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Capitolo Primo

INSIEMI, APPLICAZIONI, RELAZIONI

§ 1. G L I I N S I E M I

Alla base di una qualunque trattazione matematica c'è la nozione di insieme.


Noi assumeremo la nozione di insieme come primitiva, come si fa nella geometria elementare
con le nozioni di punto, retta, piano, etc. Non daremo cioè una "definizione" di insieme, dato
che, per farlo, avremmo bisogno di altri concetti che, a loro volta, andrebbero definiti, e così
via.
Diremo dunque, alla buona, che un insieme è una collezione di oggetti detti gli elementi
dell'insieme.
Per esprimere il fatto che un oggetto x è un elemento dell'insieme E, diremo che x appartiene
ad E. In tal caso scriveremo

x ∈ E.

Naturalmente la scrittura x ∉ E sta ad indicare che l'oggetto x non appartiene all'insieme E, os-
sia che non è un suo elemento.
Se, per esempio, prendiamo come E l'insieme dei numeri naturali pari, possiamo dire che 0,
4, 120 appartengono ad E, mentre non gli appartengono 1, -6, π, la città di Trieste, la sedia su
cui siamo seduti.
Assegnare un insieme significa assegnare i suoi elementi. Ne viene che per definire corretta-
mente un insieme bisogna essere sempre in grado, almeno teoricamente, di decidere se un dato
oggetto è o non è elemento del nostro insieme. Diciamo "teoricamente" perché, in pratica, la
cosa può risultare difficile, se non addirittura impossibile.
Sia, per esempio, E l'insieme dei numeri naturali positivi primi, cioè maggiori di 1 e divisi-
bili solo per 1 e per se stessi. Le cose sono tranquille, dato che per decidere se un elemento x
appartiene ad E basta vedere se, in primo luogo è un numero naturale positivo, in secondo
luogo se è un numero primo. Ora però non è così banale decidere se è o non è primo il numero
naturale 12343847 + 9876751276 - 1.
Possiamo dunque parlare dell'insieme dei numeri reali positivi piccoli solo dopo che ab-
biamo dato un criterio per decidere se un numero reale è o non è piccolo.
Un altro punto al quale bisogna prestare attenzione è quello di non prendere insiemi "troppo
grandi" perché si rischia di creare delle contraddizioni (antinomie). Non si può, per esempio,
parlare dell'insieme di tutti gli insiemi o cose simili. Dati i nostri scopi, non c'è però da preoc-
cuparsi molto di queste cose difficili. Per stare tranquilli, ci basterà sempre pensare che gli in-
siemi e gli elementi di cui parliamo stanno tutti in un insieme universo U che potrà anche variare
di volta in volta e che noi sottintenderemo sempre assegnato.

Di solito, ma non sempre, indicheremo gli insiemi con lettere maiuscole A, B, C, X, … e gli
elementi con lettere minuscole a, b, c, x, …
Un primo modo per descrivere un insieme è quello di elencare tutti i suoi elementi racco-
gliendoli fra parentesi graffe. Per esempio: E = {a, b, c, d}. Ciò può essere fatto anche se l'in-
sieme è infinito, quando la scrittura ottenuta è di chiara interpretazione. Per esempio, l'insieme
dei numeri naturali pari può essere indicato con la scrittura E = {0, 2, 4, 6, …}, o anche E =
{2n: n = 0, 1, 2, …}, da leggersi "E uguale all'insieme dei numeri del tipo 2n, con n = 0, 1, 2,
…".
A priori, non è necessario che gli elementi di un insieme abbiano una qualche proprietà in
comune. Si può per esempio considerare l'insieme E = {3, Roma, colore giallo}. Tuttavia è
chiaro che insiemi così strampalati saranno per noi di ben scarso interesse. Di solito ci interesse-
ranno insiemi formati dagli elementi che godono di una data proprietà. Per definire l'insieme E
formato dagli elementi x che godono della proprietà P, scriveremo
2 - Capitolo Primo
E = {x: x ha la proprietà P),

o anche

E = {x: P(x)),

da leggersi "E uguale all'insieme degli x tali che P(x)".


Per esempio, l'insieme dei numeri naturali primi si potrà indicare scrivendo

E = {x: x è un numero naturale primo).

E ancora: dato un piano cartesiano, l'insieme dei punti P(x,y) della circonferenza di centro
l'origine O e raggio 2, potrà essere indicato con una scrittura del tipo

E = {(x,y): x2 + y2 = 4}.

Consideriamo ora l'insieme E = {x: x ≠ x}. Questo insieme è chiaramente privo di elementi.
Esso prende il nome di insieme vuoto e si indica con il simbolo Ø.

Sottolineiamo ancora il fatto che due insiemi A e B sono da riguardarsi come uguali (A = B)
se e solo se sono lo stesso insieme, ossia se e solo se contengono gli stessi elementi. Dunque,
per controllare l'uguaglianza dei due insiemi A e B, bisogna verificare che ogni elemento di A
appartiene a B e che ogni elemento di B appartiene ad A.
Siano, per esempio, A l'insieme dei triangoli rettangoli e B l'insieme dei triangoli per i quali
sussiste il Teorema di Pitagora. Risulta A = B. Infatti, come è ben noto, in ogni triangolo ret-
tangolo vale il Teorema di Pitagora e, come è purtroppo molto meno noto, ogni triangolo in cui
sussiste il Teorema di Pitagora è rettangolo.

Dati due insiemi A e B, se accade che ogni elemento di A è anche elemento di B, diremo che
A è un sottoinsieme di B e, simmetricamente, che B è un soprainsieme di A. Diremo anche che
A è contenuto in B e che B contiene A. Indicheremo questo fatto con una delle notazioni

A ⊂ B, B ⊃ A.

Se A non è contenuto in B (in simboli: A ⊄ B), significa che esiste almeno un elemento x
che appartiene ad A ma che non appartiene a B.
Per esempio, l'insieme A dei numeri naturali primi non è contenuto nell'insieme B dei nu-
meri naturali dispari, dato che è 2 ∈ A, ma 2 ∉ B.
Ovviamente, ogni insieme è contenuto in se stesso (A ⊂ A). Se è A ⊂ B, ma è A ≠ B, cioè se
ogni elemento di A appartiene a B, ma c'è almeno un elemento di B che non sta in A, si dice che
⊂ B.
A è un sottoinsieme proprio di B. Ciò si esprime con la notazione A ≠
Per definizione, si ha A = B se e solo se risulta A ⊂ B e B ⊂ A.
È poi di immediata verifica che da A ⊂ B e B ⊂ C segue A ⊂ C.
Osserviamo ancora che, qualunque sia l'insieme A, si ha Ø ⊂ A. Infatti, se così non fosse,
dovrebbe esistere un elemento x tale che x ∈ Ø e x ∉ A, ma la prima delle due condizioni è chia-
ramente impossibile.

N.B. Non si confondano i simboli ⊂ e ∈. Il primo dei due esprime una relazione intercor-
rente tra due insiemi, mentre il secondo lega fra loro oggetti di natura diversa: elementi ed in-
siemi.

CONVENZIONE. Scriveremo qualche volta … := … per dire che ciò che sta a sinistra
dell'uguale è definito da ciò che sta a destra.

Dato un insieme E, ha senso considerare l'insieme di tutti i suoi sottoinsiemi. Si pone cioè

∏(E) := {A: A ⊂ E}.


Insiemi, Applicazioni, Relazioni - 3


È dunque A ∈ (E) se e solo se è A ⊂ E.
Se, per esempio, è E = {1, 2, 3}, si ha

∏ (E) = {Ø, {1}, {2}, {3}, {1, 2}, {1, 3}, {2, 3}, E}.

§ 2. O P E R A Z I O N I F R A I N S I E M I

Come si è detto in precedenza, penseremo sempre gli insiemi di cui si parla come sottoin-
siemi di un insieme universo U.

DEFINIZIONE. Dati due insiemi A e B, si chiama loro intersezione l'insieme formato da


tutti e soli gli elementi che appartengono sia ad A che a B. Questo insieme si indica con il sim-
bolo A ∩ B. È dunque

A ∩ B := {x: (x ∈ A) ∧ ( x ∈ B)}.

Ricordiamo che il simbolo ∧ posto tra due affermazioni sta ad indicare che esse devono es-
sere verificate entrambi; la frase può dunque essere letta "x tali che x ∈ A e x ∈ B".
A volte semplificheremo la notazione scrivendo semplicemente {x: x ∈ A, x ∈ B}.

ESEMPI. 1) Siano r ed s due rette di un piano pensate come insiemi di punti. La loro inter-
sezione è l'insieme dei punti comuni. L'insieme r ∩ s consta dunque di un solo punto se le due
rette sono incidenti, è l'insieme vuoto se r ed s sono parallele e distinte, coincide, in fine, con r
se è r = s.

2) L'insieme E = {x: x2 - 4 < 0} è dato dall'intersezione dei due insiemi A = {x: x > - 2} e
B = {x: x < 2}.

Se è A ∩ B = Ø, i due insiemi A e B sono detti fra loro disgiunti.


Si constata facilmente che è:

A ∩ A = A; A ∩ B = B ∩ A; A ∩ Ø = Ø;

A ∩ B ⊂ A; A ∩ B = A se e solo se A ⊂ B.

Si può, naturalmente, fare l'intersezione anche di più di due insiemi. Per esempio, si ha

A ∩ B ∩ C := {x: (x ∈ A) ∧ (x ∈ B) ∧ (x ∈ C)}.

E ancora: Per ogni numero naturale n, sia An un sottoinsieme dell'insieme universo U. Si ha

∩ +∞
n = 0A n := {x: x ∈ A n, per ogni n}.

DEFINIZIONE. Dati due insiemi A e B, si chiama loro riunione (o unione) l'insieme for-
mato da tutti e soli gli elementi che appartengono ad almeno uno dei due insiemi A e B. Questo
insieme si indica con il simbolo A ∪ B. È dunque

A ∪ B := {x: x ∈ A o x ∈ B}.

Nella lingua italiana, la "o" può avere almeno due significati diversi.
Significato esclusivo (latino aut), come nella frase: "Se sostengo un esame, o sono pro-
mosso o sono bocciato." (Le due cose non possono verificarsi entrambi.)
4 - Capitolo Primo
Significato inclusivo (latino vel), come nella frase: "Se a febbraio riesco a dare Analisi o
Geometria, sono contento." (Se li dò tutti due, tanto meglio!)
In Matematica, salvo esplicito avviso del contrario, la "o" ha sempre quest'ultimo signifi-
cato.
In luogo della "o", si usa anche il simbolo ∨. Dunque:

A ∪ B := {x: (x ∈ A) ∨ (x ∈ B)}.

ESEMPI. 3) Siano A e B gli insiemi di numeri naturali formati, rispettivamente, dai mul-
tipli di 2 e dai multipli di 3. L'insieme A ∪ B è formato da tutti i numeri naturali pari e dai mul-
tipli dispari di 3. L'insieme A ∩ B è formato dai multipli di 6.

4) L'insieme E = {x: x2 - 4 > 0} è dato dall'unione dei due insiemi A = {x: x < -2} e B =
{x: x > 2}.

Si constata facilmente che è:

A ∪ A = A; A ∪ B = B ∪ A; A ∪ Ø = A;

A ∪ B ⊃ B; A ∪ B = B se e solo se A ⊂ B.

Si può, naturalmente, fare la riunione anche di più di due insiemi. Per esempio, si ha

A ∪ B ∪ C := {x: (x ∈ A) ∨ (x ∈ B) ∨ (x ∈ C)}.

E ancora: Per ogni numero naturale n, sia An un sottoinsieme dell'insieme universo U. Si ha

∪ +∞
n = 0A n := {x: x ∈ A n, per almeno un n}.

DEFINIZIONE. Dati due insiemi B e A, si chiama insieme differenza fra B e A, l'insieme

B \ A := {x : (x ∈ B) ∧ (x ∉ A)}.

Se poi è A ⊂ B, l'insieme B \ A si chiama complementare di A rispetto a B e lo si indica anche


Ç
con BA. Il complementare di A rispetto all'insieme universo U si indica semplicemente con
ÇA o con ~A.
ESEMPI. 5) Siano: A l'insieme dei numeri naturali pari: ˆ l'insieme dei numeri naturali e
Ç
Û l'insieme degli interi relativi. L'insieme ˆA è formato dai numeri naturali dispari, mentre
Ç
l'insieme Û A è costituito dai numeri naturali dispari e dagli interi negativi.

6) Se Œ è l'insieme dei numeri razionali e se è U =  (= insieme dei numeri reali), allora


Ç Œ è l'insieme dei numeri irrazionali.
7) Siano: A l'insieme dei numeri naturali pari e B quello dei numeri primi. L'insieme A \ B è
costituito da tutti i numeri naturali pari diversi da 2.

Sono di immediata verifica le seguenti proprietà:

ÇÇA = A; ÇU = Ø; ÇØ = U;
A ∩ ÇA = Ø; A ∪ Ç A = U.
Insiemi, Applicazioni, Relazioni - 5

DEFINIZIONE. Dati due insiemi A e B, si chiama loro insieme prodotto (cartesiano), e si


indica con A × B, l'insieme delle coppie ordinate (a,b) con a appartenente ad A e b appartenente
a B; in simboli:

A × B := {(a,b): (a ∈ A) ∧ (b ∈ B)}.

In particolare, l'insieme A × A := {(a,b): (a ∈ A) ∧ (b ∈ A)} si indica anche con A2.


Si può, naturalmente, definire anche il prodotto di 3 o più insiemi. Per esempio, si ha

A × B × C := {(a,b,c): (a ∈ A) ∧ (b ∈ B) ∧ (c ∈ C)}.

Com'è ben noto, l'insieme dei punti di una retta si può porre in corrispondenza biunivoca
con l'insieme  dei numeri reali (coordinate cartesiane). Così i punti di un piano [dello spazio]
si possono mettere in corrispondenza biunivoca con le coppie di numeri reali, ossia con Â2
[con le terne di numeri reali, ossia con Â3].

DEFINIZIONE. Sia E un insieme non vuoto e siano A 1, A 2, …, A n sottoinsiemi di E.


Diremo che gli insiemi A1, A2, …, An formano una ripartizione di E in n sottoinsiemi o classi
se:
1) Ai ≠ Ø per ogni i;
2) Ai ∩ Aj = Ø se è i ≠ j;
3) A1 ∪ A2 ∪ … ∪ An = E.

Ossia: gli Ai non sono vuoti e ogni x di E appartiene ad uno e uno solo dei sottoinsiemi dati.
Questa definizione può essere facilmente estesa anche al caso di infiniti sottoinsiemi.

ESEMPI. 8) Siano E = ˆ, A = {n; n è un numero pari}, B = {n; n è un numero dispari}.


A e B formano una ripartizione di ˆ in 2 classi.

9) Sia E l'insieme dei punti di un piano. Le rette parallele ad una retta data formano una ri-
partizione di E in un numero infinito di classi.

10) Sia ancora E = ˆ . Si ponga ora: A = {n; n è un numero pari}, B = {n; n è un numero
primo}, C = {n; n è un numero dispari non primo}. Questi 3 insiemi non costituiscono una ri-
partizione di ˆ; infatti, pur essendo A ∪ B ∪ C = ˆ, si ha A ∩ B ≠ Ø.

Chiudiamo il paragrafo segnalando alcuni simboli che useremo molto spesso.

∀ sta al posto di "per ogni", "qualunque sia";


∃ sta al posto di "esiste";
∃! sta al posto di "esiste ed è unico", ossia "esiste uno e un solo".

Siano ora p e q due proposizioni.


La negazione di p si indica col simbolo ¬ p e si legge non p. Dunque ¬ p è vera se e solo se
p è falsa. La proposizione p ∧ q (congiunzione, da leggersi p e q) è vera se e solo se sono vere
sia la p che la q. La proposizione p ∨ q (disgiunzione, da leggersi p o q) è vera se e solo se è
vera la p o è vera la q, ossia se e solo se è vera almeno una delle due.
La proposizione p ⇒ q (implicazione, da leggersi p implica q) è sempre vera, tranne nel caso
che p sia vera e q falsa. Essa traduce il fatto che "se è vera p, allora è vera anche q" mentre, se p
è falsa, non abbiamo alcuna pretesa su q. La proposizione (p ⇒ q) ∧ (q ⇒ p) si indica con
6 - Capitolo Primo

p ⇔ q. La proposizione p ⇔ q (che si legge p coimplica q) è vera se e solo se le proposizioni


p e q sono entrambe vere o entrambe false.
Se la proposizione p ⇒ q è vera, si dice che la p è condizione sufficiente per la q e che la q è
condizione necessaria per la p.
Per esempio, fra numeri naturali, "essere multiplo di 4" è condizione sufficiente ma non ne-
cessaria per "essere pari".

Alcuni insiemi numerici vengono indicati con lettere particolari:


ˆ := insieme dei numeri naturali; ˆ+ := insieme dei numeri naturali positivi;
Û := insieme dei numeri interi; Û* := insieme dei numeri interi non nulli;
Œ := insieme dei numeri razionali; Œ+ := insieme dei numeri razionali positivi;
Œ- := insieme dei numeri razionali negativi;  := insieme dei numeri reali;
Â+ := insieme dei numeri reali positivi; Â- := insieme dei numeri reali negativi;
Ç := insieme dei numeri complessi; Ç* := insieme dei num. complessi non nulli.

§ 3. A P P L I C A Z I O N I

DEFINIZIONE. Dati due insiemi E ed E', si chiama applicazione o funzione di E in E'


ogni legge f che ad ogni elemento x ∈ E associa un elemento x' ∈ E'. L'insieme E è detto il
dominio della f, mentre E' è detto il suo codominio. Il fatto che ad ogni x ∈ E debba corrispon-
dere un solo elementi di E' si esprime dicendo che la legge f è univoca.
Per indicare che f è un'applicazione di E in E' useremo la notazione f : E → E'. Per espri-
mere il fatto che la f associa all'elemento x ∈ E l'elemento x' ∈ E', si scrive x' = f(x).
L'elemento x' è detto l'immagine di x. Useremo qualche volta anche la notazione x ÿ x'.

Si tenga ben presente che, per assegnare una funzione è necessario assegnare tre oggetti: il
dominio, il codominio e la legge f.

ESEMPI. 1) La legge f : ˆ → ˆ espressa da f(n) = n - 1 non definisce una funzione,


dato che non esiste un corrispondente di 0. La stessa f definisce invece una funzione di Û in Û.

2) La legge f: Â + ∪ {0} → Â espressa da f(x) = y se e solo se è y2 = x non definisce una


funzione, dato che al numero 4 associa sia il 2 che il -2. Viene dunque a mancare l'univocità.

3) Le seguenti leggi definiscono invece delle applicazioni di  in Â:

x - 1
f(x) = 2; f(x) = x2; f(x) = ; f(x) = log(1 + x2); f(x) = sin2x + cos3x.
x2 + 1

x - 1
4) La legge f(x) = x + 1 definisce un'applicazione dell'insieme  \ {-1} in Â.

5) La legge che ad ogni circonferenza di un piano associa il suo centro definisce un'applica-
zione dell'insieme A delle circonferenze di quel piano nell'insieme B dei punti del piano stesso.

6) Sia A un insieme di persone nate in Italia. Anche la legge che ad ogni elemento di A asso-
cia il comune in cui è nato definisce un'applicazione di A nell'insieme B dei comuni italiani.
Insiemi, Applicazioni, Relazioni - 7

A noi interessano, in particolare, le applicazioni che hanno come codominio un insieme nu-
merico; a tali applicazioni riserveremo, di regola, il nome di funzioni. In tal caso, all'elemento
f(x) si dà anche il nome di valore della f in x.
Sia data un'applicazione f : E → E'. L'insieme f(E) := {f(x): x ∈ E} (⊂ E') prende il nome
di insieme immagine della f. È dunque f(E) = {x' ∈ E': ∃ x ∈ E tale che f(x) = x'}. Ana-
logamente, se è A ⊂ E, si chiama immagine di A tramite la f l'insieme f(A) := {f(x): x ∈ A}.
Un'applicazione f : E → E' è detta costante se esiste c' ∈ E' tale che (∀ x ∈ E)(f(x) = c').
L'applicazione f : E → E definita da f(x) = x è detta applicazione identica o identità di E.
Un'applicazione f : ˆ → E è detta successione di elementi di E. In luogo di f(n) si usa più
volentieri la notazione an; la successione si indica con (an)n.
Per esempio, la successione per cui è (f(n) =) an = n2, si indica con (n2)n.

Si tenga ben presente che, in generale, ad un'applicazione non è richiesto né che sia f(E) =
E', né che ad elementi distinti di E vengano associati elementi distinti di E'.

DEFINIZIONE. Un'applicazione f : E → E' è detta iniettiva se ad elementi distinti di E


vengano associati elementi distinti di E', ossia se

(∀ x1 ∈ E)(∀ x2 ∈ E)(x1 ≠ x2 ⇒ f(x1) ≠ f(x2)).

Ciò equivale a dire che, per ogni x' ∈ E', esiste al più un x ∈ E tale che f(x) = x'.

Per esempio, l'applicazione dell'Esempio 4 è iniettiva, mentre quelle degli Esempi 5 e 6 non
lo sono.

DEFINIZIONE. Un'applicazione f : E → E' è detta suriettiva se l'insieme immagine f(E)


coincide con E', ossia se

(∀ x' ∈ E')(∃ x ∈ E)(f(x) = x').

Ciò equivale a dire che, per ogni x' ∈ E', esiste almeno un x ∈ E tale che f(x) = x'.
Per esprimere il fatto che l'applicazione f : E → E' è suriettiva, si dice che f è un'applica-
zione di E su E'.

Per esempio, l'applicazione dell'Esempio 5 è suriettiva, mentre quella dell'Esempio 4 non lo


è.

DEFINIZIONE. Un'applicazione f : E → E' è detta biiettiva se è iniettiva e suriettiva,


ossia se

(∀ x' ∈ E')(∃! x ∈ E)(f(x) = x').

Ciò equivale a dire che, per ogni x' ∈ E', esiste esattamente un x ∈ E tale che f(x) = x'.

Per esempio, è biiettiva l'applicazione f : Â → Â definita da f(x) = x3.

DEFINIZIONE. Data l'applicazione f : E → E' e detto A un sottoinsieme di E, l'appli-


cazione che a ogni elemento x di A associa l'elemento f(x) ∈ E' è detta restrizione della f ad A;
essa si indica col simbolo f |A o, quando non c'è possibilità di equivoco, ancora con f.
Sia ancora A ⊂ E e sia f un'applicazione di A in E'. ogni f*: E → E' tale che f* |A = f è detta
un prolungamento della f ad E.
8 - Capitolo Primo

Sia per esempio data l'applicazione f : Â \ {-1} → Â definita da

x2 - 1
f(x) = x + 1 .

Per ottenere un prolungamento della f a tutto  , basta considerare una qualunque funzione
fc : Â → Â definita da

 x - 1, se è x ≠ - 1
fc(x) = 
c, se è x = - 1 .

DEFINIZIONE. Sia f : E → E' un'applicazione biiettiva. L'applicazione di E' in E che a


ogni elemento x' di E' associa l'unico elemento x ∈ E tale che f(x) = x' è detta applicazione in-
versa della f; essa si indica col simbolo f - 1. Dunque, per definizione, si ha

f - 1 (x') = x ⇔ f(x) = x'.

Si tenga presente che, se la f non è biiettiva, non può esistere un'applicazione inversa.
Tuttavia, è spesso utile costruire una funzione imparentata con la f che risulti invece invertibile.
Se la f non è suriettiva, per renderla tale basta sostituire ad E' il suo sottoinsieme f(E). Se la f
non è iniettiva, per renderla tale si può considerare un'opportuna restrizione. Abbinando i due
procedimenti, si ottiene un'applicazione biiettiva che è, per così dire, strettamente imparentata
con quella di partenza.

ESEMPI. 7) L'applicazione f : Â → Â definita da f(x) = x2 non è biiettiva. Per ottenere


un'applicazione biiettiva, si restringe la f all'insieme  + ∪ {0} e si assume quest'ultimo in-
sieme anche come codominio. Insomma la funzione x2 non è biiettiva fra  e Â, ma lo è fra Â+
∪ {0} e Â+ ∪ {0}. L'inversa della funzione f : Â+ ∪ {0} → Â+ ∪ {0}, definita da f(x) = x2 è
la funzione radice quadrata.

8) L'applicazione f : Â → Â definita da f(x) = sin x non è biiettiva. Per ottenere un'applica-


zione biiettiva, si assume come codominio l'intervallo J = {y: -1 ≤ y ≤ 1} e si restringe la f
all'intervallo I = {x: -π/2 ≤ x ≤ π/2}. Naturalmente, questa restrizione non è l'unica possibile,
ma è la più naturale. L'inversa della funzione f : I → J, definita da f(x) = sin x è la funzione
arco seno.

Sia data un'applicazione f : E → E' e sia A' un sottoinsieme di E'. Si chiama controimma-
gine di A' il sottoinsieme f - 1(A') di E definito da f - 1(A') := {x ∈ E: f(x) ∈ A'}.

ESEMPIO. 9) Sia f : Â → Â definita da f(x) = x2. Si ha:

f - 1({4}) = {-2, 2}; f - 1(Â+) = Â \ {0};

f - 1({x': -1 < x' ≤ 9}) = {x: -3 ≤ x ≤ 3}; f - 1({- 2}) = Ø.

Non si confonda la controimmagine con l'applicazione inversa. Quest'ultima opera sugli


elementi di E' e ha senso solo se la f è biiettiva, mentre la controimmagine opera sui sottoin-
siemi di E' e si può definire in ogni caso.
Sia ancora f : Â → Â definita da f(x) = x2. Sappiamo che questa funzione non è invertibile.
Non ha dunque senso scrivere f - 1(4), mentre si è visto che è f - 1({4}) = {-2, 2}.
Insiemi, Applicazioni, Relazioni - 9

DEFINIZIONE. Siano date le due applicazioni f : E → E' e g : E' → E". Si può co-
struire un'applicazione h : E → E" ponendo h(x) := g(f(x)), ∀ x ∈ E. L'applicazione h è detta
applicazione composta della f e della g; essa si indica col simbolo g ° f.

ESEMPI. 10) Siano: E = Â + , E' = E" = Â , f : Â + → Â definita da f(x) = log x e


g : Â → Â definita da g(u) = - u2. L'applicazione composta h = g ° f: Â+ → Â è definita da
h(x) = - log2x.
Si badi che, in questo caso, non è definita un'applicazione che si possa indicare con f ° g.
Infatti questa dovrebbe essere un'applicazione k definita da k(u) = log(- u2) che non ha senso.

11) Siano: E = E' = E" = Â , f : Â → Â definita da f(x) = x + 1 e g : Â → Â definita da


g(u) = u2. In questa situazione, esistono sia la funzione composta g ° f sia la f ° g. Si ha:

(g ° f)(x) = (x + 1)2 e (f ° g)(x) = x 2 + 1.

Se ne deduce che, in generale, è g ° f ≠ f ° g.

11) Siano: f : Â → Â definita da f(x) = 1 - x2 e g : Â+ ∪ {0} → Â definita da g(u) = √ u.


Non esiste l'applicazione composta g ° f, dato che la f assume anche valori negativi. Si può
però comporre con la g la restrizione della f al sottoinsieme A (⊂ Â) formato dagli x per cui è
1 - x2 ≥ 0, ossia agli x:per cui è - 1 ≤ x ≤ 1. L'applicazione composta h : A → Â è definita da
h(x) = √
 
1 - x2.

DEFINIZIONE. Data l'applicazione f : E → E', l'insieme G(f) := {(x, f(x)): x ∈ E}


(⊂ E × E') è detto grafico di f.

Un sottoinsieme G di E × E' è il grafico di una funzione se e solo se

(∀ x ∈ E)(∃! x' ∈ E')((x, x') ∈ G).

Posto, per esempio, I = {x: -1 ≤ x ≤ 1}, l'insieme H = {(x,y): x2 + y2 = 1} (⊂ I × I) non è


il grafico di una funzione dato che, appartengono ad H sia (0, -1) sia (0, 1). Se però si consi-
dera l'insieme H' = {(x,y): x 2 + y 2 = 1, y ≥ 0} (⊂ I × I), questo è il grafico della funzione
f : I → I definita da f(x) = √
 
1 - x2.

§ 4. R E L A Z I O N I B I N A R I E

DEFINIZIONE. Si chiama relazione binaria in un insieme non vuoto E ogni applicazione


R di E × E nell'insieme {sì, no}. Per esprimere il fatto che per una coppia (x, y) di E × E è
R(x,y) = sì [no], si dice che gli elementi x e y di E sono in relazione [non sono in relazione].
Per assegnare una relazione R su un insieme E basta ovviamente fissare il sottoinsieme
R - 1 ({sì}). Spesso, in luogo delle parole "sì", "no", si usano più volentieri i numeri "1" e

J
"0". Inoltre, invece di scrivere R(x,y) = 1; si usa interporre fra x e y un segno particolare. Per
esprimere una relazione generica useremo il segno . Alcune relazioni hanno un loro segno
usuale: =, », ≤, ⊥, ⊂, etc.
10 - Capitolo Primo

Per esprimere il fatto che nell'insieme E è definita la relazione J, si usa la scrittura (E,J).
ESEMPI DI RELAZIONI. 1) Uguaglianza fra gli elementi di un insieme (=).
2) Inclusione fra i sottoinsimi di un insieme (⊂).
3) Parallelismo fra le rette di un piano o dello spazio (»)
4) Ortogonalità fra le rette di un piano (⊥).
5) Relazione di "minore o uguale" fra numeri reali (≤).
6) Relazione di "minore" fra numeri reali (<).
7) Relazione di divisibilità fra numeri naturali positivi (9).
8) Relazione "essere fratello di" (nel senso di avere in comune almeno un genitore) in un in-
sieme di persone.
9) Relazione "distare meno di 100 km" in un insieme di città.

J in un insieme E può godere di alcune proprietà.


Una relazione

– Proprietà riflessiva: (∀ x ∈ E)(x J x), cioè "ogni elemento di E è in relazione con se


stesso".
Le relazioni precedenti sono tutte riflessive, tranne quelle degli esempi (4) e (6).

– Proprietà simmetrica: (∀ x ∈ E)(∀ y ∈ E)(x J J


y ⇒ y x); cioè "se x è in relazione con
y, allora anche y è in relazione con x".
Le relazioni degli esempi (1), (3), (4), (8) e (9) sono simmetriche, le altre no.

– Proprietà antisimmetrica: (∀ x ∈ E)(∀ y ∈ E)[((x J y) ∧ (y J


x)) ⇒ x = y]; cioè "se x
è in relazione con y e y è in relazione con x, allora è x = y".
Le relazioni degli esempi (1), (2), (5), (6) e (7) sono antisimmetriche, le altre no.
L'uguaglianza è l'unica relazione che è al tempo stesso simmetrica e antisimmetrica.

– Proprietà transitiva: (∀ x ∈ E)(∀ y ∈ E)(∀ z ∈ E)[((x J y) ∧ (y J z)) ⇒ x J z]; cioè


"se x è in relazione con y e y è in relazione con z, allora x è in relazione con z".
Le relazioni precedenti sono tutte transitive, tranne quelle degli esempi (4), (8) e (9).

Accenniamo solo al fatto che, come si parla di relazioni binarie, si può parlare anche di rela-
zioni ternarie, quaternarie, …, cioè di relazioni che coinvolgono 3, 4, … elementi di un in-
sieme.
Sia E l'insieme dei punti di un piano. Un esempio di relazione fra terne di elementi di E è
quella di "essere allineati". Un esempio di relazione fra quaterne di elementi di E è quella di
"appartenere ad una medesima circonferenza".

La nozione di relazione binaria su un insieme E ammette una facile generalizzazione. Dati due
insiemi E ed E' si chiamerà relazione binaria fra gli elementi di E e quelli di E' ogni applicazione
di E × E' in {1,0}.

Se per esempio è E' = (E), una relazione fra E ed E' è quella di appartenenza.
Noi ci occuperemo esclusivamente di relazioni binarie su un insieme E. Anzi ci limiteremo a
due tipi particolari di queste: le relazioni di equivalenza e quelle d'ordine.

§ 5. R E L A Z I O N I D I E Q U I V A L E N Z A

DEFINIZIONE. Si chiama (relazione di) equivalenza in un insieme non vuoto E ogni


relazione binaria su E che sia riflessiva, simmetrica e transitiva.
Insiemi, Applicazioni, Relazioni - 11

Data un'equivalenza su un insieme E, diremo che due elementi a e b in relazione sono fra

loro equivalenti; esprimeremo il fatto scrivendo x y.
L'uguaglianza è chiaramente un'equivalenza che viene detta equivalenza discreta.
Diamo qualche altro esempio di equivalenza.

ESEMPI. 1) Il parallelismo fra rette o fra piani.


2) Sia E = {(p,q): p ∈ Û, q ∈ Û*}; dunque E è l'insieme di tutte le frazioni. In E si definisce

la ben nota relazione di equivalenza (p, q) (r, s) ⇔ ps = qr.
3) La relazione di congruenza fra i segmenti dello spazio.
4) In un insieme di persone, la relazione "essere fratelli", ma nel senso di avere uguali en-
trambi i genitori.

5) Fra numeri reali: x y se e solo se x - y è un multiplo intero di 2π.

6) Fra numeri reali: x y se e solo se x - y è un numero intero.
7) Dato un insieme non vuoto E, si dichiarino fra loro equivalenti tutti gli elementi di E. Si
ottiene una relazione di equivalenza detta equivalenza nulla.

DEFINIZIONE. Sia ∞ un'equivalenza in un insieme E. Per ogni x ∈ E si definisce


[x] := {y ∈ E: x ∞ y}.

I sottoinsiemi [x] prendono il nome di classi dell'equivalenza data.


TEOREMA 1. Sia un'equivalenza in un insieme E.
1) Per ogni x ∈E, si ha [x] ≠ Ø.

2) Si ha [x] = [y] se e solo se è x y.

3) Se è x / y. si ha [x] ∩ [y] = Ø.
4) Le classi dell'equivalenza costituiscono una ripartizione di E.


DIM. 1) Essendo x x, si ha x ∈ [x].
2) Sia x ∞ y. Da z ∈ [x] segue x ∞ z, da cui z∞ ∞
x y e quindi z ∞
y, ossia y ∞
z e, in
fine, z ∈ [y]. L'inclusione opposta si prova allo sesso modo.
Sia ora [x] = [y]. È dunque y ∈ [x], da cui x y.∞

3) Sia x / y e supponiamo, per assurdo, che esista z ∈ [x] ∩ [y]. Si ottiene: (x ∞
z) ∧
(y∞ ∞ ∞
z), da cui x z y e, in fine, x∞ y. Assurdo.
4) Basta osservare che ogni elemento di E appartiene a una e una sola classe dell'equiva-
lenza. ❚


DEFINIZIONE. Sia data su un insieme E un'equivalenza . L'insieme {[x]: x ∈ E}

(⊂ (E)) delle classi di equivalenza prende il nome di insieme quoziente di E rispetto all'equi-
valenza data. Esso si indica con E / .∞

Passare da E a E / comporta il riguardare certi sottoinsiemi di E come elementi di un
nuovo insieme. Spesso in matematica si dà un nome a questi nuovi elementi. Tale procedimento
prende il nome di definizione per astrazione.

ESEMPI. 8) Sia E l'insieme delle rette dello spazio e sia ∞ la relazione di parallelismo.

Agli elementi di E / si dà il nome di direzioni.

9) Sia E l'insieme dei piani dello spazio e sia ∞ ancora la relazione parallelismo. Agli ele-

menti di E / si dà il nome di giaciture.
12 - Capitolo Primo


10) Nell'insieme E = {(p,q): p ∈ Û, q ∈ Û*} di tutte le frazioni sia l'equivalenza definita
∞ ∞
da (p, q) (r, s) ⇔ ps = qr. Agli elementi di E / si dà il nome di numeri razionali.

11) Sia E l'insieme dei segmenti dello spazio e sia ∞ la relazione di congruenza. Agli ele-

menti di E / si dà il nome di lunghezze.

12) Sia E l'insieme dei segmenti orientati dello spazio e sia ∞


la relazione che proclama
equivalenti due segmenti se e solo se sono congruenti e hanno uguali anche direzione e verso.

Agli elementi di E / si dà il nome di vettori.

§ 6. R E L A Z I O N I D ' O R D I N E

DEFINIZIONE. Si chiama relazione d'ordine o ordinamento in un insieme non vuoto E


ogni relazione binaria su E che sia riflessiva, antisimmetrica e transitiva.
Se a è in relazione con b diremo che a precede b [che b segue a] e scriveremo, per esempio,
a 1 b [b 2 a].

ESEMPI. 1) La relazione d'inclusione in (E). ∏


2) La relazione "≤" in ˆ, Û, Œ o Â.
3) La relazione di divisibilità fra numeri naturali positivi definita da a 9 b se e solo se a è un
divisore di b.

Data in un insieme E una relazione d'ordine 1, si può definire una nuova relazione, in certo
qual modo equivalente (cioè con lo steso grado di informazione) a quella data, ponendo a < b se
e solo se è (a 1 b) ∧ (a ≠ b).
Il caso più interessante è quello in cui si parte dalla relazione ≤ fra numeri (in particolare in
ˆ) ottenendo così l'usuale relazione di <.
Una relazione < gode delle seguenti proprietà:
1) Prop. antiriflessiva: (∀ x ∈ E) (x </ x), cioè nessun elemento è in relazione con se stesso.
2) Prop. antisimmetrica. In virtù della (1), essa diviene: (∀ x ∈ E)(∀ y ∈ E)(x < y ⇒ y </ x).
3) Proprietà transitiva: (∀ x ∈ E)(∀ y ∈ E)(∀ z ∈ E)((x < y) ∧ (y < z) ⇒ x < z).

A una tale relazione si dà il nome di relazione d'ordine in forma antiriflessiva.


Viceversa, partendo da una relazione d'ordine in forma antiriflessiva <, si ottiene una rela-
zione d'ordine riflessiva 1 ponendo a 1 b se e solo se è (a < b) ∨ (a = b).

Sia (E, 1) un insieme ordinato. Se accade che comunque si fissino due elementi a, b di E si
ha (a 1 b) ∨ (b 1 a), si dice la relazione è di ordine totale. Se invece esistono almeno due ele-
menti a e b fra loro inconfrontabili, ossia tali che non risulti né a 1 b né b 1 a, si parla di ordi-
namento parziale.

Per esempio, l'insieme ( (E), ⊂) è totalmente ordinato se e solo se E non contiene più di un
elemento. Infatti, se in E esistono due elementi a e b, si ha {a} ⊄ {b} e {b} ⊄ {a}.
La relazione ≤ in ˆ, Û, Œ o  è d'ordine totale.
Naturalmente, un sottoinsieme X di un insieme parzialmente ordinato U può risultare total-

mente ordinato. Per esempio, sappiamo che se è E = {a, b, c}, l'insieme ( (E), ⊂) è parzial-
mente ordinato; per contro, il suo sottoinsieme X = {Ø, {a}, {a, b}, E} è totalmente ordinato.
Insiemi, Applicazioni, Relazioni - 13

DEFINIZIONE. Sia (E, 1) un insieme ordinato. Si dice che un elemento m ∈ E è il primo


o il minimo elemento di E se m precede tutti gli elementi di E. Scriveremo m = ´ E.
Analogamente, si dice che un elemento M ∈ E è l'ultimo o il massimo elemento di E se M
segue tutti gli elementi di E. Scriveremo M = í E.


Qualunque sia l'insieme non vuoto E, l'insieme ( (E), ⊂ ) ha un minimo (m = Ø) e un
massimo (M = E). L'insieme (ˆ , ≤) ha minimo, lo zero, ma non ha massimo. In (Û , ≤),
(Œ, ≤), (Â, ≤) non c'è né minimo né massimo.

TEOREMA 2. Se in un insieme ordinato (E, 1) esiste minimo [massimo] esso è unico.

D I M . Se m e m' sono minimi di E , si ha (m 1 m') ∧ (m' 1 m), da cui m = m'.


Analogamente per il massimo. ❚

DEFINIZIONE. Siano (E, 1) un insieme ordinato e A un sottoinsieme di E. Se esiste un


elemento L ∈ E che segue tutti gli elementi di A, si dice che L è una limitazione superiore o un
maggiorante di A. In tal caso si dice che A è un sottoinsieme superiormente limitato di E.
Analogamente, se esiste un elemento l ∈ E che precede tutti gli elementi di A, si dice che l è
una limitazione inferiore o un minorante di A. In tal caso si dice che A è un sottoinsieme infe-
riormente limitato di E.
Un sottoinsieme A di E è detto limitato se ammette sia limitazioni inferiori che superiori.

Siano (E, 1) un insieme ordinato e A un sottoinsieme superiormente limitato di E. Se L è una


limitazione superiore di A, ogni elemento L' che segua L è ancora una limitazione superiore di
A. Interessa vedere se fra le limitazioni superiori di A ce n'è una minima.

DEFINIZIONE. Siano (E, 1 ) un insieme ordinato e A un sottoinsieme superiormente


limitato di E. Se l'insieme delle limitazioni superiori di A ha minimo, questo è detto l'estremo
superiore di A ed è indicato col simbolo É A
Analogamente: Se A è un sottoinsieme inferiormente limitato di E e se l'insieme delle limita-
zioni inferiori di A ha massimo, questo è detto l'estremo inferiore di A ed è indicato col simbolo
é A.
ESEMPI. 4) Sia (ˆ+, 9) l'insieme dei numeri naturali positivi ordinato per divisibilità. Se
A è un suo sottoinsieme finito, allora esso è superiormente limitato ed ammette anche estremo
superiore dato dal minimo comune multiplo dei suoi elementi. Se A è infinito, esso è superior-
mente illimitato.
Un qualunque sottoinsieme non vuoto A è inferiormente limitato (da 1) ed ha estremo infe-
riore dato dal massimo comune divisore dei suoi elementi.

5) Consideriamo l'insieme (Œ; ≤). Sia ora A = {x ∈ Œ+: x2 < 2}. Si vede subito che A è su-
periormente limitato (per es. da 2) ma che non ha estremo superiore.
Posto invece B = {x ∈ Œ+: x2 < 4}, si ha É B = 2.
Dunque, non tutti i sottoinsiemi superiormente limitati di Œ hanno estremo superiore.
Vedremo che nell'insieme  dei numeri reali le cose vanno altrimenti.

Chiaramente, se un sottoinsieme A di (E, 1) ha massimo, questo è anche l'estremo superiore


di A. Il caso dell'insieme B dell'Esempio 5 mostra che l'estremo superiore di un insieme può
ben non appartenergli. Anzi, l'estremo superiore si inventa proprio come "surrogato" del mas-
simo.
14 - Capitolo Primo
§ 7. E S E R C I Z I

1) Detto U l'insieme dei primi 20 numeri naturali positivi, si considerino i suoi sottoinsiemi:
A = {2k: k = 1, 2, …,, 10}, B = {1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10}, C = {3k: k = 1, 2, 3, 4, 5, 6}.
Si descrivano gli insiemi :

A ∩ B; A ∪ B, A ∩ ÇB; A∪ Ç B,
(A ∩ B) ∩ C; A ∩ (B ∩ C); (A ∪ B) ∪ C; A ∪ (B ∪ C);

(A ∩ B) ∪ C; (A ∪ C) ∩ (B ∪ C); (A ∪ B) ∩ C; (A ∩ C) ∪ (B ∩ C);
ÇA; ÇB; Ç(A ∩ B); ÇA ∪ ÇB; Ç(A ∪ B); ÇA ∩ ÇB.
2) Si dimostri che sussistono le seguenti proprietà:

(A ∩ B) ∩ C = A ∩ (B ∩ C); (A ∪ B) ∪ C = A ∪ (B ∪ C) (prop. associative)

(A ∩ B) ∪ C = (A ∪ C) ∩ (B ∪ C); (A ∪ B) ∩ C = (A ∩ C) ∪ (B ∩ C) (prop. distributive)


Ç(A ∩ B) = ÇA ∪ ÇB; Ç(A ∪ B) = ÇA ∩ ÇB (formule di De Morgan).

[Si può procedere così: Si fissa un x ∈ U e ci si chiede: «x ∈ A?», «x ∈ B?», «x ∈ C?». In


base alle risposte, ci sono 8 casi possibili se gli insiemi coinvolti sono 3, 4 casi se gli insiemi
sono solo 2. Per ciascuno di essi si controlla che x appartiene al primo insieme se e solo se ap-
partiene al secondo. Occupiamoci, per esempio, della prima formula di De Morgan.

A B A∩B Ç(A ∩ B) ÇA ÇB ÇA ∪ ÇB;


sì sì sì no no no no
sì no no sì no sì sì
no sì no sì sì no sì
no no no sì sì sì sì

Per concludere, basta confrontare le colonne ombreggiate della tabella.]

3) Dati due insiemi A e B si chiama loro differenza simmetrica l'insieme A ∆ B formato


dagli elementi che appartengono ad uno e uno solo degli insiemi A e B. È dunque

A ∆ B := {x: x ∈ A aut x ∈ B} = (A ∩ ÇB) ∪ (B ∩ ÇA).


Considerati gli insiemi di cui all'Esercizio 1, si descrivano gli insiemi:

A ∆ B; A ∆ A; A ∆ U; A ∆ Ø; (A ∆ B) ∆ C; A ∆ (B ∆ C).

4) Si dimostri che sussistono le seguenti proprietà:

A ∆ B = B ∆ A; A ∆ A = Ø; A∆U= ÇA; A ∆ Ø = A;
(A ∆ B) ∆ C = A ∆ (B ∆ C).

[Si può procedere con la stessa tecnica suggerita per l'Esercizio 2.]
Insiemi, Applicazioni, Relazioni - 15

5) Si individuino graficamente i seguenti insiemi di punti del piano riferito a coordinate car-
tesiane:

{(x, y): x ≤ 0}; {(x, y): x ≤ 1, y ≤ 1}; {(x, y): |x| ≤ 1}; {(x, y): x = y};

{(x, y): x ≤ y}; {(x, y): |x| + |y| ≤ 1}; {(x, y): |x - y| ≤ 1};

{(x, y): x2 + y2 > 1}; {(x, y): (x > 1) ∨ (y > 1)}.

6) Posto U = {1, 2, 3, 4, 5, 6), si ricerchino i suoi sottoinsiemi X soddisfacenti alle se-


guenti condizioni:

 X ∪ {1, 2} = {1, 2, 6}  X ∩ {1, 2, 3, 4} = {3, 4}


(a)  ; (b)  ;
X ∩ {1, 2} ⊃ { 1 } X ∩ { 2 , 4 , 5 , 6 } = { 2 , 6 }

 X ∩ {1, 2, 3} ⊂ { 1 , 2 , 4 }
 X ∩ {3, 4, 5} ⊃ { 4 , 5 }
a) X ∩ {2, 5, 6} ⊂ { 2 , 6 } ; (b)  .
X ∩ {2, 4, 6} ⊂ { 1 , 3 , 5 } X ∩ {1, 2, 6} ⊃ { 2 , 6 }

[Anche in questo caso, si può utilizzare una tabella analoga a quella vista in precedenza.
Occupiamoci del problema (a).

Elemento Prima Seconda Conclusioni


condizione condizione
1 – Sì sì
2 – – –
3 no – no
4 no – no
5 no – no
6 sì – sì

Il trattino indica che la cosa è indifferente. Ci sono dunque due soluzioni: X1 = {1, 6} e X2
= {1, 2, 6}.]

7) (a) Si provi, mediante esempi, che da A ∩ B = A ∩ C non segue B = C.

(b) Si provi, mediante esempi, che da A ∪ B = A ∪ C non segue B = C.


(c) Si dimostri che, invece, da (A ∩ B = A ∩ C) ∧ (A ∪ B = A ∪ C) segue B = C.

[(c) Sia x ∈ B. Se è x ∈ A, è anche x ∈ A ∩ B = A ∩ C, da cui x ∈ C. Sia x ∉ A; essendo


comunque x ∈ A ∪ B = A ∪ C, si ottiene ancora x ∈ C. Analogamente si prova che è C ⊂ B.]

8) Date le seguenti coppie di funzioni f e g di  in Â, si definiscano le funzioni composte


g ° f e f ° g. .

1
f(x) = 1 - 3x; g(x) = x - 2; f(x) = x2 + 1; g(x) = ;
x2 + 1
f(x) = 3x; g(x) = sinx; f(x) = 3x + 2; g(x) = 2x - 4.
16 - Capitolo Primo

9) Data un'applicazione f: E → E', siano A, B sottoinsiemi di E e A',B' sottoinsiemi di E'.


Si provi che:

(a) Da A ⊂ B segue f(A) ⊂ f(B). (b) Da A' ⊂ B' segue f - 1(A') ⊂ f - 1(B').

(c) Si ha f(A ∪ B) = f(A) ∪ f(B). (d) Si ha f(A ∩ B) ⊂ f(A) ∩ f(B).

(e) Si ha A ⊂ f - 1(f(A)); (f) Si ha f(f - 1(A')) = A' ∩ f(E).

[(a) Sia x' ∈ f(A); esiste x ∈ A tale che f(x) = x'; essendo anche x ∈ B, segue f(x) = x' ∈
f(B).
(d) Essendo A ∩ B ⊂ A, la tesi segue dalla (a); in generale non sussiste l'uguaglianza; questa
si ha se e solo se la f è iniettiva.]

10) Si esprima il termine n - imo an delle seguenti successioni a valori razionali (ossia delle
seguenti applicazioni f: ˆ+ → Œ:

1 1 1 1 1
1, -1, 1, -1, 1, -1, … 0, 1, 0, 1, 0, 1, … , , , , ,…
2 5 8 11 14
1 1 1 1 1 3 2 5 4 7 6
-1, 2, - 4, 8, - 16, 32, … 0, 1, 0, -1, 0, 1, 0, -1, … 0, 2, 3, 4, 5, 6, 7, …

0, 1, -1, 0, 1, -1, 0, 1, -1, …

π
[Per l'ultima successione, si può porre an = √ 2 sin ( n).]
3

11) Per ciascuna delle seguenti relazioni binarie definite in ˆ+, si dica se è riflessiva, sim-
metrica, antisimmetrica, transitiva. Sia dunque a J
b se e solo se

(a) b = a + 1; (b) a è un divisore proprio di b; (c) a e b sono entrambi maggiori di 1;


(d) a e b sono uguali o consecutivi; (e) nessuno dei due numeri è multiplo dell'altro;
(f) a e b sono primi fra loro; (g) il massimo comun divisore di a e b è uguale a 3.

12) Si descriva l'insieme quoziente E / ∞ nel caso dell'equivalenza discreta e nel caso del-
l'equivalenza nulla.

13) Sia Ï l'insieme delle applicazioni di un insieme E in un insieme E'. Si provi che è
Ï ∞
un'equivalenza in la relazione binaria definita da f g se e solo se è finito l'insieme

A = {x ∈ E: f(x) ≠ g(x)}.

14) Può accadere che in un insieme ordinato (E, 1) il minimo coincida col massimo?

15) Sia (ˆ+, 9) l'insieme dei numeri naturali positivi ordinato per divisibilità. Si dica quali
dei suoi seguenti sottoinsiemi sono totalmente ordinati:

{2n: n = 1, 2, 3, …}; {n2: n = 1, 2, 3, …}; {2n: n = 1, 2, 3, …};


{6n: n = 0, 1, 2,, …}; {n!: n = 1, 2, 3, …}; {n: n è un numero primo}.

16) In un insieme E di persone, sia a J b se e solo se a è più giovane di b. Si tratta di una


relazione d'ordine?

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