STORIA
CONTEMPORANEA
Dalle rivoluzioni settecentesche agli imperialismi
CAPITOLO 1. Nuovi modi di commercio, produzione, consumo
1.1. Le origini di un sistema economico globalizzato
Fine ‘600 inizio ‘700 è una fase di grande crescita economica che riguarda vari settori tra cui l’agricoltura, le manifatture e il commercio, specie a lunga
percorrenza con Asia, Africa e Americhe. Gli europei si mettono in viaggio:
- Avvalersi di nuovi beni, braccia e ricchezze (quindi per questioni economiche)
- Curiosità
- Spirito d’avventura
- Convertire popoli alla fede in Cristo
- Per fuggire dai paesi di origini specie perché perseguitati per motivi religiosi.
Si creano percorsi stabili che danno vita ad una prima forma di globalizzazione. In Occidente arrivano nuovi beni per cui nascono posti appositi, come la
bottega del caffè (la prima aperta a Venezia nel 1647), che si diffondono in tutta Europa. Sono luoghi dove si possono consumare anche altri beni (tè,
cioccolata, punch, latte di mandorle) e svolgere attività sociali. Nasce una nuova società di consumi e un’opinione pubblica.
1.2. Circuiti commerciali transoceanici
I circuiti commerciali sono gli stessi che hanno preso forma tra 500 e 600:
• Uno verso est, verso le Indie orientali;
- diminuisce l’importanza delle spezie e aumenta quella dei tessuti di cotone, tè e caffè;
• Uno verso l’Africa e le Americhe (il triangolo Europa-Africa-Americhe):
- dall’Europa partono navi cariche di tessuti, armi, chiodi, bottoni, merci con cui si comprano gli schiavi in Africa occidentale;
- gli schiavi vengono portati in Brasile, nei Caraibi o nella Virginia, dove lavorano nelle piantagioni;
- si acquistano beni che queste piantagioni producono (zucchero, caffè, tabacco, non più metalli preziosi), che vengono portati in Europa.
Anche se nel 700 ci sono voci in Europei, anche autorevoli, che condannano la tratta degli schivi e il loro impiego nelle piantagioni, l’opinione dominante
considera i neri come esseri inferiori che meritano di essere trattati come animali. Cambiano i protagonisti dei commerci:
- nella metà del 600 sono spagnoli, portoghesi e olandesi;
- tra la fine del 600 e il 700 sono francesi e soprattutto inglesi.
I commercianti e i coloni francesi e inglesi si insediano stabilmente in India e in America del Nord e danno vita ad una competizione economico-
commerciale e politico-militare.
1.3. Effetti del commercio transoceanico
Alla fine del 600, i consumatori dei nuovi beni che arrivano in Europa sono membri di famiglie aristocratiche o altoborghesi. Questo consumo fa parte
della “strategia della distinzione”, usata per rimarcare la distanza sociale tra loro e le classi meno abbienti. Ma i commerci transoceanici comportano
aumenti di reddito per le classi meno abbienti. Aumenta così la domanda di prodotti agricoli.
1.4. Una rivoluzione nelle campagne
Così alcune aree (specie in Inghilterra e nei Paesi Bassi) si produce di più e meglio tanto da parlare di rivoluzione agricola: si ha una nuova organizzazione
delle terre da coltivare e una migliore gestione delle aziende. Le terre in uso comune vengono ridistribuite in modo più compatto attraverso le recinzioni: ne
traggono vantaggio i grossi proprietari e ci rimettono i piccoli proprietari che sono costretti a vendere i loro piccoli appezzamenti. Dopo le recinzioni, i
proprietari affidano le terre agli affittuari, cioè ai manager che assumono manodopera salariata. I manager introducono la rotazione pluriennale al posto di
quella biennale: la terra viene divisa in varie parti e in una, al posto del maggese (non si coltiva nella per far riposare il campo) si introducono i foraggi, che
trasmettono azoto al terreno, aumentandone la produttività. I foraggi vengono usati anche come mangime per il bestiame, da cui si ricava il letame per
concimare la terra e renderla ancora più produttiva. Questo sistema di rotazione prende il nome di sistema di Norfolk, dal nome della contea inglese dove
sono state sperimentate per prime queste innovazioni: nel tardo 700 e nell’800 si diffondono anche in Francia, in Germania e nell’Italia settentrionale. Si
crea questa dinamica economica:
- aumentano i redditi;
- aumenta la produttività dell’agricoltura inglese;
- i beni alimentari costano di meno;
- dopo l’acquisto dei prodotti agricoli resta una maggiore quota residua che può essere destinata al risparmio o all’acquisto di altri beni di consumo.
Dal 600, in Europa, si diffondono tre nuove coltivazioni:
• Riso: proviene dall’Asia e richiede molto sole e acqua. Si diffonde nelle zone alpine: i fiumi alpini hanno diramazioni sotterranee che riemergono a valle
nelle risorgive. Dove sgorga l’acqua, viene impiantato un sistema di canali irrigatori che permetti di coltivare il riso nelle marcite, prati costantemente
riforniti di acqua: si creano così le risaie.
• Mais: proviene dall’America. Rende il doppio/quadruplo del grano, costa poco e in certe aree diventa quasi l’unico alimento. Ma una dieta basata solo sul
mais provoca la pellagra, una malattia dovuta alla carenza di vitamina B che provoca eritemi cutanei e disturbi psichici che possono portare alla morte.
• Patata: proviene dall’America. Inizialmente viene usata solo come alimento per le bestie poi anche per gli uomini. Rende più del grano, costa meno, ha
un gran contributo calorico e diviene l’alimento perfetto per le famiglie povere.
1.5. La “transizione demografica”
Nel 700, la popolazione europea aumenta in modo rapido e accentuato (la natalità resta uguale ma diminuisce la morte infantile) perché.
• Si ha una migliore offerta di generi alimentari;
• Migliorano le condizioni igieniche;
• Si hanno i primi successi medici;
• Scompare la peste perché si ha una migliore pulizia e si fanno regolari lavori di manutenzione alle case, di conseguenza si allontanano i topi quindi le
pulci.
Prima, l’offerta di beni alimentari a prezzi bassi comportava un aumento temporaneo della popolazione. A un certo punto i prezzi dei beni alimentari
crescevano perché la domanda superava l’offerta. Di conseguenza, la popolazione soffriva di denutrizione ed era facilmente esposta alle epidemie. A questo
punto c’era:
• Una grave crisi di mortalità;
• Una diminuzione della popolazione;
• Una caduta della domanda;
• Una caduta dei prezzi dei beni alimentari
Poi il processo si ripeteva secondo una dinamica descritta dal modello malthusiano (secondo cui la povertà è dovuta a una crescita squilibrata della
popolazione in rapporto alle risorse). Per Malthus, economista inglese, l’aumento demografico non è benefico e va fermato tramite:
- i freni preventivi, come castità prematrimoniale, per ridurre la crescita della popolazione;
- i freni repressivi, come le carestie o le guerre, per ridurre la popolazione.
1.6. La prima rivoluzione industriale
Sia sul mercato interno che su quello coloniale, aumenta la domanda di tessuti di cotone che vengono importati dall’India. Ma si cercano soluzioni per
produrre le stesse quantità di tessuti direttamente in Gran Bretagna a costi e quindi a prezzi più bassi. Tra il 1733 e il 1784, artigiani o imprenditori
introducono innovazioni:
• L’orologiaio John Kay inventa la “navetta volante”, un sistema che muove meccanicamente sul telaio la spola del filo;
• Il tessitore James Hargreaves inventa la Jenny, un filatoio meccanico manovrato a mano, che unisce 6/7 fusi azionati da un solo filatore;
• Il barbiere Richard Arkwright inventa la water-frame, un filatoio azionato dall’energia idraulica dotato di un solo fuso;
• Samuel Crompton combina le macchine di Hargreaves e di Arkwright e crea la “mule-jenny”, un filatoio azionato dall’energia idrica che fa muovere più
fusi contemporaneamente;
• Edmund Cartwright, un ecclesiastico, inventa il primo telaio meccanico azionato dall’energia idrica.
In Gran Bretagna, ci sono giacimenti di carbon fossile e minerale ferroso e si produce ferro e ghisa. Tra la prima metà del 700, si sono innovazioni:
• Abraham Darby e suo figlio combinano carbon fossile depurato e minerale ferroso e producono una ghisa migliore delle precedenti che però è ancora
troppo dura e friabile;
• Henry Cort inventa il procedimento di pudellaggio e laminazione. Col primo si libera la ghisa dal carbonio e col secondo si eliminano tutte le scorie e si
ottiene ferro in barre di buona qualità a basso costo.
Di conseguenza aumenta la domanda di minerale ferroso e di carbon fossile. Perciò si inizia a scavare sempre più in profondità nelle miniere di carbone
con pompe rudimentali che portano l’acqua in superficie.
• Il fabbro Thomas Newcomen inventa una più efficiente pompa a bilanciere mossa dal vapore;
• L’ingegnere James Watt inventa una pompa a vapore.
La macchina a vapore produce artificialmente energia che può essere applicata alle macchine in modo razionale e anche a ciclo continuo. Negli anni
seguenti viene applicata a filatoi e telai meccanici. Queste innovazioni hanno una serie di eventi a catena:
• Filatoi e telai meccanici vengono usati anche per produrre altri tessuti come lana e seta;
• La richiesta di filatoi, telai e macchine a vapore stimola la richiesta di legno e di metallo che servono per costruirle; ciò dà impulso alle falegnamerie e
alle industrie siderurgiche e meccaniche;
• Aumenta la richiesta carbon fossile che serve per alimentare la macchina a vapore;
la crescita del settore cotoniero britannico fa si che molte piantagioni americane cominciano a coltivare cotone che viene poi esportato e lavorato in Gran
Bretagna.
Tutto questi comporta un aumento dei redditi per i soggetti coinvolti e quindi un ulteriore aumento della domanda di beni di ogni tipo.
Queste sono le prime fasi della rivoluzione industriale, definita dallo storico britannico Eric Hobsbawn la più grande trasformazione che si sia mai avuta
nella storia umana dal Neolitico. 5 aspetti della rivoluzione in Gran Bretagna:
• Le trasformazioni hanno un carattere cumulativo in apparenza inarrestabile: ogni trasformazione ne provoca un’altra;
• La Gran Bretagna diventa un modello da imitare in altri paesi;
• I nuovi settori produttivi si concentrano in aree che offrono vantaggi:
- vicino ai porti per trasportare meglio le merci prodotte;
- vicino ai distretti carboniferi;
- dove già esistevano botteghe artigiane.
Nascono così le fabbriche che sostituiscono le botteghe. Ne deriva una geografia produttiva “a macchia di leopardo” nel senso che, nei primi decenni della
rivoluzione industriale, i distretti produttivi sono piccole macchie in un territorio arretrato e dominato da attività agricole.
• Gli operai della rima rivoluzione industriale sono ex artigiani o ex contadini e ex piccoli proprietari terrieri immigrati nelle città o le loro mogli o i loro
figli, molto richiesti perché pagati meno degli uomini e perché hanno mani piccole adatte alla gestione di filatoi e telai. I turni sono sequenziali per tenere
le macchine sempre in attività in modo da recuperare il più presto possibile gli investimenti fatti per l’impianto delle attrezzature. Le condizioni dei
lavoratori sono antigieniche e pericolose per la salute degli operai. Le innovazioni tecnologiche sono labour-saving: le macchine fanno l lavoro
dell’uomo e si genera disoccupazione.
• Le fabbriche e le macchine sono spesso un trauma per i lavoratori.
Tra la fine del 700 e l’inizio dell’800, in Gran Bretagna iniziano le prime proteste: i luddisti attaccano e sabotano le macchine per tornare indietro nel
tempo.
Petizione dei lavoratori del settore laniero di Leeds ai mercanti e ai manifatturieri, pubblicato nel 1786:
Vogliono scoraggiare l’uso delle macchine, che genera disoccupazione. I bambini devono essere educati al lavoro visto che l’ozio incoraggia i crimini
Lettera dei mercanti di tessuti di Leeds, manifesti affisso a Leeds nel 700
I mercanti si sentono in dovere di continuare a sostenere l’uso delle innovazioni.
CAPOTOLO 2. La Rivoluzione americana
2.1. La cultura politica come potenziale eversivo
Dopo la guerra dei 7 anni (combattuta in Europa e nelle colonie dell’America settentrionale e dell’India tra il 1756 e il 1763) la Gran Bretagna emerge
come la più grande potenza coloniale. Per finanziare le truppe e i funzionari statali delle colonie, Giorgio III impone nuove tasse ai coloni nordamericani,
che lottano per difendere i loro diritti grazie a 3 componenti della loro cultura:
- Fede protestante puritana: l’America è una terra promessa donata da Dio ai suoi figli, che hanno il sacro diritto di proteggerla insieme alla loro libertà;
- Teoria dei diritti naturali (Locke);
- Letteratura politica radicale antimonarchica di ispirazione illuminista che viene dall’Europa.
Le tasse imposte ai coloni sono:
• Il Revenue Act (1764) che limita il contrabbando;
• Lo Stamp Act (1765) che impone l’opposizione di un bollo su ogni documento ufficiale da comprare in apposite rivendite autorizzate.
Le 13 colonie orientali (tra il Massachusetts del Nord e la Georgia del Sud) protesta sui giornali, con manifestazioni o con interventi nei Parlamenti locali
perché la Camera dei Comuni non può imporre tasse a loro danno visto che non diritto di mandarvi rappresentanti a tutela dei loro interessi: il loro slogan
era “no taxtation without representation”. Di fronte alle proteste, il governo di Londra revoca lo Stamp Act, ma insiste sulla rappresentanza virtuale (i
coloni si devono sentire rappresentati dai deputati votati nella Camera dei Comuni come molti altri sudditi britannici che non hanno diritto di voto).
Nel 1773 il Parlamento di Londra attribuisce alla East India Company il monopolio esclusivo delle vendite del tè importato in nord America dalle colonie
asiatiche. Questa mossa:
• Colpisce gli interessi dei commercianti nordamericani e dei contrabbandieri;
• Favorisce molti parlamentari britannici che possiedono pacchetti di azioni della EIC.
Così, il 16 dicembre 1773, a Boston, un gruppo di coloni si introduce sulle dai della EIC e butta in mare le balle del tè (Boston Tea Party). Come reazione il
governo britannico:
• Chiude il porto di Boston;
• Abolisce il Parlamento del Massachusetts;
• Concentra il potere nella mani del governatore e dei militari.
2.3. La secessione
Nel settembre 1774, i rappresentanti delle 13 colonie si riuniscono a Filadelfia in un Congresso e chiedono al governo di Londra di ritirare le norme dei
mesi precedenti e di trovare un compromesso. L’esercito britannico del Massachusetts arresta i leader ribelli; ciò porta ai primi scontri tra truppe
britanniche e ribelli nella primavera del 1775 a Lexington e a Boston.
Il 10 maggio 1775 si riunisce in un secondo Congresso a Filadelfia che spiega i motivi per cui i coloni stanno prendendo le armi con la Dichiarazione del 6
luglio 1775:
• Vogliono difendere i loro diritti naturali dai soprusi del governo britannico che vuole ridurli a uno stato di schiavitù. Emerge il paradosso della schiavitù:
- I coloni bianchi, di origine europea, figli della libertà naturale e di una nuova divina terra promessa non possono essere ridotti in schiavitù e per questo si
sentono legittimati a prendere le armi.
- Gli schiavi neri, di origine africana, non dotati di diritti naturai non possono ribellarsi per conquistare la loro libertà.
• In più di un passaggio, la Dichiarazione assume lo stile e il tono di un sermone religioso, mostrando l’influenza della tradizione protestante puritana,
secondo cui la colonizzazione dell’America è un evento voluto da Dio;
• I coloni vogliono distaccarsi dalla madrepatria, ma nel documento lo negano per presentare le colonie come vittime innocenti, fedeli alla corona, ma
costrette a reagire contro gli atti di aggressione del governo britannico;
• La Dichiarazione, oltre ad avere una funzione diplomatica, ne ha anche una propagandistica: vuole unire intorno al Congresso tutte le colonie.
Gli scontri con l’esercito britannico si moltiplicano e il Congresso batte moneta automaticamente e organizza un esercito affidato al comando di George
Washington, proprietario terriero della Virginia.
I congressisti scrivono la Dichiarazione di indipendenza, resa pubblica il 4 luglio 1776 che:
• Spiega i motivi che spingono alla secessione della madrepatria (i soprusi subiti e l tirannia del re che non ha diritto di governare un popolo libero);
• Sostiene che “tutti gli uomini dono stati creati uguali e sono stati dotati da Dio di diritti inalienabili, come la vita, la libertà, la ricerca della felicità”.
Questi principi valgono solo per maschi, adulti, bianchi e ricchi.
Non tutti i coloni sono entusiasti dell’indipendenza:
• Molti non prendono posizione;
• I lealisti non vogliono tradire il re.
2.4. La Guerra (1776 e il 1781)
Scoppia la guerra, che sembra a favore della Gran Bretagna, che ha un esercito superiore e ha l’appoggio dei coloni lealisti (= guerra civile tra coloni ribelli
e lealisti). A i coloni hanno successo perché:
- Washington evita battaglie campali e attacca di sorpresa le truppe britanniche, puntando al logoramento dei nemici;
- I coloni combattono per la libertà quindi con grande determinazione, mentre le truppe britanniche combattono per soldi o perché costretti quindi con
poco entusiasmo;
- Francia, Spagna e Olanda aiutano i coloni.
La guerra finisce nell’ottobre del 1781: i francesi e i nordamericani guidati da Washington conquistano Yorktown, città della Virginia occupata dai
britannici. Il 3 settembre 1873 viene siglata la pace di Parigi, con cui la Gran Bretagna:
• Riconosce l’indipendenza delle colonie costituitesi nei 13 stati uniti;
• Restituisce la Florida alla Spagna.
2.5. La Costituzione degli Stati Uniti
La Costituzione degli Stati Uniti entra in vigore nel marzo del 1789: George Washington è il primo presidente. Gli Usa sono una Repubblica federale (gli
Stati hanno una larga autonomia ma sono coordinati da un governo centrale che si occupa della difesa, della politica estera e di emettere moneta). Si ha una
rigida separazione dei poteri. Il Congresso ha il legislativo, il Presidente ha l’esecutivo e la Corte suprema ha il giudiziario:
• Nessuna delle 3 istituzioni può essere sciolta o annullata dalle altre;
• Tutte e 3 esercitano controlli sulle altre.
Il Congresso è composto da 2 camere:
• Camera dei rappresentanti con membri eletti ogni 2 anni in proporzione alla popolazione di ogni Stato (per avvantaggiare gli stati più popolosi);
• Senato: composto da 2 rappresentanti per ogni Stato (per tutelare i più piccoli).
Può:
- Imporre tasse; diritti e dazi doganali;
- Battere moneta;
- Regolare il commercio;
- Istituire il sistema giudiziario;
- Dichiarare guerra;
- Recitare esercito e marina;
- Reprimere insurrezioni interne;
- Mettere sotto accusa il Parlamento e destituirlo in caso di violazione di legge.
Il Presidente viene eletto ogni 4 anni in modo indiretto da grandi elettori nominati dagli Stati:
• È a capo dell’esercito;
è responsabile della politica estera e della firma dei trattati;
• Promulga le leggi approvate dal Congresso e gliele rinvia affinché le riconsideri;
• Nomina a vita i membri della Corte Suprema;
• Non può essere sfiduciato dal Congresso
La Corte Suprema è composta da 6 membri, poi 7:
• Esercita la funzione di Corte d’appello;
• Esercita giurisdizione esclusiva nel caso di processo fra Stati o fra uno Stato e lo Stato centrale;
• Dai primi dell’800 si è attribuita il compito di giudicare. La coerenza tra leggi statali e leggi contenute nella Costituzione federale.
2.6. La nuova Repubblica nordamericana
Nei primi anni di vita degli Stati Uniti si ha un contrasto tra:
• Federalisti (Hamilton, Madison e Washington) che sono a favore di una preponderanza del governo centrale;
• Repubblicani (Jefferson e poi Madison) che sono a favore di una preponderanza dei singoli Stati.
Nel 1791 i repubblicani fanno approvare dal Congresso il Bill of Rights, cioè i primi 10 emendamenti alla Costituzione. Stabiliscono i limiti che il governo
centrale deve rispettare nei confronti dei singoli Stati e dei singoli individui e tutelano:
- La libertà di religione, stampa, parola, riunione e petizione;
- Il diritto che ogni cittadino ha di portare le armi;
- I diritti dei cittadini processati;
- Le competenze che la Costituzione non riserva al governo centrale devono essere date agli Stati.
I repubblicani dal 1800 al 1825 eleggono 3 presidenti (Jefferson, Madison e Monroe).
Nel 1790 il Congresso stabilisce che:
• La cittadinanza è attribuita per nascita;
• Gli stranieri possono essere naturalizzati dopo 2 anni di residenza sul territorio degli Stati, avendo mostrato una buona condotta e dopo aver giurato
fedeltà alla Costituzione. Gli anni di residenza sono portati a 5 nel 1795 e a 14 nel 1798.
I confini territoriali sono flessibili e le terre a ovest, popolate dai pellirossa, vengono occupate per far spazio all’espansione agricola e commerciale: i nativi
vengono sterminati o rinchiusi nelle riserve. Vengono creati i simboli del nuovo Stato:
- Il Gran Sigillo degli Stati Uniti per siglare gli atti ufficiali e i trattati internazionali.
Viene approvato il 20 giugno 1782. Nella faccia anteriore c’è l’aquila americana (forza) che in un artiglio stringe 13 frecce e nell’altro un ramo di ulivo.
Nel becco tiene un cartiglio col motto “E pluribus unum, da molti, uno”. Sopra l’aquila, c’è una costellazione con 13 stelle disposte in modo da formare
una stella a sei punte. Nella faccia posteriore, c’è una piramide tronca a 13 livelli sormontata da un occhio in un triangolo. In basso c’è il motto “Novus
ordo seciorum”, liberamente tratto da un verso di Virgilio. La bandiera è composta da 13 strisce alternate rosse e bianche con un riquadro dallo sfondo blu
su cui ci sono 13 stelle bianche, per rappresentare una nuova costellazione.
CAPITOLO 3. La Rivoluzione francese
3.1. La crisi della monarchia francese
Dopo la guerra dei 7 anni e la guerra d’indipendenza americana, la Francia è colpita da una crisi fiscale. Nel 1786 il ministro delle finanze, Charles de
Colonne, d’accordo con Luigi XVI, prepara un progetto di riforma che prevede, tra l’altro, l’abolizione delle esenzioni fiscali di cui godono nobili e clero.
Il Parlamento di Parigi (un tribunale composto soprattutto da nobili) si oppone. Così, per discutere il progetto di riforma, vengono convocati gli Stato
generali (agosto 1788), un organismo di rappresentanza cetuale in cui sono riuniti i rappresentanti dei 3 ordini (nobiltà, clero e Terzo stato). Il Parlamento
di Parigi vuole che l’assemblea voti per ordini: così i nobili e clero avranno la maggioranza. Governo e Parlamento arrivano a un compromesso: il Terzo
Stato (98% della popolazione) deve avere un numero di rappresentanti pari alla somma dei rappresentanti degli altri due ordini. Ma sulle modalità di voto
non si prendono decisioni. Nella primavera del 1879, si eleggono i deputati da mandare agli Stati Generali. In tutto il paese vengono compilati i “Chaiers
de doleances”, che raccolgono le proteste e i bisogni della popolazione. L’abate Emanuel-Joseph Sieyès scrive il pamphlet “che cos’è il Terzo Stato ?”, in
cui sostiene che:
• Una vera nazione esiste solo se la legge è uguale per tutti e se nessuno gode di privilegi;
• Il Terzo Stato è l’espressione della nazione nella sua interezza;
• Nobili e clero sono parassiti della Nazione;
• Negli Stati Generali si deve votare per singola testa e non per ordine perché la libertà è un fatto individuale che richiede un’espressione individuale;
• Questi liberi cittadini devono essere inseriti in un corpo politico collettivo: la Nazione;
• Il Terzo Stato deve abbandonare gli Stati Generali, autoproclamandosi Assemblea Nazionale e scrivere una Costituzione.
3.2. Dagli Stati generali all’Assemblea costituente (5 maggio - fine ottobre 1789)
Gli Stati Generali si riuniscono il 5 maggio 1789 a Versailles. Si ha un disaccordo sulle modalità di voto e il 17 giugno il Terzo Stato si autocostituisce in
una Assemblea nazionale, a cui si uniscono anche deputati della nobiltà e del clero. Il re fa chiudere la sala delle riunioni e il 20 giugno l’Assemblea si
riunisce nella sala della pallacorda, dove giura di non sciogliersi prima di aver scritto la nuova Costituzione. Il re ha un atteggiamento ambiguo:
• Ordina ai nobili e al clero di unirsi all’Assemblea nazionale, che dal 9 luglio cambia nome in Assemblea nazionale costituente;
• Licenzia il ministro delle finanze Necker, che vuole tassare i ceti privilegiati;
• Ordina all’esercito di circondare Parigi.
Il malumore politico si mescola al disagio sociale: il prezzo del pane aumenta e a Parigi scoppiano tumulti. Il 14 luglio il popolo assalta la Bastiglia
(prigione) per cercare armi, decapita il comandante della prigione e porta la sua testa in trionfo per la città. Si ha uno spostamento dell’idea di sovranità:
ora è il popolo che dà la morte e non il re. Il re, spaventato, il 17 luglio:
• Si proclama a favore della rivoluzione;
• Incontra i vincitori del 14 luglio;
• Richiama Necker;
• Adotta la coccarda tricolore.
Intanto i tumulti scoppiano anche nelle campagne dove, nell’estate del 1789, si diffonde “La grande paura” a causa di una psicosi da falsa notizia secondo
cui:
• I nobili perderanno i privilegi feudali;
• I villaggi contadini saranno rasi al suolo da briganti a servizio dei nobili.
Le voci sono infondate, ma i contadini ci credono e assaltano i castelli signorili. Per far fronte alla situazione:
• Si forma la Guardia Nazionale, corpi armati volontari composti soprattutto da benestanti per difendere la Rivoluzione e mantenere l’ordine in nome del
popolo e del re;
• Il 4 agosto, l’Assemblea Nazionale Costituente abolisce il sistema feudale e tutti i cittadini possono essere eletti a ogni tipo di carica;
• Il 26 agosto 1789 l’Assemblea Nazionale Costituente approva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino:
1. Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti;
2. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione;
3. La sovranità risiede nella Nazione (popolo);
4. La legge è espressione della volontà generale.
Luigi XVI non ratifica le norme dell’Assemblea e convoca a Versailles un reggimento dell’esercito. Il 5 ottobre alcune donne dei mercati di Parigi si recano
a Versailles per richiedere al re e all’Assemblea del pane; a loro si uniscono 20.000 Guardie Nazionali parigine, che hanno costretto Lafayette e porsi al
comando loro. Il re approva le norme e si trasferisce a Parigi. Spaventati dagli eventi, molti aristocratici lasciano Versailles ed emigrano in Austria o in
Germania.
3.3. L’Assemblea Costituente e la prima Costituzione (fine ottobre 1789 - settembre 1791)
Nasce la distinzione tra destra e sinistra:
• Alla sinistra del presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente si siedono i radicali con posizioni repubblicane e democratiche;
• Alla destra i moderati con posizioni monarchiche.
Tra il 1789 e il 1791, fuori dall’Assemblea si formano i club (tipo partiti) che prendono il nome delle sedi in cui si riuniscono, di solito ex conventi:
• I giacobini: democratici-radicali (Robespierre, antimonarchici);
• I foglianti: di destra moderata (fuoriusciti dai giacobini, Lafayette, favorevoli alla monarchia costituzionale);
• I cordiglieri: di sinistra estrema (Morat, Danton).
Tra il 1789 e il 1791, l’Assemblea Nazionale Costituente approva una serie di norme:
• La Francia viene divisa in dipartimenti, divisi in distretti, divisi in cantoni (amministrati da consiglieri eletti dai cittadini);
• Vengono aboliti i Parlamenti (tribunali);
• Vengono istituiti tribunali civili e penali in ogni distretto, una Corte d’appello e una Corte di Cassazione;
• La pena di morte viene resa uguale per tutti utilizzando la ghigliottina;
• Vengono aboliti:
1. I privilegi nobiliari;
2. I diritti di primogenitura (il patrimonio di un genitore deve essere diviso in quote uguali tra figli e figlie, tranne una parte minore che il genitore può
lasciare a chi vuole attraverso un testamento);
3. Le corporazioni (ogni artigiano è libero di esercitare il proprio mestiere);
4. Le associazioni di lavoratori e gli scioperi.
• Vengono confiscate e vendute all’asta le proprietà ecclesiastiche;
• Vengono aboliti gli ordini religiosi tranne quelli impegnati in attività educative e assistenziali;
• Nel luglio 1790 viene approvata la Costituzione civile del clero, che trasforma gli ecclesiastici in funzionari statali;
• Nel novembre 1790, si impone agli ecclesiastici di giurare fedeltà alla Costituzione, pena la sospensione dalle proprie funzioni, ma in pochi lo fanno;
• Viene autorizzata la libertà privata di tutti i culti religiosi, abolendo la discriminazioni nei confronti di ebrei e protestanti.
Il 3 settembre 1791 l’Assemblea approva la Costituzione che è l’espressione della volontà della Nazione ed è preceduta dalla Dichiarazione dei diritti
dell’uomo e del cittadino. La Francia è una monarchia costituzionale, basata su una rigida separazione dei poteri;
• Il legislativo è in mano all’Assemblea legislativa monocamerale eletta a suffragio censuario indiretto;
• L’esecutivo è in mano al re (non più di Francia, ma dei francesi visto che la sovranità appartiene alla nazione: deve infatti giurare fedeltà alla nazione e
alla legge) che:
1. Nomina i ministri, che sono responsabili solo nei suoi confronti;
2. Ha il comando dell’esercito;
3. È responsabile della politica estera;
4. Ha il diritto di veto sulle leggi che però vengono promulgate se l’Assemblea le riapprova per 2 volte di seguito.
Il re approva la Costituzione il 13 settembre 1791, ma prima aveva tentato di fuggire in Austria: venne fermato a Varennes e costretto a ritornare a Parigi:
vuole essere un monarca assoluto non litato dalla Costituzione.
3.4. Dall’Assemblea legislativa alla Repubblica (settembre 1791 - ultimi mesi 1792)
Nel settembre 1791 viene eletta l’Assemblea legislativa, composta da deputati di:
• Centro (senza un preciso orientamento);
• Destra moderata (foglianti) favorevoli alla monarchia costituzionale;
• Sinistra (cordigliera, giacobini e girondini di Brissot).
Nel 1792, l’Assemblea istituisce:
• L’anagrafe;
• Il matrimonio civile;
• Il divorzio.
Vi è la minaccia di una guerra contro l’Austria e la Prussia, ostili alla Francia rivoluzionaria.
Questa guerra è sostenuta da:
• Girondini di Brissot: sperano di unificare la Nazione di fronte al pericolo comune;
• Re e corte: sperano nella disfatta francese e nella restaurazione dell’assolutismo regio;
• Foglianti: sperano nella vittoria francese per consolidare la monarchia costituzionale.
Contrari alla guerra sono i giacobini di Maximilien Robespierre (per loro la Francia sarà sconfitta e con essa anche la rivoluzione). Il 20 aprile 1792 Luigi
XVI dichiara guerra all’Austria di Francesco II e la Prussia di Federico Guglielmo II scende in guerra contro la Francia. La Francia viene ripetutamente
sconfitta: tra gli aristocratici che hanno abbandonato la Francia ci sono 1/3 degli ufficiali dell’esercito: così si ricorre alla leva obbligatoria. In più dai
dipartimenti, arrivano a Parigi diversi battaglioni della Guerra Nazionale, tra cui quello dei federati marsigliesi, che cantano “Canto di guerra per l’armata
del Reno” (14 luglio diventa l’inno nazionale col nome di La Marsigliese). Il 25 luglio 1792, il duca di Brinswick (comandante delle truppe austro/
prussiane) emana un manifesto dove proclama in cui dichiara che distruggerà Parigi se sarà minacciata la vita della famiglia reale. Questo fa capire che c’è
un accordo tra Luigi XVI e gli austro-prussiani.
Robespierre propone un programma attuato grazie ai sanculotti (movimento popolare formato da lavoranti e artigiani che portano i pantaloni lunghi e non
le culottes indossate dai nobili) che, il 10 agosto 1792, attaccano il Palazzo delle Tuileries, dove si trova il re e dove ha sede l’Assemblea legislativa.
Dall’Assemblea vengono cacciati i deputati più moderati: vi rimangono giacobini e girondini che:
• Sospendono il re dalle sue funzioni e lo arrestano con la sua famiglia;
• Annunciano la formazione di una Convenzione eletta a suffragio universale maschile che dovrà scrivere una Costituzione.
All’inizio del settembre 1792, i sanculotti assaltano le prigioni e massacrano più di un migliaio di sospetti, accusati di complottare contro la rivoluzione.
Il 20 settembre 1792:
• I francesi vincono i prussiani a Valmy;
• Viene eletta la Convenzione a suffragio universale maschile (votano in pochi perché i monarchici, i moderati e i sospettati controrivoluzionari non
possono votare).
I gruppi più forti nella Convenzione sono:
1. I girondini, che ora hanno posizioni più moderate;
2. I giacobini detti montagnardi (perché si siedono nei banchi in alto alla sinistra del presidente), che hanno radicalizzato le loro posizioni e, per questo,
sono sostenuti dai sanculotti;
Il 21 settembre 1792, la Convenzione abolisce la monarchia e istituisce la prima Repubblica francese, una e indivisibile.
L’8 novembre 1792, i francesi vincono gli austriaci a Jemappes. Il governo controllato dai girondini decide così di continuare la guerra oltre la Francia per
sostenere i popolo che vogliono liberarsi della monarchia (i rivoluzionari annettono alcuni territori occupati basandosi sul concetto delle frontiere naturali
che, secondo loro, sono Alpi; Pirenei e reno).
3.5. Dall’esecuzione del re alla caduta dei girondini (21 gennaio - 2 giugno 1793)
Luigi XVI viene processato davanti alla Convenzione e giudicato colpevole di tradimento. I girondini (ora moderati) sono contrari all’esecuzione del re,
mentre i giacobini (democratici radicali) sono a favore: prevale la loro linea e il 21 gennaio 1793 il re viene ghigliottinato. L’esecuzione del re, le vittorie
francesi e l’intenzione di liberare i popoli dalla monarchia accentuano le ostilità delle potenze europee. Ma è la Convenzione che dichiara guerra a Gran
Bretagna, Province Unite e Spagna (febbraio 1793).
Dal marzo 1793, la Francia rivoluzionaria inizia a incontrare difficoltà:
• Si forma la prima coalizione antifrancese (quasi tutti gli stati europei contro la Francia). La Francia ricorre così alla leva obbligatoria, che non dà i
risultati sperati: il 16 marzo 1793 i francesi vengono sconfitti in Belgio;
• Contro la leva obbligatoria scoppiano rivolte in Bretagna e in Vandea (10 marzo 1793);
• Cresce l’inflazione:
- Viene emessa troppa carta moneta;
- Diminuisce il suo valore reale;
- I prezzi delle merci aumentano.
Per far fronte alla situazione, la Convenzione:
• Introduce un calmiere che fissa i prezzi massimi di vendita di cereali e farina;
• Decreta un prestito forzoso a carico dei più ricchi;
• Istituisce un tribunale rivoluzionario (marzo 1793) contro i sospetti: che viene giudicato colpevole di tremare contro la sovranità popolare viene
ghigliottinato.
I girondini iniziano azioni repressive contro i giacobini e i sanculotti. Il 2 giungo 1793, i sanculotti assaltano la Convezione e arrestano i capi girondini:
inizia il governo giacobini con a capo Robespierre.
3.6. La Repubblica del Terrore (2 giugno 1793 - 27 luglio 1794)
Il 24 giugno 1793, i giacobini approvano una Costituzione democratica, che non entra in vigore. Nel luglio 1793, istituiscono il Comitato di Salute
pubblica, un esecutivo che adotta alcune misure:
• Ricorrono al Terrore: eliminano sistematicamente ogni avversario politico e instaurano una dittatura radicale (si ritengono i soli interpreti della volontà
nazionale). Nel settembre 1793 approvano le leggi die sospetti: viene arrestato e ghigliottinato chi è sospettato di attività controrivoluzionarie. Nel
periodo del Terrore (settembre 1793/ luglio 1794) vengono uccise 40.000 persone (girondini tra cui Brissot, sanculotti, personalità vicine a Robespierre
come Hebert, Maria Antonietta);
• Introducono un calmiere generale dei prezzi e dei salari;
• Scristianizzano la popolazione e costituiscono una religione civile. Introducono:
1. Il calendario rivoluzionario, che inizia il 5 ottobre 1793;
2. Il culto della Ragione;
3. Il culto dell’Essere Supremo;
4. Feste laiche della rivoluzione (come quella del 14 luglio, anniversario della presa di Bastiglia);
• Decretano la coscrizione di massa e reprimono:
I. Le rivolte girondine;
II. Le rivolte in Bretagna e Vandea;
III. Gli eserciti della coalizione.
Robespierre inasprisce il Terrore (legge dei sospetti) così la Convenzione (classi medie appoggiate da sanculotti e dai comandanti dell’esercito e dalla
Guardia Nazionale) decide di eliminarlo. Il 27 luglio 1794 si ha un colpo di Stato: Robespierre e altri capi giacobini vengono giustiziati il giorno dopo
senza processo = fine del Terrore.
3.7. Una politica di massa
Per cercare di raggiungere l’unità della Nazione, i leader rivoluzionari ricorrono a:
• Violenza: ogni leader ritiene di essere l’unico interprete della volontà della Nazione e reprime chi non la pensa al suo stesso modo;
• Strumenti più pacifici come:
1. Istruzione pubblica, nel 1795 nascono:
- La scuola Normale, che forma i futuri insegnanti delle scuole pubbliche;
- La scuola politecnica, che forma i futuri ingegneri per i corpi tecnici dell’esercito.
2. Le feste pubbliche che devono coinvolgere emotivamente il popolo per avvicinarlo ai valori rivoluzionari.
3.8. Barriere di genere, razza, classe
La libertà è l’uguaglianza non valgono per le donne, schiavi e contadini.
- Donne nella Rivoluzione
Le donne vogliono avere gli stessi diritti degli uomini in quanto cittadine della nazione:
• Nell’autunno del 1791, Olympe de Gouges pubblica la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina;
• Partecipano alle giornate rivoluzionarie compresa quella del 10 agosto (fine monarchia);
• Partecipano alle riunioni dei club;
• Vogliono diritti politici e militari.
Si formano così organizzazioni femminili, che vengono represse dai giacobini. I giacobini, inoltre, nel 1793, giustiziano 4 donne simbolo della rivoluzione
femminile (la donna è inferiore dell’uomo e deve occuparsi dell’universo privato domestico):
• Charlotte Corday sostiene i girondini e ha ucciso Marat, che ritiene responsabile della sconfitta girondina;
• Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI ha tramato contro la rivoluzione;
• Olympe de Gouges sostiene i girondini;
• Madame Ronald sostiene i girondini.
- La Rivoluzione degli schiavi:
A Santo Domingo, colonia divisa tra francesi e spagnoli vige un sistema schiavistico. Nell’agosto 1791, nella parte francese, scoppia una rivolta degli
schiavi neri guidati da un ex schiavo nero, Touissant Louverture, e appoggiati da Spagna e Gran Bretagna. L’economia locale collassa e le merci coloniali
non arrivano più alla madrepatria: la Convenzione è costretta ad abolire la schiavitù (4 febbraio 1794). A questo punto Louverture giura fedeltà alla
Repubblica e muove la sue truppe contro spagnoli e inglesi. Nel 1798 Louverture diventa il leader di Santo Domingo e nel 1801 promulga una Costituzione
autonomista della Francia che lo nomina governatore a vita. Napoleone lo fa deportare in Francia e nel 1803 rintroduce la schiavitù nelle colonie francese
(abolita definitivamente nel 1848). Nel 1803, dopo che i francesi si sono ritirati, i leader neri proclamano l’indipendenza della Repubblica di Haiti; la
colonia è definitivamente persa.
- Le rivolte rurali
Nel marzo del 1793 scoppia la rivolta in Vandea per:
• La coscrizione militare obbligatoria;
• La coscrizione civile del clero e le vessazioni dei preti refrattari (che si rifiutano di giurare fedeltà alla Costituzione civile del clero).
L’esercito francese viene inviato in Vandea e scoppia una guerra civile. Tra il dicembre del 1793 e il gennaio 1794, i vandeani vengono ripetutamente
sconfitti. Ristoppia la guerriglia, che continua fino al 1795 quando il Direttorio tratta con i ribelli e vengono firmati gli armistizi:
• I vandeani riconoscono la Repubblica;
• La Repubblica reintegra i preti refrattari e promette di non chiedere alla regione soldati e imposte per 10 anni.
CAPITOLO 4. La Francia e l’Europa
4.1. Dopi il Terrore: il Direttorio
Dopo il Terrore, la Convenzione (organo parlamentare con membri moderati):
• Chiude i club giacobini e ne arresta i capi;
• Revoca le misure prese dai giacobini durante il Terrore (compreso il calmiere dei prezzi, cosa che provoca l’inflazione);
• Vara una nuova Costituzione, che entra in vigore 22 agosto 1795.
È basata su una rigida suddivisione dei poteri:
1. Il legislativo è in mano al Parlamento bicamerale costituito da:
- Consiglio dei 500, che scrive le leggi;
- Il consiglio degli anziani, che approva o respinge le leggi dei 500.
2. L’esecutivo è in mano ai 5 membri del Direttorio, eletti dal Parlamento.
Il Direttorio nomina i ministri, cioè funzionari amministrativi. Il sistema elettorale è censitario e prevede elezioni a doppio grado. Gli elettori devono
scegliere 2/3 dei deputati tra gli ex membri della Convenzione (chi ha il potere vuole tenerselo): si crea un sistema oligarchico.
L’opinione pubblica non è soddisfatta di queste azioni e scoppiano insurrezioni a sinistra e a destra.
• A sinistra:
1. Nel 1795, i sanculotti tentano due insurrezioni a Parigi, entrambe represse nel sangue;
2. Nel maggio del 1796, l’ex giacobino Francois Babeuf organizza la congiura degli eguali, con cui avrebbe voluto rovesciare il Direttorio, abolire la
proprietà privata e instaurare una sorta di società comunista: viene scoperto e giustiziato.
• A destra:
1. Nel 1795, i filomonarchici tentano di ravvivare la rivolta in Vandea senza successo;
2. Nell’ottobre 1795 i filomonarchici guidano a Parigi una rivolta.
Il capo del Direttorio Barras fa intervenire il generale Napoleone Bonaparte che il 5 ottobre 1795 disperde la folla a cannonate. Per 35 anni, a Parigi, non ci
saranno più rivoluzioni, ma colpi di Stato.
Le elezioni dell’aprile 1797 danno un risultato sfavorevole al Direttorio guidato da Barras: vince la destra filomonarchica. Si ha il primo colpo di Stato: il 4
settembre 1797 Barras fa occupare Parigi da Bonaparte, annulla le lezioni e fa deportare i politici di opposizione. Le lezioni dell’aprile del 1798 danno un
risultato sfavorevole al Direttorio guidato da Barras: vince la sinistra radicale neogiacobina. Si ha il secondo colpo di Stato: nel maggio del 1798, il
Direttorio annulla le elezioni.
4.2. L’esercito francese e la guerra
L’esercito e is poi generali sempre più importanti in politica (colpi di Stato). Tra il 1791 e il 1799, l’esercito viene riorganizzato. Non ci sono più i nobili
emigrati, ma giovani militari addestrati. Non ci sono più i mercenari, ma volontari che combattono per difendere i valori rivoluzionari e che trasmettano
questi valori ai giovani reclutati a forza per il perdurare della guerra che spesso sono disorientati e non sanno nemmeno perché combattono. Nel 1793, con
la legge dell’Amalgama, si fondono le unità volontarie e ordinarie e si aboliscono le differenze di stipendio, trattamento e uniforme. Vengono occupati
nuovi territori per liberare i popoli della monarchia, ma non è libertà.
4.3. Il Triennio repubblicano in Italia
Nel 1796, Napoleone attacca l’Austria:
• Sul fronte tedesco, dove l’azione fallisce;
• Sul fonte italiano, dove l’azione ha successo.
Tra il 1796 e il 1797, Napoleone sconfigge i piemontesi e gli austriaci e occupa il ducato di Milano, la Repubblica di Venezia e arriva a Leoben, 250 km da
Vienna. Il 17 ottobre 1797 Austria e Francia firmano il trattato di pace di Campoformio:
• La Francia ottiene il nord Italia;
• L’Austria ottiene l’ex repubblica di Venezia.
Nei 2 anni seguenti, Napoleone conquista tutta Italia tranne:
• Territori direttamente controllati dai francesi;
• Nuove repubbliche sorelle (Repubblica di Lucca, Ligure, Cisalpina, Romana e Napoletana);
• Il Ducato di Parma e Piacenza, formalmente autonomo.
In questi territori vengono introdotte norme sul modello di quelle rivoluzionarie francesi:
• Si aboliscono i fedecommesso e le primogeniture;
• Si aboliscono le corporazioni;
• Si introduce il matrimonio civile;
• Vengono soppressi gli ordini religiosi e si incamerano i loro beni;
• I vescovi vengono eletti dal Direttorio e i parroci da assemblee di cittadini.
Gli italiani ostili ai francesi sono ecclesiastici e il popolo rurale. Gli italiani che accolgono napoleone come un liberatore sono la borghesia perché:
• Abolisce i privilegi sociali e giuridici;
• Concede libertà di opinione, discussione e stampa.
Questi ultimi vengono presto disillusi perché le repubbliche sorelle non sono libere: l’esercito e i generali impongono tasse, requisiscono risorse finanziarie
e beni (comprese le opere d’arte).
4.4. La spedizione in Egitto
La Francia vuole attaccare la Gran Bretagna: uno sbarco in Inghilterra è impensabile perché la marina britannica è troppo forte. Così Napoleone propone al
Direttorio di attaccare l’Egitto per controllare il Mediterraneo e e rotte per l’India. L’idea piace al Direttorio, che vuole allontanarlo da Parigi visto che
dopo il successo in Italia ha acquistato troppo potere. La spedizione inizia nel 1798: Napoleone si porta 200 cartografi, disegnatori, archeologi ed esperti
d’arte perché ha capito che unire obiettivi militari e culturali aumenta il prestigio del generale. Dopo una prima vittoria contro i turchi nella battaglia delle
Piramidi (21 luglio 1798), la flotta britannica guidata dall’ammiraglio Horatio Nelson distrugge la flotta francese ancorata a Abukir (1 agosto 1798). Le
operazioni militari quindi falliscono, ma la spedizione culturale ha un gran successo:
• L’Egitto e l’Oriente vengono studiati da archeologi e linguisti;
• Nel 1799 viene ritrovata la Stele di Rosetta, che consente allo studioso Champollion di decifrare l’egizio geroglifico;
• Nasce un egittomania non interessata al funzionamento della società e della religione islamica, ma all’oriente esotico e strano: ci si interessa soprattutto
all’harem che viene interpretato in molte opere d’arte in chiave erotica.
4.5. 1799: Dalla controffensiva austro-russa al colpo di Stato dal generale Bonaparte
Alla fine del 1798 si forma la seconda coalizione antifrancese, che attaccano i francesi in Italia e li sconfiggono. I francesi vengono scacciati e tornano i
vecchi sovrani.
Le disfatte militari mettono in crisi il Direttorio, che viene sconfitto dalle elezioni dell’aprile 1799. Il nuovo leader, Sieyes, fa tornare Napoleone dall’Egitto
e gli fa attuare un colpo di Stato per costituire un assetto istituzionale più autoritario. Tra il 9 e il 10 novembre del 1799 Napoleone
• Scioglie il Parlamento;
• Affida il potere a un consolato composto da 3 membri (Napoleone, Sieyes e Ducos).
CAPITOLO 5. Napoleone
5.1. Dal Consolato all’Impero
Il Consolato scrive una Costituzione che entra in vigore il 15 dicembre 1799:
• L’esecutivo è in mano al Primo Console, Napoleone, mentre gli altri hanno solo un ruolo consultivo;
• Il legislativo è diviso tra:
1. Il Primo Console, che può fare proposte di leggi:
2. Un Parlamento bicamerale costituito da:
- Tributato che discute le proposte di legge del Primo Console;
- Se il Tributato le approva passano al Corpo legislativo che le approva o le respinge.
3. Il Senato (80 membri a vita nominati dal Primo Console e dal Parlamento) che controlla la costituzionalità delle leggi.
Dopo che la Costituzione p entrata in vigore si tiene un plebiscito di approvazione: risultato favorevole, ma in tanti non vanno a votare.
La Russia abbandona la seconda coalizione antifrancese: rimangono Austria e Gran Bretagna. Il 14 giungo 1800, Napoleone sconfigge gli austriaci a
Marengo, in Piemonte. Il 9 febbraio del 1801, Francia e Austria firmano la pace di Luneville: la Francia ottiene il controllo dell’Italia centro-nord. Il 27
marzo 1802, Francia e Gran Bretagna firmano la pace di Amiens:
• La Gran Bretagna deve evacuare Malta;
• La Francia deve restituire l’Egitto all’Impero Ottomano.
Dopo queste vittorie, Napoleone fa modificare la Costituzione e si fa nominare primo console a vita col diritto di scegliere il suo successore. Si tiene un
plebiscito di approvazione: risultato favorevole, ma in molti non vanno a votare.
La Gran Bretagna non evacua Malta e dichiara guerra alla Francia nel maggio 1803. La Gran Bretagna appoggia un complotto per uccidere Napoleone, che
però viene scoperto. I congiurati vengono arrestati e affermano che a capo della congiura c’è un principe della famiglia Borbone: Napoleone pensa che si
tratti del principe del Baden, che viene rapito e giustiziato senza prove in questo Stato neutrale. In Francia, questo episodio aumenta il prestigio di
Napoleone, che il 18 maggio 1804 modifica la Costituzione: viene proclamato imperatore e rende il titolo ereditario. Si tiene un plebiscito di approvazione:
risultato favorevole, ma in molti non vanno a votare. L’incoronazione di Napoleone e della moglie Giuseppina si tiene nella Cattedrale di Notre Dame a
Parigi il 2 dicembre 1804. Invece di farsi incoronare da Papa Pio VII, Napoleone incorona se stesso e poi incorona la moglie: ciò sta a significare che si è
conquistato la dignità imperiale con i suoi successi: si ha una sacralizzazione del politico e un indipendenza dal potere religioso.
5.2. La riorganizzazione dello Stato
Napoleone approva delle riforme e riorganizza lo Stato:
• Accentra lo Stato: le leggi emanate dal centro (Napoleone, il suo governo e Parigi) valgono per tutta la Francia;
• Nel 1800 istituisce l figura del prefetto, un funzionario posto a capo dei dipartimenti e nominato dal governo che deve controllare l’ordine pubblico e far
applicare le leggi;
• Centralizza il sistema giudiziario: i magistrati sono nominati dal governo e non possono essere licenziati;
• L’istruzione elementare rimane affidata al clero e ai comuni;
• L’istruzione superiore e universitaria viene posta sotto il controllo dello Stato;
• Il 16 luglio 1801 Napoleone firma un Concordato con Pio VII:
1. La Chiesa riconosce la Repubblica e la confisca dei beni ecclesiastici;
2. Viene abolita la Costituzione civile del clero;
3. I vescovi in carica vengono sostituiti da altri nominati da Napoleone e consacrati dal Papa;
4. I vescovi nominano i parroci che devono giurare fedeltà al governo in cambio di uno stipendio statale;
5. La religione cattolica non è la religione di Stato, ma la religione della maggior parte dei francesi.
• Il 21 marzo 1804 viene approvato il codice civile che:
1. Tutela il diritto di proprietà;
2. Stabilisce che il matrimonio (civile) è un atto fondamentale: buoni padri e madri fanno buoni cittadini.
La struttura familiare disegnata dal codice è asimmetrica:
- Il padre è il capofamiglia ed esercita a patria podestà sui figli;
- Il marito deve protezione alla moglie e la moglie deve obbedire al marito.
3. Introduce il divorzio, previsto se è chiesto consensualmente dai due coniugi; ma nel caso di divorzio per adulterio c’è una differenza di genere:
- Il marito può chiederlo per l’adulterio della moglie, in qualunque forma e luogo sia avvenuto;
- La moglie può chiederlo solo se il marito ha introdotto l’amante nel domicilio famigliare.
5.3. Le guerre dell’Imperatore
Napoleone vuole oscurare ,a fama di Carlo V e Carlo Magno. Le potenze europee vogliono ridimensionare il potere di Napoleone. Tra aprile e agosto del
1805, si forma così la Terza Coalizione antifrancese (Gran Bretagna, Austria e Russia). La Gran Bretagna sconfigge la flotta francese il 21 ottobre 1805, a
Trafalgar, nei pressi di Cadice (Spagna), ma Nelson muore. Napoleone attacca l’Austria che viene sconfitta:
• A Ulm (Germania meridionale) il nell’ottobre 1805;
• Ad Austerlitz (in Moravia) il 2 dicembre 1805.
Il 26 dicembre 1805 austriaci e francesi firmano la pace di Pressburg:
• L’Austria cede alla Francia la maggior parte degli Stati tedeschi (e quindi italiani);
• Nel 1806 si scioglie il Sacro Romano Impero e al suo posto nasce la Confederazione del Reno (Francesco II d’Asburgo diventa Francesco I imperatore
d’Austria), un organismo sotto la protezione francese da cui è esclusa l’Austria.
Il re di Prussia Federico Guglielmo III dichiara guerra alla Francia nel settembre 1806, ma viene sconfitto a Jena e ad Auerstedt il 14 ottobre 1806. Il 27
ottobre 1806, i francesi entrano a Berlino. Napoleone sconfisse la Russia:
• A Eylau (8 febbraio 1807);
• A Friedlnad (14 luglio 1807).
Lo zar Alessandro I di Russia e Federico Guglielmo III di Prussia firmano con Napoleone la pace di Tilsit (7/9 luglio 1807):
• La Prussia è formalmente autonoma, ma è occupata dalle truppe francesi;
• Le terre a ovest della Prussia formano il Regno di Vestfalia, Stato controllato dalla Francia;
• Quelle a est il Granducato di Varsavia, Stato controllato dalla Francia;
• Lo zar Alessandro I ottiene l’appoggio di Napoleone in un’eventuale guerra contro l’Impero ottomano, a cui vuole strappare nuove terre.
Nel 1807, Napoleone attacca il Portogallo, alleato della Gran Bretagna. La situazione si complica nel marzo 1808, quando in Spagna, alleata della Francia,
scoppia una rivolta contro il re Carlo IV di Borbone perché filofancese. Si crea un vuoto di potere e Napoleone dà il trono al fratello Giuseppe Bonaparte.
Gli spagnoli considerano i francesi invasori e scoppiano rivolte popolari che prendono la forma di guerriglie (sabotaggi e attacchi a sorpresa contro
l’esercito regolare), appoggiate dalla Gran Bretagna. La rivolta spagnola ha varie componenti politiche:
• Tradizionalista antifrancese, fedele al re e alla religione;
• Nazionalista xenofoba;
• Una che vuole una Costituzione che garantisca libertà a tutti i cittadini.
Nel 1812, le cortès approvano la Costituzione di Cadice:
• Il legislativo è in mano al parlamento monocamerale eletto a suffragio universale maschile in triplice grado;
• L’esecutivo è in mano al re, che nomina i magistrati e i ministri;
• La sovranità spetta al popolo;
• I valori principali sono la Nazione e la religione cattolica.
Nell’aprile 1809, approfittano delle difficoltà francesi in Spagna, Francesco I d’Austria attacca la Francia. Napoleone rientra dalla Spagna e prende Vienna
(13 maggio 1809). Il 5-6 luglio 1809 i francesi sconfiggono gli austriaci a Wagram, vicino Vienna. Il 14 ottobre 1809 viene siglata la pace di Schonbrunn.
L’Austria cade:
• l’Istria alla Francia;
• Salisburgo alla Baviera;
• La Galizia occidentale al Granducato di Varsavia;
• Parte della Galizia orientale alla Russia.
Napoleone ripudia la moglie Giuseppina e sposa Maria Luisa D’Austria figlia di Francesco per stabilizzare i rapporti con l’Austria.
Ora il continente europeo è sotto il controllo diretto o indiretto della Francia (ad eccezione della Penisola iberica, dell’IMpero Ottomano e della Russia):
Napoleone affida ogni regno ai suoi parenti. Il 1 marzo 1808 Napoleone reintroduce i titoli mobiliari sotto forma di titoli imperiali (sono conferiti
dall’imperatore e hanno un valore onorifico). Il 40% dei nuovi nobili sono funzionari statali e il 60% sono militari. Per mettere in difficoltà economica la
Gran Bretagna e piegarla militarmente, nel novembre 1806, Napoleone impone il Blocco Continentale con cui impone ai paesi europei di non commerciare
con la Gran Bretagna. Ma il blocco non ha successo sia per il contrabbando sia perché alcuni stati vi hanno aderito solo formalmente e non applicano
queste misure in modo rigoroso.
5.4. L’Europa e l’Impero
• Alcuni stati europei imitano le istituzioni francesi;
• Altri sono ostili all’occupazione napoleonica e si rafforzano i sentimenti nazional-patriottici.
5.4.1. La Gran Bretagna (unica potenza mai battuta da Napoleone)
Dopo un’iniziale simpatia per i rivoluzionari francesi, identità britannica si definisce per opposizione a quella francese. I francesi sono cattolici e un popolo
servile, che si piega ai sovrani assoluti a al tiranno Napoleone. Invece i britannici sono protestanti e la loro libertà è difesa dal Parlamento. Nel 1798
scoppia una rivolta in Irlanda guidata dalla Società degli Irlandesi Uniti sotto l< guida di Theobald Wolfe Tone che riaccende la questione irlandese. Le
élite cattoliche irlandesi vogliono l’indipendenza dalla Gran Bretagna e si ribellano, appoggiate dal Direttorio francese. La Gran Bretagna reprime
duramente la rivolta (30.000 morti). Nel 1801 l’Irlanda viene annessa alla Gran Bretagna e nasce il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Il Parlamento
irlandese viene abolito e alcuni rappresentanti irlandesi non cattolici vengono annessi al Parlamento britannico. Si vivacizza lo spirito patriottico
antifrancese.
5.4.2 La Prussia
Dopo le sconfitte a Jena e Auersted, nascono riflessioni:
• Il generale prussiano Carl von Clausewitz sostiene che la forza dell’esercito francese è la composizione: non mercenari, ma patrioti che credono in ciò
che fanno;
• Karl von Stein e Karl August von Hardenberg, rimi ministri di Federico Guglielmo III, sostengono che la debolezza della Prussia sta nel cattivo rapporto
tra Stato e popolo. I sudditi del re devono diventare cittadini dello stato. Così il 9 ottobre 1807 Stein emana l’Atto di emancipazione che abolisce la
servitù della gleba. Nell’agosto 1810, Handenberg abolisce le esenzioni fiscali dei proprietari terrieri.
5.4.4. L’Italia
Nel 1810 l’Italia è divisa in 3 aree principali (territori annessi, Regno d’Italia, Regno di Napoli), che adottano le norme francesi:
• Introducono il codice civile;
• Introducono la coscrizione (cosa che prova la diserzione brigantaggio);
• Aboliscono o limitano i privilegi cetuali, i fedecommesso, le primogeniture.
Si diffonde uno spirito patriottico antifrancese, spesso sostenuto da intellettuali come Ugo Foscolo e associazioni segrete.
La Sicilia, non controllata da Napoleone ma dalla Gran Bretagna, ha come re Ferdinando IV di Borbone. Nel 1812 si emana una Costituzione:
• Introduce un Parlamento bicamerale simile a quello inglese con una Camera dei Pari (nobiliare e ereditaria) e una Camera dei Comuni (elettrica e
censitaria);
• Abolisce le giurisdizioni feudali.
[Link] campagna di Russia e il crollo del sistema napoleonico
Napoleone teme un accordo tra Gran Bretagna e Russia. Così il 24 giugno 1812 attacca la Russia con la Grand Armèe (700.000 uomini francesi, austriaci,
prussiani e delle altre aree assoggettate). I russi, guidati dal generale Kutusov, si ritirano costantemente evitando lo scontro campale e adottano la tecnica
della terra bruciata (distruggono raccolti e viveri così i francesi non hanno approvvigionamenti): l’avanzata diventa così lunga e lenta. Il 7 settembre 1812 i
francesi riescono a battersi con i russi e li sconfiggono a Borodino: la vittoria non è decisiva. Il 14 settembre 1812 i francesi entrano a Mosca, che però
viene incendiata dai russi. Il 19 ottobre 1812 Napoleone ordina la ritirata. Nell’estate 1813 si forma una nuova coalizione antifrancese (Gran Bretagna,
Russia, Prussia, Svezia e Austria), che sconfigge Napoleone nella battaglia di Lipsia (16/17 ottobre 1813). Il 30 marzo 1814 le truppe prussiane e russe
occupano Parigi. l’11 aprile, con il trattato di Fontainebleau, Napoleone rinuncia al trono francese e va in esilio all’Isola d’Elba. Il 30 maggio 1814 viene
firmata la pace di Parigi: la Francia, ricondotta nei confini del 1792, torna ad essere una. Monarchia sotto Luigi XVII che, per rafforzare la sua posizione,
nel giugno 1814 concede una Costituzione. Ma il 1 marzo 1815 Napoleone fugge dall’Elba (iniziano i “cento giorni”) e arriva a Parigi con 1000 uomini;
resta in carica solo 100 giorni perché si forma una nuova coalizione antifrancese (Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna). Il 18 giugno 1815 Napoleone,
che è riuscito ad organizzare un esercito di 120.000 uomini, viene sconfitto a Waterloo dagli inglesi, comandati da Wellington, e dai prussiani, comandati
da Blucher. Il 20 novembre 1815 viene siglato un Trattato di Parigi, con cui la Francia perde la Saar e la Savoia e deve:
• Pagare una forte indennità;
• Cedere alcune fortezze per 5 anni;
• Restituire le opere d’arte predate nei paesi occupati.
Il 15 ottobre 1815, Napoleone viene deportato sull’isola di Sant’Elena, dove morirà il 5 maggio 1821.
CAPITOLO 6. La Restaurazione
6.1. Il Congresso di Vienna
Dal 1 novembre 1814 al 9 giugno 1815 si tiene il Congresso di Vienna a cui partecipano le potenze che hanno vinto Napoleone (Austria, Prussia, Russia,
Gran Bretagna) e altri stati tra cui la Francia borbonica. I principi alla base del congresso sono:
• Principio di legittimità: i territori europei devono ritornare ai sovrani legittimi che vi avevano regnato prima del 1789;
• Principio dell’equilibrio: nessuna potenza può espandersi a danno di altre.
Decisioni del Congresso:
• La Russia prende la Polonia e la Finlandia;
• La Prussia prende la Posnania e i territori persi (Tirolo, Slovenia, Croazia e Dalmazia) e il nuovo Regno Lombardo-Veneto. Cede i paesi bassi austriaci,
che insieme all’Olanda, formano il nuovo Regno dei Paesi Bassi;
• La Gran Bretagna ottiene Malta;
• In Germani, viene abolita la Confederazione del Reno e nasce la Confederazione germanica, formata da 39 Stati: la presidenza va all’Austria e la
vicepresidenza alla Prussia;
• In Spagna torna sul trono Ferdinando VI di Borbone, che abolisce la Costituzione di Cadice;
• In Italia:
1. Il Regno di Sardegna, sotto Vittorio Emanuele I di Savoia, annette la Savoia, Nizza e la Repubblica di Genova;
2. Il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla è affidato all’ex moglie di Napoleone, Maria Luisa d’Austria;
3. Il Ducato di Modena è affidato a Francesco IV d’Austri-Este;
4. Il Ducato di Massa e Carrara è dato alla madre di Francesco IV, Maria Beatrice Cybo d’Este, moglie dell’arciduca Ferdinando d’Asburgo;
5. La Repubblica di Lucca diventa Ducato di Lucca, conferito a Maria Luisa di Borbone-Parma;
6. Il Granducato di Toscana va a Ferdinando III di Asburgo-Lorena;
7. Lo Stato della Chiesa va a Papa Pio VII;
8. Il Regno delle Due Sicilie va a Ferdinando IV di Borbone;
9. Il Lombardo-Veneto va all’Austria.
6.2. I trattati
Il 26 settembre 1815 viene firmato il Patto della Santa Alleanza da Austria, Prussia e Russia a cui poi aderiscono Francia, Regno Unito, Regno di Sardegna
e Paesi Bassi. Prevede che i paesi aderenti possono intervenire ovunque sia necessario per reprimere eventuali insurrezioni, proteggere i sovrani legittimi e
la religione cristiana (si parla diAlleanza tra trono e altare: si vuole difendere il potere del sovrano e quello del papa). Il 20 novembre 1815 viene siglata la
Quadruple Alleanza da Gran Bretagna, Russia, Prussia e Austria che si impegnano a escludere i Bonaparte dal trono francese per evitare che una nuova
rivoluzione si diffonda dalla Francia in Europa. Ù
6.2.1. Il Regno Unito
Nel Regno Unito, dalla Gloriosa rivoluzione 1688/89, non c’è una costituzione:
- Il re controlla formalmente l’esecutivo, il legislativo, il giudiziario e la Chiesa anglicana;
- La Camera dei Comuni è eletta a suffragio censuario ristretto;
- La Camera dei Lord, non elettiva ma ereditaria, è formata dai principi della casa reale, dai primogeniti delle famiglie dei pari e dai vescovi anglicani.
Si ha una monarchia parlamentare: il governo è formalmente nominato dal re, ma è politicamente responsabile nei confronti della maggioranza che si è
creata nella Camera dei Comuni: il governo deve dimettersi se sfiduciato dalle Camere.
6.3.2. La Francia
Nel giugno 1814, Luigi XVIII concede una Costituzione che fa della Francia una monarchia costituzionale:
- Il re ha l’esecutivo e l’iniziativa legislativa;
- Il parlamento bicamerale approva le leggi del re ed è composta da:
• Una Camera bassa eletta a suffragio censitario;
• Una Camera alta di numero illimitato nominata dal re.
- Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge;
- Tutti possono accedere alle cariche civili e militari;
- Il cattolicesimo è religione di Stato, ma viene concessa libertà religiosa:
- Concede libertà di opinione e di stampa.
6.3.3. Negli Stati Uniti
Negli altri Stati viene instaurata la monarchia amministrativa: si ha quindi una piena sovranità del monarca, affiancato da ministri e funzionari di sua
fiducia. Gli abitanti sono sudditi (sottoposti) e non cittadini (in possesso di diritti politici e civili).
6.4. Il pensiero conservatore
Si diffonde il pensiero conservatore, che esalta la tradizione, la religione cristiana e la sovranità di origine divina. Edmund Burke critica i rivoluzionari
francesi, che hanno imposto i loro principi altrove pensando che avessero un carattere universale, trascurando le tradizioni e lo spirito dei popoli. Un bon
regime politico è quello britannico, che si evolve gradualmente nel rispetto delle tradizioni. Vincenzo Cuoco, rifacendosi alla caduta della Repubblica di
Napoli del 1799, sostiene che l’insuccesso della rivoluzione napoletana è stato causato dal fatto che tanto i francesi (che hanno cacciato i Borbone) quanto i
rivoluzionari napoletani (che hanno proclamato la Repubblica), hanno preteso di imporre principi estranei alla nazione napoletana. De Maistre e De Bonald
danno importanza alla religione che è vista come fondamento etico delle istituzioni politiche e sociali.
6.5. Il risveglio dello spirito religioso
Si risveglia lo spirito religiosi, per confrontarsi dopo i lutti delle guerre napoleoniche. Nascono associazioni cattoliche come l’Amicizia cattolica di Cesare
d’Azeglio a Torino e la Società di San Vincenzo de’Paoli in Francia. In Germania si diffonde il pietismo e in Gran Bretagna e negli Stati Uniti il
metodismo, una religiosità emotiva e rigorosa, che si allontana dalla chiesa anglicana. I metodisti ammettono anche la predicazione femminile (per loro
uomini e donne sono socialmente e sessualmente uguali).
6.6. Opinione pubblica e sette segrete
In Gran Bretagna, club o associazioni private criticano le decisioni del Congresso. Nel resto d’Europa poiché era vietato esprimere il dissenso politico,
nascono società segrete, come la carboneria, attiva soprattutto in Italia: dal punto di vista ideologico non è compatta (liebrali contro democratici). Il loro
obiettivo comune è lottare contro l’assolutismo.
6.7. L’idea di nazione
Nasce l’idea di nazione, una comunità unita in cui il popolo esercita il potere. Il linguaggio nazionale si diffonde fuori dai confini della Francia in 2 modi:
- Si limitano i rivoluzionari francesi in funzione antiassolutistica;
- Si diffonde lo spirito patriottico come reazione all’occupazione napoleonica.
La Nazione è intesa come comunità formata da persone che condividono gli stessi tratti etnici, la stessa storia, la stessa lignea, la stessa cultura e la stessa
religione. Il linguaggio nazionalista incontra 2 difficoltà:
- Nella stessa Nazione in pochi parlano la stessa lingua;
- Viene ostacolato dalle grandi potenze, che lo considerano eversivo perché vuole sovvenire l’ordine stabilito a Vienna.
Nonostante ciò questo linguaggio si diffonde e diventa il linguaggio fondamentale dell’800. George Mosse sostiene che il nazionalismo è una nuova
politica, una politica delle emozioni perché parla al cuore delle persone. Parla di estetica della politica: l’idea di nazione viene diffusa attraverso strumenti
culturali di svago. Questa arte per il popolo è creata dai massimi intellettuali del Romanticismo europeo.
6.8. Miti del nazionalismo romantico
1. La Nazione è una comunità biopolitica, una famiglia in cui varie generazioni sono legate da legami di sangue. Nascono nuove parole:
- La patria è la madrepatria;
- I grandi del passato sono i padri della patria;
- Il legame tra i contemporanei è la fratellanza/sorellanza.
2. La Nazione è una comunità culturale. Ogni Nazione deve venerare i propri grandi e i propri eventi storici perché un vero insegnamento morale e
politico può venire solo da chi condivide la stessa lingua, cultura, discendenza.
3. La Nazione è una comunità sacrificale e ha un’essenza religiosa:
- Le guerre sono sante;
- Per la libertà della nazione bisogna essere pronti al martirio in vista del Risorgimento/resurrezione della nazione. Gli eroi/martiri vanno commemorati
perché rappresentano un esempio per la Nazione. Si interiorizza così il sacro nel politico.
4. La Nazione distingue i ruoli di genere:
- Gli eroi maschi devono difendere con le armi la libertà della patria e i più deboli;
- Le donne devono assistere, aiutare e sostenere psicologicamente l’uomo.
6.9. Liberalismo e democrazia
All’interno del nazionalismo, si formano 2 correnti politiche diverse:
• I liberali:
- Sostengono il libero mercato;
- Salvaguardano la libertà dei privati;
- Vogliono la monarchia costituzionale;
- Vogliono il suffragio censitario: solo i più ricchi e i più colti possono decidere della Nazione. Non possono partecipare alla politica;
1. I soggetti naturalmente immaturi (donne e bambini);
2. I poveri che sarebbero soggetti alla corruzione;
3. Gli analfabeti che non possono leggere e redigere leggi.
- Vogliono costituire e parlamenti che operino in “Stati di diritto” (in cui le leggi sono uguali per tutti senza privilegi);
- Si sviluppa il cattolicesimo liberale, il cui massimo interprete in Francia è Robert de Lamennais, che vuole conciliare i principi del cattolicesimo e le
teorie liberali, attraverso una riforma morale e politica della chiesa cattolica. Le sue posizioni vengono sconfessate nel 1832 dall’enciclica Mirari vos di
papa Gregorio XVI.
• I democratici:
- Vogliono la Repubblica;
- Vogliono il suffragio universale maschile;
- Sostengono che proprio i più ricchi e colti sono corrotti.
L’Europa restaurata non è in equilibrio.
CAPITOLO 7. Tornano le rivoluzioni (1820-31)
7.1. Cicli rivoluzionari
Contro l’ordine imposto all’Europa dal Congresso di Vienna scoppiano 3 cicli rivoluzionari:
• 1820/25: rivoluzioni politiche mosse da movimenti nazional-liberali;
• 1830/31: rivoluzioni politiche mosse da movimenti nazional-liberali;
• 1848/49: si vuole una trasformazione democratica degli assetti politici se non una vera e propria rivoluzione sociale.
7.2. Il primo ciclo rivoluzionario (1820-25)
Le rivoluzioni del 1820-25 hanno caratteri comuni:
• Le notizie dello scoppio di una rivoluzione si diffondono attraverso giornali, pamphlet e racconti di mercanti e la rivoluzione viene replicata altrove;
• Si diffondo da ovest a est: dall’America latina (1811) alla Spagna (gennaio 1820) al Regno delle due Sicilie (luglio 1820), al Piemonte (marzo 1821), alla
Grecia (marzo 1821), alla Russia (dicembre 1825);
• Tranne in Gracie, i militari adottano il colpo di stato;
• Sono coordinate dalle società segrete;
• Vogliono raggiungere l’indipendenza e la sovranità nazionale;
• Tutti i movimenti rivoluzionari sono indeboliti da spaccature interne tra liberali e democratici o da contrasti tra militari che si contendono il potere.
7.3. Le rivoluzioni in America Latina
In America Latina si vuole l’indipendenza da Spagna e Portogallo. I creoli (bianchi occidentali nati in America), che possiedono le piantagioni in cui fanno
lavorare gli Indios, i neri e i meticci, sono stanchi del dominio e del prelievo fiscale da parte della madrepatria.
• Nel 1811 Francisco de Miranda proclama l’indipendenza della Repubblica del Venezuela;
• Nel 1816 Josè San Martin proclama l’indipendenza dell’Argentina e nel 1818 quella del Cile;
• Nel 1819 Simon Bolivar proclama l’indipendenza di Venezuela, Colombia ed Ecuador, che formano lo Stato federato di Grand Colombia;
• Nel 1821 il Messico diventa indipendente;
• Nel 1821 nasce la Federazione delle Province Unite dell’America centrale;
• Nel 1822 il Brasile diventa indipendente e sale al trono Pedro I di Braganza, erede al trono del Portogallo e viceré del Brasile;
• Nel 1824 Bolivar e San Martin proclamano l’indipendenza del Perù;
• Nel 1828 l’Uruguay diventa indipendente.
Dopo la liberazione del continente, scoppiano rivalità interne, si instaurano dittature personali e le 2 federazioni (Gran Colombia, America centrale) si
dividono in 8 Stati tra il 1830 e il 1832. Tutti gli stati aboliscono la schiavitù, ma rimane la disuguaglianza tra i ricchi e i poveri Indios, neri e meticci. Gran
Bretagna e Stati Uniti riconoscono l’indipendenza degli Stati dell’America per assicurarsi vantaggiosi accordi commerciali.
7.4. La rivoluzione spagnola (1820-21)
Nel 1814 Ferdinando VII di Borbone revoca la Costituzione di Cadice (1812) e instaura l’assolutismo regio. Il 1 gennaio 1820, a Cadice, i militari si
rifiutano di andare in sud America per sedare le rivolte delle colonie spagnole e si ribellano guidati da Rafael del Riego e Antonio Quiroga: vogliono il
ripristino della Costituzione e il re è costretto a concederla. Il 7 aprile 1823 i francesi battono i rivoluzionati a Trocadero, davanti a Cadice: Ferdinando VII
revoca la Costituzione e la Spagna torna ad essere una monarchia amministrativa.
7.5. La rivoluzione in Italia (1820-21)
• Regno delle 2 Sicilie (re Ferdinando I di Borbone):
- Il 1 luglio 1820, a Nola, i carbonari napoletani, guidati dal generale Guglielmo Pepe, si ribellano perché vogliono la Costituzione e la libertà e hanno
successo. Entrano a Napoli e il 13 luglio 1820, Francesco di Borbone, nominato da suo padre vicario, concede la Costituzione, che è quella di Cadice
tradotta in italiano.
- Il 15 luglio 1820, la rivolta scoppia anche a Palermo: vogliono un regno autonomo di Sicilia e la Costituzione di Cadice: il governo di Napoli invia un
contingente che la reprime ai primi di ottobre. Il 4 febbraio 1821 gli austriaci sconfiggono i napoletani. Il Regno delle 2 Sicilie torna a essere una
monarchia amministrativa.
• Regno di Sardegna:
Tra il 9/12 marzo 1821, in Piemonte, i carbonari occupano Alessandria e poi Torino e chiedono:
1. La Costituzione di Cadice;
2. La guerra contro l’Austria per la liberazione del Lombardo-Veneto;
3. La formazione di un regno dell’Alta Italia sotto i Savoia.
Il re Vittorio Emanuele I abdica a favore del fratello Carlo Felice che, essendo assente, nomina reggente il nipote Carlo Alberto. Il 13 marzo 1821, Carlo
Alberto concede la Costituzione di Cadice, che viene revocata da Carlo Felice. Intervengono gli austriaci che l’8 aprile 1821 sconfiggono i piemontesi. Il
Regno di Sardegna torna a essere una monarchia amministrativa.
7.6. Rivolte e nuovi Stati nei Balcani
I Balcani sono sotto il controllo dell’Impero Ottomano e vogliono l’indipendenza. In Serbia, tra il 1815 e il 1816, la rivoluzione è guidata da Milos
Obrenovic: dopo lunghe trattative, il sultano ottomano lo nomina capo della regione serba. La Serbia ottiene quindi ampia autonomia, ma resta sotto la
sovranità ottomana. Nel marzo 1821, i greci insorgono contro gli ottomani in Moldavia e Valacchia, guidati da Alexandros Ypsilantis, capo della società
segreta Eterìa. Ypsilantis viene sconfitto e imprigionato in Austria, ma scoppiano insurrezioni antiottomane nel Peloponneso e in alcune isole dell’Egeo,
che hanno successo: nel 1822 i greci proclamano l’indipendenza e gli ottomani rispondono con gravi massacri, condannati dagli europei. Così, da tutta
Europa, arrivano volontari che combattono a fianco dei greci per motivi:
1. Ideologici (la solidarietà con chi lotta per la libertà);
2. Religiosi (la lotta per la religione cristiana; i greci sono cristiano ortodossi, i turchi musulmani);
3. Culturali (il ricordo dell’antica Grecia).
Il 26 luglio 1827 Gran Bretagna, Francia e Russia firmano a Londra un trattato in cui si impegnano a garantire l’indipendenza della Grecia e il 20 ottobre
distruggono la flotta turco-egiziana a Navarino. Nel settembre 1829 viene firmata la pace di Adrianopoli, con cui l’Impero Ottomano riconosce:
- L’indipendenza della Grecia, che diventa una monarchia costituzionale sotto il re tedesco Ottone I di Baviera;
- L’autonomia dei Principati di Serbia, Moldavia e Valacchia, che restano formalmente sotto la sovranità ottomana, ma sono posti sotto il protettorato
dell’Impero russo.
7.7. Il secondo ciclo rivoluzionario (1830-31)
La rivoluzione si diffonde da ovest ad est: Francia, Paesi Bassi, Polonia e Italia. Questo ciclo è caratterizzato da:
- Rivolte promosse da organizzazioni segrete;
- Rivolte che si esprimono con manifestazioni di piazza e sconti per le strade con la forza pubblica.
7.7.1. La Rivoluzione di luglio in Francia
Nel 1824 muore Luigi XVIII e sale al trono il fratello Carlo X di Borbone, che vuole ripristinare la monarchia assoluta. Così viene sconfitto alle elezioni
del 1827: vincono i liberali. Carlo X nomina primo ministro il principe Jules de Polignac, leader degli ultras. Si creano tensioni e il re scioglie la Camera e
convoca nuove elezioni: vincono di nuovo i liberali. Carlo X allora emana 4 ordinanze nel 1830:
• Sospende la libertà di stampa;
• Scioglie la Camera;
• Modifica le legge elettorale;
• Riconvoca le elezioni.
Di fronte a questo atteggiamento, il popolo di Parigi protesta e dopo 3 giorni di scontri con l’esercito Carlo X abdica. Il parlamento liberale nomina re
Luigi Filippo d’Orleans, cugino di Carlo X, ma liberale che concede una costituzione il 14 agosto 1830. Rispetto alla Costituzione del 1814:
• La religione cattolica non è più religione di Stato;
• Oltre al re, anche il Parlamento può proporre leggi;
• Il re non può più sospendere le leggi del Parlamento;
• Il Parlamento è eletto a suffragio censitario, ma viene abbassato il livello di ricchezza richiesto per votare;
• La censura sulla stampa è proibita;
• Il tricolore rosso, bianco e blu viene adottato come bandiera nazionale al posto del drappo borbonico;
• La Francia è una monarchia parlamentare.
7.7.2 La rivoluzione di agosto in Belgio
Con il Congresso di Vienna, Belgio e Olanda sono stati uniti sotto l’olandese Guglielmo I. Belgi e olandesi sono molto diversi dal punto di vista culturale
ed economico:
• I belgi sono cattolici, parlano francese e sono agricoltori;
• Gli olandesi sono calvinisti, parlano olandese e sono imprenditori.
Guglielmo I promuove politiche liberiste, che favoriscono gli imprenditori. Il 25 agosto 1830, a Bruxelles, dopo la rappresentazione del melodramma “La
muta di Portici” di Daniel Auber che narra della rivolta di Masaniello a Napoli 600, i belgi si ribellano. Vogliono l’indipendenza e la ottengono, dopo
scontri con l’esercito, il 4 ottobre 1830. Il 7 febbraio 1831 viene approvata la Costituzione: il Belgio diventa una monarchia costituzionale sotto Leopoldo
di Sassonia-Coburgo-Gotha, un principe tedesco. Le grandi potenze riconoscono l’indipendenza e stabiliscono che il Belgio è un territorio neutrale.
7.7.3 La rivolta polacca
Con il Congresso di Vienna , la Polonia ha una propria Costituzione e una certa autonomia, ma è sotto il controllo di Alessandro I di Russia. Nicola I,
succedono ad Alessandro, nomina il russo Konstantin Pavlovich governatore della Polonia. Così il 29 novembre 1830 scoppia la rivolta dei cadetti della
scuola ufficiale di Varsavia e il governatore che si dà alla fuga: si forma un governo provvisorio polacco. Nel settembre 1831, i russi riprendono il controllo
dell’area e aboliscono la Costituzione.
7.7.4 Ancora un’insurrezione in Italia
Nel 1831, a Modena, Enrico Misley, Ciro Menotti e il duca di Modena Francesco IV d’Austria-Este organizzano un’insurrezione antiasburgica. Il 2
febbraio, alla viglia dell’insurrezione, il Duca si trasferisce e fa arrestare Menotti. L’insurrezione scoppia ugualmente a Modena, Bologna, Reggio, Spoleto
e Perugia. Il 4 marzo 1831 si forma lo stato delle Province Unite Italiane, ma a fine marzo l’Austria reprime il tentativo e Menotti viene impiccato.
CAPITOLO 8. Il Risorgimento italiano (dal 1861 all’unificazione)
8.1. Immaginare una nazione
Anche l’Italia, molti artisti romantici esprimono nelle loro opere l’idea di nazione. Le narrazioni poetiche hanno sempre 3 figure principali:
• L’eroe nazionale che ha tratti in comune con Cristo: è un soldato valoroso, che lotta per la patria ma che, quasi sempre, viene ucciso dal traditore;
• Il traditore, come Giuda, tradisce per ambizione, denaro, desiderio di gloria e potere;
• L’eroina nazionale: una donna pura e casta come una santa e come la Vergine Maria, che deve preservare il suo onore; se questo viene violato, dal
traditore o dai nemici stranieri, è disposta al suicidio.
• Da notare questo continuo paragone religioso, che fa si che il discorso nazionalista si diffonda grazie anche alla propaganda delle associazioni nazional-
patriottiche.
8.2. Democratici e moderati (1831-47)
In Italia, come in Europa, si hanno 2 correnti nazionaliste: democratica e liberal-moderata.
8.2.1. Mazzini e la Giovane Italia
Tra i democratici si impone Giuseppe Mazzini (nato a Genova nel 1805). Nel 1827 aderisce alla carboneria, ma un infiltrato lo denuncia e viene arrestato.
Nel febbraio 1831, va in esilio a Marsiglia. Qui, nel luglio 1831, fonda la Giovane Italia che è diversa dalla Carboneria perché:
• Fa una buona propaganda;
• Espone gli obiettivi che vuole perseguire attraverso opuscoli e fogli volanti perché chiunque chieda ad altri di combattere deve spiegare il motivo.
Mazzini vuole un’Italia unita, repubblicana e democratica. Per raggiungere i suoi obiettivi, la Giovine deve preparare un’insurrezione popolare contro gli
Stati d’Italia. Durante la guerra tra bande armate ad eserciti regolari si deve instaurare una dittatura che, a guerra conclusa, sarà sostituita da un’Assemblea
costituente eletta suffragio universale maschile del popolo. Poi si deve realizzare una politica sociale a favore delle masse volta a:
1. Non accumulare le ricchezze nelle mani di pochi;
2. Introdurre tasse in base al reddito;
3. Garantire occupazione a tutti tramite lavori pubblici.
Per Mazzini, Dio ha assegnato una missione al popolo, che è quella dell’unità nazionale. La Giovine Italia ha molto successo nelle città, ma non nelle
campagne perché:
• I contadini non sanno leggere quindi non si può fare propaganda scritta;
• È rischioso fare propaganda orale: un estraneo che fa discorsi strani ai contadini viene facilmente individuato e impiccato.
Nel 1833/34 falliscono 3 tentativi insurrezionali per via della propaganda aperta (Piemonte e Genova; Savona; Genova a cui collabora Garibaldi, che fugge
in Francia e poi in America del Sud). Finisce così la prima fase della Giovine. Mazzini viene espulso dalla Francia e va a Berna dove, nell’aprile del 1834,
fonda la Giovine Europa, che vuole un’Europa unita, repubblicana e libera dagli assolutismi e la formazione di Stati-Nazione dove ancora non ci sono: nel
1836 ci sono molti arresti e la Giovine Europa viene sciolta. Mazzini viene espulso dalla Svizzera e si rifugia a Londra dove, nel 1839, forma la seconda
Giovine Italia. Gli obiettivi principali sono ancora il nazionalismo, l’indipendenza e l’unificazione ma Mazzini, influenzato dai primi successi del
movimento operaio inglese, vuole che il nuovo possibile Stato repubblicano:
• Riduca l’orario di lavoro degli operai;
• Aumenti i salari;
• Favorisca il credito e l’associazione cooperativa.
8.2.2. Gioberti e il neoguelfismo (liberal-democratici)
Nel 1843, Vincenzo Gioberti pubblica il libro “Del primato morale e civile degli italiani”, che diventa il programma dei moderati da contrapporre a quello
di Mazzini. Sostiene che l’Italia ha il primato sugli altri stati perché ospita la sede papale ed è cattolica. Gioberti vuole realizzare una Confederazione di
Stati italiani presieduta dal papa. La confederazione deve essere monarchica e aristocratica. I suoi punti di forza devono essere Roma e Piemonte. Il
progetto di Gioberti ha 2 limiti:
• Non tiene conto della politica reazionaria di papa Gregorio XVI;
• Non prende in considerazione il ruolo che l’Austria deve avere nella confederazione.
Il libro riscuote successo perché è rivolto a uomini e donne cattolici e perché l’opinione pubblica preferisce questa soluzione alla rivoluzione.
Il nobile piemontese Cesare Balbo, nel libro “Delle speranze di Italia” del 1844, è d’accordo con la soluzione confederazione proposta da Gioberti ma è in
disaccordo con lui:
• l’Italia non ha alcuna superiorità morale;
• La presidenza papale non è realizzabile, vista la politica reazionaria di papa Gregorio XVI;
• Non si può ignorare il ruolo dell’Austria: così Balbo espone la teoria dell’inorientamento dell’Austria. Per lui, l’indipendenza si può ottenere favorendo
un’espansione dell’Austria verso i Balcani: in questo modo l’Austria cederebbe il Lombardo-Veneto all’Italia. Per Balbo:
• La Confederazione deve essere guidata dal Piemonte, lo Stato più avanzato e autorevole della penisola;
• I sovrani italiano devono migliorare gli eserciti e costituire una Lega doganale per facilitare gli scambi commerciali.
8.3. Alla vigilia di una nuova rivoluzione
Tra il 1843 e il 1845 ci sono 3 tentativi insurrezionali mazziniani che vengono repressi: il progetto mazziniano perde credibilità.
Nel 1846 muore Papa Gregorio XVI e viene eletto papa Pio IX che sembra il Papa liberale immaginato da Gioberti:
• Concede l’amnistia ai denunciati politici;
• Abolisce la censura sulla stampa;
• Istituisce una consulta di Stato.
Sotto la pressione dell’opinione pubblica, anche Leopoldo II di Toscana e Carlo Alberto seguono l’esempio del papa. Alla fine del 1847, Stato pontificio,
Granducato di Toscana e Regno di Sardegna firmano i preliminari della Lega doganale.
CAPITOLO 9. Le rivoluzioni del 1848-49
9.1. Le premesse
In 1848/89, in Europa tornano le rivoluzioni perché:
• Tra il 1845/47 in tutta Europa si hanno raccolti scarsi e si diffonde la crisi agricola:
- Diminuisce l’offerta di beni alimentari e aumentano i prezzi;
- Diminuisce la domanda di beni di consumo artigiani o industriali;
- Ciò provoca disoccupazione o diminuzione dei salari per artigiani e operai. Si vuole quindi un sostegno economico e misure contro la disoccupazione.
• Si vuole abbattere i governi della restaurazione per sostituirli con governi liberali e democratici.
A differenza delle 2 ondate precedenti, questo ciclo coinvolge anche gli Stati cardine della Restaurazione europea: Austria e Prussia.
9.2.1. Da gennaio a marzo 1848: Costituzioni italiane
Il 12 gennaio 1848, a Palermo, scoppia un’insurrezione nazionalista e antidemocratica. Tra gennaio e febbraio ci sono manifestazioni anche nel Regno di
Sardegna, nel Granducato di Toscana e nello Stato Pontificio, così vengono concesse le Costituzioni:
• Ferdinando II la concede il 10 febbraio 1848;
• Carlo Alberto di Savoia concede il 4 marzo lo Statuto Albertino;
• Il Granducato di Toscana Leopoldo II la concede il 15 febbraio;
• Pio IX la concede il 14 marzo.
Francia: febbraio e giugno
I gruppi patriottici organizzano banchetti politici perché vogliono la repubblica al posto della monarchia e il suffragio universale maschile. Il 22 febbraio
1848 il re Luigi Filippo proibisce un banchetto e scoppiano proteste pacifiche a Parigi. Ma il 23 febbraio, quando l’esercito uccide 52 manifestanti, scatta la
rivoluzione. Luigi Filippo abdica a favore del nipote di 9 anni. I dimostranti invadono il Parlamento, che nomina un governo provvisorio, guidato dal poeta
Alphonse de Lamartine, che proclama la seconda Repubblica francese (24 febbraio) e:
- Abolisce la pena di morte per i reati politici;
- Abolisce la schiavitù nelle colonie;
- Introduce la libertà di stampa e di associazione;
- Introduce il suffragio universale maschile;
- Introduce le fabbriche pubbliche che offrono lavori ai disoccupati: per finanziarle si impone una sovrattassa sulle proprietà terriere.
Il 23 aprile 1848 viene eletta a suffragio universale maschile un’Assemblea costituente: la maggioranza va ai repubblicani moderati, ma vengono eletti
molti monarchici perché la sovrattassa ha provocato il malcontento nelle campagne e perché notabili e clero hanno fatto propaganda antirepubblicana e
antisocialista. Il 15 maggio i radicalo si ribellano, ma vengono repressi. Il 22 giungo 1848, il governo repubblicano chiude gli Ateliers Nationaux per
ottenere i consensi nelle campagne e il 23 giugno 1848, i disoccupati si ribellano a Parigi, ma vengono repressi dall’esercito del generale Louis Cavignac. Il
21 novembre 1848, l’Assemblea approva una Costituzione (a favore dei poveri) che:
• Prevede un parlamento monocamerale eletto a suffragio universale maschile;
• Un presidente eletto a suffragio universale maschile;
• Abolisce la schiavitù e i titoli nobiliari;
• Riconosce la libertà di insegnamento;
• Introduce la libertà di culto religioso, di associazione e di stampa.
Il 10 dicembre 1848 viene eletto presidente Luigi Napoleone Bonaparte. Alle elezioni dell’Assemblea legislativa del 13 marzo 1849 la maggioranza va ai
repubblicani moderati seguiti dai monarchici, ma i radicali e i socialisti ottengono un buon risultato grazie all’abile propaganda. Così Napoleone fa un
passo indietro e:
• Reprime le associazioni e limita la libertà di stampa;
• Esclude dal voto e più poveri.
Impero austriaco
1. Il 13 marzo 1848 Vienna insorge perché si vogliono Costituzioni come quelle concesse in Italia e in Francia: il 14 marzo l’imperatore Ferdinando I
licenzia il cancelliere Metternich e promette una Costituzione;
2. Il 15 marzo 1848 ci sono manifestazioni a Budapest, dove si forma un governo autonomo guidato dal patriota ungherese Lajos Kossuth;
3. Si ribella anche il Lombardo-Veneto:
- Il 17 marzo Venezia insorge e, dopo 5 giorni di scontri, il 22 marzo viene proclamata la Repubblica di Venezia guidata da Daniele Manin. Venezia
rimane assediata dagli austriaci e nell’agosto 1849 torna sotto l’Austria;
- Il 18 marzo Milano insorge e, dopo 5 giorni di scontri, Milano viene liberata e si forma un governo provvisorio: l’esercito austriaco, guidato da
Radetzky, si rifugia nel Quadrilatero (la zona tra Mantova, Verona, Legnano e Peschiera)
4. Il 23 marzo, approfittando della crisi, il re di Sardegna Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria (prima guerra d’indipendenza) perché vuole
impadronirsi del Lombardo Veneto. Il 26 marzo le sue truppe entrano a Milano, ma vengono sconfitte il 25 luglio 1848 a Custoza. Nel marzo 1849,
Carlo Alberto dichiara nuovamente guerra all’Austria, ma viene sconfitto il 23 marzo a Novara e abdica a Favre del figlio Vittorio Emanuele II che
mantiene in vigore lo Statuto Albertino.
5. Ferdinando I cerca di ridurre le tensioni in Ungheria e Austria:
- L’11 aprile 1848 concede una Costituzione ungherese, che prevede un Parlamento eletto con suffragio censitario, abolisce i privilegi fiscali dei nobili e
le servitù feudali;
- Convoca un’Assemblea costituente imperiale eletta a suffragio ristretto; in seguito a delle proteste a Vienna, concede il suffragio universale maschile (15
maggio).
L’Assemblea, il 7 settembre, abolisce le servitù fetali in tutto l’impero.
1. Il 2 giugno 1848 si apre a Praga un Congresso dei popoli slavi dell’impero, che vuole trasformare l’impero in una federazione di stati nazionali. Il 12
giugno 1848, gli austriaci attaccano Praga e mettono fino al Congresso;
2. Nel settembre 1848, gli austriaci cercano di riconquistare Budapest. Dopo alcune difficoltà iniziali (il 6 ottobre 1848 a Vienna si era schierata in aiuto
dell’Ungheria e si era proclamata indipendente), l’esercito imperiale riprende Vienna e ferma l’esercito ungherese.
Il 2 dicembre 1848 l’imperatore Ferdinando abdica a favore del nipote Francesco Giuseppe che:
• Scioglie l’Assemblea Costituente imperiale (7 marzo 1849);
• Approva una Costituzione moderata (che verrà abolita nel 1851).
Nel dicembre 1848 l’esercito imperiale entra a Budapest, ma nell’aprile 1849 gli ungheresi lo fanno arrestare e proclamano l’indipendenza dell’Ungheria.
Francesco Giuseppe chiede l’intervento dell’esercito russo che batte gli ungheresi a Vilagos il 13 agosto 1849.
Prussia e in Germania
Il 18 marzo 1848, Berlino insorge. Viene eletta a suffragio censitario un’Assemblea Nazionale tedesca con sede a Francoforte e viene sciolta la
Confederazione Germanica. Nel marzo/aprile 1849, l’Assemblea Nazionale tedesca costituisce il regno Piccolo Tedesco e offre la corona a Federico
Guglielmo IV, che la rifiuta: così il 30 maggio 1849, l’Assemblea viene sciolta. Il 25 marzo, su concessione del re di Prussia Federico Guglielmo IV, viene
eletta a suffragio universale maschile a doppio turno un’Assemblea prussiana. In Posnania si sono insurrezioni perché si vuole l’indipendenza, ma la
Prussia le reprime, così come i tentativi indipendentisti di Moldavia e Valacchia. Il 5 dicembre 1848 Federico Guglielmo IV scioglie l’Assemblea
costituente prussiana es emana una Costituzione, che limita il potere del parlamento a favore del re.
Nel resto d’Italia
Nel marzo/aprile 1848, Granducato di Toscana, Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie si uniscono al Regno di Sardegna contro l’Austria (guerra di
indipendenza). Ma il 29 aprile 1848 Pio IX si ritira perché non vuole combattere una guerra tra 2 popoli cattolici, seguito dal Granducato e poi da
Ferdinando II di Borbone. Questa mossa delude l’opinione pubblica patriottica e scoppiano crisi:
1. A Roma, il 15 novembre 1848, un gruppo di patrioti uccide il primo ministro dello Stato Pontificio, Pellegrino Rossi, che non ha appoggiato la guerra
contro l’Austria e Pio IX fugge a Gaeta. I ribelli fanno eleggere a suffragio universale maschile l’Assemblea costituente, che il 9 febbraio 1849
istituisce la Repubblica romana: l’esecutivo viene affidato a un triumvirato capeggiato da Mazzini. A fine aprile; Bonaparte interviene per restaurare il
potere papale. Mazzini invita alla resistenza a oltranza e lo aiutano molti volontari che provengono da tutta Italia tra cui Giuseppe Garibaldi che la
Legione Italiana. Ma il 3 luglio 1849 i francesi entrano a Roma e li sconfiggono;
2. In Toscana, nell’agosto 1849, scoppia una rivolta democratica. Così nell’autunno 1848 il granduca Leopoldo II nomina un governo democratico
guidato da Montanelli e da Guerrazzi, che coincide una Costituzione: il granduca fugge a Gaeta. Nel maggio 1849, intervengono gli austriaci che
sconfiggono i rivoltosi a Livorno e Firenze. Le Costituzioni concesse nella primavera del 1848 vengono abolite: solo il Regno di Sardegna conserva lo
Statuto Albertino. Il granduca e il papa tornano sui oro troni.
Un bilancio
Questo periodo rivoluzionario viene chiamato “Primavera dei popoli” perché ha luogo nella primavera del 1848. I risultati dopo2 anni di rivoluzione sono
pochi:
• Non ci sono mutamenti geopolitici importanti né di governo;
• Delle costituzioni concesse resta solo lo Statuto Albertino nel Regno di Sardegna.
In questo periodo ci si ribella perché si vuole che la sovranità sia affidata al popolo maschile. Il popolo viene inteso come una comunità unita, ma in realtà
è diviso da conflitti sociali. Il nazionalismo genera disprezzo per le altre Nazioni che, essendo diverse, diventano nemiche sa sottomettere o abbattere.
CAPITOLO 10. Un progresso che sembra non avere ostacoli
10.1. Un modo nuovo di viaggiare (e le sue conseguenze)
All’inizio dell’800 il modo più rapido e sicuro di viaggiare era via mare con le navi a vela; le strade erano poche, maltenute e pericolose. Dagli anni 50,
vengono costruite nuove strade, viene inventato il treno e si costruiscono reti ferroviarie:
• Diminuiscono i costi e i tempi dei trasporti;
• Aumenta la domanda di carbone, legno, ferro, ghisa, acciaio e macchine a vapore necessari per costruire treni e reti ferroviarie;
• Aumenta la domanda di operai.
10.2. Sorprese all’arrivo
Nelle campagne, la natalità rimane invariata e la mortalità diminuisce. Di conseguenza aumenta la popolazione e in molti si trasferiscono in città in cerca di
lavoro. Qui le condizioni igieniche sono pessime: si diffonde il colera e la tubercolosi e la mortalità, specie infantile, è molto alta. Ma la popolazione rurale
è talmente in crescita che determina un generale aumento della popolazione.
10.3. Nella grandi città
Nascono le banche e le banche centrali che:
• Conservano le riserve auree del paese;
• Emettono carta moneta o la moneta metallica in base alle riserve auree del paese.
Tra gli anni 40 e 70 dell’800, si diffonde il liberismo: diminuiscono o si abbattono i dai doganali. Di conseguenza, aumenta il commercio tra Stati, ma si
genera uno scambio ineguale: ne traggono profitto le potenze occidentali più sviluppate tecnologicamente.
10.4. Comunicare con i paesi lontani
Dal 1837, la posta non è più pagata dal destinatario, ma dal mittente che acquista il francobollo. Nel 1844 Samuel Morse inventa il telegrafo e due località,
anche lontane, collegate con i fili del telegrafo, possono comunicare istantaneamente. Viene così costruita una fitta rete telegrafica, anche sottomarina
grazie alla guttaperca.
10.5. Trionfi dell’Occidente
I filosofi Auguste Comte e Herbert Spencer elaborano la teoria positivista ed esaltano il progresso raggiunto dall’umanità grazie all’ascesa della borghesia e
alla rivoluzione industriale. All’avanguardia del progresso pongono l’Europa e l’America del nord.
Charles Darwin dà sostegno scientifico a questa teoria con “L’origine della specie” (1859) e “L’origine dell’uomo” (1871). Sostiene che tutte le razze
umane discendono da un ceppo originario comune e grazie alla selezione naturale alcune si sono evolute più di altre.
Selezione naturale: bisogna scegliere i partner sessuali più adeguati per sopravvivere e riprodursi. In letteratura nasce il genere fantastico grazie a Jules
Verne, che fantastica sui progressi occidentali che verranno. Ma il libro che più descrive l’epoca è “Giro del mondo in 80 giorni” del 1873 di Fogg.
Migliorano i trasporti e si inizia a viaggiare e a interessarsi alle altre culture. Dal 1851 si tengono le Esposizioni Universali, inaugurate a Londra nel 1851.
Vi si trovano le ultime tecnologie e i manufatti dei paesi esotici, rimarcando il divario tra occidente e il resto del mondo. La più memorabile è quella a
Parigi del 1899: per l’occasione fu costruita la Torre Eiffel.
CAPITOLO 11. Le classi sociali
11.1. Borghesi e proletari
Marx e Engels, nel Manifesto del Partito Comunista (1848) sostengono che, dopo la nascita delle fabbriche, nascono 2 classi sociali compatte al loro
interno (società duale):
• Borghesia;
• Proletariato.
Secondo loro, il sistema capitalistico ha 2 debolezze che lo porteranno al crollo:
• Le crisi di sovrapproduzione;
• La questione operaia: in Inghilterra:
- I proletari hanno cominciato a lottare per ottenere migliori condizioni di vita fin dal 700;
- Poi nascono le società di mutuo soccorso;
- Poi nascono i sindacati.
Errori nell’analisi di Marx ed Engels:
• Borghesia e proletariato non sono gruppi compatti al loro interno, ma hanno differenze:
- Nazionali tra gli operai;
- Religiose tra gli imprenditori;
- Innescate dalla concorrenza.
• La società 800esca non è duale, ma è molto più complessa: ci sono anche i liberi professionisti e il ceto medio.
I quartieri e i mezzi di trasporto sono suddivisi per le classi e le possibilità di incontro sono poche.
11.2. Proprietari e contadini
La società 800esca è ancora prevalentemente agricola:
• In alcune aree domina la grande proprietà terriera;
• In altre domina la piccola proprietà contadina.
Ma ovunque vengono aboliti la servitù della gleba e i privilegi dei nobili in nome all’uguaglianza di tutti di fronte alla legge. Nonostante ciò rimane
l’ossessione della differenza e vengono elaborate strategie della distinzione che rendono evidenti le distanze sociali.
CAPITOLO 12. Passioni e sentimenti
12.1. Matrimoni combinati, passioni d’amore
Nell’800 i genitori combinavano ancora i matrimoni ai loro figli/e per interesse, ma si fa strada l’amore romantico: aumentando le coppie che vogliono
sposarsi per amore ribellandosi ai genitori. Esplode quindi la passione ma, secondo il moralismo borghese 700esco, la donna deve stare lontana dal sesso,
che serve solo alla procreazione, e preservare l’onore. Gli uomini difendono l’onore delle donne anche con il duello attraverso cui mostrano la propria
mascolinità e il proprio coraggio. L’amore romantico può portare all’adulterio: il divorzio è ammesso ma l’adulterio della donna è considerato più grave
perché può imporre una prole spuria al marito.
12.2. Le signore stanno a casa: asimmetrie di genere
Oltre alle differenze sociali, vi sono anche differenze di genere:
• Gli uomini studiano per imparare una professione e farsi una posizione e per loro la casa è un ristoro;
• Le donne sono sottomesse agli uomini e vengono educate a gestire la casa e dirigere i lavori che vengono affidati a domestiche e a educare i figli.
Nonostante ciò preferiscono vivere da signore piuttosto che lavorare nei campi o nelle fabbriche.
12.3. Il senso della morte
La morte eroica è un altro mito 800esco. Ad essa si guarda con rispetto e quasi con desiderio e non fa più paura. Allo stesso tempo la morte inizia a essere
vissuta con un dolore straziante, sconosciuto alle generazioni dei secoli precedenti, perché aumenta l’affettività verso i famigliari.
12.4. Il lato oscuro della virtù
La cultura 800esca apprezza storie e immagini che esaltano la sofferenza, la devastazione, il dolore. Le rappresentazioni sono colme di sadismo e di
aggressività. La donna appare come un oggetto del desiderio maschili. Si mostrano anche immagini di donne impazzite per amore di un uomo che non le
corrisponde. Queste immagini, concepite da uomini, esaltano la disuguaglianza di genere e l’aggressività misogina.
12.7. Donne controcorrente
Ci sono donne che si oppongono alle asimmetrie di genere come Mary Wollstonecraft che nel 1792 scrive “La rivendicazione dei diritti della donna” e
Olympe de Gouges. Alcune donne di classe medio-alta iniziano a lavorare come infermiere o scrittrici. La professione di infermiera viene accettata perché
si collega alle attività di carica e beneficienza. La scrittrice è un’attività considerata non adatta a una donna. Perciò alcune donne pubblicano in forma
anonima o ricorrono a pseudonimi maschili. Ci sono anche donne che, volendo mettere in discussione l’ordine dei sessi, arrivano anche a indossare vestiti
maschili, come fanno George Sand e Louis Aston.
CAPITOLO 13. Il modello parlamentare: il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
13.1. Dall’inizio dell’Ottocento alla riforma elettorale del 1832
Le rivoluzioni dell’800 non toccano il Regno Unito: dal 1688 è una monarchia costituzionale, basata sulla diarchia re-parlamento, dominata da 2 partiti:
• I Tory sostengono la Chiesa anglicana, le élite territoriali e i diritti del sovrano;
• Gli Whig sostengono la priorità del Parlamento e gli interessi dei mercati, banchieri, commercianti e imprenditori. Sono liberali e simpatizzano per la
rivoluzione francese.
Durante il periodo napoleonico, i tory sono al potere. I tory nel 1815 emanano la Corn Laws che alza i dazi di importazione sui cereali stranieri,
proteggendo la produzione agricola britannica e gli interessi delle élite terriere. I whig riacquistano consensi quando propongono una riforma elettorale che
permetta alle middle classi di eleggere i deputati alla Camera dei Comuni. I deputati sono eletti in base alle circoscrizioni di fine 600 inizio 700. Succede
quindi che borghi rurali con pochi abitanti potevano eleggere deputati, mentre centri industriali di recente sviluppo non potevano. I whig riacquistano
consensi anche perché nel 1829 c’è una crisi dei tory.
In Irlanda, da tempo, si vuole che i cattolici partecipino alla politica e il duca di Wellington, capo dei tory, nel 1829 glielo permette: ciò provoca il
malcontento dell’elettorato tory, fedele alla Chiesa anglicana. Così, alle elezioni del novembre 1830, vincono i whig che, nel 1832, con Reform ace,
ridisegnano le circoscrizioni e ampliano il corpo elettorale che include anche la classe media.
13.2. La Regina Vittoria
Nel 1837, sale sul trono Vittoria Hannover, nipote diciottenne del re defunto Guglielmo IV, che vi resterà per 64 anni. Nel 1840, sposa il cugino Alberto di
Sassonia-Coburgo-Gotha, a cui delega i suoi impegni di governo per dedicarsi alla famiglia: ciò la rende popolarissima.
13.3. La lotta politica dal 1832 al 1852
Tra il 1832 e il 1852, whig e tory si alternano regolarmente al governo. I whig approvano:
• Nel 1833, il Factores Regulation Act per tutelare il lavoro minorile nelle fabbriche:
- I bambini che hanno meno di 9 anni non possono lavorare;
- Chi ha meno di 18 anni non può lavorare la notte;
- I bambini dai 9 ai 13 anni possono lavorare al massimo 9 ore al giorno;
- I bambini non devono essere maltrattati.
• Nel 1834, per accontentare la classe media, il Poor Law Amendment Act che:
- Abolisce i sussidi dati dalla chiesa ai disoccupati;
- Trasforma le workhouses in istituti di reclusione che costringono i disoccupati a trovare lavoro nelle fabbriche.
Aumenta l’offerta dei lavoratori e gli imprenditori possono tenere bassi i salari.
Nel 1841 (fino al 46), salgono al governo i tory di Robert Peel che:
• Nel 1844 approvano il Factory Act: riduce l’orario di lavoro nelle fabbriche per donne e bambini e impone standard elementari di sicurezza nelle
fabbriche;
• Nel 1845 aboliscono le Corn Laws, riprendendo l’idea dell’industriale Richard Codben. Così:
1. Si importano maggiori quantità di cereali stranieri;
2. Si ha una maggiore offerta di cereali sul mercato;
3. Si abbassa il prezzo del grano e del pane;
4. Si possono tenere bassi i salari.
Questo per fronteggiare la crisi che colpisce soprattutto l’Irlanda. La riforma divide i tory: il governo Peel cade e viene sostituito dal governo whig di
Russell.
13.4. Pratiche parlamentari
Il voto è palese e vengono praticati i rapporti clientelari che sono di tre tipi:
1. Nelle aree rurali, gli affittuari e i contadini obbediscono al proprietario terriero da cui. Dipendono per riconoscenza e deferenza;
2. Nelle aree urbane, si ricorre alla corruzione;
3. Si permettono incarichi ben retribuiti in cambio del voto se si andrà al governo.
13.5. Il movimento cartista (1838-28)
Nel 1838 un gruppo di operai londinesi redige la Carta del Popolo, diffusa attraverso fogli volanti, con cui chiedono:
• La fine delle pratiche clientelari;
• Il suffragio universale per gli uomini che abbiano compito 20 anni, che siano sani di mente e che non siano stati in carcere;
• Il voto segreto per proteggere l’elettore ed eliminare le pratiche clientelari;
• L’abolizione del requisito del censo per far votare anche i poveri;
• Un’identità di presenza ai parlamentari, affinché anche persone di reddito medio-basso possono candidarsi;
• Uguali collegi elettorali per garantire a tutti lo stesso numero di elettori;
• Parlamenti annuali e non settennali per rendere più difficile la corruzione.
Intorno a questa carta si forma il movimento politico cartista, che raccoglie consensi con manifestazioni di piazza e petizioni. Il numero di adesioni è alto,
ma il Parlamento respinge la Carta. I cartista iniziano così a pensare di ricorrere alla violenza per ottenere quelli che vogliono, ma Russell li anticipa: li
arresta e chiude i loro giornali e associazioni. Per questo motivo il Regno Unito non è toccato dalla Primavera dei Popoli.
13.6. Conservatori contro radicali
Tra il 1852 e il 1874, conservatori e liberali si alternano al potere e sono i liberali a restare più a lungo il governo. Gladstone propone una riforma elettorale,
che però viene bocciata da una parte del suo schieramento. La approva Disraeli nel 1867: modifica le circoscrizioni e abbassa i requisiti di censo. In seguito
all’aumento dell’elettorato, gli schieramenti si dotano di organizzazioni permanenti: lo scontro politico diventa uno scontro tra 2 personalità. Gladstone nel
1868 fa approvare 2 riforme contro la corruzione:
• Per accedere ai concorsi pubblici non ci può più essere nominati dal Primo ministro ma bisogna superare un concorso;
• Il vuoto diventa segreto.
In più:
• Nel 1869 istituisce una Commissione sanitaria centrale che controlla che le amministrazioni locali approvino regolamenti per la tutela dell’igiene e della
salute pubblica;
• Nel 1870 approva l’Educazion Act che istituisce le scuole elementari pubbliche;
• Nel 1878 l’istituzione diviene obbligatoria per i bambini fino a 10 anni;
• Nel 1884/85 approva la terza elettorale.
CAPITOLO 14. La Francia del Secondo Impero e l’Unità d’Italia
14.1. I cambiamenti nell’Europa continentale
Tra il 1850 e il 1870, grazie all’attivismo francese e agli ideali nazionali:
• Si formano 2 Stati unitari (Italia e Germania);
• La maggior parte degli Stati d’Europa diventano una monarchia costituzionale
14.2. La Francia del Secondo Impero
La Francia è lo Stato europeo più instabile. Approfittando della situazione, il 2 dicembre 1851 Luigi Napoleone Bonaparte attua un colpo si Stato e, in
seguito a un plebiscito che dà risultato favorevole, scioglie la camera, si proclama imperatore e redige una Costituzione che prevede:
• Un Parlamento (Assemblea legislativa eletta a suffragio universale maschile e un Senato);
• Ma il potere è nelle mani dell’imperatore che ha l’esecutivo, l’iniziativa legislativa, il giudiziario e la guida delle forza armate.
Napoleone III:
• Potenzia le infrastrutture;
• Attua una politica liberista;
• Vara lavori pubblici per combattere la disoccupazione e la sottoccupazione;
• Attua una ristrutturazione urbanistica di Parigi;
• Attua una politica estera, che destabilizza gli equilibri internazionali:
1. Nel 1853, insieme a Regno Unito e Regno di Sardegna, combatte la guerra in Crimea contro la Russia, che ha attaccato l’Impero ottomano per
impadronirsi di Moldavia e Valacchia. La Francia in realtà vuole che la Russia non si espanda nei Balcani. Nel 1855 la Russia viene sconfitta e nel
1856 viene firmata la pace di Parigi;
2. Napoleone III ottiene successi in Libano, in Vietnam e in Cina (1857/64);
3. Viene sconfitto in Messico:
Negli anni ’50 in Messico c’è una guerra civile e salgono al potere i liberali di Benito Juàrez, che non vogliono pagare i debiti che il Messico ha contratto
con l’Europa. Così Napoleone III lo attacca (1861). Nel 1863 occupa Città del Messico e mette sul trono imperiale Massimiliano d’Asburgo, fratello
dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe che deve coprire il dominio francese. Ma Juàrez e gli Stati Uniti lo sconfiggono nel 1866.
4. Si allea con il Regno di Sardegna contro l’Austria (1859);
5. Si scontra con la Prussia (1879).
14.3. Il Regno di Sardegna dal 1850 al 1859
I delusi da Mazzini vedono nel Regno di Sardegna e nel re Vittorio Emanuele II l’ultima possibilità di realizzare uno Stato-Nazione. Vittorio Emanuele II
conserva lo Statuto Albertino concesso dal padre:
• Il potere esecutivo è nelle mani del re, che è il capo del governo e delle forze armate e nomina i funzionari dello Stato e i giudici;
• Il potere legislativo è nelle mani di:
- Re che approva o respinge le leggi;
- Parlamento bicamerale composto da:
1. Senato nominato dal re;
2. Camera dei Deputati elettiva eletta a suffrago censitario.
Lo Statuto prevede che il governo è responsabile solo nei confronti del re che li nomina e non nei confronti del Parlamento.
Nel 1850, il governo d’Azeglio approva le Leggi Siccardi con cui inizia a laicizzare lo Stato. Nel 1852 sale al governo Cavour, che continua il processo di
laicizzazione e:
• Costruisce reti ferroviarie e infrastrutture;
• Stipula accordi liberisti con Francia, Belgio e Gran Bretagna;
• Interpreta lo Statuto e conferisce centralità al parlamento;
• Avvia una politica estera dinamica:
1. Partecipa alla guerra di Crimea;
2. Si allea con Napoleone III contro l’Austria.
Napoleone III subì un attentato da parte di patrioti italiani che lo ritenevano responsabile della caduta della Repubblica Romana e lo consideravano un
ostacolo alla costruzione di uno Stato italiano: così Napoleone II si rese conto che la questione italiana doveva essere risolta. Il 10/21 luglio 1858,
Napoleone III e Cavour si incontrano a Plombieres e il 24 gennaio 1859 firmano un trattato di alleanza che stabilisce che:
- La Francia interverrà a fianco del Regno di Sardegna solo se sarà l’Austria a dichiarare guerra. In caso di vittoria si formerà una Confederazione italiana
presieduta dal papa composta da 4 regni:
- Un Regno dell’Alta Italia (Lombardia, Veneto e Regno di Sardegna) sotto Vittorio Emanuele II;
- Un Regno d’Italia centrale e del Mezzogiorno sotto sovrani graditi a Napoleone;
- Uno Stato della Chiesa;
- La Francia otterrà Nizza e Savoia.
14.4. L’unificazione italiana (1859-60)
Cavour provoca l’Austria, che il 24 aprile 1859 notifica un ultimatum al Regno di Sardegna. Il 29 aprile 1859 l’Austria dichiara guerra al Regno di
Sardegna: inizia la seconda guerra di indipendenza (che porterà alla formazione del Regno d’Italia). Le truppe franco-sarde sconfiggono gli austriaci e
occupano la Lombardia. Quando la conquista del Veneto è a portata di mano, Napoleone III firma l’armistizio di Villafranca con gli austriaci (11 luglio
1859: fine della guerra) per 3 motivi:
• In Francia c’è malumore per le molte vittime di guerra;
• Teme che i prussiano al confine con la Francia attacchino;
• Tra aprile e giugno 1859, scoppiano rivolte nel Ducato di Modena, Ducato di Parma, Emilia Romagna e Granducato di Toscana: vengono cacciati i
sovrani e si formano governi provvisori che vogliono l’unificazione con il Regno di Sardegna e la Lombardia. Napoleone III si rende conto che non potrà
controllare il centro Italia.
Si ottengono plebisciti di annessione di questi territori al Regno di Sardegna, che danno risultati favorevoli. Si tengono i plebisciti di annessione di Nizza e
Savoia alla Francia, che danno risultato favorevoli.
Il 5-6 maggio 1860, Garibaldi con 1000 volontari (le camicie rosse) si dirige in Sicilia: vuole unire l’Itali meridionale al Regno di Sardegna. L’11 maggio
sbarca a Marsala sconfigge l’esercito borbonico, procede a Palermo e a Messina e il 7 settembre entra a Napoli. I contadini pensano che sia arrivato il
salvatore, che ridistribuirà le terre demaniali, riservate a usi civici, a loro favore: così scoppiano rivolte, ma Garibaldi le reprime duramente perché la sua è
una rivoluzione politica e non una rivoluzione sociale. Da ricordare la repressione attuata da Nino Bixio, suo collaboratore, a Bronte il 4 agosto. Si tengono
plebisciti di annessione di Sicilia e del Mezzogiorno continentale al Regno di Sardegna, che danno risultati favorevoli. Il 7 settembre 1860 l’esercito
piemontese entra nelle Marche e poi in Umbria. Si tengono i plebisciti di annessione di Marche e Umbria al Regno di Sardegna, che danno risultati
favorevoli. Il 26 ottobre 1860, a Teano, Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II e gli cede la sovranità dei territori conquistati. Mancano da annettere Roma
e Veneto.
14.5. La società italiana postunitaria
L’Italia unita è molto debole. Solo il 10% della popolazione parla in italiano; gli altri parlano dialetti o il francese. Le condizioni socio-economiche sono
molto diverse:
• In Valle padana: nascono aziende agricole, che iniziano a usare tecniche avanzate;
• Italia centrale: è divisa in tanti poderi concessi a mezzadria dal proprietario;
• Italia meridionale e isole: domina il latifondo.
Alcune aree si specializzano in coltivazioni da esportare. A queste 3 aree corrispondono diversi gradi di civilizzazione. Al sud, si diffonde il brigantaggio: i
contadini cercano di restaurare il potere dei Borbone e vengono repressi dall’esercito nel 1865.
14.6. La vita politica negli anni postunitari
Il Regno d’Italia è una monarchia costituzionale dotata di un parlamento e dello Statuto Albertino sotto Vittorio Emanuele II. Il primo Parlamento si
riunisce a Torino, capitale del Regno, nel febbraio 1861.
Alla morte di Cavour (6 giugno 1861) sale al governo la Destra storica (liberal-monarchica e cavouriana: liberista, laica, rispettosa della libertà
costituzionale) fino al 1876 che:
• Ha una visione elitaria della politica, che è riservata ai più ricchi e colti;
• Precede all’accentramento amministrativo: le decisioni prese dal governo valgono per gli enti locali che sono controllati dai prefetti;
• Stipula trattati liberisti con altri Stati per esportare prodotti agricoli e importare macchinari dai paesi più industrializzati;
• Migliora le infrastrutture;
• Riorganizza l’esercito;
• Rende obbligatoria la scuola elementare per i primi 2 anni;
• Aggiorna il catasto per ripartire equamente le tasse;
• Ammoderna le zone degradate delle grandi città;
• Istituisce il matrimonio civile (1865).
Per finanziare questi progetti:
• Tassa i redditi lavorativi;
• Tassa le proprietà terriere;
• Tassa i consumi: tabacco, sale o generi alimentari;
• Riacquisire e vende all’asta i beni enti ecclesiastici soppressi.
Accanto alla Destra storica c’è la sinistra liberale che ha idee simili, ma vuole migliorare il sistema scolastico e ampliare il suffragio: destra e sinistra non
sono veri partiti politici, ma gruppi parlamentari guidati da uno o più capi.
14.7. Difficoltà e contrasti
Nel 1866, il governo la Marmora si allea con la Prussia con l’Austria peer prendere il Veneto (terza guerra di indipendenza). Esercito e flotta italiani sono
numericamente superiori, ma per le strategie sbagliate vengono sconfitti il 24 giugno 1866 a Custoza e il 20 luglio a Lissa. Garibaldi sconfigge gli austriaci
il 21 luglio a Bezzecca. I prussiano sconfiggono gli austriaci, che cedono all’Italia Mantova e Veneto (26 luglio 1866). Si tiene un plebiscito di annessione
che dà un risultato favorevole.
Preso in Veneto, rimane Roma, ma la Destra non vuole agire con la forza per paura della reazione delle grandi potenze. Garibaldi, invece, prova a
conquistarla 2 volte:
• Il 29 agosto 1862 viene fermato dall’esercito italiano sull’Aspromonte, in Calabria;
• Nel 1867 viene fermato dai francesi a Mentana, vicino Roma.
L’opinione pubblica, che appoggia il sentimento patriottico di Garibaldi, si allontana dal Regno, così come i mazziniani e i repubblicani. Il 14 agosto 1870,
Mazzini cerca di organizzare un’insurrezione repubblicana a Palermo, ma viene incarcerato a Gaeta e liberato 2 mesi dopo da un’amnistia generale: va in
esilio volontario in Svizzera e poi a Londra (muore a Pisa sotto il nome di George Brown nel 1872). Anche i sostenitori di Pio IX non riconoscono il Regno
d’Italia che ha penalizzato gli ecclesiastici. Così il papa:
• Il 26 marzo 1860 lancia una Scomunica Maggiore contro chi ha espropriato le terre dello Stato Pontificio;
• Nel 1864 emana l’enciclica Quanta Cura che contiene “Il Sillabo degli errori del nostro tempo”;
• Nel Concilio Vaticano del 1870 proclama l’infallibilità del Pontefice.
Nel 20 settembre 1870, l’esercito italiano occupa Roma e al papa viene riservata solo una piccola area di Roma. Si tiene un plebiscito di annessione del
Lazio e di Roma, che diventa la capitale. Il 13 maggio 1871 il Parlamento approva la Legge sulle Guarentigie, che offre delle garanzie al papa in cambio
del riconoscimento dello Stato:
• La persona del papa è sacra e inviolabile;
• Il papa è il sovrano di città del Vaticano: i Palazzi del Laterano e la Villa di Castelgandolfo sono aree extraterritoriali, dove il papa può tenervi guardie
armate.
Il Papa si rifiuta di accettare la Legge e vieta a cattolici di partecipare alla vita politica in segno di protesta: i cattolici intransigenti seguono il papa.
Ora, bisogna superare le divisioni interne e insegnare la nazione alle masse tramite le scuole primarie, l’esercito, le feste e i rituali.
CAPITOLO 15. L'unificazione tedesca e le sue conseguenze
15.1. La Prussia dopo il 1848-49
La Prussia è una monarchia costituzionale (rivoluzione 1848/49). Nel 1850, Federico Guglielmo IV concede una Costituzione, secondo cui il re ha più
poteri rispetto al Parlamento bicamerale composto da:
• Senato: ereditario di nomina regia;
• Camera elettiva: possono votare tutti i maschi adulti, ma i più ricchi hanno una rappresentanza superiore al loro numero (sistema elettorale delle tre
classi).
Dal punto di vista politico si distinguono:
• Destra conservatrice: composta da nobili proprietari terrieri (junker) che hanno poteri feudali concessi dal re;
• Sinistra liberale: composta da borghesi urbani.
Viene potenziato:
• esercito introducendo la coscrizione obbligatoria (18 anni di servizio militare);
• la flotta e gli armamenti (grazie alle industrie siderurgiche specializzate presenti al nord).
15.2. Le guerre di unificazione (1864-70)
Nel 1861 muore Federico Guglielmo IV e sale al trono il fratello Guglielmo I, che nel 1862 nomina Cancelliere (capo del governo) Otto von Bismark
(junker, conservatore). Il re, Bismark e la Destra conservatrice vogliono unificare tutti i territori di lingua tedesca sotto la Prussia e liberarsi dell’Austria:
per questo viene potenziato l’esercito. La Sinistra non è d’accordo perché richiede troppe spese e quindi un aumento della pressione fiscale, ma Bismark la
ignora e chiede l’approvazione del re, che accetta (crisi istituzionale). Nel 1864, Bismark si allea con l’Austria (per far sì che gli altri Stati non
intervengano) e attacca la Danimarca: tra gennaio e febbraio conquista i Ducati di Schleswig e Holstein.
In via provvisoria lo Schleswig va alla Prussia e lo Holstein all'Austria. Ma la Prussia vuole entrambi i Ducati: così nel giugno 1866 si allea con l’Italia e
attacca l'Austria che viene sconfitta il 3 luglio a Sadowa. L’Austria cede il Veneto all’Italia e con la pace di Praga del 23 agosto 1866 cede diversi territori
alla Prussia, che controlla l’area germanica (si forma la Confederazione della Germania del Nord). Dopo questi successi, la Sinistra approva il piano di
riforma dell’esercito. Napoleone III, spaventato dall’espansione prussiana, si allea con Austria e Russia. Bismarck vuole che la Francia dichiari guerra alla
Prussia; così manipola un telegramma che gli ha inviato Guglielmo I e fa sembrare che Guglielmo abbia sfidato la Francia, rifiutandosi di incontrare
l’ambasciatore francese e poi lo comunica alla stampa. Così Napoleone III il 19 luglio 1870 dichiara guerra alla Prussia (guerra franco-prussiana), che
passa come un paese aggredito. Dopo essere stato sconfitto a Sedan il 1 settembre 1870, Napoleone III viene imprigionato e si forma un governo
provvisorio che il 4 settembre istituisce la terza Repubblica francese. Il 18 gennaio 1871, Guglielmo I viene proclamato imperatore tedesco del Secondo
Reich (il primo è il Sacro romano impero) nella Sala degli specchi del Palazzo di Versailles per umiliare la Francia.
15.3. L'Impero tedesco
Il secondo Reich, dominato dalla Prussia, comprende la Confederazione della Germania del Nord e altri stati. Il 16 aprile 1871 viene promulgata la
Costituzione dell'Impero che stabilisce che:
• L'Impero è una federazione di 25 Stati autonomi sottoposti a:
- Imperatore: ha il potere esecutivo e il comando dell’esercito;
- Cancelliere: è il capo del governo, responsabile solo nei confronti dell’imperatore;
- Parlamento bicamerale formato da:
1. Camera dei Deputati (Reichstag):
- Eletta a suffragio universale maschile segreto;
- Propone le leggi.
2. Consiglio federale (Bundesrat):
- Formato dai rappresentanti dei 25 Stati (58 membri, di cui 17 prussiani);
- I membri sono eletti dai Parlamenti degli Stati federati;
- Approva le leggi proposte dalla Camera dei Deputati.
Il 10 maggio 1871 viene firmata la pace con la Francia che:
• Deve pagare una pesante indennità di guerra;
• Deve cedere l'Alsazia e la Lorena (con popolazione a maggioranza tedesca) all'Impero tedesco senza plebiscito (altra umiliazione per la Francia).
15.4. La Comune di Parigi e la Terza Repubblica francese
Dopo la caduta di Napoleone III, sale al governo Thiers (monarchico e moderato), che vuole una pace rapida con i tedeschi. Per questo non ha l’appoggio
del popolo di Parigi (radicale), che prende il controllo della città e forma la Comune (28 marzo 1871), l'organo di autogoverno di Parigi.
Tra il 21 e il 28 maggio 1871, nella “settimana di sangue”, l’esercito di Thiers la reprime. Il governo vorrebbe la monarchia: l’aspirante re è Henry de
Chambord, discendente dei Borbone, monarchico vecchio stile. In attesa di un candidato migliore, i monarchici, dal gennaio al luglio 1875, approvano 3
leggi costituzionali che prevedono:
• Un presidente della Repubblica (simile a un re):
- Eletto dal Parlamento e resta in carica per 7 anni;
- Responsabile della politica estera e delle forze armate;
- Nomina il governo e i funzionari pubblici;
- Promulga le leggi.
• Un Parlamento bicamerale composto da:
1. La Camera dei Deputati (eletta a suffragio universale maschile);
2. Il Senato (75 senatori nominano i propri successori e 225 senatori sono eletti da un corpo elettorale di secondo grado).
15.5 L'Impero austro-ungarico
Nel 1867, Francesco Giuseppe riforma la Costituzione del 1861 attraverso l’accomodamento: l’Impero austriaco diventa Impero austro-ungarico:
• I 2 Stati hanno in comune il governo imperiale: Francesco Giuseppe (imperatore d’Austria e re d’Ungheria), il ministro della guerra, delle finanze e degli
esteri;
• Hanno 2 governi distinti;
• Hanno 2 Parlamenti bicamerali distinti, a Vienna e a Budapest, entrambi formati da:
1. Un Senato composto da membri nominati a vita dall’imperatore;
2. 2 Camere elettive:
- Il Reichstag austriaco è eletto secondo un sistema che garantisce una qualche forma di rappresentanza a diverse categorie sociali;
- La Camera ungherese è eletta a suffragio censitario.
Le altre minoranze slave e rumene vengono marginalizzate.
CAPITOLO 16. Gli Stati Uniti e la Russia
16.1. Schiavitù e servitù
Nella prima metà dell’800, le idee dell’illuminismo universalista (secondo cui tutti gli uomini hanno gli stessi diritti) portano diversi Stati (tra cui Francia,
Gb e Nord America) ad abolire la schiavitù. In Sud America, dove l’economia si basa sull’impiego di schiavi nelle piantagioni, è legale.
In Europa, tranne che in Russia, in base allo stesso principio viene abolita la servitù della gleba.
16.2. Espansione territoriale, demografica ed economica degli Stati Uniti d'America dall'inizio dell'Ottocento al 1860
Nei primi dell’800, negli Usa si ha una crescita demografica (inizialmente autogena –alto tasso di natalità e basso tasso di mortalità- poi dovuta all’arrivo di
immigrati europei). Si ha quindi bisogno di nuove terre:
• A ovest i pionieri, sostenuti dall'esercito, combattono contro i pellerossa che vengono sterminati o costretti a vivere nelle riserve;
• A nord, l’espansione viene bloccata dalla GB che conquista il Canada dopo una guerra contro gli Usa (1812/1815);
• A sud, conquistano Texas, Nuovo Messico, Arizona, Utah e acquistano la Louisiana da Napoleone e la Florida dalla Spagna.
Dopo queste conquiste:
• Nasce il mito della frontiera: una sorta di missione per civilizzare i selvaggi in funzione espansiva, ma anche in funzione difensiva (si ha paura di essere
accerchiati dai selvaggi pellerossa quindi si attaccano per difendersi);
• Nel 1823, il presidente James Monroe, con lo slogan “l’America agli Americani”, dichiara di voler tenere le potenze europee lontane dagli Usa mentre gli
Usa possono conquistare tutto il continente e porlo sotto la loro egemonia.
Il mito della frontiera e la politica di Monroe prendono il nome di “imperialismo civilizzatore”.
Viene costruita una rete ferroviaria per collegare il vasto territorio americano. Ne beneficia:
• L’agricoltura che, grazie al treno, può essere esportata (a nord-ovest si coltiva mais e grano; nelle piantagioni del sud lavorate dagli schiavi il cotone);
• L’industria chimica (nord/est) che produce fertilizzanti;
• L’industria siderurgica e meccanica (nord/est), a cui si richiedono materiali per la costruzione delle ferrovie, dei treni, delle macchine agricole e armi per
i pionieri che conquistano nuovi territori e che devono difendersi dai pellerossa.
16.3. Il sistema politico statunitense dal 1830 al 1850
Negli Usa, la nobiltà europea non è mai esistita e la politica si basa sul principio dell’eguaglianza e della democrazia: vige il suffragio universale maschile
riservato però solo ai [Link] formano 2 schieramenti:
• Whig:
1. Statalisti;
2. Protezionisti;
3. Sono sostenuti dagli imprenditori e dagli operai del nord-est e dagli agricoltori che producono per il mercato interno;
4. Sono contrari alla schiavitù.
• Democratici:
1. Non appoggino il governo centrale;
2. Sono a favore del libero commercio;
3. Sono sostenuti dai proprietari terrieri del sud che esportano i loro prodotti in Europa;
4. Sono a favore della schiavitù.
Sono i primi esempi di partiti politici (fanno propaganda, dialogano con le masse, hanno club popolari e giornali diffusi in tutto il territorio). Adottano lo
spoils system, cioè un sistema di clientelismo istituzionalizzato: i più ricchi finanziano le campagne elettorali dei vari partiti e, se il candidato che
sostengono vince, ricoprono cariche pubbliche o ricevono favori (in molti vanno a votare).
16.4. La questione della schiavitù (1830-60)
Tra il 1830/40, al nord, nasce un movimento antischiavista formato da schiavi che sono fuggiti dal sud e si sono rifugiati nei territori liberi. I capi del sud,
nel 1850, fanno approvare dal Congresso un Fugitive Slave Act che autorizza i padroni a inseguire gli schiavi anche nei territori liberi e a
riprenderseli senza processo (norma che viola i principi del Bill of Rights). Nel 1854, il Congresso approva il Kansas-Nebraska Act, che stabilisce che nei
nuovi Stati devono essere i residenti a decidere se la schiavitù è legale o meno. Dopo questa legge, i democratici restano uniti, ma i whig si dividono in:
• Repubblicani del Nord: antischiavisti;
• Whig meridionali, che si fondono con l'American Party, un partito xenofobo: sono a favore della schiavitù.
Nel 1860 diventa presidente Abraham Lincoln (repubblicano: vuole proibire la schiavitù nei nuovi Stati, ma la vuole mantenere negli altri). Gli Stati del
sud temono che Lincoln abolisca la schiavitù così, nel febbraio 1861, si staccano dal Nord (secessione) e formano gli Stati Confederati d'America (South
Carolina, Mississippi, Florida, Alabama, Georgia, Louisiana e Texas a cui si uniranno altri Stati). Nel marzo 1861 si dotano di una Costituzione molto
simile a quella degli Usa e di un presidente provvisorio, Jefferson Davis.
16.5. La guerra di secessione (1861-65)
Il 12 aprile 1861, i confederati attaccano i nordisti (unionisti) in South Carolina. Così il 15 aprile 1861 Lincoln dichiara guerra alla Confederazione
(generale Robert Lee). L’esercito nordista (generale Grant), oltre a essere più numeroso, può contare sull’uso delle moderne armi prodotte dalle industrie
del nord-est. La guerra è sanguinosissima perché è allo stesso tempo moderna (perché si usano le nuove armi come cannoni e fucili) e tradizionale (perché
si usano baionette). Il 1 gennaio 1863 Lincoln dichiara l’emancipazione degli afroamericani per far arruolare i neri nell'esercito unionista (cosa mai
accaduta prima). Nel 1863, i confederati vengono sconfitti a Gettysburg. Poi i nordisti entrano in Mississipi e nel 1864 prendono Atalanta. Proseguono al
sud distruggendo città e piantagioni: così il 9 aprile 1965 Robert Edward Lee firma la resa: la secessione è finita.
16.6. Gli Stati Uniti postbellici tra emancipazione e nuovo razzismo
Il 14 aprile 1865, il sudista John Booth uccide Lincoln. Gli succede il vicepresidente Andrew Johnson, un razzista che emana i Black Codes, che
confermano la schiavitù. Ma i repubblicani, che vogliono imporsi al Sud, fanno approvare 3 emendamenti alla Costituzione:
• Aboliscono la schiavitù (1865);
• Concedono la cittadinanza ai neri (1868);
• Gli permettono di partecipare alla vita politica (1870).
Ma la tolleranza è solo una parentesi. Nel 1866 viene fondato il Ku Klux Klan, un'associazione segreta, terroristica e razzista che organizza azioni di
intimidazione e di aggressione contro i neri, inizialmente tollerate dalle autorità bianche. Alla fine del 1870, il Congresso federale approva leggi che
limitano le libertà politica e civile dei neri (es. possono votare solo i neri alfabetizzati, sono proibiti i matrimoni interraziali: legge mantenuta fino al 1967
in 17 Stati, bianchi e neri vengono separati nelle scuole, sui mezzi di trasporto, nei luoghi pubblici). Nel 1896 la Corte Suprema riconosce la validità legale
del principio "separati ma eguali" che sta alla base della segregazione razziale (sempre più diffusa è la pratica del linciaggio).
16.7. Riforme e tensioni nella Russia zarista
Con lo zar Alessandro I, la Russia annette molti territori. Alla sua morte (1825), gli succede il figlio Nicola I che continua ad annettere molti territori. Di
conseguenza vi è una crescita demografica, soprattutto nelle campagne dove vige la servitù della gleba. Per mantenere un impero così vasto, si tassa la
popolazione, che si ribella:
• Nel dicembre 1825, vi è la rivolta decabrista di un gruppo di ufficiali, che vogliono una Costituzione: viene repressa;
• Nel 1830/31, in Polonia scoppia una rivolta indipendentista, che viene repressa;
• Scoppiano rivolte contadine contro i proprietari, gli esattori fiscali o i funzionari dello Stato.
Altro malcontento si diffonde quando Nicola I viene sconfitto nella guerra di Crimea.
Nel 1855 a Nicola I succede Alessandro II che, preoccupato della situazione, attua riforme:
• Il 19 febbraio 1861 abolisce la servitù della gleba.
Vuole però continuare ad essere appoggiato dalla nobiltà terriera e così stabilisce che i contadini devono compare la terra dai proprietari terrieri (quindi si
indebitano e tornavano a essere sottoposti ai loro ex padroni).
• Introduce la coscrizione obbligatoria;
• Istituisce gli zemstvo, organismi di autogoverno locali;
• Riforma il sistema giudiziario e dichiara l’uguaglianza di tutti davanti alla legge;
• Nel 1864 reprime un’insurrezione nazionalista in Polonia e procede a una russificazione forzata.
La Russia è divisa tra:
• Panslavisti: apprezzano le riforme dello zar (Russia come guida di tutti i popoli slavi);
• Populisti: sono delusi dalle riforme e tentano di coinvolgere i contadini che, però, apprezzano lo zar che la abolito la servitù della gleba.
Dopo 4 attentati falliti, nel 1881 Alessandro II viene ucciso da un radicale (sperava di scatenare una rivolta, ma ciò non accade).
CAPITOLO 17. Globalizzazione (integrazione economica mondiale) e dominio coloniale
17.1. Caratteri generali
Nell’800 continua il processo di colonizzazione reso più facile dalla produzione di nuove armi, dai nuovi mezzi di trasporto (treno e navi a vapore) e dalla
crescita dell’integrazione economica mondiale (globalizzazione). Il dominio coloniale esercitato dalle potenze europee può essere:
• Economico-commerciale indiretto (nell’Impero ottomano, Cina e Giappone);
• Diretto: si occupano territori e:
- Si assoggettano le popolazioni autoctone (India, Indonesia, Indocina) o
- Si formano colonie bianche e si eliminano o allontanano le popolazioni autoctone (Canada, Australia, Sudafrica)
• Economico/politico su territori sottratti ad altri Stati grazie all’esercito (Impero ottomano). I popoli colonizzati rispondono in 2 modi:
• Tentano di modernizzare le istituzioni e l’economia sul modello occidentale (Giappone e Impero Ottomano);
• Tentano di conservare i tratti identitari e danno avvia a una resistenza armata (hanno successo in Afghanistan; falliscono in India, Indonesia, Cina,
Sudafrica e Oceania).
Comunque spesso, in entrambi i casi, si risveglia lo spirito nazionalistico e si riscoprono le confessioni religiose tipiche (specie nei paesi islamici).
17.2. L'Impero Ottomano nella prima metà del XIX secolo
Dalla fine del 600, l’Impero ottomano ha perso molti territori. Questo perché i sultani (sovrani dell’impero) hanno perso potere nelle periferie, controllate
dai pascià o nobili locali che decidono autonomamente dell’amministrazione e del fisco. In più il corpo militare dei giannizzeri (punto di forza dell’impero
nei secoli precedenti) ha preso sempre più potere e autonomia. Alla fine del 700, il sultano Selim III cerca di introdurre riforme sul modello europeo, ma a
ciò si oppongono gli ulema (massime autorità religiose islamiche, custodi della tradizione) e i giannizzeri che nel 1807 si ribellano e lo fanno abdicare.
Gli succede Mahmud II, che attua riforme sul modello europeo per accentrare il potere:
• Il Gran Visir, primo collaboratore del sultano, diviene Primo ministro;
• Gli altri ministri sono posti a capo dei vari dipartimenti;
• lI Consiglio della Sublime Porta (organo nominato dal sultano) propone le leggi:
• Il Consiglio dei ministri del sultano discute le leggi;
• Istituisce scuole laiche;
• Nel 1826 costituisce nuovi reparti militari che dipendano da lui: i giannizzeri si ribellano, ma vengono repressi e sciolti.
Rimane l’opposizione degli ulema e dei notabili locali, che si ribellano e vengono appoggiati dalle potenze europee che vogliono ottenere vantaggi. Altro
fattore di tensione sono i movimenti nazionalisti (Grecia indipendente, Moldavia, Valacchia e Serbia ottengono autonomia con trattato di Adrianopoli).
L’Egitto, governato da Mehmet Ali, tenta di conquistare Siria e Palestina e dichiara guerra all’Impero ottomano (1831-39): nel luglio 1840 l’Egitto ottiene
l’autonomia. Nel 1839, a Mahmud II succede il figlio Adbul Mecid I, che rende pubblica la Carta Imperiale di Gulkhane, redatta da suo padre, con cui
proclama la piena occidentalizzazione dell’Impero ottomano (è l’epoca delle “tanzimat”, riforme). La riforma più importante stabilisce che tutti i sudditi
dell'Impero sono uguali davanti alla legge.
17.3. Islam e Tanzimat
Seguendo il principio di uguaglianza e la codificazione napoleonica (stato laico dove convivono diverse religioni):
• Nel 1840 viene redatto il Codice penale;
• Nel 1877 viene redatto il Codice Civile su modello del Codice napoleonico, ma rispettoso della Sharia, la legge islamica;
• Vengono introdotti i tribunali nizami (conformi all'ordine nuovo), che si occupano dei contenziosi che non sono di competenza delle autorità religiose;
• Il diritto di famiglia resta di competenza dei tribunali religiosi musulmani, che seguono le norme della Sharia secondo cui:
- La famiglia è patriarcale;
- Le donne devono seguire leggi molto severe (es. velo);
- Permessa la poligamia (l’uomo può avere un massimo di 4 mogli);
- Negli ambienti d’elite, è diffuso il concubinato: le schiave e le concubine sono ospitate nell’harem (“luogo proibito, sacro, inviolabile” del palazzo del
sultano o di un ricco).
• Viene riformato anche il sistema educativo e viene istituito il liceo imperiale di Galatasaray, in cui si studia il francese (importante per le relazioni
internazionali) e possono accedervi sia musulmani che non;
• Viene riformato anche l’esercito sul modello francese (esercito di qualità).
17.4 L'Impero ottomano e le potenze europee
Le aree più problematica dell’impero ottomano sono:
• Balcani:
Dopo la guerra di Crimea, Valacchia e Moldavia divengono autonome e si uniscono nel Principato di Romania (1857): dopo un colpo di stato appoggiato
dalla Prussia viene posto sotto il controllo di un principe tedesco, Carol I di Romania.
• Creta:
Nel 1868, Creta ottiene ampie autonomie dall’Impero ottomano.
• Libano:
Le truppe egiziane di Mehmet Ali tentano di conquistarlo dal 1830. Nel 1860 interviene la Francia (che vuole espandersi nel Mediterraneo) e il Libano
diventa autonomo sotto il protettorato francese (così come l’Algeria).
Le potenze europee vogliono conquistare l'Impero ottomano per impadronirsi delle sue ricchezze (tra cui giacimenti di carbone, ferro e altri minerali). Tra
il 1838 e il 1841, l’Impero firma trattati doganali liberisti con i paesi europei: l'Impero importa manufatti industriali (tessuti, vestiti, armi, mobili,
macchine) ed esporta prodotti agricoli (tabacco, grano, orzo, uva, seta, lana, cotone). Viene costruita la rete ferroviaria gestita da società britanniche e da
una a capitale franco-austro-belga. Nasce la Banca Imperiale ottomana (1863) finanziata da Francia e Gran Bretagna. Quindi le potenze europee
impongono un dominio politico-militare ed economiche.
17.5.1. La Persia
In Persia lo shah (sovrano) ha difficoltà a imporsi sui potentati locali e tribali e sui mullah sciiti (guide spirituali islamiche) che amministrano la giustizia
visto che le leggi derivano dalla Sharia. A metà 800 lo shah al-Din cerca di modernizzare lo Stato e l'esercito per accrescere il suo potere. Affida a ditte
inglesi e russe la costruzione e la gestione delle ferrovie, delle miniere, dei canali, delle strade, delle linea telegrafiche: in cambio le ditte gli versano una
quota dei profitti. A ciò si oppongono le élite tribali e religiose.
17.5.2. L'Afghanistan
In Afghanistan, i sovrano ha difficoltà ai imporsi sulle élite religiose musulmane sciite. Nel 1838, il Regno Unito occupa l’Afghanistan per difendere le
colonie indiane dall’avanzata russa. I funzionari britannici si insediano a Kabul dove, nel 1841, scoppia una rivolta della popolazione(guidata dai potentati
tribali) che costringe gli inglesi a ritirarsi.
17.6. L'India britannica
Nel 1770, la Eic si è impadronita di gran parte dell’India imponendosi sui sovrani locali. L’India Act del 1784 stabilisce che:
• Le questioni politiche e militari dell’India britannica sono affidate a un governatore generale che dipende dal governo di Londra;
• La Eic ha il potere amministrativo ed economico;
• I proprietari terrieri vengono tassati in base ai redditi e se qualcuno non paga le terre vengono messe all’asta e vanno ai proprietari indiani (che vi
coltivano cotone): nasce quindi una borghesia terriera indiana.
Intanto, la Gran Bretagna continua ad annettere territori e in India arrivano funzionari e soldati britannici, che escludono gli indiani da qualsiasi ruolo di
responsabilità. Gli inglesi iniziano un processo di civilizzazione, che non tiene conto delle tradizioni dei 2 principali gruppi religiosi: musulmani e indù. E
così:
• Nel 1829 si vieta il sati ( “casta sposa”: è il rito funebre indù in cui la vedova si fa bruciare sul rogo destinato alla cremazione del corpo del marito);
• Si proibiscono i sacrifici alla dea Kalì;
• Viene abolita la schiavitù;
• Si dichiara l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, cosa che contrasta con la società indiana basata sul sistema delle caste.
Così nel maggio 1857 scoppia una ribellione (l’Indian mutiny, ammutinamento indiano) dei sepoys nel Bengala (truppe musulmane e indù arruolate
nell’esercito dell’EIC) quando si sparge la voce che le cartucce dei fucili vengono unte con grasso di maiale (sacro per i musulmani) e di bue (sacro per gli
indù): vogliono un impero autonomo (prima guerra di indipendenza indiana). La ribellione si diffonde in tutta l’india centrale, ma viene repressa dai
britannici. Per effetto di questa crisi, nel 1858 il governo britannico scioglie la EIC e affida la gestione dell’India a un Dipartimento del governo. Il nuovo
governo migliora la rete ferroviaria e telegrafica (coi soldi dei contribuenti indiani). Per non far scattare nuove rivolte, il governo decide di non modificare/
occidentalizzare ulteriormente la società indiana, pur mantenendo i divieti precedentemente imposti (il processo di civilizzazione diventa dispotismo
benevolo).
17.7. Le Indie orientali olandesi
Le colonie olandesi (Giava, Sumatra e Borneo), dal 700, sono gestite dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, che preleva forzatamente i prodotti
agricoli e li esporta in Europa. Ma la compagnia viene mal gestita, si indebita e viene sciolta nell’800. A causa del prelievo forzato, nel 1825, i contadini si
ribellano a Giava guidati dal principe musulmano Dipanegara. Nel 1830 gli olandesi sedano la rivolta e introducono il “sistema delle colture”: i proprietari
e i contadini, al posto di pagare le tasse, devono coltivare in 1/5 della loro terra prodotti scelti dal governo che vengono venduti in Europa dalla nuova
Compagnia commerciale olandese. Ma le autorità iniziano ad abusare del sistema e, a metà 800, chiedono ai contadini di lavorare per costruire le
infrastrutture: così scoppiano rivolte.
17.8 La Cina (Impero più grande e popolato; molte religioni: buddismo, taoismo, confucianesimo).
L’imperatore è sacro e superiore e da lui dipendono i mandarini (funzionari). La Cina è chiusa ai commerci con gli europei e lascia aperto solo il porto di
Canton. Inizialmente gli inglesi vi importano i calicò indiani ed esportano in Europa tè, seta e porcellana cinesi (si forma il commercio triangolare India-
Cina-Europa). In India, dopo la crisi tessile, al posto del cotone si coltiva tè, indaco e papavero, da cui si ottiene l’oppio. Tra gli anni 20 e 30 dell’800 si
forma un nuovo commercio triangolare:
• Prodotti industriali dalla Gran Bretagna all’India;
• Oppio dall’India alla Cina;
• Tè, seta, porcellane dalla Cina alla Gran Bretagna.
Nel porto di Canton, gli inglesi vendono illegalmente l’oppio ad associazioni criminali cinesi, causando gravi danni all’economia cinese poiché sul
commercio dell’oppio, che è illegale, nessuno paga dazi e imposte. Nel 1839 il governo di Pechino fa bruciare 1300 tonnellate di oppio trovate nei
magazzini inglesi del porto di Canton: scoppia così la prima guerra dell'oppio (1840-42). La Cina perde la guerra e deve:
• Cedere l'Isola di Hong Kong ai britannici (nuova base per il commercio dell’oppio);
• Risarcirli per le spese di guerra e per le perdite d’oppio bruciato;
• Aprire altri 4 porti, tra cui quello di Shanghai.
Nel 1850, nella Cina del Sud, i contadini si ribellano all’imperatore guidati da Hung Hsiu Ch’uan, fondatore della Società degli Adoratori del Cielo:
- Ispirandosi al confucianesimo, crede che a imperatori prestigiosi seguano imperatori incapaci (come quello attuale che ha perso la guerra dell’oppio);
- Ispirandosi al cristianesimo, predica l’idea dell’uguaglianza, che deve essere raggiunta
ridistribuendo le terre.
I ribelli si impadroniscono di diversi territori e nel 1853 fondano il Regno indipendente Taiping Tianguo (Celeste Regno della Grande Pace): diventa
sovrano Hung Hsiu-Ch'uan che:
• Introduce l’uguaglianza di genere;
• Abolisce la proprietà privata;
• Proibisce l'uso di oppio, tabacco e alcool;
• Riduce le tasse.
Approfittando della situazione, Gran Bretagna e Francia (che vuole conquistare l’Indocina e il Vietnam) attaccano la Cina e scoppia la seconda guerra
dell'oppio (1856-64), caratterizzata da 2 fasi:
• 1° fase (1856-60):
Gran Bretagna e Francia entrano a Pechino e costringono la Cina a fare concessioni;
• 2° fase (1861-64):
Francesi, inglesi e governo cinese reprimono la rivolta di Taiping (se i ribelli vincessero finirebbe il commercio dell’oppio). Una volta sconfitti,
l’imperatore cinese:
• Deve pagare un’indennità di guerra a Francia e Gran Bretagna;
• Deve permettere agli stranieri di circolare e acquistare proprietà nel paese;
• Legalizza il commercio dell’oppio;
• Autorizza le piantagioni di papavero in Cina;
• Le merci straniere non pagano imposte
17.9. Il Giappone
Il Giappone è più chiuso della Cina a ogni contatto con l’occidente e ha una struttura gerarchica. Vi è un imperatore (mikado, capo spirituale e religioso),
ma il potere è nelle mani dello shogun, il massimo dignitario imperiale che controlla ¼ del paese. Il resto del paese è sotto il controllo dei daimyo, capi
locali. Poi ci sono i samurai, nobili guerrieri di professione che fanno parte della burocrazia dello shogun o delle amministrazioni dei daimyo. Poi ci sono i
commercianti di riso, molto ricchi con cui samurai o daimyo sono indebitati. Infine ci sono artigiani e commercianti e contadini, che devono versare allo
shogun e ai daimyo 1/3 del raccolto di riso. Nel 1853, 4 navi da guerra statunitensi giungono a largo di Edo (Tokyo) e chiedono allo shogun l'apertura dei
porti giapponesi. Temendo la guerra, lo shogun cede alla richiesta: apre due porti giapponesi e concede a Usa, Gran Bretagna, Russia e Francia di risiedere
nel paese. Nel 1867 daimyo e samurai si ribellano, cacciano lo shogun e insediano a Edo un nuovo governo con a capo l'imperatore è Mutsuhito, 15enne
che prende il nome di Meiji Tenno (imperatore illuminato). Nel 1868, procede a una modernizzazione del paese sul modello occidentale:
• Tutti sono uguali di fronte alla legge;
• Abolisce i feudi;
• Rende obbligatoria l’istruzione elementare;
• Riforma l’esercito con la coscrizione obbligatoria;
• Lo scintoismo, con a capo l’imperatore (figlio della Dea Sole e padre di tutti i giapponesi) diventa la religione di Stato;
• Finanzia le industrie per produrre armamenti.
17.10.1. L'Australia e la Nuova Zelanda
Alla fine del 800, la GB utilizza l’Australia come colonia penale per i propri detenuti, ma vi si insediano anche civili che si occupano di agricoltura e
allevamento e che confinano le popolazioni aborigene in aree poco ospitali. Nel 1851, quando vengono scoperti giacimenti d'oro, aumenta l’immigrazione.
In Nuova Zelanda, la colonizzazione è più lenta a causa della resistenza dei maori.
17.10.2. Il Canada
Dalla fine della guerra dei 7 anni, la Gran Bretagna controlla il Quebec e l’Ontario. Nell'800, i coloni britannici si muovono verso Ovest, emarginando i
pellerossa, e annettono territori alla Confederazione del Canada (istituita nel 1867).
17.10.3 Il Sudafrica
Da metà 600, il Sudafrica è sotto il controllo della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, che vi ha insediato i boeri (contadini olandesi). Nel 1795,
passa sotto il controllo degli inglesi, che lo usano come base per approvvigionare le loro navi dirette in India. Si creano tensioni tra inglesi e boeri che, tra il
1835 e il 1840, si spostano a nord dove fondano lo Stato Libero di Orange e la Repubblica Sudafricana del Transvaal. La loro espansione viene bloccata
dalle popolazioni zulu e xhosa.
CAPITOLO 18. Popolazione e produzione
18.1 “Bisogna essere del proprio tempo”
A metà 800, nasce in Europa una nuova corrente artistica: il realismo, che descrive le realtà attuali (tema del lavoro, soggetti di guerra). Tra gli artisti di
spicco ricordiamo Millet, Tommasi e Monet (“bisogna essere del proprio tempo”).
18.2 Crescita demografica, inurbamento, emigrazione
Tra fine 800 e inizio 900, si ha una crescita demografica costante, dovuta non tanto a un aumento della natalità ma a un notevole abbassamento della
mortalità, grazie ai miglioramenti nell’alimentazione e nell’igiene e agli interventi urbanistici per contrastare le epidemie di colera:
• Si creano grandi parchi;
• Vengono risanati i quartieri più poveri, demolendo le vecchie case e costruendone di nuove;
• Si costruisce un moderno sistema fognario;
• Si costruisce un sistema idrico che porta l'acqua in ogni casa.
Fanno progressi le conoscenze mediche:
• Si costruiscono nuovi ospedali;
• Si inventano i microscopi e si fanno scoperte mediche;
• Le industrie chimiche producono nuovi farmaci (aspirina) o sostanze da usare durante gli interventi (anestetico)
Ma in molte aree d’Europa la popolazione cresce troppo e il lavoro non c’è per tutti: per questo molte persone emigrano. I flussi migratori (1851-1910)
sono di due tipi:
• A breve-media percorrenza: dalle campagne ci si trasferisce nelle città vicine;
• A lunga percorrenza: verso l’America del Nord, l’Argentina, l’Australia...
18.3. La seconda rivoluzione industriale
Tra metà 800 e inizio 900 si ha seconda rivoluzione industriale, che si differenzia dalla prima:
• Le innovazioni vengono da inventori o scienziati di professione (non da inventori dilettanti o da imprenditori) provenienti non più solo dalla Gran
Bretagna, ma dall’Europa e dall’America;
• Le innovazioni riguardano settori nuovi:
- Acciaio: si hanno invenzioni che ne fanno diminuire il prezzo;
- Chimico: si producono coloranti, vernici, fertilizzanti, esplosivi(tra cui la dinamite, brevettata nel 1866 dal chimico svedese Alfred Nobel: si rese conto
dei danni provocati dalla sua invenzione e lasciò il suo patrimonio a una fondazione che istituì il premio Nobel, dato ogni anno alle 5 personalità che si
distinguono nei campi della chimica, della fisica, della medicina della letteratura e dell’economia);
- Alimentare: si sterilizzano i barattoli di metallo, dove si conserva il cibo e si costruiscono le celle frigorifere (una nave trasporta dall'Argentina
all'Europa un enorme carico di carne);
- Vengono inventati i motori a scoppio e gli pneumatici e vengono costruire le prime automobili;
- Vengono costruite centrali elettriche, termoelettriche e idroelettriche (grazie all’elettricità Edison inventa la lampadina e il grammofono, Meucci il
telefono, l’azienda tedesca Siemens la tramvia, i fratelli Lumiere il cinematografo);
- Viene inventata la bicicletta, la macchina per cucire e la macchina per scrivere.
18.4. Nuove forme di gestione e di organizzazione produttiva
Le fabbriche diventano sempre più grandi e complesse. All’inizio del 900 si diffonde il taylorismo, cioè un sistema di gestione delle fasi di lavoro in
fabbrica, detto scientific management, inventato dall’ingegnere statunitense Frederick Taylor. Taylor cronometra i movimenti dei lavoratori, misura il costo
di ogni operazione e stabilisce una tabella oraria per le varie fasi di lavorazione. Il taylorismo viene impiegato da Henry Ford in una sua fabbrica
automobilistica nel 1913, dove viene messa in funzione la prima catena di montaggio: a ciascun operaio viene affidata una singola mansione che deve
essere ripetuta infinite volte. Questo metodo riduce il lavoratore a un automa subordinato alla macchine, ma permette un ottimizzazione dei tempi e dei
costi di lavoro (di conseguenza diminuiscono i prezzi sul mercato). Per fondare nuove industrie sempre più specializzate, servono capitali enormi e si
ricorre all’emissione di azioni, che vengono vendute nelle Borse azionarie. Le imprese non sono più a conduzione familiare, ma diventano società per
azioni. Dal 1873 al 1896 i prezzi dei prodotti industriali diminuiscono. I contemporanei parlano di grande depressione: secondo loro i prezzi diminuiscono
perché vengono prodotti troppi beni industriali, che la popolazione non riesce a comprare. Ma la grande depressione, in realtà, manifesta la prosperità
economica: i prezzi diminuiscono perché si risparmia sui costi di produzione grazie alle innovazioni della rivoluzione industriale. Per far fronte a quella
che sembra una crisi:
• Gli imprenditori chiedono ai governi dazi protettivi, cioè imposte da far pagare alle merci estere: così il prezzo delle merci straniere aumenta e si
favorisce il mercato interno (i prodotti locali mantengono prezzi bassi);
• Si ha una concentrazione delle imprese: le imprese più grandi acquistano le aziende più piccole per ridurre la concorrenza;
• Si realizzano i cartelli o i trust-industriali: le aziende di uno stesso settore produttivo si accordano per tenere alti i prezzi dei prodotti per ridurre la
concorrenza. L’idea della mano invisibile di Adam Smith (libera concorrenza/libero mercato) non esiste più.
18.5. Crisi agraria e protezionismo
I cereali americani e russi costano meno di quelli europei perché:
• I contadini russi sono sottopagati e gli Usa usano macchinari all’avanguardia (cosa che fa abbassare i costi di produzione);
• I costi di trasporto sono più bassi grazie ai piroscafi a vapore (es. Titanic);
• Più cereali si importano, più aumenta l’offerta, più diminuiscono i prezzi.
Di conseguenza, aumenta la domanda e diminuiscono ulteriormente i prezzi dei cereali. Si sviluppa la crisi agraria (fina anni 70-metà anni 90 dell’800) a
cui l’Europa risponde in 3 modi:
• Si introducono dazi protettivi;
• Le aree coltivate vengono destinate all’allevamento: se il pane costa meno, avanzano soldi con cui si possono compare altri beni più cari come carne e
formaggio;
• Si usano nuovi macchinari agricoli e fertilizzanti per far aumentare la produttività: così c’è meno bisogno di lavoratori, che emigrano verso le Americhe o
l'Oceania.
CAPITOLO [Link], lavorare, comprare, amare
19.1 Sistemi educativi e strutture sociali: le scuole elementari
Le nuove aziende hanno bisogno di personale alfabetizzato e specializzato. Così in Europa e in America, si vuole rendere obbligatoria la scuole elementare.
A ciò si oppongono:
• Imprenditori o politici conservatori, secondo cui gli operai non hanno bisogno di istruzione visto che devono svolgere mansioni semplici e ripetitive;
• Le chiese che vogliono difendere le loro scuole private.
Alla fine, i governi dei vari stati rendono pubbliche le scuole elementari (in Italia la legge Casati del 1859) e obbligatoria l’istruzione (in Italia la legge
Coppino del 1877 la rende obbligatoria per i primi 2 anni, che diventano 5 nel 1904 con la Legge Orlando).
19.2. Le scuole superiori
Per quanto riguarda le superiori, un po’ ovunque, ci sono:
• Scuole molto selettive, dove si studiano materie umanistiche, che danno accesso alle università (per i futuri avvocati, professori, medici, ingegneri);
• Scuole professionalizzanti, meno selettive, che danno una formazione tecnica e che permettono di iscriversi solo ad alcune facoltà (per il ceto medio:
operai specializzati, impiegati, tecnici, funzionari, contabili)
Le donne, invece, possono diventare maestre, infermiere, impiegate alle poste, ai grandi magazzini nelle banche, ma sono pagate meno degli uomini.
19.3. L'insegnamento universitario
Nascono, in Usa, i prestigiosi collage (Harvard, Princeton, Yale) e, nel Regno Unito, le prestigiose università (Oxford e Cambridge), che sono
autofinanziati e molto costosi. Solo agli studenti più promettenti sono riservate le borse di studio. Nell’Europa continentale, invece, ci sono università
statali. Si forma la borghesia delle professioni (avvocati, notai, medici, ingegneri, chimici), che percepisce redditi medio bassi (ci sono però anche molti
laureati che non riescono a trovare lavoro: si parla di disoccupazione intellettuale). Nella seconda metà dell’800, anche le donne iniziano ad avere accesso
alle università, anche se in poche riescono a trovare un [Link] esse spicca Marie Curie (polacca), premio Nobel per la fisica con il marito (1903) e per
la chimica (1911).
È la prima donna a insegnare all’università in Francia. Poi dirigerà l’Istituto radiologico di Parigi e diventa un modello per tutte le donne anticonformiste.
19.4. Redditi e consumi
Verso la fine dell’800, in generale, aumenta i salari e diminuiscono i prezzi sul mercato a causa della grande [Link] conseguenza, anche le classi
più basse hanno maggiori disponibilità economiche e, dopo aver acquistato beni alimentari, acquistano beni superflui e di consumo durevole (es.
bicicletta). Si sviluppa così un mercato di massa e nascono i grandi magazzini:
• Vendono grandi varietà di merci esposte nelle vetrine;
• Il prezzo è basso e fisso;
• Si diffonde la pubblicità, che convince il consumatore che ha bisogno di quel prodotto e lo induce a comprarlo: si rivolge soprattutto alle donne (il
mercato femminile è più vasto, basta pensare all’abbigliamento e alla cosmesi) che iniziano a fare shopping e a uscire senzai mariti.
Comunque i grandi magazzini coprono solo il 2/5% del commercio totale perché i più comprano nei mercati o nei piccoli negozi.
19.5. Divertimenti di massa
• Si diffondono i quotidiani e le riviste specializzate: interessa soprattutto il gossip, ma anche fumetti e illustrazioni;
• Si diffonde la passione per gli spettacoli: nella prima metà dell’800 per il melodramma e all’inizio del 900 per il cinema;
• Importante è lo spettacolo sportivo e soprattutto il calcio: nascono le squadre, le tifoserie e i mercati di scommesse. Il calcio affascina perché:
1. Appiana le differenze sociali;
2. Uno scontro tribale-civilizzato: è uno sport fisico ma bisogna seguire regole (gioco corretto e rispetto per l’avversario e per l’arbitro);
3. Ha qualcosa di cavalleresco e bellico perché è uno spettacolo esclusivamente maschile;
4. Si impone uno dei principi etici della borghesia capitalistica: non conta partecipare, ma vincere.
19.6 Amore, famiglia e sessualità
Si diffondono i Luna Park, i parchi a tema o le sale da ballo raggiungibili con i nuovi mezzi di trasporto (treno o tram). Sono frequentati soprattutto da
ragazzi e ragazze delle classi operaie e dei ceti medi, che possono muoversi da soli, dato che lo fanno già per andare al lavoro (sono quindi meno soggetti
al controllo dei genitori). Sbocciano nuovi amori e l’idea dell’amore romantico porta spesso a gravidanze non desiderate. Così i giovani si sposano
precocemente. Ciò raramente accade ai giovani di classe agiata, che sono rigidamente controllati dai genitori e che possono fidanzarsi solo con persone
dello stesso ceto (anche perchè gli incontri con altri ceti sono rari). In questo periodo si diffondono le tecniche anticoncezionali (es. profilattici) per
pianificare le nascite (grazie ai successi medici la mortalità, specie infantile, diminuisce e diventa troppo costoso mantenere troppi figlio).Si assiste a una
rivoluzione nei comportamenti sessuali e il sesso non viene più collegato solo alla procreazione. La disinvoltura sessuale, specie femminile, viene criticata
da:
• Chiese, secondo cui il sesso è finalizzato alla procreazione;
• Politici e intellettuali che si preoccupano del calo di natalità perché temono un calo di forza lavoro e di soldati;
• Medici e psichiatri, secondo cui la donna è sessualmente passiva e, se non lo è, è perversa e criminale e va curata.
CAPITOLO 20. Il Sole dell'avvenire
20.1. Le origini del pensiero socialista
Alcuni intellettuali nobili e borghesi (Owen, Fourier, Proudhon e Cabet, il primo a usare la parola comunismo) criticano le trasformazioni sociali prodotte
dall’industrializzazione e idealizzano una società basata su principi egualitari, dove i mezzi di produzione e i beni sono posseduti e gestiti in modo
comunitario. A questo socialismo utopico si contrappone il socialismo scientifico di Marx ed Engels. Per loro gli operai, guidati da organizzazioni
politiche, devono approfittare delle periodiche crisi di sovrapproduzione per scatenare una lotta di classe che porti alla rivoluzione. Si deve poi instaurare la
dittatura del proletariato, durante la quale viene riorganizzato il sistema produttivo e la struttura sociale. Infine nascerà una società comunista più giusta e
libera. Il movimento proletario deve essere internazionale perchè le sofferenze dei proletari sono le stesse ovunque (il Manifesto si conclude con la frase
“Proletari di tutti i paesi unitevi!”). Nel 1864, a Londra, con l’aiuto di Marx ed Engels, viene fondata l'Associazione Internazionale dei lavoratori detta
anche la Prima Internazionale.
20.2. Anarchici e socialisti
All’interno dell'Associazione si scontrano:
• I socialisti di Marx, secondo cui si deve creare un partito guida per giungere alla rivoluzione;
• Gli anarchici, guidati dal russo Michael Bakunin, secondo cui la rivoluzione deve essere preparata da azioni dimostrative, ma deve scoppiare
spontaneamente senza alcun partito-guida (per formare una società di individui liberi bisogna abolire ogni autorità statale).
Nel V Congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori (Aia, 1872) viene sancito che per fare a rivoluzione occorre un partito-guida. Così gli
anarchici abbandonano l’Associazione (che si scioglierà nel 1876) e ricorrono ad attentati terroristici (contro borghesi o importanti politici) che però non
fanno scoppiare la rivoluzione: così perdono credibilità. Intanto nel 1875 nasce il Partito socialista dei lavoratori (poi Partito socialdemocratico tedesco,
SPD) e poi quello francese, austriaco, italiano (1892) e russo.
20.3. Partiti politici moderni
Questi sono i primi partiti politici moderni:
• Sono associazioni federali, che raggruppano associazioni operaie o contadine, i cui membri pagano una quota associativa che finanzia il partito;
• Sono associazioni formali: hanno uno statuto (che delinea gli obiettivi e i principi del partito) e si riuniscono periodicamente in congressi;
• Hanno propri organi di stampa (es. l’Avanti nato prima in Germania e poi in Italia);
• Sono collegati ai sindacati (legali in Italia dal 1889), che usano come principale strumento di protesta lo sciopero;
• Hanno canti, musiche, rituali e simboli come la bandiera rossa, la libertà rappresentata in sembianze femminili, il Sole nascente e l’operaio che spezza le
catene che lo opprimono.
Tra i rituali è da ricordare lo sciopero a Chicago del 1 maggio 1886 (divenuto festa dei lavoratori nel 1889), durante il quale fu lanciata una bomba che
uccise anche dei poliziotti: molti dimostranti vennero arrestati e 4 di loro, considerati colpevoli dell’attentato senza prove, furono impiccati. Ritorna l’idea
del martirio: per ricordare i 4 impiccati venne scritto l’inno Bandiera Rossa dal socialista irlandese Jim Connell. Nel 1889, a Parigi, viene fondata
l’Internazionale Socialista (Seconda Internazionale), che riunisce tutti i partiti socialisti marxisti.
20.4. Divergenze e correnti nell'ambiente socialista
I vari partiti socialisti hanno idee diverse. In Germania:
• Revisionista sostenuta da Eduard Bernstein: il partito socialdemocratico non deve fare la rivoluzione (visto che gli operai sono ben retribuiti), ma deve
collaborare con partiti democratici per attuare riforme che migliorino ulteriormente le condizioni degli operai;
• Radicale/rivoluzionaria sostenuta da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg che vogliono la rivoluzione marxista;
• Centrista sostenuta da Karl Kautsky: i partiti socialisti devono allearsi con altri partiti per attuare riforme e aspettare i tempi naturali della rivoluzione (è
il cosiddetto “programma minimo”, che viene attuato in Germania e in Europa).
In Russia c’è il Partito socialista rivoluzionario (con posizioni anarchiche) e il Partito operaio socialdemocratico russo (con posizioni marxiste e
clandestino perchè si oppone all'autocrazia dello zar) diviso tra:
• Bolscevichi/maggioritari, guidati da Lenin, radicali che vogliono la rivoluzione;
• Menscevichi/minoritari, che seguono l’idea di Kautsky.
Nel 1912 i bolscevichi si separano dai menscevichi e creano il Partito operaio socialdemocratico bolscevico. In Francia si forma il sindacalismo
rivoluzionario (o anarco-sindacalismo), secondo cui lo sciopero generale e non l’attentato terroristico farà scoppiare la rivoluzione.
20.5.1. Il laburismo britannico
I proletari protestano per avere migliori condizioni di vita e di lavoro e nascono prima le società di mutuo soccorso e poi veri e propri sindacati (Trade
Unions), che hanno un riconoscimento legale nel 1824 in GB e negli anni 70 dell’800 in Europa. Come forma di protesta viene adottato lo sciopero
(diviene legale nel 1825 in Gran Bretagna). Nel 1868, i sindacati operai costituiscono il Trades Union Congress (Congresso dei Sindacati), che viene
riconosciuto nel 1871 da Gladstone con il Trade Union Act. Nel 1883, viene fondata la Federazione socialdemocratica (SDF) di ispirazione marxista, ma
non ha successo.
Nel 1884, viene fondata la Società Fabiana, secondo cui le trasformazioni che porteranno al socialismo devono avvenire in modo graduale, in una cornice
parlamentare e costituzionale. Fa riferimento a Fabio Massimo il Temporeggiatore e alla sua guerra contro Annibale (ha aspettato pazientemente il
momento giusto e poi ha colpito duro). Nel 1893, viene fondato il Partito Laburista Indipendente (ILP), ma non ha successo. Nel 1900, a Londra, si
riunisce una Conferenza nazionale dei sindacati, promossa dall’operaio socialista James Hardie, che istituisce il Labour Representation Committee, LRC,
composto da 2 rappresentanti della ILP, 2 della SDF, 2 fabiani e 7 sindacalisti. Nel 1903, LRC e Partito liberale siglano un accordo segreto di mutuo
sostegno, cosicchè alle elezioni del 1906 i liberali trionfano, ma vengono eletti anche 29 parlamentari del LRC che decidono di chiamarsi Labour Party
(Partito laburista, con un programma moderatamente riformista, che rispetta il Parlamento).
20.5.2. Perché non c'è il socialismo negli Stati Uniti
Nel 1886, nasce la Federazione Americana dei Lavoratori (AFL) che non ammette i lavoratori immigrati, donne e neri e ha molto seguito: ha un
orientamento apolitico e non vuole la rivoluzione, ma organizza scioperi molto duri a cui partecipano più operai che in Europa. Nel 1901 nasce il Partito
Socialista Americano, che non ha successo. Nel 1905 nasce Lavoratori delle Industrie del Mondo (IWW) che vuole la rivoluzione, ma viene represso. Il
socialismo non si afferma negli USA per 3 motivi principali:
• I partiti repubblicano e democratico hanno già conquistato le masse, che li eleggono a suffragio universale maschile,
• Vi è una forte divisione etnica, che non rende unita la classe operaia;
• Gli operai sognano l’ascesa sociale tramite il duro lavoro: non vogliono quindi abbattere la borghesia, ma vogliono entrare a farne parte
CAPITOLO 21. Nazionalismo e razzismo
21.1. Insegnare la nazione
A fine 800, anche se molti non hanno il diritto di voto, le elite politiche dicono di agire in nome del popolo e hanno bisogno di insegnare la nazione a tutti,
anche agli analfabeti. Lo fanno attraverso la scuola, l’esercito e i rituali pubblici, non più attraverso i fogli volanti illegali come ai tempi di Mazzini: la
propaganda nazionalista adesso è pubblica.
21.2. La scuola e l'esercito
La scuola insegna a sentirsi parte della propria Nazione. Si studia la propria lingua, la propria storia, la propria geografia e la propria cultura. Si esalta il
bellicismo, il sentimento patriottico e il sacrificio per la patria. Ciò trova riscontro in Cuore (1896) di Edmondo De Amicis, un romanzo in forma di diario
di un bambino di 3° elementare (miti del nazionalismo). Viene potenziato l’esercito (di quantità), si introduce la coscrizione militare obbligatoria (GB e
Usa, invece, ci sono i volontari) e si cerca di divulgare il sentimento patriottico. Viene militarizzata la mascolinità: essere arruolato significa essere in salute
e diventare uomini. Nelle caserme, si impone l’uso della lingua nazionale e si mescolano reclute che parlano dialetti diversi.
21.3. I rituali pubblici per onorare l‘appartenenza alla nazione
La nazione si insegna anche attraverso i rituali pubblici e simboli nazionali. Nascono così:
• Le bandiere nazionali;
• Gli inni nazionali;
• Le feste nazionali (in Italia la prima domenica di giugno si ha la festa dello Statuto Albertino);
• Monumenti dedicati a eroi nazionali, che vengono esposti nelle piazze, nel cuore della città, per indicare che chi muore per la patria verrà ricordato
eternamente.
Durante le celebrazioni nazionali si hanno processioni, sfilate, discorsi delle autorità, si esaltano/santificano i martiri di guerra.
21.4. Il nuovo razzismo
Inizialmente, il nazionalismo non ha componenti [Link] dal 1850, il discorso sulla nazione (incentrato sui legami di sangue, comunità di parentela..) si
intreccia con le teorie darwiniane, che vedono il primato della razza bianca sulle altre.
Dagli anni 70 dell’800, alle esposizioni universali, vengono allestiti zoo umani, dove si rinchiudono in gabbie e si espongono al pubblico individui
provenienti da luoghi esotici. Nasce una letteratura pseudoscientifica:
• De Gobineau sostiene che la decadenza della razza è data dalla mescolanza di popoli;
• Francis Galton, cugino di Darwin, fonda l'eugenetica, una disciplina che organizza la riproduzione degli individui in modo da ottenere individui adatti al
proprio habitat;
• De Lapouge sostiene che le razze bianche europee sono di 3 tipi (Homo Ariano, Homo alpinus e Homo mediterraneus) e la migliore è quella dell’Homo
Ariano perché la sua purezza generica è rimasta incontaminata.
La razza ebraica, frutto della mescolanza di popoli diversi, è la più impura di tutte le razze. Gli individui razzialmente meno perfetti vanno soppressi con
l’eutanasia razziale.
21.5. Il razzismo militare negli Stati Uniti
Secondo il principio “separati ma uguali”, i neri vengono segregati ed esclusi dalla vita pubblica. Se provano a ribellarsi rischiano il linciaggio. Nel 1909
William Du Bois fonda l’Associazione nazionale per il progresso della gente di colore: vuole una collaborazione tra afroamericani e l’elite bianca
progressista per raggiungere la parità razziale. Gli indiani sono quasi del tutto sterminati o rinchiusi nelle riserve: i loro ambienti vengono distrutti con la
deforestazione e i bisonti, loro fonte di sostentamento, vengono uccisi (da ricordare il cacciatore William Cody, detto Buffalo Bill). Gli immigrati europei
vengono difficilmente integrati e formano i ghetti urbani (quartieri simili al loro ambiente d’origine).
21.6. Il razzismo militante in Europa
In Europa, il razzismo è rivolto soprattutto contro gli ebrei fin dal Medioevo.
1. In Russia, dal 1835, sono costretti a vivere nel Distretto di insediamento (Polonia russa, Lituania, Bielorussia, Ucraina). Vengono attaccati dalla
popolazione, istigata dal clero ortodosso: per esempio, nella domenica di Pasqua del 1903, in Bessarabia, sono stati massacrati molti ebrei, comprese
donne e bambini, e sono stati distrutti i loro quartieri. Molti emigrano negli Usa, dove vengono trattati come gli altri stranieri.
2. In Europa occidentale, tra il 700 e l’800, c’è stato un processo di emancipazione nei confronti degli ebrei; alcuni vedono ciò con simpatia, altri con
indifferenza, ma per molti si riaccende l’ostilità:
- Alcuni accusano gli ebrei di essere responsabili della morte di Cristo e di compiere rituali sacrificali (es. di uccidere i bambini cristiani per berne il
sangue durante la Pasqua ebraica);
- I nazionalisti li vedono come una nazione dentro la nazione e nasce l’antisemitismo (ostilità contro gli ebrei).
Nel 1894, in Francia, scoppia il caso Dreyfus, un capitano ebreo accusato senza prove di aver passato documenti riservati ai tedeschi. Scoppia un dibattito
tra:
- Innocentisti (socialisti e radicali tra cui lo scrittore Zola, che scrive J’accuse, una lettera indirizzata al presidente della repubblica con cui chiede la
riapertura del processo);
- Colpevolisti (il movimento nazionalista e monarchico dell'Action Francais).
Il movimento, per dimostrare la colpevolezza di Dreyfus, sostiene addirittura che gli ebrei stanno organizzando un complotto internazionale per scatenare
una crisi economico-sociale e creare un regno dominato dagli ebrei. Viene creato anche un documento falsificato, i Protocolli dei saggi anziani di Sion, che
testimonia la congiura ebraica. Alla fine, vista l’infondatezza delle prove, Dreyfus viene assolto nel 1906.
In conseguenza a tutto ciò, Theodor Herzl, un giornalista ebreo, pubblica Lo Stato ebraico: sostiene che serve uno Stato-Nazione ebraico, mira alla
Palestina dove già esiste una colonia ebraica e cerca il consenso diplomatico delle grandi Nazioni europee. A questo scopo, nel 1897 fonda
l'Organizzazione sionista mondiale.
CAPITOLO 22. La politica in Occidente
22.1. Caratteri generalizzato
All’inizio del 900, il suffragio universale maschile esiste in USA , Francia, Germania, Spagna, Austria ed esiste il suffragio allargato (per maschi adulti) in
Gran Bretagna e Italia. Dalla politica restano escluse le donne e nascono movimenti femministi, attivi soprattutto nei paesi protestanti, che riconoscono
l’uguaglianza spirituale e il sacerdozio universale (meno in quelli cattolici, che non mettono in discussione la gerarchia dei generi). Questi movimenti
vogliono l’ammissione delle donne nelle scuole e l’emancipazione politica e civile delle donne. Prendono così forma i primi movimenti suffragisti,
soprattutto in USA e Gran Bretagna, dove le militanti (le suffragette, spesso di estrazione borghese) chiedono che il diritto di voto sia esteso alle donne.
L’emancipazione femminile non è ben vista dai socialisti che:
• Temono che le donne votino per i partiti cattolici o conservatori;
• Vogliono ottenere il suffragio maschile dove ancora non c’è;
• Ritengono che la questione femminile sia da valutare solo dopo la rivoluzione socialista (infatti la società capitalistica impone alle donne compiti
riproduttivi).
22.2. Gli Stati Uniti
Dopo la guerra di Secessione, negli Usa si contrappongono:
• Partito Democratico che vuole l’autonomia dei singoli stati e una politica antiprotezionista ed è sostenuto dai proprietari terrieri e dai contadini bianchi
del Sud e dell’Ovest;
• Partito Repubblicano vuole una politica protezionista ed è sostenuto dagli industriali del Nord-est.
Entrambi i partiti ricorrono al clientelismo e alla corruzione per ottenere voti. Dagli anni 80, questo sistema viene criticato dai contadini, che spesso
vengono raggirati: nascono le Farmers'Alliances (Alleanze Contadine), che vedono la città come un luogo di corruzione, mentre le campagne ospitano
gente virtuosa e di buoni sentimenti. Nel 1892, i farmers si uniscono nel People's Party (Partito Populista), che vuole:
• La nazionalizzazione delle ferrovie e dei telegrafi;
• La restituzione al demanio delle terre incolte;
• La creazione di un sistema di crediti che permetta ai farmers di avere condizioni di prestito favorevoli.
Nelle presidenziali del 1896 il People's Party si unisce al Partito Democratico, ma vince il repubblicano William McKinley: il People's Party si scioglie.
Con Theodore Roosvelt, presidente repubblicano dal 1901 al 1909, inizia l’età progressista: attua riforme con cui lotta contro i trust di grandi aziende (gli
accordi tra imprese per controllare il mercato). Roosevelt è detto il trust-buster (distruttore di trust):
• Nel 1903 istituisce il Ministero del Commercio e del Lavoro, che deve monitorare le condizioni del mercato e dei lavoratori;
• Nel 1906 impone controlli sulla qualità dei prodotti alimentari (questo perché erano stata inscatolata carne avariata);
• Introduce assicurazioni per gli infortuni e le malattie;
• Introduce le pensioni;
• Limita gli orari di lavoro per bambini e donne nelle fabbriche;
• Lo Hepburn Act del 1906 affida alla Commissione Congressuale sul Commercio Interstatale il compito di imporre alle compagnie ferroviarie costi più
bassi per il trasporto delle merci
Contro la corruzione politica introduce norme che:
• Limitano lo spoils system;
• Obbligano a registrarsi nelle liste elettorali;
• Proibiscono ai partiti di dare schede elettorali precompilate
Con queste norme si escludono dalla politica le classi più umili e analfabete, che sono più facili da manipolare.
Nel 1909 viene eletto presidente il repubblicano William Taft. Ma nel 1912 Roosvelt, in disaccordo con Taft, fonda il Partito progressista.
La frattura interna ai repubblicani fa vincere il democratico Thomas Wilson, che prosegue la fase progressista:
• Nel 1913 crea la Federal Reserve, la banca centrale che deve controllare le banche private;
• Nel 1913 introduce una tassa sui redditi;
• Nel 1914 il Clayton Anti-Trust Act istituisce la Federal Trade Commission per eliminare le pratiche che limitano la libera concorrenza o che danneggiano
i consumatori;
• Nel 1916 viene approvato il Federal Farm Loan, un sistema di crediti agricoli promosso con l’intervento del governo federale;
• Tutela i sindacati;
• Fissa limiti all’orario di lavoro dei bambini nelle fabbriche;
• Impone la giornata di otto ore per i lavoratori delle ferrovie;
• Introduce assicurazioni per i dipendenti federali.
Nonostante le norme antitrust, gli imprenditori continuano a finanziare le campagne elettorali di entrambi i partiti e in cambio si aspettano favori.
Intanto le organizzazioni femminili chiedono referendum per ottenere il voto, ma non ricevono l’appoggio né dei democratici né dei repubblicani.
Paradossalmente, gli stati più industrializzati e all’avanguardia nel movimento antischiavista si oppongono alla parità dei sessi. Dal 1885 si festeggia il Flag
Day per ricordare l’adozione della [Link] 12 ottobre 1892 si festeggia il Columbus Day per ricordare la scoperta dell’America e per riconoscere
l’inclusione si irlandesi, italiani e ispanici nel popolo bianco americano (Colombo era bianco, italiano e cattolico).Invece, la segregazione per gli
afroamericani è sempre più violenta: addirittura nel 1915 esce Nascita di una Nazione di Griffith, un film razzista secondo cui la nazione americana è nata
grazie al Ku Klux Klan.
22.3. Il Regno Unito dal 1867 al 1903: liberali e conservatori
Si alternano al governo i conservatori di Disraeli e i liberali di Gladstone. Durante questi governi:
• Vengono approvate riforme elettorali che ampliano il diritto di voto (Disraeli, 1867; Gladstone 1884 e 1885);
• L’aumento dell’elettorato spinge entrambi gli schieramenti a dotarsi di forme organizzative permanenti (la Conservative National Union del 1867 e la
National Liberal Federation del 1877) e nascono i moderni partiti politici;
• Vengono emanate leggi anticorruzione (1853/1883):
1. Per accedere alle cariche pubbliche bisogna fare un concorso (non si possono comprare);
2. Il voto diventa segreto;
3. Si impongono limiti alle spese elettorali per limitare la compravendita dei voti.
Non potendo più contare su corruzione e clientelismo, i partiti devono conquistare l’opinione pubblica con i loro [Link] anni 70 e 80 dell’800, i
governi affrontano 2 temi politici:
• Il rapporto con classi operaie e con i sindacati:
Nel 1871 i liberali di Gladstone approvano il Trade Union Act che legalizza i sindacati e autorizza gli scioperi. Nel 1880 i liberali approvano l’Employers’
Liability Act che stabilisce la responsabilità dell’imprenditore per gli infortuni sul lavoro: inizia così una collaborazione tra sindacati e Partito
Liberale;
• La questione irlandese:
Irlanda e Gran Bretagna si distinguono dal punto di vista:
- Economico (gli irlandesi sono contadini e i loro terreni sono in mano ai proprietari terrieri inglesi);
- Culturali (gli irlandesi sono cattolici e parlano gaelico e gli inglesi sono protestanti e parlano inglese)
Nel 1879 nasce l’Irish National Land League (Lega terriera nazionale irlandese), guidata da Charles Parnell, che vuole difendere gli interessi dei contadini
irlandesi contro i proprietari terrieri. Parnell nel 1882 fonda l’Irish National League (Lega nazionale irlandese) che ha un programma
autonomista. In Irlanda si formano società segrete nazionaliste che organizzano atti terroristici contro gli inglesi. Così nel gennaio 1886 Gladstone vuole
concede la Home Rule (larga autonomia) all’Irlanda seppur all’interno del Regno Unito. Diversi liberali guidati da Joseph Chamberlain non accettano la
Home Rule e si separano da partito liberale che attraversa una profonda crisi. Viene così sostituito nel 1886 dal governo conservatore di Lord Salisbury, a
cui si uniscono i liberali di Chamberlain, che:
• Si oppone alla Home Rule;
• Attua iniziative coloniali in Asia e Africa (tra cui la guerra VS boeri – cfr. 24.2.3);
• Potenzia la flotta e l’esercito (entrando in competizione con la Germania);
• Stimola i sentimenti patriottici, mentre la monarchia acquista un valore simbolico e prestigioso più che politico (Vittoria è la madre della Nazione e viene
nominata imperatrice d’India nel 1876).
22.4. Il Regno Unito dal 1903 al 1914: riforme e conflitti
I liberali nel 1903 firmano un accordo segreto con i Labour Representation Committee (Lrc) grazie a cui vincono nelle elezioni del 1906. I governi di
Bannermann e Asquith attuano riforme a favore dei lavoratori:
• Impongono il limite di 8 ore giornaliere di lavoro in miniera;
• Determinano salari minimi;
• Costituiscono uffici di collocamento per combattere la disoccupazione;
• Introduco pensioni di anzianità e assicurazioni contro malattie e infortuni.
Per finanziare queste riforme Asquith nel 1909 propone una legge finanziaria, il People’s Budget (Bilancio del Popolo) che impone tasse più alte ai più
ricchi (compresi i proprietari terrieri). La Camera dei Lord, composta soprattutto da proprietari terrieri, pone il veto alla legge e Asquith d’accordo con
Giorgio V presenta il Parliament Act (emanato nel 1911) secondo cui la Camera dei Lord:
- Non può porre veti a leggi finanziarie;
- Può respingere le altre leggi, ma sono per 2 volte.
Di conseguenza viene approvato il People’s Budget.
In questi anni ci sono due questioni da affrontare:
• Movimento suffragista femminile:
Dopo la metà dell’800 si moltiplicano le associazioni femminili. Nel 1897 Millicent Fawcett costituisce la National Union of Women’s Suffrage Societies
(Unione nazionale delle società per il suffragio femminile, Nuwss), che non ha successo. Nel 1903 Emmeline Pankhurst fonda la Women’s Social and
Political Union (Wspu; Unione sociale e politica delle donne) che ha un discreto successo: le suffragette si incatenano ai cancelli del Parlamento, lanciano
sassi contro i poliziotti e spesso finiscono in carcere, dove fanno lo sciopero della fame: così Asquith nel 1913 approva la legge del gatto e del topo (le
suffragiste sono scarcerate finché stanno male, ma poi vengono riarrestate). Il governo quindi rimane irremovibile e solo il Partito laburista inserisce nel
suo programma il diritto di voto alle donne.
• Questione irlandese:
Nel 1912 Asquith propone la Home rule, ma viene contrastato dai parlamentari dell’Ulster (regione dell’Irlanda nord-occidentale a maggioranza
protestante). Nel 1913 gli orangisti dell’Ulster (da Guglielmo d’Orange, che nel 1690 sconfisse Giacomo II che era a favore dei cattolici irlandesi)
formano un corpo paramilitare. Nel 1913 i cattolici nazionalisti irlandesi formano il corpo paramilitare dei Volontari Irlandesi. Per paura della secessione
dell’Uster o di una guerra civile, Asquith modifica la Home Rule: l’Ulster può dissociarsi dalla Home Rule tramite [Link] 1914, la legge modificata
viene approvata, ma non viene applicata perché scoppia la Prima Guerra Mondiale.
22.5. La Francia della Terza Repubblica
Dal 1875 la Francia è una Repubblica Presidenziale con un parlamento bicamerale (la Camera dei Deputati è eletta a suffragio universale maschile). Non ci
sono i moderni partiti: i repubblicani e i radicali ricorrono al clientelismo e alla corruzione. Questo sistema viene criticato:
• A destra dai filomonarchici, neobonapartisti e cattolici integralisti;
• A sinistra dai socialisti.
La destra tenta colpi di Stato:
- Dopo la vittoria dei repubblicani nel 1876, il presidente della Repubblica filomonarchico MacMahon annulla l’elezione e indice nuove elezioni (1877),
ma i repubblicani rivincono;
- Il generale Georges Boulanger (ministro della guerra repubblicano) fa leva sui sentimenti patriottici antitedeschi (la Francia ha perso la guerra franco-
prussiana e ha dovuto cedere l’Alsazia e la Lorena) e vorrebbe instaurare con un colpo di Stato un governo autoritario neobonapartista, ma viene
scoperto e fugge a Bruxelles dove si suicida.
Per fronteggiare l’instabilità politica:
• I repubblicani cercano di formare i francesi (di farli sentire parte della Nazione):
1. Il sistema educativo (dalle elementari all’università) diventa statale: le elementari diventano obbligatorie e gratuite e devono insegnare l’amore per la
patria e il rispetto per le istituzioni;
2. Si introduce la coscrizione obbligatoria per rafforzare il sistema patriottico;
3. Si introduce il suffragio universale maschile per far partecipare le masse alla vita politica.
• I radicali, repubblicani, progressisti e socialisti formano il «blocco delle sinistre» e nel 1902 si forma il governo del radicale Emile Combes, che vuole la
laicizzazione dello stato (1905):
1. Vengono chiuse 300 scuole cattoliche;
2. Si garantisce la libertà di confessione ai cittadini;
3. Lo Stato espropria i patrimoni ecclesiastici
Così, nel 1905 si rompono i rapporti tra Stato e Chiesa e l’opinione pubblica nazionalista e cattolica protesta.
• I governi reprimono le iniziative sindacali o socialiste considerate minacciose per l’ordine pubblico (scioperi; celebrazioni del 1 maggio).
Dal 1898, però, si approvano leggi che migliorano le condizioni di lavoro:
1. Si introducono pensioni e assicurazioni contro malattie e infortuni;
2. Si introduce un giorno settimanale di riposo;
3. Si può lavorare massimo 8 ore al giorno;
4. I socialisti fondano un Partito socialista marxista, la SFIO (Sezione Francese dell’Internazionale Operaia);
5. I sindacalisti rivoluzionari fondano la CGT (Confederazione Generale del Lavoro) che organizza scioperi e manifestazioni.
22.6. La Germania Imperiale
Dopo la guerra franco-prussiana, si forma il nuovo Stato tedesco (1870/71).
1° fase:
Il cancelliere Bismark vuole democratizzare il voto per produrre stabili maggioranze conservatrici. Vuole anche abolire i privilegi degli Junker (nobili
proprietari terrieri) per adattarsi ai nuovi tempi e per ottenere il consenso dei contadini. Così nel 1872 abolisce le giurisdizioni feudali (tutto ciò che prima
era nelle mani del feudatario –polizia, sindaci, amministrazioni, magistrati locali- passa allo Stato). Bismark, che è appoggiato dai luterani, attacca con
forza la Chiesa cattolica e lo Zentrum, partito cattolico fondato nel 1870 che sta acquistando molti consensi e stabilisce che:
• Il matrimonio civile deve precedere quello religioso;
• I funzionari statali devono supervisionare le scuole private cattoliche e il matrimonio civile;
• Gli ecclesiastici che si oppongono e vengono incarcerati o espatriati.
2° fase:
Dal 1878, una minaccia è rappresentata dal Partito Socialista dei Lavoratori e Bismark approva leggi antisocialiste (proibizioni di assemblee, pubblicazioni
e manifestazioni). Tra il 1883 e il 1889, però, approva riforma a tutela dei lavoratori (assicurazioni per malattie e infortuni e pensioni). Anche negli anni
della repressione più dura, il partito socialista continua ad attirare consensi. Nel 1888 a Guglielmo I succede il nipote Guglielmo II, che nel 1890 fa
dimettere Bismark e avvia la politica del “Nuovo Corso”:
• Abbandona le leggi antisocialistiche;
• Migliora le condizioni dei lavoratori (non si può lavorare nei giorni di festa, le donne non possono lavorare la notte, i bambini non possono essere assunti
se hanno meno di 13 anni);
• Potenzia flotta e marina in vista di un’espansione coloniale che avviene tra il 1890 e il 1914 (in Africa soprattutto).
Anche in Germania fioriscono iniziative nazional-patriottiche:
• Si inventano cerimonie (la nascita del nuovo Impero, funerali di Guglielmo I, incoronazione di Guglielmo II);
• Scuola ed esercito “insegnano la nazione”;
• Vengono costruiti monumenti nazionali.
22.7. L’Impero austro-ungarico
Nel 1867 (dopo la sconfitta contro la Prussia), l’imperatore Francesco Giuseppe laicizza lo Stato:
• La scuola diventa statale e le elementari sono obbligatorie;
• Viene riconosciuta l’uguaglianza di tutti i culti;
• Nel 1870, viene revocato il concordato con la Chiesa del 1855.
Ciò provoca una reazione negativa dell’opinione pubblica cattolica.
In Boemia e Moravia, i nazionalisti cechi (la maggioranza della popolazione) vogliono l’autonomia e l’uso della lingua ceca nelle scuole e negli uffici
pubblici (al posto di quella tedesca). A ciò si oppongono i tedeschi, la minoranza della popolazione. Il governo conservatore di Eduard von Taaffe:
• Nel 1882 autorizza l’uso della lingua ceca in alcuni uffici pubblici e istituisce un’università ceca con sede a Praga (capitale della Boemia)
• Vorrebbe dividere Boemia e Moravia in distretti cechi e distretti tedeschi, ma i Giovani Cechi (nazionalisti cechi radicali) non vogliono la formazione di
zone tedesche. Così Taffe perde la maggioranza.
Nascono 3 formazioni politiche, che hanno idee diverse su come affrontare le questioni nazionaliste:
• Il Movimento pan germanico (fondato nel 1885 da un ex liberale, Georg von Schonerer):
1. Nazionalista radicale e antisemita;
2. Vuole la dissoluzione della monarchia;
3. Vuole la confluenza della parte tedesca nell’Impero tedesco.
• Partito socialdemocratico unificato (fondato nel 1889):
1. Di ispirazione marxista;
2. Vuole riforme sociali piuttosto che la rivoluzione;
3. Vuole trasformare l’Impero in uno Stato federale.
• Partito cristiano-sociale (fondato nel 1893 da un ex liberale, Karl Lueger):
1. Vuole l’allargamento de diritto di voto;
2. Vuole un ampliamento della legislazione sociale in difesa dei lavoratori;
3. Vuole una democrazia conservatrice (è fedele agli Asburgo e ai cattolici);
4. Antisemita.
Difficile è anche la situazione nella parte ungherese, dove le minoranze etniche (croati, serbi, rumeni, ruteni, slovacchi) vogliono l’autonomia, ma i politici
(che sono soprattutto ungheresi perché vi è il suffragio censitario e i più ricchi sono i proprietari terrieri ungheresi/magiari) si oppongono. L’area è
principalmente agricola quindi non si formano partiti socialiti-operai. Possiamo dire che l’Impero è estremamente fragile e deve fronteggiare le
insoddisfazioni delle minoranze nazionali.
22.8. La Russia zarista
Dopo l’assassinio dello zar Alessandro II, il figlio Alessandro III atta una politica repressiva:
• Le popolazioni non russe per lingua o religione (polacchi, ucraini, finlandesi) sono sottoposte ad un processo di “russificazione”(imposizione della lingua
russa e della religione ortodossa);
• Gli ebrei sono considerati un corpo estraneo e vengono attaccati dalla popolazione, dalla Chiesa ortodossa e dallo Stato.
Sia Alessandro III sia il successore Nicola II potenziano le infrastrutture (strade e ferrovie) e sostengono le industrie. Sergej Witte, prima ministro delle
Finanze e poi Primo ministro, grazie alle imposte dirette e indirette pagate dai proprietari terrieri, aiuta le industrie soprattutto meccaniche e siderurgiche
che forniscono armi per l’esercito in vista delle ambizioni espansionistiche in:
• Europa balcanica (si vuole riunificare i popoli slavi sotto una Grande Russia);
• Manciuria e Corea;
• Persia e Afghanistan;
• Giappone (la guerra scoppia nel 1904 ma i Russi perdono).
Nel gennaio 1905, scoppia una rivoluzione antizarista: gli operai di alcune fabbriche scioperano e, guidati da Georgij Gapon (un pope, cioè sacerdote della
chiesa ortodossa), si dirigono al Palazzo d’Inverno dove risiede lo zar per consegnargli una petizione in cui si chiede la fine della guerra con il Giappone, la
libertà politica e una legislazione sociale. La petizione non arriva allo zar perchè le truppe attaccano la folla. Ma le proteste continuano e in diverse città si
formano i soviet, consigli di rappresentanza degli operai.
Così Nicola II concede libertà di associazione e di stampa e convoca la Duma (Parlamento elettivo), ma per 2 elezioni consecutive vince il Partito
costituzionale democratico e lo zar scioglie per 2 volte la Duma perché il risultato non lo soddisfa. Modifica la legge elettorale a favore dei più ricchi, così
alla terza Duma vince il Partito conservatore, più in linea con le intenzioni dello zar (1907). Il governo presieduto da Petr Stolpyn:
• Abolisce i mir (le assemblee dei capifamiglia dei villaggi che amministravano collettivamente le terre concesse ai contadini dopo l’abolizione della
schiavitù della gleba);
• Vara un piano di sostegno per le famiglie contadine che vogliono acquistare una proprietà terriera (1906/10): vuole formare dei medi proprietari che
gestiscano le proprie terre senza il controllo dei mir.
Nel 1911 Stolypin viene ucciso da un attentatore, forse reclutato dalla polizia russa. La situazione è critica:
• Molti i contadini non sono riusciti ad avvalersi della riforma agraria o hanno dovuto rivendere le terre acquistate perché pieni di debiti e si ribellano
• Gli operai protestano perchè dalla rivoluzione del 1905 non hanno ottenuto vantaggi;
22.9. Una tipologia dei sistemi politici nella società di massa.
• USA e Gran Bretagna:
Le élite dirigenti cercano di integrare le masse operaie nella politica. Ma gli Usa marginalizzano i neri e gli indiani e la Gran Bretagna marginalizza gli
irlandesi.
• Francia e Germania:
I gruppi politici esistenti hanno spesso progetti opposti. Si laicizza lo stato, si nazionalizzano le masse e di diffonde il sentimento antisemita.
• Imperi dell’Europa centro-orientale:
Le élite austro-ungariche devono fronteggiare le proteste delle minoranze nazionali e la formazione di partiti politici antisistema. In Russia, l’irrigidimento
del governo zarista, dopo l’uccisione di Alessandro II, porta allo scoppio della rivoluzione del 1905. I due Imperi sono i più fragili.
CAPITOLO [Link] politica in Italia da Depretis a Giolitti
23.1. La Sinistra al potere
Nel 1876 si ha una crisi della Destra storica (liberale), che vuole nazionalizzare le ferrovie ma viene contrastata dalla Sinistra storica (che vuole il
liberismo) e da alcuni parlamentari della Destra toscana, che hanno interessi nelle aziende private che gestiscono le ferrovie.
Ne deriva:
• Un conflitto di interessi (i parlamentari di destra vanno contro il loro schieramento per favorire i loro interessi personali);
• La rivoluzione parlamentare: sale al governo la Sinistra storica (liberale) guidata da Depretis.
La sinistra è formata da ex repubblicani (tra cui Depretis e Crispi), che hanno sacrificato i propri ideali in nome dell’indipendenza.
La Sinistra attua 2 riforme importanti:
• La legge Coppino del 1877 (Ministro dell’istruzione):
1. Rende l’istruzione elementare obbligatoria fino a 9 anni;
2. Stabilisce delle punizioni per i genitori che non mandano i figli a scuola;
3. L’istruzione è affidata ai comuni (dal 1911 allo Stato), ma non tutti i comuni possono permettersi di affittare locali e di pagare maestri, quindi il
processo va avanti a rilento.
• La legge che amplia il corpo elettorale dal 2 all’8% sul totale della popolazione (1882):
1. Possono votare i maschi alfabetizzati che hanno compiuto 21 anni;
2. Il reddito richiesto per votare viene abbassato (da 40 a 19 lire di imposte annue pagate).
Depretis propone il trasformismo: vuole che destra e sinistra si sostengano a vicenda in nome della concordia nazionale: si forma così il Centro liberale,
con pochissime opposizione (come quella dei radicali di Felice Cavallotti). Non si creano i moderni partiti ed è diffuso il clientelismo e la corruzione. Ne è
un esempio lo scandalo della Banca Romana (fine 800), che ha emesso illegalmente un’enorme quantità di cartamoneta per finanziare i politici (tra cui a
Crispi e Giolitti) in cambio di sostegni: alla fine tutte le persone coinvolte vengono assolte.
La Sinistra, inizialmente, ha promosso il liberismo contro la nazionalizzazione delle ferrovie. Ma nel 1878 introduce una tariffa protezionistica (quindi tutto
il contrario) per favorire le industrie tessili, metallurgiche e siderurgiche (grande depressione) e la produzione di attrezzature per esercito e marina.
23.2 L'azione del governo di Francesco Crispi
Nel 1887 Depretis muore e al governo va Crispi (1887/96) che:
• Nazionalizza le masse:
- Vengono celebrati gli eroi del Risorgimento (Mazzini, Vittorio Emanuele II e Garibaldi che hanno contribuito a costruire lo Stato-Nazione);
- Si costruiscono monumenti a loro dedicati;
- Vengono istituiti rituali e simboli (anniversari di eventi significativi);
- Alle elementari i bambini imparano a conoscere ed amare il proprio paese.
• Introduce riforme istituzionali:
1. Nel 1888 abbassa i requisiti richiesti per partecipare alle elezioni amministrative e rende eleggibili i sindaci, prima di nomina regia (norme
amministrative);
2. Il Codice Zanardelli del 1889, dal nome del Ministro della Giustizia, abolisce la pena di morte e legittima gli scioperi
• Reprime i conflitti sociali:
Così tra il 1891 e il 1893, in Sicilia, si formano i Fasci dei lavoratori (associazioni politiche guidate da borghesi democratici o socialisti), appoggiate dai
minatori, dai contadini e dagli operai. Nel gennaio 1894 Crispi proclama lo stato d’assedio (le autorità civili cedono i loro poteri al comandante del corpo
d’armata di Palermo) e i Fasci vengono repressi. Il 13 gennaio 1894 i gruppi anarchici (non c’entrano niente con i Fasci) insorgono in Lunigiana per
protestare contro la politica repressiva messa in atto in Sicilia. Crispi proclama nuovamente lo stato d’assedio e reprime la rivolta. Crispi il 22 ottobre 1894
scioglie il Partito socialista dei lavoratori italiani che, dopo un Congresso clandestino, diventa Partito socialista italiano (PSI).
• Intraprende un’espansione coloniale:
Gli italiani cercano di conquistare l’Etiopia 2 volte:
1. Vengono sconfitti a Dogali nel gennaio 1887.
Crispi e l’imperatore etiope Menelik firmano il Trattato di Uccialli (1889): il governo italiano erroneamente lo interpreta come un riconoscimento del
protettorato italiano sull’Etiopia e quando l’equivoco emerge nel 1893 Menelik lo revoca. L’Italia mantiene però il controllo della Somalia e dell’Eritrea.
2. Vengono sconfitti all’Amba Alagi (dicembre 1895), a Macallé (gennaio 1896) e ad Adua (marzo 1896). Così Crispi dà le dimissioni nel 1896 (viene
sostituito dal governo Rudinì: liberal-conservatore).
23.3. La crisi di fine secolo
Nel 1898, il prezzo del pane cresce (cattivo raccolto più diminuiscono le esportazioni di cereali dagli USA, impegnati nella guerra di Cuba contro la
Spagna) e scoppiano manifestazioni di proteste in tutta Italia, represse dal governo Rudinì che proclama lo Stato d’assedio. L’8/9 maggio 1898, a Milano, il
generale Bava Beccais ordina all’esercito sparare sulla folla (80 morti e tantissimi feriti) e Umberto I gli conferisce la croce al valore e lo nomina senatore.
Di fronte a questi eventi, viene meno il trasformismo e tra il 1899 e il 1900 si fronteggiano:
• I liberal-conservatori come Rudinì, Pelloux e Sidney Sonnino: vogliono restituire al re la centralità prevista dallo Statuto Albertino (svolta
antiparlamentare);
• I liberal-progressisti come Zanardelli e Giolitti: vi si oppongono e ricorrono all’ostruzionismo: fanno interventi lunghissimi in Parlamento modo da non
arrivare alla votazione dei disegni di legge presentati dal governo.
Nelle elezioni del giugno 1900 Pelloux perde e si dimette: il re lo sostituisce con Giuseppe Saracco.
Il 29 luglio 1900, a Monza, il re Umberto I viene ucciso da anarchico, Gaetano Bresci, che vuole così vendicare le vittime di Beccaris. Il nuovo re, Vittorio
Emanuele III, nomina primo ministro Zanardelli, che nomina ministro degli interni Giolitti.
23.4. Il riformismo giolittiano
Nel 1903 muore Zanardelli e Giolitti diventa Presidente del Consiglio. Per superare la crisi, vuole integrare le masse nella cornice dello Stato liberale.
Sospende le repressioni nei confronti dei manifestanti e questo provoca un aumento degli scioperi. Per migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle
masse, a inizio 900, i governi Zanardelli e Giolitti:
• Limitano il lavoro femminile e minorile nell’industria;
• Introducono assicurazioni obbligatorie per i lavoratori in caso di infortuni e malattie;
• Introducono le pensioni;
• Introducono l’Ina (Istituto Nazionale Assicurazioni);
• Municipalizzano i servizi pubblici (erogazione di gas, luce, trasporti);
• Nazionalizzano le ferrovie.
•
I governi cercano di far fronte alla questione meridionale. La crescita dell’economia del Sud è lenta rispetto al nord perché:
• La rete stradale è inefficiente
• Non ci sono acquedotti che portano l’acqua nelle zone più aride;
• Non ci sono competenze tecniche specie nel settore industriale;
• Ci sono gruppi criminali organizzati, mafia (Sicilia) e camorra (Napoli).
Giolitti è stato accusato dagli oppositori di non aver fatto nulla per estirparli, anzi di aver tollerato che i suoi politici se ne servono per intimidire gli elettori
e ottenere voti. Per supplire a queste condizioni Giolitti emana una legislazione speciale sono per il Sud (1904/06) che prevede:
• Agevolazioni fiscali;
• Costruzione di acquedotti e vie di comunicazione;
• Opere di bonifica;
• Risanamento dei centri abitati.
Giolitti cerca l’appoggio della sinistra, ma il Partito socialista, con a capo Filippo Turati, non glielo concede seguendo la linea intransigente (l’aveva
concesso al governo Zanardelli seguendo la linea riformista: servono riforme per arrivare alla rivoluzione). Non avendo ottenuto i successi sperati con il
primo sciopero generale italiano del 16/21 settembre 1904, il partito ritorna alla linea riformista: non concede la fiducia ai governi borghesi, ma li
appoggia quando presentano disegni di legge che introducono importanti riforme. Il partito si collega ai sindacati dei lavoratori:
• 1901 nasce la Federterra, che raccoglie i sindacati contadini socialisti;
• Nel 1906 nasce la CGL (Confederazione Generale del Lavoro) organo che coordina tutte le associazioni sindacali socialiste.
23.5. Anni cruciali per l'Italia: 1911-13
Nel 1911, approfittando della crisi dell’Impero ottomano, Giolitti lo attacca per impossessarsi della Libia.
Nell’aprile 1912, la flotta italiana occupa le isole del Dodecaneso. L’Impero ottomano cede e firma la pace di Losanna del 18 ottobre 1912: la Libia va
sotto la sovranità dell’Italia. La guerra è un successo d’immagine, più che economico: mostra che gli italiani sanno combattere e soggiogare popolazioni
inferiori, come fanno tutte le altre grandi potenze («lava l’onta di Dogali e Adua»).
Nel 1912, Giolitti allarga il corpo elettorale e nel 1913 introduce il suffragio universale maschile per integrare le masse e in particolare il Quarto Stato (il
proletariato che, se non può cambiare le cose legalmente, ricorrerà alla rivoluzione) nella cornice liberale. Nel 1913, alle prime elezioni a suffragio
universale maschile, i liberali si accordano con i cattolici per contrastare i socialisti intransigenti (sinistra radicale e rivoluzionaria), guidati da Mussolini.
Questo è possibile perchè, tra fine 800 inizio 900, nell’Opera dei Congressi, si fanno strada 3 posizioni che spingono Pio X a scioglierla (luglio 1904):
• Gli intransigenti (Giovan Battista Paganuzzi);
• Gli antiliberali (Romolo Murri);
• Chi vorrebbe accordarsi con i liberali ((Filippo Meda).
I cattolici si organizzano così nell’Unione elettorale cattolica presieduta da Gentiloni e Pio X attenua il non expedit, consentendo ai cattolici di partecipare
alla politica in funzione antisocialista. Nel 1913, viene sottoscritto il Patto Gentiloni: i cattolici devono votare i liberali che sostengono il programma
dell’Unione:
• I religiosi possono insegnare nelle scuole private;
• Nelle scuole comunali si deve insegnare la religione;
• Ci si deve opporre al divorzio.
Grazie all’accordo, i liberali vincono le elezioni: ma i liberali radicali, contrari all’alleanza tra liberali e cattolici, passano all’opposizione. Nel 1914 Giolitti
dà le dimissioni convinto che il nuovo governo Salandra non riuscisse a risolvere la situazione politica e che ritornerà preso al potere: ma così non sarà.
CAPITOLO 24. L'Occidente alla conquista del mondo
24.1. Colonialismo e Imperialismo
Tra il 1870 e il 1914, la colonizzazione europea prosegue e porta alla conquista di Asia, Oceania e Africa. Si parla di imperialismo perché si formano
imperi in mano agli occidentali. Il termine indica anche il divario tecnologico che si è creato fra l’Occidente e il resto del mondo dopo le 2 rivoluzioni
industriali (specie nel settore bellico). I motivi che spingono al colonialismo sono:
1. Gli interessi economici
Le potenze occidentali vogliono controllare i paesi lontani:
1. Per le materie prime che offrono;
2. Per vendere lì i prodotti della madrepatria;
3. L’economia occidentale è al suo punto massimo di espansione e ci sono troppi capitali che non trovano impiego: per questo si cercano nuovi territori
dove investire.
La Gran Bretagna e Usa esercitano un dominio economico informale sull’America centro-meridionale (quindi non la occupano e non la governano
direttamente). Ma tra fine 800 e inizio 900, gli Usa iniziano a intromettersi nella vita politica degli Stati verso cui indirizzano capitali ( l'Honduras, il
Nicaragua o la Repubblica Dominicana).
2. La conquista politica e militare
Dal 1840 l'Egitto è uno Stato indipendente (formalmente però è sottoposto all'Impero Ottomano). E’ governato da Isma'il Pasha, che laicizza le istituzioni e
costruisce le infrastrutture, come il Canale di Suez (1859/69) che collega Mar Mediterraneo e Mar Rosso e porta più velocemente in India. Per fare ciò,
però, si è indebitato con le banche europee (soprattutto francesi e inglesi). Quando dichiara bancarotta, inglesi e francesi tentano di gestire il debito
pubblico egiziano. A causa della presenza straniera, gli egiziani guidati da Arabi Pascià nel 1881 tentano un Colpo di Stato, ma vengono repressi dagli
inglesi (governo Gladstone). L’Egitto diventa un dominio diretto britannico (1882).
Tra fine 800 e inizio 900 vengono colonizzate anche zone economicamente poco appetibili, come l’Africa settentrionale e centrale, l'Afghanistan, la
Mongolia per:
1. Motivi strategici (per esempio la GB colonizza l'Afghanistan per proteggere l'India dalla Russia);
2. Rafforzare il prestigio del governo e guadagnarsi il favore dell’opinione pubblica.
3. Le motivazioni politico-simboliche
Gli occidentali si sentono superiori ai popoli colonizzati e sostengono di muoversi per civilizzarli. Si ha un forte razzismo e si ricorre alla violenza e allo
sfruttamento delle popolazioni autoctone, come nel Congo Belga. Il re del Belgio Leopoldo II finanzia personalmente spedizioni nel corso del fiume Congo
e occupa diversi territori che vanno a formare lo Stato Libero del Congo. Per recuperare i soldi che ha sborsato, sfrutta la popolazione per raccogliere e
commerciare il caucciù e l’avorio. I funzionari, che vengono pagati in base a quanto le popolazioni raccolgono, usano punizioni crudeli (mutilazioni,
fustigazioni) e metodi coercitivi, che provocano pesanti polemiche. Per questo, nel 1908, Leopoldo II è costretto a cedere il Congo al Belgio.
24.2. Scoppiano Rivalità coloniali (conflitti bellici regionali):
1. Britannici e russi in Afghanistan (1° crisi internazionale)
In Afghanistan scoppiano 2 crisi tra Gran Bretagna e Russia:
• Nel 1878 i britannici hanno paura che Russia e Afghanistan si alleino.
Così il viceré britannico dell’India, Lord Lytton, fa occupare l’Afghanistan dall’esercito che si ritira nel 1881 per i continui attacchi degli eserciti tribali.
• Nel 1885 i russi annettono territori afghani.
La Gran Bretagna riconosce le conquiste dei russi, ma blocca la loro espansione. Nel 1907 Gb e Russia stipulano un accordo, con cui si impegnano a non
invadere l’Afghanistan.
24.2.2 La crisi di Fashoda (1898) (2° crisi internazionale)
Scoppia nel 1898 tra Gran Bretagna e Francia per il Sudan. I britannici, guidati da Kitchener, stanno conquistando il Sudan. I francesi, guidati da
Marchand, per bloccare l’avanzata inglese, costruiscono un forte militare a Fashoda (sulle rive dell’alto Nilo, nel Sudan centro-meridionale). Quando i
britannici arrivano a Fashoda, il 18 settembre 1898, rischia di scoppiare una guerra che la Francia non può permettersi (visto che la GB ha una marina
molto forte). I francesi quindi si ritirano e i britannici conquistano tutto il Sudan.
24.2.3 La guerra boera (1899-1902)
I britannici hanno una colonia in Sudafrica (la colonia del Capo), il cui Primo Ministro è Cecil Rhodes, che dirige una compagnia che estrae i diamanti. Dal
1885, per iniziativa di Rhodes, i britannici occupano la Rhodesia, a nord degli Stati indipendenti di Transvaal e di Orange. Questi 2 Stati sono controllati
dai boeri (contadini olandesi), che sono fuggiti negli anni 30-40 dell’800 dalla Colonia del Capo, caduta sotto il dominio britannico. Nel 1886, a Transvaal,
vengono scoperti giacimenti d’oro e molti britannici vi si trasferiscono, creando il malcontento dei boeri. Rhodes organizza una spedizione nel 1895 per
impossessarsi dello Stato, ma fallisce. Così si dimette, ma le tensioni tra boeri e britannici non finiscono.
Nel settembre 1899, ci sono due ultimatum:
• Chamberlain (ministro del governo conservatore di Lord Salisbury) chiede di estendere i diritti ai cittadini britannici presenti nel Transvaal;
• Il presidente del Transvaal, Paul Kruger, dichiara guerra alla GB (insieme all’Orange) se gli inglesi non se ne vanno.
La Gran Bretagna accetta la guerra (1899 al 1902).
Dopo che gli inglesi hanno conquistato le capitali del Transvaal e dell'Orange (1900/02), i boeri continuano a compiere guerriglie, represse duramente dai
britannici di Kitchener: vengono compiute esecuzioni e molti vengono chiusi nei primi campi di concentramento della storia. Transvaal e Orange vengono
inglobati nell'Unione Sudafricana, che nel 1910 acquista lo status di dominion britannico (territorio che ha ampie autonomie, ma politica estera e guerra
sono in mano
alla Gran Bretagna), come Australia (1901) e Canada (1867).
I 3 territori formano la Federazione imperiale Britannica. I boeri si integrano nella vita politica, mentre gli africani vengono discriminati.
24.2.4. La guerra ispano-americana e il sorgere dell'Imperialismo
Nel 1895 scoppia una rivolta indipendentista a Cuba (colonia spagnola), che danneggia anche gli Usa che hanno investito nelle piantagioni cubane di canna
da zucchero. Nel 1898 William McKinley e il suo vicepresidente Theodore Roosevelt dichiarano guerra alla Spagna per sostenere i cubani (esplode
l'incrociatore americano Maine e gli americani incolpano la Spagna). La guerra, a cui Roosevelt partecipa, dura da febbraio a dicembre 1898:
• La Spagna viene sconfitta;
• Cuba ottiene l’indipendenza, ma è sotto il protettorato informale degli USA (le imprese americane controllano gran parte dell’economia);
• Gli Usa ottengono le Filippine (dove era già in corso una ribellione indipendentista, che viene repressa), Porto Rico, l'Isola di Guam nel Pacifico e le
Hawaii.
Nel 1903 il governo Roosevelt sostiene la Secessione di Panama dalla Colombia (per costruire e gestire il Canale di Panama).
24.2.5. Due guerre del Giappone: contro la Cina (1894-95) e contro la Russia (1904-05)
Con la restaurazione Meiji, il Giappone riforma l’esercito e nel 1894 attacca la Cina perché vuole annettere la Corea. Vince il Giappone (1895) che ottine il
controllo economico sulla Corea (che è formalmente autonoma) e annette l'isola di Taiwan. Intanto la Russia occupa la Manciuria e sembra interessata alla
Corea. Il Giappone la attacca e batte l'esercito russo in Manciuria e la flotta russa nella battaglia di Tsushima nel 1904-05. Il Giappone controlla la
Manciuria e annette la Corea nel 1910. La guerra russo-giapponese ha un significato simbolico perché è la prima volta che una potenza orientale sconfigge
una europea.
24.2.6. Due crisi marocchine (1905 e 1911)
• 1° crisi:
Dopo la crisi di Fashoda, la Francia riconosce alla GB il protettorato sull’Egitto e la GB sostiene la Francia nell’occupazione del Marocco. Ma anche
l’imperatore tedesco Guglielmo II vuole occupare il Marocco. Si ha la Conferenza internazionale di Algeciras, in Spagna, nel 1906, dove si stabilisce che il
Marocco è indipendente, ma vi possono operare truppe franco-spagnole comandate dalla Svizzera.
• 2° crisi:
Scoppia una crisi interna al Marocco nel 1911 e la Francia, sfruttando l’occasione, interviene militarmente appoggiata dalla Gran Bretagna. La Germania
vuole il Congo francese perché sono stati violati gli accordi di Agadir e invia una cannoniera: la Germania ottiene parte del Congo francese e la Francia
occupa il Marocco.
24.3. Forme di resistenza antioccidentale
Tra il 1870 e il 1914, scoppiano ribellioni contro il colonialismo occidentale (per motivi religiosi e nazionalisti); sono guidate da intellettuali che hanno
studiato in Europa e hanno conosciuto il nazionalismo europeo.
24.3.1. Nuclei di resistenza islamica all'interno dell'Impero britannico
• Sudan:
Nel 1881 Muhammad Ahmad, un musulmano, si autoproclama Mahdi (Il Guidato, un messia islamico inviato per risanare la religione). Egli invita i
musulmani del Sudan a ribellarsi all’Egitto e ai suoi padroni (gli inglesi dal 1882). I sudanesi si ispirano alla jihad (guerra santa contro gli infedeli) e, tra il
1884 e il 1885, conquistano Karthum e proclamano lo stato autonomo del Sudan mahdista. Morto Ahmad, gli succede Abdallahi ibn Muhammad, che viene
battuto dagli inglesi di Lord Kitchener nella battaglia di Omdurman (1898) che riconquistano lo Stato mahdista.
• Somalia:
Il capo politico religioso Mohammed Abdullah Hassan, in nome del jihad combatte contro gli inglesi dal 1899 al 1920, quando gli inglesi lo distruggono
con l’aviazione.
• Egitto:
La resistenza si sviluppa in due direzioni diverse:
1. Una, sostenuta da al-Afghani e da Muahammad 'Abdub, vuole una rinascita dell’islam opponendosi agli infedeli occidentali, ma anche farlo conciliare
con la scienza e con l’educazione moderna (modernismo islamico);
2. L’altra è fomentata dagli intellettuali che hanno studiato in occidente (come Mustafa Kamil), dove hanno imparato il linguaggio nazionalista, che li
porta a fondare nel 1907 il Partito nazionale.
24.3.2. La Persia
Sotto lo shah Nasir al-Din, Russia e Regno Unito si spartiscono la Persia (1907): la parte a nord va alla Russia e quella a sud va al Regno Unito. I mujtahid
sciiti (massime autorità islamiche), appoggiati da ufficiali, intellettuali e mercanti locali (emarginati dalle società commerciali inglesi e russe) da tempo
spingono alla ribellione. Gli oppositori formano un vero movimento politico nel 1890, quando viene concesso a una ditta inglese il monopolio del
commercio del tabacco nazionale. Nel 1906 il movimento impone allo shah una Costituzione che prevede un Parlamento: l'islam viene proclamata
religione ufficiale e la Sharia è la base della futura legislazione. Nel 1911 i russi restaurano il regime dello shah. Fino al 1925 la Persia è sotto il controllo di
Russia e Regno Unito.
24.3.3. L'India
Nel 1876 l'India diventa un Impero britannico. L’India è un paese molto vario per lingue, culture, etnie: Disraeli sostiene che l’unica cosa che unisce l’India
è il dominio britannico. Nel 1885 viene fondato il Congresso nazionale indiano, di cui fanno parte gruppi collaborazionisti e gruppi nazionalisti, guidati da
Tilak, che vogliono l’indipendenza dell’India. Questi ultimi vengono repressi e Tilak viene incarcerato. Iniziano a muoversi anche le élite islamiche
indiane, divise in 2 correnti:
• Tradizionalista: gli ulema e gli intellettuali vogliono conservare le tradizioni islamiche e si riuniscono nel Collegio islamico di Deoband, fondato nel
1866;
• Rinnovamento islamico: i membri si riuniscono nel Collegio anglo-orientale di Aligarh, fondato nel 1875 sul modello dei college inglesi (vi si insegna
una versione moderna dell’islam, aperto alle innovazioni intellettuali, scientifiche e tecnologiche occidentali).
Nel 1906 le 2 correnti si uniscono nella Lega musulmana.
24.3.4 La Cina
Nel 1883-85 la Cina ha cercato di impedire alla Francia di impadronirsi del Vietnam, ma senza successo: i francesi si impadroniscono dell'area che
comincia a essere chiamata Indocina. Il Giappone conquista la Corea e la Cina deve pagare un’ingente indennità di guerra. Allora la Cina chiede e ottiene
prestiti da Russia, Francia, Inghilterra e Germania, ma in cambio deve cedergli territori.
A fine 800, nasce la società segreta dei Boxer (pugni della giustizia e della concordia), che compiono aggressioni e uccidono l'ambasciatore tedesco a
Pechino. Le potenze occidentali stroncano la rivolta e impongono alla Cina di pagare un’indennità. L'imperatrice Cixi attua delle riforme sul modello del
Giappone Meiji:
• Organizza un sistema scolastico integrato e fonda l’Università di Pechino (1902);
• Riorganizza l’esercito.
A ciò si oppongono molte persone guidate da Sun Yat-sen, che fonda la Lega repubblicana basata sui Tre principi del popolo:
• Identità nazionale;
• Rappresentanza democratica;
• Benessere materiale del popolo cinese.
Nel 1911 Sun Yat-sen guida una ribellione, che porta alla costituzione della Repubblica cinese, di cui diventa presidente.
Ma Sun Yat-sen è costretto a cedere la presidenza a Yuan Shikai, capo dell'esercito imperiale. Shikai trasforma la repubblica in una dittatura. Sun Yat Sen
cerca di contrastarlo, ma fallisce e viene esiliato.
24.4. Colonialismo e letteratura
I romanzi coloniali del tardo 800 non parlano della violenza che caratterizza il colonialismo. Vi si sostiene che gli indigeni sono inferiori e devono essere
guidati dai bianchi. Invece Joseph Conrad in Cuore di tenebra racconta una parte degli orrori commessi dagli europei nel Congo di re Leopoldo II.
Intellettuali come Hobson e politici come Lenin e Rosa Luxemburg denunciano la brutalità del colonialismo e i socialisti fanno propaganda antimperialista,
in nome dell’ideale internazionalista.
CAPITOLO 25. Alleanze e contrasti fra le grandi potenze
25.1. Uno sguardo d'insieme
Tra il 1870 e il 1914 in Europa le rivalità principali sono tra:
• Germania e Francia (guerra franco-prussiana: la Germania annette Alsazia e Lorena);
• Austria-Ungheria e Russia per il controllo dei Balcani;
• Regno Unito e Germania perché la Germania vuole una marina potente come quella britannica.
25.2. Accordi internazionali e crisi nei Balcani (1873-78)
Dopo la guerra franco-prussiana, Bismarck vuole isolare la Francia e nel 1873 stipula un patto di amicizia (la Lega dei 3 imperatori) con Austria-Ungheria
e Russia.
Nel 1875/76 in Erzegovina, Montenegro Bosnia e Bulgaria scoppiano ribellioni contro l’Impero ottomano, che reprime soprattutto i sudditi cristiani, che
emigrano nell'Impero austro-ungarico. A ciò (orrori bulgari) si oppone l’opinione pubblica europea. Le potenze europee cercano di sfruttare la situazione e
convocano una conferenza ad Istanbul. Per tranquillizzarle, nel 1876 il sultano Abdul Hamid II concede una Costituzione, che prevede un Parlamento
bicamerale, ma continua a reprimere le rivolte. Il 19 aprile 1877 la Russia dichiara guerra all'Impero ottomano, ufficialmente per difendere gli slavi. Nel
1878 gli ottomani vengono sconfitti: la Costituzione del 1876 viene revocata e il 3 marzo 1878 viene firmata la pace di Santo Stefano che sancisce:
• L’indipendenza di Serbia, Montenegro e Romania (Moldavia + Valacchia);
• L’indipendenza della Bulgaria, che però è uno Stato satellite russo.
In questo modo, la Russia ha il dominio sui Balcani: così l’Austria-Ungheria mobilita il suo esercito e il Regno Unito la flotta.
Bismark convoca a Berlino una conferenza internazionale (a cui partecipa anche la Russia spaventata da una possibile guerra) e il 13 luglio 1878 viene
firmato un trattato di pace che ridimensiona le ambizioni russe:
• Serbia, Montenegro e Romania diventano pienamente indipendenti;
• Nasce il Principato autonomo di Bulgaria (con dimensioni ridotte);
• La Bosnia-Erzegovina, formalmente sotto sovranità ottomana, diventa un protettorato dell’Austria-Ungheria;
• L’Impero Ottomano cede Cipro al Regno Unito.
25.3. La riorganizzazione del sistema delle alleanze (1879-1907)
Dopo questi sviluppi, la Russia non rinnova la Lega dei tre imperatori. Austria-Ungheria e Germania stipulano nel 1879 di un trattato di alleanza difensiva
(Duplice alleanza), a cui nel 1882 si unisce l’Italia di Depretis (Triplice Alleanza). Quindi l’Italia si accorda con la nemica storica del Risorgimento,
l’Austria, a cui sono rimaste Trento e Trieste, chiamate «terre irredente», cioè non riscattate, non liberate. Nascono movimenti irredentisti che protestano.
Depretis decide comunque di entrare nella Triplice perché la Germania, lo Stato più forte, ha pessimi rapporti con la Francia: ora ha anche l’Italia ha
pessimi rapporti con la Francia perché ha occupato Tunisi, che gli italiani ritengono di propria pertinenza per i rapporti economici e
commerciali che la legano alla Sicilia.
La Triplice Alleanza stabilisce che se uno degli Stati aderenti viene aggredito militarmente, gli altri devono intervenire in soccorso. Bismarck, sempre in
funzione antifrancese, fa il doppio gioco e nel 1887 stipula con la Russia un trattato di contro-assicurazione segreto: entrambe devono rimanere neutrali in
caso di guerra con altri Stati a meno che la guerra non sia tra Francia e Germania o tra Austria-Ungheria e Russia.
Nel 1890 la Russia chiede il rinnovo del trattato, ma il nuovo imperatore Guglielmo II non accetta
perché:
• Teme di compromettere le relazioni con l’Austria-Ungheria;
• Spera di indurre il Regno Unito ad avvicinarsi alla Germania (visto che è in lotta con la Russia per la Persia e l’Afghanistan);
• Crede che l’isolamento della Russia impedisca alla Russia autocratica di allearsi con la Francia repubblicana (visto che dl punto di vista istituzionale
sono molto distanti).
Ma nel 1894, Russia e Francia firmano un trattato di mutua protezione (temono la Germania) che stabilisce che:
• Se la Germania o l’Italia appoggiata dalla Germania attacca la Francia, la Russia deve attaccare la Germania;
• Se la Germania o l’Austria appoggiata dalla Germania attacca la Russia, la Francia deve attaccare la Germania.
Nel 1898, la Germania potenzia la sua flotta (visto che al nord è scoperta) e induce il Regno Unito a fare lo stesso. Regno Unito e Francia non si fidano
della Germania e così nel 1904 sottoscrivono un patto diplomatico (l'Intesa cordiale), con cui vengono riconosciuti i loro interessi coloniali:
• L’Egitto per il Regno Unito;
• Il Marocco per la Francia.
Nel 1907 Regno Unito e Russia siglano un’intesa, con cui vengono riconosciuti i loro interessi coloniali:
• In Persia e in Cina vengono individuate rispettive zone di influenza;
• Ciò che resta dell'Afghanistan viene considerato Stato autonomo.
A questo punto si hanno 2 alleanze contrapposte (che non per forza devono scontrarsi in un conflitto):
• La Triplice alleanza (Germania,Austria-Ungheria, Italia);
• La Triplice Intesa (Francia, Russia, Regno Unito).
Queste alleanze provocano una corsa al riarmo: si acquistano armi tecnologicamente avanzate (navi corazzate, cannoni, mezzi di trasporto a motore), che
incentivano le industrie. Le armi moderne fanno credere ai capi di Stato che se scoppierà una guerra sarà una guerra lampo. Ciò si rivelerà uno dei più
grandi errori di valutazione dell’intera storia bellica occidentale.
25.4. Il crollo dell'Impero ottomano
L'Impero ottomano continua a perdere territori. Il sultano Abdul Hamid II si allontana dalle tanzimat e fa appello all’islam in ome di un regime
autocratico per 2 motivi:
• Sono le potenze cristiane che attaccano l’Impero;
• La Russia e i nuovi Stati balcanici maltrattano i musulmani che emigrano nell'Impero Ottomano.
Ma si diffondono le tendenze nazionaliste della popolazione, che ha apprezzato la modernizzazione e la laicizzazione dei suoi predecessori. Nel 1896,
scoppia una rivolta indipendentista a Creta, sostenuta dalla Grecia, che sfocia nella guerra greco-ottomana (1897): vince l’Impero ottomano, ma le potenze
europee lo costringono a concedere a Creta ampia autonomia. Nasce poi il movimento nazionale armeno: gli armeni occupano cariche pubbliche
nell’Impero ottomano e sono in contatto con gli armeni sparsi per il mondo (es. russi e persiani). Abdul Hamid II crea un corpo militare speciale, i curdi
(originari dell’Iran, islamici, che abitano nell'Anatolia orientale e nel Kurdistan), che reprime il movimento. Nasce anche il movimento dei Giovani Turchi
(studenti turchi liberali e patriottici, in contatto con il pensiero filosofico e politico europeo), che vogliono ritornare alla modernizzazione a alla
laicizzazione dello Stato (Tanzimat), maggiori libertà per le donne e una Costituzione. Questo movimento si diffonde anche tra gli ufficiali dell’esercito di
stanza in Macedonia (unica area balcanica sotto pieno controllo ottomano), dove da tempo sono scoppiate rivolte, represse. Dal 1904 l’esercito ottomano è
affiancato dai reparti di Russia, Austria-Ungheria, Francia, Italia e Regno Unito: gli ufficiali turchi la vedono come un’umiliazione e si rendono conto di
quanto meglio siano pagati e attrezzati gli altri. Quindi nell'esercito ottomano iniziano a circolare le parole d’ordine dei Giovani Turchi, diffuse dal
Comitato Unione e Progresso, organismo politico formato nel 1906. Negli anni 1906-08 la protesta si diffonde perché aumentano i prezzi dei beni in
seguito a scarsi raccolti.
Le notizie dell'accordo tra Russia e Regno Unito del 1907, che prevede la divisione della Persia in due distinte zone, vengono interpretate dai Giovani
Turchi come il preludio dello smembramento dell'Impero Ottomano. Così nel luglio 1908 l’esercito macedone insorge e chiede la Costituzione del 1876,
che Abdul Hamid II concede.
La crisi indebolisce ulteriormente l'Impero che nel 1908 perde altri territori:
• La Bulgaria diventa Regno di Bulgaria, sotto il re Ferdinando di Sassonia Coburgo Gotha;
• Creta si riunisce alla Grecia;
• La Bosnia-Erzegovina è annessa all’Austria-Ungheria.
Alle elezioni del dicembre 1908 trionfa il Comitato Unione e Progresso, a cui si oppongono gli ulema e i religiosi islamici. Nell’aprile 1909 scoppia una
rivolta in favore di Abdul Hamid II, repressa dai macedoni che lo fanno abdicare in favore del fratello Maometto V. I Giovani turchi iniziano la
modernizzazione ed emancipano le donne (iniziano a togliere il velo e ad uscire da sole per strada e viene aperto un liceo femminile).
Nell’Autunno 1912 (dopo che l’Italia ha attaccato la Libia) Bulgaria, Serbia, Montenegro e Grecia, si alleano e attaccano l’Impero per prendere e spartirsi
la Macedonia ottomana: scoppia la prima guerra balcanica.
L’Impero viene sconfitto e viene firmata la pace di Londra, che dichiara l’Albania indipendente. Ma le proposte per la spartizione della Macedonia non
soddisfano la Bulgaria, che nel 1913 attacca Grecia e Serbia: scoppia la seconda guerra balcanica. Montenegro e Romania si coalizzano con Grecia e
Serbia e la Bulgaria viene sconfitta. Gli accordi di Bucarest del 1913 stabiliscono che la Macedonia va divisa tra Grecia e Serbia. Nel 1913, con un colpo di
Stato, il Comitato Unione e Progresso si impone come l'unico partito e avvia una forte politica di turchizzazione.
25.5 Vienna, Belgrado, Sarajevo
Fin dal 1913, tra Austria-Ungheria e Serbia c’è ostilità. Fino a quell’anno, la Serbia (indipendente dal 1878, con capitale Belgrado) è stata guidata dalla
dinastia filoaustriaca degli Obrenovic. Per questo, nel 1903, una rivolta nazionalista serba rovescia Aleksandar Obrenovic, che viene sostituito da Pietro I
Karagjorgjevic. Egli, appoggiato dal Partito radicale serbo, vorrebbe unire tutti i serbi in un grande Stato serbo, cosa che comporterebbe un’ostilità contro
l’Austria-Ungheria. Nel 1906 l'Austria-Ungheria decide di non importare più bestiame serbo e nel 1908 di annettere la Bosnia-Erzegovina all’Impero.
La Serbia teme che l'Austria-Ungheria la annetta e quindi si allea con la Russia.
La situazione ha ripercussioni anche in Bosnia-Erzegovina dove ci sono:
• Serbi ortodossi che vorrebbero un’unione con la Serbia (45% della popolazione);
• Musulmani che vogliono rimanere nell’Impero austro-ungarico (30%);
• Croati cattolici in parte favorevoli all’unificazione con la Serbia, in parte fedeli all’Impero e in parte favorevoli a una grande Croazia (25%)
I serbi aderiscono a società segrete nazionaliste filoserbe, tra cui la Mano Nera, che è in contatto con Dragutin Dimitrijevic, capo dei servizi segreti serbi.
Il 28 giugno 1914 (anniversario della battaglia del Kosovo del 1389 persa dai serbi contro i turchi). L’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono di
Austria-Ungheria, e la moglie visitano Sarajevo. Dimitrijevic e i congiurati serbo-bosniaci tentano di ucciderlo in un attentato, ma falliscono. Ma in seguito
l’autista sbaglia strada e si blocca in un vicolo: il congiurato Gravilo Princip lo uccide.
Il 23 luglio 1914, l’Austria notifica un ultimatum alla Serbia che deve:
• Condannare la propaganda antiaustriaca;
• Condannare chi è coinvolti nel complotto insieme ai magistrati austriaci;
• I magistrati austriaci devono partecipare all’inchiesta per l’individuazione dei responsabili.
Il 25 luglio la Serbia, forte dell’appoggio russo, accetta tutti i punti tranne l’ultimo. Il 28 luglio 1914 l'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia.
STORIA
CONTEMPORANEA
Dalla Grande Guerra a oggi
CAPITOLO 1. La Grande Guerra
1.1. Giorni d’estate
Nell’estate del 1914 arriva la guerra, che molti si immaginano breve e sembra una stagione di festa ed entusiasmo perché i cittadini sono contenti quando le
proprie città entrano in guerra. Il casus belli che fa scoppiare la guerra è l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno
1914, per mano di un nazionalista serbo. Un mese più tardi l’Austria-Ungheria attacca la Serbia e da qui si instaurano le alleanze:
• Germania si schiera con Austria e Ungheria. Nel novembre 1914 l’impero ottomano si allea con l’Austria;
• Russia, Francia e Gran Bretagna si schierano con la Serbia.
1.2. La brutalità della guerra
L’idea di una guerra rapida, “guerra di movimento” con rapidi spostamenti di truppe e attacchi di sfondamento delle linee nemiche, si rivela un errore di
valutazione. I combattenti si fronteggiano scavando trincee nel terreno, ovvero lunghe fosse fortificate, dove i soldati vivono in condizioni anti igieniche, a
volte anche accanto ai compagni morti. Le trincee nemiche sono poco distanti le une dalle altre ed è per questo che si adotta la tecnica di sfondamento delle
trincee nemiche, che provoca un mare di morti. In questa guerra si hanno anche i nuovi prodotti della tecnica bellica: mitragliatrici, cannoni, le granate, i
gas asfissianti e i primi aerei da combattimento. Nel contesto di guerra diventa difficile distinguere le atrocità veramente commesse e le amplificazione
dovute alla propaganda. Sono stati innumerevoli le aggressioni e i maltrattamenti contro i civili e numerosi i casi di donne stuprate. Questa degradazione
dell’immagine del nemico è una delle tecniche più usate dalla propaganda di guerra. Un evento importante spicca particolarmente in Anatolia orientale.
L’impero ottomano è entrato in guerra a fianco dell’Austria a causa della rivalità con la Russia e per riconquistare delle terre nell’area caucasica. Nel
maggio del 1915 l’impero ottomano, guidato dai Giovani Turchi, decide di trasferire le popolazioni armene dalla zona del fronte alla Siria, decisione
giustificata dal timore che gli armeni potessero aiutare la Russia stringendo l’impero ottomano fra due fuochi. L’operazione è affidata a truppe speciali che,
la mettono in atto con estrema violenza che si abbatte contro tutti gli armeni. C’è chi sostiene che si sia trattato di genocidio e chi sostiene che i morti siano
stati causati dalle terribili circostanze del trasferimento
Voci contro la guerra:
Sono poche le voci che si fanno sentire contro un rifiuto della guerra:
• Partiti socialisti, che hanno rifiutato la guerra indicono due conferenze in Svizzera dove la conclusione finale, con il “Manifesti di Zimmerwald” è un
appello all’internazionalismo proletario e alla lotta contro l’ordine borghese;
• Papa Benedetto XV esprime subito la sua contrarietà alla guerra.
Questi appelli però non hanno alcun effetto, ne sui governi ne sull’opinione pubblica.
1.3. Disagi e ribellioni
In Europa l’esperienza bellica è ovunque, neanche i civili non combattenti sono risparmiati. Gli uomini giovani partono per il fronte, chi resta invece vive e
lavora per lo sforzo che si compie al fronte. Anche le donne vengono reclutate per lavoro, anche per impieghi che prima erano destinati solo agli uomini.
In ogni paese che partecipa, i governi assumono un coordinamento quasi completo del sistema economico. Tutte le industrie belliche hanno una notevole
spinta che si riversa sui profitti degli imprenditori e garantisce un salario più alto ai lavoratori. Nelle zone rurali invece, grazie all’inverno rigido del
1916-17 il raccolto da scarsi risultati e fa si che i prezzi dei prodotti aumentino. Tutto ciò spiega perché il 1917 è l’anno più difficile della guerra e
scoppiano rivolte, insubordinazioni e scioperi ovunque. In Italia e in Francia ci sono casi di autolesionismo e ammutinamento, in Francia persino di interi
reggimenti che si rifiutano di seguire attacchi. Per far fronte a queste ribellioni si cerca di migliorare la vita al fronte. Nel 1917 la Russia si ritira dalla
guerra per far fronte alle rivoluzioni che si scatenano una dopo l’altra nel proprio paese.
1.4. Le prime fasi della guerra, 1914-1915
La guerra scoppia nell’agosto 1914 con due schieramenti:
• Intesa composta da: Francia, Regno Unito e Russia alleate della Serbia;
• Imperi centrali composti da: Germania, Austria-Ungheria e Impero ottomano.
I paesi sperano di riuscire a concludere la guerra in poco tempo con attacchi di profondità contro le linee nemiche. A ovest l’esercito tedesco invade il
Belgio, dichiaratosi neutrale, per attaccare la Francia di nascosto che non si era preparata su quel fronte. I tedeschi riescono quasi ad arrivare a Parigi ma
vengono fermati dalla controffensiva francese che li costringe ad una parziale ritirata. Sul fronte orientale la Russia sembra riuscire a sfondare le linee
tedesche e austro-ungariche ma nel 1914 i tedeschi bloccano l’offensiva russa e li spingono verso la Polonia, dentro i confini dell’impero russo. I russi
controllano la Galizia, territorio astro-ungarico, ma non vanno oltre. Nell’autunno del 1914 si passa da “guerra di movimento” a “guerra di posizione”, cioè
di trincea con i fronti stabilizzati per lunghi periodi. Intanto nel maggio 1915 l’Italia entra in guerra a fianco degli stati dell’Intesa e nell’ottobre 1915 la
Bulgaria entra in guerra alleata con gli Imperi centrali.
1.5. L’Italia dalla neutralità all’intervento
Allo scoppio della guerra, nonostante il trattato della Triplice Alleanza (1882) con Austria e Germania sia ancora in vigore, il governo italiano presieduto da
Antonio Salandra opta per la neutralità:
• La ragione ufficiale è che il trattato ha un carattere difensivo e non offensivo, e visto che è stata l’Austria ad attaccare per prima la Serbia, il governo
italiano non si sente obbligato ad intervenire;
• Il governo non è sicuro di poter ottenere le “terre irredente” (Trento e Trieste) dall’Austria-Ungheria come compenso per l’entrata in guerra;
• Il governo ritiene che l’esercito non sia pronto, perché appena uscito dalla guerra con l’Impero ottomano del 1911-12;
• Ci si preoccupa delle conseguenze militari se l’Italia entrasse in guerra. Data la sua particolare forma geografica, l’Italia sarebbe attaccata dalla marina
britannica e le difese italiane non riuscirebbero mai a fronteggiare questa eventualità.
Nei mesi successivi all’agosto 1914 l’opinione pubblica si divide in due: neutralisti che non vogliono entrare in guerra e interventisti che spingono per
l’entrata in guerra. A favore dell’intervento cooperano l’orientamento del governo e l’attivismo della propaganda interventista. Allora il presidente del
consiglio Salandra e il ministro degli esteri Sonnino avviano trattive segrete bilaterali con i diplomatici di entrambi gli schieramenti. Nella primavera 1915
i due firmano il “Patto di Londra” che impegna l’Italia ad entrare in guerra con l’Intesa in cambio di compensi territoriali come le terre irredenti, l’Istria e
la Dalmazia. Il 3 maggio il governo italiano informa l’Austria della sua scelta e il 13 maggio Salandra si presenta dal re per dare le proprie dimissioni
perché ha violato l’art 5 (non si possono firmare trattati se non approvati dal Parlamento).
Importante la figura di D’Annunzio che attua un tour patriottico infiammato da discorsi bellici. Sulla spinta di questi eventi, il re conferma l’incarico di
presidente di Salandra e dopo l’approvazione del Parlamento, del conferimento di pieni poteri al governo in caso in guerra, il 23 maggio il governo
presenta la dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria e il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra guidata dal generale Luigi Cadorna
1.6. Trincee e assalti, 1915-1917
Tra il 1915 e il 1917 entrano in guerra il Portogallo, la Romania e la Grecia affianco dell’Intesa. Gli eserciti sono ancora attestati sui fronti, lungo i quali
sono state scavate le trincee, ciascuno degli eserciti prova ogni tanto lo sfondamento delle trincee ma con scarsi risultati. Sul fronte aperto con l'ingresso
dell'Italia gli austroungarici si dispongono lungo la linea che segue il corso dell’Isonzo e del Carso. Nel 1915 gli italiani attaccano l’Austria-Ungheria con
quattro offensive che però non danno nessun risultato. Nel 1916 austroungarici tentano una controffensiva dal Trentino, la “Strafexpedition” la spedizione
punitiva contro gli italiani. L’esercito italiano è costretto ad arretrare ma riesce a bloccare l’attacco.
Nel giugno del 1916 il governo di Salandra viene sostituito da un nuovo governo di coalizione nazionale presieduto da Paolo Boselli.
- Sul fronte francese l'offensiva tedesca avviene contro la piazzaforte di Verdun nel 1916, che però non dà risultati. Gli inglesi e i francesi tentano un
contrattacco sulla Somme, un fiume che scorre più a nord ma non da risultati.
- Sul fronte occidentale nel corso del 1915 i tedeschi sconfiggono i russi occupando la Polonia, mentre l'esercito austro-ungarico occupa definitivamente
la Serbia.
Nell'area sud orientale la spedizione franco inglese cerca di sbarcare a Gallipoli, allo stretto dei Dardanelli per bloccare i rifornimenti e possibilità di
movimento delle truppe dell'impero ottomano. Le truppe attaccanti sbarcano su spiagge sovrastate da colline dove erano appostate le
truppe ottomane che tra il 1915 e il 1916 riescono a resistere fino a che le truppe franco inglesi sono costrette a ritirarsi. Sul mare, allo scoppio della guerra,
gli incrociatori tedeschi attaccano ovunque sia alle navi mercantili sia ai porti. L'ammiragliato tedesco non vuole soltanto indebolire le flotte dei nemici ma
vuole disturbare anche il traffico mercantile che porta materie prime alimenti da tutto il mondo ai britannici.
Tra il dicembre 1914 e i primi mesi del 1915 la marina britannica si riorganizza e affonda tutte le squadre di incrociatori corsari tedeschi. Il governo inglese
sfrutta il suo vantaggio predisponendo il blocco navale del mare del Nord che impedisce alle navi mercantili tedesche di raggiungere i porti in Germania,
questo provoca un traffico di contrabbando e tra la primavera e l'agosto del 1915 l'utilizzo sottomarini tedeschi contro le navi mercantili dirette in Gran
Bretagna. Il 7 maggio 1915 un sottomarino tedesco affonda il transatlantico inglese Lusitania con a bordo 128 cittadini statunitensi e l'azione suscita
clamorose proteste del governo statunitense. Allora l’ammiragliato tedesco pone fine a questa prima fase di guerra sottomarina. Negli ultimi mesi del 1915
il blocco navale britannico si è fatto più efficace perché è stata estesa anche le navi mercantili di paese neutrali. L'ammiragliato tedesco decide quindi di
forzare il blocco in una grande battaglia navale combattuta tra il 31 maggio e il 2 giugno del 1916 al largo della costa occidentale Jutland. La flotta tedesca
riporta una vittoria netta ma non decisiva sul navi britanniche e per questo il blocco navale non viene interrotto. L’ammiragliato tedesco allora decide di
ricorrere nuovamente alla guerra sottomarina.
1.7. La fase conclusiva, 1917-1918
Nel gennaio 1917 il governo tedesco autorizza il rilancio della guerra sottomarina. I tedeschi abbattono molte navi nemiche ma abbattono anche navi della
bandiera statunitense che provoca la reazione del governo degli Stati Uniti che all'inizio di febbraio rompe le relazioni diplomatiche con la Germania e
all'inizio di aprile dichiara guerra contro la Germania i suoi alleati. Gli stati uniti entrano in guerra: L’ingresso in guerra è sostenuto dal presidente Wilson e
nel corso della guerra per gli Stati Uniti:
• L’economia americana si è legata a quella dei paesi dell’intesa;
• Le esportazioni statunitensi verso il Regno Unito e Francia sono quadruplicate;
• Le banche nordamericane hanno concesso enormi quantità di prestiti ai governi inglese e francese.
Queste ragioni fanno sì che l'ingresso in guerra degli Stati Uniti abbia il carattere di un intervento a tutela e garanzia degli interessi economici
nordamericani in Europa. L'esercito statunitense è su base volontaria, ma l'arruolamento dei volontari per la guerra in Europa si rivela un insuccesso ed è
per questo che l'esercito viene riorganizzato sulla base della coscrizione obbligatoria. Ovviamente i soldati americani non arrivano subito ma devono essere
preparati da addestrati. In conclusione le truppe statunitensi cominciano ad arrivare in battaglia nella primavera del 1918.
In Russia:
In Russia nel marzo 1917 scoppia una prima rivoluzione che conduce all'abdicazione dello zar e alla nomina di un governo provvisorio, che opta comunque
per la continuazione della guerra. Tale decisione porta allo scoppio di una seconda rivoluzione guidata dalla frazione bolscevica del partito socialista a
conclusione della quale viene proclamata la costituzione di una Repubblica socialista e viene firmato un trattato di pace separata con la Germania, siglato a
Brest-Litovsk il 3 marzo 1918.
In Italia:
Il crollo del fronte russo permette all'esercito tedesco di spostare una parte delle truppe verso il fronte occidentale e al tempo stesso gli austroungarici
tentano uno sfondamento definitivo del fronte italiano con l'offensiva che si concentra nei pressi del villaggio di Caporetto, il fronte italiano non regge. I
tedeschi avanzano per decine di chilometri occupando gran parte del Veneto finché l'esercito italiano si riorganizza sul fiume Piave dove gli austroungarici
vengono fermati. Dopo la disfatta di Caporetto il il capo di Stato maggiore, generale Cadorna, viene sostituito dal generale Armando Diaz, con lui si hanno
dei cambiamenti nella gestione delle truppe:
• Costruisce un buon sistema di propaganda;
• Efficaci rifornimenti alimentari;
• Più turni di licenza e nuove opportunità di distrazione negli intervalli dai combattimenti.
Nel paese il governo di Boselli viene sostituito dal nuovo governo presieduto da Vittorio Emanuele Orlando.
Le guerre finali:
Nella primavera del 1918 gli austro tedeschi cercano di chiudere definitivamente la partita e mettono in atto una grande offensiva contro il fronte francese,
contemporaneamente le forze austro tedesche tentano offensiva contro la linea del Piave. Intanto arrivano i soldati e statunitensi che permettono un
ricambio delle truppe soprattutto sul fronte occidentale, necessario in quanto i soldati franco inglesi sono stati sottoposti a un logoramento fisico. E così
nell'agosto del 1918 il comando militare delle forze anglo-franco-statunitensi lanciano una grande controffensiva sul fronte occidentale che prevede
l'impiego dei primi carri armati. I tedeschi sono costretti ad arretrare e i primi di settembre 1918 la Germania avviene trattative per l’armistizio. Tra
settembre e ottobre 1918 i francesi costringono alla resa i bulgari e gli inglesi piegano gli ottomani. Alla fine di ottobre 1918 l'esercito italiano parte
controffensiva che travolge completamente gli austro-tedeschi sconfitti nella battaglia di Vittorio Veneto. Gli italiani si spingono oltre le linee precedenti
alla disfatta di Caporetto e di fronte a ciò l'Austria chiede la l'armistizio che viene firmato il 3 novembre 1918. Sul fronte occidentale sono in corso le
trattative per un armistizio, ma le notizie che arrivano da tutti gli altri fronti provocano una crisi politica in Germania⟶ il 9 novembre 1918 a Berlino
scoppia la rivoluzione durante la quale viene proclamato presidente del consiglio il socialdemocratico Friederich Ebert e viene proclamata la Repubblica.
Due giorni più tardi, 11 novembre 1918, i rappresentanti del nuovo governo tedesco firmano l'armistizio nel villaggio francese di Rethondes. La guerra è
finita.
I punti di Wilson
I presupposti per il nuovo assetto europeo sono stati disegnati nel gennaio 1918 quando il presidente statunitense Wilson ha fissato 14 punti che gli Stati
Uniti propongono di raggiungere con il loro intervento in guerra (es: libertà di navigazione, rinuncia alla diplomazia segreta, disarmo generale,…). Tutto
ciò può avvenire con la creazione di un organismo internazionale che sovrintenda l'applicazione di questi principi e che si occupi di risolvere pacificamente
i conflitti internazionali. Deve esserci la realizzazione di una” pace senza vincitori”, una pace senza rivalse vendicative. Il problema è che le potenze
europee vincitrici non vogliono affatto una pace senza vincitori. I francesi e gli inglesi per esempio vogliono punire la Germania, che considerano l'unica
responsabile della guerra e l'Italia vuole incassare ciò che è stato promesso dal patto di Londra.
La conferenza di pace
La conferenza di pace si apre a Versailles il 18 gennaio 1919 quando l'assetto internazionale è già condizionato da quattro eventi collegati direttamente alla
guerra:
• Dal 1917 l'impero zarista è crollato e la Russia è diventata una Repubblica socialista;
• Dal 9 novembre 1918 l'impero tedesco non esiste più, mentre la Germania è diventata una Repubblica democratica;
• Si ha il crollo dell'impero austroungarico;
• L'impero ottomano che viene travolto dalla guerra causa la ribellione di tutta l’area araba.
La repubblica tedesca: Le condizioni di pace imposte la nuova Repubblica tedesca sono molto pesanti. La Germania deve restituire dei territori ed è
tenuta a risarcire le potenze vincitrici i danni che questa hanno subito durante il conflitto.
L'Austria e i nuovi Stati: Dalla vecchia struttura imperiale emerge una Repubblica d'Austria e una piccola Repubblica ungherese. Parte dei territori
transleitani vengono riuniti alla Serbia e al Montenegro per formare il regno di Jugoslavia. Un'altra parte va ad ampliare il territorio del regno di Romania.
Dall'unione tra Boemia, Moravia e Slovacchia si forma la Repubblica di Cecoslovacchia.
L’Italia: Ottiene le terre il redente e l'Istria, ma non Dalmazia, dove ha solo Zara.
La Russia: La repubblica socialista di Russia non viene riconosciuta e per indebolire la forza del nuovo Stato viene riconosciuta l'indipendenza della
Finlandia, dell'Estonia, dell'Estonia e della Lituania.
L’Irlanda: Ci sono drammatiche vicende che portano alla costituzione di uno Stato libero di Irlanda, autonomo dal Regno Unito.
La Turchia: Nel 1919 le potenze dell'intesa sembrano puntare a un completo smembramento dell'impero e forse anche un'occupazione completa della
Turchia. Il 29 ottobre del 1923 è proclamata la costituzione della Repubblica di Turchia.
Il medio oriente: Tra il 1920 e il 1922 altri trattati ridisegnano completamente la mappa politica del Medio Oriente ex ottomano che si basa sulla
formazione di Stati indipendenti sotto sottoposti tuttavia il controllo della Francia o del Regno Unito.
La società delle nazioni
La pace non è stata senza prezzi, come non è stata la guerra. I vincitori hanno voluto consumare le loro vincite. Tra i vinti qualcuno, come nazionalisti
turchi hanno lottato fino all'ultimo sangue. Wilson inventa la società delle nazioni e l'organismo viene effettivamente costituito nel gennaio 1920 e a sede a
Ginevra. Gli Stati aderenti si impegnano a rispettare l'integrità territoriale e l'indipendenza politica degli Stati membri. La società vieta ricorso alla guerra
per la risoluzione dei contenziosi internazionali e prevede al suo posto il ricorso all'arbitrato internazionale. Gli organi della società sono l'assemblea degli
Stati aderenti e il consiglio direttivo di cui dovrebbero far parte le cinque potenze vincitrici. Sulla carta un bel progetto ma al momento di rettificare la
decisione, il Senato statunitense rifiuta di approvare l'adesione degli Stati Uniti
CAPITOLO 2. La Russia rivoluzionaria
2.1. Due rivoluzioni, una a febbraio l’altra a ottobre
La Russia è il paese che denuncia il maggior numero di perdite, i numeri sono così alti a causa dei capi dell’esercito che hanno mandato i soldati allo
sbaraglio. Intanto la produzione agricola e industriale non soddisfa la domanda dei mercati cittadini, e a causa dei blocchi navali imposti dai paesi della
guerra. In più si aggiunge la cattiva annata agricola del 1916 e quindi i prezzi degli alimenti aumentano. All’inizio della guerra lo zar decide che
Pietrogrado sarà la capitale russa ed ospita: i palazzi del governo e della Duma (parlamento russo). Ospita anche industrie come la Pulitov (bellica).
Dall’inizio del 1917 però i suoi operai hanno iniziato a scioperare per ottenere aumenti salariali. Lo zar però è al fronte e il governo è troppo occupato con
la guerra e non gli dà troppo peso. Il 26 febbraio il governo, sollecitato dallo zar, ordina all’esercito di intervenire⟶spara sulla folla. In questa situazione
qualche parte dell’esercito si ammutina. La manifestazione allora diventa rivoluzione e alla fine della giornata Pietrogrado è in mano agli insorti. Allora lo
zar decide che l’unico modo per salvare la monarchia è un’abdicazione sua e di suo figlio, lascia così posto al fratello Nicola che però non dura molto e
viene rimpiazzato da una governo provvisorio guidato dal principe L’vov, qui la Russia diventa una repubblica. Questo governo ha il compito di rinnovare
gli assetti istituzionali e di prendere decisioni sulla guerra, e decidono che la guerra per la Russia continui. Questo però non è ciò che si aspettavano i
cittadini e allora insorgono i soviet (comitati di operai e soldati formatasi nel 1905) che vogliono che la guerra finisca al più presto. I soviet sono guidati dai
menscevichi e la loro autorità dipende dal controllo della rete ferroviaria e dal comando delle forze armate ribelli.
Per risolvere la questione, il governo ad aprile mette a disposizione un treno privato per far ritornare Lenin in Russia (era esiliato), dirigente dei
bolscevichi. Lenin è già famoso e con il discorso delle “Tesi d’aprile” delinea un programma:
• Rovesciamento del governo provvisorio;
• Trasferimento del potere ai soviet;
• L’uscita della Russia dalla guerra;
• Nazionalizzazione delle proprietà terriere.
Lenin e i bolscevichi:
Lenin e i bolscevichi si allontano dagli altri partiti, i menscevichi e i social-rivoluzionari che formano un altro governo provvisorio con a capo sempre
L’vov. Loro vogliono continuare la guerra. Il ministro della guerra di questo secondo governo è Kerenskij che per imporsi pensa che ci voglia una vittoria
militare, ma i russi vengono battuti dagli austriaci in Galizia. All’inizio 1917 a Pietrogrado c’è un tentativo di rivolta fallimentare. In questa circostanza
L’vov da le dimissioni e subentra al suo posto Kerenskij, che sfrutta la situazione per arrestare i capi bolscevichi (Lenin riesce a scappare). Pensa di aver
risolto il problema. Però il generale capo dell’esercito Kornivolv, che Kerenskij aveva scelto, attua un colpo di stato contro di lui. Kerenskij ha bisogno di
tutte le forze, anche di quelle della sinistra e allora libera i capi imprigionati; ciò fa si che i bolscevichi siano visti come i veri salvatori della rivoluzione.
Nell’autunno Lenin e i bolscevichi sono sempre più famosi e a novembre si ha l’elezione dell’assemblea costituente. Così fra la notte del 24 e 25 ottobre
1917 l’insurrezione bolscevica ha inizio. I cittadini armati e le guardie rosse occupano il pallo d’inverno dove ha sede il governo e arrestano i membri. I
bolscevichi formano allora il governo chiamato “Consiglio dei commissari del popolo” presieduto da Lenin con: Trotskij come ministro degli esterni e
Stalin come ministro per le questioni nazionali.
Prima ancora di formare il governo Lenin annuncia che:
• Saranno avviate trattative con gli imperi per una pace;
• Tutte le proprietà dei possidenti e della chiesa saranno confiscate e date a ogni famiglia contadina.
Con questa seconda mossa i bolscevichi pensano di aver convinto le campagne e tolto il consenso ai menscevichi. Però le elezioni dell’assemblea
costituente del 25 novembre 1917 vengono vinte dai social-rivoluzionari. Nel gennaio 1918 i bolscevichi decidono che l’assemblea costituente è durata
troppo e la sciolgono con la forza e così facendo impongono un regime politico dittatoriale a partito unico
2.2. La guerra civile
Nel novembre 1917 dopo aver assicurato il proprio potere il governo bolscevico ordina la cessazione delle ostilità e avvia il trattato di pace, firmato il 3
marzo 1918 a Brest-Litovsk. Le condizioni imposte dal governo tedesco sono molto dure: la riorganizzazione territoriale fa si che Pietrogrado si trovi a
pochi km dal nuovo confine allora la capitale viene spostata a Mosca. Li si tiene il III congresso panrusso dei soviet che approva il trattato e nella
primavera 1918 si tiene il congresso del partito socialdemocratico operaio che cambia nome in partito comunista. Sembra un periodo di pace ma non è così,
perché le armate bianche controrivoluzionarie si stanno riformando e vogliono attaccare lo stato rivoluzionario russo per restaurare il potere dello zar. È
l’inizio della guerra civile.
La Russia bolscevica si trova completamente accerchiata:
• I generali zaristi, che dispongono di truppe fedeli, sperano di riorganizzare un esercito efficiente;
• I cecoslovacchi prigionieri in siberia in quanto combattenti dell’impero ottomano, vengono liberati e viaggiano lungo la linea ferroviaria trans-siberiana.
Lì vengono attaccati dai bolscevichi che hanno paura siano una sorta di avanguardia dell’intesa. I cecoslovacchi però si difendono e minacciano di
marciare dove è tenuto prigioniero lo zar con la sua famiglia. I bolscevichi timorosi di una loro liberazione e di un loro rientro nel luglio 1918
ammazzano l’intera famiglia;
• A nord un corpo di spedizione franco-inglese vuole evitare l’avanzata dei tedeschi dalla Finlandia;
• Alla fine di aprile dall’Estonia le truppe filo-zariste si stanno muovendo in direzione di Pietrogrado;
• A sud-ovest, in Ucraina, si formano truppe nazionaliste con l’appoggio dei tedeschi rivendicano l’indipendenza dell’area e attaccano le forze bolsceviche.
La reazione di tutto ciò è affidata a Trotskij che in poco tempo organizza l’armata rossa. Il reclutamento è mediante coscrizione o volontario (anche donne).
Recluta anche ufficiali ex zaristi (controllati da commissari politici e minacciati in caso di infedeltà). Lo sforzo di Trotskij è efficace ma sono sopratutto le
armate controrivoluzionarie ad essere inefficienti.
Per questo nel 1919, una situazione che sembrava perduta, si capovolge nel 1920 le armate bianche sono quasi del tutto sconfitte. Mentre la guerra civile
sta svolgendo al termine nella primavera del 1920 i governanti del nuovo stato di Polonia attaccano la Russia comunista. L’attacco viene contenuto ma la
Russia acconsente ad una pace che assegna alla Polonia parti della Bielorussia e dell’Ucraina. Nel 1921 l’armata rossa riprende la Crimea e il Caucaso e
altre aree al confine con Persia e Afghanistan. Cercano di ricostruire il vecchio impero zarista.
2.3. I comunisti al potere
Gli anni della guerra sono stati terribili ma sono anche anni nei quali i trattati autoritari e dittatoriali comunisti finiscono per emergere in modo più netto.
I comunisti si trovano a governare un’economia devastata. Sin dal 1918:
• I debiti con l’estero sono dichiarati nulli;
• Le fabbriche sono espropriate e nazionalizzate;
• Le terre sono espropriate e redistribuite.
Allo scoppio della guerra civile Lenin opta per il “comunismo di guerra”⟶sia i soldati dell’armata che civili armati sono autorizzati a requisire viveri e
rifornimenti nella campagne:
• La distribuzione dei beni è controllata e razionata;
• Ad ogni famiglia sono distribuite tessere annonarie i base al numero, all’età e al ceto sociale
Tutto ciò scatena il mercato nero. Per reprimere queste attività illegali il governo, tramite la polizia politica (istituita nel 1917) uccide le persone accusate di
attività illegali. Nelle campagne le comunità contadine sono sgomente e i social-rivoluzionari protestano in loro nome. Il governo comunista decide di
risolvere il contrasto sopprimendo tutti gli altri organi rappresentativi.
Nel 1918 viene approvata una costituzione che attribuisce tutto il potere ai soviet, e viene adottata la tecnica del “terrore rosso”, tutti sono messi a tacere e
lo stato diventa un regime politico a partito unitario. Nel marzo 1919 formano la terza internazionale, nota come Comintern, che ha come obiettivo la
diffusione della rivoluzione comunista nel resto d’Europa. Nel marzo 1921 gli operai di Pietrogrado sono di nuovo in agitazione e i marinai della base
militare di Kronstadt si ribellano al comunismo di guerra dichiarando che solo i bolscevichi si arricchiscono. Lenin reagisce massacrando i reparti
dell’esercito.
Questo episodio conduce i dirigenti comunismi all’abbandono di un comunismo di guerra per sperimentare altre forma di gestione dell’economia. Lenin
elabora la Nep (nuova politica economica)⟶i contadini coltivano le terre: una parte del raccolto lo danno allo stato mentre l’altra parte la tengono per se e
possono rivenderla. Questo provoca l’arricchimento delle classi contadine e va contro il credo comunista che non dovrebbe dar luogo a una società senza
classi. Nel 1922 lo stato prende il nome di Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche Urss, riaggregando al corpo centrale delle repubblica sovietica
russa anche i territori conquistati nella guerra civile.
Nel 1924 viene approvata una nuova costituzione e lo stato sovietico assume la forma apparente di una federazione di repubbliche, con potere affidato al
congresso dei soviet. Stalin, il successore di Lenin: Nel 1922 Lenin, indiscusso capo del partito comunista, viene colpito da un ictus e dopo altre due
crisi muore il 21 gennaio 1924. Dall’aprile 1922 segretario generale del partito comunista e Stalin. È stato lo stesso Lenin a volere che ricoprisse questa
carica, tuttavia un anno dopo Lenin esprime dure critiche nei suoi confronti e sulla dirigenza del partito. Lenin dice che Stalin si è allontanato dall'incarico
di segretario poiché gli sembra un individuo troppo brutale e autoritario quindi inadatto a guidare l’Urss. Il testamento di Lenin, alla sua morte, viene
trasmesso ai dirigenti del partito ma non viene mai reso pubblico perché perché attacca Stalin e gli altri membri. Stalin resta segretario del partito. Si apre
però una dura lotta per i coprire il ruolo di guida che è stato di Lenin. Si ha uno scontro fra Stalin e Trotskij:
• Trotskij sostiene la necessità di insistere nell'esportazione della rivoluzione nel resto dell'Europa e del mondo e vorrebbe tornare ad una politica più
dirigista;
• Stalin sostiene di consolidare il processo rivoluzionario solo in Russia, dato che le potenze occidentali hanno cominciato a riconoscere ufficialmente
l’Urss. Ed è anche favorevole alla prosecuzione della Nep. Stalin può fare in modo di rimpiazzare uomini lui fedeli nelle posizioni direttivi principali e
avere così una forza decisiva nelle principali istanze decisionali.
Alla fine di tutto ciò Trotskij perde il confronto e nel 1929 viene cacciato dall'unione sovietica insieme ai suoi successori e altri importanti dirigenti del
partito che sono contro Stalin. Nel 1927 Stalin è il principale dirigente del partito e quindi dell'Unione Sovietica. La società sovietica è quindi monistica
ovvero dominata da un unico partito con un solo capo e un’unica linea e opinione.
2.4. Donne nuove, famiglie nuove
Sin da luglio 1917 le donne russe possiedono il diritto di voto e lo conservano anche dopo la rivoluzione. Sul piano del diritto di famiglia lo Stato sorto
dalla rivoluzione approva e attua ad avere una legislazione estremamente innovativa:
• Si autorizza il divorzio consensuale;
• Si proclama l'eguaglianza assoluta tra uomini e donne;
• Si fa del matrimonio un rito civile;
• Si pone anche la legislazione per le zone musulmane, nel 1918 vengono aboliti la poligamia, il matrimonio delle bambine e l'uso del velo coranico;
• Stabilita la gratuità dell'assistenza ospedaliera appena partorienti;
• Liberalizzato l’aborto.
L'insieme di queste norme viene recepito ed esteso dal codice di famiglia approvato nel 1926. C'è anche l'idea di una destrutturazione delle relazioni
familiari che possa liberare i giovani dall'influenza della famiglia lasciando allo Stato rivoluzionario con lo spazio di cui c'è bisogno per plasmare i giovani
ai nuovi principi del comunismo. I giovani devono trovare nella scuola un luogo di formazione adatto capace di svolgere un'azione sostitutiva rispetto alla
famiglia. Per questo l'istruzione è resa obbligatoria fino a 15 anni. Si attua una diminuzione dell'analfabetismo soprattutto nelle donne. Il risultato
complessivo di tutto ciò è un deragliamento completo nelle strutture di molti nuclei familiari prodotto dall'effetto sovrapposto della nuova legislazione e
della condizione di guerra civile vissuta dal paese.
Aumentano tanto le vedove come le donne ripudiate dai mariti a causa del divorzio. C'è una crescita di aborti, di abbandoni dei figli in orfanotrofi o per
strada. Le donne ma soprattutto le famiglie si spostano dalla città alle campagne dove sperano di trovare cibo e lavoro.
C’è il caso drammatico delle bande di bambini vacanti, composte da ragazzi abbandonati che praticano l’accattonaggio, rubano, uccidono e si restituiscono.
2.5. Paura e consenso
L'esperienza bolscevica ha preso la strada della dittatura a partito unico, e questo percorso viene perfezionato fino ad avere un riconoscimento ufficiale
nella Costituzione del 1924. Una delle componenti essenziali di questo sistema è il ricorso alla violenza tramite il “terrore rosso” che incute molta paura.
Il sistema fondato su un partito unico non accetta la dialettica politica e non risulta così insolito nella popolazione che neanche sotto regime zarista non ha
mai conosciuto una vera e propria dialettica pubblica.
Inoltre il nuovo sistema offre vantaggi economici e sociali agli operai e contadini. Durante la Nep un numero cospicuo di contadini si arricchisce molto.
Il sistema a partito unico offre vantaggi anche a tutti coloro che in cambio di fedeltà politica trovano una collocazione negli apparati statali e rapidissima
crescita numerica, si forma il clientelismo d’apparato. Responsabili del partito sviluppano ancora una tecnica di governo che si fonda sul sospetto e sulla
sistematica ricerca dei traditori e dei nemici. Questo me meccanismo di un'estrema durezza fisica e psicologica è il nobilitato da una pervasiva
sacralizzazione del partito. Il partito infatti è l'unico depositario della verità.
CAPITOLO 3. Il dopoguerra dell’Occidente
3.1. le trasformazioni economiche nel primo dopoguerra
Nel primo dopoguerra i governi europei si trovano con debiti pesanti nei confronti degli Stati Uniti, che aveva fornito dei prestiti per far si che gli eserciti
potessero comprare armi e rifornimenti. I paesi europei hanno emesso grandi quantità di cartamoneta ed è per questo che si ha una violenta inflazione.
Tutto ciò provoca:
• Che le industrie pesanti si devono riconvertire, dopo il loro sviluppo durante la guerra;
• La diminuzione della produzione e quindi aumento della disoccupazione;
• Che le imprese diminuiscono i salari e questo incrementa la conflittualità sindacale;
• Il bisogno di trovare un lavoro ai soldati tornati dalla guerra, perché il posto che avevano lasciato è stato occupato da altri civili o dalle donne, che
vengono rimandate a casa.
A peggiorare la situazione, i nuovi stati formatosi dopo la guerra, adottano politiche economiche protezionistiche per dotarsi di propri sistemi produttivi. I 5
anni di guerra hanno cambiato anche i flussi commerciali, ed alla fine della guerra gli Stati Uniti emergono come il paese che ha ottenuto massimi benefici
economici e devono riscuotere i prestiti che avevano fatto.
3.2. Le riparazioni di guerra e relazioni economiche internazionali
Nel 1921 a conclusione delle trattative di pace, viene stabilita la cifra che i paesi vincitori vogliono dalla Repubblica della Germania. Si delinea quindi un
rapporto a catena, ovvero le riparazioni tedesche pagano agli stati dell’Intesa che pagheranno agli Stati Uniti. Ma questo sistema è bloccato all’ordine
perché lo stato tedesco non può far fronte alla richiesta di risarcimento. Gli Stati Uniti però non transigono sul pagamento e in più elevano i dazi doganali
per proteggere ulteriormente il loro mercato interno.
Il risarcimento del governo tedesco:
Il governo tedesco decide di svalutare il marco, continuando ad emettere cartamoneta. La situazione si aggrava nel gennaio 1923 quando l’esercito francese
e belga occupano la Ruhr, un distretto carbonifero e industriale importante per l’economia tedesca. La risposta tedesca è il blocco completo della
produzione nella Ruhr e ciò mette in difficoltà le industrie francesi situate vicino in Lorena. La situazione si blocca nell’autunno 1923 quando il governo
tedesco abbandona la politica inflazionistica. La spesa pubblica viene tagliata, le imposte vengono aumentate e gli imprenditori vengono costretti a far
rientrare i loro capitali esteri in Germania. Così si ha la rivalutazione del marco e l’inflazione viene fermata nell’agosto 1924. Questa soluzione è favorita
dalle decisioni della Conferenza Internazionale per la riparazioni di guerra, convocata a Parigi nel gennaio 1924 che con il piano Dawes:
• Permette la rivalutazione del marco;
• Si ha una dilazione del pagamento dei risarcimenti che gravano sulla Germania;
• Si ha la possibilità per la Germania di ricevere prestiti internazionali.
Tutto ciò permette alle banche o aziende statunitensi di investire in titoli offerti dalla repubblica tedesca in attività in Germania. In questo modo la catena di
relazioni finanziarie viene sbloccata e da vita ad una circolazione finanziaria triangolare: Germania⟶stati Intesa⟶Stati Uniti.
Il meccanismo è perfetto e nel giugno 1929 con una nuova Commissione Internazionale e con il Piano Young si prevede il pagamento rateale dei
risarcimenti tedeschi.
3.3. I consumi culturali e gli stili di genere
Nella metà degli anni venti si apre un nuovo universo grazie al rilancio delle economie e alla dimenticanza dei disastri avvenuti. Una sorta di incontenibile
desiderio si impossessa di molti sopratutto delle ragazze:
• La moda femminile si trasforma;
• Il make-up diventa di uso comune e non più delle attrici o prostitute.
Sono i giovani infatti che lanciano le nuove mode e cominciano ad essere dei modelli da imitare. Viene introdotto anche il cinema, che dagli Stati Uniti
arriva anche in Europa mostrando una capacità narrativa straordinaria.
3.4. La prosperità statunitense
Nel 1920 le donne conquistano il loro diritto al voto sul piano federale. Gli Stati Uniti degli anni vento riprendono la strada di un ritorno al passato:
• Nel novembre del 1920 il partito repubblicano riconquista la presidenza con Harding che fa il ritorno alla “normalità”. Le associazioni sindacali sono
sottoposte a una dura stretta repressiva. Mentre si reprimono sindacati si riallacciano le relazioni di tipo clientelare con i politici che favoriscono le grandi
imprese;
• Quando Harding muore nel 1923 subentra il suo vice presidente Coolidge che esprime un orientamento che favorisce le classi alte e più potenti gruppi
imprenditoriali.
Tra il 1920 e il 1930 il processo di concentrazione imprenditoriale raggiunge i livelli mai visti in precedenza. L'orientamento al consumo più che al
risparmio è incoraggiato anche dalla diffusione della tecnica della vendita rate. Tra il 1921 e il 1924 nuove leggi limitano i migratori in entrata negli Stati
Uniti sbarrando soprattutto gli accessi agli europei meridionali. Sono ancora in corso però le aggressioni le discriminazioni contro i neri maggiormente
incoraggiati dal Ku Klux Klan. La pubblicità commerciale presenta come ideale il profilo della moglie di classe media, casalinga e responsabile della casa
ed dei figli. In questi anni c'è anche la lotta contro l'uso la produzione delle bevande alcoliche promossa dai politici e dal Ku Klux Klan.
Questo “proibizionismo” però porta al commercio di contrabbando.
3.5. Stabilità e rinnovamento nel Regno Unito
Nel Regno Unito la fine della guerra porta con sé tre grandi novità:
• La conquista dell'autonomia dell'Irlanda, che nel 1923 diventa un Dominion autonomo;
• L'introduzione del suffragio universale maschile femminile, approvato dal parlamento nel 1918;
• La crisi progressiva del partito liberale e la grande ascesa del partito laburista.
La crisi dei liberali è più accentuata nella distribuzione dei seggi che nella distribuzione dei voti: questo è dovuto al sistema elettorale nel Regno Unito, un
sistema maggioritario uninominale. La crisi del partito liberale diventa grave dopo il 1924 quando ottengono pochi voti e nel 1929 i laburisti diventa primi
in termini di seggi.
Il laburisti diventano quindi i nemici dei conservatori che sono costantemente al governo guidati dal Primo Ministro Baldwin e da Churchill al tempo
ministro delle finanze. Il momento più difficile che devono affrontare alla grave crisi interna del 1925-26 legata alla fase di difficoltà sofferta dall'industria
carbonifera.
La ripresa dell'economia europea induce l'imprenditori minerali britannici a tentare di imporre minatori riduzione salariali e aumenti di orario, in modo da
produrre a prezzi più bassi. I sindacati operai si oppongono e iniziano lo sciopero che termina nel dicembre 1926. I conservatori sono stati unici ad
appoggiarli e nelle elezioni del 1929 il partito laburista vince. Così l'8 giugno 1929 si forma un governo di coalizione presieduto dal laburista McDonald.
3.6. Inquietudine politica e stabilizzazione economica in Francia
Nel dopo guerra la Repubblica francese conserva l'impianto costituzionale precedente. A partire dal 1920 il quadro politico è frammentato per la presenza
di numerose formazioni e ha come effetto una grande instabilità. Dal gennaio 1920 a giugno 1924 ai governi di centro destra che si susseguono sono sei.
Uno degli atti principali è presieduto dal governatore Poincaré che occupa la Ruhr, ciò provoca effetti negativi.
È per questo che in vista delle elezioni 1924 i radicali socialisti sottoscrivono un accordo elettorale che li portano a vincere le elezioni. Nell'estate del 1926
davanti all'incapacità dei governi di centro sinistra di mettere in atto una politica economica coerente, il cartello delle sinistre si scioglie.
Nel luglio 1926 si ricostituisce un governo conservatore guidato da Poincaré. Attua una linea fondata sul aumento della pressione fiscale, sul taglio delle
spese e sul rigoroso controllo della moneta azione, grazie a lui si stabilizza il valore del Franco.
3.7. Il Biennio rosso nell’Europa centrale
Tra il 1918 e 1919 le notizie che arrivano dalla Russia indicono gruppi socialisti estremisti a coltivare il progetto ricostruire una Repubblica sovietica.
Nel marzo marzo del 1919 in Ungheria il governo di coalizione si dimette per protesta contro lo smembramento del territorio appartenuto all'Ungheria, si
forma così un governo socialdemocratico con l'obiettivo di conservare la massima parte del territorio che apparteneva all'Ungheria sotto l'impero austro-
ungarico. Gli ungheresi contattano Kun, che venendo partecipato alla rivoluzione bolscevica russa può essere un giusto aggancio per ottenere dalla Russia
sovietica una aiuto militare; Kun accetta a patto che venga proclamata subito una repubblica dei soviet d’Ungheria, avviene il 21 marzo 1919. La
Repubblica ungherese tenta di mettere subito in atto una politica economica estremamente radicale ma incontra le resistenze di proprietari e contadini.
Intanto l'Intesa ordina all'esercito cecoslovacco e a quello rumeno, sotto il controllo francese, di attaccare l'Ungheria e porre fine a questa esperienza
sovietica. L'esercito ungherese viene sopraffatto e la Repubblica dichiarata decaduta.
In Germania, i socialdemocratici sono inclini a ricostruire una democrazia rappresentativa nella quale ovviamente contano di conservare un ruolo di primo
piano. A Berlino i primi di gennaio scatta un tentativo rivoluzionario guidato da Luxemburg e Liebknetch, capi della “Lega di spartaco”, che il 30 dicembre
1918 hanno fondato il partito comunista tedesco. La loro idea è quella di costruire una Repubblica dei soviet simile a quella che si è formata nella Russia.
La loro insurrezione però viene subito repressa dal governo socialdemocratico che fa appello all'esercito regolare e ai Freikorps. La repressione della
rivoluzione spartachista è brutale ed è compiuta soprattutto dai Freikorps.
In Baviera avviene una breve esperienza di rivoluzione sovietica dove da marzo a maggio 1919 si forma un’altra effimera Repubblica che proclama la sua
autonomia. I primi maggio 1919 la Repubblica viene repressa nel sangue dall'esercito dei Freikorps.
3.8. La repubblica di Weimar
A Berlino, dopo la repressione del tentativo spartachista, il presidente provvisorio il socialdemocratico Ebert ha convocato le elezioni per i rappresentanti
dei dell'assemblea costituente. I socialdemocratici vincono le elezioni e l'assemblea conferma Ebert come presidente della Repubblica e procede a
preparare una costituzione che viene promulgata nell'agosto del 1919. Poiché l'assemblea costituente si è riunita nella città di Weimar la nuova Repubblica
di Germania è conosciuta anche come Repubblica di Weimar. I problemi che devono essere fronteggiati sono due:
• Il pagamento delle riparazioni di guerra;
• La contrarietà alla Repubblica parlamentare, cui vengono attribuiti limiti e gravi responsabilità da diversi punti di vista.
Dopo il tentativo spartachista in Sassonia e in Turingia ci sono di tentativi comunisti che vengono rapidamente repressi dall’esercito.
Questo inquieta l'opinione pubblica nazionalista di estrema destra e si tratta di una parte di pubblico che ha simpatia per le posizioni espresse dai capi
dell'esercito e dai Freikorps. Questi criticano le situazioni della Repubblica che ritengono sia nata a causa di una sorta di tradimento politico, “una
pugnalata alla schiena”. Nel 1918 l’esercito tedesco non è stato sconfitto, perché se non ci fosse stata la rivoluzione di novembre che ha costretto
Guglielmo II la fuga e proclamato la Repubblica, l'esercito avrebbe potuto resistere.
Nel 1920 il governo guidato dai social democratico Muller decide che è il momento di procedere allo scioglimento dei Freikorps, ciò provoca un loro colpo
di stato (putsch) nel marzo del 1920 a Berlino sotto la guida del funzionario Kapp, che però fallisce. Negli anni seguenti ex militari dei Freikorps tentano
altri due attentati che uccidono due importanti personalità politiche della Repubblica di Weimar.
L’ascesa di Hitler:
Dopo questo omicidi politici nel novembre del 1923 monaco di Baviera Adolf Hitler tenta ancora un colpo di Stato. Hitler:
• Si era arruolato nell'esercito allo scoppio della grande guerra e dove viene ripetutamente ferito;
• Dopo la guerra torna a Monaco dove si unisce militanti del piccolissimo partito dei lavoratori, Dap tedeschi fondato da Drexler⟶ il partito ha un
orientamento nazionalista, antisemita ed è favorevole a una politica sociale per i lavoratori. Nel 1920 la Dap cambia nome assume quello di partito
nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi e si tratta di un programma di 25 punti (tra cui la formazione di una grande Germania, l'abolizione dei trattati di
pace, l'esclusione dei diritti di cittadinanza agli ebrei).
Nel 1921 Hitler riesce a imporsi come Fuhrer, come il capo indiscusso del partito. La Nsdap si amplia notevolmente e si dota di un suo distaccamento
paramilitare, i reparti d’assalto, tutto ciò avviene grazie ai finanziamenti da grandi industriali.
Nell'autunno del 1923 in Baviera numerosi gruppi politici protestano contro la decisione del governo di interrompere la resistenza per occupare la Ruhr.
Hitler prende contatti col generale Ludendorff, uno dei responsabili dell'esercito tedesco durante la guerra, e pensa di poter convincere i locali responsabili
dell'esercito e le principali autorità politiche per un colpo di Stato antirepubblicano.
La sera dell'8 novembre 1923 reparto armato di SA fa eruzione in una birreria di Monaco dove è in corso una manifestazione nazionalista a cui partecipano
il capo del governo, il locale comandante dell'esercito e il capo della polizia, lì Hitler proclama decaduto il governo di Berlino e tenta di arrestare le tre
autorità con l'intenzione di costringerle a collaborare al suo colpo di stato. Nel caos i tre fuggono e raggiungono la caserma dell'esercito dove danno loro
l'ordine di reprimere il tentativo.
Hitler viene catturato, arrestato e condannato a cinque anni di carcere, ma ne sconta solo nove mesi. In carcere comincia a scrivere il Mein Kampf, un testo
nel quale espone le sue convinzioni politiche e ideali.
Uscito di prigione riprende le fila dell'attuazione politica riorganizzando il suo partito che nel 1924 si presenta per la prima volta le elezioni ottenendo un
buon risultato iniziale, non conferma però in quelle immediatamente successive. Dopo il 1924 tuttavia sembra essere in corso una buona stabilizzazione
democratica sebbene nessuno dei partiti filo repubblicani sia in grado di costituire da solo il governo e si deve sempre ricorrere alla formazione di governi
di coalizione.
CAPITOLO 4. Il fascismo al potere
4.1. Il quadro politico italiano nel dopoguerra
Dopo il 1918 in Italia c'è una forte inflazione, problemi di riorganizzazione produttiva da risolvere e una larga inquietudine sociale da soddisfare o sedare.
L'Italia si trova ad affrontare un terremoto e ciò avvicina la sua situazione a quella delle potenze che hanno perso la guerra. Il terremoto è favorito da:
• Due nuove leggi elettorali del 1918-19;
• Suffragio universale maschile;
• Rappresentanza proporzionale con scrutinio di lista. Alle elezioni si presentano i candidati e a ciascun partito tocca un numero di rappresentanti che è
grosso come il numero di voti ottenuto.
La riforma è un'opportunità perché si sviluppi una maggiore partecipazione democratica. I dirigenti liberali sono convinti di poter dominare la situazione
anche con queste nuove leggi elettorali, ma così non è.
Quando arriva il momento delle nuove elezioni, i liberali sono privi di un partito che li sorregga, invece altre due formazioni politiche mostrano di
possedere organizzazioni solide:
• Partito popolare italiano (Ppi): partito cattolico fondato nel gennaio gennaio 1919 e guidato da un sacerdote Don Luigi Sturzo;
• Partito socialista Italiano (Psi): quello che ha raccolto con convinzione il messaggio della Russia bolscevica. Nel suo XVI congresso nazionale
nell'ottobre 1919 i delegati hanno approvato importanti soluzioni: la rivoluzione sovietica come modello da seguire, la demolizione dello Stato borghese
per la realizzazione della dittatura dei proletariato e l'uso della violenza se necessario.
Adesso i socialisti partecipano alle elezioni del 1919 con queste idee, mentre i liberali non sono più in grado di formare governi con maggioranza solita che
li sostenga in parlamento.
4.2. Le aree di crisi nel biennio 1919-1920
La prima area di crisi è alimentata da un largo settore dell'opinione pubblica che manifesta il suo dissenso nei confronti delle condizioni di pace del trattato
di Versailles.
Il patto di Londra aveva stabilito che oltre a Trento, Trieste e regioni circostanti sarebbe toccata anche la Dalmazia. Nel corso delle trattative però la
Dalmazia, che è una regione maggioranza slava, viene assegnata alla Jugoslavia. Incerto invece è incerto il destino della città di fiume. Questo trattamento
viene denunciato dai gruppi nazionalisti italiano come una “vittoria mutilata”, espressione coniata da Gabriele D’Annunzio.
I primi di settembre 1919 D'Annunzio si reca a Ronchi nei pressi di Fiume e si elegge capo del battaglione dell'esercito italiano che era lì. Il 12 settembre
1919 occupa Fiume e costruisce una Reggenza, proclamandola annessa all’Italia.
Nei mesi successivi i governi liberali di Nitti e Giolitti cercano di ostacolare l'iniziativa dannunziana e il problema viene risolto il 12 novembre 1920
quando il governo di Giolitti firma con la Jugoslavia il trattato di Rapallo, che attribuisce la Dalmazia alla Jugoslavia con l'eccezione della città di Zara. Il
trattato stabilisce che Fiume sia una città libera. La situazione è anche difficile nella conflittualità che è scoppiata nelle fabbriche nelle campagne:
• La presenza di un partito socialista incoraggia sindacati operai e contadini ad assumere posizioni altrettanto radicali;
• La conflittualità agraria si concentra nella valle padana e nell'Italia centrale. Le leghe sindacali cercano di ottenere l'imponibile di manodopera, l’obbligo
per i proprietari di assumere un numero fisso di braccianti stabilito in base alle indicazioni concordate con i rappresentanti sindacali. Dopo numerosi
scioperi nel 1920 i proprietari devono piegarsi e accettare l'imponibile di manodopera;
• Nelle campagne dell'Italia meridionale c'è molta inquietudine e i casi di occupazione di terra incolte dai contadini senza terra sono molte;
• Nelle aree industriali l'area è tesa. Alla fine dell'estate 1920 un duro contenzioso contrappone la Fiom che chiede gli aumenti salari per i lavoratori e gli
imprenditori del settore che invece si oppongono. Gli imprenditori decidono di procedere alla serrata e come risposta di operai
decidono di occupare le fabbriche. Alla fine di settembre 1920 viene raggiunto un accordo che segna la vittoria dei lavoratori.
Molti operai sono però delusi perché avevano interpretato l'occupazione come una possibile rivoluzione sovietica e non come un contenziosa sindacale più
dura del solito. Sin dalle settimane successive si capisce che gli imprenditori non vogliono attivare i consigli degli operai nelle loro fabbriche e ciò
provocano una spaccatura interna nel Psi, infatti si è formata una corrente guidata da Gramsci e Togliatti che vuole sperimentare con maggiore decisione la
via rivoluzionaria.
Il 21 gennaio 1921 questa corrente rivoluzionaria decide di abbandonare il XVII congresso del Psi e costruisce il Partito comunista Italiano (Pcd’I).
4.3. La nascita del fascismo
Alla fine del 1920 gli industriali proprietari sono spaventati e furiosi, hanno dovuto cedere la libertà di gestire le proprie aziende secondo i loro criteri.
Poiché i governi liberali si sono rifiutati di intervenire a loro favore pensano che sia necessario ricorrere ad una forza armata privata. Perciò cominciano a
rivolgersi a varie formazioni politiche che dispongono di piccole forze paramilitari e tra queste il movimento dei fasci di combattimento.
È un gruppo politico fondato il 23 marzo 1919 a Milano da Benito Mussolini, ex esponente del Psi espulso nel 1914 per aver manifestato a favore
dell'entrata in guerra dell’Italia.
Così i fasci di combattimento mescolano il patriottismo bellicista e ambizioni di riforma sociale: in questa forma però il movimento non decolla infatti,
nelle elezioni del 1919 ottengono pochi voti e nessun deputato.
Mussolini allora decide di cambiare natura e accentua l'antisocialismo e l’antibolscevismo. Questa mutazione attira le attenzioni dei propri proprietari della
Valle padana che finanziano Mussolini affinché il suo movimento potenzi le proprie formazioni paramilitari. Nascono così e si diffondono le squadre
d’azione fasciste:
• Iniziano una lunga e sanguinosa stagione di azioni a sorpresa e aggressioni contro i socialisti, i sindacalisti e gli esponenti di sinistra;
• Nel 1920 lo squadrismo diventa una realtà politica, i proprietari terrieri e gli imprenditori lo incoraggiano per i suoi benefici sugli scioperi;
• I fasci adottano i più importanti movimenti di destra che si sono formati in Europa;
• La loro divisa prevede un vestito militaresco con camicia nera e simboli mortuari;
• Le tecniche di aggressioni sono brutalmente dirette, quando non si usano le armi da fuoco si usano bastone o manganelli. A volte si adottano tecniche per
dimostrare che l’avversario “se la fa addosso” (olio di ricino).
Il fascismo attraverso i suoi organi di stampa, i comizi digerenti e soprattutto Mussolini si presenta come l'unico movimento capace di raccogliere le eredità
del del discorso nazionale patriottico fondato nel risorgimento, vuole essere una formazione che non dimentica i martiri della guerra nazionale.
Ma per fare la nazione grande occorre eliminare ogni possibile divisione sociale o politica che possa infrangere la loro compattezza nazionale. Una buona
parte dell'opinione politica di estrazione medio e alto borghese apprezza molto il fascismo ed è proprio questa congiunzione tra attivismo violento e
aspirazione ideale che, Mussolini celebra utilizzando un lessico sacrale profondamente radicato nella cultura politica dell'Italia del primo dopo guerra.
Questo insieme di elementi fa del fascismo un movimento da subito un buon radicamento di massa.
4.4. La marcia su Roma
Nel maggio 1921 alle nuove elezioni i fasci ricevono una sorta di legittimazione politica e un numero di loro candidati viene incluso nelle liste dei “blocchi
nazionali”, alleanze di vari gruppi politici che si aggregano per fermare l'ascesa politica del Ppi e del Psi.
Tuttavia i fasci non ottengono la maggioranza assoluta dei seggi, però 38 fascisti vengono eletti nelle liste dei blocchi e possono sedere alla camera come
deputati.
Il quadro politico però non è stabile: il primo governo che si costituisce, socialista guidato da Bonomi resta in carica per pochi mesi. Quelli successivi
entrambi liberali guidati da Facta non durano molto. Mentre l'area liberale non riesce a darsi una formazione organizzativa permanente. Nel novembre
novembre 1921 nel congresso che si tiene a Roma i fasci cambiano nome e assumono quello di Partito nazionale fascista (Pnf) e Mussolini è acclamato
duce. Le squadre d'azione vengono incorporate nelle strutture del partito che quindi si dispone di una sua propria forza militare privata. Ciò avviene senza
che l'autorità dello Stato intervenga per sanzionare l'evidente illegalità.
Nonostante i successi organizzativi del partito nel corso del 1922 si pone un problema decisivo: la situazione di illegalità e di tensione conflittuale,
alimentata dalle aggressioni delle squadre fasciste, non può durare ancora a lungo e anche settori dell'opinione pubblica favorevole iniziano a palesare
qualche perplessità.
Nel corso di questo periodo il Psi ha continuato a subire scissioni che ne hanno indebolito la forza e quindi la minaccia di una rivoluzione bolscevica sta
perdendo consistenza.
È così che Mussolini decide che arrivato il momento di tentare una dacia azione di forza, alla fine di ottobre 1922 prende corpo il progetto di realizzazione
della marcia su Roma. È un colpo di Stato che avviene tra il 27-28 ottobre 1922:
• Le squadre d'azione si muovono da varie parti d’Italia;
• Occupano uffici postali e telegrafici in modo da obbligare alle dimissioni il governo in carica guidato da Facta e costringere il re a dare a Mussolini
l'incarico di formare un nuovo governo governo;
• Re Vittorio Emanuele avrebbe dovuto proclamare lo stato d'assedio ma il re decide di non fermare il decreto presentatogli da Facta. Così facendo il 28
ottobre 1922 Mussolini si presenta al re e ottiene l'incarico di formare il nuovo governo, ci mette due giorni.
Questo governo si forma in un’illegalità costituzionale ed è sottolineato dallo stesso Mussolini. La camera vota la fiducia al governo di Mussolini e si
concedono al governo i pieni poteri per il riordinamento del sistema tributario e della pubblica amministrazione.
4.5. Una fase transitoria, 1922-1925
Nel dicembre 1922 viene formato il Gran consiglio del fascismo.
Nel gennaio 1923 le squadre d’azione fasciste sono trasformate nella milizia volontaria per la sicurezza nazionale, è un corpo militare strettamente
collegato al partito ma ora riceve una legittimazione istituzionale che permette di affiancarsi ai corpi armati esistenti.
De Stefani attua diverse riforme:
• In economia attua linea politica liberista. Nei rapporti commerciali internazionali si adottano tariffe doganali leggeri che dovrebbero favorire gli scambi e
l'arrivo di merce prime necessarie all’industria;
• Per quanto riguarda i rapporti di lavoro si attua un indirizzo volto a favorire consolidare l'autonomia decisionale degli imprenditori industriali nelle loro
aziende;
• Vara anche la politica fiscale che punta più sulle imposte indirette che su quelle dirette (le imposte pagate le contribuenti sulla base dei redditi che
guadagnano) favorendo le élite economiche e sociali.
Forte di questi risultati Mussolini vuole trovare il modo per imporre definitivamente il dominio del suo partito l'obiettivo era raggiunto con l'approvazione
nel luglio 1923 di una nuova legge elettorale che prevede che la lista che raccoglie la maggioranza relativa ottenga i 2/3 dei deputati della camera. I risultati
nelle elezioni del 1924 sono favorevoli per i fascisti che hanno convinto gli elettori con la violenza. Tutta sembra andare per il meglio per i fasci ma il 30
maggio 1924 Matteotti pronuncia la camera chiaro discorso che denuncia le violenze dei fascisti. 10 giorni più tardi viene catturato e ammazzato.
Di conseguenza le opposizioni decidono di ritirarsi dal parlamento e di riunirsi separatamente, è la “secessione dell’Aventino” (ricorda la plebe che si ritira
sul colle per protestare contro i patrizi). La situazione viene sbloccata quando il 3 gennaio 1925 Mussolini si dichiara colpevole.
4.6. Il fascismo si fa stato
Nei giorni seguenti al discorso lo strappo politico-istituzionale viene realizzato attraverso lo scioglimento di tutte le associazioni politiche verso il fascismo,
sebbene ciò ne equivalga ancora al definitivo scioglimento dei partiti di opposizione.
A questa prima serie di misure segue l'approvazione delle “leggi fascistissime” 1925-26, che istituzionalizzano definitivamente il mutamento del sistema
politico:
• Il governo è responsabile solo nei confronti del re e non ha bisogno di alcun voto parlamentare di fiducia per esistere;
• Prendendo spunto da ben quattro falliti attentati compiuti contro Mussolini, reintroduce la pena di morte per chi attenti alla vita dei regnanti o del capo
del governo;
• Firmato il patto di “palazzo Vidoni” in cui la Confindustria riconosce l'esistenza solo della confederazione delle corporazioni fasciste;
• Si dichiarano decaduti tutti i deputati dell’opposizione, ciò sancisce l'effettivo scioglimento di tutti i partiti antifascisti;
• Con la legge legge del 1928 si riforma ancora una volta al sistema elettorale che prevede che esistono un'unica lista nazionale completa dal gran
consiglio del fascismo dove gli elettori possono solo approvare o respingerla.
Dal 1924 i prezzi hanno preso a salire anche in virtù della svalutazione della moneta italiana nei confronti della moneta estere.
Mussolini nell'agosto del 1926 decide quindi di procedere alla rivalutazione della lira che viene portata a quota 90, mettendo freno all'inflazione e facendo
scendere il prezzo dell’importazione. Mussolini promuove anche una politica politica favorevole nella crescita demografica della popolazione e lancia la
battaglia del grano. Per ottenere ciò si procede a un netto innalzamento dei dazi doganali sui cereali.
Vara anche la bonifica integrale che è l'azione di prosciugamento e dimessa cultura delle aree paludose, sopratutto in Meridione. Già dal 1923 si ha una
riforma scolastica attuata dal ministro dell'istruzione Giovanni Gentile che ha previsto la reintroduzione dell'insegnamento obbligatorio della religione nelle
scuole elementari e l’introduzione dell'esame di Stato.
L'11 febbraio 1929 si stipulano i Patti Lateranensi che sono un trattato formale tra la chiesa e lo Stato italiano:
• Lo Stato paga il Vaticano un’indennità come risarcimento per la perdita del potere temporale
• La religione cattolica diventa religione di Stato;
• Si riconosce il valore civile del matrimonio religioso e l'insegnamento della dottrina cattolica;
• L'azione cattolica è l'unica associazione non fascista tollerata dal regime.
Il risultato delle elezioni col metodo plebiscitario che la nuova legge del 1998 sembrano mostrare che il regime fascista incontra l'apprezzamento della
popolazione italiana. Con l'elezione dei 1929 il successo dei fascisti evidente.
CAPITOLO 5. Civiltà in trasformazione
5.1. Il fardello dell’Occidente
L’espressione “fardello dell’Occidente” (o dell’uomo bianco) è stata coniata dallo scrittore inglese Kipling, che nel 1899 in occasione della guerra tra Stati
Uniti e gli indipendentisti delle Filippine, vuole indicare il peso morale che grava sui colonizzatori per civilizzare popolazioni arretrate, anche a costo di
affrontare pericoli e guerre.
Dall’altra parte questo fardello è visto invece, come il peso dell’oppressione dei dominatori sui colonizzati. L’oppressione era già stata denunciata prima
del 1914, ma con la Grande Guerra, giornalisti, diplomatici e soprattutto soldati possono osservare da vicino le potenze europee. In questo senso, la guerra
si rivela come una grande occasione per i non europei di trarre modelli politici e culturali da adottare nei propri paesi (in particolare il comunismo e il
fascismo). Dunque, questi paesi si impossessano dei modelli europei e li utilizzano per combattere lo stesso Occidente: ecco perché affermano che ”
l'Occidente fu combattuto con idee nate in Europa”.
5.2. La Cina contesa
Dopo la proclamazione della Repubblica cinese nel 1911, la Cina ha dovuto affrontare un periodo di conflittualità interna, che si risolve quando il
Kuomintang (Partito nazionalista cinese), guidato da Sun Yat-sen, nel 1923 ricostituisce a Canton un governo nazionale.
Il governo riceve l'appoggio del Partito comunista cinese, fondato nel 1921 da intellettuali. L'alleanza tra nazionalisti e comunisti è favorita dall'accordo
stipulato con i rappresentanti dell'Unione Sovietica, che pur non offrendo un sostegno materiale, costituisce un elemento di rottura sul piano diplomatico
delle potenze ostili alla Cina.
Intorno al governo nazionalista si forma un esercito volontario, pronto a combattere contro gli eserciti dei “signori della guerra”, che detengono il potere
militare e politico nelle province. L’autorità politica del Partito comunista cresce molto grazie alla sua capacità di far leva sul disagio sociale nel quale
vivono gli operai delle grandi città.
Nel 1925 Sun Yat-sen muore, così la guida del Kuomintang e dell’esercito è assunta da Chiang Kai-shek, di orientamento moderato. Kai-shek, nel 1926,
lancia la “spedizione contro il Nord”, con l’obiettivo di sconfiggere le fazioni militari dei signori della guerra e riunire la Cina del Nord-ovest alla Cina del
Sud. La spedizione ha successo grazie al vasto sostegno di operai e contadini.
Nel 1927, grazie ad uno sciopero operaio a Shanghai, l’esercito può entrare nella città e occuparla. Ma tale sciopero è la prova che l’influenza comunista
sta diventando dominante e perciò è arrivato il momento di liberarsi dei comunisti in modo drastico.
Nella notte del 12 aprile 1927, Kai-shek ordina una grande repressione dei comunisti di Shanghai: i militanti e i dirigenti catturati sono immediatamente
giustiziati e nei mesi seguenti prosegue ancora la repressione anticomunista e ciò causa la rottura del rapporto di collaborazione con l’Unione Sovietica.
Kai-shek sembra dominare del tutto la situazione: nel 1928 la “spedizione della guerra” viene completata, i signori della guerra ancora vivi accettano di
allearsi con i nazionalisti, cosicché nel 1928 si forma un nuovo governo nazionalista che proclama la riunificazione della Cina:
• Il governo annuncia un programma di modernizzazione dell’economia e della società, ma mancano gli strumenti;
• In alcune zone, le attività commerciali e produttive sono ostacolate dalla presenza di gruppi criminali, verso i quali Kai-shek ha grande debito, perché lo
hanno aiutato nella repressione anticomunista del 1917, quindi non può combatterli. Proprio la collaborazione con le organizzazioni criminali fa criticare
il governo, insieme alla pesante tassazione sulle attività commerciali e produttive urbane;
• A rendere ulteriormente difficile la situazione, nelle campagne del Nord e dell’Ovest si sono creati gruppi armati di proprietari terrieri e contadini che si
dedicano ad attività di brigantaggio sulle principali vie di comunicazione, ostacolandone i commerci;
• Nelle aree meridionali della Cina, invece, operano i gruppi comunisti che sono riusciti a scampare alla repressione e che trovano un sostegno tra i
contadini, sottoposti allo sfruttamento dei proprietari. I contadini delle aree dove operano i comunisti sono incoraggiati a espropriare le terre dei grandi
proprietari, lasciando loro la terra; le piccole proprietà dei coltivatori diretti, invece, non devono essere toccate.
Una linea di questo genere raccoglie intorno ai comunisti un solido e crescente appoggio contadino, che porta alla formazione di gruppi armati comunisti,
che si danno ad azioni di guerriglia contro l'esercito nazionalista.
La guerra fra Cina e Giappone:
Nel 1931 si abbatte sulla Cina l’attacco giapponese, con l'aggressione alla Manciuria, area controllata da uno dei signori della guerra. In questa situazione,
in cui la Cina è attaccata sia all’interno che all'esterno, il regime di Nanchino deve decidere se affrontare i giapponesi o se stroncare la guerra comunista:
• Non si può combattere l’esercito giapponese perché è più grande del cinese;
• Così Kai-shek decide di dare la priorità alla lotta contro i comunisti, anche perché stanno cercando di formare una repubblica cinese dei soviet nelle aree
rurali.
Tra il 1931 e il 1934 l’esercito nazionalista sferra cinque ”campagne di annientamento” contro i comunisti. La quinta, nel 1934, sembra sul punto di
raggiungere l’obiettivo: le forze comuniste sono accerchiate, mentre nei villaggi la popolazione civile ritenuta filocomunista viene sterminata.
Nell’ottobre del 1934 i comunisti che resistono ancora all’attacco, riescono a rompere l’accerchiamento e a dirigersi a ovest e poi a nord. La cosiddetta ”
lunga marcia” ha termine nell’ottobre 1935, dopo essere giunti a Yenan. Quest’ultima diventa il nuovo piazzaforte dei comunisti, dove Mao Tse-tung può
riorganizzare le sue forze.
Da qui, i comunisti si presentano non solo come i fautori di una rivoluzione sociale nelle campagne, ma soprattutto come sostenitori di una resistenza
patriottica contro i giapponesi. Ciò permette loro di guadagnare molti consensi e di costituire un numeroso esercito popolare cinese. Questi sviluppi
costringono Chiang Kai-shek a tentare di rientrare in contatto con i comunisti, per definire una linea di difesa comune contro i giapponesi.
Nell’aprile 1937 si giunge ad un accordo, con il quale i comunisti rinunciano a cercare di dare vita ad una rivoluzione comunista nella zona da loro
controllata; in cambio, quella zona diventa una regione autonoma, mentre le armate comuniste entrano a far parte dell’esercito cinese.
5.3. Il Giappone imperiale
Mentre la Cina cerca di uscire dalla crisi successiva alla proclamazione della Repubblica, il Giappone prosegue sulla strada della crescita economica e
dell’espansione territoriale, grazie all’intervento dello Stato nel finanziamento delle attività economiche. La forte pressione fiscale permette di finanziare il
sistema educativo, la costruzione e modernizzazione delle infrastrutture e il potenziamento dell’esercito. L’importanza attribuita all’esercito ha
implicazioni economiche e politiche:
• Dal punto di vista economico, le spese militari incoraggiano la crescita dell’industria siderurgica e meccanica;
• Dal punto di vista politico, si assiste ad una crescente influenza dell’esercito sugli orientamenti politici dei governi giapponesi.
La crescita economica giapponese, però, soffre anche di forti squilibri:
• C’è la necessità di contare sul commercio estero per sostenere lo sviluppo interno, infatti, tutte le materie prime utilizzate dalle industrie giapponesi sono
importate dall’estero;
• Inoltre, la crescita economica non basta da sola a garantire un livello elevato della domanda nel mercato interno, ma servirebbe che le retribuzioni dei
contadini e degli operai fossero più alte, in modo tale da aumentare la richiesta di prodotti.
Per cui, l’economia giapponese ha bisogno di esportare quei prodotti che non riescono ad essere assorbiti dal mercato interno.
Il forte legame con i mercati esteri incoraggia la classe dirigente giapponese a coltivare piani di espansione militare verso l’Asia continentale: l’idea è
quella di occupare e sottomettere nuovi territori da utilizzare come aree economiche da cui importare materie prime e verso cui esportare prodotti finiti.
Tuttavia, a causa della situazione interna, i piani imperialistici rimangono per il momento solo dei progetti. Nel 1926 muore l’imperatore Taisho e gli
succede il figlio Hirohito, il quale sembra aperto alla collaborazione con l’esercito. Nel 1926 anche Kato Komei muore e viene sostituito alla presidenza del
Consiglio Tanaka Giichi, dirigente dell’Associazione dei riservisti, una delle principali organizzazioni politiche promosse dai militari. La sua linea di
governo abbandona le componenti democratiche, mentre accentua gli aspetti autoritari. Nel 1928 Tanaka Giichi fa approvare una norma che prevede la
pena di morte per chi esprime ”pensieri pericolosi”, cioè tali da mettere in discussione i valori del Kakutai. In questo modo, le associazioni socialiste e
democratiche sono messe a tacere. Nel settembre del 1931, i militari giapponesi, senza alcun ordine provocano un incidente con le forze armate cinesi in
modo da avere un pretesto per attaccare e occupare la Manciuria. Così, entro la fine del 1931, l’esercito giapponese controlla militarmente tutta la regione.
A gennaio del 1932, le truppe giapponesi bombardano Shanghai, che, però, riesce a resistere.
I vertici dell’esercito giapponese proclamano la formazione del Manchukuo, uno Stato-fantoccio sottoposto al controllo dell’esercito, a capo del quale
viene posto l’ultimo imperatore cinese. Il 15 settembre del 1932, il governo civile giapponese riconosce la formazione del Manchukuo come Stato
autonomo e dipendente dal Giappone. Ma l’azione giapponese ha gravi ripercussioni internazionali, infatti il riconoscimento del Manchukuo viene
condannato dalla Società delle Nazioni e, per reazione, il Giappone ritira la sua adesione (24 febbraio 1933). Tutta questa catena di avvenimenti denuncia
la debolezza dei partiti politici giapponesi, che incoraggia le fazioni militari, strutturate in società segrete, a tentare colpi di stato.
Nel 1936 una delle fazioni militari, la Kodoha (fazione della via imperiale) tenta un colpo di Stato, che però viene bloccato dall'opposta fazione militare, la
Toseiha (fazione di controllo). Tuttavia, il fallimento del colpo di Stato non prelude al ritorno a vita politica ordinata, ma costituisce la premessa per il
mutamento del regime politico. Nel 1937 viene nominato Primo ministro un principe della famiglia imperiale, che ha il pieno
appoggio sia dalla fazione militare sia dai maggiori gruppi imprenditoriali.
Il governo di Fumimaro chiarisce subito il suo orientamento politico con la pubblicazione del testo programmatico Kokutai no Hongi (Princìpi cardinali
dell’identità nazionale). Il testo afferma la sacralità della persona dell’imperatore e il dovere che ogni giapponese ha di rispettare lui e le autorità a lui legate
e di affermare che il popolo giapponese è diverso e superiore a ogni altro popolo della Terra.
Il Kokutai no Hongi vale come un programma politico, che prevede una politica estera estremamente aggressiva e una svolta autoritaria in politica interna,
il governo di Fumimaro decide di attaccare la Cina, con l’intento di dominarla completamente. Nell’estate del 1937, un esercito giapponese varca i confini
del Manchukuo e dà avvio all’aggressione militare. Dopo aver conquistato Shanghai, alla fine del 1937, l’esercito giapponese conquista anche Nanchino
(capitale della Cina). Lì, i militari giapponesi si abbandonano a esecuzioni di massa di soldati e civili cinesi, ad aggressioni sessuali e a un massacro
sistematico della popolazione civile.
Intanto, tra il 1937 e il 1938, l’esercito giapponese si assicura il controllo di gran parte della Cina nord-orientale. Ma la guerra per il dominio della Cina e di
tutta l’Asia orientale non è che all’inizio: la Cina, infatti, si sta preparando a resistere. All’interno del Giappone, il dominio dei militari viene formalmente
riconosciuto nel 1940, quando tutti i partiti sono sciolti, una svolta che fa del Giappone un regime politico a partito unico.
5.4. L’India e Gandhi
In India prima della Grande Guerra, la rinascita indù e islamica ha riacceso tensioni tra le comunità religiose, ciascuna delle quali possiede anche
un’organizzazione politica:
• Il Congresso nazionale indiano per gli indù;
• La Lega musulmana, per gli islamici.
Durante il periodo della Grande Guerra, cercano di stabilire un accordo tra le due organizzazioni, ma non riescono a definire una linea comune
antibritannica. Dopo la guerra, l’India si aspetta cambiamenti, infatti, dopo aver combattuto a fianco dei britannici, gli indiani si aspettano un
riconoscimento, con la concessione di una forma di autonomia. Ma nel 1919, il governo britannico decide di confermare le leggi eccezionali varate durante
il periodo di guerra. Queste sono norme che nega l’autonomia e prevedono l’incarcerazione senza processo per chi manifesti posizioni antigovernative. In
questa occasione emerge la figura di Gandhi:
• Figlio del Primo ministro di un piccolo Stato dell’India;
• E’ di religione indù e influenzato dal giainismo, una corrente filosofico-religiosa che si fonda sul principio dell’ahimsa, della “non violenza integrale”
• Ha studiato Giurisprudenza a Londra e ha importanti esperienze professionali e politiche in Sudafrica, dove viene assunto come avvocato. Lì, Gandhi è
turbato dalla discriminazione razziale che colpisce i neri e i numerosi immigrati indiani. Si impegna, allora, nella difesa dei diritti degli indiani del
Sudafrica, che erano stati privati del diritto di voto.
In questa circostanza elabora una sua teoria politica⟶l’idea che un’azione politica di massa possa essere condotta senza ricorrere alla violenza.
Gandhi ritiene che ci si possa opporre attraverso il ricorso a forme di resistenza passiva e pacifica. La sua lotta politica prende il nome di satyagraha, che
significa “fermezza della verità”. Le iniziative sudafricane rendono Gandhi popolare nella comunità indiana locale. Ben presto la sua fama arriva in India.
Quando torna in patria è già un personaggio molto noto e autorevole.
Nel 1918 si impegna per la difesa dei contadini, un’azione che amplia ulteriormente la sua popolarità, ed è allora che molti indiani cominciano a chiamarlo
Bapu («padre»).
Nel 1919 invita gli indiani a protestare contro le leggi eccezionali britanniche, tramite una sorta di sciopero generale. L’appello di Gandhi ha un grande
successo. Ma durante una manifestazione, un reparto militare britannico spara sulla folla uccidendo 400 indiani. Il massacro gioca gravemente a sfavore
dell’autorità britannica, mentre il prestigio di Gandhi ne esce enormemente accresciuto.
Nel 1920 Gandhi si impone come il capo del Congresso nazionale e si impegna a coinvolgere anche gli indiani musulmani per il conseguimento
dell’indipendenza contro il governo britannico. Ma la Lega musulmana non apprezza l’iniziativa gandhiana, perché non crede nella non-violenza: perciò i
rapporti tra Congresso nazionale e Lega musulmana continuano a essere difficili.
Nel 1920-22 Gandhi lancia una grande campagna per la non cooperazione contro i britannici (es: testi inglesi distrutti, i notabili devono restituire le
onorificenze ricevute dagli inglesi). I seguaci sono invitati a bruciare pubblicamente giacche e tessuti di fattura inglese. Gandhi stesso rinuncia agli abiti
occidentali e comincia a indossare il dhoti, tradizionale abbigliamento indiano, inoltre tesse da solo i propri vestiti e la ruota dell'arcolaio che Gandhi ha
sempre con sé diventa il simbolo dell'indipendenza indiana. Gandhi prende anche posizione per l'emancipazione delle donne e per la loro partecipazione al
movimento indipendentista e insiste sulla necessità di una collaborazione tra tutti gli indiani.
Nel 1922 in un villaggio si verifica un incidente che si scontra con la filosofia politica di Gandhi: alcuni manifestanti indiani rinchiudono dei poliziotti
dentro la stazione di polizia e le danno fuoco. Gandhi, turbato dal ricorso alla violenza e timoroso che altri episodi simili possano accadere, revoca la
campagna. Allora il governo coloniale britannico arresta Gandhi per attività antigovernative e lo condanna a sei anni di carcere.
Intanto molti seguaci di Gandhi continuano a manifestare per l’indipendenza e quando Gandhi torna libero lancia una nuova campagna: la “marcia del
sale” (1930):
• Il sale è essenziale nell’alimentazione indiana, ma la sua produzione è di monopolio britannico: non lo si può produrre personalmente e nemmeno
raccoglierlo sulle spiagge;
• Gandhi organizza la sua “marcia" proprio per violare queste norme: parte a piedi con alcuni suoi seguaci. Nel corso del cammino la spedizione diventa
una processione di massa;
• Arrivato alla spiaggia, Gandhi raccoglie un granello di sale, violando la legge. In tutto il paese un’enorme quantità di persone lo imita, ma le prigioni
sono stracolme di manifestanti e la polizia non sa cosa fare.
Allora il viceré dell’India propone a Gandhi di sospendere la manifestazione, in cambio promette un colloquio col presidente del Consiglio britannico a
Londra, MacDonald: il governo MacDonald è andato in crisi. Il quadro politico britannico è dominato dai conservatori, che non hanno
intenzione di fare concessioni. Tornato in India viene arrestato e messo in prigione. Il nuovo viceré cerca di stroncare il movimento con metodi repressivi.
Ma gli atti di resistenza si moltiplicano e lo stesso Gandhi, in carcere, manifesta con lo sciopero della fame.
Di fronte a questa serie di eventi, il governo britannico decide di introdurre una Costituzione per l’India (1935, in vigore dal 1937) che attribuisce maggiori
autonomie ai governi locali. Ma ora l’indipendenza è a portata di mano, perciò queste concessioni non sono abbastanza. Gandhi vorrebbe un’India
compatta, nella quale indù e musulmani possano trovare una coesistenza pacifica, ma molti musulmani sono scettici. Al momento, la priorità è ottenere
l’indipendenza, ma alla fine degli anni Trenta, il governo britannico è ancora sicuro di non voler concedere nessun’altra autonomia.
5.5. Il mondo islamico
L’impero ottomano era lo Stato islamico più grande al [Link] la fine della Grande Guerra, l’Impero ottomano è crollato. Il caliato è stato abolito nel
1924 dalla nuova Repubblica di Turchia. Ciò che resta è un Islam suddiviso in molte entità statali, gran parte delle quali è sotto il controllo diretto delle
potenze occidentali:
• L’area del Maghreb, dalla Tunisia al Marocco, è sotto controllo francese;
• La Libia è sotto il controllo italiano;
• L’Egitto nel 1922 riesce a ottenere dalla Gran Bretagna una sorta di semi-indipendenza: l’Egitto è così una monarchia parlamentare, che rimane
sottoposta agli inglesi per quanto riguarda le forze armate, la politica estera, l’amministrazione dell’area del Sudan e la giurisdizione sugli stranieri
• Siria, Libano, Transgiordania, Palestina e Iraq sono aree territoriali poste sotto il controllo di Gran Bretagna o Francia da mandati della Società delle
Nazioni;
• L’Afghanistan dal 1919 è un regno autonomo, ma è molto marginale;
• I musulmani d’India sono sudditi della corona britannica;
• I musulmani d’Indonesia sono sudditi della corona olandese.
I più importanti Stati autonomi dell’area islamica sono solo l’Arabia Saudita, la Turchia e la Persia. I tre Stati si muovono in direzioni divergenti e non è
chiaro quale di essi possa costituire un buon modello per un fedele che voglia seguire i principi dell’islam
L’arabia Saudita:
Sin dal 1902 Abdul Aziz Ibn Saud si è proclamato capo religioso dei wahhabiti, una corrente religiosa islamica. Il principale strumento di potere del
sovrano saudita è il suo esercito, composto di fedeli wahhabiti. Nel corso degli anni venti conquista i luoghi santi islamici, Medina e La Mecca e li include
nei confini del suo nuovo Regno dell’Arabia Saudita. La forza del sovrano saudita consiste nell’essere capo militare e capo religioso: il suo profilo
religioso è diventato molto importante da quando ha conquistato i luoghi santi. Le strutture di potere su cui poggia il suo regno si fondano su relazioni
personali e su alleanze matrimoniali.
La Turchia:
La caduta e il disfacimento dell’Impero ottomano hanno portato alla formazione della Repubblica di Turchia, nata il 29 ottobre 1923 Ne è capo Mustafà
Kemal che viene proclamato presidente della Repubblica a vita. Per due anni il regime politico sembra assumere una struttura pluralista, cioè sembra
ammettere altri partiti oltre al Partito repubblicano del popolo, a cui appartiene il presidente. Nel 1925, forte del sostegno dell’esercito, Kemal attua un
colpo di Stato col quale mette fuori legge la formazione politica concorrente; così il regime politico diventa un sistema autoritario a partito unico. Al
sistema si aggiunge una Costituzione nel 1937. Resta ancora un Parlamento: i candidati vengono scelti dal Partito repubblicano del popolo (spesso
direttamente dal presidente) e le elezioni sono a voto palese. Intanto Kemal cerca di costruire intorno a sé un culto del grande capo. Una legge del 1934 gli
attribuisce l’appellativo di Atatürk “padre dei turchi” e sorgono ovunque statue che lo rappresentano: la sua immagine vuole essere quella di un “capo
eterno”. Tutta questa riorganizzazione politica trae ispirazione dai modelli dell’Italia fascista e della Russia comunista.
L’azione di governo di Kemal si indirizza verso una rapida modernizzazione istituzionale, economica e sociale. Punto essenziale della sua linea è la decisa
laicizzazione della società turca. Il titolo di calio, in precedenza attribuito ai sultani ottomani, viene abolito, vengono vietate le confraternite islamiche e i
beni delle fondazioni islamiche sono requisiti dallo Stato. È anche vietato l’uso del fez, copricapo tradizionale. Nel 1928 l’Islam cessa di essere religione
di Stato. Nello stesso anno, l’alfabeto arabo viene sostituito da quello latino. Tutti i turchi sono obbligati ad assumere cognomi, alla maniera occidentale.
Parte essenziale di questo processo è la legislazione relativa alla componente femminile della popolazione turca. Il diritto di famiglia abolisce la poligamia
e stabilisce una parità dei sessi in fatto di divorzio. Il regime attua una campagna per dissuadere le donne dall’uso del velo.
Nel 1934 viene concesso alle donne il diritto di voto grazie al quale nel 1935 diciassette donne sono elette al Parlamento turco. La laicizzazione e
l’occidentalizzazione vanno di pari passo con la costruzione di un forte nazionalismo turco. Parlare turco ed essere musulmani sono i tratti che decretano
l’appartenenza alla nazione turca. A ciò si oppongono ribellioni dei curdi per due motivi:
• Uno nazionale: dopo la Grande Guerra, il Kurdistan ottomano è stato suddiviso tra Turchia, Iraq e Siria, mentre i curdi vorrebbero la ricostituzione di un
autonomo Stato curdo;
• Uno religioso: i curdi sono musulmani osservanti e considerano la politica religiosa del regime come sacrilega.
Le proteste politiche e religiose si fondono in un movimento indipendentista curdo che promuove grandi ribellioni, ai quali il regime di Kemal reagisce con
violenti interventi militari.
La Persia:
La Persia sembra sul punto di diventare una colonia sotto il controllo russo-britannico. Ma nel 1923, Reza Khan, comandante militare persiano, si
proclama nuovo Shah di Persia controllando lo Stato persiano (che dal 1935 assume il nome di Iran) in forma dittatoriale sostenuto dall’esercito.
Il modello di Reza Khan è la Turchia: anch’egli, infatti, procede attuando un piano di modernizzazione del Paese, riformando l’esercito con l’introduzione
della coscrizione obbligatoria e soprattutto riducendo il potere dei mujtahid sciiti (massime autorità religiose islamiche).
Viene riorganizzato il sistema dei tribunali, nei quali devono operare solo giudici laici e laureati in Giurisprudenza. Le scuole e le università vengono
sottratte al controllo delle autorità religiose. Mentre altre norme proibiscono l’uso del velo femminile (1936). Il punto debole del regime è il settore
economico, che continua a essere dominato da compagnie imprenditoriali occidentali, in particolare nel settore petrolifero: i primi giacimenti sono scoperti
nel 1908, nel 1915 vengono costruite le ranerie di Abadan, controllate da compagnie straniere, soprattutto britanniche.
A questo punto, le proteste contro il regime sono sempre più forti: da una parte, sono rivolte verso la legislazione laicizzante dello shah che non rispetta i
precetti del Corano, e, dall’altra verso la linea economica che permette agli imprenditori stranieri di sfruttare le risorse dell’Iran.
Il radicalismo religioso
I tre principali Stati autonomi dell’area islamica hanno caratteristiche divergenti:
• Arabia Saudita è un regime religiosamente ortodosso, ma estremamente arretrato;
• Turchia e Iran sono Stati che sperimentano una rapida modernizzazione, ma a spese della fedeltà all’islam.
Le diverse direzioni intraprese dai tre Stati e le difficoltà che i rispettivi popoli devono affrontare porta molti fedeli musulmani a voler prendere posizione.
Per affrontare la situazione si attua una soluzione: lanciare movimenti nazionalisti anti occidentali.
Le proposte di un ritorno integrale all’islam possono avere un largo successo, in quanto sono molto diffuse le associazioni islamiche. La Fratellanza
musulmana, fondata nel 1928, è una delle più importanti organizzazioni di rilancio dell’islam sunnita. Secondo la Fratellanza, la debolezza dei paesi
islamici è dovuta alla penetrazione delle idee occidentali. Un ritorno integrale all’islam è, quindi, l’unica salvezza.
Posizioni più nette sono elaborate da Abu al-A’la al-Mawdudi, un musulmano indiano che è tra i padri fondatori della rinascita dell’islam radicale.
Mawdudi suggerisce che l’azione per la restaurazione dell’islam non dev’essere compiuta in nome del recupero di un passato ideale, ma in nome di uno
Stato islamico, nel quale la sovranità popolare deve essere sostituita dalla «sovranità di Dio». Naturalmente in questo futuro Stato islamico non può restare
traccia della decadenza morale dell'Occidente, che ha gravemente corrotto le società musulmane. Per l'instaurazione di uno Stato islamico al-Mawdudi
ritiene che sia legittimo ricorrere al jihad, che diventa uno strumento d’azione e non più solo come mezzo difensivo.
La Palestina:
Sin dai primi del Novecento molti ebrei si trasferiscono in Palestina permanentemente. Molti si stabiliscono in città, altri nelle campagne, dove acquistano
la terra di proprietari arabi. Molti ebrei sono socialisti, per questo nelle aree rurali vengono fondate comunità dove vige il principio della proprietà
collettiva della terra.
L'emigrazione ebraica è resa ancora più vigorosa dopo la dichiarazione Balfour, che ha promesso al movimento sionista una “patria ebraica” in Palestina.
Al termine della Grande Guerra, la Gran Bretagna, ha assunto il controllo dell'area su mandato della Società delle Nazioni ed è incoraggiata
dall’antisemitismo europeo. A questo punto l'emigrazione ebraica riprende ancora più vigorosa, incoraggiata nei decenni seguenti dai tragici eventi che si
abbattono sugli ebrei d’Europa. All’inizio, i britannici sembrano rispettare la dichiarazione Balfour, proteggendo la Costituzione delle colonie ebraiche e
permettendo agli ebrei di dotarsi di formazioni paramilitari.
La popolazione ebrea cresce sempre più e la reazione palestinese non si fa attendere: nasce, infatti, un movimento di opposizione all’immigrazione e alla
colonizzazione ebraica e all’amministrazione britannica. Anche in Palestina il movimento ha due anime:
• Una nazionalista, che tenta di dare alla popolazione arabo-palestinese il senso di appartenenza a un’unica comunità cui spetta diritto la terra della
Palestina;
• L’altra religiosa, che fa dell’islam un punto di forza contro i miscredenti cristiani ed ebrei.
Il passo successivo del movimento palestinese si ha quando le due componenti vengono collegate grazie all’Associazione dei Giovani Musulmani. Lancia
un’intensa campagna di predicazione che incita a ritrovare la via del vero islam, abbandonando l’alcol, il gioco d’azzardo, la prostituzione e la promiscuità
sessuale; e chiede a gran voce che gli arabi smettano di vendere le terre ai coloni ebrei in modo da limitare l’espansione delle loro colonie.
Per salvare la propria terra, i palestinesi devono formare gruppi di “guerrieri della fede”, che sappiano anche farsi “martiri per la fede”.
Proprio a causa di questa situazione, tra il 1936 e il 1938 scoppia una grande e lunga rivolta degli arabi palestinesi, schiacciata militarmente dagli inglesi.
Come conseguenza della rivolta, i britannici compiono due mosse:
• Impongono alla Palestina un’amministrazione militare britannica;
• Limitano i flussi di ingresso di immigrati ebrei e le nuove acquisizioni di terre da parte degli ebrei.
Ecco che l’azione dell’amministrazione britannica ha finito per esasperare la tensione tra i nuovi arrivati ebrei e i musulmani palestinesi. Entrambe le
comunità si sono dotate di gruppi paramilitari, pronti a entrare in azione. E le élites delle due parti sono contrarie a trovare un accordo per la formazione di
uno Stato unico plurietnico. Al momento la crisi è solo locale, ma già sin d’ora è chiaro che la Palestina può diventare terreno di scontri gravi e drammatici.
5.6. Nel resto del mondo
L’Africa coloniale
La sconfitta della Germania nella Grande Guerra determina mutamenti nella geografia coloniale africana: i territori che erano colonie tedesche vengono
spartiti tra Gran Bretagna, Francia e Belgio. Nelle colonie continua un duro sfruttamento delle popolazioni locali da parte dei colonizzatori.
In Sudafrica vige una legislazione razzista, che discrimina gli abitanti neri, i meticci e gli indiani e favorisce i bianchi.
La popolazione africana è esclusa dagli impieghi amministrativi; ma dal 1936 una legge elettorale introduce una rappresentanza per la popolazione nera.
Dal 1948 viene introdotto formalmente un sistema di apartheid “segregazione”, secondo il quale i neri sono obbligatoriamente separati dai bianchi nei
locali pubblici, sui mezzi di trasporto, negli ospedali, nelle scuole ecc. Il regime razzista e segregazionista prospera e sollecita imitazioni anche in altre
colonie: in Kenya, per esempio, gli abitanti neri non hanno alcun potere e alcun tipo di rappresentanza, mentre il controllo dell’amministrazione e delle
principali attività economiche sono riservati ai coloni bianchi.
Il Commonwealth
Il Sudafrica insieme a Canada, Australia, Nuova Zelanda, Stato Libero d’Irlanda e Terranova, entra a far parte del sistema formale del Commonwealth
britannico, definito nel 1926 durante una Conferenza imperiale e reso legge nel 1931.
I sei Dominions diventano enti statali autonomi dell’Impero britannico; essi, dunque, ottengono una piena autonomia nella politica estera, viene imposto di
preferire scambi commerciali tra gli stati membri.
L’America latina
La Grande Guerra modifica anche i rapporti economici con i paesi dell’America Latina. Imprese e banche del Regno Unito perdono importanza, mentre le
aziende e le banche statunitensi emergono come i principali partner economici e commerciali. Infatti, gli scambi commerciali tra USA e America Latina
crescono esponenzialmente e spesso le società private statunitensi conquistano il monopolio di importanti produzioni agricole e minerarie.
Il Messico
In Messico nel 1910 è scoppiata una rivoluzione guidata da Pancho Villa e da Emiliano Zapata, che hanno creato l’organizzazione militare dei peones,
contadini privi di terra, esasperati per l’espropriazione delle terre comuni compiuta dal governo di Diaz. Ne segue un periodo di guerra civile e di durissimi
disordini, temporaneamente conclusi con Carranza, il nuovo presidente della Repubblica.
Approva una nuova Costituzione, che prevede: l’esproprio delle proprietà terriere latifondiste e la nazionalizzazione delle risorse minerarie messicane e
stabilisce a otto ore la durata della giornata di lavoro e impone un minimo salariale per operai e contadini.
La situazione non si stabilizza: una controrivoluzione uccide Carranza; al suo posto si insedia una dittatura militare, subito riconosciuta dagli Stati Uniti
sulla base di un accordo politico col quale la dittatura si impegna a proteggere gli interessi delle compagnie petrolifere nordamericane. Essa promuove una
politica anticlericale, che ha l’obiettivo di ridimensionare l’influenza politica e sociale della Chiesa cattolica. Queste mosse, proseguite anche dal suo
successore, alimentano tensioni e scontri, che hanno termine quando diventa presidente Càrdenas.
Càrdenas rivela insospettate doti di fermezza e rilancia la riforma agraria, con la requisizione dei latifondi e la loro redistribuzione ai contadini. Nel 1938
procede anche alla nazionalizzazione degli impianti di estrazione e ranazione del petrolio, sottraendone il controllo dalle compagnie statunitensi.
Il governo degli Stati Uniti e quello del Regno Unito, per proteggere i propri interessi, cercano di mettere in difficoltà il governo interrompendo i rapporti
diplomatici e commerciali: ma il tentativo non ha successo e Càrdenas può portare a termine il suo mandato presidenziale con molto consenso.
L’Argentina
In Argentina vigeva un regime rappresentativo, interrotto da un colpo di Stato che porta ad una dittatura. I governi che si susseguono non sono in grado di
fermare la crisi economica, mentre continuano a mantenere rapporti di dipendenza con gli Stati Uniti.
Un gruppo di ufficiali ostili all’egemonia statunitense attua un nuovo colpo di Stato, che rovescia il governo. Va al potere un nuovo governo, guidato da
Peròn che instaura un sistema di collaborazione con il principale sindacato argentino, e avvia una politica sociale che garantisce aumenti salariali agli
operai, migliori condizioni di lavoro, istituti per la soluzione dei conflitti sindacali e protezioni adeguate per chi svolge attività nelle fabbriche.
Un tentativo di colpo di Stato militare, appoggiato dall’ambasciatore statunitense, scioglie il governo e imprigiona Peròn; ma grandi manifestazioni guidate
da Eva Duarte, attrice radiofonica con la quale Peròn si sposerà, inducono i rivoltosi a liberare Peròn.
Il presidente in carica indice nuove elezioni presidenziali, che vedono il grande successo di Peròn. Negli anni seguenti egli può continuare la sua politica
nazional-sociale, basata su riforme sociali, sul controllo delle opposizioni politiche e su un forte atteggiamento nazionalista.
CAPITOLO 6. La crisi economica e le democrazie occidentali
6.1. La crisi del ’29
La seconda metà degli anni Venti per l’economia statunitense segna un periodo di notevole prosperità. Cresce la produzione industriale, soprattutto dei
“beni di consumo durevole”, cioè beni per uso privato e domestico che hanno una certa durata. Molti consumatori li comprano grazie ai nuovi sistemi di
acquisto tramite rate o prestiti bancari. La domanda aumenta e la produzione cresce, quindi anche i profitti e i salari. Però i beni “durevoli” durano nel
tempo; una volta che una famiglia ha comprato un frigorifero, lo sfrutta finché può, ciò significa che il mercato in questo settore ha un ritmo di sostituzione
molto basso. Dunque esplode all’inizio, ma poi la domanda tende a rallentare sempre di più.
Di conseguenza, il tasso di crescita delle imprese di questi settori tende a rallentare e si ripercuote sull’economia nel suo complesso. Gli imprenditori e i
finanzieri non riescono a vedere subito questa dinamica, perciò invitano gli americani a fare investimenti. A un certo punto le dinamiche della produzione
divaricano:
• Mentre la produzione supera la domanda, il mercato borsistico continua a crescere;
• Nell’autunno del 1929 tutto smette di funzionare. Gli operatori si accorgono che l’andamento economico della produzione e delle vendite è negativo, e il
valore delle azioni, follemente positivo: allora cominciano a vendere le azioni;
• Le vendite crescono, disseminando il panico tra tutti i possessori di azioni, perché il loro valore comincia a scendere molto rapidamente, fino a che crolla
del tutto;
• Allora il 29 ottobre 1929 avviene il “martedì nero” dove vengono venduti titoli azionari e la caduta dei valori azionari continua fino al 1932;
• Ciò si ripercuote sulle banche perché i prestiti che hanno concesso, risultano di un valore superiore a quello del loro portafoglio. Inoltre, i prestiti sono a
medio-lungo termine, quindi non c’è speranza di ottenere i soldi indietro in tempi brevi. Perciò, le piccole banche cominciano ad avere difficoltà a pagare
gli interessi sui depositi (libretti e conti correnti).
Le imprese statunitensi hanno solo poche soluzioni: chiudere o rallentare la produzione. In entrambi i casi devono licenziare operai e impiegati; nel
secondo caso devono diminuire le retribuzioni. Perciò, gli impiegati vengono licenziati e non avendo più uno stipendio, non possono più comprare beni di
consumo e riescono a stento a far fronte alle spese primarie. Nelle aree rurali la situazione è ancora più grave: i prezzi dei prodotti agricoli si abbassano, ma
non per l’aumento dell’offerta, per la caduta della domanda. I proprietari terrieri o gli attuari non hanno soldi per acquistare i prodotti agricoli; se hanno
contratto debiti, i loro creditori chiedono indietro il denaro o requisiscono le proprietà terriere.
La grande depressione:
Tra il 1929 e il 1932, negli Stati Uniti 100.000 aziende industriali ed esercizi commerciali falliscono, 5000 banche sono costrette a chiudere, i salari si
abbassano sempre più e cresce il numero dei disoccupati.
L’economia statunitense è in crisi e presto anche le economie europee. Il “contagio” dagli Stati Uniti all’Europa è causato dallo stretto collegamento che si
è creato tra il sistema finanziario statunitense e quello europeo, attivato dal Piano Dawes, che instaura un circuito circolare: finanziamenti Usa a
Germania⟶pagamento delle riparazioni tedesche all’Intesa⟶pagamento di interessi e debiti a USA.
Il processo si svolge così: le banche statunitensi smettono di investire in titoli tedeschi perché non hanno più soldi e, anzi, chiedono la restituzione dei soldi
prestati. Le banche tedesche vanno in crisi perché non sono in grado di restituire i soldi. La crisi delle banche si ripercuote sulle imprese che non ricevono
più prestiti e anticipazioni. Quindi anche in Germania si presenta la stessa sequenza che ha caratterizzato la crisi statunitense. E poi dalla Germania, la crisi
si trasmette alle economie dell’Intesa.
Per fronteggiare la crisi, i governi adottano la soluzione di svalutare le monete. La svalutazione monetaria serve a far costare meno i prodotti del paese che
ha svalutato, quando essi vengono esportati all’estero. I governi sperano di rilanciare la propria economia stimolando le esportazioni e scaricando le
difficoltà sugli altri paesi. Ma tutti reagiscono alzando le tariffe doganali e quindi annullano l’impatto della svalutazione monetaria. Il commercio
internazionale ha un grande crollo. L’impatto economico, psicologico, sociale della crisi è devastante. L’opinione pubblica vuole che i politici provvedano
ai loro bisogni.
6.2. Il “New Deal” di Roosevelt
Sette mesi prima del “martedì nero” Hoover è diventato presidente degli Stati Uniti. È un repubblicano e crede moltissimo nelle capacità di espansione
dell’economia statunitens, Dunque, la crisi del ’29 lo coglie completamente impreparato. Ciò nonostante, cerca di mettere in atto qualche iniziativa che
possa controbilanciare la crisi:
• La più importante è l’autorizzazione di prestiti diretti che il governo federale concede a banche e aziende, ma è una soluzione che non basta, per cui
taglia altre spese pubbliche e aumenta la pressione fiscale. Ma in questo modo dà il colpo finale all’economia statunitense;
• La gente è disperata, perciò chiede la disoccupazione, ma Hoover si rifiuta e fa intervenire l’esercito per allontanare le persone.
Man mano che ci si avvicina allo scadere del mandato, Hoover è sempre meno popolare e con lui anche il Partito repubblicano. Hoover decide ugualmente
di ricandidarsi per le future elezioni, contro un candidato democratico, Roosevelt (1882-1945), governatore di New York.
Durante la campagna elettorale Roosevelt promette agli elettori un “new deal for the American people”. Egli dichiara di voler difendere il popolo in un
momento socialmente ed economicamente drammatico.
La sua strategia elettorale si rivela vincente: Roosevelt stravince le elezioni del 1933. La sua azione, il New Deal, si muove in quattro principali direzioni:
1. Il riordino del sistema bancario;
2. L’attuazione di interventi per il sostegno a gruppi sociali in difficoltà, per esempio la concessione di fondi governativi per programmi di assistenza ai
disoccupati o ai poveri, e l’introduzione di misure di sostegno per gli agricoltori o per coloro che non riescono a pagare le rate dei mutui;
3. L’attuazione di un vasto programma di lavori pubblici, che permette di assumere moltissimi disoccupati;
4. La riorganizzazione delle relazioni tra imprenditori e forza lavoro; Roosevelt presenta il National Labor Relations Act (1935), che riconosce i sindacati
come interlocutori istituzionali con dei rappresentanti dei lavoratori. Inoltre, viene istituito un primo sistema nazionale di previdenza e assistenza, che
prevede il pagamento di sussidi di disoccupazione a metà tra lo Stato centrale e i singoli Stati, e l’organizzazione di un piano per le pensioni da cui però
sono esclusi i lavoratori agricoli.
I risultati di questa vasta azione riducono significativamente i livelli di disoccupazione, rilanciando le attività produttive e stimolando la ripresa dei prezzi e
dei salari. Il New Deal ha anche aspetti politici: ridà fiducia nelle istituzioni rappresentative, consolidando intorno al presidente e al Partito democratico un
vasto consenso.
Il New Deal riceve un grande entusiasmo dai ceti più poveri degli Stati Uniti e per la prima volta i democratici riescono ad attirare i voti dell’elettorato
nero, che fino ad allora era sempre favorevole al Partito repubblicano, che nell’Ottocento aveva guidato la lotta per l’abolizione della schiavitù. Per il
partito democratico continuano a votare molti bianchi del Sud, soprattutto per tradizione, ma anche per la politica che aiuta l’agricoltura. Forte dell’ampio
supporto, Roosevelt si ripresenta alle presidenziali del 1936 e stravince ancora; nel 1940 otterrà un terzo mandato e nel 1944 un quarto, segno del vasto e
solido consenso che è riuscito ad assicurarsi.
6.3. FDR, un presidente per il popolo
FDR (come Roosevelt viene chiamato prendendo le iniziali dei suoi nomi) costruisce il suo consenso anche con un’altra grande innovazione: l’uso delle
fireside chats, ovvero le “conversazioni davanti al caminetto”, trasmissioni radiofoniche rivolte a tutta la nazione, con le quali spiega la sua azione di
governo. Questa strategia comunicativa è permessa dalla grande diffusione della radio, che dagli anni Venti viene acquistata da quasi tutte le famiglie
nordamericane.
Lo stile utilizzato da Roosevelt è amichevole e intimo, come quello di una persona che parla agli amici, ricorre, infatti, spesso alla locuzione “my friends”.
Il presidente parla 15/45 minuti con voce calma e molto lentamente, usa deliberatamente termini semplici, che gli permettono di spiegare
chiaramente questioni complesse: vuole risultare affidabile e comprensibile.
Le conversazioni hanno un grandissimo successo, tanto che alla Casa Bianca arrivano moltissime lettere da parte degli ascoltatori per commentare gli
interventi radiofonici del presidente. Le fireside chats non raggiungono davvero tutti: la maggior parte delle famiglie afroamericane non può ascoltarlo
perché non possiede una radio e questa è una prima difficoltà della politica rooseveltiana verso gli afroamericani.
Una parte importante del New Deal, in particolare la legislazione di assistenza per i poveri, riguarda la popolazione nera e questo spiega il sostegno dato a
Roosevelt e al Partito democratico da molti afroamericani. Inoltre, il presidente ha inserito tra i suoi collaboratori anche esponenti della comunità nera.
Tuttavia, Roosevelt non affronta in modo diretto la questione della discriminazione razziale, non perché sia razzista, ma perché sa che se introducesse una
legislazione a tutela dei diritti civili dei neri perderebbe gran parte degli elettori bianchi.
Tra i suoi ascoltatori e tra coloro che gli scrivono lettere ci sono anche molte donne che hanno il diritto di votare. Tuttavia, il ruolo delle donne nel New
Deal è caratterizzato da forti contrasti. Il tipo dominante di femminilità è quello che vuole la donna “regina della casa” e a questa immagine si sovrappone
la proposta di figure di ragazze trasgressive e sessualmente disinibite.
Di conseguenza, la pubblicità suggerisce alle donne di inseguire i modelli moderni di una femminilità fatta di autonomia e indipendenza. Spesso la nuova
idea di donna indipendente trova una realizzazione concreta: tra il 1910 e il 1940 cresce il numero di donne lavoratrici e cresce il numero di ragazze che
riceve un’educazione completa.
Inoltre, l’attivismo politico di donne istruite acquisisce visibilità: un esempio ne è la First Lady Eleanor Roosevelt che svolge un’azione politica autonoma,
è infatti, attiva nella Women’s Trade Union League, un’organizzazione sindacale femminile, e durante la presidenza del marito assume una posizione a
favore della popolazione afroamericana.
6.4. Le democrazie europee (Regno Unito e Francia)
Anche le principali democrazie europee, Regno Unito e Francia, sanno resistere alla crisi, anche se non sono in grado di proporre innovazioni come
Roosevelt.
Regno Unito:
Nelle elezioni per il Parlamento del Regno Unito del 1929, il Partito conservatore subisce un ridimensionamento, mentre il Partito laburista incrementa i
suoi voti e raddoppia i suoi seggi: nel 1929 si forma un governo di coalizione presieduto dal laburista James MacDonald, appoggiato dal Partito liberale.
Il nuovo governo si trova subito di fronte all‘emergenza della crisi economica e la affronta con soluzioni tradizionali: tagli alla spesa pubblica, aumento
della pressione fiscale sui redditi e prelievi sugli stipendi dei dipendenti. Tale politica serve a garantire il pagamento ai lavoratori disoccupati, mantenendo
il bilancio dello Stato in parità. Alla fine però l’economia britannica non si riprende e il numero di disoccupati aumenta.
Le proteste operaie e le tensioni all’interno della maggioranza laburista inducono MacDonald a tentare un’alleanza di governo che includa anche i
conservatori: il nuovo governo viene formato nell’agosto del 1931 e decide di svalutare la sterlina. Il Partito laburista, che non approva il governo di unità
nazionale, espelle MacDonald che, seguito da un piccolo gruppo di deputati, fonda il Partito laburista nazionale.
Nel 1931 si tengono nuove elezioni. Il risultato è un grande successo dei conservatori, i quali confermano MacDonald nella carica di Primo ministro. Uno
dei primi atti del nuovo governo è l’attivazione del British Commonwealth che salda e migliora i rapporti economici tra Regno Unito e i Dominions. La
svalutazione della sterlina induce le banche ad abbassare i tassi di interesse sui prestiti, ciò permette una ripresa delle attività economiche, anche se la
disoccupazione resta alta.
Nel 1935 MacDonald, malato, abbandona la direzione del governo. I conservatori vincono le elezioni e formano due governi conservatori. Il miglioramento
della situazione economica induce i governi ad attenuare le misure introdotte dal governo laburista, cioè le imposte sui redditi e ad abolire il prelievo sugli
stipendi dei dipendenti pubblici.
Francia:
In Francia la situazione politica continua a essere instabile: dal 1929 al 1936 si susseguono venti governi, alternandosi tra destra, sinistra e centro. Nel 1934
il dirigente del Partito comunista francese, Maurice Thorez, stringe un’alleanza politica con i socialisti e con i radicali, costituendo il Fronte popolare che,
nel 1936, ottiene la maggioranza in Parlamento.
Si costituisce un governo guidato dal socialista Léon Blum. Il governo procede alla nazionalizzazione dell’industria bellica e a migliori meccanismi di
controllo statale sulla Banca di Francia; ma soprattutto riesce a creare un accordo tra imprenditori e sindacati: viene introdotto il limite a 40 ore di lavoro
settimanale per gli operai, salari più alti e il diritto a due settimane di ferie pagate.
I salari aumentano e gli imprenditori devono alzare i prezzi (forte inflazione). L’aumento dei prezzi ha ripercussioni negative: vanifica gli aumenti salariali
e mette in difficoltà chi ottiene redditi fissi e le categorie meno sindacalizzate; inoltre, non aiuta la produzione industriale, poiché rende meno competitivi i
prodotti francesi. Il disagio si diffonde e il consenso al governo Blum riduce drasticamente e si dimette. Nei mesi seguenti continua una rapida successione
di governi sostenuti dal Fronte popolare, che alla fine, nel 1938, si scioglie per i dissensi interni tra comunisti e socialisti che si contrappongono per la
gestione della politica economica e per la situazione che si è creata in Europa.
6.5. Demografia, famiglia e rapporti in Francia e nel Regno Unito
Nel Regno Unito e in Francia la questione della famiglia è dominata dall’andamento decrescente dei tassi di natalità e da un sorpasso del tasso di mortalità:
• In Francia, politici e scienziati collegano il bassissimo tasso di natalità alla percentuale di donne che lavorano. Perciò, la politica francese invita le donne
a tornare a casa e a fare figli per il bene della nazione;
• Nel Regno Unito, il discorso sul ruolo delle donne e sulla famiglia è diverso. Dopo la guerra, numerose associazioni, appoggiate dal Partito laburista,
fanno propaganda a favore della diffusione di pratiche per la limitazione delle nascite.
Spesso gli inviti alle donne di fare ritorno a casa sembra anche una soluzione per i disoccupati maschi che, in questo modo, prenderebbero il loro posto nel
mondo del lavoro. Quindi le donne di classe alta si possono dedicare al “lavoro domestico” che consiste nel distribuire le consegne alle domestiche e nel
seguire i figli; poi si possono dedicare alla lettura, alla beneficenza e agli acquisti. Invece, le donne di classe medio-bassa, se possono e se non è troppo
svantaggioso, non abbandonano la loro attività lavorativa: per molte di loro, lavorare e guadagnare è un’esigenza economica primaria per poter far quadrare
i bilanci familiari.
Allo stesso modo, né le donne francesi né quelle inglesi sembrano voler rispondere alle pressioni o alle campagne di stampa che le vogliono convincere a
fare più figli: le famiglie del Primo dopoguerra sono più piccole, passano da 5-6 figli a 2-3. Questa tendenza è certamente l’esito dell’impiego di tecniche
anticoncezionali e del ricorso all’aborto. L’aborto in Francia è proibito, nel Regno Unito è proibito tranne nei casi di pericolo per la salute della donna.
Dal punto di vista del diritto civile, Francia e Regno Unito vedono notevoli progressi nell’uguaglianza di uomini e donne davanti alla legge. Resta, tra i due
paesi, una differenza essenziale: le donne britanniche possono votare ed essere elette in Parlamento; le francesi no. Nel Regno Unito, subito dopo
l’estensione del voto alle donne, Margaret Bondfield viene eletta al Parlamento e nel 1929 viene nominata ministro del Lavoro.
CAPITOLO 7. Nazismo, fascismo, autoritarismo
7.1. L’ascesa del nazismo
La crisi del ‘29 che colpisce la Germania è superata grazie all’attivazione del Piano Dawes e del Piano Young. Fu una crisi che colpì la Germania
duramente, l’economia tedesca sprofonda: la produzione industriale e quella agricola crollano, le fabbriche chiudono o licenziano molti operai.
Molte famiglie non hanno risparmi da parte e ora non sanno come vivere. La disperazione si mescola alla rabbia. C’è bisogno di trovare sostegno. Ma i
governi che si succedono non riescono a trovare una linea di politica economica adeguata alle esigenze della popolazione. È in questo contesto che la
Nsdap, il Partito nazionalsocialista, il piccolo partito fondato da Hitler, riscuote un consenso crescente, fino a diventare il primo partito, mentre lo Spd,
Partito socialdemocratico vede calare sempre più i suoi consensi.
Il nazismo costruisce il suo successo su tre elementi:
• Un nazionalismo molto aggressivo, con implicazioni belliciste;
• Un razzismo estremo;
• Una capacità di tradurre la sua aggressività verbale in concreti attacchi fisici nei confronti dei cosiddetti “nemici del popolo tedesco”.
Il nazionalismo ha successo perché sfrutta il risentimento contro le condizioni imposte alla Germania dal Trattato di Versailles. Moltissimi tedeschi, infatti,
pensano che la Germania non è stata l’unica responsabile della guerra, non è nemmeno stata veramente sconfitta, dunque non c’è motivo di infliggerle un
trattamento così pesante (inflazione, territori ridimensionati).
Pensieri di questo genere trovano nel nazismo un ampio consenso, soprattutto perchè i nazisti identificano i “veri” responsabili delle sofferenze del popolo
tedesco siano:
• Le potenze straniere;
• I partiti della Repubblica di Weimar, che non hanno saputo difendere adeguatamente gli interessi tedeschi, sia, e soprattutto negli ebrei e nei comunisti.
Sono proprio loro che, secondo i nazisti, vogliono la rovina del popolo tedesco.
Perciò si avranno molte aggressioni a comunisti, a socialdemocratici e a cittadini di confessione ebraica, compiute da associazioni paramilitari naziste (SA/
Camicie brune SS) che sono tollerate dai governi e dalla polizia.
Le azioni dei gruppi paramilitari mostrano che i nazisti vogliono tener fede alla promessa di punire e cacciare i traditori del popolo tedesco che sono
considerati estranei alla nazione tedesca. La Germania ha una popolazione molto giovane e apprezza molto la giovinezza dei membri del partito (che hanno
meno di quarant’anni); in più, buona parte degli uomini tra i 35 e i 45 anni è reduce dalla Grande Guerra ed è sensibile alla propaganda nazionalista. D'altro
canto, i dirigenti politici dei partiti che sostengono la Repubblica di Weimar sono anziani.
La Nsdap è sostenuta dal popolo:dalla classe operaia, dai ceti medi ed è sostenuta economicamente da importanti imprenditori, mentre molti giornali
presentano i nazisti in termini molto positivi.
Dopo una rapida sequenza di crisi di governo, tra ottobre 1931 e dicembre 1932, il presidente della Repubblica è costretto a nominare Primo ministro
Hitler, che riceve il mandato nel 1933 forma un governo di coalizione con solo tre ministri nazisti, mentre gli altri otto sono esponenti di partiti di
destra moderata. Non passa un mese che Hitler trova l’occasione per raggiungere il suo vero scopo, cioè imporre un regime politico a partito unico.
L’episodio accade nella notte del 27 febbraio 1933, quando viene data alle fiamme la sede del Parlamento (il Reichstag). La responsabilità viene attribuita
ai comunisti, così Hitler sfrutta l’occasione per sospendere la libertà di stampa, di associazione e di espressione e per ordinare alla polizia di arrestare i
comunisti e aumentare i suoi controlli.
Nel 1933 si tengono nuove elezioni, accompagnate da intimidazioni e aggressioni dei gruppi paramilitari nazisti contro comunisti, socialdemocratici e
cattolici. I nazisti ottengono il 44%, un risultato trionfale, che li mette in condizione di governare da soli. Hitler presenta al Parlamento un decreto che gli
permette di assumere i pieni poteri che il Parlamento approva: è la fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich nazista.
7.2. Le strutture del regime nazista
Tra il 1933 e il 1934 il governo nazista mette in atto la Gleichschaltung (coordinamento), una vasta operazione che consiste in una serie di leggi e iniziative
che disegnano la struttura del nuovo Reich. Si tratta di cinque direzioni principali:
• Repressione delle opposizioni e costruzione di un sistema a partito unico;
• Riassetto dei poteri istituzionali;
• Ridefinizione degli equilibri interni al Partito nazista;
• Costruzione di un sistema totalitario;
• Definizione dei rapporti con le Chiese.
La repressione delle opposizioni e la costruzione di un sistema a partito unico:
Grazie ai pieni poteri, Hitler:
• Ordina lo scioglimento della Spd e dei sindacati socialisti, mentre altri partiti sono indotti all’autoscioglimento. Il partito cattolico si scioglie dopo la
firma di Hitler del Concordato con la Chiesa cattolica nel 1933;
• La radio e i giornali sono sottoposti al completo controllo del Partito nazista;
• Gli oppositori vengono arrestati e cominciano a essere rinchiusi nei campi di concentramento, il primo viene aperto a Dachau;
• Emana un decreto col quale la Nsdap viene proclamata l’unico partito legalmente ammesso.
Sempre nel 1933 si tiene un’elezione plebiscitaria sulla base di una lista unica nazista, che ottiene un risultato forzatamente trionfale: 92% dei voti.
Il riassetto dei poteri istituzionali:
Con una serie di leggi, tra il 1933 e il 1934, i governi dei diversi Stati che componevano l’ex Repubblica di Weimar vengono posti sotto il controllo del
governo nazista e dei funzionari da esso nominati. In tal modo il Terzo Reich diventa uno Stato controllato dai poteri centrali.
Nel 1934, alla morte del presidente, la sua carica viene unita a quella di capo del governo e quindi attribuita a Hitler.
La definizione degli equilibri interni al Partito nazista:
All’interno del nazismo possiamo distinguere:
• Una forza paramilitare, i reparti d’assalto (già dagli anni ’20), SA;
• Al fianco delle SA, dal 1926, sono state costituite le Squadre di protezione, SS, la cui funzione originaria è quella di proteggere Hitler e gli altri dirigenti
del Partito nazista, si dotano di divise, nelle quali, con un richiamo allo stile fascista, domina il colore nero;
• Dopo la conquista del potere, le Röhm vorrebbe diventare ministro della Difesa e che le sue SA sostituissero l’esercito. Hitler è in disaccordo per due
motivi: non vuole lasciare l’esercito, perché ritiene che possa essergli utile per una futura politica di espansione militare, inoltre, teme che il potere di
Röhm possa crescere troppo e quindi contrapporsi al suo. Per questo, Hitler ordina alle SS un’operazione, ricordata come “Notte dei lunghi coltelli”,
nella quale il quartier generale delle SA viene attaccato, Röhm e i dirigenti principali vengono uccisi. Dopo aver eliminato questa minaccia, le SA
continuano a esistere, ma in posizione subordinata alle SS, che emergono come il principale organo operativo del nazismo;
• Alle SS, poste sotto il comando di Himmler, viene affidato il controllo della Gestapo, polizia segreta di Stato. Essa svolge un’azione intimidatoria nei
confronti della popolazione che anche dopo il 1933 continua a nutrire sentimenti critici nei confronti del regime nazista. Le SS sono anche responsabili
dei campi di concentramento che cominciano a esser costruiti sul territorio.
La costruzione di un sistema associativo totalitario:
Immediatamente dopo il suo insediamento, il governo nazista procede alla costituzione di organismi che coinvolgono obbligatoriamente tutti i ragazzi e le
ragazze (dai 6 anni, dai 10 anni), con un’impostazione di tipo militare (rigida gerarchia interna, indottrinamento costante, divise da
indossare).
L’organizzazione principale dei ragazzi è la Hitler Jugend, Gioventù hitleriana, dove essi restano dai 14 ai 18 anni, dopo, compatibilmente con lo studio
universitario, vanno a fare il servizio militare o vanno a svolgere un periodo di lavoro nel Reichsarbeitsdienst, Servizio di lavoro del Reich, Rad,
un’organizzazione per la realizzazione di un programma di lavori pubblici. Le ragazze dai 10 ai 14 anni sono organizzate nelle Fanciulle, poi dai 14 ai 21
anni nella Lega delle ragazze tedesche, successivamente possono svolgere servizi di lavoro nel Rad.
I lavoratori e le lavoratrici sono inquadrati nell’organizzazione sindacale nazista; la Daf si preoccupa di offrire alla forza lavoro buone garanzie di impiego
e retribuzioni accettabili, in cambio di un aumento degli orari di lavoro. Dipendente dalla Daf è l’organizzazione Kraft durch Freude, Forza attraverso la
gioia, un’associazione che si preoccupa di organizzare il tempo libero dei lavoratori e che offre loro pacchetti vacanze a buon mercato o la possibilità di
acquistare una macchina a prezzo particolarmente contenuto, con il progetto della Volkswagen, “auto del popolo”.
La definizione dei rapporti con le Chiese:
La Chiesa luterana dà subito un solido sostegno al regime nazista. Mentre i rapporti con la Chiesa cattolica sono più difficili . Nel 1933, grazie alla firma
del Concordato con la Chiesa cattolica, molti cattolici si avvicinano al regime.
Tuttavia, gli sviluppi razzisti inducono il pontefice, Pio XI, a pubblicare un’enciclica, con molta preoccupazione, nella quale condanna l’ideologia razzista
del nazismo. Nel 1938-39, Pio XI ha intenzione di pubblicare un’altra enciclica in cui condanna l’antisemitismo nazista, ma la morte gli impedisce di farlo
e il suo successore, Pio XII, decide di non procedere alla pubblicazione.
7.3. L’edificazione della “Volksgemeinschaft” (comunità nazionale)
l governo di Hitler procede all’attuazione di una politica economica efficiente. I punti essenziali sono due:
• L’attivazione di un vasto piano di lavori pubblici, rete di strade, autostrade ed edifici pubblici, in modo tale da eliminare parte della disoccupazione;
• L’impiego di larghe quote del bilancio statale per il rilancio dell’industria bellica.
Presupposto necessario di questa politica è l’interruzione dei pagamenti per le riparazioni ai paesi vincitori della Grande Guerra. Il governo sfrutta la
sospensione temporanea dei pagamenti concessa nel 1932 nella Conferenza internazionale di Losanna e dall’anno successivo i pagamenti non vengono più
ripresi, perciò il bilancio statale è maggiore e le risorse “recuperate” sono utilizzate per risanare l’economia del Paese.
In realtà l’obiettivo del governo è quello di mantenere l’economia in queste condizioni temporaneamente, in quanto la finalità vera è quella di preparare la
Germania per la guerra. A questo scopo, i nazisti trasmettono con la propaganda, il fatto che la conquista di nuovi territori offrirà nuove risorse e nuove
occasioni di impiego a tutti i membri della comunità nazionale.
Appare chiaro che il regime nazista intende attuare una politica estera estremamente aggressiva, e per questo motivo il governo nazista esce dalla Società
delle Nazioni, intenzionato a rimettere in discussione aspetti fondamentali del trattato di Versailles:
• Già la politica di ricostituzione e di riarmo dell’esercito è una violazione al trattato di pace;
• Così come l’occupazione militare della Renania, che secondo il trattato sarebbe dovuta restare zona smilitarizzata e che invece l’esercito tedesco occupa
nel marzo del 1936;
• Sempre su questa linea va considerata l’interruzione dei pagamenti delle riparazioni ai paesi vincitori della Grande Guerra.
Per poter realizzare un’ambiziosa politica di espansione militare c’è bisogno di una popolazione numerosa e sana. Per questo il regime nazista avvia, da
subito, una politica demografica che vuole favorire la crescita della popolazione: incoraggia l’aumento della natalità nelle coppie sane di «pura razza
ariana» attraverso la concessione di prestiti matrimoniali alle giovani coppie, l’introduzione di benefici fiscali per le famiglie numerose e l’introduzione di
assegni familiari. Parte speciale di questa politica è l’azione di repressione dell’omosessualità maschile.
Allo stesso tempo, la politica demografica nazista attua l’eugenetica (riorganizza la riproduzione degli individui in modo tale da ottenere tipi umani sempre
più adatti alle condizioni ambientali e sempre più coerenti con gli elementi fondamentali che sono propri della presunta razza di appartenenza) e l’eutanasia
(scelta di procurare una morte breve e indolore a persone affette da malattie incurabili, con lo scopo di porre termine alle loro sofferenze).
Dal 1939 il programma viene integrato dall’eutanasia per scopi eugenetici e conduce all’uccisione di 200.000 persone, anche di razza ariana, affette da
malattie, vecchie o handicappate. Per il programma viene usato per la prima volta un gas tossico, il monossido di carbonio, per sopprimere le vittime.
La politica razziale contro gli ebrei:
La politica razziale contro la comunità ebraica ha inizio con una serie di leggi:
• Dal 1933 decreta l’esclusione degli ebrei dalle amministrazioni pubbliche (medici e avvocati);
• Nel 1935 si attuano le Leggi di Norimberga. La Legge sulla cittadinanza distingue “cittadini a pieno diritto, di sangue tedesco” e “membri dello Stato
privi di diritti" cioè tutti gli altri, tra cui gli ebrei;
• La Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco, proibisce il matrimonio e i rapporti sessuali tra ebrei e tedeschi “ariani”. La norma chiarisce
che l’intento di questa legislazione è quello di escludere completamente gli ebrei dalla Volksgemeinschaft;
• Nei mesi e anni successivi un decreto impone il licenziamento di tutti i docenti universitari, e di lavoratori ancora in servizio;
• Nel 1937-38 altre norme pongono limiti alla gestione delle aziende di proprietà ebraica;
• Una legge del 1938 rende obbligatoria la denuncia dei beni di proprietà di ebrei, norma che precede alla loro sistematica confisca;
• Sempre nel 1938 obbliga gli ebrei a far aggiungere una J, sta per Jude, “ebreo” sui passaporti o sulle carte di identità;
• Per poi concludere con le SA che scatenano un pogrom che ha luogo in tutta la Germania nella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938, la “Notte dei
Cristalli”: i negozi di proprietà ebrea vengono devastati e saccheggiati (le vetrine vengono sistematicamente infrante: da lì il nome), molti ebrei vengono
uccisi, le sinagoghe vengono bruciate e molti ebrei vengono arrestati e internati in campi di concentramento;
• La legge del 15 novembre 1938 esclude bambini e ragazzi ebrei dalle scuole tedesche.
Fin allora il regime ha fatto in modo di allontanare gli ebrei dalla Germania (rassa sulla fuga), molti però sono rimasti perché legati al alla propria vita;
molti perché non hanno abbastanza soldi per pagare la tassa, e molti ebrei hanno combattuto nell’esercito tedesco durante la Grande Guerra, quindi si
sentono profondamente tedeschi per cultura e lingua e ritengono che l’ondata di discriminazioni sia solo una fase passeggera senza gravi conseguenze.
Perché questo sistema mentale funzioni, sono necessarie un’adeguata “estetica politica” e un’efficiente “economia politica”.
Dal punto di vista dell’estetica politica sono fondamentali i rituali collettivi, per instillare un sentimento di appartenenza alla Volksgemeinschaft e a
trasmettere l’idea di un legame inscindibile tra il popolo e il suo Führer. Un dato interessante si può cogliere dal confronto dei discorsi di Hitler, che
seguono un andamento “in crescendo”, partono con parole pronunciate in modo fermo e scandito, per poi accelerare follemente, in uno stile militare.
Un aspetto da notare è la bandiera nazista, dove lo sfondo su cui è collocata la svastica è rosso e rimanda alla natura «sociale» del regime, enfatizzando le
promesse economiche fatte al popolo. Ma l’economia nazista non ha solo la volontà di portare ad una piena occupazione di tutti i cittadini ariani, ha
soprattutto l’obiettivo di potenziare l’industria bellica e, quindi, il riarmo della Germania, ciò è possibile grazie al pieno impiego della forza lavoro. Il
rischio della guerra sembra essere accolto in modo positivo, perché c’è la convinzione che la conquista di nuovi territori possa portare nuove ricchezze e
prosperità.
Tra le élite naziste non ci sono donne, infatti la loro funzione essenziale è quella riproduttiva. L’essere madri di figli di pura “razza ariana” è uno dei
compiti essenziali attribuiti alle donne tedesche e per questo è sempre incoraggiato dalla propaganda del regime. Tuttavia, il nazismo presenta anche qui
delle contraddizioni. Nonostante la funzione essenziale della donna sia quella materna, il nazismo prevede anche che le donne possano lavorare, in nome
della politica del pieno impiego, difatti la Germania nazista ha una percentuale molto alta di donne lavoratrici. Quindi, la donna del nazismo deve essere sia
madre sia attiva lavoratrice, ma per fare ciò c’è bisogno di strutture e programmi di assistenza.
Nel 1934 viene creato l’Ente di assistenza per la madre e il bambino, che prevede l’assistenza dopo il parto per le madri povere e garantisce servizi sociali
per i piccoli (es: asili infantili).
7.4. Il fascismo negli anni Trenta
Anche il fascismo deve fronteggiare la crisi economica scoppiata nel 1929, che colpisce l’economia italiana con una violenza minore rispetto alla
Germania, in ragione dei rapporti meno diretti con l’economia statunitense.
Il regime di Mussolini affronta la crisi adottando la stessa soluzione adottata negli Stati Uniti e in Germania, cioè si affida ai lavori pubblici, per esempio la
bonifica. Per quanto riguarda il sostegno a banche e a imprese industriali, nel 1931 il regime crea l’Istituto mobiliare italiano (Imi), che offre finanziamenti
a breve e a lungo termine; nel 1933 nasce l’Istituto per la ricostruzione industriale (Iri) che acquisisce le azioni di grandi imprese in difficoltà.
Il compito dell’Iri dovrebbe essere quello di rivendere le azioni delle aziende a privati, ma l’operazione si rivela impossibile perché o non ci sono
acquirenti, o le aziende hanno troppi costi o sono troppo grandi. Di conseguenza l’Iri, che doveva essere un ente temporaneo, diventa permanente e assume
la gestione di quelle imprese di cui ha acquisito le azioni.
La ripresa dell’economia italiana degli anni Trenta induce il regime fascista ad avviare una doppia innovazione:
• Da una parte, quella dell’autarchia, che vuole incoraggiare ad acquistare risorse, materie prime e prodotti italiani;
• Dall’altra, quella corporativa, che vuole organizzare la società in base ai principi enunciati nella Carta del lavoro del 1927. I principi corporativi hanno
attuazione nel 1934 con la costituzione di un sistema di organizzazioni di imprenditori e di operai: il loro compito è quello di rendere armoniche le
relazioni di lavoro, abbattendo i contrasti di classe e sindacali.
Ma, nonostante gli sforzi del regime fascista, la società e l’economia italiane restano ancora relativamente poco sviluppate rispetto ad altri Paesi
occidentali.
L’Italia è un paese ancora largamente agricolo, ha aree scarsamente sviluppate e spesso la popolazione vive sotto la soglia della povertà.
Ciò nonostante, l’ideologia di Mussolini spinge verso un’espansione militare, ma diversamente da quella tedesca, l’economia italiana non è in grado di
incoraggiare grandi piani di espansione bellica.
Allora il Fascismo attua una politica natalista nettamente antifemminile: mentre si esalta il ruolo materno delle donne, si scoraggiano le attività lavorative
delle donne. Crea una legge, l’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e dell’Infanzia (Onmi), ente assistenziale per madri povere e nubili e si
riducono le tasse per gli uomini a capo di famiglie numerose; vengono pagati ai padri lavoratori degli assegni familiari per la moglie e i figli a carico.
Anche la politica demografica del Fascismo ha una componente repressiva: l’aborto è considerato un crimine contro lo Stato, la contraccezione è
scoraggiata fortemente, i celibi devono pagare una speciale imposta, gli omosessuali sono perseguitati.
La guerra contro l’Etiopia:
A Mussolini i risultati delle politiche economiche e demografiche sembrano lo stesso più che sufficienti per decidere di attaccare l’Etiopia nell’ottobre
1935:
• Le truppe del sovrano etiope sono sopraffatte;
• Le tecniche adottate dall’esercito italiano sono estremamente brutali e non risparmiano nessuno: vengono bombardati villaggi, si fa largo uso di gas
asfissianti lanciati dagli aerei sull’esercito, ma anche sui civili, sui pascoli, sui corsi d’acqua e si procede alla deportazione di massa;
• Nel 1936, l’Etiopia, unita all’Eritrea e alla Somalia italiana, forma la nuova colonia dell’Africa Orientale Italiana Mussolini proclama la nascita di un
Impero italiano e il sovrano, Vittorio Emanuele III, assume il titolo di imperatore;
• La Società delle Nazioni condanna l’iniziativa italiana e attua delle sanzioni economiche, bloccando i rifornimenti per lo sviluppo dell’industria bellica.
In quest’occasione l’Italia riceve il sostegno della Germania nazista, che fa sì che si giunta a un patto di alleanza, siglato nell’ottobre del 1936, l’Asse
Roma-BerIino. L’accordo viene esteso con la firma di un patto antisovietico, sottoscritto da Italia, Germania e Giappone nel novembre 1937 e con
l’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni (mentre Germania e Giappone sono già usciti nel ’33).
L’avventura etiope sollecita la produzione di una legislazione razziale riservata all’Africa Orientale Italiana, volta a scoraggiare le relazioni tra i “cittadini”
(gli italiani) e i “sudditi"» (gli etiopi, gli eritrei, i somali), addirittura l’organizzazione urbanistica delle città coloniali adotta pratiche di vero e propria
segregazione e si stabiliscono leggi per le quali un cittadino che frequenta una suddita o frequenta posti da suddito, diventa suddito egli stesso
L’ossessione per la contaminazione razziale e l’avvicinamento alla Germania nazista inducono il regime fascista introduce una legislazione razziale
antisemita.
L’antisemitismo contro gli ebrei:
Gli ebrei non appartengono alla razza italiana.
Il 7 ottobre 1938, il Gran Consiglio del fascismo rende pubblica una sua Dichiarazione sulla razza, che chiarisce alcuni punti della legislazione che è già in
corso di emanazione:
• Legge del 5 settembre 1938, prevede l’immediata espulsione dalle scuole e dalle università statali di docenti e studenti di razza ebraica;
• Legge del 17 novembre 1938 vieta i matrimoni tra italiani ariani e persone di altra razza. Lo stesso decreto elenca una serie di limitazioni professionali
ed economiche per gli ebrei, avviando a requisizioni di beni patrimoniali e di aziende. Il decreto stabilisce anche l’esclusione degli ebrei da ogni impiego
pubblico.
La Chiesa cattolica non assume una posizione ufficiale in merito, sebbene Pio XI si sia detto contrario all’antisemitismo, il suo progetto di un’enciclica di
condanna cade per la sua morte e il suo successore, Pio XII, non dà seguito all’iniziativa. Il dissenso che qualcuno può aver manifestato viene
rigorosamente controllato dall’azione di vigilanza e di repressione affidata all’Ovra, la polizia politica segreta fascista, creata nel 1926.
L’organizzazione dell’impero fascista:
Tuttavia, il fascismo non è solo repressione. Nel corso degli anni, il regime ha costruito una struttura di associazioni divise in gruppi per età, per generi e
per categorie, dove si insegna il rispetto per i valori fascisti:
• I bambini e i ragazzi sono organizzati per classi di età nei Figli della lupa (che nutrì Romolo e Remo), nei Balilla (rievoca il ragazzino genovese che nel
1746 fece esplodere una rivolta antiaustriaca a Genova) e negli Avanguardisti;
• Gli universitari possono iscriversi ai Gruppi universitari fascisti (Guf). Una volta adulti devono iscriversi al Partito nazionale fascista;
• I lavoratori dispongono dell’Opera nazionale dopolavoro, che organizza il tempo libero offrendo spettacoli cinematografici, viaggi turistici e colonie
estive per i figli;
• Le ragazze sono distribuite nelle associazioni delle Piccole italiane, delle Giovani italiane e delle Giovani fasciste. Da adulte confluiscono nei Gruppi
femminili;
• Il culto del duce si prosegue nelle “adunate oceaniche” in cui Mussolini incontra masse osannanti, o nei comizi dal balcone del suo ufficio di Palazzo
Venezia, a Roma, a fianco del Vittoriano;
• L’”uomo nuovo” fascista è vigoroso, autoritario, militaresco, proprio come si mostra Mussolini, e diventa il simbolo della nuova nazione italiana;
• Anche nel fascismo chi non può partecipare personalmente ai comizi può ascoltarli alla radio. Nel 1927 viene fondato l’Ente italiano audizioni
radiofoniche (Eiar). Ma poiché non tutti i cittadini possiedono delle radio, spesso le trasmissioni radiofoniche sono diffuse da altoparlanti in luoghi
pubblici;
• Iniziativa affidata all’Istituto Luce, l’ente cinematografico del regime, che dal 1927 ha il compito di diffondere nei cinema i «cinegiornali», filmati che,
proiettati prima del film in programmazione, informano, in modo propagandistico, gli spettatori sugli ultimi “successi”conseguiti dal regime.
7.5. Gli altri regimi autoritari in Europa
Se tra tra il 1880 e la Grande Guerra, la democrazia sembra l’unico futuro possibile per l’Europa, gli anni Venti e Trenta del Novecento sembrano offrire,
invece, un’altra via. La democrazia resiste in Irlanda, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Lussemburo, Belgio, Olanda, Cecoslovacchia, Danimarca,
Norvegia, Svezia e Finlandia.
Nel resto d’Europa si instaurano regimi autoritari, spesso ispirati al regime fascista e nazista. Un punto essenziale in questi regimi è l’intervento degli
eserciti, spesso sostenuti dalle Chiese locali e da movimenti di destra, nazionalisti e conservatori. In alcuni casi, i protagonisti della trasformazione
autoritaria sono i sovrani, sostenuti dalle élite locali, composte da proprietari terrieri; in altri casi i protagonisti sono dei dirigenti politici di orientamento
conservatore e nazionalista. In ogni caso, nasce una quantità di regimi politici autoritari di destra, che spesso stringono rapporti diplomatici o di
collaborazione col fascismo e col nazismo.
Portogallo:
Nel 1926 un colpo di Stato militare, guidato dal generale Carmona, instaura un regime dittatoriale. Nel 1930 viene fondata l’Unione nazionale, l’unico
partito legittimo. Nel 1933 viene promulgata una nuova Costituzione, che riduce il Parlamento a organo consultivo eletto a suffragio ristretto. Dal 1932
Salazar (un professore dell’università, scelto da Carmona) è capo del governo e si avvale degli strumenti già sperimentati dal fascismo: la repressione,
affidata alla polizia politica e le associazioni di massa, strutturate per classi di età.
Polonia:
Nel 1926 un colpo di Stato condotto dal generale Pilsudski instaura un governo autoritario.
Lituania:
Nel 1926 un colpo di Stato rovescia il governo in dove Smetona diventa capo del governo.
Jugoslavia:
Nel 1929 il re, Alessandro I, abroga la Costituzione e instaura un regime autoritario centrato sulla Serbia; in Croazia, viene fondato il movimento
autonomista croato defli Ustaša ribelli, di ispirazione fascista e antisemita; un attentato terroristico organizzato da questo movimento uccide Alessandro I
nel 1934. Vista la minore età del figlio, il governo è affidato a un Consiglio che conserva il regime autoritario introdotto nel 1929.
Ungheria:
Dopo aver contribuito a reprimere il tentativo di rivoluzione sovietica, l’ammiraglio Horthy instaura un regime autoritario, che sin dal 1920 introduce una
legislazione antisemita. Alla metà degli anni Trenta si impone il movimento nazista delle Croci frecciate, che induce il governo a un avvicinamento alla
Germania nazista, che porta ad un inasprimento della legislazione antisemita.
Austria:
Nel 1932 il Cancelliere Dolfuss, dopo aver sciolto i partiti nazista e socialdemocratico, introduce una Costituzione che gli attribuisce poteri dittatoriali.
Scoppia un tentativo di colpo di Stato organizzato dai nazisti austriaci che vogliono l’annessione dell’Austria al Terzo Reich; il tentativo viene represso, ma
Dolfuss viene ucciso. Il nuovo Cancelliere, mantiene ancora la Costituzione dittatoriale.
Bulgaria:
Nel 1934-35 c’è un colpo di Stato del re, Boris III, limita le libertà costituzionali, facendo del Parlamento un orfano consultivo.
Estonia e Lettonia:
Nel 1934 due colpi di stato introducono governi dittatoriali.
Grecia:
In seguito alla sconfitta nella guerra contro la Turchia del 1922, re Giorgio II è costretto a fuggire. Nel 1924 viene proclamata la Repubblica, ma viene
rovesciata nel 1935: la restaurazione della monarchia si accompagna alla formazione di un regime autoritario guidato dal generale Metaxas.
Romania:
Sin dal 1930, re Carol II ha imposto un regime autoritario, appoggiato dall’esercito e spalleggiato da movimenti fascisti, tra cui la Guardia di ferro di
Codreanu. Nel 1937 vengono introdotte leggi antisemite. Nel 1938, il re instaura una dittatura con un colpo di stato e scioglie tutti i partiti, anche Codreanu
viene arrestato e ucciso.
7.6. La guerra civile in Spagna
Il processo più traumatico di instaurazione di un regime di destra si ha in Spagna.
Nel 1923, un colpo di Stato del generale Miguel Primo de Rivera, appoggiato dal re Alfonso XIII, conduce allo scioglimento del Parlamento e alla
formazione di un regime autoritario. Il governo avvia un piano di lavori pubblici che, però, non migliora le condizioni delle aree agricole, molto povere e
poco leali al nuovo regime. Le grandi spese pubbliche causano l’inflazione, mentre nel 1929 una cattiva annata agricola comporta difficoltà nelle aree
rurali. L’insoddisfazione per il regime si diffonde anche all’interno dell’esercito. Primo de Rivera ne è consapevole e il 26 gennaio del 1930 decide di dare
le dimissioni dalla carica di Primo ministro. Nel 1931 si tengono le elezioni amministrative, che vedono il trionfo dei partiti repubblicani, così
il re lascia il paese.
Si tengono allora le elezioni per un’Assemblea Costituente, dalle quali emerge l’alleanza tra socialisti e repubblicani di sinistra. Viene promulgata la
Costituzione, che istituisce la Repubblica, introduce il suffragio universale (anche femminile), riconosce la libertà di culto e stabilisce la separazione tra
Chiesa e Stato.
Nel 1932-33 il governo, guidato da un repubblicano, riconosce alla Catalogna lo statuto di regione autonoma, però, non riesce a trovare una soluzione per
la questione agraria. Sia i repubblicani sia i socialisti vogliono espropriare e ridistribuire le terre incolte, ma gestirle in modi diversi:
• I repubblicani vorrebbero impiegare le terre espropriate per formare uno strato di piccoli proprietari;
• I socialisti vorrebbero sperimentare forme di gestione collettiva.
Il disaccordo tra i due partiti non permette un’azione concreta. Sia questi episodi di gesti di violenza degli anarchici sia l’intenzione di realizzare una
riforma agraria cominciano a preoccupare molti elettori, per cui alle successive elezioni 1933 la destra conquista la maggioranza.
Il governo che si forma, sostenuto dalla Confederazione spagnola delle destre autonome (Ceda), guidata dal cattolico Gil-Robles, inverte la linea politica
del precedente governo: revoca l’autonomia della Catalogna, elimina i progetti di riforma agraria, impone riduzioni salariali e allontana i contadini dalle
terre occupate. Le reazioni a questa inversione politica sono molto aggressive: in Catalogna scoppia una rivolta autonomista, repressa dall’esercito.
Di fronte a questo sviluppo negativo, socialisti, repubblicani, ma anche comunisti e anarchici, decidono di unirsi in un Fronte popolare, che si presenta alle
elezioni del 1936 e ottiene la maggioranza rispetto al Blocco nazionale.
Il clima che si genera è di violenza e di attacchi reciproci: vengono uccisi esponenti politici di destra, preti e funzionari, vengono assaltate e saccheggiate
chiese, monasteri e case di ricchi e, di tutta risposta, ci sono aggressioni e uccisioni di esponenti socialisti e anarchici. L’idea di un governo che includa
comunisti, socialisti e anarchici induce i gruppi di destra (la Ceda e la Falange, un partito fascista) a pensare a una reazione estrema:
• Prendono l’iniziativa i reparti dell’esercito di stanza in Marocco che si ribellano al governo repubblicano nel 1936. Tra i generali che guidano la rivolta si
impone Francisco Franco: le truppe ribelli occupano la Spagna sud-occidentale, per poi arrivare al Nord, mentre Madrid e Barcellona rimangono fedeli
alla Repubblica;
• La guerra civile che scaturisce dalla ribellione delle truppe antirepubblicane è caratterizzata da violenze da entrambe le parti. La guerra assume poi una
dimensione internazionale, che permette di raggiungere una conclusione: le potenze democratiche, in particolare la Francia, promuovono un accordo di
“non intervento” fra i principali Stati europei (Regno Unito, Italia, Germania e Francia) nella guerra civile spagnola, ma l’Italia e la Germania non
rispettano l’accordo e sostengono la ribellione franchista;
• L’episodio più famoso e tragico è il bombardamento della città di Guernica, completamente rasa suolo;
• Le truppe repubblicane ricevono aiuti solo dall’Unione Sovietica, che invia materiale bellico e raduna volontari. Ma anche molti giovani francesi e
inglesi si recano in Spagna per aiutare le truppe repubblicane;
• Nel 1937 le forze politiche di destra confluiscono nella Falange nazionalista, che diventa l’organizzazione politica a sostegno delle truppe ribelli di
Franco;
• Un sostegno importante ai ribelli viene dalla Chiesa spagnola; mentre il Fronte repubblicano è spezzato da rivalità interne. Uno dei dissidi più gravi
contrappone i comunisti, grazie ai quali arrivano aiuti dall’Unione Sovietica, agli anarchici, che riguarda la strategia da adottare: i comunisti vorrebbero
concentrarsi sulla guerra mentre gli altri vorrebbero avviare azioni di collettivizzazione delle imprese produttive e commerciali e delle aziende agricole.
Il contrasto precipita nel 1937, quando a Barcellona comunisti, da un lato, e anarchici dall’altro, si scontrano militarmente. Queste divisioni interne non
aiutano certo la causa repubblicana;
• I franchisti hanno già avviato un’offensiva che nel 1939 porta alla conquista di Barcellona e Madrid.
Il nuovo governo di Francisco Franco (riconosciuto da Regno Unito e Francia) chiarisce la sua collocazione politica, aderendo all’alleanza tra l’Italia
fascista, la Germania nazista e il Giappone dittatoriale e da inizio a un’azione punitiva verso tutti coloro che si fossero schierati contro di lui.
CAPITOLO 8. L’Unione Sovietica di Stalin
8.1. L’economia di Stalin
L’Unione Sovietica entra nel contesto internazionale con la guerra di Spagna.
Tra il 1927 e il 1929, Stalin si è imposto come il dirigente del Partito comunista sovietico e della stessa Unione Sovietica. Dopo aver difeso il valore della
Nuova politica economica, introdotta nel 1921, che ha parzialmente liberalizzato gli scambi commerciali e le attività produttive, Stalin decide di cambiare
azione con l’industrializzazione e la completa collettivizzazione dell’agricoltura.
Per realizzare questo progetto ricorre allo strumento della pianificazione, tramite la definizione di obiettivi produttivi da raggiungere entro precisi archi di
tempo, controllati dal governo. Nel 1928 viene messo a punto il primo “piano quinquennale” con risultati sono strabilianti:
• La produzione industriale, soprattutto siderurgica, meccanica ed estrattiva cresce;
• Il paesaggio fisico dell’Unione Sovietica cambia aspetto;
• Tra 1928 e 1940 gli occupati nell’industria sono più del doppio e vengono costruite nuove industrie;
• Sorgono nuove città industriali che scaturisce una forte migrazione interna: dalle campagne verso le città;
• La rete stradale e ferroviaria è potenziate;
• Sono rafforzate le strutture educative, in particolare per la formazione tecnica.
Risultato complessivo: nel 1940 l’Unione Sovietica è la terza potenza industriale al mondo, dopo Stati Uniti e Germania.
Dal punto di vista sociale, questa operazione peggiora il tenore di vita della popolazione: i salari sono bassi, le condizioni di vita nelle città sono misere e,
di conseguenza, i livelli di consumo sono molto inferiori a quelli dei paesi occidentali.
Oltre all’industrializzazione, infatti, viene attuata una completa collettivizzazione delle aziende agricole. Tutti i contadini, in particolare i kulaki, cioè i
proprietari terrieri arricchiti con al Nep, sono costretti ad associare le loro aziende a cooperative agricole, i kolchoz, o cederle ad aziende
statali, i sovchoz. Si vuole ottenere che l’agricoltura produca quantitativi prefissati e per far questo è necessario che tutta la produzione sia sotto il controllo
diretto o indiretto dello Stato.
Molti contadini però non vogliono aderire al piano di collettivizzazione, perciò vi sono forzati con brutali metodi: le aziende vengono espropriate, i
proprietari vengono deportati e spesso giustiziati come “nemici della rivoluzione”.
Questo aspetto dell’azione del governo sovietico si rivela un disastro: tra il 1928 e il 1937 la produzione agricola è in declino, non solo per la difficoltà di
riorganizzare la produzione, ma anche perché molti dei contadini costretti a lavorare nei kolchoz o nei sovchoz lo fanno senza alcun entusiasmo, tanto che a
metà degli anni Trenta si torna al sistema delle requisizioni forzate dei prodotti. Il momento più drammatico si ha nel 1932-33 in Ucraina, dove scoppia una
tremenda carestia, di fronte alla quale il governo non fa assolutamente niente.
8.2. La paura come strumento di governo
L’intimidazione violenta diventa lo strumento di controllo e di governo.
Si può dire che la caratteristica dello “stalinismo” è il “governo attraverso la paura e il sospetto”. Inoltre, nello stalinismo, il sistema delle differenze (“noi”
siamo giusti, “loro” sono i nemici da abbattere) è molto spaventoso, proprio perché il confine tra «noi» e «loro» non è ben definito.
Ci sono alcune categorie facilmente identificabili come “nemici da abbattere”: i kulaki, alcuni gruppi etnici, i preti ortodossi.
Per indicare l’operazione di allontanamento degli avversari, si usa il termine di “purga". Questa politica però non si ferma qui, colpisce anche direttori
dello Stato che vengono condannati per attività contro lo Stato del tutto inventate. Il 10% dei condannati viene giustiziato, gli altri vengono deportati in
campi di concentramento, amministrati dai Gulag, campi di lavoro forzati (costruzione di canali, di strade, lavoro in miniera e taglio del legname). Altre
colonie per il lavoro correttivo rinchiudono kulaki e contadini.
Alla pressione violenta e intimidatrice si affianca la costruzione di un culto della personalità, riservato a Stalin, presentato come il vero “padre della patria
sovietica”. La propaganda, la costruzione di statue, l’indottrinamento nelle scuole sono tutti elementi fondamentali per il consolidamento del potere di
Stalin. Ma il più importante di tutti è la pressione che lo stesso Stalin e i suoi stretti collaboratori esercitano attraverso la “cultura della paura e del
sospetto”.
8.3. Conservatorismo culturale
Due ulteriori processi che segnano la società sovietica:
• Vengono scoraggiate tutte le forme di arte che avevano trovato spazio nell’Unione Sovietica degli anni Venti: è ammesso solo un realismo socialista;
• Nella sfera familiare avviene un’inversione: alla sperimentazione di modelli e leggi innovative, tentata dopo la Rivoluzione d’ottobre, negli anni Trenta si
sostituisce una linea che vuole ricomporre la coesione delle famiglie. In parte, è una scelta che deriva dal conservatorismo culturale di Stalin, in parte,
deriva dalla necessità di far fronte al disordine delle relazioni familiari che la legislazione sovietica aveva causato;
• Vi è il forte desiderio di attuare politiche demografiche nataliste per controbilanciare le gravissime perdite della società sovietica. La maternità è
incentivata da assegni familiari.
Così dal 1934 l’omosessualità è considerata un reato. Nel 1936 l’aborto viene vietato e il divorzio viene reso molto più complesso.
8.4. La politica estera
L’Unione Sovietica si trova emarginata dai circuiti economici con i paesi occidentali e, da un certo punto di vista, è una fortuna, perché la salva dalla crisi
del ’29.
L’unico modo che ha per esercitare influenza sull’Occidente è attraverso i partiti comunisti che si sono formati negli altri paesi europei.
La tragedia spagnola, però consente all’Unione Sovietica di rientrare nel gioco delle relazioni internazionali, al momento, senza successo e su un fronte
opposto rispetto alla Germania nazista, ma non passerà molto tempo prima che i due paesi, la Germania di Hitler e l’Unione Sovietica di Stalin, troveranno
il modo di stringere un’alleanza, nonostante le loro grandi diversità.
CAPITOLO 9. La seconda guerra mondiale
9.1. Dall’annessione dell’Austria al patto di Monaco
La prima guerra mondiale è stata scatenata dalle tensioni internazionali tra le grandi potenze europee e non è semplice individuare un unico responsabile.
Non è invece per niente difficile individuare il soggetto che spinge sistematicamente verso la guerra: la Germania nazista.
I primi obiettivi sono rivendicati in nome di una ricomposizione del popolo tedesco all’interno di un unico Stato, il Reich: prima di tutto si vuole
l’annessione dell’Austria.
Il Partito nazista austriaco sostiene le mire espansionistiche della Germania nazista. C’è un tentativo di colpo di stato, organizzato nel 1934 in Austria dai
nazisti locali, che è stato represso a costo della vita dell’autoritario Cancelliere austriaco Dollfuss. In questa circostanza le truppe tedesche non
intervengono per una decisa pressione di Mussolini che inizialmente teme la Germania di Hitler.
Dopo l’avventura in Etiopia, in cui l’Italia si avvicina alla Germania e dopo l’Asse Roma-Berlino (1936) che include anche il Giappone (1937), Mussolini
non ha più nulla da temere e quindi non si oppone più all’annessione dell’Austria al Reich.
I nazisti austriaci, spalleggiati dal Reich tedesco, si adoperano per far cadere il regime guidato dal Cancelliere Schuschnigg che ha sostituito Dollfuss alla
guida dell’Austria. I continui disordini interni inducono a tentare la carta del referendum per verificare l’orientamento dell’opinione
pubblica in merito all’annessione. La maggioranza sembra favorevole all’autonomia.
Hitler decide quindi di schierare le sue truppe al confine, pronte ad attaccare; Schuschnigg lascia il suo posto di Cancelliere al nazista austriaco Seyss
Inquart: costui, come primo atto di governo, apre le frontiere all’esercito tedesco che entra a Vienna il 13 marzo 1938. È l’atto di forza che conduce alla
formale annessione dell’Austria alla Germania. Nessuna potenza europea si oppone a Hitler.
Mussolini allora prende l’iniziativa di una Conferenza internazionale a Monaco, Patto di monaco 1938, alla quale partecipano il Primo ministro del Regno
Unito e della Francia e Hitler: unilateralmente si riconosce, senza consultare il governo cecoslovacco, alla Germania il diritto di annetter i Sudeti; questo
perché si pensa che l’annessione dei Sudeti basti alla Germania nazista e che la pace sia definitivamente al sicuro.
9.2. Dalla dissoluzione della Cecoslovacchia all’aggressione della Polonia
A marzo 1939 le truppe tedesche entrano in Cecoslovacchia a Praga, lo Stato viene smembrato: vengono istituiti il Protettorato di Boemia e Moravia,
annesso di fatto al Terzo Reich, e lo Stato autonomo di Slovacchia, governata da monsignor Joszef Tiso, un sacerdote cattolico filonazista che pone subito
la Slovacchia alla dipendenza della Germania nazista.
L’Italia, nell’aprile del 1939, occupa militarmente l’Albania, su cui già da tempo esercita una sorta di protettorato diplomatico: il sovrano albanese è
costretto alla fuga e il territorio è trasformato in una colonia italiana.
Contemporaneamente i tedeschi chiedono al governo polacco la cessione del corridoio di Danzica che separa la Prussia dalla madrepatria tedesca. Il rifiuto
del governo polacco e lo stato di tensione che ne deriva provocano una ripresa dei contatti diplomatici fra le varie potenze. Francia e Regno Unito
garantiscono al governo polacco la loro disponibilità in caso di attacco tedesco.
La Germania e l’Italia nel maggio del 1939 sottoscrivono il Patto d’acciaio:se uno dei due paesi si trova impegnato in una guerra (sia difensiva che
aggressiva), l’altro è obbligato ad aiutare militarmente.
Hitler, contando sullo stato di tensione che si è creato tra Urss e potenze occidentali (che non hanno accolto l’offerta sovietica di partecipare al loro fianco a
un’eventuale guerra antinazista), avvia trattative con i sovietici che, sempre nel 1939, portano alla firma di un patto di non aggressione tra Unione Sovietica
e Germania nazista, detto anche patto Molotov-Ribbentrop, che stabilisce che: l’Urss dà carta bianca alla Germania per quanto riguarda il corridoio di
Danzica, tutta la Polonia occidentale e la Lituania. La Germania riconosce all’Urss la possibilità di occupare Lettonia, Estonia e Finlandia, la Polonia
orientale e la Bessarabia (Romania nord-orientale).
Il 1° settembre 1939 le truppe tedesche attaccano la Polonia. Il 3 settembre Francia e Regno Unito dichiarano guerra alla Germania. L’Italia dichiara la sua
non belligeranza (temporanea neutralità), motivandola con la sua impreparazione militare.
A metà settembre i sovietici attaccano la Polonia, gli Stati baltici e la Finlandia: è l’inizio della seconda guerra mondiale.
9.3. la guerra lampo
Con un rapidissimo movimento di forze via terra e via aerea la Germania conquista in poche settimane Danzica e la Polonia occidentale.
I sovietici occupano la Polonia orientale e nei mesi seguenti si impadroniscono di tutti e tre gli Stati baltici e della Bessarabia.
Nella Polonia occupata dai nazisti entrano subito in azione le Einsatzgruppen, Gruppi operativi che si impegnano in operazioni di rastrellamento e
sterminio della popolazione ebraica e di chi si mette contro di loro.
Anche i sovietici eliminano ufficiali, soldati ed élite civili polacche, gran parte del massacro ha luogo nella foresta di Katyn, 1940.
L’attacco sovietico alla Finlandia incontra notevoli difficoltà: l’esercito finlandese resiste. Urss e Finlandia siglano un accordo in base al quale la Finlandia
cede soltanto un piccolo lembo del suo territorio (la Carelia), mentre l’indipendenza irlandese è salva.
Contemporaneamente, nell’aprile 1940 la Germania attacca e conquista con grande difficoltà la Danimarca e la Norvegia. Sempre nel 1940 parte
l’offensiva tedesca contro la Francia, che include anche l’aggressione all’Olanda e al Belgio.
I francesi sono situati su una lunga linea difensiva fortificata: la linea Maginot. L’esercito tedesco passa così attraverso i Paesi Bassi e il Belgio e penetra in
Francia attraverso la foresta delle Ardenne, una zona che l’esercito francese aveva erroneamente considerato come difficilmente percorribile dai mezzi
tedeschi: così il 14 giugno 1940 le truppe tedesche sono a Parigi. Mussolini dichiara guerra alla Francia il 10 giugno 1940, convinto della sostanziale
invincibilità delle truppe naziste.
La Francia cede e viene divisa dai nazisti in due aree territoriali distinte:
• L’area settentrionale: sotto la diretta amministrazione nazista;
• L’area meridionale: affidata al governo del generale Pétain, che elegge come capitale la città di Vichy, da qui il nome “Repubblica di Vichy”.
Le truppe inglesi inviate in Francia e i soldati francesi riescono a sfuggire all’attacco tedesco imbarcandosi in tutta fretta e rifugiandosi in Inghilterra.
Nel Regno Unito si forma un governo di unità nazionale, guidato dal conservatore Churchill, che annulla gli accordi con la Francia e muove la flotta per
mettere in atto un blocco navale antitedesco.
I tedeschi attaccano il Regno Unito, i bombardamenti sono indirizzati verso bersagli militari e civili. L’episodio più grave avviene a Coventry, importante
sede di industrie belliche che viene bombardata da aerei tedeschi. Attacchi di questo genere si ripetono anche a Londra, ma i britannici riescono ad
evacuare dei civili e dispongono di ottime difese antiaeree che riescono a limitare i danni degli attacchi che arrivano fino al 1941.
9.4. Le guerre parallele
L’Italia fascista intanto apre nuovi fronti: l’iniziativa è quella di svolgere una guerra propria, i risultati però non sono molto brillanti.
Nel 1940 l’esercito italiano attacca dall’Etiopia la Somalia britannica e dalla Libia attacca l’Egitto, anch’esso controllato dai britannici.
Inizialmente gli italiani riescono a penetrare a fondo in Egitto, ma nel dicembre 1940 inizia la controffensiva britannica e l’esercito italiano è costretto ad
abbandonare la Libia orientale.
A questo punto Mussolini è costretto a chiedere aiuto ai tedeschi nel 1941 e le forze italo-tedesche possono così riprendere l’attacco e respingere di nuovo
le truppe britanniche oltre i confini egiziani.
Intanto però, l’esercito italiano sta perdendo la guerra contro i britannici in Africa Orientale: già nel 1941 nella capitale dell’Etiopia, può rientrare
trionfalmente il sovrano etiope.
L’altra guerra parallela iniziata dagli italiani è contro la Grecia, iniziata sempre nel 1940.
L’esercito greco contrattacca subito, respingendo gli italiani in Albania, mentre la flotta italiana è sconfitta a sud del Peloponneso dalle navi inglesi.
L’iniziativa britannica rischia di trasformare la Grecia, e forse i Balcani, in un avamposto britannico (zona di stanziamento).
Nel 1941 i tedeschi decidono dunque di attaccare i Balcani, sostenuti da truppe dei paesi a loro alleati (Italia, Ungheria, Romania e Bulgaria). Sia la
Jugoslavia, sia la Grecia vengono rapidamente conquistate e sottoposte a un regime di occupazione.
La Jugoslavia viene smembrata in quattro aree distinte: Italia Ungheria, Bulgaria e Germania. Viene costituito uno stato autonomo della Croazia, tuttavia
dagli ultimi mesi del 1941 viene divisa in tre zone:
1. La fascia costiera è sottoposta all’occupazione militare italiana;
2. La fascia centrale è sotto il controllo croato;
3. La restante area orientale è sotto l’occupazione tedesca.
In Grecia i tedeschi controllano Creta, le aree di Salonicco e di Atene, il resto è dato all’Italia.
9.5. La Germania attacca l’Unione Sovietica
A metà del 1941 le potenze dell’Asse, trainate dalla Germania, controllano praticamente tutta l’Europa, ad eccezione del Regno Unito e dell’Unione
Sovietica.
L’Est slavo e bolscevico è considerato dai tedeschi un territorio di conquista che può offrire ottime risorse, per questo motivo viene lanciata l’Operazione
Barbarossa: questo il nome dato all’offensiva nazista contro l’Urss, che ha inizio il 22 giugno 1941.
L’attacco è micidiale e segue tre avanzate:
1. Verso Leningrado;
2. Verso Mosca;
3. In direzione di Kiev, verso le regioni meridionali dell’Urss.
Le truppe sovietiche resistono; mentre la popolazione, spaventata dalle notizie sul comportamento dei tedeschi, collabora attivamente con l’Armata rossa.
Nell’inverno 1941-42 la battaglia per conquistare Mosca non dà i frutti sperati: il fronte si è esteso e ciò rende difficile il flusso dei rifornimenti, come
carburante, munizioni e viveri. Per di più nei territori di occupazione tedesca si formano gruppi di partigiani (sono formazioni combattenti irregolari che,
nei territori occupati da un esercito nemico, compiono operazioni di guerriglia, come assalti o sabotaggi contro le truppe straniere) antinazisti, costituiti da
membri del Partito comunista sovietico o da soldati dell’Armata Rossa rimasti al di là delle linee del proprio esercito. Compiono costanti azioni di
sabotaggio, che ostacolano i collegamenti con i centri di rifornimento dell’esercito nazista.
I tedeschi non riescono a prendere né Leningrado, né Mosca, così cambiano strategia e puntano a Stalingrado, un importante centro direzionale da cui
vengono smistati i rifornimenti sovietici, con l’obiettivo di bloccare rifornimenti di carburante per le armate sovietiche.
9.6. La guerra nel Pacifico
Intanto tra il 1941 e il 1942, la guerra si fa davvero mondiale con l’intervento del Giappone e degli Stati Uniti.
Nel corso del 1941 la posizione degli Stati Uniti cambia: inizialmente è favorevole ad una politica isolazionista, ma soprattutto il presidente Roosevelt
spinge per una linea di più attivo sostegno ai paesi che si oppongono alla Germania di Hitler (essenzialmente il Regno Unito).
Il 14 agosto 1941 Roosevelt e Churchill sottoscrivono la Carta Atlantica; prefigura un nuovo ordine internazionale derivato dalla sconfitta dei regimi nazi
fascisti e si deve fondare sul rifiuto di politiche bellicistiche e aggressive, sul principio dell’autodeterminazione dei popoli i quali devono essere liberi di
scegliere il sistema politico che preferiscono e sul principio della libera circolazione di beni e capitali.
Nel 1940, sfruttando l’occasione offerta dal crollo della Francia nella guerra contro la Germania, il governo giapponese invia truppe in Indocina, che
installano delle basi militari; Hitler lo incoraggia perché in questo modo crea un diversivo per temere gli Stati Uniti lontani dall’Europa.
I buoni rapporti tra Germania, Italia e Giappone sono confermati dal Patto tripartito, firmato il 27 settembre 1940: Germania e Italia riconoscono l’Asia
orientale come sfera d’influenza giapponese, mentre il Giappone riconosce alla Germania e all’Italia il ruolo di potenze dominanti in Europa. Sulla base di
questi accordi il 28 luglio 1941 le truppe giapponesi occupano definitivamente l’Indocina.
La reazione americana non si fa attendere: Roosevelt decide di imporre l’embargo sul petrolio e sull’acciaio, ovvero una sanzione economica con la quale
un paese sospende i rapporti commerciali con un altro paese in occasione di una grave crisi diplomatica, gran parte del petrolio che serve al
Giappone arriva dagli Stati Uniti. Inoltre il governo americano chiede al Giappone di ritirare le truppe da Cina e Indocina.
Il Giappone, senza alcun avviso, attacca la flotta statunitense del Pacifico, ancorata alla base di Pearl Harbor (Hawaii), distruggendola quasi
completamente. Il Giappone può così realizzare facilmente i suoi piani di espansione, occupa la Thailandia, l’Indonesia, la Malesia, la Birmania, le
Filippine e la Nuova Guinea; che né gli olandesi, né i britannici, né gli americani adesso sono realmente in grado di difendere.
Dopo Pearl Harbor gli Stati Uniti dichiarano guerra al Giappone e di conseguenza anche all’Italia e alla Germania; direttamente minacciato nei suoi
possedimenti coloniali (Birmania, India) anche il Regno Unito dichiara guerra al Giappone.
Dal 1941 la guerra diventa realmente mondiale. Gli Stati Uniti dispongono di un apparato industriale capace di produrre a ritmi molto rapidi gli armamenti
necessari per ricostruire la flotta nel Pacifico e per sostenere l’intero sforzo bellico. Particolarmente paradossale è che la partecipazione alla guerra e la
crescita della domanda per materiale bellico consentono all’economia e alla società statunitensi di superare definitivamente gli effetti della crisi del ’29. La
ripresa economica garantisce anche consenso alle istituzioni politiche.
9.7. L’”ordine nuovo” in Asia e in Europa
Nel 1942 Germania e il Giappone controllano vasti territori in Europa e in Asia.
In Asia il Giappone attacca e occupa militarmente una vastissima area. I dirigenti giapponesi parlano della formazione di una Sfera di coprosperità della
Grande Asia Orientale per designare il territorio che dominano.
Tutti i popoli “liberati” dal colonialismo occidentale possono ora svilupparsi liberamente sotto la guida del Giappone, ma non è così perché i territori
occupati sono sottoposti a durissimi regimi di occupazione militare e le popolazioni sono sfruttate più che sotto la dominazione coloniale.
Stesso discorso nei paesi occupati dai tedeschi: in alcune aree vengono costituiti regimi collaborazionisti, come quello di Pétain in Francia e da questi Stati
satellite i tedeschi ottengono contributi, risorse o materie prime vendute a condizioni favorevoli. In altre aree invece vengono organizzati sistemi di
occupazione militare gestiti direttamente dalle autorità naziste.
I cittadini delle terre conquistate vengono utilizzati come operai nelle fabbriche tedesche e ciò fa si che in Germania i cittadini tedeschi-ariani risentano
relativamente poco del terribile sforzo di guerra (rafforza il consenso intorno al regime).
Vi sono aree europee popolate da razze di “sottouomini” ossia gli slavi, gli zingari e gli ebrei. Tutte le aree sono sotto il controllo delle SS sotto il comando
di Himmler. Il piano di riorganizzazione di queste aree prevede la colonizzazione dell’intera regione e prevede che la popolazione slava locale sia
sottoposta ad una selezione razziale. Prevede anche che la popolazione slava non germanizzabile, sia espulsa , mentre quella trattenuta sia utilizzata come
manodopera semiservile.
9.8. Lo sterminio degli ebrei
Fino all’occupazione dei territori orientali i nazisti sono stati più favorevoli alla deportazione degli ebrei fuori dal Reich, rispetto alla loro eliminazione, ma
questa linea antiebraica cambia man mano che le truppe tedesche incontrano comunità ebraiche sempre più numerose.
Nel 1939 i responsabili nazisti ordinano la deportazione degli ebrei dalle aree rurali dentro recinti appositi, i ghetti.
Quando inizia l’offensiva contro l’Urss, entrano in azione le SS, che effettuano rastrellamenti della popolazione ebraica e fucilazioni di massa. Gli ebrei
cominciano ad essere deportati in massa nei numerosi campi di concentramento.
Il 20 gennaio 1942, viene scelta, come soluzione finale della questione ebraica, lo sterminio di tutti gli ebrei. Il piano adottato prevede di mandare gli ebrei
in sei campi di nuovo tipo (come Auschwitz) in cui eliminare gli ebrei sulla base di un’organizzazione: questi sono i nuovi campi di sterminio. Il tutto
avviene sotto la supervisione di ufficiali delle SS. Gli ebrei vengono deportati nei campi tramite la ferrovia, dopo esser stati caricati su vagoni merci
piombati (cioè con gli sportelli saldati dall’esterno). All’arrivo nei campi i deportati sopravvissuti vengono spogliati di vestiti e averi.
Gli ebrei sono sottoposti a condizioni disumane, ad una cattiva alimentazione e ad un pesantissimo lavoro forzato. Nei campi di sterminio si utilizzano
tecniche moderne di soppressione, ossia le camere a gas (monossido di carbonio, in qualche caso; acido cianidrico).
Nei campi di sterminio arrivano anche ebrei dall’Italia, dalla Francia, dall’Olanda, dai Balcani, dalle isole dell’Egeo. Gran parte di loro è denunciato e
consegnato alle polizie locali da connazionali non ebrei. In qualche raro caso ci sono anche tentativi di ribellione. L’esempio più importante è quello della
ribellione nel ghetto di Varsavia, avvenuta il 19 aprile 1943.
9.9. La resistenza contro le occupazioni nazi-fasciste
Francia:
Durante l’occupazione della Francia, l’esercito francese sta crollando davanti all’avanzata delle truppe naziste, a questo punto il generale Charles de Gaulle
lancia un appello ai francesi; li invita a resistere e ad opporsi ai nazisti. De Gaulle, con l’appoggio del governo britannico, ricostruisce una forza armata
francese, le Forces françaises libres (Forze francesi libere), che opera nel Regno Unito e nelle colonie francesi dell’Africa che si sono ribellate al governo
collaborazionista di Vichy, ma riesce anche a coordinarsi con i gruppi resistenziali che si formano all’interno della Francia, nel territori di Vichy e in quelli
occupati dai nazisti.
Polonia:
Devastata dalle occupazioni dal 1942 si forma un gruppo di resistenti che si coordinano nella Armia Krajowa (Esercito nazionale), fedele al governo
polacco in esilio a Londra. Entra in concorrenza con l’Armia Ludowa (Armata popolare), di orientamento comunista, organizzata e sostenuta dall’Unione
Sovietica ma molto meno forte. L’Armia Ludowa è in contatto con l’ampia e articolata mappa di gruppi partigiani che operano nei territori ex sovietici
occupati dai nazisti. Le formazioni più numerose e attive sono quelle dei comunisti, collegate all’Armata Rossa sovietica.
Ucraina, Bielorussia e Paesi Baltici:
La situazione è complicata dall’esistenza di più piccole formazioni di Resistenza di orientamento nazionalista, decisamente ostili ai sovietici e in rapporto
ambiguo con le autorità naziste.
Jugoslavia:
La situazione che si forma è altrettanto complessa:
• In Croazia operano gli Ustaša, cioè i nazionalisti croati guidati da Ante Pavelić; sostenuti dai nazisti, attuano una politica di aggressione sistematica
contro la minoranza serba ed ebrea in nome di una perfetta integrità etnica della Croazia;
• In Serbia, ma anche in Croazia, sono all’opera i Cetnici, serbi filofascisti e nazionalisti guidati da Mihajlović, ingaggiano una dura lotta contro gli Ustaša
perché puntano alla ricostituzione di una Jugoslavia a dominante serba;
• C’è un terzo gruppo di partigiani che riunisce persone di varia etnia, ma di comune orientamento comunista, guidati dal comunista croato Tito: questo è
un gruppo che riesce a reclutare un largo numero di membri e a dotarsi di un’ottima organizzazione militare.
Il movimento comunista jugoslavo non viene appoggiato da Stalin e dall’Urss che si concentra nella disperata difesa contro l’attacco nazista e inoltre Stalin
non apprezza l’esibizione di autonomia di Tito e del suo movimento.
Tito riceve però riceve aiuti logistici e materiali dalle forze anglo-americane, che lo individuano come la forza più efficiente nella lotta antinazista nel
territorio della Jugoslavia.
Grecia:
Si costituiscono diverse formazioni partigiane che si oppongono all’occupazione nazista, fascista e bulgara della Grecia. L’organizzazione più ampia è
animata dai membri del Partito comunista greco ed è il Fronte di liberazione nazionale. A fianco del Fronte e non di rado in concorrenza, operano anche
gruppi di partigiani nazionalisti e liberali. In tutta Europa le azioni partigiane sono represse dalle forze di occupazione naziste, per questo sottoposte ad
arresti o ad esecuzioni di massa. Non si segue alcun criterio giuridico, ma si vuole spargere terrore tra persone i cui diritti sono considerati meno di niente.
9.10. La svolta del 1942-1943
La guerra fra il 1942 e il 1943, è combattuta su tre quadranti diversi:
• Quello dell’Oceano Pacifico;
• Quello russo;
• Quello nordamericano.
Nel corso del 1942 gli statunitensi hanno potuto ricostituire la loro flotta e la loro aviazione destinate ad operare nel Pacifico contro l’esercito giapponese.
Gli aerei statunitensi riescono a compiere subito un primo bombardamento su Tokyo. L’iniziativa non ha però particolare effetti militari. Il momento che
segna il vero cambiamento nei rapporti di forza e scandito da 3 battaglie:
1. Battaglia del mar dei Coralli (inizio maggio 1942): gli statunitensi riescono a bloccare lo sbarco dei giapponesi in Nuova Guinea. È uno scontro navale
di nuovo tipo: operano gli aerei che decollano dalle portaerei, gli aerei attaccano le flotte che non entrano a contatto tra loro;
2. Battaglia delle Isole Midway (4-7 giugno 1942): un attacco giapponese alla base Midway, viene efficacemente contrastato dagli americani che
bloccano ogni ulteriore possibilità di espansione militare dei giapponesi nel Pacifico;
3. Battaglia per l’Isola di Guadalcanal (agosto 1942-febbraio 1943): nell’agosto 1942 i marines americani sbarcano nell’Isola di Guadalcanal. L’isola ha
un grande valore strategico ed è stata in precedenza occupata dai giapponesi, dopo sei mesi i marines costringono l’esercito giapponese a lasciare
l’isola.
L’assedio nazista a Stalingrado si sta intanto trasformando in una vera catastrofe per l’Armata dell’esercito tedesco. Nel novembre del 1942 l’esercito
sovietico riesce a sferrare una controffensiva che circonda gli attaccanti. Hitler, invece di autorizzare la ritirata dei suoi soldati, comanda la resistenza, ma i
tedeschi sono costretti ad arrendersi il febbraio del 1943 (inverno-freddo).
Nel frattempo in Africa (1942) Rommel e i reparti coloniali italiani cedono davanti all’offensiva delle truppe britanniche guidate dal generale Montgomery.
All’inizio di novembre del 1942 gli italo-tedeschi sono sconfitti a El-Alamein e devono ripiegare verso la Libia.
Contemporaneamente un corpo di spedizione anglo-americano compie uno sbarco in Marocco e in Algeria, procedendo contro le truppe italo-tedesche che
stanno arretrando, inseguite dai britannici di Montgomery. Ritiratesi ulteriormente, nel 1943 le truppe di Rommel sono costrette ad arrendersi.
Dalla Tunisia gli angloamericani possono così preparare uno sbarco in Sicilia, che viene avviato due mesi più tardi, il 10 luglio 1943.
9.11. La carta del fascismo, la resistenza e la guerra in Italia
L’attacco alleato in Sicilia non incontra serie resistenze: l’esercito italiano in quasi ogni circostanza è sul punto di disgregarsi. Mussolini ha perso del tutto i
contatti con una società che fino a pochi anni prima era dalla sua parte.
Il regime fascista crolla per un colpo di Stato al quale partecipano il re e diversi esponenti del fascismo. Nel corso di una riunione del Gran Consiglio del
fascismo, viene approvata una risoluzione proposta da Dino Grandi che, attribuisce nuovamente il comando delle forze armate solo ed esclusivamente al re,
Vittorio Emanuele III, così Mussolini, alla fine della riunione, viene arrestato, mentre il re nomina un nuovo presidente del Consiglio Pietro Badoglio.
La notizia del crollo del regime viene accolta con entusiasmo infatti i cittadini pensano che la guerra sia finita. Ma non è così. Il governo Badoglio, mentre
da un lato annuncia fedeltà agli impegni presi da Mussolini, apre trattative segrete con gli anglo-americani che ormai arrivano in Sicilia. Le trattative
portano ad un armistizio, firmato il 3 settembre 1943, ma reso noto cinque giorni più tardi, l’8 settembre 1943.
L’armistizio viene comunicato da Badoglio nel corso di una trasmissione radiofonica che lascia l’Italia nel caos: il re, Badoglio e gli altri membri del
governo abbandonano Roma e fuggono a Brindisi. Quasi ovunque i reparti dell’esercito si sciolgono. Gli episodi di resistenza di reparti dell’esercito sono
puniti durissimo dai tedeschi: i militari italiani catturati e deportati nei campi.
I tedeschi avanzano verso il sud dell’Italia e a settembre, sempre del 1943, dei paracadutisti tedeschi liberano Mussolini dalla prigione del Gran Sasso,
dov’era stato recluso e viene trasportato a Nord.
Il 23 settembre 1943 Mussolini annuncia la costituzione di un nuovo Stato fascista repubblicano, la Repubblica sociale italiana (Rsi), con capitale a Salò,
sul Lago di Garda (Repubblica di Salò). Il nuovo Stato cerca di recuperare lo spirito del fascismo delle origini e si fornisce di un suo esercito e di sue forze
di polizia; ma è politicamente e militarmente del tutto dipendente dalle decisioni che vengono prese dalle autorità tedesche.
L’Italia dunque alla fine del 1943 è spezzata in due:
• Nella parte meridionale: Regno del Sud, col re e col governo Badoglio, sostenuto dalle forze anglo-americane;
• Nel Centro-nord: Repubblica sociale italiana di Mussolini, sostenuta dai nazisti;
• Negli stessi giorni in cui si formano il Regno del Sud e la Rsi, cominciano a costituirsi in tutta Italia gruppi armati che intendono opporsi ai tedeschi e ai
fascisti (più famosi: Giustizia e Libertà di Rosselli e quelli di Palmiro Togliatti). Al loro messaggio politico e morale si richiamano i gruppi di partigiani
che si formano nell’Italia occupata.
Si costituiscono anche delle formazioni composte da partigiani. Sin dal 9 settembre del 1943 si è formato il Comitato di liberazione nazionale (Cln),
composto dagli esponenti di sette partiti che si sono costituiti o ricostituiti dopo la caduta del fascismo, che manovra gli attacchi partigiani.
Togliatti nel marzo del 1944, sbarcato a Napoli, di ritorno dall’Urss dopo vent’anni di esilio, propone di abbandonare la polemica con Badoglio e con il re
per fare in modo che il Cln collabori attivamente col governo per la liberazione della penisola dal fascismo e dagli occupanti nazisti:
• 24 aprile 1944 si forma il primo governo di unità nazionale, presieduto da Badoglio, che comprende gli esponenti dei partiti del Cln;
• Re Vittorio Emanuele III, una volta liberata Roma, si impegna a cedere provvisoriamente i suoi poteri al figlio Umberto;
• Nel giugno del 1944, quando Roma viene liberata dalle forze alleate, Badoglio si dimette e viene sostituito alla presidenza del Consiglio da Ivanoe
Bonomi mentre Umberto assume la carica di luogotenente generale del Regno.
La guerra anti partigiana messa in atto dalle truppe naziste, insieme alle formazioni militari fasciste-repubblicane, è durissima.
9.12. La fine della guerra
Parallelamente all’avanzata italiana, l’Armata Rossa sovietica sta riconquistando terreno.
Dopo Stalingrado (febbraio 1943) le truppe tedesche e alleate sono costrette a ritirarsi, attaccate non solo dai sovietici ma anche dai numerosi gruppi
partigiani attivi.
Dal 28 novembre al 1° dicembre del 1943 i capi dei tre principali paesi che conducono la guerra contro la Germania nazista, Roosevelt, Churchill, Stalin, si
incontrano a Teheran: Stalin insiste su un’offensiva anglo-americana anche dalla Francia, Churchill e Roosevelt concordano, ma chiedono tempo, anche
perché l’operazione va preparata e la zona di sbarco va decisa. Il luogo più conveniente per lo sbarco è la Normandia.
All’alba del 6 giugno 1944, dopo un bombardamento preparatorio contro le postazioni difensive tedesche, vengono lanciate truppe paracadutate e poi,
sgomberate le spiagge, arrivano i mezzi da sbarco. Nelle settimane seguenti un esercito alleato opera sul territorio francese. Il 25 agosto 1944 le truppe
anglo-americane sono a Parigi che intanto è già stata liberata dai partigiani.
Alla fine del 1944 la Germania sta per crollare.
A ottobre del 1944 i partigiani comunisti di Tito entrano a Belgrado (Serbia), mentre le truppe inglesi sbarcano in Grecia.
Le città tedesche sono sottoposte a pesantissimi bombardamenti che colpiscono anche i civili. Fiduciosi nella vittoria, Roosevelt, Churchill e Stalin si
incontrano, Conferenza di Yalta 1945: si accordano su una divisione della Germania in quattro zone (una sovietica, una britannica, una statunitense, una
francese) e sulla formazione di governi provvisori in Polonia, Jugoslavia, Romania, Bulgaria, che accolgano esponenti comunisti, e non.
Tra febbraio e aprile 1945 l’esercito tedesco crolla su tutti i fronti. Alla fine di aprile i sovietici e gli anglo-americani sono a Berlino.
Il 25 aprile del 1945 in Italia il Clnai fa scattare l’insurrezione generale delle truppe partigiane che liberano le principali città della Valle Padana prima
dell’arrivo delle forze alleate. Mussolini cerca di fuggire in Germania con la sua amante Claretta Petacci, ma vengono riconosciuti e fucilati da un gruppo
di partigiani. I cadaveri dei due, trasportati a Milano, sono impiccati per i piedi a Piazza Loreto.
Intanto Hitler, chiuso in un bunker del governo del Reich, si suicida. Fa lo stesso Joseph Goebbes, ovvero colui che Hitler ha indicato come suo successore,
sempre insieme alla moglie, dopo aver ucciso i suoi sei fifli con capsule di cianuro.
Il 7 maggio 1945 i responsabili dell’esercito tedesco firmano la resa senza condizioni.
Tra il 1943 e il 1945 l’esercito statunitense ha riconquistato posizione, fino a rimettere piede nelle Filippine.
La resistenza giapponese continua affidata anche all’azione dei kamikaze, aviatori suicidi che si lanciano con i loro aerei carichi di esplosivo contro le navi
statunitensi. Dopo la morte di Roosevelt (1945), il presidente degli Stati Uniti è Harry Truman. Truman decide di usare la bomba atomica contro il
Giappone, viene sganciata il 6 agosto 1945 sulla città giapponese di Hiroshima; tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, su Nagasaki.
L’8 agosto 1945 intanto anche l’Urss dichiara guerra al Giappone.
Il 15 agosto 1945 l’imperatore Hirohito offre una resa senza condizioni. Il 2 settembre viene firmato l’armistizio.
La guerra è finita.
CAPITOLO 10. Dopo la guerra (1945-50)
10.1. Ombre lunghe di una guerra appena conclusa
Il 25 aprile 1945 a San Francisco si riuniscono i rappresentanti di 50 nazioni che il 26 giugno 1945, approvano un nuovo ente sovranazionale,
l’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu):
• Che si propone di salvaguardare le future generazioni dalla guerra, riafferma la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, l’uguaglianza nei diritti degli
uomini e delle nazioni grandi e piccole, cercando di mantenere la pace e la sicurezza internazionale;
• Nel 1946 l’Onu tiene a Londra la sua prima Assemblea e pone a New York la sede centrale dell’Onu. L’Assemblea Generale si riunisce una volta
all’anno;
• Organo fondamentale è il Consiglio di Sicurezza, composto dai rappresentanti di cinque membri permanenti: Usa, Urss, Cina, Regno Unito, Francia e di
dieci membri di altri paesi, eletti per mandati temporanei. Ha il potere di prendere decisioni per i paesi membri dell’Onu e in casi estremi può autorizzare
l’intervento delle sue forze armate;
• I cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza hanno comunque diritto di veto (hanno potere maggiore rispetto agli altri. Il veto significa
vietare, indica un atto formale con il quale un'autorità con tale potere è in grado di bloccare, temporaneamente o definitivamente, una deliberazione
amministrativa, legislativa o politica emessa da un'altra autorità).
Un po’ ovunque la Liberazione dal nazi-fascismo e la fine della guerra sono seguite da violenze, esecuzioni, assassinii politici (di collaborazionisti o di ex
fascisti).
Le esecuzioni colpiscono soprattutto gli uomini, molto più raramente le donne, che però vengono attaccate dalle organizzazioni che occupano le terre
(alcune vengono punite per aver collaborato con i nazisti).
Le foibe condotte dalle forze jugoslave:
Nell'Istria, Gorizia e Trieste si parla soprattutto di foibe⟶fosse comuni in cui gettare i corpi vivi. Si scatenano due ondate di violenza in due fasi distinte e
leggermente distanti:
• La prima avviene nel 1943, dopo la caduta del fascismo, quando l’Istria viene occupata dal movimento partigiano comunista jugoslavo, in questo caso
vengono giustiziati e gettati nelle foibe molti militari italiani;
• La seconda, molto più grave, nel 1945, ha strascichi che proseguono fino al 1946. Teatro di questa seconda ondata di violenze sono Triste, Gorizia e
Fiume, occupate dalle truppe jugoslave che fanno parte del movimento comunista guidato da Tito. In questo periodo i reparti delle truppe comuniste
jugoslave compiono violentissime azioni di repressione contro coloro che sono considerati nemici del nuovo potere comunista in via di formazione. I
cadaveri vengono occultati nelle foibe. Altre persone sono condotte nei campi di concentramento.
Le forze jugoslave attuano una repressione così violenta, poiché motivate dal desiderio di vendicarsi per l’occupazione nazifascista della Jugoslavia e per il
tentativo di italianizzazione dell’Istria. Riguardo alla questione dell’Istria, gli jugoslavi riescono a raggiungere un obiettivo con la firma del trattato di pace
di Parigi del 10 febbraio 1947:
• Trattato firmato dai rappresentanti dell’Italia e della Jugoslavia, assegna l’Istria alla Jugoslavia;
• Trieste è divisa in due parti: la Zona A, che include la città di Trieste, viene assegnata all’amministrazione alleata; la Zona B, a sud di Trieste, viene
amministrata dalla Jugoslavia;
• Nel 1954 la Zona A viene incorporata nel territorio italiano e la Zona B in quello jugoslavo, questo dato di fatto viene riconosciuto nel 1975 dal trattato di
Osimo.
Cambiamenti in Europa:
La trasformazione della carta politica è condotta sulla base di una spartizione dello spazio europeo attuata sulla base di accordi formali o di azioni di forza
dalle due grandi potenze che escono davvero vincitrici dalla guerra, dagli Stati Uniti e l’Urss:
• L’economia degli Stati Uniti ha prodotto armi e risorse per le nazioni alleate e continua tuttora a farlo. Alla fine della guerra, disponendo del 6% della
popolazione mondiale, producono la metà del prodotto interno lordo globale, oltre ad avere tutto integro;
• L’economia dell’Unione Sovietica ha retto allo sforzo della guerra, ma non ha l’energia statunitense. Stalin però può contare su un esercito determinato,
alimentato dalle grandi risorse demografiche dell’Urss e motivato dai riconoscimenti per la guerra vinta.
La riorganizzazione della carta d’Europa dopo la guerra si struttura in due blocchi principali che gravitano, uno intorno agli Usa, e uno intorno all’Urss.
Il territorio della Germania viene ridotto di molto ed è suddiviso in quattro zone:
• L’intera area orientale intorno a Berlino è affidata all’amministrazione dell’Urss;
• La Germania occidentale è divisa in diverse regioni affidate all’amministrazione di Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Lo stesso accade nella città di
Berlino che è divisa in quattro zone, una per ciascuna di queste quattro potenze.
I processi dei crimini contro la guerra:
Tra l’autunno del 1945 e l’autunno del 1946 a Norimberga (città simbolo del Nazismo) un Tribunale militare composto da giudici delle potenze vincitrici
processa 24 dirigenti nazisti, cui sono attribuite tre diverse imputazioni: crimini contro la pace, crimini di guerra, crimini contro l’umanità (genocidio).
Dieci degli imputati sono condannati a morte.
Un processo analogo si tiene anche a Tokyo dal 3 maggio 1946 al 12 novembre 1948, contro 28 alti dirigenti giapponesi; sono sette ad essere condannati a
morte e giustiziati. Il processo è possibile poiché il Giappone è occupato dagli Usa fino al 1951.
Le istituzione create dopo la guerra:
Su proposta dei governi di Usa, Canada e Regno Unito, già nel 1944 si è tenuta a Bretton Woods (New Hampshire) una Conferenza internazionale con lo
scopo di definire le modalità dei rapporti finanziari dopo la conclusione della guerra. Viene accolta una proposta dell’economista Keynes, con la quale i
paesi che partecipano alla Conferenza accettano di basare le emissioni monetarie non solo sulle riserve auree ma anche sul dollaro americano, che diventa
la principale valuta internazionale.
Inoltre viene costituito l'International Monetary Fund (Fondo monetario internazionale); ovvero un'istituzione finanziaria internazionale, a cui non
aderiscono l'Urss e Cina. Dispone delle riserve finanziarie concesse dai paesi membri, con lo scopo di concedere aiuti ai paesi che hanno una bilancia dei
pagamenti in grave deficit; questi aiuti prendono la forma di prestiti ricavati dalle riserve finanziarie di cui il Fondo dispone.
Viene fondata la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, ha il compito di rifinanziare la ricostruzione dei paesi che hanno subito danni di
guerra o di sostenere con prestiti speciali l’industrializzazione dei paesi ancora sottosviluppati. Vengono stabilite regole generali per favorire gli scambi
commerciali.
L’inclusione nel programma è condizionata a una piena accettazione dell’alleanza con gli Usa e ad una completa adesione ai principi della democrazia e del
libero mercato. I paesi inclusi nel piano ricevono merci, attrezzature e materiali che sono pagati dall’Economic Cooperation Administration (Eca),
l’organismo istituito dall’Erp che si occupa delle forniture dei beni.
10.2. Un’Europa divisa
Man mano che passano i mesi la distanza ideologica, economica e sociale tra Urss (paese comunista a partito unico) e Usa (paese democratico) è sempre
più enorme. Nel 1946 la tensione sembra sul punto di degenerare in uno scontro militare: si teme una guerra atomica. Nel corso del 1946 i dirigenti dei due
schieramenti si accusano apertamente di non tener fede ai patti sottoscritti durante la guerra.
Nel 1946 dopo che l’Urss ha iniziato una pressione diplomatica sulla Turchia per ottenere delle basi sullo Stretto dei Dardanelli, gli Usa inviano parte della
propria flotta militare nel Mediterraneo a sostegno della Turchia.
L’appoggio militare si trasforma in una più ampia collaborazione politica e finanziaria: vengono rafforzati i gruppi politici e sociali che all’interno della
Turchia chiedono il passaggio dalla dittatura ad un sistema pluralistico e democratico.
Nel 1946 Regno Unito e Usa intervengono direttamente in Grecia per impedire il diffondersi di un’insurrezione comunista.
Nel marzo del 1946 si tengono elezioni, vinte da un fronte monarchico; nel settembre del 1946 si approva il ritorno di Giorgio II.
Contemporaneamente i partigiani comunisti, appoggiati dalla Jugoslavia, avviano azioni militari che cercano di rovesciare il governo di Atene: ha inizio
una dura guerra civile tra le formazioni comuniste e le truppe regolari, che possono contare sull’aiuto finanziario e militare degli Usa.
Harry Truman enuncia quella che diventa nota come dottrina Truman, vuole frenare l’avanzata del comunismo; e che gli Stati Uniti devono farlo perché
loro spetta la missione di sostenere i popoli liberi che stanno resistendo ai tentativi di soggiogamento da parte di minoranze armate o di pressioni straniere.
La guerra fredda
Sia l’appoggio alla Turchia e alla Grecia, sia l’enunciazione della dottrina Truman, vengono considerati da Stalin come gesti di dichiarata aggressione e lo
inducono a una ritorsione che ha luogo a Berlino nel 1948.
Il 24 luglio 1948 le tre zone occidentali di Berlino, affidate all’amministrazione Usa, Francia e Regno Unito, vengono chiuse dai sovietici; costoro possono
farlo perché quelle tre zone sono circondate dal territorio della Germania orientale, che è sotto il controllo dell’Armata Rossa. In questo modo nella zona
occidentale della città non può entrare nessuni. Stalin spera di prendere per fame chi vive a Berlino Ovest; soprattutto vuole costringere americani,
britannici e francesi a cedere la parte occidentale di Berlino. Questo gesto inaugura la guerra fredda tra Ovest democratico-capitalistico ed Est comunista.
Gli statunitensi risolvono brillantemente la situazione organizzando un ponte aereo che rifornisce continuamente la parte occidentale della città. Nel
maggio 1949, constatata l’inutilità del blocco terrestre, i sovietici decidono di riaprire gli accessi a Berlino Ovest.
Le tre potenze occidentali decidono di riunire le tre aree della Germania che sono state loro affidate fondando uno Stato nuovo, la Repubblica Federale
Tedesca (Rft), con capitale a Bonn.
A questo nuovo stato viene dato un assetto federale e una Costituzione democratico-parlamentare. Stalin risponde facendo della Germania Est un altro
Stato autonomo, che prende il nome di Repubblica Democratica Tedesca (Rdt), con capitale a Berlino Est. La struttura istituzionale è quella di una
repubblica socialista, dominata da un unico partito, il Partito socialista unificato tedesco (Sed), e priva di garanzie democratiche per i suoi cittadini.
Nelle aree europee occidentali si ricostruiscono delle democrazie parlamentari (Italia, Francia, Belgio, Olanda, Turchia, Germania Ovest). Viceversa in
tutte le zone liberate dall’Armata Rossa (Germania Est, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria), tra il 1947 e il 1949 viene compiuta una
serie di colpi di Stato che trasforma questi paesi in altrettanti Stati comunisti a partito unico.
La dirigenza sovietica crea un organo di coordinamento e di controllo sui partiti comunisti dei paesi fratelli che si chiama Cominform (Ucio di
Informazione dei Partiti Comunisti) che sostituisce la Comintern (l’Internazionale comunista), sciolta nel 1943 e serve da strumento di supervisione e
indirizzo delle politiche in atto nei paesi satellite.
Da questo quadro si stacca la nuova Jugoslavia:
• Qui la Liberazione è stata compiuta dal Forte movimento partigiano comunista guidato da Tito. Tito vi fonda uno Stato socialista a partito unico che
vuole difendere tenacemente la sua indipendenza dall’Urss: la Jugoslavia è un paese socialista che rispetta l’Urss, ma vuole esserne indipendente;
• Questo atteggiamento porta all’inevitabile rottura con Mosca che accusa gli jugoslavi di deviazionismo (allontanati dall’ortodossia comunista). La
Jugoslavia può così dichiarare la propria politica estera come non allineata né al blocco occidentale, né a quello orientale;
• La Jugoslavia è una federazione di 6 Repubbliche (Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina,Montenegro, Macedonia e Serbia a sua volta suddivisa in tre
province).
La differenza tra queste aree è piuttosto marcata, dal punto di vista sia religioso, sia linguistico. L’evoluzione dei rapporti tra Jugoslavia e Urss condiziona
l’esito della guerra civile greca. I comunisti greci, posti davanti all’alternativa tra la fedeltà all’Urss o alla collaborazione con la Jugoslavia, collaborano
con l’Urss.
Per ritorsione, nel 1949, Tito cessa di sostenere le milizie comuniste greche e chiude i campi di appoggio in Macedonia. L’esercito regolare greco nel 1949
lancia un’offensiva che travolge la resistenza delle forze comuniste, le quali nell’ottobre del 1949 annunciano il cessate il fuoco.
Nell’aprile 1949 i rappresentanti di Stati Uniti, Canada, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Portogallo e
Italia firmano il trattato Atlantico:
• Ossia un’alleanza difensiva tra i paesi firmatari, in base alla quale un attacco a uno dei paesi membri viene considerato come un attacco indirizzato anche
a tutti gli altri;
• Prevede anche la formazione di un organismo permanente di coordinamento militare, la North Atlantic Treaty Organization, Nato, Organizzazione del
trattato Nord-Atlantico;
• Nel 1952 aderiscono all’alleanza anche la Grecia e la Turchia; nel 1955 si aggiunge anche la Repubblica federale tedesca (Rft).
A Est si risponde con la costituzione nel 1955 del Patto di Varsavia, un trattato di alleanza militare tra l’Urss e i paesi europei a regime di democrazia
popolare (Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Germania Est, Albania).
10.3. L’occidente nell’immediato dopoguerra
Gli Stati Uniti:
Sin dal marzo 1947 gli Usa orientano la loro politica estera sulla dottrina Truman, la quale prevede che gli Usa intervengano ogni volta che è possibile
frenare l’avanzata comunista. In funzione anticomunista, oltre agli accordi di Bretton Woods, il Piano Marshall, il Patto Atlantico e la Nato, nel 1949 il
governo e il Congresso statunitense approvano la Central Intelligence Agency, Cia; la centrale che coordina i servizi di spionaggio, di informazione e di
sostegno all’azione militare e diplomatica statunitense nel mondo.
Nel 1947 una legge pone limiti alle attività sindacali, vietando espressamente ai comunisti di occupare cariche sindacali.
La dinamica anticomunista decolla nel 1950, quando un senatore repubblicano Joseph McCarthy, annuncia di possedere liste di comunisti che si sarebbero
introdotti all’interno dell’amministrazione pubblica e perfino nei Ranghi del Dipartimento di Stato.
La sua denuncia avvia una serie di indagini e di schedature di cittadini statunitensi sospettati di comunismo; l’operazione è affidata all’Fbi, la polizia
federale che in questa fase si trasforma in una sorta di servizio di spionaggio interno.
Il maccartismo comincia così a prendere vigore. L’accusa non provata fan nascere dubbi sulla fondatezza della campagna anticomunista. Dalla metà degli
anni Cinquanta, la persecuzione anticomunista preventiva basata solo sul sospetto viene abbandonata.
Negli anni seguenti la militanza in gruppi comunisti continua ad essere vietata e l’opinione pubblica americana conserva un atteggiamento di diffidenza nei
confronti dei gruppi radicali di sinistra.
Il Regno Unito:
Nelle prime elezioni politiche del dopoguerra (1945), i conservatori di Churchill vengono sconfitti dai laburisti. Il laburista Clement Attlee diventa primo
ministro:già nel 1941 il governo ha dato all’economista Beveridge l’incarico di compiere un’indagine sul funzionamento dei servizi sociali e di avanzare
proposte per il loro miglioramento. Sostiene che uno Stato equo dovrebbe cercare di impedire che il reddito di ogni individuo scenda sotto il livello minimo
di sussistenza, per far ciò mentre i redditi più alti devono essere più tassati, le risorse così ottenute devono essere indirizzate a finanziare un sistema di
sicurezza sociale che preveda il pagamento di sussidi ai disoccupati, di assegni familiari per le famiglie più numerose e la costruzione di un sistema
sanitario e pensionistico pubblico.
Attlee accoglie i suggerimenti del Rapporto Beveridge e tra il 1946 e il 1948 organizza:
• Il National Health Service che prevede prestazioni mediche e ospedaliere gratuite per tutti i cittadini;
• Organizza un sistema di assicurazioni contro malattie, infortuni, vecchiaia e disoccupazione, finanziato con contributi dello Stato, dei lavoratori e degli
imprenditori;
• Procede alla nazionalizzazione (passaggio di industrie o aziende dalla gestione privata alla gestione pubblica). La finalità principale è quella di garantire
tariffe eque per servizi necessari a tutti i cittadini della Banca d’Inghilterra, delle industrie siderurgiche, elettriche, carbonifere e dei trasporti.
Questo insieme di misure costituisce il primo esempio di quello che è definito Welfare State (Stato del benessere e di protezione sociale). Orienta
l’impegno delle risorse pubbliche al potenziamento degli apparati militari in funzione difensiva od offensiva.
Nonostante il Welfare StateCiò nonostante il governo di Attlee non è in grado di fronteggiare le spese per la ricostruzione delle infrastrutture distrutte dalla
guerra. Per questo aumenta l’indebitamento del Regno Unito nei confronti degli Usa. Così i laburisti, dopo aver vinto le elezioni del 1950, nelle successive
elezioni anticipate al 1951 vince il governo conservatore presieduto da Churchill.
La Francia:
Durante la guerra il regime collaborazionista di Vichy ha abolito le norme costituzionali in vigore, che risalivano al 1875, per questo c’è una convergenza
dei diversi partiti a favore dell’elezione di un’Assemblea Costituente che scriva una nuova Costituzione.
Nel 1945 si tiene dunque una doppia elezione, alla quale per la prima volta partecipano anche le donne. Viene eletta un’Assemblea Parlamentare. Con una
grandissima maggioranza (91%) il corpo elettorale si esprime a favore del cambiamento della Costituzione.
Alle elezioni si impongono soprattutto tre partiti che insieme formano un governo di coalizione presieduto da Charles De Gaulle:
• Movimento repubblicano popolare, di orientamento democratico-cristiano.;
• Partito socialista;
• Partito comunista.
La redazione della nuova Costituzione si rivela un percorso complicato, c’è un netto disaccordo sulle forme costituzionali:
• I principali partiti sono favorevoli a un sistema parlamentare, con un presidente della Repubblica dotato di scarsi poteri;
• De Gaulle invece insiste per una Costituzione modellata su quella degli Usa, con un presidente dotato di ampi poteri. De Gaulle capisce l’impossibilità di
far prevalere le proprie posizioni e dà le dimissioni.
Deve essere eletta una seconda assemblea costituente (1946) che scrive una Costituzione che attribuisce notevoli poteri a un Parlamento bicamerale, mentre
prevede un presidente della Repubblica con poteri limitati. Un secondo referendum approva questa versione della Costituzione che fonda la Quarta
Repubblica francese.
La Germania federale:
Lo Stato può avviare la ricostruzione dei suoi apparati produttivi grazie agli Usa che non chiedono alla Germania occidentale (economicamente e
socialmente in ginocchio) le riparazioni di guerra e la includono tra i paesi che possono fruire del Piano Marshall.
Nel 1949 un’Assemblea Costituente redige la Costituzione della Rft, le elezioni parlamentari premiano i partiti Unione cristiano-democratica e Unione
cristiano-sociale. La presidenza del Consiglio è lungamente tenuta da Konrad Adenauer, autorevole dirigente dell’Unione cristiano democratica.
L’Italia:
Uscita dal Fascismo, economicamente distrutta, è scossa da tensioni e da violenze politiche, ma anche da organizzazioni criminali come la mafia siciliana.
Il 19 giugno 1945 si forma un governo presieduto da Ferruccio Parri (capo partigiano) che sembra intenzionato ad attuare un programma radicale che
escluderebbe dalle cariche pubbliche e la limitazione dei diritti politici per le persone coinvolte nel fascismo. Ma in un paese in cui, fino a poco prima,
moltissime persone sostenevano Mussolini, fare una vera e propria epurazione sembra difficile, perciò Parri da le dimissioni.
Nel dicembre 1945 si ricostituisce un governo di ampia coalizione presieduto da Alcide De Gasperi dirigente della Democrazia cristiana, con ministro della
Giustizia Palmiro Togliatti. Muovendosi con cautela, il governo De Gasperi è in grado di organizzare le elezioni del 2 giugno 1946, nelle quali
contemporaneamente si elegge l’Assemblea Costituente e si tiene il referendum istituzionale, con il quale gli elettori devono decidere tra Repubblica o
monarchia.
Cercando di condizionare l’esito delle elezioni il re in carica Vittorio Emanuele III abdica a favore del figlio Umberto II. Alla fine però, il corpo elettorale
di cui per la prima volta ganno parte anche le donne, sceglie la Repubblica (con il 54,2% dei voti).
Nelle elezione della Costituente a primeggiare sono 3 partiti:
• Democrazia cristiana di De Gasperi;
• Partito socialista;
• Partito comunista.
L’inasprirsi del contrasto internazionale tra i due blocchi, occidentale e sovietico, rende la coabitazione nello stesso governo dei comunisti, dei socialisti e
dei membri dei partiti moderati (democratici, liberali, repubblicani) sempre più difficile.
Nel gennaio del 1947 De Gasperi compie una visita negli Usa, con la quale si afferma presso l’amministrazione nordamericana come l’uomo politico di
riferimento, il dirigente del partito (Dc) che costituisce la forza trainante dello schieramento moderato.
Intanto la sinistra subisce un grave colpo: una parte dei dirigenti e dei militanti vorrebbe una maggiore moderazione politica e una maggiore autonomia
d’azione nei confronti del Pci. Nel gennaio 1947 il gruppo moderato decide di uscire dal Partito socialista e di fondare il nuovo Partito socialista dei
lavoratori italiano che vuole avvicinarsi allo schieramento politico moderato di centro.
Nel marzo del 1947 Truman enuncia la sua dottrina relativa alla politica estera degli Usa. Il segretario di Stato americano, George Marshall, scrive
all’ambasciatore americano a Roma per segnalare la necessità di fare pressioni su De Gasperi affinché si liberi dei comunisti e dei socialisti al più presto.
De Gasperi non ha bisogno di essere convinto, le sue posizioni sono moderate ed è inoltre cattolico,
Così a metà maggio 1947 De Gasperi costituisce un nuovo governo, sempre presieduto da lui, ma senza ministri comunisti o socialisti.
Il 1° gennaio del 1948 entra in vigore:
• È fondata su un Parlamento bicamerale, diviso in Camera dei Deputati e in Senato, entrambi eletti a suffragio universale;
• Il Parlamento possiede potere legislativo e ha il diritto di eleggere, in seduta congiunta, il presidente della Repubblica, cui viene conferito un mandato
settennale;
• Il presidente ha poteri limitati, tra i quali quello di conferire l’incarico al presidente del Consiglio che ha il compito di formare il governo sulla base della
maggioranza che si è creata in Parlamento, dal quale deve ricevere un voto di fiducia;
• La Costituzione prevede anche l’istituzione di una Corte costituzionale che ha il compito di verificare la coerenza delle leggi approvate dal Parlamento
con i principi e le regole stabiliti dalla Costituzione stessa.
La data per le prime elezioni del nuovo parlamento viene fissata il 18 aprile 1948. La contesa politica è giocata soprattutto tra Dc, guidata da De Gasperi e
le opposizioni di sinistra (socialisti e comunisti), per l’occasione uniti in un’alleanza elettorale cui viene dato il nome di Fronte popolare.
La Dc può godere di tre elementi di notevole vantaggio:
• Arrivano aiuti dagli gli Usa ed entra effettivamente in funzione il Piano Marshall che dichiara che nel caso di vittoria dei comunisti gli aiuti verranno
sospesi. De Gasperi può esibire l’aiuto finanziario come un successo politico della Dc;
• Interviene anche Pio XIII e vari altri prelati i quali ammoniscono pubblicamente gli elettori che è peccato mortale non votare o votare per le liste e i
candidati che non danno sufficiente affidamento di rispettare Dio;
• Negli ultimi giorni di febbraio 1948 in Cecoslovacchia c’è un colpo di Stato comunista; i giornali di sinistra giustificano il colpo di Stato, o lo celebrano
come una vittoria popolare; la stampa che appoggia i moderati suggerisce che la sorte della Cecoslovacchia potrebbe toccare anche all’Italia, nel caso di
vittoria del Fronte popolare.
Il 18 aprile 1948 la Dc stravince le elezioni, con quasi la maggioranza assoluta. Il 23 maggio 1948 De Gasperi può costituire il suo sesto governo. Il 14
luglio 1948 un giovane anticomunista spara davanti a Montecitorio (sede del Parlamento, Roma) contro Palmiro Togliatti. Si rischia di riaccendere la
guerra civile. Molti militari comunisti si riversano nelle strade. A Genova, Torino e Venezia ci sono scontri, blocchi stradali, assalti a prefetture, alcuni
morti. Alla fine la tensione rientra grazie anche all’aiuto della polizia.
10.3. Il blocco sovietico
Nel 1953 Stalin muore e viene celebrato come il grande condottiero.
Il sistema del terrore che continua ad adoperare consente ancora un buon controllo della società sovietica; ciò permette una rapida ricostruzione degli
apparati industriali, favorita dalle pesanti riparazioni di guerra pagate dai paesi occidentali.
Nel 1949 gli scienziati sovietici sono in grado di effettuare il primo test atomico e nel 1953 creano un’altra arma di grande potenza, la bomba a idrogeno
(bomba H). Negli anni tra il 1946 al 1950 i salari industriali sono nettamente più bassi, rispetto agli anni Trenta. Inoltre gli impianti industriali costruiti nel
dopoguerra sono progettati in modo da risparmiare su tutti gli aspetti considerati non essenziali.
Il settore agricolo continua ad essere l’anello debole dell’intero apparato produttivo. Nei paesi est-europei, caduti sotto l’egemonia dell’Urss, la situazione
è analoga: si instaurano regimi a partito unico; la terra viene espropriata e redistribuita a singoli coltivatori, poi si procede alla costituzione di fattorie
collettivizzate. Le fabbriche vengono espropriate e gestite dallo Stato. Il coordinamento economico è affidato al Consiglio di mutua assistenza economica
(Comecon), creato nel 1949.
10.4. Il comunismo in Asia: la nascita della Cina popolare
L’accordo stretto nel 1937 tra i comunisti di Mao Tse-tung e i nazionalisti di Chiang Kai-shek è servito a bloccare l’avanzata militare del Giappone in Cina.
Quando nel 1941 il Giappone si è impegnato a fondo nella guerra contro gli Usa e nell’espansione nell’Asia sud-orientale, la pressione militare sulla Cina
si allenta moltissimo, permette a Chiang Kai-shek di tornare ad elaborare piani di attacco contro i comunisti cinesi, con l’obiettivo di estirpare
definitivamente la presenza dei comunisti dalla Cina. Così la guerra patriottica torna ad essere civile (nazionalisti contro comunisti).
I comunisti nell’area in cui dominano (fino al 1948 tutta la Cina nord-orientale) hanno saputo conquistarsi il sostegno delle masse contadine con
sistematiche requisizioni delle terre possedute dai più ricchi proprietari terrieri che vengono redistribuite ai contadini più poveri. Questo permette di
reclutare nuovi soldati, mentre il regime nazionalista di Chiang non riesce a ottenere un sostegno paragonabile.
Tra 1945 e 1949 la guerra si fa aperta e volge a favore dei comunisti. Nel febbraio del 1949 le truppe comuniste entrano a Pechino. Chiang, i politici
nazionalisti, le truppe rimaste a loro disposizione fuggono nell’isola di Taiwan, scortati dalla flotta americana.
Il 1° ottobre 1949 Mao proclama a Pechino la nascita della Repubblica popolare cinese. Il nuovo Stato non viene riconosciuto dagli Usa che continua a
ritenere la Repubblica nazionalista cinese di Chiang insediata a Taiwan, come l’unico Stato cinese legittimo. La Repubblica popolare procede subito alla
nazionalizzazione delle banche e delle imprese di grandi e medie dimensioni. Procede inoltre a una vasta redistribuzione della terra tra i contadini. Nel
febbraio 1950 Cina e Urss stipulano un trattato di amicizia e mutua assistenza.
La guerra in Corea:
Dopo la caduta del Giappone, la Corea, che in precedenza era parte dell’Impero giapponese, viene occupata a nord dall’Armata Rossa sovietica e a sud
dall’esercito statunitense e viene divisa in due parti:
• La Corea del Nord è sotto un regime comunista, guidato da Kim Il Sung;
• La Corea del Sud è affidata a un governo nazionalista, appoggiato dagli americani.
Nel 1950 le truppe nordcoreane, appoggiate dai sovietici, invadono di sorpresa la Corea del Sud con l’intenzione di annetterla.
Il presidente Truman ritiene che gli Usa non possano permettere un’ulteriore espansione comunista e chiede l’intervento dell’Onu⟶che risponde con
grandissima rapidità, autorizzando un’azione militare a protezione della Corea e affidando il comando delle operazioni agli Usa che forniscono la maggior
parte delle truppe. Tra ottobre e novembre 1950 il corpo di spedizione dell’Onu rovescia completamente la situazione, occupando Corea del Nord e
spingendosi fino al confine con la Cina.
A questo punto la Cina comunista invia rinforzi militari alla Corea del Nord; tali aiuti consentono all’esercito nordcoreano di attuare una contro-contro
offensiva: gli americani, i sudcoreani e le truppe dell’Onu vengono respinti fino a ristabilire la situazione precedente. Truman nel 1951 autorizza l’avvio di
negoziati. Le trattative si concludono solo con l’armistizio del 1953, con il quale i contendenti si accordano nel ristabilire il confine tra le due Coree al 38°
parallelo, con due chilometri di zona demilitarizzata e non fortificata da entrambe le parti del confine.
La guerra incoraggia il potenziamento della produzione di armi sia negli Usa, sia nell’Urss e in Cina. Al tempo stesso induce l’Unione Sovietica a
reinsediare il proprio rappresentante nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che si è rivelata un’organizzazione molto efficace.
10.5. L’inizio della decolonizzazione
Già durante la seconda guerra mondiale prende avvio un processo di emancipazione delle colonie europee che prosegue e si fa imponente dopo la fine della
guerra. Adesso i coloni possono approfittare del fortissimo indebolimento politico e militare sia del Regno Unito, sia della Francia, sia dell’Olanda per
conquistare l’indipendenza.
Si delinea la differenza tra due diversi tipi di dinamiche politiche:
• Ci sono aree nelle quali si sviluppano movimenti nazionalisti che ibridano il discorso patriottico con l’identità religiosa e culturale locale (India induista,
paesi musulmani come Pakistan, Indonesia e l’area meridionale). Dopo l’indipendenza in diversi nuovi Stati a maggioranza islamica si delinea un
profondo contrasto tra gruppi che aspirano ad uno Stato islamico e gruppi che aspirano ad uno Stato laico;
• Nell’Asia sud-orientale (Indocina) si formano movimenti che seguono l’esperienza del comunismo cinese e che dalla Cina ricevono aiuti e sostegno
militare e logistico.
La “partition” dell’India:
Nei decenni precedenti alla seconda guerra mondiale il movimento nazionalista indù, guidato da Gandhi, ha manifestato la sua intenzione di costruire
un’India indipendente. Nel corso della seconda guerra mondiale le manifestazioni e i gesti di resistenza antibritannica si sono moltiplicati, anche da parte
della Lega musulmana.
Nel 1945 quando nel Regno Unito si forma il governo laburista guidato da Attlee, uno dei primi atti di governo è la convocazione delle elezioni per
l’Assemblea Costituente indiana, che rediga un testo costituzionale per un’India largamente o totalmente indipendente (1946).
Le elezioni tuttavia sono l’occasione per la rottura tra il Partito nazionale del Congresso, guidato da Gandhi, e la Lega musulmana, guidata da Mohammed
Ali Jinnah. Gandhi si è più volte pronunciato a favore di un’India unita, nella quale possano vivere più popolazioni gli indù, tuttavia, sia lui sia gli altri
dirigenti del Partito nazionale del Congresso hanno trascurato le richieste dei capi musulmani che vogliono garanzie per la minoranza musulmana del
paese, e per questo richiedono l’immediata formazione di uno Stato musulmano autonomo.
La mancanza di intesa tra leader indù e musulmani nel 1946 si traduce in una campagna di azione con manifestazioni e scontri con gli indù, che convince il
viceré, Lord Louis Mountbatten e il governo inglese che è necessario procedere in tempi brevi a una divisione del territorio indiano, con la formazione di
uno Stato a maggioranza indù e di uno a maggioranza musulmana.
Ci sono tuttavia due gravi problemi da affrontare:
• La massima concentrazione dei musulmani è all’estremo occidente e all’estremo oriente, quindi tra le due zone c’è distanza;
• In queste regioni vivono minoranze indù quantitativamente molto significative, così come nel centro della Penisola indiana vivono importanti minoranze
musulmane.
Il governo britannico procede dunque a delineare due regioni distinte, una a occidente e una ad oriente, appartenenti a un nuovo Stato musulmano, il
Pakistan e uno stato indù che occupa il resto dell’India, l’Unione Indiana. Nel 1947 Mountbatten annuncia l’indipendenza del Pakistan e l’indipendenza
dell’India.
La Partition (divisione) si trasforma in un’immediata e immensa tragedia: tra i due nuovi Stati scoppiano subito contestazioni sui confini (Kashmir) che
portano a scontri armati. La situazione del Kashmir è delicata: è a maggioranza musulmana, ma nonostante ciò è data all’India per il fatto che il suo
maharajiah, il principe che governava la regione, era indù. Da allora rimane una zona contesa tra i due paesi.
Al tempo stesso prende il via un gigantesco esodo: gli indù e i sikh che dopo la Partition si trovano a vivere entro i confini del Pakistan, decidono di
spostarsi in India, oppure sono costretti a farlo dai musulmani; viceversa i musulmani che si trovano a vivere entro i confini dell’Unione Indiana si
muovono verso il Pakistan. L’esodo è accompagnato da terribili disagi e violenze interreligiose.
I primi passi dell’India indipendente:
L’Unione Indiana cerca di uscire da questa terribile situazione preparandosi a costruire un assetto costituzionale democratico sotto la guida politica di
Nehru e sotto la guida morale dello stesso Gandhi. Si dichiara favorevole ad una divisione delle risorse patrimoniali lasciate dagli inglesi e ora a
disposizione del governo e dell’Unione Indiana. Ma non tutti in India lo capiscono e lo apprezzano: infatti proprio per questo gesto Gandhi perde la vita,
assassinato il 30 gennaio del 1948 da un estremista indù che lo ritiene responsabile di aver tradito gli interessi dell’India.
L’Assemblea Costituente eletta nel 1946 continua i suoi lavori fino alla redazione di una Costituzione che entra in vigore il 26 gennaio del 1950 e pone le
fondamenta di uno Stato indiano laico e democratico.
Il Pakistan:
Il nuovo Stato pakistano è una realtà estremamente complessa: la sua popolazione è divisa fisicamente in due territori distinti (Pakistan orientale e Pakistan
occidentale); ma è anche divisa al suo interno da una gran quantità di gruppi etno-linguistici, il cui unico elemento comune è la confessione islamica.
In mancanza di tradizioni statali a cui appellarsi, inevitabilmente le élite politiche del Pakistan trovano nell’islam l’elemento identitario fondamentale su
cui edificare la struttura dello Stano nuovo:
• Da un lato ci sono le autorità religiose islamiche che vorrebbero uno Stato interamente modellato sui principi della Sharia (il codice etico islamico,
derivato dal Corano e dalla Summa), posizione sostenuta con forza da Mawdudi, uno dei fondatori del moderno radicalismo islamico;
• Dall’altro lato gli esponenti della Lega musulmana, appoggiati dall’esercito, sono piuttosto favorevoli ad uno Stato laico, sul modello della Turchia.
Quest’alternativa trova sul momento una soluzione di compromesso che dà spazio alle richieste dei gruppi islamici radicali. La tensione tra le due visioni
dello Stato non cessa di condizionare pesantemente la vita politica pakistana nei decenni successivi al conseguimento dell’indipendenza.
L’Asia sud-orientale:
Nel 1948 anche la Birmania (Myanmar) e Ceylon (Sri Lanka) ottengono l’indipendenza dal Regno Unito. Nel 1946 gli Usa concedono l’indipendenza alle
Filippine.
L’Indocina:
In Vietnam nel 1945 Ho Chi-minh, capo del movimento comunista Vietminh (Lega per l’indipendenza del Vietnam), proclama l’indipendenza dalla Francia
e la costituzione della Repubblica Democratica del Vietnam.
I francesi non riconoscono il nuovo Stato e occupano la parte meridionale del paese. Nel 1946 comincia una lunga guerra tra Francia e Vietminh che si
conclude nel 1954 quando i francesi asserragliati nel nord del paese devono arrendersi. Nello stesso anno vengono siglati gli accordi di Ginevra che
decretano il ritiro delle truppe e dei funzionari francesi da tutta la Penisola indocinese, la divisione del Vietnam in due Stati (una repubblica comunista al
nord e uno Stato filoccidentale al sud) e la formazione dei due Stati indipendenti del Laos e della Cambogia.
L’Indonesia:
Sin dal tardo Ottocento in Indonesia si sono formati movimenti per il rinnovamento dell’islam; nella prima metà del Novecento si sono trasformati in
organizzazioni politiche che chiedono l’indipendenza dal colonialismo olandese e puntano alla formazione di uno Stato islamico che fondi la sua
legislazione sulla Sharia.
Una parte dei movimenti ha un orientamento religioso tradizionalista; l’altra è invece influenzata dalle tendenze moderniste. In concorrenza con i
movimenti islamici si formano anche un Partito comunista indocinese e nel 1927 il Partito nazionale indonesiano guidato da Ahmed Sukarno,
punta alla formazione di uno Stato indonesiano indipendente e laico, rispettoso dell’islam, ma senza essere modellato sui principi religiosi.
La dominazione olandese viene spezzata nel 1942 dall’occupazione giapponese. Tra il 1942 e il 1945 i giapponesi cercano di controllare l’Indonesia
sollecitando la collaborazione delle élite islamiche e nazionaliste indonesiane, costoro cooperano sperando di poter ottenere l’indipendenza.
Nel 1945 quando il Giappone è sconfitto, Sukarno ne approfitta per proclamare l’indipendenza indonesiana (1945). Il governo olandese, appoggiato da
forze britanniche e australiane, cerca di riprendere il controllo dell’Indonesia.
Ne nasce una guerra di cinque anni, fino al 1950, quando gli olandesi si arrendono di fronte alla resistenza indonesiana e alle pressioni dell’Onu per il
cessate il fuoco. Questa volta può essere effettivamente realizzato uno Stato indipendente indonesiano. La popolazione è suddivisa tra musulmani
tradizionalisti, musulmani modernisti, nazionalisti e comunisti, nessuno dei quali riesce ad imporsi da solo. L’assetto istituzionale che ne deriva nasce da un
compromesso tra le prime tre forze: l’Indonesia è uno Stato parlamentare; non è uno Stato islamico; tuttavia nel suo assetto istituzionale sono conservati i
tribunali islamici. Anche qui, come in Pakistan, l’equilibrio è precario e negli anni seguenti finirà per trovarsi esposto a innumerevoli tensioni.
La conferenza di Bandung:
Nel 1955 a Bandung, in Indonesia, i rappresentanti di 29 Stati, tra cui Cina, Indonesia, Pakistan, Vietnam, Laos e Cambogia, si riuniscono per promuovere
un coordinamento afro-asiatico che si opponga sia all’imperialismo occidentale sia al neoimperialismo sovietico: è la nascita del Terzo Mondo.
10.6. Il Medio Oriente e la nascita di Israele
Alla conferenza di Bandung partecipano anche diversi paesi del Medio Oriente (Arabia Saudita, Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Siria, Yemen), la maggior
parte dei quali ha conquistato l’indipendenza negli anni immediatamente precedenti.
L’Egitto:
Dal 1922 una monarchia parlamentare semindipendente sotto il protettorato britannico, ha ottenuto dal governo del Regno Unito il riconoscimento di
un’indipendenza quasi integrale: lo Stato egiziano ha stipulato un’alleanza con il Regno Unito che si impegna a evacuare le sue truppe, tranne che dal
Canale di Suez. Nel corso della seconda guerra mondiale il Regno Unito non procede all’evacuazione militare dell’Egitto, questo provoca la protesta degli
indipendentisti che si dirigono anche contro il sovrano egiziano, accusato di debolezza nei confronti dell’imperialismo occidentale.
L’opposizione è animata da due gruppi distinti:
• I membri della Fratellanza musulmana: che hanno anche formazioni paramilitari, e che ambiscono all’instaurazione di uno Stato islamico, integralmente
modellato sui principi della Sharia;
• Il Comitato degli ufficiali liberi, un raggruppamento indipendentista, formato da militari (si forma all’interno dell’esercito), che intende fondare un nuovo
Egitto moderno e laico.
Il Comitato si conquista un vasto sostegno nell’esercito egiziano e nel 1952 riesce a compiere un colpo di Stato che rovescia la monarchia e costringe
l’esercito britannico ad abbandonare il Canale di Suez.
Viene instaurata così una dittatura militare di impostazione laica e vagamente socialista che vuole modernizzare l’Egitto.
Siria, Libano, Transgiordania, Palestina e Iraq:
Dopo la prima guerra mondiale Siria, Libano, Transgiordania, Palestina e Iraq sono stati posti sotto il controllo di Gran Bretagna e Francia. Nel periodo tra
la prima e la seconda guerra mondiale in quest’area ha preso vita un movimento nazionale arabo che punta all’indipendenza.
Si sviluppa l’idea di una grande nazione araba che raccoglie le popolazioni di questi paesi e che trova nell’islam uno degli elementi identitari essenziali. Il
partito Baath è l’espressione organizzata di questa tendenza.
L’indipendenza dei diversi paesi dell’area (Iraq 1935; Libano 1945; Siria 1946; Giordania 1946) dà vita a regimi altamente instabili poiché le
organizzazioni interne tra gruppi tribali, organizzazioni religiose e movimenti politici sono difficilmente compatibili.
Tuttavia nel 1945 si fonda la Lega degli Stati arabi, guidata dall’Egitto con l’adesione dell’Iraq, della Giordania, del Libano, dell’Arabia Saudita, della Siria
e dello Yemen. Fra i vari obiettivi che si è posta c’è anche quello di impedire la formazione di uno Stato ebraico in Palestina.
La Palestina:
In Palestina, negli anni compresi tra le due guerre mondiali, l’amministrazione britannica ha cercato di mantenere una posizione distante da ebrei e arabi
hanno impedito l’accesso a gran parte degli ebrei che hanno cercato di trasferirsi nelle colonie ebraiche di Palestina provenendo
dall’Europa nazista. Il movimento sionista ebreo, guidato da David Ben Gurion, di conseguenza rafforza le formazioni paramilitari già esistenti che
compiono azioni terroristiche tanto contro gli arabi quanto contro i britannici: una delle azioni più clamorose è l’esplosione di una bomba all’Hotel King
David di Gerusalemme, sede del comando britannico.
La Lega araba dichiara di voler formare uno Stato palestinese.
Nel maggio 1947 il Regno Unito, capisce di non poter gestire la situazione, perciò passa la questione all’Onu, che stipula un piano:
• Prevede la creazione di due Stati, lo Stato ebraico d'Israele e lo Stato arabo di Palestina;
• Mentre Gerusalemme dovrebbe diventare una città libera.
Nei giorni immediatamente seguenti scoppiano scontri tra gruppi di palestinesi e di ebrei. La forza armata della comunità ebraica comincia ad attaccare i
villaggi palestinesi che l’Onu attribuisce alla comunità ebraica, con l’intenzione di cacciare i palestinesi fuori dai confini dello Stato ebraico.
Il 14 maggio 1948 il leader sionista Gurion proclama la nascita dello Stato di Israele. Subito lo stato viene riconosciuto dagli Usa e dall’Urss.
Contemporaneamente scatta la reazione della Lega araba: il 15 maggio 1948 le truppe della Lega araba attaccano il territorio di Israele.
Ha così inizio una vera e propria guerra che dura fino a gennaio 1949.
La guerra è vinta dall’esercito israeliano che riesce anche ad ampliare i confini, impadronendosi di gran parti dell’area che l’Onu aveva assegnato agli arabi
palestinesi. Da allora la questione palestinese diventa un enorme problema: i profughi palestinesi, privati della loro terra, nei decenni seguenti sono
utilizzati dai paesi arabi che danno loro ospitalità, come pretesto per continui tentativi di attacco a Israele.
CAPITOLO 11. Democrazie occidentali e comunismo tra il 1950 e il 1970
11.1. I miracoli economici dell’occidente
Gli anni Cinquanta sono caratterizzati dai processi di crescita economica:
• Ruolo importantissimo è svolto dalla forte spinta data dal sistema economico statunitense a tutte le economie che gli sono collegate;
• Spinta importante è anche data dalla crescita della spesa per gli armamenti dovuta alla guerra in Corea;
• Un altro elemento fondamentale ed essenziale è il Piano Marshall; crediti e le forniture di beni di varia natura che arrivano in Europa grazie al Piano,
hanno l’effetto di rivitalizzare sistemi economici prostrati dalle conseguenze della guerra. Una parte dei prestiti viene impiegata nella ricostruzione di
edifici, strade, reti di trasporto e impianti industriali distrutti nel corso della guerra, accompagnata da un accelerato processo di industrializzazione.
La ripresa economica deriva anche dalla rete di accordi economici che fondano un primo abbozzo di Europa comunitaria. Questo processo ha inizio nel
1951, quando, su iniziativa di un politico e di un economista francesi, i rappresentanti di sei paesi (Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia,
Lussemburgo e Paesi Bassi) si accordano per coordinare la produzione e lo scambio del carbone e dell’acciaio, fondando la Comunità europea del carbone
e dell’acciaio (Ceca). Gli stessi paesi nel 1957 sottoscrivono il trattato di Roma che fonda la Comunità economica europea (Cee), con l’obiettivo di formare
un Mercato europeo comune, tramite l’abbassamento delle barriere doganali, la facilitazione della circolazione di merci ed individui, il coordinamento
delle politiche agricole e industriali.
Uno dei temi centrali è quello delle risorse energetiche, i sei paesi fondatori si accordano per costituire anche la Comunità europea dell’energia atomica
(Ceea o Euratom), organismo collettivo che ha il compito di coordinare e incoraggiare le ricerche per l’utilizzo dell’energia atomica a scopi civili. Proprio
in quegli anni negli Usa, nell’Urss e nel Regno Unito si aprono le centrali nucleari impiegate per generare energia elettrica.
Da lì a pochi anni anche i paesi della Cee cominceranno a dotarsi di centrali nucleari, per la produzione di energia elettrica a più basso costo, ma con grandi
rischi ambientali.
11.2. Migrazioni e mutamenti sociali
Per mantenere il meccanismo di crescita economica c’è bisogno di un numero sempre maggiore di lavoratori da impiegare nei settori in crescita, però molti
uomini sono morti al fronte. Allora si aumenta l’impiego femminile. Poi la domanda di manodopera viene soddisfatta soprattutto con l’utilizzo di lavoratori
immigrati. Dagli anni Cinquanta vi sono grandi flussi migratori in tutta l’Europa occidentale, sono infatti i paesi meno sviluppati che offrono manodopera a
quelli in pieno sviluppo. Ci sono anche importanti flussi migratori interni: dall’Italia meridionale ci si trasferisce a Torino o a Milano o a Genova (triangolo
industriale). Viceversa grandi capitali storiche, come Londra o Parigi, tendono a ridurre la propria popolazione, poiché intorno a queste grande città si crea
una vastissima cintura urbanizzata; si creano così le prime megalopoli.
Questi nuovi bisogni sollecitano la crescita e il miglioramento delle strutture educative di tutti i livelli, adesso i sistemi scolastici sono luoghi che vogliono
formare operai, tecnici, professionisti e manager consapevoli dei progressi più recenti.
Lo slancio dell’economia favorisce una netta diminuzione della disoccupazione e un generale aumento delle retribuzioni, ciò provoca che le famiglie
cominciano a disporre di risparmi che consentono loro di acquistare un numero più alto di beni di consumo.
Il fenomeno ha dimensioni talmente vaste e sistematiche che lo si definisce ”consumismo”, parola che indica l’incessante propensione all’acquisto di beni
di consumo che è proprio della cultura economica e sociale dell’Occidente.
11.3. Dagli oggetti del desiderio al villaggio globale
In questo nuovo universo ci sono oggetti che attraggono particolarmente, come il televisore che fa esplodere la comunicazione virtuale, disponibile fin
dagli anni Trenta, ma diventato solo ora un oggetto di consumo largamente diffuso, anche perché i suoi prezzi sono più accessibili.
La televisione può fornire un contatto multiforme:
• Tra gli spettatori che guardano lo spettacolo e gli autori o interpreti del programma;
• Tra gli spettatori stessi che all’interno del nucleo famigliare o fuori, con amici e conoscenti, possono scambiarsi opinioni sui programmi che tutti hanno
visto.
Qualcosa di simile accade anche nel cinema dove il processo di americanizzazione è già più netto. Altri fondamentali oggetti del desiderio permettono di
viaggiare nello spazio in modo più semplice: gli scooter, i ciclomotori (Lambretta, Vespa) e soprattutto l’auto.
In questi anni i sindacati dei lavoratori ottengono dagli imprenditori o dallo Stato il beneficio delle ferie pagate. I più abbienti possono provare l’emozione
del volo aereo. La sensazione è che il mondo sia diventato un villaggio globale. La dimensione dei viaggi in scooter, automobile o aereo ha dei costi che si
collegano al petrolio. Il petrolio è la materia prima per la produzione dei carburanti per cui la domanda aumenta enormemente. La domanda è incrementata
dall’uso per riscaldare gli edifici e per l’industria chimica.
Anche l’Unione Sovietica ha le proprie compagnie, ma destinate solo ai bisogni della sua economia. Tra gli anni Sessanta e Settanta, però, il quadro
comincia a cambiare per il verificarsi di processi intrecciati:
• Da un lato si creano nuove compagnie nazionali che entrano in concorrenza con le sette grandi compagnie, (tra queste Eni, fondata nel 1953, che ingloba
l’Azienda generale italiana petroli, Agip, esistente dal 1926);
• Dall’altro c’è la nascita dell’Organization of the Petroleum Exporting Countries (Opec), fondata nel 1960 dai rappresentanti di Iran, Iraq, Kuwait, Arabia
Saudita e Venezuela: finalità dell’organizzazione è quella di creare un coordinamento tra i massimi paesi produttori non occidentali per contrastare il
dominio delle sette compagnie petrolifere euro-statunitensi.
Il grande aumento dell’offerta di petrolio che si verifica tra il 1950 e il 1960 fa sì che il prezzo sia in costante discesa. Un andamento di questo genere
accompagna e incoraggia la motorizzazione.
11.4. Il baby boom
In questi anni le perdite demografiche provocate dalla guerra sono controbilanciate da un notevole aumento delle nascite che è stato definito baby boom.
La popolazione dal 1950 al 1970 è in costante crescita.
Dal punto di vista politico è importante l’avvio del programma di Welfare State: programmi di assistenza pensionistica, sanitaria e di sostegno alle famiglie
vengono introdotti ovunque nei paesi europei occidentali. Questi programmi hanno effetti particolarmente positivi sulla natalità infantile: l’abitudine che
diventa una regola, di partorire in ospedale, fa sì che i bambini possano nascere in ambienti asettici e con l’adeguata assistenza medica.
Anche l’introduzione delle vaccinazioni contro una serie di malattie diffuse abbatte ulteriormente i tassi di mortalità delle generazioni più giovani.
Il ciclo economico che si apre negli anni Cinquanta fa sì che le famiglie dispongano di redditi maggiori: ne conseguono un miglioramento
dell’alimentazione e una maggior propensione ad inviare i figli a scuola e a farli studiare oltre il ciclo dell’obbligo o a far seguire loro programmi di
educazione allo sport.
11.5. Gli Stati Uniti in crescita
I maggiori beneficiari della grande crescita economica di cui gli Usa sono protagonisti in questi decenni sono i dirigenti di grandi imprese che si muovono
nel campo dell’industria degli armamenti o del petrolio, delle autovetture o delle telecomunicazioni.
A fine anni Cinquanta un quarto degli americani vive in condizioni di povertà, di cui la maggior parte è di pelle nera.
Nelle aree rurali, come negli innumerevoli ghetti urbani, molti afroamericani vivono in condizioni disastrose: retribuzione più bassa rispetto ai bianchi,
scuole distinte, locali pubblici distinti, posti a sedere sui trasporti distinti.
Nel 1953 viene eletto Eisenhower sostenuto dal Partito repubblicano, si fa promotore di un nuovo Social Security Act (1954) che innalza sussidi e pensioni
e che include nel sistema pensionistico anche gli agricoltori. Inoltre nomina come presidente della Corte Suprema Warren che nel 1954 emette una sentenza
che considera incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole. Eisenhower sollecita l’adeguamento dei sistemi educativi alla nuova sentenza.
Il 1° dicembre 1955, a Montgomery, una cittadina dell’Alabama, Rosa Parks, una donna di colore, si siede sul sedile di un pullman riservato ai bianchi e si
rifiuta di abbandonare il suo posto nonostante gli inviti e le minacce del guidatore. Rosa Parks viene arrestata e ne nasce un grande movimento di protesta
locale: la comunità nera di Montgomery si organizza e boicotta i servizi pubblici locali, andando a lavorare a piedi, con mezzi privati usati in gruppo, o con
pulmini attati collettivamente.
Alla guida del movimento c’era un giovane ecclesiastico della Chiesa protestante battista, Martin Luther King, il quale coordina le proteste che da
Montgomery che si diffondono in tutto il paese. In questi anni il movimento ha carattere rigorosamente non violento.
Nelle elezioni presidenziali del 1960 il candidato democratico, John Fitzgerald Kennedy, vince contro il candidato repubblicano Richard Nixon:
• Kennedy si presenta con la promessa di un rinnovamento della società americana, teso verso una maggior giustizia sociale, per la fine della
discriminazione razziale, per il rafforzamento e l’espansione del Welfare State;
• Nel corso della sua breve presidenza non riesce a realizzare un granché del programma, anche perché si trova di fronte un Congresso nel quale molti
parlamentari non lo seguono in questa sua volontà di rinnovamento;
• Kennedy riesce a essere molto più attivo in politica estera: il principale problema è la possibile superiorità dell’Urss nell’attuazione di programmi
spaziali e missilistici. Nel 1957 i sovietici hanno lanciato in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik; e l’amministrazione americana ha risposto
fondando nel 1958 la National Aeronautics and Space Administration (Nasa), un’agenzia governativa che studia e sperimenta veicoli spaziali. È l’inizio
della corsa allo spazio, alla quale l’amministrazione Kennedy contribuisce con cospicui finanziamenti: la competizione è continua, con spettacolari colpi
di scena, come il lancio della prima astronauta, la russa Valentina Tereshkova (1963), o come l’invio di una navicella spaziale sulla Luna, ove i piloti
statunitensi Neil Armstrong e Edwin Aldrin sono in grado di sbarcare il 20 luglio 1969. Effetto principale dei programmi spaziali è quello di mettere a
punto satelliti che orbitano intorno alla Terra con vari impieghi militari e civili.
Le guerre combattute da Kennedy:
Molto più drammatici sono gli sviluppi dati da Kennedy alla dottrina Truman. Nel 1959 a Cuba una rivoluzione ha rovesciato il regime filo americano. Il
nuovo leader cubano, Fidel Castro non ha un orientamento nettamente filosovietico ma compie mosse che urtano gli interessi statunitensi: l’esproprio delle
proprietà terriere e delle piantagioni possedute dalla United Fruit (importante azienda americana che domina il commercio della frutta esotica) e poi, nel
1960, la nazionalizzazione delle petrolifere rendono dicili i rapporti tra Usa e Cuba che così comincia a cercare sostegno diplomatico ed economico
dall’Urss.
Nel 1961 Kennedy autorizza un’operazione organizzata dalla Cia, uno sbarco armato di esuli cubani anticastristi alla Baia dei Porci: la spedizione è un
fallimento e non suscita la ribellione popolare prefigurata dalla Cia. Questo sbarco induce il governo di Castro ad avvicinarsi definitivamente all’Urss.
L’alleanza si traduce nell’impianto di una base missilistica a Cuba, allestita con missili e con mezzi sovietici. I servizi segreti americani scoprono
l’iniziativa e nell’ottobre 1962 Kennedy chiede al governo sovietico l’immediato smantellamento della base, dopodiché si svolgono trattative tra Usa e
Urss che portano alla firma di un trattato contro i test nucleari nel mare e nell’atmosfera.
Contemporaneamente Kennedy sta considerando di intervenire in Vietnam, dove gli accordi di Ginevra del 1945 non hanno stabilizzato la situazione:
truppe del Vietnam del Nord (comunista) hanno avviato una serie di azioni di guerriglia contro il Vietnam del Sud, così Kennedy aumenta i finanziamenti e
l’aiuto all’esercito del Vietnam del Sud.
Nell’estate del 1963, Washington si va riempiendo di uomini e donne di colore che sostengono il movimento per i diritti civili guidato da Martin Luther
King. Il 28 agosto Martin Luther King tiene un discorso nel quale dice di sognare che i bianchi e i neri possano vivere in pace.
Il successore Johnson:
Il 22 novembre 1963 Kennedy è in visita a Dallas, in Texas, e ne sta percorrendo le strade su una macchina scoperta che lo ospita insieme alla moglie, un
cecchino gli spara dalla finestra di un edificio vicino colpendolo a morte. Gli succede Lyndon B. Johnson, determinato a fare in politica interna ed estera
quello che Kennedy ha promesso, ma che non ha avuto tempo di fare:
• Nel 1964 il Civil Rights Act; dichiara illegale ogni discriminazione, in ogni campo della vita civile, basata su razza, sesso, etnia o religione;
• Tra il 1964 e il 1965 le norme che ostacolano la partecipazione della popolazione nera vengono abolite, compresa la Poll Tax, cioè la tassa per iscriversi
nelle liste elettorali;
• Tra il 1964 e il 1966 una serie di provvedimenti istituisce borse di studio e corsi scolastici per figli e figlie di famiglie povere e avvia a programmi di
assistenza sociale e di edilizia popolare. In particolare Johnson vara un programma nazionale di assistenza medica gratuita per gli anziani e programmi di
aiuti per le madri con figli a carico;
• Tra il 1964 e il 1969 il reddito delle famiglie afroamericane cresce, come la partecipazione elettorale della comunità nera.
A fianco del movimento per i diritti civili si è formato un movimento che propone una netta separazione della comunità nera dalla società americana, che
vuole risolvere le cose con la violenza. Il leader del movimento nero separatista, Malcolm X, viene assassinato e il suo posto viene preso da Carmichael
che prova a radicalizzare il movimento, dotandosi anche di piccole formazioni paramilitari, ma subisce una durissima repressione da parte dell’Fbi.
Il 4 luglio 1968 Martin Luther King viene assassinato. Nonostante le normative raggiunte nel corso della presidenza Johnson non sono più messe in
discussione e da allora tra bianchi e neri vige una sostanziale parità di diritti.
Nel 1964, sfruttando l’occasione di uno scontro tra unità navali americane e vietnamite, Johnson ottiene dal Congresso l’autorizzazione a prendere misure
per prevenire future aggressioni: gli Usa intervengono nella guerra in corso in Vietnam, interviene con un aumento progressivo dei bombardamenti sulle
basi Viet Cong (guerriglieri comunisti) nel Vietnam del Nord.
I comunisti vietnamiti non solo resistono ma sono in grado di passare al contrattacco. Nel gennaio del 1968 i Viet Cong fanno partire l’offensiva del Tet,
attaccando simultaneamente più di cento città sud vietnamite e infliggendo gravi perdite agli americani. Le notizie dei massacri di civili circolano
numerose negli Usa e in Europa, grazie ai servizi giornalistici e televisivi.
Il malumore dell’opinione pubblica induce Johnson a non ricandidarsi per le elezioni presidenziali del novembre del 1968. Viene eletto il repubblicano
Richard Nixon che decide di cominciare a ritirare le truppe ordinando però la prosecuzione dei bombardamenti.
Nel 1973 gli Usa devono firmare un armistizio: nel 1975 la capitale del Vietnam del Sud, Saigon, cade sotto l’ennesima offensiva delle truppe comuniste.
11.6. Le dinamiche politiche dell’Europa occidentale
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta l’Europa occidentale si divide tra una maggioranza di paesi con costituzioni e un più piccolo numero di paesi con
dittature di destra.
Dopo la seconda guerra mondiale il Portogallo e Spagna sono sotto due dittatura (Salazar e Franco). La scelta della neutralità durante la guerra ha favorito
la ripresa di rapporti di collaborazione tra i due paesi e gli Usa e ciò ha permesso l’inserimento del Portogallo nel Piano Marshall e il suo ingresso nella
Nato. Nel caso della Spagna il contributo dato dall’Italia fascista e dalla Germania nazista per instaurare la dittatura, hanno reso più complesso
l’inserimento nelle istituzioni che coordinano il blocco occidentale.
Nel 1953 tuttavia Usa e Spagna stringono un accordo militare bilaterale e nel 1955 la Spagna viene accolta nell’Onu. Nel 1967 a queste due dittature di
destra si aggiunge la Grecia, dove un periodo politico di instabilità, viene chiuso con un colpo di Stato militare che instaura un governo dittatoriale di destra
La Francia:
La notevole stabilità politico-parlamentare che caratterizza la Quarta Repubblica diventa massima quando scoppia il caso dell’Algeria.
Nel 1957 il movimento indipendentista algerino colpisce per nove mesi e alla fine le truppe francesi riescono a riprendere il controllo.
Nel maggio 1958 di fronte alla possibilità che il governo francese ceda e proclami l’indipendenza dell’Algeria, un gruppo di militari francesi di stanza in
Algeria forma un Comitato di salute pubblica intenzionato a compiere un colpo di Stato; per non far precipitare la situazione si chiede a Charles de Gaulle
di diventare il capo del governo. De Gaulle assume la presidenza del Consiglio e si affretta a redigere una nuova Costituzione: mantiene l’assetto
rappresentativo precedente, ma attribuisce un peso molto maggiore al presidente della Repubblica.
Subito dopo (dicembre 1958) De Gaulle viene eletto presidente della Quinta Repubblica. Il peso e la forza politica di De Gaulle gli consentono di attuare
una vigorosa politica estera:
• Risolve definitivamente il problema dell’Algeria, nel 1961 De Gaulle reprime un nuovo tentativo di colpo di Stato militare organizzato dalle forze armate
francesi di stanza in Algeria e avvia trattative con l’Algeria. Nel 1962 viene messo a punto un piano per l’indipendenza dell’Algeria che viene approvato
dalla popolazione algerina con un referendum;
• Nel 1965 De Gaulle viene rieletto presidente della Repubblica. Avvia una politica di riarmo che comprende anche l’esecuzione di test nucleari che
consentono all’esercito francese di dotarsi di una bomba atomica. Inoltre nel 1963 si oppone all’ingresso del Regno Unito nella Cee, poiché considera
quello Stato troppo legato agli Usa. Nel 1966 la Francia ritira le sue truppe dal contingente a disposizione della Nato. Gli altri paesi della Cee e della
Nato non hanno alcuna intenzione di seguire De Gaulle nella sua politica di distacco polemico nei confronti degli Usa.
Il Regno Unito:
Nel 1951 i conservatori di Churchill tornano al governo e si occupano della riprivatizzazione dell’industria siderurgica e della cancellazione di una parte
delle spese sanitarie.
Tuttavia gli impegni nelle ex colonie, la partecipazione attiva alla guerra di Corea, la realizzazione di un programma mirato a dotare l’esercito britannico
della bomba atomica e della bomba H determinano un aumento delle spese che fa sì che il bilancio statale resti in deficit.
Nel 1964 i laburisti riescono a conquistare una strettissima maggioranza che consente loro comunque di tornare al governo: presidente del Consiglio è
Harold Wilson, confermato in quella carica anche dopo le elezioni del 1966 che di nuovo i laburisti riescono a vincere.
La Germania federale
Fino al 1966 il quadro politico è dominato dall’alleanza fra i partiti cristianodemocratico, cristiano-sociale e liberale che, oltre a guidare la crescita
economica, avviano un piano di costruzione di un sistema sanitario e pensionistico modellato su quello del Regno Unito.
Politicamente il fatto nuovo è costituito dal Congresso di Bad Godesberg, del 1959, nel quale il Partito socialdemocratico (Spd) abbandona la sua posizione
marxista dichiarando di accettare i principi di un’economia di mercato. Poiché nel 1956 il Partito comunista tedesco viene messo fuorilegge, il Partito
socialdemocratico resta senza concorrenti a sinistra.
Nel 1966 la coalizione che fin allora ha guidato il paese si spacca, perché i liberali si oppongono ad un progetto di aumento delle imposte reso necessario
dall’aumento del deficit, determinato dalla crescita delle spese per i sistemi sanitario, scolastico e pensionistico. Si forma così l’inedita grande coalizione
formata dai partiti cristianodemocratico, cristianosociale e socialdemocratico, con un governo guidato dal cristiano-democratico Kiesinger.
11.7. L’Italia
Gli anni che vanno dal 1948 al 1969 sono caratterizzati da una trasformazione della società e del sistema produttivo, grazie agli effetti benefici del Piano
Marshall e dell’inserimento dell’economia italiana nel quadro della Comunità economica europea.
Il processo di industrializzazione si impernia intorno al partito di maggioranza relativa, ovvero la Democrazia cristiana. Elemento essenziale del sistema è
la continua esclusione dal governo del Partito comunista. Questa caratteristica è stata anche definita bipartismo imperfetto: ci sono due grandi partiti di
opposto orientamento (Dc e Pci) che attirano verso di sé partiti ani, ma non c’è mai un alternarsi di questi due partiti alla guida dei governi.
Il Pci per quanto attenui i legami con l’Urss, è visto come del tutto incompatibile con il modello di democrazia occidentale.
Nel sistema politico italiano si possono distinguere tre grandi cicli caratterizzati dal variare della coalizione e dei programmi dei governi guidati dalla Dc.
Il primo ciclo politico italiano (1948-1957):
Per tutto il periodo che va dal 1948 al 1957 si formano prevalentemente coalizioni centriste, cioè alleanze tra la Dc e i partiti repubblicano, liberale o
socialdemocratico.
All’inizio degli anni Cinquanta, quando il paese sta muovendo i suoi primi passi in direzione della trasformazione industriale, i governi centristi si
preoccupano di attuare riforme che vadano incontro alle richieste dei contadini privi di terra e che permettano la modernizzazione dell’agricoltura
meridionale.
L’intervento più importante è la riforma agraria: nel 1950, il governo guidato da De Gasperi approva norme che portano alla espropriazione e
redistribuzione di 750.000 ettari di terra, la maggior parte della quale nel meridione.
Contestualmente viene anche istituita la Cassa per il Mezzogiorno; un ente finanziario statale con il compito di coordinare i finanziamenti e i sostegni
riservati alle regioni meridionali, per la costruzione o il miglioramento delle infrastrutture delle aziende agricole e industriali.
Uno dei settori industriali in più rapida ascesa è quello automobilistico, con fabbriche all’avanguardia come la Fiat e l’Alfa Romeo. Per sostenere lo
sviluppo i governi di questi anni finanziano progetti di ricerca di giacimenti petroliferi nella penisola, il cui coordinamento è affidato all’Eni. Inoltre viene
realizzato un vasto piano di ampliamento della rete stradale che prevede la costruzione di numerose autostrade.
Importante è la partecipazione dell’Italia alla costituzione degli organismi di cooperazione economica europea (Ceca, Cee, Euratom).
Nel 1953 il governo guidato da De Gasperi propone una nuova legge elettorale: prevede che lo schieramento di partiti alleati che consegua più del 50% dei
voti riceva un premio di maggioranza che consiste nell’assegnazione del 65% dei seggi in Parlamento. L’alleanza di centro è costituita da Dc, partito
socialdemocratico, Partito liberale, Partito repubblicano, Partito popolare sudtirolese e Partito sardo d’Azione. Per un soffio questa alleanza non centra
l’obiettivo, poiché raccoglie il 49,8% dei voti. La legge viene abrogata.
Il secondo ciclo italiano (1957-1960):
L’insuccesso dell’operazione determina la crisi di De Gasperi all’interno della Dc.
Tra il 1957 e il 1960 la Dc sembra a favore di maggioranze di centro-destra. La caratteristica della coalizione di questo periodo è che include il Movimento
sociale italiano (Msi), un partito fondato nel 1946 da ex membri della Repubblica sociale italiana.
Il Msi si presenta come partito che si fa portatore degli ideali del passato regime fascista: accettare i voti di sostegno dei parlamentari del Msi desta reazioni
negative sia tra i dirigenti della stessa Dc, sia tra i partiti di centro. Quanto ai partiti di sinistra, sia il socialista sia il comunista lanciano critiche di fuoco
contro quello che sembra un tradimento delle basi ideali su cui è nata la Repubblica italiana.
L’esperienza del centro-destra prosegue finché nel marzo 1960, il presidente della Repubblica, il democristiano Giovanni Gronchi dà a Fernando Tambroni,
un esponente democristiano, l’incarico di fondare un nuovo governo, decide di costituire un governo di soli democristiani e di avvalersi dei voti dei
parlamentari del Msi al momento del voto di fiducia: riceve dure critiche dall’interno del suo partito e si dimette.
Gronchi insiste tuttavia a designarlo alla guida del governo, cosicché Tambroni si presenta nuovamente al Parlamento. La situazione si fa critica quando si
diffonde la notizia che il Msi intende tenere il suo congresso a Genova: l’autorizzazione concessa dal governo Tambroni fa esplodere una violenta rivolta
popolare che travolge Genova dal 30 giugno al 2 luglio 1960.
Altre rivolte scoppiano in diverse città d’Italia. Alla fine il Msi decide di non tenere il suo Congresso a Genova, mentre Tambroni è costretto a dimettersi.
Il terzo ciclo politico italiano (1962-1968):
Durante il terzo ciclo politico tutta la maggior parte dei dirigenti democristiani, quanto gli esponenti dei nuovi partiti di centro si orientano verso una
possibile apertura del governo alla partecipazione del Partito socialista. Fin dai tardi anni Cinquanta il Psi ha preso le distanze dal Pci, assumendo posizioni
molto più moderate.
Nel 1962 il Psi dà appoggio esterno a un governo guidato dal democristiano Amintore Fanfani; dal 1963 al 1968 ministri socialisti entrano a far parte di
governi di coalizione guidati dal democristiano Aldo Moro.
Si apre una fase del centrosinistra, inaugurata da due riforme approvate nel 1962:
• La nazionalizzazione dell’energia elettrica con la costituzione dell’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica (Enel);
• La costituzione della scuola media unificata; importantissima perché costituisce un’unica scuola post elementare uguale per tutti e capace di dare
l’accesso a qualunque tipo di scuola superiore; al tempo stesso la riforma eleva l’obbligo scolastico a 14 anni.
L’apertura al partito socialista nasce anche dalla volontà dell’élite democristiana di trovare un sistema per costruire un solido consenso.
In Italia la crescita economica sta dando frutti, nonostante ciò il numero di scioperi e il livello di conflittualità sindacale e sociale è nettamente superiore a
quello degli altri paesi industrializzati.
L’industrializzazione avviene attraverso lo spostamento di individui: molte persone che abitavano nelle aree rurali del Sud si spostano nelle zone
industrializzate del Nord, quindi l’integrazione.
Inoltre la sistematica emarginazione politica del Pci, area di aggregazione delle classi operaie, alimenta anche la frustrazione socio-politica dei suoi
sostenitori.
11.8. Il comunismo nell’Europa dell’Est
In Unione Sovietica e nei paesi dell’Est comunista la crescita demografica viene attivamente incoraggiata affinché si colmino gli enormi vuoti demografici
che si sono aperti durante la guerra.
Anche qui ci sono notevoli miglioramenti nel sistema sanitario, la ricostruzione postbellica di città spesso gravemente danneggiate, se non completamente
distrutte. Al tempo stesso le scuole di tutti i livelli vengono potenziate.
Anche nell’Est comunista la rapida ricostruzione economica è trainata dalla vertiginosa crescita della spesa per gli [Link] anche la ricerca di
combustibili e fonti di energia. L’Urss è inoltre tra i primi paesi a varare un piano per la costruzione di centrali atomiche finalizzate alla produzione di
energia elettrica. Il divario tra operai, contadini e funzionari dello Stato si allarga.
Nel 1953 muore Stalin, gli succede nel 1955 Nikita Chruščëv che presenta un discorso nel quale denuncia lo stalinismo e i brutali sistemi repressivi su cui
si è fondato.
Polonia e Ungheria fra manifestanti:
In due paesi del blocco sovietico, Polonia e Ungheria, scoppiano manifestazioni che sono testimonianza delle tensioni che attraversano i nuovi paesi
comunisti europei.
• In Polonia nel 1956 scoppiano scioperi degli operai che chiedono retribuzioni migliori. Mosca riabilita uno dei dirigenti del comunismo polacco,
Gomulka che, tornato a dirigere il Partito comunista polacco, nel 1956, procede ad una serie di riforme: privatizza numerose aziende agricole, riconosce i
consigli operai autonomi e riapre il dialogo con la Chiesa cattolica;
• Nell’ottobre del 1956 in Ungheria manifestanti protestano contro le condizioni economiche e, in generale, contro la mancanza di libertà imposta dal
sistema comunista. Nelle università professori e studenti si uniscono alla protesta. L’esercito mandato per reprimere la protesta si unisce ai manifestanti.
Al potere viene chiamato Imre Nagy, ex Primo ministro comunista ungherese, che riassume la carica e annuncia la possibile uscita dal Patto di Varsavia.
A questo punto il governo sovietico ordina all’Armata Rossa di invadere l’Ungheria: i carri armati arrivano e decine di migliaia di persone vengono
uccise negli scontri. Nagy viene arrestato e impiccato.
Il muro di Berlino:
Dopo la riapertura dei collegamenti tra la parte Ovest e quella Est di Berlino (1949), capita che numerosi tedeschi che si sono trovati a vivere nella
Germania comunista si spostino a Berlino Ovest e che da lì emigrino definitivamente a Ovest verso la Rft.
Questa è la prova dello scarso consenso di cui gode il governo della Germania comunista, così per fermare questo fenomeno, d’accordo col governo
sovietico, decide di far costruire un muro dotato di postazioni di guardia che circonda tutta quanta la parte occidentale di Berlino.
Il progetto è realizzato in una sola notte, tra il 12 e 13 agosto 1961. La mattina del 13 il Muro di Berlino circonda tutta la parte occidentale della città. Non
diminuiscono le polemiche mediatiche: l’iniziativa ha l’effetto di screditare pesantemente il sistema comunista.
Nel 1964: Chruščëv è messo sotto accusa per le frequenti rivolte nei paesi comunisti, viene quindi privato di tutte le cariche e sostituito da un triumvirato
composto da Brežnev, Kosygin e Podgornij, con il quale riprende la repressione del dissenso, affidata alla polizia politica che nel 1954 è stata riorganizzata
come Kgb, Comitato per la Sicurezza dello Stato.
11.9. Primavere culturali e politiche
Gli anni Sessanta costituiscono un decennio piuttosto particolare. Più di un aspetto delle vicende internazionali induce al pessimismo, come gli omicidi
politici negli Usa, la guerra nel sud-est asiatico fra americani, cinesi e Urss e i brutali metodi di repressione del dissenso a Berlino
Ma qualcosa di nuovo e di diverso accade:
• La scintilla scocca negli Usa, dove nel giro di un paio di decenni mode culturali e linguistiche vede le giovani generazioni come un gruppo a parte
rispetto agli adulti;
• Forte processo di scolarizzazione che, insieme con l’effetto del baby boom, porta un numero consistente di giovani a percorrere fino in fondo il ciclo
educativo che conduce all’università;
• Nelle università americane vige il sistema della residenzialità: si sollecita l’aggregazione separata degli studenti che elaborano un proprio linguaggio,
propri miti, propri progetti.
All'università di Berkeley (California) si creano gruppi di discussione favorevole al movimento per diritti civili e favorevoli a discutere di nuove esperienze
nelle relazioni sessuali e nell’uso di droghe psichedeliche. Il movimento contribuisce a diffondere una controcultura sostenuta da giovani hippies
• Il formarsi della musica rock;
• Il pacifismo di molti studenti che cominciano a protestare contro la guerra del Vietnam, la protesta si diffonde in una parte significativa dell’opinione
pubblica americana. Il 4 maggio 1970, durante una manifestazione alla Kent State University dell’Ohio, la Guardia Nazionale spara sugli studenti che
stanno protestando contro l’attacco alla Cambogia ordinato dal presidente Nixon. Nixon definisce gli studenti dei fannulloni antipatriottici e in questo
caso buona parte dell’opinione pubblica moderata sta con il presidente.
La primavera del ’68:
Intanto l’esempio del movimento americano contagia l’Europa, dove nella primavera del 1968, prima a Parigi, poi in Italia e altrove, si forma, quasi dal
niente, un movimento giovanile di protesta.
• In Francia, l’ondata del movimento inizia nel 1968, quando gli studenti dell’Università di Nanterre la occupano chiedendo che sia riconosciuto il loro
diritto a esprimere in merito al governo dell’università. La polizia che interviene per interrompere l’occupazione. Nelle settimane seguenti la protesta si
estende a Parigi, dove gli studenti della Sorbona organizzano manifestazioni di solidarietà con i loro colleghi di Nanterre. La polizia attacca brutalmente
gli studenti picchiandoli in strada. A metà maggio anche un gran numero di operai scende in sciopero a sostegno del movimento. Ma poi sia il Partito
comunista francese, sia la Confederazione Generale del Lavoro prendono le distanze dal movimento. La Cgt tratta con gli imprenditori e aumenta i salari,
mentre De Gaulle proclama lo scioglimento del Parlamento e la convocazione di nuove elezioni che si tengono il 23 giugno 1968: il partito che sostiene
De Gaulle trionfa, aumentando i suoi voti rispetto all’anno precedente e moltiplicando i suoi seggi in Parlamento.
• In Italia il movimento inizia nell’autunno del 1967 ci sono le occupazioni delle Università di Trento, della Cattolica di Milano e dell’Università di Torino.
Obiettivo polemico sono le condizioni di studio, l’autoritarismo dei docenti. Tutte questioni che vengono discusse nell’assemblea, che negli anni seguenti
diventa uno dei rituali tipici del movimento studentesco. Nel febbraio del 1968 l’occupazione dell’Università di Roma segna una svolta. La polizia
sgombera con forza l’università: lo scontro con la polizia è frontale in quella che viene definita la battaglia di Valle Giulia. Tra l’autunno del 1968 e il
1969 nel movimento studentesco nasce una costellazione di gruppi politici. Nel condurre queste iniziative i militanti dei nuovi gruppi politici
polemizzano duramente contro la Sinistra storica e soprattutto con il Pci, considerato privo di energia rivoluzionaria. Polemizzano anche contro i
sindacati dei lavoratori (Cgl, Cisl, Uil), accusati di arrendevolezza nei confronti dei padroni. I sindacati sono però abili nell’accogliere le nuove richieste.
Nell’autunno 1969 sono i sindacati a guidare un grande sciopero dei metalmeccanici. Al dicembre del 1969 i sindacati possono concludere un contratto
internazionale che prevede un abbassamento dell’orario di lavoro, con l’aumento di salari e con la possibilità di organizzare assemblee di fabbrica fino ad
un massimo di 10 ore l’anno;
• Nell’autunno del 1967 Dubček al Congresso del Partito comunista cecoslovacco chiede più democrazia. La sua proposta suscita grande entusiasmo che
provoca un mutamento nella dirigenza del partito: il primo segretario del partito lascia posto a Dubček che dà il via ad una coraggiosa serie di riforme,
abolendo la censura, introducendo il voto segreto nelle votazioni del Congresso del partito e autorizzando la ricostruzione del Partito socialdemocratico.
Tutto ciò accade in un’altra primavera del 1968, la primavera di Praga. Dura pochissimo, poiché tra il 18 e il 20 agosto 1968 i carri armati sovietici
occupano la Cecoslovacchia. La popolazione mette in atto una disperata resistenza non violenta. Nel gennaio del 1969 uno studente universitario di 21
anni, Jan Palach, si dà fuoco per protestare contro l’occupazione; nei mesi seguenti altri studenti compiono lo stesso gesto. Dubček viene comunque
rimosso e le riforme cancellate.
CAPITOLO 12. I mondi postcoloniali
12.1. Uno sguardo d’insieme
Dal 1950 il processo di decolonizzazione, iniziato dopo la Seconda guerra mondiale, prosegue e non resta più nulla delle vecchie colonie occidentali.
Sembrano anche infrangersi le ambizioni neoimperialiste come quella americana che non riesce ad imporsi durante la guerra in Vietnam, ciò nonostante le
grandi potenze cercano di assoggettare i territori anche tramite forme di controllo indirette come quello economico o attraverso il sostegno finanziario ed
infatti, l'organizzazione economica dei mondi postcoloniali è condizionata dai modelli occidentali e per questo, lo stato-nazione sembra essere l'unica
forma statuale che garantisca una strutturazione interna.
Influisce anche il fatto che le ideologia che animano i processi di decolonizzazione derivano da concetti occidentali come il nazionalismo, il comunismo e
la democrazia rappresentativa e addirittura l’universo islamico postcoloniale sembra aderire a questo schema tanto che alcuni paesi islamici che si formano
tra gli anni 50 e 70 sono stati laici, con regimi autoritari di orientamento vagamente socialista che paradossalmente però si vuole allontanare nettamente
dall’Occidente e dalla sua storia.
12.2. I conflitti araboisraeliano, dalla crisi di Suez alla guerra del Kippur
L'Egitto sin dal 1952 è governato da una dittatura militare, di impostazione vagamente socialista, con a capo Abdel Nasser, ha il desiderio di porre l'Egitto
alla guida di un grande movimento dei paesi arabi che abbatta Israele e allontani ogni presenza occidentale dall’area:
• Nasser apre trattative finanziarie con gli Stati Uniti e con il Regno Unito per la costruzione della diga di Assuan, un'importante opera sul Nilo che può
regolare il deflusso delle acque del fiume. Tuttavia, poiché l'Egitto si accorda con i paesi del blocco sovietico per importare una grande partita di armi,
gli Stati Uniti, per ritorsione, si ritirano dal progetto;
• Nasser decide allora di procedere con la nazionalizzazione del canale di Suez, con l'intenzione di utilizzare i ricavi derivanti dalla gestione del canale per
la costruzione della diga di Assuan. La decisione danneggia la Compagnia del Canale, a capitale prevalentemente francese. La crisi offre a Regno Unito e
Francia un'occasione per intervenire contro l'Egitto: il Regno Unito intende riprendere il controllo del canale di Suez, perso nel 1952. La Francia, oltre a
difendere gli interessi della Compagnia del Canale, punisce l'Egitto per il sostegno che sta dando ai movimenti indipendentisti del Maghreb, e in
particolare al Fln algerino;
• A queste tensioni se ne aggiunge un altra, ovvero il pessimo stato delle relazioni diplomatiche tra Israele ed Egitto;
• Regno Unito, Francia e Israele concordano una dura azione contro l'Egitto, che ha inizio nell’ottobre del 1956: l'esercito israeliano attacca e sconfigge
l'esercito egiziano, mentre l'aviazione anglo-francese dà sostegno all'operazione e i paracadutisti franco-britannici prendono possesso del canale di Suez.
Dal punto di vista militare l'operazione è un successo. Dal punto di vista diplomatico no;
• L’Urss reagisce in modo deciso, minacciando l’inizio di una guerra contro Regno Unito, Francia e Israele se non rinunciano immediatamente a
proseguire l’attacco. Gli Stati Uniti, che temono una nuova guerra mondiale, chiedono il ritiro delle forze armate anglo-franco-israeliane. Subito dopo le
truppe israeliane si ritirano e quelle franco-britanniche abbandonano Suez;
• Da tutta questa vicenda cresce il prestigio di Nasser che candida l'Egitto come potenziale paese guida per gli arabi mediorientali.
Il risentimento di Israele:
Il punto più delicato di tutto il medioriente è la Palestina, dove dal 1948 esiste il forte Stato di Israele (la crisi di Suez del 1956 ha mostrato le loro capacità
economiche e militari).
Nasser e tutti gli altri dirigenti arabi si sono convinti della pericolosità della nuova formazione statale. Ma non è solo questo: la nascita dello Stato di Israele
è stata vissuta da molti arabi come un atto di pura superbia dell'occidente, idea sostenuta dalla scelta di Israele di stringere rapporti di amicizia e di
collaborazione con gli Stati Uniti; il risentimento contro Israele, è dato anche dalle vaste colonie di profughi palestinesi, disseminati tra Giordania e Libano.
Dall'inizio degli anni 50 gruppi guerriglieri palestinesi (i fedayn), sostenuti e armati dall’Egitto, compiono incursioni e attacchi terroristici entro i confini di
Israele.
La guerra del Kippur:
Dopo lo scontro del 1956, i governi di Israele, di Egitto e degli altri Stati arabi circostanti non lasciano passare l'occasione di fare dichiarazioni bellicose.
Alla fine, nel 1967, crescenti disaccordi diplomatici tra Israele e Siria, fanno precipitare la situazione verso la guerra.
A sostegno della Siria, c’è Nasser comincia a mobilitare le truppe egiziane nella zona del Sinai, mentre, nel giugno del 1967, annuncia di nuovo la sua
intenzione di chiudere il Golfo di Aqaba alle navi israeliane.
Israele reagisce con grandissima forza, affidandosi al generale Moshe Dayan il compito di attuare una dura rappresaglia militare. L'operazione scatta il 5
giugno 1967. L'aviazione israeliana attacca di sorpresa Egitto, Giordania e Siria nella guerra dei Sei Giorni: in questo lasso di tempo gli israeliani si
impadroniscono delle alture del Golan, del Sinai, della Striscia di Gaza e della Cisgiordania. L'umiliazione subita dai paesi arabi è terribile.
La Siria e la Giordania reclamano la restituzione delle terre c onquistate, rispettivamente, delle alture del Golan e della Cisgiordania; l'Egitto rivuole
indietro la penisola del Sinai. Nonostante l’Onu inviti Israele a restituire il territorio occupato, il governo israeliano si rifiuta di farlo.
Nel 1970 alla morte di Nasser la guida dell'Egitto è assunta da Anwar Sadat.
Nell'ottobre del 1973, mentre in Israele si celebra la festività religiosa ebraica di Yom Kippur, l’esercito egiziano e quello siriano attaccano congiuntamente
Israele, l'uno nel Sinai e l'altro nel Golan. L'esercito israeliano, inizialmente preso di sorpresa, riesce a contrattaccare e a bloccare l'avanzata degli eserciti
nemici. La guerra del Kippur si conclude dopo poche settimane; mentre Israele mantiene il controllo del Golan e della Striscia di Gaza, accetta di iniziare
una graduale restituzione del Sinai all'Egitto.
Questa breve guerra regionale ha notevoli conseguenze:
• Una riguarda la rinascita del radicalismo islamico all'interno dell'Egitto. I ripetuti insuccessi dell’Egitto nelle aggressioni a Israele non fanno che
stimolare la diusione del radicalismo islamico. In realtà la guerra del Kippur non è stata così negativa per l’Egitto, ma è la successiva decisione di Sadat
di aprire le trattative con Israele, favorite dalla mediazione diplomatica degli Usa, a scatenare i gruppi islamici radicali egiziani, che ormai considerano
Sadat un traditore della causa dell'islam.
Nel corso della guerra l'Opec ha deciso di sostenere lo sforzo bellico di Siria ed Egitto aumentando il prezzo al barile del petrolio greggio, con la dichiarata
intenzione di danneggiare l'economia dei paesi occidentali. La decisione dell’Opec diventa poi una strategia permanente. È un aumento pazzesco che, data
l'enorme importanza assunta del petrolio nell'economia mondiale, provoca un vero terremoto economico: lo “shock petrolifero” chiude un ciclo economico
espansivo e ne apre un altro, di grave crisi economica, con tratti talmente inediti da richiedere risposte radicali.
CAPITOLO 13. L’Occidente dal 1970 a oggi
13.1. La stagflazione
Agli inizi degli anni 70 si interrompe il ciclo economico positivo del dopoguerra, soprattutto a causa per del sistema di cambi monetari: con gli accordi di
Bretton Woods del 44, il dollaro statunitense divenne la moneta di riferimento per gli scambi internazionali poiché la banca centrale statunitense ne
assicurava la convertibilità in oro, inducendo le altre banche ad immagazzinare dollari invece che oro. Di conseguenza le riserve auree in un trentennio
vennero dimezzate. Il presidente Richard Nixon nel 1971 sospese la convertibilità del dollaro in oro con la conseguente svalutazione del dollaro e delle
monete dei paesi collegati economicamente agli Stati Uniti: ci sarà dunque un periodo di inflazione poiché le monete valgono meno i prezzi dei beni
continuano a salire, tra cui quello del petrolio.
13.2. Le difficoltà degli USA
La crescita annua statunitense è in declino, le importazioni superano le esportazioni e diminuisce la produzione del PIL mondiale nel 1970. Questi fattori
impongono agli Stati Uniti di mettersi in concorrenza con tutti i paesi che prima sottostavano al monopolio economico americano come Germania o
Giappone.
Ad indebolire l'economia si aggiungono anche i provvedimenti dell’Opec presi nel 1973 in coincidenza con la guerra del Kippur, mirando in particolare
contro gli Stati Uniti, che hanno stretto rapporti di amicizia economica con Israele, lo shock petrolifero colpisce anche gli USA.
Il 1973 non è una buona annata per il presidente in carica Nixon che fece abbandonare la guerra in Vietnam. Oltre a questo evento, Nixon affronta la guerra
del kippur, e poi c’è il colpo di Stato in Cile, brutale e sanguinoso, che secondo l'opinione pubblica era stato sostenuto dagli americani, in più, la
conseguente dittatura di Pinochet porta ad un giudizio negativo della Cia e dunque degli Stati Uniti.
Infine il presidente viene accusato da due giornalisti del Washington Post di condotta politica scorretta che porterà allo scandalo Watergate:
• è un complesso residenziale in cui ha sede un'organizzazione politica del partito democratico dove nel 1972, durante la campagna elettorale, hanno
tentato di introdursi illegalmente 5 uomini che, sembra fossero delle spie per conto del partito repubblicano. Si scopre che Nixon ha utilizzato l'Fbi per
organizzare campagne di disinformazione al fine di screditare i suoi avversari politici: fatto estremamente grave, perché l'Fbi è una polizia federale al
servizio di tutti i cittadini e non del solo partito al potere.
Il 9 agosto 1974,Nixon si dimette dalla carica di presidente venendo sostituito dal vicepresidente Ford fino al 1976 quando verrà eletto il democratico
Carter che avrà un occhio di riguardo verso la politica internazionale che porterà al trattato di pace tra Egitto e Israele firmato nel 1979 dal primo ministro
israeliano Begin e il presidente egiziano Sadat.
Il successo di Carter declina quando nel 1979 il regime dello shah Iraniano, sostenuto dagli americani, viene abbattuto da una rivolta durante la quale
vennero catturati come ostaggio 52 cittadini statunitensi dell’ambasciata americana di Teheran: furono molteplici e fallimentari i tentativi di recupero degli
ostaggi che vennero liberati solo dopo la sconfitta di Carter alle elezioni del novembre 1980 dove venne eletto vincitore l’ex governatore della California
ed ex attore di Hollywood Ronald Reagan (Repubblicano).
13.3. Una stagione di piombo
Diversi Stati europei sono scossi da gravi crisi che si accomunano dal diffondersi del terrorismo: questi anni verranno chiamati anni di piombo con
riferimento alle pallottole dei commandi terroristici. Questo tipo di terrorismo ha due connotazioni:
• Terrorismo nazionalista che si manifesta in Irlanda del nord e nel paese Basco;
• Terrorismo eversivo di estrema destra ed estrema sinistra che si manifesta in Germania e in Italia.
Non è raro che le organizzazioni terroristiche abbiano contatti e collaborazioni tra di loro. Questo tipo di terrorismo vuole intimidire e vendicarsi uccidendo
persone comuni colpevoli solo della loro appartenenza nazionale o della loro professione ed è per questo che molto spesso vengono usate le bombe che
esplodono nelle folle colpendo indistintamente.
In Irlanda:
Dopo la costituzione dello Stato irlandese nel 1921, nella parte nordorientale dell’isola, ancora di proprietà britannica, vive una minoranza irlandese-
Cattolica, considerata ostile da molti protestanti britannici. L’Ulster forma così nel 1966 la Ulster Volunteer Force, un corpo
paramilitare protestante che si scaglia contro i cittadini cattolici.
Non tarda ad arrivare la risposta nazionalista cattolica che forma la Irish Republican Army IRA “Esercito repubblicano irlandese”.
Il 30 gennaio del 1972 a Derry, durante una manifestazione cattolica, le truppe britanniche presenti nella zona, sparano sulla folla uccidendo⟶Bloody
Sunday. Questo evento fa scatenare nell’IRA numerosi attentati dinamitardi sia nell’Ulster che in Gran Bretagna prendendo di mira numerosi pub inglesi e
la barca di Louis Mountbatten,.
Al vertice del movimento nazionalista irlandese sale Gerry Adams che si dimostra contrario alle azioni terroristiche e quindi avviò delle trattative col
Regno Unito che culminano nel 1998 l’accordo tra Repubblica d’Irlanda, Regno Unito e i protestanti dell'Ulster, in cui si stabilisce una riunificazione
dell'Irlanda che può avvenire solo pacificamente e accompagnata dal consenso della
popolazione. Nel 2005 Adams annuncia che l'IRA decide di deporre le armi e due anni dopol'esercito britannico abbandona l'Ulster e gli episodi di violenza
successivi saranno di radoi.
In Spagna:
Un'altra area investita dal terrorismo nazionalista è il Paese Basco, in Spagna. Qui gli attentati terroristici a sfondo nazionalista sono compiuti dall’Euskadi
ta Askatasuna ETA, organizzazione paramilitare fondata nel 59 che si propone di ottenere l’indipendenza del paese Basco dalla Spagna, tramite attentati
verso magistrati, funzionari e membri del corpo di polizia spagnolo (assassinio primo ministro spagnolo Blanco). La maggior parte di questi attentati
avvennero durante gli anni 70 ma si registrano alcuni episodi negli anni 80 e 90 senza però ottenere l'indipendenza basca.
In Germania ovest:
In Germania opera il gruppo terroristico Frazione dell'Armata Rossa, nato nel 1970 in ambiente studentesco, con un chiaro stampo marxista-rivoluzionario
che vuole portare ad una crisi sociale che si concluda con una rivoluzione comunista, e che mette in crisi il sistema politico tedesco che in quegli anni vede
l' alternanza di partiti cattolici e socialdemocratici. Nonostante l'uccisione di politici ed imprenditori tedeschi, il gruppo paramilitare non riuscì mai a
conquistare approvazione dall’opinione pubblica. Le loro azioni si attenuano dopo le reazioni della polizia.
In Italia:
Dagli anni 60 l’Italia è sede di molti attentati di terrorismo di estrema destra e sinistra:
• I gruppi di estrema destra prediligono l'attentato dinamitardo i luoghi pubblici frequentati. Spesso non veniva dichiarato il responsabile, facilitando così
la confusione nell'attribuzione delle colpe che spesso venivano associate a gruppi di estrema sinistra non colpevoli, indirizzando l'opinione pubblica
verso la destra;
• I gruppi di estrema sinistra più importanti furono le Brigate Rosse, i Nuclei Armati Proletari e Prima Linea: i membri di questi gruppi appartenevano ai
movimenti studenteschi, alla sinistra extra parlamentare e anche al partito comunista italiano. I loro obiettivi erano magistrati, funzionari e anche
giornalisti che venivano feriti gravemente o uccisi, una novità di strategia di estrema sinistra era il rapimento. L'obiettivo di questi gruppi era creare un
partito armato che rovesciasse le istituzioni repubblicane e che portasse ad una rivoluzione proletaria.
Le Brigate Rosse vogliono sfruttare il momento di crisi economica causato dallo shock petrolifero così Berlinguer, che nel 1972 è diventato segretario del
Pci, suggestionato dalle vicende cilene (il colpo di Stato contro Allende del 1973), elabora la linea del “compromesso storico”⟶ per evitare che un
possibile governo di sinistra sia vittima di soluzioni autoritarie come quella cilena, egli suggerisce che il compito del Partito comunista sia quello di trovare
un accordo che gli consenta di cooperare con la Democrazia cristiana, facendo così in modo che possibili governi sostenuti dal Pci realizzino una politica
più riformista di quella fallimentare messa in atto dai precedenti governi di centro-sinistra.
I presupposti che rendevano possibile questo compromesso storico erano tre:
1. Dopo l’invasione della Cecoslovacchia del 68, il partito comunista italiano aveva preso le distanze dall’Urss;
2. Berlinguer e il partito comunista si dissociano dagli attacchi delle Brigate Rosse non facendo alcuno sconto di pena ai loro membri;
3. La crescita elettorale del partito comunista che nelle elezioni del 76 supera i democristiani.
Un sostenitore della cooperazione tra Pci e Dc fu Aldo Moro, che dal 1959 al 1964 è segretario della Democrazia cristiana. Nei primi anni Sessanta si fa
promotore del centro-sinistra. Presidente della
Dc dal 1976. Questa manovra è portata a termine nel marzo del 1978, quando si forma un governo, presieduto dal democristiano Giulio Andreotti,
composto di soli democristiani, che per la prima volta nasce col voto favorevole dei parlamentari comunisti.
Il giorno stesso in cui il governo si presenta in Parlamento le Brigate Rosse compiono l'azione più clamorosa e più significativa: rapiscono Aldo Moro:
• Dopo 55 giorni di sequestro Moro venne ucciso e il suo cadavere venne fatto ritrovare sul portabagagli di una macchina in una strada che separava la
sede nazionale della democrazia cristiana alla sede nazionale del partito comunista;
• Durante il sequestro il partito comunista sostiene la linea della fermezza (contraria a qualsiasi tipo di trattativa per il rilascio di Moro), mentre i dirigenti
democratici reagiscono in modo composto mentre i media insistono sulla brutalità degli attacchi concedendo massima visibilità alle Brigate Rosse nel
momento in cui inizia il loro declino perché si indebolisce la rete di collaborazione con gli altri gruppi terroristici. Nei mesi e negli anni seguenti le forze
di polizia sono in grado di raccogliere informazioni che le permettono di realizzare una serie di azioni che portano all'arresto di tutta la dirigenza delle
Brigate Rosse e degli altri gruppi del terrorismo di sinistra
Le Brigate Rosse, però, creano lo stesso un clima di tensione che complica la collaborazione tra democristiani e comunisti. Sia dentro il Pci sia fuori, vi
sono gruppi politici, organi di stampa e intellettuali che non risparmiano critiche al compromesso storico, considerato una strategia che costringe il Pci a
un'alleanza “innaturale” con la Dc, ovvero con un partito reazionario, corrotto e venduto agli interessi degli Usa, i risultati di questa critica si notano nelle
elezioni del 1979 in cui il partito comunista riceve molti meno voti.
Berlinguer decise di correre ai ripari abbandonando la linea collaborazionista, destinando però di nuovo il partito comunista ad essere confinato all’
opposizione e lasciando la scena principale di nuovo al centro-sinistra.
Dal 1976 Bettino Craxi, convinto anticomunista, è dirigente del partito socialista italiano, ossia lo schieramento più accreditato a cooperare con la
democrazia cristiana: il progetto diventa quello di formare una maggioranza di centro-sinistra, composto dalla Dc e dal Psi, comprendendo anche minori
partiti di centro (il Partito socialdemocratico, il repubblicano, il liberale).
13.4. Il femminismo
Durante gli anni 70 nacquero anche dei movimenti non violenti tra cui il movimento femminista, guidate da donne che vogliono rimettere in discussione le
relazioni tra maschi e femmine, anche spinte dal fatto che c'è una forte tendenza delle democrazie postbelliche ad estendere i diritti politici anche alle
donne.
È importante sottolineare l'aumento di strutture educative aperte anche alle ragazze.
Il movimento studentesco si sviluppa nelle scuole e nelle università e nasce in molte giovani donne l'impulso che porta alla formazione di un nuovo
movimento femminista, da cui rendono forma tre direttrici di riflessione:
• Una pensa che il privato sia politico: significa che i rapporti privati (tra amanti, tra genitori e figli o figlie) incorporano rapporti di potere che devono
poter essere discussi, come sono normalmente discussi i rapporti di potere in altri luoghi della vita sociale (lavoro, scuola, politica);
• Una vede una positiva differenza sessuale per cui uomo e donne hanno corpi e sessualità diverse ma non per questo inferiori;
• Una più radicale lancia il separatismo femminile per cui le donne devono separarsi psicologicamente e socialmente dagli uomini
Gli effetti dei movimenti produssero leggi a tutela femminile come con la legge del 1970 italiana che consentiva il divorzio consensuale, nel 75 viene
sancita l’uguaglianza tra i coniugi e nel 78 viene legalizzato l’aborto.
13.5. Una stagione di garofani
Nel corso degli anni Settanta ha luogo anche una ravvicinata sequenza di rivolte pacifiche (o semipacifiche) che spezzano il dominio delle dittature di
destra in Portogallo, Grecia e Spagna.
Portogallo:
Si formano movimenti di indipendenza nelle colonie portoghesi dell’Angola, del Mozambico e della Guinea-bissau con frequenti azioni di guerriglia che
vengono fronteggiate dall’esercito portoghese, sotto ordine del dittatore Salazar. Alla sua morte succede Caetano che segue la stessa linea ma con meno
successo a causa del malcontento del popolo e specialmente dell’esercito.
Nell’aprile del 74 si compì un colpo di stato democratico, che ribalta la dittatura, accolto con entusiasmo dai cittadini che si riversarono in piazza con
garofani da donare ai militari rivoltosi ed ha come effetto la proclamazione di indipendenza delle colonie africane ed una Assemblea costituente che deve
scrivere una costituzione democratica.
Grecia:
In Grecia vige una dittatura, nata da un colpo di stato nel 1967, che termina nel 74, con il tentativo di annessione dell’isola di Cipro che si era resa
indipendente dal UK nel 1960.
La Grecia vuole annettere Cipro contro la volontà della Turchia che vuole tutelare una piccola minoranza turca in terra cipriota. Il governo dittatoriale
greco ha bisogno dell’annessione, anche forzata, di Cipro per riguadagnarsi il consenso politico e quindi organizza un colpo di stato, guidato da militari
ciprioti favorevoli all’annessione (pensano di uscire dalla crisi economica con l’annessione di Cipro). Interviene la Turchia, il cui esercito occupa la parte
settentrionale di Cipro. In conclusione, non solo l'annessione di Cipro alla Grecia non si realizza, ma da allora Cipro
è divisa in due zone indipendenti, una greco-cipriota a sud e una turco-cipriota a nord.
La giunta militare è in crisi per il timore di una guerra con la Turchia, e viene risolta chiamando il politico esiliato Karamanlis che assume la carica di capo
di governo temporaneo e propone un referendum nel 75 che fa decadere la Monarchia e nello stesso anno viene promulgata la costituzione della
Repubblica greca.
Spagna:
La crisi della dittatura ha inizio nel 75 con la morte di Franco e con la salita al titolo di re di Spagna di Juan Carlos di Borbone che vuole inaugurare la
transizione da istituzione dittatoriale a democratica, ma non fu semplice in un paese in cui le strutture dittatoriali erano ancora radicate.
Nel luglio 1976 viene nominato primo ministro Adolfo Suarez, franchista ma a disposizione del re, che nel 76 indice un referendum per l’introduzione di
strutture democratiche che viene avvolto favorevolmente e per questo l’anno successivo viene convocata l'Assemblea costituente.
Vengono liberati i prigionieri politici e riformati sindacati ed i partiti di opposizione, compreso il partito comunista Spagnolo (PCE). Le prime elezioni
regolari si tengono nel 77, in cui vince il centro democratico di Suarez, verrà approvata la costituzione nel 78.
13.6. Politica ed economia: dalla svolta neoliberista ad oggi
L’unione sovietica vive un periodo di crisi dal 1970 al 1989 a causa dello shock petrolifero e del crollo del sistema comunista, che si rivela inefficiente
nell’affrontare la crisi petrolifera.
L’agricoltura è il settore più debole, perché grandi quantità di grano marciscono nei magazzini e per questo l'unione sovietica è costretta ad importare
alimenti dall'estero con prezzi maggiorati. Inevitabilmente il malcontento popolare cresce.
Il dissenso aumenta nel momento in cui l'unione sovietica decide di invadere l’Afghanistan in cui era in corso una guerra civile, portata avanti dai soldati
che combattono una guerra santa, sostenuti dagli Stati Uniti che li reputano uno strumento per limitare l’espansione comunista, contro le forze comuniste
afghane che verranno poi appunto sostenute dall’invasione sovietica.
La guerra che ne consegue è lunga e l'unione sovietica non riesce ad imporsi per cui non solo non ottenne la vittoria addirittura vede peggiorare il piano
economico già fragile.
La fragilità del regime comunista si manifesta anche in Polonia dove l'aumento del prezzo dei beni di prima necessità fa scatenare degli scioperi, guidati da
un sindacato di ispirazione non comunista, sostenuto dalla chiesa cattolica (Papa Giovanni Paolo II, ex arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla, primo
pontefice non italiano dopo 455 anni).
Dopo un po’ di tempo il partito comunista polacco dichiara lo stato di emergenza, scioglie forzatamente il sindacato non comunista arrestandone i capi, ma
il sindacato continuerà a vivere clandestinamente facendo propaganda contro il regime comunista.
Gorbaciov:
La svolta per lo stato di crisi sovietico arriva quando Michail Gorbaciov, Giovane politico estraneo all’esperienza dell'unione sovietica staliniana, diventa
segretario del Pcus. Il suo programma prevede la liberalizzazione del sistema politico ed economico sovietico e questi suoi intenti vengono riassunti dalle
parole:
• Glasnost = trasparenza, alludendo ad una serie di misure che terminano la censura per rianimare il dibattito politico e rendere criticabili le decisioni
dell'élite politica;
• Perestroika = ristrutturazione, coniata dopo il disastro di Cernobyl nel 1986 quando nella centrale nucleare Ucraina esplode uno dei reattori, a causa della
scarsa manutenzione e della sua struttura piuttosto vecchia: si sprigiona una nube radioattiva che si muove verso est investendo l’Europa orientale,
Scandinavia, Germania, Francia e Italia causando dei danni sanitari difficilmente quantificabili. Il termine perestroika, dunque, indica una linea di
politica economica che rinnovi il sistema economico attraverso l'introduzione di innovazioni tecnologiche e miglioramento della qualità degli impianti
già presenti.
Gorbaciov introduce anche una nuova costituzione nel 1988 che non destruttura il sistema a partito unico comunista, ma sancisce un'apertura del sistema
politico.
Nel 1990 Gorbaciov è presidente dell'Unione sovietica. La riapertura del sistema politico porta ad una rinascita delle forze nazionaliste, soprattutto nelle
repubbliche periferiche annesse forzatamente all'unione che adesso pretendono l'autonomia.
La dissoluzione dell’Unione Sovietica:
Le prime tre repubbliche a proclamarsi indipendenti sono le baltiche Lituania, Lettonia ed Estonia, Gorbaciov vorrebbe ostacolare il processo di autonomia
inviando le truppe sovietiche, ma non porto avanti l'iniziativa a causa delle critiche dei riformisti, guidati da Eltsin che, nel 1991, viene eletto presidente
della Repubblica russa battendo lo Gorbaciov.
L’unione sovietica successivamente si dissolve con la progressiva dichiarazione di indipendenza di Russia, Ucraina e Bielorussia, che costituiranno la
Confederazione degli stati indipendenti insieme all’ Armenia, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan e
Georgia. La definitiva morte dell’unione sovietica è evidente nella Russia di Eltsin dove vengono sciolti il partito comunista dell'unione sovietica e la
polizia politica.
Particolare fu il caso della Germania dell’Est: nel 1989 i dirigenti di quella che è ancora la Germania comunista autorizzano l’apertura dei passaggi da
Berlino est a Berlino ovest e dei confini tra la Germania est e la Germania ovest. Questa riapertura viene accolta con grandi manifestazioni che segna la
fine di un'epoca, sancita il 9 novembre del 1989 quando i cittadini della Berlino ovest e di quella est cominciano ad abbattere il Muro di Berlino.
Le due germanie vengono unite nella Repubblica federale di Germania.
13.7. La guerra torna in Europa
La disgregazione del blocco comunista smentisce le immagini di pace: in molte repubbliche periferiche dell’ex Unione Sovietica esplodono scontri a
sfondo etnico- religiose come in Tagikistan dove l'etnia tagika si scontra con la minoranza pamira, in Georgia dove la regione dell'Abkhazia si vuole
rendere indipendente dalla Georgia perché etnicamente diversa.
In Russia, guidata da Eltsin, la situazione è complicata perché l’economia non si riprende e dilagano corruzione politica e malavita organizzata: Eltsin per
guadagnare il consenso di parte dell'opinione pubblica si erge come paladino dell'identità nazionale russa ed intraprende una guerra contro la Cecenia che si
voleva rendere indipendente dalla Federazione russa.
Nel 2000 diventa presidente della Federazione russa Vladimir Putin, ex dirigente del KGB, che continua sulla linea della presidenza precedente e che tenta
di rilanciare il prestigio internazionale russo impiegando l’esercito in Cecenia e cercando di condizionare l'evoluzione politica dell'ucraina indipendente.
Putin deve affrontare i disagi sociali che porta parte della popolazione sotto alla soglia di povertà. Nel 1993 si disgrega pacificamente la Cecoslovacchia,
formando la Repubblica Ceca e la Slovacchia.
L’indipendenza dalla Federazione Jugoslava:
Meno pacificamente si disgrega la Jugoslavia che, pur non facendo parte del blocco sovietico, viene condizionata dal crollo degli stati comunisti.
In risposta a l'instabilità del momento, sorgono molti movimenti nazionalisti che vogliono l'indipendenza delle diverse regioni che la compongono,
giustificando la volontà con le differenti culture, lingue e religioni che vivono all’interno della Federazione jugoslava.
La Serbia, stato principale della Federazione, si oppone alle tendenze secessioniste. Nonostante l’ostacolo serbo, nel 1991 la Slovenia, Croazia e
Macedonia si proclamano indipendenti ed è in questo momento che la Serbia a attacca Slovenia e Croazia con guerre che durano una decina di giorni che si
concludono con il riconoscimento serbo dell’esistenza del nuovo stato di Slovenia, mentre in Croazia la situazione è più complicata:
• Questo perché l’intervento militare serbo in Croazia è giustificato dalla presenza di minoranze serbe sul territorio croato;
• Oltre all’esercito regolare serbo, partecipano all’ azione anche bande paramilitari serbe che infliggono terribili violenze ai civili e che unite si scontrano
con l’esercito formato rapidamente dal governo indipendente croato che riesce a riconquistare i territori occupati dai serbi. Anche l’esercito croato si
macchia di terribili crimini contro le minoranze serbe che subiscono una vera e propria operazione di pulizia etnica e dunque sono costretti a scappare
verso la Serbia;
• La guerra termina nel 1995 grazie degli accordi di pace, favoriti dall’intervento dell’americano Clinton, secondo i quali la Serbia riconosce la formazione
dello Stato indipendente di Croazia.
Nel 92 anche la Bosnia Erzegovina vuole rendersi indipendente dalla Federazione jugoslava ma sarà complicato e sanguinoso a causa della composizione
plurietnica della Bosnia dove vivono tre gruppi etnici differenti.
Quando il governo a maggioranza musulmana bosniaco dichiara l'indipendenza, i serbi di Bosnia guidati da Karadzic e appoggiati dalla confinante Serbia,
e i croati di Bosnia appoggiati dalla Croazia si oppongono e si organizzano militarmente come fa anche la Bosnia; scoppia una guerra che dura 3 anni e si
conclude nel 95 con un accordo di pace che costituisce uno stato unitario di Bosnia Erzegovina articolato in due unità statali distinte e autonome: la
Federazione Croato-Mussulmana e la Repubblica Serba.
L’ultima fase militare delle guerre jugoslave vede protagonista la tensione tra Serbia e la provincia serba del Kosovo che scaturisce dal contrasto tra la
comunità maggioritaria albanese-kosovara e la comunità serbo-kosovara.
La comunità albanese-kosovara, che ha una propria lingua e professa fede musulmana, vuole da tempo rendersi indipendente dalla Serbia che però glielo
impedisce in quanto il Kosovo è una regione sacra per il nazionalismo serbo perché in quell’area nel 1389 delle truppe serbe hanno combattuto contro le
truppe musulmane facendo diventare l'evento parte della mitologia nazionalista serba. Oltre a non concedere l’indipendenza, il governo serbo revoca
l’autonomia amministrativa che la provincia kosovara possedeva, e tenta anche di Sottoporre il Kosovo ad una “serbizzazione” forzata.
La protesta della comunità albanese-kosovara, diventa aggressiva quando interviene il gruppo separatista albanese-kosovaro dell’Esercito di liberazione del
Kosovo che attacca senza pietà la comunità serba.
Nel 1999, dopo il fallimento di alcune trattative di pace, la Nato, avvia sistematici bombardamenti che bersagliano obiettivi strategici in Serbia fino alla sua
capitolazione, con il conseguente ritiro delle forze di polizia serbe dal Kosovo.
Infine nel 2006 il Montenegro proclama la separazione dalla Serbia e la sua indipendenza a seguito di un referendum, mentre il Kosovo nel 2008 proclama
la sua indipendenza che non ha ancora ricevuto un riconoscimento a livello internazionale.
13.8. Un’Europa unita
Nel 1951 quando Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno formato la Ceca, per poi nel 1957 fondare la Cee e la
Ceea (o Euratom). Tutti questi organismi hanno organi direttivi comuni:
• Un Consiglio dei ministri;
• Tre commissioni esecutive per le tre diverse istituzioni;
• Un Parlamento comune che può bloccare le decisioni della commissione;
• Una Corte di giustizia per eventuali liti fra i paesi membri.
Nel 1973 entrano nel sistema già esistente Regno Unito, Irlanda e Danimarca mentre dal 1981 vengono ammessi i paesi usciti dalla dittatura Grecia,
Spagna e Portogallo.
Le annessioni poi si susseguono, ampliando così la comunità che dal 1993 prende il nome di Unione Europea, a cui poi si aggiungono nel 95 Austria,
Finlandia e Svezia, nel 2004 Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Malta e Cipro mentre nel 2007 vengono
ammesse Romania e Bulgaria.
1979: il Parlamento europeo viene eletto a suffragio universale diretto da tutti i cittadini dei paesi membri ogni 5 anni e sempre nello stesso anno viene
stabilito un accordo monetario che regola i rapporti di cambio tra le monete dei vari paesi.
1986: il mercato comune viene trasformato in un mercato unificato ossia in un'area dove si prevede libera circolazione di merci e persone.
1992: siglato il Trattato di Maastricht, che introduce una moneta unica e una Banca Comune Europea e la possibilità di realizzare iniziative comuni di
politica estera e l’introduzione dello status di cittadino europeo per i cittadini dei paesi membri: queste linee vengono perfezionate con la sottoscrizione del
trattato di Schengen che autorizza la libera mobilità dei cittadini nell'area dell'Unione ad eccezione del Regno unito ed l’Irlanda, e invece vanno contati
Svizzera, Norvegia Islanda anche se non sono membri dell’unione.
1 gennaio 2002: con il trattato di Maastricht l’Unione Europea adotta una moneta unica che è l’euro che ha corso legale, sostituendo le monete
precedentemente in uso nei paesi che hanno aderito.
Crisi del 2005: quando alcuni paesi membri si oppongono all’approvazione di una Costituzione valida per l’intera Unione europea che l’avrebbe reso più
strutturata ed unita: il testo costituzionale in questione era stato approvato nel 2003 dalla Convenzione europea, un organismo formato da rappresentanti dei
governi e dei parlamenti dei paesi membri, per poi essere bocciato da due referendum popolari tenutisi in Francia e in Olanda nel 2005.
13 dicembre 2007: questa crisi si risolve con l'approvazione del trattato di Lisbona, che conferma l'esistenza delle istituzioni europee al momento attive e
ne migliora i rapporti con i Parlamenti dei paesi membri, ma non fa dell'Unione una struttura politica imponente sulla volontà e sui governi dei singoli
paesi.
13.9. La politica italiana dal 1980 ad oggi
Superato il fenomeno del terrorismo di sinistra, l’Italia deve fronteggiare la ripresa delle attività della criminalità organizzata che agisce soprattutto
nell’Italia meridionale (mafia in Sicilia, camorra in Campania e ‘ndrangheta in Calabria), gestendo attività illegali come il commercio della droga o le
estorsioni a danni di imprenditori e commercianti.
Protagonisti della lotta contro la mafia furono Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi da attentati mafiosi. La magistratura
e le forze di polizia hanno avviato inchieste e operato arresti ma la lotta non è ancora conclusa.
Intanto l’esperienza del compromesso storico si conclude nel 1979 quando il partito comunista verrà confinato all' opposizione.
Intanto nel biennio ‘81 e ‘82 il governo è guidato dal primo non democristiano a ricoprire la carica del presidente del consiglio: è l' esponente del partito
repubblicano Giovanni Spadolini che verrà succeduto poi da Craxi.
Il fattore che accomuna tutti questi governi è che sono coalizioni di centro-sinistra come negli anni 60, e come allora sembra che il sistema politico sia
privo di alternative. Lo sblocco avviene tra il 1989 e il 1995 grazie ad alcuni fattori:
• Il crollo del sistema comunista sovietico che ha un impatto forte sul partito comunista italiano, spinti dal crollo del muro di Berlino, i membri del partito
comunista vogliono cambiare il nome del partito e i riferimenti ideali ma non è un’impresa semplice a causa della resistenza di alcuni. Questo processo
iniziato nel 1989 si conclude nel 1991 con lo scioglimento del partito comunista italiano e la fondazione del Partito democratico della sinistra Pds che si
colloca nel campo della social democrazia;
• Nel 1992 viene avviata l'inchiesta “Mani pulite” sulla corruzione politica di alcuni esponenti dei più importanti partiti italiani: principali partiti che erano
stati al governo negli anni precedenti e che avevano compiuto atti illeciti per finanziare le attività di partito. Da questa inchiesta molti leader politici
come Craxi hanno perso credibilità così come importanti imprenditori che avevano pagato per assicurarsi gli appalti.
I partiti colpiti cercano di riformare la propria struttura organizzativa ma, alla fine, scompaiono dalla scena.
In contemporanea si discute su una possibile mutazione del sistema elettorale: la svolta avviene il 18 Aprile 1993 con un referendum relativo alla modifica
della legge elettorale per il Senato, dal quale emerge che molti elettori non vogliono più un sistema elettorale proporzionale e che ne preferirebbero uno a
sistema maggioritario, sulla base dei risultati il Parlamento approva nuove leggi elettorali per la camera e per il Senato su principio maggioritario che
costringono i partiti esistenti a formare delle grosse coalizioni.
Tra il 1991 e il 1995 cambia la geografia politica italiana nell'area del centro-destra: nel 91 nasce la Lega Nord, prodotto di forze neo-nazionaliste, che
vuole difendere gli interessi economici dei ceti imprenditoriali dell’Italia del nord. Il leader del movimento e Umberto Bossi, che spesso minaccerà la
secessione delle regioni del nord dalla nazione italiana.
Nel 1993 il segretario del movimento sociale italiano Gianfranco Fini muta il nome del partito che si chiamerà Alleanza Nazionale, che abbandonerà i
riferimenti ideologici al fascismo trasformandosi in un partito democratico di destra, favorevole all’intervento dello Stato nella politica economica e
sociale. Nel ’94 il massimo imprenditore televisivo italiano Silvio Berlusconi fonda Forza Italia, con un programma neoliberista come quello della
Thatcher o di Reagan.
Alle elezioni del 94 si impone un quadro politico bipolare con due protagoniste ed una regolare alternanza di governi di centro-destra e di centro-sinistra:
1. La coalizione di centro-destra, inizialmente chiamata “polo delle Libertà” e poi “casa delle Libertà,” composta da Forza Italia con il massimo dei
consensi, Alleanza Nazionale, Lega Nord e da raggruppamenti di ex democristiani;
2. La coalizione di centro-sinistra con formazioni post-comuniste come i democratici di sinistra, e liberaldemocratiche e socialdemocratiche, insieme ad
altre formazioni minori e prenderà il nome di Ulivo.
Berlusconi venne accusato dai politici e dagli organi di stampa di centro-sinistra di costituire una minaccia per la democrazia poiché concentrava nelle sue
mani ricchezza, potere politico e controllo di gran parte dei media televisivi. Venne anche imputata la decisione di essersi appoggiato a partiti
antidemocratici (Lega o All. Naz).
Il leader della coalizione di centro-sinistra Romano Prodi venne accusato dai media e dagli esponenti di centro-destra di essere condizionato dalla presenza
di una forte minoranza di sinistra comunista ed estremista.
Le accuse da entrambi gli schieramenti furono eccessive e talvolta infondate e dal 94 al 2007 c'è stato un regolare svolgimento delle elezioni ed
un’alternanza di governi che hanno seguito linee simili: tutti i governi si trovarono d'accordo ad appoggiare le iniziative politiche militari degli Stati Uniti
relative alla pace nella ex Jugoslavia, e tutti i governi sì schierarono contro il terrorismo internazionale.
Negli ultimi mesi del 2007 Margherita e Ds Democratici di sinistra confluiscono nel nuovo Partito Democratico pd. Anche nel centro-destra avvengono dei
cambiamenti perché Berlusconi propone una fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, che porterà alla costituzione del nuovo partito Popolo della
Libertà PdL.
Nel gennaio 2008, il governo di centro-sinistra di Romano Prodi subisce un voto di sfiducia dal Senato: le nuove elezioni vedono il confronto tra lo
schieramento di centro- destra, formato da Popolo della Libertà e Lega Nord, contro uno schieramento di centro-sinistra, formato da Partito democratico e
Italia dei Valori,, mentre si presentano in solitaria l'Unione di Centro, una federazione di gruppi di estrema sinistra e un raggruppamento di estrema destra
(La Destra) guidato da Daniela Santanchè.
Vince la coalizione di centro-destra, mentre lo schieramento di centro-sinistra diventa la principale fonte di opposizione; i cattolici dell’Unione di Centro
mantengono una piccola rappresentanza mentre i partiti di estrema destra ed estrema sinistra subiscono una dura sconfitta, non ottenendo neanche un
seggio in Parlamento.
Nel maggio del 2008 si forma il nuovo governo di centro-destra, presieduto da Silvio Berlusconi, che però fatica a governare a causa di:
• Crisi e scissioni interne al Popolo della Libertà;
• Problemi giudiziari non risolti di Berlusconi;
• Crisi economica che richiede una politica economica rigorosa.
Per questi motivi nel novembre 2011 il governo Berlusconi si dimette, sostituito da un governo “tecnico”, cioè privo di orientamento politico, presieduto da
Monti.