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Diritto pubblico 1

LA COSTITUZIONE ITALIANA
È legge fondamentale dell'ordinamento giuridico e diversa da tutte le altre, dotata di
grande elasticità per durare nel tempo e adattarsi ai cambiamenti sociali. La
Costituzione italiana è una Costituzione lunga, perché disciplina sia l'organizzazione
dello Stato che la tutela dei diritti fondamentali della persona.

COSTITUZIONE ITALIANA COSTITUZIONE STATUTO ALBERTINO


CARATTERISTICHE
- Rigida - Flessibile
- Lunga - Corta
- Democratica - Ottriata (concessa)

Rigida: l’art. 138 cost. prevede un procedimento aggravato per la revisione


costituzionale.

Democratica: voluta dal popolo, caratteristica che non è così scontata. Di fatti
distinguiamo due tipi di costituzione:
- Costituzione ottriata (concessa)
- Costituzione votante

Quali sono le caratteristiche di una costituzione lunga?


Una costituzione lunga si occupa di:
- Organizzare lo stato e con sé anche la costituzione
- Difendere i diritti fondamentali degli esseri umani
- Prescrivere i compiti a cui deve adempiere lo stato
- Stabilire i rapporti economici e sociali

Qual è la distinzione tra una costituzione rigida e flessibile?


costituzioni rigide, come quella italiana, prevedono un procedimento aggravato per
la loro modifica, mentre le costituzioni flessibili possono essere modificate più
facilmente.

COME È STRUTTURATA LA COSTITUZIONE?


Anzitutto la Costituzione prevede 139 articoli e 18 disposizioni finali e transitorie.
Inoltre, essa è composta da:
1) Principi fondamentali (1-12 art.). I principi fondamentali non possono essere
soggetti a modifiche bensì possono solo essere integrati.
2) La costituzione si divide in due parti (1° e 2° parte). A loro volta le parti si
dividono in titoli.

PARTI DELLA COSTITUZIONE


DISCLAIMER:
Le costituzioni brevi, a
differenza di quelle lunghe, si
occupano solo
dell’organizzazione dello stato.
PARTE I (Art. 13-54): DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI
è suddivisa in quattro titoli, che sono:
 Titolo I: Rapporti civili (artt. 13-28)
 Titolo II: Rapporti etico-sociali (artt. 29-34)
 Titolo III: Rapporti economici (artt. 35-47)
 Titolo IV: Rapporti politici (artt. 48-54)
La prima parte della costituzione (diritti e doveri dei cittadini) considera le persone in
quanto tali e disciplina il contesto in cui sono inserite. Questa cosa dobbiamo
precisarla dal momento che non è così scontata, visto che durante lo statuto albertino
i cittadini non venivano trattai in quanto esseri umani, ma in quanto sudditi.
PARTE II (Art. 55-139): ORIDINAMENTO DELLA REPUBBLICA
Si articola in otto titoli che vanno a disciplinare, come si deduce dal titolo,
l’organizzazione dello stato. Essi sono:
 Titolo I: Il Parlamento (artt. 55-82)
o Sezione I: Le Camere (artt. 55-69)

o Sezione II: La formazione delle leggi (artt. 70-82)


 Titolo II: Il Presidente della Repubblica (artt. 83-91)
 Titolo III: Il Governo (artt. 92-100)
o Sezione I: Il Consiglio dei ministri (artt. 92-96)
o Sezione II: La Pubblica Amministrazione (artt. 97-98)
o Sezione III: Gli organi ausiliari (artt. 99-100)

 Titolo IV: La Magistratura (artt. 101-113)


o Sezione I: Ordinamento giurisdizionale (artt. 101-110)
o Sezione II: Norme sulla giurisdizione (artt. 111-113)

 Titolo V: Le Regioni, le Province, i Comuni (artt. 114-133)


 Titolo VI: Garanzie costituzionali (artt. 134-139)
o Sezione I: La Corte costituzionale (artt. 134-137)
o Sezione II: Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali (art. 138)
o Sezione III: Disposizioni transitorie e finali (art. 139)

DISPOSIZIONI FINALI
Prossima volta
Diritto pubblico 2
Lo Stato

Lo stato è un’organizzazione politica che esercita il potere sovrano su un popolo


stanzio su un territorio.

Un ente costituito da tre elementi fondamentali: popolo, territorio e sovranità; la


Costituzione è strettamente legata allo Stato, in quanto ne definisce l'organizzazione e
il funzionamento.
- Popolo: è formato dai cittadini, che hanno una funzione attiva nella vita dello
stato. Non sono cittadini gli apolidi e stranieri.
- Territorio:
- Sovranità: la sovranità è il potere supremo di un ordinamento giuridico di
esercitare il proprio potere senza essere subordinato a nessun altro ente. In
Italia la sovranità non appartiene completamente al popolo, dal momento che
quest’ultimo non va ad eleggere direttamente il governo. L’art. 2 cost. dice: “La
sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della
Costituzione.” Difatti facciamo distinzione tra democrazia diretta e indiretta.
Democrazia diretta: il popolo elegge direttamente il governo, l’esempio più concreto
sono i sistemi presidenziali
Democrazia indiretta: il popolo elegge indirettamente il governo, come in Italia con
un sistemare parlamentare, dove quest’ultimo fa da tramite tra la volontà popolare e il
governo dando o meno la fiducia ad esso. In un certo senso possiamo dire che il
popolo delega il parlamento a scegliere il governo; infatti, si dice che quest’ultimo sia
la mera rappresentanza popolare.

Perché con l’Assemblea costituente si è deciso di attuare una forma di


stato parlamentare?
I padri costituenti erano stati reduci da una dittatura, che implicava
l’accentramento del potere politico tutto nelle mani di un’unica persona. Per
questo essi decisero di attuare tale forma di stato, che implica la divisione dei
poteri in modo da scongiurare un’ulteriore dittatura.

Forme di Stato
Il professore introduce quindi il concetto di forma di Stato, che definisce il rapporto tra
lo Stato e i cittadini. Illustra l'evoluzione storica delle forme di Stato, dallo Stato
assoluto allo Stato liberale, fino allo Stato di diritto.

Stato di diritto
Il professore si sofferma in particolare sullo Stato di diritto, caratterizzato dal principio
di legalità, ovvero dalla sottoposizione di tutti i poteri alla legge, e dalla tutela dei
diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini.

Diritti e libertà
Il professore distingue tra libertà negative, che consistono nell'astensione dello Stato
dal limitare la sfera di azione dei cittadini, e diritti positivi, che richiedono un
intervento attivo dello Stato per la loro realizzazione.

Globalizzazione e crisi dello Stato


Il professore affronta poi il tema della globalizzazione e della crisi dello Stato,
evidenziando come gli Stati nazionali, nonostante le sfide poste dalla globalizzazione,
rimangano attori fondamentali nel panorama internazionale.

Forma di Stato italiana


Infine, il professore inizia a parlare della forma di Stato italiana, definita come
repubblica unitaria, indivisibile e decentrata.

Osservazioni
La lezione è ricca di digressioni e aneddoti personali del professore, che rendono il
discorso a tratti informale e colloquiale. Il professore interagisce frequentemente con
gli studenti, rispondendo alle loro domande e stimolando la loro partecipazione. Il
linguaggio utilizzato è chiaro e accessibile, anche se a volte impreciso e ripetitivo.

Diritto pubblico 3

Introduzione
La lezione inizia con un breve riepilogo degli argomenti trattati in precedenza, ovvero
le forme di Stato, con particolare riferimento alla forma di Stato italiana, che è una
repubblica sociale e decentralizzata. Si passa poi a discutere delle forme di governo,
che regolano il modo in cui il potere è distribuito tra i diversi organi dello Stato.

Forme di governo
Le forme di governo pure sono la forma di governo parlamentare e la forma di governo
presidenziale. La principale differenza tra le due sta nel rapporto di fiducia tra
Parlamento e governo, presente solo nella forma parlamentare. Nella realtà, non
esistono forme di governo pure, ma forme miste che combinano elementi di entrambe.

Sistemi presidenziali
I sistemi presidenziali si caratterizzano per l'elezione diretta o indiretta del presidente,
che è sia Capo dello Stato che capo del governo. Il principale vantaggio dei sistemi
presidenziali è la velocità decisionale, mentre il principale svantaggio è il rischio di
degenerazione in forme autoritarie.

Sistemi semipresidenziali
I sistemi semipresidenziali cercano di temperare il rischio di autoritarismo dei sistemi
presidenziali, prevedendo un bilanciamento tra il potere del presidente e quello del
Parlamento. Un esempio è la Francia.

Forme di governo parlamentari


Le forme di governo parlamentari si caratterizzano per il rapporto di fiducia tra
Parlamento e governo. Il principale vantaggio è la maggiore stabilità e la minore
probabilità di degenerazione in forme autoritarie. Lo svantaggio principale è la
lentezza decisionale.

Forma di governo italiana


La forma di governo italiana è parlamentare, scelta dall’Assemblea costituente nel
1946 per evitare il rischio di una nuova dittatura dopo l'esperienza fascista. La forma
di governo italiana è razionalizzata, ovvero contiene alcuni elementi tipici dei sistemi
presidenziali o semipresidenziali, come la presenza di un Capo dello Stato (il
Presidente della Repubblica) con funzioni di garanzia costituzionale, la Corte
costituzionale, il referendum abrogativo, l'autonomia regionale e il sistema elettorale.
Conclusioni
La lezione si conclude con un riepilogo delle caratteristiche della forma di governo
italiana e degli elementi che la razionalizzano.
Ulteriori punti discussi
Oltre ai punti principali sopra elencati, la lezione affronta anche altri temi, come il
ruolo del Presidente della Repubblica, la funzione della Corte costituzionale,
l'importanza del referendum abrogativo, l'autonomia regionale e l'influenza del
sistema elettorale sulla forma di governo.
Spero che questo discorso sia utile per comprendere meglio il contenuto del testo.

Diritto pubblico 4

FONTI DEL DIRITTO


Un atto o un fatto da cui scaturiscono norme giuridiche. Le fonti del diritto possono
essere di due tipi: fonti atto e fonti fatto. Le fonti atto sono documenti scritti, come le
leggi, i decreti-legge e i regolamenti. Le fonti fatto sono comportamenti, come le
consuetudini.
DISTINZIONE TRA FONTI DI PRODUZIONE, FONTI DI COGNIZIONE E FONTI
SULLA PRODUZIONE:
Le fonti di produzione sono quelle che producono norme giuridiche, come le leggi e i
regolamenti. Le fonti di cognizione sono quelle che servono a far conoscere le fonti di
produzione, come la Gazzetta Ufficiale. Le fonti sulla produzione sono quelle che
attribuiscono a un organo il potere di adottare fonti di produzione, come gli articoli
della Costituzione che disciplinano il procedimento legislativo.
LA COMPLESSITÀ DELL'ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO:
L’ordinamento giuridico è caratterizzato da un elevato numero di fonti del diritto, ciò lo
rende complesso. Questa complessità è dovuta al pluralismo istituzionale, ovvero alla
presenza di numerosi centri di potere che possono adottare norme giuridiche.
Per mettere ordine in questo sistema complesso, esiste il concetto di gerarchia delle
fonti. Le fonti del diritto sono disposte su livelli diversi a seconda della loro forza. Al
livello più alto si trova la Costituzione, seguita dalle fonti primarie (leggi, decreti-
legge), dalle fonti secondarie (regolamenti) e dalle fonti terziarie.
IL PRINCIPIO GERARCHICO E PRINCIPIO CRONOLOGICO:
prevede che la fonte superiore prevalga su quella inferiore in caso di contrasto.
Tuttavia, questo principio non è sufficiente a risolvere tutti i problemi interpretativi. In
alcuni casi, è necessario ricorrere ad altri criteri, come il principio cronologico, secondo
cui prevale la fonte più recente.
Il professore conclude la lezione sottolineando l'importanza dell'interpretazione
nell'applicazione del diritto. L'interpretazione è un'attività umana che permette di dare
un significato alle disposizioni normative. Il diritto è un prodotto umano e
l'interpretazione è essenziale per risolvere i problemi concreti della vita.
LA LEGGE PUÒ AVERE TRE TIPI DI INTERPRETAZIONI:
- Giudiziale
- Legislativo
- Dottrinale

Diritto pubblico 5
Questa lezione universitaria di diritto pubblico che tratta principalmente delle
antinomie normative, delle lacune normative e della revisione costituzionale.
Antinomie normative
Il professore inizia spiegando il concetto di antinomia, ovvero il contrasto tra due
norme.
Esistono due tipi di ANTINOMIE:
- Apparenti: Le antinomie apparenti si possono risolvere applicando i criteri di
risoluzione delle antinomie (gerarchia, cronologia, competenza e specialità)
- Reali: sono contrasti tra norme che non si risolvono neanche applicando tali
criteri
Lacune normative
Il professore introduce poi il concetto di lacuna normativa, ovvero la mancanza di
una norma che dovrebbe esserci. Spiega che non tutte le mancanze sono lacune,
ma solo quelle che riguardano norme necessarie per la tutela di un diritto o per
l'applicazione di un'altra norma. Esistono due teorie sulle lacune:
1) le lacune non esistono, in quanto si può sempre trovare una norma applicabile
al caso concreto attraverso l'analogia;
2) le lacune esistono e che talvolta permangono, nonostante l'analogia.
Domanda che potrebbe fare il professore: qual è l’opposto dell’antinomia? Risposta: la
lacuna normativa.
Cos’è l’interpretazione analoga?
Revisione costituzionale
Il professore passa poi a parlare della revisione costituzionale, spiegando che la
Costituzione italiana è rigida, in quanto prevede una procedura aggravata per la sua
modifica. Questa procedura è disciplinata dall'articolo 138 della Costituzione e si
articola in quattro fasi: iniziativa, istruttoria, integrativa dell'efficacia e pubblicazione.

Fasi della revisione costituzionale


 Iniziativa: la proposta di revisione può essere presentata da un singolo
parlamentare, dal Consiglio dei ministri, CNEL (Consiglio nazionale
dell’economia e del lavoro) e 500.000 elettori.
 Istruttoria: la proposta viene esaminata e discussa dal Parlamento.
 Integrativa dell'efficacia: se la proposta è approvata dal Parlamento con il
quorum richiesto in entrambe le delibere, può essere sottoposta a referendum
costituzionale, che ha una funzione di accertare il volere del popolo. Il
referendum costituzionale o approvativo può essere indetto entro tre mesi
dall’approvazione in parlamento.
 Pubblicazione: se la proposta è approvata dal referendum o se non è richiesto
il referendum, viene promulgata dal Presidente della Repubblica e pubblicata in
Gazzetta Ufficiale.
Quante maggioranze abbiamo in diritto?
- Maggioranza relativa: questo tipo di maggioranza si palesa quando un partito
non ottiene il 50%+1 dei voti, ma detiene comunque la maggioranza rispetto
agli altri partiti.
- Maggioranza semplice: serve il 50%+1 dei presenti in aula
- Maggioranza assoluta: serve il 50%+1 dei componenti dell’aula
- Maggioranza qualificata: maggioranza superiore a quella assoluta
(rappresenterebbe 2/3 del parlamento o il 66%)
PROCEDIMENTO DI REVISIONE COSTITUZIONALE
1) Basta una votazione con una maggioranza semplice
- Dopo la prima delibera ci sarà una pausa non minore di tre mesi
2) Nella seconda delibera la legge deve conseguire almeno una maggioranza
assoluta o una maggioranza qualificata. Nel primo caso può essere indetto un
referendum, che ha una funzione confermativa del corpo elettorale (che è
rappresentato dal popolo) e può essere indetto entro tre mesi dall’approvazione
della medesima legge. Tale referendum può essere indetto da: 5 consigli
regionali, 500.000 elettori o da 1/5 dei membri di una camera; nel secondo caso
(ossia nel caso in cui ci sia una maggioranza qualificata) non è previsto alcun
referendum costituzionale.

Limiti alla revisione costituzionale


Il professore conclude la lezione parlando dei limiti alla revisione costituzionale.
L'unico limite espresso è il divieto di modificare la forma repubblicana (articolo
139 della Costituzione). Esistono poi dei limiti impliciti, che riguardano i principi
supremi dell'ordinamento, come la dignità della persona, la libertà, l'uguaglianza e la
laicità dello Stato.
Ulteriori punti discussi
Durante la lezione, il professore affronta anche altri temi, come il ruolo del Presidente
della Repubblica nella revisione costituzionale, la possibilità per la Corte costituzionale
di dichiarare l'incostituzionalità di una legge di revisione costituzionale e il quorum di
partecipazione al referendum costituzionale.

Diritto pubblico 6

Revisione Costituzionale: cosa si può modificare e cosa no?


La settimana scorsa stavamo parlando di revisione costituzionale e qualcuno mi ha
chiesto se è vero che non si può modificare la prima parte della Costituzione. Questa è
una cosa che si sente dire spesso, ma non è del tutto vera.
Certo, non si possono toccare i principi fondamentali, i diritti inviolabili, la forma
repubblicana. La Corte costituzionale ha detto chiaramente che ci sono dei limiti alla
revisione, soprattutto quando si tratta di diritti fondamentali. Però, non è che tutta la
prima parte sia intoccabile.
L’esempio dell’articolo 9
Pensate all’articolo 9 della Costituzione: è stato modificato per introdurre la tutela
dell’ambiente. Quindi, se abbiamo toccato l’articolo 9, forse possiamo superare questa
idea un po’ rigida.
Certo, non possiamo stravolgere i principi fondamentali, ma il legislatore potrebbe, per
esempio, ampliare la tutela del paesaggio. Quindi, non tutta la prima parte è
completamente bloccata.
I punti fermi della Costituzione
Oltre ai principi fondamentali, ci sono altri punti fermi che non si possono toccare: i
principi dei trattati internazionali, i diritti fondamentali, i principi supremi
dell’ordinamento. Ma attenzione, la nostra Costituzione non è neutra, è piena di valori:
uguaglianza, dignità, tutela dei deboli… Sono questi valori che la caratterizzano e che
dobbiamo proteggere.
Livello primario e secondario delle fonti del diritto
Scendendo un po’ più nel dettaglio, sotto il livello costituzionale troviamo il livello
primario, quello delle leggi. La legge parlamentare, le leggi regionali e le leggi
atipiche; quest’ultime sono delle leggi che presentano un procedimento aggravato
per essere abrogate, modificate o emanate nonostante non vadano a modificare il
testo della costituzione.
Anche i decreti-legge e i decreti legislativi hanno forza di legge, ma devono essere
approvati dal Parlamento entro 60 giorni. E attenzione, forza di legge non è
sempre sinonimo di valore di legge. Un atto ha valore di legge quando può essere
controllato dalla Corte costituzionale. Per esempio:
Il caso del regolamento parlamentare
Ha forza di legge perché disciplina il funzionamento delle Camere, ma non ha valore di
legge perché non può essere sottoposto al controllo della Corte.
Riserva di legge e principio di legalità
riserva di legge: è un istituto fondamentale che prevede la disciplina di una
determinata materia sia riservata solo alla legge o ad un atto avente forza di legge.
Esse si distinguono in tre tipologie:
- Riserva di legge assoluta: la Costituzione prevede che una data materia sia
disciplinata esclusivamente dalla legge, senza alcun intervento da parte delle
leggi secondarie (come i regolamenti governativi). Per esempio l’art. 13 cost.
- Riserva di legge relativa: la Costituzione prevede che le disposizioni generali
siano disciplinate dalla legge, mentre i dettagli vengono regolati dalle fonti
secondarie. Per esempio l’art. 16 cost.
- Riserva di legge rinforzata: vincola il legislatore a rispettare i limiti e le
modalità stabiliti dalla costituzione. Per esempio l’art. 23 cost.
Simile alla riserva di legge è il principio di legalità: ogni potere deve trovare
fondamento e limite nella legge. Non esistono poteri arbitrari!

TIPOLOGIA DI INTERVENTO INTERVENTO FONTI LIMITI


RISERVA DALLA LEGGE (F. I) II LEGISLATORE
ASSOLUTA Integrale No No
RELATIVA Definizione dei Eventualmente No
principi ammesso con
Regolamenti
governativi
RINFORZATA Integrale o Eventualmente Sì
definizione dei ammesso con
Regolamenti
principi governativi

Differenza tra riserva di legge e principio di legalità


La differenza tra riserva di legge e principio di legalità? La riserva di legge è un vincolo
specifico per una materia, il principio di legalità è un criterio generale che orienta tutto
l’ordinamento.
Principio di legalità: formale e sostanziale
Esistono due tipi di principio di legalità: formale, quando la legge disciplina la materia
in generale, e sostanziale, quando la legge entra nel dettaglio. La seconda
interpretazione è più rigorosa, ma forse ci si potrebbe accontentare del principio di
legalità in senso formale, visto che già non è poco.
Diritto pubblico 7
1. La Costituzione come programma politico
La Costituzione non è un documento statico, ma un programma politico che richiede
un'attuazione costante nel tempo. Alcune parti della Costituzione, come quelle relative
alle regioni, hanno richiesto decenni per essere attuate, mentre altre, come l'articolo
49 sul sistema dei partiti politici, necessitano ancora di piena attuazione. La
Costituzione è "carne viva" e deve essere continuamente aggiornata, soprattutto
attraverso le leggi primarie.
2. Fonti primarie e secondarie del diritto
Le fonti primarie del diritto, come le leggi del Parlamento, servono ad attuare,
integrare e aggiornare la Costituzione. Le fonti secondarie, invece, si pongono in un
rapporto di subordinazione rispetto alle fonti primarie e servono a svilupparle,
integrarle e specificarle.
3. La legge e le sue caratteristiche
La legge è l'esercizio della funzione legislativa, la più alta prerogativa del Parlamento.
È un atto politico, libero nel fine, a differenza dell'atto amministrativo che è vincolato
al principio di legalità. La legge è caratterizzata da generalità e astrattezza, ma nel
tempo queste caratteristiche si sono attenuate con l'emergere delle leggi
provvedimento, che hanno un carattere più concreto e puntuale.
4. Il procedimento di formazione della legge
Il procedimento di formazione della legge si articola in diverse fasi: iniziativa,
istruttoria, deliberativa, promulgazione,
pubblicazione ed entrata in vigore. ART. 71 COST.
L’iniziativa delle leggi
appartiene al Governo, a

L'INIZIATIVA ciascun membro delle Camere


ed agli organi ed enti ai quali

LEGISLATIVA sia conferita da legge


costituzionale. Il popolo esercita
l’iniziativa delle leggi, mediante
la proposta, da parte di almeno
Possono presentare proposte di legge:
cinquantamila elettori, di un
 IL GOVERNO;
essi presentano il disegno di legge

 AI SINGOLI PARLAMENTARI;

 CNEL;
L’acronimo sta per “consiglio nazionale dell’economia e del lavoro”, ed è un
organo previsto dall’art. 99 della costituzione ed è composto da organi dalle
categorie economiche, come: sindacati dei lavoratori, associazioni padronali,
associazioni di liberi professionisti e artigiani, ecc.…). Il CNEL può formulare
solo proposte di leggi di cui è competente, ossia su materie economiche e
sociali. Di recente si è proposta l’abrogazione del CNEL, dal momento che ha
un’importanza minima.
 AL CORPO ELETTORALE;
Il corpo elettorale può presentare un progetto di legge mediante una petizione, a patto
che ottenga almeno 50.000 firme.

L'ISTRUTTORIA (esame)

L’art. 72 cost. Impone che ogni disegno di legge, presentato ad una delle due camere,
venga prima esaminato dalla commissione competente e poi dalla camera stessa, che
la approva articolo per articolo e con votazione finale. le commissioni parlamentari
possono lavorare in sede referente (ordinario), redigente o legislativa.

PROCEDIEMENTO ORDINARIO O
REFERENTE
Il presidente dell’assemblea plenaria affida l’esame del disegno di legge alla
commissione competente, che procederà con le tre letture: discussione, votazione ed
emendamento. L’ultimo non è detta che esserci per forza, ma nel caso in cui si emendi
un disegno può esser acquisito il anche parere dalle commissioni filtro, che sono:
- Commissioni bilancio
- Commissioni affari
- Commissioni dell’unione europea
Il lavoro della commissione si concluderà sempre con la votazione e redigerà una
relazione da inviare all’assemblea plenaria. Tale assemblea è tenuta da entrambe le
camere, ovviamente prima verrà tenuta nella camera in cui è stato presentato il
disegno di legge. Anche la camera procederà con le tre letture:
- Discussione generale
- Esame: Il prescindete della camera deve esaminare l’ammissibilità del progetto
di legge, svolgendo una funzione di filtro anticostituzionale
o Del singolo articolo

o Degli emendamenti

o Subemendamenti

- Votazione
o Sugli emendamenti
o Ciascun articolo

o Testo nel suo complesso

PROCEDIMENTO ORDINARIO
Commissione parlamentare Camera
1. Discussione articolo per articolo e 1. Discussione generale
nel suo complesso 2. Esame del singolo articolo, nel suo
2. Potrebbe emendare il disegno e complesso e i subemendamenti
presentarlo in quel modo 3. Votazione sugli emendamenti,
3. Votazione del singolo articolo, ciascun articolo e del testo nel suo
della legge nel suo complesso e gli complesso.
emendamenti.
4. Le commissioni filtro esprimono un
parere sugli emendamenti
5. Predispone relazione da inviare
all’assemblea plenaria.

E se un emendamento effettuato dalla commissione non va bene alla camera cosa


succede?
In questo caso la camera rimanderà indietro il disegno redatto da una valida
motivazione. Questo passaggio della legge tra camera e la commissione o ad anche
tra una camera e l’altra viene chiamato “navetta”.

COMMISSIONE
DELIBERANTE/LEGISLATIVA

Ciò che caratterizza tale procedimento è che l’approvazione del testo inizia e
finisce in commissione, senza passare dall’aula. Anche se l’art. 72, co. 3 cost.
prevede la possibilità di tornare al procedimento ordinario a patto che siano a
chiederlo:
- Il governo
- 1/10 dei componenti della camera
- 1/5 dei componenti della commissione

COMMISSIONE IN SEDE REDIGENTE

In questo procedimento svolge:


- La discussione generale
- La votazione dei singoli articoli e degli emendamenti
Mentre all’assemblea plenaria spetta solo l’approvazione finale del testo senza
che abbia la possibilità di modificarlo

INTEGRATIVA DELL’EFFICACIA
Secondo l’art. 74 cost. dopo l’approvazione del disegno di legge per divenire efficace
dovrà essere promulgata da parte del PDR entro 30 giorni dall’approvazione. In caso di
emergenza, secondo l’art. 73 cost, può essere inferiore se deliberato a maggioranza
assoluta dai componenti della camera.

PROMULGAZIONE
La promulgazione non è altro che un’attività di controllo dal PDR. Ma cosa deve
controllare? Egli deve controllare:
- Che il procedimento legislativo sia avvenuto correttamente;
- Deve appurare che sia avvenuto l’”eadem consesus” da entrambe le camere;
- Merito costituzionale: ossia che legge sia conforme alla costituzione
Il Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 74 cost., può rinviare il disegno di legge
alle camere per chiedere una nuova deliberazione, il così detto “potere di rinvio”. Tale
potere può essere esercitato solo in presenza di una valida motivazione, ma se il
disegno di legge viene riapprovato dalle camere, il PDR è obbligato a promulgarlo.

LA PUBBLICAZIONE
A seguito della promulgazione la legge deve essere pubblicata sulla gazzetta ufficiale
ad opera del ministro della giustizia, che concorre a integrare l’efficacia della legge e
renderle conoscibili in modo che tutti i consociati possano essere informati al rispetto
della legge. Per tale motivo è prevista la “Vacatio Legis”, che è il periodo che
intercorre tra la pubblicazione della legge e l’entrata in vigore di quest’ultima.
Solitamente questo periodo dura 15 giorni, ama può anche durare di più o di meno, a
seconda di quanto sia complicata la legge e dell’urgenza di essa.
5. La prevalenza del governo nella funzione legislativa
Il governo ha assunto un ruolo predominante nella funzione legislativa, diventando il
"Signore delle fonti". Questo fenomeno si manifesta soprattutto attraverso l'uso di
strumenti come il maxiemendamento e la questione di fiducia, che limitano il ruolo del
Parlamento nel procedimento legislativo.
6. Il maxi-emendamento e la questione di fiducia
Il maxi-emendamento è un emendamento che modifica l'intero testo di un progetto di
legge, vanificando il lavoro parlamentare precedente. La questione di fiducia è uno
strumento che il governo può utilizzare per vincolare l'approvazione di un disegno di
legge alla sua permanenza in carica. L'uso combinato di questi due strumenti limita
fortemente il potere del Parlamento e la qualità della legislazione.
7. La crisi del Parlamento
La predominanza del governo nella funzione legislativa ha portato a una crisi del
Parlamento, che vede il suo ruolo ridotto a semplice approvatore delle decisioni
governative. La questione di fiducia, in particolare, limita la possibilità di un dibattito
parlamentare effettivo e di un controllo sull'operato del governo.
8. Conclusioni
Il testo si conclude con un interrogativo sul ruolo del Parlamento e sulla possibilità di
un suo effettivo intervento nel procedimento legislativo, alla luce della forte
prevalenza del governo nella funzione legislativa.
Questo è un sunto del contenuto del testo, che cerca di organizzare le informazioni in
modo più chiaro e lineare. Ho eliminato le digressioni e le ripetizioni, cercando di
mantenere il focus sui punti principali della lezione.
Diritto pubblico 8

ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE: DECRETO LEGGE E DECRETO LEGILSATIVO

Il testo tratta del decreto legge nel sistema giuridico italiano, illustrandone il
funzionamento e le criticità.
IL DECRETO LEGGE
 Cos'è e come funziona: Il decreto legge è un atto normativo con forza di
legge emanato dal governo in casi straordinari di necessità e urgenza. Deve
essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti decade.
 Abuso del decreto legge: Nella prassi, il decreto legge è spesso utilizzato in
modo improprio, al di fuori delle condizioni di straordinarietà previste dalla
Costituzione.
 Conseguenze dell'abuso: L'abuso del decreto legge indebolisce il ruolo del
Parlamento e sposta l'equilibrio della forma di governo verso una maggiore
centralità dell'esecutivo.
Aspetti critici:
 Reiterazione: In passato, i governi reiteravano i decreti legge per mantenerne gli
effetti oltre il limite dei 60 giorni. Questa pratica è stata limitata dalla Corte
Costituzionale, emanando un la sentenza n. 360/1996. Essa prevede: un divieto
generale di reiterazione del decreto legge, salvo in casi eccezionali in cui
sussistano nuovi presupposti di straordinaria necessità e urgenza e il contenuto del
decreto sia parzialmente diverso rispetto al precedente.
 Abuso dei presupposti: I decreti legge sono spesso emanati in assenza di
reali condizioni di necessità e urgenza.
 Mancanza di omogeneità: Spesso i decreti legge contengono norme
eterogenee rispetto al titolo e alla motivazione originaria.
 Sovraccarico del Parlamento: L'elevato numero di decreti legge presentati
costringe il Parlamento a lavorare sotto pressione e con tempi ristretti,
limitandone la capacità di analisi e intervento.

DAL LIBRO
ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE: previsti dagli art. 76 al 78 della costituzione
Decreto Legislativo
Il decreto legislativo è disciplinato dall'art. 76 della Costituzione italiana. Viene
emanato dal Governo su delega del Parlamento con la legge delega. Tale legge
stabilisce principi e criteri direttivi, oggetto e termine entro cui il Governo deve
esercitarla. La delega legislativa non è ammessa per materie coperte da riserva di
legge formale, ovvero quelle che la Costituzione riserva alla legge del Parlamento. Il
Parlamento può revocare la delega prima del suo esercizio e la Corte Costituzionale
può dichiarare l'illegittimità del decreto legislativo per eccesso di delega, ovvero
quando il Governo non rispetta i limiti della delega conferitagli.
I testi unici sono una particolare forma di decreto legislativo che riuniscono in un unico
corpus normativo le fonti vigenti in una materia. Possono essere meramente
compilativi o innovativi, quando introducono nuove disposizioni.
Decreto-Legge
Il decreto-legge è disciplinato dall'art. 77 della Costituzione italiana. È adottato dal
Governo in casi straordinari di necessità e urgenza e ha valore di legge ordinaria. Deve
essere presentato il giorno stesso alle Camere per la conversione in legge, che deve
avvenire entro 60 giorni, altrimenti il decreto-legge decade con effetti retroattivi. La
legge di conversione può stabilizzare gli effetti prodottisi nel frattempo.
Il decreto-legge non può conferire deleghe legislative, né reintrodurre disposizioni di
decreti-legge non convertiti (Iterazione), né regolare rapporti giuridici sorti sulla base
di decreti non convertiti, né ripristinare disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte
Costituzionale. Deve contenere misure di immediata applicazione e il suo contenuto
deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo.
Nella prassi, l'utilizzo dei decreti-legge è spesso eccessivo e si verificano casi di
reiterazione di decreti non convertiti o di eterogeneità dei contenuti delle leggi di
conversione. La Corte Costituzionale è intervenuta più volte per arginare queste
prassi, dichiarando l'illegittimità di decreti-legge reiterati o di emendamenti introdotti
in sede di conversione estranei all'oggetto del decreto.
DIRITTO PUBBLICO 14

DIRITTO PUBBLICO 15

Il processo di formazione del governo in Italia, come descritto nei file, è un delicato equilibrio tra
norme costituzionali e prassi consolidate. Il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione,
avvia le consultazioni per individuare una possibile maggioranza parlamentare e incarica un
Presidente del Consiglio di formare il governo. Quest'ultimo, dopo aver ottenuto la fiducia delle
Camere, assume la direzione della politica generale del governo, mantenendo l'unità di indirizzo
politico e amministrativo, coadiuvato dai ministri e dagli altri organi governativi.

Il principio di continuità assicura la presenza costante di un governo in carica, anche durante le fasi
di transizione. Tuttavia, le crisi di governo, parlamentari o extraparlamentari, possono interrompere
il mandato governativo, richiedendo nuove consultazioni e la formazione di un nuovo governo.

Il Parlamento, attraverso la mozione di sfiducia e la questione di fiducia, esercita un ruolo di


controllo sull'operato del governo. Il dibattito politico si concentra sul ruolo del Presidente della
Repubblica nella formazione del governo e sulla necessità di riforme costituzionali per garantire
maggiore stabilità e efficienza all'azione di governo.

Infine, la composizione del governo, con i suoi organi necessari e non necessari, è oggetto di
discussione in relazione ai costi della politica e all'efficacia dell'azione governativa. Il trasformismo
politico e la formazione di governi di "ribaltone" sollevano interrogativi sulla stabilità e la
rappresentatività dei governi.

In definitiva, il sistema di governo italiano si presenta come un intricato intreccio di norme,


consuetudini e dinamiche politiche in continua evoluzione. Il dibattito sulle riforme costituzionali
riflette la necessità di adattarsi ai cambiamenti del sistema politico e di garantire la stabilità e
l'efficienza dell'azione di governo.

SCHEMA

Formazione del Governo

 Il procedimento di formazione del governo non è dettagliato nella Costituzione, ma si basa


su consuetudini costituzionali vincolanti.
 Il Presidente della Repubblica (PDR) avvia le consultazioni con i presidenti delle Camere, i
leader dei gruppi parlamentari e gli ex PDR per individuare una potenziale maggioranza di
governo.
 Se emerge una maggioranza, il PDR conferisce l'incarico di formare il governo a un
Presidente del Consiglio (PDC) incaricato.
 Il PDC incaricato accetta con riserva, svolge proprie consultazioni e, se riscontra un
sostegno sufficiente, scioglie la riserva positivamente.
 Il PDR nomina i ministri su proposta del PDC.
 Il governo giura fedeltà alla Repubblica e osservanza della Costituzione.
 Entro 10 giorni, il governo si presenta alle Camere per ottenere la fiducia tramite una
mozione di fiducia. Se la fiducia viene concessa, il governo si insedia e assume la pienezza
dei poteri.

Principio di Continuità

 Il principio di continuità assicura che ci sia sempre un governo in carica.


 Il governo dimissionario resta in carica con poteri limitati fino al giuramento del nuovo
governo.
 Il governo incaricato, dopo il giuramento, ha poteri ancora più limitati fino all'ottenimento
della fiducia.

Mozione di Sfiducia e Questione di Fiducia

 Il Parlamento può sfiduciare il governo o un singolo ministro con una mozione di sfiducia,
costringendolo alle dimissioni.
 Il governo può porre la questione di fiducia su un provvedimento ritenuto essenziale per il
proprio programma. Se la fiducia non viene concessa, il governo è considerato
dimissionario.

Crisi di Governo

 Le crisi di governo possono essere parlamentari (mozione di sfiducia) o extraparlamentari


(dimissioni volontarie).
 Le crisi extraparlamentari sono più frequenti in Italia.

Ruolo del PDR e del PDC

 Il PDR ha un ruolo di garante della Costituzione e può esercitare un ruolo attivo nella
formazione del governo, soprattutto in caso di risultati elettorali incerti.
 Il PDC dirige la politica generale del governo e mantiene l'unità di indirizzo politico e
amministrativo.
 Il dibattito sul ruolo del PDR nella formazione del governo si è intensificato negli ultimi
anni, con alcune proposte di riforma costituzionale volte a limitare i suoi poteri.

Composizione del Governo

 Il governo si compone di organi necessari (PDC, Consiglio dei Ministri, Ministri) e organi
non necessari (sottosegretari, viceministri).
 La legge prevede un numero massimo di componenti del governo, compresi sia gli organi
necessari che quelli non necessari.

Riforme Costituzionali

 Sono state avanzate proposte di riforma costituzionale per introdurre il "premierato", con
l'elezione diretta o indiretta del PDC e un rafforzamento dei suoi poteri.
 Queste proposte sono oggetto di dibattito, con particolare attenzione al rischio di squilibrio
dei poteri tra il PDC e il PDR.

Considerazioni Aggiuntive
 Il numero di ministri e sottosegretari è stato oggetto di dibattito a causa dei costi della
politica.
 Il trasformismo politico e la nascita di governi di "ribaltone" hanno sollevato questioni sulla
stabilità e la rappresentatività dei governi.

In Sintesi

Il sistema di governo italiano è caratterizzato da un complesso equilibrio tra organi necessari e non
necessari, tra PDR e PDC, e tra Parlamento e Governo. Le consuetudini costituzionali e le leggi
elettorali hanno un ruolo importante nella formazione e nella durata dei governi. Il dibattito sulle
riforme costituzionali riflette la necessità di adattarsi ai cambiamenti del sistema politico e di
garantire la stabilità e l'efficienza dell'azione di governo.

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