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IL BASSO MEDIOEVO (1000-1492) – MODELLI POLITICI E FILOSOFICI CONTRASTANTI

RAPPORTO TRA “RINASCITA CAROLINGIA” E SVILUPPO DEI BORGHI (POI CITTA’)

Carlo Magno fondò il Sacro Romano Impero su una sincera adesione ai principi cristiani; pertanto valorizzò
e richiese l’appoggio di monaci e feudatari laici, che cercando di rispondere ai bisogni del popolo,
favorissero l’armonia sociale e la stabilità politica ed economica, seppure legata principalmente alle
attività-agricolo pastorali. L’accoglienza e la dignità del lavoro, invece dello sfruttamento, determinarono
un pieno coinvolgimento di tutti sia nelle mansioni ordinarie che nei momenti di incontro e di svago.
Lo spirito della Chiesa primitiva influenzava, dunque, positivamente i comportamenti degli amministratori
e dei sottoposti. Fin quando si tenne fede a questo modello organizzativo, anche dopo la morte di Carlo, lo
sforzo condiviso di fronte alle avversità naturali si rivelò la formula vincente per progredire ancora.
L’anno Mille rappresenta l’apice di questa fase storica e l’inizio del Basso Medioevo. Secondo la leggenda,
tratta da una interpretazione erronea dei testi sacri, si prevedeva la “fine del mondo”; poiché non si
verificò, si diffuse un’ondata di entusiasmo che diede vita a una nuova stagione.
Il miglioramento generale che si registrò, di fatto, fu frutto della gestione precedente; le guerre e le
epidemie diminuirono, le pratiche agricole costanti favorirono l’incremento demografico e la riduzione
della carestia, l’adozione di nuove tecniche ampliò e rese più fertili gli spazi circostanti: vennero
introdotti l’aratro pesante, il cavallo da tiro, il collare a spalla per il cavallo e il giogo per i buoi. Molto
proficua fu la rotazione triennale : il campo veniva diviso in tre parti, due delle quali erano coltivate,
mentre la terza era lasciata a riposo (erbe spontanee e pascolo). L’aumento della popolazione e i
prodotti alimentari eccedenti spinsero molti ad allontanarsi dalle terre e a ripristinare mercati e fiere,
che languivano da tempo. Anche se inizialmente fu usato il baratto, la ripresa degli scambi indusse gruppi
di contadini ad insediarsi “intorno” alle aree rurali, per cimentarsi in altre attività nelle quali bisognava
far valere slancio e iniziativa; si costituirono i primi “BORGHI”, dove non solo si smaltivano articoli di
prima necessità, ma nascevano anche le botteghe artigiane destinate alla lavorazione ed alla vendita dei
manufatti in lana, lino, terracotta, metalli ecc.; questi nuclei si ampliarono con altri abitanti: i più esperti
si circondarono di aiutanti ed apprendisti.
A poco a poco i villaggi si trasformarono in “Città”; esse generalmente presentavano una struttura
circolare con al centro una chiesa o la cattedrale ed erano guidate da abati, vescovi o feudatari che ne
avevano incoraggiato la formazione. Più tardi, con la circolazione della moneta e la nascita delle
“banche”, fu costruito anche l’edificio del governo cittadino, rappresentato da laici non dipendenti
esclusivamente dai signori della terre, ma da figure emergenti in occupazioni che richiedevano agilità,
movimento, disponibilità al rischio. Era importante che la guida di una città fosse assunta da una
persona istruita e preparata.
Riguardo a questo aspetto, già durante la “Rinascenza carolingia” ai monasteri ed alle parrocchie era
stato dato il compito di avviare le scuole, nelle quali si insegnassero discipline teoriche e pratiche; ma la
loro diffusione avvenne gradatamente e non per tutti. La società rimase per secoli prevalentemente
analfabeta: solo pochi apprezzavano e potevano permettersi il lusso di studiare.
Pertanto, all’inizio solo le classi dirigenti e ricche intrapresero studi regolari presso dei “maestri” che
provenivano dagli ambienti ecclesiastici; in particolare quelle “cittadine” privilegiarono gli indirizzi che
consentissero loro di svolgere con competenza “professioni” e “affari”; la strada, la piazza, il mercato
divennero, invece, i luoghi nei quali “giullari” e “cantori girovaghi” intrattenevano il pubblico con
spettacoli e recitazioni in lingua “parlata” ossia non latina.

DALL’APERTURA DELLA CHIESA PRIMITIVA E DEL MONACHESIMO ALL’ IRRIGIDIMENTO DEL SISTEMA

Questo nuovo corso più “libero e aperto” ben presto si scontrò con un “irrigidimento” del sistema politico
e sociale che seguì al riconoscimento delle “proprietà dei feudi”. Gli esponenti delle alte sfere della
chiesa che si affermarono sempre più sul piano temporale, i “signori del castello”, gli imperatori che si
succedettero dopo il 1000 si rivelarono ambiziosi e intransigenti e non esitarono ad asservire i contadini
ed i “poveri” con metodi restrittivi e coercitivi.
Sulla mentalità caritatevole prevaleva una “ VISIONE DEL MONDO” statica e gerarchica: secondo la
volontà di Dio, perfetto e immutabile, all’ordine dell’universo, da Lui creato, doveva “corrispondere”
quello della società divisa in tre ceti ben distinti: “gli “oratores” o uomini di Chiesa, i “bellatores “ o
guerrieri, i “laboratores” o contadini. Questa concezione, rinnegando l’uguaglianza evangelica, non
considerava Dio il Padre Onnipotente e comprensivo a cui rivolgersi e affidarsi, ma “ il Signore”,
“distante” dagli uomini, da temere e compiacere. La “Verità” delle Sacre Scritture poteva essere
compresa e interpretata esclusivamente dai “potenti della terra”.
La trasmissione del “Sapere” era ritenuta appannaggio della “Chiesa Istituzionale”: tutte le discipline,
“le Università”, rappresentate dalle Arti del Trivio (Grammatica, Retorica, Dialettica) e del Quadrivio
(Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica), dal Diritto, dalla Medicina dipendevano dalla “Teologia”;
proprio nella religione avvenne un progressivo cambiamento di prospettiva rispetto al Cristianesimo.
Se S. AGOSTINO (e la “Patristica” ossia la filosofia cristiana dei primi secoli elaborata dai Padri della Chiesa)
nel IV secolo parlava di “fede” come ricerca di Dio nella propria interiorità e come uno slancio fervido di
“amore” verso il Padre e verso il prossimo, già [Link] D’AQUINO,( fondatore della “Scolastica”,
“Scuola” o dottrina che organizzò in un “sistema razionale e coerente” tutte le conoscenze a partire dalla
teologia, e dunque, filosofia, etica, politica, scienza ecc.) nel 1200, insisteva in modo particolare sulla
“trascendenza di Dio” e sul “peccato”: la “carne” induce alla tentazione e brama i piaceri terreni;
l’”ascesi” ossia l’esercizio spirituale consistente nell’isolamento, nella preghiera, nelle penitenze, anche
corporali, favorisce il distacco dalle “cose del mondo”. Tale “disciplina”, pur essendo praticata in
precedenza, ora costituiva il passaggio determinante per elevare l’anima e per risparmiarle una
punizione troppo severa nell’al di là da parte di Dio, giusto giudice. La rinuncia e la mortificazione
valevano, così, più dell’accoglienza, del conforto, della generosità verso i fratelli. Nelle forme estreme
tale pensiero portava al “disprezzo” della vita terrena.
“Il monaco” e il “chierico” (uomo di Chiesa), divenendo il modello cristiano da imitare, rappresentarono
anche la figura di “intellettuale” tipica di quest’età.
Riguardo al rapporto tra “cultura cristiana” e “classicità”, mentre S. Agostino individuava anche negli
scrittore antichi dei “valori” che anticipavano il Cristianesimo ed erano, in tal senso, ispirati da Dio, altri
autori medievali condannarono la cultura precedente, considerandola dannosa e barbara.
Come si è detto, l’uomo “colto” si formava nei circuiti ecclesiastici, era capace di leggere e scrivere, fare di
conto ecc. e “conosceva” il latino, anche se a diversi livelli; proprio i più “abili” riusciranno a realizzare
opere letterarie pure in “lingua volgare”, perché in grado di rendere il testo non solo “accessibile” ai non
addetti ai lavori, ma anche “elevato” sul piano stilistico.
I “generi letterari”, che ebbero maggiore diffusione (soprattutto in latino) in questo periodo, furono:
1) l’”Exemplum”, un racconto di vicende esemplari con finalità educative; questi esempi facevano parte
del repertorio dei predicatori; 2)le “Visioni” che contenevano le descrizioni dell’Oltretomba, delle pene
infernali, delle gioie del Paradiso; 3) gli “Inni liturgici” che venivano cantati nelle cerimonie del culto;
4)le “Opere teologiche” o “Trattazioni dottrinali” su problemi filosofici e teologici.
La visione medievale era in massimo grado “simbolica”: gli aspetti della natura e gli eventi rimandavano
sempre ad altro, a una dimensione superiore, al disegno di Dio sulla realtà e sulla storia. Ecco perché nei
testi medievali abbondavano le “allegorie” (dal greco “allon”=altro, “agoreuo”=dico), ossia animali, piante,
oggetti e raffigurazioni dotate di un significato più profondo, da cui ricavare un insegnamento morale
(bene/male, virtù/vizio) e un riferimento alla religione.

L’EVOLUZIONE DEL LATINO - LA NASCITA DEI “VOLGARI”

La trasformazione progressiva della civiltà “romanizzata” si espresse nel linguaggio o più precisamente
nei diversi tipi di “vocabolario” relativi al livello sociale, all’esperienza lavorativa e al “ruolo specifico” di
un’èlite (gruppo ristretto) impegnata a documentare per iscritto eventi, patti, studi settoriali richiedenti
maggiore perizia nella formulazione e trascrizione del pensiero.
Rispetto a quello delle “origini”, il LATINO dell’ETA’ IMPERIALE era molto più complesso: modellato
principalmente sulla prestigiosa lingua greca, includeva anche termini e strutture delle lingue di altri
popoli conquistati e rappresentò un importante strumento di unificazione e comunicazione. Tuttavia, col
passar del tempo, si distinse sempre più il “latino letterario”, usato dai grandi autori o nelle scritture
pubbliche, dal “latino parlato” (“sermo vulgaris” cioè “lingua del popolo”). Fin quando l’autorità
imperiale di Roma fu salda, il Latino rimase la lingua ufficiale di tutte le regioni dominate.
La caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.) determinò il crollo dell’unità amministrativa,
politica e “culturale” di questa organizzazione, prima così potente. Ne derivò una grande
“frantumazione linguistica”: in ogni regione affiorarono le differenze soprattutto lessicali delle lingue
precedenti, note come “lingue di sostrato”.
Il “Latino classico” rimarrà più stabile e si perfezionerà fissando le “parole” insieme alle “regole”
grammaticali ed ortografiche, grazie all’esperto lavoro di recupero, conservazione ed elaborazione dei
testi, svolto da monaci e rappresentanti del mondo ecclesiastico . LA LINGUA SCRITTA E UFFICIALE ERA E
SARA’ A LUNGO IL LATINO, SOPRATTUTTO NEI DOCUMENTI DELLA CHIESA.
Il “Latino orale”, invece, si presterà a rapidi cambiamenti, soprattutto nelle zone periferiche
dell’Impero, più lontane dalla capitale e dai centri urbani, amministrativi e culturali. Nascevano, così, le
lingue parlate o “volgari” ( vulgus”= popolo) o romanze (da Roma) o neolatine perché derivate
dall’evoluzione del latino parlato. Con il passare del tempo si sentì la necessità di usare anche le
lingue ”volgari” per la scrittura, dapprima solo per scopi pratici (ad esempio, per gli atti notarili o
giudiziari, come il famoso “Placito capuano”), poi anche per comporre opere letterarie.
Le prime lingue volgari impiegate per scopi letterari furono “la lingua d’oc” e la “lingua d’oil”
(corrispondente al nostro “si”); la prima era usata nella Francia meridionale chiamata
“provenzale”, la seconda nella Francia settentrionale che diede vita al Francese.
In Italia la molteplicità dei volgari fu maggiore, per cui nacquero testi in lingua umbra, siciliana,
toscana ecc. Nel ‘ 300 autori come Dante, Petrarca, Boccaccio fecero emergere il volgare toscano
che divenne la “lingua letteraria” per eccellenza.

Common questions

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During the transition from the Early to the Low Middle Ages, religion maintained a foundational role in educational institutions, though its function evolved. Initially, monasteries and churches were the primary centers for education, focusing on religious doctrine and basic literacy. The Carolingian Renaissance sought to broaden this curriculum, including both theoretical and practical studies, reflecting a more open educational approach . However, as the Middle Ages progressed, education became more formalized under the influence of the Church, and Scholasticism became prevalent . This religiously dominated framework emphasized theology as the core of all knowledge, with education largely confined to the elite and religious leaders, perpetuating ecclesiastical control over intellectual growth . This evolution from diverse foundational studies to strictly theological curricula highlights a narrowing focus on religious instruction over time.

During the Carolingian Renaissance, education focused on both theoretical and practical disciplines as monasteries and parishes were tasked with starting schools . This educational model aimed to provide a broad-based learning that included Christian dogma and practical skills necessary for managing daily affairs. In contrast, later Medieval education evolved under the influence of Scholasticism, emphasizing a more rigid curriculum structured primarily around theological studies with limited access beyond the elite . The education system increasingly concentrated on preserving religious doctrine and less on practical or lay education, reflecting a shift towards a more hierarchical dissemination of knowledge controlled by church institutions .

The institutional Church played a central role in shaping the intellectual landscape of the Medieval period by controlling and disseminating knowledge through ecclesiastical monopolies on education and scriptural interpretation. Schools were primarily church-affiliated, and educational content was dominated by theological studies as underscored by Scholasticism, which organized knowledge around theological frameworks . Philosophy, ethics, science, and other disciplines were seen through religious lenses, aligning with the Church's influence. This control extended to the proliferation of Latin as the scholarly language, limiting non-elite access to learning and ensuring that religious doctrine remained the primary intellectual pursuit . Despite this, the rise of vernacular languages and literature began to challenge the Church’s exclusive grip on education and intellectual life .

The decline of barter systems and the rise of monetary economies in the Low Middle Ages were driven by several interrelated factors. The agricultural advancements and resulting population growth generated surplus goods, necessitating efficient trade mechanisms beyond barter . The re-establishment of cities and trade markets increased the need for a standardized medium of exchange, facilitating long-distance and complex trade transactions. Additionally, the emergence of a more dynamic and risk-taking commercial class encouraged the circulation of currency as it provided greater liquidity and economic agility . The institutionalization of banking further supported this transition by offering credit and financial services that underpinned economic activities beyond subsistence-level exchanges, fostering a robust urban economic environment .

The socio-political structure of the Low Middle Ages was influenced by contrasting philosophies, including the early Christian ideals promoted by Charlemagne and the hierarchical order endorsed by later rulers and church leaders. Charlemagne founded the Holy Roman Empire on Christian principles, emphasizing social harmony and economic stability, fostering involvement in both work and leisure activities based on the model of the primitive Church . However, this open and inclusive course clashed with the rigid social hierarchy endorsed post-1000 AD, where societal roles were divided into three distinct classes: oratores, bellatores, and laboratores, reflecting a static worldview underpinned by a divine right ideology . This evolution shows a shift from a collaborative community model to a more authoritative, stratified society.

St. Augustine and St. Thomas Aquinas held differing perspectives on the relationship between faith and reason, which reflected broader shifts in medieval thought. St. Augustine emphasized faith as an internal quest for God, seen as an expression of love and spiritual fervor towards divine understanding . He integrated classical learning with Christian teachings, seeing value in ancient philosophies as precursors to Christianity . In contrast, St. Thomas Aquinas, a proponent of Scholasticism, presented a systematic approach where reason was strictly subordinate to faith. He focused on the concept of God's transcendence and the sinful nature of humanity, promoting an ascetic life to counter earthly temptations . This marked a shift to a more structured doctrine that prioritized a theological basis for all knowledge systems, diverging from Augustine's more inclusive and integrative view of faith and reason .

The emergence of vernacular languages during the Middle Ages was both a reflection and a catalyst of broader cultural and social shifts. As the Roman Empire's political and cultural unity crumbled, Latin fragmented into regional dialects that evolved into distinct vernaculars . These languages, such as the langue d'oc, langue d'oïl, and various Italian dialects, began to be used for literary purposes as well, expressing local identity and cultural values . This shift was driven by a growing need to make written communication accessible to broader, non-literate populations and facilitated by increased urbanization and local governance that demanded practical communication in everyday language. The rise of vernacular literature represented a democratization of knowledge and cultural expression, breaking the longstanding dominance of Latin as the singular scholarly language .

The social classes during the Low Middle Ages mirrored medieval beliefs about order and divinity through the division into the three estates: oratores (those who pray), bellatores (those who fight), and laboratores (those who work). This hierarchical system, believed to be a divine mandate, suggested that such a social structure corresponded to the divine order created by God . Each class had distinct roles, and mobility between them was limited, reflecting a static worldview that emphasized a God-ordained societal organization. The hierarchy underscored the Church's authority in interpreting divine will, asserting that social positions were predestined and thus unchangeable, aligning with theological perspectives that promoted a stable, orderly society .

Key technological and agricultural advancements in the Low Middle Ages included the introduction of the heavy plow, the harness for horses, and the three-field crop rotation system. These innovations significantly improved agricultural efficiency and productivity. The heavy plow allowed deeper tillage of soil, improving aeration and nutrient mixing, while the horse harness and collar enabled more efficient animal labor to plow fields faster . The three-field system increased agricultural yield by allowing two-thirds of arable land to be cultivated each year. As a result, these advancements led to demographic growth, reduced famines, and provided surplus food that prompted the revival of towns and markets, contributing to urban development and the formation of early cities around trade centers .

The symbolic nature of medieval literature was influenced by the pervasive religious worldview that saw every aspect of life as a reflection of divine order. Allegories were central to medieval texts, serving as tools to impart moral and religious lessons. This symbolic approach stemmed from the belief that natural phenomena and historical events had deeper meanings indicative of God’s design, fostering an allegorical interpretation of reality . Literature genres such as exempla, visions, and theological treatises often employed symbols to convey ethical and spiritual teachings, encouraging readers to find moral guidance and insight into divine truths . Through this symbolic narrative structure, medieval literature offered a layered understanding of both mundane and otherworldly matters, reinforcing the era's theological framework and guiding audiences in adhering to Christian virtues and ethics .

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