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SOCIOLOGIA

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Sociologia

30-09 CAP 1 - COS’E LA SOCIOLOGIA


È una disciplina scientifica che studia la società
-> scientifica = dati
-> definizione tautologica -> ha in sé la sua definizione (SOCIOLOGIA = SOCIETÀ)
Sapere sociologico comune = il patrimonio di conoscenze (opinioni), legato all’esperienza
diretta, che ognuno utilizza per orientarsi nella vita sociale.
Questo sapere ha dei limiti:
- è concentrato sul presente -> non si ha la percezione del passato
- lo spazio sociale degli individui è circoscritto
- è influenzabile e deformabile dal “sentito dire” -> la sociologia come scienza
si dovrebbe basare su dati oggettivi/empirici invece si basa su

La sociologia, come scienza sociale, supera i limiti formulando interrogativi sulla base di una
riflessione teorica e cercando risposte a questi interrogativi sulla base di informazioni
raccolte scientificamente
-> per studiare un gruppo di persone si prende un campione di esse e se ne
analizza il contesto in cui è calato
-> micro -> individuo analizzato (ex. neet)
-> meso -> la realtà in cui sei inserito (ex. scuola)
-> macro -> la società intera (ex. il ministero dell’istruzione)

La sociologia non può darci certezze assolute in quanto il suo scopo è analizzare la società
per trovare soluzioni ai suoi problemi

La sociologia è un insieme di ricerche di sociologi.


Non è solo descrittiva (descrive i problemi) ma è anche esplicativa (capisce le cause dei
problemi e cerca di trovare una soluzione)

01-10
Oggetto di studio della sociologia è la società
DEFINIZIONE DI MANUALE DI SOCIETÀ -> popolazione, collettività stabilmente insediata
su un territorio delimitato, i cui rapporti sono abbastanza durevoli da consentire la
riproduzione dell’esistenza, la soddisfazione dei bisogni vitali e la sedimentazione di una
comune cultura da cui discendono le norme che regolano la vita della collettività.

L’uomo è un animale sociale


Nella società ognuno ha un ruolo diverso e questa cosa è utile per il mantenimento della
società

Altre scienze sociali studiano la società: antropologia, storia, economia, psicologia


In cosa la sociologia si differenzia?
Diversi autori hanno trovato risposte diverse:
1. Soluzione gerarchica - Compte
La sociologia è la “regina” delle scienze, in quanto ultima di un processo evolutivo
della conoscenza umana che, partendo dall'astronomia e dalla fisica e passando per
la chimica e la biologia, arriva fino a essa.
2. Soluzione residuale - Runciman
La sociologia deve occuparsi di tutto quanto non è, o non ancora,oggetto di un’altra
scienza sociale specializzata.
3. Soluzione analitica o formale - Simmel
La sociologia non è una scienza che studia una determinata classe di oggetti, ma è
un metodo, una prospettiva analitica che dall'infinita varietà dei fenomeni sociali,
oggetto delle singole discipline, isola le forme di associazione dissociandole dal loro
contenuto particolare.

Quando è nata?
La nascita della sociologia si inquadra all’interno di un processo che porterà all’avvento della
modernità e che è stato accompagnato da tre grandi “rivoluzioni”:
1. la rivoluzione scientifica
-> il dominio della ragione
A partire dal XVII secolo si assiste:
● allo sviluppo delle scienze della natura
● all’applicazione del metodo sperimentale, fondato sull'osservazione dei “fatti”
● a un insieme di scoperte, che gettano nuova luce sui “segreti” della natura
Verso la fine del XVIII secolo incomincia a diffondersi la fiducia nella possibilità di estendere
allo studio dell’uomo, della società e della cultura, gli stessi principi del metodo scientifico
che stavano dando tanti buoni risultati nello studio dei fenomeni naturali.
2. la rivoluzione industriale
-> definisce la società in quanto abbiamo un cambiamento in quanto le
persone si spostano dalla campagna alle città
In Inghilterra, verso la fine del XVIII secolo, prende avvio una trasformazione radicale dei
processi produttivi che comporta innovazioni a livello sociale, economico e tecnologico e che
ridefinisce la società.
La sociologia nasce come necessità di comprendere quelle trasformazioni, che delineano
quella che sarà la società moderna.
3. la rivoluzione francese
-> mette in discussione il potere assoluto
In Francia, verso la fine del XVIII secolo, si assiste simbolicamente alla fine di un’epoca e di
un ordinamento politico fondato sul principio dinastico e il potere assoluto. Lo scettro passa
dalle mani del re a quelle del popolo e si affermano i valori di uguaglianza e libertà.

-> Come conseguenza a questi contesti storici, nasce la sociologia


La sociologia si è sviluppata rispondendo ad interrogativi storicamente determinati ai quali le
altre scienze sociali non sembravano in grado di dare risposte soddisfacenti

La società emerge come oggetto di studio quando i suoi fondamenti sono messi in
discussione, quando i suoi ordinamenti non appaiono più stabili, quando i suoi assetti non
possono più essere dati per scontati.

Paradigmi scientifici: (quel momento in cui tutti gli scienziati sociali sono d’accordo)
assunti di base di natura teorica e metodologica sui quali una comunità di scienziati in un
determinato campo sviluppa un consenso storicamente accettato da tutti (o quasi) i suoi
membri.
All’interno delle scienze sociali riconosciamo quattro paradigmi che si integrano tra loro:
Paradigma dell’ordine
Cosa tiene insieme e in ordine la società?
● Secondo Thomas Hobbes, gli uomini si sottopongono all’autorità coercitiva
dello stato,riuscendo a controllare la loro natura egoistica e violenta, che
porterebbe alla disgregazione sociale.
● Secondo Adam Smith, il mercato è l’elemento connettivo che tiene insieme gli
individui e i gruppi, nel perseguimento dei loro diversi interessi egoistici
(“mano invisibile”).
● Secondo Herbert Spencer e Comte, la società è un organismo le cui parti
sono connesse tra loro da una rete di relazioni di interdipendenza. L’equilibrio
che si genera tra le parti non è mai statico, bensì dinamico, sottoposto cioè a
un continuo processo di evoluzione e di adattamento(modello organicistico di
stampo evoluzionistico). SOPRAVVIVE CHI SI ADATTA
● Secondo Georg Simmel, la differenziazione sociale che caratterizza la
modernità produce individualizzazione ed eterogeneità tra gli individui. Gli
esseri umani in virtù di questa loro diversità devono sempre più fare
affidamento sugli altri per soddisfare le proprie esigenze. In tal senso, si
estendono e approfondiscono relazioni di interdipendenza (ordine sociale non
è imposto dall’esterno;cresce, spontaneamente, dall’interno).
● Secondo Emile Durkheim, connessione tra forme di divisione del lavoro e
forme di solidarietà.
- Società pre-moderne = divisione del lavoro scarsa = solidarietà
meccanica (cooperazione, dare agli altri senza chiedere nulla in
cambio
- Società moderna = divisione del lavoro avanzata = solidarietà
organica (il modo in cui mi relaziono con gli altr ha una finalità
utilitaristica. Sto con te perchè mi serve)
● Secondo Ferdinand Tonnies, la comunità è organica fondata su rapporti di
intimità, riconoscenza, condivisione e in cui gli individui si sentono uniti gli uni
agli altri. La società è meccanica fondata sui rapporti di scambio e l'interesse
personale che mettono in relazione non gli individui nella loro totalità, ma
soltanto le loro prestazioni.
QUESTO PENSIERO È COMPLETAMENTE OPPOSTO AGLI ALTRI
Paradigma del conflitto
Porta a vedere ogni cosa con un punto di vista conflittuale.
● Secondo Marx, in ogni società i rapporti sociali fondamentali sono quelli che
si instaurano nella sfera della produzione e distribuzione dei beni e servizi
che servono alla società stessa per funzionare e riprodursi.
In ogni società esistono due fondamentali classi contrapposte, i cui rapporti
determinano la struttura di classe e sono conflittuali,in quanto presuppongono
interessi antagonistici.
Il conflitto di classe è la grande forza della storia, il motore del mutamento
sociale
FONDA LA SUA LETTURA SULLA BASE DELLA LOTTA TRA CLASSI
SOCIALI BASATO SUL POSSESSO.
● Secondo Max Weber, il conflitto non si riduce alla lotta di classe. Le classi
non sono l'unica (e neppure la prevalente) struttura, intorno alla quale si
organizzano gli interessi in conflitto.
La sfera economica non è l’unica nella quale si manifesta il conflitto. Accanto
ad essa si collocano le sfere della politica, del diritto, della religione.
Le varie sfere non sono isolate l'una dall'altra, ma reciprocamente connesse.
Il conflitto non è una condizione patologica della società, ma la sua
condizione normale che può generare sia ordine sia mutamento

classe sociale - gruppo di persone accomunate dal punto di vista economico - Marx
ceto sociale - gruppo di persone accomunate dagli stessi orientamenti culturali: teatro,
museo, libri, stadio…….- Weber
il conflitto genera ordine e mutamento

07-10
Paradigma della struttura
Concezione olistica del sociale: la società è l’unità prioritaria di analisi, gli individui sono
veicoli attraverso i quali la società si esprime.
Per spiegare i comportamenti umani, bisogna ricondurli alle coordinate sociali nelle quali si
manifestano.
MASSIMO ESPONENTE
Emile Durkheim: la società viene prima degli individui.
I fatti sociali possono essere spiegati solo da altri fatti sociali,non si può partire dal
comportamento degli individui, dalle loro motivazioni e dalla loro personalità, per arrivare alla
società.
Un classico esempio è il suicidio, non vi è comportamento considerato più individuale,
eppure in esso operano cause sociali.
Paradigma dell’azione
Individualismo metodologico: i fenomeni macroscopici devono essere ricondotti alle loro
cause microscopiche (le azioni individuali).
Per spiegare le azioni individuali è necessario tener conto dei motivi degli attori.
MASSIMO ESPONENTE
Max Weber: per spiegare i fenomeni sociali, di qualsiasi natura essi siano, è sempre
necessario ricondurli ad atteggiamenti, credenze e comportamenti individuali e di questi si
deve cogliere il significato che rivestono per l’attore.
l’uomo non è razionale ma razionalizzatore

Compatibilità fra paradigmi:


- I paradigmi della struttura e dell’azione sono tra loro compatibili?
Teatro dei pupi /teatro vero e proprio
Quanto (e quale) spazio viene lasciato all’attore?
Il passaggio dall’azione alla struttura, dal micro al macro, è teoricamente decisivo nel
quadro del paradigma dell’azione.
Concetto di effetto non intenzionale.
Merton: concetto di profezia che si autoavvera

effetto pigmalione

Teoria e ricerca empirica


- La sociologia è una scienza empirica
- Supporto di dati empirici
- Sottoporre al vaglio della ‘realtà’
- Spendibilità pratica della sociologia (Palumbo, 2014; Cipolla, 1988)
- Effetti che la sociologia produce sul mondo (Coleman, 1990)
- Conoscenza «metodologicamente fondata» (Campelli, 1992)
- Rigore metodologico: differenza tra conoscenza di senso comune e conoscenza
scientifica

Teoria e ricerca empirica


- Concetti e indicatori
come osservare (misurare?) fenomeni non direttamente osservabili
(misurabili?)
- Variabili dipendenti e indipendenti
mettere in relazione fenomeni da spiegare (variabili dipendenti) e fenomeni
che li spiegano (variabili indipendenti)
- Ricerche descrittive ed esplicative
Contesto della scoperta e contesto della giustificazione
Descrizione e spiegazione
La teoria senza la ricerca empirica è vuota
La ricerca senza la teoria è cieca

08 10 CAP 3 - LA TRAMA DEL TESSUTO SOCIALE


-> Variabile dipendente e indipendente
quando si studia un fenomeno bisogna prendere in considerazione delle variabili per
poi spiegarne lo studio
La società è fatta di individui che si influenzano reciprocamente “l’uno per l’altro, con l’altro e
contro l’altro” (Simmel).
Il primo concetto di base della pedagogia è l’azione sociale
Secondo Weber, per azione sociale «si deve intendere un agire che sia riferito – secondo il
suo senso, intenzionato (agire sensato) – al comportamento di altri individui, e orientato nel
suo corso in base a questo». Per “agire” si intende un fare, un subire e un tralasciare.
In base al senso che l’autore da alla sua azione,
Weber identifica 4 tipologie di azioni sociali (sono uno strumento euristico)
1. Razionale rispetto allo scopo -> voglio lavorare con i bambini 0-3 mi iscrivo a SEF
Chi agisce valuta razionalmente i mezzi rispetto agli scopi che si propone, considera
vantaggi e svantaggi, l’obiettivo che voglio raggiungere e, in modo del tutto razionale,
agisce.
2. Razionale rispetto al valore -> vorrei fare del bene……
È un’azione razionale ma ciò che mi guida è il valore
Chi agisce compie ciò che ritiene gli sia comandato dal dovere, dalla dignità, da un
precetto religioso, da una causa che reputa giusta, senza preoccuparsi delle
conseguenze della sua azione. Io trovo giusto comportarmi in un determinato modo
in virtù del valore.
LA DIFFERENZA STA NELLA VALUTAZIONE DELLE CONSEGUENZE. DA UNA PARTE,
NE CONSEGUE LO SCOPO, DALL’ALTRA IL VALORE
3. Determinata affettivamente -> mia mamma ci teneva tanto….
Quello che spinge ad agire è un sentimento forte
Manifestazioni di gioia, gratitudine, vendetta, affetto o di altro stato del sentire
4. Tradizionale -> tutti in famiglia sono educatori….
Si fa così perché si è sempre fatto così. Sono abitudini, non ci si pone il problema
delle altri possibilità
Espressione di abitudini acquisite, reazioni abitudinarie a stimoli ricorrenti,
comportamenti che si ripetono senza interrogarsi su possibilità alternative e sul loro
vero valore o senza porsi il problema se ci sarebbero altri modi per raggiungere gli
stessi risultati
SONO AZIONI NON PIÙ RAZIONALI

Simmel -> la convivenza reciproca, l’uno per l’altro, con l'altro, contro l’altro -> da qui
possiamo vedere come l’agire sociale (che Weber ci racconta essere riferito al
comportamento di altri) può essere a favore, insieme o a sfavore dell’altro
Euristici -> strumenti che consentono di comprendere meglio certe situazioni

Queste tipologie di azioni, ci forniscono uno strumento per capire le azioni sociali: il perché
di un determinato comportamento
Azione sociale -> singolo individuo
Relazione/interazione sociale -> riguardano due o più soggetti su cui ci si pone
contemporaneamente

-> Le relazioni sociali possono essere:


- stabili e profonde
- transitorie e superficiali -> non ci vede sempre, è una cosa più superficiale
- conflittuali -> orientate dal proposito di affermare la propria volontà contro quella degli
altri

GRUPPO SOCIALE
Abbiamo a che fare con persone che interagiscono tra loro con continuità, secondo schemi
relativamente stabili (ci si comporta sempre così) e definiti inoltre, mi riconosco e gli altri mi
riconoscono come facente parte del gruppo

Proprietà relative alle dimensioni (Simmel)


Possiamo distinguere i gruppi in base alla dimensione
1. Diade: gruppo formato da due persone
- se uno dei membri decide di uscire dalla relazione, il gruppo scompare
- fragilità strutturale e forte personalizzazione
- forte coinvolgimento psicologico e affettivo nella relazione
- norme culturali rigide (amore, amicizia)
Nel momento in cui, uno dei due esce dalla relazione, il gruppo scompare. La caratteristica
specifica è il forte coinvolgimento.
norme culturali rigide -> se mi vieni meno di qualcosa, amore, un patto, rispetto è ancora più
sentito rispetto che in un gruppo più grande

2. Triade: gruppo formato da tre persone. Gruppo più a rischio


- Diverse configurazioni di interazione:
uno dei tre membri può assumere un ruolo
● Mediatore -> ci può essere un litigio tra due membri e il terzo membro
assume le parti del mediatore per non far separare il gruppo
● Tertius gaudens -> fra i due litiganti il terzo gode. Se due dei tre
litigano, il terzo cerca di trarne beneficio
● Divide et impera -> cerca di creare un discrezio tra i membri e ne trae
vantaggio

-> Secondo Simmel i gruppi pari sono più a rischio. Se è composto da numeri dispari ci sono
più possibilità che il gruppo “sopravviva”
-> Per Simmel il gruppo da 5, potenzialmente è quello che sta “meglio”, dove c’è il maggior
successo e dove si ha la massima soddisfazione (3+2 = triade + diade)
IL RUOLO
Cos’è il ruolo in sociologia?
L’insieme dei comportamenti che in un gruppo tipicamente ci si aspetta da una persona, che
del gruppo fa parte.

I ruoli si distinguono in
- Specifico: riguarda un insieme di comportamenti limitati e precisi;
operaio nella catena di montaggio. ci si aspetta che faccia determinate operazioni
all'interno dell’azienda
- Diffuso: riguarda un insieme di comportamenti più ampio e meno definito
genitori -> comportamenti ampi e diffusi

Ogni individuo ha diversi ruoli. In un gruppo sociale i ruoli possono essere differenti. Ognuno
può essere amico, amante, mamma, figlia, zia -> ROLE SET

In base alla dimensione e al ruolo svolto, possiamo identificare diversi tipi di gruppi sociali:
Gruppi primari: piccole dimensioni, a ruoli diffusi, con contenuti affettivi e molto
personalizzati FAMIGLIA
Gruppi secondari: grandi dimensioni, a ruoli specifici, relazioni più fredde e
spersonalizzate LAVORO
Gruppo formale: basato su uno statuto o regolamento esplicito in vista di certi scopi,
si costituisce solitamente per il raggiungimento di un scopo. formale perché ci sono
delle regole da seguire se si vuole far parte del gruppo GRUPPI DELLA MODUGNO,
ASSOCIAZIONI
Gruppo informale: si forma in modo spontaneo, senza che siano state fissate regole
precise per il suo funzionamento AMICI, GRUPPO DI RIFERIMENTO
Gruppi totalitari: impegnano tutti i ruoli o quasi di un individuo
tutti i ruoli sono impegnati CARCERE - i carcerati assumono tutti i loro ruoli, la
persona continuerà ad essere un padre, una madre, un ladro…
CASA DI RIPOSO
Gruppi segmentali: impegnano alcuni o anche uno dei ruoli di un individuo
AULA UNIVERSITARIA - siamo un gruppo ma ognuno di noi impegna solo il ruolo
dello studente, l’amico del compagno

14.10
-> Le norme sociali sono regole di comportamento che ci si aspetta vengano seguite in
determinate situazioni. Stabiliscono come comportarti all'interno di un gruppo.
Alcune norme sono SOLO per determinate situazioni: norme deontologiche.

-> Rispetto alle norme, i valori


Danno l’orientamento alle norme. Sono situazioni più astratte, dalle quali le norme stesse
discendono, o dei quali sono specificazioni. Riguardano fini ultimi dell’azione, criteri che
orientano su aspetti decisivi della convivenza, relativi a ciò che riteniamo giusto, appropriato,
desiderabile: in questo senso indicano un «dover essere» al di là dell’essere, una tensione
verso uno stato di cose ritenuto ideale e desiderabile, ma non o non ancora realizzato.
Valore: rispetto della vita -> Norma: non si uccide
-> Valori universali: alcuni valori sono più condivisi di altri, e ci si può chiedere se esista un
nucleo di valori universali.
Ex. Il rispetto della vita, la pace, la libertà, l’uguaglianza, la dignità della persona.

Istituzioni
Nelle scienze sociali per istituzioni si intendono modelli di comportamento che in una
determinata società sono dotati di cogenza normativa (scuola, gruppo dei pari (amici))
I valori, le norme che li specificano e le istituzioni come modelli normativi di comportamento
costituiscono il nucleo centrale di una cultura.

Processo di socializzazione
-> strumento attraverso il quale il patrimonio culturale della società viene appreso dagli
individui. Processo mediante il quale i nuovi diventano membri della società
Socializzazione primaria -> insieme di processi volti ad assicurare all’individuo la formazione
delle competenze sociali di base. Avviene tra 0-6 anni attraverso la famiglia.
socializzazione secondaria -> si svolge in età scolare e va avanti per tutto il rest della vita
socializzazione terziaria -> contesto organizzativo, lavorativo

Potere e conflitto
Potere: è la possibilità di trovare obbedienza a un comando che abbia un determinato
contenuto (Weber) Io esercito il mio potere dando ordini a cui l'altra persona sottoposta
Autorità: il potere legittimato. Io dico una cosa in quanto ho il diritto e l’autorità di dirlo e
l'altra persona ha il dovere di farlo (genitori che “comandano” i figli) (datore di lavoro e
lavoratore). è determinato dai diversi ruoli che si hanno nella società
Non possiamo vivere senza conflitto: azioni orientate dal proposito di affermare la propria
volontà contro la volontà e la resistenza altrui
in alcuni casi svolge alcune funzioni positive per il gruppo:
- aumenta la coesione interna -> nel bene e nel male
- stabilisce e mantiene i confini rispetto all’esterno -> come gruppo si è più coesi
- è più intenso tra i gruppi che richiedono un impegno totale della personalità, ma se questi
esplodono tendono a essere di particolare intensità e potenzialmente distruttivi delle
relazioni di gruppo FAMIGLIA
- può generare nuovi tipi di interazione fra antagonisti

Il comportamento collettivo
Comportamento collettivo: insieme di individui sottoposti a uno stesso stimolo, che
reagiscono e interagiscono fra loro in situazioni senza sicuro riferimento a ruoli definiti e
stabilizzati.
Panico: reazione collettiva spontanea, che si manifesta di fronte al rischio di subire gravi
danni da un evento in corso o annunciato come immediato. Il pericolo può essere reale,
come un incendio un naufragio, o solo immaginato.
Folla: insieme di persone riunite in un luogo, che sviluppano umori e atteggiamenti comuni,
ai quali possono seguire forme di azione collettiva.
Pubblico: insieme di persone che si confrontano con uno stesso problema, hanno opinioni
diverse su come affrontarlo e discutono fra loro a questo riguardo. I
15.10 CAPITOLO 7 - STRATIFICAZIONE, CLASSI SOCIALI E MOBILITÀ
Per parlare di disuguaglianza sociale, i sociologi parlano di stratificazione sociale
ovvero il sistema delle disuguaglianze strutturali di una società nei suoi due aspetti principali:
- distributivo: l’ammontare delle ricompense materiali (solitamente denaro) e
simboliche (status sociale) ottenute dagli individui e dai gruppi di una società
- relazionale: i rapporti di potere esistenti fra gli attori sociali.

Definiamo strato (dato da stratificazione sociale) un insieme di individui (o di famiglie) che


godono della stessa quantità di risorse (ricchezza, prestigio) o che occupano la stessa
posizione nei rapporti di potere

Riconosciamo tre prospettive teoriche della stratificazione:


1. Teoria funzionalista - Devis e Moore
Si parte dal presupposto che, in ogni società vi fosse una stratificazione sociale. I
sostenitori di questa teoria, cercano di spiegarne le caratteristiche universali e dicono
che la principale necessità funzionale che spiega la presenza universale della
stratificazione sociale è l’esigenza sentita da ogni società di collocare e motivare gli
individui nella struttura sociale
Le argomentazioni dei funzionalisti possono essere sintetizzate in 4 punti principali:
1. Non tutte le posizioni presenti in una società hanno la stessa importanza
funzionale. Alcune sono più rilevanti di altre per l’equilibrio e il funzionamento
del sistema sociale e richiedono capacità speciali
2. Il numero delle persone che possono occupare le posizioni più rilevanti è
limitato e scarso
3. La conversione delle capacità in competenze implica sacrifici e un lungo
periodo di addestramento
4. Per indurre le persone capaci a sottoporsi a questi sacrifici è necessario dar
loro compensi materiali e morali, in modo che godano di un livello di reddito e
prestigio superiori.
2. Teoria del conflitto - Marx e Weber
Essi negano che la stratificazione svolga una funzione essenziale per la società. Le
disuguaglianze esistono perché i gruppi sociali che se ne avvantaggiano sono in
grado di difenderle dagli attacchi degli altri in una situazione di conflitto continuo.
Fra i teorici del conflitto abbiamo due impostazioni diverse:
MARX
• La storia è la storia di lotte di classe tra sfruttatori e sfruttati.
• La stratificazione sociale è lo strumento creato e tenuto in vita da una classe per
proteggere e promuovere i propri interessi economici.
• In ogni società l’asse portante delle classi si trova nei rapporti di produzione e nelle
relazioni di proprietà. La forma di produzione e quella di proprietà variano a seconda del tipo
di società.
• Classe in sé: insieme di individui che si trovano nella stessa posizione rispetto alla
proprietà dei mezzi di produzione.
• Classe per sé: gli individui prendono coscienza di avere degli interessi comuni e di
appartenere alla stessa classe (rapporti di produzione)
WEBER
Sostiene che non esistono solo l’economia ma ne esistono tre diverse:
- economia: gli individui si uniscono sulla base di interessi materiali comuni,
formando classi sociali;
- cultura: gli individui si uniscono seguendo comuni interessi ideali e dando
origine ai ceti;
- politica: gli individui si associano in partiti o in gruppi di potere per il controllo
dell’apparato di dominio.
• Il criterio di fondo dell’appartenenza a una classe è la situazione di mercato. Tre mercati:
- del lavoro: contrapposizione classe operaia (coloro che vendono la forza lavoro) e
imprenditori (che acquistano);
- del credito: contrapposizione debitori/creditori;
- delle merci: contrapposizione consumatori/venditori.
• Situazione di ceto e chiusura sociale
Convivium et conubium
Monopolizzazione delle professioni
3. Teoria dello squilibrio di status di Lenski
La nostra società è caratterizzata da una pluralità di gerarchie:
1. reddito - livello economico
2. potere
3. istruzione
4. prestigio
Si può occupare una posizione all’interno della società a seconda della quale appartieni ad
uno status
Molto spesso il reddito è connesso agli altri tre stati.
Non sempre queste caratteristiche sono proporzionate
Se una persona si trova in ranghi equivalenti nelle diverse gerarchie, si parla di equilibrio di
status, al contrario quando un individuo non si trova allo stesso livello in tutte le gerarchie
abbiamo uno squilibrio di status
Lo squilibrio è molto spesso influenzato dalle aspettative della società.

Il sistema delle classi nelle società moderne si distingue con due schemi di classificazione:
1. Sylos Labini: basato sul tipo di reddito percepito dall’individuo
focalizza la sua classificazione attraverso il reddito.
Sostiene che ci siano tre categorie di reddito:
rendita (dei proprietari fondiari)
profitto (dei capitalisti)
salario (degli operai)
Ma anche:
i redditi misti, da lavoro e capitale: lavoratori autonomi
gli stipendi degli impiegati
i redditi di coloro con occupazioni precarie e saltuarie.
Utilizza questi criteri per arrivare ad una classificazione delle classi.
Distinguiamo cinque classi sociali:
1. Borghesia: proprietari di fondi rustici e urbani (rendite), imprenditori e alti
dirigenti (profitti e redditi misti), professionisti (redditi misti);
2. Piccola borghesia : lavoratori autonomi (redditi misti);
3. Classe media impiegatizia : impiegati pubblici e privati;
4. Classe operaia : braccianti e salariati fissi in agricoltura, operai dell’industria
e dell’edilizia e del terziario (salari); MCJOBS
5. Sottoproletariato: coloro che restano a lungo lontani dalla sfera produttiva,
disoccupati.

2. Goldthorpe: basato su due criteri la situazione di lavoro la situazione di reddito


Unisce due situazioni:
1. Situazione di lavoro: posizione occupazionale nella gerarchia organizzativa.
2. Situazione di mercato: complesso dei vantaggi e degli svantaggi simbolici e
materiali, di cui godono i titolari dei vari ruoli lavorativi.
Incrociando queste due dimensioni si giunge a uno schema a sette classi:
Classe I: imprenditori, professionisti e dirigenti di livello superiore
Classe II: professionisti e dirigenti di livello inferiore
Classe III: impiegati e addetti alle vendite
Classe IV: piccola borghesia urbana (commercianti e artigiani) e agricola
Classe V: tecnici di livello basso e supervisori di lavoratori manuali
Classe VI: operai specializzati
Classe VII: operai non qualificati

MOBILITÀ SOCIALE
-> Ogni passaggio di un individuo da uno strato, un ceto, una classe sociale ad un altro.
I sociologi distinguono fra mobilità:
Orizzontale -> passaggio di un individuo da una posizione sociale a un’altra
nell’ambito dello stesso livello
Verticale -> passaggio di un individuo da una posizione a un’altra
-> ascendente -> vengo da una famiglia povera e divento avvocato
-> discendente -> medico che finisce a fare il bidello
Intergenerazionale -> cambiamento di posizione socioeconomica rispetto alla
generazione precedente. INTER vado vedere il lavoro del padre
Intragenerazionale -> cambiamento di posizione socioeconomica di un singolo
individuo all’interno dell’arco di vita. INTRA guardo cosa faccio nella mia vita
Di breve raggio -> cambiamento avvenuto fra strati o classi contigue
Di lungo raggio -> cambiamento avvenuto fra strati o classi molto lontani. DA
MEDICO A BIDELLO
Assoluta -> numero complessivo di persone che si spostano da una classe all’altra.
SPOSTAMENTO DI UNA CERTA QUANTITÀ DI PERSONE DA UNA CLASSE
ALL’ALTRA
Relativa -> grado di eguaglianza delle possibilità di mobilità dei membri delle varie
classi. POSSIBILITÀ DI SPOSTARSI DA UNA CLASSE ALL’ALTRA
Individuale -> spostamenti verso l’alto o il basso di un singolo soggetto.
Di gruppo -> spostamenti verso l’alto o il basso di un intero gruppo (una classe, uno
strato, ecc.).

21.10 CAP 11 - TEORIE DELL’ISTRUZIONE


La richiesta di istruzione è una conseguenza della modernizzazione ed è caratterizzata
dalla crescente differenziazione istituzionale e dal conseguente aumento del numero di
ruoli specializzati

Le principali teorie riguardo l'educazione e i sistemi scolastici, sono tre:


1. FUNZIONALISTA
-> La teoria funzionalista, in generale, considera la società come un sistema
di parti indipendenti che lavorano per la sopravvivenza all’interno del sistema.
-> L’istruzione svolge funzioni di socializzazione, controllo sociale, selezione e
allocazione degli individui nelle varie occupazioni e assimilazione degli
immigrati nella società
2. MARXISTA
3. WEBERIANA
-> Queste due teorie, invece, si basano sul conflitto e considerano l’istruzione
come l’arma nelle lotte di dominio
-> Per la teoria marxista, l’istruzione è in mano ai proprietari dei mezzi di
produzione che se ne servono per mantenere l’ordine sociale
-> Per la teoria weberiana l’istruzione è al centro di una lotta fra ceti e gruppi
di potere

LA TEORIA FUNZIONALISTA
-> Secondo i funzionalisti, l’espansione dell’istruzione è una conseguenza della
differenziazione istituzionale
-> La società sia sempre più complessa; di conseguenza il livello di specializzazione
richiesto è sempre più alto e si attribuisce alle istituzioni scolastiche il compito di
fornire il più alto livello di qualificazione
-> Ne consegue che man mano che il livello di qualificazione aumenta, anche la
percentuale di popolazione che deve passare attraverso le istituzioni scolastiche
aumenta e aumenta anche la durata del periodo che essa deve trascorrere al loro
interno
LA TEORIA MARXISTA
-> Secondo questa teoria, per capire come sono nati i sistemi scolastici bisogna
guardare i rapporti di produzione e la lotta tra classi sociali. Infatti, i marxisti ritengono
che i sistemi scolastici abbiano la funzione di riprodurre le disuguaglianze esistenti
tra le classi.
-> Il filosofo francese L. Althusser sostiene che nella società capitalistica, la
riproduzione dei rapporti di produzione è assicurata dall’esercizio del potere negli
apparati di stato.
Abbiamo due diversi apparati di stato:
1. apparati repressivi:
Ne fanno parte il governo, l'esercito, i tribunali.
Appartengono alla sfera pubblica
Funzionano con la violenza
2. apparati ideologici:
Ne fanno parte la scuola, la famiglia, la chiesa, i mezzi di comunicazione di
massa
Riguardano la sfera privata
Agiscono con l’ideologia, non si usa la forza fisica ma un altro tipo di forza
Un tempo l’apparato ideologico dominante era la chiesa che svolgeva non solo
funzioni religiose ma anche educative. Oggi l’apparato più importante è la scuola.
-> Secondo la teoria marxista, la scuola ha il compito di insegnare fin da piccoli
l’ideologia adatta al ruolo che dovrà svolgere nella società.
-> Bowles e Gintis hanno sostenuto che il sistema scolastico serve a perpetuare e a
riprodurre il sistema capitalistico e lo fa in due modi:
1. Promuovendo la credenza che il successo economico dipenda
esclusivamente dal possesso di determinate capacità e competenze
-> tipica dell’ideologia meritocratica
2. Trasmettendo agli alunni non solo conoscenze ma piuttosto attributi non
cognitivi (tratti di personalità)

LA TEORIA WEBERIANA
-> Secondo Weber non è possibile analizzare i sistemi di istruzione senza tener
conto della stratificazione sociale
La sua teoria di istruzione corrisponde ad un ideale educativo.
I sistemi di istruzione vanno analizzati in base ai tipi di potere. A ogni tipo di potere
corrisponde un ideale educativo:
1. Potere carismatico: ideale dell’iniziato
accesso ad un sapere segreto tramite prove e cerimonie il carisma non può
essere insegnato, può solo essere risvegliato
-> Secondo Weber, una persona ha carisma o non ne ha. Se hai carisma, la mia
funzione di istruzione è svegliare questo tratto di te. Io fornisco a queste persone un
“potere” (fornisco informazioni che prima non aveva)
2. Potere tradizionale: ideale dell’uomo colto
il fine dell’educazione è il «raffinamento della persona» la definizione di
«uomo colto» varia a seconda dello «strato sociale dei detentori del potere»
-> L’alunno può essere educato in maniera diversa a seconda del suo stato sociale.
ex. Può essere educato in modo cavalleresco oppure ascetico, in modo letterario o
con la ginnastica e la musica
3. Potere legale-razionale: ideale dello specialista
l’istruzione ha una immediata utilità pratica. Istruzione ed esami assumono la
massima importanza (officine, uffici, laboratori scientifici, eserciti….)
-> Lo sviluppo dell’istruzione è dovuto alle azioni condotte dai ceti sociali per
mantenere e migliorare la posizione nel sistema di stratificazione. Come
conseguenza abbiamo il fenomeno del credenzialismo ovvero l'uso dei titoli di
studio come mezzi per controllare l’accesso alle posizioni lavoro.
-> Si ha una monopolizzazione delle posizioni di vantaggio economico
sociale.
-> Mano a mano che la società diventa sempre più credenzialista, gli attestati
tendono ad essere svalutati.
BISOGNA POTERSELO PERMETTERE ECONOMICAMENTE

ISTRUZIONE E CONCEZIONE DEI GRUPPI DOMINANTI


L’istruzione delle masse è funzionale o disfunzionale al mantenimento dell’ordine?
-> Per alcuni, l’istruzione di massa era vista come un grave pericolo in quanto capace di
insegnare al popolo il disprezzo della propria posizione nella vita
-> In altri momenti invece, troviamo l’idea che ha finito per affermarsi in tutti i paesi
occidentali ovvero che la diffusione dell'istruzione per tutti fosse la miglior politica da seguire.
-> L'argomentazione più importante a favore della diffusione dell’istruzione è che: sia i fautori
che i contrari alla creazione di un sistema di istruzione avevano come obiettivo il controllo
della popolazione appartenente allo stato nazionale.
-> Il diritto all’istruzione di massa non è nato in risposta alle necessità del processo di
industrializzazione, ma allo sviluppo degli stati nazionali e al riconoscimento dei diritti di
cittadinanza.
-> Fra i diritti sociali vi è il diritto-dovere all’istruzione primaria
-> Alcune idee di fondo, che favorirono la nascita dei sistemi scolastici:
- l’attore principale della società e dello stato è l’individuo;
- lo sviluppo nazionale presuppone lo sviluppo individuale;
- il futuro è portatore di progresso;
- l’infanzia è il momento in cui plasmare i bravi cittadini.

SVILUPPO DELLO STATO NAZIONALE


-> La nascita e lo sviluppo sono stati accompagnati dal riconoscimento di diritti di
cittadinanza che distinguiamo in:
Diritti civili -> libertà di pensiero e di parola
Diritti politici -> voto e accesso agli uffici pubblici
Diritti sociali -> minimo di benessere economico e di sicurezza
-> Fa parte di quest’ultimo gruppo il diritto-dovere all’istruzione primaria

28.10 CAP. 11 - ISTRUZIONE E DISUGUAGLIANZE


Quando parliamo di “disuguaglianze scolastiche” facciamo riferimento a:
- Rendimento scolastico - il grado di conoscenze acquisito dagli allievi
- Attitudine ed intelligenza degli allievi
- Gruppo etnico di appartenenza, occupazione, titolo di studio dei genitori e livello di
reddito della famiglia
-> Il QI degli allievi è correlato sia con il rendimento scolastico sia con le caratteristiche
dell’ambiente d’origine
Fra la classe sociale di appartenenza e il successo scolastico, vi è una relazione positiva:
ciò che influisce maggiormente sul successo negli studi non è il reddito della famiglia ma il
titolo di studio.
Che relazione c’è tra le classi sociali di appartenenza e il successo scolastico (livello di
istruzione al quale arrivi, rendimento scolastico)? Ci sono state fornite tre spiegazioni
diverse:
Teoria del deficit
I giovani provenienti dalle classi sociali svantaggiate (più basse) hanno un cattivo
rendimento scolastico e interrompono presto gli studi perché, a differenza di quanto
avviene nelle classi medie, la famiglia non fornisce loro né le capacità cognitive e
linguistiche né i valori, gli atteggiamenti e le aspirazioni che la scuola richiede. Si
parla di "privazione culturale”.
Teoria della differenza
I fallimenti e i ritardi degli allievi provenienti dalle classi più svantaggiate dipendono
dalle istituzioni scolastiche. Dicono che chi lavora dentro ad una scuola, può mettere
in atto dei comportamenti tali per cui vengono privilegiati chi viene da famiglie più
avvantaggiate.
Gli allievi provenienti da classi sociali basse hanno un cattivo rendimento scolastico
non perché sono “culturalmente privati" ma perché la scuola e gli insegnanti si
aspettano questo da loro
Teoria del capitale culturale
Se gli studenti delle classi agiate vanno meglio a scuola è perché godono di privilegi
sociali (Pierre Bourdieu). La famiglia
Secondo Bourdieu i privilegi sociali vengono trasmessi dalla famiglia e sono:
- capitale culturale -> istruzione, grado di istruzione, educazione, conoscenze,
competenze, educazione non formale -> complesso di conoscenze e valori ->
il capitale culturale influisce sul rendimento scolastico.
- ethos di classe -> insieme di atteggiamenti nei riguardi della cultura ->
l’ethos influisce sulla permanenza nel sistema educativo.
Queste eredità culturali vengono trasmesse per osmosi inducendo gli individui a
pensare che le disuguaglianze sociali siamo dovute alle doti e di conseguenza siano
naturali.

Habitus (Bourdieu, 1979)


Il concetto di habitus è stato reso celebre dal sociologo e filosofo francese Pierre Bourdieu
e si riferisce a un insieme di schemi interiorizzati di percezione, pensiero e azione inculcati
dalle famiglie e riprodotti nel corso del tempo.
L'habitus rappresenta dunque una sorta di "disposizione" mentale e comportamentale che
orienta inconsciamente il modo in cui ciascuno di noi agisce, percepisce e interpreta il
mondo; un sistema di disposizioni profondamente interiorizzate che comincia a costituirsi
durante la prima infanzia e sistematicamente sviluppata e consolidata attraverso la pratica

Differenziazione sociale e scuola -> Differenze relative a:


Conoscenze pregresse
Atteggiamenti verso l’istruzione
Motivazione allo studio 18M

ISTRUZIONE E MERITOCRAZIA
Per la teoria funzionalista la società occidentale è diventata sempre più meritocratica
(funzionalista). Quello che caratterizza la società è il processo di razionalizzazione, il
passaggio dal particolarismo all’universalismo. Ciò che determina la posizione sociale non è
più l’origine sociale ma le competenze acquisite.
L’idea della società meritocratica ha avuto consensi anche nel corso degli anni 70.
I risultati delle principali ricerche si sono trovati ad affermare il contrario e per farlo hanno
preso in considerazione tre variabili:
1. Origine sociale (O)
2. Titolo di studio conseguito (I)
3. Destinazione di classe (D)
-> Secondo i funzionalisti, questo rapporto è cambiato nel corso del tempo in quanto:
1. In molti paesi occidentali sono state approvate riforme con lo scopo di eguagliare il
sistema scolastico che hanno cercato di ridurre ‘influenza del titolo di studio dei
genitori dai figli
2. Vi è stata un’espansione dell’istruzione per cui O e I non siano più in relazione
perchè il tasso di iscrizione di studenti appartenenti a classi sociali basse è
aumentato rispetto a quello delle classi medio-alte

ISTRUZIONE E MOBILITÀ SOCIALE


MOBILITÀ SOCIALE -> possibilità degli individui di passare da uno strato all’altro.
La scuola come ascensore sociale -> da, equamente, a tutti gli individui, le stesse possibilità
Le principali teorie riguardo l’educazione e i sistemi scolastici sono le stesse che abbiamo
visto parlando di stratificazione sociale:
-> Per la teoria funzionalista la società occidentale è diventata sempre più meritocratica.
-> La posizione degli individui nella stratificazione sociale è sempre più determinata dalle
competenze acquisite e dalle capacità, e sempre meno dall’origine sociale
-> Le ricerche empiriche sconfesserebbero tale opinione.

Quanto la scuola contribuisce a riprodurre le disuguaglianze da una generazione all’altra e a


rafforzare vantaggi/svantaggi che i bambini di diversa estrazione sociale si portano fra i
banchi? Quanto è equo il sistema?
ORIGINI SOCIALI -> DESTINAZIONE LAVORATIVA
ORIGINI SOCIALI -> LIVELLO DI ISTRUZIONE

-> Il triangolo della mobilità sociale

Per realizzare una maggiore uguaglianza delle opportunità, bisogna indebolire sia le
disuguaglianze di istruzione, sia l’ereditarietà sociale diretta

Livello di istruzione -> la tua istruzione dove arriva? ti sei fermato al diploma o hai
continuato?
Destinazioni lavorative -> quanto la tua origine sociale incide sul lavoro che andrai a fare?
Origini sociali -> quanta possibilità ho di diventare ”qualcuno” -> background
socio-economico-culturale della famiglia -> i tuoi genitori che lavoro fanno? quanto
guadagnano? le tue origini sociali
vedi fine pagina 12

Origine sociale e vantaggi educativi


a) costi di istruzione
b) aspettative familiari
c) contesto culturale di origine (peso della cultura, linguaggi, valori…) – Capitale
culturale e ethos di classe (Bourdieu, 1966)
- Capitale culturale -> tutto ciò che rientra nel bagaglio culturale,
conoscenze e competenze acquisite dentro e fuori alla scuola
- Ethos di classe -> valori, orientamenti, modi di comportarsi all’interno
della suola
d) atteggiamento insegnanti (effetto Pigmalione -> descrivere chi assume il ruolo di
maestro/mentore nei confronti di una persona plasmando la personalità, sviluppando
le sue doti naturali, definendo i modi)
e) etichettamento e motivazione
f) gruppo dei pari (segregazione etnico-sociale)

29.10 CAPITOLO 4BIS - DISUGUAGLIANZE DIGITALI


-> Castells vede la società come una rete. Vede nelle tecnologie digitali una connessione di
persone
-> La metafora della network society (Castells, 1996) rinvia a una forma di società in cui le
relazioni sociali si basano sempre più su reti mediatiche.
-> Nell’attuale web society, il capitalismo informazionale connota la società comunicazionale
(Cipolla, 2015) che diventa (social) network society (Boccia Artieri, 2012), a conferma di
come la «rivoluzione inavvertita» apportata dai social network ridefinisca la relazione fra
produzione, distribuzione e consumo delle forme simboliche della società e i rapporti di
potere (Boccia Artieri, 2015).
-> Da NETWORK SOCIETY diventa una WEB SOCIETY
-> Artieri sottolinea le potenzialità dei social ma anche i rischi che vede nell’utilizzo di essi.
Parla di una diversità di rapporti di potere e si interroga in che modo i social hanno
modificato la relazione del potere

Divario digitale: diverse dimensioni


-> Dimensione infrastrutturali -> Dotazioni tecnologiche, connessione adeguata
-> Dimensione culturali -> Competenze tecnico operative e cognitive, digitali…
-> Dimensione sociali -> Connesso alla situazione socioeconomica degli individui

-> L’accesso e l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)


giocano un ruolo determinante nella vita quotidiana.
Queste disuguaglianze si articolano su tre livelli principali:
1. Di primo livello -> la prima forma di disuguaglianza digitale riguarda l'accesso stesso
alle tecnologie. Questa problematica, definita "divario digitale di primo livello", si
manifesta nella dicotomia tra chi ha e chi non ha accesso a Internet o dispositivi
digitali, spesso legata a fattori economici, geografici o infrastrutturali.
-> è una disuguaglianza più legata al possesso
2. Di secondo livello -> Una volta garantito l’accesso, emergono disuguaglianze legate
all'uso effettivo delle tecnologie. Il "divario digitale di secondo livello" si concentra
sulle capacità di utilizzare strumenti digitali in modo efficace, che dipendono da
risorse culturali, sociali ed educative.
3. Di terzo livello -> il "divario digitale di terzo livello" riguarda la capacità di sfruttare le
TIC per migliorare la propria condizione sociale. Questo include l'abilità di accedere a
servizi, partecipare alla vita politica, o migliorare opportunità educative e
professionali.

-> Effetti Cumulativi e Stratificazione: le disuguaglianze digitali non sono isolate ma


amplificano quelle sociali ed economiche già esistenti. La teoria della "stratificazione"
suggerisce che l’uso delle TIC rinforza un vantaggio cumulativo per chi possiede più risorse,
mentre i gruppi già svantaggiati rimangono indietro, aggravando il divario sociale.

Uso media digitali e disuguaglianze sociali


Ci si dibatte in due teorie che si contrappongono
Ipotesi della «normalizzazione»
-> Le differenze nell’accesso alle TIC scompariranno per effetto di processi
socio-economici e grazie alla diminuzione dei costi e alla semplificazione delle
interfacce
-> cyber-utopisti -> vedono in tutto ciò che è “digitale” qualcosa che porta vantaggio
al progresso.
-> sostengono che sempre più persone potranno accedere alla tecnologia; un po’
perchè costeranno meno, un po’ perchè sono più facili, normalizzazione
Ipotesi della «stratificazione»
-> le disuguaglianze legate al digitale si sommano a quelle preesistenti, rafforzandosi
in un processo circolare e cumulativo cyber-scettici
-> Teoria degli «scarti di conoscenza» (Tichenor et al. 1970) secondo cui la diffusione
dei mezzi di comunicazione di massa tra la popolazione non porta all’uguaglianza
sociale, ma a forme di sviluppo e di distribuzione della conoscenza diversificate
-> Si creeranno altre disuguaglianze che aumenteranno sempre di più le
disuguaglianze
La "teoria degli scarti di conoscenza" dimostra che i gruppi con status socioeconomico più
alto beneficiano maggiormente dell'uso dei media digitali.

Ci concentriamo sul terzo livello di digital divide: IL CAPITALE DIGITALE


quanto io riesco ad ottimizzare l’uso della rete nella quotidianità
- sfruttare online il proprio bagaglio socio-culturale
- trasferire offline le conoscenze e informazioni ottenute in Rete
Questo capitale digitale viene chiamato capitale ponte. Fa da ponte tra il capitale culturale e
quello sociale. Si basa su tutti e due, deriva da tutti e due

Iperconnessione e sovrabbondanza 30M


Quali ricadute può avere, a livello sociale, una condizione di interconnessione? Lo sforzo dei
sociologi cerca di ricondurre l’uso che fai dalla rete alle tue caratteristiche
- Nuove disuguaglianze sociali legate alla diffusione dei media digitali nelle pratiche
quotidiane
- Condizione di iperconnessione e di "sovrabbondanza comunicativa permanente”
(Gui, 2019)
maggiori problemi di sovra-consumo e ‘saturazione’ digitale nei segmenti
sociali con minori risorse economiche e culturali
- La quantità d’uso diventa un indicatore negativo anziché positivo(Turkle, 2012)
- «Disuguaglianze culturali» (Bentivegna, 2009)
a un più alto livello di capitale culturale e di istruzione corrisponde un più alto
e variegato uso della Rete e più basse frequenze di utilizzo ai soli fini di
svago

Divario digitale e giovani


-> Il capitale digitale è un elemento chiave che collega le disuguaglianze educative e digitali.
-> Gli studenti provenienti da famiglie con risorse socio economiche elevate tendono a
utilizzare le TIC in modo più produttivo, con un impatto positivo sul rendimento scolastico.
-> Tuttavia, l’uso eccessivo delle tecnologie può portare a un calo delle performance,
sottolineando la necessità di un equilibrio.
-> Nella realtà giovanile si distinguono due tipi di divario digitale (Botta, 2011):
1. Il primo, quello «relativo», è strettamente condizionato da variabili strutturali, quali lo
status di origine e l’istruzione del giovane, per cui, ad esempio, più è elevato il livello
culturale suo e del padre, più è frequente e complesso l’uso delle tic.
2. Il secondo tipo di divario, definito «assoluto», non è direttamente condizionato dalle
differenziazioni strutturali “classiche”, e si esprime in un uso non appropriato,
discontinuo e superficiale delle tic, che si riscontra anche in ragazzi istruiti.
La famiglia
Due esigenze dei genitori (Gui et al., 2020)
difendere e abilitare 38M
Esempio: relazione tra titolo di studio dei genitori e arrivo dello smartphone e di tecnologie
ludiche come le consolle

Tornando all’ipotesi della «stratificazione»…


-> La pervasività delle tecnologie sono lontane dall'essere portatrici di parità in quanto
moltiplica disuguaglianze già esistenti
«le reti sociali offline, fatte dalla famiglia, dalla posizione di lavoro, dall’affiliazione politica,
dal reddito e dall’istruzione, fungono da motore che amplifica le possibilità offerte da
Internet» (Ragnedda, 2018, p. 94).

EX. un accesso diseguale si traduce in diverse competenze digitali -> le disuguaglianze


nell’accesso e nelle competenze comportano nuove forme di esclusione sociale (primo
livello) -> la disuguaglianza digitale si somma a quelle già esistenti, influendo sulle chance di
vita

Povertà educativa 01.06.00M


E’ la privazione, per i bambini e gli adolescenti, dell’opportunità di apprendere, sperimentare,
sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni (Save the Children, 2014)

Quasi sempre connessa con la povertà economica e sociale


Circolo vizioso: la deprivazione materiale compromette la capacità di approfittare delle
opportunità formative disponibili impedendo l’uscita dalla povertà sociale. Tende a
trasmettersi di generazione in generazione, sempre nelle stesse famiglie e nelle stesse aree
geografiche: consolidando così una condizione di emarginazione difficile da superare.

Scuola e disuguaglianze digitali


Questioni salienti pre-Covid
- Uso delle tecnologie digitali e livello di apprendimento degli studenti 50M
- Mutazione nei processi cognitivi (Cederna, 2017)
Internet ci rende stupidi? (Carr, 2010)
Multitasking: capacità di attenzione, difficoltà di comprensione (Gui, 2019
Aumentano le differenze fra studenti più e meno brillanti?
capitale culturale centrale

- Ruolo degli insegnanti


nativi, immigrati digitali, tardivi digitali… (Prensky, 2001)
saggi digitali (Prensky, 2010)
- Sistemi di governance educativa Scuola in chiaro 2.0
Questioni salienti post-Covid 01.01.00H
- Lockdown, DAD, DDI…fenomeni nuovi:
aumento repentino del tempo online
maggiori dotazioni alle famiglie svantaggiate
più rilevanza della disponibilità di spazi a casa per lo studio personale («una
stanza tutta per me»)
- Due ‘discorsi’ emergenti (Livingstone, 2020)
iperconnessione/sovraconsumo
povertà di accesso
- Le famiglie e i processi di disuguaglianza digitale
difendere e abilitare
- Preoccupazione per gli effetti negativi complessivi e per il rinforzo delle
disuguaglianze (Argentin et al., 2021)

DAD e disuguaglianze: ricerche in corso… 01.02.00M


- Gli studenti dei ceti meno abbienti ottengono risultati peggiori in termini di
apprendimento online rispetto alle lezioni in presenza?
Aumentano le probabilità di abbandono?
- Rischio di riproduzione sociale della disuguaglianza che va a incidere sui tassi di
dispersione scolastica e universitaria?
- Ruolo capitale culturale e relazionale
DAD accentua ruolo dello studio individuale (no discussione tra pari e poche
occasioni con il docente)
Rischio forte di penalizzare coloro che hanno meno strumenti per
approfondire individualmente?
- Learning loss chi «perderà» di più?

12.11 CAP 5 - CONTROLLO SOCIALE, DEVIANZA E CRIMINALITÀ


-> In ogni società si cerca di assicurare la conformità delle norme.
-> Parliamo di controllo sociale per riferirci ai metodi usati per fare in modo che i membri di
un gruppo rispettino le norme e le aspettative del gruppo stesso.
-> In tutte le società il controllo sociale si realizza attraverso due processi: uno interno e uno
esterno
- Il processo interno opera attraverso la socializzazione.
-> Con questo termine definiamo il processo con cui ogni società assicura, ai
nuovi membri (neonati, immigrati) un buon grado di conformità alle norme, la
trasmissione di valori e di cultura.
-> Si distingue in due tipologie di socializzazione:
1. Socializzazione primaria -> Avviene durante i primi anni di vita fino al
raggiungimento dell’età scolare.
-> Costituisce l’insieme dei processi volti ad assicurare
all’individuo la formazione delle competenze sociali di base:
- padronanza sufficiente del linguaggio
- capacità di stabilire relazioni
- scambi affettivi, interazioni….
-> La famiglia è la principale agenzia
2. Socializzazione secondaria -> Si svolge dall’età scolare, per tutto il
corso della vita.
-> Costituisce l’insieme dei processi di formazione delle
competenze specifiche richieste dall’esercizio dei vari ruoli
sociali.
-> La scuola, le organizzazioni, i mass media sono le agenzie
principali

-> Il processo di socializzazione non finisce mai, l’acquisizione di norme, comportamenti è


connesso all’acquisizione di un ruolo nella società. Ogni volta che si cambia ruolo c’è un
processo di risocializzazione nel ruolo, comprendere norme, valori…

-> Il processo di socializzazione può fallire o non essere sufficiente e entrano in azione i
processi esterni di controllo sociale: le punizioni o le ricompense.
Essi sono reazioni sociali alla violazione delle norme. Le prime sono rivolte a scoraggiare le
violazioni mentre le seconde ad incoraggiare le adesioni alle aspettative sociali
CONCETTO DI “DEVIANZA”
Che cos’è la devianza? Tutti hanno avuto a che fare con la devianza.

-> Definiamo devianza ogni atto o comportamento (anche solo verbale) che viola le norme di
una collettività e che, di conseguenza, va incontro a qualche forma di sanzione.
-> Si parla di una persona o di un gruppo che non è conforme alla società: al suo contesto,
alle norme, regole.
-> Quest’idea è stata bene espressa da Emile Durkheim “Non bisogna dire che un
atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma che è criminale perché urta la
coscienza comune. Non lo biasimiamo, perchè è un reato, ma è un reato perché lo
biasimiamo”
-> L’atto è considerato deviante SOLO in riferimento al contesto socioculturale in cui ha
luogo.
-> Un comportamento deviante in un paese, può essere accettato o considerato positivo in
un altro
-> Notevoli sono i problemi che si incontrano nello studio dei reati. Il numero di reati ufficiali,
considerati dalla polizia e dalla magistratura, rappresenta una parte di quelli reali,
effettivamente compiuti.
-> Ve ne sono altri che, pur essendo stati commessi, fanno parte del numero oscuro dei
delitti: restano nascosti e non vengono registrati
-> Per fare in modo che un
reato entri a far parte delle
statistiche, è necessario che
qualcuno se ne accorga e lo
faccia sapere ad un organo
del sistema penale. Per i
reati senza vittima
(prostituzione, consumo di
stupefacenti, gioco
d’azzardo) e per quelli cotro
la collettività, dipende dalla
capacità della plizia di
scoprire gli eventi delittuosi e i loro autori

TEORIE DELLA CRIMINALITÀ


-> Numerosi sociologi, psicologi ed economisti si sono interrogati sul perché alcune persone,
in certe fasi della loro vita, rubano, uccidono o stuprano qualcuno. Le principali teorie sono
sei:
1. Spiegazioni biologiche - il medico e psichiatra Cesare Lombroso sostiene che un
soggetto con determinate caratteristiche fisiche fosse più propenso a diventare un
delinquente rispetto ad altri. Il “delinquente nato” ha in genere la testa piccola, la
fronte sfuggente, gli zigomi pronunciati, gli occhi mobilissimi ed errabondi, le
sopracciglia folte e ravvicinate, il naso storto, il viso pallido o giallo, la barba rada.
2. Teoria della tensione - secondo Robert Merton, riprende Durkheim e sostiene che la
devianza è provocata da una situazione di anomia (mancanza di norme sociali) che
nascono da una tensione fra la struttura culturale e quella sociale. La prima definisce
le mete culturali e i mezzi istituzionalizzati. La seconda consiste nella distribuzione
delle opportunità necessarie per arrivare a tali mete con quei mezzi.

-> I principali esponenti di questa teoria sono:


1. Emile Durkheim - sostiene che la devianza è il risultato dell’anomia, ossia
della caduta di valori e norme tradizionali non sostituite da altri punti di
riferimento, la devianza è inevitabile, in quanto non può esistere un consenso
totale sui valori e le norme che regolano la società, la devianza ha anche
effetti positivi e inaspettati, in quanto rafforza la solidarietà e i sentimenti
condivisi da un gruppo
2. Robert K. Merton - afferma che la devianza è il risultato del contrasto tra la
struttura culturale (che definisce le mete verso le quali tendere e i mezzi con i
quali raggiungerle) e la struttura sociale (che determina la distribuzione
effettiva delle opportunità necessarie per arrivare a tali mete con quei mezzi)

3. Teoria del controllo sociale - si basa su una concezione più pessimistica della natura
umana considerata moralmente debole. Essendo l’uomo più portato a violare
piuttosto che rispettare le leggi, si impongono dei controlli sociali che gli impediscano
di farlo. Questi controlli sono di vario tipo:
- esterni - forme di sorveglianza esercitate per scoraggiare comportamenti
devianti (police)
- interni diretti - sentimenti di imbarazzo, colpa e vergogna che prova chi
trasgredisce una prescrizione sociale
- interni e indiretti - attaccamento psicologico ed emotivo agli altri e il desiderio
di non perdere la loro stima
-> Una persona compie un reato quando il vincolo che lo lega alla società è molto
debole
4. Teoria della subcultura - secondo questa teoria, una persone commette un reato
perché si è formata in una subcultura criminale che ha valori e norme diversi da
quelli della società generale
-> La devianza, come la conformità, si apprende nell'ambiente in cui si vive
-> Secondo Edwin H. Sutherland -criminolgo americano- il comportamento deviante
non è né ereditario né inventato dall’attore ma appreso dalla comunicazione con le
altre persone del gruppo. Di conseguenza, ad essere deviante non è l’individuo ma il
gruppo a cui appartiene
5. Teoria dell'etichettamento - secondo questa teoria, il reato è il prodotto
dell'interazione tra chi crea e fa applicare le norme e chi le infrange.
-> Il centro dell’analisi non è nell’atto deviante in se stesso, quanto nella reazione
che l’atto deviante suscita. In altre parole, nel fatto che chi compie un atto deviante
viene stigmatizzato come tale e tutte le sue azioni, passate, presenti e future,
vengono interpretate secondo tale stigma.
-> Edwin Lemert distingue devianza primaria e secondaria:
- devianza primaria -> violazione delle norme che hanno un rilievo marginale
e che vengono dimenticate. Chi fa queste azioni non considera se stesso un
deviante e non viene considerato tale dagli altri
- devianza secondaria -> l’atto di una persona suscita una reazione di
condanna da parte degli altri, che lo considerano un deviante. In questo caso
la persona viene “etichettata” e continuerà a compiere azioni considerate
“deviate”
6. Teoria della scelta razionale - si considerano i reati come un’azione intenzionale in
quanto l’individuo è un essere razionale che agisce secondo i propri interessi
cercando il piacere e fuggendo dal dolore
-> Chi trasgredisce le leggi va in contro a tre tipi di costi:
1. Costi esterni pubblici -> sanzioni legali inflitte dallo stato che si
percuotono sulla reputazione sociale
2. Costi esterni privati -> ”costi di attaccamento” derivano da sanzioni
informali, dalle critiche e della condanna
3. Costi interni -> nascono dalla coscienza, sensi di colpa e vergogna

FORME DI CRIMINALITÀ
- Attività predatoria comune - tutti quei reati compiuti attraverso il raggiro e la violenza
- Omicidi - possono essere i tipo:
- Colposo -> a causa di negligenza, imprudenza o imperizia. Omicidio non
voluto
- Doloso -> atto compiuto con la volontà di uccidere
-> La tendenza alla diminuzione degli omicidi è quella del processo di
civilizzazione. Durante il medioevo gli uomini vivevano in uno stato di
insicurezza ma quando un potere territoriale forte si impone, si instaura il
monopolio della violenza legale da parte dello stato
- Reati dei colletti bianchi - l’inchiesta TANGENTOPOLI del 1992 porta alla luce un
sistema di corruzione del parlamento italiano .
-
-> Il termine “reati dei colletti bianchi" fa riferimento a quei reati compiuti da
persone rispettabili, di elevata condizione sociale. Per essere considerato
“reato dei colletti bianchi”, il reato deve essere svolto durante il corso
dell’attività professionale della persona.
-> Questi reati creano sfiducia e favoriscono la disorganizzazione sociale
-> Tra questi reati abbiamo:
Reati nell'occupazione -> individui che svolgono il loro lavoro per
trarne un vantaggio
Appropriazione indebita -> ci si appropria del denaro o di una
cosa altrui
Insider trading -> speculazione sui titoli di una società attuata
da chi dispone di informazioni riservate
Corruzione -> abuso di potere du un agente publico al fine di
trarne vantaggi personali

Concussione -> quando un pubblico ufficiale, abusando dei


suoi poteri, induce qualcuno a dare indebitamento del denaro
a lui o ad un'altra persona
Reati di organizzazione -> compiuti in nome e per conto
dell’organizzazione
Frodi di vario tipo
Reati che mettono a rischio la salute e la vita delle persone:
immagazzinamento e smaltimento di materiali chimici e
radioattivi, mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro

CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
-> Insieme di imprese che forniscono beni e servizi illeciti e che si infiltrano nelle attività
economiche lecite (vendita di droga, gioco d'azzardo, prostituzione)
-> Mirano sia all'acquisizione di profitti finanziari sia al potere politico
-> Devono disporre di “forze militari”, ovvero gruppi di persone armate, capaci e disposte ad
uccidere
AUTORI DEI REATI
-> Per molto tempo, i sociologi hanno concentrato la loro attenzione sulla classe sociale di
appartenenza degli attori ma, recentemente, il loro interesse si è spostato sull’analisi dell’età
e del genere
La classe sociale - negli ultimi decenni, i sociologi hanno appurato che non c’è
correlazione tra lo stato sociale e la criminalità
Genere - il genere è una variabile importantissima per predire la criminalità e la
psicologia della devianza. In tutto il mondo, è più probabile che sia un maschio
piuttosto che una femmina a violare una norma penale
L’età - Adolphe Quetelet sviluppa una “legge di sviluppo” della “tendenza al crimine”.
A suo avviso, questa tendenza “cresce rapidamente nell’età adulta, arriva ad un
apice e, lentamente decresce fino agli ultimi anni di vita”. Secondo lui, la tendenza a
violare le norme penali, varia a seconda della fase del ciclo di vita

DEVIANZA E SANZIONI
-> In ogni società la conformità delle norme viene mantenuta attraverso minacce e sanzioni
che possono essere positive, negative, formali, informali, severe o lievi
Sanzioni formali -> stabilite da organi specializzati di assicurare il rispetto delle
norme
EX. polizia, magistratura
Sanzioni informali -> provengono da genitori, colleghi, amici….
-> La severità delle sanzioni dipende dalla gravità dell’atto commesso
-> Se una persona viola il diritto penale, si parla di commissione di un reato
-> Se una persona non rispetta le leggi, parliamo di “illecito civile o amministrativo”
-> La differenza tra queste due forme di devianza, sta nella sanzione:
- Per il reato è prevista una pena, una sanzione che può limitare la libertà personale
dell’individuo
- Per gli atti giuridici illeciti, la sanzione incide sul patrimonio dell’attore
-> In alcune comunità vigeva la “faida” ovvero la vendetta da parte della vittima, Nel diritto
romano si è seguito, per molto tempo il principio del “taglione” (occhio per occhio, dente per
dente)

18.11 CAP 6 - LA RELIGIONE


-> L’approccio sociologico non mira ad indagare l’esistenza o meno di un Dio in quanto la
religione è fede.
-> La religione ha a che fare con una realtà non empirica e che quindi sfugge agli strumenti
della ricerca scientifica
-> Il sociologo prende queste credenze come dati di fatto che è necessario spiegare nella
loro genesi. Non si chiede se queste credenze siano vere o false bensì esiste una branca
della sociologia che è la sociologia della conoscenza che studia come l'attività conoscitiva
sia influenzata dalle credenze e dagli interessi dello studioso che si collocano al di là e al di
fuori della sfera conoscitiva.
SACRO E PROFANO
-> Le credenze religiose, riguardano l’esistenza di una realtà al di là di ciò che è percepibile
con i sensi. In altre parole, le credenza religiose postulano l’esistenza di una realtà
trascendente rispetto a quella percepibile.
-> Lo studio sociologico della religione, è basata sulla contrapposizione tra sacro e profano
-> Una caratteristica comune a tutte le religioni è l’opposizione tra il sacro e il profano: le
varie forme di religione si differenziano tra loro a seconda del modo con cui tale opposizione
si articola (Durkheim)
Il sacro è tutto ciò che incute timore reverenziale e profondo rispetto. Possiede
qualità straordinarie, soprannaturali e spesso pericolose e generalmente ci si accosta
a esso solo attraverso un certo rituale.
Tutto ciò che non conosciamo e a cui non possiamo arrivare ad avere una
conoscenza approfondita
Il profano è tutto ciò che si crede faccia parte del mondo comune e non di quello
soprannaturale e che in quanto tale abbia il potere di indebolire, di rendere impuro, di
corrompere.

TIPI DI RELIGIONE
-> Vi sono molti criteri in base a cui è possibile classificare le religioni dal punto di vista
sociologico e ci sono diversi tipi di religione
- Totemismo - studiato da Durkheim, nel quale si attribuisce l’origine di un gruppo ad
un animale, una pianta e più in generale ad un oggetto
- Animismo - si ritiene che dietro agli uomini vi siano degli spiriti che ne influenzano il
comportamento
- Monoteismo - si crede all’esistenza di una divinità
- Politeismo - si crede all’esistenza di più divinità
- Divinità di funzione - molto spesso alle singole divinità vengono attribuite attività
umane: dio della semina, del raccolto, della navigazione…
-> Nelle religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo…) si attribuisce a Dio il grado più
elevato descrivendolo come unico, onnipotente, creatore del cielo e della terra…
-> Queste religioni sono dette “cosmocentriche” cioè fondate sulla credenza di un'armonia
universale ultraterrena che si contrappongono alle “religioni teocentriche” fondate sulla
credenza di un aldilà dominato da una divinità
- Misticismo - ideale religioso rappresentato dal rifiuto del mondo poiché solo
staccandosi dalla corruttibilità, l’uomo può ricevere la grazia
- Ascesi - comportamento per cui l’uomo si fa strumento e non sono contenitore della
volontà divina

MOVIMENTI E ISTITUZIONI RELIGIOSE


-> La cura degli atti liturgici che mediano il passaggio tra sacro e profano, è affidata al
“ministro del culto” che vive delle offerte dei fedeli.
-> Si forma, in questo modo, un “ceto sacerdotale” (il clero) che opera nell'ambito di
organizzazioni variabili nella forma
-> All’origine di un movimento religioso, vi sono una “profezia” e un profeta che fa sentire la
voce di Dio agli uomini
-> Un movimento religioso nasce e si diffonde grazie alla “conversione” con la quale
l’individuo attua una trasformazione per cui non sarà più quello di prima
-> Il movimento religioso è incentrato sul “rapporto carismatico” tra il capo e i suoi seguaci,
sulla fiducia, la solidarietà tra i membri del gruppo
-> Il rapporto tra stato e chiesa si sviluppa in termini di conflitto o di sostegno reciproco.
-> Questi movimenti possono portare delle fratture “fratture sistematiche” che portano alla
separazione della chiesa e alla creazione di nuove chiese

RELIGIONE E STRUTTURA SOCIALE


-> La sociologia studia la religione come un fenomeno sociale
-> L’esperienza religiosa nasce dal bisogno di dare un senso al mondo e alla propria
esistenza. Questo bisogno è diverso a seconda della posizione che un individuo/gruppo
occupa nella società
-> Le religioni, soprattutto quando diventano “religioni ufficiali" di uno stato o di un regime
politico, hanno spesso svolto la funzione di fonti di legittimazione del potere.
-> La chiesa cattolica è un'organizzazione differenziata e flessibile. Le sue organizzazioni
periferiche (parrocchie, diocesi, vescovadi) sono prossime alle realtà sociali del quartiere o
del paese in cui operano.
-> Nell’ambito della stessa chiesa, si esprimono varie forme di religiosità: “voti” fatti ala
Madonna, feste del santo patrono, “ritiri“ spirituali
-> L’organizzazione non è solo territoriale ma anche "funzionale": vi sono università, scuole,
associazioni caritatevoli e ricreative….

PROCESSO DI SECOLARIZZAZIONE
-> La secolarizzazione è il processo attraverso il quale la religione declina e perde la sua
influenza nelle diverse sfere della vita sociale.
Esempio: significato del lavoro
oggi uomini e donne lavorano per guadagnarsi da vivere o per realizzarsi, senza
nella maggior parte dei casi attribuire al loro agire nella sfera lavorativa un significato
religioso.
-> Religione e scienza si sono spesso trovate a combattere su fronti opposti; la scienza, e gli
scienziati, hanno spesso eroso credenze tradizionali che erano diventate oggetto di tutela da
parte di qualche religione e organizzazione ecclesiastica.

INTERPRETAZIONI SOCIOLOGICHE DELLA RELIGIONE


1. Interpretazione evoluzionistica
-> Comte e Spencer -> paradigma dell’ordine
-> Resiste chi meglio si adatta all’ambiente
-> La religione è espressione di uno stadio primitivo del processo evolutivo delle
società umane
-> Nella modernità, invece, la religione occupa uno spazio sempre più marginale ed è
sostanzialmente destinata a essere sostituita dalla scienza, come criterio
fondamentale di orientamento delle azioni e delle società umane

2. La religione come ideologia delle classi dominanti


-> Per Voltaire, la religione da un lato inganna i poveri facendo loro accettare la
condizione in cui si trovano ma inganna i ricchi ai quali la chiesa estorce elemosine
-> Il materialismo dialettico di Marx racconta che la storia è storia di lotta di classe e
la religione ostacola il processo mediante il quale gli oppressi prendono coscienza
dei rapporti sociali di dominio, dei quali sono vittime.
-> Marx considerava la religione come una forma di “falsa coscienza”e come uno
strumento nelle mani delle classi dominanti nella lotta tra le classi.
-> La definisce come “l’oppio dei popoli”, un’ideologia la cui funzione è quella di
occultare i rapporti di dominio
-> In tutte le società, la religione dominante è sempre la religione della classe
dominante nell’economia e nella politica e fornisce sempre una giustificazione alla
disuguaglianza e all’ingiustizia sociale.

3. Interpretazione funzionalistica
-> La religione svolge la fondamentale funzione di integrazione sociale.
-> Durkheim -> studia che ogni atto di culto, rituale, cerimonia, diventa l'occasione
per ribadire e rafforzare l’identità collettiva e il sentimento di appartenenza. Se nelle
società moderne la religione sembra in declino, è perché altre forme hanno preso il
suo posto e svolgono la sua funzione.
-> La società va pensata come un’unità, in cui le varie parti sono tenute insieme da
una credenza comune = solidarietà meccanica
4. La religione come fattore di mutamento
-> Weber vede la religione come un fenomeno dotato di una sua autonomia specifica
-> Le idee religiose sono state storicamente delle potenze rivoluzionarie capaci di
indurre profonde trasformazioni negli assetti sociali e culturali.
-> Molti studiosi ritengono che le istituzioni religiose siano conservatrici e sostengono
lo status quo. In realtà è innegabile che la religione sia stata anche un potente fattore
di mutamento sociale, un fattore di rottura della tradizione.
5. Concezione fenomenologica della religione
-> L’elemento costitutivo e universale della religione è l'esperienza del sacro.
-> Essa pone l’accento sulla relazione tra il soggetto credente e l'oggetto di
venerazione, che si colloca su un piano trascendente rispetto alla realtà terrena.
-> Diversi sono i tratti che definiscono l’esperienza religiosa: il sentimento di essere
creatura, l’esperienza del mistero, l’aurea di mistero e di inaccessibilità del sacro.

CAP. 8 - DIFFERENZE DI GENERE E DI ETÀ


CROMOSOMI E DIFFERENZIAZIONE SESSUALE
-> Uomini e donne sono sessualmente dimorfi, presentano differenze chiare e visibili di
carattere anatomico
-> Differenze di genere
- Sesso e genere
Sesso: gli attributi dell’uomo e della donna riconducibili alle loro
caratteristiche biologiche
Genere: le qualità distintive dell’uomo e della donna definite culturalmente
Dimorfismo sessuale: uomini e donne presentano differenze chiare e visibili di
carattere anatomico
ESSENZIALISMO E COSTRUTTIVISMO SOCIALE
-> Differenze di comportamento fra gli uomini e le donne nel passato e nel presente. Tutte
possono essere ricondotte a due impostazioni opposte: essenzialismo e costruttivismo
sociale
Essenzialismo -> netta divisione tra i due sessi
- Dualismo assoluto dei due sessi
- Le differenze fra mascolinità e femminilità sono naturali,universali,
immodificabili
- Uomini e donne si nasce
Costruttivismo sociale -> si riconosce un processo di costruzione sociale
- Somiglianza dei generi
- Le differenze fra mascolinità e femminilità sono una costruzione
sociale
- Uomini e donne si diventa
-> Le teorie essenzialiste vengono spesso sostenute da studiosi di scienze naturali di sesso
maschile

-> Teorie di tipo biologico che riconducono la mascolinità e femminilità a differenze:


- Ormonali -> la proporzione degli ormoni varia in base al sesso e alla fase della vita.
-> In generale, i testicoli elaborano più androgeni che estrogeni mentre le ovaie
fanno l’opposto.
- Degli emisferi cerebrali
-> Si è scoperto che le dimensioni del cervello variano a seconda del peso e che
sono complementari
-> Recentemente, le differenze tra uomini e donne sono state ricondotte in base alla
“lateralizzazione del cervello” o all’”asimmetria emisferica”
-> Nel cervello abbiamo due differenti emisferi connessi da delle fibre nervose “corpo
calloso”.
-> L’emisfero sinistro, controlla la parte destra del corpo ed è importante per il
linguaggio e per le attività motorie
-> L’emisfero destro, controlla la parte sinistra del corpo ed è responsabile della
decodifica, distingue persone, visualizza oggetti, percorre mentalmente labirinti…
-> Secondo alcuni studi, nella donna prevale l’emisfero sinistro mentre nell’uomo il
destro
- Della capacità riproduttiva (investimento parentale)
-> La “sociobiologia” assume questa posizione per cui gli ovuli sono più preziosi degli
spermatozoi
-> Si parla di “investimento parentale”, di tutti quegli investimenti di un genitore tali da
accrescere le probabilità di sopravvivenza
Essenzialismo femminista
-> Alcune studiose femministe sostengono che il genere (la mascolinità e la femminilità) è
una essenza che esiste indipendentemente dalla definizione culturale o sociale.
-> Uomini e donne hanno personalità diverse, perché radicalmente diverse sono le loro
prime esperienze relazionali.
Fondamentale il ruolo della figura materna nella costruzione dell'identità di genere

GENERE E CULTURA
-> Il genere è una costruzione sociale: le differenze negli atteggiamenti e nei comportamenti
degli uomini e delle donne variano culturalmente.
-> La divisione sessuale del lavoro è un universale culturale, esiste in tutte le culture
-> Per spiegare questa divisione, vi sono tre Ipotesi
1. Maggiore forza fisica degli uomini
2. Compatibilità con l’allevamento dei bambini: le donne svolgono quei compiti che si
possono conciliare con l’allattamento e la cura dei figli
3. Spendibilità riproduttiva: gli uomini svolgono i compiti più pericolosi, perché ai fini
riproduttivi sono più sacrificabili delle donne.

-> Oggi sappiamo che lo status delle donne è multidimensionale ma per spiegare nel tempo
e nello spazio lo status delle donne si possono impiegare tre fattori:
1. Il sistema di parentela: l’importanza sociale delle donne è maggiore nelle società a
sistema matrilineare
2. La frequenza con cui una società è in guerra: maggiore è la frequenza, tanto più è
probabile che le relazioni fra uomini e donne siano androcentriche
3. L’entità del contributo che le donne esercitano sulla produzione e controllo delle
risorse economiche.

-> Le disuguaglianze di genere nella distribuzione del lavoro domestico si sono leggermente
ridotte. Il tempo che le donne spendono nelle attività domestiche è diminuito negli ultimi
trent’anni,quello che vi dedicano gli uomini è un po’ aumentato.

DIFFERENZA D'ETÀ
-> In ogni società vi sono vari “strati di età” cioè gruppi di individui di età simile
-> Questi stati possono essere diversi per ampiezza, composizione, status e ruoli

COORTI E GENERAZIONI
-> Una coorte è un insieme di persone che vivono uno stesso evento nello stesso momento
EX. coorte di nascita -> tutti coloro che sono nati in un determinato arco temporale
\-> Diverso è il significato di “generazione” che indica un insieme di persone che, oltre a
essere nati nello stesso arco di tempo, hanno in comune i valori, gli atteggiamenti e le
opinioni riguardanti la società e la politica
-> Perché si crei una nuova generazione, c’è bisogno di un “nesso generazionale” che si
verifica quando vi è improvvisamente una forte discontinuità storica e la trasmissione del
patrimonio culturale tradizionale dai genitori ai figli non è più possibile
LE FASI DEL CORSO DELLA VITA
-> I sociologi considerano il “corso della vita” (meglio ciclo di vita) come una costruzione
sociale
-> Si passa attraverso tre fasi di vita:
1. Separazione -> una persona abbandona la posizione e le forme di comportamento
precedenti
2. Transizione -> il soggetto non è né da una parte né dall’altra, si trova in uno spazio
intermedio fra lo stato di partenza e quello d'arrivo
3. Aggregazione -> il soggetto è in uno stato relativamente stabile e ha diritti e doveri
precisi EX. il passaggio dall'infanzia all'adolescenza e poi all'età adulta

-> La pubertà rappresenta il passaggio dalla condizione fisiologica di bambino a quella


dell’adulto
-> La gioventù è il passaggio dallo status sociale di bambino a quello di adulto
-> Si può dire che una persona diventa adulta quando:
- ha concluso il percorso formativo
- ha un’occupazione relativamente stabile
- ha lasciato la casa dei genitori
- si è sposato
- è diventato genitore
-> Il peso numerico degli anziani sul totale della popolazione è fortemente cresciuto
-> Il termine «vecchiaia» ha assunto un significato con connotazioni meno negative; è
sempre più spesso sostituito dall'espressione terza età. Distinta dalla quarta età, che è
quella della dipendenza fisica dagli altri
-> La situazione economica degli anziani è in generale migliorata, grazie soprattutto allo
sviluppo del sistema universale di pensioni di vecchiaia
-> Pensionamento -> passaggio da una fase all'altra della vita, la fine del periodo di lavoro e
l’inizio di quello del tempo libero, delle attività non economiche

CAP.9 - “RAZZE”, ETNIE E NAZIONI


-> Possiamo definire la “razza” come un insieme di esseri umani che condividono alcune
caratteristiche somatiche
-> Le differenze somatiche sono il prodotto dell’adattamento dei gruppi umani all’ambiente in
cui vivono
-> Dal punto di vista sociologico, è uno strumento per significare altre differenze di ordine
morale, intellettuale e comportamentale, quindi per giustificare forme di disuguaglianze e di
dominio ma dal punto di vista biologico, è un concetto irrilevante.

RAZZISMO: DOTTRINE, ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI


-> Verso l’inizio del XIX19-1800 secolo iniziano a circolare dottrine che attribuiscono alla “razza”
tratti del carattere e del comportamento.
-> Queste dottrine si fondano su una serie di credenze:
- Che vi sia corrispondenza tra caratteristiche somatiche tratti mentali e morali, che
quindi questi ultimi siano trasmessi per via ereditaria e siano sostanzialmente
immodificabili
- Che l’organizzazione sociale rifletta la divisione dell'umanità in razze
- Che vi sia una gerarchia naturale tra le razze
- Che sia lecito il dominio e lo sfruttamento da parte delle razze che si
autodefiniscono superiori sulle razze definite come inferiori.
-> Le dottrine della della “razza” si basano su un forte “determinismo biologico” in base al
quale il comportamento di individui, gruppi e intere civiltà risulta determinato
dall’appartenenza razziale
-> In realtà i fattori ambientali sono decisivi per determinare l’esito di qualsiasi processo
biologico
-> Se prendiamo due fratelli gemelli monozigotici e li alleviamo in circostanze e in
culture molto diverse, cresceranno due persone molto diverse
-> Si definiscono razziste quella dottrine, atteggiamenti e pratiche che discriminano, sulla
base dell’appartenenza razziale, l'accesso all'esercizio di diritti e a determinate opportunità e
posizioni sociali
-> Si parla di discriminazione razziale quando in una società aimembri di una popolazione
identificata per le sue caratteristiche,reali o presunte, di razza, viene negato l’accesso
all’esercizio diuna serie di diritti

-> Taguieff distingue tipologie di dottrine e di atteggiamenti e comportamenti razzisti. Un


conto è quando il concetto di “razza” viene applicato al proprio gruppo (auto-razzizzazione) e
un conto è quando la parola “razza” viene intesa come sinonimo di inferiorità
(etero-razzizzazione)
Auto-razzizzazione
-> il concetto di “razza” è applicato al proprio gruppo, per affermarne la superiorità e
garantirne la purezza
-> coloro che non appartengono alla “razza” vengono percepiti come un pericolo alla
sicurezza, integrità e purezza del gruppo stesso
-> nei loro confronti viene scatenata una reazione di rigetto che, nei casi limite, arriva
fino al genocidio
Etero-razzizzazione
-> la razza è intesa come sinonimo di civiltà inferiore e arretrata
-> le razze considerate inferiori diventano oggetto di sfruttamento e di segregazione
e, in alcuni casi, di tentativi di assimilazione alla cultura dominante

L’EUROPA COME AREA DI IMMIGRAZIONE


-> Ci sono due fattori di ordine strutturale che sono all’origine di questa più recente corrente
migratoria verso l’Europa:
1. L’esplosione demografica in molti paesi del Terzo mondo, che ha rotto un già
precario equilibrio tra popolazione e risorse
2. Lo straordinario periodo di sviluppo delle economie dei paesi dell’Europa occidentale,
la cui opulenza esercita una forte attrazione per chi è afflitto da miseria e fame.
-> I paesi dell’Europa occidentale stanno quindi diventando società multietniche e
multirazziali?
scuola e lavoro
convivenza
integrazione
atteggiamenti ostili
sentimenti xenofobi.
ETNIA
-> Il concetto di etnia rimanda a differenze di ordine culturale, che si trasmettono di
generazione in generazione, attraverso i meccanismi della trasmissione culturale
-> Gli elementi che contraddistinguono un gruppo etnico sono:
1. Nome -> i membri di un gruppo designano se stessi, e sono designati da altri,
mediante un nome
2. Mito -> si è prodotto il mito di una comune origine o discendenza
3. Tradizioni -> si è creata una comunità che condivide memorie comuni(tradizioni) e vi
è chi le trasmette alle generazioni future
4. Cultura -> vi è una cultura condivisa (fatta di linguaggio, credenze religiose, costumi,
forme di alimentazione, espressioni artistiche e letterarie, ecc.) con caratteri distintivi
rispetto alle popolazioni geograficamente vicine
5. Territorio -> vi è un territorio (o, in certi casi, soltanto un luogo simbolico) che i
membri del gruppo considerano “proprio” per diritto storico anche quando vivono
dispersi o separati
6. Solidarietà -> si sviluppa un sentimento di solidarietà particolaristico tra i membri del
gruppo, che non si estende ai membri di altri gruppi.

-> Gli elementi che costituiscono un’etnia si modificano nel tempo per effetto di fattori sia
endogeni sia esogeni, che possono rafforzare e indebolire la coesione
1. Fattori endogeni riguardano la presenza/assenza di: un’élite letterata, atta alla
conservazione e trasmissione delle tradizioni; conflitti interni di natura religiosa,
politica o sociale, che minano la solidarietà
2. Fattori esogeni sono, ad esempio: il contatto con culture etniche; lo stato di guerra
con etnie vicine.

CAP 10 - FAMIGLIA E MATRIMONIO


-> Gli studiosi utilizzano il pensiero di Monaldo Leopardi che descrive la famiglia come un
insieme di persone unite fra loro da legami di parentela, di affetto, di servizio o di ospitalità,
che vivono insieme sotto lo stesso tetto
-> Utilizzano, invece, il termine parentela per definire tutti coloro che, sia che convivano o
meno, sono legati da vincoli di filiazione, matrimonio e adozione (pensiero di Scipione
Mazzella)

PARENTELA E DISCENDENZA
-> Gli antropologi distinguono due sistemi di discendenza:
1. Sistema cognatico - rappresenta la discendenza attraverso la linea sia maschile sia
femminile
2. Sistema unilineare - il gruppo di parentela discendono da un antenato comune
esclusivamente avverso una sola linea
a. Discendenza patri-lineare -> l’anello di congiunzione è solo il maschile, le
cosiddette relazioni agnatiche. Nella relazione parentale conta solo la linea
maschile
b. Discendenza matri-lineare -> l'anello di congiunzione è solamente femminile,
le relazioni uterine
-> Dall’appartenenza ad un gruppo di discendenza unilineare, derivano diversi diritti, doveri e
privilegi EX. il suo cognome, la sua posizione sociale, la proprietà, la possibilità di
spostarsi all’interno del gruppo, la posizione sociale

ESOGAMIA ED ENDOGAMIA
-> Un’importantissima divisione introdotta dagli antropologi è quella tra
ENDOGAMIA -> da endo -dentro- e gamos -matrimonio- si indicano le norme sociali
che prescrivono la scelta del coniuge all’interno di un gruppo
ESOGAMIA -> da ex -fuori- e gamos ci riferiamo alle norme che vietano di sposarsi
con una persona dello stesso gruppo (Tabù dell’incesto)

-> Casi più famosi di endogamia:


- India -> le norme impongono di sposarsi con persone dello stesso gruppo
- Paesi arabi -> le norme prescrivono di sposarsi con un parente prossimo (zio,
cugino)

MONOGAMIA E POLIGAMIA
-> Oltre a chi si debba o si possa sposare, le norme sociali prescrivono anche quanti coniugi
si possono avere:
● Monogamia: non è permesso avere più di una moglie o di un marito per volta
● Poligamia: si può essere sposati nello stesso momento con due o più persone
● Poliandria: è una donna ad avere due o più mariti
● Poliginia: è un uomo ad avere due o più mogli

TIPI DI FAMIGLIA MONOGAMICA


-> Le prime ricerche empiriche sulla famiglia sono state condotte da Frédéric Le Play che
classifica tre tipi ideali di famiglia:
1. Famiglia patriarcale: tutti i figli sposati convivono sotto lo stesso tetto con i genitori,
sottoposti all’autorità del padre
2. Famiglia instabile: caratterizzata dalla piena libertà dei figli, i quali raggiunta una
certa età lasciano la casa dei genitori
3. Famiglia ceppo: solo un figlio maschio, scelto dal padre, porta la moglie a casa dei
genitori.
-> Questa tipologia si basa su due criteri di classificazione
1. Autorità del pater familias molto forte in famiglia patriarcale
debole in famiglia instabile
intermedia in famiglia ceppo
2. Regola di residenza dopo le nozze -> stabilisce con quali persone vanno a
vivere i coniugi dopo le nozze

-> Col passare del tempo, gli studiosi cominciano ad usare la tipologia di Laslett che
classifica la famiglia in cinque tipi:
1. Nucleare: formata da una sola unità coniugale. sia completa (marito, moglie con o
senza figli) sia incompleta (madre vedova con figli), detta anche “monoparentale”
2. Senza struttura: priva di un’unità coniugale, formata cioè da persone con altri rapporti
di parentela (fratelli non sposati)
3. Del solitario: costituita da un’unica persona (con o senza servitori)
4. Estesa: costituita da una sola unità coniugale e uno o più parenti conviventi. A
seconda del rapporto di parla di estensione verticale (padre del capofamiglia) e di
estensione orizzontale (fratello)
5. Multipla: con due o più unità coniugali. A seconda del rapporto di parla di multiple
verticali (es. marito, moglie, figlio e moglie del figlio) e di multiple orizzontali (es. due
o più fratelli che vivono con le rispettive mogli ed eventualmente figli)

-> Abbiamo delle somiglianze tra le classificazioni; la famiglia instabile è nucleare, quella
ceppo è multipla verticale….
-> La tipologia di Laslett fa riferimento solo alla regola di residenza dopo le nozze
-> Oltre che per la struttura, le famiglie possono essere classificate in base ai rapporti di
autorità e di affetto tra i componenti. Sotto questo punti di vista distinguiamo la famiglia in:
- Patriarcale -> tipo di famiglia caratterizzata da una rigida separazione dei ruoli .I
genitori influiscono notevolmente sulla scelta del coniuge e dopo il matrimonio il
rapporto tra lo sposo e i genitori è molto importante
- Coniugale intima -> la struttura presenta un sistema di ruoli più flessibili. La scelta
del coniuge è libera e si da più importanza al rapporto coniugale rispetto a quello tra
lo sposo e i genitori

LA NASCITA DELLA FAMIGLIA MODERNA


-> A partire dagli anni ’70:
Diminuzione della nuzialità
Tre tendenze
1. Aumento del numero di giovani che vivono da soli
2. Aumento della propensione dei giovani a restare sempre più a lungo nella
casa dei genitori
3. Diffusione delle convivenze more uxorio: convivenza prenuziale unioni
libere famiglie di fatto
Aumento delle separazioni legali e dei divorzi
-> A partire dal 1965, in tutti i paesi occidentali, vi è stato un forte aumento del
numero delle separazioni legali e dei divorzi
-> In tutti i paesi occidentali divorziano più frequentemente coloro che: - si sono
sposati molto giovani; - non appartengono ad alcuna confessione religiosa; - hanno
avuto genitori che si sono separati; - appartengono ai ceti sociali più bassi (l’Italia in
questo senso rappresenta un’eccezione).
c) Netta flessione della fecondità
-> Con l’avvento della famiglia moderna, nascono di nuovi tipi di famiglia
-> L’aumento delle separazioni legali e dei divorzi ha provocato la moltiplicazione dei tipi di
famiglia:
- famiglie di persone sole
- famiglie nucleari incomplete (dette anche «monoparentali»), costituite da un solo
genitore (di solito la madre) e dai figli
- famiglie ricostituite, formate con le seconde nozze.
• Mutamenti nel costume
• Mutamenti nelle norme giuridiche

CAP 15 - POPOLAZIONE E ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO


-> A partire dal 1750 vi è un'accelerazione nello sviluppo della popolazione
-> Per raggiungere e mantenere l’equilibrio tra popolazione e risorse potevano essere
seguite due strade:
1. Freni repressivi - veniva percorsa dai ceti meno civilizzati e passava attraverso
l’aumento della mortalità
2. Freni preventivi - veniva seguita dai ceti più civilizzati e passava attraverso la
riduzione della nuzialità e della natalità

TRANSIZIONE DEMOGRAFICA IN EUROPA


-> Dopo la metà del settecento si fa ricorso alla transizione demografica secondo cui la
popolazione europea è passata da equilibrio basato su livelli relativamente alti di fecondità e
di mortalità a uno radicalmente diverso fondato su tassi di fecondità e di mortalità molto
bassi
-> Nel corso di questa transizione si è avuto un considerevole aumento della popolazione
che possiamo dividere in quattro diversi periodi:
1. Società a regime demografico primitivo -> popolazione di tipo storico stazionario,
durato migliaia di anni, alto tasso di fecondità e di mortalità, sviluppo lento della
popolazione
2. Esplosione demografica (inizio della transizione)-> caratterizzata dal declino della
mortalità e dall’allungamento della speranza di vita. Ci sono maggiori cure rivolte
all'infanzia e maggiore controllo sulle malattie infettive (morbillo, rosolia…)
3. Inizio del declino della fecondità -> provocato dalla diffusione del controllo volontario
delle nascite, vi è un rallentamento della mortalità e l’incremento naturale si riduce
4. Stagnazione demografica -> mortalità e fecondità raggiungono livelli molto bassi e
assai simili. L’incremento naturale si riduce al minimo
-> Nel dopoguerra si è assistito ad un baby boom per circa vent'anni
-> Nel 1965 si è aperta una seconda transizione demografica in cui la fecondità continua a
scendere
DECLINO DELLA FECONDITÀ
-> Tra il 1890 e il 1920, in Europa, è iniziato un declino della fecondità che è poi stato
ricondotto alla diminuzione della mortalità provocando un incremento della popolazione più
rapido di quello delle risorse disponibili
-> Il declino della fecondità è stato ricondotto all’aumento del costo relativo all’allevamento
dei figli
-> Il livello di fecondità di una società, dipende dall’ampiezza dei flussi di ricchezza scambiati
tra genitori e figli
-> Per molti studiosi, il declino della fecondità è stato favorito da altre due importanti
trasformazioni:
1. Dall’inizio del processo di secolarizzazione, dal lento indebolimento delle norme
religiose che considerano i rapporti sessuali esclusivamente finalizzati alla
procreazione
2. Dai cambiamenti nelle relazioni tra i coniugi, con conseguente diminuzione della
distanza sociale tra marito e moglie e più sensibilità da parte degli uomini ai temi
della contraccezione
-> Perché in molti paesi in via di sviluppo il numero dei figli per donna resta molto alto?
\-> Le ricerche sconfesserebbero l’idea, molto diffusa in Occidente, che il
comportamento riproduttivo delle coppie dei paesi del Terzo mondo dipenda dall’ignoranza e
sia economicamente irrazionale
\-> In questi paesi, avere molti figli può essere vantaggioso per i
genitori, anche se svantaggioso per la società nel suo complesso. In questi
paesi il costo di allevamento dei figli è molto basso e da essi i genitori si
aspettano in futuro aiuto economico e assistenza

INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE


-> L'invecchiamento è un cambiamento della struttura per età della popolazione che porta
all'aumento delle persone con oltre 60/65 anni di età
-> Questo processo è dovuto al calo della natalità che è riconducibile all'invecchiamento

MOVIMENTI MIGRATORI
-> I processi migratori hanno avuto grandi conseguenze per le popolazioni dei paesi di
partenza e di quelli di arrivo
-> Ad un certo punto iniziarono le migrazioni di lunga distanza fra l’Europa e gli altri
continenti
-> Sulla base del loro status giuridico, gli immigrati possono essere distinti in:
1. Regolati -> ottengono un permesso di soggiorno in modo lecito
2. Irregolari -> pur essendo entrati regolarmente, non richiedono il permesso di
soggiorno
3. Clandestini -> entrano di nascosto, aggirando i controlli
4. Regolarizzati -> clandestini che in un secondo momento ottengono il permesso di
soggiorno

CITTÀ
-> La città è un insediamento relativamente vasto, denso e duraturo.
-> La città si distingue da un paese/villaggio per dimensione, densità e eterogeneità
GLOBALIZZAZIONE
-> Con il termine “globalizzazione” intendiamo che le relazioni sociali sono sempre più
stabilite a grande distanza e che la società è “stirata” su tutto il mondo
-> Con riferimento all’economia si individuano tre processi principali, non nuovi, ma tutti in
accelerazione negli ultimi anni:
1. L’internazionalizzazione dei mercati dei prodotti, beni e servizi
2. L’internazionalizzazione dei mercati finanziari
3. Lo sviluppo di imprese multinazionali

GLOBALIZZAZIONE/REGIONALIZZAZIONE
-> Effetti globali: conseguenze sulle persone, sui loro modi di vita e di pensare.
-> La società globalizzata è una società del rischio e dell’incertezza: radicalizzazione della
tendenza alla individualizzazione; flessibilità, capacità di assumersi rischi, autonomia
d’azione
-> Il processo di globalizzazione è accompagnato da un processo parallelo di
regionalizzazione
- persistenza di economie «vecchie»
- formazione di nuove aree economiche regionali (lo sviluppo si concentra in certe
zone piuttosto che in altre)
- maggiore autonomia dei governi regionali
- decentramento dei poteri
- ridefinizione rapporti tra stati/regioni.

I DILEMMI CULTURALI DELLA GLOBALIZZAZIONE


-> Processi di “globalizzazione culturale'", ovvero costituzione di una cultura globale intesa
come interconnessione di differenti culture locali o come lo sviluppo di culture non ancorate
a un territorio
-> La continua elaborazione di nuova cultura, date le crescenti possibilità di contatti tra
culture diverse, potrà assumere la forma di ibridi culturali, una sorta di creolizzazione della
cultura. Non bisogna confondere la globalizzazione dei flussi e delle reti culturali con la
formazione di un unico sistema di valori e di norme, di significati e di identità.
-> Possiamo pensare a forme di globalizzazione della cultura, qualora vi fosse un confronto
razionale su credenze e valori tale da far acquisire loro una validità verificata
intersoggettivamente (Boudon).

CAP 13 - LAVORO, PRODUZIONE E CONSUMO


-> Il termine “occupazione” indica il lavoro remunerato svolto in un dato momento o periodo
da una persona.
-> Nelle statistichednazionali, l’insieme delle persone che hanno un'occupazione o che me
cercano una sono definite come “popolazione attiva”
-> La popolazione non attiva comprende chi non si offre sul mercato (bambini, anziani…)
-> Una distinzione fondamentale è quella tra ”lavoratori indipendenti” e ”dipendenti”. Nei
primi sono compresi gli imprenditori, i liberi professionisti e i lavoratori autonomi
MERCATO DEL LAVORO
-> Una prima forma del lavoro atipico è il lavoro permanente a tempo parziale (part-time)
-> Il lavoro a tempo determinato o temporaneo assicura all'azienda flessibilità
-> Lavoro parasubordinato delle cococo (collaborazione coordinate e continuative)
-> Lavoro in nero - chi non risulta nel libro paga dell’imprenditore
\-> molto comune nel secondo lavoro
-> Lavoro degli immigrati -> si individuano quattro modelli:
1. modello a economia diffusa
2. modello metropolitano
3. modello delle attività stagionali
4. modello delle attività temporanee

DISOCCUPAZIONE
-> Con la parola disoccupazione ci riferiamo all’insieme delle persone che cercano
attivamente un'occupazione e non la trovano
-> Gli economisti distinguono tre tipo di disoccupazione
1. Disoccupazione frizionale -> dovuta al fatto che le persone cercano lavoro e
si spostano da un posto all’altro
2. Disoccupazione strutturale -> dovuta ad una cattiva corrispondenza fra
domanda e risposta
3. Disoccupazione ciclica -> domanda di lavoro bassa
-> Disoccupazione di lunga durata -> particolare fenomeno studiato dai sociologi
-> Professione: indica il tipo di attività normalmente svolta per ricavare un reddito,
indipendentemente dal fatto di essere occupati o disoccupati.
-> Professionalità: maggiore o minore contenuto di esperienza, specializzazione, capacità
necessarie per un determinato compito.

L’INDUSTRIA E L’EVOLUZIONE DEL LAVORO INDUSTRIALE


FORDISMO
-> Con l’introduzione delle macchine aumenta la produttività del lavoro
-> L’idea di base è che sostituendo lavoro umano con macchine che consentono
un’alta velocità di produzione, i costi per unità di prodotto si abbassano
-> In questo modo si sviluppa una produzione in grande serie di beni standardizzati
(produzione di massa)
- macchine speciali
- catena di montaggio
- mansioni semplici
- operai facilmente addestrabili
TAYLORISMO
-> La divisione del lavoro è organizzata come una lavorazione a catena
-> Si sviluppa come risposta alle difficoltà della grande impresa di massa, che esige
più flessibilità
-> Principio di “autoattivazione” applicato alle macchine, agli operai e alla linea
produttiva per cui, in caso di errore, la macchina si ferma automaticamente
-> Elasticità del processo organizzativo e produttivo
-> Responsabilità e partecipazione di tutti
-> Posto di lavoro “a vita”.
CONOSCENZA E INNOVAZIONE TECNOLOGICA
-> Università, laboratori pubblici e privati, apposite divisioni delle grandi imprese dedicate a
Ricerca e Sviluppo producono con continuità nuove conoscenze
-> L’applicazione delle conoscenze alla produzione di nuove tecnologie è pervasiva

CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
-> Relazioni industriali -> processi di contrattazione collettiva fra organizzazioni dei lavoratori
e dei datori di lavoro per stipulare accordi relativi ai salati e alle condizioni di lavoro
-> I sindacati sono associazioni di lavoratori che si uniscono per tutelare i loro diritti.
\-> Sono associazioni particolari in quanto il sindacato rappresenta gli interessi degli
iscritti ma anche quelli dei lavoratori non iscritti appartenenti ad una stessa categoria
-> Si delineano due sindacati:
1. Sindacati associativi -> iscritti e categorie ristrette
2. Sindacati di classe -> a rappresentazione estesa
-> In italia si sono diffusi dei sindacati autonomi che tutelano grandi (dipendenti delle scuole)
e piccoli (controllori di volo) gruppi di lavoratori

02.12
CAP. 14 POLITICA E AMMINISTRAZIONE
-> Con il termine "politica" ci riferiamo ai fini, agli obiettivi e alle scelte di un'organizzazione o
di un’associazione
-> In senso ristretto, parliamo di politica per intendere una sfera della società, del linguaggio
sociologico dove troviamo lo stato e la sua organizzazione, i partiti e la competizione
elettorale, i movimenti sociali e i gruppi di interesse
-> Bobbio sostiene che bisogna distinguere tre tipologie di potere ed eventualmente
individuarne uno specificamente politico. I tre tipi di potere, secondo Bobbio, sono:
1. Potere economico - chi possiede certi beni o risorse può indurre chi non li possiede
ad avere o accettare una determinata condotta
\-> denaro, cedo la mia manodopera in cambio di denaro -> globalizzazione
2. Potere ideologico - capacità di influenzare i comportamenti
\-> chiesa, occhi dei popoli, media, intellettuali
3. Potere politico - controllo degli strumenti attraverso cui si esercita la forza
\-> leggi, politici -> il controllo degli strumenti attraverso cui si esercita la forza fisica.
-> Weber, parlando di potere, afferma che lo stato ha il monopolio sull’uso legittimo della
forza ovvero che chi detiene il potere politico cera di ottenere anche il controllo della forza.
-> Weber gioca sull’aggettivo “legittima” che accompagna l’autorità, un potere riconosciuto
legittimo si trasforma in autorità
\-> Potere: capacità di ottenere il comportamento richiesto anche contro la volontà
dei soggetti (Weber )
\-> Potere legittimo: autorità (chi subisce il potere ritiene che chi lo esercita sia
legittimato a farlo)
-> Inoltre individua tre tipologie di potere legittimo PAG.15
1. Potere carismatico: ideale dell’iniziato
ccesso ad un sapere segreto tramite prove e cerimonie il carisma non può essere
insegnato, può solo essere risvegliato
-> Secondo Weber, una persona ha carisma o non ne ha. Se hai carisma, la mia
funzione di istruzione è svegliare questo tratto di te. Io fornisco a queste persone un
“potere” (fornisco informazioni che prima non aveva)
2. Potere tradizionale: ideale dell’uomo colto
il fine dell’educazione è il «raffinamento della persona» la definizione di
«uomo colto» varia a seconda dello «strato sociale dei detentori del potere»
-> L’alunno può essere educato in maniera diversa a seconda del suo stato sociale.
ex. Può essere educato in modo cavalleresco oppure ascetico, in modo letterario o
con la ginnastica e la musica
3. Potere legale-razionale: ideale dello specialista
l’istruzione ha una immediata utilità pratica. Istruzione ed esami assumono la
massima importanza (officine, uffici, laboratori scientifici, eserciti….)
-> Lo sviluppo dell’istruzione è dovuto alle azioni condotte dai ceti sociali per
mantenere e migliorare la posizione nel sistema di stratificazione. Come
conseguenza abbiamo il fenomeno del credenzialismo ovvero l'uso dei titoli di
studio come mezzi per controllare l’accesso alle posizioni lavoro.
-> Si ha una monopolizzazione delle posizioni di vantaggio economico
sociale.
-> Mano a mano che la società diventa sempre più credenzialista, gli attestati
tendono ad essere svalutati.
BISOGNA POTERSELO PERMETTERE ECONOMICAMENTE

LO STATO
-> Lo stato è un’organizzazione politica partcolarmente complessa che governa, orgaizza e
controlla ina società stabilita in un certo territorio
-> Caratteri dello stato moderno
1. Differenziazione - lo stato non è la società. L’uso della coppia cocettuale
“stato\società civile” serve a stabilire questa distinzione.
2. Sovranità - lo stato ha il controllo politico della scietà ovvero la facoltà di governarla e
organizzarla. Non possono esistere due stati sullo stesso territorio
3. Centralizzazionee - lo stato diventa un’organizzazioe unitaria con un governo
“centrale” e organismi ”periferici”
4. Nazionalità e cittadinanza - la dimensione politica rigarda il fatto chele persone sono
citadini di uno stesso stato e sono sotomessi al suo potere regolativo come titolari di
diritti e doveri.
\-> La cittadinanza è l’insieme dei diritti e doveri che definiscono la condizone di
appartenenza ad uno stato
5. Legittimazione democratica
\-> Parliamo di demorazia se le istituzioni politiche sono disposte in modo da
garantire libertà di assoiazione, di espressione, diritto di voto, elezioni libere e
corrette
ATTIVITÀ AMMINISTRATIVA
-> Pubblica amministrazione = “burocrazia”: complessa organizzazione, o insieme di
organizzazioni che, attraverso attività specifiche, hanno il compito di dare esecuzione alle
decisioni politiche di governo, traducendo le regole generali in decisioni che riguardano casi
singoli
-> Nelle società complesse, altamente differenziate, la burocrazia tende a divenire un
elemento sempre più preponderante acquisendo un potere non solo relativo all’esecuzione
di decisioni, ma anche in relazione alla loro preparazione

POLITICHE PUBBLICHE
-> Le politiche pubbliche riguardano l’attività di governo della società
-> Le politiche pubbliche sono output del sistema politico, attivato e sostenuto da input che
provengono dal resto della società
-> I contenuti delle politiche pubbliche sono molteplici:
- politiche istituzionali: politica estera, politica militare, politica della giustizia
- politiche economiche: politica monetaria, fiscale, industriale
- politiche territoriali: politica urbanistica, ambientale
- politiche sociali: politica sanitaria, delle pensioni

WELFARE STATE
-> Lo stato deve assicurare standard minimi di reddito, alimentazione, salute e sicurezza
fisica, istruzione e abitazione
-> Ci sono diversi modelli di welfare:
- universalistico: nato in Danimarca come “minimo dignitoso” di condizioni di vita per
tutti i cittadini
- occupazionale: nato in Germania come assicurazione obbligatoria che garantiva
una protezione ai lavoratori In Italia nasce occupazionale, evolve in universalistico
-> Prestazioni principali -> pevidenza sociale: protezione nei confronti di vecchiaia, invalidità,
infortuni, disoccupazione, malattia.

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