SCHIAVI SENZA CATENE
Il consumismo è un fenomeno economico-sociale tipico delle società
industrializzate, nelle quali, grazie alla elevata produttività, è reso
possibile l'acquisto di beni e servizi in quantità sempre maggiori.
“FETICISMO DELLA MERCE”
Il filosofo Karl Marx già aveva individuato nel capitalismo una tendenza
al consumo che aveva chiamato «feticismo della merce».
Per vedere il consumismo come fenomeno di massa bisognerà
aspettare circa un secolo. Subito dopo la seconda rivoluzione
industriale, negli Stati inerenti a questa rivoluzione, si iniziarono a
comprare non solo beni di prima necessità ma anche prodotti secondari
e persino superflui. Negli anni sessanta, l'economia degli Stati Uniti e dei
paesi dell'Europa occidentale, Italia inclusa, attraversò un periodo di
espansione. Questo fenomeno ebbe l'effetto di diminuire le
diseguaglianze economiche, facendo raggiungere ai paesi occidentali un
grado di prosperità fino ad allora sconosciuto. Vi fu un arricchimento
generale, testimoniato dall'aumento della domanda di generi alimentari e
dei beni di consumo.
Ma il mantenimento di questa prosperità era strettamente legato alla
continua espansione della domanda di beni, vale a dire al loro consumo.
Perciò i cittadini cominciarono a essere indotti, in primo luogo dalla
pubblicità, ad acquistare sempre di più, anche usando il mezzo delle rate
e delle cambiali, oltre che gli strumenti del credito al consumo, i quali
consentivano di acquistare beni pur non avendo il denaro necessario per
l'acquisto.
Nasceva così la società dei consumi.
CRITICA AL CONSUMISMO
Pronti a denunciare il carattere meramente illusorio di questo progresso
furono intellettuali di mezza Europa. Dai sociologi della Scuola di
Francoforte a Pier Paolo Pasolini in Italia. Si avviò una riflessione critica
che sfociò in una condanna totale e senza appello al consumismo.
Secondo questi intellettuali, il consumismo crea soltanto un’illusione
superficiale di uguaglianza tra le classi.
“il peggior totalitarismo che si sia mai visto, nessun centralismo fascista
è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi”,
argomentó Pasolini riferendosi al fenomeno.
Secondo il poeta, il consumismo porta ad un’omologazione, possibile
solo grazie al massiccio ricorso ai mezzi di comunicazione in massa, in
particolare della televisione. Su di essa disse : “Per mezzo della
televisione, è iniziata un’opera di omologazione distruttrice di ogni
autenticità e concretezza. Ha imposto i modelli voluti dalla nuova
industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che
consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che
quella del consumo.”
Le riflessioni di Pasolini sono oggi più che mai attuali, visto l’attuale
dominio assoluto della società dell’immagine, con la conseguente
mercificazione totalizzante di tutti o quasi gli aspetti della vita. La
televisione infatti, dal fine pedagogico che gli veniva attribuito agli esordi,
è finita con il diventare una vera e propria “arma di distrazione di
massa”, con la priorità assoluta data solamente al semplice
intrattenimento e con l’utilizzo di un’informazione volutamente
manipolata e plasmata, al fine di condizionare sempre di più le scelte dei
fruitori.
SOCIETÀ DEI CONSUMI
Il consumismo è uno degli aspetti più controversi delle moderne società
occidentali poiché coniuga fattori positivi con altri negativi. Tra gli aspetti
positivi vi è l’avanzamento economico. Sicuramente il consumismo
sostiene una parte dell’economia dei Paesi sviluppati e va compreso
quando e come promuoverlo.
Ma la società moderna è schiava del sistema consumistico. I membri
della società non sono più dei singoli individui, ma semplici consumatori
che vengono spinti a ricavare una soddisfazione temporanea dai loro
acquisti. Consumare causa dipendenza, inganna e lascia correre verso
irraggiungibili fantasie, per soddisfare bisogni superflui: prerogativa
fondamentale per il consumismo che fallirebbe ancor prima di potersi
espandere, se la maggior parte dei consumatori si limitassero al
necessario e poco più, perseguendo uno stile di vita minimalista.
Dal punto di vista economico, già il marxismo metteva in guardia dal
santificare i consumi, ma il fatto che il consumismo interessi ampi strati
della popolazione lo rende un pericoloso fattore di instabilità sociale. Se
da un lato dovrebbe sostenere la produzione, dall’altro, in momenti di
crisi, può deprimere ulteriormente i ceti meno abbienti comunque entrati
nella spirale consumistica.
Dal punto di vista psicologico, il consumismo amplifica la sindrome del
compratore in colui che identifica la soddisfazione esistenziale
nell’acquisto e nel consumo di beni materiali. Ciò porta ad un
consumismo ostentativo, nonché quel comportamento sociale che si
esprime nella volontà di acquisto di beni e merci che, in modo
consapevole, assolvono alla funzione di esibire e rendere evidenti le
differenze di status.
Difatti, un consumismo molto radicato porta a conseguenze disastrose
per la vita di un essere umano. Il fenomeno esalta l’apparenza,
l’importanza di esser ben visti agli occhi degli altri consumatori,
perdendo di vista le proprie necessità interiori. Non si riesce a
riconoscere l’importanza di star bene singolarmente, si evita di scavare
dentro se stessi, utilizzando tuttalpiù quei confessionali elettronici
portatili che altro non servono per limitare la capacità di pensiero e
lasciarsi tenere sotto controllo per propria volontà.
I consumatori si attorniano del superfluo, fanno di tutto per ottenerlo,
spinti dalla paura di venire emarginati, rendendosi competitivi con gli altri
in campi frivoli e per certi versi folli, quali possono essere il possesso di
un cellulare messo in commercio più o meno recentemente. Il
consumismo, per crescere sempre più vertiginosamente ha puntato
molto sul fattore dell’emarginazione sociale. Basti pensare agli
smartphone: chi non ne possiede almeno uno, chi non è costantemente
online, sempre reperibile 24 ore su 24, diventa invisibile nella società dei
consumatori, fatica a venire contattato e a mantenere i rapporti con gli
altri (basti pensare a whatsapp, con le nuove generazioni sempre più
impegnate a stare con i cellulari in mano di continuo, coinvolgendo tutti
gli altri). Il consumo assume un ruolo determinante nella vita sociale,
creando un enorme confusione sul cosa sia importante. La derisione,
l’esclusione e l’umiliazione sociale, diventa più temuta perfino del non
poter riuscire a soddisfare i propri bisogni fondamentali. I consumatori
con minori disponibilità economiche preferiranno spendere il proprio
poco denaro più per beni superflui che per quelli di primaria necessità. Il
denaro viene erroneamente ritenuto sinonimo di felicità, quando è vero
che all’aumentare del reddito, la felicità aumenta sempre meno.
CONTROMISURA AL CONSUMISMO
Epicuro sosteneva che abituarsi ad alti consumi significava diventare
schiavi delle proprie abitudini e non poter più fare a meno di cose che
prima di renderle abitudini non avevano alcuna importanza, rendendo
meno liberi e felici.
Sfuggire al sistema, per come esso è stato ben architettato,
comporterebbe l’isolamento del soggetto che si discosta dalle abitudini
della maggioranza che andrebbe a escluderlo. Egli risulterebbe essere
un consumatore difettoso, ovvero un individuo che compera solo ciò di
cui ha bisogno, riflettendo approfonditamente prima di effettuare un
qualsiasi tipo di acquisto, senza lasciarsi coinvolgere dalla continua
evoluzione tecnologica, non avvertendo il peso di dover restare a passo
con le mode. L’unica contromisura al consumismo, è divenire dei
consumatori difettosi, restando in dei limiti per non sfociare in
conseguenze negative (quali l’esclusione e l’isolamento) attraendo,
inoltre, verso se stessi quei pochi soggetti ancora in grado di ragionare,
escludendo quelle inconsistenti masse di consumatori, interessanti solo
per il modo in cui permettono l’avanzare dell’economia.
Bisognerebbe promuovere pertanto, la creazione di una società che
vada oltre l’obsoleto modello consumista, perché siamo diventati
sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona, e forse è proprio vero,
che le cose che possiedi, alla fine ti possiedono.