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San Giorgio Tornato dal viaggio a Roma del 1402, intrapreso insieme Brunelleschi,
Donatello scolpì diverse statue in marmo per molte chiese fiorentine. La più
importante è senza dubbio il San Giorgio, concepita per una delle nicchie esterne a
forma di tabernacolo gotico della Chiesa di Orsanmichele a Firenze. Secondo la
tradizione, san Giorgio era un cavaliere cristiano che aveva ucciso un drago
salvando una principessa offerta in sacrificio al mostruoso animale. Donatello lo
rappresenta come un nobile eroe, vestito con un'armatura ispirata a quelle degli
antichi romani. Il volto, attento e orgoglioso, è caratterizzato dalla fierezza
dello sguardo. La posizione salda delle gambe, il pugno destro che in origine
serrava una spada di metallo (oggi rimossa) e l'espressione concentrata ne esaltano
la fermezza e la consapevolezza delle proprie capacità, in una non casuale
allusione all'uomo nuovo del Rinascimento. La statua poggia su un basamento con un
bassorilievo raffigurante San Giorgio che libera la principessa. La geniale novità
proposta da Donatello è la raffigurazione illusionistica dello spazio aperto entro
cui si svolge la scena. La soluzione, semplice ma efficace, è ottenuta con una
sottile gradazione del rilievo, capace di suggerire la percezione dello scorciarsi
della grotta a sinistra e del portico a destra. Qui Donatello mise a punto la
cosiddetta tecnica dello "stiacciato", con gli elementi della raffigurazione che
assumono una sporgenza progressivamente sempre più bassa man mano che si
allontanano dal primo piano. Le figure del drago, del cavallo, del santo e della
principessa (più vicine e quindi più spesse) "staccano" mággiormente dal piano di
fondo, mentre il fondale paesaggistico, fatto di colline e alberi, è appena inciso,
quasi disegnato nella lastra di marmo.

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