Dante
La piccola nave del mio ingegno, che lascia dietro di sé un mare così crudele, alza
ormai le vele per percorrere acque più tranquille (miglior); e canterò dunque di
quel secondo regno dove l'anima umana si purifica (si purga)
e diventa degna di salire in cielo.
La poesia che ha cantato il regno dei morti (la morta poesi) ora risorga, o sante
Muse, perché sono vostro; e Calliope si elevi alquanto (alquanto surga),
accompagnando il mio canto con quella armonia (quel suono) di cui le sciagurate
Piche sentirono tanto il colpo da disperare di essere perdonate.
Un gradevole (Dolce) colore di zaffiro orientale che si concentrava (s'accoglieva)
nell'aria serena (nel sereno aspetto del mez-zo), tersa fino all'orizzonte (primo
giro), rinnovò la gioia alla mia vista (a li occhi miei), appena usci fuori
dall'atmosfera infernale (aura morta)
che mi aveva rattristato gli occhi e l'animo.
19-27. Il bel pianeta che induce (conforta)
all'amore Venere) faceva risplendere (rider) tutta la parte orientale del cielo,
offuscando (velando)
(con la sua luce) la costellazione dei Pesci che era in congiunzione con esso (in
sua scorta).
lo mi volsi a destra, e guardai attentamente verso l'altro polo, e vidi quattro
stelle non viste mai se non dai primi uomini. Il cielo sembrava gioire della loro
luce: oh emisfero (sito) setten-trionale, come appari spoglio (vedovo), da quando
non puoi più contemplarle!
28-33. Appena distolsi da loro lo sguardo (da loro sguardo fui partito), volgendomi
un poco verso l'altro polo, là dove l'Orsa Maggiore (I Carro) era scesa sotto la
linea dell'orizzonte (era sparito), vidi vicino a me un vecchio solo, degno nella-
spetto (in vista) di tanto rispetto quanto nessun figlio ne deve di più al padre.
Portava la barba lunga e brizzolata (di pel bianco mista) simile ai suoi capelli,
dei quali due bande scendevano sul petto, I raggi delle quattro stelle sante
ornavano (fregiavan) il suo volto di luce (lume), in modo che lo vedevo come fosse
illuminato dal Sole (come 'I sol fosse davante).
40-48. «Chi siete voi che risalendo a ritroso (contro) il fiume sotterraneo (cieco)
siete fuggiti dall'Inferno (pregione etterna)?», disse egli muovendo la barba e i
capelli venerandi (one-
ste piume). «Chi vi ha fatto da guida o che cosa vi fece luce, uscendo fuori dalle
tenebre (de la profonda notte) che rendono sempre nera la voragine infernale (la
valle inferna)? Non sono forse più valide le leggi dell'Inferno (d'abisso) o in
cielo è stata presa una nuova decisione (con-siglio) dal momento che, pur dannati,
giungete a queste rocce (a le mie grotte)?»,
49-51. La mia guida allora mi afferrò (mi diê di piglio), e con parole, con gesti
della mano e con cenni, mi fece inginocchiare e abbassare gli occhi (reverenti mi
fé le gambe e 'I ciglio)
Poi gli rispose: «Non sono venuto qui di mia iniziativa: una donna scese dal cielo
e per le sue preghiere (prieghi) io soccorsi (sovvenni) questi con la mia
compagnia. Ma dal momento che vuoi che ti si spieghi meglio (più) la nostra
condizione quale è veramente (com'ell'è vera), non può essere che lo desideri che
ciò ti sia negato.
58-69. Questi non è morto (non vide mai l'ultima sera); ma a causa dei suoi peccati
(per la sua follia) fu così vicino alla morte che mancava (a volger era) pochissimo
tempo (perché si perdesse). Così come ho detto, fui mandato da lui per salvarlo; e
non c'era altra via che questa per la quale mi sono incamminato (mi son messo). Gli
ho mostrato tutti i dannati (la gente ria); e ora mi propongo di mostrargli quegli
spiriti che si purificano (purgan sé) sotto il tuo governo (tua balia). Come l'ho
condotto (Com'io l'ho tratto), sarebbe lungo a riferirti; dal cielo (de l'alto)
scende una virtù che mi aiuta ad accompagnarlo davanti a te (a vederti) e ad
ascoltare i tuoi consigli (a udirti)
70-81. «Ora ti sia gradita la sua venuta: egli va cercando la libertà, che è tanto
preziosa (cara), come sa chi rifiuta la vita per essa.
E tu lo sai, dal momento che per lei non ti fu dolorosa la morte in Utica, dove
lasciasti il corpo (la vesta) che risplenderà (sarà si chiara)
nel giorno del Giudizio Universale (al gran di).
Le leggi (editti) eterne non sono state violate (quasti), dal momento che costui è
vivo e lo non sono sottoposto alle leggi di Minosse (Minòs me non lega); ma sono
del cerchio (il Limbo)
dove è la tua Marzia, la quale nell'atteggiamento ('n vista) ancora ti prega, o
santo cuore, che tu la consideri ancora come tua: in nome del suo amore dunque
piegati alle nostre preghiere.
Lasciaci andare per le sette cornici del
Purgatorio (li tuoi sette regni); ringrazierò lei dei tuoi favori, se ti degni di
essere nominato laggiu».
85-99. «Marzia fu tanto cara a me (piacque tanto a li occhi miei), finché vissi»,
disse egli allora, «che quanti favori (grazie) volle da me, io glieli concessi
(fei). Ora che è (dimora) di la dal fiume dell'Inferno (mal fiume) non può più
commuovermi (muover), per quella legge che fu fatta quando io uscii dal Limbo
(n'usci fora). Ma se, come tu dici, una donna del cielo ti fa andare (ti move) e ti
guida (regge), non c'è bisogno (non c'è mestier) di lusinghe: basta che tu mi
preghi (mi richegge) in nome di lei.
Va dunque e fa in modo di cingere costui di un giunco liscio (schietto) e di
lavargli il viso così da cancellare (quindi = da lì, cioè dal viso)
ogni bruttura (ogne sucidume); perché non è conveniente incontrare il primo
ministro di Dio con gli occhi offuscati (l'occhio sorpriso) da qualche nebbia.
100-108. Questa piccola isola, nel punto più basso (ad imo ad imo), sulla spiaggia
(la giù cola dove la batte l'onda), produce (porta) dei giunchi sull' umida sabbia
(molle limo):
nessun'altra pianta che mettesse rami e foglie (che facesse fronda) o che
indurisse, vi può aver vita, poiché non si piega (seconda) ai colpi (a le percosse)
(delle onde). Dopo, non sia da questa parte il vostro ritorno (vostra reddita); il
Sole che sta per sorgere vi mostrerà come rag-glungere il monte lungo una salita
più agevole
(a più lieve salita)».
109-114. Così scomparve: e io mi alzai senza parlare, mi avvicinai a Virgilio (al
duca mio) e lo guardai. Egli cominciò: «Figliuolo, segui i miei passi: volgiamoci
indietro, perché da questa parte (di qua) la pianura scende (dichina) verso la
spiaggia (a' suoi termini bassi)».
115-120. L'alba vinceva (con il suo chiarore)
l'ultima ora della notte (l'ora mattutina) che si dileguava (fuggia innanzi). Potei
così riconoscere da lontano il tremolio del mare. Noi andavamo per la pianura
solitaria (lo solingo piano)
come chi torna alla strada smarrita e che, fin quando non l'abbia raggiunta (nfino
ad essa), ha l'impressione di camminare invano.
121-129. Quando fummo là dove la rugiada resiste più a lungo al Sole (pugna col
sole) perché, quando si trova a stare in un luogo (in parte)
ombroso (ad orezza) evapora più lentamente,
il mio maestro pose delicatamente entrambe le mani aperte (sparte) sull'erbetta:
sicché io (ond'io), che capii il suo gesto (fui accorto di sua arte), porsi verso
di lui le guance ancora solcate dalle lacrime (lagrimose); qui rese di nuovo
visibile (fece tutto discoverto) quel colore (del volto) che l'Inferno aveva
nascosto.
130-136. Giungemmo poi sulla spiaggia solitaria (lito diserto), che non vide mai
uomo che abbia poi sperimentato il ritorno (omo, che di tornar sia poscia esperto).
Qui mi cinse (con un giunco) secondo il volere di Catone (com'al-trui piacque): oh
meraviglial perché quell'umile pianta che egli colse (scegliendola fra altre),
rinacque tale e quale (cotal) immediatamente là da dove l'aveva staccata
(l'avelse).