A valle dei due plenum si dipartono tanti condotti quante sono le zone A, B, C.
In questi condotti confluiscono due canali che convogliano aria fredda e calda dai due
plenum corrispondenti. Le portate di aria fredda e di aria calda sono regolate con una
coppia di serrande coniugate controllate dai termostati di zona. Ad ogni zona viene in
tal modo inviata sempre la stessa portata complessiva che però può essere costituita da
proporzioni diverse d’aria fredda e calda.
La seguente figura riporta le trasformazioni dell’aria nel caso invernale: si noti
come regolando le portate d’aria dai due plenum si potrà ottenere aria in condizione
termodinamiche diverse (ZA, ZB, ZC) secondo le necessità delle varie zone A, B, C.
Potranno realizzarsi, a volontà, tutti gli stati posti sul segmento di retta che unisce b’ a
c per soddisfare coefficienti di carico R diversi.
Impianti ad alta velocità
Tra i vari sistemi ad alta velocità a portata costante si possono ricordare gli
impianti a doppio condotto (dual-duct systems). Questi impianti prevedono una doppia
rete di distribuzione di aria calda e aria fredda nell’edificio al fine di poter fornire ad
ogni singolo locale aria nelle condizioni desiderate. L’impianto, quindi, si basa sullo
stesso principio del multizone. Mentre, però, in quest’ultimo la miscela delle due arie
calda e fredda avviene nell’unità centrale, in questo impianto la miscelazione avviene
nelle immediate prossimità dei locali da servire grazie a cassette terminali controllate
da termostato.
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 8
Cap. 13
La necessità di duplicare la rete di distribuzione comporta anche l’esigenza di
contenere gli ingombri dei condotti e quindi per diminuire la sezione di questi si
aumenta la velocità dell’aria (impianti ad alta velocità). L’impianto è, quindi,
caratterizzato dalla presenza di due canali, che corrono generalmente affiancati, nei
quali l’aria si muove a pressione e velocità elevate.
Il canale “freddo” è percorso da aria a temperatura di 10÷15 [°C], con una
portata pari alla somma delle portate richieste dalle singole zone per soddisfare il carico
massimo contemporaneo di raffreddamento. Il canale “caldo” ha temperatura pari a
22÷40 [°C] e portata pari al 50÷75 % di quella del canale freddo. I due canali si
congiungono, in prossimità della zona da servire nella cassetta terminale dotata di
valvola miscelatrice servo-comandata, di regolatore di portata e di silenziatore d’uscita.
Dalla cassetta terminale si diparte un condotto a bassa velocità che serve terminali di
tipo tradizionale (bocchette). Il ricircolo invece, se presente, è sempre a bassa velocità.
I canali di mandata sono a sezione circolare, dimensionati per velocità dell’aria
pari a circa 23 [m/s] per le medie potenzialità e per circa 30 [m/s] per le grandi
potenzialità. Ne conseguono sulla rete di mandata grandi perdite di carico e pertanto la
necessità di fronteggiare elevate perdite di carico lungo i condotti. Risulta, quindi,
necessario usare canalizzazioni a sezione circolare, giunti particolari, staffaggi,
isolamenti acustici fino alle cassette terminali. Questo tipo d’impianto, consentendo di
trattare indipendentemente l'uno dall'altro ciascuna zona o addirittura ciascun locale
dell'edificio, risulta particolarmente adatto per quegli edifici ove le condizioni richieste
per l'aria d’immissione sono molto diverse da zona a zona; ad esempio, per un edificio
ove vi sia un auditorium negli scantinati e uffici ai piani superiori, con ampie superfici
vetrate e svariate orientazioni. Poiché l'aria si muove nei condotti a velocità dell'ordine
dei 25-30 [m/s], questi impianti, anche con l'adozione di necessari interventi di
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 9
Cap. 13
insonorizzazione, risultano sempre alquanto rumorosi e pertanto difficilmente si
prestano ad utilizzazioni ove il requisito della silenziosità sia particolarmente sentito.
Impianti a tutt’aria a portata variabile
Gli impianti a tutt’aria a portata variabile (Variable Air Volume: VAV)
provvedono invece a variare la quantità di aria immessa adeguandola, istante per istante,
alle necessità della zona. Con riferimento al secondo punto occorre notare che, a parità
di portata d’aria da trasportare, i canali avranno dimensioni tanto minori quanto
maggiore è la velocità dell’aria che li percorre; tuttavia, all’aumentare di tale velocità,
aumentano le perdite di carico e la rumorosità.
Questa tipologia d’impianto VAV ha stentato ad affermarsi, poiché la variabilità
della portata d’aria comporta variazione delle perdite di carico nei canali con effetto
anche sulla distribuzione dell’aria negli ambienti. L’odierna tecnologia dei componenti
ha in buona parte posto rimedio a questi inconvenienti: oggi sono disponibili terminali
in grado di essere poco influenzati da variazioni della portata d’aria dal 25% al 100%
del pieno carico.
Il vantaggio principale dell’impianto VAV è quello di consentire l’eliminazione
della batteria di post-riscaldamento in quanto la variabilità della portata consente di
effettuare comunque una buona regolazione dell’impianto. Vantaggi secondari sono
costituiti dal risparmio energetico sui ventilatori e dall’eliminazione, in taluni casi, della
necessità di ricorrere ad impianti a doppio condotto. Tendenza attuale, specialmente nel
terziario, è quella di applicare il VAV alle zone interne, caratterizzate in tutto l’arco
dell’anno dalla necessità di abbattere un carico di raffreddamento, e di affiancare a
quest’impianto un altro di tipo tradizionale per le zone vicine al perimetro dell’edificio.
La variazione della portata d’aria può essere ottenuta agendo sul motore elettrico che
muove il ventilatore per ottenere una variazione continua della velocità oppure grazie
all’impiego di ventilatori elicoidali o assiali con pale ad inclinazione variabile.
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 10
Cap. 13
13.4 Impianti aria-acqua
Questi impianti utilizzano contemporaneamente come fluidi vettori l’aria (detta
primaria) e l’acqua. Consentono di effettuare una regolazione zona per zona,
riducendo l’ingombro dei canali tipico degli impianti a tutt’aria. Infatti, l’acqua, con
un prodotto ρc (calore specifico x densità) oltre tremila volte maggiore dell’aria,
consente di trasferire, a parità di portate volumetriche, quantità d’energia decisamente
più grandi.
Questi tipi d’impianto trovano quindi collocazione ottimale laddove si dispone
di spazi limitati per le canalizzazioni, ad esempio ristrutturazioni di vecchi edifici.
Poiché l’impiego della sola acqua non consente di controllare l’umidità relativa
dell’aria interna, gli impianti aria-acqua assegnano questo compito a aria primaria
immessa negli ambienti.
L’aria primaria, prodotta dalla centrale di condizionamento, è in stato prossimo
alla saturazione (i ≅ 1) e a temperatura di circa 12-13 [°C]. In questi impianti l’aria
primaria immessa ha il compito di controllare l’umidità relativa (cioè di abbattere il
carico latente) e la purezza dell’aria mentre l’acqua ha il compito di fronteggiare il
carico sensibile.
Affinché, quindi, questa tipologia impiantistica trovi una giusta collocazione,
occorre che i carichi latenti non siano significativi, altrimenti la notevole portata di aria
primaria che si renderebbe necessaria vanificherebbe il vantaggio.
Gli impianti aria-acqua sono oggi realizzati quasi esclusivamente a
ventilconvettori con aria primaria, ma sono pure presenti impianti a induzione e
impianti a pannelli radianti con aria primaria.
Impianto a ventilconvettori con aria primaria
Questo impianto è costituito da due parti distinte: una, con circolazione forzata
ad acqua, attinge energeticamente a una centrale termica e ad una centrale frigorifera e
invia l’acqua (calda o fredda) ai ventilconvettori controllando sostanzialmente il carico
sensibile.
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 11
Cap. 13
L’altra parte d’impianto comprende una centrale di trattamento d’aria, alimentata
anch’essa dalle centrali termica e frigorifera, una rete per la distribuzione dell’aria
primaria e le bocche d’immissione nell’ambiente. Questa parte d’impianto controlla
sostanzialmente il carico latente (cioè l’umidità relativa) e provvede alla
movimentazione dell’aria ambiente e del suo ricambio. L’aria primaria ha una portata
ridotta compresa tra 0.5 e 2 volumi/ora e perciò questi impianti non hanno una rete di
condotti per la ripresa dell’aria dagli ambienti: l’uscita dell’aria da questi avviene
attraverso le fessure degli infissi o attraverso aperture dette “transit” posti sulle porte ed
è promossa da una depressione creata meccanicamente in locali opportuni (ad esempio
nei servizi igienici). La distribuzione dell’acqua può avvenire con un sistema a due, tre
o quattro tubi. Il sistema a due tubi è schematicamente rappresentato nella figura a lato
(impianto a ventilconvettori con aria primaria: sistema a due tubi). I singoli
ventilconvettori sono collegati alla centrale di trattamento dell'acqua con un circuito a
due tubi, del tutto analogo a quello utilizzato per gli impianti di riscaldamento. La figura
mostra il collegamento sia alla centrale termica (C) sia alla centrale frigorifera (F).
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 12
Cap. 13
Con questo allacciamento è impossibile realizzare una zonizzazione in quanto
tutti i mobiletti o sono riscaldati o sono raffreddati, mentre potrebbe essere richiesto un
raffreddamento in alcune zone e un riscaldamento in altre. Ciò può essere realizzato con
un impianto a tre tubi (figura sottostante), ove i singoli ventilconvettori sono collegati
sia alla centrale di riscaldamento che a quella di raffreddamento, tramite una valvola
deviatrice a tre vie. È così possibile inviare acqua calda ad alcuni terminali e fredda ad
altri realizzando così una regolazione a più zone.
Un inconveniente di questo sistema è rappresentato dal fatto che tutte le uscite
dei ventilconvettori, sia caldi sia freddi, confluiscono in un unico condotto di ritorno
che porta alle due centrali termica e frigorifera. Ciò rappresenta un notevole spreco
d’energia, poiché si raffredda con la miscela l'acqua calda in uscita e si riscalda quella
fredda, per poi nuovamente riscaldare e raffreddare il tutto.
Per evitare ciò si può pensare di tenere separate anche le uscite dai mobiletti
realizzando quindi un impianto a quattro tubi. Osservando la figura successiva si può
notare che, inserendo sulle uscite un'altra valvola a tre vie deviatrice, azionata in
parallelo a quella in ingresso, si possono tenere separato il circuito caldo da quello
freddo in tutto lo sviluppo della rete. Il termostato ambiente che agisce sulle valvole
d’ingresso e d’uscita le commuterà contemporaneamente inviando tutte le uscite fredde
al condotto freddo e tutte quelle calde al condotto caldo.
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 13
Cap. 13
L’aria primaria è distribuita a bassa velocità e a portata costante. La regolazione
avviene imponendo all’aria in uscita valori costanti di temperatura e umidità relativa al
variare delle condizioni esterne. Oltre alla regolazione centrale è presente una
regolazione locale on/off con termostato ambiente che interviene direttamente
sull’elettroventilatore.
Tra gli inconvenienti di questo tipo d’impianto ricordiamo:
• deumidificazione incontrollata che avviene sulla batteria fredda del
ventilconvettore, da cui consegue una inaccurata regolazione dell’umidità relativa
attraverso l’aria primaria. Per limitare quest’inconveniente occorre affidare il più
completamente possibile all’aria primaria il controllo dell’umidità e quindi conviene
proporzionare le batterie dei ventilconvettori in modo da limitare drasticamente la
condensazione (temperatura d’alimentazione dell’acqua non inferiore a 11÷13 [°C]);
• rumorosità dei ventilconvettori;
• esistenza di una moltitudine di punti oggetto di manutenzione: linea elettrica,
elettroventilatore, commutatore di velocità, una o due batterie di scambio termico e
una o due valvole a più vie soggette a perdite, filtro da pulire periodicamente,
scarico per l’acqua di condensazione, apparecchiatura locale di regolazione.
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 14
Cap. 13
Impianto aria-acqua con mobiletti a induzione
Sino a questo punto abbiamo fatto riferimento a un impianto con aria primaria e
ventilconvettori. Esistono anche impianti, detti nei quali i ventilconvettori sono sostituiti
da mobiletti a induzione (o, più raramente, da pannelli
radianti). Anche tali impianti possono essere realizzati
nelle versioni a due, tre o quattro tubi. Il mobiletto ad
induzione è costituito da un’apparecchiatura (vedasi la
figura a lato) collegata alla rete di distribuzione
dell’aria primaria e contenente una batteria di scambio
termico. L'aria primaria perviene ai mobiletti ad
induzione ad alta velocità e, quindi, attraverso una serie
d’ugelli, sbocca nei singoli mobiletti. Il getto costituito
dall’aria primaria provoca una zona di depressione che
richiama dall’ambiente, per induzione, ulteriore aria
esterna. L'aria che lambisce la batteria di scambio
termico è costituita quindi in parte dal getto dell’aria
primaria che percorre il mobiletto e in parte dall’aria d’induzione: quest’ultima ha una
portata pari a circa tre-sei volte la prima. Con l’impiego dei mobiletti ad induzione si
riesce ad eliminare l'installazione nell'ambiente d’apparecchiature con parti in
movimento. Le batterie alettate saranno percorse d'estate da acqua fredda e d'inverno da
acqua calda. Questo tipo di mobiletto limita notevolmente i costi di manutenzione. Si
può ancora precisare che il rapporto tra la portata d'aria primaria immessa nel locale Ga
e la portata d'aria secondaria richiamata dall'ambiente Gr viene detto rapporto di
induzione ξ:
ξ = Ga/Gr
Questo rapporto può raggiungere valori pari a circa 1/5 - 1/6 ed è in genere
fornito dal fabbricante. Nello schema rappresentato l'aria richiamata dal locale
(secondaria) Gr passa attraverso la batteria e si miscela con l'aria primaria Ga.
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 15
Cap. 13
Sul diagramma ASHRAE sono rappresentate le trasformazioni dell'aria quando
venga scambiato nella batteria un flusso sensibile positivo e negativo. Si noti come,
agendo sull’entità e segno dei flussi sensibili, sia possibile realizzare stati di immissione
dell’aria nell’ambiente diversi (stato i’ e i’’) posti sulle rette di carico R’ e R’’.
Ovviamente, qualora l'entità del carico latente sia rilevante, tale da richiedere per
un suo controllo una notevole portata d'aria primaria, la complicazione impiantistica dei
due circuiti (aria primaria ed acqua) non è giustificata, per cui è preferibile ricorrere
direttamente agli impianti a tutta aria.
Come già accennato talvolta i mobiletti (ventilconvettori e a induzione) sono
sostituiti da pannelli radianti, dando così luogo agli impianti a pannelli radianti con
aria primaria che trovano qualche applicazione nel terziario (uffici, sale riunione, ecc.).
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 16
Cap. 13
In questo tipo d’impianto l’abbattimento del carico sensibile è affidato ai
pannelli radianti mentre, come al solito, all’aria primaria sono affidati l’abbattimento
del carico latente, la movimentazione e il ricambio dell’aria ambiente. I pannelli
possono essere del tipo incorporato o sospeso. Sono serviti in inverno da acqua a
temperatura 45÷50 [°C] se incorporati e sino a 80 [°C] se sospesi, mentre in estate da
acqua a 15÷18 [°C] ponendo attenzione che sulla loro superficie non si raggiunga la
temperatura di rugiada. Questa soluzione impiantistica presenta il vantaggio di non
avere terminali a terra, assoluta silenziosità, di consentire un risparmio energetico in
quanto consente, a parità di benessere fisiologico, di ottenere temperature dell’aria
interna minori in inverno e maggiori in estate.
Tra gli inconvenienti ricordiamo, per i pannelli incorporati, la necessità di
prevederne l’impiego in fase di costruzione, le sollecitazioni trasmesse alle strutture a
causa delle dilatazioni termiche, la lentezza della loro regolazione a causa della grande
inerzia termica dei solai, il pericolo di formazione di condensa e i gravissimi danni in
caso di perdite accidentali. Alcuni di questi inconvenienti si possono eliminare o ridurre
ricorrendo all’impiego dei pannelli sospesi; in tal caso però s’introduce un notevole
condizionamento estetico e funzionale del locale.
13.5 Impianti a fluido refrigerante
Spesso nel caso di edifici esistenti in cui risulterebbe estremamente onerosa la
posa in opera di un nuovo impianto di climatizzazione centralizzato o per
applicazioni di modesta importanza a locali di piccola volumetria, si utilizzano impianti
a fluido refrigerante. Questi impianti sono costituiti da unità singole (condizionatori da
finestra) che racchiudono in un unico involucro l’unità frigorifera, la batteria di
scambio e l’unità di ventilazione.
A volte questi condizionatori sono realizzati in versione pompa di calore e
possono quindi provvedere anche a soddisfare esigenze invernali. Una tipologia più
interessante d’impianti a fluido refrigerante è quella denominata, con recente
neologismo, impianto split (split system). Trova applicazione nella climatizzazione
estiva e invernale di piccole e medie unità abitative o nel terziario. Il nome split deriva
dal fatto che questi impianti sono suddivisi in due parti, una interna e l’altra esterna al
volume da climatizzare. L’impianto è a ciclo inverso a compressione e consta quindi di
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 17
Cap. 13
un evaporatore, di un compressore, di un condensatore e di una valvola d’espansione
isoentalpica (vedasi figura seguente).
Nelle successive figure sono riportati sul diagramma (P, h) del fluido frigorigeno R22
rispettivamente i cicli nel caso di pompa di calore (inverno) e impianto frigorigeno
(estate). L’esempio fa riferimento ad una pompa di calore aria-aria, all’impiego e a
condizioni termiche tipiche delle regioni a clima temperato.
Ciclo a pompa di calore nel funzionamento invernale
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 18
Cap. 13
Si ricorda che la prestazione energetica di un impianto a pompa di calore è
espressa dal coefficiente di prestazione COPp definito, in termini delle variazioni di
entalpia del fluido frigorigeno riportate sul diagramma (P, h), dalla relazione:
h3 - h4
COPp =
h3 − h2
Il COPp, come noto, rappresenta il rapporto tra il calore trasferito alla sorgente
superiore (effetto utile) e l’energia meccanica (e quindi elettrica) utilizzata dal
compressore per effettuare tale trasferimento.
Per impianti aria-aria il valore di COPp si aggira attorno a 2.5. In un impianto
termico con generatore di calore di tipo tradizionale il costo del calore utile si aggira
oggi attorno a 0.0217 [euro/MJ]. La pompa di calore impiega energia elettrica con un
costo pari a circa 0.163 euro per 1 [kWh] (equivalente a 3.6 MJ).
Ipotizzando un COPp = 2.5 (possibile in climi temperati) si ottengono per 1
[kWh] 9 [MJ] di energia termica al condensatore. Il costo sarà quindi pari a 0.163/9 =
0.0181 [euro/MJ]. Si può notare quindi che, per climi temperati, l’esercizio della
pompa di calore presenta un vantaggio economico rispetto alle soluzioni tradizionali.
In corrispondenza a riduzioni delle temperature esterne (climi progressivamente più
rigidi), il diminuire del COPp porterà a vantaggi sempre meno sensibili.
Una sua ulteriore diffusione è essenzialmente condizionata dalle politiche di
distribuzione e di vendita dell’energia elettrica. Nei climi rigidi la pompa di calore trova
vantaggiosa applicazione solo nelle versioni acqua-aria o acqua-acqua, eventualmente
elioassistita.
Nel funzionamento estivo l’effetto utile è costituito dalla sottrazione di calore
dalla sorgente inferiore, per cui in questo caso il COPf viene definito nel modo
seguente:
h 2 - h1
COPf =
h3 − h2
Anche per il funzionamento estivo negli impianti aria-aria il valore di COPf
dipende notevolmente dalla temperatura dell’aria esterna e decresce rapidamente
all’aumentare di essa. In climi temperati (temperatura massima esterna estiva pari a
circa 35 [°C]) il valore di COPf si aggira attorno a 3.3.
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 19
Cap. 13
Ciclo estivo della pompa di calore
La figura seguente mostra schematicamente il funzionamento invernale ed estivo
di un impianto split con pompa di calore aria-aria.
Funzionamento invernale ed estivo di un impianto split
Si può notare la presenza di due parti distinte d’impianto: una esterna E contenente una
batteria di scambio termico B1 con il relativo elettroventilatore e una posta all’interno
dell’ambiente contenente una seconda batteria di scambio termico B2 con un secondo
ventilatore, il compressore C, la valvola di laminazione VL e la valvola di
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 20
Cap. 13
commutazione del funzionamento invernale/estivo VC. Le parti E ed I sono collegate
da tubazioni coibentate, generalmente in rame, ove scorre il fluido refrigerante. La parte
E è appesa alla facciata esterna dell’edificio, possibilmente in zona protetta dalle
intemperie, mentre la parte I è situata nella zona da climatizzare, se questa è costituita
da un unico ambiente, oppure nel caso di più ambienti serviti in un plenum dal quale,
attraverso bocchette, l’aria affluisce nei locali. In quest’ultimo caso, l’aria è ripresa per
mezzo di transit dai singoli locali (esclusi i servizi igienici) ed è fatta ricircolare sulla
batteria B2. L’aria immessa nei servizi igienici deve venire espulsa. Le parti E ed E
svolgono, d’inverno, rispettivamente le funzioni di evaporatore e condensatore, mentre
d’estate tali ruoli s’invertono operando sulla valvola VC.
La valvola VC consente cioè l’inversione del flusso del fluido refrigerante passando
dal funzionamento invernale a quello estivo. L’inversione su tale valvola può essere
realizzata manualmente o automaticamente al passaggio di stagione. È appena il caso di
notare che, in questo tipo d’impianto, occorre provvedere separatamente al rinnovo
dell’aria e che il controllo dell’umidità relativa è inesistente in inverno e molto
grossolano in estate.
13.6 Cenni sulla distribuzione dell’aria negli ambienti
In genere gli impianti di condizionamento operano, come si è visto, prelevando
dall'esterno una certa portata d'aria pulita la quale dopo essere stata miscelata con aria di
ricircolo viene inviata nella centrale di condizionamento e da questa poi distribuita ai
vari ambienti da condizionare. Tutti i condotti ove passa l'aria costituiscono quindi una
rete: il dimensionamento dei condotti (perdite di carico distribuite) e dei raccordi,
imbocchi, sbocchi, etc. (perdite di carico concentrate), dovrà essere studiato
accuratamente al fine di consentire un corretto deflusso dell'aria contenendo
contemporaneamente la potenza del relativo propulsore (ventilatore). Ovviamente, il
progettista incontrerà numerosi altri vincoli; ad esempio i condotti in generale dovranno
seguire percorsi obbligati, rispettare le dimensioni di alloggiamenti (per esempio, stare
nella controsoffittatura dell'edificio, ecc).
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 21
Cap. 13
In figura viene schematizzato un semplice esempio di rete di distribuzione: ogni
locale, ovviamente dovrà essere alimentato da una diversa portata d'aria.
Senza entrare in particolari circa il dimensionamento di questi circuiti di
distribuzione dell'aria, basterà osservare che questo si basa sugli stessi criteri adottati
per il dimensionamento della rete di distribuzione dell'acqua calda già accennati al
riguardo degli impianti di riscaldamento. Anche in questo caso, infatti, si farà ricorso
all'equazione di Bernoulli per realizzare l’equilibrio delle perdite di carico in
corrispondenza alle portate di progetto per i diversi rami di distribuzione. Ad esempio,
in riferimento allo schema precedente, le perdite di carico tra l'uscita del ventilatore e
l'immissione nei vari ambienti dovranno risultare identiche quando nei tre rami circolino
le portate previste dal progetto. In genere per semplificare i calcoli si considera costante
la densità dell'aria in moto nei condotti.
L'aria viene immessa negli ambienti mediante apposite aperture dette bocchette.
La forma, il numero e la disposizione delle bocchette di immissione devono essere
studiate in modo opportuno al fine di assicurare una buona miscelazione dell'aria
immessa con quella ambiente evitando la formazione di vie preferenziali, ad esempio
fastidiose "lame d'aria" calda o fredda.
In genere le bocchette
d’immissione o di mandata sono poste
negli ambienti ad una certa altezza. Loro
scopo è essenzialmente quello di garantire
una buona e efficace distribuzione
dell'aria immessa nel locale. Spesso è
opportuno suddividere su più bocchette la
portata d'aria immessa proprio al fine da
non lasciar scoperte zone dell'ambiente stesso. Le bocchette d’immissione, a differenza
di quelle d’estrazione, poste in genere a livello del pavimento del locale, sono
caratterizzate da alette mobili che consentono di indirizzare opportunamente il getto
d'aria. Il costruttore deve fornire tutte le informazioni tecniche che consentano al
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 22
Cap. 13
progettista di raggiungere una buona distribuzione dell'aria immessa nel locale. Senza
entrare in particolari si faranno solo alcuni cenni.
Il getto d'aria immesso nell'ambiente trascina con sé un notevole volume d'aria
miscelandosi con questa secondo una fenomenologia alquanto complessa. Dal punto di
vista tecnico, per descrivere le caratteristiche del getto d'aria emesso da una bocchetta,
si usa far riferimento alla forma assunta nello spazio da una superficie isocinetica a w =
0.25 [m/s]. Questa superficie isocinetica divide il volume dell'ambiente in due zone:
nella prima il modulo della velocità dell'aria è superiore a 0.25 [m/s], mentre nella
seconda è inferiore a tale limite.
Si definisce gittata la distanza orizzontale (o verticale) tra il punto d’immissione
ed il punto più lontano da questo sull'isocinetica tracciata.
Un'altra importante caratteristica della bocchetta, la caduta, consente di valutare
la distanza dell'isocinetica suddetta dal pavimento e quindi anche dalla testa delle
persone in piedi. In genere è opportuno che tale isocinetica disti dal pavimento almeno
2.20 [m].
Oltre a ciò la gittata di una bocchetta installata su una parete deve risultare
inferiore alla distanza esistente con l'opposta parete.
La linea che l’isocinetica suddetta assume in pianta viene detta diffusione. È
necessario nella scelta delle bocchette tener anche conto di quest'ultima caratteristica al
fine di meglio ricoprire, con i getti, tutta la pianta del locale.
Per le bocchette d’estrazione a livello del pavimento, si può osservare che la
velocità d’estrazione dell'aria all'imbocco della bocchetta stessa non deve essere troppo
elevata per evidenti motivi. In genere per bocchette a pavimento essa non è opportuno
superi i 0.5 [m/s], mentre per bocchette a parete si possono adottare velocità
d’estrazione superiori, dell'ordine di 1 [m/s].
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 23
Cap. 13
ESERCIZI ED ESEMPI
1) In riferimento ad un impianto a sola aria a bassa velocità (w = 10 [m/s]) si valuti
la portata volumetrica d’aria Gva necessaria per fronteggiare il carico sensibile ϕsen = 10
[kW] e mantenere a ta = 26 [°C] un ambiente immettendo aria a ti = 16 [°C].
Si valuti il diametro D del condotto di immissione aria.
La portata volumetrica d’aria Gva:
ϕ sen = ρ a ⋅ G va ⋅ (h a − h i ) ≅ ρ a ⋅ G va ⋅ c pa ⋅ (t a − t i )
ϕ sen 10000
G va ≅ = = 0.921 m 3 / s
ρ a c ap (t A − t i ) 1.2 ⋅ 1005 ⋅ (26 - 16))
Il diametro D del canale è:
D2
G va = π ⋅ ⋅w
4
4G va 4 ⋅ 0.921
D= = = 0.34 [m]
π⋅w 3.14 ⋅ 10
2) Si supponga di fronteggiare lo stesso carico ϕsen con un mobiletto
ventilconvettore la cui batteria sia alimentata con acqua refrigerata per cui si ipotizza,
tra ritorno e mandata, ∆t = 9 °C. Si suppone la velocità dell’acqua waq= 1 [m/s]. Si
valuti il diametro D del tubo di alimentazione.
La portata volumetrica Gv d’acqua necessaria è:
ϕ sen 10000
Gv = = = 2.65 ⋅ 10 -4 m 3 / s
ρc ⋅ ∆t 1000 ⋅ 4186 ⋅ 9
Il diametro D del tubo di alimentazione è:
D2
Gv = π⋅ ⋅ w aq
4
4G v 4 ⋅ 2.65 ⋅ 10 − 4
D= = = 0.018 [m]
π ⋅ w aq 3.14 ⋅ 1
Si noti che in questo caso il carico sensibile potrà essere fronteggiato con un diametro di
soli 0.018 [m].
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 24
Cap. 13
3) Un locale viene riscaldato mediante un sistema a pompa di calore. Se in
corrispondenza ad una temperatura di progetto te = 0 [°C] il fabbisogno termico del
locale risulta pari a ϕsen = 5000 [W], quale sarà la potenza P della pompa ? (assumere
COPp = 3.4)
La potenza elettrica P è:
ϕ sen ϕ 5000
COPp = ⇒ P = sen = = 1470 [ W]
P COPp 3.4
4) Per mantenere la temperatura interna a ta = 25 [°C] in un ambiente durante la
stagione estiva si utilizza un sistema split a fluido refrigerante. Se il carico sensibile del
locale è ϕsen = 3000 [W] quale potenza elettrica P sarà necessaria con COPf = 2.5 ?
La potenza elettrica P è:
ϕ sen ϕ 3000
COPf = ⇒ P = sen = = 1200 [ W ]
P COPf 2.5
TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO 25
Cap. 13