11 drago è una entità affascinante e ad un tempo temibile: è il Daimon l’espressione delle forze
occulte sovrane nella loro essenza, al pari delle forze spirituali. L’energia vitale, l’eros delle radici,
la smisurata potenza che ascende dall’estremo limite dell’essere è assimilabile al Daimon dei greci:
è il fuoco della passione interiore paragonabile al fuoco che sputa il drago.
Se il drago è un po’ differente dai mostri la cui inesauribile panoplia tende a ossessionare lo spirito
dei santi e degli anacoreti, è perché in definitiva non è né Dio né Diavolo. Rappresenta i forza
tellurica che scaturisce dalle viscere della terra, e le forze del campi eterico che discendono dal
cielo. Associa in sé queste due forze occulte (cioè nascoste) che sono delle forze di relazione. Per
questo, la doppia natura del drago terra-cielo, ne fa il custode di queste forze nascoste. Le contiene
e le sintetizza in sé, custodisce le terre e le caverne interdette, giacché in questi luoghi non esistono
né bene ne male, ma soltanto delle potenze magiche che devono essere impiegate unicamente da
uomini di saggezza e di conoscenza dal cuore puro; in questo senso, il drago è domato, ma non
distrutto, perché alberga in ciascun essere allo stato latente, come addormentato e sempre pronto a
risvegliarsi se la vigilanza viene meno. Nel qual caso, il drago rinasce e le sue forze distruggono,
divorano colui che le affronta senza essere sufficientemente preparato, giacché in ciò consiste il suo
ruolo di guardiano dei segreti del divino.
La complessa natura del drago si rivela nel suo stesso simbolismo. Ciascuna delle parti del suo
corpo costituisce una chiave simbolica e rappresenta una proprietà alchemica e magica che si ri-
ferisce a delle forze occulte. Simbolo della relazione terra-cielo, possiede ad un tempo ali artigliate
e zampe provviste di artigli di aquila. Domina le prede dei due mondi, cioè la loro energia.
Cavalcare il drago, domarlo e condurlo al guinzaglio, significa dunque avere il controllo di questa
doppia energia, ciò che possono fare solo il santo, il prode o il mistico. San Michele e San Giorgio
nella tradizione cristiana, San Gabriele in quella dell’IsIam, hanno vinto il drago perché possede-
vano la perfetta conoscenza dei due mondi, il terrestre e il celeste.
La spada che fa a pezzi il drago simbolizza la parola divina, simile ad un raggio di luce, che stronca
senza colpo ferire le forze dell’ignoranza e del dubbio.
Una delle più belle storie sul drago (e Dio sa quanto l’immaginazione degli
uomini sia stata feconda su questo soggetto!) è giapponese. È narrata nel Kojiki o «Narrazione delle
cose antiche», il più antico libro che racconta le leggende relative ai Kami (alle entità superiori)
dell’originario sciamanismo del Giappone, chiamato correntemente Shintò. In questo testo, uno dei
più straordinari, versatili e indomabili dei Kami, è chiamato Susanoo. Questi si comporta in
maniera disordinata, come una specie di drago celeste, che gioca dei brutti tiri a sua «sorella»
Amaterasu, la donna-sole, al punto che questa, scoraggiata, si ritira in una grotta, sprofondando così
il mondo nella notte. Quando, infine, l’ordine è ristabilito, Susanoo si rifugia nella provincia di
Izumo, in Giappone. Là incontra una coppia di vecchi che si lamentavano perchè la loro ottava ed
ed ultima figlia doveva,secondo l’usanza essere offerta ad un immenso drago signore della contrada
affinchè la divorasse. Per placare il loro dispiacere Susanoo promette loro di uccidere il drago
terrestre, in cambio della loro figlia. Prepara allora un luogo sacro ove attira il drago e poi, con uno
stratagemma, lo inebria con del sake, una bevanda alcolica tratta dal riso. Susanoo riesce allora a
tagliargli le teste a colpi di sciabola e, tagliandolo a pezzi, trova nella sua coda una sciabola magica.
Quest’arma diverrà in seguito uno dei tre tesori sacri del Giappone, assieme allo specchio celeste di
Amaterasu, che rappresenta lo spirito delle cose, e la collana di Magatama, gioiello a forma di
virgola che simbolizza l’accesso al mondo divino. Giacché, questa sciabola, che fa di Susanoo il
signore di Izumo, simbolizzerà per le generazioni future la potenza del comando.
La sciabola del drago, nata dal suo sangue, è dunque il simbolo dell’alleanza tra la terra e il cielo.
Questo drago abbattuto da Susanoo era, in effetti, il guardiano dei tesori del paese e quello della
parola, dei segreti della natura fondamentale. Ancora oggi, il santuario scintoista di Atsura a
Nagoya, dove la sciabola (o, quanto meno, una sua riproduzione) è venerata come fondamento del
Kami