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Seneca 1

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SENECA

LA VITASeneca già lo abbiamo visto nel momento in cui abbiamo parlato dell’età augustea in quanto sarà
maestro di [Link] da una famiglia aristocratica;il padre è Seneca il Retore fautore di una certa
[Link] dedica agli studi filosofici in particolare di Attalo avvicinandosi allo stoicismo,dottrina che poi
Seneca professerà,un po' come se fosse il suo obiettivo da raggiungere piuttosto che ciò che riesce
effettivamente a conseguire,infatti alla corte di Nerone si arricchirà anch’egli e lascerà parlare di sé come
colui che predica bene e razzola male,poiché in quanto stoico dovrebbe lasciare le ricchezze e accontentarsi
di [Link] proprio grazie alla sua attività retorica (prima questore,poi entrò nel senato),suscitò l’ira
di Caligola che voleva farlo uccidere;diciamo che fu salvato da una donna che fece notare a Caligola come
un uomo così cagionevole di salute come Seneca era destinato a morire presto,inducendo in questo modo
l’imperatore a desistere da quello che sembrava un inutile [Link] effetti però fu molto avverso a
[Link] nel periodo di Claudio fu coinvolto da Messalina in uno scandalo di corte e per questo fu
mandato in esilio dove restò per 8 [Link] esilio in Corsica fece sì che lui meditasse,pe3rfezionasse se
stesso e in qualche modo elaborasse quello che sarà il suo pensiero,soprattutto grazie al contatto con la
[Link] richiamato poi dall’esilio grazie ad Agrippina,seconda moglie di Claudio,la quale aveva un piano
strategico cioè voleva che suo figlio divenisse imperatore,facendolo adottare da Claudio,a scapito di
Britannico;Seneca fu nominato precettore di Nerone,e quando poi questi salì al potere con la morte di
Claudio,divenne quindi precettore di un [Link] cinque anni in cui regnò la pace nell’impero
di Nerone perché la vita di corte si svolgeva alla luce dei precetti dello stoicismo e chiaramente questo poi fu
definito “quinquennio felice.

LA LAUDATIO FUNEBRIS E LA “APOKOLOKYNTOSIS” Durante questo periodo,Seneca fu chiamato a scrivere


la “laudatio funebris” di Claudio che Nerone doveva pronunciare (discorso in encomio della morte
dell’imperatore Claudio).Seneca scrisse la “Apokolokyntosis” cioè “trasformazione in zucca” piuttosto che
apoteosi=“trasformazione in Dio”,proprio perchè viene parodizzata la divinizzazione di [Link] cos’è? E’
una satira menippea,una laudatione funebre misto di prosa e di [Link] le tante cose si immagina che
Claudio viene accolto dagli dei e viene costretto nel frattempo,sotto la supervisione di un liberto, a giocare a
dadi con un barattolo senza fondo in modo che il colpo non possa mai essere tirato:è una specie di
contrappasso (lui che aveva dato tanto potere ai liberti,adesso era sorvegliato da uno di essi).

IL RITIRODiciamo che questo è il momento felice perché poi le cose cambiano;sappiamo che Nerone si
circonda di personaggi ambigui,sappiamo che non voleva essere un principe prudente e clemente e che
voleva dare libero sfogo ai suoi atteggiamenti populisti;infatti tolse molti dei poteri al Senato che rimase
quasi un organo di facciata e che ridusse di molto la libertà.Con la morte di Burro,Seneca non trovò più
spazio nella vita di corte e quindi si allontanò dalla [Link] un periodo molto triste,in cui scrive le
“Epistolae ad Lucilium” che sono un po' il suo testamento filosofico.

LA MORTENonostante l’allontanamento,viene fatto il suo nome a proposito della congiura dei Pisoni e
quindi riceve da Nerone l’ordine di [Link] quanto lui fosse cagionevole di salute,risulta una morte
molto lenta e sofferente:si taglia prima le vene ma non riuscì,poi bevve della cicuta ma non fece effetto,si
fece immergere nell’acqua calda per favorire l’emorragia e infine chiese di essere portato in un bagno a
vapore dove morì soffocato.

LE OPERENon si può in realtà dare una connotazione cronologica alle sue opere;per esempio,sappiamo
che le “Epistolae ad Lucilium” le ha scritte nel periodo di allontanamento dalla politica,ma
precedentemente scrisse tutta una serie di opere raccolte nei “Dialogi” da cui si escludono,oltre che le
epistole a Lucilio,anche il “De clementia” e il “De beneficiis” che sono due trattati che seguirebbero proprio
il principe nel momento del suo massimo potere,dovendo esserne da [Link] scrive anche,un’opera sulla
natura “le Naturales questiones”proprio perché per lui è fondamentale che l’uomo se ne senta parte e la
conosca perché l’ignoranza è il modo più semplice per abbandonarsi alle passioni,e la conoscenza di sé e
della natura è un momento fondamentale.

Poi,attestato della sua ampia cultura,sono le tragedie tutte di argomento greco (cothurnatae),solo una è di
argomento latino,”Octavia” la prima moglie di Nerone;queste tragedie sono talmente improntate al barocco
imperiale,all’eccesso dell’orrido e del macabro,che si riteneva potessero essere solo lette e non
rappresentate.

SENECA LO STOICO:

Abbiamo detto che persegue la virtù come stoico ma la sua vita a volte lo fa apparire non sempre coerente
con [Link] si giustifica dicendo che persegue la cultura stoica ma anche lui deve fare tesoro dei propri
errori per migliorare se stesso;per Seneca,la prima cosa importante è quella di migliorare costantemente se
stessi liberandosi dalle passioni e avendo come obiettivo la virtù.

Come ci si libera dalle passioni?Lui fa un esempio:parla del malato,che prima di potersi curare deve
riconoscere di essere malato e solo in tal caso può affrontare la cura con consapevolezza;quindi l’uomo deve
riconoscere di essere preso da queste passioni,e solo in questo modo potrà liberarsene esercitando su se
stesso un lavoro [Link] passioni sono soprattutto quelle che lo volgono verso il potere,verso i beni
materiali e i modi dell’animo sono quelli che pian piano devono essere eliminati a favore di una costante
razionalità che tenga a bada tutti gli eccessi.

La peggiore delle manifestazioni umane è quindi l’ira,che offusca la ragione e lascia spazio anche all’irruenza
ed anche alle altre passioni.L’ira e l’ignoranza sono i peggiori mali che possano colpire l’uomo.L’uomo come
deve fare per coltivare la virtù?Innanzitutto seguire l’esempio degli uomini buoni e saggi,avere quindi come
riferimento altri saggi storici che vivono in funzione della virtù;i valori sono quello dell’amicizia,della
condivisione,dello scambio [Link] stoicismo è volto quindi al miglioramento di se ma solo perché poi
questo perfezionamento di sé deve essere messo al servizio degli altri in una dimensione verticale che è
l’elevazione [Link] al servizio degli altri è la prerogativa più importante,ecco perché lo stoico è
sempre legato alla vita politica,perché qui può esercitare questa sua volontà di fare il bene della comunità
(già lo vedemmo con Virgilio,nelle Georgiche e l’Eneide).

Il logosLo stoico deve anche poi sentirsi parte integrante della natura,guidata secondo lui da un principio
primo:il logos,che muove le regole dell’universo e tutto riconduce a questo principio,così come l’anima
riesce a rendersi conto delle parti del corpo attraverso i sensi.

La morteDiciamo che in quest’ottica si accetta anche la morte come parte della vita e come affermazione
di sé;lo stesso Seneca porta l’esempio di Catone Uticense per far capire che a volte la morte è un gesto
eroico (pur di non cadere nelle mani di Cesare,si suicida).Anche in questo senso lui accoglie la morte non
come una liberazione ma come affermazione della propria libertà.

tema del tempoE’ chiaro che,la considerazione della vita e della morte acquista una nuova prospettiva
perchè,se questa è la considerazione della morte,come spendiamo il nostro tempo e quanto ne abbiamo a
disposizione?Lui arriva a dire che non è poco il tempo che abbiamo ma lo spendiamo male perché non è la
quantità che importa ma la qualità;quindi se noi mettessimo a frutto tutto il nostro tempo per migliorare noi
stessi,il tempo sarebbe sufficiente ma non lo è perché noi siamo distratti da esigenze materiali che ci
allontanano da quello che dovrebbe essere il nostro scopo primario.

Il fine dello stoicismoè essere saggio,ovvero non lasciarsi turbare dalle circostanze.

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