONTOLOGICO
SCRITTO DA NOI INFERMIERI
Il Codice Deontologico rappresenta uno strumento fondamentale, scritto e reso pubblico, che definisce
e stabilisce le regole di condotta che devono essere rispettate nell’esercizio della professione. È un
documento che permette di comprendere chi è l’infermiere e quale sia il suo ruolo all’interno della
società, fungendo da punto di riferimento etico e valoriale. Per l’infermiere, il Codice costituisce una
guida per lo svolgimento delle proprie funzioni, oltre che un orientamento per i rapporti con gli altri
operatori e con l’organizzazione sanitaria.
La deontologia si configura come un insieme di regole di autodisciplina e di comportamento che i
professionisti di una determinata categoria si danno autonomamente per garantire un’azione
responsabile e coerente. È quindi un "patto esplicito" tra i professionisti e la società, volto a stabilire i
principi che guidano l’agire professionale. Le regole deontologiche non sono normative statali, ma
rappresentano un sistema di autoregolamentazione elaborato dalla stessa categoria. Questo sistema si
basa su documenti fondamentali, come la Costituzione della Repubblica Italiana e la Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo, che richiamano i diritti fondamentali e i principi etici universali.
Il Codice Deontologico offre un’importante guida per l’esercizio quotidiano della professione
infermieristica, sottolineando i concetti di autonomia e responsabilità. Rappresenta un punto di
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riferimento per affrontare situazioni cliniche problematiche, fornendo strumenti per la riflessione e
per la crescita professionale. È un documento che accompagna l’infermiere nel suo lavoro, aiutandolo
a prendere decisioni consapevoli, anche in situazioni complesse, e promuovendo il confronto e la
condivisione all’interno dei gruppi professionali.
Nella storia infermieristica italiana si sono susseguite cinque versioni del Codice Deontologico: 1960,
1977, 1999, 2009 e 2019. Ogni versione ha rappresentato un adeguamento alle esigenze e ai
cambiamenti della società, sottolineando l'importanza di aggiornare continuamente i principi
deontologici per rispondere alle nuove sfide professionali. Il primo Codice, emanato nel 1960 dalla
Federazione dei Collegi, rispecchiava un periodo in cui l’infermieristica era considerata una
professione sanitaria ausiliaria, guidata dal Mansionario dell’Infermiere Professionale. Con il tempo,
l’infermieristica ha acquisito autonomia e una sempre maggiore consapevolezza del proprio ruolo
nella società, portando a una continua evoluzione del Codice.
Il Codice Deontologico, oltre a definire i comportamenti professionali, sottolinea l'importanza di
rispettare le norme etiche e valoriali. L’inosservanza delle regole deontologiche comporta un potere
sanzionatorio da parte dell’Ordine professionale di riferimento, che può variare da ammonizioni e
avvertimenti fino alla sospensione o radiazione dall’albo. Questo documento non è solo un insieme di
regole, ma un’espressione dei valori della professione infermieristica, rappresentando un patto di
fiducia con i cittadini, che si traduce in un impegno concreto verso il rispetto della dignità umana e dei
diritti fondamentali.
IL 1 CODICE DEONTOLOGICO DEL 960
Il primo Codice Deontologico infermieristico fu emanato nel 1960 dalla Federazione dei Collegi, in un
periodo in cui l’infermieristica, dal punto di vista giuridico-normativo, era inquadrata come
professione sanitaria ausiliaria, secondo quanto stabilito dal R.D.L. n. 1265 del 27 luglio 1934.
L’attività infermieristica era allora regolata dal Mansionario dell’Infermiere Professionale, introdotto
con il R.D.L. n. 1310 del 2 maggio 1940. Questo primo codice conteneva solo 11 articoli e si basava su
principi generici della morale e del diritto naturale, rappresentando il punto di partenza per
l’evoluzione deontologica della professione.
L’Articolo 1 sanciva che l’infermiere professionale, l’assistente sanitaria visitatrice e la vigilatrice
d’infanzia dedicavano la loro opera all’assistenza dell’ammalato, al sollievo della sofferenza, alla difesa
della vita e alla tutela della salute, sia individuale che collettiva. L’Articolo 9, invece, sottolineava
l’importanza dell’aggiornamento continuo e della formazione, nonché dell’esemplare comportamento
nella vita privata. L’Articolo 10 richiamava il valore simbolico della divisa, considerata un distintivo
che doveva esprimere equilibrio personale, rispetto e fiducia.
L’Articolo 6 sottolineava che i rapporti tra infermieri e medici dovevano essere improntati su una
leale collaborazione, con un'esecuzione scrupolosa delle prescrizioni terapeutiche e un sostegno alla
fiducia del paziente verso il medico e gli altri operatori sanitari. In America, invece, l’infermiera aveva
l’obbligo di eseguire con intelligenza e lealtà gli ordini del medico, rifiutando qualsiasi partecipazione
a procedimenti contrari alla deontologia.
L’esercizio della professione infermieristica era definito come "al servizio della persona umana",
ispirandosi ai principi del diritto e della morale naturale. Le professioni sanitarie erano allora
suddivise in tre categorie principali:
-​ medici, farmacisti e veterinari;
-​ professioni sanitarie ausiliarie, come gli infermieri;
-​ altre professioni non ausiliarie.
All’interno di questo contesto, il codice deontologico emergeva come un richiamo ai valori
fondamentali dell’infermiere, ma rimaneva fortemente legato alla visione ausiliaria delineata dal
Mansionario, emanato circa vent’anni prima.
Tutti i codici successivi hanno sempre mantenuto un particolare richiamo all’immagine
dell’infermiere, sottolineando l’importanza del decoro, della professionalità e della fiducia ispirata
dalla figura dell’infermiere stesso. Questa attenzione costante all’immagine e ai valori morali evidenzia
l’impegno etico richiesto dalla professione infermieristica sin dai suoi albori.
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IL 2 CODICE DEONTOLOGICO DEL 1977


Il secondo Codice Deontologico venne emanato nel 1977, in un contesto profondamente mutato
rispetto al 1960. Diverse normative introdotte nel periodo intercorso tra i due codici avevano infatti
segnato cambiamenti significativi nella professione infermieristica. Tra queste ricordiamo la Legge 25
febbraio 1971, n. 124, la Legge 15 novembre 1973, n. 795 e il DPR 14 marzo 1974, n. 225, che apportò
modifiche al Regio Decreto del 1940.
Altri provvedimenti importanti furono il DPR 31 ottobre 1974, n. 878, che modificò lo statuto
dell’Università degli Studi di Milano, prevedendo per la prima volta che un’infermiera altamente
qualificata potesse essere nominata Vice Direttrice dal Consiglio di Facoltà, su proposta del Direttore
della Scuola nominato dal Rettore. Questa infermiera, tuttavia, doveva essere in possesso del titolo
conferito da una scuola italiana o estera analoga. Un esempio significativo fu la nomina di Marisa
Cantarelli, prima infermiera italiana a ricoprire tale ruolo. Infine, il DPR 13 ottobre 1975, n. 867
contribuì a ridefinire ulteriormente i contorni della professione infermieristica.
Nel 1977 si avvertì quindi la necessità di un aggiornamento del Codice Deontologico, reso
indispensabile dai cambiamenti normativi, sociali e professionali. Il nuovo codice affermava che
"l’infermiere svolge una professione al servizio della salute e della vita" e che il suo ruolo non era
limitato a garantire un’assistenza adeguata, ma anche a rispondere a nuove esigenze professionali per
favorire il progresso della salute nel Paese, collaborando con tutto il personale sanitario. Inoltre, il
codice sottolinea che la professione infermieristica, nella sua dimensione umana, sociale e tecnica,
doveva essere costantemente ispirata a norme precise e comuni.
Rispetto al codice del 1960, il documento del 1977 introduceva concetti innovativi come prevenzione,
cura e riabilitazione, ampliando l’oggetto dell’assistenza. Non era più solo la persona ad essere al
centro, ma la vita stessa, come dimostrato dalla terminologia adottata: "l’infermiere aiuta ad amare la
vita". Gli infermieri professionali dedicavano la loro opera al sollievo della sofferenza e al
miglioramento della qualità della vita.
Il codice del 1977, composto da 11 articoli, era organizzato in tre aree deontologiche principali,
comprensive di 12 norme: la dimensione umana, i rapporti sociali e l’impegno tecnico-operativo.
Articolo 1 Nella dimensione umana, l’infermiere era definito come al servizio della vita dell’uomo,
aiutandolo ad amare la vita, a superare la malattia, a sopportare la sofferenza e ad affrontare l’idea
della morte
Articolo 4 l’infermiere promuove la salute del singolo e della collettività, operando
contemporaneamente per la prevenzione, la cura e la riabilitazione
L'articolo 6 sottolinea che l’infermiere, nell’ambito della sua autonoma responsabilità e nel rispetto
delle diverse competenze, collabora attivamente con i medici e con altri operatori socio-sanitari.
Questa collaborazione mirava alla tutela della salute dei cittadini, sia attraverso la programmazione e
il funzionamento delle strutture, sia tramite la gestione democratica dei servizi, rispondendo sempre
ai bisogni reali della popolazione sul territorio.
Nell’area dell’impegno tecnico-operativo, l’Articolo 11 affermava il diritto dell’infermiere all’obiezione
di coscienza di fronte a interventi contrastanti con i principi etici della professione, come sancito dalla
Legge n. 194 del 22 maggio 1978 sulle norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione
volontaria della gravidanza.
Un altro aspetto significativo del periodo fu il DPR del 1974, che rappresentò la prima revisione del
Mansionario del 1940. Questo cambiamento contribuì a rendere il nuovo codice deontologico del 1977
sempre più aderente alle esigenze della società e della professione infermieristica, dimostrando
l’evoluzione e l’adattamento della deontologia alle nuove necessità del tempo.
Verso il 1999: (1996 Patto infermiere-cittadino)
Verso il 1999, nel 1996 venne introdotto il "Patto infermiere-cittadino", un documento pubblico
redatto dagli infermieri e rivolto agli assistiti. Questo testo rappresentava una dichiarazione aperta
dell'attività svolta dall'infermiere, sottolineando il valore umanistico alla base della professione.
L'essenza del documento risiedeva proprio in questa dichiarazione pubblica, che metteva in risalto il
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legame tra l'infermiere e il cittadino, confermando l'importanza dei valori umani che guidano la
professione.
Prima del 1999, la professione infermieristica aveva attraversato un periodo di crisi, che si collocava
tra gli anni '70 e '80. Durante quel periodo si verificò una "crisi tecnicistica", ossia un’eccessiva
focalizzazione sugli aspetti tecnici, e una sorta di esportazione del termine "nursing", che rischiava di
allontanare l'infermiere dal suo ruolo originario centrato sulla cura e sull'assistenza della persona.
IL 3 CODICE DEONTOLOGICO DEL 1999
Il terzo Codice Deontologico del 1999 nasce in un periodo di grandi cambiamenti per il sistema
sanitario italiano. Con l'introduzione del Servizio Sanitario Nazionale, il modello italiano si ispira al
sistema inglese, garantendo a tutti i cittadini, inclusi gli stranieri, il diritto all’assistenza sanitaria.
Prima di questa riforma, l’assistenza era garantita principalmente dalle mutue, che però coprivano
solo una parte della popolazione. Il Codice del 1999 si inserisce in un contesto di trasformazione del
sistema sanitario e della professione infermieristica.
Perché un nuovo Codice Deontologico?
Il passaggio dal Codice Deontologico del 1977 a quello del 1999 si rese necessario per diversi motivi.
Innanzitutto, la Legge 23 dicembre 1978, n. 833, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale, segnò una
svolta nella gestione della sanità pubblica, richiedendo un aggiornamento delle norme che regolano la
professione infermieristica. Inoltre, nel 1996, furono introdotti due documenti fondamentali per il
cambiamento della professione:
Il Patto Infermiere-Cittadino, che chiariva il ruolo dell’infermiere nei confronti del cittadino e
poneva l’accento sull’importanza del consenso informato e della partecipazione attiva del paziente.
Il Modello delle prestazioni infermieristiche, elaborato da Marisa Cantarelli, che definì il bisogno di
assistenza infermieristica in Italia, distinguendo le prestazioni semplici da quelle complesse e
definendo in modo preciso le responsabilità dell'infermiere.
A questi sviluppi si aggiunge la Legge 26 febbraio 1999, n. 42, che abolì il tradizionale mansionario del
1940, introducendo il concetto di competenza invece di assegnare compiti specifici. Questo
cambiamento rifletteva la crescente esigenza di professionalità e di responsabilità, in un contesto in
cui l’infermiere non è più solo un esecutore, ma un professionista autonomo responsabile delle sue
scelte.
La nuova struttura del Codice Deontologico
Il Codice Deontologico del 1999 si presenta con una struttura completamente rinnovata rispetto ai
precedenti. In questa versione, il Codice diventa non solo un riferimento professionale ma anche un
punto di riferimento giuridico. Le parole chiave del nuovo Codice sono responsabilità, obiezione di
coscienza, equità, competenza. Si compone di 47 articoli suddivisi in sette capitoli:
1.​ Presentazione (4 articoli),
2.​ Principi etici della professione (7 articoli),
3.​ Norme generali (6 articoli),
4.​ Rapporti con la persona assistita (18 articoli),
5.​ Rapporti professionali con i colleghi e altri operatori (6 articoli),
6.​ Rapporti con le istituzioni (6 articoli),
7.​ Disposizioni finali.
Principi fondamentali del Codice Deontologico del 1999
I doveri dell’infermiere come diritti dei cittadini
L’infermiere, secondo il nuovo Codice, ha una responsabilità che non riguarda solo le sue azioni, ma
anche i risultati dell’assistenza che fornisce. Gli articoli più significativi sono:
Articolo 1.1: L’infermiere, iscritto all'Albo professionale e con il diploma abilitante, è responsabile
dell’assistenza infermieristica.
Articolo 1.3: L'infermiere ha il dovere di prendersi cura della persona, nel rispetto della vita, della
salute, della libertà e della dignità dell'individuo.
Articolo 2.5: In caso di conflitti etici, l’infermiere deve cercare una soluzione attraverso il dialogo.
Tuttavia, se la volontà dell’assistito è in contrasto con i principi etici della professione o con la
coscienza dell’infermiere, quest'ultimo può esercitare il diritto all’obiezione di coscienza.
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Articolo 4.4= L’infermiere deve essere informato sul progetto diagnostico-terapeutico, poiché
questo influirà sul piano assistenziale e sulla relazione con la persona assistita.
Articolo 4.11= L'infermiere deve ascoltare anche l'opinione del minore riguardo le scelte
terapeutiche, considerando l'età e la maturità del paziente.

L’impegno nella cooperazione e la gestione delle carenze strutturali


Un tema particolarmente importante trattato dal Codice riguarda le carenze strutturali e la necessità
di un comportamento cooperativo. L’infermiere, quando si trova a dover compensare le carenze di
personale o di risorse, deve farlo solo nell’interesse dei cittadini e delle istituzioni, ma deve anche
opporsi a pratiche che compromettano la qualità dell’assistenza o violino la sua autonomia
professionale.
Articolo 6.2= L’infermiere è tenuto a compensare le carenze della struttura sanitaria, ma deve
opporsi quando questa compensazione diventa sistematica e rischia di compromettere la qualità
dell’assistenza e la sua responsabilità professionale.
Demansionamento= ovvero l'assegnazione di compiti a professionisti che non hanno le
competenze necessarie, è un altro aspetto cruciale trattato dal Codice. L’infermiere, pur lavorando in
contesti dove il personale è carente, ha il dovere di tutelare il paziente e di rifiutarsi di svolgere attività
che non rientrano nelle sue competenze specifiche, per evitare danni ai pazienti e garantire la qualità
dell’assistenza.
Disposizioni finali
Le norme deontologiche sono vincolanti: la loro inosservanza può comportare sanzioni da parte del
Collegio professionale. L'inadempimento del codice può risultare nella perdita della qualifica
professionale. Il Collegio, infatti, è garante della competenza e della qualificazione dei professionisti,
assicurando che ogni individuo sia idoneo ad esercitare la professione in modo competente e
conforme agli standard etici.
Il professionista sanitario, in base al codice deontologico, è considerato responsabile unico
dell'assistenza infermieristica. Il codice del 1999, oltre a definire le responsabilità civili, penali e
deontologiche, introduce anche la responsabilità sui risultati. Ciò implica che il professionista non
solo deve garantire l’adeguatezza dell’assistenza, ma anche farsi carico dell'esito delle azioni
intraprese.
Questa responsabilità implica la capacità di:
-​ Prevedere gli obiettivi assistenziali adeguati;
-​ Scegliere le azioni più appropriate per raggiungere tali obiettivi;
-​ Orientare e riorientare le risorse necessarie;
-​ Valutare i risultati dell’assistenza fornita.
IL 4 CODICE DEONTOLOGICO DEL 2009
Rispetto agli altri 4, ha avuto una stesura differente, vuol dire che mentre per i precedenti codici c'è
stata una elaborazione a livello alto delle tematiche e dei contenuti, da ampliare, in questa stesura c'è
stato un approccio definito diverso perché ha coinvolto non soltanto gli operatori che lavoravano
all'interno dei collegi, ma hanno coinvolto un bioeticista, chi si occupa di bioetica delle problematiche
legate alle fasi della vita e della morte, un filosofo, un giurista, un medico legale, un gruppo di
infermieri esperti in problematiche in ambito etico. Perché, nel frattempo, tra le varie specializzazioni
a cui l'infermiere poteva ambire con accorsi aggiuntivi di master, si sono sviluppati dei master
sull'etica e sul fine vita. Hanno chiesto la partecipazione di andare a stendere questo codice.
Dopodiché, con una modalità bottom-up, loro hanno scritto un canovaccio. Questo canovaccio lo
hanno distribuito alle università; dopodiché, tutte queste bozze sono tornate e hanno scritto
definitivamente, con una modalità condivisa, il codice del 2009. Prima stesura di un codice condiviso
con altri professionisti.
Il codice del 2009 è composto da 51 articoli, suddivisi in 6 capi, e prevede le disposizioni finali. Ha
visto un lavoro preparatorio diverso rispetto alla stesura della versione del 1999 che, all'epoca, aveva
coinvolto oltre ai componenti del Comitato Centrale, un bioeticista, un filosofo morale, un giurista e
un medico legale, anche un gruppo di infermiere esperte di tematiche etiche. Per questa elaborazione,
assieme alle figure precitate, si è scelto di utilizzare un approccio bottom-up, raccogliendo le proposte
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di associazioni professionali, di Consigli Direttivi di Collegi IPASVI e di singoli professionisti e sedi


universitarie.
I passi straordinari rispetto al precedente codice: rispetto a quello del 1999, il codice del 2009 dice che
l'infermiere è un professionista sanitario. Perché nel 1999 si rinforza la legge 42, da cui la legge 42 era
totalmente in vigore, con la legge 42, poi abbiamo perso il titolo di ausiliario. Ora siamo professionisti
e, per rafforzare il percorso di autonomia, siamo diventati professionisti sanitari.
Nel febbraio 2009 è stato approvato dal Comitato Centrale della Federazione Nazionale dei Collegi
IPASVI il nuovo codice deontologico. Fondamentale passaggio dalla dizione di "operatore sanitario",
contenuta nell'articolo 1.1 della Premessa del codice del 1999, a quella di "professionista sanitario",
così come si identifica l'infermiere nell'articolo 1 (capo I) del nuovo codice. La legge ribadisce che il
codice deontologico è alla base, con il profilo professionale, dell’espletamento in autonomia delle
funzioni professionali proprie dell’infermiere. Il valore del codice è rappresentato dalla necessità di
disciplinare l’esercizio professionale.
L'aspetto più importante è stato quello di dover disciplinare sempre più il nostro contenuto
professionale, dove all'interno di questi articoli l'elemento più importante è quello della
responsabilità, non come dovere, ma come senso civico dell’impegno, dove si valorizza sempre più
l’aspetto etico, il confronto con i professionisti all'interno di una forte indisciplinarietà della nostra
professione.
Il codice deontologico del 2009 si compone di 51 articoli suddivisi in sei capi e si caratterizza per
alcuni aspetti distintivi:
-​ La responsabilità, che non è più vista come un semplice dovere, ma come un impegno.
-​ Un importante e innovativo approccio etico.
-​ L'importanza dell'interdisciplinarietà e della comunicazione.
Responsabilità
l’articolo 1= afferma che l'infermiere è un professionista sanitario responsabile dell’assistenza
infermieristica. In contrasto, il codice del 1999
L'articolo 1.1 definiva l'infermiere come operatore sanitario responsabile dell'assistenza
infermieristica, a condizione che fosse in possesso del diploma abilitante e dell’iscrizione all'Albo
professionale.
L’articolo 3= stabilisce che la responsabilità dell'infermiere consiste nell’assistere, nel curare e nel
prendersi cura della persona, rispettando la vita, la salute, la libertà e la dignità dell’individuo.
L'articolo 27= evidenzia come l'infermiere debba garantire la continuità assistenziale, contribuendo
alla creazione di una rete di rapporti interprofessionali e gestendo efficacemente gli strumenti
informativi.
L'articolo 29= afferma che l'infermiere concorre a promuovere le migliori condizioni di sicurezza
per l’assistito e i familiari, sviluppando una cultura di imparare dall'errore e partecipando alle
iniziative per la gestione del rischio clinico.
Inoltre, il codice del 2009 introduce un nuovo orientamento nell'organizzazione ospedaliera,
concepita non più per logica divisionale, ma per la complessità assistenziale, il che impone un
riorientamento dell’assistenza, con scelte e decisioni che potrebbero influire sugli esiti clinici.
Etica
L’articolo 2= del codice del 2009 stabilisce che l'assistenza infermieristica è un servizio alla persona,
alla famiglia e alla collettività, realizzata tramite interventi autonomi, complementari e specifici di
natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa.
L'articolo 4 stabilisce che l'infermiere presta assistenza secondo principi di equità e giustizia,
tenendo conto dei valori etici, religiosi e culturali, nonché del genere e delle condizioni sociali della
persona, e considerando ogni esigenza dell’assistito, in particolare sotto il profilo diagnostico e
terapeutico.
L'articolo 31= prevede che l'infermiere si adopera affinché venga presa in considerazione l'opinione
del minore riguardo alle scelte assistenziali, diagnostico-terapeutiche e sperimentali, tenendo conto
dell’età e del suo grado di maturità. In situazioni in cui l’assistito non è in grado di manifestare la
propria volontà
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025

L’articolo 37 stabilisce che l’infermiere deve prendere in considerazione quanto l’assistito ha


chiaramente espresso in precedenza e che è documentato.

Multidisciplinarità
L'articolo 22= sottolinea che l'infermiere conosce il progetto diagnostico-terapeutico e le sue
influenze sul percorso assistenziale e sulla relazione con l’assistito.
L'articolo 23= infine, evidenzia come l'infermiere riconosca il valore dell’informazione integrata
multiprofessionale, impegnandosi affinché l'assistito disponga di tutte le informazioni necessarie per
soddisfare i suoi bisogni di vita.
IL 5 CODICE DEONTOLOGICO DEL 2019
Nel 2017 si è reso sempre più evidente il bisogno di un nuovo Codice Deontologico per gli infermieri,
reso necessario dalle numerose innovazioni normative e dai cambiamenti nel contesto professionale e
sociale. Questo processo si è concluso nel 2019 con l’approvazione di un documento in linea con le più
recenti disposizioni legislative, come la Legge 219 del 2017, che ha introdotto norme sul consenso
informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento, e la Legge 24 del 2017, relativa alla sicurezza
delle cure e alla responsabilità professionale degli operatori sanitari.
Il nuovo Codice affronta temi fondamentali come il rapporto di cura, il consenso informato, il fine
vita, la sicurezza delle cure e le responsabilità penali e professionali degli infermieri. Al centro del
documento si pone il rispetto per la volontà del paziente, sia per quanto riguarda le scelte di vita che
quelle relative al momento della morte. Si sottolinea inoltre l’importanza della responsabilità
professionale, spingendo gli operatori ad adottare buone pratiche, un aspetto di grande interesse
anche per il dibattito giuridico.
A differenza dei precedenti, il nuovo Codice include esplicitamente il nucleo familiare del paziente
come parte integrante della relazione di cura, riconoscendo il ruolo dei familiari nel percorso
assistenziale. Allo stesso tempo, viene dato grande rilievo all’immagine professionale dell’infermiere,
che non riguarda solo il decoro nell’esercizio della professione, ma anche quello personale. L’articolo
7, in particolare, ribadisce che l’infermiere deve prendersi cura di sé stesso, del proprio aspetto e del
proprio comportamento per rappresentare al meglio la categoria.
La stesura del Codice è stata il risultato di un processo di ampia condivisione, che ha coinvolto
professionisti, associazioni, società scientifiche infermieristiche, giuristi, eticisti, bioeticisti e
rappresentanti delle principali religioni, tra cui quella cattolica, ebraica, islamica e buddista. Una volta
completato, il documento è stato presentato al Ministro della Salute, organo vigilante e garante della
tutela sia dei professionisti che dei pazienti.
Il nuovo Codice Deontologico è composto da 53 articoli suddivisi in 8 capi, che trattano vari ambiti
della professione e dell’assistenza: principi e valori, responsabilità assistenziale, rapporti
professionali, rapporti con le persone assistite, comunicazione, organizzazione, libera professione e
disposizioni finali. Rispetto alle versioni precedenti, esso pone al centro non solo l’infermiere e il
paziente, ma anche il contesto organizzativo, rafforzando l’idea di una professione infermieristica
moderna, responsabile e attenta ai bisogni della persona. (documento a parte)
RESPONSABILITA’
La responsabilità professionale rappresenta l'insieme degli obblighi e dei doveri giuridici e morali di
chi è chiamato a rispondere in prima persona di un fatto o di un atto compiuto nell'esercizio delle
proprie funzioni, agendo con piena autonomia decisionale e con l'obiettivo di garantire un'adeguata
assistenza infermieristica alla singola persona.
Il termine "responsabilità" assume il significato di consapevolezza degli obblighi connessi allo
svolgimento di una professione d'aiuto e implica, di conseguenza, l'impegno del professionista ad
adottare determinati modelli di comportamento nell'interesse primario delle persone assistite. La
nostra professione è governata dal nostro sapere, dal nostro profilo professionale, dal Codice
Deontologico e tutelata giuridicamente dall'ordinamento, poiché siamo incaricati di pubblico servizio
con rilevanti ripercussioni legali.
La responsabilità ha due significati principali:
-​ Positivo: consapevolezza nell'adozione di un comportamento corretto, volto a "non nuocere",
e nell'assumere gli obblighi previsti dalla professione, dalle leggi e dal Codice Deontologico.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025

-​ Negativo: obbligo di rispondere del proprio comportamento davanti a un giudice o a un


organo che esprime un giudizio.

Gli ambiti della responsabilità professionale sono:


-​ Responsabilità penale= è personale e si verifica quando si risponde di un'azione o omissione
che viola il Codice Penale, costituendo reato. Gli illeciti penali sono caratterizzati da elementi
oggettivi ed elementi soggettivi.
Elementi oggettivi:
-​ Evento: il risultato dell'azione o omissione.
-​ Condotta: l'azione o omissione stessa.
-​ Nesso di causalità: il rapporto tra la condotta e l'evento.
Elementi soggettivi:
-​ Dolo: volontarietà della condotta posta in essere.
-​ Colpa: non volontarietà della condotta, che si distingue in:
-​ Colpa generica: imprudenza, imperizia, negligenza.
-​ Colpa specifica: inosservanza di regolamenti o ordini.
Preterintenzione: si verifica quando un'azione dolosa produce conseguenze più gravi di quelle
previste.
-​ Responsabilità civile= si riferisce principalmente a due tipi di responsabilità:
-​ Extracontrattuale (Art. 2043 C.C.): prevede l'applicazione del principio del "non
nuocere" e obbliga chi ha provocato un danno ingiusto a risarcirlo. In questo caso,
spetta al danneggiato dimostrare la responsabilità del debitore.
-​ Contrattuale: deriva dalla violazione di uno specifico rapporto contrattuale. Qui, è il
debitore a dover dimostrare la propria innocenza. Recentemente, il Parlamento ha
affrontato questo tema con il testo “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e
della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli
esercenti le professioni sanitarie”, che mira a spostare per i professionisti sanitari la
responsabilità da contrattuale a extracontrattuale
-​ Responsabilità disciplinare o ordinistico-disciplinare= deriva dal rapporto di subordinazione
tra l'infermiere e il datore di lavoro (responsabilità amministrativo-disciplinare) o dall'obbligo
di iscrizione all'Ordine Professionale (responsabilità ordinistico-disciplinare). Se il
professionista non è in regime di libera professione, il datore di lavoro e l'Ordine esercitano il
loro potere qualora rilevino violazioni delle regole comportamentali stabilite.
La violazione del Codice Deontologico è molto più frequente di quanto si pensi e comporta l'intervento
della Federazione Nazionale degli Ordini, che emana norme di comportamento per l'esercizio della
professione infermieristica. Coloro che commettono abusi o mancanze nell'esercizio della loro attività
sono sottoposti a procedimenti disciplinari da parte del Consiglio Direttivo dell'OPI di appartenenza.
All'interno del rapporto di lavoro, il professionista è tenuto a osservare le disposizioni aziendali, il
regolamento dei dipendenti e il codice disciplinare, che vengono forniti e sottoscritti al momento
dell'assunzione.
AGENTE MORALE
L'infermiere può essere definito "Agente morale" quando compie scelte di natura etica, poiché il suo
agire è condizionato:
-​ dalle disposizioni ricevute dall'istituzione;
-​ dall'organizzazione del lavoro;
-​ dalle richieste degli altri professionisti;
-​ dalla difesa e promozione dei diritti umani di tutti i soggetti coinvolti, in primis degli assistiti.
Le conseguenze del nostro agire irresponsabile vengono sancite dalla responsabilità penale, civile,
deontologica e professionale.
Queste azioni che mettiamo in essere su quale base devono poggiare? Cosa deve guidare il nostro
operato? Una serie di principi che devono orientare il nostro comportamento.
INFERMIERISTICA GENERALE-Stella Bellino-2024/2025

Innanzitutto, dobbiamo considerarci come agenti morali, il che significa che il nostro comportamento
di natura etica viene definito un comportamento da agente morale. Tutte le nostre azioni devono
essere guidate dal nostro sapere, dal Codice Deontologico e dal nostro profilo professionale, oltre che
dalle disposizioni fornite dalla nostra azienda.

Il Codice Deontologico è stato scritto dai nostri colleghi, i quali lo hanno condiviso con tutti i
professionisti.
Come è stato scritto il Codice Deontologico?
La condotta e la responsabilità dell’infermiere sono guidate dal Codice Deontologico. L’infermiere,
quindi, nel suo agire rispetta i principi etici di beneficenza, autonomia e giustizia. A questi principi
sono strettamente connessi la veridicità, la lealtà e la riservatezza.
Ogni scelta professionale è sostenuta da una riflessione morale, ossia un giudizio che definisce se
un’azione è buona o cattiva, se è da compiere o meno.
Fin dal primo momento in cui i codici sono stati scritti, essi si sono basati su due fonti ispiratrici
fondamentali:
-​ la norma, rappresentata dalla Costituzione (emanata dopo il 1945);
-​ i diritti umani.
TEORIE ETICHE
Le teorie etiche offrono una modalità sistematica per organizzare il ragionamento che è alla base della
decisione delle azioni giuste e migliori da compiere. Esse si differenziano in base ai valori considerati
più importanti.
Per prendere una decisione clinico-assistenziale eticamente corretta, l’infermiere deve:
-​ conoscere le teorie, i principi etici e i valori dell’assistito;
-​ saper argomentare e motivare la ragione per cui ha deciso di compiere una certa azione
assistenziale o una determinata valutazione.
In questo modo si è formato il nucleo della riflessione deontologica.
PRINCIPI ETICI
I principi etici sono norme generali derivanti da una teoria etica; un'azione è considerata eticamente
corretta quando è conforme a determinati principi.
Nel modello Principialista, formulato da Beauchamp, il riferimento ai principi è fondamentale. Questo
modello orienta i professionisti sanitari a giustificare le proprie decisioni basandosi su quattro principi
etici:
1.​ Principio di autonomia
2.​ Principio di beneficenza/non maleficenza
3.​ Principio di giustizia
4.​ Principio di integrità morale della professione
I principi sono riferimenti ideologici con un'ottima base per il rispetto dei diritti umani. La
giurisprudenza fa riferimento alla nostra Costituzione, e tutti gli articoli deontologici hanno come
riferimento i contenuti della Costituzione stessa, che si basa su principi etici fondamentali.
I principi etici sono inoltre legati ad altre discipline:
-​ Medica, da cui è derivato il principio di beneficenza e non maleficenza
-​ Giuridica, da cui è derivato il principio di autonomia
-​ Politica, da cui è derivato il principio di giustizia
I principi etici rappresentano il faro della professione infermieristica, ovvero le regole fondamentali
che si scelgono come guida alle proprie azioni.
1 Principio di autonomia
È il diritto della persona di decidere liberamente. Esige che i sanitari rispettino le richieste del malato
formulate in modo libero e informato e, in senso più ampio, che si promuova l’autonomia decisionale
di chi si affida alle cure di un medico o di un infermiere.
Abbiamo sottolineato che la persona assistita debba essere messa nelle condizioni di poter scegliere
personalmente riguardo alle proprie decisioni. Pertanto, le deve essere data la possibilità di essere
informata in modo adeguato e, una volta informata, deve poter decidere autonomamente. Se la
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persona non è in grado di scegliere autonomamente (ad esempio, minori, persone con Alzheimer o
patologie psichiatriche), rispondono i tutori legali.
Il malato è riconosciuto come «soggetto autonomo», cioè gli viene riconosciuta la capacità di agire
consapevolmente e senza costrizioni, anche quando tale capacità si riduce o viene meno. Ciò richiede
un'informazione corretta, completa e adeguata alla comprensione della persona, per consentirle una
valutazione meditata delle soluzioni disponibili.
Il dovere da parte dei sanitari è quello di rispettare la decisione autonoma del paziente. Alla base di
questo principio sta la corretta informazione, il che implica che i sanitari abbiano l’obbligo di fornire
informazioni in forma chiara, corretta e adeguata, affinché il paziente possa prendere decisioni in
modo consapevole.
Principio di autonomia e consenso informato
Il consenso informato, nell’ordinamento giuridico italiano, è parte integrante della pratica clinica,
secondo la dottrina giurisprudenziale. Esso rappresenta l’incontro tra il diritto alla salute di ciascuna
persona e il diritto all’autonomia personale, quindi all’autodeterminazione.
Il consenso informato è uno strumento importante per il riconoscimento dell’autonomia
dell’individuo, poiché, dal punto di vista giurisprudenziale, garantisce il diritto della persona a
scegliere in maniera consapevole.
Deve essere garantito all’individuo il diritto di determinare le proprie azioni in accordo con i propri
valori e le convinzioni personali. Ciò include il rispetto per la conoscenza e l’espressione del consenso
informato riguardo alle azioni diagnostiche o terapeutiche programmate per lui.
Il paziente ha sempre diritto a una scelta.
2 Principio di beneficenza e di non maleficenza
Sono due aspetti contrapposti della stessa medaglia.
-​ Con il principio di beneficenza si richiede al sanitario di promuovere il bene del malato,
rimuovendone il male e prevenendo eventuali danni futuri.
-​ Con il principio di non maleficenza, invece, si vieta al sanitario di causare danno al malato,
seguendo il giuramento di Ippocrate (primum non nocere).
Il principio di beneficenza deve essere considerato in senso positivo: esso promuove azioni volte al
bene, ma queste non devono necessariamente essere osservate con imparzialità.
Il principio di non maleficenza, al contrario, ha una connotazione negativa, in quanto implica un
divieto: azioni proibite alle quali il sanitario deve attenersi, anche per obblighi di legge.
Come sanitario, devo attivarmi affinché i miei interventi siano finalizzati alla promozione della salute
del paziente, evitando l’insorgenza di danni futuri. Ogni intervento deve avere come obiettivo il non
nuocere e deve essere orientato al benessere del paziente.
Tuttavia, la mia scelta potrebbe talvolta essere in opposizione con ciò che il paziente sceglie per sé,
come nel caso di trattamenti sanitari obbligatori (TSO) o della contenzione.
Beneficenza: agisci in maniera tale da trattare l’individuo come una persona competente e degna di
decidere della propria vita, sia in situazioni di salute che di malattia.
Non maleficenza: agisci in modo tale che le conseguenze delle tue azioni non procurino mai danni
all’assistito.
3 Principio di giustizia
Il principio di giustizia richiede di agire in modo tale che i vantaggi e gli oneri provenienti da una
determinata situazione siano equamente distribuiti, senza fare differenze, a meno che tali differenze
siano necessarie per il trattamento della malattia.
Secondo questo principio, ogni persona assistita deve essere trattata in modo giusto, il che significa:
-​ Non fare preferenze.
-​ Non assumere comportamenti diversi in base alla condizione sociale, economica o alla
maggiore o minore simpatia che la persona suscita.
Tuttavia, il principio non implica trattare tutti allo stesso modo, né dare a tutte le persone assistite la
stessa attenzione o lo stesso tempo di assistenza, poiché non tutte le persone hanno le stesse necessità.
Ciò richiede un corretto riconoscimento dei bisogni assistenziali di ciascun paziente.
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In pratica, significa che il nostro comportamento e le nostre scelte devono essere eque e giuste, non
solo nei confronti di un singolo paziente, ma di tutti i pazienti, evitando qualsiasi forma di
discriminazione sociale, etnica o culturale.
4 Principio di Veridicità e Fedeltà
Veridicità: consiste nel dovere di dire la verità, evitando di mentire o ingannare.
Fedeltà: implica l'obbligo di rimanere fedeli ai propri incarichi e responsabilità.

5 Principio d’Integrità Morale della Professione


Questo principio, rispetto a quelli precedenti, è spesso poco considerato, ma è fondamentale per i
professionisti sanitari. Esso richiede ai sanitari di essere trattati come persone autonome e buoni
professionisti.
In questo contesto, il principio di autonomia si sposta dal paziente al sanitario. Il professionista non è
solo un esecutore della volontà del paziente, ma è una persona dotata di principi morali e conoscenze
scientifiche. Da questo deriva il concetto di obiezione di coscienza.
Rispetto agli altri principi finora presentati, questo è fortemente rivolto a noi professionisti.
Esso ci permette, innanzitutto, di agire in qualità di professionisti competenti e aggiornati, con il
dovere di esercitare la nostra attività con professionalità e integrità. Le nostre scelte professionali non
devono essere messe in discussione o attaccate ingiustamente.
Allo stesso tempo, il principio ci consente, in funzione delle nostre conoscenze e del nostro ruolo, di
valutare il contenuto della prestazione da eseguire. Se la prestazione richiesta entra in conflitto con il
nostro ideale morale o con la tutela della nostra integrità, abbiamo il diritto di rifiutarci di eseguirla.
Questo principio ci consente di affermare che siamo persone, professionisti, e non semplici esecutori
delle prestazioni richieste. In quanto tali, abbiamo principi morali e il diritto di esprimerci nel rispetto
del nostro ruolo e delle nostre responsabilità.
In questo senso, il principio rappresenta un’opportunità per valorizzare la nostra autonomia
professionale.
OBIEZIONE DI COSCIENZA
È l’atteggiamento di colui che rifiuta di obbedire a una legge per l’esistenza, nella coscienza, di un
principio che proibisce di fare ciò che è prescritto dalla legge. È rivolta a: interruzione di gravidanza
(legge 194 del 22.05.1978), sperimentazioni su animali (legge 413 del 12.10.1993) e procreazione
medicalmente assistita (legge 40 del 19.02.2004).
DAL PRINCIPIO DI AUTONOMIA AL CONSENSO INFORMATO
Nell’ordinamento giuridico italiano il consenso informato diviene parte integrante della pratica clinica
per dottrina giurisprudenziale e può rappresentare la perfetta sintesi tra il diritto alla salute per
ciascuna persona e il diritto all’autonomia personale, e nello specifico all’autodeterminazione. Il
consenso deve essere preferibilmente espresso in forma scritta, ma è importante che le informazioni
in esso contenute siano valide.
Il consenso informato, in alcune situazioni, è l’infermiere che sottopone la firma del documento. È
necessario informare il paziente sui rischi che l’esame comporta.
Riferimenti storici
Nel 1679, negli Stati Uniti, l’Habeas Corpus venne concepito allo scopo di evitare abusi e di obbligare
l’autorità a rendere ragione del diritto a trarre in arresto una persona.
Nel 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo rappresentò il più alto riconoscimento
della dignità di ogni persona umana e dei diritti che le competono.
Nel 1991, sempre negli Stati Uniti, il Patient Self Determination Act (PSDA) stabilì, nell’ambito
dell’organizzazione sanitaria erogata dai programmi federali Medicare e Medicaid, la necessità per le
persone assistite di fornire direttive anticipate di trattamento con riferimento al desiderio di non
essere mantenute in vita con mezzi artificiali (“that the plug be pulled” – che si stacchi la spina).
IN ITALIA
La Costituzione della Repubblica Italiana, negli articoli 2, 32 e 13, sancisce il diritto alla salute e
l’inviolabilità della libertà personale.
Art. 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo.
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Art. 32: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della
collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. La salute è un diritto fondamentale dell’individuo
che deve essere garantito a tutti, sia cittadini italiani che stranieri. Ciascun cittadino ha il diritto a
essere curato e ogni malato deve essere considerato un «legittimo utente di un pubblico servizio, cui
ha pieno e incondizionato diritto». Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento
sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal
rispetto della persona umana.
Art. 13: La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, ispezione o
perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato
dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed
urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare
provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria
e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di
ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di
libertà.

La Convenzione di Oviedo, art. 5, ratificata in Italia con la Legge 145/2001, stabilisce che un
trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata ha espresso il proprio
consenso libero e informato. La persona interessata può, in qualsiasi momento, ritirare liberamente il
proprio consenso. La Costituzione Europea (II, 63) afferma che ogni persona ha diritto alla propria
integrità fisica e psichica, e che, nell’ambito della biologia e della medicina, devono essere rispettati il
consenso libero e informato della persona interessata secondo le modalità definite dalla legge.
Un importante riconoscimento è stato introdotto dalla Legge n. 6 del 9 gennaio 2004, con
l’introduzione dell'amministrazione di sostegno, allo scopo di offrire a chi si trovi nell'impossibilità,
anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi. All’amministratore di sostegno può
essere conferito il compito di comunicare la volontà della persona, nel caso in cui essa sia
impossibilitata a farlo, purché abbia precedentemente dichiarato espressamente se acconsente o meno
a determinati trattamenti terapeutici o interventi chirurgici.
CONCETTI ETICI PER LA PRATICA INFERMIERISTICA
Advocacy: è un modello di tutela dei diritti che vede l’infermiere come difensore dei diritti del
paziente all’interno del sistema sanitario. L’infermiere aiuta il paziente a discutere le proprie
necessità, interessi e scelte, nel rispetto dei valori e dello stile di vita del paziente stesso. Questo
concetto si applica anche alla posizione di garanzia che l’infermiere ha nei confronti del cittadino.
Cooperazione: la cooperazione è un concetto che implica la partecipazione attiva con gli altri per
prestare ai pazienti un’assistenza di qualità. Comprende la collaborazione nella progettazione degli
approcci all’assistenza infermieristica e la reciprocità tra coloro con cui l’infermiere si identifica dal
punto di vista professionale.
Caring: rappresenta una forma di coinvolgimento con gli altri che esprime preoccupazione e
interesse, spesso espresso da comportamenti che proteggono e preservano la salute, il benessere e la
dignità umana dell’altro. È un dovere o obbligo morale per gli individui che intrattengono certe
relazioni con gli altri, come nel caso del rapporto madre-bambino o infermiere-paziente.
Responsabilità.
LO SVILUPPO DELLA COSCIENZA MORALE SECONDO KOHLBERG
In sostanza, come si sviluppa questo concetto di maturità personale?
La maturità morale, un elemento fondamentale per la professionalità, è stata studiata da Kohlberg,
che sostiene che la nostra coscienza morale ha avuto uno sviluppo. Secondo Kohlberg, lo sviluppo
della nostra maturità professionale non avviene perché dobbiamo attenerci a delle regole, ma perché
in noi avvengono dei processi che ci permettono di cambiare il nostro modo di pensare e di porci.
Questi processi dipendono dagli stimoli che provengono dall’ambiente.
Lo sviluppo morale non avviene attraverso l’imposizione di regole e virtù, ma mediante un processo
che porta a trasformare strutture affettive e cognitive, e dipende dagli stimoli provenienti
dall’ambiente sociale. La conoscenza dei processi psicologici e cognitivi che sono alla base della
formazione del giudizio morale è di aiuto per coloro che devono rispettare un Codice Deontologico.
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Kohlberg ritiene che le leggi morali siano insite nella natura umana, ma debbano essere svelate con
l’uso della ragione, del confronto e dell’atteggiamento critico (impegno personale). La maturazione
della coscienza dipende in gran parte dalle interazioni sociali in cui la persona è coinvolta (famiglia,
scuola, mass media). La moralità non è una struttura imposta dalla società. L’uomo, per sua natura,
cerca valori e spontaneamente esprime giudizi di bene e di male.
Questa coscienza si manifesta progressivamente in funzione degli stimoli che continuamente
riceviamo dalla famiglia, dalla scuola e dall’ambiente circostante. La moralità non è imposta dalla
società, ma è l’uomo che, progressivamente, in funzione degli stimoli che riceve, orienta il proprio
comportamento morale.
Il giudizio morale si sviluppa attraverso una serie di passaggi chiamati stadi (6 stadi raggruppati in 3
livelli): preconvenzionale, convenzionale, postconvenzionale.
Livello preconvenzionale:
Stadio 1: La motivazione dell’agire è la paura del rimprovero, del castigo che possono venire dalla
persona che è superiore o più potente. Alcune volte noi agiamo in una determinata situazione perché
abbiamo paura delle conseguenze.
Stadio 2: La motivazione dell’agire è il tornaconto personale (gratificazione, premio, lode). Io eseguo
una determinata azione perché così ho un tornaconto professionale.
Livello convenzionale:
Stadio 3: La persona ha appreso il rispetto delle regole del gruppo e dell’ambiente e agisce motivata
dal desiderio di essere accettata. Io eseguo determinate azioni perché è doveroso che io, per far parte
di questo gruppo, mi debba conformare a determinate azioni.
Stadio 4: La persona ha interiorizzato le leggi e i regolamenti sociali, fa il proprio dovere nell’ambito
delle leggi e delle prescrizioni, per mantenere l’ordine e per il rispetto dell’autorità. Le norme sono
accettate in quanto parte di un ordine stabilito, e ho capito che ci sono delle regole che il mio
comportamento deve rispettare.
Livello postconvenzionale:
Stadio 5: L’azione della persona è basata su ciò che lei stessa ritiene giusto, difende i valori universali,
cerca di capire l’utilità delle leggi prima di applicarle, sa distinguere le leggi ingiuste da quelle giuste.
Stadio 6: La persona è orientata al principio etico universale, le sue azioni sono ispirate a principi
universali di bontà e altruismo che possono portare a una totale donazione di sé. Elaborazione di una
«genuina» teoria etica.
ETICA
All’assistito è riconosciuto un ruolo sempre più attivo, «principio di autonomia e di
autodeterminazione». Il sanitario, davanti a un problema etico, deve sostenere il confronto all’interno
dell’équipe e attivare la consulenza di colleghi esperti, del comitato etico locale o dell’Ordine
professionale.
Devo sempre stare attenta a trovare prestazioni per tutelarlo. La situazione non è qualcosa che devo
risolvere da sola, la devo sempre condividere con l’équipe. Qualora l’équipe non risolva la situazione,
si deve attivare affinché io abbia un professionista di sostegno per dare una risposta corretta al
paziente.
Rivolgermi all’interno dell’équipe, condividere sempre e, qualora necessario, andare fuori dall’équipe
rivolgendoci agli esperti che lavorano nel nostro ordine e, allo stesso tempo, attivare la consulenza del
comitato etico. La letteratura ci offre degli strumenti che ci danno la possibilità di essere oggettivi
davanti a determinate situazioni che si presentano, ci presentano metodi nel trattare il problema.
Nella società esistono due esperti in etica che hanno elaborato degli strumenti definiti "griglie" che ci
permettono di analizzare gli eventi di natura etica. Queste due persone sono Spinsanti e Cattorini.
La riflessione etica non fornisce soluzioni prestabilite, ma propone al professionista un metodo per
elaborare le situazioni e giungere a conclusioni ragionate. Sono disponibili due «griglie per l’analisi
dei casi clinici»: quelle di Spinsanti e di Cattorini.
Secondo Spinsanti (2001), il metodo più efficace resta quello del confronto con i casi clinici, in quanto
i professionisti della sanità preferiscono partire dalla prassi piuttosto che da considerazioni di tipo
teorico, filosofico-storico o comunque di natura accademica.
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La prima griglia di Spinsanti parte da un caso etico. Nel momento in cui si verifica un evento, iniziamo
a farci delle domande: il comportamento è obbligato? Dobbiamo darci delle risposte avendo fatto un
pensiero professionale.

COMITATO ETICO
Il gruppo di lavoro deve essere composto almeno da:
-​ Tre clinici;
-​ Un medico di medicina generale territoriale;
-​ Un pediatra;
-​ Un biostatistico;
-​ Un farmacologo;
-​ Un farmacista del servizio sanitario regionale;
-​ Il direttore sanitario o un suo sostituto permanente (in relazione agli studi svolti nella propria
sede). Nel caso degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), è inclusa la
figura del direttore scientifico dell’istituzione sede della sperimentazione;
-​ Un esperto in materia giuridica e assicurativa o un medico legale;
-​ Un esperto di bioetica;
-​ Un rappresentante dell'area delle professioni sanitarie interessata alla sperimentazione;
-​ Un rappresentante del volontariato o dell’associazionismo a tutela dei pazienti;
-​ Un esperto in dispositivi medici;
-​ Un’altra figura professionale qualificata in relazione all'area medico-chirurgica oggetto
dell’indagine.
I componenti del comitato etico restano in carica per 3 anni. Il mandato non può essere rinnovato
consecutivamente più di una volta.
Il comitato etico ha le seguenti funzioni:
●​ Valutare i protocolli sperimentali, sia di tipo farmacologico sia osservazionali;
●​ Monitorare l’andamento degli studi;
●​ Promuovere l’informazione e la formazione rivolte a medici e partecipanti alla
sperimentazione;
●​ Fornire pareri e indicazioni in caso di richieste specifiche:
●​ A livello individuale, in caso di incertezze sui trattamenti da applicare;
●​ A livello generale, per decisioni relative a gruppi di persone;
●​ Verificare la copertura economica delle spese legate alla sperimentazione;
Garantire la diffusione e pubblicazione dei risultati, prevedendo nel protocollo il diritto degli
sperimentatori alla divulgazione, indipendentemente dal parere del promotore, e nel rispetto delle
normative vigenti in materia di riservatezza dei dati sensibili e tutela della proprietà intellettuale.
Le attività del comitato etico devono garantire il rispetto delle normative vigenti e la tutela dei diritti
dei partecipanti alla sperimentazione.
È importante conoscere la composizione del comitato etico e comprendere dove esso sia collocato
all'interno di un'organizzazione. Questa conoscenza è fondamentale per valutare la rappresentatività,
le competenze e il ruolo che il comitato svolge nel processo decisionale.
DIRITTI UMANI RIFERIMENTI NORMATIVI
Dal punto di vista etico, qualsiasi problema che potremmo affrontare deve essere analizzato tenendo
in considerazione i riferimenti normativi e i documenti disponibili. Questi rappresentano delle guide
fondamentali per una comprensione più ampia e strutturata delle questioni etiche.
-​ Documenti Internazionali
1.​ O.N.U.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948)
2.​ Consiglio d’Europa
Riferimenti fondamentali per l'approccio etico e normativo.
-​ Documenti Nazionali
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Costituzione della Repubblica Italiana


Codice Deontologico
-​ Associazioni di Rilievo Nazionale
Queste associazioni sono di particolare importanza per l’orientamento etico:
1.​ Comitato Nazionale di Bioetica
2.​ Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici
3.​ Istituto Giano
BIOETICA
L'etica si occupa in particolare di bioetica. La bioetica (dal termine bioethics) è una disciplina che
esamina il comportamento dell’uomo in relazione ai problemi che emergono dalle nuove possibilità di
intervento dell’uomo sull’uomo.
L’etica ci permette di governare con coscienza e diligenza tutti gli elementi che coinvolgono l’essere
umano, in tutte le sue forme, dalla vita alla morte. Per affrontare con consapevolezza questi aspetti, è
fondamentale identificare gli ambiti in cui la bioetica si rende tangibile.
Ambiti di Applicazione della Bioetica
La bioetica si occupa di problematiche legate a:
Inizio della vita= Clonazione, Ingegneria genetica, Fecondazione assistita, Selezione degli embrioni,
Aborto
Termine della vita= Fine vita, Morte e eutanasia, Accanimento terapeutico, Trattamenti per malati
terminali
Sperimentazione farmacologica sull’uomo= Farmaci innovativi che necessitano di essere testati prima
della commercializzazione.
Trapianti di organi e tessuti
Interventi sugli altri esseri viventi= Biotecnologie, Sperimentazioni su animali, Vivisezione
Interventi dell’uomo sulla natura
ABORTO Normativa in Italia (L.194/78)
L’aborto è l’interruzione della gravidanza, sia spontanea che volontaria, prima del 180° giorno di
amenorrea (25 settimane e 5 giorni).
ARTT. 6-7: È possibile richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) per ragioni
fisico-psichiche entro i primi 90 giorni.
Dopo i 90 giorni, l’interruzione è consentita solo se la gravidanza rappresenta un grave pericolo per la
vita della donna.
Il personale sanitario e gli esercenti attività ausiliarie hanno diritto di sollevare obiezione di
coscienza mediante una preventiva dichiarazione.
L’obiezione di coscienza è il rifiuto personale di eseguire ordini emanati dalla pubblica autorità, basato
su motivazioni profonde della propria coscienza e in coerenza con i propri principi fondamentali di
vita.
Tuttavia, l’obiezione di coscienza non esonera il personale dall’assistenza antecedente e conseguente
all’intervento di IVG.
In Italia, la L.194/78 consente l’interruzione volontaria di gravidanza nei primi 180 giorni per
specifiche motivazioni psicofisiche.
Entro i 90 giorni, l’interruzione può essere richiesta su base volontaria; oltre tale termine, è possibile
solo in caso di gravi rischi per la salute o la vita della donna.
Il personale sanitario può decidere di non partecipare all’intervento per motivi di coscienza, ma è
comunque tenuto a fornire assistenza alla persona sia prima che dopo l’evento.
In casi di grave pericolo per la vita della donna, l’obiezione di coscienza non può essere applicata.
EUTANASIA
In origine, lo scopo del medico era quello di garantire che la morte, comunque sopraggiunta in modo
naturale, fosse non dolorosa.
La questione etica si concentra sulla richiesta attiva e volontaria di una "buona morte".
L'eutanasia è un atto con cui una persona provoca esplicitamente la morte di un’altra, affetta da una
grave malattia e che soffre di intensi dolori fisici e psicologici.
Normativa in Italia
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L’eutanasia è illegittima:
Procurare la morte di una persona, anche per compassione, senza una richiesta esplicita rientra nel
reato di omicidio volontario (Art. 575 del Codice Penale).
Se ciò avviene su richiesta della persona, si configura il reato di omicidio del consenziente (Art. 579 del
Codice Penale).
Nel caso in cui una persona agisca autonomamente ma con un aiuto decisivo di un medico o altro
professionista, quest’ultimo può incorrere nel reato di aiuto al suicidio (Art. 580 del Codice Penale).
In Italia, l’eutanasia non è ammessa e resta un atto illegittimo.
La richiesta volontaria di una "buona morte" non è accettata dalla legge.
Diverse proposte di legge sono state avanzate in Italia, sostenute dal Partito Radicale e da portavoce
come Marco Cappato, per regolamentare e rendere legale l’eutanasia nel paese. Tuttavia, tali proposte
non sono state approvate.
Situazione Globale
Vi sono:Paesi in cui l’eutanasia è legale, Paesi in cui è depenalizzata, Altri che ammettono il suicidio
assistito.
DICHIARAZIONE ANTICIPATA DI TRATTAMENTO (DAT)
La Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT), o testamento biologico, è l’espressione della
volontà di una persona (il testatore), manifestata in condizioni di piena lucidità mentale. Attraverso la
DAT, la persona specifica quali terapie intende o non intende accettare nel caso in cui si trovi in futuro
nell’impossibilità di esprimere il proprio consenso alle cure proposte, a causa di:
-​ Malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti.
-​ Malattie che richiedano trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali, impedendo
una normale vita di relazione.
Quadro Normativo
Le disposizioni anticipate di trattamento, comunemente definite "testamento biologico" o
"biotestamento", sono regolate dall’Art. 4 della Legge 219 del 22 dicembre 2017, entrata in vigore il 31
gennaio 2018.
La salute è un diritto fondamentale: senza il consenso del paziente, qualsiasi cura o terapia è priva di
legittimità, secondo l’Art. 32 della Costituzione, che sancisce il principio di autodeterminazione.
Il consenso informato è alla base del diritto di accettare o rifiutare il programma terapeutico proposto
dal medico per tutelare la propria salute.
Funzione del Testamento Biologico
Il testamento biologico è un documento con il quale una persona, in un momento di piena capacità
decisionale, può indicare quali terapie accettare o rifiutare nel caso in cui, in futuro, non sia più in
grado di esprimere la propria volontà.
Le materie su cui è possibile esprimersi includono:
-​ Accertamenti diagnostici.
-​ Scelte terapeutiche.
-​ Singoli trattamenti sanitari.
-​ Tra questi, rientrano anche nutrizione e idratazione artificiale.
Limitazioni legali:
Non è possibile richiedere il suicidio assistito o l’eutanasia, in quanto vietati dalla legge italiana.
Principio di Autodeterminazione
Il principio di autodeterminazione, ovvero il diritto di accettare o rifiutare le cure, è particolarmente
rilevante quando tali cure rappresentano l’unico mezzo per mantenere in vita una persona che,
altrimenti, morirebbe.
Prospettive e Dibattito Bioetico
Giuristi: analizzano gli aspetti formali del problema.
Medici: pongono attenzione alla compatibilità tra il testamento biologico e i doveri deontologici.
Bioeticisti: discutono il tema dell’autodeterminazione del paziente.
Registrazione della DAT
La DAT viene espressa presso l’ufficio anagrafe, dove il testatore manifesta la volontà di interrompere
un trattamento terapeutico nel caso in cui non fosse più in grado di decidere autonomamente.
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CURE PALLIATIVE
Le cure palliative sono interventi offerti a pazienti affetti da malattie inguaribili, non solo oncologiche
o terminali in senso stretto, ma anche da patologie croniche e progressive, come la sclerosi multipla.
Legge 38 del 2010: L’obiettivo delle cure palliative è garantire senso e dignità alla vita del malato fino
alla fine, alleviandone il dolore e migliorandone la qualità della vita.
L’Hospice è una struttura residenziale destinata a pazienti inguaribili, dove: Il malato e la sua famiglia
possono trovare sollievo in un ambiente protetto e accogliente per un periodo circoscritto, dopo il
quale è possibile fare ritorno a casa. I pazienti possono trascorrere gli ultimi giorni di vita nel conforto
e nella dignità.
SPERIMENTAZIONE CLINICA
La Dichiarazione di Helsinki stabilisce un insieme di norme internazionalmente riconosciute per la
tutela dei soggetti sottoposti ad atti medici e trattamenti farmacologici.
Essa sancisce che:
-​ Il soggetto interessato deve esprimere un consenso informato formalmente documentato,
testimoniato e basato su informazioni chiare, corrette e complete.
Queste informazioni devono permettere al soggetto di esprimere un consenso consapevole e
informato.
Le sperimentazioni cliniche condotte in ambito ospedaliero devono essere approvate dal Comitato
Etico.
All’interno del Comitato Etico, uno degli elementi fondamentali è la supervisione della
sperimentazione clinica.
Il Comitato verifica la correttezza del percorso di conoscenza scientifica e dei protocolli di
somministrazione farmacologica.
Nonostante la regolamentazione, permangono frequenti scandali legati alla sperimentazione clinica,
specialmente in contesti vulnerabili:
-​ Paesi in via di sviluppo o con legislazioni carenti.
-​ Arruolamento di soggetti volontari che accettano di partecipare alle sperimentazioni per
compenso economico, spesso a causa di necessità finanziarie.
-​ Studi condotti senza consenso informato, o con soggetti non sufficientemente informati sulle
modalità e i rischi della sperimentazione.
-​ Mancato rispetto delle regole sperimentali, compromettendo la sicurezza e i diritti dei
partecipanti.
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