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Lo specchio è rivolto alla sapienza, ma anche alle giovane donne, alle regine, etc.

, ed è anche
un oggetto simbolo della illusione e la falsità, un doppio illusorio ingannevole; un esempio è il
mito di Narciso. Quando Narciso vede la immagine, s’innamora perché spera che sia una ninfa
dell’acque, ed Ecco, che sta condannata a ripetere solo le parole dell’altre, s’innamora anche di
lui.

Nell’immagine de La grande prostituta di Babilonia c’è anche un specchio che una donna
bagnata dall’acque tiene. È una figura tra la giovane e la sirena. Lo specchio no rifletta il suo
corpo ma una immagine mostruosa: questa è una cosa che gli umanisti ripetono da sempre,
che la bellezza femminile è un’illusione degli occhi che non vedono quello mostruoso nella
donna. In un dettaglio di Il Giardino delle delizie si può vedere il corpo nudo de una donna
abbracciato di mani demoniache di un capro nero che si rifletta in uno specchio appoggiato in
una creatura mostruosa.

Christine di Pizan vede lo specchio come si vede nell’allegoria della prudenza, dove è lo
sguardo della sapienza e la coscienza, insieme al serpente del sapere dei medici.

Le livre des fais et bonnes meurs du Sage Roy Charles Vç

Scrive questo libro per due ragioni: perché è un uomo nobile e perché lei è in debito con lui per
il curato che l’ha data nella sua infanzia. Il libro ha tre parti, una per la nobiltà d’animo, una per
la cavalleria e un’altra per le sagesse (una serie de qualità proprie al re ideale: art, prudence,
entendement, science et sapience). Lei elogia la capacità del re Charles V di fare crescere la
città di Parigi.

Contaminazioni, il giardino dei veleni

L’isola delle mele, isola dei frutti in generale, l’isola dov’abita Morgana è questo posto. Vivono
nove sorelle, essendo Morgana quella maggiore. Lei sa usare le piante per curare le malattie,
una Morgana ancora buona, curatrice che insegna alle sue sorelle. Conosce la matematica,
l’algebra e vive in una società de donne.

Ancora in Chretien de Troyes Morgana è una curatrice sorella d’Artù. Chretien de Troyes
riconduce la meraviglia verso a qualcosa che si può spiegare.

Avventura non è solo l’accadimento, sennò anche la sua narrazione.

In Maria di Francia si parlava di problemi reali di una società feudale. In Lanval si discute il fatto
di che un re si dimentica di Lanval nella distribuzione dei beni. I cavalieri hanno una relazione
mutua col signore, dove si serve uno ma si ricompensa all’altro. Lanval viene dimenticato e
cade in una inquietudine e tristezza assoluta, perché non può mantenersi senza denari.
L’intervento della fatta madrina protettrice d’amante sostituisce al re nella distribuzione dei
beni, col divieto di che lei non deve mai dire l’identità della fatta. Il giuramento che lui fa alla
fatta s’assomiglia al giuramento di obbedienza assoluta che si fa al signore.

Morgana, da sapiente curatrice diventa strega avvelenatrice. Nel secolo quindici, dove sempre
di più c’è una marcatura religiosa per la cerca del santo graal, non c’è spazio per una fata
guaritrice, bensì per una strega.

Nei secoli successivi la figura di Medea viene trattata in due modi diversi. La prima la descrive
come una sorta di strega che conosce la magia (“conosce tutte le erbe e gli infusi lunari”).
Nell’Ovidio moralizzato si dice che Medea diviene foglia, uccide entrambi figli e brucia la sua
casa, scapando via volando. Medea per Boccaccio è una strega perversa. Dall’altra parte, ci
sono quelli che parlano di Medea sottolineando la sua educazione, bellezza, generosità e
intelligenza, avvicinandola in più alla figura della fata. La generosità viene citata come una
parola chiave. È singolare la trattazione che fa Christine de Pizan di Medea, dove si prova di
restituire l’idea di Medea come leale e ingegnosa in confronto di un Giasone falso, traditore e
ingannatore. Si descrive come una donna interessata in studiare e non in sposarsi. Ma quando
conosce a Giasone lo vede come un uomo perfetto. La fortuna vuole che lei ame un straniero
come lui, e perde il sapere per amarlo e non si accorge che la vuole ingannare. Mentre che di
solito lei è la straniera, qui in de Pizan si dice che l’intruso è lui, a chi serve l’ingegno di Medea
per conquistare il potere. Lui la porta lontana dalla sua famiglia e la lascia smarrita. Medea è
così arrabbiata quando sa che lui ha una nuova sposa, che uccise ai due figli che ha avuto con
lui. Ma, perché non può introdurre una assassina nella sua città, Christine introduce a Medea
nel gruppo delle donne illuminate per la scienza eppure nel gruppo delle donne che hanno
amato troppo e hanno perso la sua ragione per ciò. Da lei si descrive il sapere, la sapienza, la
conoscenza di tutti gli arti, semidivina come la grande bella sapiente, ma si ferma nell’uccisione
dei suoi bambini. Si compara con Didone come donna che ama troppo e perde il controllo del
governo della città e anche della sua saggezza per l’amore. Christine de Pizan ricupera d’una
parte il sapere antico della bellezza e sapienza di Medea, ma anche parla della sua cechezza
per amore.

Silenze

La donna viene trasformata in uomo come si fosse una ricompensa

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