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LEZIONE 25/11/24

Al termine della cena a casa di Trimalchione (ci sono delle lacune anche sul piano della
trama perché l’opera ci è giunta frammentaria, quindi non sempre ci è possibile ricostruire i
nessi tra un evento e l’altro). Il filo conduttore è questa relazione homoerotica, relazione
omosessuale che lega Encolpio a Gitone: Gitone è un ragazzo molto bello ma per questo
molto corteggiato e anche alquanto libero nella scelta di un partner e di un altro, nel passare
dunque da un partner all’altro. Encolpio e Ascilto litigano, perché Ascilto è interessato e
Gitone. Encolpio e Ascilto litigano per Gitone che sceglie Ascilto alla fine; a quel punto
Encolpio disperato si ritrova in una pinacoteca e qui incontra Eumolpo, anziano poeta, non
privo di una certa cultura, ma anche lui vive una vita vagabonda, che non si espone a
continui colpi di scena e imprevisti.

Le sezioni più ampie dell’opera sono il Troiae halosis e il Bellum civile, sezioni che
connotano quest’opera come un prosimetro, quindi un’alternanza di prosa e versi che è un
tratto tipico della satira menippea. La satira menippea la troviamo nelle Satire di Varrone e
nell’Apokolochiuntosis di Seneca. Oltre all’alternanza di prosa e versi, gli elementi comuni
tra il Satyricon e la satira menippea sono anche:
-la vocazione parodica alla parodia, cioè allo stravolgimento dei modelli alti
-una varietà di registri a livello stilistico e lessicale

La scena successiva a questa della pinacoteca vede Encolpio, Gitone e Eumolpo imbarcati
su una nave, quindi Encolpio e Gitone si sono riappacificati e Ascilto è scomparso dalla
scena. E’ Eumolpo a trovare questo passaggio sulla nave: il viaggio è un altro elemento
tipico del Satyricon ed è un tratto in comune con il romanzo di età ellenistica, in cui le
vicende e le peripezie si snodano lugo l’asse temporale del viaggio.
Una volta giunti su questa nave, Encolpio e Gitone scoprono che il proprietario di questa
nave è Lica, un personaggio con cui sia Encolpio che Gitone hanno avuto dei trascorsi
burrascosi. E su questa nave c’è questo personaggio che appartiene al passaggio recente
dei due protagonisti, una donna di grande bellezza, una bellezza che corrisponde alla
licenziosità nel comportamento dei costumi, Tritena.

Noi non sappiamo quali siano stati esattamente i motivi di incontro e di scontro tra questi
personaggi: veniamo a sapere che Encolpio è talmente amico a Lica e lo aveva anche
depredato economicamente, aveva saccheggiato la nave di Lica e quindi quando Lica
scoprirà che sulla sua nave c’è Encolpio, questo produrrà una vera e propria rissa.
Tritena, questa donna bellissima, tanto bella quanto licenziosa, avrebbe avuto una relazione
con Encolpio, ma poi ha sedotto Gitone. Quando Encolpio e Gitone si rendono conto che il
proprietario della nave è Lica, capiscono di essere in pericolo e si camuffano, travestandosi.
Anche il travestimento è un tratto tipico del romanzo e dei racconti di avventura. Si
travestono da schiavi di Eumolpo ma poi vengono scoperti e nel momento della scoperta si
crea una rissa. Eumolpo placa gli animi e una volta avvenuta la pacificazione, per suggellare
la pace raggiunta, Eumolpo racconta una novella: la novella della matrona di Efeso.

Anche il genere della novella milesia è un genere a cui il Satyricon si riconduce. Le fabulae
milesie sono novele in cui è prevalente il contenuto erotico e licenzioso. L’esponente fu
Aristide di Mileto, un autore del II secolo a.C. Queste novelle vengono tradotte in latino da
Cornelio Sisenna. Il Satyricon presenta tratti in comune con le novelle per questa attenzione
alla quotidianità, per la presenza di contenuti di carattere erotico e licenzioso e questa
comunanza con la novella è testimoniata nel Satyricon dalla presenza di 5 novelle che sono
strettamente correlate al contesto.

Noi leggiamo questa novella perché si inserisce pienamente nel percorso che stiamo
seguendo.

LA NOVELLA LA MATRONA DI EFESO


il narratore qui è Eumolpo ed è per noi estremamente interessante l’introduzione di Eumolpo
a questa novella.

PETRONIO, SATYRICON, 110, 6-113, 3

Ceterum Eumolpos, et periclitantium advocatus et praesentis concordiae auctor, ne sileret


sine fabulis hilaritas, multa in muliebrem levitatem coepit iactare.
Frattanto Eumolpo (con desinenza alla greca, è un nominativo con l’uscita in -os che è la
desinenza del nominativo della seconda declinazione ed è la desinenza che in latino vedrà
l’oscurimento della -o- in -u- nella seconda declinazione latina) nostro patrono nel
momento del pericolo e artefice dell’attuale concordia (abbiamo detto che Eumolpo è
riuscito a comporre il vivace scontro tra gli antagonisti) perchè l’allegria non venisse
meno/non cessasse (sileret) in assenza di argomenti (sine fabulis) prese (coepit) a
narrare molte cose/molte prove (multa) sulla leggerezza d’animo delle donne.

-periclitantium: è un genitivo plurale del participio presente periclitans, antis. Traduciamo


“nostro patrono nel momento del pericolo”. Abbiamo detto infatti che Eumolpo aveva svolto il
ruolo di pacificatore, qui sta parlando Encolpio che è l’io narrante e quindi Encolpio dice che
Eumolpo ha il ruolo di advocatu.
-ne sileret sine fabulis hilaritas: finale negativa.
-multa in muliebrem levitatem coepit iactare: proposizione principale.
-iactare: verbo frequentativo.
-multa: accusativo femminile neutro plurale.

La donna è collegata alla levitas animi, alla leggerezza animi o alla debolezza della capacità
raziocinante e ad una naturale propensione e prevalenza della sfera dell'istintività e della
sfera delle passione e una naturale propensione al piacere. Gli antichi classici avevano
supportato questa teoria con il mito di Tiresia. Tiresia è un famoso indovino, racconta che
un giorno mentre passeggiava vide due serpenti, uno maschio e uno femmina, che si
accoppiavano e con il bastone li separò e uccise la femmine e come punizione venne
trasformato in una donna. Dopo qualche anno vide un’altra coppia di serpenti che separò,
uccise il maschio e venne nuovamente trasformato in un uomo. Quello che è importante è
che Tiresia ha fatto l’esperienza di essere donna e di essere uomo.

Sorge una disputa tra Rea e Zeus, tra Giove e Giunone, che litigano e discutono per stabilire
che tra i due partner tra il maschio e la femmina provasse più piacere. E allora interrogano
Tiresia che ha fatto esperienza dell’una e dell’altra condizione e Tiresia non ha dubbi
nell’affermare che la donna prova piacere molto più dell’uomo. Le varianti del mito sono
varie: si parla di 2, 9, 10, 12 volte in più. Comunque, il tratto è che anche il mito sottolinea e
conferma questa propensione della donna al piacere. Per questo la donna deve essere
controllata, non ha capacità di raziocinio.

La novella che Eumolpo sta per raccontare ha come cornice la muliebris levitas, la
leggerezza dell’animo femminile e poi ne specifica le modalità.

Quello che segue è un discorso indiretto, cioè un oratio obliqua, cioè quando un racconto
viene riportato in forma indiretta. Per riportare un discorso possiamo mettere i due punti e
mettere le virgolette e introdurre il discorso diretto, oppure in forma indiretta. Il discorso
indiretto in latino si definisce oratio obliqua e ha delle norme e regole. Le proposizioni
enunciative, quelle che nell’oratio recta sono all'indicativo, nell’oratio obliqua sono all’infinito;
le proposizioni volitive con il congiuntivo. Noi dobbiamo sottintendere un “disse che”.
Eumolpo comincia a discorrere e porta molti esempi sulla leggerezza femminile.

Quam facile adamarent, quam cito etiam filiorum obliviscerentur, nullamque esse feminam
tam pudicam, quae non peregrina libidine usque ad furorem averterentur.
E come facilmente si innamorano, quanto/come rapidamente si dimentichino persino
dei figli, e che (enunciativa) non esista femmina tanto pudica da non essere
sconvolta/che non sia sconvolta sino alla follia da una propensione alla passione
(libidine) che si colloca fuori dalle mura domestiche.

-adamarent, obliviscerentur: sono congiuntivi imperfetti e sono proposizioni volitive.


-obliviscor: i verbi di memoria reggono il genitivo e quindi filiorum.
-quae averterentur: interrogativa indiretta con sfumatura consecutiva come viene esplicitato
da tam nella principale.
-libido peregrina: è una libido che si colloca fuori dalle mura domestica. Il peregrinus è lo
straniero, deriva da per e ago: colui che attraversa i cambi, che viene da lontano. Quindi qui
“peregrina” indica l’estranea, cioè qualcuno estraneo che non appartiene alle mura
domestiche.

Questa è una vera e propria dichiarazione di misoginia e continua Encolpio che Eumolpo
dice:
Nec se tragoedias veteres curare aut nomina saeculis nota, sed rem sua memoria factam,
quam expositurum se esse, si vellemus audire. Converis igitur omnium in se vultibus
auribusque sic orsus est:
(Eumolpo dice che) non si occupava (nec se curare) antiche tragedie (veteres
tragoedias) o nomi famosi da secoli (aut nomina saeculis nota) (dice che) avrebbe
esposto una vicenda (rem) accaduta alla sua epoca/ai suoi tempi qualora avessimo
voluto ascoltare.

-vellemus: imperfetto congiuntivo di volo, vis, volui, velle.

Eumolpo dice che come prova di questa leggerezza d’animo lui avrebbe raccontato qualora
l’uditorio fosse propenso ad ascoltare (l’uditorio è la nave), avrebbe esposto una vicenda
che era accaduto ai suoi tempi, quindi qui c'è una rivendicazione di realismo, si apre uno
squarcio di quotidianità. Il canovaccio della novella della matrona di Efeso, che è quella che
Eumolpo racconterà, circolava ed era già noto, ma Petronio lo rinnova e lo trasforma
profondamente. Un racconto simile lo troviamo in Esopo, nel favolista greco, è la favola
della donna e del contadino. In questa favola si parla di una vedova inconsolabile, il
contadino la vede e viene preso dalla passione e si finge anche lui vedovo inconsolabile. I
due hanno una storia e mentre il contadino si delizia con la vedova gli vengono rubati e buoi
e allora si dispera realmente. Quindi il commento di Esopo è che la disperazione prima finta
diventa poi una disperazione vera.

Un canovaccio ancora più simile a quello che troveremo nella matrona di Efeso, lo troviamo
in una favola di Fedro, quindi di poco precedente: Febro, favolista di età tiberiana. Ai suoi
100 componimenti si aggiunge una appendix peronctina, cioè una sezione di 32 favole che
sono state aggiunte al corpus di Febro nel XV secolo da Niccolò Perotti che le aggiunse.
Tra queste favole la favola 13 dell’appendix che vede come protagonista una vidua e un
miles, cioè una vedova e un soldato. Il canovaccio di base è quello che ritroveremo nella
novella di Petronio (nessuno dei lettori romani si scandalizzò leggendo nel Satyricon una
novella il cui contenuto era già presente nella favola di Fedro perché Petronio sottopone
questo canovaccio ad una rielaborazione raffinatissima). I fatti sono coincidenti.

CONTENUTO DELLA MATRONA DI EFESO


Una vedova che è modello estremo di pudicizia rimane vedova e rimane inconsolabile,
questa è la stessa situazione che troviamo in Fedro, però Petronio ricamerà moltissimo su
questo e vedremo come rappresenterà la donna inconsolabile. Questa vedova decide di
seppellirsi con il marito e un’ancella (nella favola di Fedro si dice che alcuni soldati sono stati
preposti a fare i guardiani in un cimitero dove ci sono dei condannati. Uno di questi si
avvicina al sepolcro e va a chiedere all’ancella). L’ancella in Petronio svolgerà un ruolo
fondamentale di rovesciamento, abbiamo la crisi di un equilibrio e l’affermarsi di un altro
equilibrio altrettanto precario perché viene messo in discussione da un ulteriore crisi fino
all’equilibrio finale che è paradossale. Quest’alternanza di equilibrio-crisi, crisi-equilibrio
segue il meccanismo della triplicazione che è un meccanismo narrative delle fiabe e delle
novelle.

In Petronio è il miles che si allontana dal posto di guardia ma in Febro si allontana perchè ha
sete, in Petronio per la curiositas. Il soldato vede una luce, sente il lamento e la curiositas lo
spinge ad andare a vedere di che cosa si tratta e quindi il personaggio in Petronio è più
ampiamente rappresentato anche a livello psicologico e sono caratterizzati nel loro
processo di inversione perchè tutti i personaggi sono sottoposti alle peripezie, allo
stravolgimento del loro statuto.

L’ancella in Petronio è rappresentato come un doppio della matrona e comunque la matrona


in Petronio ha lasciato che morisse di fame e allora il miles le porta la sua modesta cena. Il
soldato è un miles che si fa protagonista di argomenti che appartengono al genere letterario
delle consolationes (novità di Petronio). Quindi abbiamo questo ampiamento, quel che è
certo è che il soldato vince le resistenze dell’ancella che cede all’attrattiva del cibo e del
vino. Ed è l’ancella che poi svolge la funzione persuasiva insieme al miles nei confronti della
matrona. I discorsi e la drammatizzazione della scena tre (miles, ancella e matrona) è
un'innovazione petroniana. Quel che è certo è che il miles riesce a togliere le resistenze di
questa donna pudica, tra l’altro Petronio indulge in una rappresentazione iperbolica della
pudicizia ed è così iperbolica, tanto più sarà significativo il capovolgimento della pudicizia
della matrona. La matrona cede e quindi i due trascorrono una notte nel sepolcro con il
cadavere del marito. I parenti dei due condannati se ne accorgono e quindi il soldato rischia
la morte come disertore. Questa matrona pudicissima, non può lasciare morire il suo
amante, e quindi decide di appendere il cadavere del marito per sostituire il cadavere del
condannato a morte. La novella si conclude in questo modo con il popolo (dimensione
corale) che il giorno dopo guarda stupito e si chiede come sia stato possibile che un uomo
fosse salito sulla croce.

La reazione dell’uditorio è la risata ma è un riso che nasce dal riconoscimento e dalla


condivisione. Lica vede replicarsi il suo statuto di marito ingannato dalla furbizia femminile,
quindi si adira, è preso dall’ira. Tritena arrossisce. Il sistema di attese innescato da Eumolpo
sui lettori viene soddisfatto perchè questa vicenda che lui dice che è accaduta ai suoi tempi,
quindi è tratta dalla quotidianità ed è familiare, non è una vicenda che appartiene ad un
universo altro della letteratura, dimostra come la donna sia nobile, la levitas muliebris è una
cifra che appartiene a tutte le donne, come dimostra questo racconto che ha un finale
paradossale per qualunque donna, tanto più per una matrona che segnala a quel punto per
la sua pudicizia e che non soltanto viene meno al suo statuto di moglie e di donna univira,
ma addirittura utilizza il marito per salvare l’amante, marito che aveva deciso di seguire
nella morte secondo quello statuto di morigeratezza.

Nella matrona di Efeso di Petronio abbiamo una ripresa parodica del modello virgiliano di
Didone, come testimonia la presenza dell’ancilla. L’ancilla petroniana è un doppio di Anna
soror e infatti questo è segnalato dall’utilizzazzione da parte dell’ancella dei versi virgiliani
attribuiti ad Anna. La ripresa in chiave parodica della cifra epica, ed è proprio questo
scollamento tra epica e novella a determinare l’ironia, è segnalata già dalla fine di questa
introduzione.

Conversis igitur omnium in se vultibus auribusque sic orsus est.


Quando tutti dunque volsero gli occhi e le orecchie verso di lui, così cominciò.

-conversis auribus omnium: ablativo assoluto.


-orsus est: è un verbo tecnico per indicare l’inizio di un racconto. E’ perfetto indicativo del
verbo deponente orvio, orviris, orsus sum, orviri. Questa iunctura la troviamo
frequentemente per introdurre un’argomentazione alla presenza di un uditorio.

Ma è interessante la riprese e l’allusione che abbiamo all’inizio del II libro dell’Eneide.


Enea è alla reggia di Didone, è a banchetto e racconta alla regina Didone e a tutti coloro che
partecipano a banchetto le vicende che lo hanno condotto a Cartagine a partire dall’ultima
notte di Troia. Nel II libro noi troviamo la narrazione dell’ultima notte di Troia, nel III la
narrazione dei viaggi che precedono l’arrivo a Cartagine. All'inizio del II libro dell’Eneide
troviamo: “tutti tacquero e tenevano tutti su di lui gli sguardi, ma soprattutto il padre Enea
così cominciò”. In questa introduzione alla narrazione della novella noi troviamo un esempio
tipico dell’epica e in particolare un’allusione ai primi due versi, all’incipit del II libro, quindi il
lettore colto (Petronio è un autore colto e il lettore a cui si rivolge è altrettanto colto e riesce a
decifrare le allusione) coglie già questi collegamenti.

INIZIO DELLA NOVELLA


“Matrona quaedam Ephesi tam notae erat pudicitiae, ut vicinarum quoque gentium feminas
ad spectaculum sui evocaret.
C’era ad Efeso una matrona

Questo incipit con il “quedam” “una” introduce un personaggio unico, una matrona, quindi la
cifra costitutiva di questo personaggio non è il suo nome, ma il suo status, il suo essere
matrona che è il primo termine. Ma non è una matrona identificabile, è una matrona
qualsiasi e questo è un modo di procedere tipico della favola “c’era una volta un re e una
regina”. Se “matrona quaedam” ci riporta all’incipit della sua indefinitezza, ci riporta
all’incipit favolistico, qui troviamo una notazione spaziale con il locativo “Ephesi” che
colloca spazialmente la matrona in una specifica zona e in questo il racconto si dissocia
dalla narrazione favolistica, apre uno squarcio di quotidianità, dà un taglio realistico. Questo
riferimento ad Efeso è importante, perché è una città dell’Asia Minore, come Mileto, sono le
due città più importanti dell’Asia Minore, quindi Efeso richiama alla mente del lettore
Aristide di Mileto, l’esponente della fabula milesia. E quindi abbiamo già un indizio che
questa novella avrà un racconto erotico, licenzioso, finalizzato a suscitare il riso. Efeso come
tutti i luoghi collocati in Oriente, è un luogo che richiama un contesto lascivo, dedito ai
piacere: l’Oriente si differenzia dall’Occidente per questa motivazione. Già l’associazione di
questa matrona che è una condizione peculiarmente romana a Efeso costituisce una sorta di
nesso ossimorico dal punto di vista concettuale e logico.

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