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SALLUSTIO

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LA VITA DI CESARE

Gaio Giulio Cesare, nato nel 100 a.C. a Roma, apparteneva al ceto dei *populares* e
intraprese una carriera politica di successo, diventando pontefice massimo nel 63 a.C. e
pretore in Spagna nel 62 a.C. Nel 60 a.C., concesse un accordo politico con Pompeo e
Crasso, formando il Primo Triumvirato. Eletto console nel 59 a.C., promosse una legge
agraria a favore dei veterani di Pompeo e dei proletari. Nel 58 a.C., partì per la Gallia dove
condusse vittoriose campagne militari, che si conclusero con la sottomissione della regione
nel 52 a.C. Durante la sua assenza da Roma, tuttavia, la sua crescente potenza suscitò
l'opposizione del Senato.

Nel 49 a.C., Cesare attraversò il Rubicone, sfidando l'ultimatum del Senato, e sconfisse il
rivale Pompeo nelle battaglie di Farsalo, Tapso e Munda. Nonostante la vittoria, Cesare
adottò una politica di clemenza verso i suoi avversari, ma la sua fama non bastò a garantirgli
il controllo definitivo dello Stato. Nel 44 a.C., fu assassinato da una congiura senatoria, ma
la sua morte segnò l'inizio della fine della Repubblica romana e aprì la strada al principato di
Ottaviano.

LA LETTERATURA
Cesare, a differenza dei suoi contemporanei, non rifletté sul rapporto tra impegno politico e
letteratura, concependo la scrittura come un'estensione della sua attività pubblica e militare.
Le uniche opere a noi pervenute sono i suoi *commentarii*, che fungono da cronache di
guerra e strumenti di promozione della sua immagine di generale vittorioso e politico incline
alla riconciliazione. Non ci sono altri scritti che attestino la varietà dei suoi interessi, ma
secondo Svetonio, Cesare avrebbe scritto diverse opere, tra cui orazioni apprezzate dai
contemporanei, aderendo alla corrente dell'atticismo, che privilegiava un linguaggio sobrio e
semplice. Tra le sue opere perdute vi sono anche *De analogia*, un trattato grammaticale
dedicato a Cicerone, e *Anticatones*, una risposta all'elogio di Catone scritto da Cicerone,
che mescolava critiche aspre con una cortesia studiata verso l'autore.

GENERE DEI COMMENTARII


I *commentarii* di Cesare non appartengono al genere storiografico tradizionale. Con questo
termine, Cesare intende sia i resoconti ufficiali inviati al Senato, sia la raccolta preliminare di
materiale destinato a una futura opera storica. Cicerone apprezzava tanto questi scritti che li
riteneva già sufficientemente validi, senza bisogno di rielaborazione. I commentari sono
caratterizzati da una selezione dei fatti più rilevanti, esposti con chiarezza e sobrietà, usando
un linguaggio semplice e corretto. Cesare si distacca dalla storiografia classica, anche per
l'assenza di una prefazione, e adotta elementi come digressioni etnografiche e discorsi
diretti. I *commentarii* sono quindi anche un'autobiografia, in cui Cesare si pone come
protagonista delle sue azioni, esaltandole o giustificandole.
DE BELLO GALLICO
I *Sette Libri del Bello Gallico* di Cesare descrivono le sue operazioni militari in Gallia dal 58
al 52 a.C. La stesura, avvenuta velocemente tra il 52 e il 51 a.C., fu completata da Izio con
l'aggiunta di un ottavo libro dopo la morte di Cesare, per colmare il divario tra il *De Bello
Gallico* e il *De Bello Civili*.

- Libro I: Descrizione della Gallia e sconfitta degli Elvezi e di Ariovisto, re dei Germani.
- Libro II: Racconto delle vittorie del 57 a.C. contro i Belgi, i Nervi e gli Aduatuci.
- Libro III: La guerra contro i Veneti e altre popolazioni nella regione della Manica e in
Aquitania (56 a.C.).
- Libro IV: Le spedizioni contro le tribù germaniche e l'attacco degli Usipeti, seguiti da una
campagna in Britannia (55 a.C.).
- Libro V: Racconto della spedizione in Britannia (54 a.C.) e delle ribellioni galliche al ritorno
in Gallia.
- Libro VI: Continuazione della repressione delle popolazioni galliche in rivolta e incursione
oltre il Reno.
- Libro VII: La rivolta generale dei Galli nel 52 a.C., culminata con la vittoria decisiva a
Alesia, dove Vercingetorige si arrende a Cesare.

IL DE BELLO CIVILI
I *Tre Libri del Bello Civili* di Cesare narrano gli eventi della guerra civile tra Cesare e
Pompeo nel 48-49 a.C.:

- Libro I: Descrive la situazione politica di Roma, con il Senato che sostiene Pompeo e dà
l'ultimatum a Cesare. Cesare si sposta da Ravenna a Rimini e poi verso sud, inseguendo
Pompeo fino a Brindisi. Pompeo salpa per la Grecia, mentre Cesare si dirige in Spagna,
dove conduce operazioni militari.
- Libro II: Racconta l'assedio di Marsiglia, che Cesare stesso gestisce, portando alla resa
della città. Curione, luogotenente di Cesare, guida una spedizione in Africa, ma viene tradito
e ucciso.
- Libro III: Descrive la superiorità delle forze di Pompeo e il loro scontro decisivo a Farsalo,
dove Pompeo è sconfitto e costretto a fuggire in Egitto, dove il re Tolomeo lo fa uccidere. Il
libro si conclude con l'arrivo di Cesare ad Alessandria e il conflitto con i soldati egiziani.

ATTENDIBILITÀ STORICA
Il passo analizza la narrazione degli eventi storici nei commentari di Cesare, distinguendo tra
la guerra gallica e la guerra civile. Per quanto riguarda la *Guerra Gallica*, gli studiosi
ritengono che le imprecisioni nel racconto siano minime e che, seppur il tono sia
decisamente elogiativo, l'attendibilità di fondo non venga messa in discussione. Cesare
giustifica la sua guerra in Gallia come un conflitto difensivo, senza accennare alle atrocità
commesse, considerate normali nel contesto della guerra, e l’obiettivo del racconto è
esaltare la sua grandezza militare e la gloria di Roma. In contrasto, nel *De Bello Civili*
Cesare enfatizza il suo rifiuto di iniziare la guerra civile, mettendo in risalto la sua volontà di
pace e la disponibilità a negoziare. Inoltre, ritrae i suoi avversari come crudeli, vendicativi e
incapaci sul piano militare, contrapposti alla sua clemenza e capacità strategica.
LINGUA E STILE
Le scelte stilistiche di Cesare nei suoi commentari sono caratterizzate da un purismo
lessicale e da una sintassi sobria e concisa, mirata a rendere il latino più regolare e
uniforme. Il lessico è selezionato per evitare termini troppo elevati o troppo semplici, mentre
la sintassi è lineare, con periodi solidi e ritmo incalzante. Cesare evita l’ornato e il pathos è
presente ma contenuto, in contrasto con la letteratura precedente. I discorsi sono
principalmente indiretti, ma quelli diretti, pur essendo rari, sono carichi di significato e di
messaggi cruciali.

VITA DI SALLUSTIO
Gaio Sallustio Crispo, nato in una famiglia plebea agiata, intraprese la carriera politica a
Roma, sostenuto da influenti figure, forse Cesare stesso. Dopo vari incarichi, tra cui
questura e tribunato della plebe, nel 50 a.C. fu espulso dal Senato per accusa di vita
scostumata, ma venne reintegrato nel 49 a.C. grazie a Cesare. Seguì Cesare durante la
guerra civile e, dopo la vittoria a Tapso nel 46 a.C., fu nominato primo governatore della
provincia romana di Africa Nova. Tuttavia, nel 45-44 a.C. fu accusato di concussione, ma fu
salvato dall'intervento di Cesare. Dopo la morte di Cesare, abbandonò la politica,
dedicandosi alla scrittura storica.

Le sue opere principali includono *De Catilinae coniuratione* e *Bellum Iugurthinum*, che
trattano rispettivamente della congiura di Catilina e della guerra contro Giugurta. Le
*Historiae*, un'opera più ampia, sono giunte solo in frammenti. Nella sua storiografia,
Sallustio espresse un forte moralismo, concentrandosi sulla crisi morale della *res publica*
romana. Criticava la perdita dei valori tradizionali come la virtù e la concordia, sostituiti da
egoismi e corruzione.

Sallustio si distinse per uno stile letterario intenso, ispirato a modelli come Tucidide e Catone
il Censore. Sebbene sostenitore di Cesare e favorevole alla fazione popolare, la sua
storiografia cercò di mantenere un approccio imparziale e obiettivo, evidenziando le cause
morali della crisi romana. La sua opera rappresentò un passo importante verso una
storiografia più artistica e raffinata, rispondendo alle esigenze di un racconto storico più
centrato sulle individualità dei protagonisti e sull'analisi delle cause morali degli eventi.

I PROEMI
Sallustio, dopo essersi ritirato dalla politica, si dedicò alla storiografia, difendendo il valore
della storia come attività utile e nobile, in un contesto in cui la politica era ormai corrotta. Nei
proemi delle sue opere, rivendica l'importanza della storiografia come sostituto della politica,
in un'epoca in cui i valori tradizionali romani erano decaduti. Attraverso riflessioni filosofiche,
soprattutto sul dualismo tra anima e corpo, sostiene che la vera nobiltà dell'uomo risiede
nell'anima, che deve guidarlo verso attività elevate come la storiografia. Crea una figura
ideale di storico, distaccato dalla politica, imparziale e moralista, in grado di istruire e ispirare
i lettori a emulare i grandi esempi del passato. La sua storiografia si configura così come
un'alternativa dignitosa alla politica, con l'obiettivo di preservare e trasmettere i valori della
res publica.
IL DE CATILINAE CONIURATIONE
Il *De Catilinae coniuratione* di Sallustio è una monografia che narra la congiura di Catilina,
avvenuta tra il 64 e il 62 a.C., e si inserisce nel filone della storiografia monografica romana.
Sallustio, nel proemio, giustifica la scelta di raccontare questo evento eccezionale,
sottolineandone la gravità e il rischio per lo Stato. Tuttavia, l'autore non si limita a raccontare
i fatti, ma li inquadra in una riflessione più ampia sulla crisi della *res publica*, analizzando la
degenerazione morale di Roma. Il suo approccio moralistico descrive la corruzione della
società romana, che, a partire dalla distruzione di Cartagine nel 146 a.C., ha subito un
progressivo deterioramento dovuto all'avarizia e all'ambizione.

L'opera è strutturata in due parti principali: la prima fino alla messa fuori legge di Catilina, e
la seconda che narra gli eventi successivi, a Roma e in Etruria. Un elemento centrale
dell'opera sono gli *excursus*, momenti di riflessione teorica che espandono il significato
della congiura, trasformandola da un fatto di cronaca in un sintomo della malattia incurabile
dello Stato romano. La narrazione vera e propria inizia con la riunione di Catilina e si
sviluppa selettivamente, con momenti narrativi alternati a sezioni "drammatiche" in cui i
personaggi, come Catilina e i suoi complici, sono descritti attraverso discorsi e lettere.

La seconda parte dell'opera descrive la repressione della congiura a Roma e la sconfitta dei
congiurati in Etruria, con particolare enfasi sul dibattito al Senato riguardo alla condanna dei
congiurati. In questa sezione, Sallustio utilizza ampi discorsi di Cesare e Catone per esporre
due diverse concezioni della politica, accentuando l'asimmetria della narrazione e il
contrasto tra la politica corrotta del presente e l'idealizzazione del passato.
i personaggi
Nel *De Catilinae coniuratione* i personaggi sono cruciali per comprendere la crisi della *res
publica*. Catilina è il protagonista negativo, descritto come un uomo di grande energia, ma
moralmente depravato, simbolo della degenerazione dello Stato romano. Attorno a lui ci
sono i complici, anche loro spinti dalla stessa spinta distruttiva. Cicerone, pur essendo
l'antagonista principale, non ha la stessa grandezza morale di Catilina, ed è visto da
Sallustio come un efficace magistrato. Cesare e Catone, pur non partecipando direttamente
agli eventi, rappresentano le due principali posizioni politiche: il rigorismo tradizionalista di
Catone e le nuove istanze di Cesare. Sallustio non presenta la vicenda come uno scontro
personale tra Catilina e Cicerone, ma come il conflitto tra diverse forze politiche nella Roma
repubblicana.
IL BELLUM IUGURTHINUM
Il *Bellum Iugurthinum* di Sallustio narra la guerra contro Giugurta, re della Numidia,
combattuta tra il 111 e il 105 a.C. Come nel *De Catilinae coniuratione*, Sallustio si
concentra su un evento storico rilevante, ma amplifica l'analisi etico-politica dello Stato
romano. La guerra viene ostacolata dalla corruzione della nobilitas e dalla lotta interna tra il
popolo e il Senato, e la riflessione sulla decadenza della *res publica* è un tema centrale.
Sallustio individua nella caduta di Cartagine il punto di inizio della crisi, attribuendo la
degenerazione non solo all'avarizia e all'ambizione, ma anche alla mancanza di un nemico
esterno (metus hostilis) che unisse la società romana.

L'opera è strutturata in più sezioni digressive: un ampio excursus etico-politico, uno sulla
geografia e l'etnografia africana, e un altro sulla città di Leptis. La narrazione è selettiva e
alterna momenti di sintesi con ampie descrizioni di singoli eventi. Letture e discorsi, come
quello di Mario contro la nobiltà romana, sono utilizzati per esplorare le motivazioni
psicologiche e politiche dei personaggi, approfondendo temi come il valore della *virtus* e
l'inclusione degli homines novi nella politica romana.
i personaggi
Nel *Bellum Iugurthinum*, Sallustio descrive Giugurta come un personaggio complesso,
inizialmente valoroso, ma che si trasforma in un astuto e corrotto intrigo-politico dopo la
morte del re Micipsa. La sua figura evolve da giovane energico a un tiranno tormentato dalla
paura e dall'ira, fino a diventare un perdente che reagisce con disperata energia alla
sconfitta. Giugurta è opposto da vari antagonisti romani, che includono nobili corrotti,
personaggi integri ma superbi come Metello, e homines novi come Mario. Sallustio apprezza
Mario per la sua capacità di rinnovare la politica romana, cercando di ritornare ai valori
tradizionali, pur con un approccio critico.

LE HISTORIAE
Dopo le prime due monografie, Sallustio passò a un approccio annalistico con le *Historiae*,
che coprivano il periodo dal 78 al 67 a.C., iniziando dalla morte di Silla. Purtroppo, gran
parte dell'opera è andata perduta, ma dai frammenti emerge che Sallustio sviluppava il tema
della corruzione della *res publica*, estendendo la sua riflessione sulla decadenza di Roma,
che iniziò molto prima della Seconda guerra punica. Sallustio affermava che, sebbene vi
fossero periodi di concordia, la corruzione e la discordia interna, soprattutto tra popolo e
Senato, avevano radici profonde.

Anche nell'approccio annalistico, la narrazione era selettiva e drammatica, con una forte
attenzione alla psicologia dei personaggi e l'analisi dei fattori morali che ne determinavano le
azioni. Sallustio inseriva frequentemente discorsi e lettere, dando voce diretta ai
protagonisti. Tra i frammenti conservati, si trova una lettera di Mitridate, re del Ponto, in cui
denuncia l'imperialismo romano come il principale motore delle guerre romane, dipingendo
Roma come una potenza insaziabile di potere e ricchezze. Pur non essendo una critica
diretta all'imperialismo romano da parte di Sallustio, questa denuncia serve a caratterizzare
Mitridate come un avversario astuto e realista, con cui lo storico si immedesima nel
rappresentare il punto di vista del nemico di Roma.
LO STILE
Lo stile di Sallustio si caratterizza per l'uso di arcaismi, brevitas e variatio. Gli arcaismi,
derivati dalla tradizione annalistica latina e dall'influenza di autori come Catone, si
manifestano in forme linguistiche arcaiche (ad esempio, *optumus* per *optimus*, *lubido*
per *libido*) e in vocaboli desueti o rari. L'autore fa anche uso di verbi deponenti e frequenti,
oltre a desinenze arcaiche nel perfetto indicativo.

La brevitas è un altro aspetto distintivo, con una prosa concisa e densa, in cui si privilegia la
sintesi e l'espressione di significati complessi in poche parole. Questo stile si traduce in una
narrazione frammentata, caratterizzata da paratassi, asindeto, antitesi ed ellissi.

La variatio complementare alla brevitas, spinge Sallustio a evitare strutture troppo regolari e
prevedibili, preferendo invece una prosa caratterizzata da bruschi cambiamenti, asimmetrie
e soluzioni stilistiche audaci. Questo conferisce alla sua scrittura una qualità vibrante,
solenne e austera, lontana dall'uso comune e più vicina a un linguaggio poetico, come
testimonia l'adozione di costruzioni insolite e la modifica di espressioni consolidate. La sua
prosa appare quindi come un "stile arduo e scosceso", pregnante e inquieto, in cui
l'originalità e la tensione formale sono costantemente ricercate.

OPERE DI AUTENTICITÀ INDISCUSSA


Non si hanno certezze sull'attività letteraria di Sallustio prima del 44-35 a.C. Gli è attribuito
un poema perduto (*Empedodea*) e tre operette, ma la paternità di queste ultime è
discussa. L'*Invectiva in Ciceronem*, un attacco contro Cicerone, potrebbe essere un falso,
scritto da un retore augusteo imitando lo stile sallustiano. Le *Epistulae ad Caesarem
senem*, lettere che consigliano Cesare sulla moralizzazione della vita pubblica, sono
anch'esse incerte riguardo alla paternità sallustiana, poiché il loro stile solenne appare
estraneo all'epistolografia e più affine alla retorica scolastica.

SALLUSTIO NEL TEMPO


Sallustio, pur avendo avuto estimatori come Seneca, fu anche criticato per il suo stile
arcaico e conciso da autori come Asinio Pollione e Aulo Gellio. Inoltre, fu accusato di
ipocrisia, in quanto criticava la corruzione morale pur essendo lui stesso ambizioso e
lussuoso. Nonostante le critiche, la sua fama crebbe nel I secolo d.C., influenzando storici
come Tacito e, successivamente, autori cristiani e umanisti. Il suo *Bellum Catilinae* ispirò
numerosi drammi su Catilina, scritti da autori come Ben Jonson, Dumas, Ibsen, Voltaire e
Brecht.

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