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Martin Heidegger

Martin Heidegger vive tra l’800 e il 900, nasce e muore in Germania, è stato un filosofo tedesco,
considerato il maggior esponente dell'esistenzialismo ontologico e fenomenologico; è uno dei pensatori
europei più noti. Heidegger inizialmente insegnava all’università di Friburgo, al termine della guerra venne
allontanato dall’ università, perché fu accusato di pensiero nazista, ma poco dopo venne riammesso dalla
commissione. Gli anni della sua formazione giovanile sono gli anni del confronto con Aristotele, ma nel
1924 Heidegger che era ancora un giovane studioso che non aveva ancora scritto libri o altro, voleva
tentare un concorso a Marburgo, decise allora di scrivere qualcosa sulla sua ricerca attuale, che poi sarebbe
diventato il suo libro su Aristotele, si tratta però di un libro che non uscirà mai e lo conosceremo come:
interpretazioni fenomenologiche di Aristotele. Grazie a questo libro e a quelli che lo appoggiarono,
Heidegger divenne professore universitario a Marburgo (dove avrà una relazione con la studentessa
Hannah Arendt.)

La filosofia di Heidgger può essere considerata una fenomenologia che mira a diventare ermeneutica.

Con chi si forma? Qual è l’ambito di studi che lo porta all’ermeneutica?

Il maestro di Heidgger è Hussel, ovvero il fondatore della fenomenologia contemporanea, egli da una
prospettiva, un punto di vista.

Fenomenologia= guardare ai fenomeni, intendere la realtà come una compresenza di fenomeni (cioè più
fenomeni che convivono.)

Es. il temporale; l’esperienza del temporale significa fare esperienza di quell’evento, cioè entrare in
contatto con un determinato evento e allontanarsi da tutti gli altri. Queste tipologie di esperienze
accentuano nell’esperienza umana una separazione temporale, quasi automatica, che ci fa concentrare solo
su quel fenomeno, dunque i fenomeni prendono forma, cioè si distinguono l’uno dall’altro proprio nel
modo in cui l’uomo li assimila, li interiorizza.

Nel caso di Hussel, la componente del pensiero e la componente della realtà diventano identiche, cioè non
è possibile separare l’idea (quello che io penso) e quello che esiste nella realtà, esse coincidono, sono
identici, per cui Hussel dirà che la realtà è fatta di oggetti e il pensiero che io ho di quella cosa è la cosa. La
distinzione tra mondo in alto e mondo terreno viene abolita, annullata. Però esiste una distinzione tra lo
stato mentale che ho io, cioè quello che io sono in grado di assorbire delle cose e le cose in quanto tali. In
questa distinzione che la fenomenologia chiama residuo c’è un qualche cosa che si sottrae, cioè nel
momento in cui io entro in relazione con un oggetto, questo oggetto da cosa diventa un’idea, in questa
operazione qualcosa non viene assimilata.

Quando entrerò in contatto con quello oggetto e saprò che è quell’oggetto? Secondo la fenomenologia ciò
avviene quando l’oggetto, diventa una cosa che io posso pensare, dunque quando diventa un oggetto
mentale.

IL CORPO nella fenomenologia diventa qualcosa di centrale, poiché la corporeità è l’elemento primo che fa
esperienza delle cose.

La sua opera più importante è: “Essere e tempo” (1927), rappresenta la prima parte di Heidegger.

In quest’opera si concentra sul problema dell’essere, tale problema deve essere indagato attraverso 3
aspetti:

1. Cercato (essere), l’oggetto; dunque è ciò che stiamo cercando;


2. L’interrogato (l’esserci, cioè l’uomo). Uomo come soggetto che è l’esserci, perché c’è, che si
interroga e viene interrogato sull’essere.
3. Ricercato (senso dell’essere), cioè il motivo per cui si fa tutta questa ricerca è capire qual è il senso
dell’essere.

Secondo Heidegger ci sono 2 caratteristiche dell’esistenza (che riguardano l’uomo):

1. Noi esseri umani possiamo comprendere l’essere a differenza delle altre specie (animali)
Dunque la differenza tra l’uomo e l’animale sta nel fatto che quest’ultimo non può comprendere
l’essere. Può essere e basta, esistere e basta.
2. Noi esseri umani possiamo essere.

ESISTENZA= ex-sistere, cioè essere al di fuori, ci aiuta in questa possibilità. Noi esistiamo perché abbiamo
una possibilità, cioè siamo gettati verso il futuro, verso il progetto.

Un altro aspetto presente “nell’essere e tempo” è il concetto di COSE e di UOMO.

COSE= per Heidegger sono una semplice presenza

UOMO= a differenza delle cose non è una semplice presenza, lui ha la possibilità di scegliere; è nel mondo,
è trascendente (cioè riesce a guardare al di fuori quello che succede), è gettato nel mondo e vive li da
protagonista, questo lo vediamo nell’esserci.

Cos’è l’esserci? È avere progetti, prendersi cura di sé e degli altri. In quest’ottica le cose non sono degli
oggetti di studio ma sono degli strumenti. Quindi l’uomo è gettato nel mondo e si ritrova lì insieme a delle
cose, che sono delle semplici presenze e vengono utilizzate dall’uomo per raggiungere i suoi scopi.

DEIEZIONE= uomo che viene gettato nel mondo, commercia con le cose, dovendo creare delle relazioni con
gli altri. Dunque: si prende cura delle cose, le utilizza, coesiste con gli altri.

CARATTERISTICHE DELL’ESSERCI

L’esserci (l’uomo) comprende l’essere e lo può fare in due modi:

1. In modo autentico, riferimento all’essere per la morte.


2. In modo inautentico, riferimento alla gettatezza

Aspetto importante: concetto di CURA.

Diventa la struttura fondante dell’esistenza. Io mi prendo cura di me stesso e degli altri.

Esempio: la mamma si prende innanzitutto cura di sé per poi potersi prendere cura, nel migliore dei modi,
del suo bambino.

Heidegger propone 2 versioni del prendersi cura degli altri:

1. Forma inautentica, cioè <<essere insieme>>


2. Forma autentita, cioè di <<coesistere>>; io esisto anche con gli altri.

2 caratteri della cura:

Carattere promotivo -> far fiorire, allevare ed educare;

Carattere ripartivo -> riassesta qualcosa che è rotto.


LA QUESTIONE DELLA MORTE

La morte è la fine dell’esserci. Però non è la fine dell’uomo o per l’uomo, cioè non è un fatto in sé, perché
l’uomo non lo sperimenta realmente, egli sperimenta il momento che precede la morte. Questo perché
quando la morte giunge non ci può essere più l’uomo, c’è la fine dell’esserci e l’uomo non può più
comprendere la morte.

La morte non è un fatto ma è una possibilità dell’esserci.

Perché è una possibilità dell’esserci? Heidegger dice che tutto è possibilità, noi abbiamo la possibilità di
essere.

La morte ha delle caratteristiche:

È propria, cioè ogni uomo la sperimenta da solo (senza gli altri), è una possibilità dell’esserci propria;

Incondizionata, cioè fa parte dell’uomo (non possiamo scegliere delle condizioni, di come morire o a che
ora morire);

Certa (sicuro che ci sarà);

Insormontabile, non si può superare (c’è per tutti)

CONSAPEVOLEZZA DELLA FINITUDINE= H. dice è importante essere consapevoli della propria fine, vivere
ogni giorno essendo consapevoli che si muore, sapere che la vita è una, è limitata, è finita. Solo se si è
consapevoli di tutto ciò si vive una vita autentica, attraverso l’angoscia.

Differenza tra paura e angoscia:

La paura ha un oggetto (es. io ho paura dei ragni)

L’angoscia non ha un oggetto preciso, ma è qualcosa che ti sovrasta, è qualcosa che ti pervade
completamente.

Noi dobbiamo essere consapevoli della nostra finitudine attraverso l’angoscia e dobbiamo avere una
visione anticipatrice della morte, che non significa suicidarsi.

Afferma che è utile “essere-per-la-morte”, cioè per vivere una vita autentica io devo sapere che posso
morire da un momento all’altro. Devo vivere consapevole di questa finitezza per poter vivere ogni giorno
nel migliore dei modi.

Fino ad ora abbiamo analizzato l’essere…adesso analizziamo il TEMPO.

Il tempo ci aiuta a vivere nel movimento, nella progettualità, nel futuro.

Differenza tra essere e tempo:

 L’essere è statico, c’è


 Il tempo fugge, corre via, continuo movimento

Anche in questo caso ritorna il concetto di cura; e vengono sottolineati 3 aspetti:

1. <<essere-avanti-a-sé>>, cioè il progettarsi, andare verso il futuro;


2. <<essere-già-in>>, cioè l’essere gettato, l’essere presente;
3. <<essere-presso>>, cioè la deiezione, essere calati nel mondo ed esserci.

La cura dunque è prendersi cura di sé e degli altri nel momento presente, nel qui ed ora del momento e nel
fututo.
Il tempo è il senso dell’esserci, se non ci fosse il tempo, probabilmente non ci sarebbe l’esserci, l’essere.

Heidegger parla anche di:

1. Storicità autentica, cioè prendo qualcosa dal passato per fare qualcosa di costruttivo nel futuro;
2. Storicità inautentica, cioè è quando sono “cieco” rispetto a quello che è successo nel passato e mi
focalizzo solo sul presente.

“L’essere e tempo” in realtà è un opera incompiuta.

Perché incompiuta? Il problema dell’essere (affrontato da parecchi filosofi), è un problema talmente ampio
su cui non si riesce a fare un quadro completo. Rimane un opera incompiuta poiché il linguaggio umano
non è in grado di parlare e di risolvere il problema dell’essere. Ma anche perché l’uomo è stato considerato
da Heidegger come protagonista attivo della riflessione.

Dunque è difficile parlare e risolvere il problema dell’essere, proprio perché il nostro linguaggio è limitato,
non riesce ad andare oltre. L’uomo a causa della sua limitatezza non riesce a parlare dell’essere in modo
completo.

Ad un certo punto c’è una svolta, termina il primo Heidegger, cambia e subentra il secondo Heidegger
(intorno agli anni 30).

Bisogna tenere in considerazione che non c’è stato uno stacco netto. Sansisce una continuità nella rottura,
cioè Heidegger continua ad occuparsi del problema dell’essere, solo che lo guarda da un altro punto di
vista. Non più a partire direttamente dall’esistenza ma a partire dall’essere, cioè non è più l’uomo il
protagonista attivo ma è l’essere. L’uomo diventa uno strumento, un luogo per la rivelazione dell’essere.

Ma per arrivare all’essere dobbiamo parlare di alcuni aspetti di cui parla nella seconda fase della sua vita.

IL NIENTE, secondo Heidegger è la metafisica stessa, cioè lui non dice che il niente non esiste, anzi il niente
esiste, ed è la negazione completa della totalità dell’ente, cioè io ho un ente e lo sto negando
completamente.

Esempio: come se avessi un foglio bianco e ci stessi mettendo una X sopra.

Noi facciamo esperienza del niente attraverso l’angoscia.

Ciò che rende possibile l’evidenza dell’essere come take per l’essere umano

Il niente serve a dare valore all’essere stesso, perché se io metto una X sul foglio ho dato comunque
importanza, gli ho dato valore. Il niente è ciò che rende possibile l’evidenza dell’essere come tale.

NI-ENTE= io ho l’ente gli ho messo davanti il NI, cioè l’ente è accessibile grazie al nulla, grazie al fatto che
esiste il suo opposto.

Dunque l’ente esiste perché c’è il NI-ENTE, dunque per il suo opposto, come il caldo esiste per il freddo,
ecc…

-CONCETTO DI VERITÀ (importante)

In “essere e tempo” Heidegger dice che la verità è un modo di essere dell’esserci, dunque il protagonista è
l’esserci. L’uomo ha un modo di essere. Come se fossero tanti piccoli pezzettini dell’esserci è un modo di
essere è la verità.
Dopo la svolta, cioè il secondo H., la verità è l’accadere dell’essere stesso. Troviamo un nuovo H. che fa
scendere dal “trono” l’uomo, che non è più il protagonista attivo ma semplicemente un pastore o
contenitore dell’essere.

Dunque il dire la verità è un accadimento dell’essere stesso:

-L’asciar essere l’ente e svelarlo, cioè svelare la verità;

-Non c’è l’uomo che la possiede (non ne è il proprietario). Qui possiamo riscontrare una critica molto forte
ad alcuni filosofi che avevano una concezione molto diversa della verità, come:

 Dianoia (Aristotele);
 Cogito (Cartesio);
 Volontà di potenza (Nietzsche)
 Per Heidegger è l’essere che è potente e che si manifesta e manifesta anche la verità.

-CONCETTO DI METAFISICA

Primo periodo (primo Heidegger) ha una concezione positiva della metafisica

Secondo periodo (secondo Heidegger) ha una concezione negativa della metafisica

La metafisica secondo H. è l’oblio dell’essere, non riesce a manifestarsi completamente.

Nel corso dei secoli si è cercato di trovare l’ente attraverso:

 L’ontologia= c’è un focus (attenzione) sull’ente in quanto ente;


 Teologia= focus sull’ente supremo

La metafisica nei secoli ha avuto un progressivo oblio dell’essere (è stato studiato in tutti i modi) (da
Platone fino ad arrivare a Nietzsche avviene il compimento della metafisica).

Vari riferimenti:

 Platone= riduzione dell’essere come idea;


 Cartesio= verità del soggetto come pensante
 Nietzsche= volontà di potenza. Uomo che domina il mondo. Uomo protagonista.
 Heidegger= dobbiamo andare contro e oltre Nietzsche e tutti questi filosofi che hanno portato
l’essere, nonostante i vari studi, nell’oblio (dimenticanza). L’essere deve essere il protagonista del
nostro problema.

-CHE CO’SÈ L’ESSERE? Non è facile da definire, ha tante definizioni.

 Non è un ente
 È ciò che entifica l’ente, l’essere illumina l’ente.
 Si manifesta con il linguaggio, non solo quello verbale, ma anche artistico, poetico; diventando un
evento tramite l’uomo (che ricopre il ruolo di strumento, mezzo, pastore dell’essere). Si fa
riferimento all’antiumanismo perché l’uomo in questo caso viene “calato dal piedistallo”, dunque:
Essere come protagonista.

-ESSERE E ARTE

L’essere si manifesta anche tramite l’arte.

L’arte manifesta la verità, mette in opera la verità! Ma non è più un opera umana diventa l’evento
dell’essere stesso. L’uomo è colui che utilizza gli strumenti (scalpello, pennello) per l’arte, poi nel momento
in cui l’opera d’arte è conclusa, quello è un evento dell’essere, un’espressione dell’essere.
Per H. ogni tipo di arte è poesia.

-L’UOMO E IL LINGUAGGIO

Il linguaggio è fondamentale, è ciò che ci caratterizza. Esso è la base di partenza, ciò che ci rende uomini.
Linguaggio punto di comprensione dell’essere.

Linguaggio per Heidegger:

Un elemento di rottura con l'idea che i fenomeni sono legati all'intenzione di chi li prova in Heidegger è il
modo in cui si concepisce il linguaggio.

La dimensione intenzionale NON è costitutiva di tutti gli esseri umani allo stesso modo. Il rapporto che noi
abbiamo con la lingua è precostitutivamente umano.

Aristotele tratta nella "retorica" il rapporto tra uomo come animale linguistico e linguaggio (situazione
emotiva e parole che noi utilizziamo, cioè determinano un contesto che è il mondo) e spiega:

L'essere uomo è animale, parlante, politico, ma questa forma di specificità non è un limite, un confine, un
recinto dell'uomo che lo chiude a qualsiasi possibile relazione con il mondo, ma diventa l'unica area di
scampo per aprire l'uomo al mondo. L'esserci si dà solo nelle sue possibilità linguistiche, nell'idea che le
parole, i concetti, siano qualcosa di conoscibile a livello pratico. La dimensione del linguaggio è centrale per
capire tutta la storicità di cui è fatto l'esserci nella dimensione temporale, non si può pensare all'esserci se
non in relazione al fatto che ogni suo movimento è legato ad una situazione in cui è sempre presente la
linguisticità.

La scoperta del linguaggio è quel medium che ci conduce verso il problema della domanda. L'esperienza del
linguaggio è sempre nuova dal punto di vista fenomenologico, leggere Aristotele non significa andare a
stabilire il significato logico e immutabile delle affermazioni in un testo. Heidegger, in relazione all'aporia di
Aristotele, dice che la verità è un luogo della mente discorsiva (dianoia) di dire correttamente qualcosa
intorno agli stati di fatto. Ma dice anche che c'è una dimensione della verità non coglibile dall'opportuna
suntesis e diaresis (SIUTESIS = sintesi ≠ DIARESIS = divisione), ma è coglimento come atto unitario di
qualcosa come sostanza. Heidegger dice che non c'è il falso ma ignoranza, il non cogliere le verità.

-LA TECNICA

La tecnica è un aspetto di cui si occupa nella seconda parte della sua vita. La tecnica è un modo del
disvelamento, cioè svela, rende manifesto ciò che prima non era tale.

Esempio: io costruisco la casa, la casa prima non c’era; dunque io disvelo, cioè svelo qualcosa che non cera
prima, proprio attraverso la tecnica.

È un fenomeno che caratterizza la civiltà contemporanea.

Ma non si parla di produzione (io non produco oggetti, case), bensì di pro-vocazione, cioè di tirare fuori
dalla natura l’energia, gli strumenti utili da utilizzare per prendersi cura di sé e degli altri.

-LA FINE DELLA FILOSOFIA

La fine della filosofia sarà quando noi supereremo la metafisica.

La filosofia è nata per interrogarsi sull’essere ma poi si è divisa in tante scienze.

Secondo Heidegger la cibernetica è la disciplina che unifica tutte le scienze.

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