Heidegger
Heidegger
HEIDEGGER: INTRODUZIONE
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- nel ‘29 pubblica “KANT E IL PROBLEMA DELLA METAFISICA” → c’è un progetto
generale di riconsiderazione della metafisica
- con questi primi due scritti si chiude la fase del primo Heidegger
- questa situazione ci porta a considerare in maniera significativa la divisione tra il primo e
il secondo Heidegger:
1. il primo Heidegger si interessa di PROBLEMATICHE ESISTENZIALI → per questo
non piace ad Husserl → interroga l’essere partendo dal DASEIN
2. il secondo Heidegger mette in primo piano la PROBLEMATICA ONTOLOGICA senza
però abbandonare del tutto le problematiche essenziali → interpreta il senso
del DASEIN a partire dall’essere
- c’è anche chi dice che la differenza consiste nel passaggio da verbi usati in maniera
attiva e verbi usati in maniera passiva → EX noi siamo parlati dal linguaggio → non
siamo noi che cerchiamo l’essere ma noi siamo i cercati dall’essere → questo
crea delle prospettive che sono interessanti, affascinanti ma non sempre
facili da seguire
- negli anni ‘30 abbiamo la svolta che ha anche delle ricadute personali: storia con
Anna Arendt → lei è una studentessa
- nel ‘32 aderisce al partito nazista
- nel ‘34 diventa rettore dell’università di Friburgo → posto di Husserl che però era
stato scacciato perché ebreo
- si sostiene che il Fuhrer era lo spirito del tempo e bisognava seguirlo → direzione della
cultura occidentale per salvarsi dalla dissoluzione
- Heidegger capisce che non può influire politicamente, si dimette dal rettorato e non
partecipa più attivamente alla vita di partito
- si trasferisce in una casa immersa nella foresta nera, pensatoio
- questa situazione lo porta a pagarne le conseguenze nel perodo della liberazione –
non ha mai condannato il nazismo → sono stati pubblicati i “quaderni neri” in
cui è contenuto il suo pensiero autoritario, antisemita e antidemocratico – a
lui viene confiscata la casa: casa considerata sede di partito
- viene escluso dall’insegnamento ed ebbe un esaurimento nervoso → venne curato da
un esponente della psichiatria fenomenologica: indirizzo di analisi psichiatrica che
applica la fenomenologia husserliana e gli studi di Heidegger alla medicina
- verso la fine degli anni 40 viene avviata la revisione del processo ad Heidegger → lo
psichiatra pensa che la Germania non possa fare a meno di lui: torna ad
insegnare e viene reso professore emerito
- nel ‘76 muore
- nel ‘66 rilascia un’intervista: “ormai solo un Dio ci può salvare” → non abbandonerà
mai gli interessi teologici → questa intervista però doveva essere pubblicata
solo dopo la sua morte perchè era controversa → nel Fuhrer vedeva una
forma di rigenerazione dell’umanità
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- il PRIMO HEIDEGGER quindi è legato all’analisi dell'esistenza (essere e tempo) e
poi allarga il discorso in altri campi
- partendo dai dati fenomenologici il senso delle cose dipende dalla risposta alla
domanda sul senso dell’essere
- cominciamo a distinguere tra:
1) ENTE → corrisponde agli enti del mondo greco, i ta onta →l’ENTE è nella dimensione
della semplice presenza, non è dotato di coscienza e non è capace di interrogarsi
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- L’ESSERE DELL’ESSERCI è il PROGETTO GETTATO, LA POSSIBILITA’ DI
PROGETTARE SE STESSI A PARTIRE DALLA CONDIZIONE IN CUI CI TROVIAMO,
L’ESSERE NEL MONDO SENZA SAPERE PERCHE’ (GETTATEZZA)
- l’essere possiamo paragonarlo ad un Dio nascosto che non si manifesta
- la nostra indagine mentale ci deve portare a LASCIAR ESSERE L’ESSERE → lasciare
essere a se stesso ciò che da se stesso si manifesta ovvero senza forzatura e
alterazioni
- l’uomo cerca il senso della sua esistenza rapportandosi ad un Dio che sfugge
→ difficile, problematico
- dunque:
1) DASEIN = uomo con il sentimento della propria esistenza, ovvero l’angoscia
2) ESSERE = non propriamente dio, una sorta di dio, nascosto
- essendo nel mondo dunque dobbiamo capire come relazionarci con esso:
1) COMPRENSIONE → modalità teoretica: dobbiamo cercare di capire il mondo →
passa attraverso:
● la PRECOMPRENSIONE → ci orienta, l’oggetto non è ancora definito
● la TEMATIZZAZIONE → definisce l’oggetto, l’aspetto dell'esistenza del quale mi
voglio occupare
● la COMPRENSIONE si configura come il cum prendere, prendere
insieme, la concettualizzazione (è la modalità) → la modalità teoretica
però non è quella predominante con il mondo
2) MODALITA’ DEL COMMERCIO CON IL MONDO → modalità prevalente → il dasain
organizza gli enti in vista di qualcosa (ex abbattono gli alberi della foresta per
ricavare legna da ardere) → devo sapere come rapportarmi a questa
situazione, tutto ciò è utilizzabile all’intero del nostro progetto → non ci deve
essere un micro progetto individuale ma la dimensione sociale nel commercio con il
mondo è importante: in originale si parla di MITSEIN (con esserci, dimensione della
socialità)
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- per quanto riguarda il rapporto con le cose del mondo queste cose del mondo devono
essere viste in MANIERA COMPLESSIVA RISPETTO AL PROGETTO: devo
rendermi conto di come voglio portare avanti il mio progetto → si parla di
VISIONE AMBIENTALE PREVEGGENTE (in tedesco: UMSICHT) → il dasein è nel
mondo e deve progettare la propria esistenza
- la visione ambientale preveggente deve portarci a valutare le MODALITA’
FUNZIONALI dell’utilizzo dell’ utilizzabile → gli enti sono le semplici presenze,
oggetti che possono essere usati se inseriti in un progetto, contesto di rimandi definiti e
riconoscibili (ex devo decidere un criterio in base a cui organizzare e arredare
la stanza) → la v.a.p riguarda quindi quello che mi serve in quell'ambiente e in
quel contesto → quel contesto genera una serie di rimandi: in cucina mi serve
un fuoco quindi mi serve anche qualcosa con cui accedere, quindi vicino al
fuoco tego dei fiammiferi
- rimando: ha una ricaduta nell’ambito del LINGUAGGIO che rimanda alle cose → non
le indica e basta ma il modo in cui parliamo delle cose ci dice qualcosa di quello
di cui stiamo parlando, richiama mentalmente l'immagine dell’oggetto di cui stiamo
parlando
- tutti questi elementi organizzativi ci dicono che il nostro commercio con il mondo è una
parte importante della nostra vita e riguarda L’UTILIZZABILITA’ → tutte le attività a
sfondo economico e pratico non sono volte a capire il mondo ma a sfruttarlo →
l’utilizzabilità ci deve portare nella prospettiva del “sottomano” (sono in cucina e
devo avere lì delle pentole)
LA CURA
- per mantenere le cose così come sono devo però curarmene, devo prendermene cura
TUTTO L’ESSERCI DELL’ESSERE E’ RICONDUCIBILE ALLA CURA
- l’essere si può relazionare con le precedenti modalità con il mondo, ma rimane il
problema della cura
- LA CURA per come la intende Heidegger è ZORGE ovvero la cura del mondo latino e
greco, IL PRENDERSI CURA, IL PREOCCUPARMI
- la cura esprime tutte le caratteristiche fondamentali dell’esserci, la comprensione è una
forma di cura, il mitsein pure, la cura è un modo di rapportarsi alle cose, al mondo e a
se stessi
- questa dimensione della cura struttura e ci SPINGE A STRUTTURARE LE
POSSIBILITA’ di cui disponiamo in un progetto: può essere il progetto
esistenziale o il progetto della visione ambientale preveggente → devo partire
dalla mia condizione per decidere cosa voglio diventare → la mia condizione è
quella di essere gettato nel mondo, poi da qui devo interrogare l’essere
- ad indagare il mondo ci spinge quella che Heidegger definisce: TONALITA’ EMOTIVA
FONDAMENTALE → se io indago e interrogo l’essere è perchè non sono così a
mio agio nel mondo (SPAESAMENTO), questa tonalità emotiva fondamentale è
l’ANGOSCIA che ci spinge ad avvicinarci e ad attenzionare le cose
- la paura riguarda un ente intramondano, un oggetto preciso, l’ angoscia invece non ha
un oggetto definito e non può averlo, per questo che la chiama tonalità emotiva
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- la CURA è preoccupazione, qualcosa di molto vicino all’angoscia → all’angoscia
non si sfugge nel momento in cui non si è talmente superficiale da accettare
qualsiasi cosa → se ci sentiamo a casa nel mondo, non ci sentiamo spaesati
- L’ANGOSCIA avvia la ricerca del senso → si vuole stare meglio → la cura
richiama l’angoscia e viceversa → noi non sappiamo se il nostro progetto è
giusto e si realizzerà
- per avere un qualche riferimento dobbiamo rapportarci ad una certezza
- la certezza è quella della nostra FINITEZZA = vuol dire avere a disposizione delle
possibilità che sono limitate → sappiamo che dobbiamo giocarci bene queste
possibilità per vivere bene → progettare la nostra esistenza in rapporto con
una cosa fissa: L’IMPOSSIBILE POSSIBILITA’ DEL NOSTRO ESSERE →
rapportarci con la nostra possibilità vuol dire anche rapportarci con la
possibilità più certa ovvero la morte
- l’angoscia riguarda tutti ed è la spinta ad indagare
- il DASEIN è l’unico ente in cui: NEL SUO ESSERE NE VA DEL SUO ESSERE
STESSO → è l’unico ente che si preoccupa per se stesso e di se stesso
RIASSUNTO:
- l’uomo viene gettato nel mondo e viene pervaso da angoscia → si
interroga
- l’uomo mentre si interroga interagisce con gli enti e cerca di usare gli enti per
migliorare la propria condizione
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dimensione dell “si” è la dimensione anonima: si entra nella DEIEZIONE: piatta e
bassa quotidianità
- il MITSEIN è governato da MOMENTI DELL’ESISTENZA ANONIMA (si configura come
INAUTENTICA) → tre modalità dell’uso del linguaggio e della riflessione:
1) CHIACCHIERA → discorso anonimo: si dice → si parla ma senza avere
cognizioni, riferimenti precisi → uso vuoto del linguaggio, per alimentare la
chiacchiera c’è bisogno di reperire notizie sempre nuove senza però
approfondire, perchè il flusso delle informazioni è sempre attivo e quindi conduce
all’impossibilità di approfondire tutto → ci si affida alla MEDIETA’:
comunicazione semplificata, banalizzazioni
2) CURIOSITA’ → è una molla che ci porta a cercare nuove informazione → ma
essendo l’uso del linguaggio vuoto si rischia di usare in maniera
impropria il linguaggio
3) EQUIVOCO → nasce dall’uso inappropriato del linguaggio
ESSERE = ENIGMA
- noi interroghiamo L’ENTE CERCANDO IN ESSO IL MANIFESTARSI DELL’ESSERE →
L’ESSERE E’ ENIGMA PERO’ → siamo come dei tennisti a cui viene rimandata
la palla ma non sanno da chi viene rimandata: dovremmo capire con chi
abbiamo a che fare partendo dall’ analizzare il modo in cui la palla torna →
DOBBIAMO CAPIRE QUALCOSA DELL’ESSERE PARTENDO DALLE NOSTRE
DOMANDE: però dobbiamo stare attenti a non confondere le domande dell’essere con
le nostre domande
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- tutto riguarda la differenza tra piano ONTICO (delle semplici presenze, non permanente
o caratterizzante) E ONTOLOGICO (dimensione dell'essere = caratteristiche stabili e
permanenti
- a caratterizzare il DASEIN è il fatto che non sia un fatto ovvero un ente negli enti e
soprattutto è caratterizzato dalla possibilità che ci caratterizza in quanto rivela la nostra
finitezza → il rivelarsi della finitezza dell’essere dell’esserci consiste nella
comprensione dell’essere per la morte
- LA MORTE è la possibilità più propria e più certa, ESSERE PER LA MORTE vuol dire
comprendere la possibile impossibilità della nostra esistenza (prima o poi non ci
saremo più)
- il discorso di Heidegger ci richiama alla finitezza → visto che abbiamo un ambito
temporale e delle possibilità ridotto dobbiamo sfruttare al meglio questo range
limitato: se avessi delle possibilità illimitate posso sperimentare invece ora
devo scegliere → non dobbiamo sbagliare le scelte → Se scegliamo bene vivremo
bene → questo vuol dire essere per la morte
- bisogna progettare la propria esistente dall’ESSENTE STATO E DALL’ESSER
PRESSO → il progettare ci colloca nella dimensione del futuro,
DELL’ESSERCI ADVENIENTE → dobbiamo quindi progettare il futuro in base al
passato e con un occhio al presente → queste sono le tre εκστασις della
temporalità
- ciò che trae fuori l’esserci dell’esserci è la cura in quanto anche temporalità:
se io voglio fare una cosa nella vita, mi devo organizzare in ogni azione che
faccio in base a quel traguardo → devo organizzare le possibilità facendo delle
scelte → ex se voglio andare bene in una verifica il giorno prima devo
rinunciare a fare altro per dedicarmi allo studio
- SI SCEGLIE IN BASE ALLA DIMENSIONE ANTICIPATRICE → quando
l'impossibilità di portare avanti l’esistenza diventerà realizzata cosa avrei
voluto aver fatto della mia vita? → così come abbiamo la dimensione
ambientale preveggente che ci aiuta a organizzare le relazioni con l’ambiente
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stesso abbiamo la dimensione anticipatrice che ci deve portare a divenire
quello che vogliamo → diventiamo noi stessi quando riusciamo a costruire un
progetto coerente, eliminando il superfluo
- dobbiamo considerare le possibilità che il radicamento culturale ci offre
- mentre Husserl si è occupato di temi e strutture della coscienza, Heidegger delle
strutture e dei temi della VITA → l’essere gettato nel mondo di Heidegger in un
contesto è la coscienza di Ηusserl
- quando noi nasciamo il mondo c’è già → veniamo immersi in un mondo pieno di
significati e di fatti che ha già una sua struttura, una sua storia → la nostra
sfida deve essere inserire la nostra dimensione temporale nell’ambito della
storicità del mondo, il mondo ha avuto una storia
- l’ESSERE PER LA MORTE VA CONSIDERATO COME ELEMENTO
DISCRIMINATORIO NELL’AMBITO DELLE DECISIONI → anticipo questo evento
che avverrà e organizzo le possibilità, il tempo, che ho in base a questo
evento inserendolo in una struttura ontologica ed esistenziale del dasein
- il dasein è temporalità, l’essere è essenzialmente tempo, è LIMITATO, E FINITO →
L'ESSERE (L’ESSENZA) DELL’ESSERCI E’ LA TEMPORALITA’ che ci procura
appunto ANGOSCIA (no paura che riguarda ente intramondano) che ci
rapporta alla possibile impossibilità attraverso cui ci rapporta al NULLA → per
questo è tonalità emotiva fondamentale = annullamento, nullità
- l’essere per la morte ci ricorda che noi siamo il nulla → MEMENTO NIHIL più che
memento mori → sei polvere e polvere tornerai → la tua essenza in quanto
temporale è un DIVENIRE CHE DISSOLVE → QUESTO E’ QUELLO CHE RIVELA
L’ANGOSCIA CHE SI TRADUCE IN SPAESAMENTO (perché sono qui?)
- Sartre descrive l’angoscia in termini di nausea, mondo che disgusta → è
diverso da quello che dice Ηeidegger = NULLA VISSUTO EMOTIVAMENTE
CONNOTATO
- la coscienza e l’angoscia ci rivelano la finitezza → essere finiti vuol dire
confrontarsi con la NULLITA’
- è necessaria l’acquisizione che la nostra temporalità è la nostra condizione di finitezza
- questa finitezza ci consegna anche alla COLPA → in quanto esistiamo siamo
colpevoli
- Heidegger laicizza molte caratteristiche teologiche → la laicizzazione è una
sorta di sentimento della CREAUTRALITA’, DIPENDENZA → dipendiamo dal
clima, dalla bontà degli altri → questa dipendenza conferma la nostra
colpevolezza e la nostra finitezza → ci rendiamo conto di essere colpevoli
perché anche noi a volte abbiamo qualcosa da rimproverarci
- siamo quindi chiamati dopo esserci resi conto di tutta questa situazione a decidere sulla
base della comprensione il più possibile profonda di essere il NULLO FONDAMENTO
DI NOI STESSI (DASEIN) → il dasein si fonda su se stesso che è il nulla
- il dasein possiamo dire che è l’essere? non possiamo dirlo altrimenti non avremo
bisogno di interrogare l'essere altrimenti potremmo ricavare le risposte da noi stessi
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- stiamo interrogando l’essere o il nulla? → entrambi: lui scrive “essere: nulla, lo
stesso” → non contraddittorio perché il nulla è l'essenza dell’essere che è divenire,
temporalità
- le categorie teologiche vengono interpretate come categorie dell'esistenza che però
diventano esistenziali e antropologiche perché Dio non c’è → facciamo finta di
rapportarci a Dio ma il realtà DIO E’ NULLA, pensiamo di rapportarci con la nostra
essenza ma la nostra essenza è sempre il nulla, essendo la temporalità, il divenire, lo
svuotamento
- l’ESSENZA AUTENTICA assume la possibilità dell’annientamento e nonostante ciò
riesce a progettare la propria esistenza → vita interpretata dal pov della vita:
andare alle cose stesse → la vita è movimento, è commercio con il mondo, è
valutare le possibilità, è prendersi cura degli altri
- la possibilità è qualcosa nel momento in cui si realizza ma nel momento in cui non è
ancora realizzata è il nulla
- L’ANGOSCIA CI RIVELA CHE IL DASEIN E’ NULLA → è l’angoscia quindi che ci
porta a decidere questo sì questo no
- l'esistenza autentica prevede l’ELIMINAZIONE DEL SUPERFLUO, cosa non è
importante per noi, non è un elemento fondante della mia vita → non il SI
STESSO (pronome personale astratto) , MA IL SE STESSO
- ascoltare la voce della coscienza e dell'angoscia vuol dire uscire dalla dimensione
dispersa del si, uscendo dai condizionamenti psicosociali, uscire dal
gregge → divieni ciò che sei senza lasciarti trascinare dalla massa a fare cose
che non ritieni tue
- bisogna progettare queste cose non con schemi teologici, astratti, ma con categorie
esistenziali
- sensl della riflessione sull'essere per la morte: ESSERE RICHIAMATI A SE STESSI
- la morte non si vive, piuttosto si vive quella degli altri, non è una nostra esperienza è
solo un orizzonte a cui ci rapportiamo, una visione anticipatrice → ci rapportiamo
e riferimento a questo orizzonte per DARE UN SENSO ALLA CURA E ALLE CURE
CHE CI PRENDIAMO DEGLI ALTRI, DEL MONDO E DI NOI STESSI
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- la terza parte di tempo ed essere si chiama: essere è tempo → non è mai stata
scritta → probabilmente non sapeva come procedere per partire dall'essere
per arrivare al tempo
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- il secondo heidegger si occupa di arte, linguaggio e parla di ermeneutica =
interpretazione che riguarda noi stessi → quando parliamo di noi stessi
tentiamo di interpretare i nostri sentimenti
- tutti questi riferimenti ci aiutano a capirne fino in fondo? no
- quello che dobbiamo cercare di capire è in che senso ermeneutica e ontologia si
richiamano e si sostengono reciprocamente
- Heidegger parla dell'essere non in termini teologici o attraverso categorie logiche-
specifiche ma attraverso METAFORE
- attenzione particolare al linguaggio poetico = arte è unica metafisica possibile
- Per Kant e Heidegger la metafisica è LA STORIA DEL CONCETTO E DEL SENSO CHE
SI ATTRIBUISCE AL TERMINE ESSERE IN OCCIDENTE
- La metafisica è una ricerca connaturata all’essenza dell’uomo infatti,
L’ESSENZA DEL DASEIN E’ LA METAFISICA → da questa ricerca e quindi dalla
risposta alla domanda “qual’è il senso dell’essere” dipendono i caratteri
individuali ma anche quelli delle varie epoche
- Heidegger riprende il discorso kantiano della metafisica come importante
DOCUMENTO ANTROPOLOGICO → non ha valore conoscitivo ma ha solo rilievo
a livello antropologico
ESSERE VS ENTE
- Parmenide distingue l’ essere dall' ente → gli enti rappresentano la totalità,
ma l’essere non è la totalità degli enti → l’ ESSERE per lui è il complesso delle
caratteristiche strutturali, immutabili ed eterne, è il concetto astratto delle
relazioni che sussistono tra le cose → alle relazioni non corrisponde alcun
ente
- Le idee kantiane sono idee di totalità a cui nulla corrisponde → ex. cosa
corrisponde all’idea di mondo? c’è un oggetto che diciamo mondo? ci
riferiamo alla totalità degli enti come qualcosa di diverso dagli enti e allo
stesso modo all’essere non corrisponde nessun ente/oggetto → L’ESSERE E’
L’IDEA A CUI NON CORRISPONDE NESSUN OGGETTO
IL NULLA
- Se quindi il discorso di Heidegger ha un senso ci TROVIAMO A INTERPRETARE
IL NULLA, non come dissoluzione ed essenza, non come
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distruzione/dissoluzione ma a interpretarlo come NULLA = DIFFERENZA →
cioè l’essere è il nulla, ma vuol dire indagare l’essenza dell’essere, essenza
che consiste nel fatto che l’essere non è un ente e non è la totalità dell’ente
- l’essere è un NICHT SEIN = NI-ENTE = NON ENTE = l’ESSERE E’ CIO’ CHE NON E’
UN ENTE
- Quindi quando parliamo di essere e ente abbiamo una DIFFERENZA
ONTOLOGICA che ci permette di parlare della METAFISICA COME PROBLEMA
DELL’OBLIO DEL SENSO DELL’ESSERE → OBLIO perché è la ridefinizione del
concetto di aletheia, verità = ciò che viene sottratto alla dimenticanza
- La VERITÀ non si svela ma si RIVELA, se indaghiamo l'essere da un punto di
vista quantitativo, non indaghiamo l’ente dal punto di vista del valore
estetico per esempio → un aspetto nasconda l’altro → illuminiamo una
prospettiva ma ne oscuriamo un’ altra
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livello di dasein sia di essere in realtà non è un vero fondamento ma un FONDAMENTO
SFONDATO cioè privo di sostanzialità = non è grund ma ABGRUND
- L’ESSENZA DEL FONDAMENTO E’ IL NULLA perchè non ci può essere un
fondamento all’infinito quindi un fondamento privo di fondamento → Vale per
il dasein il cui FONDAMENTO E’ IL DASEIN STESSO → la possibilità e la libertà
sono nulla, quando accade la libertà questa si perde → Sulla base di scelte
costruiamo il recinto entro cui siamo prigionieri: quando usciamo libertà si pietrifica, ecco
perché è importante scegliere prima scegliere bene il recinto in cui vivere
- è importante SCEGLIERE IN RAPPORTO ALLA RIVELAZIONE DEL NULLA,
L’ANGOSCIA → ci rapporta alla possibile impossibilità, ci presentifica il nulla,
nel senso che l'angoscia distrugge il senso delle cose
- la METARIFICA E’ LA PERDITA DI SENSO e di valore delle cose → è DALLA
NULLIFICAZIONE del senso delle cose che PARTE IL PROGETTO
(interrogazione sul senso dell’essere) → dalla risposta alla domanda
costruiamo il nostro progetto esistenziale
- l'angoscia è nella differenza ontologica perché se l'angoscia fosse riferita a
qualcosa di preciso e definito sarebbe paura non angoscia → l'angoscia non
ha mai un oggetto specifico → se l'angoscia non ha oggetto specifico allora
l'angoscia nasce in quanto RAPPORTA IL DASEIN ALLA PROPRIA
NULLIFICAZIONE (possibile impossibilità) → invito a decidere in base alla
priorità che si sono messe in relazione fra di loro
- scoperto che l’essere è nulla abbiamo scoperto che LA VITA in quanto tale è
AUTOPROGETTAZIONE, la vita è chiamata a organizzarsi sulla base di quelli che sono
i presupposti di fondo della vita stessa, solo che il secondo Heidegger si muove in
direzione diversa rispetto al primo:
● nel primo si cerca il senso dell'essere dalle domande del dasein
● il secondo parte dall’essere che si manifesta, si rivela
- L'essere in quanto SOSPESO può accadere o meno: se accade è EVENTO CHE
RIVELA IL SENSO DELLE COSE, se non accade resta dov’è → EREIGNIS =
EVENTO-DESTINO: riappropriarsi
- L’ANGOSCIA quindi ci spinge, CI FA AVVERTIRE IL NULLA DELLE COSE (ci fa
avvicinare a noi stessi): Cosa voglio? Come voglio vivere?: Domanda sul
senso delle cose → Ma a questa domanda possiamo dare una risposta
razionale, concettuale, filosofica? NO, se riuscissimo potremmo pensare di
darla in modo settoriale come nelle scienze che riescono a dirci cos'è l’essere
umano? queste ci danno risposte parziali e limitate
- noi VOGLIAMO UNA RISPOSTA PIENA → questa risposta piena inevitabilmente
va interpretata → che si interroghi qualcosa di esistente o meno riceviamo le
stesse risposte che devono essere INTERPRETATE
- il secondo Heidegger va in direzione più artistica: poesia è rivelativa, “apre mondi”, ma
per accedere alla dimensione della dischiusura di mondo, bisogna superare lo schema
della onto-teologica cioè l'interpretazione dell’ essere come fondamento, essere come
Dio
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IL LINGUAGGIO
- L'ESSERE IN QUANTO TALE E’ INATTINGIBILE → si può SOLO INTERPRETARE
l’essere: abbiamo l’ ERMENEUTICA DELLA FATTICITA’ = vivere nel mondo
- ma ci interessa la dimensione filosofica dell’ ermeneutica, ovvero
interpretativa: ontologia universale fenomenologica + ermeneutica → l’essere
accade se viene colto nelle interpretazioni quindi possiamo dire che
attraverso il linguaggio e l'interpretazione SI EVENTUALIZZA L’EVENTO
DELL'ESSERE, cioè la manifestazione
- Non è il pensiero che coglie l'essere ma L’ESSERE SI DA’ NELLE SUE
MANIFESTAZIONI → L' ERMENEUTICA quindi consiste nel COGLIMENTO DELLE
MANIFESTAZIONI DELL’ESSERE quando si danno per come si danno.
- ex. è la luce la condizione del manifestarsi della vista → non è il linguaggio
che coglie l'essere ma L’ESSERE CHE SI COGLIE ATTRAVERSO IL LINGUAGGIO,
è l’essere la condizione della manifestazione di senso del linguaggio:
Heidegger usa l'immagine del linguaggio come DIMORA DELL’ESSERE → per
abitare c’è bisogno del vuoto (in una caverna le parti abitabili sono il vuoto),
quindi il linguaggio deve essere vuoto, ovvero non deve corrispondere
esattamente alla cosa, anche se il linguaggio è ciò che può far accadere
l’essere.
- KOTOBA (metafora giapponese): petali che delimitano un luogo vuoto → Il
linguaggio delimita una specie di luogo logico intorno al nulla delle cose → In
ogni cosa c’è il nulla che ci accompagna → il linguaggio permette di
distinguere e delimitare quell'ambito che rende abitabile come casa
- Il linguaggio delimita gli ambiti che sono delimitabili, STABILISCE I CONFINI DI
SENSO → ma non è logico- analitico visto che la sua funzione è quella di
eventualizzare l’evento dell’essere
- il linguaggio è ciò che permette di rapportarci, cogliere ed esprimere le manifestazioni
dell’essere senza esaurirle né fondarle
- in questo ambito, lo spazio vuoto, si esprime l'evento dell’essere
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- si pone i seguenti problemi: Il problema del senso dell'essere, della verità,
della rivelazione → il nostro percorso è un percorso di “DISOBLIAMENTO” DEL
PROBLEMA DEL SENSO DELL'ESSERE → va recuperato all’ interno della
tradizione culturale, storica che caratterizza l'umanità e anche i diversi popoli
→ quindi il nostro recupero parte da una dimensione connotata in senso
culturale che ci porta al termine SEIN pregiudicato ideologicamente – in
quanto è il termine chiave della metafisica occidentale esso non è un termine
neutro, non sappiamo a cosa ci rimanda veramente → è un ENIGMA con cui
dobbiamo per forza fare i conti
- Soltanto nell’ orizzonte dell’ essere e della verità possiamo dare una risposta
alla domanda dell’ essenza dell esserci → Solo nell’ orizzonte dell’ evento
destinale possiamo trovare la risposta alla domanda
- EX: San paolo ha ricevuto un'illuminazione con cui la sua vita è cambiata →
quell'evento è stato l'evento-destino che ha cambiato la sua esistenza → a noi
non si manifesta Dio ma IL SENSO DELL'ESSERE in una prospettiva laica
- Quando l'essere si manifesta si manifesta come RIVELAZIONE IMPROVVISA
DEL SENSO DELLE COSE → non è uno svelare se no il carattere enigmatico
sparirebbe → l'essere si OFFRE COME DESTINO → ognuno si rivela
diversamente, diventa il destino che riappropria l'esserci a se stesso → così
comprendiamo la nostra dimensione
- Questo stride con quello che ha detto Sartre → NON E’ VERO CHE
L'ESISTENZIALISMO È UN UMANESIMO → non dobbiamo pretendere di
trasformare l'essere dell'esserci nella sua gettatezza → l'existere è il venir fuori
della sua dimensione più propria dell'esserci → nel existere si realizza L’ E-
ESTATICO ESSER PRESSO
- EXTASI = ciò che mette in movimento, non si parla di contemplazione della stabilità ma
della ricerca che porta all'estatico perchè ci riempie di meraviglia portandoci nella
dimensione enigmatica e sospesa dell’accadimento dell’ ereignis, ovvero l’ EVENTO
DESTINO DEL CARATTERE EPOCALE DELL'ESSERE → Heidegger gioca con le
parole e fa derivare epochen da epoché = sospensione del giudizio →
L’ESSERE E’ SOSPESO perché è ciò di caratterizzante delle epoche, della
storia che è sempre storia dell’ accadimento dell’ essere (Metafisica = storia
delle varie accezioni di essere nel corso della storia)
- Per questo il termine essere è inadeguato – ha troppe interpretazioni precedenti,
non è neutro → Infatti lui scrive il termine sein diversamente, mettendo una
croce sopra → ci riferiamo a quell' essere ma un po' diverso → qualunque
esposizione del significato dell’essere è rivelante, ovvero ci aiuta a capire
qualcosa ma non tutto
- la spiegazione dell'essere non è mai svelamento ma liberazione → rimane
enigmatica, noi rimaniamo ascoltatori del messaggio dell'essere che è un
DONO che si traduce in accadimenti
- Si parla di evento destino → GESCHICK significa destino → non possiamo
separare il destino da ciò che accade GESCHAH ma ciò che accade accade nel
tempo GESCHICHTE = accadimento storico
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- Ci sta dicendo che l'essere dell'esserci, l'essenza è TEMPORALITA’ che
assume un vero significato e diventa la propria essenza solo se si riconosce
nella PROSPETTIVA DELLA VERITÀ → si manifesta come cambiamento di
senso delle cose
- noi non vogliamo affidare la nostra esistenza a qualcosa di non vero quindi Il
destino è ciò che ci riconduce al nostro proprium → CI RICONDUCE ALLA
NOSTRA DIMENSIONE, PROGETTUALITÀ, STORIA, PROBLEMATICITA’ → CI FA
TORNARE AL PROBLEMA DEL SENSO DELL'ESSERE, ENIGMA SOSPESO CHE SI
MANIFESTA COME EVENTO DESTINO → ergebnis
- ex San paolo si converte quando dio lo decise → Scopriamo nuovi orizzonti di
senso non quando decidiamo noi ma quando ci viene l'illuminazione
- E’ L’ESSERCI CHE DECIDE QUANDO MANIFESTARSI, può scegliere se
rapportarsi alla dimensione autentica dell'essere o se rapportarsi all'ente in
maniera inautentica e basta → la dimensione dell'essere è la verità delle
cose → dovremmo rapportarci a quello ma l'essere è enigma → possiamo
coglierlo sono in piccola parte
- Ex la volontà di Dio si manifesta con segni → dobbiamo essere costantemente
in ascolto e interpretare quei segni
- La riflessione del linguaggio diventa importante → la filosofia diventa
ONTOLOGIA FENOMENOLOGICA ERMENEUTICA → IL LINGUAGGIO IN QUANTO
DIMORA DELL’ ESSERCI PERMETTE ALL’ ESSERCI DI STARE NEL MONDO → il
linguaggio non è mai possesso, è linguaggio dell’ interpretazione
- A Heidegger si deve il CIRCOLO ERMENEUTICO → quando si interpreta un
testo non Si parte da zero perché ci si perde → l’ interpretazione passa da
qualcosa di precostituito
- Ex in un testo poetico cerco alcune cose in uno religioso altre → si parte da un
pregiudizio e viene formulato un ambito concettuale di riferimento →
nell'interpretazione c'è qualcosa già di pregiudicato che cerchiamo → ma le
direzioni interpretative sono sempre nuove e nascono da problemi e esigenze
- Sono PERCORSI ERRATICI → canto notturno d'un pastore errante dell'Asia: il
pastore cerca il senso delle cose ma la ricerca si conclude con il nulla →
essere = nulla → Non il nulla della dissoluzione ma della differenza ontologica
→ non ente, ni ente
- Il problema del senso dell'essere si traduce nel problema dei riflessi
manifestativi che l'essere ha attraverso l'ente → sono quei segni che
dobbiamo interpretare perché l'esserci non è padrone dell'ente ma pastore
dell essere
- TUTTI I PERCORSI ERMENEUTICI-INTERPRETATIVI SI BLOCCANO → lui scrive
una raccolta sentieri interrotti → prima o poi ci blocchiamo → per questo i segni
che troviamo soon rivelativi e non disvelativi (l’enigma rimane)
- Questi elementi interpretativi rientrano nella logica del pastore dell’essere →
Il pastore fa accadere il senso dell'essere attraverso le interpretazioni → ex
prete interpreta la volontà di Dio → il destino del cristiano si realizza con la
partecipazione al progetto divino
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- L'essere progetta e invia il suo progetto all’ esserci che lo accoglie come
dono → l'evento destino coincide con la realizzazione dell’ uomo in quanto
essere presso e in quanto realizzazione del proprio destino che non scegliamo →
siamo consegnati
- NOI PROGETTIAMO LA TEMPORALITÀ POI AVVIENE L’EVENTO DESTINO → san
Paolo prima perseguitava i cristiani, poi avviene evento destino che lo
illumina → L’ ESSERE RIPORTA ALLA LUCE DELLA VERITÀ
- In questo prospettiva ESSERE PRESSO vuol dire essere nella condizione di seguire il
proprio destino ovvero quando troviamo la nostra vocazione
- Il pastore evita che il gregge si faccia male – L’ESSERCI E’ PASTORE DELL’ESSERE e
lo colloca nella luce della verità
- I segni sono i messaggi e i doni che l'essere invia → servono per cercare di
capire il progetto dell’ essere e vivere in quella prospettiva → danno però un’
indicazione parziale (carattere erratico in entrambi i significati) → dentro la
giungla dei significati dobbiamo trovare una strada con il rischio che questa
strada si interrompa → tutte le strade si interrompono, l'enigma rimarrà
sempre tale → Una volta interrotta la strada se ne prende un'altra
- Dobbiamo trovare noi la strada e capire dagli indizi se quella è la strada
giusta → e sbagliamo: DIMENSIONE ERRATICA = perché non possiamo che
sbagliare e continuare a cambiare strada
- Il senso delle cose dipende dal senso dell'essere → IL SENSO DELLE COSE È
QUELLO CHE È SOLO ALL'APPARIRE DELLA VERITÀ CHE È SVELATA, nuda
veritas
- Attraverso le domande dell’esserci, l’essere si manifesta → Troviamo frammenti di
verità che l'essere decide di donarci → ma l’enigma dell’essere è inesauribile
- Nella bibbia ex c'è la verità se tu la cogli
- LA VERITÀ E' MANIFESTAZIONE DELL'ESSERE – l'essere è il fondamento della
verità, ha un'esistenza autonoma mentre la verità esiste in quanto pensata
- L'essere è il fondamenti delle epoche che apre mondi
- Il linguaggio più elevato LINGUAGGIO POETICO che è un linguaggio
EVOCATIVO → immagini che inducono a pensare a qualcosa → L’ ESSERE SI
DÂ ATTRAVERSO LE INTERPRETAZIONI
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- per Heidegger la vicenda umana si apre e si chiude nel segno dell’essere che va oltre la
dimensione umana.
- il dasein non si esaurisce nell’essere nel mondo ma va oltre, trascendenza non teologica
ma irriducibilità alle cose del mondo. Il linguaggio permette di delimitare e distinguere le
aree di senso.
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- EX con il termine sorella di procellosa tristezza Trakl si riferisce alla tristezza che è
sorella dell’anima
- uno dei temi che Heidegger individua è il fatto che L’ANIMA E’ STRANIERA SULLA
TERRA: tracce di esistenzialismo ma anche ontologia heigeriana → l'anima
vuole vivere in un contesto diverso da quello in cui ci troviamo
- spesso Trakl usa l'immagine dello strianiero → ci troviamo davanti ad un
incrocio spaventoso, andare oltre la visione metafisica dell’ente e andare
oltre la visione dell’essere come totalità dell'ente → andiamo incontro al ni-
ente che è l’elemento di differenziazione ma costituisce orizzonte di senso e
scenario nel quale l’evento dell’essere si può costituire e manifestare
- L’ESSERE E’ L'EVENTO E ACCADE SOLO ATTRAVERSO IL LINGUAGGIO IN
PARTICOLARE QUELLO POETICO
- la METAFISICA: è il racconto del significato che ha assunto il termine essere
nel corso della storia → la storia della metafisica occidentale è però la storia
del fallimento della metafisica occidentale: esplicitato da Nietzsche che dice
che l’essenza delle cose è il nulla
- per Heidegger l’ESSERE E’ IL FONDAMENTO ANCHE SE SFONDATO (andare oltre il
fondamento)
- ammettiamo che la POESIA FACCIA ACCEDERE ALLA VERITA’ → ce la
suggerisce attraverso le INTERPRETAZIONI
- l'onda gelida dell’eternità → riferimento nichilistico → il nulla è per sempre,
questa onda gelida che è per sempre è l’angoscia → l’estraneità dell’anima
nel mondo è l’angoscia
- per Sarte l’essenza è esistenza per Heidegger l’essenza dell’esserci è
qualcosa che va oltre → per questo l’esistenzialismo non può essere trattato
in termini di umanesimo ma ontologici
- solo la luce della verità dell’essere si esprime e permette in quanto dono di cogliere il
senso delle cose
- dalle interpretazioni emerge il contesto costitutivo del senso delle cose
- le IMMAGINI NELLA POESIA VANNO CONTESTUALIZZATE E
CONCETTUALIZZATE → così facendo noi interpretiamo
- quello che emerge, il distillato delle nostre interpretazione, è un insieme di goccia di
verità che sono l’ACCADIMENTO DELL’ESSERE COME VERITA’ DELLE
INTERPRETAZIONI
- NELL’ INTERPRETAZIONE TRALUCE UN BARLUME DELL’ESSERE → se noi
cogliamo uno scorcio di verità dell’essere dobbiamo dire che non è l’oggetto
pensante che si rivela ma è l’essere che in quanto depositario di verità del
linguaggio permette al linguaggio di essere significante e di esprimerlo
- il linguaggio in quanto dimora dell’essere crea le condizioni per far sì che l'essere possa
ABITARE IL MONDO NELLA FORMA DEL LINGUAGGIO
- quindi il linguaggio attraverso il suo lavoro ermeneutico-interpretativo costruisce la casa
dell’essere
- IL LINGUAGGIO DELIMITA, DISTINGUE → produce lo scavo ermeneutico che
permette all’essere di manifestarsi
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- le diverse verità aprono mondi diversi, attraverso cui traspare la realtà dell’essere
- questo carattere sospeso dell’essere (carattere epocale) si esprime
attraverso l’imprinting che esso lascia → Dal modo in cui una determinata
epoca si rapporta al problema dell’essere da cui discendono tutte le
istituzioni sia politiche che culturali, il LINGUAGGIO DI UNA DETERMINATA
EPOCA ESPRIME IL SENSO DELL’ESSERE che è l’imprinting che l’essere lascia
nell’ epoca → non è una scoperta ma un dono che si configura come evento-
destino dell’essere (ereignis) → la domanda dell’essere configura un’epoca
ma anche la vita individuale
- come un’ enigma si cerca di cogliere dell’essere degli aspetti che sono parziali,
l’oltre dell’ente, oltre la differenza ontologica tra essere e ente → si parla di
NI-ENTE CHE E’ LA DIFFERENZA ONTOLOGICA
- per lui IL LINGUAGGIO POETICO PUO’ ANDARE OLTRE QUESTA DIFFERENZA e
può offrirci piccoli squarci dell’essere ontologicamente inesprimibile
- ill linguaggio dell'essere non è il linguaggio della concettualizzazione
matematica ma è un LINGUAGGIO EVOCATIVO → apre mondi, evoca orizzonti
di senso dell’essere
- v’è una reinterpretazione che ci porta a domandarci dell’essere? attraverso
L’INTERPRETAZIONE possiamo rimandare a qualcosa di non preciso, con la poesia si
può recuperare un pensiero non riconducibile all’aspetto logico- matematico perché con
questo linguaggio non si può fare filosofia: l’obiettivo è RIPENSARE DALL’ORIGINE LE
COSE (FENOMENOLOGIA)
- L’ESSERE si configura come LINGUAGGIO E FONDAMENTO ORIGINARIO e per
questo deve essere ripensato radicalmente
- gioco poetico dell’IMMAGINAZIONE apre mondi perché evoca gli orizzonti di
senso dell’essere → l'essere va oltre il gusto della metafisica e della filosofia
- il linguaggio deve essere ripensato → il linguaggio della metafisica è
inadeguato
- l’essere è un FONDAMENTO NULLO che non ha un fondamento a sua volta →
la VERITA’ è espressione dell’ essere, ma se l’essere è il nulla, allora la verità
risulta parziale, RIVELATIVA→ vela di nuovo, mostra e nasconde
- ma allora il PROGETTO ESISTENZIALE E’ INVIATO DALL’ESSERE ALL’ESSERCI
→ l’essere inviando questo destino rende l’esserci dotato di una funzione e di
una MISSIONE → il fraintendimento si evita perché si ritiene che quella
manifestazione sia vera
- l'essere non si manifesta direttamente ma in forme che possono o no essere
ritenute vere (quelle ritenute vere sono manifestazioni vere dell’essere) → c’è
bisogno di un luogo in cui l’essere si manifesta, noi cerchiamo l’essenza
dell’essere e dell’esserci le cui domande sono intrecciate
- se c’è una verità dell’essere il dasein lo si può scoprire solo interrogando se stesso
- ma in realtà questa è una forma di TRASPROPRIAZIONE ovvero è l’essere che invia
all’esserci il proprio evento-destino → l’essere riconduce l’esserci a se stesso,
(esistenza autentica), dall’altra lo trasferisce dal piano della domanda-ricerca
al piano del destino, della possibile verità → il dasein che cerca di interpretare
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la verità si trova di fronte ad un destino che non può rifiutare → ex quando
Dio manifesta la sua volontà
- il linguaggio è espressione dell'inesauribile della cosa e del significato dei significati
dell’essere
- l’oggetto non è esauribile → L’OGGETTO nel caos di Heidegger è
L’ESISTENZA, la vita→ il linguaggio dell’esattezza logico e matematico quindi
non è sufficiente, serve un ,linguaggio più adatto che non si limiti ad
esprimere ma che sia cooriginario
- COGLIAMO LA VERITA’ DELL’ESSERE ATTRAVERSO MANIFESTAZIONI
DELL’ESSERE INTERPRETATE CORRETTAMENTE
RIASSUNTO:
LINGUAGGIO DELL’ESSERE =
LINGUAGGIO EVOCATIVO (apre mondi, evoca orizzonti di senso dell’essere)
= LINGUAGGIO POETICO, gioco poetico guidato dall’immaginazione
(PENSIERO RAMMEMORANTE)→ ci permette di ottenere qualche squarcio di
essere
SERA DI INVERNO
Quando la neve cade alla finestra,
a lungo risuona la campana della sera.
Per molti la tavola è pronta
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e la casa tutta è in ordine.
Alcuni nel loro errare
giungono alla porta per oscuri sentieri.
Aureo fiorisce l’albero delle grazie
dalla fresca linfa della terra.
Silenzioso entra il viandante,
il dolore ha pietrificato la soglia.
Là risplende in pura luce
sopra la tavola pane e vino.
GEVIERT
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punti cardinali della logica heideggeriana, ai quattro punti fondamentali della
riflessione teologica
CIE
S
TE
EI
UMA DIVI
- SEIN = per Heidegger è pregiudicato concettualmente, metafisicamente e
culturalmente → quindi mantiene il riferimento ma lo sbarra → è questo ma
non è questo
- TRA CIELO, TERRA, UMANI, DIVINI SI MANIFESTA L’ESSERE (l’’essere accade
in questo quadrato con riferimento questi 4 elementi) → l’Essere si manifesta
ATTRAVERSO IL LINGUAGGIO POETICO CHE SI COLLOCA NEL GEVIERT
- LINGUAGGIO POETICO = linguaggio della coappartenenza di essere e esserci, perché
- Questo è il LUOGO DELL’ACCADIMENTO DIVINO COME LINGUAGGIO POETICO
- Risplende in puro chiarore pane e vino → per avere il puro chiarore abbiamo
bisogno di
● LICHTUNG → radura = luogo dove finisce il bosco e si manifesta la luce → che
porta a
● DICHTUNG → = poesia → tanto più è poesia quanto più è vicina alla SAGE (IL
DIRE ORIGINARIO)
- la POESIA E’ IL LUOGO DOVE FINISCE IL LINGUAGGIO E SI MANIFESTA
L’ESSERE
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- il linguaggio originario è quello che esprime poeticamente le verità dell’essere →
l’essere si manifesta come verità non attraverso il linguaggio calcolante della
scienza, ma l’essere viene chiamato a manifestarsi quindi stiamo compiendo
una EVOCAZIONE – IL LINGUAGGIO POETICA è IL LINGUAGGIO EVOCATIVO PER
ECCELLENZA E NON DELLA PRECISIONE, RICHIAMA L’ESSERE ALLE SUE
MANIFESTAZIONI e ci permette di cogliere le manifestazioni dell’ essere
- ill linguaggio poetico però non può costringere l’essere a manifestarsi → si
manifesta quando vuole come effetti di senso, dire poetico filosofico in cui
essere ed essenza, poesia e filosofia si co-appartengono nella custodia e
nell'indagine dell’enigma dell’essere → è interrogando l’enigma dell'essere
che l’ essere è chiamato a manifestarsi
RIASSUNTO:
NELLA RADURA SI COMPIE L’EVENTO DESTINO (ereignis) attraverso la
delimitazione dei luoghi in cui l'essere si manifesta attuata dalla DICHTUNG che
delimita il GEVIERT ovvero il quadrato (cielo, terra, divini, umani) in cui si manifesta
L’ESSERE
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TECNICA E METAFISICA
L’essere si manifesta come mancanza, non come qualcosa(ente) ma come mancanza di senso
dell’ente. Lo spaesamento è la perdita di senso e significato del mondo nel quale viviamo.
Le domande della filo esprimono problemi eterni, non si arriverà mai ad una risposta.
Autotrascendimento che in realtà è forma di traspropriazione: andare oltre l'appropriazione, cioè
riconduzione all’autenticità - essere se stesso. Quindi la proprietà emerge in rapporto all’essere
come dono dell'essere quindi è cosa sua non nostra : trasportati avvicinati e allontanati da noi
stessi.
Diventando santi ci avviciniamo a dio ma non siamo più noi stessi.
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Due tipi di linguaggio: linguaggio evocativo poetico pieno e linguaggio logico razionale che
appartiene alla dimensione del padrone dell’ente. Dobbiamo essere pastori dell’essere perché è
semplice.
er/ort/erung = discussione
- er = lui
- ort = luogo
- erung = processo che avviene
Non è discusione ma è il luogo in cui le cose vengono indicate, viene indicato attraverso il
linguaggio il mondo allo stesso modo in cui indica la punta della lancia _ la lancia si conficca e
finisce in un luogo.
Eroberung ci permette di dire distinguendo cioè = direzione _ tra dirimere e direzionare. Nella
direzione in cui va deve distinguere quindi il linguaggio ci permette di praticare la direzione
ge-birg = massiccio
ge-stellen = imporre
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Viene criticata l’intera modernità. All’allontanamento dobbiamo proporre forme di
disallontanamento
ent-fernung = disallontanamento. Possiamo disallontanaric dall’essere _ ridurre la distanza
La parola può ridurre la distanza dall'essenza delle cose, quindi possiamo solo disallontanarci
dall’essere, ridurre la distanza - essere presso.
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