Cefeidi
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Relatore: Laureando:
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Indice
4 Capitolo 4: Cefeidi 32
4.1 Cefeidi classiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
4.1.1 Evoluzione e cambiamento di periodo . . . . . . . . . . . . . . . 35
4.1.2 Curve di luce . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
4.2 Cefeidi di tipo II . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
4.2.1 Relazione periodo-luminosità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
4.2.2 Evoluzione e cambiamenti di periodo . . . . . . . . . . . . . . . 42
4.3 Cefeidi anomale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
4.3.1 Evoluzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43
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1 Capitolo 1: Generalità sulle stelle
Una stella può essere definita come un’enorme sfera autogravitante di gas caldissimo
(principalmente idrogeno ed elio), che produce energia attraverso processi di fusione
nucleare e la riemette sotto forma di radiazione. Hanno temperature superficiali com-
prese tra 2500 K e oltre 50000 K e masse da 0.08 e 200M⊙ (M⊙ = 1.98855 × 1030 kg
è la massa del Sole). Infatti al di sotto di 0.08M⊙ non sarebbero possibili reazioni di
fusione nucleare adatte a produrre energia sufficiente a mantenere la stella in equilibrio,
mentre al di sopra delle 200M⊙ si supererebbe il limite di Eddington1 .
All’interno sia ha l’equilibrio tra le due principali forze agenti in direzione radiale, la
gravità verso il centro e la pressione verso l’esterno. La struttura interna è caratterizza-
ta da vari strati ben definiti. Al di sopra del nucleo dove di solito avvengono le reazioni
nucleari e che rappresenta la regione più interna, calda e densa della stella si hanno una
zona radiativa ed una convettiva. La zona radiativa è quella in cui l’energia viaggia
verso l’esterno per mezzo della radiazione, in particolare sotto forma di fotoni. Qui il
plasma non subisce perturbazioni né spostamenti di massa. Nella zona convettiva inve-
ce l’energia viene trasportata tramite moti convettivi, il plasma caldo risale dall’interno
cedendo man mano energia e raffreddandosi. A un certo punto comincerà a ricadere.
La posizione di queste zone dipende dalla massa e dalla fase evolutiva della stella. Per
stelle con massa varie volte quella solare la zona convettiva è posta a ridosso del nucleo,
mentre quella radiativa parte subito sopra la convettiva. Invece per stelle con masse
simili a quella del Sole le due zone sono invertite. Infine al disotto di 0, 5M⊙ è presente
solamente una zona convettiva che previene l’accumulo di un nucleo di elio (figura 1.1).
Figura 1.1: Distribuzione delle varie zone in base alla massa. I numeri indicano quante
volte la massa è quella solare
Sopra queste due zone c’è la porzione visibile della stella, la fotosfera. Qui il plasma
diventa trasparente ai fotoni permettendo la propagazione della radiazione nello spazio.
Oltre c’è l’atmosfera stellare che rappresenta la regione gassosa più esterna della stella.
1 M
LEdd = 33000 M ⊙
L⊙ . Esso è il limte alla luminosità di una stella in equilibrio idrostatico tra la
forza di gravità e la pressione di radiazione. Se venisse superato la pressione di radiazione sarebbe
cosı̀ forte da generare un vento stellare in grado di espellere gli strati più esterni della stella. Il corpo
tenderebbe a dissolversi e ciò provocherebbe una diminuzione della sua produzione di energia, e un
riabbassamento della luminosità al di sotto di tale limite.
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Essa è costituita principalmente da idrogeno e in parte minore di elio. Si può suddi-
videre in due zone: la cromosfera e la corona. La prima è la parte più bassa, ha uno
spessore di qualche centinaio di chilometri e la sua temperatura cresce molto rapida-
mente andando verso l’esterno. La corona invece si estende per milioni di chilometri al
di sopra della cromosfera fino allo spazio esterno. Il plasma che la costituisce è a bassa
densità e temperatura elevatissima (oltre il milione di gradi). Cromosfera e corona sono
separate dalla zona di transizione.
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Figura 1.2: Diagramma H-R
• Sequenza principale: per protostelle con massa superiore alle 0,08M⊙ l’au-
mento della temperatura e della densità porta all’innesco delle reazioni di fusione
dell’idrogeno in elio nel nucleo. Per stelle di bassa sequenza (M < 1.1M⊙ ) la
fusione avviene prevalentemente attraverso la catena p-p, processo nel quale nu-
clei di idrogeno (protoni) vengono trasformati in un nucleo di elio, mentre per
quelle di alta sequenza mediante il ciclo CNO, in cui carbonio, azoto e ossigeno si
comportano come catalizzatori per la fusione di quattro nuclei di idrogeno. Que-
sta fase rappresenta circa il 90% della vita della stella. La durata dipende dalla
quantità di combustibile disponibile e dalla velocità con cui esso viene consumato.
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Le stelle più massicce bruciano idrogeno più velocemente e quindi hanno una vita
più breve.
• Fase post-sequenza principale: Quando l’idrogeno nel nucleo sta per esaurisr-
si l’energia prodotta dalla fusione non è sufficiente a controbilanciare la pressione
degli strati esterni della stella. Di conseguenza, il nucleo comincia a contrarsi e
riscaldarsi, accelerando la fusione dell’idrogeno restante e dando il via alla fusione
di elio in carbonio. Questo produce un sovra-riscaldamento della stella, che deve
contemporaneamente espandere gli strati più esterni per dissipare l’energia in ec-
cesso. La temperatura superficiale della stella diminuisce e il suo colore si fa via
via più rosso, mentre la luminosità complessiva aumenta. La stella diventa cosı̀
una gigante rossa, fase in cui la fusione dell’idrogeno avviene in un guscio attorno
ad un nucleo di elio in contrazione. Quando la temperatura centrale raggiunge i
100 milioni di gradi, i nuclei di elio cominciano a fondersi, tramite processo 3α2 .
La stella si sposta dalla regione delle giganti rosse nuovamente verso la sequenza
principale. Se ha una massa inferiore a circa due volte la massa del Sole, la sua
evoluzione attiva termina qui.
Per masse maggiori quando l’elio sta per esaurirsi, il nucleo si contrae e gli strati
esterni si espandono, per la minore produzione di energia all’interno. La stella
si sposta nuovamente verso il ramo delle giganti rosse. A questo punto diventa
instabile e gli strati esterni iniziano a pulsare. Proprio in questa fase si trovano
le Cefeidi (figura 1.3).
Le stelle più massicce ripetono più volte il ciclo di contrazione ed espansione,
innescando ogni volta la fusione di un elemento più pesante, all’esaurirsi del com-
bustibile precedente, mentre il loro nucleo si riscalda sempre più. A 800 milioni di
gradi incomincia la fusione dei nuclei di carbonio, che dà origine ad elementi come
l’ossigeno, il magnesio e il neon. A circa 1.4 miliardi di gradi i nuclei di ossigeno si
fondono, formando silicio, zolfo, fosforo. Solo stelle con massa di almeno 12-13M⊙
arrivano a sintetizzare il ferro, dopodiché la catena si interrompe: la fusione del
ferro in elementi più pesanti è infatti endoenergetica, invece di liberare energia ne
assorbe.
• Fase finale: questa fase dipende dalla massa della stella. Per stelle fino a 8M⊙
il nucleo collassa e la stella perde massa fino al di sotto di quella Chandrasekar3 .
Si forma quindi una nana bianca, ovvero un oggetto sostenuto dalla pressione di
degenerazione elettronica. Per masse fino a 18M⊙ l’enorme pressione degli strati
sovrastanti porta al collasso del nucleo di ferro. Questo comporta la fusione di
protoni con elettroni creando neutroni e antineutrini. Il collasso del nucleo viene
bloccato dalla pressione di degenrazione dei neutroni, portando alla creazione di
una stella di neutroni. Infine per masse superiori, nulla riesce a fermare il collasso
e si arriva ad un buco nero.
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Processo in cui tre nuclei di elio (particella α) si fondono per formarne uno di carbonio.
3
Rappresenta la massa non rotante limite che può opporsi al collasso gravitazionale, sostenuta dalla
pressione di degenerazione degli elettroni. Il suo valore è di circa 1,44M⊙
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Figura 1.3: Diagramma H-R
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mano che ci si sposta verso l’esterno, dipende dalla modalità con cui l’energia
viene trasportata.
dT GmρT
=− ∇ (1.4)
dr P r2
Nelle precedenti equazioni P è la pressione, T la temperatura, ρ la densità, r la distanza
dal centro della stella, L la luminosità, ∇ ≡ ∂∂ ln
ln T
P
è il gradiente di temperatura il quale
dipende dal tipo di trasporto, se radiativo o convettivo. ϵ è il tasso di produzione di
energia per unità di massa, ϵv il tasso di perdita di energia per unità di massa a causa
dell’emissione di neutrini e ϵg il tasso di variazione dell’energia gravitazionale per unità
di massa. Quest’ultimo diventa importante nel caso di stelle pulsanti ed è legato alla
conversione dell’energia potenziale gravitazionale in calore durante fasi di contrazione
(o il contrario in caso di espansione)
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2 Capitolo 2: Classificazione delle stelle variabili
Le stelle variabili sono stelle che variano più o meno periodicamente la loro lumino-
sità. Ne esistono due specie fondamentali: quelle estrinseche nelle quali la variabilità è
causata da fenomeni esterni quali ad esempio l’eclissi della stella da parte di un’altra
oppure la rotazione stellare e quelle intrinseche nelle quali invece la causa è da ricercare
in variazioni fisiche della stella.
• Variabili a eclisse: sono sistemi binari il cui piano orbitale è prossimo alla
linea di vista dell’osservatore. A causa delle reciproche occultazioni tra le due
stelle, si osservano variazioni periodiche della luminosità totale del sistema. Alcuni
di questi sistemi presentano due minimi, uno più importante quando la stella
secondaria eclissa la primaria, l’altro meno accentuato quando è la primaria a
eclissare la secondaria. Lo stesso fenomeno può essere causato da un transito
planetario.
Di questo gruppo fanno parte le seguenti classi di variabili:
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causa della vicinanza e dello scambio di gas la luminosità cambia continua-
mente nel tempo. Il periodo tra i minimi coincide con quello di rivoluzione,
e data la grande vicinanza è molto breve, solitamente qualche giorno. Le
componenti sono tipicamente appartenenti alle classi B o A. Esempio di cur-
va di luce in figura 2.2.
• Variabili rotanti: sono stelle che ruotano attorno ad un proprio asse ed hanno
una luminosità superficiale non uniforme. Se ne possono individuare quattro
classi:
– Ellisoidali rotanti: sono sistemi composti da stelle molto vicine tra loro
che, a causa delle reciproche attrazioni gravitazionali, assumono forme el-
lissoidali. Non sono binarie a eclisse, la variabilità è dovuta alla diversità
dell’area delle superfici stellari visibili rivolte verso l’osservatore durante il
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movimento delle componenti nelle loro orbite. I picchi di luminosità avven-
gono quando la stella rivolge all’osservatore superfici con aree maggiori. Il
periodo tipico è di circa 4 giorni.
– α Canum Venaticorum: sono stelle che presentano intensi campi ma-
gnetici non allineati con l’asse di rotazione. Pertanto il campo magnetico
sembrerà avere valori differenti mentre la stella ruota su se stessa perché
verranno esposte di volta in volta all’osservatore parti differenti di esso. Ciò
produce un’apparente variazione di luminosità. Il periodo è compreso tra 0.5
e 160 giorni.
– BY Draconis: sono variabili nane rosse che mostrano una variabilità quasi
periodica con periodi variabili da alcune ore a 120 giorni. Sono dovute a
zone di luminosità non uniformi che entrano ed escono dalla vista mentre la
stella ruota attorno al proprio asse. Esempio di curva di luce in figura 2.4.
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Figura 2.5: Curva di luce della pulsar Vela
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Figura 2.6: Curva di luce di R Corona Borealis
– Novae: sono sistemi binari costituiti da una nana bianca ed una stella mas-
siccia normale. Quando la stella supera il proprio limite di Rochè inizierà
a far cadere idrogeno sulla nana bianca, dove a causa dell’elevata accellera-
zione gravitazione si va a disporre su un sottile strato in superficie. Man
mano che l’idrogeno si accumula la densità e la temperatura sulla base di
tale strato aumentano fino ad innescare la fusione dell’idrogeno in elio. Si
ha cosı̀ il lampo dell’idrogeno e la stella diviene una novae, producendo un
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importante aumento di luminosità. Tale evento è ricorrente, con intervalli
tanto più lunghi quanto maggiore è stata la violenza del fenomeno. Esempio
di curva di luce in figura 2.8.
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Figura 2.10: Curva di luce nella banda B di CI Cygni. I diversi colori si riferiscono ai
diversi telescopi utilizzati. Le frecce in basso indicano le epoche delle eclissi della nana
bianca da parte della gigante fredda.
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Figura 2.12: Curva di luce di OGLE-LMTC-T2CEP-091
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– γ Doradus: sono stelle aventi una classe spettrale A5–F8, una variazione
luminosa molto esigua e un periodo compreso tra 0.5 e 4 giorni (tipicamen-
te da 0.8 a 1 giorno). Sono una classe di variabile pressochè sconosciuta.
Esempio di curva di luce in figura 2.14.
– α Cygni: sono stelle supergiganti di classe spettrale B-A aventi pulsazioni
non radiali. Di fatto in questa categoria ci sono anche stelle di classe spettrale
O purché si trovino nella stessa sequenza evolutiva. La luminosità varia
con un’ampiezza di 0.1 magnitudini in visuale in maniera apparentemente
irregolare essendo queste variazioni causate dalla sovrapposizione di varie
oscillazioni con periodi simili. Si sono osservati periodi da pochi giorni ad
alcune settimane.
Si possono trovare anche stelle che pulsano sia modo radiale che non. Ad esempio
le classi:
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3 Capitolo 3: Pulsazione stellare
Dal momento che si capı̀ che alla base della variabilità c’era un fenomeno oscillato-
rio si comprese che esso non poteva essere solo di natura elettromagnetica ma doveva
comprendere anche movimenti macroscopici della superficie della stella. Infatti si mi-
surarono variazioni di velocità radiale, causate da effetto Doppler4 , le quali mostrarono
chiaramente che la superficie si avvicinava e allontanava ciclicamente con periodi uguali
a quelli con cui variava la luminoistà.
Pertanto le oscillazioni meccaniche sono alla base del fenomeno.
Una prima cosa importante che va definita è la relazione periodo-densità media di
Ritter. Per ricavarla si può partire definendo la velocità di propagazione del suono
all’interno di una stella variabile, la quale è data da:
s s
P Γ1 T kB Γ1
vs = = (3.1)
ρ mH µ
Dove la seconda uguaglianza viene dal fatto che si considera l’equazione di stato per un
gas ideale. Nella 3.1 Γ1 è il primo coefficiente adiabatico.
Utilizzando per le abbondanze: X=0.71, Y=0.27, Z=0.02; si ricava µ ≈ 0.6. Se per Γ1
si prende il rapporto tra calore specifico a pressione costante e volume costante di un
gas perfetto γ = 5/3 e per T quella di seconda ionizzazione dell’elio, ovvero circa 45000
K, si ricava:
vs ≈ 32.2 km s−1
−GM 2
U∼ (3.3)
R
sfruttando il teorema di viriale la 3.3 diventa:
Z
P
U = −3 dm (3.4)
M ρ
4
L’effetto Doppler descrive come la lunghezza d’onda della luce emessa da un oggetto in movimento
cambia in base alla direzione del suo moto rispetto all’osservatore. Quindi analizzando la luce emessa
da una stella, lo spostamento delle lunghezze d’onda dovuto a tale effetto permette di misurare la
velocità radiale, ossia quanto rapidamente la superficie stellare si sta avvicinando o allontanando
dall’osservatore.
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Inserendo la 3.1 nella 3.4 si ottiene:
R vs2
dm vs2
M Γ1
U = −3 R M = −3 M (3.5)
M
dm Γ1
<> indica una media. Da qui: r
U ⟨Γ1 ⟩
vs ≈ − (3.6)
3M
A questo punto utilizzando la 3.2, si ricava:
s
3 √ √
r
2R Iosc
P∼ ∼2 M R2 −U ∼ (3.7)
vs ⟨Γ1 ⟩ −U
Tuttavia la velocità del suono all’interno della stella non è costante a causa della diversa
densità della stella stessa. Al posto della 3.2 si può quindi utilizzare:
Z R Z R Z R
dr dr
P=2 dt(r) = 2 =2 p (3.9)
0 0 vs (r) 0 Γ1 (r)P (r)/ρ(r)
Per integrare correttamente la 3.9 bisognerebbe conoscere P (r), ρ(r) e Γ1 (r). Ci si può
limitare a considerare il caso omogeneo in cui sia la densità che Γ1 sono costanti.
Sotto tali ipotesi, considerando l’equazione di equilibrio idrostatico:
dP Gmρ Gρ 4 4πρ2 Gr
= − 2 = − 2 ( πρr3 ) = − (3.10)
dr r r 3 3
integrando si ricava:
2πρ2 Gr2
P (r) = − + cost (3.11)
3
dove il valore della costante è definito dal valore della pressione sulla superficie P (R),
la quale può essere supposta nulla poichè di molti ordini di grandezza inferiore a quella
interna alla stella. Quindi:
2πρ2 G 2
P (r) = − (R − r2 ) (3.12)
3
Dopodichè inserendola nella 3.9 e ricordando che Γ1 e ρ(r) = ⟨ρ⟩ sono costanti, si trova:
Z R s Z R s
dr 3 dr 3π
P=2 p =2 p =
0
2 2
Γ1 G2π ⟨ρ⟩ (R − r )/3 2π ⟨ρ⟩ Γ1 G 0 2 2
(R − r ) 2Γ1 G ⟨ρ⟩
(3.13)
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Tale relazione può anche essere riscritta nella forma:
r
p 3π
P ⟨ρ⟩ = (3.14)
2Γ1 G
Questa è la prima formulazione della relazione periodo-densità media, proposta da Rit-
ter nel 1879 la quale afferma che le stelle pulsanti più dense hanno periodi di pulsazione
più brevi rispetto a quelle meno dense.
La 3.14 può anche essere semplificata come segue:
p
P ⟨ρ⟩ = Q (3.15)
con Q detta costante di pulsazione.
∂ 2ζ
2 δP dP0 2 ∂ δP
r0 2 = −4πr0 4ζ + − 4πr0 P0 (3.19)
∂t P0 dm ∂m P0
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• Equazione di trasferimento dell’energia:
−1
δL ∂T δkR ∂ ln T ∂ δT
= 4ζ + 4 − + (3.20)
L T kR ∂m ∂m T
∂ 2ζ
5 d 1 ∂ 2 6 ∂ζ
r0 2 = 4πr0 ζ [(3Γ1,0 − 4)P0 ] + 16π Γ1,0 P0 ρ0 r0 (3.25)
∂t dm r0 ∂m ∂m
5 dQ ∂L
Poichè dt = ϵef f − ∂m
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Si risolve questa equazione con il metodo della separazione delle variabili, cercando
soluzioni nella forma:
ζ(m, t) = η(m)eiσt (3.26)
Eliminando i pedici 0 e riorganizzando si arriva a:
1 d 4 dη 1 d
− 4 Γ1 P r − [(3Γ1 − 4)P ]η = ησ 2 (3.27)
ρr dr dr ρr dr
La 3.27 è l’equazione d’onda lineare adiabatica (LAWE). Questa non può essere risolta
analiticamente ma solo numericamente fornendo delle opportune condizioni al contorno.
Al centro della stella deve essere presente un nodo, poiché una particella di estensione
infinitesimale che si trova in quel punto non può muoversi da nessuna parte senza violare
la condizione di simmetria radiale, ciò implica:
δr = 0 a r = 0
Tuttavia ciò non spiega come si comporta η, la quale è la quantità che si vuole ottenere
come soluzione della LAWE, al centro della stella. Per rispondere a tale domanda si
può di nuovo considerare l’equazione 3.27. Se si espande il primo termine del membro
a sinistra si avrà un termine
Γ1 P d2 η Γ1 P dη
accanto a
ρ dr2 rρ dr
Ma quest’ultimo sarà finito solo se si richiede che:
dη
= 0 al centro.
dr
Dato che tutti gli altri termini che compaiono in questa equazione sono finiti o nulli al
centro, segue che, a meno che:
dη d2 η
= 0 al centro, divergerà li, e quindi anche η.
dr dr2
Pertanto una condizione al centro deve essere:
dη
=0 a r=0
dr
σ 2 R03
δP
4+ η+ =0 a r=R
GM0 P0
22
termini di pendenza di η, usando innanzitutto la condizione adiabatica 3.23 per espri-
mere δP/P0 in termini di δρ/ρ0 e poi l’equazione di continuità linearizzata 3.18, per
esprimere δρ/ρ0 in termini di dη/dr. Tutto ciò porta alle seguente condizione:
2 3
dη η σ R0
= − (3Γ1 − 4) a r=R
dr R Γ1 R0 GM0
Questa è la condizione al contorno esterna per l’equazione 3.27.
Infine, si nota che la LAWE è un’equazione omogenea, il che implica che l’ampiezza è
fondamentalmente indeterminata nel caso di un’equazione lineare. Pertanto è necessario
normalizzare le soluzioni. L’approccio tipicamente utilizzato è il seguente:
δr
η= =1 a r=R
r
Con le condizioni al contorno specificate, il problema è completamente risolto.
Si possono comprendere molte cose solo osservando la forma effettiva di queste equa-
zioni, senza risolverle esplicitamente. Questo perché la LAWE, con le condizioni al
contorno fornite, è un’equazione di Sturm-Liouville. Infatti può essere riscritta come
segue:
L(η) = σ 2 η (3.28)
definendo l’operatore:
1 d 4 dη 1 d
L(η) ≡ − 4 Γ1 P r − [(3Γ1 − 4)P ] η (3.29)
ρr dr dr ρr dr
Tra le proprietà più importanti della LAWE, che vengono dal fatto di essere una Sturm-
Liouville, vi sono:
• C’è un numero infinito di soluzioni della LAWE, ma sono ammessi solo alcuni
2
valori specifici di σm che soddisfano le condizioni al contorno. A ciascuno di questi
valori, detti autovalori, è associata una soluzione dettagliata, o autofunzione,
ηm (r). m indica l’ordine radiale.
• Gli autovalori σm
2
sono sempre reali. Particolarmente interessante è il caso σ > 0
che corrisponde al caso oscillatorio con periodo:
2π
P= (3.30)
σ
23
• La base delle funzioni ηm (r) è completa e può qundi essere utilizzata per esprimere
la soluzione generale del problema delle pulsazioni anche nel caso non lineare e
non adiabatico.
• L’autovalore σm
2
può in linea di principio essere calcolato con la seguente espres-
sione: Z M
1
2
σm = ζ ∗ (Lζm )r2 dm (3.31)
Jm 0 m
in cui il momento d’inerzia oscillatorio per il modo m è:
Z M
Jm ≡ |ζm |2 r2 dm (3.32)
0
σm − σm−1 = π (3.33)
∂r ∂ 2 r ∂r ∂P Gm ∂r
2
= −4πr2 − 2 (3.34)
∂t ∂t ∂t ∂m r ∂t
Da qui considerando l’uguaglianza:
∂r ∂ 2 r ∂ν 1∂ 2
2
=ν = (ν ),
∂t ∂t ∂t 2 ∂t
integrando su tutta la stella, si ottiene:
Z Z
1∂ 2 dU ∂ 2 ∂r
(v ) dm = − + P 4πr dm (3.35)
M 2 ∂t dt M ∂m ∂t
24
con U l’energia potenziale gravitazionale totale della stella. Se si integra questa equazio-
ne su un intero ciclo di pulsazioni, si ottiene il lavoro meccanico totale che si trasforma
in energia cinetica degli strati stellari. Infine facendo la media su un intero ciclo di
pulsazione si ha: Z Z
dW W 1 ∂ 1
≡ = dt P dm (3.37)
dt P P P M ∂t ρ
Se questa quantità è maggiore di 0 la stella pulsa, viceversa se è minore di 0 la stella
non sarà in grado di mantenere la pulsazione e qualunque perturbazione di questo tipo
verrà smorzata.
Se si indica con ψ l’energia totale di pulsazione della stella, una scala temporale per la
crescita o smorzamento della perturbazione sarà dato da:
1 dW/dt
τ ≡− (3.38)
2 ψ
dove il fattore 1/2 viene dal fatto che l’energia di un sistema oscillante dipende dal-
l’ampiezza al quadrato.
Associato a questo tempo si può definire anche il coefficiente di stabilità o tasso di
crescita κ, definito come:
κ ≡ (τ )−1 (3.39)
Sulla base del segno nella 3.38, κ > 0 implica smorzamento e quindi stabilità, viceversa
κ < 0 comporta un’instabilità crescente nel tempo e quindi la stella pulsa.
Tuttavia nella stella vi sono regioni che contribuiscono positivamente all’integrale nel
membro di destra della 3.37 (strati guida) e altri invece negativamente (strati di smor-
zamento). Resta da determinare quali regioni contribuiscono alla pulsazioni e quali
invece la ostacolano.
Bisogna quindi modificare la 3.37. Dalla prima legge della Termodinamica:
Z Z Z Z Z
∂ 1 dQ ∂E dQ P dQ
P dt = dt + dt = dt + (E)0 = dt (3.40)
P ∂t ρ P dt P ∂t P dt P dt
∂ ln P ∂ ln ρ ρ dQ
= Γ1 + (Γ3 − 1) (3.43)
∂t ∂t P dt
25
Se si considerasse la massima compressione, ∂ ln ρ/∂t = 0:
∂ ln P ρ dQ
= (Γ3 − 1) (3.44)
∂t [Link] P dt
Da notare che risulta ρ/P (Γ3 −1) > 0. Quindi se uno strato acquista calore (dQ/dt > 0)
durante la massima compressione ci sarà anche un aumento della pressione (∂P/∂t > 0),
e ciò implica che la pressione sarà più alta nella fase di espansione rispetto alla contra-
zione, come richiesto per mantenere la pulsazione. In una tale regione è soddisfatta la
condizione: Z Vmax Z Vmin
P dV > − P dV (3.45)
Vmin Vmax
σ = ω + iκ (3.48)
Allora:
ζ(m, t) = η(m)eiσt e−κt (3.49)
26
con κ coefficiente di stabilità, il quale è reale proprio come ω. A questo punto si può
utilizzare la teoria quasi-adiabatica per comprendere gli effetti non adiabatici. In tale
teoria il coefficiente di stabilità per il modo m si può scrivere come segue:
Anche per le altre variabili (δρ/ρ, δL/L, δP/P ) si assume che abbiano una dipendenza
dal tempo e che l’ampiezza di pulsazione vari come eiσt . Tuttavia nel caso non adiabati-
co, le fasi di oscillazione dipendono in generale dalla posizione nella stella ed inoltre non
saranno uguali tra le varie grandezze fisiche. Pertanto sorgono naturalmente i ritardi
di fase.
Per descrivere completamente le oscillazioni, è necessario specificare, per ogni variabi-
le, il comportamento radiale delle sue componenti reali e immaginarie. Il problema è
quindi del quarto ordine per le variabili complesse di pulsazione e dell’ottavo per le cor-
rispondenti variabili reali e quindi devono essere specificate otto costanti di integrazione
reali. Un’ulteriore costante di integrazione è fornita dalla frequenza complessa σ, con
le sue componenti reali e immaginarie date dall’equazione 3.48. Otto di queste costanti
sono fornite da opportune condizioni al contorno al centro della stella e alla superficie,
ma nella teoria lineare, come già visto, è necessario normalizzare opportunamente gli
spostamenti radiali. Una volta fatto questo, si ottiene di nuovo un problema agli au-
tovalori, il cui autovalore è σ, e la soluzione del problema dà quindi, per ogni modo
di pulsazione, il periodo della variabilità di ζ, il periodo di variazione P = 2π/ω e il
coefficiente di stabilità κ.
3.5.1 Il meccanismo ϵ
Una prima regione della stella che viene presa in considerazione è quella in cui av-
vengono le reazioni termonucleari. Questo perchè i tassi di generazione dell’energia
27
di tali reazioni dipendono fortemente dalla temperatura, in particolare all’aumentare
della temperatura aumentano i tassi. Pertanto è ipotizzabile che se le fluttuazioni di
temperatura nelle regioni di generazione di energia sono sufficientemente elevate allora
anche la fornitura di energia fluttuerà nel tempo e sarà quindi in grado di mantenere
la pulsazione. Questo è il cosidetto meccanismo ϵ, dove ϵ è il tasso di generazione di
energia nucleare. Tuttavia questo meccanismo non è in grado di spiegare il comporta-
mento pulsante dei tipici pulsatori come δ Cefeidi o RR Lyrae.
Infatti considerando una RR Lyrae si possono avere fluttuazione di temperatura che
possono andare dai 1000-1500 K a i 2000-3000 K. Tuttavia anche prendendo un’ampiez-
za di temperatura al limite superiore dell’intervallo, l’ampiezza della fluttuazione della
temperatura nella regione di generazione dell’energia nucleare, risulta estremamente
piccola, δT /T ≈ 4 × 10−8 nel punto più vicino al bordo del guscio di combustione del-
l’idrogeno e ≈ 3.5 × 10−9 per l’elio. Ciò si traduce in una fluttuazione di circa 1 K e
0.5 K rispettivamente. Quindi si hanno fluttuazioni molti ordini di grandezza inferiori
rispetto a ciò che è richiesto dal meccanismo ϵ (figura 3.1).
Figura 3.1: Fluttuazioni della temperatura superficiale normalizzata per una stella RR
Lyrae
3.5.2 I meccanismi κ e γ
Come già noto si ha pulsazione quando κ < 0. Il secondo termine della 3.52 richiede
che, durante la massima compressione, ∂δL/δm sia negativo, il che implica un aumento
di δL all’aumentare di m. Questo significa che affinchè avvenga la pulsazione alcuni
strati devono acquistare energia durante la compressione e cederla durante l’espansione.
28
Nel caso di assorbimento libero in un gas non degenere e completamente ionizzato, si
può applicare la legge di opacità di Kramer6 , con n ≈ 1 s ≈ 7/2:
7
κR ∝ ρT − 2 (3.53)
Per temperature sufficientemente alte, l’opacità segue una legge di questo tipo. Tut-
tavia mostra anche che 3.53 non è valida in tutta la stella. In particolare si posssono
notare (figura 3.2) alcune protuberanze nell’opacità per temperature attorno ai 20000
e 40000 K, causate dalla ionizzazione dell’idrogeno e parziale ionizzazione dell’elio. In
particolare in queste regioni l’opacità tende ad aumnetare con la temperatura. Ma
se l’opacità aumenta durante la compressione la conseguenza immediata è che questa
regione argina l’energia durante la compressione e la rilascia più facilmente durante la
successiva espansione. Questo, per quanto già detto è ciò che è necessario per azionare
la pulsazione.
Tale aumento dell’opacità è solitamnete definito come meccanismo κ.
La maggiore capacità degli stessi strati che partecipano al processo κ di guadagnare
calore durante la compressione è detto processo γ. Ciò può essere spiegato sulla base
del comportamento dell’esponente adiabatico Γ3 , poichè è quello che controlla effettiva-
mente di quanto un determinato strato stellare può scaldarsi durante la compressione.
.
Intorno alle zone di parziale ionizzazione dell’idrogeno ed elio, Γ3 diventa significativa-
mente più piccolo rispetto a quello dei loro dintorni, tali regioni pertanto si riscalderanno
6 ρn
κR ∝ Ts
29
Figura 3.3: Andamento dei coefficienti Γ1 e Γ3
30
Al di fuori delle zone di generazione dell’energia, in cui ∂L/∂m = 0, si ha:
4
∂δL ∂ 3
+n δT
∝L (s + 4) − (3.58)
∂m qa ∂m Γ3 − 1 T
Sicuramente ∂δL/δm non sarà negativo nelle regioni in cui è valida la legge di Kramers,
infatti in queste zone, per n ≈ 1 s ≈ 27 e Γ3 ≈ 1.6, si ottiene +3.6 dalla 3.58. Quindi
le regioni in cui è valida la legge di Kramer sono regioni di smorzamento. Invece dei
buoni candidati ad essere degli strati guida sono quelli in cui s è negativo (ovvero
dove l’opacità aumneta all’aumentare della temperatura, meccanismo κ) e Γ3 è piccolo
(meccanismo γ). Entrambe queste condizioni sono soddisfatte nelle regioni di parziale
ionizzazione dell’idrogeno ed elio.
31
4 Capitolo 4: Cefeidi
Nel seguito verrano trattate nel dettaglio le variabili Cefeidi che, sopratutto quelle
classiche, hanno un’utilissima applicazione come candele standard7 .
Come detto nell’introduzione Henrietta Swan Leavitt notò una dipendenza lineare tra
la magnitudine apparente8 e il logaritmo del periodo di variabilità:
m = a + b log P (4.1)
Quindi stelle con periodo più lungo hanno magnitudini minori e viceversa. L’esistenza
di una relazione tra la magnitudine apparente e periodo implica l’esistenza di una
relazione tra magnitudine assoluta e periodo:
M = a′ + b′ log P (4.2)
M = m − 5 log d + 5 (4.3)
si ha:
m−M +5
d = 10 5 (4.4)
d è in parsec.
I paramentri a e b della 4.1 si ricavano dalla curva di luce fatta con le osservazioni,
creando coppie di dati (log P, m) e facendo una regressione lineare per adattarli alla
forma 4.1. Invece per a′ e b′ della 4.2 si utilizzano Cefeidi in ammassi globulari o galassie
di cui è nota la distanza e dalla 4.3 si calcola M . A questo punto come prima si creano
delle coppie (log P, M ) e tramite regressione lineare si ottengono i parametri.
7
Oggetti astronomici dei quali è nota la luminosità intrinseca e quindi dalla loro luminosità
apparente è possibile risalire alla distanza
8
La magnitudine apparente è la luminosità di un corpo celeste osservato dalla Terra, dipende quindi
dalla distanza. Invece quella assoluta è la sua luminosità intrinseca, ovvero quella che avrebbe se fosse
posto a 10 parsec dal Terra. Quest’ultima è indipendente dalla distanza.
32
4.1 Cefeidi classiche
Le Cefeidi classiche o δ Cefeidi sono stelle che pulsano radialmente. La loro classe spet-
trale varia con la temperatura efficace durante il ciclo di pulsazione, generalmente da
tipo F per quelle più deboli (MV = −2) a tipo G o K per quelle più brillanti (MV = −6).
Solitamente i periodi sono compresi tra 1 e 100 giorni, anche se è possibile che se ne
verifichino di più brevi o più lunghi, come nella Grande Nube di Magellano in cui ne è
stata osservata una di periodo 0,5 giorni.
Sono stelle di massa intermedia solitamente da 2 a 20M⊙ . La maggior parte delle Ce-
feidi classiche della Via Lattea hanno masse tra 4 e 9M⊙ . Stelle cosı̀ massicce sono
relativamente giovani, tra 107 e 108 anni, pertanto è possibile trovarle solo in sistemi
che hanno avuto recenti esperienze di formazione stellare.
Nel diagramma H-R si trovano nella fascia d’instabilità tra le RR Lyrae e le supergi-
ganti (figura 1.3).
I meccanismi principali alla base della pulsazione sono κ e γ, con la regione in cui l’elio
passa da essere singolarmente ionizzato a doppiamente ionizzato che è la più importante
per l’azionamento della pulsazione.
L = 4πR2 σTef
4
f (4.5)
Nella 4.5 L è la luminosità, R il raggio della stella, Tef f la temperatura efficace della
stella, σ = 5.6704 × 10−8 W m−2 K−4 è la costante di Stefan-Boltzmann.
Se espressa in unità di magnitudine bolometrica9 la legge diventa10 :
Ricordando che:
3M
⟨ρ⟩ = (4.8)
4πR3
e sostituendo nella 4.7 si ha:
33
Se M fosse funzione della magitudine bolometrica la si potrebbe eliminare dall’equazio-
ne. Come risaputo dall’equazione nella nota 10 si potrebbe scrivere:
Allora si ricava:
log P = −0.24Mbol − 3 log Tef f + log Q + cost (4.13)
Dalla 4.13 si può notare che il periodo non dipende solo dalla luminosità ma anche dal-
la temperatura. Quindi Cefeidi con stessa luminosità ma temperatura efficace diversa
avranno periodi diversi..
Uno dei maggiori problemi riguardo tale legge è quello della calibrazione. Al giorno
d’oggi la relazione più utilizzata è:
La relazione periodo-luminosità per queste Cefeidi è riportata nel grafico di figura 4.1.
Qui appare evidente che le relazioni periodo-luminosità per le Cefeidi che pulsano di
primo modo12 sono spostate verso periodi più brevi rispetto, invece, alle Cefeidi che
pulsano di modo fondamentale. I rapporti esatti tra i periodi di primo modo e modo
fondamentale dipendono dalle specifiche proprietà della stella in esame, solitamente si
hanno valori vicini a 0.72. Invece il rapporto tra i periodi di secondo e primo modo
sono attorno a 0.8. Vi è un esempio nella tabella 2.
11
B e V rappresentano le bande del blu e del violetto. B-V è l’indice di colore, la differenza tra le
magnitudini misurate nelle due bande.
12
Una Cefeide di modo fondamentale pulsa in modo sincrono. Nel primo modo invece, la stella
si espande e contrae in due regioni principali che si comportano in modo diverso. Una parte più
esterna e una parte più interna oscillano con fasi diverse, creando un nodo all’interno della stella
dove non c’è movimento radiale. Con il secondo modo ci sono due nodi interni, e la stella si divide
in tre zone che si muovono in fase diversa. Alcune parti della stella si espandono mentre altre si
contraggono. Osservativamente le Cefeidi di modo fondamentale hanno periodi più lunghi e curve di
luce asimmetriche, mentre aumentando i modi i periodi diminuiscono e le curve di luce diventano via
via più simmetriche.
34
Figura 4.1: Relazione periodo-luminosità per varie classi di Cefeidi
Modo m Pm Pm /P0
Fondamentale 0 0.052 1
Primo 1 0.038 0.738
Secondo 2 0.029 0.570
Terzo 3 0.024 0.461
35
Figura 4.2: diagramma colore-magnitudine
Quando queste stelle raggiungono il punto più blu del loop possono evolvere di nuovo
a rosso e passare una terza volta nella fascia di instabilità. Le stelle a questo punto si
avvicinano alla fine della combustione dell’elio nel nucleo.
Pertanto attraversano la fascia di instabilità ogni qualvolta vi è un cambiamento signi-
ficativo della struttura interna.
In generale il secondo e terzo attraversamento della fascia d’instabilità durano meno
rispetto al primo.
L’evoluzione lungo il diagramma H-R porta a variazioni nel periodo, anche se la massa
rimane costante. L’equazione 3.14 può essere riscritta come segue:
√
p P M
P ⟨ρ⟩ = q =Q (4.16)
4 3
3
πR
Turner, Abdel-Sabour Abdel-Latif e Berdnikov[8] nel 2006 notarono che Q non è total-
mente costante ma ha una piccola dipendenza dal periodo. Quindi seguendo la loro
formulazione e assumnedo che non ci sia una significativa perdita di massa, la velocità
di cambiamento del periodo di pulsazione, Ṗ, può essere scritta:
! !
Ṗ 5 L̇ 5 Ṫeff
= − (4.17)
P 8 L 2 Teff
36
Figura 4.3: Percorso evolutivo di stelle di massa intermedia
e quindi l’evoluzione verso luminosità più brillanti o temperature più basse comporta
un incremento del periodo, mentre andando verso luminosità minori o temperature più
alte il periodo diminuisce.
37
più simmetriche. Queste presentano un’ascesa più graduale e un declino meno lento
rispetto alle precedenti (figura 4.5). Sono dette s-Cefeidi (Small amplitude Cepheids).
Le cefeidi di tipo s hanno periodi inferiori a 7 giorni e si suppone che pulsino sempre
radialmente ma di primo modo, quindi l’espansione e la contrazione non avvengono in
modo uniforme in tutta la stella.
Tuttavia non tutte le Cefeidi classiche hanno curve di luce cosı̀ regolari. Infatti vi è un
sottogruppo le cui curve di luce presentano un’increspaturta (bump), la cui posizione
dipende dal periodo. Per i periodi intorno ai 6 giorni si trova nel ramo discendente della
curva di luce, mentre all’aumentare del periodo si avvicina progressivamente al massi-
mo per poi oltrepassarlo per periodi di 10 giorni. Dopodichè aumentando ulteriormente
il periodo si muove lungo il ramo ascendente, scomparendo per periodi superiori a 16
giorni (figure 4.6 e 4.7).
Tale fenomeno, noto come Progressione di Hertzsprung, è probabilmente dovuto ad
effetti di risonanza tra il modo fondamentale ed il secondo. Tale risonanza si verifica
quando il rapporto tra i periodi di modo fondamentale e secondo sono di 2 a 1. Questa
sincronizzazione crea un’interferenza tra i due modi ed un’alterazione della distribuzione
dell’energia.
38
Figura 4.6: Curva di luce di OGLE-LMC- Figura 4.7: Curva di luce di OGLE-LMC-
CEP-1678 CEP-0800
W Virgins non era unica, ma stelle simili possono trovarsi all’interno degli ammassi glo-
bulari. Tuttavia nonostante le osservazioni spettroscopiche indicassero che ci potessero
essere differenze tra le Cefeidi, fu solo in seguito all’identificazione delle popolazioni
stellari da parte di Badee che ci si convinse che ci fossero due diverse popolazioni di
Cefeidi con corrispondenti relazioni periodo-luminosità. Infatti le Cefeidi di tipo II sono
stelle di popolazione II, una popolazione stellare più antica e povera di metalli rispet-
to alle Cefeidi classiche che sono stelle di poolazione I. La loro composizione chimica
riflette le condizioni dell’Universo primordiale o di regioni galattiche povere di metalli.
I due elementi più abbondanti sono quindi l’Idrogeno e l’Elio, i quali rappresentano il
rispettivamente 70-75% e il 20-25% della massa della stella. Nel 2007, utilizzando la
spettroscopia ad alta risoluzione vennero studiate le composizioni chimiche di 19 varia-
bili di questo tipo, riscontrando che la maggior parte di queste aveva valori di [F e/H]13
che variava da quello solare ad un centesimo di esso.
L’analisi delle abbondanze hanno rilevato inoltre che le atmosfere stellari delle Cefeidi
di tipo II sono contaminate dai prodotti del processo 3α e del ciclo CNO.
Come per le altre Cefeidi i meccanismi κ e γ sono quelli più importanri per la pul-
sazione .
Dalla figura 4.1 si può vedere come il periodo più breve per queste Cefeidi sia 1 giorni,
anche se il limite inferiore è leggermente più basso, 0.75 − 0.80 giorni. A questi periodi
c’è una sovrapposizione tra le Cefeidi di tipo II a periodo più breve e le RR Lyrae a
periodo più lungo. Pertanto per distinguerle si utilizza lo stato evolutivo della stella,
limitando le seconde a quelle in cui c’è combustione dell’elio nel nucleo mentre le prime
a quelle in cui c’è combustione dell’elio solo nel guscio.
Anche il limite superiore è oggetto di dibattito, in quanto tra 20 − 30 giorni si può avere
13
é la metallicità di una stella, ovvero la quantità di ferro in confronto all’idrogeno, espressa su una
scala logaritmica rispetto al valore solare. Questo parametro è utilizzato come indicatore generale della
quantità di elementi più pesanti dell’elio. Si calcola [F e/H] = log( N NF e
NH ) − log( NH )⊙ . Gli N sono le
Fe
39
la sovrapposizione con i periodi più brevi delle stelle RV Tauri.
Figura 4.8: Curva di luce di OGLE-BLG- Figura 4.9: Curva di luce di OGLE-BLG-
T2CEP-184 T2CEP-247
Invece i periodi e le ampiezze delle stelle W Virginis variano spesso in modo irregola-
re da un ciclo all’altro. Le curve di luce mostrano cambiamenti sistematici di forme
e ampiezze medie con i periodi. Quelle di periodo più breve mostrano un’ascesa più
rapida verso il massimo e una caduta più lenta. Questa asimmetria diminuisce con il
periodo e per un periodo di circa 8 giorni le curve di luce delle stelle W Virginis sono
approssimativamente simmetriche. Per le tipiche stelle W Virginis di periodo più lungo,
il ramo discendente delle curve di luce è più ripido del ramo ascendente (figure 4.10 e
4.11).
40
Figura 4.10: Curva di luce di OGLE- Figura 4.11: Curva di luce di OGLE-
BLG-T2CEP-139 BLG-T2CEP-24
Figura 4.12: Magnitudine media della banda K nell’infrarosso per le Cefeidi della Gran-
de Nube di Magellano, croci per Cefeidi Classiche e cerchietti per le tipo II
relazione (solo modo fondamentale) più debole e con una pendenza leggermente infe-
riore rispetto alle Cefeidi classiche.
La principale causa di questa differenza è la differente massa. Infatti se si considerasse-
ro due Cefeidi con uguali temperatura efficace media e raggio medio ci si aspetterebbe
dalla legge di Stefan-Boltzmann la stessa luminosità. Se si suppone che entrambe ob-
bediscano all’equazione della pulsazione di Ritter e che le costanti di pulsazioni non
differiscano notevolmente, l’unica differenza deve essere tra le masse. Se ad esempio
una ha massa pari a 6M⊙ e l’altra pari a 0.6M⊙ , dall’equazione di Ritter il periodo
aspettato per la Cefeide a massa minore sarà 3 volte più lungo di quello della Cefeide
a massa maggiore. Ciò è causato della differente densità tra le due stelle. Pertanto per
le Cefeidi di tipo II la relazione periodo-luminosità deve essere spostata su periodi più
lunghi per una data luminosità rispetto alla relazione per le Cefeidi classiche.
41
4.2.2 Evoluzione e cambiamenti di periodo
Per quanto riguarda l’evoluzione delle Cefeidi di tipo II bisogna fare una distinzione tra
le due sottoclassi, BL Herculis e W Virginis.
Infatti entrambe si sviluppano a partire da stelle di piccola o media massa che hanno
esaurito l’idrogeno nei nuclei. Tuttavia le prime stanno bruciando elio in un guscio
attorno a un nucleo inerte di carbonio e ossigeno. Si trovano tipicamente sopra il ramo
delle sub-giganti o proprio all’inizio del ramo delle giganti nel diagramma H-R. La pul-
sazione delle Cefeidi di tipo BL Herculis è dovuta a instabilità termiche nel loro strato
esterno, il che provoca variazioni periodiche nella loro luminosità. Invece le W Virginis
si trovano in una fase evolutiva successiva rispetto alle BL Herculis. Generalmente, si
trovano nel ramo delle giganti asintotiche o stanno uscendo da questa fase. Durante
questo periodo, le stelle sperimentano pulsazioni dovute a instabilità termiche in strati
più profondi rispetto a quelle delle BL Herculis. Queste pulsazioni diventano più rego-
lari e con periodi più lunghi man mano che la stella si evolve.
In entrambi i casi le pulsazioni sono dovute al meccanismo κ.
Per quanto riguarda i periodi le stelle BL Herculis non mostrano cambiamenti impor-
tanti, infatti si tratta di 20 giorni per milione di anni. Invece le W Virginis subiscono
cambiamenti più significativi del periodo a causa dell’espansione della stella e della
diminuzione della densità nei suoi strati esterni.
La scoperta delle Cefeidi anomale è associata a quella di stelle variabili nelle picco-
le galassie compagne della Via Lattea, in particolare in galassie sferoidali nane. Le
prime due di queste galassie vennero scoperte da Shapley (1939), ed erano Fornax e
Sculptor. Nella nana sferoidale Sculptor vennero osservate circa 40 variabili, la maggior
parte delle quali si scoprı̀ essere del tipo RR Lyrae. Tuttavia ne erano presenti due
insolitamente luminose. Shapley riuscı̀ a fare una stima del loro periodo.
Solo nel 1950 Thackeray riuscı̀ a determinare in modo affidabile i periodi di queste va-
riabili. La maggior parte erano RR Lyrae, mentre 3 avevano magnitudini più brillanti
e periodi tra 0.92 e 1.4 giorni.
Baade tornò a studiare le variabili delle galassie sferoidali nane solo quando vennero
scoperte altre galassie di questo tipo satelliti della Via Lattea più facilmente osservabili.
Insieme a Swope scoprı̀ oltre 260 variabili nella galassia sferoidale nana del Draco, di cui
la maggior parte erano ancora del tipo RR Lyrae. Tuttavia 4 avevano una luminosità
di una magnitudine maggiore rispetto alle altre e un periodo compreso tra 0.9 e 1.6
42
giorni.
Man mano che vennero studiati altri sistemi sferoidali nani vennero scoperte altre va-
riabili di questo tipo. Nel 1968 Swope, in una rassegna, ha elencato 13 stelle con periodi
tra 0.4 e 1.6 giorni con una relazione periodo-luminosità intermedia tra le Cefeidi clas-
siche e quelle di tipo II. Successivamente l’intervallo di periodo venne esteso fino a 2.4
giorni.
Zinn e Searle (1976) proposero il nome Cefeidi anomale per queste variabili. Il catalogo
generale delle stelle variabili propose invece il nome BL Boote.
Nella figura 4.1 si può individuare l’andamento della relazione periodo-luminosità per
le Cefeidi anomale della Grande Nube di Magellano.
Le Cefeidi anomale possono pulsare in diversi modi. Quelle che pulsano di modo fonda-
mentale hanno periodi da poche ore a oltre 2 giorni. Hanno curve di luce asimmetriche
con un rapido aumento al massimo e un lento declino. Molti dei pulsatori di questo tipo
mostrano una piccola protuberanza appena prima dell’ascesa alla massimo. Le curve
di luce delle Cefeidi anomale sono molto simili alle curve di luce delle Cefeidi classiche
(per periodi superiori a 1 giorno) e delle stelle RR Lyrae (inferiori a 1 giorno), (figura
4.13).
Figura 4.13: Curva di luce per una Cefeide anomala di modo fondamentale
Quelle pulsanti di primo modo hanno periodi da circa 0.3 giorni a poco più di 1 giorno.
Generalmente hanno curve di luce più morbide rispetto ai pulsatori di modo fonda-
mentale con massimi e minimi arrotondati, figura 4.14. Infine è stata osservata una
Cefeide anomala pulsante di triplo modo, in cui sono contemporaneamente eccitati il
fondamentale, il primo e il secondo, figura 4.15.
4.3.1 Evoluzione
Le Cefeidi anomale hanno origine da stelle di massa intermedia tra 1.3 e 2M⊙ .
La teoria più accreditata sulla nascita delle Cefeidi anomale è che derivino da fusioni
stellari di sistemi binari stretti. Pertanto sarebbero il prodotto della fusione di due
43
Figura 4.14: Curva di luce per una Cefeide anomala di modo fondamentale
stelle minori, che hanno perso energia orbitale e si sono fuse in una singola stella più
massiccia e luminosa. La fusione aumenterebbe la massa totale della stella, ma il
sistema sarebbe più giovane rispetto a una stella massiccia classica. Durante la fusione
la stella acquisisce massa e cambia la sua composizione interna, entrando in uno stadio
evolutivo più avanzato. Questo squilibrio provoca instabilità termodinamiche nel suo
strato convettivo, specialmente nella zona parzialmente ionizzata dell’elio. Ciò aziona
i meccanismi κ dando inizio alle pulsazioni.
Queste stelle si trovano generalmente al termine della sequenza principale o sul ramo
delle giganti blu. Possono aver già attraversato una fase di bruciatura dell’idrogeno
e, in alcuni casi, stanno bruciando elio nel nucleo o in un guscio attorno a un nucleo
inerte.
44
Riferimenti bibliografici
[1] Catelan, Màrcio & Smith, Horace A. ; Pulsating Stars; 2015, Jonh Wiley & Sons.
[4] S. Toschi, S. Santini, F. Zattera, I. Peretto; Il manuale delle stelle variabili ; Prima
edizione 2006.
45