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Medea Prologo

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PROLOGO:

1-6: (Nutrice) Oh, se la nave di Argo non fosse mai passata a volo (metafora per velocità) attraverso le azzurre Simplegadi verso la terra dei
Colchi, né il pino, tagliato, fosse caduto nelle valli del Pelio e avesse fornito di remi le braccia degli eroi che andarono a recuperare per Pelia il
vello tutto d’oro.
6-8: Infatti Medea, la mia padrona, non avrebbe navigato verso le torri della terra di Iolco, folgorata nel cuore dall’amore per Giasone.
9-12: Né abiterebbe questa terra di Corinto insieme con il marito e i figli per aver convinto le figlie di Pelia a uccidere il padre, tentando poi di
riuscire gradita ai cittadini nel cui paese giunse in fuga e vivendo, sotto ogni aspetto, in concordia con Giasone.
13-15: e, pur rimanendo se stessa, di convenire in tutto a Giasone. E questa appunto è la più grande salvezza: quando la moglie non è in
disaccordo col marito.
16-19: Ma ora tutto le è ostile e soffre anche negli affetti più cari. Giasone, infatti, dopo aver tradito i propri figli e la mia signora, giace con una
sposa regale, giacchè ha preso in moglie la figlia di Creonte, che regna su questa terra.
20-23: Medea sciagurata, disonorata, grida i giuramenti, ricorda le destre, grandissimo pegno, e chiama a testimoni gli dei di quale ricompensa
ottenne da Giasone.
24-26: Giace senza cibo, abbandonando il corpo ai dolori e consumando tutto il tempo in lacrime / consumando in lacrime tutto il tempo, da
quando si è accorta di essere stata oltraggiata dal marito,
27-29: né alzando gli occhi né sollevando il viso da terra; e, come roccia, o onda marina, ascolta, pur consigliata, gli amici.
30-33: a meno che, muovendo talvolta il bianco collo, non rimpianga tra sé e sé il caro padre e la patria degli amici, traditi i quali giunse (qui) con
l’uomo che ora si trova ad averla disonorata.
34-37: ha conosciuto, l’infelice, a causa della sventura, cosa significhi non esser privati della terra patria. Odia, infatti, i figli, né si rallegra al
vederli: temo che mediti qualcosa di inaspettato.
38-43: Infatti, ha l’animo violento (lett. “pesante”), e non tollera di essere maltrattata; io la conosco, e temo che lei spinga un’affilata spada
attraverso il fegato, essendo entrata in silenzio nelle camere dov’è disteso il letto, o addirittura uccida il tiranno e colui che ha contratto le nozze e
poi incorra in una sciagura maggiore (lett. “riceva... maggiore”).
44-48: Infatti, è tremenda: certamente non facilmente colui che stia in ostilità con lei riporterà una bella vittoria. Ma ecco che arrivano i bambini
avendo smesso di correre (lett. “ avendo cessato dalle corse”), per nulla rendendosi conto dei mali della madre: infatti l’animo giovanile non ama
soffrire.
49-52: (Pedagogo): O antico possesso della casa della mia padrona, perché te ne stai in tutta solitudine dinanzi alla porta, lamentando i mali fra te
e te? Perché vuole Medea rimanere senza di te?
53-58: (Nutrice) O vecchio custode dei figli di Giasone, quando vanno male le cose dei padroni è sciagura per i servi buoni e toccano il cuore. Io,
infatti, sono giunta a tanta sofferenza che mi ha preso il desiderio di venire qui per raccontare alla terra e al cielo le sciagure della mia padrona.
59: (Pedagogo) e dunque l’infelice non smette ancora di lamentarsi?
60: (Nutrice) Ti invidio! La sofferenza è all’inizio e non è ancora a metà
61-62: (Pedagogo) O folle, se si deve dire questo dei signori: poiché nulla sa dei mali più recenti.
63: (Nutrice) Che c’è, o vecchio? Non rifiutare di parlare.
64: (Pedagogo) Nulla: mi sono pentito anche delle parole dette prima.
65-66: (Nutrice) Per il tuo mento, non nascondere nulla alla tua compagna di servitù: se è necessario, infatti, manterrò il silenzio su queste cose.
67-73: (Pedagogo) Ho ascoltato da uno che diceva, non dando io l’impressione di sentire, avvicinatomi ai dadi, lì dove i più anziani si riuniscono
nei pressi della sacra acqua di Pirene che Creonte, signore di questa terra, ha intenzione di scacciare questi fanciulli, insieme con la madre, dalla
terra di Corinto. Non so se questa Notizia è vera: vorrei che non lo fosse.
74-75: (Nutrice) E Giasone sopporterà che i figli patiscano tutto ciò, anche se è in discordia con la madre?
76-77: (Pedagogo) Gli antichi legami cedono ai nuovi legami, e quello non è amico di questa nostra casa.
78-79: (Nutrice) Siamo perduti, se un nuove male aggiungeremo al vecchio, prima che questo si sia esaurito.
80-81: (Pedagogo) Ma tu comunque, poiché non è opportuno che la signora sappia questo, stai calma e non dire una parola.
82-84: (Nutrice) O figli, sentite com’è il padre verso di voi? Che muoia! Ma no, è infatti il mio padrone, però viene sorpreso ad essere malvagio
verso i suoi cari.
85-88: (Pedagogo) Chi non lo è (malvagio) tra i mortali? Da poco hai capito questo, come ciascuno ama se stesso più del suo vicino (alcuni
giustamente, altri per desiderio di guadagno), se è vero che il padre, a causa delle (nuove) nozze, non ama più questi.
89-95: (Nutrice) Andate, che sarà meglio, dentro la casa, o figli. E tu, quanto più poi, tienili in disparte e non lasciarli avvicinare alla madre che è
esasperata. Infatti, già l’ho vista rivolgere uno sguardo come di toro infuriato contro di questi, come per fare qualcosa. E, lo so bene, non desisterà
dall’ira prima che colpisca qualcuno. Che almeno faccia del male ai nemici, non agli amici.
STORIA ARGONAUTI:
A Iolco regnava Esone, padre di Giasone; lo zio di Giasone, Pelia, organizza un colpo di stato e usurpa il trono. Giasone dunque, al tempo
bambino, viene affidato al pedagogo centauro Chirone (il più saggio tra i centauri e maestro di molti altri eroi mitologici come Achille ed Eracle)
fuori da Iolco. Cresciuto Giasone, egli torna a Iolco ridomandando il trono che spetta a lui di diritto. Pelia gli promette il regno se avesse portato il
vello magico del montone che aveva portato Frisso ed Elle in volo nella Colchide. Giasone organizza dunque una spedizione con diversi eroi a
bordo di una barca costruita da Argo. Quando arrivano in Colchide ha bisogno di un alleato, che sarà proprio Medea, la quale si innamorerà di
Giasone e lo aiuterà a prendere il Vello, tradendo il padre. Dopodiché Giasone promette di sposare Medea ma una volta giunti giunti a Corinto, le
nasconde il suo vero piano di sposare la regina di Corinto. Il prologo di Medea inizia il giorno prima di questo matrimonio.

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