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TUCIDIDE:

Nasce ad Atene e prende parte attiva alla vita politica della città. Nel 424/423 è
eletto stratego e inviato a presidiare le postazioni ateniesi nell’Egeo
settentrionale. Alla guida di una squadra navale, riesce a prevenire
l’occupazione di Eione, il porto fluviale di Anfipoli, importante centro strategico
e commerciale sul fiume Strimone ma non giunge in tempo per impedire che la
stessa Anfipoli cada in mani spartane.
Il nome del padre dello storico, Oloro, è lo stesso di un ricco re della Tracia la
cui figlia, Egesipile, sposò Milziade, celebre vincitore di Maratona e padre di
Cimone, a sua volta stratego e uomo politico ateniese. Sulla base di questa
omonimia, si è ipotizzato che tucidide fosse imparentato con la nobile famiglia
ateniese dei Filaidi.
Questa ascendenza spiegherebbe tra l’altro i beni cospicui che lo storico
dichiara di avere in Tracia.
È inoltre probabile l’esistenza di un legame di parentela tra lo storico e il suo
omonimo, Tucidide figlio di Melesia, politico conservatore tra i maggiori
avversari di Pericle.
Sulla base delle affermazioni contenute nel capitolo 26 del libro V delle Storie si
ritiene che tucidide sia stato esiliato da Atene per 20 anni. In questo periodo
egli avrebbe soggiornato nel Peloponneso. Lo storico morì certamente dopo la
conclusione della guerra del Peloponneso (404) ma le indicazioni
contraddittorie delle fonti non consentono di stabilire se ciò accadde ad Atene,
sulla via del ritorno in patria, in Tracia o addirittura in Italia.

LE STORIE:
L’opera storica di Tucidide, indicata come ISTORIAI, si compone di 8 libri e
racconta le vicende della guerra del Peloponneso, combattuta da ateniesi e
spartani dal 431 al 411. Dato che diversi passi delle storie confermano che
tucidide vide la fine della guerra nel 404, alcuni studiosi hanno ipotizzato che la
parte finale del testo fosse andata perduta.
L’opera inizia con un proemio nel quale l’autore dichiara di avere intuito che la
guerra tra Atene e Sparta sarebbe stata più importante di tutte quelle
precedenti, perché scoppiata quando le due parti avevano raggiunto l’apice
della loro potenza.
Il capitolo 26 de libro V contiene informazioni sulla composizione dell’opera e
dichiarazioni di metodo ed è stato perciò definito “secondo proemio”
In esso tucidide esprime la convinzione che la guerra del Peloponneso durò 27
anni: la cosiddetta pace di Nicia, negoziata nel 421, non fu mai rispettata.
Per quando riguarda la scansione cronologica dell’opera, Tucidide escogita un
sistema alternativo di datazione. Colloca al termine di ciascuno di essi la
formula stereotipa: “è finiva (il numero ordinale) anno di guerra, narrati
dall’ateniese Tucidide” quindi divide ciascun anno in due semestri.
L’attuale divisione in libri non è stata proposta dall’autore, ma risale
probabilmente all’età alessandrina. La struttura delle Storie, può essere divisa
in 4 grandi sezioni. La prima coincide con il libro I, dopo il proemio, la
cosiddetta ARCAIOLOGHIA, sono esposti gli antefatti del conflitto.
All’interno di tale narrazione si inserisce la Pentecontaetia, cioè la storia dei
circa 50 anni intercorsi tra la fine delle guerra persiane e l’inizio di quella del
Peloponneso.
La seconda sezione è rappresentata dalla narrazione della guerra archidamica,
così chiamata da Archidamo, il re spartano che invase l’Attica. Nella terza
sezione, dopo il “secondo proemio” sono raccontati gli eventi del periodo
compreso tra la pace di Nicia e la spedizione in Sicilia, alla quale sono dedicati
i libri VI, VII. Il libro VIII infine tratta le vicende degli anni 412-411. a.C ,
incentrate sul colpo di stato dei Quattrocento.

CONTENUTO LIBRI:
I) dopo il proemio, Tucidide espone gli antefatti della guerra del Peloponneso:
in seguito all’intervento ateniese nel confitto tra Corinto e Corcira, gli spartani e
i loro alleati si riuniscono e decidono di porre freno alla potenza di Atene,
cresciuta in maniera inarrestabile dopo la vittoria sui Persiani.
II) 431/430- 429/428
Un attacco notturno dei Tebani contro Platea, da inizio al conflitto . Mentre
l’esercito peloponnesiaco invade e saccheggia le campagne dell’Attica, gli
ateniesi compiono una serie di incursioni sulle coste del Peloponneso. Il primo
anno di guerra si conclude con l’orazione funebre di Pericle in onore dei caduti
ateniesi. Dopo la seconda invasione spartana dell’Attica scoppia ad Atene un
epidemia che induce i peloponnesiaci a tenersi lontani dalla città rivale e a
intraprendere piuttosto l’assedio di platea.
III) 428/427- 426/425
I peloponnisiaci tornano a invadere l’attica e conquistano e distruggono Platea.
IV)425/424- 423/422
Una guarnigione ateniese guidata dallo stratego Demostene occupa Pilo, ma è
bloccata da un contingenti di truppe scelte spartane. Gli spartani respingono le
proposte di pace avanzate da Sparta, ma, dopo una serie di insuccessi in
Sicilia, in Beozia e nell’Egeo acconsentono di stipulare una tregua di un anno.
V) 422/421-416/415
Dopo la morte di Cleone e Brasida, Atene e Sparta stipulano una pace della
durata di 50 anni (cosiddetta pace di Nicia). Negli anni successivi le due città
conducono l’una contro gli alleati dell’altra una serie di azioni belliche, che
culminano nella conquista dell’isoletta di Melo da parte degli Ateniesi.
VI) 426/415-414/413
Rispondendo all’appello di Segesta, minacciata da Selinunte, gli ateniesi
decidono di inviare una spedizione in Sicilia. Alcibiade è coinvolto nelle
inchieste relative al misterioso episodio; ciò nonostante è posto a capo
dell’impresa insieme con Nicia e Lamaco. Raggiunto poi dall’ordine di rientro
immediato in patria per essere sottoposto al processo, fugge a Sparta.
VII) 414/413-413/412
Gli spartani occupano Decelea. Nonostante l’arrivo di Demostene con una
spedizione di soccorso, la situazione in Sicilia precipita: gli ateniesi sono
costretti a una rovinosa ritirata, che si conclude con un massacro presso il
fiume Assinaro.
VIII) 413/412-411/410
Dopo il disastro in Sicilia si moltiplicano gli alleati ateniesi. Mentre gli spartani
stipulano tre accordi con i persiani, ad Atene un colpo di Stato Oligarchico
rovescia la democrazia. Il regime dei Quattrocento cede quasi subito il posto al
più moderato governo dei Cinquemila. Alcibiade si adopera per assicurare
l’appoggio persiano ad Atene, che consegue una vittoria navale a Cinossema.
La narrazione si interrompe con il resoconto di un viaggio di Tissaferne, che si
reca dagli spartani per rassicurarli sulla sua fedeltà.

Lo storico come scienziato:


Tucidide nella sua opera considera la ricerca della verità come il compito
imprescindibile dello storico. È fondamentale indagare le azioni umane,
individuandone le cause profonde. La conoscenza della storia e delle sue leggi
costituisce, agli occhi di tucidide, una guida che consentirà ai potesti di
orientarsi con maggiore consapevolezza in relazione alle vicende passate e
comprendere quelle future.

Presentazione dell’opera:
tucidide inizia la sua opera con l’indicazione del proprio nome e della propria
cittadinanza. Presenta quindi l’argomento delle sue Storie, cioè la guerra del
Peloponneso.

Introduzione: in questo proemio tucidide parla di un evento che gli è ormai


noto. Proprio per questo la maggior parte degli studiosi ritiene che il primo
capitolo delle Storie sia stato scrittto dopo il 404 a c, quando, conclusa ormai
la guerra del Peloponneso, lo storico era in grado di tracciarne un bilancio.
Il metodo di indagine dello storico:
I primi 23 capitoli del libro I delle Storie costituiscono una storia di introduzione
alle Storie tucididee. Dopo il proemio, Tucidide delinea il proprio metodo di
indagine e chiarisce lo scopo della sua opera. I capitoli 20 -23 costituiscono
dunque una sezione fondamentale dello scritto tucidideo, perché segnano il
distacco della tradizione storiografica, esprimono la nuova consapevolezza
nella ricostruzione degli avvenimenti.
Tucidide vuole spiegare le novità del suo metodo e dimostrare come gli eventi
del passato, per quanto importanti, si rivelino inferiori risposto al conflitto tra
Atene e Sparta. In primo luogo enuncia gli errori commessi dai suoi
predecessori e dagli uomini nel condurre la ricerca storica.
Mostra la volontà di presentare la sua indagine come un’osservazione
scientifico- sperimentale.
In questo caso lo storico prende le distanze dall’epica, e in primis, da Omero,
da cui tuttavia trae, nell’archeologia, alcune notizie riguardanti la guerra di
Troia.

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