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SCIENZE TEC. MED. APP.–DOTT.

SSA SCOGNAMIGLIO-5/04/2024 LEZIONE N˚1


DISABILITA’ INTELLETTIVA
Alla prof piaceva partire da quella che può essere nell’immaginario comune, la considerazione della
disabilità intellettiva.
Il concetto che ognuno ha di questa condizione varia sicuramente in base alle conoscenze pregresse e
all’esperienza diretta.
Ognuno per il proprio percorso di vita può aver avuto uno stretto contatto con persone che hanno
questo tipo di disabilità ed entrando in rapporto personalmente o grazie al proprio percorso di studi
con la disabilità intellettiva, sicuramente avrà avuto modo di capire quanto sia una condizione
estremamente eterogenea.
Ovviamente la fenomenologia con la quale questi disturbi si presentano, cambia in base alla severità.
Chiede a noi una definizione di ritardo mentale dove ognuno risponde con qualcosa di diverso, la prof
dice che è tutto giusto ma che vanno unite le definizioni e che appunto quella corretta è la seguente:
DEFINIZIONE DI RITARDO MENTALE
(la prof ha praticamente letto la slide usando dei sinonimi ma senza aggiungere informazioni)
Il Ritardo Mentale (RM), costituisce una condizione di difficile inquadramento.
In ragione delle multiformi modalità espressive, dei numerosi fattori etiologici, della mutevole
percezione sociale del fenomeno, delle capacità individuali di reazione a stimoli ambientali e
riabilitativi, non è possibile considerare il ritardo mentale come un’entità clinica a sé stante, ma va ad
inquadrarsi in una condizione clinica molto eterogenea che riconosce alla sua base un mal
funzionamento del Sistema Nervoso Centrale, cui consegue un deficit del funzionamento cognitivo.
La prof sottolinea l’importanza di quelli che sono i fattori ambientali e la rete sociale e familiare in
queste condizioni di disabilità, dalle quali non può mai prescindere quello che è un occhio da tutto ciò
che c’è attorno.
Il modo in cui queste persone interagiscono con l’ambiente e le risposte che poi danno in base agli
stimoli varia significativamente. Per questo non è possibile definire il ritardo mentale come etichetta
diagnostica precostituita ma bisogna considerare diversi fattori che intervengono nel funzionamento.
Qualcuno chiede se c’è un’età specifica rispetto alla diagnosi e la prof dice di si e che spiegherà la
differenziazione in seguito.
(la prof precisa che, anche se la definizione riportata parla di “ritardo mentale”, ad oggi non viene più
utilizzata tale denominazione ma quella di “disabilità intellettiva”). Dalle slide (anche se non lette
ribadisce più volte il concetto quindi più o meno vanno comunque studiate secondo me) ↓
“American Assosation on Intellectual Developmental Disabilities” e “European Conference on
Psychological Theory and Research on Intellectual and Developmental Disabilities” hanno deciso di
sostituire il termine “Mental Retardation” con “Intellectual and Developmental Disabilities”
Il termine evolutive è stato inserito per distinguerle dalle disabilità intellettive acquisite.
Dal Ritardo Mentale alla Disabilità Intellettiva
Le parole ‘ritardo mentale’ rimandano alla superata convinzione di una condizione di generale alterazione
delle funzioni mentali, mentre le parole ‘disabilità intellettiva’ descrivono un’incapacità al raggiungimento
di alcuni obiettivi (disabilità) che hanno a che fare con l’intelligenza ed in particolare con i processi logico-
deduttivi che permettono un rapido apprendimento di nuove nozioni.
Si preferisce definire il quadro come Disabilità Intellettiva (DI), ridefinendo le difficoltà cognitive non
come un tratto assoluto e invariato della persona, ma come l'espressione dell'interazione tra la persona e
il suo ambiente.
In questo modo viene data importanza ad una prospettiva ecologica e diventa centrale il ruolo che i
supporti individualizzati possono giocare nel migliorare il funzionamento individuale.
Di seguito in corsivo altre slide non lette
Classificazione secondo l’ICD-11
«Disturbi dello sviluppo Intellettivo»
Anche la sezione psichiatria della DI dell’Associazione Mondiale di Psichiatria (WPA-SPID) ha proposto
una nuova espressione, ancor più precisa e ancor meno stigmatizzante, che ruoti sulle dimensioni
semantiche dei termini ‘disturbo’, ‘cognitivo’ e ‘sviluppo’.
Nell'ultimo meeting, tenutosi a maggio 2010 presso il quartier generale dell'Organizzazione Mondiale di
Sanità, il gruppo di lavoro per la nuova classificazione ICD-11 (Classificazione Internazionale delle
Malattie – 11a edizione) del ritardo mentale, ha proposto la denominazione di “disturbi dello sviluppo
intellettivo”.
perché?
Tra i motivi di questa sostituzione vi sono i seguenti.
-Nel campo della disabilità la terminologia viene sostituita anche perché tende ad assumere connotati
negativi e stigmatizzanti.
-“Disabilità intellettive” sembra più adatto ad evidenziare la molteplicità delle varie forme con cui si
manifestano le disabilità che coinvolgono l’intelligenza e il fatto che ognuna di queste forme (ad esempio
la sindrome di Down rispetto a quella di Williams o di X fragile) è caratterizzata da particolari profili con
punti di forza e di debolezza.
- Il termine “Intellettive”, più specifico, è ritenuto più adeguato di quello generale “Mentale” (che, essendo
aggettivo di Mente, si riferisce a tutto il funzionamento della mente e non solo a quello intellettivo).
DESCRIZIONE E CLASSIFICAZIONE
Esistono differenti sistemi di classificazione che ricercatori e professionisti utilizzano a seconda dei fini
che ciascuno si pone. (ICF, ICD-10, AAIDD, DSM IV TR, ICD 11, DSM-V, Guide for Mental Re-tardation,
ecc.).
L’ICF che è uno strumento che ci permette di descrivere lo stato di salute della persona in termini di
funzionamento e disabilità e che risulta molto utile per descrivere la salute della persona ed è
ovviamente uno strumento universale affinchè si possa comunicare con lo stesso linguaggio tra tutti gli
operatori.
Tali sistemi di classificazione si differenziano perché descrivono il disturbo rispetto a:
-intensità di sussidi e sostegni necessari,
-fattori eziologici
-livelli di intelligenza misurata (deficit intellettivo),
-livelli di comportamento adattivo (deficit del funzionamento adattivo).
Slide letta
Classificazione secondo l’American Association on Mental Retardation (AAMR)
L’ AAMR, American Association on Mental Retardation, ha proposto di sostituire la classificazione
tradizionale dei ritardi con una basata sul grado di aiuto di cui necessitano i soggetti interessati:
• intermittente
• limitato
• esteso
• pervasivo
Si evidenzia il suggerimento a non definire e a non considerare globalmente l’individuo, ma di
focalizzarsi sul problema funzionale che lo caratterizza.
I sistemi di classificazione multidimensionali sono quelli sicuramente più completi perché tengono in
considerazione l’individuo nella sua interezza identificando i punti di forza e le limitazioni (punti che
nell’ICF vengono chiamati barriere e facilitatori) principalmente nelle seguenti 5 dimensioni:
1. capacità intellettiva, 4. salute (fisica, mentale e aspetti eziologici),
2. comportamento adattivo, 5. contesto
3. partecipazione, interazione e ruoli sociali,
Classificazione secondo il DSM-V
Anche nel DSM-5 il termine ‘ritardo mentale’ è stato ufficialmente sostituito da ‘disabilità intellettiva
(disturbo dello sviluppo intellettivo)’.
Il termine ‘disabilità intellettiva’ è l’equivalente di ‘disturbi dello sviluppo intellettivo’, adottato nella
prima bozza dell’ICD-11 (la versione beta
attuale riporta 'disorder of intellectual development’).
Il disturbo è stato collocato in un raggruppamento denominato ‘DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO’ (in
precendenza in asse II nel DSM IV con i disturbi di personalità) con esordio nel periodo precoce dello
sviluppo (non più prima dei 18 anni come si parlava nel DSM IV).
La prof ci tiene a ribadire che ad oggi non si parla più di ritardo mentale ma di disabilità intellettiva o
disturbo dello sviluppo intellettivo (il nome del corso però parla ancora di ritardo mentale 😊quindi ha
inserito le slide per farci capire da dove siamo partiti)
Disturbi del neurosviluppo
I Disturbi del Neurosviluppo sono un insieme di condizioni che si manifestano nelle prime fasi dello
sviluppo (questo è uno dei criteri diagnostici). Si presentano frequentemente in concomitanza e sono
caratterizzati da deficit che causano una compromissione del funzionamento personale, sociale,
scolastico o lavorativo. Possono riguardare un solo ambito (ad esempio il linguaggio o gli
apprendimenti) oppure essere compresenti (in comorbilità), rendendo il quadro più complesso in
termini diagnostici e terapeutici. (per esempio, i DSA con anche deficit attentivi)
Questo rende spesso difficile effettuare diagnosi e distinzione tra disabilità intellettiva e per esempio
autismo.
L’albero dei disturbi del neurosviluppo:
- Disturbi specifici dell’apprendimento - Disturbi del linguaggio
- ADHD - Disturbi del movimento:
- Disturbo dello spettro autistico Tourette
- Disabilità intellettiva Tic
Alla base di questi disturbi c’è un funzionamento intellettivo limite
Chiede quali test abbiamo visto già in altri insegnamenti per capire quali spiegare e poi chiede se
sappiamo la differenza tra scale ADOS e GRIFFITHS in quanto molto importante.
(Lo spiega lei perché abbiamo dato risposte penose)
Sono strumenti completamente diversi che possono essere utilizzati per avere delle informazioni
sempre nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico, ma l’ADOS insieme all’ADIR ha funzionalità
diagnostica rispetto al grado di severità del disturbo e quindi non sono strumenti di nostra competenza
(infatti non possiamo accedere neanche ai corsi di formazione) ma di pertinenza NPI o degli psicologi.
Le scale GRIFFITHS, l’E-CARS e molti altri sono degli strumenti invece che servono a dare una
valutazione funzionale con la quale noi contribuiamo al processo diagnostico.
Noi descriviamo il funzionamento.
(ha detto che comunque non vorrebbe soffermarsi lei sui test ma che ci porterà qualche relazione
perché noi saremo chiamati ad interpretare i risultati.)
Tra i Disturbi del Neurosviluppo è compresa:
Disabilità intellettiva
- Lieve - Estrema
- Moderata - Ritardo globale dello sviluppo
- Grave (differenziazione per età)
- Disabilità intellettiva senza specificazione
(sempre Disturbo dello sviluppo intellettivo)
Rispetto al ritardo globale dello sviluppo…
Questa è un’etichetta diagnostica che vedremo spessissimo perché la tendenza dei NPI è quella di
attribuirla nei casi di dubbio o di incertezza o quando ci sono quei profili un po' disarmonici con atipie
del neurosviluppo.
Segue una piccola pippa
L’approccio dell’ospedale e quello del territorio (ASL) sono completamente diversi.
In ospedale c’è molta clinica, ovvero strumento testistico, punteggio, valore e inquadramento (ma
quando mai) mentre all’ASL fanno diagnosi di Disturbo dello Spettro con molta resistenza.
I genitori preoccupati per una segnalazione primaria da parte dei pediatri si recano presso la struttura
ospedaliera per fare tutta una serie di approfondimenti. Spesso arrivano all’ASL con un ADOS e un ADIR
compilato con diagnosi, per esempio, di disturbo di grado severo e si dirigono verso il territorio per la
presa in carico.
Questo perché le strutture di secondo livello (come l’ospedale) non hanno funzione di prescrizione ai
trattamenti riabilitativi, ma danno in un certo senso il “consiglio” -“si consiglia di intraprendere
percorso di terapia logopedica”- perché la responsabilità del budget sanitario spetta al territorio quindi
dopo aver fatto l’inquadramento, i genitori si recano presso l’ASL e quest’ultima raccoglie tutte le
informazioni e si valuta se confermare o meno l’ipotesi effettuata a livello ospedaliero. Tutto ciò, in
quanto, prima di confermare la diagnosi, si considera il contesto familiare del bambino.
Se pensiamo ai figli dell’epoca covid parliamo di bambini particolarmente deprivati da un punto di vista
sociale e se ad uno qualsiasi di questi avessimo fatto un ADOS sarebbe uscito un disturbo dello spettro
sicuro. Bisogna però chiedersi come hanno vissuto questi bambini in questi anni, quali sono le relazioni
tra pari che ci sono state, com’era costituito il contesto familiare ecc. ecc.
Si riallaccia al senso iniziale del discorso prima della pippa
Per i bambini sotto i 5 anni, quando ci sono delle atipie nello sviluppo; quindi, delle condizioni che ci
fanno pensare che ci sia una disarmonia nello sviluppo delle competenze adattive, viene utilizzata
spesso l’etichetta diagnostica di ritardo globale dello sviluppo e si tratta di una situazione transitoria
al di sotto dei cinque anni anche perché non si hanno molti strumenti di valutazione a parte quelli
diagnostici (ADOS e ADIR). Questa etichetta necessita poi di rivalutazione nel tempo quando
probabilmente si avranno anche a disposizione più informazioni e la possibilità di incrementare la
valutazione con strumenti più specifici per età.
-“Quale strumento viene utilizzato per la valutazione cognitiva di bambini così piccoli?”
Risposta: All’interno delle scale Wechsler (le pronuncia wishler) viene utilizzata la WPPSI-III (dai 4 ai 6
anni e mezzo).
Disabilità intellettiva:
La disabilità intellettiva (disturbo dello sviluppo intellettivo) è un disturbo con esordio nel periodo dello
sviluppo che comprende deficit del funzionamento sia intellettivo che adattivo negli ambiti concettuali,
sociali e pratici.
Con il termine disabilità definiamo un disturbo non come un qualcosa di immutabile ma come un
qualcosa che è soggetto a miglioramento rispetto a quelle che saranno le interazioni e le risposte con
l’ambiente.
Domanda Angela: “Rispetto all’esordio quando si parla di periodo dello sviluppo? Teniamo sempre in
considerazione il periodo 0-18 anni? O non è così?
Risposta della prof:” Nel DSM4 faceva riferimento fino ai 18 anni, mentre ore, nel DSM5, si parla di
periodo precoce di sviluppo(orientativamente nella prima fascia dello sviluppo, con dei segnali,
indicatori che ci fanno risalire a quando sono insorte le prime problematiche”
Esempio pratico: bambino di 9 anni inviato a valutazione dalla scuola per introdurre il sostegno
scolastico, dobbiamo risalire ai primi segnali (campanelli d’allarme). Quali sono le aree che andremo ad
indagare (ricostruzione della storia del paziente, attraverso una raccolta anamnestica):
-lallazione;
-controllo sfinterico;
-sfera motoria;
-sfera del linguaggio;
-autonomie (es. alimentazione, vestizione, igiene personale).
Naturalmente in questo caso, visto che parliamo di un bambino che ha già 9 anni, parleremo di una
disabilità intellettiva di tipo lieve.
Ricordiamoci che la valutazione è principalmente clinica (raccolta di osservazioni e informazioni), i
test andranno ad integrare ciò.
[Slide non lette dalla prof:

EPIDEMIOLOGIA
• Prevalenza RM (nei paesi occidentali): 1 – 3% della popolazione (con QI < 70);
• (con QI < 75, la prevalenza è di circa il 10%);
• L’incidenza varia con l’età: è massima nel periodo scolare le richieste scolastiche sono infatti un
rivelatore di un deficit cognitivo lieve;
• Rapporto maschi-femmine: da 1,3:1 a 1,9:1.
EZIOLOGIA
• Cause biologiche:
– Genetiche; – Perinatali;
– Prenatali; – Postnatali.
• Associazione con autismo
• Non nota
CAUSE ACQUISITE:
1)Rischi prenatali:
• Infezioni del complesso TORCH: rosolia, toxoplasmosi, sifilide, citomegalovirus, HIV;
• incompatibilita' (RH o ABO) del sangue materno e fetale, malnutrizione materna, tossicità in
gravidanza da uso di tabacco, alcool, farmaci droghe;
• Malformazioni SNC.
2)Rischi perinatali:
• Prematurita' ed asfissia
3)Rischi postnatali:
• Encefalite, meningite;
• Traumi e tumori cerebrali;
• Cause cerebrovascolari.
4)Lesioni cerebrali
CAUSE GENETICO METABOLICHE
• Anomaliecromosomiche • galattosemia(incapacita' del neonato di
- trisomie dei cromosominon sessuali( la metabolizzare il galattosio, una componente del
trisomia 21 o sindrome di Down, trisomia 18 o latte)
sindrome di Edwards, la trisomia 13 o sindrome • malattiadi Tay Sachs (incapacita' di
di Patau) metabolizzazione dei grassi)
- delezioni (5p- o sindrome del "cri du chat", 7q- • sindromedi Hurler(immagazzinamento nelle
o sindrome di Williams) cellule di mucopolissaccaridi,sostanze associate
• sclerosituberosa A.D. con il metabolismo dei carboidrati),
• neurofibromatosi • ipotiroidismocongenito(carenza dello
• fenilchetonuria(A.R., prevenibile con una sviluppo della ghiandola tiroidea),
apposita dieta fin dai primi mesi di vita); • microcefaliavera .
CAUSE NON IDENTIFICABILI
• nel 20-30% delle disabilità intellettive
– 50% dei casi lievi
– 30% dei casi gravi
• nel 15-20% dei casi è possibile identificare la presenza di un substrato socio-familiare
ipostimolante che frequentemente si riscontra nelle forme familiari.
CAUSE PIU’ COMUNI:
Cause più comuni, responsabili di circa il 30% di tutte le cause individuabili di RM:
• Sindrome di DOWN;
• Sindrome X-FRAGILE;
• Sindrome FETO-ALCOLICA.
INDICATORI PRECOCI DI RISCHIO:
• Familiarità per DI ([Link] con disabilità lieve);
• Sofferenza perineonatale/prematurità;
• Ritardo acquisizioni motorie e linguistiche (ad esempio prod linguistica < a 10 parole a 24 mesi)
• Immaturità gioco simbolico;
• Significative difficoltà nel percorso di apprendimento scolastico;
• Dipendenza dalle figure genitoriali.
CRITERI DIAGNOSTICI DSM5:
La caratteristica fondamentale della disabilità intellettiva è:
1) Criterio A: Funzionamento intellettivo significativamente al di sotto della
media: un Ql di circa 70 o inferiore ottenuto con un test di Ql somministrato
ndividualmente (in età infantile, un giudizio clinico di funzionamento
intellettivo significativamente al di sotto della media).
3)Criterio B: Concomitanti deficit o compromissioni nel funzionamento adattivo
attuale (cioè, la capacità del soggetto di adeguarsi agli standard propri della sua
età e del suo ambiente culturale) in almeno due delle seguenti aree:
-comunicazione; -autodeterminazione,
-cura della propria persona; capacità di funzionamento scolastico;
vita in famiglia; -lavoro;
-capacità sociali/interpersonali; -tempo libero;
-uso delle risorse della comunità; -salute e sicurezza.
4)Criterio C: L'esordio è prima dei 18 anni di età.
SLIDE SALTATE DALLA PROF:
DIFFERENZA TRA FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO E
FUNZIONAMENTO ADATTIVO:
FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO: ci riferiamo ad una
descrizione prevalentemente quantitativa (parametro
numerico), ovvero quello che emerge da test per il QI.
Si riferisce alle capacità mentali generali, come il
ragionamento, il problem solving, la pianificazione, il
pensiero astratto, la capacità di giudizio, l'apprendimento scolastico e l'apprendimento dall'esperienza.
ASPETTO QUANTITATIVO:
L’Aspetto quantitativo è caratterizzato dal Quoziente Intellettivo
(QI) che nello sviluppo tipico corrisponde ad un valore>85 mentre
nella DI è < a 70.
Raccomandazione1:
Utilizzare nella valutazione del livello intellettivo un test
standardizzato su campione normativo italiano. A fini diagnostici,
laddove la persona fosse già stata valutata con un test intellettivo, lo
stesso deve essere stato somministrato negli ultimi 12 mesi (poiché
c’è memoria, ed uscirebbe alterato).
Raccomandazione 2:
Per la diagnosi di disabilità intellettiva il criterio utilizzato deve
essere di 2 DS (deviazioni standard) al di sotto della media. Deve
essere tenuto in considerazione l’errore standard di misura dello
strumento utilizzato.
Domanda Giusy: “che cos’è l’aggiornamento del profilo?”
Risposta prof: “ Viene rilasciata la certificazione alla scuola, viene
attivato il PDP e ogni 3 anni può essere richiesto da parte della scuola (anche quando c’è il passaggio di
grado elementari-medie) l’aggiornamento del profilo per valutare se ci sono stati dei cambiamenti e per
poter stilare/aggiornare un nuovo PDP.”
Secondo la prof non è mai consigliato somministrare i test ogni sei mesi, anche se troveremo scritto che
è possibile farlo.
Domanda Angela: le certificazioni possono essere fatte solo da professionisti pubblici o anche privati?
La prof risponde che la certificazione per la 170 può essere fatta da un’equipe multidisciplinare
appartenente al servizio pubblico o accreditata. L’accreditamento dipende dall’asl di ciascun territorio.
L’asl pubblica un bando (quando non riesce a garantire un servizio diretto, quindi quando non ha un
nucleo operativo completo) e accredita: il logopedista come libero professionista, insieme ad uno
psicologo e ad un NPI, forma un’equipe multidisciplinare e partecipa al bando per l’accreditamento. Se
l’asl accredita quest’equipe, il paziente si reca da essa per la valutazione; l’equipe fa la certificazione,
che torna all’asl, dove una commissione di accreditamento la guarda, la controfirma ed essa assume così
valore scolastico. Le Asl ultimamente si stanno abbastanza rafforzando da questo punto di vista; quindi,
le certificazioni generalmente si fanno internamente. Una certificazione fatta invece da un privato non
accreditato non ha valore, la scuola non è tenuta a considerarla. Se un privato effettua una certificazione
è tenuto ad informare i genitori del fatto che essa non avrà valore scolastico.
Raccomandazione 2: per la diagnosi di disabilità intellettiva il criterio utilizzato deve essere di 2 DS
(deviazioni standard) al di sotto della media (questo è un parametro un po’ unitario che viene dai test
psicometrici). Deve essere tenuto in considerazione l’errore standard di misura dello strumento utilizzato
(frase non letta).
Borderline Cognitivo (fascia intermedia)
DSM IV-Funzionamento Intellettivo Limite: si parla di FIL quando il QI si trova nel range tra 84 e 70
(sempre valutato attraverso scale). Quando invece il QI è uguale o minore di 70 si inizia a parlare dei
diversi gradi di disabilità intellettiva. Nei casi di FIL si osserva un disturbo “mascherato”, che consente
all’individuo di assolvere a tutta una serie di funzioni in modo adeguato rispetto ai pari, ma le prime
difficoltà si evidenziano soprattutto in ambito accademico; è lì che vengono fatte le prime richieste di
valutazione da parte degli insegnanti.
• I pazienti con FIL ugualmente presentano menomazioni del funzionamento adattivo dovute al deficit
intellettivo, evidente soprattutto in abilità accademiche quali produzione e comprensione di un testo,
risoluzione di problemi di natura matematica (spesso perché c’è difficoltà nella comprensione del testo
matematico). Questi pazienti hanno difficoltà a fare inferenze e creare reti di significato (quando ci sono
messaggi dal carattere implicito).
• Talvolta presentano difficoltà anche nell’uso dell’orologio, nella gestione del denaro e dei concetti
spazio-temporali.
Come vanno inquadrati i FIL in ambito scolastico? Con i BES (bisogni educativi speciali), che consentono
di stilare un PDP (piano didattico personalizzato). Non c’è bisogno dell’insegnante di sostegno. Dunque,
è compito dell’insegnante modificare le consegne sulla base dello stile di apprendimento del bambino,
adattando la didattica con misure di compensazione e di dispensazione.
Disabilità intellettiva aspetti qualitativi: Il funzionamento adattivo si riferisce alla capacità
dell’individuo di rispondere alle richieste dell’ambiente, all’efficacia con cui fa fronte alle esigenze
comuni della vita, al grado di adeguamento agli standard di autonomia personale dell’ambiente in cui
vive.
• Il funzionamento adattivo può essere influenzato da vari fattori, che includono l'istruzione, la
motivazione, le caratteristiche di personalità, le prospettive sociali e professionali, i disturbi mentali e
le condizioni mediche generali che possono coesistere con la Disabilità Intellettiva. Il funzionamento
adattivo, così come quello intellettivo, dipendono direttamente anche dal contesto di vita, perché un
contesto di deprivazione socioculturale e di povertà educativa, che si vede in molte realtà del nostro
territorio, contribuisce a determinare un deficit del funzionamento adattivo che in altre condizioni di
vita probabilmente quell’individuo potrebbe non avere. Anche il raggiungimento di alcune autonomie
può dipendere da mancanza di stimoli e di esperienze giuste che devono essere fatte in alcuni periodi
specifici della crescita.
• I problemi di adattamento sono più suscettibili di miglioramento con tentativi di riabilitazione di
quanto non sia il QI cognitivo, che tende a rimanere un attributo più stabile. Questo ci fa capire che si
può lavorare più sul funzionamento adattivo (con una presa in carico integrata da parte dei vari
professionisti) che sul quoziente intellettivo (che sicuramente è suscettibile ad un miglioramento se
proviamo a potenziare alcune funzioni con dei training neuropsicologici). Sicuramente un intervento
così centrato può contribuire a migliorare alcuni aspetti del funzionamento intellettivo, ma sul
funzionamento adattivo si può lavorare di più.
Per comportamento adattivo si intende l’insieme di attività che un soggetto deve compiere
quotidianamente per essere sufficientemente autonomo e per svolgere in modo adeguato i compiti
conseguenti al proprio ruolo sociale, così da soddisfare le attese dell’ambiente per un individuo di pari
età e contesto culturale. (Doll, 1965; Grossman, 1973,1983; Sparrow, Balla e Cicchetti, 1984; Nihira 1999;
Thompson, McGrew e Bruininks, 1999).
Il comportamento adattivo in parole semplici si riferisce alle capacità delle persone di funzionare in
modo indipendente a casa, a scuola e nella comunità.
Il comportamento adattivo si articola in una serie di domini e sottodomini:
-ricettiva
⮚ Comunicazione:
-espressiva
-scritta
⮚ Abilità sociali:
⮚ Abilità di vita quotidiana: -relazioni interpersonali
-personali -tempo libero (gestione dello stesso)
-domestiche -strategie di coping
-comunitarie
Tutti questi ambiti vengono indagati nella Vineland (principale strumento che possiamo utilizzare
anche noi logopedisti per avere una panoramica del funzionamento adattivo).
Di seguito è riportato un elenco di alcuni dei comportamenti adattivi misurati da scale di uso comune e
checklists basate su modelli del costrutto di comportamento adattivo (la prof non legge questa frase ma
dice solo che tra i comportamenti esplicitati abbiamo:
-capacità di comunicazione: la disabilità influisce nell'area della comunicazione? Modalità di
comunicazione, abilità verbali, comunicazione scritta, comprensione orale o abilità linguistiche.
-cura di sé: la disabilità influisce sulla capacità di mantenere un'adeguata cura di sé e igiene personale
durante la giornata?
-abilità sociali: ci sono capacità inferiori alla media nelle aree di interazione con i coetanei, con gli adulti
o nella comprensione delle interazioni sociali previste (segnali verbali e non verbali, modi ecc.)?
-scuola/vita domestica: la persona richiede supervisione per completare le attività o le faccende
quotidiane? Il grado di dipendenza dall’altro è uno dei fattori più importanti per definire la gravità del
disturbo. Ci sono dei sistemi di classificazione che si basano quasi esclusivamente su quello, cioè su
quanto la persona dipenda da un’altra figura nella vita.
-vita comunitaria: la persona può muoversi a scuola o nella comunità e seguire le regole ed esibire
comportamenti appropriati?
-autogestione (inclusa l’autoregolamentazione): la persona può pianificare e organizzare compiti e
attività, lavorare in modo indipendente e auto-correggere il comportamento secondo necessità?
-salute e sicurezza personale: la persona dimostra la capacità di evitare situazioni pericolose, sa come
difendere la propria salute e sicurezza personale, compreso cosa fare in caso di malattia o infortunio? I
bambini con disabilità intellettiva hanno una scarsa percezione del pericolo (es. per strada scappano,
attraversano senza guardare ecc.>campanelli d’allarme).
-competenze accademiche funzionali: la persona è nella media rispetto ai coetanei (non più di 2 anni
sotto) nelle aree di lettura, scrittura e abilità matematiche?
-tempo libero.
L'American Association on Intellectual and Developmental Disabilities (AAIDD) definisce il
comportamento adattivo come la raccolta di abilità concettuali, sociali e pratiche di cui gli individui
hanno bisogno per funzionare nella loro vita quotidiana (Schalock et al.,2010). (Kirchner et al.2016)
Ogni livello di gravità del disturbo (disabilità intellettiva lieve, moderata, severa e profonda) viene
descritto da queste tre aree:
-ambito concettuale;
-ambito sociale;
-ambito pratico.
Ogni livello di disabilità si esprime in un modo diverso; nel momento in cui ci troviamo di fronte ad una
diagnosi (es. disabilità intellettiva lieve) sapremo già cosa aspettarci da un punto di vista pratico, sociale
e concettuale (se abbiamo le giuste conoscenze teoriche sull’argomento). Quindi questi tre ambiti
definiscono ciascun livello di gravità della disabilità intellettiva.
DSM V🡪 una diagnosi di disabilità intellettiva comporta un impairment (impoverimento) nelle abilità
mentali globali che incide sul funzionamento adattivo in queste tre aree o domini:
- Dominio concettuale: include le abilità di linguaggio (quindi le abilità strumentali più inerenti e vicine
alla nostra formazione), lettura, scrittura, matematica, ragionamento, conoscenza e memoria.
- Dominio sociale: si riferisce a consapevolezza dei pensieri e sentimenti altrui (difficoltà che
caratterizza anche i soggetti con disturbo dello spettro), empatia, giudizio sociale, capacità nelle
relazioni interpersonali, la capacità di fare e mantenere amicizie.
- Dominio pratico: include autogestione (capacità di organizzare e pianificare il proprio tempo e le
proprie attività) come ad esempio la cura personale, le responsabilità lavorative, la gestione del denaro,
attività ricreazionali, organizzazione compiti scolastici e lavorativi.
N.B. Per la DIAGNOSI almeno un dominio del funzionamento adattivo deve essere compromesso
in modo da rendersi necessario un supporto al soggetto in un ambito (scuola, lavoro, casa, comunità).
La VALUTAZIONE si fonda su un’analisi dettagliata del funzionamento secondo un modello
multifattoriale per tenere conto di parametri qualitativi e quantitativi. L’obiettivo è quello di fornire
una descrizione del funzionamento della persona; gli strumenti maggiormente utilizzati sono:
-le scale Vineland (intervista somministrata ai genitori, non fatta sull’osservazione diretta del
bambino);
-l’ICF (che ci permette di descrivere in modo molto esaustivo il funzionamento adattivo);
-la World Health Organization Disability Assessment Schedule (WHODAS 2.0);
-l’Adaptive Behaviour Assessment System (ABAS-III, più di stampo comportamentale).
Esistono una serie di test quali-quantitativi, molti dei quali utilizzati per una valutazione funzionale e
quindi maggiormente utilizzati da noi logopedisti: Scale Griffiths, Portage (che è molto specifico
poiché descrive per ogni età cosa dobbiamo aspettarci da un punto di vista linguistico, motorio, di
interazione, sociale), WISC e test neuropsicologici (la principale è la BVN, batteria di valutazione
neuropsicologica).

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