PLATONE
PLATONE
Contesto storico
Dopo la vittoria nelle due guerre persiane, Atene entra nella sua fase imperialistica ed è protagonista di
una crescita esponenziale: nasce la lega delio-attica. Questa crescita esponenziale fa entrare Atene in
rotta di collisione con gli interessi di Sparta (lega peloponnesiaca) → scontro armato inevitabile: 431
a.c scoppia la guerra del Peloponneso.
- La prima fase, detta guerra archidamica, dura fino al 421 a.c e si conclude con la pace di Nicia
(nessuno riusciva a primeggiare). Nel 429 a.c era morto Pericle di peste e la democrazia ateniese
comincia a vacillare.
- Nel 415 a.c la guerra riprende con la spedizione in Sicilia ateniese (Alcibiade) per attaccare
Siracusa, che finisce in sconfitta, e il contrattacco spartano: guerra deceleica. La guerra finisce
nel 404 a.c con la sconfitta di Atene e pesanti condizioni → tra queste l’abolizione della
democrazia (viene sostituita perché ritenuta responsabile della guerra a oltranza) sostituita da una
giunta oligarchica di trenta cittadini (trenta tiranni): erano guidati da Crizia e sostenuti da
Sparta (partono con l’obiettivo di restaurare l’ordine ma creano una dittatura). Dura poco perché
i democratici esiliati ritornano, guidati da Trasibulo, e riconquistano la città (403 a.c) → periodo
di tensioni e sospetti. In questo contesto si inserisce il processo a Socrate (399 a.c).
L'egemonia della Grecia passa a Sparta + che poi si scontra con Tebe a Leuttra nel 371 a.c e inizia
egemonia tebana → condizioni deboli e precarie: conquista macedone. La Grecia viene conquistata da
Filippo II nel 338 a.c + il regno passa al figlio Alessandro Magno che crea un grande impero + alla sua
morte l’impero viene diviso in diversi regni ellenistici. Ricompaiono le forme di potere dell’età arcaica
(passate grazie alla democrazia ateniese), come la monarchia, le dinastie locali e la tirannide →
scompare la polis, nasce il regno = il singolo da cittadino (libero di esprimersi, interessato e partecipe
della vita comune) diventa suddito (interessato alla morale e alla felicità personale).
Vita
Atene, 428/7 - 348/7 ac
Da una famiglia nobile ( = educato secondo la tradizione), il suo vero nome era Aristocle ma fu
soprannominato Platone < πλατυς (largo). Conobbe Socrate: incontro decisivo per lo sviluppo del suo
pensiero filosofico (“successivamente, mentre stava per partecipare ad un concorso con una tragedia,
davanti al teatro di Dioniso, udito Socrate diede alle fiamme le sue poesie” - Diogene Laerzio). Da
giovane si interessò di politica e si avvicinò al governo dei 30 (Crizia e Carmide erano suoi zii), ma poi si
allontanò velocemente pk si rese conto della loro avidità e crudeltà. Dopodiché intraprese viaggi nell'Italia
meridionale dove conobbe la comunità pitagorica. Poi tornò ad Atene dove insegnò nella sua Accademia
(fondata nel 387 ac) fino alla sua morte.
Scritti:
34 dialoghi, 1 monologo-orazione, raccolta di 13 lettere
- Dialoghi della giovinezza: linguaggio vivace e realistico, temi etico-politici, conclusione
aporetica (rimangono aperti a più soluzioni), (Apologia, Critone)
- Dialoghi della maturità: linguaggio vivace e realistico, dottrina delle idee, conclusioni costruttive
e propositive (Simposio, Repubblica)
- Dialoghi della vecchiaia: soprattutto monologhi di Socrate che espone dottrine di Platone, gli altri
personaggi intervengono raramente, temi logico-dialettici
Platone sceglie la forma letteraria del dialogo come compromesso perchè pur trattandosi di un genere
scritto (= opinioni immodificabili e fissate), mantiene alcuni vantaggi dell’oralità (= possibilità di
interrogarsi e lasciare aperta la conversazione). I dialoghi sono divisibili in due gruppi:
- Drammatici: i personaggi discutono direttamente come nei testi teatrali
- Diegetici: c’è un personaggio narrante che di volta in volta specifica chi parla
PENSIERO PLATONICO
Dottrina delle idee: gli oggetti materiali sono in continua trasformazione, ma esistono degli enti che
restano sempre uguali, le idee, che stanno alla base di qualunque realtà materiale e immateriale che esista.
Permette di superare l’aporia: essere Parmenideo/panta rei di Eraclito
Reminescenza (αναμνησις): alcune idee sono presenti in noi da sempre, prima che qualcuno ce le dica.
Ciò significa che la nostra anima (immortale e soggetta a metempsicosi) le ha conosciute prima: tra la
morte (idea del corpo-prigione, σωμα σημα) e la vita successiva un’anima viaggia nell’iperuranio e
conosce tutte le idee, raggiungendo l'onniscienza, arrivata nel nuovo corpo le dimentica, ma sono ancora
presenti dentro di lei. Apprendere significa ricordare.
L’amore è desiderio, è tensione verso un possesso non realizzato (chi possiede non desidera) = filosofia,
il filosofo è colui che vuole sapere, non colui che sa, sta a metà tra sapiente e ignorante: come Eros che è
un demone, a metà tra mortali e immortali (p. 61).
L’amore è anche μανια, una pazzia buona perché permette all’amante di essere influenzato dall’amato: in
questo modo l'amore diventa uno strumento per formare ed elevare le anime alla conoscenza del bello.
La virtù è un comportamento retto e conforme a giustizia ed è conoscenza del modo corretto di fare una
cosa.
Dopo il trauma della condanna a morte di Socrate, che era stata possibile sotto una democrazia moderata,
Platone capisce che nessun tipo di stato andrà mai bene a meno che non sia ispirato a principi filosofici
(potere + filosofia). Così Platone unisce la dottrina dell’anima con la dottrina politica: nella Repubblica
cerca di elaborare un modello di società in cui i comportamenti giusti siano fonte di utilità per tutti (=/=
“la giustizia è l’utile del più forte”). Ciò sarà possibile solo in una società in cui le componenti sono
differenziate ma unite fra loro come membra di uno stesso corpo. Questa unità nella diversità si riscontra
anche nella struttura tripartita dell’anima:
- Επιθυμητικον (elemento concupiscible) - δημιουργοι (produttori) - cavallo nero
- Θυμοειδες (elemento del coraggio) - φυλακες (soldati) - cavallo bianco
- Λογιστικον (elemento razionale) - αρχοντες (governanti) - auriga
Inoltre le ultime due classi devono mettere in comune beni, mogli e bambini in modo da eliminare gli
interessi particolari e pensare solo al bene collettivo.
La democrazia, p 41, Repubblica
La democrazia si basa su un principio di libertà che Platone condanna, in quanto é intesa come
permissivismo, abolizione di freni e limiti: la città democratica é una città senza obblighi e doveri,
spensierata e caotica, in cui ognuno decide se seguire o meno le regole. É dunque il contrario della
Καλλίπολις caratterizzata da omogeneità e dalla totale eliminazione dell’individualismo. Poiché gli
eccessi producono eccessi opposti, l’eccesso di libertà produrrà prima o poi la schiavitù.
Spiega le degenerazioni che lo stato può avere a partire dalla καλλίπολις → timocrazia (culto
dell’onore), oligarchia (avarizia e culto del denaro), che produrrà masse di nullatenenti che insorgeranno
e daranno vita alla democrazia, infine si passerà alla tirannide (estrema malattia dello stato)
La παιδεια platonica
- esclude la lettura dei poeti come Omero perché diffondono idee sbagliate sugli dei
- Reputa l’arte di scarso valore in quanto riproduzione imperfetta della realtà, che è a sua volta
riproduzione imperfetta delle idee
- Si basa su verità
LINGUA E STILE
- Dialetto attico
- Capacità di conferire ai personaggi un’identità, una psicologia appropriata e credibile
- Abbondanza di immagini, paragoni, allegorie e miti: non servono solo ad arricchire la
speculazione, ma ne perfezionano il senso
La scrittura non è solo un mezzo, ma è parte integrante del messaggio filosofico → importante uso dei
miti: sono usati per chiarire e illustrare concetti che non potrebbero essere spiegati razionalmente in altro
modo + ne fa un uso pre-scientifico all’inizio perché insegna attraverso le immagini, poi uso
post-scientifico quando invece usa solo quello e non viene affiancato da una trattazione razionale → unico
mezzo per andare al di là dei limiti della ragione. L’immagine é la più rilevante espressione del pensiero
umano, l’altro sono i concetti: sia mito che logos sono un modo di pensare, anche se in forme diverse. Per
Platone mito e logos sono vie della conoscenza parallele e complementari (uno aggiunge quello che l’altro
non ha). Sono le sistole e le diastole del pensiero platonico.
Il mito platonico mira alla parte irrazionale del lettore: si insinua attraverso la persuasione, creando
immagini, e il lettore/ascoltatore, non si accorge di questa persuasione perchè pensa di stare ascoltando un
racconto dilettevole. Ciò che distingue il mito dal logos è proprio questo carattere subdolo: nell’opinione
dell’ascoltatore non ci sono effetti repentini, ma effetti inavvertiti che operano nell'inconscio, senza farsi
vedere.
APOLOGIA DI SOCRATE
Non è un dialogo ma un discorso di difesa in cui Socrate presenta sé stesso e la sua condizione nel
mondo.
Parte 1: difesa vera e propria con le sue articolazioni (esordio, presentazione, argomentazione,
digressione, epilogo): la missione affidatagli da Apollo ha suscitato l’odio delle persone confutate;
Parte 2: (dopo verdetto di colpevolezza) autorichiesta della pena;
Parte 3: appello diretto al suo pubblico dopo la sentenza definitiva + riflessione sulla morte.
Il racconto dell’oracolo di Delfi forse è immaginato da Platone per conferire un’origine divina al sapere
di Socrate (μάρτυρα ὐμῖν παρέξομαι τὸν θεὸν τὸν ἐν Δελφοῖς); aveva mandato a chiedere il suo amico
(democratico e personaggio noto che aveva partecipato all’esilio durante il governo dei trenta)
Cherefonte. Poi non accetta in maniera acritica neanche le parole del Dio → sa che sono vere perché la
Pizia non mente, ma vuole trovare il motivo di tale responso; comincia a interrogare politici, poeti e
artigiani = hanno un sapere solo apparente.
SIMPOSIO
È un dialogo narrato con complessa struttura a matrioska, composto tra 384-378 a.c → ha una cornice:
Apollodoro parla a degli interlocutori anonimi (che erano come lui prima di incontrare Socrate tre anni
prima, si dedicano al nulla), qualche giorno prima aveva raccontato la stessa cosa a Glaucone che ne
aveva sentito parlare da Fenicio = entrambi sono informati da Aristodemo + struttura importante per far
capire come viene trasmessa la conoscenza nel tempo.
Ambientazione del simposio (in onore dell’autore Agatone che aveva vinto le Lenee nel 416 ac):
momento di aggregazione dopo la cena, esclusivamente maschile, si beveva vino (συμ.πινω) e si parlava
di temi elevati e di valori della vita (Platone critica chi usa suonatrici di flauto) → tema centrale in questo
dialogo è l’amore.
Ogni personaggio esprime cosa pensa di quell’argomento e rappresenta la sua corrente = grande gioco di
maschere (“tutto ciò che è profondo ama le maschere”) → grande valore letterario: Platone reinventa lo
stile dell’altro e parla come parla l’altro. Personaggi:
1. Fedro: simbolo del giovane ingenuo che non ha ancora una propria opinione e cita quello che aveva
sentito, propone lui il tema. Eros è il dio più antico e dai lui derivano i beni più grandi, genera virtù →
solo quelli che amano sono disposti a morire per il loro amato (tre esempi: Alcesti e Achille come esempi
positivi e Orfeo come esempio negativo) - θειότερον γὰρ ἐραστὴς παιδικῶν: ἒνθος γὰρ ἐστι “infatti
l’amante è cosa più divina dell’amato: è pieno del dio”;
2. Pausania: il politico, difende (perché deve difendere la prassi) la pederastia solo se il giovane che
concede i suoi favori ottiene in cambio la sapienza, distinzione tra Eros celeste (x anime che in
invecchiano e con gli uomini non ci sono fini riproduttivi) e volgare (x corpi);
3. Erissimaco: il medico, la medicina era la filosofia numero due, l’amore ha una dimensione cosmica →
bisogna concedere i propri favori a quelli che sono temperanti, Eros ha una potenza così grande che
accompagna la vita di tutti gli uomini e ci permette di stare insieme;
4. Aristofane (doveva parlare come terzo ma ha il singhiozzo): il commediografo, lo usa per dire
segretamente le cose che riservava alle sue lezioni (teoria delle dottrine non scritte), mito dell’androgino;
5. Agatone: il poeta tragico, padrone di casa, imitato da Platone, il suo discorso è pieno di eloquenza ma
dice poco, però mette in luce come nei discorsi precedenti siano stati detti i beni che Eros porta, ma non
cosa sia veramente, ma poi lui non è in grado (dice solo aggettivi);
6. Socrate: idea di Platone, vuole dire la verità → per riportare il metodo socratico del dialogo, fa
raccontare a Socrate di un finto dialogo che lui stesso avrebbe avuto con la sacerdotessa di Mantinea,
Diotima (si fa confutare x confutare tutti gli altri), Eros è sempre “di qualcosa”, è amore di ciò che
manca e che desidera di avere, cerca sempre le cose belle e buone, Eros è un essere intermedio → è un
demone (rivoluzione e lo fa dire da una sacerdotessa) mediatore che unisce mondo mortale e immortale -
δαίμων μέγας καὶ γὰρ πᾶν τὸ δαιμόνιον μεταξὺ ἐστι θεοῦ τε καὶ θνητοῦ “è un grande demone e infatti
ogni elemento demonico è tra il divino e il mortale”, è una sintesi di due forze opposte = mito della
nascita. Presentata la gerarchia del bello → eros è il mezzo che ti permette di passare da un amore
sensibile a un amore spirituale: l’amore è un processo ascendente.
- amore per la bellezza fisica particolare (è il più basso perché il vero amore è quello per ciò che si
è, quindi l’anima, non per ciò che si ha, il corpo, ma questo è il punto di partenza)
- amore per la bellezza fisica in generale (l’amante riconosce la cosa in comune di tutti i bei corpi)
- amore per le anime (bellezza spirituale è più importante): passaggio importante per la cultura
greca che da sempre basava solo sulla bellezza fisica (Elena di Troia)
- amore per le belle leggi e istituzioni (fatte da anime belle)
- amore la conoscenza
- Amore per il bello-in-sé (momento supremo della vita, ma dura un istante);
7. Alcibiade: irrompe in casa tutto ubriaco e fa un elogio a Socrate (nessuno è paragonabile a lui) → lo
paragone ai sileni (brutto fuori ma bello dentro, ha tanto da mostrare e dare) e al satiro Marsia che sa
persuadere con le parole, non gli importa se uno è bello perché non ha alcun valore, Alcibiade spiega la
verità sul vero amante (cose delicatissime perché in vino veritas), Alcibiade prova a chiedere a Socrate di
scambiare la sua bellezza fisica con la sua bellezza spirituale = Socrate rifiuta perché è come scambiare
bronzo con oro (Glauco e Diomede), alla fine c’è un capovolgimento perché Socrate diventa l’amato e il
giovane che gli chiede la bellezza diventa l’amante.
Il mito dell’androgino
In origine i sessi erano tre: maschile, femminile, androgino + tutti gli uomini erano a forma di cerchio
(come se fossero due persone unite: maschio e maschio, femmina e femmina, maschio e femmina) con
quattro gambe e braccia, due volti uguali e opposti, si poteva spostare camminando dritto o rotolare + era
un tutt’uomo autosufficiente ed estremamente potente quindi decidono di attaccare gli dei → Zeus li ha
divisi in due. Da quel momento ogni metà cerca l’altra che era sua (si ammette sia l’eterosessualità che
l’omosessualità) → quando si trovavano si abbracciavano ma morivano; allora Zeus sposta i genitali
davanti e si possono connettere (x procreare e x avere sazietà dell’unione) - ζητεῖ δὴ ἀεὶ τὸ αυτοῦ
ἒκαστος σύμβολον “e così ciascuno cerca sempre la sua contromarca”. Conclusioni: l’amore è la
ricerca dell’altra metà che ti manca, di due fare un’unità, è il tentativo di risanare l’uomo e di ritrovare
l’antica natura, in amore ognuno cerca ciò che gli è congenere e vuole unirsi con esso → il vero bene è
l’armonia e l'ordine, il male è il disordine e la divisione + uno e diade (la scuola di Tubinga crede che
questa teoria, visto che non era per nulla apprezzata, Platone decise di non metterla per iscritto → qui le
dice ma con l’ironia del comico), l’amore è l’aspirazione dell’intero.
Il mito di Er
Viene presentato nell’ultimo libro della Repubblica - tema della vita dopo la morte (non il momento in
cui si muore come nel fedone, ma l’aldilà) e del libero arbitrio + dottrina platonica con radici
orfico-pitagoriche con idea della metempsicosi
Er: nome tipicamente ebraico (soldato dalla panfilia, oriente). In un Passo del Vangelo di luca in cui viene
citato Er come un antenato di Giuseppe. Soldato morto in combattimento, 12 giorni dopo mentre venivano
accolti i cadaveri, viene trovato il suo, intatto. Adagiato sulla pira e riprende a vivere. Rinvenuto racconta
quello che ha visto.
La morte è finis o transitus? (Seneca?)
Le anime arrivano in un prato in cui ci sono due aperture verso il cielo e due verso la terra. Ricevono una
pena o una ricompensa per come hanno vissuto: i giusti ricevono ricompense per 1000 anni, gli ingiusti
ricevono punizioni proporzionate alle colpe. Dopo quei 1000 anni le anime giungono davanti a Lachesi
(Moira, figlia di Zeus che aveva il compito di distribuire agli uomini la loro parte di vita) e scelgono una
nuova vita (di uomini o di animali) → fondamentale per il pensiero platonico, in discordanza con il
pensiero greco: eudaimonia, felicità legato a un demone, che può essere buono o cattivo. “La
responsabilità é di chi fa la scelta, la divinità é innocente, αιτια ελομενου: θεος αναιτιος”. Le anime
bevono al fiume dell’oblio, er no, perché deve essere messaggero di quello che succede là.
Il pensiero espresso é il primo esempio in cui è presentata la responsabilità dell’individuo, non é più il
demone che si attacca a te, sei tu che scegli. Si segna una distanza tra Platone e la mentalità tragica,
secondo cui l’uomo è mosso e determinato dal Fato (colpa del genos, Edipo, inevitabilmente e
inconciliabile, la conoscenza per Edipo non é legata alla sua felicità, anzi determina la sua infelicità). +
perché alcune anime scelgono un modello di vita negativo? Pk non conoscono abbastanza, la loro
conoscenza della virtù non è sufficiente. Il fatto che la prima anima abbia scelto il male non mina ciò che
Platone vuole sottolineare, ma rafforza l’idea che chi sbaglia sbaglia pk non sa riconoscere il bene, la
colpa è dell'ignoranza (idea socratica, intellettualismo socratico). Sbaglia solo chi è ignorante, chi
conosce sceglie modelli positivi.